Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

sabato 21 novembre 2009

Domanda #7: Come colmare il vuoto

Bene, vedo che le vostre domande stanno continuando ad arrivare! ^__^
Io proseguirò con le mie risposte fintanto che avrò domande sulla lista, quindi se c’è qualcosa che volete chiedermi, basta che lasciate i vostri interrogativi sull’apposito post (che potete trovare QUI).

La domanda cui rispondo oggi è quella che mi pone Aisling.
“Come si fa a colmare quel senso di vuoto, panico che inevitabilmente si prova quando si smette di restringere o di abbuffarsi?”
Domanda decisamente d’interesse generale, direi!

Tra i primi post che ho scritto in questo blog, ce n’è uno che parla proprio di questo. L’ho intitolato “Riempire gli spazi”. Si tratta di una qualcosa contro cui la maggior parte di noi si trova a combattere nel momento in cui decide d’intraprendere un percorso di ricovero, e il perché questo accada mi sembra piuttosto ovvio. Lasciar andare qualcosa che per tanto tempo ha riempito completamente la nostra vita, per quanto il suo apporto potesse essere distruttivo, è difficile. È lo stesso motivo per cui si ha paura a lasciare andare del tutto il DCA, perché si teme di non essere capaci di riuscire mai a sopportare né a colmare quel senso di vuoto. Sebbene l’anoressia faccia stare male, si teme che quel vuoto possa essere ancora peggio.

Aislin, prova a dare un’occhiata al mio post “Riempire gli spazi”, perché penso che quello che ci ho scritto possa rispondere molto bene alla tua domanda.

Inoltre, pensa che tutto si centra intorno ad un’unica domanda: Cosa vuoi fare, d’ora in poi?
Più risposte troverai a questa domanda, meglio sarà. La tua vita è un foglio bianco… devi iniziare a disegnare il tuo capolavoro.

Talvolta è difficile concentrarci su quello che ci piace fare, su quello che ci fa stare bene. Talvolta non abbiamo neanche ben capito cos’è che vogliamo fare perché potrebbe farci stare bene. Non ci siamo date il tempo, troppo convolute nella spirale discendente dell’anoressia per pensarci. Perciò, il tempo che in passato hai dedicato al DCA, adesso devi prenderlo per te stessa: prova a domandarti e a scoprire quello che vorresti fare, quello che ti piace fare, quello che ti fa sorridere o ti fa sentire bene mentre lo fai (eccetto la restrizione alimentare, ovviamente!!), quello che ti fa essere felice e ti permette di esprimere il tuo mondo interiore.

Questo vale per Aisling, e vale per tutte voi, ragazze.
Vi sfido a farvi questa comanda e a trovare la risposta. Vi sfido a riscoprire (o a scoprire per la prima volta) quello che in questo mondo vi fa sentire bene, quello che è veramente la vita. C’è una pletora di cose meravigliose che vi stanno aspettando là fuori. Tutto quello che dovete fare è cominciare a chiedervi: Cosa voglio fare, da ora in poi?, e poi FARLO. E vi accorgerete che è molto più facile di quel che sembra.

P.S.= In perfetta trasparenza, a dimostrazione del fatto che Emma è (è stata, accidenti, è stata…) reale, ecco qui una nostra foto. Non per rispondere alla provocazione, ma per tutte voi. E per Emma. Perché lei è stata speciale e mi ha cambiato la vita. No, lei non è stata speciale. Lei E’ speciale. Lo è ancora. Perché lei è da qualche parte. Anche se non ci credo.
Firenze, 20 Giugno 2007

mercoledì 18 novembre 2009

Speranza

Quel che sto per dire è, in sostanza, lo scopo del mio blog che ho già ripetuto non so quante volte… ma che non ripeterò mai abbastanza:

Il ricovero è possibile.

Giorno dopo giorno, mi spezza il cuore pensare a tutte le ragazze e le donne (e pure i ragazzi e gli uomini, ovviamente) che stanno combattendo contro il loro DCA. Penso che sarei andata in pezzi se non fossi stata capace di trasformare il mio enorme potenziale distruttivo in una forza atta ad aiutare me stessa e gli altri. Conosco un sacco di persone meravigliose che stanno soffrendo per un DCA e non riescono a trovare la forza per iniziare a combattere veramente. Conosco un sacco di persone stupende che non riescono a vedere la loro bellezza. Conosco un sacco di persone che avrebbero così tanto da offrire al mondo, ma che si sentono perse quando si tratta di aiutare se stesse.

Ci sono passata. L’anoressia è stata la mia compagna migliore e ha avuto la meglio su di me per diverso tempo… fino a che non ho deciso di combattere, di riprendermi la vita nelle mie mani anziché trascorrerla in balia di un’ossessione che sarebbe stata felice solo nel momento in cui mi avrebbe uccisa. So che adesso, a parole, la sto mettendo giù semplice e che, in realtà, non lo è affatto. No, il ricovero è un percorso tutt’altro che semplice, ed è certamente molto, MOLTO più complicato che rigettarsi nell’anoressia.

Ho ricevuto davvero tantissime e-mail da persone che sono state toccate (e che stanno combattendo) da un disturbo alimentare. Desidero con tutta me stessa guarirle, ma so che non dipende da me. Tutto quello che io posso offrire è il mio supporto e il mio incoraggiamento e la mia testimonianza di quello che può essere fatto con la forza di volontà. Il ricovero è possibile.

Talvolta, mi sento come una fatina che sussurra belle parole di positività e cerca di mostrare alle persone quello che può esserci di positivo nella lotta ai DCA e come fare per evitare di ricaderci come se tutto fosse molto semplice – forse c’è pure chi pensa che le mie parole siano solo frasi fatte.

In realtà, non sono una fatina e non sto facendo la predica a nessuno. Tutto quello che scrivo è qualcosa di cui sono profondamente convinta. Non starei a scriverlo, altrimenti. Potrei scrivere altri milioni di cose differenti. Tutto quello che cerco di fare e di dire, si può riassumere in una sola parola: SPERANZA.

Io voglio dare speranza.

Se la frase qui sopra l’avessi scritta qualche anno fa, avrei messo tre parole al posto di due, che avrebbero cambiato tutto. Qualche anno fa avrei scritto: Io non ho alcuna speranza

Non è più così adesso, ma il passo tra il sentire di non avere speranza e il voler dare speranza ha avuto un sacco di fermate in mezzo. Io volevo stare meglio, ma ne avevo paura. Io volevo essere reale, ma mi attirava l’illusione. Io volevo essere ascoltata, ma rimanevo in silenzio. Io volevo avere una vita, e cercavo costantemente la morte. Ma poi un giorno ho sentito che volevo cominciare a combattere davvero. E quando l’ho fatto… quando sono arrivata ad un buon punto nel mio processo di ricovero… ho voluto dare speranza.

Perchè questo non è un viaggio divertente, anche se di tanto in tanto può avere i suoi piccoli benefici e le sue piccolo gioie. Una buona strategia di ricovero potrebbe essere quella di cercare di trovare il lato positive in ogni cosa che vi colpisce negativamente. Non entrate più nei vostri vestiti? Regalateli! Oppure mettetevi all’opera scatenando la vostra creatività e trasformateli in qualcos’altro. Poi telefonate alla vostra migliore amica o alla vostra sorella e andate con loro a comprare qualcosa che vi piace e che vi fa stare bene, senza preoccuparvi per la taglia. Un piccolo supporto morale può fare molto più di quello che potete immaginare…

Quando tutto sembra “troppo” in negativo, resta sempre la speranza. La speranza c’è, e attenderà se la vorrete mettere da parte fino a domani, quando avrete un po’ più di energia. La speranza è davvero un qualcosa che non muore mai. La speranza è il balsamo che può aiutarvi a vivere un giorno dopo l’altro. E fintanto che la speranza è possibile, allora anche combattere contro l'anoressia è possibile.

P.S.= [19/11/2009 - (Aggiungo piccola postilla per Kamio, o A., o anonima... e per tutte coloro che hanno letto il suo commento, se la cosa potesse interessare... Kamio, ti ho risposto direttamente sul post "Lei"... Se hai qualcosa da aggiungere puoi farlo tranquillamente, usando però toni civili e nel rispetto che si conviene)]

domenica 15 novembre 2009

Domanda #6: Il circolo vizioso

Vi chiedo scusa, ragazze, ma ho deciso di anticipare ad oggi la risposta alla domanda che mi ha fatto R.: lei mi ha detto, tramite e-mail, che dopodomani inizierà il suo percorso di ricovero in un centro specializzato per DCA... quindi vorrei che leggesse la mia risposta adesso, nella speranza che possa esserle anche solo un pochino d'aiuto per il percorso difficile e coragigoso che ha deciso d'intraprendere...

E quindi, la domanda di R. è:
“Sono anoressica ed ho questo problema: quando sono sottopeso, il mio corpo mi piace e mi sento a mio agio con me stessa, ma so che è deleterio per la mia salute quindi (con l’aiuto della nutrizionista da cui sono seguita), m’impegno a riprendere peso fino a che non ho raggiunto il mio peso-forma. Ma quando ho raggiunto il mio peso-forma comincio a non apprezzare più il mio corpo, mi sento a disagio, sono triste e nervosa, quindi comincio a restringere di nuovo, e torno sottopeso. Quando sono sottopeso… - tornare all’inizio e rileggere tutto questo un sacco di volte, poiché è questa la mia vita da 6 anni a questa parte. Come posso apprezzare il mio corpo quando sono nel mio peso-forma? Come posso rompere questo circolo vizioso?”

I problemi, in questo caso potrebbero essere due. Innanzitutto, la fissa dei numeri. Forse dovresti provare a concentrarti più sull’essere in salute che non sull’essere al tuo peso-forma. Hai modo di non conoscere più il tuo peso? Butta la bilancia che hai a casa. Lascia che la nutrizionista ti pesi, ma dai le spalle all’asticella della bilancia e non farti dire niente. In questo modo, la nutrizionista potrà comunque sapere come stanno andando le cose e comportarsi di conseguenza a seconda che tu abbia perso o preso peso, ma tu non ci starai così male perché non saprai quale è il tuo peso.

So che spesso si comincia a sentirci tristi e a disagio col nostro corpo nel momento in cui si viene a sapere che il numero segnato dalla bilancia è salito. Ma se tu ti concentri sul ritrovare un corretto stato di salute piuttosto che un corretto peso, forse comincerai a odiare meno il tuo corpo, se non ti fissi su quello che dice un numero. Parte del motivo per cui ti piace il tuo corpo quando sei sottopeso potrebbe essere legato al fatto che tu SAI di essere sottopeso. E che questo non è salutare. Il che sembra un po’ la ragione per cui cominci a non apprezzare il tuo corpo quando raggiungi il tuo peso-forma… poiché sai di averlo raggiunto. E questo ti dà ansia. Forse perché quel peso è espresso da un numero che non avresti mai voluto essere.

