Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 31 luglio 2009

La strada del ricovero

La strada del ricovero è tutto quello che vorresti di buono oltre alla realtà che disegna l’anoressia.

La strada del ricovero è quando ti brillano gli occhi al solo pensiero che la tua capacità di combattere senza arrenderti possa superare i confini dell’anoressia e diventare realtà.

La strada del ricovero è forza, è vita.

La strada del ricovero è la base di oggi per un castello che vuoi costruire domani.

La strada del ricovero è ardua e difficile: l'importante è che sia la tua.

La strada del ricovero è lacrima, quando sai che è infinita; ma la strada del ricovero è credere all'infinito.

La strada del ricovero è tenersi per mano e crearsi il proprio mondo al di fuori dell’anoressia.

La strada del ricovero è lasciare le mani e capire che siamo in grado di camminare anche da sole.

La strada del ricovero è sostenerci a vicenda, perché siamo più forti quando combattiamo insieme.

La strada del ricovero è crederci sempre. È chiudere gli occhi e immaginare tutto quello che la nostra vita può essere e contenere nel momento in cui a poco a poco viene lasciato libero lo spazio occupato dal DCA. La strada del ricovero è forza d'animo per aver creduto davvero alle bugie raccontate dall’anoressia, e aver avuto la forza di ribellarsi interamente ad un delirio che d’intero non lascia più niente.


Questo è ciò che penso, guardando la strada che si apre di fronte a me, là. Per me e per tutte voi. Per tutte quelle tristi che non sorridono più e pensano di arrendersi all’anoressia. Per tutte quelle a cui manca la voglia di lottare. Per tutte quelle che ancora preferiscono ascoltare le menzogne dell’anoressia piuttosto che fare il ben più difficile passo di scegliere di affrontare la realtà. Ma anche e soprattutto per tutte quelle come noi, che hanno il coraggio di non alzare le braccia e di non arrendersi. Perché solo noi avremo vinto per sempre… camminando insieme sulla strada del ricovero.

martedì 28 luglio 2009

Amicizia contro l'anoressia

Giuro che non me l'aspettavo.

Quando ero nel pieno dell’anoressia, quando lei riempiva tutta la mia vita, non c’era spazio per nient’altro, per nessuna emozione. E questo è durato così a lungo che anche adesso sentire il cuore battere forte è una gran sorpresa.

Ma oggi batte più forte del solito, e batte per la persona più importante della mia vita che oggi compie gli anni: la mia migliore amica del cuore, Duccia.
Sono un po' preoccupata per quello che è stato ed è tutto il mio rapporto con il sentimento dell'amicizia, se è di questo che si tratta.

La verità è che ho una paura incredibile di stare di nuovo male.

Durante la mia ultima ricaduta nella restrizione alimentare, poco più di un anno fa, sul mio diario scrivevo di aver seppellito il mio cuore da qualche parte.
Ma forse è così che vanno le cose, e il bello della vita forse sono proprio gli imprevisti.

Proprio così, quest’amicizia è stata un imprevisto, eppure è stata anche un qualcosa che mi ha aiutata a rompere il circolo vizioso dell’anoressia, cambiando completamente il mio futuro.

L’anoressia è stata talmente tanto a lungo l’unico fulcro attorno al quale era imperniata tutta la mia vita, che quando la mia strada si è incrociata con quella di Duccia la prima cosa che ho pensato è stata che non potevo permettermi una simile distrazione. Eppure, inconsapevolmente, la mia testa aveva già cominciato a divagare, lentamente distaccandosi dall’ossessione. È stato un rapporto difficile. In certi momenti, per me lo è ancora; perché penso ancora che non va bene. (Perché l’anoressia mi fa pensare ancora che non va bene).

Ma allo stesso tempo sono felice perchè per lo meno posso contare su qualcuno che rappresenti per me un punto di riferimento. Certo, non posso smettere di pensare alla possibile disfatta, non ci riesco. Ognuna vorrebbe che le cose belle durino in eterno, ma si sa che prima o poi tutto finisce.
E quello che fino a un attimo prima era dolce, tutto d'un tratto diventa amaro. E costa caro.
A questo punto c'è da chiedersi se il gioco vale la candela. Se tutto si riduce a questo, quanto vale un attimo di gioia? Questo meraviglioso attimo, fuggente, intenso e breve ha senso di fronte alla sofferenza a cui andrei incontro se tutto finisse?

L'amicizia è davvero una follia. Fidarsi di qualcuno è completamente pazzoide. È una cosa insensata. Forse è pensando così che, per tanto tempo, ho permesso solo all’anoressia di essere mia amica: avevo la certezza che almeno lei non mi avrebbe tradita, non mi avrebbe abbandonata, non mi avrebbe mai lasciata sola. In fin dei conti, lei non era altri che me. Forse anche questo era distorto ma, l’ho già detto, è l’amicizia stessa ad essere una follia.

E quindi, potrei dire che Duccia è la mia attuale follia. Ma forse è proprio questa follia a stabilire una nuova misura nella mia vita. Quando sono con lei la voce dell’anoressia si fa più lieve, e c’è una nuova voce che mi dice che non devo mollare, che devo combattere, che devo continuare ad andar avanti sulla strada del ricovero, e devo farlo anche per lei. Perché lei è mia amica, e si fida di me. E io non voglio tradire la sua fiducia.

Devo avere coraggio e buttarmi. È con Duccia al mio fianco che inizia la mia nuova misura. Una nuova spinta. Una continua lotta all’anoressia.
Coraggio.
La paura può essere sconfitta solo se si oltrepassa il limite che ci sembra invalicabile.
Forse i limiti non esistono se non nella mia testa.

Davvero sono in grado di vincere? Davvero sono in grado di continuare a lottare contro l’anoressia? Davvero, nonostante tutta mia distruttività, sono in grado di non spaventare troppo Duccia e di farla rimanere accanto a me?

Quando ero nel pieno dell’anoressia credevo di camminare, anzi, di più, di correre, invece ero sola, ero sdraiata a terra nell'attesa di una nuova motivazione per rialzarmi e andare avanti.
Giacevo nella “comoda” fossa che mi ero scavata.
Ora, invece?
Ora, invece... sono di nuovo in piedi.
E mi accorgo di aver imparato qualcosa di nuovo.
Non sono ancora sicura, ma credo che se dovessi cadere di nuovo saprei evitare l'impatto.
Cadrei in ginocchio, non più di faccia nel fango.
Non più.
E' giunta l'ora di correre davvero.
E' giunta l'ora di crescere.

Coraggio, è questa la nuova parola d'ordine.

Avanti a tutta, tenendo per mano la mia migliora amica del cuore, la persona cui voglio più bene al mondo. Non più l’anoressia. Ma Duccia.

VEGGIE & DUCCIA


(click sulla foto per ingrandire)

sabato 25 luglio 2009

A voi la parola / 9

L’intervento di “A voi la parola” di oggi ospita le parole di Diana. Una ragazza coraggiosa che ha scelto di condividere con tutte noi la sua testimonianza, dall’abisso più profondo del DCA, al suo attuale percorso sulla strada del ricovero.

