domenica 28 giugno 2009
L'obiettivo finale
È facile perdere di vista l’obiettivo finale quando c’è qualcosa che si vuole raggiungere ma non si è abbastanza sicure su come fare a raggiungerlo. Si viene sopraffatte da ciò che vorremmo ottenere, ciò che vorremmo ESSERE, ciò che vorremmo provare. Questo, inevitabilmente, finisce per generare ansia. Molta ansia. E così, può succedere di perdere il controllo. Può succedere di essere pervase nuovamente dalla voglia di mettere in atto una serie di “tattiche” che ci aiutino a farci stare meglio. Può succedere così di metterle in atto e di tirarle avanti per ridurre il senso di angoscia e riuscire a sbarcare la giornata senza sclerare.
In questo modo, si finisce per riscivolare esattamente al punto di partenza. Per ricadere nelle grinfie di ciò cui giorno dopo giorno stiamo cercando di sfuggire. Per ricadere nelle grinfie dell’anoressia. Eppure, il tentativo che stavate facendo era quello di riuscire a stare bene… Sembra un po’ un controsenso, lo so… Eppure, è questo ciò che succede.
Si ricomincia a restringere.
Si perde peso.
Si torna a fare checking.
Si riadattano condotte disfunzionali.
Ricomincia l’autolesionismo.
Ritornano i pensieri ossessivi.
Si ricomincia a farci del male.
Ci sembra che sia tornato il “controllo”.
Magari ci si racconta pure che stiamo facendo tutto questo per riuscire a vivere – ma cosa farà in realtà tutto questo, a lungo termine?
Ci farà stare male?
Ci ucciderà lentamente?
Annienterà la nostra vita?
Distruggerà la nostra strada del ricovero?
Non dimenticate mai di guardare quello che è l’obiettivo finale del ricovero, ma non abbiate la smania di raggiungerlo. Piuttosto, prendetevi il tempo di cui sentite di aver bisogno, un giorno alla volta… così sarete sicure di poter vivere una vita sana e felice fino a raggiungere il vostro obiettivo finale. Lasciate che questo obiettivo sia la candela che illumina l’oscurità, la bandiera che sventola a distanza, il faro che vi mostra la via da seguire per raggiungere il porto.
Se vi focalizzate troppo e fin da subito sul raggiungere in breve tempo l’obiettivo finale, farete una grande ingiustizia a voi stesse e renderete questo già difficile viaggio ancora più complesso. Perciò, fate un passo dopo l’altro. Piccoli obiettivi. Tutto il tempo necessario; un giorno dopo l’altro. L’obiettivo finale non se ne va solo perchè state percorrendo lentamente la strada. È sempre là che aspetta solo voi.
In questo modo, si finisce per riscivolare esattamente al punto di partenza. Per ricadere nelle grinfie di ciò cui giorno dopo giorno stiamo cercando di sfuggire. Per ricadere nelle grinfie dell’anoressia. Eppure, il tentativo che stavate facendo era quello di riuscire a stare bene… Sembra un po’ un controsenso, lo so… Eppure, è questo ciò che succede.
Si ricomincia a restringere.
Si perde peso.
Si torna a fare checking.
Si riadattano condotte disfunzionali.
Ricomincia l’autolesionismo.
Ritornano i pensieri ossessivi.
Si ricomincia a farci del male.
Ci sembra che sia tornato il “controllo”.
Magari ci si racconta pure che stiamo facendo tutto questo per riuscire a vivere – ma cosa farà in realtà tutto questo, a lungo termine?
Ci farà stare male?
Ci ucciderà lentamente?
Annienterà la nostra vita?
Distruggerà la nostra strada del ricovero?
Non dimenticate mai di guardare quello che è l’obiettivo finale del ricovero, ma non abbiate la smania di raggiungerlo. Piuttosto, prendetevi il tempo di cui sentite di aver bisogno, un giorno alla volta… così sarete sicure di poter vivere una vita sana e felice fino a raggiungere il vostro obiettivo finale. Lasciate che questo obiettivo sia la candela che illumina l’oscurità, la bandiera che sventola a distanza, il faro che vi mostra la via da seguire per raggiungere il porto.
Se vi focalizzate troppo e fin da subito sul raggiungere in breve tempo l’obiettivo finale, farete una grande ingiustizia a voi stesse e renderete questo già difficile viaggio ancora più complesso. Perciò, fate un passo dopo l’altro. Piccoli obiettivi. Tutto il tempo necessario; un giorno dopo l’altro. L’obiettivo finale non se ne va solo perchè state percorrendo lentamente la strada. È sempre là che aspetta solo voi.
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giovedì 25 giugno 2009
Coraggio e perseveranza
Guardare dritto in faccia il dolore che l’anoressia comporta e decidere di lottare non è meramente una dimostrazione di coraggio; talvolta è una vera necessità. Gettarsi nel fiume della vita è una situazione di fronte alla quale ci sono due opzioni: andare controvento e nuotare e usare tutte le proprie forze per raggiungere la riva, oppure lasciarsi annegare. Certo, può esserci una terza possibilità, un qualcosa d’intermedio, ma è soltanto una soluzione temporanea. Naturalmente, è pur sempre meglio di lasciarsi annegare. E la terza possibilità è: nuotare per cercare di STARE A GALLA fino a che non si riesce a trovare abbastanza forza per provare a raggiungere la riva.
Talvolta la riva è abbastanza lontana – così lontana che sembra quasi un miraggio, cosicché non è possibile raggiungerla in pochi giorni. Ma col tempo, raggiungere quella riva è possibile – purché si continui a cercare di stare a galla senza mai mollare.
Quindi, queste sono le vostre opzioni. Fate la vostra scelta. Ma pensateci bene.
Coraggio e perseveranza sono l’essenza della capacità di averla vinta sull’anoressia. Coraggio e perseveranza non ci seguono. Dobbiamo trovarle dentro di noi e fare di tutto per mantenerle vive. Coraggio e perseveranza non ci cercano e non appaiono ad uno schiocco di dita, come per magia. Però possono venire fuori, in effetti, proprio nel momento in cui ne abbiamo più bisogno, nel momento in cui ci rendiamo conto che non abbiamo più niente da perdere perché tanto ormai l’anoressia ci ha già tolto tutto. E allora, ci rendiamo conto che davvero non c’è più niente da perdere… solo l’anoressia.
A dispetto di quanto possono sembrare elusivi, sentimenti come il coraggio e la perseveranza possono essere trovati e mantenuti. E possono crescere diventando parte integrante di noi stesse, per cui tutto quel che dobbiamo fare è utilizzarle come nostre armi quando dovremo combattere contro le onde del mare in tempesta all’interno del quale ci troviamo e che minacciano di soffocarci.
Dobbiamo solo renderci conto che questi sentimenti esistono. Sì, ragazze, questi sentimenti esistono… ed esistono per VOI. Voi non siete né fallite né finite, pensateci: voi avete la chiave per utilizzare il coraggio e la perseveranza, anche se magari non è immediato trovarli. Dovete però pensare che il coraggio e la perseveranza sono già dentro di voi, semplicemente giacciono addormentate in un limbo delle vere voi stesse. Sono già parte di voi. Sono come, per esempio, le gambe: stanno sempre al loro posto, anche se magari siamo sedute e quindi non le stiamo usando. Ecco, lo stesso vale per il coraggio e la perseveranza. Quindi, quando vi ritroverete ad affrontare una difficoltà/problema/dolore/prova/disperazione/frustrazione/senso di fallimento/paura/pensieri tipici del DCA – dovete RICORDARE che coraggio e perseveranza dentro di voi CI SONO. Dovete solo tirarle fuori ed usarle.
Proprio come le vostre gambe o le vostre braccia.
Avete presente quando le persone temono di non riuscire a correre abbastanza veloce? – pur avendo le gambe? Oppure quando le persone hanno paura di non riuscire ad esprimersi in maniera consona alla situazione? – pur avendo la voce?
Ecco, lo stesso vale per coraggio e perseveranza.
Li avete entrambi. Non dimenticate mai di usarli.
P.S.= (26/06/2009) Ne approfitto per farvi conoscere un progetto impicato nella lotta contro i DCA, il Progetto Hagackure. QUI potete trovarne una breve presentazione, il link al sito dove potete guardare un video inerente i DCA, e il mio commento a suddetto video... ^__^
Talvolta la riva è abbastanza lontana – così lontana che sembra quasi un miraggio, cosicché non è possibile raggiungerla in pochi giorni. Ma col tempo, raggiungere quella riva è possibile – purché si continui a cercare di stare a galla senza mai mollare.
Quindi, queste sono le vostre opzioni. Fate la vostra scelta. Ma pensateci bene.
Coraggio e perseveranza sono l’essenza della capacità di averla vinta sull’anoressia. Coraggio e perseveranza non ci seguono. Dobbiamo trovarle dentro di noi e fare di tutto per mantenerle vive. Coraggio e perseveranza non ci cercano e non appaiono ad uno schiocco di dita, come per magia. Però possono venire fuori, in effetti, proprio nel momento in cui ne abbiamo più bisogno, nel momento in cui ci rendiamo conto che non abbiamo più niente da perdere perché tanto ormai l’anoressia ci ha già tolto tutto. E allora, ci rendiamo conto che davvero non c’è più niente da perdere… solo l’anoressia.
A dispetto di quanto possono sembrare elusivi, sentimenti come il coraggio e la perseveranza possono essere trovati e mantenuti. E possono crescere diventando parte integrante di noi stesse, per cui tutto quel che dobbiamo fare è utilizzarle come nostre armi quando dovremo combattere contro le onde del mare in tempesta all’interno del quale ci troviamo e che minacciano di soffocarci.
Dobbiamo solo renderci conto che questi sentimenti esistono. Sì, ragazze, questi sentimenti esistono… ed esistono per VOI. Voi non siete né fallite né finite, pensateci: voi avete la chiave per utilizzare il coraggio e la perseveranza, anche se magari non è immediato trovarli. Dovete però pensare che il coraggio e la perseveranza sono già dentro di voi, semplicemente giacciono addormentate in un limbo delle vere voi stesse. Sono già parte di voi. Sono come, per esempio, le gambe: stanno sempre al loro posto, anche se magari siamo sedute e quindi non le stiamo usando. Ecco, lo stesso vale per il coraggio e la perseveranza. Quindi, quando vi ritroverete ad affrontare una difficoltà/problema/dolore/prova/disperazione/frustrazione/senso di fallimento/paura/pensieri tipici del DCA – dovete RICORDARE che coraggio e perseveranza dentro di voi CI SONO. Dovete solo tirarle fuori ed usarle.
Proprio come le vostre gambe o le vostre braccia.
Avete presente quando le persone temono di non riuscire a correre abbastanza veloce? – pur avendo le gambe? Oppure quando le persone hanno paura di non riuscire ad esprimersi in maniera consona alla situazione? – pur avendo la voce?
Ecco, lo stesso vale per coraggio e perseveranza.
Li avete entrambi. Non dimenticate mai di usarli.
P.S.= (26/06/2009) Ne approfitto per farvi conoscere un progetto impicato nella lotta contro i DCA, il Progetto Hagackure. QUI potete trovarne una breve presentazione, il link al sito dove potete guardare un video inerente i DCA, e il mio commento a suddetto video... ^__^
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lunedì 22 giugno 2009
Thinspo Reverse
Allora, ragazze, eccomi qua pronta a presentarvi l’idea di oggi. L’idea di oggi si chiama “Thinspo Reverse”… scommetto che avete già più o meno intuito di che cosa si tratta.
Ad ogni modo, scendiamo un po’ nel dettaglio. E cominciamo a monte.
Certamente saprete che le ragazze che si definiscono “pro-ana/mia” hanno coniato la moda delle “thinspo”. Ho scritto anche un post al riguardo, che potete leggere nella 3^ parte del ciclo di post sull’Anatomia “pro-ana”. Riassumendo in breve, con il termine “thinspo” si viene ad indicare una serie di fotografie più o meno rimaneggiate col Photoshop, in maniera tale da ridurre modelle o comunque ragazze costituzionalmente magre a dei veri e propri scheletrini, che poi vengono fatte passare come fotografie vere e vengono utilizzate da queste ragazze come fonte di ispirazione (lo stesso termine “thinspo” è in effetti contrazione di “thin inspiration”, ovvero “ispirazione alla magrezza”) e d’incitamento per continuare a seguire un regime alimentare restrittivo (e parimenti distruttivo). Molto spesso queste fotografie ritoccate sono accompagnate da frasi ricorrenti, per lo più in Inglese, che esaltano l’emaciazione e la moda “pro-ana”.
Secondo quanto dicono queste ragazze che si auto-definiscono “pro-ana/mia”, l’obiettivo ideale è raggiungere quella magrezza estrema che permetterà loro di essere bellissime e perfette.
Mi sembra persino superfluo commentare quest’ultima affermazione. Penso comunque che chiunque di noi abbia vissuto l’anoressia, ma anche chi non ha mai provato sulla propria pelle un DCA, sappia perfettamente che la “perfezione” non può essere raggiunta in alcun modo semplicemente perché non esiste, e che la bellezza è tutt’altro che ossa in mostra. Penso d'altronde che questo lo sappiano perfettamente anche le ragazze "pro-ana", che credo amino le "thinspo" più per quello che rappresentano, per quello in cui sentono di dover credere o il loro pezzo di mondo crollerà, che non per un'effettiva "bellezza". Del resto, la scelta dell’anoressia non la si compie per diventare più belle (come molto spesso la TV vuol far credere, propinano questo luogo tanto comune quanto falso), bensì per trovare un aspetto esteriore che, a prescindere dalla bellezza oggettiva, ci consenta di identificarci in noi stesse; e soprattutto quello dell’anoressia è un percorso alla ricerca di controllo, forza, sicurezza e soddisfazione, che trascende la mera apparenza fisica.
Trovo altresì, come del resto ho già scritto nel post di cui vi parlavo precedentemente, che sebbene le “thinspo” non possano provocare un DCA, possano comunque avere un ruolo importante nell’intensificare, prolungare e normalizzare l’anoressia.
È da questa considerazione che nasce la mia idea: se davvero ci si può ispirare a delle immagini per mantenersi salde sulla strada che porta a raggiungere un obiettivo, perché non fare lo stesso anche noi??! In fin dei conti, noi siamo ragazze che stanno percorrendo la strada del ricovero dai DCA, quindi guardare le foto di persone che stanno facendo altrettanto, magari contornate da opportuni messaggi positivi, può essere una bella spinta che ci aiuti a continuare a percorrere la strada della luce. Guardare delle fotografie per trarre ispirazione e continuare la nostra lotta contro l’anoressia… esattamente come fanno le ragazze “pro-ana/mia”, ma al contrario, su un soggetto totalmente opposto. Ed ecco che si può parlare di “Thinspo Reverse”, no?!
Allora, ragazze, ecco quello che, ovviamente SE VI VA, nessun obbligo, potremmo fare tutte insieme: riunire le nostre fotografie, associarci frasi positive, in maniera tale da poterle guardare e leggere ogni qualvolta ci sentiamo vacillare e l’anoressia minaccia di tornare ad avere la meglio su di noi. Quale migliore ispirazione per percorrere la strada del ricovero, se non noi stesse, che lo stiamo facendo?!
Diamoci un limite di tempo, diciamo 2 settimane a partire da oggi. In queste due settimane, tutto quello che dovete fare è mandarmi una vostra fotografia (all’indirizzo e-mail: veggie.any@alice.it). Un fotografia che vi ritrae esattamente per quello che siete: delle guerriere della luce che stanno percorrendo la strada del ricovero. Se vi va di rendere la cosa più divertente – una parodia ad elevato tasso d’ironia nei confronti delle cosiddette “thinspo” – potete mandarmi una foto che vi ritrae con un vestito o mentre fate qualcosa che può essere considerato per voi “sexy”, qualsiasi significato abbia per voi questa parola. Pare che le ragazze “pro-ana” considerino tremendamente “sexy” ragazze pelle-e-ossa semistraiate su divani o in bikini di fronte a uno specchio mentre mostrano coste o bacini ampiamente fotoritoccati… quindi immagino che noi, nelle nostre mise quotidiane, abbiamo una carica “sexy” di gran lunga superiore, no?!
Allora, ragazze, aspetto numerose le vostre fotografie! Nel momento in cui le avrò, realizzerò un post in cui saranno pubblicate, ciascuna affiancata da una frase positiva. Realizziamo tutte insieme una galleria di “Thinspo Reverse” che ci unisca e ci faccia continuare a combattere tutte insieme!! Visualizzando quello che è il VERO obiettivo: la strada del ricovero.
Ad ogni modo, scendiamo un po’ nel dettaglio. E cominciamo a monte.
Certamente saprete che le ragazze che si definiscono “pro-ana/mia” hanno coniato la moda delle “thinspo”. Ho scritto anche un post al riguardo, che potete leggere nella 3^ parte del ciclo di post sull’Anatomia “pro-ana”. Riassumendo in breve, con il termine “thinspo” si viene ad indicare una serie di fotografie più o meno rimaneggiate col Photoshop, in maniera tale da ridurre modelle o comunque ragazze costituzionalmente magre a dei veri e propri scheletrini, che poi vengono fatte passare come fotografie vere e vengono utilizzate da queste ragazze come fonte di ispirazione (lo stesso termine “thinspo” è in effetti contrazione di “thin inspiration”, ovvero “ispirazione alla magrezza”) e d’incitamento per continuare a seguire un regime alimentare restrittivo (e parimenti distruttivo). Molto spesso queste fotografie ritoccate sono accompagnate da frasi ricorrenti, per lo più in Inglese, che esaltano l’emaciazione e la moda “pro-ana”.
Secondo quanto dicono queste ragazze che si auto-definiscono “pro-ana/mia”, l’obiettivo ideale è raggiungere quella magrezza estrema che permetterà loro di essere bellissime e perfette.
Mi sembra persino superfluo commentare quest’ultima affermazione. Penso comunque che chiunque di noi abbia vissuto l’anoressia, ma anche chi non ha mai provato sulla propria pelle un DCA, sappia perfettamente che la “perfezione” non può essere raggiunta in alcun modo semplicemente perché non esiste, e che la bellezza è tutt’altro che ossa in mostra. Penso d'altronde che questo lo sappiano perfettamente anche le ragazze "pro-ana", che credo amino le "thinspo" più per quello che rappresentano, per quello in cui sentono di dover credere o il loro pezzo di mondo crollerà, che non per un'effettiva "bellezza". Del resto, la scelta dell’anoressia non la si compie per diventare più belle (come molto spesso la TV vuol far credere, propinano questo luogo tanto comune quanto falso), bensì per trovare un aspetto esteriore che, a prescindere dalla bellezza oggettiva, ci consenta di identificarci in noi stesse; e soprattutto quello dell’anoressia è un percorso alla ricerca di controllo, forza, sicurezza e soddisfazione, che trascende la mera apparenza fisica.