Non pensare più a te stessa o al tuo peso-forma come a un numero. Prova ad escludere i numeri dalla tua vita. Concretizza che essere in salute è l’unico modo che ti permetterà di vivere la tua vita. La felicità, tuttavia, non seguirà immediatamente la salute; perciò preparati ad essere Infelice quando raggiungerai il tuo peso-forma. Ma l’infelicità non persisterà se tu provi ad accettare il tuo peso-forma senza darti il permesso di restringere ancora una volta. Tu hai tutta la forza per farlo. Certo, prendere peso non è proprio una delle cose più piacevoli del mondo (e questo per la maggior parte della gente, che abbia o meno un DCA), ma pensa che devi farlo solo per un po’. Non durerà all’infinito. E poi, il resto verrà da sé. E’ MOLTO più facile avere una mente felice e in salute quando anche il corpo è tale.

Se acquisisci un peso-forma e lo mantieni per un ristretto lasso di tempo (alcune settimane, qualche mese) prima di ricominciare a restringere ricominciando a percorrere il circolo vizioso, semplicemente questo tempo non è abbastanza per venire a patti col tuo peso fisiologico e tutte le altre cose che lo concernono. Non ti dai mai la possibilità. Ti stai fregando con le tue stesse mani. Non puoi progredire sulla strada del ricovero se ti sottoponi a continui auto-sabotaggi.

Ti costerà un sacco di dolore, lacrime e frustrazione, ma se ti permetti di sopportare il tuo peso-forma quanto più a lungo possibile, ti accorgerai che le cose non sono poi così difficili come sembravano nei primi tempi. Spesso, quando siamo sottopeso, siamo felici per quella che è la nostra esteriorità, ma non siamo felici del tutto. Quella che tu desideri e meriti, invece, è una felicità totale, non una felicità fasulla data da un corpo che forzia a stare a un peso più basso del tuo peso fisiologico.

So che il ciclo continua anche se non te ne rendi conto – credimi, l’ho vissuto e lo sto vivendo anch’io – ma al fine di spezzarlo, devi esserne conscia. Estremamente conscia. Devi venirci a patti. In questo modo, quando raggiungerai il tuo peso-forma, sarai CONSAPEVOLE di ciò che succederà. Perché è già successo. Ma sarai CONSAPEVOLE anche di quello che stai cercando veramente. E non sarà più un numero a fermarti. Questo è l’atto di forza più grande che tu possa mai fare: dirigere consapevolmente i tuoi pensieri.

Non è il numero il problema. Lo so io, lo sai tu, lo sappiamo tutte. Il peso è una sciocchezza. Focalizzati sulla salute, e dimentica la bilancia. Ci sono i professionisti a monitorarti adesso, senza più bisogno che lo faccia tu.

In bocca al lupo per il ricovero!

giovedì 12 novembre 2009

Fuori dalla foresta

Talvolta, ricordare l’inferno-paradiso dell’anoressia fa tanta paura quanto ricordare un incubo spaventoso al momento del risveglio. Tra le coperte con gli occhi aperti, vi rendete conto che quel brutto sogno non era reale, ma non riuscite a scrollarvi di dosso l’angoscia che vi ha attaccato.

Quanto ripenso alla me stessa di qualche anno fa, alla situazione in cui mi trovavo, all’oscurità in cui vivevo, mi sembra di smettere di respirare per qualche millisecondo. In un attimo, vengo riempita da tutte le vecchie sensazioni di rabbia, distorsione, mania di controllo, senso di onnipotenza che ero solita provare. Poi il momento passa e penso che, nonostante tutto, provo sollievo all’idea della persona che sono adesso. Ho capito. Ho combattuto. Sto ancora lottando. E le cose vanno meglio. Non corro, ma sto camminando. È un inizio.

E adesso respiro, lascio che l’aria entri ed esca, lascio che i ricordi del mio passato possano farsi strada a poco a poco nella mia mente senza più farmi ricadere in quegli errori, perché adesso sono abbastanza forte da riconoscerli e da combatterli.

Certo, non ho dimenticato tutte le sensazioni che ho provato durante i periodi di restrizione alimentare. Queste faranno sempre parte di me, e a poco a poco cerco d’imparare a venirci a patti. Però adesso mi rendo conto che posso utilizzare tutte queste sensazioni ribaltandole per creare nuove cose – cose importanti – ed aiutare altre persone che si trovano nella stessa situazione in cui mi sono trovata io. Questo mi dà un senso. Mi fa pensare che quello che ho vissuto non è stato invano. Non è stato un qualcosa che ho cancellato dalla mia mente fingendo che non fosse mai successo. Posso fare qualcosa di benefico con tutta la mia esperienza. Adesso.
Mi piace utilizzare quest’analogia quando parlo della mia anoressia, del mio percorso di ricovero, della mia lotta quotidiana: Sono fuori dalla foresta, adesso. Ma vivo in una casa che è miglia lontana dalla strada.

Penso che questa frase simbolizzi bene in che cosa consiste un percorso di ricovero. Si combatte e, poco a poco, ci si allontana dall’intrico più buio dell’anoressia. Si riesce a impedirci giorno dopo giorno di ricominciare a restringere. E si riesce a ricostruire una vita al di fuori del DCA. Ma non ce ne libereremo mai completamente. Sarà sempre là, a distanza, poiché è stato parte di noi, anche se adesso stiamo combattendo.

E talvolta può succedere di bussare alla porta, poiché non si è molto lontane. Ma anche se la porta non dovesse aprirsi al primo tentativo, non bisogna mai darle le spalle e rivolgerci di nuovo verso l’intrico più fitto della foresta.

Tramite e-mail diverse persone mi hanno chiesto se per me sia difficile tenere questo blog e comunicare con persone che stanno vivendo quello che ho vissuto io, se questo possa interferire negativamente con il mio percorso di ricovero. Direi proprio di no. Anzi, al contrario, tutto questo mi aiuta a mantenere le cose in una giusta prospettiva. Poiché le cose che ho vissuto le ho elaborate, queste non possono più influenzarmi come succedeva in passato. Non rischio di ricadere perché leggo le parole delle ragazze che cercano di uscirne. Sto continuando a percorrere la mia strada della luce, la mia strada del ricovero, e voglio cercare di aiutare quante più ragazze mi è possibile perché so come si sentono, visto che mi sono sentita così anch’io. Aiutare altre persone potrebbe potenzialmente essere un po’ ansiogeno, ma questo non mi riporta indietro sulla strada dell’anoressia. Penso che quello che ho vissuto sia stato proprio per poter adesso condividere, aiutare, confortare e capire chi sta iniziando a combattere.

Lotterò ogni giorno per non tornare indietro. Lotterò ogni giorno per continuare ad andare avanti. E voglio portare un sacco di ragazze con me.

lunedì 9 novembre 2009

Domanda #5: Allontanarsi da sentimenti e comportamenti negativi

La 5^ domanda è quella che mi viene da Evaluna. Mi chiede:

“Anche se non ho ancora smesso di farmi del male, e sentimenti come il dolore, la rabbia, la frustrazione, si traducono in restrizione alimentare, non eccessiva, ma pur sempre restrizione.
Posso chiederti come cerchi tu invece di reagire, concretamente, a tutto ciò?”

Da persona che, nel suo percorso di lotta contro l’anoressia, sta cercando di accettarsi per quello che è, senza cercare di modificare ulteriormente il proprio corpo, credimi se ti dico che puoi assolutamente imparare a smettere di farti del male e riversare le tue emozioni negative contro il tuo corpo. Questa è una delle cose principali che chiunque stia lottando contro un DCA molto spesso crede sia impossibile. Quel che spesso leggo e sento dire è: “Sì, magari è pure possibile… ma non per me”. E allora, Evaluna e tutte le altre, lasciate che ve lo dica: cancellate questo pensiero dalla vostra mente. Cavatelo fuori e gettatelo nel cestino della spazzata. E’ POSSIBILE per TUTTE voi… se voi fate in modo che sia possible. E nel momento in cui vi renderete conto che se ci mettete tutta la vostra forza di volontà ciascuna di voi ce la può fare, certi pensieri si scioglieranno come neve al sole.
Siete con me?

Allora, Evaluna, tornando alla tua domanda, credo che la prima cosa che tu devi fare sia chiederti: Quali sono le circostanze che mi portano a provare questi sentimenti negativi che si traducono in odio per il mio corpo e, di conseguenza, in comportamenti negativi nei confronti di esso?

Per esempio…
- Ti succede quando ti senti in qualche modo “rifiutata” da qualcuno?
- Ti succede quando programmi qualcosa e poi le cose non vanno come le avevi pianificate?
- Ti succede quando i tuoi risultati non sono conformi alle tue aspettative?
- Ti succede quando vieni commentata/criticata/osservata/giudicata dagli altri?
- Ti succede quando mangi (poco o troppo, fa lo stesso)?
- Ti succede quando ti pesi e la bilancia non rimanda il numero che vorresti?
- Ti succede quando ti sembra di non aver sotto controllo una certa situazione o un certo ambito della tua vita?
- Ti succede quando ti vedi diversa da come vorresti essere?
- Ti succede quando affronti una situazione stressante/difficile/dura con la tua famiglia o i tuoi amici?

Questo sono solo un po’ di esempi, ovviamente, circostante che possono giocare una certa parte nella tua percezione corporea e nei sentimenti che provi per il tuo corpo. Possono condizionare il modo in cui ti senti nei confronti di te stessa, nonché il modo in cui ti mostri al resto del mondo. Cercare di scoprire “l’innesco” è quindi molto importante al fine di analizzare i tuoi sentimenti.
Hai presente il modo in cui le persone cercano di tracciare una rotta praticamente su ogni qualsiasi cosa? Bene, traccia una rotta sui sentimenti negativi che rovi per te stessa. Okay, lo so cosa stai pensando: pensi che se continui a provare odio per te stessa, come puoi riuscire a tracciare una rotta che vada al di là di questo sentimento travolgente? Innanzitutto, comincia col rispondere alle domane che ho elencato prima. Perché è ovvio che se non ti piaci e non ti accetti per quella che sei, ci saranno sempre particolari circostanze che ti faranno venir voglia di restringere o di abbuffarti o di vomitare o comunque di punirti in qualche modo. E’ a queste particolari circostanze che mi riferisco.

Bene, adesso probabilmente starai pensando: Wow, Veggie mi ha solo detto di tracciare una rotta sui miei sentimenti negativi per me stessa. E allora? Ma pensaci un attimo. Se ogni volta che provi sentimenti negativi nei tuoi confronti e senti il bisogno di restringere/abbuffarti/vomitare/farti del male cerchi di fare introspezione e scandagliare il tuo vissuto e le tue sensazioni alla ricerca di ciò che ha dato il là al tutto, ti renderai conto che c’è una rotta. E ti renderai conto di quale questa rotta è. Di sicuro avrai sentito parlare di causa & effetto: ecco, si tratta esattamente di questo. L’effetto lo conosci già (la negatività verso il tuo corpo e la voglia di restringere l’alimentazione) – è tempo d’indagare sulle cause.