La mia prima visita da un dietologo risale all'età di cinque anni.
A scuola, durante l'intervallo, quando gli altri mangiavano le loro merendine, io avevo il mio succo di frutta non zuccherato.
Ma con il tempo ho imparato a barare: vuoi per la fame, vuoi per la golosità bambina. Rubavo cioccolata o pane dalla dispensa di casa. Ma allora non era certo "il mostro" a portarmi a quei gesti.
Per problemi legati alla tiroide (l'ho scoperto a 16 anni) ho avuto sempre la tendenza ad aumentare di peso anche facendo attività. Ma dopo anni e anni di diete senza risultati (o con scarsi risultati) mi stufai. Quando l'endocrinologo dei miei 16 anni mi disse che avevo una disfunzione (e vide che con una dieta di 1000Kcal ingrassavo), mi misi l'anima in pace (per modo di dire) e forte di quella diagnosi mangiai come si mangiava a casa.
Ho sempre avuto un metabolismo lento e le mille diete (a volte fai da te, a volte fin troppo restrittive) hanno contribuito ad abbassare il basale, ovvero il consumo di chilocalorie che un corpo usa per le normali attività giornaliere di sopravvivenza.
Perchè il nostro corpo, purtroppo, ha ancora memoria dei tempi dei nostri avi; tempi in cui non si mangiava certo tutti i giorni e il pericolo carestia era dietro l'angolo. Da qui il metabolismo ha imparato ad andare in riserva quando ce ne fosse stato il bisogno
Ma lo scontento per il mio corpo, il mio isolarmi di conseguenza, la paura di andare in palestra, il mio voler essere magra a tutti i costi (ed essere invece sempre in sovrappeso od obesa), hanno contribuito a vedere il cibo prima come un nemico (mai seguire le diete dei giornali, mai!), poi come unico conforto.
I digiuni di alternavano al mangiare troppo. E “la bestia” del binge è apparsa per la prima volta proprio durante quei 16 anni. Anni in cui il mio peso è aumentato a dismisura, anni in cui ho mangiato e ingurgitato più di quanto consumassi, anni in cui entrare in cucina di nascosto era una cosa automatica, una cosa che non controllavo.
E li si consumava la mia tragedia personale.
Ancora oggi non riesco a descrivere benissimo quello che fu, perchè in fondo non è poi tanto lontano.
Ora ho 26 anni. Ho capito cosa mi portava in cucina a 24 anni circa. Nel frattempo ero arrivata a pesare 130/140kg. Un indice di massa corporea che si aggirava intorno ai 50 (obesità patologica). L'ho scoperto grazie ad un forum che non dava consigli medici, ma offriva solo supporto... un po' come i gruppi di auto-aiuto. Ho conosciuto li tante persone con la mia stessa malattia e ho iniziato il mio percorso.
Ho avuto lo sprono per ritornare da un endocrinologo dopo 10 anni. Di seguire la sua dieta e di provare a mangiare in maniera regolare, di andare in piscina ed in palestra .
Ora penso ad una terapia psicologica per darmi ulteriore supporto, per capire fino in fondo perchè ancora oggi sono qui a combattere “la mia bestia” .
Perchè nel periodo di dimagrimento (mai più di 2,5-3 kg al mese) ho avuto anche episodi di "pensieri anoressizzanti" come li chiamo io. Ma ne sto uscendo. Stamattina la bilancia segnava 89,7. Un peso spropositato se rapportato ai miei 165cm di altezza, ma ho visto di peggio.
Soprattutto ho visto che le mie visite rapidissime e nefandissime alla credenza sono diminuite . Mangio cinque volte al giorno (3+2) e lo sport mi ha aiutata non solo mentalmente ma anche a smuovere il metabolismo.
Mi piace raccontarlo perchè anche se il mio percorso (sia di peso che di testa) non è terminato ancora, possa essere di sostegno a chi ha tentato tante strade, come me e non è ancora riuscito.
Perchè delle abbuffate si parla ancora poco e lo si fa in maniera incompleta.
Soprattutto perchè non siamo tutti golosi che aspettano la loro merendina quotidiana.

Cara Diana, ti ringrazio tantissimo per aver voluto condividere qui questo frammento così intimo, prezioso ed importante di te stessa. Ti ringrazio per le tue parole, perché dietro l’innegabile mole di sofferenza si nasconde un messaggio positivo e la tanta positività che sfocia nelle tue parole finali. Che queste parole possano essere la luce per tutte coloro che si stanno ancora dibattendo in toto delle tenebre del DCA. Ti ringrazio tantissimo per aver testimoniato anche con le tue parole che lottare è possibile, che si può combattere, e che vale la pena di farlo. Ti ringrazio per aver rimarcato ancora una volta che non c’è niente d’impossibile nella vita, neanche lottare contro i DCA. Continuiamo a combattere insieme, dunque… e i DCA non avranno più la meglio su di noi!
Ti faccio un “in bocca al lupo” enorme per il tuo percorso…

mercoledì 22 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 4 of 4

Last but not least, ecco le ultime foto di questa “Thinspo Reverse”!

E ne approfitto per ringraziare tutte le meravigliose ragazze che hanno aderito a quest’iniziativa: GRAZIE!!! ^__^

Ricordatevi sempre che percorrere la strada del ricovero non è impossibile: niente è impossibile, se si è convinte di poterlo fare. Perciò scegliamo la strada del ricovero ogni giorno, e facciamolo perché lo vogliamo, che mi sembra la miglior ragione possibile per fare una cosa.
Stiamo combattendo insieme… andremo fino in fondo. Ve lo prometto.
Hold on, girls!!

(click su ogni foto per ingrandire)


SARA


ELENA



















ROBY
(Foto cancellata su richiesta della protagonista della foto stessa)









JONNY













VEGGIE

domenica 19 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 3 of 4

Come mi ha scritto Martina, una delle protagoniste della “Thinspo Reverse” di oggi, nella mail che accompagnava la sua foto, “let’s change everything we are in everything we want”. E questo, ragazze, è il primo passo per farlo: combattere diffondendo il nostro messaggio positivo, perché solo noi possiamo essere le migliori ispiratrici della scelta della strada del ricovero.
Immergiamoci nella “Thinspo Reverse”!!
(click su ogni foto per ingrandire)





MEL

















JADE

















ANNA






MARTINA


WOLFIE

giovedì 16 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 2 of 4

E si continua, ragazze!
Ecco le nuove protagoniste, le nuove muse ispiratrici della scelta della strada del ricovero...
Keep on spread strenght, courage and... reversed thinspo!

(click su ogni foto per ingrandire)




CLAU




































FRANCESCA




ANNARITA













SANDY

VALE

lunedì 13 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 1 of 4

L’era delle “Thinspo Reverse” è ufficialmente iniziata! ^__^
Ed ecco quindi la prima carrellata…

Immagino che lo sappiate già o che comunque ve lo siate immaginato, ad ogni modo preciso che tutte le parole che accompagnano le fotografie sono frasi tratte da blog/forum/siti “pro-ana”; ovviamente le ho opportunamente “rimaneggiate” in maniera tale per cui, cambiando solo poche parole di ciascuna, si potesse trasmettere il messaggio esattamente opposto.

Le ragazze che si definiscono “pro-ana” utilizzano spesso una serie di frasi stile mantra che accompagnano le loro immagini di “Thinspo”, quindi io ho ripreso quelle stesse frasi e le ho ribaltate associandole alle nostre foto… spero che il risultato sia efficace!
E questo non è che l’inizio… ^__-

(click su ciascuna foto per ingrandire)


JESSICA



















SERENA























SIMY












"MIRABELLE" (LETY)










VALENTINA84

venerdì 10 luglio 2009

Thinspo Reverse - Work in progress...

Le ragazze della “Thinspo Reverse”…



(^ click per ingrandire...)

Chi siamo? Cosa diciamo all’anoressia?

SereNa
ROby
SarettIna

Vale
WOlfie
VeGgie
ELena
SImy
SAndy
Mel
JOnny

MiraBelle
JAde
MarTina
ValenTina84
JEssica
AnnaRita
CLau
Fr
Ancesca
Anna
!

“Thinspo Reverse” is comin soon… stay tuned!

martedì 7 luglio 2009

Superare l'iperattività

Quando si ha un DCA e si decide d’intraprendere la strada del ricovero, come si può riuscire a fare attività fisica senza esagerare?

Penso che l’iperattività sia una costante in molte ragazze che hanno vissuto e stanno vivendo l’anoressia, ed è perciò difficile nel ricovero riuscire a bilanciare quella che può essere un’attività fisica effettivamente legittima e salutare, con quella che è invece l’attività fisica compulsiva che l’anoressia induce a mettere in atto.
Come si può dunque riuscire a capire quando l’attività fisica viene svolta in maniera regolare, e quando invece sfocia nell’iperattività anoressica?

Secondo me, si comincia a passare dalla normale attività fisica all’iperattività compulsiva quando:

- Fare esercizio fisico diventa un qualcosa che si sente di dover fare per non essere assalite dall’ansia.

- L’esercizio fisico arriva a riempire tanto tempo nella nostra vita che il nostro lavoro/studio, rapporti con la famiglia/relazioni sociali risultano essere compromesse.

- Continuiamo a fare attività fisica sebbene ci sentiamo stanche o sfinite.

- Fare attività fisica diventa una compensazione all’introito calorico, al fine di poter perdere peso. (Del tipo: “Ho mangiato XXX calorie, quindi devo fare un’ora di cyclette”.)

- Gli esercizi che scegliamo di fare sono unicamente il risultato del calcolo di un bilancio calorico. (Del tipo: “Per bruciare XXX calorie devo correre per XXX tempo”.)

- L’attività fisica viene utilizzata per “anestetizzarci”, per sopprimere emozioni che abbiamo paura di esprimere.

L’iperattività fisica compulsiva eccessiva ha effetti devastanti sul nostro organismo sia da un punto di vista fisiologico, sia da un punto di vista psicologico. Da un punto di vista fisiologico (passatemi la deformazione professionale… ^^") comporta riduzione della densità ossea (con conseguente osteopenia/osteoporosi), fratture da stress, anomalie cardiovascolari, osteoartriti, strappi tendinei e muscolari, abbassamento del livello di difese immunitarie, disidratazione, irritabilità, depressione, insonnia… e potrei andare avanti ancora per molto, ma credo che questo sia sufficiente.

