Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 8 giugno 2012

Ingiusto?

Oh, la giustizia è una gran bella cosa. Le persone buone dovrebbero ottenere cose belle, e le persone cattive dovrebbero finire in tutta la merda che meritano. Ma così non va la vita. La vita non guarda in faccia nessuno, se ne frega di che tipo di persona sei, e la maggior parte delle cose belle che accadono nella vita sono per lo più il mero risultato di una botta di culo. Detto questo, ognuna è libera di fare quel che vuole, ma è estremamente difficile che succedano cose belle semplicemente perchè sei stata buona.

Magari è un po’ infantile, ma non è forse vero che si ha la sensazione che molti aspetti del nostro percorso di ricovero siano ingiusti??! Per esempio: non è irritante dover prendere qualche altro chilo, quando all’apice dell’anoressia pesavamo molto meno rispetto a quanto pesiamo adesso? Sembra ingiusto che possiamo mantenere il peso soltanto quando raggiungiamo un BMI (IMC) di 18, quando ci sono persone che, senza avere un DCA, hanno comunque fisiologicamente un BMI inferiore a 18, e nessuno gli dice nulla.

Okay, questo è un pensiero tipicamente indotto dall’anoressia, ma c’è del vero alla base dello stesso.

Ed ecco quel che ho trovato al proposito leggendo un libro di Judith Beck, una psicoterapeuta, che scrive:  

"[…] Pensieri sabotanti? “E’ così ingiusto che io non possa essere magra come vorrei!”. Questo pensiero rattrista molto chiunque soffra di un DCA. Inoltre spesso chi ha un DCA è gravata da un forte senso d’ingiustizia. Invece di essere soddisfatte della loro capacità di perdere peso e mantenere il loro sottopeso, sentono di vivere una grande ingiustizia: “Mi sono impegnata così tanto, eppure devo continuare a lavorare per mantenere questo peso, che è per me comunque insoddisfacente”. Ed è triste vedere tutta questa loro negatività, quando perdere peso è una tale soddisfazione. 

Spesso dico loro: “Sì, hai ragione. È ingiusto, ma a me sembra che, in realtà, per te la più grande ingiustizia sia continuare a soffrire giorno dopo giorno schiacciata dall’idea che devi dimagrire ancora – un’idea che ti ossessiona, che non ti fa sentire a tuo agio con te stessa, che ti apporta negatività, che non ti fa sentire in pace con te stessa”. 

Spesso propongo loro la seguente analogia: è come se una persona che è brava a correre si dicesse: “Io devo per forza partecipare alle Olimpiadi”. Così comincerà ad ossessionarsi con la corsa, non sarà felice dei suoi risultati non all’altezza degli elevatissimi standard che si è auto-imposta, non avrà più la sua pace mentale, e così via. Forse è una brava persona e non meriterebbe questa sofferenza, ma sta male perché ha realisticamente l’aspettativa di poter diventare tanto brava nella corsa da poter partecipare alle Olimpiadi. E quel che è peggio, anziché accettare il fatto che, per quanto brava possa essere nella corsa, non possiede comunque quella capacità tale da essere al livello di un’Olimpiade, si sentirà appressa dall’idea che questo sia ingiusto, il che la farà sentire ancora peggio, amareggiata, e apporterà negatività al suo modo di guardare alla vita. 

Ovviamente, ci sarebbe molto altro da dire riguardo a ciò che può essere giusto/ingiusto. (Tanto per fare un esempio in tema, molte persone che per dimagrire si rivolgono fin da subito ad una dietista, hanno una vita che sembra essere, per chi ha un DCA da molti anni, ingiustamente positiva). Ma questa discussione iniziale, che implica che chi ha un DCA ha un certo controllo sulla propria sofferenza, in funzione della sua impostazione mentale, è un importante punto di partenza. […]” 

Ora, se devo essere del tutto sincera, io personalmente non sono una grande fan di Judith Beck. La premessa del suo ultimo libro (che ti insegna a “pensare come una persona magra”) mi sembra semplicemente ridicola, tant’è che ho abbandonato la lettura dopo le prime pagine. Non credo proprio che le persone magre pensino diversamente dalle persone sovrappeso. A parte questo, tuttavia, penso che dalle sue parole (estratte da un altro suo libro) che ho riportato in questo post, si possa trarre un qualche insegnamento.