Prova a tenere un diario. Scrivici il giorno, l’ora, cosa provi, e cosa ti è successo prima di arrivare a quello, ciò che ti è successo durante la giornata. Comincerai ad avere un’immagine più nitida di quel che ti succede. Probabilmente ti accorgerai che tendi a sentirti peggio in un giorno particolare della settimana e a causa di qualche evento che si ripete, o quando ti trovi in determinati luoghi, o quando hai a che fare con determinate presone. È molto importante scoprire queste cose perché ti aiuteranno a stare all’erta, a tenere alta la guardia, ad essere più preparata e più pronta a combattere l’arrivo della negatività.

In questo modo, infatti, saprai dal momento stesso in cui ti svegli che una certa situazione che quel giorno dovrai affrontare sarà particolarmente dura per te (per una qualche ragione che avrai scoperto tracciando la tua “rotta”) e potrai prepararti psicologicamente ed emotivamente ad affrontarla, mettendo magari in atto una serie di strategie alternative che compensino i comportamenti negativi nei confronti del tuo corpo.

Un’altra domanda che devi porti, inoltre, è: La gelosia/invidia/comparazione è parte di ciò che mi spinge ad avere pensieri e comportamenti negativi nei confronti del mio corpo?

Per esempio…
- Quando guardi uno show/film/programma televisivo dove ci sono delle modelle, cominci ad avere pensieri negativi verso il tuo corpo? Vedere una cosa del genere è destabilizzante? Ti porta a fare confronti tra te e le altre persone?
- Ti capita di lavorare con qualche collega ce invidi da un punto di vista fisico? Il relazionarti con lei ti fa stare peggio con te stessa?
- Ti senti “non abbastanza malata” o “non abbastanza magra” o “non abbastanza carina” o “non abbastanza in gamba” per quelli che sono certi commenti che gli altri possono aver fatto su di te?

L’ultima domanda che devi farti, infine, è: Tutto questo mi succede soprattutto in un determinato periodo?

Molte persone, infatti, hanno variazioni “stagionali” dei propri pensieri su se stesse. Per esempio, chi soffre di depressione tende a stare peggio in Autunno-Inverno (statistiche alla mano). L’estate, per molte persone che hanno un DCA (me compresa) può essere un periodo critico perché porta necessariamente a “scoprirsi” e a mettere in mostra il proprio corpo, un corpo con cui n0on ci si sente a proprio agio. Inoltre, ci sono altri momenti dell’anno che possono essere particolarmente ansiogeni: il Natale, il Capodanno, la Pasqua, la necessita di mangiare con i propri parenti, l’inizio di un nuovo anno in cui si devono fare i cosiddetti “buoni propositi” che, in quanto oggetto d’investimento eccessivo, finiscono per essere aspettative alle quali diventa impossibile attenerci.

La CHIAVE è la CONSAPEVOLEZZA.

Perciò, cosa fare quando provi sentimenti negativi per non cadere nella trappola della restrizione alimentare e per non avere comportamenti negativi nei confronti del tuo corpo?

- Elabora un “Piano B”. Stendi una lista delle cose che puoi fare quanto ti viene voglia di cedere al DCA. Così, nel momento in cui ti sentirai sul punto di cadere, avrai una possibilità diversa per non depistare la tua mente nel solito loop di disprezzo e distruttività.
- Trova una persona supportava. Nel momento in cui senti che ti viene l’impulso di restringere, anziché assecondarlo, telefona a questa persona o mandale un SMS, anche solo per dirle: “Sto per mangiare ed ho voglia di restringere. Stammi vicina per aiutarmi a non farlo”. Talvolta anche il solo fatto di poter dire a qualcuno che stiamo attraversando un momento critico proprio in quel momento aiuta un sacco, perché ci dà la consapevolezza che qualcuno ci ha a cuore. Ci dà la consapevolezza che qualcuno vuole che siamo forti. E sapere che qualcuno ha fiducia nella nostra forza e nella nostra capacità di non cedere al DCA può essere di grande aiuto. Forse è un qualcosa di cui potresti avere bisogno per il momento.
- Prova a riversare i tuoi sentimenti negativi su qualcosa che sta al di fuori di te. Prendi a pugni un cuscino, scrivi tutto quello che ti fa stare male, rompi qualcosa, trova una via d’uscita per la tua rabbia e la tua frustrazione. Piangi, se questo può aiutarti. Grida. (Credimi, è molto meglio che restringere.)
- Prova a fare qualcosa che ti permetta di distrarti MENTRE stai mangiando. Per esempio, guarda la TV, ascolta la musica o leggi mentre pranzi o ceni, così non guarderai quello che hai nel piatto e non ti focalizzerai troppo su ciò che devi mangiare. Se riesci a fare qualcosa che ti prende davvero, riuscirai a finire tutto quello che hai nel piatto e non avrai neanche troppa ansia. Puoi anche parlare al telefono con qualcuno col vivavoce mente mangi (se non lo trovi troppo scomodo), per distrarre la tua mente da quello che stai facendo e mangiare quello che è necessario senza restringere… e protrarre la conversazione anche dopo il pasto, può essere un ottimo modo per non mettere in atto eventuali comportamenti compensatori. Più farai passare il tempo, più l’ansia calerà. E ricorda che un morso alla volta fa un pasto, se tieni duro fino in fondo! ^__^
- Cerca di seguire i ritmi cronobiologici facendo 5 pasti regolari al giorno ad orari prestabiliti: colazione, spuntino di metà mattina, pranzo, merenda e cena. Niente pasti esagerati, solo, mangia qualcosa per lo meno 5 volte al giorno. Questo ti aiuterà ad assumere una più vasta gamma di nutrienti, e a ridurre l’impulso a restringere. Penso che l’idea di poter distribuire il cibo su 5 pasti giornalieri sia meno ansiogena che fare solo i 3 pasti principali (colazione, pranzo e cena) dovendo quindi mangiare di più ad ognuno per assumere la stessa quantità di alimenti.

Spero di essere riuscita a rispondere in maniera esauriente alla tua domanda e a fornirti qualche idea utile…

venerdì 6 novembre 2009

Twitter!

Dunque, ragazze… so che probabilmente penserete “meglio tardi che mai!”, ma è da pochissimo che ho scoperto questo Social Network chiamato Twitter.

Immagino che la maggior parte di voi sappia perfettamente di cosa si tratta, per quelle che ancora non lo sanno (e per quelle che, come me, l’hanno scoperto da poco), invece, una rapida spiegazione: Twitter è una sorta di microblog che fornisce a tutti gli utenti una pagina personale aggiornabile tramite messaggi che abbiano una lunghezza massima di 140 caratteri. Sì, un po’ come gli SMS, infatti gli aggiornamenti possono essere fatti sia tramite il sito, sia per mezzo del cellulare.
I messaggi che vengono di volta in volta scritti sono aggiornati immediatamente nell’account, e vengono direttamente comunicati e quindi possono essere letti da tutti gli utenti che si sono registrati per riceverli.

Quando l’ho scoperto, ho pensato subito che fosse un’idea geniale! E così, ieri ho aperto un account su Twitter che potete trovare QUI.

Cos’ho in mente? Voglio usare la mia pagina di Twitter per pubblicare, ogni giorno, una frase positiva che possa darvi (darci) una mano nel percorrere la strada del ricovero dall’anoressia.

Quella che ho scritto oggi e che potete già trovare lì sul mio account Twitter, per esempio, è:
“Inside the loop there’s always to find the way to get outside” (t.A.T.u.)

Quindi, se vi va, potete aprire un account su Twitter, (o usare il vostro account su Twitter, se già ne avete uno) e potete registrarvi alla mia pagina semplicemente cliccando sul tasto “Follow” che c’è sotto il mio avatar. In questo modo, iscrivendovi al mio account, ogni volta che accederete a Twitter, troverete le mie frasi positive sulla vostra home page, e avrete un ulteriore rinforzo positivo per continuare a portare avanti la nostra comune battaglia contro l’anoressia.

Che ne dite, vi piace l’idea?

Seguitemi anche su Twitter, allora… vi aspetto numerose!

martedì 3 novembre 2009

Domanda #4: Oltre la negatività

“Com’è possibile trovare la positività e la forza per combattere contro l’anoressia quanto tutto intorno – e soprattutto dentro – di te irradia negatività?”, chiede Jonny.

Comincia da quello che c’è dentro di te, e portati poi a poco a poco in superficie, verso l’esterno. Non è facile, lo so, ma se cominci a lavorare su ciò che sta dentro te stessa, il resto verrà di conseguenza. La positività e la forza non sono cose che trovi, sono cose che riconosci, cose che ottieni, cose che devi sforzarti tutti i giorni di tenere a mente volta per volta.

La forza è già dentro di te. Ma se tu pensi che non ci sia, non la troverai. Se dici a te stessa che non possiedi la positività e la forza necessarie per mantenerti sulla strada del ricovero, mollerai.

Perciò, prova a fare anche solo delle piccole e semplici cose per aggiungere positività e forza alla tua vita di tutti i giorni.

- Crea una playlist speciale con canzoni positive e pro-ricovero o, in ogni caso, pezzi che portano un messaggio forte che ti stimola e ti fa venire voglia di continuare a lottare.

- Tieni un diario e, scrivendoci, scaricaci tutta la tua negatività. Questo ti permetterà di crearti una via d’uscita senza rimproverarti, sfogarti su te stessa, o rimarciare sempre nel solito circolo vizioso di pensieri. Inoltre, scrivendo, la negatività verrà inchiodata nero su bianco – e starà lì, in quell’unico posto, tra le due copertine di un quaderno.

- Usa i Post-It. La reputo una delle invenzioni più geniali del XX secolo. Ogni giorno, spremiti le meningi per scriverci su una frase positiva, e poi attacca i Post-It laddove puoi vederli e leggerli quanto più possibile. Sul tuo specchio, per esempio. Sul tuo armadio. Sul tuo comodino, sul tuo computer, sul tuo frigorifero, sulla tua agenda. Anche sulla tazza del cesso, se può aiutarti.

- Stampati in testa un messaggio positivo, meglio se uno cui ti è difficile credere. Del tipo: “Mi piaccio per quella che sono”. Un po’ come ho fatto io sul mio cellulare.

So perfettamente che queste cose non ti renderanno forte e positiva per il 100% della giornata, ma sono un punto d’inizio. Non sottovalutare il potere di chiedere aiuto a questi piccoli espedienti quando senti che ne hai bisogno. Ci vuole molta forza per aiutare noi stesse. Perciò, se stai cercando di essere più forte, prova a fare queste cose. È una sorta di test. E non ti farà male.

Un’ultima cosa – last but not least: anziché arrabbiarti con te stessa o darti della stupida se trovi difficile combattere, arrabbiati con quella. Nel tuo caso, arrabbiati con l’anoressia. (Inserire “bulimia”, “binge”, “ortoressia”, “DCA-nas”, etc… a seconda del vostro caso). Tu hai tutta la forza per cambiare le cose. Ce l’hai. Ma arrabbiarti con te stessa servirà solo a farti irradiare una negatività ancora maggiore. Canalizza a tua rabbia nella giusta direzione, verso quello che ti fa stare davvero male, la causa del tuo dolore. Non verso te stessa o gli altri. Verso di lei. Verso l’anoressia.