Trovo altresì, come del resto ho già scritto nel post di cui vi parlavo precedentemente, che sebbene le “thinspo” non possano provocare un DCA, possano comunque avere un ruolo importante nell’intensificare, prolungare e normalizzare l’anoressia.
È da questa considerazione che nasce la mia idea: se davvero ci si può ispirare a delle immagini per mantenersi salde sulla strada che porta a raggiungere un obiettivo, perché non fare lo stesso anche noi??! In fin dei conti, noi siamo ragazze che stanno percorrendo la strada del ricovero dai DCA, quindi guardare le foto di persone che stanno facendo altrettanto, magari contornate da opportuni messaggi positivi, può essere una bella spinta che ci aiuti a continuare a percorrere la strada della luce. Guardare delle fotografie per trarre ispirazione e continuare la nostra lotta contro l’anoressia… esattamente come fanno le ragazze “pro-ana/mia”, ma al contrario, su un soggetto totalmente opposto. Ed ecco che si può parlare di “Thinspo Reverse”, no?!
Allora, ragazze, ecco quello che, ovviamente SE VI VA, nessun obbligo, potremmo fare tutte insieme: riunire le nostre fotografie, associarci frasi positive, in maniera tale da poterle guardare e leggere ogni qualvolta ci sentiamo vacillare e l’anoressia minaccia di tornare ad avere la meglio su di noi. Quale migliore ispirazione per percorrere la strada del ricovero, se non noi stesse, che lo stiamo facendo?!
Diamoci un limite di tempo, diciamo 2 settimane a partire da oggi. In queste due settimane, tutto quello che dovete fare è mandarmi una vostra fotografia (all’indirizzo e-mail: veggie.any@alice.it). Un fotografia che vi ritrae esattamente per quello che siete: delle guerriere della luce che stanno percorrendo la strada del ricovero. Se vi va di rendere la cosa più divertente – una parodia ad elevato tasso d’ironia nei confronti delle cosiddette “thinspo” – potete mandarmi una foto che vi ritrae con un vestito o mentre fate qualcosa che può essere considerato per voi “sexy”, qualsiasi significato abbia per voi questa parola. Pare che le ragazze “pro-ana” considerino tremendamente “sexy” ragazze pelle-e-ossa semistraiate su divani o in bikini di fronte a uno specchio mentre mostrano coste o bacini ampiamente fotoritoccati… quindi immagino che noi, nelle nostre mise quotidiane, abbiamo una carica “sexy” di gran lunga superiore, no?!
Allora, ragazze, aspetto numerose le vostre fotografie! Nel momento in cui le avrò, realizzerò un post in cui saranno pubblicate, ciascuna affiancata da una frase positiva. Realizziamo tutte insieme una galleria di “Thinspo Reverse” che ci unisca e ci faccia continuare a combattere tutte insieme!! Visualizzando quello che è il VERO obiettivo: la strada del ricovero.
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venerdì 19 giugno 2009
I'm so damn beautiful
… come canta un ben noto pezzo dei Polaroid. Ma in questo caso si tratta di un qualcosa che ho scritto qualche mese fa, proprio dopo aver ascoltato per la prima volta questa canzone, alla quale mi sono quindi vagamente ispirata, soprattutto per quello che è, appunto, il concetto di base contenuto nel titolo.
I'M SO DAMN BEAUTIFUL
I’m so damn beautiful
That I think I’m ugly.
That said, the spirit of me
Is hard to contain.
Girl, you’ll be a woman soon.
Woman, you’ll be a girl again.
Remember to reinforce me,
Jealousy is natural,
I have done nothing wrong.
I declare my sentiments:
I’m so damn beautiful
That I think I’m wrong.
Multi-generational packs of women
Stare at me because I’m me.
They don’t know I’m beautiful.
They don’t know I’m ugly.
They ratify against me,
Volunteer to fix me,
Wish they were like me.
I lament the prevalence of me,
Wish I was smaller,
Less less less,
Hidden away from everyone.
I’m so damn beautiful
That I think I’m crazy.
I lament the lack of me,
Wish I was bolder,
More more more,
Ubiquitous and flashy.
I’m so damn beautiful
That I think I’m ugly.
I buy right into the eyes
That search me out
And strive to dissipate
My sense of humor.
The tip of the iceberg:
I’m so damn beautiful
That I think I’m not me.
(Marzo 2009)
[Sono così dannatamente bella/che credo di essere orribile./Detto questo, la mia essenza/non si contiene in questa esistenza./Bambina, sarai presto una donna./Donna, sarai di nuovo una bambina./Ricordami di essere forte/ricadere è naturale/non ho fatto niente di sbagliato/questo è ciò che ho da dichiarare:/Sono così dannatamente bella/che credo di essere sbagliata./Un pacco multi-generazionale di donne/mi fissa perché ho il coraggio di essere solo me stessa./Loro non sanno che sono bella./Loro non sanno che sono brutta./Loro si scagliano contro di me/loro continuano ad inchiodarmi/desiderando essere come me./Eppure io odio questa me stessa/desidererei essere più piccola/di meno meno meno/Nascosta da tutti./Sono così dannatamente bella/che credo di essere pazza./Eppure io odio questa mancanza di me stessa/desidererei essere migliore/di più più più/Ubiqua e rapida./Sono così dannatamente bella/che credo di essere orribile./Ed ho cercato di guardarmi dritta negli occhi,/di trovarmi,/e ho provato a dissipare/il mio senso di auto-distruzione./La punta dell’ice-berg:/Sono così dannatamente bella/che credo di non essere me stessa.]
E voi, ragazze, voi siete tutte così dannatamente belle… Vorrei che ve ne accorgeste prima o poi. Perché tutte voi avete una luce che ha ben poco a che vedere con il vostro aspetto fisico, una luce che vi sgorga dagli occhi… non chiudeteli. Anche se chiuderli è più facile, non fatelo. Non arrendetevi. Spero di vedervi presto sorridere… non semplicemente con le labbra, indossando la maschera che ci permette di rapportarci al resto del mondo giorno dopo giorno… ma spero di vedervi sorridere soprattutto con gli occhi e con il cuore… perché siete contente di vivere.
I'M SO DAMN BEAUTIFUL
I’m so damn beautiful
That I think I’m ugly.
That said, the spirit of me
Is hard to contain.
Girl, you’ll be a woman soon.
Woman, you’ll be a girl again.
Remember to reinforce me,
Jealousy is natural,
I have done nothing wrong.
I declare my sentiments:
I’m so damn beautiful
That I think I’m wrong.
Multi-generational packs of women
Stare at me because I’m me.
They don’t know I’m beautiful.
They don’t know I’m ugly.
They ratify against me,
Volunteer to fix me,
Wish they were like me.
I lament the prevalence of me,
Wish I was smaller,
Less less less,
Hidden away from everyone.
I’m so damn beautiful
That I think I’m crazy.
I lament the lack of me,
Wish I was bolder,
More more more,
Ubiquitous and flashy.
I’m so damn beautiful
That I think I’m ugly.
I buy right into the eyes
That search me out
And strive to dissipate
My sense of humor.
The tip of the iceberg:
I’m so damn beautiful
That I think I’m not me.
(Marzo 2009)
[Sono così dannatamente bella/che credo di essere orribile./Detto questo, la mia essenza/non si contiene in questa esistenza./Bambina, sarai presto una donna./Donna, sarai di nuovo una bambina./Ricordami di essere forte/ricadere è naturale/non ho fatto niente di sbagliato/questo è ciò che ho da dichiarare:/Sono così dannatamente bella/che credo di essere sbagliata./Un pacco multi-generazionale di donne/mi fissa perché ho il coraggio di essere solo me stessa./Loro non sanno che sono bella./Loro non sanno che sono brutta./Loro si scagliano contro di me/loro continuano ad inchiodarmi/desiderando essere come me./Eppure io odio questa me stessa/desidererei essere più piccola/di meno meno meno/Nascosta da tutti./Sono così dannatamente bella/che credo di essere pazza./Eppure io odio questa mancanza di me stessa/desidererei essere migliore/di più più più/Ubiqua e rapida./Sono così dannatamente bella/che credo di essere orribile./Ed ho cercato di guardarmi dritta negli occhi,/di trovarmi,/e ho provato a dissipare/il mio senso di auto-distruzione./La punta dell’ice-berg:/Sono così dannatamente bella/che credo di non essere me stessa.]
E voi, ragazze, voi siete tutte così dannatamente belle… Vorrei che ve ne accorgeste prima o poi. Perché tutte voi avete una luce che ha ben poco a che vedere con il vostro aspetto fisico, una luce che vi sgorga dagli occhi… non chiudeteli. Anche se chiuderli è più facile, non fatelo. Non arrendetevi. Spero di vedervi presto sorridere… non semplicemente con le labbra, indossando la maschera che ci permette di rapportarci al resto del mondo giorno dopo giorno… ma spero di vedervi sorridere soprattutto con gli occhi e con il cuore… perché siete contente di vivere.
martedì 16 giugno 2009
Un messaggio positivo / 2
Ho trovato un’altra frase positiva che voglio condividere con voi:
“Termina ogni giornata col sorriso sulle labbra. Hai fatto tutto quello che potevi. Gli errori si possono commettere, ma non dobbiamo condannarci per questo: dobbiamo cercare di trarre da essi un insegnamento positivo. Domani è un altro giorno; inizialo con serenità e affronta tutte le sfide che la vita ti porrà davanti”.
Mi piace molto anche questa. Riecheggia una frase positiva che ho scritto in un Post-It attaccato al mio armadio, che dice:
“Today is what you make it. And tomorrow is ALWAYS a new day”.
Ecco, secondo me questa è una mentalità che a poco a poco dovremo cercare di acquisire. Anziché dannarci e punirci per gli errori che abbiamo commesso, arrabbiarci con noi stesse per le ricadute nel DCA, o rimpiangere le opportunità perse, o preoccuparci e farci venire ansia per quello che potrà succedere – “terminiamo ogni giornata col sorriso sulle labbra”. E non c’è nessun consiglio migliore di questo. Perché, ragazze, davvero abbiamo fatto tutto quel che potevamo.
Certo, possono essere accadute cose che non desideravamo, in alcuni momenti l'anoressia può aver ripreso il sopravvento, ma a questo punto l’unica cosa che possiamo fare è cercare di trarne i dovuti insegnamenti e poi dimenticarci di ciò che ci ha fatto stare male, anziché arrovellarci su queste cose, permettendogli di rovinarci l’umore e compromettere anche la buona riuscita del giorno successivo.
Perciò, ogni mattina, quando vi svegliate, non concentratevi su ciò che è successo il giorno prima, ma cominciamo il nuovo giorno “con serenità”, pronte ad affrontare l'anoressia e “tutte le sfide che la vita ci porrà davanti”.
Ogni giorno che inizia è come un foglio nuovo e completamente bianco: non facciamoci scivolare subito sopra il nero del giorno precedente, non riempiamolo subito di sentimenti negativi, ma prendiamo la nostra penna e proviamo a rendere questo nuovo giorno quello che vogliamo che sia.
“Termina ogni giornata col sorriso sulle labbra. Hai fatto tutto quello che potevi. Gli errori si possono commettere, ma non dobbiamo condannarci per questo: dobbiamo cercare di trarre da essi un insegnamento positivo. Domani è un altro giorno; inizialo con serenità e affronta tutte le sfide che la vita ti porrà davanti”.
Mi piace molto anche questa. Riecheggia una frase positiva che ho scritto in un Post-It attaccato al mio armadio, che dice:
“Today is what you make it. And tomorrow is ALWAYS a new day”.
Ecco, secondo me questa è una mentalità che a poco a poco dovremo cercare di acquisire. Anziché dannarci e punirci per gli errori che abbiamo commesso, arrabbiarci con noi stesse per le ricadute nel DCA, o rimpiangere le opportunità perse, o preoccuparci e farci venire ansia per quello che potrà succedere – “terminiamo ogni giornata col sorriso sulle labbra”. E non c’è nessun consiglio migliore di questo. Perché, ragazze, davvero abbiamo fatto tutto quel che potevamo.
Certo, possono essere accadute cose che non desideravamo, in alcuni momenti l'anoressia può aver ripreso il sopravvento, ma a questo punto l’unica cosa che possiamo fare è cercare di trarne i dovuti insegnamenti e poi dimenticarci di ciò che ci ha fatto stare male, anziché arrovellarci su queste cose, permettendogli di rovinarci l’umore e compromettere anche la buona riuscita del giorno successivo.
Perciò, ogni mattina, quando vi svegliate, non concentratevi su ciò che è successo il giorno prima, ma cominciamo il nuovo giorno “con serenità”, pronte ad affrontare l'anoressia e “tutte le sfide che la vita ci porrà davanti”.
Ogni giorno che inizia è come un foglio nuovo e completamente bianco: non facciamoci scivolare subito sopra il nero del giorno precedente, non riempiamolo subito di sentimenti negativi, ma prendiamo la nostra penna e proviamo a rendere questo nuovo giorno quello che vogliamo che sia.
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sabato 13 giugno 2009
Un messaggio positivo
Oggi voglio condividere con voi una frase positiva. Quando l’ho letta mi ha davvero illuminato la giornata, e spero perciò che possa fare questo effetto anche a voi. Inoltre, è un’ottima frase da tenere a mente e da ripetersi quando capita una di quelle “giornate-NO” in cui sembra che tutto vada a rotoli.
Eccola:
“Non essere schiava del tuo passato. Tuffati nel mare, immergiti in profondità, nuota fino ad arrivare lontana. Così potrai tornare indietro con il rispetto per te stessa, con una nuova forza, con una maggiore esperienza che dominerà quella precedente dandoti una prospettiva e t’indirizzerà nella strada del futuro”.
Innanzitutto, ogni parola suona veramente rinfrescante, rinforzante, rinnovante.
La prima parte è la più importante – “Non essere schiava del tuo passato”. Quante di noi, in questo momento, sono ancora schiave del proprio passato? Quante di noi sono ancora schiave dell'anoressia? Cosa serve per rompere il circolo vizioso, per cambiare questa forma mentis, per andare avanti?
È semplice e difficile allo stesso tempo: tuffarsi nella vita. Vivere. Mettercela tutta. Perseverare. Aprire gli occhi su tutto ciò che di bello ci circonda. E così, come dice questa frase, ci sentiremo rinnovate – avremo rispetto per noi stesse e una nuova forza. Chi non desidererebbe questo? Non vi sembra bellissimo?
E, ragazze, sì: possiamo ottenerlo. Tutte quante. E quando avremo acquisito questa nuova prospettiva, potremo guardare al passato senza che questo abbia la meglio su di noi e saremo capaci – e pronte – di andare avanti.
Senza che l'anoressia abbia più la meglio su di noi.
Eccola:
“Non essere schiava del tuo passato. Tuffati nel mare, immergiti in profondità, nuota fino ad arrivare lontana. Così potrai tornare indietro con il rispetto per te stessa, con una nuova forza, con una maggiore esperienza che dominerà quella precedente dandoti una prospettiva e t’indirizzerà nella strada del futuro”.
Innanzitutto, ogni parola suona veramente rinfrescante, rinforzante, rinnovante.
La prima parte è la più importante – “Non essere schiava del tuo passato”. Quante di noi, in questo momento, sono ancora schiave del proprio passato? Quante di noi sono ancora schiave dell'anoressia? Cosa serve per rompere il circolo vizioso, per cambiare questa forma mentis, per andare avanti?
È semplice e difficile allo stesso tempo: tuffarsi nella vita. Vivere. Mettercela tutta. Perseverare. Aprire gli occhi su tutto ciò che di bello ci circonda. E così, come dice questa frase, ci sentiremo rinnovate – avremo rispetto per noi stesse e una nuova forza. Chi non desidererebbe questo? Non vi sembra bellissimo?
E, ragazze, sì: possiamo ottenerlo. Tutte quante. E quando avremo acquisito questa nuova prospettiva, potremo guardare al passato senza che questo abbia la meglio su di noi e saremo capaci – e pronte – di andare avanti.
Senza che l'anoressia abbia più la meglio su di noi.
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mercoledì 10 giugno 2009
A voi la parola / 8
Quando si dice che davvero le parole non bastano per esprimere quello che si ha dentro. Quando quello che si prova trascende ogni possibilità di verbalizzazione. Perciò non riesco a descrivere quello che ho provato quando ho letto le parole di Jonny. Non ci riesco proprio. Un pugno nello stomaco, un qualcosa che ti toglie il fiato. Parole per descrivere l’inesprimibile. Parole di sofferenza e di coraggio. Parole che mirano dritto al bersaglio. E fanno centro.
Cara anoressia,
finalmente ho trovato il coraggio di scriverti. Ci sono alcune cose che non ti ho ancora raccontato, ma non preoccuparti: succede anche nelle più grandi amicizie che rimanga qualche segreto.
Tu sei mia amica. La mia migliore amica. Cazzo, se lo sei. Lo sei stata per tutti questi anni, lo sei stata da un tempo di cui non ho più memoria.
Non deve essere stato molto difficile avvicinarsi a me: la ragazzina maschiaccio, piena di falsa sicurezza da svendere agli altri, tormentata, quasi senza un nome…Tu un nome me l’hai promesso. Mi hai promesso il nome più bello, mi hai fatto tante di quelle promesse che neanche le ricordo tutte… Ma la promessa più importante, anoressia? Che ne è della promessa che un giorno sarei stata tutto quel che desideravo?
Tu sei una dannata bugiarda, e bugiarda lo sono diventata anch’io. Con gli altri, ma soprattutto con me stessa.
Così tanti anni, così tanti avvenimenti…Tu sei stata testimone di ogni fatto, aggrappata con le unghie sulle mie spalle, tumore bastardo che si è sempre più ingigantito spezzandomi in due la schiena.
Tu hai visto ogni cosa.
In un’anima dove non esisteva alcuna regola, tu sei stata la mia legge, trascendente e onniveggente.
Insieme a te sono cresciuta, sono diventata grande. Mi hai affiancato in ogni passo.
Sei sempre stata lì. Quando avevo bisogno, sapevo che voltandomi avrei goduto del tuo dolce, effimero abbraccio.
Eri lì. Sempre.
Eri lì quando volevo diventare qualcosa fuori dal comune. Nothing but usual.
Eri lì quando il modello di una sorella minore perfetta era troppo irraggiungibile per poterci arrivare da sola.
Eri lì quando una madre sempre distante non prestava attenzione alle mie parole.
Eri lì alla punizione paterna della prima sigaretta sgamata.
Eri lì quando tutte le attenzioni degli altri mi lusingavano per la mia magrezza.
Eri lì quando ho cercato una soluzione ai miei problemi.
Erì lì quando non c’era nessun altro.
Eri lì quando ho macchiato la mia fedina penale.
Eri lì quando le giornate passavano grevi e si gettavano a capofitto nell’oblio.
Eri lì quando trascorrevo interi pomeriggi in palestra.
Eri lì quando mi hanno ritirato la patente.
Eri lì quando ho scoperto l’inebriante sapore del sangue.