Perciò come riuscire, durante il percorso di ricovero, a fare attività fisica senza eccedere?
Ovviamente non ho una risposta univoca e certa a queste domanda, posso tuttavia trarre spunto da quelli che sono gli accorgimenti che adotto io stessa. Non da prendere per oro colato, ma forse comunque in grado di darvi qualche spunto utile.

1 – Cambiare il tipo di esercizio che si compie.
Ad esempio, se la vostra compulsione è il footing, provate a pensare ad un altro sport da fare. Staccarsi dal peculiare tipo di esercizio fisico che ossessiona nel pieno dell’anoressia, penso sia un passo fondamentale da compiere per evitare gli eccessi.

2 – Scegliere una forma di esercizio fisico per la quale non sia possibile o comunque non sia facile valutare il dispendio calorico.
Ad esempio – esperienza personale – facendo karate non è possibile quantificare le calorie spese ad ogni allenamento, anche perché dipende dalla tipologia di allenamento (e questo penso valga per qualsiasi sport…), mentre se si fa corsa o cyclette o nuoto, dove i movimenti sono ripetitivi, è facile trovare tabelle che tabulino il dispendio calorico ad essi connesso…

3 – Fare esercizio per un certo TOT di tempo, e non di più.
Ad esempio, se scegliete uno sport in cui una partita dura 45 minuti, difficilmente dopo potrete continuare a fare attività fisica, visto che la partita è finita!

4 – Ricordare sempre che fare attività fisica è una SCELTA.
È un qualcosa che si decide di fare per sentirci in forma, in salute e felici. Ogni volta che sentite che state facendo attività fisica perchè DOVETE farla… smettete!

5 – Talvolta fare un TOT di esercizio fisico in un particolare momento della giornata fa parte di una routine, di un rituale che sentite necessario compiere perché vi dà sicurezza, vi fa sentire che avete il controllo e che è perciò tutto a posto. Bene, quando sentite che dovreste fare esercizio, provate invece a dedicarvi a un altro tipo di attività che vi piace: leggere, disegnare, guardare un DVD, ascoltare musica… E vedrete che non succede niente di male anche se fate così.

6 – Se utilizzate l’attività fisica come “cuscinetto ammortizzatore” di emozione negative, sentite un po’ qua: prima o poi dovrete comunque aprire gli occhi e vi troverete faccia a faccia con i vostri problemi. Anestetizzarli con l’esercizio può sembrare una temporanea soluzione, ma è un placebo: presto o tardi quei problemi, se non affrontati, finiscono comunque per riemergere.

7 – Parlarne con un dietista/nutrizionista che vi segue.
Quando si cerca di uscire dall’anoressia, infatti, è difficile rendersi conto di quali sono i reali bisogni del nostro corpo. Una persona professionalmente competente perciò può aiutarvi a pianificare quello che avete bisogno di mangiare prima e dopo l’attività fisica.

8 – Fare sport insieme a persone che non hanno DCA e che, preferibilmente, non sanno niente al riguardo.
Allenarsi insieme a persone che fanno attività fisica con naturalezza, senza dover aderire a standard rigidi e irrazionali, è una delle cose migliori che si possano fare. Lo dico per esperienza.

E ricordatevi sempre: il nostro corpo ha un “set-point” naturale di peso. Cambiare la modalità con cui si fa esercizio fisico, o ridurne la quantità, non porterà mai a chissà quali enormi variazioni di peso. Col tempo, percorrendo la strada del ricovero, sarà il corpo a ritrovare il suo naturale equilibrio.

sabato 4 luglio 2009

Promemoria giornaliero

Ho programmato la suoneria del mio cellulare ogni mattina alle 9, affinché non appena premo il tasto per stopparla, sul display compare un messaggio da ricordare.

Qual è il mio promemoria giornaliero?

"I like myself".

Sì. Questo è ciò che il mio cellulare mi dice di ricordare.

Talvolta tutte noi abbiamo bisogno di tenere queste parole bene a mente. Perciò, provate a fare come me e ad inserire questo promemoria nel vostro telefonino. Okay, lo so cosa state pensando in questo momento. State pensando: “Ma io non mi piaccio!!”. Bè, se non vi piacete oggi, non dovete far altro che aspettare. E continuare a leggere il messaggio che compare sul display del vostro cellulare giorno dopo giorno. E, a poco a poco, leggendo ogni giorno quelle parole, inizierete a scivolarci dentro… e vi accorgerete che non sono altro che la verità.

mercoledì 1 luglio 2009

Who's who

Questo disegno l’ho realizzato pochi giorni fa.
“Who’s who” – frase del tutto NON casuale che fa da specchio e da linea di demarcazione fra le due Me Stessa. Una linea di demarcazione molto sottile.

Forse molte di voi potranno in un certo qual modo “identificarsi”, "riconoscersi" in questo disegno.
In fin dei conti, chiunque stia lottando contro l’anoressia sta camminando su quel fragile confine tra sogno e incubo, tra cima e abisso. Questa consapevolezza fa male, lo so. Ma, credetemi, è meglio così. Quando il male è nascosto ci divora lentamente senza che noi possiamo opporvi alcun rimedio, e a volte può coglierci di sorpresa in qualunque momento. La strada del ricovero è difficile e fa male, lo so, ma per lo meno ci permette di vedere e ci offre una scelta, un’alternativa.


(click sopra per ingrandire)

Ragazze, il nostro futuro siamo solo noi a deciderlo. Perciò, credete in voi stesse. L’anoressia finisce per far credere che non sia possibile vivere senza di lei, ma la realtà è che le cose possono cambiare se lottiamo per ottenere questo cambiamento. La forza per combattere l’anoressia ce l’abbiamo già dentro di noi, dobbiamo solo imparare a tirarla fuori, e in questo modo verrà un tempo in cui potremo vivere senza doverci affidare a questo dolore, un tempo in cui saremo libere. Perciò, anche se è difficile, continuiamo a percorrere la strada del ricovero.

Come nel disegno, who’s who, sinistra e destra, ricovero e anoressia. Fifty-fifty.
Io ho fatto la mia scelta.
Spero possa essere anche la vostra.
Vi abbraccio forte...

domenica 28 giugno 2009

L'obiettivo finale

È facile perdere di vista l’obiettivo finale quando c’è qualcosa che si vuole raggiungere ma non si è abbastanza sicure su come fare a raggiungerlo. Si viene sopraffatte da ciò che vorremmo ottenere, ciò che vorremmo ESSERE, ciò che vorremmo provare. Questo, inevitabilmente, finisce per generare ansia. Molta ansia. E così, può succedere di perdere il controllo. Può succedere di essere pervase nuovamente dalla voglia di mettere in atto una serie di “tattiche” che ci aiutino a farci stare meglio. Può succedere così di metterle in atto e di tirarle avanti per ridurre il senso di angoscia e riuscire a sbarcare la giornata senza sclerare.

In questo modo, si finisce per riscivolare esattamente al punto di partenza. Per ricadere nelle grinfie di ciò cui giorno dopo giorno stiamo cercando di sfuggire. Per ricadere nelle grinfie dell’anoressia. Eppure, il tentativo che stavate facendo era quello di riuscire a stare bene… Sembra un po’ un controsenso, lo so… Eppure, è questo ciò che succede.

Si ricomincia a restringere.
Si perde peso.
Si torna a fare checking.
Si riadattano condotte disfunzionali.
Ricomincia l’autolesionismo.
Ritornano i pensieri ossessivi.
Si ricomincia a farci del male.
Ci sembra che sia tornato il “controllo”.
Magari ci si racconta pure che stiamo facendo tutto questo per riuscire a vivere – ma cosa farà in realtà tutto questo, a lungo termine?
Ci farà stare male?
Ci ucciderà lentamente?
Annienterà la nostra vita?
Distruggerà la nostra strada del ricovero?

Non dimenticate mai di guardare quello che è l’obiettivo finale del ricovero, ma non abbiate la smania di raggiungerlo. Piuttosto, prendetevi il tempo di cui sentite di aver bisogno, un giorno alla volta… così sarete sicure di poter vivere una vita sana e felice fino a raggiungere il vostro obiettivo finale. Lasciate che questo obiettivo sia la candela che illumina l’oscurità, la bandiera che sventola a distanza, il faro che vi mostra la via da seguire per raggiungere il porto.