Questo potrà farti provare un potere maggiore… FORZA, quella di volontà. Ce l’hai. Usala.

sabato 31 ottobre 2009

A voi la parola / 12

“A voi la parola” di questo mese lascia spazio alle riflessioni di Almacattleya, che ha deciso di condividere con noi i suoi pensieri sul tema della “bellezza”, una “bellezza” che lei intende non come senso estetico, ma nel campo della vita. E quale interpretazione migliore?

Qualche ora fa sento un ragazzo che conosco narrare della famosa scena del sacchetto di “American Beauty” (chi non l'ha visto, dovrebbe farlo) e riporta le parole del film e così mi riporta a quello stupore iniziale quando l'ho visto per la prima volta, a quella meraviglia di fronte ad un normale comunissimo sacchetto di plastica che, grazie a un vento leggero, prende vita e danza. Siamo noi quelli che guardiamo quel sacchetto e siamo sempre noi che ci commuoviamo di fronte a questa piccola “...bambina che chiede di giocare...”. Perché è così la vita: ci chiede di giocare momento per momento, attimo per attimo. Ci chiede di essere presenti e attraverso la bellezza ce lo ricorda sempre come se fosse una promessa da mantenere. La bellezza non è solo quella dei concorsi, non è solo quella del quesito "Preferisci un/a uomo/donna bello/a ma stupido/a o brutto/a ma intelligente?", la bellezza non è solo un fattore estetico dove vige un'armonia così rigida che ogni menomazione viene scartata. Anche in chi è menomato c'è bellezza perché c'è vita in lui. La bellezza è qualcosa che ti ferisce, è come una tempesta che ti coglie impreparato e che ti ferisce, ma tu non senti dolore. Magari scende una lacrima, ma è per dire "...grazie, grazie per essere passata, per avermi lasciato il segno" e come il ragazzo del film ricorderai sempre.
Allego qua sotto aforismi di personaggi famosi più o meno conosciuti riguardo la bellezza:
- La bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla. (David Hume)
- Bellezza è l'eternità che si contempla in uno specchio; noi siamo l'eternità e noi siamo lo specchio. (Kahlil Gibran)
- Ciò che ho sempre cercato è la bellezza in tutte le sue forme. (Joan Crawford)
- Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, che non hanno mai inciampato. A coloro non si è svelata la bellezza della vita. (Boris Pasternak)
- Il mistero della vita sta nella ricerca della bellezza. (Billy Wilder)
- La bellezza ci può trafiggere come un dolore. (Thomas Mann)
- La bellezza è verità e la verità è bellezza. Questo è tutto ciò che voi sapete in terra e tutto ciò che vi occorrerà sapere. (John Keats)
- La bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino. (Oscar Wilde)
- La vera bellezza, dopotutto, sa nella purezza del cuore. (Gandhi)
- La bellezza non sta nel viso, ma nella luce nel cuore. (Kahlil Gibran)
- Non incontrerai mai due volti assolutamente identici. Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascun volto è simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto. (Tahar Ben Jelloun)
- La bellezza è estasi; è semplice come l'odore del cibo. Non si può dire altro sostanzialmente, è come il profumo di una rosa: lo puoi solo odorare. (William Somerset Maugham)
- La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori (Alda Merini)
Altri aforismi della bellezza ce ne sono. Intanto io voglio finire con un aforisma di Dostoevskij:
La bellezza salverà il mondo


Cara Almacattleya, ti ringrazio per le tue parole e le tue riflessioni.
E’ vero, la bellezza è in tutto ciò cui noi associamo questo termine, un qualcosa che deroga per lo più completamente dall’esteriorità per andare a far affiorare un interiorità bruciante e ricca di meravigliose sorprese. L’interpretazione che noi diamo a ciò che ci circonda e a come lo viviamo è la chiave per afferrare la vera bellezza di tutto ciò che ci circonda.

La tua raccolta di aforismi sulla bellezza è una vera iniezione di positività! Ragazze, vi consiglio di riportarvi queste frasi su tanti Post-It e di appenderle sulla parete della vostra camera, o comunque ovunque possiate leggerle quando vi sentite un po’ giù, per rientrare subito in rotta e ripartire con più grinta e determinazione che mai; perché ciascuna di queste frasi parla al cuore e dice veramente come stanno le cose sul serio.

A proposito, qual è il vostro aforisma sulla bellezza preferito?
Anche rispondere a questa domanda è un buon primo passo per scoprire su quale frase concentrarsi per mantenere il pensiero positivo…

P.S.= Qualcuna di voi domani sarà a Lucca per il “Lucca Comics & Games”?? Io sì, faccio la cosplayer… ^__^

mercoledì 28 ottobre 2009

Domanda #3: Lavori in corso

“C’è stato un momento preciso in cui hai cominciato a combattere contro l’anoressia piuttosto che subirla? Oppure è avvenuto tutto in maniera molto fluida, man mano che ti facevi i tuoi ricoveri? In che cosa consiste la tua battaglia giornaliera contro l’anoressia?
Te lo chiedo perchè sto vivendo un momento in cui non mi sembra di stare “attivamente” combattendo… come se mi stessi adagiando sui progressi fatti e lasciassi semplicemente scorrere in avanti la mia vita.

e
ti dedichi unicamente alla lotta contro l’anoressia?”

Ho promesso di rispondere ad ogni domanda, quindi oggi tocca a quelle che mi ha rivolto Wolfie. Mantenendo fede alle mie parole, chiunque voglia aggiungere qualche altra domanda, lasci un commento a QUESTO POST. Un po’ alla volta, state certe che risponderò a tutte.

Non posso indicare a dito un momento preciso in cui ho iniziato a combattere l’anoressia, poiché più volte ho avuto questo proposito, ho iniziato un percorso di ricovero, e poi mi sono smarrita per strada; tuttavia ognuna di queste volte il tutto è iniziato nel momento in cui mi sono resa conto che l’anoressia occupava talmente tanto spazio nella mia vita da aver cancellato ogni altra cosa. Il desiderio di riappropriami della mia vita – o meglio, di costruire qualcosa di nuovo, è sempre stata la molla che mi ha spinto a reagire, perché con l’anoressia stava finendo tutto, e io non volevo che tutto finisse così. Certo, quella contro l’anoressia è una battaglia che si compone di più fasi: una cosa è abolire i comportamenti restrittivi nel confronti del cibo, forse, per certi aspetti, la parte “più facile”, un’altra è confrontarsi con gli aspetti “mentali” dell’anoressia.

Per quanto riguarda la mia battaglia giornaliera, cerco di esautorare l’importanza dell’anoressia sulla mia vita: tento di oppormi ai comportamenti disfunzionali che tendo ad avere nei confronti del cibo, che cerco di visualizzare come una “medicina”, m’impongo di mangiare tutto quanto prescritto nell’ “equilibrio alimentare” che mi ha assegnato la mia dietista, mi dico “No!” quando mi assale la tentazione di fare checking, e cerco di evitare tutte le situazioni che potrebbero mettermi ansia e farmi riprecipitare nel pattern mentale dell’anoressia. Inoltre, tengo questo blog in cui cerco di dare una mano alle persone che stanno combattendo la mia stessa battaglia, e che mi aiuta a mantenermi nella giusta direzione.

Penso che tenere questo blog sia una parte molto importante nel mio percorso di ricovero: se non mi sforzassi ogni giorno di lottare contro l'anoressia, non riuscirei a darvi una mano come sto cercando di fare. Se dentro di me non ci fosse ancora la convinzione che combattere contro l'anoressia val la pena, credo proprio che non potrei scrivere i post che scrivo con una tale convinzione e sincerità. Non riuscirei ad esprimermi in questo modo, e non riuscirei a darvi consigli che, per esperienza personale, capisco essere funzionali.

Penso che, Wolfie, quando tu dici che ti senti come se non stessi "attivamente" combattendo, ma semplicemente facendo fluire la tua vita, questo significhi che in realtà hai già fatto molti passi avanti sulla strada del ricovero. Quando la vita va avanti ed è semplicemente vita, vuol dire che i pensieri indotti dall'anoressia si stanno poco a poco affievolendo. Io adesso ho un peso corretto, ma mi rendo conto che mi capita di ricadere nei tipici trip dell'anoressia: perciò uso regolarmente rinforzi positivi che mi aiutano a continuare ad andare avanti nella giusta direzione. Anche se è passato del tempo dall'ultima volta che ho ristretto l'alimentazione, certi pensieri continuano a tornare. E' per questo che sto tuttora combattendo.

Quando ho cominciato a combattere contro l'anoressia, non mi sono resa conto immediatamente che stavo meglio, ma poco a poco ho cominciato a stare meglio (mentalmente, emozionalmente e fisicamente) per un lasso relativamente lungo di tempo. Ovviamente non ho la pretesa nè la presunzione di riuscire a staccarmi totalmente dal mio vissuto, ma voglio essere quanto più sicura possibile che non avrò altre gravi ricadute, che non mi farò più influenzare da cose e persone, che proverò a vivere unicamente per me stessa in maniera sana.

Anche se sono stata ricoverata in un centro specializzato per DCA 5 volte, ho continuato ad avere ricadute, miriadi di pensieri disfunzionali e distorti, e anche se in certi momenti mi sentivo meglio, non stavo veramente bene. Ho cominciato a combattere seriamente poco più di un anno fa, Maggio 2008, e ancora non riesco a vedere tutto con chiarezza. Però credo che combattere sia già una vittoria.

Una precisazione - e questa per chiunque stia leggendo: non pensate neanche per un attimo che io sia una persona particolarmente forte, o determinata, o definitivamente fuori dal trip dell'anoressia. Non pensate che io non abbia momenti più tranquilli e momenti neri, come ogni qualsiasi essere umano. E non pensate che non ci siano giorni in cui, mettendomi davanti allo specchio, detesti il mio corpo. Mi sto confrontando con l'anoressia esattamente come tutte voi, ed è come se mi portassi appeso alla schiena un cartello con su scritto: "Lavori in corso". Ma sto combattendo... e potete farlo anche voi. Credetemi quando vi dico questo. Se mi aveste conosciuta, non so, anche solo 2 o 3 anni fa, avreste pensato che non avrei mai potuto essere la ragazza che sono oggi. Avreste visto una ragazza sottopeso, in perenne lotta contro se stessa, priva di speranza, completamente preda dell'anoressia. Avreste visto una persona con una marea di problemi tenacemente aggrappati ad un corpo troppo sottile per sostenerne il peso. Avreste visto l'ossessione, la distorsione, la perversa determinazione, il vuoto. Avreste visto una ragazza di fronte alla quale i medici scrollavano le spalle sussurrando: "Ah, la Veggie... bè, ma tanto quello è un caso cronico...". Oggi sono diversa. E' per questo che so che è possibile combattere e cambiare la propria vita. Se non lo sapessi, non scriverei su questo blog. on avrei tutta questa sicurezza e convinzione quando vi dico che potete farcela TUTTE.