Eri lì quando la lametta andava più a fondo che poteva, quando la carne impudicamente si apriva. Eri lì quando la siringa scoprì la vena.
Eri lì quando tagli, lividi, buchi e bruciature erano tutto ciò di cui avevo il controllo.
Eri lì accanto ad ogni arrabbiatura, ad ogni cazzata, ad ogni pulsione suicida.
Eri lì tutte le volte che alcool e canne mi hanno avvelenato.
Eri lì quando sono andata in overdose e mi hanno “ripresa per i capelli”.
Eri lì quando sono entrata in comunità, e quando sono scappata.
Eri lì quando sono stata ricoverata in clinica per ragazze con DCA.
Eri lì quando ho continuato a fare stronzate.
Eri lì quando mi sono presa quello che volevo, senza ottenere quello che desideravo.
Eri sempre lì: in ogni tentativo di autodistruzione.
Forse ho tralasciato qualche avvenimento, ma sono sicura che tu rammenti tutto.
Tu sei stata con me anche quando ho cominciato a provare a rialzarmi, ma non mi hai aiutato. È stato solo il degenero.
Hai sempre e solo cercato di avere la meglio su di me.
Ma ora non è più così, anoressia.
Ora ho deciso di cominciare a lottare sul serio, anche se mi fa male. Un sacco di male, in effetti. Cazzo, se ne fa.
Ora non ho più bisogno di te. Non voglio più avere bisogno di te.
Io non ti voglio più, anoressia.
Ti amo e ti odio e vorrei che mi restassi vicino per sempre, ma non posso farlo perchè porterai sempre e solo dannatissime illusioni.
Tu hai riempito di piaghe la mia vita. Tu me l’hai rovinata. Maledizione! Non sono abbastanza i motivi per farti andare via?
E allora perché sto già scappando, mentre non riesco a stringere più a fondo? E ora che sto correndo vorrei che fossi qui con me, che fossi qui…
Cara anoressia, tu mi hai messo nei guai fino al collo, ti sei presa tutto, non mi hai restituito niente. Sì, sei stata brava, certo più di me, a ingannarmi senza maschera, e io cretina a fidarmi di te. Ti ho creduto, mi sono illusa, mi sono dannata. Ma oggi so chi sei veramente. Sei il gioco che non vinco mai. Sei il mio sbaglio più grande… che rabbia che mi fai!! Sei il vuoto sotto i miei passi e la trappola dei miei giorni. Sei il mio più grande errore. Un errore che ripeterei. Anche subito. Ma, cazzo, adesso mi chiedo: davvero ne vale la pena? E se mi do il permesso di farmi questa domanda, significa che in realtà conosco già la risposta.
Nei meandri della mia anima provo quasi dolore di fronte a quest’abbandono, ma è ora che ognuna vada per la propria strada.
Ti ho già detto che sei la mia migliore amica e, di sicuro, nella mia mente, saremo amiche per sempre… Ma, nella mia vita, ora ti dico:
ADDIO ANORESSIA.
Tua (spero non più)
Jonny
P.S.= “A voi la parola” torna a Luglio…
Cara anoressia,
finalmente ho trovato il coraggio di scriverti. Ci sono alcune cose che non ti ho ancora raccontato, ma non preoccuparti: succede anche nelle più grandi amicizie che rimanga qualche segreto.
Tu sei mia amica. La mia migliore amica. Cazzo, se lo sei. Lo sei stata per tutti questi anni, lo sei stata da un tempo di cui non ho più memoria.
Non deve essere stato molto difficile avvicinarsi a me: la ragazzina maschiaccio, piena di falsa sicurezza da svendere agli altri, tormentata, quasi senza un nome…Tu un nome me l’hai promesso. Mi hai promesso il nome più bello, mi hai fatto tante di quelle promesse che neanche le ricordo tutte… Ma la promessa più importante, anoressia? Che ne è della promessa che un giorno sarei stata tutto quel che desideravo?
Tu sei una dannata bugiarda, e bugiarda lo sono diventata anch’io. Con gli altri, ma soprattutto con me stessa.
Così tanti anni, così tanti avvenimenti…Tu sei stata testimone di ogni fatto, aggrappata con le unghie sulle mie spalle, tumore bastardo che si è sempre più ingigantito spezzandomi in due la schiena.
Tu hai visto ogni cosa.
In un’anima dove non esisteva alcuna regola, tu sei stata la mia legge, trascendente e onniveggente.
Insieme a te sono cresciuta, sono diventata grande. Mi hai affiancato in ogni passo.
Sei sempre stata lì. Quando avevo bisogno, sapevo che voltandomi avrei goduto del tuo dolce, effimero abbraccio.
Eri lì. Sempre.
Eri lì quando volevo diventare qualcosa fuori dal comune. Nothing but usual.
Eri lì quando il modello di una sorella minore perfetta era troppo irraggiungibile per poterci arrivare da sola.
Eri lì quando una madre sempre distante non prestava attenzione alle mie parole.
Eri lì alla punizione paterna della prima sigaretta sgamata.
Eri lì quando tutte le attenzioni degli altri mi lusingavano per la mia magrezza.
Eri lì quando ho cercato una soluzione ai miei problemi.
Erì lì quando non c’era nessun altro.
Eri lì quando ho macchiato la mia fedina penale.
Eri lì quando le giornate passavano grevi e si gettavano a capofitto nell’oblio.
Eri lì quando trascorrevo interi pomeriggi in palestra.
Eri lì quando mi hanno ritirato la patente.
Eri lì quando ho scoperto l’inebriante sapore del sangue.
Eri lì quando la lametta andava più a fondo che poteva, quando la carne impudicamente si apriva. Eri lì quando la siringa scoprì la vena.
Eri lì quando tagli, lividi, buchi e bruciature erano tutto ciò di cui avevo il controllo.
Eri lì accanto ad ogni arrabbiatura, ad ogni cazzata, ad ogni pulsione suicida.
Eri lì tutte le volte che alcool e canne mi hanno avvelenato.
Eri lì quando sono andata in overdose e mi hanno “ripresa per i capelli”.
Eri lì quando sono entrata in comunità, e quando sono scappata.
Eri lì quando sono stata ricoverata in clinica per ragazze con DCA.
Eri lì quando ho continuato a fare stronzate.
Eri lì quando mi sono presa quello che volevo, senza ottenere quello che desideravo.
Eri sempre lì: in ogni tentativo di autodistruzione.
Forse ho tralasciato qualche avvenimento, ma sono sicura che tu rammenti tutto.
Tu sei stata con me anche quando ho cominciato a provare a rialzarmi, ma non mi hai aiutato. È stato solo il degenero.
Hai sempre e solo cercato di avere la meglio su di me.
Ma ora non è più così, anoressia.
Ora ho deciso di cominciare a lottare sul serio, anche se mi fa male. Un sacco di male, in effetti. Cazzo, se ne fa.
Ora non ho più bisogno di te. Non voglio più avere bisogno di te.
Io non ti voglio più, anoressia.
Ti amo e ti odio e vorrei che mi restassi vicino per sempre, ma non posso farlo perchè porterai sempre e solo dannatissime illusioni.
Tu hai riempito di piaghe la mia vita. Tu me l’hai rovinata. Maledizione! Non sono abbastanza i motivi per farti andare via?
E allora perché sto già scappando, mentre non riesco a stringere più a fondo? E ora che sto correndo vorrei che fossi qui con me, che fossi qui…
Cara anoressia, tu mi hai messo nei guai fino al collo, ti sei presa tutto, non mi hai restituito niente. Sì, sei stata brava, certo più di me, a ingannarmi senza maschera, e io cretina a fidarmi di te. Ti ho creduto, mi sono illusa, mi sono dannata. Ma oggi so chi sei veramente. Sei il gioco che non vinco mai. Sei il mio sbaglio più grande… che rabbia che mi fai!! Sei il vuoto sotto i miei passi e la trappola dei miei giorni. Sei il mio più grande errore. Un errore che ripeterei. Anche subito. Ma, cazzo, adesso mi chiedo: davvero ne vale la pena? E se mi do il permesso di farmi questa domanda, significa che in realtà conosco già la risposta.
Nei meandri della mia anima provo quasi dolore di fronte a quest’abbandono, ma è ora che ognuna vada per la propria strada.
Ti ho già detto che sei la mia migliore amica e, di sicuro, nella mia mente, saremo amiche per sempre… Ma, nella mia vita, ora ti dico:
ADDIO ANORESSIA.
Tua (spero non più)
Jonny
P.S.= “A voi la parola” torna a Luglio…
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domenica 7 giugno 2009
Ironia contro l'anoressia
ATTENZIONE!: POST MOLTO IRONICO.
ATTENTION!: VERY IRONIC POST.
ATTENTION!: POST TRèS IRONIQUE.
ВНИМАНИЕ!: “POST” (-пOCTь-) ОЧЕНЬ ИРОНИЧЕСКИЙ.
(chiunque conoscesse altre lingue è caldamente pregata di fornire traduzione... ^___^)
La strada del ricovero dall’anoressia è un percorso lungo, duro e faticoso. Perciò, bisogna cercare anche di non prendersi troppo sul serio. Per ironizzare, quindi, oggi ho realizzato questo disegno…

(click sopra per ingrandire)
Spero che riesca a strapparvi almeno un sorriso… e a darvi la forza per continuare a combattere oggi, domani, e ancora oltre.
Vi abbraccio forte...
ATTENTION!: VERY IRONIC POST.
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ВНИМАНИЕ!: “POST” (-пOCTь-) ОЧЕНЬ ИРОНИЧЕСКИЙ.
(chiunque conoscesse altre lingue è caldamente pregata di fornire traduzione... ^___^)
La strada del ricovero dall’anoressia è un percorso lungo, duro e faticoso. Perciò, bisogna cercare anche di non prendersi troppo sul serio. Per ironizzare, quindi, oggi ho realizzato questo disegno…

(click sopra per ingrandire)
Spero che riesca a strapparvi almeno un sorriso… e a darvi la forza per continuare a combattere oggi, domani, e ancora oltre.
Vi abbraccio forte...
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giovedì 4 giugno 2009
Mente VS Corpo
Come potete sapere quello che state facendo? La vita può essere a volte così caotica… Perciò è estremamente difficile concentrarsi sul proprio disturbo alimentare.
Specialmente se vi accompagna da molto tempo, finisce per diventare come un’etichetta, un appiglio, un meccanismo per sopravvivere, dentro il quale la vostra mente finisce per restare intrappolata. Dentro questa prigione che non ha sbarre, non ha mura, non ha odore. Questa prigione per la mente.
Mi piacerebbe tanto avere le parole magiche per poter cambiare tutto questo. Mi piacerebbe tanto riuscire a dire cose che vi farebbero sentire meglio distaccandovi dal sintomo. Ma purtroppo, non ho questo potere. Le mie parole sono imperfette… ma sono tutto quello che posso darvi. Non me ne volete.
Se in questo momento state veramente combattendo contro il vostro disturbo alimentare, sicuramente avete un obiettivo in lontananza che vi pare estremamente difficile da raggiungere in questo momento. Ma se volete raggiungerlo, dovete mangiare per sostenervi. Non è una soluzione a lungo termine, ma è l’inizio di una possibile soluzione. Sostenetevi. Potrete preoccuparvi di come mangiare correttamente senza più bisogno di “stampelle” come l’ “equilibrio alimentare” quando avrete mangiato a sufficienza da poter sopravvivere e da poter far funzionare correttamente la vostra testa. Capite cosa intendo? Alla fine, dovete dare al vostro corpo quello di cui necessita per funzionare. Forse la parola “riempire” fa paura… ma in realtà anche la parola “privare” può diventare un’arma a doppio taglio estremamente terribile. Perciò, usiamo la parola “sostenere”. E quando il vostro corpo inizierà a ringraziarvi perché lo state nutrendo, la vostra mente comincerà a poco a poco a rilavorare nella maniera corretta per permettervi di affrontare il vostro passato e proiettarvi nel futuro.
Non pretendete di scalare una montagna tutta d’un balzo. Contentatevi di arrampicarvi innanzitutto su delle colline.
Quando non ci si nutre in maniera adeguata, la nostra mente lavora contro di noi. Distorce la realtà. Me ne sono accorta solo venendone fuori di quanto erano bacate le cose che pensavo quando ci stavo dentro, e che pure sul momento mi parevano perfettamente normali. È stato perciò sorprendente vedere quanto la mia mente si sia schiarita.
Talvolta, quando vi trovate sull’orlo dell’abisso, la cosa migliore da fare è NON pensare. Non pensare a niente. Semplicemente agire. Provare a mangiare. Provarci. E iniziare a lavorare sul sintomo e sui vissuti solo quando la vostra mente sarà in grado di farlo con lucidità. È una dura lotta, e non mancheranno i momenti bui e le emozioni negative, ma saranno pur sempre meglio del continuare a percorrere la spirale discendente dell’anoressia… perché continuare a scendere la discesa, non è il giusto modo per arrampicarsi su una collina.
Sarà molto più semplice fare autoanalisi dopo che il vostro corpo si sarà ristabilito. Dovete fare in modo di tacitare la voce dell’anoressia, per lasciare spazio alla vostra vera voce. Ci vuole un sacco di lavoro e di perseveranza, ma potete farlo se lo volete veramente. Avete tutte le potenzialità. All’inizio è sempre difficile, ma una volta fatto il primo passo gli altri seguono con molta più facilità.
State già combattendo la vostra battaglia contro i disturbi alimentari. Non avete nessun bisogno di un’altra battaglia che si svolga dentro di voi. Lasciate che l’unica lotta che ha luogo sia quella di Voi VS DCA, e non quella di mente VS corpo.
Specialmente se vi accompagna da molto tempo, finisce per diventare come un’etichetta, un appiglio, un meccanismo per sopravvivere, dentro il quale la vostra mente finisce per restare intrappolata. Dentro questa prigione che non ha sbarre, non ha mura, non ha odore. Questa prigione per la mente.
Mi piacerebbe tanto avere le parole magiche per poter cambiare tutto questo. Mi piacerebbe tanto riuscire a dire cose che vi farebbero sentire meglio distaccandovi dal sintomo. Ma purtroppo, non ho questo potere. Le mie parole sono imperfette… ma sono tutto quello che posso darvi. Non me ne volete.
Se in questo momento state veramente combattendo contro il vostro disturbo alimentare, sicuramente avete un obiettivo in lontananza che vi pare estremamente difficile da raggiungere in questo momento. Ma se volete raggiungerlo, dovete mangiare per sostenervi. Non è una soluzione a lungo termine, ma è l’inizio di una possibile soluzione. Sostenetevi. Potrete preoccuparvi di come mangiare correttamente senza più bisogno di “stampelle” come l’ “equilibrio alimentare” quando avrete mangiato a sufficienza da poter sopravvivere e da poter far funzionare correttamente la vostra testa. Capite cosa intendo? Alla fine, dovete dare al vostro corpo quello di cui necessita per funzionare. Forse la parola “riempire” fa paura… ma in realtà anche la parola “privare” può diventare un’arma a doppio taglio estremamente terribile. Perciò, usiamo la parola “sostenere”. E quando il vostro corpo inizierà a ringraziarvi perché lo state nutrendo, la vostra mente comincerà a poco a poco a rilavorare nella maniera corretta per permettervi di affrontare il vostro passato e proiettarvi nel futuro.
Non pretendete di scalare una montagna tutta d’un balzo. Contentatevi di arrampicarvi innanzitutto su delle colline.
Quando non ci si nutre in maniera adeguata, la nostra mente lavora contro di noi. Distorce la realtà. Me ne sono accorta solo venendone fuori di quanto erano bacate le cose che pensavo quando ci stavo dentro, e che pure sul momento mi parevano perfettamente normali. È stato perciò sorprendente vedere quanto la mia mente si sia schiarita.
Talvolta, quando vi trovate sull’orlo dell’abisso, la cosa migliore da fare è NON pensare. Non pensare a niente. Semplicemente agire. Provare a mangiare. Provarci. E iniziare a lavorare sul sintomo e sui vissuti solo quando la vostra mente sarà in grado di farlo con lucidità. È una dura lotta, e non mancheranno i momenti bui e le emozioni negative, ma saranno pur sempre meglio del continuare a percorrere la spirale discendente dell’anoressia… perché continuare a scendere la discesa, non è il giusto modo per arrampicarsi su una collina.
Sarà molto più semplice fare autoanalisi dopo che il vostro corpo si sarà ristabilito. Dovete fare in modo di tacitare la voce dell’anoressia, per lasciare spazio alla vostra vera voce. Ci vuole un sacco di lavoro e di perseveranza, ma potete farlo se lo volete veramente. Avete tutte le potenzialità. All’inizio è sempre difficile, ma una volta fatto il primo passo gli altri seguono con molta più facilità.
State già combattendo la vostra battaglia contro i disturbi alimentari. Non avete nessun bisogno di un’altra battaglia che si svolga dentro di voi. Lasciate che l’unica lotta che ha luogo sia quella di Voi VS DCA, e non quella di mente VS corpo.
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lunedì 1 giugno 2009
Il ricovero vale sempre la pena
Talvolta percorrere la strada del ricovero dall’anoressia può essere così duro che s’inizia a chiederci se ne vale davvero la pena.
Quando un pensiero del genere ci entra in testa, dobbiamo allora sempre tenere a mente che l’anoressia ci ha rubato: tempo, spazio, amicizie, hobby, studio, lavoro, sorriso, libertà, un corpo sano, energia… in una parola, ci ha rubato la vita.
Ci siamo passate tutte quante, e lo sappiamo. Perciò, non lasciamo che l’unica cosa che ci definisce sia un’etichetta con su scritto “anoressica” o “bulimica”. E non lasciamo che il DCA si prenda ancora qualcos’altro da noi, perché tutto quello che ci prende non lo potremo più riavere indietro.
Perciò, combattiamo sempre contro quelli che sono i tipici pensieri ossessivi che l’anoressia ci mette in testa. Perché noi siamo in grado di compiere una scelta che può cambiare tutta la nostra vita: la scelta d’intraprendere la strada del ricovero.
La strada del ricovero è dura ma, alla fine, è l’unica che vale veramente la pena di percorrere.
Nel momento in cui si rimane invischiate nella melma di un DCA, saremo sempre condannate a vivere un inferno fatto di terrore nei confronti del cibo, che poi non è altro che una forma somatizzata del terrore che proviamo nei confronti delle altre persone e dei nostri stessi sentimenti.
Nel momento in cui invece si sceglie il ricovero, s’intraprende un lavoro su noi stesse che potrà portarci davvero molto lontano, verso quello che desideriamo veramente dalla vita.
Continuate a combattere, ragazze. Non siete sole. Io sto combattendo con voi.
Questo post lo dedico a tutte voi, ma in particolare a MARY, che tra pochi giorni avrà un colloquio in un centro specializzato per DCA, per poter iniziare il suo percorso di ricovero affiancata da persone esperte.