Se vi focalizzate troppo e fin da subito sul raggiungere in breve tempo l’obiettivo finale, farete una grande ingiustizia a voi stesse e renderete questo già difficile viaggio ancora più complesso. Perciò, fate un passo dopo l’altro. Piccoli obiettivi. Tutto il tempo necessario; un giorno dopo l’altro. L’obiettivo finale non se ne va solo perchè state percorrendo lentamente la strada. È sempre là che aspetta solo voi.

giovedì 25 giugno 2009

Coraggio e perseveranza

Guardare dritto in faccia il dolore che l’anoressia comporta e decidere di lottare non è meramente una dimostrazione di coraggio; talvolta è una vera necessità. Gettarsi nel fiume della vita è una situazione di fronte alla quale ci sono due opzioni: andare controvento e nuotare e usare tutte le proprie forze per raggiungere la riva, oppure lasciarsi annegare. Certo, può esserci una terza possibilità, un qualcosa d’intermedio, ma è soltanto una soluzione temporanea. Naturalmente, è pur sempre meglio di lasciarsi annegare. E la terza possibilità è: nuotare per cercare di STARE A GALLA fino a che non si riesce a trovare abbastanza forza per provare a raggiungere la riva.

Talvolta la riva è abbastanza lontana – così lontana che sembra quasi un miraggio, cosicché non è possibile raggiungerla in pochi giorni. Ma col tempo, raggiungere quella riva è possibile – purché si continui a cercare di stare a galla senza mai mollare.

Quindi, queste sono le vostre opzioni. Fate la vostra scelta. Ma pensateci bene.

Coraggio e perseveranza sono l’essenza della capacità di averla vinta sull’anoressia. Coraggio e perseveranza non ci seguono. Dobbiamo trovarle dentro di noi e fare di tutto per mantenerle vive. Coraggio e perseveranza non ci cercano e non appaiono ad uno schiocco di dita, come per magia. Però possono venire fuori, in effetti, proprio nel momento in cui ne abbiamo più bisogno, nel momento in cui ci rendiamo conto che non abbiamo più niente da perdere perché tanto ormai l’anoressia ci ha già tolto tutto. E allora, ci rendiamo conto che davvero non c’è più niente da perdere… solo l’anoressia.

A dispetto di quanto possono sembrare elusivi, sentimenti come il coraggio e la perseveranza possono essere trovati e mantenuti. E possono crescere diventando parte integrante di noi stesse, per cui tutto quel che dobbiamo fare è utilizzarle come nostre armi quando dovremo combattere contro le onde del mare in tempesta all’interno del quale ci troviamo e che minacciano di soffocarci.

Dobbiamo solo renderci conto che questi sentimenti esistono. Sì, ragazze, questi sentimenti esistono… ed esistono per VOI. Voi non siete né fallite né finite, pensateci: voi avete la chiave per utilizzare il coraggio e la perseveranza, anche se magari non è immediato trovarli. Dovete però pensare che il coraggio e la perseveranza sono già dentro di voi, semplicemente giacciono addormentate in un limbo delle vere voi stesse. Sono già parte di voi. Sono come, per esempio, le gambe: stanno sempre al loro posto, anche se magari siamo sedute e quindi non le stiamo usando. Ecco, lo stesso vale per il coraggio e la perseveranza. Quindi, quando vi ritroverete ad affrontare una difficoltà/problema/dolore/prova/disperazione/frustrazione/senso di fallimento/paura/pensieri tipici del DCA – dovete RICORDARE che coraggio e perseveranza dentro di voi CI SONO. Dovete solo tirarle fuori ed usarle.
Proprio come le vostre gambe o le vostre braccia.

Avete presente quando le persone temono di non riuscire a correre abbastanza veloce? – pur avendo le gambe? Oppure quando le persone hanno paura di non riuscire ad esprimersi in maniera consona alla situazione? – pur avendo la voce?
Ecco, lo stesso vale per coraggio e perseveranza.
Li avete entrambi. Non dimenticate mai di usarli.

P.S.= (26/06/2009) Ne approfitto per farvi conoscere un progetto impicato nella lotta contro i DCA, il Progetto Hagackure. QUI potete trovarne una breve presentazione, il link al sito dove potete guardare un video inerente i DCA, e il mio commento a suddetto video... ^__^

lunedì 22 giugno 2009

Thinspo Reverse

Allora, ragazze, eccomi qua pronta a presentarvi l’idea di oggi. L’idea di oggi si chiama “Thinspo Reverse”… scommetto che avete già più o meno intuito di che cosa si tratta.

Ad ogni modo, scendiamo un po’ nel dettaglio. E cominciamo a monte.

Certamente saprete che le ragazze che si definiscono “pro-ana/mia” hanno coniato la moda delle “thinspo”. Ho scritto anche un post al riguardo, che potete leggere nella 3^ parte del ciclo di post sull’Anatomia “pro-ana”. Riassumendo in breve, con il termine “thinspo” si viene ad indicare una serie di fotografie più o meno rimaneggiate col Photoshop, in maniera tale da ridurre modelle o comunque ragazze costituzionalmente magre a dei veri e propri scheletrini, che poi vengono fatte passare come fotografie vere e vengono utilizzate da queste ragazze come fonte di ispirazione (lo stesso termine “thinspo” è in effetti contrazione di “thin inspiration”, ovvero “ispirazione alla magrezza”) e d’incitamento per continuare a seguire un regime alimentare restrittivo (e parimenti distruttivo). Molto spesso queste fotografie ritoccate sono accompagnate da frasi ricorrenti, per lo più in Inglese, che esaltano l’emaciazione e la moda “pro-ana”.
Secondo quanto dicono queste ragazze che si auto-definiscono “pro-ana/mia”, l’obiettivo ideale è raggiungere quella magrezza estrema che permetterà loro di essere bellissime e perfette.

Mi sembra persino superfluo commentare quest’ultima affermazione. Penso comunque che chiunque di noi abbia vissuto l’anoressia, ma anche chi non ha mai provato sulla propria pelle un DCA, sappia perfettamente che la “perfezione” non può essere raggiunta in alcun modo semplicemente perché non esiste, e che la bellezza è tutt’altro che ossa in mostra. Penso d'altronde che questo lo sappiano perfettamente anche le ragazze "pro-ana", che credo amino le "thinspo" più per quello che rappresentano, per quello in cui sentono di dover credere o il loro pezzo di mondo crollerà, che non per un'effettiva "bellezza". Del resto, la scelta dell’anoressia non la si compie per diventare più belle (come molto spesso la TV vuol far credere, propinano questo luogo tanto comune quanto falso), bensì per trovare un aspetto esteriore che, a prescindere dalla bellezza oggettiva, ci consenta di identificarci in noi stesse; e soprattutto quello dell’anoressia è un percorso alla ricerca di controllo, forza, sicurezza e soddisfazione, che trascende la mera apparenza fisica.

Trovo altresì, come del resto ho già scritto nel post di cui vi parlavo precedentemente, che sebbene le “thinspo” non possano provocare un DCA, possano comunque avere un ruolo importante nell’intensificare, prolungare e normalizzare l’anoressia.

È da questa considerazione che nasce la mia idea: se davvero ci si può ispirare a delle immagini per mantenersi salde sulla strada che porta a raggiungere un obiettivo, perché non fare lo stesso anche noi??! In fin dei conti, noi siamo ragazze che stanno percorrendo la strada del ricovero dai DCA, quindi guardare le foto di persone che stanno facendo altrettanto, magari contornate da opportuni messaggi positivi, può essere una bella spinta che ci aiuti a continuare a percorrere la strada della luce. Guardare delle fotografie per trarre ispirazione e continuare la nostra lotta contro l’anoressia… esattamente come fanno le ragazze “pro-ana/mia”, ma al contrario, su un soggetto totalmente opposto. Ed ecco che si può parlare di “Thinspo Reverse”, no?!
Allora, ragazze, ecco quello che, ovviamente SE VI VA, nessun obbligo, potremmo fare tutte insieme: riunire le nostre fotografie, associarci frasi positive, in maniera tale da poterle guardare e leggere ogni qualvolta ci sentiamo vacillare e l’anoressia minaccia di tornare ad avere la meglio su di noi. Quale migliore ispirazione per percorrere la strada del ricovero, se non noi stesse, che lo stiamo facendo?!