Dover percorrere la strada del ricovero può sembrare profondamente ingiusto. E questo è il punto: non dovrebbe esserlo. Talvolta mi viene pure da pensare che sia ingiusto il fatto che sia sopravvissuta abbastanza a lungo da dover iniziare ad intraprendere un percorso di ricovero. Ma ci sono un sacco di cose ingiuste nella vita, e perciò quando si pensa che dover abbandonare l’anoressia e doverci lavorare su per farlo sia ingiusto, pensiamo anche a questo sia ancora più ingiusto farci rovinare la vita dall’anoressia stessa.

Questo ovviamente non significa che si faccia magicamente pace con il nostro corpo, il nostro peso e le nostre ossessioni. Non è così. Ma si può cominciare a provare a fare pace con la consapevolezza di quello che è giusto che sia per la nostra salute fisica e mentale.

20 commenti:

AlmaCattleya ha detto...

Alcuni anni fa sono ingrassata vistosamente: quasi una 20 di chili in meno di un mese. Tutto "merito" di una medicina che conteneva dosi enormi di cortisone: mi annullava il senso di sazietà. Ovviamente ho interrotto quella medicina e preso un'altra che ne conteneva di meno, ma il danno è stato fatto.
Potrete ben immaginare come il mio corpo sia pieno di smagliature: sulla pancia, all'attaccatura del braccio e anche del seno, sulle cosce.
Ovvio che penso sia ingiusto su questo e su tante altre cose che mi sono successe di cui stessa io non ero responsabile però alla fine cosa serve dirselo in continuazione? Non serve a niente.
A volte penso come sarebbe stata la mia vita se alcune cose fossero cambiate, come sarebbe diventata, ma così vivrei in un continuo passato trasportato nel presente e non mi godrei tutto ciò che quest'ultimo mi dona.
Se passassi la vita a dire: "E' colpa sua se sono ridotta così" come credete che io potrei vivere? Come credete di potreste vivere?
Così si sprecano quelle occasioni che la vita ci offre perché essa, anche se noi siamo congelati in un continuo ricriminare, va sempre avanti e non si ferma mai.
Anche se sei triste il sole continua a sorgere e non aspetta che tu stia meglio però forse è proprio vedere quell'alba che alla fine può far stare meglio perché se il sole sorge dopo esser stato "inghiottito" dalla notte, la stessa cosa possiamo farlo pure noi. E sapere che il sole c'è anche se non si vede perché è un giorno di pioggia può farci sperare che anche se siamo tristi e cupi non c'è poi da preoccuparsi perché il sole c'è. Si è solo andato a nascondere, ma ritornerà.
la vita può essere ingiusta se si continua a pensare al passato, a tutto ciò che ci ha fatto del male.

Wolfie ha detto...

Io tante volte ho pensato che la mia vita fosse ingiusta, sia per essere caduta nella bulimia, sia successivamente per non riuscire a liberarmi del tutto nella bulimia nonostante gli sforzi. Però mi sono anche accorta che questo tipo di mentalità non mi aiuta per niente: passare il tempo a dire “caspita, è un’ingiustizia!”, mi porta solo a piangermi addosso, e il piangersi addosso è peggio del peggiore pantano. OK, mi sono successe delle cose spiacevoli, ma sono successe e non posso prendere la macchina del tempo, tornare nel passato, e cambiarmi la vita. Tutto quello che posso fare, ora come ora, è andare avanti e cercare di aggiustare il tiro, cercare di stare meglio. C’è chi sta peggio di me, infondo, quindi forse non ho subito proprio tutta questa enorme ingiustizia.
Ci sono momenti del mio percorso di ricovero in cui mi butto giù, mi scoraggio, mi sembra che sia una strada senza fine, però mi rendo poi anche conto che in realtà di passi avanti ne ho fatti, devo solo imparare a dargli maggior valore, e a non sentirmi necessariamente in colpa se le cose non sono proprio andate tutte precise come le avrei volute e programmate.
Dovrei imparare ad essere più indulgente con me stessa, e così forse anche precorrere la strada del ricovero sarebbe meno faticoso. Per “più indulgente con me stessa” non intendo dire che mi devo giustificare e consentire le ricadute, ma solo che non devo sentirmi un completo fallimento quando mi succede di ricadere, e cercare di riprendermi e di ricominciare a combattere quanto più rapidamente possibile.