Per chiunque stia pensando che io sia la wonder woman dell'anoressia, sappiate che sono assolutamente una ragazza "normale". Nè più e nè meno, esattamente come ciascuna di voi. Per questo so che ce la potete fare tutte quante. Perchè io lo sto facendo.

domenica 25 ottobre 2009

Domanda #2: Serrature e chiavi

Oggi rispondo alla domanda di Milly che mi chiede:

“Quando ci si ammala di DCA non c'è mai un solo motivo, ce ne sono migliaia, tra cui alcuni certamente più importanti. Non so se tu ne hai già parlato in questo blog, se non è così allora ti chiedo quali siano state le TUE cause. E... adesso, in tutta onestà, in quale misura definiresti tua la vita che stai vivendo?”

Quand’è che veramente è cominciato tutto, con l’anoressia? E perché?

Sto scavando per trovare una risposta a queste domande. Ha veramente importanza, alla luce di come si sono poi evolute le cose? Non ne sono sicura. Sono bombardata da ricordi che riemergono dalla profondità della mia mente e sembrano suggerirmi qualcosa, senza però riuscire a capire se sono fatti significativi di per sé, o solo alla luce di ciò che mi è successo. Se non fossi diventata anoressica, queste memorie avrebbero veramente avuto importanza? Rammento brevi momenti del tempo in cui non sapevo neanche cosa significasse la parola “anoressia”… ma forse già in quei momenti l’anoressia aveva cominciato a gettare la sua ombra nella mia vita.

Se mi permetto di ritornare indietro nel tempo con la mente, ricordo che sono sempre stata una bambina magra. Questo veniva portato alla mia attenzione non tanto dagli specchi quanto piuttosto dalle persone che erano parte della mia vita di bambina. “Magra” era sempre una bella cosa – un qualcosa di sui essere orgogliosa. “Magra” era un complimento. “Magra” era qualcosa che gli altri avrebbero voluto essere. “Magra” era quello che attirava l’attenzione altrui. “Magra” era quello che mi rendeva speciale.

Quando avevo più o meno 6 anni, andai al compleanno che una mia compagna di classe aveva organizzato in piscina. Non che fossimo amiche, ma i miei genitori conoscevano bene i suoi, quindi pensai che fosse educato partecipare.

Mi ricordo. In costume dal bagno sul bordo di una piscinetta, sette o otto bambine tutt’intorno a me, poi una sorta di “gara”. Ci mettemmo in fila in un ordine preciso: dalla più grassa alla più magra. Non sapevo se sarei stata in cima alla linea, ma mi ricordo che mi sentii sollevata del fatto che mi sarebbe stato risparmiato un non necessario imbarazzo, dal momento che ero magra. Questa parola, ancora una volta. Magra.

Una per una, dovevamo saltare nella piscina in ordine, e la più magra avrebbe saltato per ultima. Tutte dovevano essere d’accordo su quale di noi avrebbe dovuto essere la successiva a saltare, esaminando i nostri corpi in un modo estremamente preciso per delle bambinelle di 6 anni.

Poi…
Due di noi erano rimaste in piedi sul bordo.
Le altre ci guardavano, discutevano, poi la decisione.
Veggie è la più magra.
È l’ultima che deve saltare.


Io avevo vinto.
Io ero speciale.

Com’è possibile che cose del genere accadano davvero?

Com’è possibile che un gruppo di bambinette di 6 anni possa fare una cosa del genere? Com’è possibile che reputino totalmente accettabile e divertente creare una “gara” in cui la partecipante migliore è la più magra? Non essere affatto impressionate, toccate da questa designazione? Non capire da cosa dipenda il fatto di essere più magre o più grasse, ma semplicemente stilare una classifica su questo? Trovare necessario il confronto?

Ripensandoci adesso, mi fa rabbrividire.

Perché ricordi come questo s’imprimono nella mente per essere ripescati singolarmente anni e anni e anni dopo?

La nostra mente è modellata in maniera tale per cui anche episodi apparentemente insignificanti come questo, che avvengono in tenera età, possano fomentare l’anoressia? O la nostra mente è già comunque indirizzata verso una certa direzione? Siamo noi a scegliere, o siamo già state scelte?

Domande, domande, domande. Non penso che, in fin dei conti, la risposta sia importante.

Penso che guardarsi dentro con onestà, imparare da noi stesse, capire cosa fare con quelli che i nostri pensieri SONO – e non ha importanza com’è che sono diventati tali – sia la chiave.

La chiave.

La vera domanda, perciò, diventa: Se hai la chiave, dov’è la serratura? O, più nello specifico, dove sono le serrature?

Abbiamo un sacco di serrature dentro di noi. Alcune appartengono ai nostri comportamenti passati. Alcune alle nostre memorie consce. Alcune alle nostre memorie inconsce. Alcune al nostro vissuto, al nostro background. Alcune al nostro carattere. Alcune all’ambiente in cui siamo cresciute. Alcune alle persone con cui siamo cresciute. Alcune ai sentimenti che abbiamo provato. E così via. Ci sono tantissime serrature.

Quel che richiede così tanto tempo è trovarle tutte – ciascuna di esse senza esclusione – e inserire la chiave. E girarla. E vedere lo spiraglio di luce nel momento in cui si ha un’epifania… o una rivelazione… o semplicemente una certezza che regala un momento di pace.

Pace.

Alcune delle serrature sono nascoste. Ma una volta che, a poco a poco, le avrete trovate tutte, la luce entrerà e vi riscalderà. Non ci sarà più un pantano alla fine del tunnel. Ma solo crescita e consapevolezza ogni giorno maggiore, in un processo che dura per tutta la vita.

È difficile, lo so, sono la prima ad ammetterlo. È dura trovare tutte le serrature e prendere la (coraggiosa) decisione di girare la chiave. Ma è un qualcosa che bisogna cercare di fare. Un qualcosa su cui bisogna cercare di lavorare. Quello che sto cercando di fare anch’io. Per non vivere più una vita a metà.

Ce la faremo.

E un giorno saremo libere.

Se avete qualche altra domanda, postatela pure QUI

giovedì 22 ottobre 2009

Domanda #1: Il ruolo della psicoterapia

La 1^ domanda cui rispondo, nell’ordine in cui mi sono state poste, è quella di Lety. Mi sto riferendo a:

“Che ruolo ha giocato la psicoterapia frontale (1:1) nel tuo percorso di ricovero, nel momento in cui hai avuto gli strumenti necessari per percorrere la strada del ricovero cercando di adottare quanto meno possibile i comportamenti disfunzionali dell’anoressia? Inoltre, dato che hai più volte scritto che attualmente ti segue solo una dietista, pensi di ricominciare prima o poi a fare psicoterapia?”

Per rispondere a questa domanda, è necessario che faccia una premessa: sono passata per le mani di diversi psicoterapeuti prima di trovare la persona “giusta” per me. “Giusta” è una parola grossa, ma al momento non ne trovo una più adeguata. Diciamo che ho cambiato diverse volte prima di trovare una persona con la quale mi sono seriamente impegnata per mettere su una terapia costruttiva e funzionale. Forse era lei ad essere la persona “giusta” per me, più probabilmente ero io che, a quel punto, avevo acquisito la determinazione necessaria per lavorare su me stessa e sull’anoressia.

In ogni caso, ho seguito una psicoterapia con questa persona per circa 3 anni. Quando ho iniziato la odiavo profondamente, poi ho cominciato a trovarla fastidiosa, poi a tollerarla ed infine, eventualmente, ad esserle grata per lo spazio che mi aveva offerto per lavorare su me stessa. Durante i 5 ricoveri in centro specializzato per DCA che ho fatto, inoltre, ho sempre seguito una terapia di gruppo. In entrambi i casi, è stata una psicoterapia concentrata sul “problema-anoressia”, anche se ho comunque avuto modo, soprattutto nella terapia individuale, di allargare lo spettro d’azione ad altri ambiti della mia vita, al fine di cercare di capire quali fossero i molteplici fattori d’insorgenza e mantenimento dell’anoressia, al fine di poter spezzare il circolo vizioso.

Ad ogni modo, tornando alla domanda, la psicoterapia frontale è stata per me utile anche in quanto modo di sapere che lì avevo una via d’uscita, uno sbocco. Nel momento in cui mi sono sentita in grado di “camminare unicamente sulle mie gambe”, ho smesso di andare dalla psicoterapeuta una volta la settimana, e ho cominciato a dilazionare gli appuntamenti: ci andavo un paio di volte al mese, o anche più raramente. Così facendo, sapevo che se mi fossi trovata di fronte ad una difficoltà – alimentare, relazionale, personale, etc… - avrei comunque avuto un appuntamento con la psicoterapeuta nel futuro, per quanto lontano, e quindi un’occasione per parlarne. Questo mi ha permesso di imparare a modulare l’ansia e di poter essere, nel giro di un po’ di tempo, completamente indipendente dal suo aiuto: ero capace di vivere con me stessa e di prendermi cura di me, ma sapevo che se avessi avuto una ricaduta o necessità del suo aiuto, lei sarebbe stata comunque lì.

Penso che la psicoterapia individuale abbia un’importanza fondamentale nel momento in cui siamo disponibili a lavorare su noi stesse nell’intraprendere il percorso di ricovero, perché fornisce importanti spunti ed armi per poter combattere ancora più efficacemente contro l’anoressia.

A proposito della psicoterapia, inoltre, ho scritto molto anche QUI… suggerisco vivamente una lettura a te e a chiunque non avesse ancora avuto modo di leggere questo post.

Riguardo all’idea di poter riprendere personalmente una psicoterapia, sì, è un’opzione che sto seriamente valutando. Mi sono già procurata i numeri telefonici di qualche terapeuta della mia zona, e credo proprio che presto proverò ad iniziare un nuovo percorso psicoterapeutico. Sono molto curiosa di vedere cos’altro posso scoprire lavorando su me stessa, e voglio darmi altre occasioni per riconoscere i miei limiti e provare a superarli: sicuramente il farlo affiancata da una persona competente mi aiuterà a mantenermi concentrata e a non disperdere le energie. Inoltre, se una psicoterapia può permettermi di scoprire nuove armi per combattere contro l’anoressia… bè, sono qui per questo! E se uno psicoterapeuta può darmi una mano nel farlo, non posso che dire che è il benvenuto. In fin dei conti, l’unico modo per iniziare a percorrere nuove strade è… iniziare a farlo!

Se avete altre domande, continuate a postarle QUI. Una alla volta, risponderò a tutte!

lunedì 19 ottobre 2009

D. & R.

Oltre che tramite blog, utilizzo anche il mio canale YouTube per perseguire la nostra comune lotta contro l’anoressia: su questo canale ho potuto caricare diversi video, alcuni dei quali replicati anche qui sul blog, in doppia versione – Italiana e Inglese – per poter raggiungere quante più ragazze possibile. Tuttavia, per quanto i video siano indiscutibilmente un mezzo di comunicazione efficace, ritengo che le parole scritte lo siano ancor di più. Le parole arrivano, toccano più nel profondo. Mettere tutto nero su bianco aiuta ad acquisire una maggiore consapevolezza delle cose. Perciò talvolta è necessario vedere le parole su una pagina per carpirne fino in fondo il significato.