Diamoci un limite di tempo, diciamo 2 settimane a partire da oggi. In queste due settimane, tutto quello che dovete fare è mandarmi una vostra fotografia (all’indirizzo e-mail: veggie.any@alice.it). Un fotografia che vi ritrae esattamente per quello che siete: delle guerriere della luce che stanno percorrendo la strada del ricovero. Se vi va di rendere la cosa più divertente – una parodia ad elevato tasso d’ironia nei confronti delle cosiddette “thinspo” – potete mandarmi una foto che vi ritrae con un vestito o mentre fate qualcosa che può essere considerato per voi “sexy”, qualsiasi significato abbia per voi questa parola. Pare che le ragazze “pro-ana” considerino tremendamente “sexy” ragazze pelle-e-ossa semistraiate su divani o in bikini di fronte a uno specchio mentre mostrano coste o bacini ampiamente fotoritoccati… quindi immagino che noi, nelle nostre mise quotidiane, abbiamo una carica “sexy” di gran lunga superiore, no?!

Allora, ragazze, aspetto numerose le vostre fotografie! Nel momento in cui le avrò, realizzerò un post in cui saranno pubblicate, ciascuna affiancata da una frase positiva. Realizziamo tutte insieme una galleria di “Thinspo Reverse” che ci unisca e ci faccia continuare a combattere tutte insieme!! Visualizzando quello che è il VERO obiettivo: la strada del ricovero.

venerdì 19 giugno 2009

I'm so damn beautiful

… come canta un ben noto pezzo dei Polaroid. Ma in questo caso si tratta di un qualcosa che ho scritto qualche mese fa, proprio dopo aver ascoltato per la prima volta questa canzone, alla quale mi sono quindi vagamente ispirata, soprattutto per quello che è, appunto, il concetto di base contenuto nel titolo.

I'M SO DAMN BEAUTIFUL

I’m so damn beautiful
That I think I’m ugly.
That said, the spirit of me
Is hard to contain.
Girl, you’ll be a woman soon.
Woman, you’ll be a girl again.
Remember to reinforce me,
Jealousy is natural,
I have done nothing wrong.
I declare my sentiments:
I’m so damn beautiful
That I think I’m wrong.
Multi-generational packs of women
Stare at me because I’m me.
They don’t know I’m beautiful.
They don’t know I’m ugly.
They ratify against me,
Volunteer to fix me,
Wish they were like me.
I lament the prevalence of me,
Wish I was smaller,
Less less less,
Hidden away from everyone.
I’m so damn beautiful
That I think I’m crazy.
I lament the lack of me,
Wish I was bolder,
More more more,
Ubiquitous and flashy.
I’m so damn beautiful
That I think I’m ugly.
I buy right into the eyes
That search me out
And strive to dissipate
My sense of humor.
The tip of the iceberg:
I’m so damn beautiful
That I think I’m not me.

(Marzo 2009)

[Sono così dannatamente bella/che credo di essere orribile./Detto questo, la mia essenza/non si contiene in questa esistenza./Bambina, sarai presto una donna./Donna, sarai di nuovo una bambina./Ricordami di essere forte/ricadere è naturale/non ho fatto niente di sbagliato/questo è ciò che ho da dichiarare:/Sono così dannatamente bella/che credo di essere sbagliata./Un pacco multi-generazionale di donne/mi fissa perché ho il coraggio di essere solo me stessa./Loro non sanno che sono bella./Loro non sanno che sono brutta./Loro si scagliano contro di me/loro continuano ad inchiodarmi/desiderando essere come me./Eppure io odio questa me stessa/desidererei essere più piccola/di meno meno meno/Nascosta da tutti./Sono così dannatamente bella/che credo di essere pazza./Eppure io odio questa mancanza di me stessa/desidererei essere migliore/di più più più/Ubiqua e rapida./Sono così dannatamente bella/che credo di essere orribile./Ed ho cercato di guardarmi dritta negli occhi,/di trovarmi,/e ho provato a dissipare/il mio senso di auto-distruzione./La punta dell’ice-berg:/Sono così dannatamente bella/che credo di non essere me stessa.]

E voi, ragazze, voi siete tutte così dannatamente belle… Vorrei che ve ne accorgeste prima o poi. Perché tutte voi avete una luce che ha ben poco a che vedere con il vostro aspetto fisico, una luce che vi sgorga dagli occhi… non chiudeteli. Anche se chiuderli è più facile, non fatelo. Non arrendetevi. Spero di vedervi presto sorridere… non semplicemente con le labbra, indossando la maschera che ci permette di rapportarci al resto del mondo giorno dopo giorno… ma spero di vedervi sorridere soprattutto con gli occhi e con il cuore… perché siete contente di vivere.

martedì 16 giugno 2009

Un messaggio positivo / 2

Ho trovato un’altra frase positiva che voglio condividere con voi:

“Termina ogni giornata col sorriso sulle labbra. Hai fatto tutto quello che potevi. Gli errori si possono commettere, ma non dobbiamo condannarci per questo: dobbiamo cercare di trarre da essi un insegnamento positivo. Domani è un altro giorno; inizialo con serenità e affronta tutte le sfide che la vita ti porrà davanti”.

Mi piace molto anche questa. Riecheggia una frase positiva che ho scritto in un Post-It attaccato al mio armadio, che dice:
“Today is what you make it. And tomorrow is ALWAYS a new day”.
Ecco, secondo me questa è una mentalità che a poco a poco dovremo cercare di acquisire. Anziché dannarci e punirci per gli errori che abbiamo commesso, arrabbiarci con noi stesse per le ricadute nel DCA, o rimpiangere le opportunità perse, o preoccuparci e farci venire ansia per quello che potrà succedere – “terminiamo ogni giornata col sorriso sulle labbra”. E non c’è nessun consiglio migliore di questo. Perché, ragazze, davvero abbiamo fatto tutto quel che potevamo.

Certo, possono essere accadute cose che non desideravamo, in alcuni momenti l'anoressia può aver ripreso il sopravvento, ma a questo punto l’unica cosa che possiamo fare è cercare di trarne i dovuti insegnamenti e poi dimenticarci di ciò che ci ha fatto stare male, anziché arrovellarci su queste cose, permettendogli di rovinarci l’umore e compromettere anche la buona riuscita del giorno successivo.

Perciò, ogni mattina, quando vi svegliate, non concentratevi su ciò che è successo il giorno prima, ma cominciamo il nuovo giorno “con serenità”, pronte ad affrontare l'anoressia e “tutte le sfide che la vita ci porrà davanti”.

Ogni giorno che inizia è come un foglio nuovo e completamente bianco: non facciamoci scivolare subito sopra il nero del giorno precedente, non riempiamolo subito di sentimenti negativi, ma prendiamo la nostra penna e proviamo a rendere questo nuovo giorno quello che vogliamo che sia.

sabato 13 giugno 2009

Un messaggio positivo

Oggi voglio condividere con voi una frase positiva. Quando l’ho letta mi ha davvero illuminato la giornata, e spero perciò che possa fare questo effetto anche a voi. Inoltre, è un’ottima frase da tenere a mente e da ripetersi quando capita una di quelle “giornate-NO” in cui sembra che tutto vada a rotoli.

Eccola:

“Non essere schiava del tuo passato. Tuffati nel mare, immergiti in profondità, nuota fino ad arrivare lontana. Così potrai tornare indietro con il rispetto per te stessa, con una nuova forza, con una maggiore esperienza che dominerà quella precedente dandoti una prospettiva e t’indirizzerà nella strada del futuro”.

Innanzitutto, ogni parola suona veramente rinfrescante, rinforzante, rinnovante.
La prima parte è la più importante – “Non essere schiava del tuo passato”. Quante di noi, in questo momento, sono ancora schiave del proprio passato? Quante di noi sono ancora schiave dell'anoressia? Cosa serve per rompere il circolo vizioso, per cambiare questa forma mentis, per andare avanti?

È semplice e difficile allo stesso tempo: tuffarsi nella vita. Vivere. Mettercela tutta. Perseverare. Aprire gli occhi su tutto ciò che di bello ci circonda. E così, come dice questa frase, ci sentiremo rinnovate – avremo rispetto per noi stesse e una nuova forza. Chi non desidererebbe questo? Non vi sembra bellissimo?
E, ragazze, sì: possiamo ottenerlo. Tutte quante. E quando avremo acquisito questa nuova prospettiva, potremo guardare al passato senza che questo abbia la meglio su di noi e saremo capaci – e pronte – di andare avanti.
Senza che l'anoressia abbia più la meglio su di noi.

mercoledì 10 giugno 2009

A voi la parola / 8

Quando si dice che davvero le parole non bastano per esprimere quello che si ha dentro. Quando quello che si prova trascende ogni possibilità di verbalizzazione. Perciò non riesco a descrivere quello che ho provato quando ho letto le parole di Jonny. Non ci riesco proprio. Un pugno nello stomaco, un qualcosa che ti toglie il fiato. Parole per descrivere l’inesprimibile. Parole di sofferenza e di coraggio. Parole che mirano dritto al bersaglio. E fanno centro.