Mary Jane ha detto...

''Ma si può cominciare a provare a fare pace con la consapevolezza di quello che è giusto che sia per la nostra salute fisica e mentale.''

per ora sono in una fase strana.
una parte di me dice: mangia bene Fede, mangia sano, fai sport, smettila.
(perchè come anche tu hai letto nel mio ultimo post, o mi abbuffo o non mangio)

l'altra dice: sei troppo grassa Fede, chissene, basta che perdi peso.

e poi ancora, da una parte c'è la voce che dice: goditi la vita, non devi più comportarti così, non alimentare la depressione.

e l'altra, invece, che mi ricorda che è un territorio così conosciuto, il dolore, che ho paura a buttarmi nel vuoto.

ps: grazie per gli auguri x l'esame :)
pps: ma dai abbiamo la stessa taglia di reggiseno ehehe! XD anzi forse io un po' di più perchè ho preso qualche chilo nell'ultimo periodo... è vero, agli uomini piacciono, ma io mi vergogno così tanto... non trovo reggiseni che non mi facciano semprare una mucca, perchè o sono imbottiti o sono troppo molli e allora sembra che io abbia una quinta oppure due mammelle da mucca... le magliette non stanno bene, perchè di profilo sono imbarazzante... e le mie compagne di classe che sottolineano sempre che ho il seno grosso... mi dà troppo fastidio. mi fa sentire vistosa più di quanto già non sia, e vorrei non essere mai guardata da nessuno... anche perchè a parte il seno il resto è da buttare, e non voglio che nessuno guardi niente del mio corpo. che schifo.

Bianca ha detto...

Che bel post, Veggie. Grazie. E grazie anche per il commento che mi hai lasciato: hai molto probabilmente ragione su tutto, è che io in questo periodo mi sento così vuota... così vuota che preferisco avere l'impressione di produrre adrenalina mentre mi sento svenire sul tram per aver ingerito una quantità minima di cibo, piuttosto che condurre una vita 'normale'.
Passerà, non preoccuparti.
Un abbraccio, non ti conosco ma ti sento sempre vicina. Grazie per tutto quello che fai, per la tua lotta.

*Free_destruction* ha detto...

io penso che arriverà più in là chi avrà dato il massimo delle sue forze in quella cosa x quel determinato obiettivo:)
anche il percorso della propria guarigione funziona così! cercare di dare il massimo di non pensare che le cose cadano dal cielo e sopportare i lati no della cosa.
io ci provo.
vivo i pensieri che scrivi sul prendere peso.
so che è necessario avere un peso il più normale possibile x stare bene, un bmi 18...tutto.
ma x gradi, come mi dice la psicologa, si può accettare tutto.
io lo spero^^

anch'io come Wolfie a volte ho pensato che era ingiusto che mi sia ammalata proprio io=(
però è andata ormai e ce la metterò tutta x guarire..

un bacio a tutte=*


<3

Sonia ha detto...

A mio parere non c'è nulla di giusto se non ciò che etichettiamo noi in questo modo, stesso ragionamento per l'ingiusto.
Alla fine dei conti, nulla è giusto/ingiusto.

Orchidea Spezzata ha detto...

"Pensieri sabotanti? “E’ così ingiusto che io non possa essere magra come vorrei!”. "

Secondo me il vero problema sta nel ricercare qualcosa di indefinito,esigiamo l'impossibile,una perfezione che è REALMENTE inesistente.Il punto è che vogliamo talmente tanto conseguire un obiettivo,da non chiederci neppure se è possibile raggiungere la meta prefissata.
Per quanto mi riguarda non è una questione di peso,ma di PERFEZIONE.
Io pretendo di essere perfetta.E mi fa male sapere che il corpo che sogno di avere,probabilmente,non esiste..

Sonnen Blume ha detto...