Ricevo molti MP tramite il mio canale YouTube, diverse richieste di realizzazione di ulteriori video di lotta contro l’anoressia, nonché numerose domande, ma penso di riuscire ad esprimermi meglio quando metto le parole su carta (o, per la precisione, quando utilizzo una tastiera e guardo le parole che compaiono sulle schermo del PC…). Perciò, v’invito a chiedermi… qualsiasi cosa vogliate a proposito dell’anoressia, dei DCA e della strada del ricovero.

Non posso essere puntualissima nel rispondere alle e-mail, ma abbiate pazienza e sappiate che prima o poi vi risponderò sempre, e sappiate inoltre che qualsiasi commento lascerete ad ogni mio post, vi risponderò nel giro di pochi giorni anche qui sul blog.

Potete postare i vostri commenti in forma anonima, oppure potete usare un vostro nick o il vostro vero nome. Non m’interessa… Tutto quello che voglio è fornirvi il supporto e (spero!) le risposte che cercate nel momento in cui inciampate in questo blog. Spero di riuscire a trasmettervi speranza, comprensione, e voglia di percorrere la strada del ricovero.

Potete chiedermi qualsiasi cosa vogliate: domande generali, domande specifiche, anche domande relative al mio vissuto di anoressia personale. Esponetemi qualsiasi vostro dubbio. Una alla volta, risponderò alle varie domande nei prossimi post, e cercherò di rispondere ad ogni vostra domanda e dubbio nel modo migliore che mi sarà possibile.

Per il resto, spero che la vostra lotta contro l’anoressia stia continuando e stia andando bene… senza alcun dubbio!

venerdì 16 ottobre 2009

Thinspo Reverse: il video

Scusatemi per il ritardo... Ma finalmente, ecco qua il video e la canzone (testo + traduzione) che gli fa da "solonna sonora"... Spero vi piaccia...



IT’S ON


It all comes down to this
You take your best shot, might miss
You take it anyway
You're gonna make your move today

Got the will, you'll find the way
To change the world someday
Grab this moment before it's gone
Today's your day

RIT: [It's on and on
It's on and on
It's on and on
Today's your day
So c'mon bring it on
It's on and on
It's on and on
It's on and on
Today's your day
So c'mon bring it on]

And the view will never change
Unless you decide to change it
Don't feel like it today
Just show up anyway

And though life will take you down
It only matters if you let it
Get up, go through, press on
Today's your day

RIT:[It's on and on…]

And though you wanna quit
don't think you can't get through this
you've come too far to walk away
it's not gonna be today.

And no matter how you feel
it's what you do that matters
this is your moment to be strong
today's your day

RIT: [It's on and on…]

… and no matter how you feel
its what you do that matters
this is your moment to be strong
today's your day…

RIT: [It's on and on…]

VA’ AVANTI
Tutto si riduce a questo/Provi a fare del tuo meglio, potresti fallire/Ma se ci provi comunque/Prima o poi ce la farai./Se hai la volontà troverai una via/Per cambiare la tua vita un giorno o l’altro/Acchiappa questo momento prima che sia troppo tardi/Oggi è il tuo giorno./RIT:[Va’ avanti e avanti/va’ avanti e avanti/va’ avanti e avanti/oggi è il tuo giorno/perciò, dai, puoi farcela./Va’ avanti e avanti/va’ avanti e avanti/va’ avanti e avanti/oggi è il tuoi giorno/perciò, dai, puoi farcela]/E le cose non cambieranno mai/Fino a che tu non deciderai di cambiarle/Non sentirti così giù, oggi/fagli solo vedere chi sei, in un modo o nell’altro/E sebbene la vita possa mettertela in c--o/Dipende solo se glielo lasci fare/Rialzati, vai fino in fondo, insisti/Oggi è il tuo giorno./RIT:[Va’ avanti…]/E anche se vuoi mollare/Non pensare che non ce la puoi fare/Sei arrivata tropo lontana per arrenderti/Non sarà oggi che fallirai./E non ha importanza come ti senti/E’ quello che fai che è importante/Questo è il tuo momento per essere forte/Oggi è il tuo giorno./RIT:[Va’ avanti…]/…e non ha importanza come ti senti/E’ quello che fai che è importante/Questo è il tuo momento per essere forte/Oggi è il tuo giorno./RIT:[Va’ avanti…]

martedì 13 ottobre 2009

Aspettare la fine della tempesta

Quando la vita, mentre state lottando contro un DCA, diventa una totale confusione, e vi sentite ad un soffio dal commettere un passo falso ricadendo nell’anoressia a piè pari, incoraggiate voi stesse a fermarvi per un momento. Lasciate che le sensazioni di sopraffazione, di oppressione, di ansia, vi attraversino e passino oltre. Lasciate che nuovi pensieri trovino spazio nella vostra mente. Datevi il diritto di prendervi una pausa e di riordinare le idee per poter ricominciare a combattere con ancor più forza e decisione di prima.

Una delle cose peggiori che possiate fare quando la strada del ricovero sembra farsi troppo dura, è cedere alle antiche tentazioni e ricominciare a restringere. Sapere che cosa succede, poi?
Una collisione.

Fermarsi a riflettere, perciò, è sicuramente un risultato migliore.

Quando sentiamo che siamo sul punto di cadere e di andare in mille pezzi, o nel momento in cui ci rendiamo conto di essere cadute, dobbiamo solo raccogliere i pezzi e incollarli di nuovo insieme. Nel momento in cui una tempesta è al massimo della sua violenza, è impossibile mettere le cose a posto senza che il forte vento un attimo dopo le porti via di nuovo. Allora, dobbiamo aspettare fino a che la tempesta non sarà finita. Non possiamo avvicinarci ad una tromba d’aria e sperare di non esserne portate via insieme a tutto quello che ci circonda. Non possiamo rimettere insieme i pezzi durante una tempesta. Dobbiamo aspettare fino a che la tempesta non sarà finita. E poi, quando il peggio sarà passato, possiamo rimetterci in piedi e rimettere insieme i pezzi andando incontro al sereno.

Aspettare è difficile. Molto difficile. Quando sentiamo che stiamo per ricadere, non è facile fare un respiro profondo ed aspettare. È molto più facile cedere all’ansia, al panico, alle antiche abitudini, e ricominciare a restringere.
Dobbiamo resistere a questa scorciatoia (che poi è un vicolo cieco).

Dobbiamo aspettare la fine della tempesta.
La pioggia smetterà di cadere è il vento smetterà di soffiare, prima o poi… e a quel punto, si potrà cominciare ad aggiustare quel che si è rovinato, e a costruire un altro pezzo della strada del ricovero.

P.S.= Il video sulla nostra "Thinspo Reverse" (per chi non sapesse di che cosa sto parlando, date un'occhiata all'omonima sezione sulla colonnina di destra del blog... ne vale la pena, fidatevi!! ^__^) is yet to come... Ancora qualche giorno di pazienza... ^^"

sabato 10 ottobre 2009

"Pro-ana": looking for what?

(Take it ironic, gals!)

Questa è una domanda per tutte le ragazze che si definiscono “pro-ana/mia”: cosa state cercando, esattamente?

La felicità? Un’identità? L’accettazione altrui? L’invidiabilità? La bellezza? La sicurezza? La forza? Il controllo? Sguardi d’ammirazione? Comprensione? Una controcorrente? Una forma di ribellione? Apprezzamento?

Non è con l’anoressia e neanche col vostro simulacro di anoressia che le troverete.




















Penso che il movimento “pro-ana” sia stato, in origine, promosso da persone che dentro di sé covavano unicamente odio e risentimento nei confronti del resto del mondo. Persone superficiali, insulse, sciocchine, squallide, bugiarde e terribilmente manipolatrici.

Credete che le persone che non hanno mai avuto un DCA e a cui capita di leggere questi blog e guardare le “thinspo” pensino a quanto siete poverine, a quanto state male, o a quanto siete ganze? Non vorrei deludervi, ma per lo più la gente chiude questi blog dopo pochi minuti e tutt’al più pensa a quanto siete stupide.

Mi sono sempre chiesta: se “Ana” fosse una persona reale, che aspetto avrebbe?

Io me la immagino così…







Ma, ragazze “pro-ana/mia”, voi non siete affatto delle stupide, accidenti! Sono convinta che siate tutte personcine sensibili e dolci.
Non vi fate fregare da quello che gente ottusa e senza scrupoli vuole farvi credere. Non siate un altro “clone pro-ana”. Ribellatevi. Avete tutte un cervello, e sono convinta che è anche un gran bel cervello. Usatelo.

mercoledì 7 ottobre 2009

Scegliere il ricovero

L’anoressia non è altro che una bugia che ci raccontiamo, perché è più facile che non dirci la verità. In fin dei conti, convivere con il sintomo, per quanto questo possa essere disagevole, è più facile che trovare il coraggio di darsi la possibilità d’iniziare a percorrere la strada del ricovero. Distruggere è sempre più facile che costruire.

Ma, ragazze, volete davvero vivere il resto della vostra vita in balia dell’anoressia? In fin dei conti, avete ancora la possibilità di fare una scelta: potete scegliere la strada della luce, l’unica scelta che vi garantirà un futuro.
Certo, sarà dura e sarà difficile, è una strada in salita ed è ardua da percorrere. Ci saranno inevitabilmente delle ricadute, ma non dovete sentirvi delle fallite per questo: siamo umane, ci è concesso di sbagliare, e non c’è niente di male in questo; anzi, una ricaduta può aiutare a mettere a fuoco dov’è che c’è stato l’errore, al fine di non ripeterlo una seconda volta. L’importare è trovare la forza di rialzarsi e di andare avanti nonostante tutto.

Il vero obiettivo nella vita non è quello di apparire differenti – cambiando il nostro corpo, ma quello di apparire differenti – cambiando la nostra consapevolezza e maturando come persone. Noi non siamo il nostro corpo, e men che meno la nostra immagine corporea!!

Voi non siete un mero involucro, ragazze… voi siete VOI STESSE. E non c’è niente di meglio al mondo, perché siete meravigliose, brillanti come stelle, fantasiose, intelligenti, simpatiche, speciali. E questo si avvicina molto più alla perfezione di qualsiasi altra cosa.

Lo so, uscire dal loop dell’anoressia è estremamente difficile, rompere il circolo vizioso dei pensieri è arduo, ma sappiate che non state combattendo da sole: anch’io sto percorrendo la strada del ricovero, e giorno dopo giorno lotto per impedire all’anoressia di avere di nuovo la meglio su di me. Certo, sono consapevole che non se ne andrà mai del tutto dalla mia testa, ma a poco a poco sto imparando strategie di coping che mi permettano di affrontare i miei problemi senza dovermi rifugiare dell’abbraccio dolce e al contempo soffocante dell’anoressia.