Mary, sono orgogliosa di te!! Inizia a combattere e non smettere mai… Perchè le discese sono facili da seguire, però portano verso il basso. E' solo la durezza della salita che alla fine ti porta ad ammirare la bellezza del panorama! Ti abbraccio forte… Ti voglio bene…
Veggie
Quando un pensiero del genere ci entra in testa, dobbiamo allora sempre tenere a mente che l’anoressia ci ha rubato: tempo, spazio, amicizie, hobby, studio, lavoro, sorriso, libertà, un corpo sano, energia… in una parola, ci ha rubato la vita.
Ci siamo passate tutte quante, e lo sappiamo. Perciò, non lasciamo che l’unica cosa che ci definisce sia un’etichetta con su scritto “anoressica” o “bulimica”. E non lasciamo che il DCA si prenda ancora qualcos’altro da noi, perché tutto quello che ci prende non lo potremo più riavere indietro.
Perciò, combattiamo sempre contro quelli che sono i tipici pensieri ossessivi che l’anoressia ci mette in testa. Perché noi siamo in grado di compiere una scelta che può cambiare tutta la nostra vita: la scelta d’intraprendere la strada del ricovero.
La strada del ricovero è dura ma, alla fine, è l’unica che vale veramente la pena di percorrere.
Nel momento in cui si rimane invischiate nella melma di un DCA, saremo sempre condannate a vivere un inferno fatto di terrore nei confronti del cibo, che poi non è altro che una forma somatizzata del terrore che proviamo nei confronti delle altre persone e dei nostri stessi sentimenti.
Nel momento in cui invece si sceglie il ricovero, s’intraprende un lavoro su noi stesse che potrà portarci davvero molto lontano, verso quello che desideriamo veramente dalla vita.
Continuate a combattere, ragazze. Non siete sole. Io sto combattendo con voi.
Questo post lo dedico a tutte voi, ma in particolare a MARY, che tra pochi giorni avrà un colloquio in un centro specializzato per DCA, per poter iniziare il suo percorso di ricovero affiancata da persone esperte.
Mary, sono orgogliosa di te!! Inizia a combattere e non smettere mai… Perchè le discese sono facili da seguire, però portano verso il basso. E' solo la durezza della salita che alla fine ti porta ad ammirare la bellezza del panorama! Ti abbraccio forte… Ti voglio bene…
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venerdì 29 maggio 2009
Condiziona la tua intuizione
Sicuramente molte di voi avranno sentito parlare dell’ “intuitive eating”, il cibarsi in maniera intuitiva. Sembra una buona cosa. Sembra una cosa difficile. Sembra una cosa… interessante. Di che si tratta?
Bè, innanzitutto, per praticare l’alimentazione intuitiva in maniera propria, bisogna avere un buon intuito. Lavorare sull’intuizione.
Premetto: io non sono capace di seguire questo tipo di regime alimentare, anche se mi piacerebbe. Però questo non significa niente, magari qualcuna di voi riesce a farlo, poichè siamo tutte persone differenti, ed ogni persona è una storia a sè.
E per farlo, dunque, dovete innanzitutto avere la piena consapevolezza di ciò che è meglio per il vostro corpo e per la vostra salute, e farlo ad ogni costo. E, come certo saprete, questo è estremamente difficile. Se non riuscite a farlo, o comunque se il vostro corpo non è in grado di fornirvi i giusti segnali perché ancora troppo influenzato dalla vostra mente, non è ancora arrivato il vostro momento di praticare l’alimentazione intuitiva. Non vi porterebbe a conseguenze salutari.
Personalmente, per quello che è il mio carattere, attualmente mangiare seguendo l’ “equilibrio alimentare” che mi ha prescritto la dietista che mi segue e pesando tutto al grammo mi fa sentire più sicura. Però so che c’è chi viene stimolata ancor più a restringere da un’alimentazione così rigidamente programmata. Allora, potreste provare a mediare tra “equilibrio alimentare” ed alimentazione intuitiva. In questo modo, potrete avere comunque una certa libertà d’azione: potete concedervi qualcosa che desiderate, e allo stesso tempo seguire delle linee-giuda per essere sicure di non finire col restringere o coll’abbuffarvi per poi vomitare.
Integrando a poco a poco l’alimentazione intuitiva con l’ “equilibrio alimentare”, potreste imparare a capire il vostro corpo, ad ascoltare i suoi bisogni, ad ascoltare voi stesse senza preoccuparvi di uscire matte o di avere ricadute.
Potreste iniziare dapprima a svincolare alcuni alimenti dall’ “equilibrio alimentare”, per esempio quelli che vi danno meno ansia, evitando così di pesarli. Per esempio, potreste iniziare col pesare tutto meno che la frutta. E poi, a poco a poco, quando vi sentirete più sicure, allargare il raggio d’azione ad altri cibi.
Certo, non tutte siamo uguali. Ci sono persone che riescono ad applicare l’alimentazione intuitiva con successo fin dai primi tentativi, ed altre che invece fanno difficoltà. È perfettamente normale. Ed è giusto che ognuna segua la strada che la fa sentire più a proprio agio. Probabilmente l’alimentazione intuitiva non è per tutte. Sicuramente non è per me. Ma sono certa che per alcune possa funzionare più che bene, e dare un contributo fondamentale per svincolarsi dall’ “equilibrio alimentare”. Ovvio, ci vuole comunque pazienza. E ci vuole pratica. Iniziare l’alimentazione intuitiva di botto e su tutti i pasti del giorno non la definirei una buona idea… Magari potreste provare a farla per un paio di giorni, e guardare come reagisce il vostro corpo e il vostro peso, o discuterne con la vostra dietista/nutrizionista e vedere cosa può fare per darvi una mano.
Potrebbe essere un buon traguardo.
Certo, come ho già detto, l’alimentazione intuitiva richiede intuizione! ^___^
Consigli? Parlatene con la vostra dietista/nutrizionista e soprattutto con i vostri familiari. Spiegategli che state cercando di riconoscere i segnali del vostro corpo riguardo a fame/sazietà e tutto ciò che le riguarda, E guardate se questo modo di alimentarvi può esservi d’aiuto oppure vi riporta ad adottare condotte disfunzionali. Non arrabbiatevi, non rattristatevi, non sentitevi frustrate se non va al primo tentativo. Ci vuole tanto tempo per imparare ad ascoltare di nuovo il proprio corpo. Siate pazienti con voi stesse. Siate gentili. Lo meritate.
Bè, innanzitutto, per praticare l’alimentazione intuitiva in maniera propria, bisogna avere un buon intuito. Lavorare sull’intuizione.
Premetto: io non sono capace di seguire questo tipo di regime alimentare, anche se mi piacerebbe. Però questo non significa niente, magari qualcuna di voi riesce a farlo, poichè siamo tutte persone differenti, ed ogni persona è una storia a sè.
E per farlo, dunque, dovete innanzitutto avere la piena consapevolezza di ciò che è meglio per il vostro corpo e per la vostra salute, e farlo ad ogni costo. E, come certo saprete, questo è estremamente difficile. Se non riuscite a farlo, o comunque se il vostro corpo non è in grado di fornirvi i giusti segnali perché ancora troppo influenzato dalla vostra mente, non è ancora arrivato il vostro momento di praticare l’alimentazione intuitiva. Non vi porterebbe a conseguenze salutari.
Personalmente, per quello che è il mio carattere, attualmente mangiare seguendo l’ “equilibrio alimentare” che mi ha prescritto la dietista che mi segue e pesando tutto al grammo mi fa sentire più sicura. Però so che c’è chi viene stimolata ancor più a restringere da un’alimentazione così rigidamente programmata. Allora, potreste provare a mediare tra “equilibrio alimentare” ed alimentazione intuitiva. In questo modo, potrete avere comunque una certa libertà d’azione: potete concedervi qualcosa che desiderate, e allo stesso tempo seguire delle linee-giuda per essere sicure di non finire col restringere o coll’abbuffarvi per poi vomitare.
Integrando a poco a poco l’alimentazione intuitiva con l’ “equilibrio alimentare”, potreste imparare a capire il vostro corpo, ad ascoltare i suoi bisogni, ad ascoltare voi stesse senza preoccuparvi di uscire matte o di avere ricadute.
Potreste iniziare dapprima a svincolare alcuni alimenti dall’ “equilibrio alimentare”, per esempio quelli che vi danno meno ansia, evitando così di pesarli. Per esempio, potreste iniziare col pesare tutto meno che la frutta. E poi, a poco a poco, quando vi sentirete più sicure, allargare il raggio d’azione ad altri cibi.
Certo, non tutte siamo uguali. Ci sono persone che riescono ad applicare l’alimentazione intuitiva con successo fin dai primi tentativi, ed altre che invece fanno difficoltà. È perfettamente normale. Ed è giusto che ognuna segua la strada che la fa sentire più a proprio agio. Probabilmente l’alimentazione intuitiva non è per tutte. Sicuramente non è per me. Ma sono certa che per alcune possa funzionare più che bene, e dare un contributo fondamentale per svincolarsi dall’ “equilibrio alimentare”. Ovvio, ci vuole comunque pazienza. E ci vuole pratica. Iniziare l’alimentazione intuitiva di botto e su tutti i pasti del giorno non la definirei una buona idea… Magari potreste provare a farla per un paio di giorni, e guardare come reagisce il vostro corpo e il vostro peso, o discuterne con la vostra dietista/nutrizionista e vedere cosa può fare per darvi una mano.
Potrebbe essere un buon traguardo.
Certo, come ho già detto, l’alimentazione intuitiva richiede intuizione! ^___^
Consigli? Parlatene con la vostra dietista/nutrizionista e soprattutto con i vostri familiari. Spiegategli che state cercando di riconoscere i segnali del vostro corpo riguardo a fame/sazietà e tutto ciò che le riguarda, E guardate se questo modo di alimentarvi può esservi d’aiuto oppure vi riporta ad adottare condotte disfunzionali. Non arrabbiatevi, non rattristatevi, non sentitevi frustrate se non va al primo tentativo. Ci vuole tanto tempo per imparare ad ascoltare di nuovo il proprio corpo. Siate pazienti con voi stesse. Siate gentili. Lo meritate.
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martedì 26 maggio 2009
Come uccidere una bilancia
ATTENZIONE: ELEVATO LIVELLO D'IRONIA!!
L’anoressia ci porta a combattere contro noi stesse in molteplici modi diversi, un gioco al massacro col nostro corpo dove non ci sono vincitori né vinti, ma solo sofferenza. I principali nemici oggetto di questa lotta senza tregua diventano così il nostro corpo, il cibo, le calorie, lo specchio… e la bilancia. Quella bilancia che con i suoi numeri sembra definirci e determinare il nostro umore giornaliero. Quella bilancia che diventa il giudice più spietato di ogni nostra azione. Quella bilancia che sembra avere il potere di dirci chi siamo e quanto valiamo.
Bene, è arrivato il momento di dire BASTA! Perché noi non siamo un numero, e non dobbiamo perciò più permettere che un numero ci rappresenti o ci influenzi. Non dobbiamo più permettere che una bilancia, un insieme di viti, bulloni, ingranaggi e lamine di plastica ci condizioni in alcun modo.
E allora, come sbarazzarsi della schiavitù che in un modo o nell’altro la bilancia c’impone? Bè, innanzitutto facendole tanto male quanto lei ne ha fatto a noi: UCCIDENDOLA. Perché decidere che VOGLIAMO fare a meno della bilancia è il primo passo per farne veramente a meno. Per troppo tempo il responso della bilancia ci ha mandate in pezzi… è giunto il momento di restituire la pariglia! Di mandare in pezzi la bilancia nel vero senso della parola… In questo video troverete pratiche istruzioni per l’eliminazione dell’odiato elettrodomestico.
Per la bilancia (e per l’anoressia!) è finita… per noi, una vita!
P.S.= Tutti i titoli presenti in questo video sono parodie di titoli di canzoni/film famosi…
P.P.S.= Un grazie speciale alla mia amica del cuore, Duccia, per avermi scattato le foto che compongono questo video… Sei stupenda, tesoro! Ti voglio tanto bene!!
E questi sono gli stralci delle canzoni (testo + traduzione) che compaiono nei vari "capitoli" del video... Tutte accuratamente scelte in quanto canzoni pro-ricovero!!
ACT. 1
"Was it the pull of the moon now, baby,
That led you to my door
You say the night’s got you acting crazy
I think it’s something more.
I’ve never felt the earth move, honey
Until you shool my tree
Nobody runs from the law now, baby
Of love and gravity, it pulls you so strong,
Baby, I gotta hold on
If I fall you’re going down with me
You’re going down with me, baby, if I fall
You can take back every little chill you give me
You’re going down with me, baby, heart and all..."
"Mi sentivo al settimo cielo, ragazza mia, (e immaginate che questo "ragazza mia" sia riferito all'anoressia!)
quando sei entrata nella mia vita
Mi avevi detto che ci sarebbero stati giorni e notti fantastiche
Ma adesso penso che ci sia qualcosa di meglio.
Non avevo mai sentito la terra muoversi, tesoro mio,
fino a che tu non hai messo radici dentro di me
Ma adesso non posso più correre via dalle regole in cui mi hai intrappolata, ragazza mia,
l’amore e il tempo ti hanno resa così forte
ragazza mia, adesso io devo tener duro
Se io cado, ti trascinerò giù con me
Giù con me, ragazza mia, se cado
Puoi riprenderti ogni singolo effimero brivido che mi hai dato
Giù con me, ragazza mia, trascinerò per terra tutto di te..."
ACT. 2
"Now, in life, there's gonna be times when you're feeling low
And in your mind insecurity seems to take control
We start to look outside ourselves for acceptance and approval
We keep forgetting that the one thing we should know is
Don't be scared to fly alone, find a path that is your own
Love will open every door, it's in your hands, the world is yours
Don't hold back and always know, all the answers will unfold
What are you waiting for, spread your wings and soar..."
"Certo, nella vita ci saranno momenti in cui ci sentiremo giù
E nella nostra mente l’insicurezza sembrerà prendere il sopravvento
Così inizieremo a guardarci intorno alla ricerca di accettazione ed approvazione
Continuando a dimenticare che l’unica cosa che dovremmo sapere è
Non aver paura di volare da sola, trova una strada che sia solo tua
Se ti vuoi bene aprirai ogni porta, tutto è nelle tue mani, il mondo è tuo
Non esitare e sappi sempre che tutte le risposte che troverai ti sveleranno
Quello che ti riserva il futuro, apri le tue ali e librati in volo..."
ACT. 3
"I wondered if I could trade my body with somebody else in magazines
Would the whole world fall at my feet?
I felt unworthy and would blame my failures on the ugliness I could see
When the mirror looked at me
Sometimes I feel like the little girl who doesn't belong in her own world
But I'm getting better
And I'm reminding myself
That a face without freckles is like a sky without stars
Why waste a second not loving who you are?
Those little imperfections make you beautiful, lovable, valuable,
They show your personality inside your heart
Reflecting who you are..."
"Mi chiedo: se scambiassi il mio corpo con quello di coloro che compaiono sulle copertine dei giornali
Il mondo cadrebbe davvero ai miei piedi?
Mi sono sentita inutile (indegna) e ho imputato i miei fallimenti alla bruttezza che vedevo
Quando mi riflettevo nello specchio
Talvolta mi sento ancora come una ragazza che non appartiene a questa realtà
Ma a poco a poco sto meglio
E cerco sempre di ricordare a me stessa
Che una faccia senza lentiggini è come un cielo senza stelle
Perché sprecare anche un solo secondo non amandoti per quello che sei?
Tutte quelle piccole imperfezioni ti rendono bellissima, adorabile, preziosa,
mostrano la personalità che c’è dentro il tuo cuore
riflettendo la vera te stessa..."
ACT. 4
"Oh, this road is long, this road is wide,
It takes more than luck to last the ride,
It takes strength and it takes courage to survive,
And did someone ever say to you,
"There's nothing bound in thought you cannot do?"
Well, I've seen some things but not all of them came true.
So I don't want to be the last, I don't want to be the first,
Don't want to be alone with my thoughts tomorrow,
And I don't want to be afraid, don't want to look away,
I'm learning to breathe,
No, I don't want to be the last, I don't want to be the first,
I just need a hope and a light to follow,
Like sailors look to stars to find their way home,
I'm learning to breathe on my own..."
"Oh, questa strada è lunga, questa strada è sconfinata
Ci vuole ben più che la fortuna per arrivare alla fine del percorso
Ci vuole la forza e il coraggio di vivere
E se qualcuno ti ha detto
“C’è qualcosa che tu pensi sia destinato a non poter essere realizzato?”
Bè, ho desiderato molte cose, ma non tutte queste si sono avverate.
Perciò io non voglio essere l’ultima, non voglio essere la prima
Non voglio restare da sola con i miei pensieri, domani,
e non voglio aver paura, non voglio abbassare lo sguardo
Sto imparando a respirare
No, non voglio essere l’ultima, non voglio essere la prima,
ho solo bisogno di una speranza e di una luce da seguire
come i marinai guardano le stelle per ritrovare la strada di casa,
io sto imparando a respirare da sola..."
ACT. 5
"Fight ‘til the end
’Cause your life will depend
On the strength that you have inside you
Ah, you gotta be proud,
staring out in the cloud,
When the odds in the game defy you
Try your best to win them all
and one day time will tell,
when you’re the one that’s standing there,
you’ll reach the final bell!
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!
Fight ‘til you drop
never stop
can’t give up
’Til you reach the top (FIGHT!)
you’re the best in town (FIGHT!)
Listen to that sound
A little bit of all you got
Can never bring you down
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!..."
"Combatti fino alla fine
Perchè la tua vita dipende
Dalla forza che hai dentro di te
Ah, sarai orgogliosa,
Guardando le nuvole,
Quando tutte le difficoltà del gioco ti sfidano
Fai tutto il possibile per avere la meglio
E un giorno il tempo ti dirà,
Quando sarai la sola ad essere arrivata fin qui,
che avrai raggiunto il tuo obiettivo!
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!
Combatti fino all’ultima goccia
Non fermarti
Non puoi mollare
Fino a che non avrai raggiunto la vetta (COMBATTI!)
Sei la migliore qua (COMBATTI!)
Ascolta quello che ti dico
Mettici un po’ di tutto quello che hai
E niente ti potrà abbattere
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!..."
ACT. 6
"I can almost see it.
That dream I'm dreaming
But there's a voice inside my head saying you'll never reach it.
Every step I'm taking.
Every move I make feels
Lost with no direction.
My faith is shaking.
But I, I gotta keep trying.
Gotta keep my head held high.
There's always gonna be another mountain.
I'm always gonna wanna make it move.
Always gonna be an uphill battle
Sometimes I'm gonna have to lose.
Ain't about how fast I get there.
Ain't about what's waiting on the other side.
It's the climb..."
"Riesco più o meno a vederlo.
Quel sogno che sto sognando
Ma c’è una voce dentro la mia testa che mi sta dicendo che non lo raggiungerò mai.
Ogni passo che sto facendo.