Ehi =) non so se ti ricordi di me, ero White Lie, ho cambiato blog per alcuni motivi!
Rileggevo un po' le ultime cose, e mi faceva sorridere questo post: se gliene parlassi alla mia psicologa mi ucciderebbe XD nel centro dove vado io sono abolite parole come giusto/ingiusto/sbagliato, bene/male, normale, dovere...
Però questo è interessante! E concordo con ciò che hai scritto! =)
Leggendo anche altro, non è che potresti pubblicare il tuo equilibrio alimentare? Mi interessa molto! =) Anch'io ne ho uno che seguo da molti mesi, non è del dietista, l'ho fatto io insieme ai miei genitori (sono entrambi medici), e aumento le quantità ogni volta che mi sento pronta =)
A presto! =D
PS: perchè non aggiungi il gadget per i lettori fissi? Così mi aggiungo e vedo ogni volta che aggiorni! =D

*FREELILIHAM* ha detto...

Cavolo che bel post!
Anche a me ogni tanto sembra ingiusto dover stare qua, dover mangiare e magari prendere integratori e vedere altre che, facendo meno sforzi, sono ricompensate(con uscite, con diminuzioni di integrazione...)più di me. Però poi penso che ognuna ha la sua storia e la sua strada e bisogna guardare al proprio ricovero senza tenere troppo conto del percorso delle altre. Sostenersi a vicenda, si. Ma non fare confronti. Altrimenti ci apparirà tutto ingiusto...

ファイ~Fai ha detto...

Io sono dell'idea che il concetto di giustizia sia terribilmente relativo: ciò che per me è giusto/positivo/buono o simili, può non esserlo per un altro. Per me può essere giusto non mangiare certi alimenti per un motivo qualsiasi e per un altro può essere sbagliato perché magari pensa possa portare danni. Ognuno ha i propri argomenti e ideali...è per questo che è così frustrante. E' terribile perchè sei stata così tanto attenta, così diligente, così decisa nel tuo obbiettivo...e poi sei obbligata a piegarti a qualche cosa che dal tuo punto di vista è terribile. Contro i tuoi principi. E poi vai avanti con il paraocchi: l'altro punto di vista è inconcepibile, non ci provi neanche a capirlo...ma sbagli. Ci dovremmo sempre mettere anche nei panni degli altri...capire che è doloroso vedere qualcuno spegnersi. Eppure, rimaniamo ostinate...
Che testarde, eh? Proprio noi che vorremmo essere capite...
Ti mando un bacione (:
ファイ

Anonimo ha detto...

Per favore sento che metti molto nel tuo blog per aiutare. Puoi rivolgere un attenzione a noi genitori di ragazze che soffrono di dca? Come si puó sostenere la cura delle nostre figlie. Ti ringrazio perché ci sei e perché hai scelto di stare in mezzo a chi ancora soffre tanto

Vele Ivy ha detto...

Ciao Veggie, permettimi un'osservazione: penso che le tue riflessioni in molti post servano a tutti, non solo alle persone che soffrono di anoressia... perché comunque insegnano a lottare e a non perdere mai la voglia di andare avanti. Spesso nella vita ci si trova davanti ad ingiustizie che ci fanno venire voglia di mollare tutto perché se non c'è giustizia allora tutto è inutile! Però questo è un pensiero distruttivo, che non fa migliorare le cose, e allora bisogna solo che rimboccarsi le maniche e andare avanti a lottare!

Ilaria ha detto...

In questi giorni ho l'esame di maturità, e ora più che mai mi rendo conto di quanto, in genere, il concetto di "giustizia" sia relativo.
Anche nel DCA ciò che è giusto per me non lo è per i miei genitori, o per i miei amici, e viceversa. Percorrere la strada della guarigione non sembra mai una cosa "giusta", all'inizio, ma è il prezzo da pagare se si vuole continuare (o cominciare?) a vivere...
ti abbraccio cara Veggie,
:)

Anonimo ha detto...

Immagino siate molto informate anche sui meccanismi neuroendocrini di tipo dopaminergico che sono legati al problema. Penso di essere obeso anche se ho una costituzione robusta e quindi ho il problema opposto, tuttavia non è semplice immedesimarsi, nè capire l'universo dell'anoressia dall'esterno. In un certo senso una persona anoressica avrebbe potenzialmente l'energia psichica sufficiente a raggiungere una forma corporea corretta od equilibrata molto più di un soggetto obeso, se solo lo riconoscesse come obiettivo. Forse non lo riconosce perchè la struttura morale nella psicologia anoressica è correlata anche ad algoritmi cognitivi specifici. E' sempre il problema di cosa è giusto e questo non lo sa nemmeno una persona in perfetta forma fisica. (un amico)

loie ha detto...

veggie!!! ciao! in questo periodo non sono stata molto presente in rete. uhmm tema spinoso quello della giustizia... in effetti è davvero complicato accettare l'idea che sia giusto farsi aiutare e aiutarsi. come è complicato accettare di volersi bene e rispettare i prorpi desideri e il proprio corpo..