Pensateci, ragazze: l’anoressia via ha veramente dato tutto quello che vi aveva promesso? Vi ha veramente fatto ottenere ciò che desideravate? Non credo. Abbiamo solo questo corpo, abbiamo solo questa vita: cerchiamo di prenderci cura di noi stesse, senza bisogno di morire per vivere, perché l’anoressia non ci farà mai essere quello che desideravamo, non esaudirà mai le sue promesse.

La strada del ricovero è dolceamara, ma nel momento in cui si decide di percorrerla si affibbia un bel calcione all’anoressia. Quell’anoressia che sembrava essere tutta la nostra vita, l’unica cosa che ci definiva, a poco a poco viene ad essere sostituita da quello che la vita E’ veramente. Certo, ci sono momenti difficili, e sono tanti, momenti in cui ci si sente perse e si ha paura ad andare avanti, perché il non sapere quello che ci aspetta incute timore. Ma va bene, dico davvero, ragazze, va bene così. Perché a volte aver paura è proprio un modo per cominciare.

domenica 4 ottobre 2009

Relazionarsi con l'aumento di peso

Una cosa che molte persone, tramite e-mail, mi hanno chiesto, è come si possa fare a relazionarci con l’aumento di peso che necessariamente fa seguito all’inizio di un percorso di ricovero per anoressia.

Personalmente, posso dire che il riprendere peso in sé per sé non è stata la parte più difficile del percorso di ricovero che sto facendo… Però, è pur vero che molto spesso le mie ricadute sono state dovute all’aver ripreso peso.

Perciò quelle che adesso voglio condividere con voi sono alcune delle cose che ho trovato utili nel mio processo di “coping” rispetto all’aumento di peso.

- So che può essere fastidioso, ma provate a mangiare assieme a persone che vi vogliono bene e vi aiutano e vi supportano nel vostro percorso di ricovero. Potrà esservi d’aiuto vedere che loro mangiano più o meno quanto voi, e lo fanno con tranquillità: vi aiuterà a capire che non state mangiando così tanto come vi sembra, e che se loro riescono a mangiare con calma, non c0è ragione per cui pian piano, non possiate riuscirci anche voi.

- Penso sia importante anche sapere qual è il proprio peso-forma, il proprio peso fisiologico. In questo potrebbe essere utile consultare il vostro medico o un dietista/nutrizionista. E quando saprete qual è il vostro peso-forma, cercate di ricordare: le persone sane non sono sovrappeso. Sono normopeso e stanno bene. Dietisti e nutrizionisti sono professionisti che hanno alle spalle anni di esperienza, e non vi faranno arrivare ad un peso che non sia per voi salutare.

- Certo, all’inizio guadagnare peso non vi renderà felici… ma sicuramente, vi renderà molto più in salute. In un certo senso, è un po’ come il provare a smettere di fumare: non è facile, ma passato il primo momento della crisi di astinenza da nicotina, ci si sente molto meglio.

- Fate in modo di avere sempre qualcuno vicino con cui parlare dei vostri problemi, delle vostre difficoltà, delle vostre ansie, delle vostre paure. Che sia una persona professionalmente preparata o un’amica, non importa: quel che conta è che sia una persona di cui sentite di potervi fidare.

- Quando sentite che state cominciando a panicare causa aumento di peso, cercate immediatamente di focalizzarvi sul motivo per cui avete intrapreso il vostro percorso di ricovero, e sui progressi che avete ottenuto fino a quel momento. So che è maledettamente difficile, ma sono certa che vi accorgerete che la ragione per cui avete intrapreso il vostro percorso di ricovero vale molto di più della ragione per cui volete essere magre.

- Pensate a tutto quello che a causa del vostro DCA avete dovuto passare, a tutto quello che di negativo vi ha prodotto. Vi ha rubato sogni, speranze, opportunità, amicizie, tempo, sorrisi… Vi ha rubato la salute, la cura per voi stesse, vi ha mentito e vi ha fatto mentire alle persone cui volete bene… Ha rubato tutta la vostra vita. Non ne vale la pena. Ma penso che questo lo sappiate già.

So perfettamente che relazionarsi con l’aumento di peso è estremamente difficile, e che è perciò abbastanza ovvio avere delle ricadute quando questo succede. Ma provate a pensare che riprendere peso non è solo una parte importante nel vostro processo di ricovero, ma anche una parte importante della vostra vita e della vostra salute.
Voi valete molto più dell’anoressia. E voi potete avere la meglio sull’anoressia. Pian piano. Un passo dopo l’altro.

Io sto combattendo, e voi?
Stringete i denti e continuate a lottare insieme a me…

giovedì 1 ottobre 2009

Calendar Girls

Okay, lo ammetto: l’idea odierna non è tutta farina del mio sacco.

Quindi, presumibilmente, dovrei iniziare questo post ringraziando la ragazza che si definisce “pro-ana”, che oggi ha pubblicato sul suo blog (il cui URL non riporterò per ovvi motivi) una sua creazione: un orologio da parete in cui al posto delle ore compaiono fotografie accuratamente ritoccate col Photoshop di modelle “thinspo”. Per sentirsi ispirata a distruggere il proprio corpo e a devastare la propria mente a tutte le ore del giorno e della notte, suppongo.

Comunque. Vedendo l’immagine di questo orologio da parete con le “thinspo”, la prima cosa che mi è balzata in mente è stata la frase con cui inizia uno dei miei film preferiti: “Più credi di stare male, e più stai male”. Ed io penso che sia assolutamente vero: più si alimenta l’ossessione, più l’ossessione farà da padrona. In altre parole: più si forniscono rinforzi positivi all’anoressia, più la nostra vita sarà dominata dall’anoressia.

La cosa negativa è che tutto questo purtroppo è vero.
La cosa positiva è che è vero anche l’esatto contrario.

È da questa considerazione che nasce la mia idea di oggi. Niente di nuovo sotto il sole, in realtà, ma in fin dei conti non è necessario essere Wonder Woman per combattere contro l’anoressia, giusto?! E quindi: rinforzi positivi. Ma, stavolta, non all’anoressia: rinforzi positivi alla strada del ricovero. Ecco perciò quello che mi è venuto in mente, quello cui vorrei proporvi di prendere parte: un calendario. Sì, avete capito bene: un calendario.

Lo so cosa viene in mente quando si pensa ad un calendario: soubrettes, veline, attrici mezze svestite con espressioni ammalianti su un corpo da fare invidia. Hmmm… sapete cosa potrei farci con un calendario di questo tipo? Bè, diverse cose: accendere il fuoco nel caminetto, sopperire alla mancanza di carta igienica, tappezzare il pavimento quando devo imbiancare le pareti… e così via.

No, quando io parlo di calendario, intendo tutt’altro tipo di calendario: un calendario NOSTRO. Un calendario di ragazze che stanno combattendo contro l’anoressia. Dato che tra qualche mese arriverà il 2010, mi piacerebbe poter realizzare un calendario in cui per ogni mese possano esserci foto di ragazze che stanno combattendo i DCA, accompagnate da frasi positive e propositive. Così ogni giorno dell’anno, in ogni momento della giornata, potremo avere davanti agli occhi immagini e parole positive. Perché l’unico modo per combattere l’anoressia è… iniziare a combattere l’anoressia. E questo può essere un buon modo per farlo, non credete?

Perciò, se vi va di prendere parte alla realizzazione di un nostro calendario, un calendario di ragazze in lotta contro l’anoressia, tutto quello che dovete fare è mandarmi entro la fine del mese una vostra fotografia all’indirizzo veggie.any@alice.it, magari accompagnata da una frase positiva che vi piace e che vi sembra possa sintetizzare in maniera semplice ed efficace la vostra battaglia personale, o sia comunque una frase d’incoraggiamento e di positività verso il percorso che stiamo facendo.

Criteri da rispettare? Le fotografie devono essere: di qualsiasi dimensione, di qualsiasi inquadratura, di qualsiasi situazione, purché vi permettano di esprimere la bellezza più grande che avete: quella interiore. Inoltre le frasi devono trasmettere un messaggio assolutamente positivo. Che ne dite? Ci state?
Ah, se c’è un mese in cui preferite comparire, se volete essere le reginette di un mese in particolare, non avete che da dirmelo… ^__- E se volete rendere la cosa ancora più divertente, vi consiglio un abbigliamento consono al mese che sceglierete… (Quindi, Miss Gennaio, chiunque tu sia, mi aspetto di vederti in eskimo, eh! ^^”)

Aspetto le vostre foto e le vostre frasi positive, allora… più siamo e meglio è! Perché è proprio vero che l’unione fa la forza… e volete che la forza di noi tutte messe insieme non sia maggiore di quella dell’anoressia?!

P.S.= Il mese di Luglio è mio!! ^^"

lunedì 28 settembre 2009

A voi la parola / 11

Le parole di oggi sono quelle di Prudence. Riprendendo l’eterno tema della bellezza e le mille dissertazioni che su di essa possono essere fatte, queste le meravigliose riflessioni di Prudence al riguardo, che ci accompagnano nel mensile appuntamento con “A voi la parola”.