Ogni movimento che compio mi fa sentire persa
Senza alcuna direzione
La mia speranza traballa
Ma io, io continuerò a provare
Continuerò a tenere la testa alta
Ci sarà sempre un’altra montagna
Dovrò sempre combattere per andare avanti
Ci saranno sempre battaglie difficili
E qualche volta capiterà che perderò
Non conta quanto in fretta arriverò in vetta
Non conta quel che mi sta aspettando dall’altra parte
Questa è l’arrampicata..."
L’anoressia ci porta a combattere contro noi stesse in molteplici modi diversi, un gioco al massacro col nostro corpo dove non ci sono vincitori né vinti, ma solo sofferenza. I principali nemici oggetto di questa lotta senza tregua diventano così il nostro corpo, il cibo, le calorie, lo specchio… e la bilancia. Quella bilancia che con i suoi numeri sembra definirci e determinare il nostro umore giornaliero. Quella bilancia che diventa il giudice più spietato di ogni nostra azione. Quella bilancia che sembra avere il potere di dirci chi siamo e quanto valiamo.
Bene, è arrivato il momento di dire BASTA! Perché noi non siamo un numero, e non dobbiamo perciò più permettere che un numero ci rappresenti o ci influenzi. Non dobbiamo più permettere che una bilancia, un insieme di viti, bulloni, ingranaggi e lamine di plastica ci condizioni in alcun modo.
E allora, come sbarazzarsi della schiavitù che in un modo o nell’altro la bilancia c’impone? Bè, innanzitutto facendole tanto male quanto lei ne ha fatto a noi: UCCIDENDOLA. Perché decidere che VOGLIAMO fare a meno della bilancia è il primo passo per farne veramente a meno. Per troppo tempo il responso della bilancia ci ha mandate in pezzi… è giunto il momento di restituire la pariglia! Di mandare in pezzi la bilancia nel vero senso della parola… In questo video troverete pratiche istruzioni per l’eliminazione dell’odiato elettrodomestico.
Per la bilancia (e per l’anoressia!) è finita… per noi, una vita!
P.S.= Tutti i titoli presenti in questo video sono parodie di titoli di canzoni/film famosi…
P.P.S.= Un grazie speciale alla mia amica del cuore, Duccia, per avermi scattato le foto che compongono questo video… Sei stupenda, tesoro! Ti voglio tanto bene!!
E questi sono gli stralci delle canzoni (testo + traduzione) che compaiono nei vari "capitoli" del video... Tutte accuratamente scelte in quanto canzoni pro-ricovero!!
ACT. 1
"Was it the pull of the moon now, baby,
That led you to my door
You say the night’s got you acting crazy
I think it’s something more.
I’ve never felt the earth move, honey
Until you shool my tree
Nobody runs from the law now, baby
Of love and gravity, it pulls you so strong,
Baby, I gotta hold on
If I fall you’re going down with me
You’re going down with me, baby, if I fall
You can take back every little chill you give me
You’re going down with me, baby, heart and all..."
"Mi sentivo al settimo cielo, ragazza mia, (e immaginate che questo "ragazza mia" sia riferito all'anoressia!)
quando sei entrata nella mia vita
Mi avevi detto che ci sarebbero stati giorni e notti fantastiche
Ma adesso penso che ci sia qualcosa di meglio.
Non avevo mai sentito la terra muoversi, tesoro mio,
fino a che tu non hai messo radici dentro di me
Ma adesso non posso più correre via dalle regole in cui mi hai intrappolata, ragazza mia,
l’amore e il tempo ti hanno resa così forte
ragazza mia, adesso io devo tener duro
Se io cado, ti trascinerò giù con me
Giù con me, ragazza mia, se cado
Puoi riprenderti ogni singolo effimero brivido che mi hai dato
Giù con me, ragazza mia, trascinerò per terra tutto di te..."
ACT. 2
"Now, in life, there's gonna be times when you're feeling low
And in your mind insecurity seems to take control
We start to look outside ourselves for acceptance and approval
We keep forgetting that the one thing we should know is
Don't be scared to fly alone, find a path that is your own
Love will open every door, it's in your hands, the world is yours
Don't hold back and always know, all the answers will unfold
What are you waiting for, spread your wings and soar..."
"Certo, nella vita ci saranno momenti in cui ci sentiremo giù
E nella nostra mente l’insicurezza sembrerà prendere il sopravvento
Così inizieremo a guardarci intorno alla ricerca di accettazione ed approvazione
Continuando a dimenticare che l’unica cosa che dovremmo sapere è
Non aver paura di volare da sola, trova una strada che sia solo tua
Se ti vuoi bene aprirai ogni porta, tutto è nelle tue mani, il mondo è tuo
Non esitare e sappi sempre che tutte le risposte che troverai ti sveleranno
Quello che ti riserva il futuro, apri le tue ali e librati in volo..."
ACT. 3
"I wondered if I could trade my body with somebody else in magazines
Would the whole world fall at my feet?
I felt unworthy and would blame my failures on the ugliness I could see
When the mirror looked at me
Sometimes I feel like the little girl who doesn't belong in her own world
But I'm getting better
And I'm reminding myself
That a face without freckles is like a sky without stars
Why waste a second not loving who you are?
Those little imperfections make you beautiful, lovable, valuable,
They show your personality inside your heart
Reflecting who you are..."
"Mi chiedo: se scambiassi il mio corpo con quello di coloro che compaiono sulle copertine dei giornali
Il mondo cadrebbe davvero ai miei piedi?
Mi sono sentita inutile (indegna) e ho imputato i miei fallimenti alla bruttezza che vedevo
Quando mi riflettevo nello specchio
Talvolta mi sento ancora come una ragazza che non appartiene a questa realtà
Ma a poco a poco sto meglio
E cerco sempre di ricordare a me stessa
Che una faccia senza lentiggini è come un cielo senza stelle
Perché sprecare anche un solo secondo non amandoti per quello che sei?
Tutte quelle piccole imperfezioni ti rendono bellissima, adorabile, preziosa,
mostrano la personalità che c’è dentro il tuo cuore
riflettendo la vera te stessa..."
ACT. 4
"Oh, this road is long, this road is wide,
It takes more than luck to last the ride,
It takes strength and it takes courage to survive,
And did someone ever say to you,
"There's nothing bound in thought you cannot do?"
Well, I've seen some things but not all of them came true.
So I don't want to be the last, I don't want to be the first,
Don't want to be alone with my thoughts tomorrow,
And I don't want to be afraid, don't want to look away,
I'm learning to breathe,
No, I don't want to be the last, I don't want to be the first,
I just need a hope and a light to follow,
Like sailors look to stars to find their way home,
I'm learning to breathe on my own..."
"Oh, questa strada è lunga, questa strada è sconfinata
Ci vuole ben più che la fortuna per arrivare alla fine del percorso
Ci vuole la forza e il coraggio di vivere
E se qualcuno ti ha detto
“C’è qualcosa che tu pensi sia destinato a non poter essere realizzato?”
Bè, ho desiderato molte cose, ma non tutte queste si sono avverate.
Perciò io non voglio essere l’ultima, non voglio essere la prima
Non voglio restare da sola con i miei pensieri, domani,
e non voglio aver paura, non voglio abbassare lo sguardo
Sto imparando a respirare
No, non voglio essere l’ultima, non voglio essere la prima,
ho solo bisogno di una speranza e di una luce da seguire
come i marinai guardano le stelle per ritrovare la strada di casa,
io sto imparando a respirare da sola..."
ACT. 5
"Fight ‘til the end
’Cause your life will depend
On the strength that you have inside you
Ah, you gotta be proud,
staring out in the cloud,
When the odds in the game defy you
Try your best to win them all
and one day time will tell,
when you’re the one that’s standing there,
you’ll reach the final bell!
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!
Fight ‘til you drop
never stop
can’t give up
’Til you reach the top (FIGHT!)
you’re the best in town (FIGHT!)
Listen to that sound
A little bit of all you got
Can never bring you down
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!..."
"Combatti fino alla fine
Perchè la tua vita dipende
Dalla forza che hai dentro di te
Ah, sarai orgogliosa,
Guardando le nuvole,
Quando tutte le difficoltà del gioco ti sfidano
Fai tutto il possibile per avere la meglio
E un giorno il tempo ti dirà,
Quando sarai la sola ad essere arrivata fin qui,
che avrai raggiunto il tuo obiettivo!
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!
Combatti fino all’ultima goccia
Non fermarti
Non puoi mollare
Fino a che non avrai raggiunto la vetta (COMBATTI!)
Sei la migliore qua (COMBATTI!)
Ascolta quello che ti dico
Mettici un po’ di tutto quello che hai
E niente ti potrà abbattere
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!..."
ACT. 6
"I can almost see it.
That dream I'm dreaming
But there's a voice inside my head saying you'll never reach it.
Every step I'm taking.
Every move I make feels
Lost with no direction.
My faith is shaking.
But I, I gotta keep trying.
Gotta keep my head held high.
There's always gonna be another mountain.
I'm always gonna wanna make it move.
Always gonna be an uphill battle
Sometimes I'm gonna have to lose.
Ain't about how fast I get there.
Ain't about what's waiting on the other side.
It's the climb..."
"Riesco più o meno a vederlo.
Quel sogno che sto sognando
Ma c’è una voce dentro la mia testa che mi sta dicendo che non lo raggiungerò mai.
Ogni passo che sto facendo.
Ogni movimento che compio mi fa sentire persa
Senza alcuna direzione
La mia speranza traballa
Ma io, io continuerò a provare
Continuerò a tenere la testa alta
Ci sarà sempre un’altra montagna
Dovrò sempre combattere per andare avanti
Ci saranno sempre battaglie difficili
E qualche volta capiterà che perderò
Non conta quanto in fretta arriverò in vetta
Non conta quel che mi sta aspettando dall’altra parte
Questa è l’arrampicata..."
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sabato 23 maggio 2009
La bellezza secondo me - Un'opinione discordante
Molto facile confrontarsi con le persone che la pensano come noi: sicuramente non si corre il rischio di venire contraddette, e sicuramente ciò che diciamo non viene messo in discussione.
Penso però che sia giusto ed importante anche dare voce a chi ha idee diverse, in maniera tale da poter avere un confronto ed esaminare le cose sotto ogni punto di vista.
Questo blog è nato come un punto di condivisione, perciò penso sia corretto dare spazio ad ogni punto di vista.
Tornando dunque sul tema “La bellezza secondo me”, voglio pubblicare un ultimo concetto di “bellezza” che mi è arrivato. Un’opinione in disaccordo, controcorrente rispetto a quelle che ho pubblicato finora. Un parere su cui penso sia comunque giusto discutere.
CLARA SUTHERLAND
“Ora potete sputarmi in faccia, offendermi, ma il mio più grande pregio è la sincerità, non ci sono proprio a dire bugie (e neanche a scriverle...)
Per me la magrezza è bellezza, non importa il viso, non importa il colore degli occhi o dei capelli come non importa il carattere.
Tutte le mie amiche sono rigorosamente più grasse di me, tutte le volte che mi si è avvicinata una più magra l'ho mandata a quel paese.
Scusate, ma la falsità non mi piace...”
Cara Clara Sutherland, hmmm, vediamo… Non hai scritto parolacce, non mi hai offesa, non hai offeso persone a cui voglio bene: quindi per quale motivo dovrei io sputarti in faccia od offenderti? Finche le cose vengono dette nel rispetto reciproco, sono benaccette tutte le opinioni. Io non offendo, non sputo (non mi sono ancora trasformata in un lama), semmai discuto. Che è quello che faccio sempre. Che è proprio quello che intendo fare anche questa volta con te.
Leggendo le tue parole, la prima cosa che mi è venuta da pensare è che tu abbia la coda di paglia. Sì, perchè nonostante tu ostenti la tua sincerità, penso che tu non abbia detto le cose come stanno fino in fondo… Diciamo che hai detto solo una parte della verità, quella che ti faceva comodo. Del resto, se tu ti sentissi perfettamente convinta della veridicità di quello che hai scritto, perché mettere le mani avanti dicendo “ora potete sputarmi in faccia, offendermi” ? Di fronte a un’affermazione del genere, mi sembra abbastanza evidente che tu stessa non sei convinta di quello che scrivi. Se fossi sicura di avere ragione e di dire esattamente quello che pensi, non sentiresti il bisogno di giustificarti.
Ma, a parte questo, veniamo alla tua riflessione. Più che riflessione, mi sembra che tu abbia cercato di mettere insieme una serie di luoghi comuni ai quali tu per prima tenti disperatamente di credere, poiché evidentemente – e di questo mi dispiace, e te lo dico anch’io con sincerità – stai vivendo una situazione in cui non stai bene con te stessa, in cui non ti piaci, e quindi DEVI credere che la magrezza ti porterà la bellezza, perché sennò non sapresti come fare ad andare avanti.
Il problema nasce nel momento in cui, in realtà, dentro di te, anche se magari in questo momento non lo vuoi ammettere perché se lo ammettessi ti crollerebbe tutto il castello di carte che hai faticosamente costruito, tu sai perfettamente che non è vero. Anche perché, mettiamo le cose sul semplice: c’è una tipa di 40 Kg che è una testa di cazzo, approfittatrice, opportunista, ipocrita, bugiarda, infida, pettegola, frivola, che parla male di te appena giri le spalle, ed è pure un po’ troia. Pensi che questo sia il ritratto di una bella persona? Vorresti essere sua amica? Se mi rispondi “SI” e ne sei sinceramente convinta, posso solo consigliarti l’indirizzo del manicomio più vicino…
Scrivi che le tue amiche sono grasse… Però le definisci “amiche”… e qui ti contraddici da sola: se davvero sei convinta che la magrezza è bellezza, che ci stai a fare con delle bruttissime persone grasse? Non possono piacerti!! Eppure, se le definisci “amiche”, devi trovare qualcosa di bello in loro, sennò sarebbero semplici conoscenti o tipe che incontri per sbaglio per strada e che neanche saluti… Quindi, quelle tue amiche sono belle persone anche se sono grasse? Ma come?, o non hai detto che l’essere belle persone è correlato solo ad un fatto di magrezza?... La contraddizione è evidente. Per questo ho esordito dicendo che non (ti) stai raccontando tutta la verità fino in fondo.
È ovvio che in questo momento allontani le persone più magre di te… ma non per un fatto di bellezza/bruttezza, ma semplicemente perché, come già ho scritto, in questo momento le ragazze magre ti rimandano a un’idea di come secondo te DOVRESTI essere perché pensi che questo ti farebbe più felice e ti farebbe stare meglio con te stessa…
Spero che non sarà troppo tardi quando comincerai a raccontarti davvero la verità, e ti accorgerai che non è così…
Ti abbraccio forte,
Veggie
Penso però che sia giusto ed importante anche dare voce a chi ha idee diverse, in maniera tale da poter avere un confronto ed esaminare le cose sotto ogni punto di vista.
Questo blog è nato come un punto di condivisione, perciò penso sia corretto dare spazio ad ogni punto di vista.
Tornando dunque sul tema “La bellezza secondo me”, voglio pubblicare un ultimo concetto di “bellezza” che mi è arrivato. Un’opinione in disaccordo, controcorrente rispetto a quelle che ho pubblicato finora. Un parere su cui penso sia comunque giusto discutere.
CLARA SUTHERLAND
“Ora potete sputarmi in faccia, offendermi, ma il mio più grande pregio è la sincerità, non ci sono proprio a dire bugie (e neanche a scriverle...)
Per me la magrezza è bellezza, non importa il viso, non importa il colore degli occhi o dei capelli come non importa il carattere.
Tutte le mie amiche sono rigorosamente più grasse di me, tutte le volte che mi si è avvicinata una più magra l'ho mandata a quel paese.
Scusate, ma la falsità non mi piace...”
Cara Clara Sutherland, hmmm, vediamo… Non hai scritto parolacce, non mi hai offesa, non hai offeso persone a cui voglio bene: quindi per quale motivo dovrei io sputarti in faccia od offenderti? Finche le cose vengono dette nel rispetto reciproco, sono benaccette tutte le opinioni. Io non offendo, non sputo (non mi sono ancora trasformata in un lama), semmai discuto. Che è quello che faccio sempre. Che è proprio quello che intendo fare anche questa volta con te.
Leggendo le tue parole, la prima cosa che mi è venuta da pensare è che tu abbia la coda di paglia. Sì, perchè nonostante tu ostenti la tua sincerità, penso che tu non abbia detto le cose come stanno fino in fondo… Diciamo che hai detto solo una parte della verità, quella che ti faceva comodo. Del resto, se tu ti sentissi perfettamente convinta della veridicità di quello che hai scritto, perché mettere le mani avanti dicendo “ora potete sputarmi in faccia, offendermi” ? Di fronte a un’affermazione del genere, mi sembra abbastanza evidente che tu stessa non sei convinta di quello che scrivi. Se fossi sicura di avere ragione e di dire esattamente quello che pensi, non sentiresti il bisogno di giustificarti.
Ma, a parte questo, veniamo alla tua riflessione. Più che riflessione, mi sembra che tu abbia cercato di mettere insieme una serie di luoghi comuni ai quali tu per prima tenti disperatamente di credere, poiché evidentemente – e di questo mi dispiace, e te lo dico anch’io con sincerità – stai vivendo una situazione in cui non stai bene con te stessa, in cui non ti piaci, e quindi DEVI credere che la magrezza ti porterà la bellezza, perché sennò non sapresti come fare ad andare avanti.
Il problema nasce nel momento in cui, in realtà, dentro di te, anche se magari in questo momento non lo vuoi ammettere perché se lo ammettessi ti crollerebbe tutto il castello di carte che hai faticosamente costruito, tu sai perfettamente che non è vero. Anche perché, mettiamo le cose sul semplice: c’è una tipa di 40 Kg che è una testa di cazzo, approfittatrice, opportunista, ipocrita, bugiarda, infida, pettegola, frivola, che parla male di te appena giri le spalle, ed è pure un po’ troia. Pensi che questo sia il ritratto di una bella persona? Vorresti essere sua amica? Se mi rispondi “SI” e ne sei sinceramente convinta, posso solo consigliarti l’indirizzo del manicomio più vicino…
Scrivi che le tue amiche sono grasse… Però le definisci “amiche”… e qui ti contraddici da sola: se davvero sei convinta che la magrezza è bellezza, che ci stai a fare con delle bruttissime persone grasse? Non possono piacerti!! Eppure, se le definisci “amiche”, devi trovare qualcosa di bello in loro, sennò sarebbero semplici conoscenti o tipe che incontri per sbaglio per strada e che neanche saluti… Quindi, quelle tue amiche sono belle persone anche se sono grasse? Ma come?, o non hai detto che l’essere belle persone è correlato solo ad un fatto di magrezza?... La contraddizione è evidente. Per questo ho esordito dicendo che non (ti) stai raccontando tutta la verità fino in fondo.