Veggie ha detto...

@ AlmaCattleya – E’ così, accollarsi i sensi di colpa è inutile. Okay, le cose negative capitano… possono pure essere conseguenza di un nostro errore, ma siamo umane… dobbiamo accettarci anche in questo. Le tue parole sono tanto belle quanto vere. La vita va avanti, e il passato non si può cambiare… si può solo provare a costruire qualcosa per il futuro. Ti abbraccio stretta…

@ Wolfie – Tante volte la vita sembra ingiusta… non lo è, siamo noi che la dipingiamo tale. E l’autocommiserazione è il più grosso errore in cui possiamo cadere… serve solo a perdere tempo… tempo prezioso che invece potremo impiegare per combattere per noi stesse…

@ Mary Jane – Io credo che le tue 2 parti che dici di sentire, sono la parte “sana” e la parte “malata”… quella “sana” è la voce razionale, quella “malata” è la voce emotiva. Il gap c’è e ci sarà sempre, è innegabile… Però tu, a differenza di quel che scrivi, non sei affatto una mucca, sei una persona senziente… e questo gioca a tuo favore. Perché hai tutta la capacità di discernere ciò che è corretto da ciò che è un reflusso della malattia… e comportarti di conseguenza.
P.S.= Consiglio i reggiseni di Tezenis, a me calzano benissimo… Consigliali anche alle tue compagne di classe invidiose del tuo seno!...

@ Bianca – Capisco benissimo come puoi sentirti… Che dire, ci sono questi momenti un po’ “low” nella vita, c’è poco da fare… Menomale che prima o poi passano… come si suol dire, non può piovere per sempre… Grazie a te per le tue parole…

@ *Free_destrucion* - Verissimo, bisogna mettercela tutta e avere la consapevolezza che per andare avanti sulla strada del ricovero ci vuole tanto, ma tanto, olio di gomito… niente bacchette magiche, tutta fatica nostra… Ma io spero proprio che da tutta questa fatica potranno nascere anche soddisfazioni, in futuro… E certo che occorre fare la cosa per gradi… proprio perché, se è sfumata, è più facile accettarla e conviverci… Un passettino alla volta, continueremo ad andare avanti… e se ce la metti tutta, io sono certa che potrai arrivare esattamente dove vuoi…

@ Sonia – Non sono del tutto d’accordo con quello che hai scritto… O meglio, in linea generale sono d’accordo, però secondo me è un discorso che non può essere estremizzato. Sebbene sia vero che la giustizia/l’ingiustizia hanno un’ampia componente soggettiva, ci sono dei limiti di oggettività del concetto stesso che non possono essere trascesi. Esempio banale: è ingiusto che ci siano stupri. È oggettivamente ingiusto. Magari lo stupratore, nella sua ottica distorta, considera pure giusto abusare della sua vittima… ma resta il fatto che ha compiuto una violenza sessuale su una persona non consenziente. E questo non riesco in nessun modo a trovarlo giusto. Quindi, sì, okay, sicuramente nei 2 concetti c’è un margine di soggettività… ma ci sono anche dei paletti che è bene che ci siano e non vengano trascesi…

Veggie ha detto...