Cara anoressia,
finalmente ho trovato il coraggio di scriverti. Ci sono alcune cose che non ti ho ancora raccontato, ma non preoccuparti: succede anche nelle più grandi amicizie che rimanga qualche segreto.

Tu sei mia amica. La mia migliore amica. Cazzo, se lo sei. Lo sei stata per tutti questi anni, lo sei stata da un tempo di cui non ho più memoria.

Non deve essere stato molto difficile avvicinarsi a me: la ragazzina maschiaccio, piena di falsa sicurezza da svendere agli altri, tormentata, quasi senza un nome…Tu un nome me l’hai promesso. Mi hai promesso il nome più bello, mi hai fatto tante di quelle promesse che neanche le ricordo tutte… Ma la promessa più importante, anoressia? Che ne è della promessa che un giorno sarei stata tutto quel che desideravo?

Tu sei una dannata bugiarda, e bugiarda lo sono diventata anch’io. Con gli altri, ma soprattutto con me stessa.

Così tanti anni, così tanti avvenimenti…Tu sei stata testimone di ogni fatto, aggrappata con le unghie sulle mie spalle, tumore bastardo che si è sempre più ingigantito spezzandomi in due la schiena.

Tu hai visto ogni cosa.
In un’anima dove non esisteva alcuna regola, tu sei stata la mia legge, trascendente e onniveggente.

Insieme a te sono cresciuta, sono diventata grande. Mi hai affiancato in ogni passo.
Sei sempre stata lì. Quando avevo bisogno, sapevo che voltandomi avrei goduto del tuo dolce, effimero abbraccio.

Eri lì. Sempre.
Eri lì quando volevo diventare qualcosa fuori dal comune. Nothing but usual.
Eri lì quando il modello di una sorella minore perfetta era troppo irraggiungibile per poterci arrivare da sola.
Eri lì quando una madre sempre distante non prestava attenzione alle mie parole.
Eri lì alla punizione paterna della prima sigaretta sgamata.
Eri lì quando tutte le attenzioni degli altri mi lusingavano per la mia magrezza.
Eri lì quando ho cercato una soluzione ai miei problemi.
Erì lì quando non c’era nessun altro.
Eri lì quando ho macchiato la mia fedina penale.
Eri lì quando le giornate passavano grevi e si gettavano a capofitto nell’oblio.
Eri lì quando trascorrevo interi pomeriggi in palestra.
Eri lì quando mi hanno ritirato la patente.
Eri lì quando ho scoperto l’inebriante sapore del sangue.
Eri lì quando la lametta andava più a fondo che poteva, quando la carne impudicamente si apriva. Eri lì quando la siringa scoprì la vena.
Eri lì quando tagli, lividi, buchi e bruciature erano tutto ciò di cui avevo il controllo.
Eri lì accanto ad ogni arrabbiatura, ad ogni cazzata, ad ogni pulsione suicida.
Eri lì tutte le volte che alcool e canne mi hanno avvelenato.
Eri lì quando sono andata in overdose e mi hanno “ripresa per i capelli”.
Eri lì quando sono entrata in comunità, e quando sono scappata.
Eri lì quando sono stata ricoverata in clinica per ragazze con DCA.
Eri lì quando ho continuato a fare stronzate.
Eri lì quando mi sono presa quello che volevo, senza ottenere quello che desideravo.
Eri sempre lì: in ogni tentativo di autodistruzione.

Forse ho tralasciato qualche avvenimento, ma sono sicura che tu rammenti tutto.
Tu sei stata con me anche quando ho cominciato a provare a rialzarmi, ma non mi hai aiutato. È stato solo il degenero.
Hai sempre e solo cercato di avere la meglio su di me.

Ma ora non è più così, anoressia.
Ora ho deciso di cominciare a lottare sul serio, anche se mi fa male. Un sacco di male, in effetti. Cazzo, se ne fa.
Ora non ho più bisogno di te. Non voglio più avere bisogno di te.
Io non ti voglio più, anoressia.

Ti amo e ti odio e vorrei che mi restassi vicino per sempre, ma non posso farlo perchè porterai sempre e solo dannatissime illusioni.
Tu hai riempito di piaghe la mia vita. Tu me l’hai rovinata. Maledizione! Non sono abbastanza i motivi per farti andare via?
E allora perché sto già scappando, mentre non riesco a stringere più a fondo? E ora che sto correndo vorrei che fossi qui con me, che fossi qui…

Cara anoressia, tu mi hai messo nei guai fino al collo, ti sei presa tutto, non mi hai restituito niente. Sì, sei stata brava, certo più di me, a ingannarmi senza maschera, e io cretina a fidarmi di te. Ti ho creduto, mi sono illusa, mi sono dannata. Ma oggi so chi sei veramente. Sei il gioco che non vinco mai. Sei il mio sbaglio più grande… che rabbia che mi fai!! Sei il vuoto sotto i miei passi e la trappola dei miei giorni. Sei il mio più grande errore. Un errore che ripeterei. Anche subito. Ma, cazzo, adesso mi chiedo: davvero ne vale la pena? E se mi do il permesso di farmi questa domanda, significa che in realtà conosco già la risposta.

Nei meandri della mia anima provo quasi dolore di fronte a quest’abbandono, ma è ora che ognuna vada per la propria strada.

Ti ho già detto che sei la mia migliore amica e, di sicuro, nella mia mente, saremo amiche per sempre… Ma, nella mia vita, ora ti dico:
ADDIO ANORESSIA.

Tua (spero non più)
Jonny

P.S.= “A voi la parola” torna a Luglio…

domenica 7 giugno 2009

Ironia contro l'anoressia

ATTENZIONE!: POST MOLTO IRONICO.
ATTENTION!: VERY IRONIC POST.
ATTENTION!: POST TRèS IRONIQUE.
ВНИМАНИЕ!: “POST” (-пOCTь-) ОЧЕНЬ ИРОНИЧЕСКИЙ.

(chiunque conoscesse altre lingue è caldamente pregata di fornire traduzione... ^___^)

La strada del ricovero dall’anoressia è un percorso lungo, duro e faticoso. Perciò, bisogna cercare anche di non prendersi troppo sul serio. Per ironizzare, quindi, oggi ho realizzato questo disegno…






















(click sopra per ingrandire)


Spero che riesca a strapparvi almeno un sorriso… e a darvi la forza per continuare a combattere oggi, domani, e ancora oltre.
Vi abbraccio forte...

giovedì 4 giugno 2009

Mente VS Corpo

Come potete sapere quello che state facendo? La vita può essere a volte così caotica… Perciò è estremamente difficile concentrarsi sul proprio disturbo alimentare.
Specialmente se vi accompagna da molto tempo, finisce per diventare come un’etichetta, un appiglio, un meccanismo per sopravvivere, dentro il quale la vostra mente finisce per restare intrappolata. Dentro questa prigione che non ha sbarre, non ha mura, non ha odore. Questa prigione per la mente.

Mi piacerebbe tanto avere le parole magiche per poter cambiare tutto questo. Mi piacerebbe tanto riuscire a dire cose che vi farebbero sentire meglio distaccandovi dal sintomo. Ma purtroppo, non ho questo potere. Le mie parole sono imperfette… ma sono tutto quello che posso darvi. Non me ne volete.

Se in questo momento state veramente combattendo contro il vostro disturbo alimentare, sicuramente avete un obiettivo in lontananza che vi pare estremamente difficile da raggiungere in questo momento. Ma se volete raggiungerlo, dovete mangiare per sostenervi. Non è una soluzione a lungo termine, ma è l’inizio di una possibile soluzione. Sostenetevi. Potrete preoccuparvi di come mangiare correttamente senza più bisogno di “stampelle” come l’ “equilibrio alimentare” quando avrete mangiato a sufficienza da poter sopravvivere e da poter far funzionare correttamente la vostra testa. Capite cosa intendo? Alla fine, dovete dare al vostro corpo quello di cui necessita per funzionare. Forse la parola “riempire” fa paura… ma in realtà anche la parola “privare” può diventare un’arma a doppio taglio estremamente terribile. Perciò, usiamo la parola “sostenere”. E quando il vostro corpo inizierà a ringraziarvi perché lo state nutrendo, la vostra mente comincerà a poco a poco a rilavorare nella maniera corretta per permettervi di affrontare il vostro passato e proiettarvi nel futuro.
Non pretendete di scalare una montagna tutta d’un balzo. Contentatevi di arrampicarvi innanzitutto su delle colline.

Quando non ci si nutre in maniera adeguata, la nostra mente lavora contro di noi. Distorce la realtà. Me ne sono accorta solo venendone fuori di quanto erano bacate le cose che pensavo quando ci stavo dentro, e che pure sul momento mi parevano perfettamente normali. È stato perciò sorprendente vedere quanto la mia mente si sia schiarita.