È ovvio che in questo momento allontani le persone più magre di te… ma non per un fatto di bellezza/bruttezza, ma semplicemente perché, come già ho scritto, in questo momento le ragazze magre ti rimandano a un’idea di come secondo te DOVRESTI essere perché pensi che questo ti farebbe più felice e ti farebbe stare meglio con te stessa…
Spero che non sarà troppo tardi quando comincerai a raccontarti davvero la verità, e ti accorgerai che non è così…
Ti abbraccio forte,
Veggie
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mercoledì 20 maggio 2009
Nulla da perdere
Rileggendo ciò che ho scritto nel post precedente, anche a un anno di distanza da quel 17 Maggio, mi rendo conto che, inizialmente in maniera inconsapevole, quello è stato davvero il giorno in cui tutto è ricominciato – o forse, più semplicemente, il giorno in cui tutto è cominciato.
Quella serata è stata senza dubbio come un’oasi in mezzo al deserto dell’anoressia. E lo è tuttora, nei miei ricordi.
Ogni volta che riguardo la mia fotografia insieme alle t.A.T.u., fotografia che insieme a tante altre di queste cantanti è appesa su una parete della mia camera, mi si apre il cuore di fronte al ricordo della determinazione che in quel momento ho mostrato. Una volta tanto, nella mia vita, ho raggiunto quello che volevo: mi sono aggrappata a un impermeabile e mi sono fatta avanti senza pensarci due volte in mezzo a una folla che solitamente mi sembrava (e spesso tuttora mi sembra) pericolosa ed ostile.
Ho fatto un qualcosa che, al solo ripensarci adesso, mi sembra davvero impossibile. E allora non posso fare a meno di chiedermi: che differenza c’è tra “disperazione” e “speranza”? Spesso è dalla disperazione più profonda che hanno origine gli atti meno ponderati e più inusuali, che sono quelli che successivamente, non si sa bene come mai, ci salvano per qualche minuto o per una vita.
Io che mi aggrappo all’impermeabile di Lena… mi rivedo, mi rivedo con gli occhi della mente mentre lo faccio, con in testa la frase tipica della disperazione-speranza: “tanto non ho niente da perdere”.
È quella frase lì che ogni volta mi colpisce, mi scuote e mi muove. Se ho qualcosa da perdere allora no, allora ci penso troppo, e poi sto immobile nel tentativo di proteggere le mie briciole. Ma se sento di non avere niente, di aver perso tutto e forse di non avere mai avuto veramente nulla… allora mi aggrappo agli impermeabili, la calca non mi fa paura, fuck it fuck it fuck it, arrestatemi, picchiatemi, uccidetemi, rinchiudetemi, tanto non me ne frega un cazzo, l’importante è aver toccato quell’impermeabile che rappresenta un attimo (quell’attimo che neanche ricordavo fosse mai esistito) di vita senza ossessioni, senza anoressia. E dunque probabilmente di vita. Punto. Non ho altre parole.
Certo, in un secondo momento poi si sente sempre quanto sia tosto il contraccolpo. Ma in quell’occasione io ho dimostrato a me stessa di avere i coglioni ed i controcoglioni. Ed è così che, all’alba di quella serata, mi sono detta: “Se posso farlo per questo, forse un giorno riuscirò a farlo anche per altre cose. Forse un giorno riuscirò a farlo anche per l’anoressia”.
Ma quel giorno era già arrivato, anche se io non me ne rendevo ancora conto. Avevo già fatto il primo passo.
In quell’occasione mi sono resa conto che l’ostinazione metodica che avevo messo nel distruggermi si poteva capovolgere, si poteva indirizzare in maniera diversa. Ciò che ho fatto in quella notte me l’ha dimostrato.
Sì, sono una personcina ostinata. Pochissime volte, come al concerto, determinata, il che è ben diverso. Nel primo caso si batte forte la testa sullo stesso muro con i pugni chiusi, cercando di rompere o il muro o la testa. Nel secondo si corre, si corre senza guardare indietro, si corre urlando vaffanculo a tutto perché dobbiamo raggiungere qualcosa – qualcosa di piccolo e di insensato per tutti ma non per noi – e quello che ho raggiunto un anno fa rappresenta qualcosa di enorme per me…
Dream comes true… even if just for a moment…


(Io con un po' dei miei CD delle t.A.T.u. ... ^__^ )
Quella serata è stata senza dubbio come un’oasi in mezzo al deserto dell’anoressia. E lo è tuttora, nei miei ricordi.
Ogni volta che riguardo la mia fotografia insieme alle t.A.T.u., fotografia che insieme a tante altre di queste cantanti è appesa su una parete della mia camera, mi si apre il cuore di fronte al ricordo della determinazione che in quel momento ho mostrato. Una volta tanto, nella mia vita, ho raggiunto quello che volevo: mi sono aggrappata a un impermeabile e mi sono fatta avanti senza pensarci due volte in mezzo a una folla che solitamente mi sembrava (e spesso tuttora mi sembra) pericolosa ed ostile.
Ho fatto un qualcosa che, al solo ripensarci adesso, mi sembra davvero impossibile. E allora non posso fare a meno di chiedermi: che differenza c’è tra “disperazione” e “speranza”? Spesso è dalla disperazione più profonda che hanno origine gli atti meno ponderati e più inusuali, che sono quelli che successivamente, non si sa bene come mai, ci salvano per qualche minuto o per una vita.
Io che mi aggrappo all’impermeabile di Lena… mi rivedo, mi rivedo con gli occhi della mente mentre lo faccio, con in testa la frase tipica della disperazione-speranza: “tanto non ho niente da perdere”.
È quella frase lì che ogni volta mi colpisce, mi scuote e mi muove. Se ho qualcosa da perdere allora no, allora ci penso troppo, e poi sto immobile nel tentativo di proteggere le mie briciole. Ma se sento di non avere niente, di aver perso tutto e forse di non avere mai avuto veramente nulla… allora mi aggrappo agli impermeabili, la calca non mi fa paura, fuck it fuck it fuck it, arrestatemi, picchiatemi, uccidetemi, rinchiudetemi, tanto non me ne frega un cazzo, l’importante è aver toccato quell’impermeabile che rappresenta un attimo (quell’attimo che neanche ricordavo fosse mai esistito) di vita senza ossessioni, senza anoressia. E dunque probabilmente di vita. Punto. Non ho altre parole.
Certo, in un secondo momento poi si sente sempre quanto sia tosto il contraccolpo. Ma in quell’occasione io ho dimostrato a me stessa di avere i coglioni ed i controcoglioni. Ed è così che, all’alba di quella serata, mi sono detta: “Se posso farlo per questo, forse un giorno riuscirò a farlo anche per altre cose. Forse un giorno riuscirò a farlo anche per l’anoressia”.
Ma quel giorno era già arrivato, anche se io non me ne rendevo ancora conto. Avevo già fatto il primo passo.
In quell’occasione mi sono resa conto che l’ostinazione metodica che avevo messo nel distruggermi si poteva capovolgere, si poteva indirizzare in maniera diversa. Ciò che ho fatto in quella notte me l’ha dimostrato.
Sì, sono una personcina ostinata. Pochissime volte, come al concerto, determinata, il che è ben diverso. Nel primo caso si batte forte la testa sullo stesso muro con i pugni chiusi, cercando di rompere o il muro o la testa. Nel secondo si corre, si corre senza guardare indietro, si corre urlando vaffanculo a tutto perché dobbiamo raggiungere qualcosa – qualcosa di piccolo e di insensato per tutti ma non per noi – e quello che ho raggiunto un anno fa rappresenta qualcosa di enorme per me…
Dream comes true… even if just for a moment…


(Io con un po' dei miei CD delle t.A.T.u. ... ^__^ )
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domenica 17 maggio 2009
Il primo giorno del resto della mia vita

Questa è la storia di un incontro che non dura una vita, ma la cambia per sempre. Questa è la storia del 17 Maggio 2008. Questa è la storia del primo giorno del resto della mia vita.
C’è un momento nella vita in cui si aprono gli occhi. Si aprono gli occhi e si vede la luce. È il momento in cui si dice basta. È il momento in cui si sceglie di cominciare a combattere. A combattere per noi stesse, e non più contro noi stesse. Il momento in cui si decide di dire addio all’anoressia, si fa inversione a U, e s’inizia a mettere piede, per la prima volta sul serio, sulla strada del ricovero. Il mio momento è stato esattamente un anno fa. Il 17 Maggio 2008. Sì, il primo giorno del resto della mia vita.
Reduce da un periodo d’anoressia veramente brutto, da una ricaduta di quelle pese, in questo giorno, l’anno scorso, sono andata a San Bonifacio, dove le t.A.T.u., le mie cantanti preferite, si sarebbero esibite in un live nel locale Club Skylight. Avevo esitato tanto prima di prendere questa decisione, ma alla fine avevo deciso di andarci. Con i sentimenti contrastanti, i pensieri contrastanti, ma ci sono andata. Mio papà scherzava, diceva “E’ il richiamo del fan, ti ci vuole questo per scollarti di casa!”, ma io penso sul serio che ci sia stato del vero in questo. Ma non era solo questo. Era di più. Non semplicemente il richiamo del fan, bensì il richiamo di qualcosa di più profondo, forse di nuovo la ricerca di un appiglio per non sprofondare, per provare a tenersi a galla anche solo per una sera. Per ritrovare qualcosa che è stato salvato da tutto, e che è rimasto nonostante tutto. Pensandoci, mi sono accorta che non mi veniva in mente nient’altro di cui potessi dire la stessa cosa. Perciò alla fine ci sono andata.
E mi sono detta che ci dovevo andare come si deve, con la camicia bianca e la cravatta a quadretti scozzesi, com’era stato quando avevo sentito per la prima volta una loro canzone, com’era stato quando volevo andarle a vedere al Festivalbar, com’era stato quando avevo 14 anni e cantavo le loro canzoni e m’immedesimavo in loro ed avrei voluto essere come loro ed avrei voluto essere con loro e mi ero comprata pure la minigonna a pieghe come la loro. Così mi sono messa la camicia bianca e la cravatta a quadretti scozzesi, e sono andata al Club Skylight, e quando sono arrivata lì era quasi la mezzanotte.
Sono scesa e mi sono diretta verso l’ingresso del locale con le nocche che mi erano sbiancate da quanto stringevo forte il biglietto. Solo che all’ingresso c’era una marea di gente che faceva la fila per entrare, fila per modo di dire visto che più che altro era una calca assiepata all’ingresso con la gente che cercava d’introdursi per prima, ma che fretta avranno avuto, mi chiedevo io, che avevo solo voglia di venire via da lì. E ho cominciato a domandarmi: ma che cavolo sono venuta a fare. Perché io non ce la faccio, però sono sempre in tempo a tornare indietro. E in prima battuta l’ho fatto. Girato il culo e tornata alla macchina. Il mio riflesso sul finestrino della macchina mi guarda beffardo come a chiedermi: già finito? E io a rispondergli: ho dimenticato il documento, non ti lasciano passare se non dimostri che sei maggiorenne. Il documento ce l’avevo in tasca, però. Perciò ho preso la borsa, ho tirato fuori il post-it, e me lo sono infilato in tasca velocissimamente. Tanto per mentire anche di fronte a me stessa. Divertiti, mi dico mentre richiudo lo sportello della macchina. E con questo mi frego da sola perché non posso più tornare indietro col pretesto che ho dimenticato qualcosa. Cosa, poi? Il biglietto? La penna per farmi fare l’autografo? Il coraggio? Va bene, porca puttana, ritorno all’ingresso. Calca uguale a prima. Medito uno svenimento tattico (ma anche fisiologico, considerate le mie precarie condizioni fisiche), poi opto per una fessura laterale in cui riesco a scorrere più o meno senza problemi. Data la shilouette. Ah, ah, ah. Mi ritirano il biglietto, e così sono entrata.
Premessa: mia prima volta in un locale. Scenario: una bolgia di persone che sta stipata in una misera pista da ballo con luci stroboscopiche, caldo, odore di chiuso, di sudore e musica tunz-tunz a tutto volume. Ho resistito per circa 7 secondi e 36 decimi. Dopodichè ho mandato a fanculo le t.A.T.u. (che prima delle 2 non sarebbero arrivate) e mi son detta che l’unica cosa che dovevo fare era cercare una via d’uscita. Ero assolutamente certa che se fossi rimasta lì anche solo 2 secondi in più mi sarei messa a gridare. La cosa positiva, nella fattispecie, era che anche se l’avessi fatto, causa musica, non mi avrebbe sentito nessuno.
Insomma, sono riuscita più o meno a strisciare fino al cesso. C’erano 3 toilette, quindi non rischiavo di fare l’occupazione a oltranza: mi sono infilata in una e mi sono chiusa dentro. Lì ho ricominciato a respirare. Mi sono detta che sarei uscita solo quando il locale si fosse svuotato. E a fanculo tutto il resto. Da una parte pure mi dispiaceva essere arrivata fin lì per poi non vedere niente, però stavo davvero troppo male a stare nel mezzo agli altri, e quel cesso era così tranquillo rispetto a tutto il resto, lì davvero non mi vedeva nessuno, potevo respirare. Allora mi sono appallottolata sul pavimento, testa tra le ginocchia e braccia intorno, e mi sono messa a raccontarmi la trama dell’ultimo libro che avevo letto, ma con calma, tanto per impegnare il tempo. E non lo so per quanto tempo sono rimasta così, ma riuscivo solo così a respirare, quindi ci sono rimasta.
E poi ho sentito il DJ che annunciava l’esibizione delle t.A.T.u. e nell’aria hanno risuonato le note della prima canzone che hanno cantato: Loves me not. E io ho sentito che erano loro, che erano lì, che c’erano veramente, e che forse c’era anche un altro posto dove poter respirare, anche solo per un attimo. Nei loro occhi. Ho pensato con tutta la gente che c’è però non riuscirò a vederle neanche da lontano. Ma è il richiamo del fan. O è qualcosa di più profondo, non so. È quel qualcosa che ti dice ogni lasciata è persa, che se vuoi qualcosa nella vita devi darti da fare e prendertela, che non si può tornare indietro ma che c’è qualcosa che si salva e che se è l’unica cosa che si salva nella tua vita che è andata completamente a puttane allora merita di essere salvata. Se è l’unica cosa che può farti essere qualcosa. Forse te stessa.
Sono uscita dal cesso, e il palco era lì, non lontano ma a poco più di 5 metri, con loro, le t.A.T.u., che erano lì sopra e cantavano, e quelle parole anche se non le avevo più cantate le ricordavo, le ricordavo tutte, dalla prima all’ultima, e mi sono messa ad intonarle insieme a loro. Insieme a loro e a una miriade di altri fan, si capisce. E in prima battuta mi ha fatto strano, perché finora le loro canzoni le avevo sempre ascoltate nell’intimità della mia stanza, ed era stato sempre un po’ come se le cantassero solo per me, invece adesso le t.A.T.u. stavano cantando per tutti e non lo sapevano neppure che io c’ero. Ma io c’ero. Forse è stato proprio quello il punto. Io c’ero e ho sentito che c’ero. Ho sentito che c’ero mentre cantavo, mentre le guardavo, mentre mi veniva involontariamente da sorridere, mentre tornavo quattordicenne anche solo per il tempo di qualche canzone. C’erano anche gli altri, ma gli altri sono spariti e siamo rimaste solo io e le t.A.T.u., io e loro, io spezzata, frantumata, lacerata, rotta dentro, loro bellissime, splendenti, sorridenti, semplicemente "perfette" come la loro musica… eppure una cosa sola. Loro cantavano, io cantavo e mi sono dimenticata di tutto, compresa l’anoressia.
Non riesco a descrivere come mi sono sentita… diversa eppure me stessa, autentica. Lì, in tanti, in mezzo ad un entusiasmo indescrivibile al quale partecipavo anch’io. Non c’era più distinzione tra dove finivo io e dove cominciavano gli altri. Eravamo solo io e loro, come se fossi stata sul palco a cantare con loro, come se stessero cantando di nuovo solo per me. E sono stata bene. Non ho sentito più niente e sono stata bene. La musica mi è entrata dentro e mi ha fatta vibrare. Ho continuato a cantare, e tutto era in perfetta sintonia, una sorta di oceano umano di cui io non ero che una goccia in un grande mare in cui eravamo tutti confusi. I bisogni annullati, i pensieri cancellati. Niente più paura né solitudine, solo una meravigliosa sensazione di essere lì insieme a loro 2, di calore e di assenza di desideri: tutto si stava già realizzando. Hanno cantato 10 canzoni ed io con loro, persino la mia preferita, Not gonna get us, ed è stato semplicemente meraviglioso. Solo quando loro hanno salutato ed i riflettori sono calati sono stata assalita da un’ondata di panico, la consapevolezza che adesso era finito tutto e che ricominciavo a precipitare, che la gente era tornata tutt’intorno e non potevo più respirare ma solo soffocare.
E allora, senza neanche pensarci, ho fatto la cosa, l’unica che in quel momento avrei potuto fare, l’unica che sentivo possibile, l’unica ancora di salvezza: nel momento in cui loro sono sparite dietro le quinte mi sono lanciata all’inseguimento. Ho sgomitato come una forsennata tra la calca, a testa bassa come quando bisogna prendere il primo tram o si perde il treno, alla faccia di tutto e di tutti. Se vuoi qualcosa nella vita, ragazza mia, se vuoi qualcosa nella vita, lascia che te lo dica, datti da fare e prenditela, cazzo.
Semplicemente non ci ho pensato, ma quando sono arrivata loro si stavano già dirigendo verso i camerini, con tanto di bodyguards a corona. Ho continuato a non pensare. O forse sì, ma solo per o la va o la spacca. E io sono andata. Di corsa. Ho afferrato Lena per il retro dell’impermeabile ancor prima che qualcuno – io stessa – potesse accorgersi di quello che stava succedendo. Lei si è voltata e altrettanto hanno fatto i 3 bodyguards, lanciandomi le occhiate di chi riconosce l’assassino di John Lennon. Oddio cosa sto facendo. Adesso mi pestano. Scappo. E invece no. Invece sono rimasta lì, immobile, più perché a quel punto ero terrorizzata che non per coraggio. Se mi avessero conficcato un’accetta in testa prendendo la rincorsa, probabilmente sarei rimasta lì a beccarla in pieno. Ma poi Lena ha detto “No, it’s okay”, mi ha sorriso mi ha preso la mano e siamo entrate in un privée. Io semplicemente non credevo che stava succedendo davvero, e avrei voluto dire un milione di cose ma ero come paralizzata e non mi usciva niente.