@ Orchidea Spezzata – Secondo me il vero problema sta nel fatto che… bè, è difficile capire quali siano i nostri veri problemi. Voglio dire, la restrizione alimentare è un sintomo ma, come giustamente hai scritto tu, in realtà non è una questione di peso. Vero, hai ragione, non è una questione di peso… ma, a mio parere, neanche una questione di perfezione. È una questione di coping. È per questo che è così difficile spezzare il circolo vizioso. Non c’interessa neanche tanto raggiungere una qualche meta… c’interessa tenere a bada qualcos’altro… E quello che tu definisci “il corpo che sogno di avere”, è in realtà soltanto un’estrapolazione più materiale di “la persona che vorrei essere”…

@ Sonnen Blume – Ciao!... Ma certo che mi ricordo di te!... Grazie per essere ripassata di qui!... Non so esattamente come si faccia ad aggiungere il gadget per i lettori fissi (non sono una grande esperta di computer, blog & company…), ma posso vedere se aggeggiando un po’ riesco ad aggiungerlo… Credo comunque che per vedere quando aggiorno il blog, basta iscriversi con quei “pulsanti” che ci sono sulla colonnina di destra sotto la dicitura “Iscriviti al mio blog!!”… A parte questo… Concordo con la tua psicologa sul fatto che certe parole non dovrebbero essere utilizzate, in linea generale, quando si parla di un DCA… Tuttavia, è innegabile che siano proprio le prime parole che ci balzano in testa quando pensiamo alla nostra malattia, dunque perché arrampicarci sugli specchi?!... ^^” … In quanto all’altra domanda… No, non ho nessuna intenzione di pubblicare il mio “equilibrio alimentare”. Così come, l’avrai notato leggendo il blog, non faccio mai menzione di cibi, pesi, altezze, calorie, taglie, B.M.I., numeri in generale. È assolutamente una mia scelta: considerato che, in linea teorica, chiunque può incappare nel mio blog, non voglio mettere termini di confronto. Se io dico che il mio minimo peso è stato di XX chili, e lo legge una ragazza anoressica ancora nel pieno della malattia, il suo primo pensiero sicuramente sarà: “Ah, se Veggie è arrivata a XX, allora io devo arrivare sotto a XX chili!”… e il confronto o, peggio ancora, la gara a chi sta peggio, è una cosa che voglio in ogni caso evitare. Inoltre, il DCA ha anche un aspetto molto centrato sui numeri… e considerato che il nostro cervello è un organo estremamente reiterativo, più ci si fissa su cibo/peso/numeri in generale, più la fissazione aumenta… quindi, anche per questo non voglio che il mio blog riporti niente di relativo a tutto ciò… Spero di aver spiegato senzientemente il motivo per cui non pubblicherei mai il mio “equilibrio alimentare”, adesso!... Un abbraccio forte…

@ *FREELILIHAM* - Io credo che tanto nell’anoressia quanto nel percorso di ricovero, ogni persona è una storia a sè… e non solo è ingiusto fare paragoni, ma è proprio impossibile… Confrontarsi in maniera negativa, competitiva, con le altre serve solo ad essere più infelici… e già che questa strada che dobbiamo percorrere è difficile, cerchiamo almeno ti concentrarci al massimo… Ti abbraccio stretta…

Veggie ha detto...

@ Fai – Sono d’accordo sul fatto che i concetti di giustizia/ingiustizia abbiano un margine di soggettività… dipende dal modo in cui decidiamo di vivere le cose… Però, come scrivevo anche a Sonia, secondo me ci sono anche degli aspetti oggettivi: che l’alimentazione debba essere quanto più possibile varia e nelle dosi e nutrienti giusti è un dato di fatto comprovato da numerose ricerche scientifiche, quindi non c’è molto spazio per i pareri personali che non siano dettati dalla malattia… E’ assolutamente vero che bisogna cercare di vedere le facce delle medaglia che son diverse dalla nostra… solo così possiamo essere veramente complete…

@ Anonimo – Ciao, ti ringrazio per il tuo commento… Il mio blog, come avrai visto, è principalmente indirizzato alle ragazze che hanno un DCA e stanno combattendo, per il semplice fatto che essendo questa la mia esperienza, mi sento di poter scrivere cose in maniera mirata, perché vita personale e non per sentito dire… Il DCA da genitore non l’ho mai vissuto… quindi forse posso comprendere meno il ruolo… In ogni caso, t’invito a leggere questo post…
http://anoressiabulimiaafterdark.blogspot.it/2010/07/una-parola-per-i-genitori-preoccupati.html
Vedrò se riuscirò a scrivere qualcos’altro anche in futuro… In ogni caso, non so in che regione tu viva, ma spesso le ASL/USL o gli ospedali pubblici (almeno nella mia regione), offrono sportelli gratuiti di consulenza per i genitori di chi ha un DCA, quindi ti consiglio d’informarti al riguardo…