Talvolta, quando vi trovate sull’orlo dell’abisso, la cosa migliore da fare è NON pensare. Non pensare a niente. Semplicemente agire. Provare a mangiare. Provarci. E iniziare a lavorare sul sintomo e sui vissuti solo quando la vostra mente sarà in grado di farlo con lucidità. È una dura lotta, e non mancheranno i momenti bui e le emozioni negative, ma saranno pur sempre meglio del continuare a percorrere la spirale discendente dell’anoressia… perché continuare a scendere la discesa, non è il giusto modo per arrampicarsi su una collina.

Sarà molto più semplice fare autoanalisi dopo che il vostro corpo si sarà ristabilito. Dovete fare in modo di tacitare la voce dell’anoressia, per lasciare spazio alla vostra vera voce. Ci vuole un sacco di lavoro e di perseveranza, ma potete farlo se lo volete veramente. Avete tutte le potenzialità. All’inizio è sempre difficile, ma una volta fatto il primo passo gli altri seguono con molta più facilità.

State già combattendo la vostra battaglia contro i disturbi alimentari. Non avete nessun bisogno di un’altra battaglia che si svolga dentro di voi. Lasciate che l’unica lotta che ha luogo sia quella di Voi VS DCA, e non quella di mente VS corpo.

lunedì 1 giugno 2009

Il ricovero vale sempre la pena

Talvolta percorrere la strada del ricovero dall’anoressia può essere così duro che s’inizia a chiederci se ne vale davvero la pena.

Quando un pensiero del genere ci entra in testa, dobbiamo allora sempre tenere a mente che l’anoressia ci ha rubato: tempo, spazio, amicizie, hobby, studio, lavoro, sorriso, libertà, un corpo sano, energia… in una parola, ci ha rubato la vita.

Ci siamo passate tutte quante, e lo sappiamo. Perciò, non lasciamo che l’unica cosa che ci definisce sia un’etichetta con su scritto “anoressica” o “bulimica”. E non lasciamo che il DCA si prenda ancora qualcos’altro da noi, perché tutto quello che ci prende non lo potremo più riavere indietro.

Perciò, combattiamo sempre contro quelli che sono i tipici pensieri ossessivi che l’anoressia ci mette in testa. Perché noi siamo in grado di compiere una scelta che può cambiare tutta la nostra vita: la scelta d’intraprendere la strada del ricovero.
La strada del ricovero è dura ma, alla fine, è l’unica che vale veramente la pena di percorrere.

Nel momento in cui si rimane invischiate nella melma di un DCA, saremo sempre condannate a vivere un inferno fatto di terrore nei confronti del cibo, che poi non è altro che una forma somatizzata del terrore che proviamo nei confronti delle altre persone e dei nostri stessi sentimenti.

Nel momento in cui invece si sceglie il ricovero, s’intraprende un lavoro su noi stesse che potrà portarci davvero molto lontano, verso quello che desideriamo veramente dalla vita.

Continuate a combattere, ragazze. Non siete sole. Io sto combattendo con voi.

Questo post lo dedico a tutte voi, ma in particolare a MARY, che tra pochi giorni avrà un colloquio in un centro specializzato per DCA, per poter iniziare il suo percorso di ricovero affiancata da persone esperte.
Mary, sono orgogliosa di te!! Inizia a combattere e non smettere mai… Perchè le discese sono facili da seguire, però portano verso il basso. E' solo la durezza della salita che alla fine ti porta ad ammirare la bellezza del panorama! Ti abbraccio forte… Ti voglio bene…
Veggie

venerdì 29 maggio 2009

Condiziona la tua intuizione

Sicuramente molte di voi avranno sentito parlare dell’ “intuitive eating”, il cibarsi in maniera intuitiva. Sembra una buona cosa. Sembra una cosa difficile. Sembra una cosa… interessante. Di che si tratta?

Bè, innanzitutto, per praticare l’alimentazione intuitiva in maniera propria, bisogna avere un buon intuito. Lavorare sull’intuizione.

Premetto: io non sono capace di seguire questo tipo di regime alimentare, anche se mi piacerebbe. Però questo non significa niente, magari qualcuna di voi riesce a farlo, poichè siamo tutte persone differenti, ed ogni persona è una storia a sè.

E per farlo, dunque, dovete innanzitutto avere la piena consapevolezza di ciò che è meglio per il vostro corpo e per la vostra salute, e farlo ad ogni costo. E, come certo saprete, questo è estremamente difficile. Se non riuscite a farlo, o comunque se il vostro corpo non è in grado di fornirvi i giusti segnali perché ancora troppo influenzato dalla vostra mente, non è ancora arrivato il vostro momento di praticare l’alimentazione intuitiva. Non vi porterebbe a conseguenze salutari.

Personalmente, per quello che è il mio carattere, attualmente mangiare seguendo l’ “equilibrio alimentare” che mi ha prescritto la dietista che mi segue e pesando tutto al grammo mi fa sentire più sicura. Però so che c’è chi viene stimolata ancor più a restringere da un’alimentazione così rigidamente programmata. Allora, potreste provare a mediare tra “equilibrio alimentare” ed alimentazione intuitiva. In questo modo, potrete avere comunque una certa libertà d’azione: potete concedervi qualcosa che desiderate, e allo stesso tempo seguire delle linee-giuda per essere sicure di non finire col restringere o coll’abbuffarvi per poi vomitare.

Integrando a poco a poco l’alimentazione intuitiva con l’ “equilibrio alimentare”, potreste imparare a capire il vostro corpo, ad ascoltare i suoi bisogni, ad ascoltare voi stesse senza preoccuparvi di uscire matte o di avere ricadute.

Potreste iniziare dapprima a svincolare alcuni alimenti dall’ “equilibrio alimentare”, per esempio quelli che vi danno meno ansia, evitando così di pesarli. Per esempio, potreste iniziare col pesare tutto meno che la frutta. E poi, a poco a poco, quando vi sentirete più sicure, allargare il raggio d’azione ad altri cibi.

Certo, non tutte siamo uguali. Ci sono persone che riescono ad applicare l’alimentazione intuitiva con successo fin dai primi tentativi, ed altre che invece fanno difficoltà. È perfettamente normale. Ed è giusto che ognuna segua la strada che la fa sentire più a proprio agio. Probabilmente l’alimentazione intuitiva non è per tutte. Sicuramente non è per me. Ma sono certa che per alcune possa funzionare più che bene, e dare un contributo fondamentale per svincolarsi dall’ “equilibrio alimentare”. Ovvio, ci vuole comunque pazienza. E ci vuole pratica. Iniziare l’alimentazione intuitiva di botto e su tutti i pasti del giorno non la definirei una buona idea… Magari potreste provare a farla per un paio di giorni, e guardare come reagisce il vostro corpo e il vostro peso, o discuterne con la vostra dietista/nutrizionista e vedere cosa può fare per darvi una mano.
Potrebbe essere un buon traguardo.

Certo, come ho già detto, l’alimentazione intuitiva richiede intuizione! ^___^

Consigli? Parlatene con la vostra dietista/nutrizionista e soprattutto con i vostri familiari. Spiegategli che state cercando di riconoscere i segnali del vostro corpo riguardo a fame/sazietà e tutto ciò che le riguarda, E guardate se questo modo di alimentarvi può esservi d’aiuto oppure vi riporta ad adottare condotte disfunzionali. Non arrabbiatevi, non rattristatevi, non sentitevi frustrate se non va al primo tentativo. Ci vuole tanto tempo per imparare ad ascoltare di nuovo il proprio corpo. Siate pazienti con voi stesse. Siate gentili. Lo meritate.

martedì 26 maggio 2009

Come uccidere una bilancia

ATTENZIONE: ELEVATO LIVELLO D'IRONIA!!

L’anoressia ci porta a combattere contro noi stesse in molteplici modi diversi, un gioco al massacro col nostro corpo dove non ci sono vincitori né vinti, ma solo sofferenza. I principali nemici oggetto di questa lotta senza tregua diventano così il nostro corpo, il cibo, le calorie, lo specchio… e la bilancia. Quella bilancia che con i suoi numeri sembra definirci e determinare il nostro umore giornaliero. Quella bilancia che diventa il giudice più spietato di ogni nostra azione. Quella bilancia che sembra avere il potere di dirci chi siamo e quanto valiamo.

Bene, è arrivato il momento di dire BASTA! Perché noi non siamo un numero, e non dobbiamo perciò più permettere che un numero ci rappresenti o ci influenzi. Non dobbiamo più permettere che una bilancia, un insieme di viti, bulloni, ingranaggi e lamine di plastica ci condizioni in alcun modo.