Mi hanno fatto gli autografi su una locandina, Yulia mi ha preso dalle mani la macchina fotografica e l’ha data a un bodyguard che ha scattato. E io pensavo a un miliardo di cose, e io non pensavo a niente, e io volevo dire tante tantissime cose ma le parole si erano bloccate da qualche parte e non volevano saperne di uscire… Tutte le volte che, in passato, avevo immaginato di parlare con loro, tutti i discorsi che mi ero costruita con cura in inglese e in russo, tutto quello che mi passava per la testa era fermo lì, non arrivata alla lingua. E poi un bodyguard mi ha rimesso in mano la macchina fotografica e mi ha allontanata in maniera spiccia, fine di tutto, tutte le parole bloccate dentro, e non sono riuscita a dire niente, e ho continuato a guardarle mentre mi allontanavo sospinta, e loro sorridevano, e io penso che quel loro sorriso me lo ricorderò per sempre, quel loro sorriso che per un attimo mi ha fatto dimenticare tutto e mi ha fatto sentire “normale” io me lo ricorderò per sempre. E poi gliel’ho detto: “Cпасибо”. Grazie. Ma ero troppo lontana e sicuramente non mi hanno sentita. Ma non importa. Sono riuscita a dirglielo. E spero che i miei occhi gli abbiano detto quello che la voce ha taciuto. I loro sì.

Certo, poi sono tornata alla mia vita ordinaria. Ma per un attimo, c’era stato qualcosa. Non m’importa se era stata solo un’ora a cantare le loro canzoni, o pochi secondi di pazzo inseguimento, o l’istante di uno scatto fotografico. C’era stato. E io ho sentito che poteva esserci ancora. Ho sentito che potevo ricominciare. Ho sentito che quello poteva essere il primo giorno del resto della mia vita. Perché, per un attimo c’era stato qualcosa. Quell’attimo, sì, quell’attimo. Qualsiasi cosa succeda, sarà dentro di me. Per sempre. Навсегда.
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giovedì 14 maggio 2009
La bellezza secondo me - Take 6
Indovinate un po' chi è l'autrice di quello che state per leggere?!!... ^___^"
"Non è il volto, ma la sua espressione. Non è la voce, ma il modo di parlare. Non è come ti sta quel corpo, ma le cose che ci fai. Tu sei bellissima."
(tratto da un'intervista alle t.A.T.u.)

Ci sono cose che non si riescono ad esprimere con le parole. Ci sono cose che si hanno in testa, ma che non si riescono a tirare fuori. Ci sono cose che nella mente appaiono grandi, enormi, importanti, e che nel momento in cui si prova a tirarle fuori, le parole le immiseriscono, riducendole a non più che a grandezza naturale. Come accade con la mia idea di bellezza, per l’appunto. Per questo mi è difficile scriverne. Se dovessi dire che cos’è la bellezza secondo me… bè, non troverei mai le parole giuste. Però penso che potrei spiegarlo con un esempio.
Qualche giorno fa ero all’università e, in un momento di pausa tra una lezione e quella successiva, ho deciso di far un giro pesca intorno all’ospedale, giusto per ammazzar un po’ il tempo. Quindi stavo passeggiando – iPod alla mano, canzoni delle t.A.T.u. sparate nelle orecchie – quando un particolare ha attirato la mia attenzione: al margine di un marciapiede era accoccolata una ragazza che stava armeggiando con la catena di una bicicletta. Mi sono fermata e l’ho guardata. Capelli castani chiari, ricci, zainetto EastPak rosso scaricato per terra accanto alla bici, mani che si muovevano concitate, più o meno la mia età, no, forse qualche anno in più, sui 28 – 30, aria arrabbiata e scoraggiata. Una sorta di istantanea in un attimo lunghissimo in cui il tempo si ferma, ho pensato. Le macchine continuavano a correre per strada, la gente continuava a camminare sul marciapiede, ma io ero immobile e così pure quella ragazza, immobile nella sua meccanica di gesti ripetitivi e nella sua espressione sconsolata. Ho provato a proiettarmi al suo posto. Dopodichè mi sono avvicinata a lei e le ho detto: “Hai bisogno di una mano?”. Uscita stupidissima, lo so, ma non sapevo come rompere il ghiaccio… “Magari!” ha sbuffato lei, alzando il volto arrabbiato ed imbronciato verso di me, con il che ho poggiato la mia borsa a terra e mi sono accovacciata di fronte a lei, dall’altro versante della bicicletta. Era uscita la catena, e la presenza del carter rendeva estremamente difficile il rimetterla al suo posto. La ragazza ha borbottato qualcosa sul fatto che stava perdendo la lezione e con la bici in quelle condizioni non sapeva neanche come fare a tornare in stazione. Io non me ne intendo di biciclette. Non ho mai riparato una bicicletta in vita mia. E, tendenzialmente, sono imbranata. Non capivo proprio cosa ci facevo lì accoccolata per terra, perché mi era venuta l’idea di aiutarla, e cos’avrei potuto fare se non peggiorare ulteriormente le cose. ‘Faccio un paio di tentativi, non si approda a nulla, e do forfait’, ho pensato. In fin dei conti, avrei avuto almeno l’attenuante dell’averci provato. E stavo per mettere le mani un po’ a casaccio sulla catena, quando la ragazza ha alzato gli occhi dal carter e mi ha guardata. E io ho visto un’infinità di cose in quello sguardo. Un infinità di parole taciute ma ugualmente espresse. Una muta richiesta d’aiuto, di appoggio, di sostegno, di cooperazione, di fai qualcosa tu perché io sono alla frutta… Ci brillavano le lacrime, in quegli occhi. E allora non lo so cos’ho pensato. So solo che mi sono detta che l’avrei aiutata ad ogni costo, e non mi sarei schiodata da lì finché non avessi rimesso quella catena al suo posto, avessi dovuto impiegarci i 3 giorni successivi. Forse, chissà, da qualche parte qualcosa di è mosso… o forse è solo la forza che ti dà la determinazione… fatto sta che ho infilato le dita dentro quel dannato carter, sporcandomele tutte, fino a farmi male con i dentini della catena… ma non ho mollato, e alla fine la catena è tornata al suo posto. Non so come ci sono riuscita, e so invece per certo che se qualcuno mi chiedesse di rifarlo anche adesso, non ne sarò mai più capace… ma l’altro giorno, per quella ragazza, tutto solo per lei, ce l’ho fatta. “A posto!” le ho detto ritirando le dita fuori dal carter mentre la catena riprendeva a girare. “Davvero?!?” la sua voce aveva un che d’incredulo e di speranzoso allo stesso tempo. Ha girato il pedale con la mano per assicurarsi che fosse tutto vero, ed ha avuto la sua conferma. Sorrideva, adesso. E il tempo si è fermato di nuovo, per un altro di quegli attimi fugaci eppure eterni. E allora ho alzato lo sguardo verso di lei, e per la prima volta l’ho vista. L’ho vista davvero. I suoi capelli, il suo volto, la sua aria sollevata, felice, e poi i suoi occhi, il suo sorriso. La luce che le veniva da dentro e la illuminava tutta. E ho pensato: 'Cazzo, ma è bellissima!'. Ecco. Ed era veramente così. Bellissima. Ma bellissima davvero. Così bella, accipicchia, così bella. Da mozzare il fiato, dico sul serio. Ho continuato a fissarla senza riuscire a staccare lo sguardo. E poi lei ha rivolto quel sorriso bellissimo, quegli occhi così pieni di luce verso di me, e mi ha detto: “Grazie!”. Io ho continuato a pensare che quella ragazza era veramente bellissima in quel momento. Ero così rapita nell’osservarla, che non sentivo neanche più male alle dita. E all’improvviso, non so perché, mi è venuto da pensare che, magari, anch’io in quel momento ero bellissima. Sì, bellissima, anche se accoccolata per terra, con i capelli in disordine, i jeans sporchi per la polvere del marciapiede, le dita tagliuzzate e ricoperte del grasso nero della bici. Io e quella ragazza, due persone diverse, una cosa sola, un attimo infinito. E lei, in quel momento, in quel momento e per sempre, lei bellissima.
Nell’oceano incasinato in cui nuoto ogni giorno, quella ragazza è stata una goccia di bellezza.
E questo ha dato un senso. E io ho sentito che aveva un senso. Che questa vita è un mucchio di tessere di un puzzle assolutamente random, ma ogni tanto c’è un tassello che va al posto giusto. E questo è il risultato: la bellezza.
"Non è il volto, ma la sua espressione. Non è la voce, ma il modo di parlare. Non è come ti sta quel corpo, ma le cose che ci fai. Tu sei bellissima."
(tratto da un'intervista alle t.A.T.u.)

Ci sono cose che non si riescono ad esprimere con le parole. Ci sono cose che si hanno in testa, ma che non si riescono a tirare fuori. Ci sono cose che nella mente appaiono grandi, enormi, importanti, e che nel momento in cui si prova a tirarle fuori, le parole le immiseriscono, riducendole a non più che a grandezza naturale. Come accade con la mia idea di bellezza, per l’appunto. Per questo mi è difficile scriverne. Se dovessi dire che cos’è la bellezza secondo me… bè, non troverei mai le parole giuste. Però penso che potrei spiegarlo con un esempio.
Qualche giorno fa ero all’università e, in un momento di pausa tra una lezione e quella successiva, ho deciso di far un giro pesca intorno all’ospedale, giusto per ammazzar un po’ il tempo. Quindi stavo passeggiando – iPod alla mano, canzoni delle t.A.T.u. sparate nelle orecchie – quando un particolare ha attirato la mia attenzione: al margine di un marciapiede era accoccolata una ragazza che stava armeggiando con la catena di una bicicletta. Mi sono fermata e l’ho guardata. Capelli castani chiari, ricci, zainetto EastPak rosso scaricato per terra accanto alla bici, mani che si muovevano concitate, più o meno la mia età, no, forse qualche anno in più, sui 28 – 30, aria arrabbiata e scoraggiata. Una sorta di istantanea in un attimo lunghissimo in cui il tempo si ferma, ho pensato. Le macchine continuavano a correre per strada, la gente continuava a camminare sul marciapiede, ma io ero immobile e così pure quella ragazza, immobile nella sua meccanica di gesti ripetitivi e nella sua espressione sconsolata. Ho provato a proiettarmi al suo posto. Dopodichè mi sono avvicinata a lei e le ho detto: “Hai bisogno di una mano?”. Uscita stupidissima, lo so, ma non sapevo come rompere il ghiaccio… “Magari!” ha sbuffato lei, alzando il volto arrabbiato ed imbronciato verso di me, con il che ho poggiato la mia borsa a terra e mi sono accovacciata di fronte a lei, dall’altro versante della bicicletta. Era uscita la catena, e la presenza del carter rendeva estremamente difficile il rimetterla al suo posto. La ragazza ha borbottato qualcosa sul fatto che stava perdendo la lezione e con la bici in quelle condizioni non sapeva neanche come fare a tornare in stazione. Io non me ne intendo di biciclette. Non ho mai riparato una bicicletta in vita mia. E, tendenzialmente, sono imbranata. Non capivo proprio cosa ci facevo lì accoccolata per terra, perché mi era venuta l’idea di aiutarla, e cos’avrei potuto fare se non peggiorare ulteriormente le cose. ‘Faccio un paio di tentativi, non si approda a nulla, e do forfait’, ho pensato. In fin dei conti, avrei avuto almeno l’attenuante dell’averci provato. E stavo per mettere le mani un po’ a casaccio sulla catena, quando la ragazza ha alzato gli occhi dal carter e mi ha guardata. E io ho visto un’infinità di cose in quello sguardo. Un infinità di parole taciute ma ugualmente espresse. Una muta richiesta d’aiuto, di appoggio, di sostegno, di cooperazione, di fai qualcosa tu perché io sono alla frutta… Ci brillavano le lacrime, in quegli occhi. E allora non lo so cos’ho pensato. So solo che mi sono detta che l’avrei aiutata ad ogni costo, e non mi sarei schiodata da lì finché non avessi rimesso quella catena al suo posto, avessi dovuto impiegarci i 3 giorni successivi. Forse, chissà, da qualche parte qualcosa di è mosso… o forse è solo la forza che ti dà la determinazione… fatto sta che ho infilato le dita dentro quel dannato carter, sporcandomele tutte, fino a farmi male con i dentini della catena… ma non ho mollato, e alla fine la catena è tornata al suo posto. Non so come ci sono riuscita, e so invece per certo che se qualcuno mi chiedesse di rifarlo anche adesso, non ne sarò mai più capace… ma l’altro giorno, per quella ragazza, tutto solo per lei, ce l’ho fatta. “A posto!” le ho detto ritirando le dita fuori dal carter mentre la catena riprendeva a girare. “Davvero?!?” la sua voce aveva un che d’incredulo e di speranzoso allo stesso tempo. Ha girato il pedale con la mano per assicurarsi che fosse tutto vero, ed ha avuto la sua conferma. Sorrideva, adesso. E il tempo si è fermato di nuovo, per un altro di quegli attimi fugaci eppure eterni. E allora ho alzato lo sguardo verso di lei, e per la prima volta l’ho vista. L’ho vista davvero. I suoi capelli, il suo volto, la sua aria sollevata, felice, e poi i suoi occhi, il suo sorriso. La luce che le veniva da dentro e la illuminava tutta. E ho pensato: 'Cazzo, ma è bellissima!'. Ecco. Ed era veramente così. Bellissima. Ma bellissima davvero. Così bella, accipicchia, così bella. Da mozzare il fiato, dico sul serio. Ho continuato a fissarla senza riuscire a staccare lo sguardo. E poi lei ha rivolto quel sorriso bellissimo, quegli occhi così pieni di luce verso di me, e mi ha detto: “Grazie!”. Io ho continuato a pensare che quella ragazza era veramente bellissima in quel momento. Ero così rapita nell’osservarla, che non sentivo neanche più male alle dita. E all’improvviso, non so perché, mi è venuto da pensare che, magari, anch’io in quel momento ero bellissima. Sì, bellissima, anche se accoccolata per terra, con i capelli in disordine, i jeans sporchi per la polvere del marciapiede, le dita tagliuzzate e ricoperte del grasso nero della bici. Io e quella ragazza, due persone diverse, una cosa sola, un attimo infinito. E lei, in quel momento, in quel momento e per sempre, lei bellissima.
Nell’oceano incasinato in cui nuoto ogni giorno, quella ragazza è stata una goccia di bellezza.
E questo ha dato un senso. E io ho sentito che aveva un senso. Che questa vita è un mucchio di tessere di un puzzle assolutamente random, ma ogni tanto c’è un tassello che va al posto giusto. E questo è il risultato: la bellezza.
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Veggie
lunedì 11 maggio 2009
La bellezza secondo me - Take 5
Ecco qua, ancora le vostre opinioni sulla "bellezza"!! Grazie a tutte!
SANDY
"Credo che la bellezza sia semplicità, un modo di essere, di esprimersi, di fare e ognuno a suo modo, con un suo stile, con il suo carattere...
Credo che non sia data dai Kg che abbiamo o da ciò che indossiamo,
Credo che dei jeans "D&G" non mi rendano migliore se poi non riesco a pensare alle persone che fanno parte della mia vita e a quelle che potrebbero farne parte se solo io fossi un po’ meno egoista...
CREDO CHE LA BELLEZZA SIA QUALCOSA DI INDESCRIVIBILE E CHE OGNUNO E’ BELLO A SUO MODO PERCHE’ SE FOSSIMO TUTTI UGUALI (PELLE E OSSA O QUELLE CHE LE RAGAZZE “PRO-ANA” DEFINIREBBERO BALENE) LA BELLEZZA NON ESISTEREBBE PERCHE’ SAREBBE LA NORMALITA’ DELLA NOSTRA VITA...
UN PO’ COME RESPIRARE: DIVENTEREBBE NORMALE E QUINDI LA DAREMMO PER SCONTATA!
LA BELLEZZA E’ DATA NON SOLO DA CIO’ CHE SIAMO NOI MA DA CIO’ CHE SENTE CHI CI AMA QUAND'E’ CON NOI...
IL RESTO NON CONTA O COMUNQUE E’ POCO IMPORTANTE...
LA BELLEZZA DELLE MODELLE E DEGLI STILISTI NON CONTA PERCHE’ NON SONO LORO A DECIDERE MA NOI!!!
BASTEREBBE UNIRSI E TUTTE INSIEME SMETTERLA DI COMPRARE TAGLIE DEL TIPO LA 36 O LA 38 (E SOPRATTUTTO FINIRE I DIGIUNI ASURDI PER POTER RIENTRARE IN QUELLE TAGLIE) E ALLA FINE SMETTEREBBERO TUTTI DI PRODURLE E TUTTI CAPIREBBERO FINALMENTE CHE NON SI E’ BELLI PERCHE’ SI E’ SIMILI AGLI ALTRI MA SI E’ BELLI PERCHE’ SI è SE STESSI: UNICI NEL NOSTRO GENERE!!!
BELLI CI SI SENTE, NON CI SI E’. Come dice Veggie, "NN PIACERSI è UNA VERA E PROPRIA CONDANNA"... per piacersi bisogna essere ingenui, vanitosi o sicuri di sè
Se c'è una cosa che ho imparato è che "ANCHE I MIGLIORI SONO LONTANI DALLA PERFEZIONE"...
Lo tengo a mente per non dimenticarlo mai..."
MARTINA
"Cos'è la bellezza per me... mi viene in mente un'espressione che i francesi usano spesso "etre bien dans sa peaux"... sentirsi bene nella propria pelle.
Penso che la bellezza sia una sensazione tutta personale di equilibrio ed armonia. Non è uno stato fisico, ma mentale… per cui varia continuamente. Non lo so... a volte mi capita di sentirmi bella solo perchè fuori c'è il sole, perchè ho dei bei programmi per la giornata o sono insieme ad amici spensierata e sorridente...poco importa in quei momenti se sono in tuta, con le mie scarpe da tennis vecchie e bucate, ma a cui sono molto affezionata (già… ho questo vizietto di affezionarmi un po’ troppo a tutto...).
Insomma si sa che la bellezza è relativa, ma tendiamo sempre a pensare che sia relativa allo sguardo degli altri, io credo che sia lo sguardo con cui noi stesse ci percepiamo che è relativo. Rimandiamo agli altri l'immagine che abbiamo di noi... un'immagine che può cambiare tante di quelle volte al giorno da farci venire il mal di testa!
La bellezza non è qualcosa che o si ha o non si ha, ma qualcosa che bisogna imparare a riconoscere e a trasmettere, prima di tutto a noi stesse!"
FRANCESCA
"Premettendo che non ho le idee molto chiare su questo punto...
Secondo me la bellezza non è in generale una caratteristica intrinseca, ma qualcosa che si manifesta in momenti particolari... una persona è bella quando lascia intravedere la sua essenza, quando smette di essere concentrata su se stessa e si lascia cogliere in un attimo di serenità, quando riesce a stabilire un contatto con chi le sta intorno, quando sorride per esempio...
Quella stessa bellezza la ritrovo in particolari situazioni, in un tramonto, in un teorema di algebra (^_^), in un profumo, in un libro o in un film o in un momento di serenità senza motivo... quando anche io riesco a distaccarmi da me stessa per essere completamente assorbita dall'interesse per qualcosa di esterno...