@ Vele/Ivy – Tutte le tue osservazioni sono assolutamente permesse!... E’ vero, talora la vita è ingiusta… ma se ci soffermiamo su questo, diventiamo solo invidiose degli altri, e questo non è produttivo… tutto quello che possiamo fare, piuttosto, allora, è cercare di darci da fare per cambiare le cose…

@ Ilaria – Sicuramente il concetto di giustizia/ingiustoccia ha un aspetto molto soggettivo… sebbene, come ho già scritto in risposta a commenti precedenti, secondo me dovrebbero comunque esserci dei “paletti” determinati da dati oggettivi, sennò diventa anarchia e tutto degenera in un gran bel casino… E’ vero, l’idea del percorrere la strada del ricovero può per tanti aspetti sembrare ingiusta… ma, forse, solo perché è così difficile. Però, ormai si sa, le cose più giuste da fare non sono mai facili…
P.S.= In bocca al lupo per la maturità!...

@ Un amico – Non posso parlare per le altre, ovviamente… personalmente posso dire che, sì, sono abbastanza informata sui meccanismi neuroendocrini di tipo dopaminergico inerenti il problema, per il semplice fatto che studio Medicina… Certamente non ho ancora le conoscenze e le competenze di un medico, però sto studiando per arrivare a ciò. A parte questo… Sicuramente la struttura psichica di ogni qualsiasi persona anoressica è tale da permetterle di migliorare il proprio status, dal momento che non mi risulta questa patologia correli con deficit di tipo cognitivo… però, come in tutte le cose, l’elemento fondamentale è la volitività. Per quanto si possa riconoscere determinati errori nella malattia, si riesce a combattere solo nel momento in cui lo si vuole veramente. Il punto sta forse nel fatto che il problema – o l’obiettivo che dir si voglia – non sta tanto nel peso in sé, che è più che altro una conseguenza della malattia, quanto nella necessità di passare attraverso un controllo totalizzante che prende anche, tra le altre, la via dell’alimentazione. Riuscire a fare a meno di questo esacerbante controllo: questo dovrebbe essere l’obiettivo…

@ Ioie – Sì, è indubbiamente complicato… eppure sono passi che dobbiamo fare per noi stesse… per cominciare a mettere da parte quello che può farci star male, e provare a ricominciare a vivere…

Anonimo ha detto...

Lungi da me il volermi intromettere in un luogo di discussione che è di nicchia, in un certo senso, e forse è giusto che sia così, penso che riuscirete a trovare un percorso con delle soluzioni positive dalla vostra prospettiva. Ci sono meccanismi di azione del cervello molto forti, a proposito del discorso sul controllo. Comunque si guardi il problema, da un punto di vista neurochimico o da un punto di vista psicologico, è sempre un meccanismo riflesso che in un determinato momento della vita è stato creato e si è instaurato. Inoltre è possibile che ci siano soluzioni molto efficaci che ancora non sono emerse o non si vuole che siano prese in considerazione. Vi saluto affettuosamente. (un amico)

Veggie ha detto...

@ Un amico – No no, guarda, questo non vuole essere assolutamente un posto di nicchia, anzi… Ho lasciato attiva la possibilità di commento anonimo proprio perché mi piacerebbe che chiunque – ovviamente possibilmente in maniera rispettosa ed educata come nel tuo caso – anche se sprovvisto di account blogger, o non desideroso d’identificarsi neanche in qualche nick, potesse dire la propria… Quindi, qualsiasi cosa tu abbia da dire, ripassa pure quando vuoi e scrivi tutto quello che ti va!... Comunque, sono totalmente d’accordo con la tua affermazione sul fatto che i meccanismi instaurati dal cervello in merito al controllo siano estremamente potenti. Anche solo per la reiteratività di quest’organo… Io credo che l’anoressia, per certi versi, possa essere considerata come una sorta di “coperta di Linus”… una sorta di forma di protezione. Un male che viene visto comunque come un bene rispetto ad un qualcos’altro (di soggettivo) che viene percepito come un male maggiore… è qui che s’innesca un meccanismo che pone al riparo dall’ansia controllando ossessivamente ogni ambito della vita, cibo compreso…

 
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