E allora, come sbarazzarsi della schiavitù che in un modo o nell’altro la bilancia c’impone? Bè, innanzitutto facendole tanto male quanto lei ne ha fatto a noi: UCCIDENDOLA. Perché decidere che VOGLIAMO fare a meno della bilancia è il primo passo per farne veramente a meno. Per troppo tempo il responso della bilancia ci ha mandate in pezzi… è giunto il momento di restituire la pariglia! Di mandare in pezzi la bilancia nel vero senso della parola… In questo video troverete pratiche istruzioni per l’eliminazione dell’odiato elettrodomestico.

Per la bilancia (e per l’anoressia!) è finita… per noi, una vita!

P.S.= Tutti i titoli presenti in questo video sono parodie di titoli di canzoni/film famosi…

P.P.S.= Un grazie speciale alla mia amica del cuore, Duccia, per avermi scattato le foto che compongono questo video… Sei stupenda, tesoro! Ti voglio tanto bene!!



E questi sono gli stralci delle canzoni (testo + traduzione) che compaiono nei vari "capitoli" del video... Tutte accuratamente scelte in quanto canzoni pro-ricovero!!

ACT. 1

"Was it the pull of the moon now, baby,
That led you to my door
You say the night’s got you acting crazy
I think it’s something more.
I’ve never felt the earth move, honey
Until you shool my tree
Nobody runs from the law now, baby
Of love and gravity, it pulls you so strong,
Baby, I gotta hold on
If I fall you’re going down with me
You’re going down with me, baby, if I fall
You can take back every little chill you give me
You’re going down with me, baby, heart and all..."

"Mi sentivo al settimo cielo, ragazza mia, (e immaginate che questo "ragazza mia" sia riferito all'anoressia!)
quando sei entrata nella mia vita
Mi avevi detto che ci sarebbero stati giorni e notti fantastiche
Ma adesso penso che ci sia qualcosa di meglio.
Non avevo mai sentito la terra muoversi, tesoro mio,
fino a che tu non hai messo radici dentro di me
Ma adesso non posso più correre via dalle regole in cui mi hai intrappolata, ragazza mia,
l’amore e il tempo ti hanno resa così forte
ragazza mia, adesso io devo tener duro
Se io cado, ti trascinerò giù con me
Giù con me, ragazza mia, se cado
Puoi riprenderti ogni singolo effimero brivido che mi hai dato
Giù con me, ragazza mia, trascinerò per terra tutto di te..."


ACT. 2

"Now, in life, there's gonna be times when you're feeling low
And in your mind insecurity seems to take control
We start to look outside ourselves for acceptance and approval
We keep forgetting that the one thing we should know is
Don't be scared to fly alone, find a path that is your own
Love will open every door, it's in your hands, the world is yours
Don't hold back and always know, all the answers will unfold
What are you waiting for, spread your wings and soar..."

"Certo, nella vita ci saranno momenti in cui ci sentiremo giù
E nella nostra mente l’insicurezza sembrerà prendere il sopravvento
Così inizieremo a guardarci intorno alla ricerca di accettazione ed approvazione
Continuando a dimenticare che l’unica cosa che dovremmo sapere è
Non aver paura di volare da sola, trova una strada che sia solo tua
Se ti vuoi bene aprirai ogni porta, tutto è nelle tue mani, il mondo è tuo
Non esitare e sappi sempre che tutte le risposte che troverai ti sveleranno
Quello che ti riserva il futuro, apri le tue ali e librati in volo..."


ACT. 3

"I wondered if I could trade my body with somebody else in magazines
Would the whole world fall at my feet?
I felt unworthy and would blame my failures on the ugliness I could see
When the mirror looked at me
Sometimes I feel like the little girl who doesn't belong in her own world
But I'm getting better
And I'm reminding myself
That a face without freckles is like a sky without stars
Why waste a second not loving who you are?
Those little imperfections make you beautiful, lovable, valuable,
They show your personality inside your heart
Reflecting who you are..."

"Mi chiedo: se scambiassi il mio corpo con quello di coloro che compaiono sulle copertine dei giornali
Il mondo cadrebbe davvero ai miei piedi?
Mi sono sentita inutile (indegna) e ho imputato i miei fallimenti alla bruttezza che vedevo
Quando mi riflettevo nello specchio
Talvolta mi sento ancora come una ragazza che non appartiene a questa realtà
Ma a poco a poco sto meglio
E cerco sempre di ricordare a me stessa
Che una faccia senza lentiggini è come un cielo senza stelle
Perché sprecare anche un solo secondo non amandoti per quello che sei?
Tutte quelle piccole imperfezioni ti rendono bellissima, adorabile, preziosa,
mostrano la personalità che c’è dentro il tuo cuore
riflettendo la vera te stessa..."


ACT. 4

"Oh, this road is long, this road is wide,
It takes more than luck to last the ride,
It takes strength and it takes courage to survive,
And did someone ever say to you,
"There's nothing bound in thought you cannot do?"
Well, I've seen some things but not all of them came true.
So I don't want to be the last, I don't want to be the first,
Don't want to be alone with my thoughts tomorrow,
And I don't want to be afraid, don't want to look away,
I'm learning to breathe,
No, I don't want to be the last, I don't want to be the first,
I just need a hope and a light to follow,
Like sailors look to stars to find their way home,
I'm learning to breathe on my own..."

"Oh, questa strada è lunga, questa strada è sconfinata
Ci vuole ben più che la fortuna per arrivare alla fine del percorso
Ci vuole la forza e il coraggio di vivere
E se qualcuno ti ha detto
“C’è qualcosa che tu pensi sia destinato a non poter essere realizzato?”
Bè, ho desiderato molte cose, ma non tutte queste si sono avverate.
Perciò io non voglio essere l’ultima, non voglio essere la prima
Non voglio restare da sola con i miei pensieri, domani,
e non voglio aver paura, non voglio abbassare lo sguardo
Sto imparando a respirare
No, non voglio essere l’ultima, non voglio essere la prima,
ho solo bisogno di una speranza e di una luce da seguire
come i marinai guardano le stelle per ritrovare la strada di casa,
io sto imparando a respirare da sola..."


ACT. 5

"Fight ‘til the end
’Cause your life will depend
On the strength that you have inside you
Ah, you gotta be proud,
staring out in the cloud,
When the odds in the game defy you
Try your best to win them all
and one day time will tell,
when you’re the one that’s standing there,
you’ll reach the final bell!
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!
Fight ‘til you drop
never stop
can’t give up
’Til you reach the top (FIGHT!)
you’re the best in town (FIGHT!)
Listen to that sound
A little bit of all you got
Can never bring you down
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!..."

"Combatti fino alla fine
Perchè la tua vita dipende
Dalla forza che hai dentro di te
Ah, sarai orgogliosa,
Guardando le nuvole,
Quando tutte le difficoltà del gioco ti sfidano
Fai tutto il possibile per avere la meglio
E un giorno il tempo ti dirà,
Quando sarai la sola ad essere arrivata fin qui,
che avrai raggiunto il tuo obiettivo!
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!
Combatti fino all’ultima goccia
Non fermarti
Non puoi mollare
Fino a che non avrai raggiunto la vetta (COMBATTI!)
Sei la migliore qua (COMBATTI!)
Ascolta quello che ti dico
Mettici un po’ di tutto quello che hai
E niente ti potrà abbattere
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!..."


ACT. 6

"I can almost see it.
That dream I'm dreaming
But there's a voice inside my head saying you'll never reach it.
Every step I'm taking.
Every move I make feels
Lost with no direction.
My faith is shaking.
But I, I gotta keep trying.
Gotta keep my head held high.
There's always gonna be another mountain.
I'm always gonna wanna make it move.
Always gonna be an uphill battle
Sometimes I'm gonna have to lose.
Ain't about how fast I get there.
Ain't about what's waiting on the other side.
It's the climb..."

"Riesco più o meno a vederlo.
Quel sogno che sto sognando
Ma c’è una voce dentro la mia testa che mi sta dicendo che non lo raggiungerò mai.
Ogni passo che sto facendo.
Ogni movimento che compio mi fa sentire persa
Senza alcuna direzione
La mia speranza traballa
Ma io, io continuerò a provare
Continuerò a tenere la testa alta
Ci sarà sempre un’altra montagna
Dovrò sempre combattere per andare avanti
Ci saranno sempre battaglie difficili
E qualche volta capiterà che perderò
Non conta quanto in fretta arriverò in vetta
Non conta quel che mi sta aspettando dall’altra parte
Questa è l’arrampicata..."
 
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