Non ci ho mai riflettuto molto e non saprei dire se la mia sia stata una ricerca di bellezza, però pensandoci adesso direi che il mio obiettivo non era tanto la bellezza quanto il rientrare in determinati canoni che mi avrebbero permesso di essere accettata, dagli altri e quindi da me stessa, anche se ritenevo quei canoni distorti e sbagliati... ma forse, in un certo senso, la mia è stata anche una ricerca di bellezza, perchè l'inadeguatezza che mi sentivo (sento, a volte) addosso era il contrario di quello che considero bellezza... mi sentivo goffa, sgraziata, ingombrante… anche e soprattutto a livello morale… troppo attaccata a me stessa, sempre e comunque concentrata su me stessa... e l'anoressia è stata forse (tra le altre cose, perchè non credo di poter linearizzare così un problema tanto complesso) una ricerca di distacco... volevo disperatamente mostrare il mio disinteresse per ciò che era il mio corpo, materialmente... e quindi un disinteresse verso i suoi bisogni fisici... e alla fine ho ottenuto l'effetto contrario: quel corpo da cui cercavo il completo distacco è divenuto alla fine l'unico oggetto dei miei pensieri... e io stessa ero diventata solo “un corpo”."
CLAUDIA
"La "bellezza" certamente è un tema cruciale per chiunque abbia sofferto di disturbi alimentari...
Non si tratta di bellezza esteriore, o almeno quella è un pretesto.
Io personalmente so che se dimagrisco non sarò più bella agli occhi degli altri, e forse nemmeno ai miei, ci sarebbero molte altre cose che potrei fare per abbellire la mia persona che non affamarvi, vomitare ecc...
Purtroppo ci sono ancora dentro in pieno a queste cose, sto cercando di farmi aiutare ad aiutare me stessa ad uscirne. Non vedo molta luce in questo senso, ma non voglio smettere di cercarla, se non altro per mantenere la mia mente aperta ad altro, ad altri, che non sempre ossessivamente concentrata su me stessa...
"La bellezza salverà il mondo o lo farà impazzire di desiderio".
è il mio personale adattamento di una frase di Dostoevskij...
Questo invece è un estratto di un post che avevo scritto tempo fa a riguardo, anche se lo trovo un pò forzato in certi punti...
Penso troppo al senso della bellezza. Perché se ne parla così poco? Perché nei discorsi della gente compare così di rado la parola “bello”? O quando compare è buttata lì, con noncuranza, con leggerezza, senza troppe implicazioni di sorta. Si dice che una cosa è vera, non bella. Ma del resto chi è così sprovveduto da rispolverare l’equazione bellezza è verità, verità è bellezza?
Mi sento divorata dal bisogno di estetismo! [...] Devo creare io il senso della bellezza che cerco e che forse, anzi di sicuro sopravvaluto, in fondo la bellezza è poi così bella?
Oh niente idealismi certo, certo… Allora dico senza mezzi termini che la bellezza è tremenda, mi rifaccio a una particolare forma di “cosmetica del nemico” che implica un solipsismo affamato, si affamato, di superfici lucide con cui devo farci i miei pericolosissimi conti. Con la penna, le mani, usando i nei, i miei nei come unità di misura del corpo. Non più numeri, ma nei, come un codice da interpretare, anche se qui non si tratta di risolvere nulla. Il bello non mi risolve, non è riposante né confortevole, almeno nelle mie vaghe nozioni post-adolescenziali compromesse.
Non si parla nella nostra società in termini di bellezza se non come complimento un po’ posticcio, un accessorio che tutti vogliono e ricercano con i mezzi che il nostro tempo è lieto di offrirci-venderci spesso a caro prezzo. E se dicessi che intendo la bellezza come una forza? In senso fisico, energico però, in senso rivoluzionario anche...
Non facciamo i finti tonti kantiani, la bellezza soggettivamente universale non ci è nota, imbevuti come siamo, più o meno consciamente, di qualche corrente e categoria estetica verso cui simpatizziamo e da cui attingiamo le norme per giudicare tutto il resto, per “addomesticare” il bello, al posto di viverlo. Ma cosa pretendo allora? Io scrivo per necessità e la bellezza è un tema che in questo momento (sempre!) mi era necessario e quindi ne parlo, non arrivando a nessuna conclusione, perché è così che mi intendo con me stessa…
Non cambio le mie abitudini, anche se forse sarebbe ora... Mi chiedo fino a quanto potrò permettermi di andare in giro con i capelli viola, calze a rete fucsia, e orpelli simili senza sembrare ridicola. Ma perché dovrebbe importarmi?
La bellezza si materializza nel rapporto con l’Altro, non esiste una bellezza non dialogata, non esiste una bellezza che non venga giocata, riflessa, “imbrogliata”. l’illusione è arte, è tecnica delle prime, ultime cose. La bellezza è questa dolcissima nemica cosmetica dall’aurea violacea."
VALENTINA84
"La bellezza secondo me... Prima di poter rispondere ci ho dovuto pensare tanto. Quante volte diciamo “quella persona è bella” riferendoci magari a un calciatore, a una modella o a una velina… ma anche nella vita quotidiana, in discoteca, a lavoro incontriamo qualcuno è diciamo che è bello spesso perché ha un fisico da urlo o un andamento possente.
Per una persona come me che si sente e forse si è sempre sentita brutta, nonostante alcuni mi dicano il contrario, non è facile definire una cosa che non sento mi appartenga…
Inizio con una frase che mi ha detto il mio dolcissimo ragazzo: “Ogni tuo sorriso è come aver conquistato il più lontano dei pianeti”!!! Ogni volta che riesce a farmi ridere mi dice che sono bellissima, ma io non credo proprio di esserlo… poi quando rido men che meno… infatti quando mi fanno le foto non riesco mai a ridere!!!
Forse questa potrebbe essere una bellezza per tutte noi: il SORRISO!!!
Poi leggendo il libro di Fabio Volo “Un posto nel mondo” dice una frase che mi ha colpito molto… “vedersi riflessi negli occhi di chi ci ama ci rende molto più belli”!!!
Io credo che personalmente il mio problema sia questo: io mi guardo sempre con i miei occhi severissimi, che non fanno altro che criticarmi, in ogni piccolo dettaglio… sempre a dire che questo non va bene, questo neanche… che quella ragazza ha il fisico migliore del mio, che un’altra è più slanciata, ecc…potrei stare ore ad elencare le cose che non mi piacciono di me e che invece trovo stupende in altre persone.
Ma è proprio questo mio non vedermi bella che mi ha condannata: sei brutta non vai bene…meglio scomparire!!!E ora che sono ingrassata: sei bruttissima, orrenda…non sei più magra…continua ad abbuffarti tanto ormai…Come se avessi qualcosa di irreparabile…ma ora ho capito che non è così!!!
Sono una ragazza sanissima… e anche bella perché sono io!!! Valentina come me ce ne è una sola e solo una ce ne sarà!!! Che poi: bella per chi??? Per i canoni di miss Italia??? Beh non mi interessa fare la modella nè la soubrette… io sono e voglio fare l’ingegnere, ma voglio anche essere in futuro una moglie che sarà la più bella per suo marito e una mamma che sarà la migliore del mondo per i suoi figli!!!
La chiave della bellezza secondo me è volersi bene…
Io ora sto camminando verso questa strada… passettino dopo passettino… caduta dopo caduta…
Con la mia forza…con tutta la voglia che ho di stare bene e quando riesco, con il… sorriso!!!"
SANDY
"Credo che la bellezza sia semplicità, un modo di essere, di esprimersi, di fare e ognuno a suo modo, con un suo stile, con il suo carattere...
Credo che non sia data dai Kg che abbiamo o da ciò che indossiamo,
Credo che dei jeans "D&G" non mi rendano migliore se poi non riesco a pensare alle persone che fanno parte della mia vita e a quelle che potrebbero farne parte se solo io fossi un po’ meno egoista...
CREDO CHE LA BELLEZZA SIA QUALCOSA DI INDESCRIVIBILE E CHE OGNUNO E’ BELLO A SUO MODO PERCHE’ SE FOSSIMO TUTTI UGUALI (PELLE E OSSA O QUELLE CHE LE RAGAZZE “PRO-ANA” DEFINIREBBERO BALENE) LA BELLEZZA NON ESISTEREBBE PERCHE’ SAREBBE LA NORMALITA’ DELLA NOSTRA VITA...
UN PO’ COME RESPIRARE: DIVENTEREBBE NORMALE E QUINDI LA DAREMMO PER SCONTATA!
LA BELLEZZA E’ DATA NON SOLO DA CIO’ CHE SIAMO NOI MA DA CIO’ CHE SENTE CHI CI AMA QUAND'E’ CON NOI...
IL RESTO NON CONTA O COMUNQUE E’ POCO IMPORTANTE...
LA BELLEZZA DELLE MODELLE E DEGLI STILISTI NON CONTA PERCHE’ NON SONO LORO A DECIDERE MA NOI!!!
BASTEREBBE UNIRSI E TUTTE INSIEME SMETTERLA DI COMPRARE TAGLIE DEL TIPO LA 36 O LA 38 (E SOPRATTUTTO FINIRE I DIGIUNI ASURDI PER POTER RIENTRARE IN QUELLE TAGLIE) E ALLA FINE SMETTEREBBERO TUTTI DI PRODURLE E TUTTI CAPIREBBERO FINALMENTE CHE NON SI E’ BELLI PERCHE’ SI E’ SIMILI AGLI ALTRI MA SI E’ BELLI PERCHE’ SI è SE STESSI: UNICI NEL NOSTRO GENERE!!!
BELLI CI SI SENTE, NON CI SI E’. Come dice Veggie, "NN PIACERSI è UNA VERA E PROPRIA CONDANNA"... per piacersi bisogna essere ingenui, vanitosi o sicuri di sè
Se c'è una cosa che ho imparato è che "ANCHE I MIGLIORI SONO LONTANI DALLA PERFEZIONE"...
Lo tengo a mente per non dimenticarlo mai..."
MARTINA
"Cos'è la bellezza per me... mi viene in mente un'espressione che i francesi usano spesso "etre bien dans sa peaux"... sentirsi bene nella propria pelle.
Penso che la bellezza sia una sensazione tutta personale di equilibrio ed armonia. Non è uno stato fisico, ma mentale… per cui varia continuamente. Non lo so... a volte mi capita di sentirmi bella solo perchè fuori c'è il sole, perchè ho dei bei programmi per la giornata o sono insieme ad amici spensierata e sorridente...poco importa in quei momenti se sono in tuta, con le mie scarpe da tennis vecchie e bucate, ma a cui sono molto affezionata (già… ho questo vizietto di affezionarmi un po’ troppo a tutto...).
Insomma si sa che la bellezza è relativa, ma tendiamo sempre a pensare che sia relativa allo sguardo degli altri, io credo che sia lo sguardo con cui noi stesse ci percepiamo che è relativo. Rimandiamo agli altri l'immagine che abbiamo di noi... un'immagine che può cambiare tante di quelle volte al giorno da farci venire il mal di testa!
La bellezza non è qualcosa che o si ha o non si ha, ma qualcosa che bisogna imparare a riconoscere e a trasmettere, prima di tutto a noi stesse!"
FRANCESCA
"Premettendo che non ho le idee molto chiare su questo punto...
Secondo me la bellezza non è in generale una caratteristica intrinseca, ma qualcosa che si manifesta in momenti particolari... una persona è bella quando lascia intravedere la sua essenza, quando smette di essere concentrata su se stessa e si lascia cogliere in un attimo di serenità, quando riesce a stabilire un contatto con chi le sta intorno, quando sorride per esempio...
Quella stessa bellezza la ritrovo in particolari situazioni, in un tramonto, in un teorema di algebra (^_^), in un profumo, in un libro o in un film o in un momento di serenità senza motivo... quando anche io riesco a distaccarmi da me stessa per essere completamente assorbita dall'interesse per qualcosa di esterno...
Non ci ho mai riflettuto molto e non saprei dire se la mia sia stata una ricerca di bellezza, però pensandoci adesso direi che il mio obiettivo non era tanto la bellezza quanto il rientrare in determinati canoni che mi avrebbero permesso di essere accettata, dagli altri e quindi da me stessa, anche se ritenevo quei canoni distorti e sbagliati... ma forse, in un certo senso, la mia è stata anche una ricerca di bellezza, perchè l'inadeguatezza che mi sentivo (sento, a volte) addosso era il contrario di quello che considero bellezza... mi sentivo goffa, sgraziata, ingombrante… anche e soprattutto a livello morale… troppo attaccata a me stessa, sempre e comunque concentrata su me stessa... e l'anoressia è stata forse (tra le altre cose, perchè non credo di poter linearizzare così un problema tanto complesso) una ricerca di distacco... volevo disperatamente mostrare il mio disinteresse per ciò che era il mio corpo, materialmente... e quindi un disinteresse verso i suoi bisogni fisici... e alla fine ho ottenuto l'effetto contrario: quel corpo da cui cercavo il completo distacco è divenuto alla fine l'unico oggetto dei miei pensieri... e io stessa ero diventata solo “un corpo”."
CLAUDIA
"La "bellezza" certamente è un tema cruciale per chiunque abbia sofferto di disturbi alimentari...
Non si tratta di bellezza esteriore, o almeno quella è un pretesto.
Io personalmente so che se dimagrisco non sarò più bella agli occhi degli altri, e forse nemmeno ai miei, ci sarebbero molte altre cose che potrei fare per abbellire la mia persona che non affamarvi, vomitare ecc...
Purtroppo ci sono ancora dentro in pieno a queste cose, sto cercando di farmi aiutare ad aiutare me stessa ad uscirne. Non vedo molta luce in questo senso, ma non voglio smettere di cercarla, se non altro per mantenere la mia mente aperta ad altro, ad altri, che non sempre ossessivamente concentrata su me stessa...
"La bellezza salverà il mondo o lo farà impazzire di desiderio".
è il mio personale adattamento di una frase di Dostoevskij...
Questo invece è un estratto di un post che avevo scritto tempo fa a riguardo, anche se lo trovo un pò forzato in certi punti...
Penso troppo al senso della bellezza. Perché se ne parla così poco? Perché nei discorsi della gente compare così di rado la parola “bello”? O quando compare è buttata lì, con noncuranza, con leggerezza, senza troppe implicazioni di sorta. Si dice che una cosa è vera, non bella. Ma del resto chi è così sprovveduto da rispolverare l’equazione bellezza è verità, verità è bellezza?
Mi sento divorata dal bisogno di estetismo! [...] Devo creare io il senso della bellezza che cerco e che forse, anzi di sicuro sopravvaluto, in fondo la bellezza è poi così bella?
Oh niente idealismi certo, certo… Allora dico senza mezzi termini che la bellezza è tremenda, mi rifaccio a una particolare forma di “cosmetica del nemico” che implica un solipsismo affamato, si affamato, di superfici lucide con cui devo farci i miei pericolosissimi conti. Con la penna, le mani, usando i nei, i miei nei come unità di misura del corpo. Non più numeri, ma nei, come un codice da interpretare, anche se qui non si tratta di risolvere nulla. Il bello non mi risolve, non è riposante né confortevole, almeno nelle mie vaghe nozioni post-adolescenziali compromesse.
Non si parla nella nostra società in termini di bellezza se non come complimento un po’ posticcio, un accessorio che tutti vogliono e ricercano con i mezzi che il nostro tempo è lieto di offrirci-venderci spesso a caro prezzo. E se dicessi che intendo la bellezza come una forza? In senso fisico, energico però, in senso rivoluzionario anche...
Non facciamo i finti tonti kantiani, la bellezza soggettivamente universale non ci è nota, imbevuti come siamo, più o meno consciamente, di qualche corrente e categoria estetica verso cui simpatizziamo e da cui attingiamo le norme per giudicare tutto il resto, per “addomesticare” il bello, al posto di viverlo. Ma cosa pretendo allora? Io scrivo per necessità e la bellezza è un tema che in questo momento (sempre!) mi era necessario e quindi ne parlo, non arrivando a nessuna conclusione, perché è così che mi intendo con me stessa…
Non cambio le mie abitudini, anche se forse sarebbe ora... Mi chiedo fino a quanto potrò permettermi di andare in giro con i capelli viola, calze a rete fucsia, e orpelli simili senza sembrare ridicola. Ma perché dovrebbe importarmi?
La bellezza si materializza nel rapporto con l’Altro, non esiste una bellezza non dialogata, non esiste una bellezza che non venga giocata, riflessa, “imbrogliata”. l’illusione è arte, è tecnica delle prime, ultime cose. La bellezza è questa dolcissima nemica cosmetica dall’aurea violacea."
VALENTINA84
"La bellezza secondo me... Prima di poter rispondere ci ho dovuto pensare tanto. Quante volte diciamo “quella persona è bella” riferendoci magari a un calciatore, a una modella o a una velina… ma anche nella vita quotidiana, in discoteca, a lavoro incontriamo qualcuno è diciamo che è bello spesso perché ha un fisico da urlo o un andamento possente.
Per una persona come me che si sente e forse si è sempre sentita brutta, nonostante alcuni mi dicano il contrario, non è facile definire una cosa che non sento mi appartenga…
Inizio con una frase che mi ha detto il mio dolcissimo ragazzo: “Ogni tuo sorriso è come aver conquistato il più lontano dei pianeti”!!! Ogni volta che riesce a farmi ridere mi dice che sono bellissima, ma io non credo proprio di esserlo… poi quando rido men che meno… infatti quando mi fanno le foto non riesco mai a ridere!!!
Forse questa potrebbe essere una bellezza per tutte noi: il SORRISO!!!
Poi leggendo il libro di Fabio Volo “Un posto nel mondo” dice una frase che mi ha colpito molto… “vedersi riflessi negli occhi di chi ci ama ci rende molto più belli”!!!
Io credo che personalmente il mio problema sia questo: io mi guardo sempre con i miei occhi severissimi, che non fanno altro che criticarmi, in ogni piccolo dettaglio… sempre a dire che questo non va bene, questo neanche… che quella ragazza ha il fisico migliore del mio, che un’altra è più slanciata, ecc…potrei stare ore ad elencare le cose che non mi piacciono di me e che invece trovo stupende in altre persone.
Ma è proprio questo mio non vedermi bella che mi ha condannata: sei brutta non vai bene…meglio scomparire!!!E ora che sono ingrassata: sei bruttissima, orrenda…non sei più magra…continua ad abbuffarti tanto ormai…Come se avessi qualcosa di irreparabile…ma ora ho capito che non è così!!!
Sono una ragazza sanissima… e anche bella perché sono io!!! Valentina come me ce ne è una sola e solo una ce ne sarà!!! Che poi: bella per chi??? Per i canoni di miss Italia??? Beh non mi interessa fare la modella nè la soubrette… io sono e voglio fare l’ingegnere, ma voglio anche essere in futuro una moglie che sarà la più bella per suo marito e una mamma che sarà la migliore del mondo per i suoi figli!!!
La chiave della bellezza secondo me è volersi bene…
Io ora sto camminando verso questa strada… passettino dopo passettino… caduta dopo caduta…
Con la mia forza…con tutta la voglia che ho di stare bene e quando riesco, con il… sorriso!!!"
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