Che cos’è la bellezza?
Illustri menti prima della mia,si sono posti questa domanda.
C’è chi la ritrova in uno squarcio di cielo… chi nel rombo di un tuono… chi nella lacrima di una giovane creola… chi nel polveroso canto di una vecchia nelle filande.
Io, fino a poco tempo fa non avevo ancora una risposta.
Forse perché concordavo con quanti, prima di me, avevano descritto il loro concetto di bellezza e, al contempo, non sentivo la loro descrizione esattamente completa.
Il problema forse allora, mi sono detta, non è la risposta, quanto la domanda stessa. Forse formulata in una tale maniera, si può intendere che il concetto di bellezza sia inteso come unico ed indivisibile.
Ed è qui, dunque, che si cade in errore.
La bellezza, quel concetto puro che aleggia nella mente degli uomini fin dalla notte dei tempi, così rapido ed inafferrabile quanto una pura vestale sui monti di Efeso… ebbene, essa non è UNICA. Non è INSCINDIBILE.
La vera bellezza della “bellezza” (mi si perdoni il gioco di parole) sta proprio in questo… nell’essere adattabile ad ogni percorso… ad ogni esperienza umana e, proprio per questo, a rinnovarsi sempre. Ad essere un ideale sempre ricco e tutto da scoprire.
Ciò che può essere bello per uno, può non esserlo affatto per l’altro… ed ecco un'altra magia, questa volta più insidiosa, di questo grande interrogativo che è la bellezza.
Spesso questa ci trae in inganno… con specchietti per le allodole che,ad una più attenta riflessione,tutti sapremmo smascherare.
Ma la bellezza conosce i nostri punti deboli… sa che noi, in quanto esseri umani, non siamo poi così INSCINDIBILI come lei. Ci accomuna infatti un unico comune denominatore… la fragilità.
E chi più, chi meno, soccombe al tristo canto della sirena bellezza… la insegue, la caccia, cerca di afferrarla, talvolta spingendosi fino all’orlo di un baratro nel quale spesso si cade senza più trovare una via di uscita.
Il cacciatore diventa la preda… il carnefice, nella volontà di afferrare e sezionare un concetto di questa portata come è il “bello”, diventa vittima dello stesso.
Eppure… se solo si ritornasse all’inizio della pagina… a quella domanda posta in maniera bislacca e certamente inesatta… se solo si prestasse più attenzione alle implicazioni nascoste della stessa… ecco che il giogo crudele della bellezza cadrebbe.
Chi pone interrogativi sulla bellezza è, difatti, l’uomo. L’uomo che, agli albori della sua venuta sulla terra, ha cominciato a coltivare un concetto, che, piano piano, è mutato in un’idea astratta, condivisibile ed affascinante come questa.
Ed eccola allora la soluzione… è l’uomo che ha creato il bello, poiché parte integrante del suo essere.
La bellezza è questa… è il suo essere comune a tutti gli uomini.
In forma diversa… in maniere differenti… in vari ambiti… ma essa, comunque, è sempre presente.
Ho deciso di mettere nero su bianco questo piccolo flusso di pensieri, poiché la mia storia è tanto diversa e tanto simile alla vostra… che forse non vale la pena di essere citata. Io cerco di lasciarmela alle spalle, con dolore, faticosamente… ma ci sto provando.
Un ragionamento del genere invece… è una di quelle cose che non vorrei scordare mai… per capire quanto in realtà, ognuno è la propria bellezza. Quanto questa sia insita in ognuno di noi. Non necessariamente bellezza fisica… ma bellezza nel suo più ampio spettro. C’è chi eccelle nel campo della musica… chi in quello della pittura… chi in quello della scrittura. Tutte queste, sono forme di bellezza invidiabili.
E’ questo quindi, che voglio condividere con voi tutte… è questo che vorrei non scordaste mai.
La bellezza,è racchiusa in ognuna di noi… magari nascosta, burlona… che, come una fatina, tende a nascondersi negli anfratti più disparati. Dobbiamo solo pazientare e tendergli una mano… ha bisogno solo di un piccolo incoraggiamento. E vedrete che essa sboccerà rendendovi fiori meravigliosi, ognuno con una propria particolarità… ognuno traboccante di un’incontenibile bellezza.


Cara Prudence, ti ringrazio per aver voluto condividere qui queste tue parole, queste tue riflessioni. Le nostre storie sono tanto simili quanto diverse proprio perché accompagnate dal minimo comune denominatore della sofferenza… quella stessa sofferenza da cui tu adesso, con coraggio e determinazione, stai cercando di distaccarti. E penso che queste riflessioni sulla bellezza possano essere un ottimo punto di partenza. Perché le conclusioni cui giungi sono esattamente quelle giuste: la bellezza è dappertutto, basta volerla scovare, basta non chiudere gli occhi.
E non dimenticare che questa stessa bellezza è anche la tua, perché una ragazza che scrive tale parole, che è capace di competere ragionamenti che rivelano una tale intelligenza e sensibilità, non può che essere una persona bellissima. E tu lo sei. Molto più di quel che credi.

Continua a combattere per lasciarti alle spalle quello che ti fa soffrire adesso, continua a lottare contro l’anoressia. E non sarà oggi, non sarà domani, e forse neanche tra un mese o tra un anno… ma sicuramente arriverà un giorno in cui sarai tu ad avere la meglio, perché combattere è già una vittoria. E in quel giorno, la tua bellezza sarà davvero tangibile sotto ogni punto di vista. Perché non c’è niente di più bello nel riuscire finalmente a darsi il diritto di combattere PER noi stesse.

Ti abbraccio forte,

Veggie

venerdì 25 settembre 2009

Combattere i pensieri del DCA

Combattere contro l’anoressia significa soprattutto combattere contro i pensieri distorti che questa ci mette in testa, con le bugie che ci racconta. Pertanto, una parte molto importante del percorso di ricovero consiste nel combattere i pensieri derivanti dal DCA. Riconoscere quelle che sono le menzogne che l’anoressia ci sussurra, ricercando invece quella che è la verità.

Ad esempio, l’anoressia ci fa pensare:
La restrizione è l’unico modo in cui io riesco ad affrontare [inserire qui il problema]

Ma la verità è:
Se la restrizione fosse davvero l’unico modo in cui possiamo affrontare lo stress, le situazioni ansiogene, le emozioni difficili da gestire, allora tutte le persone del mondo sarebbero anoressiche. In realtà, però, la stragrande maggioranza della gente riesce a far fronte a questi problemi giorno dopo giorno anche senza farsi del male… e se loro ci riescono, allora ce la posso fare anch’io!

Oppure, l’anoressia ci mette in testa:
Ma tanto restringo solo questa volta e poi non lo faccio più… Non mi faccio davvero del male continuando per chissà quanto…

Ma la realtà è che:
Dire “Lo faccio solo questa volta” è una frase che si finisce poi per ripetere 20, 30, 100, 1000 volte. Perché una volta iniziato a restringere, una volta iniziate a provare tutte le sensazioni di controllo, forza, soddisfazione e sicurezza connesse alla restrizione, è praticamente impossibile dire basta. E così si precipita nella spirale discendente dell’ossessione ancor prima di rendercene conto”.

L’anoressia ci fa dire:
Se riesco a barcamenarmi tra scuola/lavoro, famiglia, sport, vita sociale, senza che nessuno si accorga di niente, ciò significa che sono veramente forte e che posso cavarmela benissimo. Altro che ricoverarmi, sto andando alla grande!

Ma questa è la verità:
Potrebbe pure essere vero che se riesco a fare tutte queste cose allora è tutto okay. Ma a pensarci, bene, nessuna di queste cose mi dà veramente soddisfazione o mi fa veramente essere felice. L’unica cosa che mi fa sentire veramente appagata è il senso di forza, di potenza e di controllo che provo quando restringo. Perciò, in realtà io non sto vivendo. Sto solo sopravvivendo”.
(E davvero i giorni più brutti nella vita sono quelli in cui lasciamo sorridere la maschera e non il nostro vero sorriso…)

Ancora, l’anoressia fa pensare:
Ma io non sono malata! Io non sto così male come le altre! Non sono ridotta in quel modo! Finché non ci arriverò – e non ci arriverò!! – non ho alcun bisogno del ricovero!

Ma in realtà:
Ma, contemporaneamente, sto perdendo tempo. Scivolerò verso il basso senza neanche rendermene conto. Non sono abbastanza oggettiva per valutare il danno che mi sto infliggendo. Non so esattamente quello a cui sto andando incontro. Perciò sarebbe meglio fermarsi, prima che mi fermi l’anoressia”.

Altro pensiero che l’anoressia può metterci in testa è:
E’ la mia vita, è la mia scelta. Ho il libero arbitrio, o no?! Qual è il problema?

Ma la verità è che:
Il mio comportamento ferisce i miei familiari e i miei amici. Causa un sacco di preoccupazioni e di risentimento. Rovina momenti belli che potrei trascorrere accanto alle persone cui voglio bene. La mia famiglia ed i miei amici ne sarebbero devastati, se qualcosa dovesse andare per il verso sbagliato. E lo sarei anch’io”.

Il pensiero sottostante che, anche se è difficile ammetterlo persino a noi stesse, spinge all’anoressia, poi, è:
Sono una fallita. Non sono abbastanza. Sono una perdente”.

Ma la verità è che:
Tutti commettono errori e defaillances, talvolta. Questo non significa essere una fallita o una perdente. Questo significa essere umana. Ho fatto comunque del mio meglio, anche se non è andata come avrei voluto. Ho fatto tutto il possibile”.

L’anoressia ci fa dire:
Tutto quanto è un tale casino! Non vedo proprio come le cose potrebbero andare meglio…”.

Ma in realtà:
Ci sono persone che possono aiutarmi a risolvere questi casini, se trovo il coraggio di ammettere che non ce la faccio da sola e che ho bisogno d’aiuto. Il primo passo è sempre il più difficile, ma poi tutti gli altri verranno di conseguenza. Io posso cambiare. Io posso fare progressi. Io posso costruirmi una nuova vita e far affiorare la vera me stessa. Dipende tutto solo da me”.

E poi, l’anoressia ci fa pensare:
Ah, oggi ho avuto proprio una giornataccia… Quindi è okay se oggi restringo”.

Ma, ragazze, la verità è:
Non devo trovarmi scusanti per fare qualcosa di sbagliato. Se riesco ad essere abbastanza forte da passare questo momentaccio senza cedere all’anoressia, sarò più forte domani agli urti della vita”.

Ancora più pericoloso, l’anoressia fa pensare:
Se non riesco ad essere come voglio, se non riesco a modellare il mio corpo come voglio, se non riesco a restringere, allora significa che sono mediocre”.

Ma non è vero. E la realtà è che:
L’anoressia mi priva della mia vera forza. Forza che è l’unica cosa che, con l’anoressia, si va veramente a restringere. L’anoressia mi priva di tutto il mio potenziale. Perciò, se spezzo il circolo vizioso potrò lasciare spazio alla vera Me Stessa di diventare la persona meravigliosa che è”.
Ed essere libere

Credete a voi stesse, non alle parole che vi dice l’anoressia. Perché solo voi avete ragione e sapete qual è la cosa giusta… per voi stesse.

martedì 22 settembre 2009

Lies that anorexia tells - 2

A completamento del post precedente, un altro disegno che ho realizzato a proposito delle bugie che ci racconta l’anoressia.

Bugie talmente grandi che finiscono per passare come verità perché riempiono tutta la nostra mente tenendola ossessivamente occupata, interessata alle prestazioni che ci auto-imponiamo, correndo dietro a mille impegni di cui forse solo uno è autentico: nascondere a noi stesse e agli altri l’insostenibile tormento che ci divora.

Le bugie che l’anoressia ci racconta, perché noi stesse abbiamo deciso di raccontarcene, sembrano metterci al riparo dalle sofferenze inflitte dalle menzogne degli altri. Ma poi ci si accorge che non funziona così, perché non si può scappare all’infinito da noi stesse: gli auto-inganni si svelano, le promesse dell’anoressia vengono meno, e si tocca il fondo dell’abisso.

Non resta perciò altro da fare che provare a risalire: perché a questo punto è ovvio che le bugie che ci racconta l’anoressia sono una ben MAGRA consolazione.



(click sull’immagine per ingrandire)

sabato 19 settembre 2009

Lies that anorexia tells - 1

Quante di tutte le promesse che aveva fatto l’anoressia nel momento in cui avevamo compiuto questa scelta, si sono poi, sul lungo termine, effettivamente avverate?
Nessuna.

Eppure, nonostante questa consapevolezza, molto spesso è difficile staccarsi dall’anoressia perché è più facile vivere nella menzogna.

Perciò, con questo disegno che ho fatto, ho provato a mettere nero su bianco alcune delle più comuni bugie che l’anoressia ci racconta. Perché concretizzarle è il primo passo per capire e per accettare. E solo capendo ed accettando si può decidere veramente d’iniziare a combattere.


(click sull’immagine per ingrandire)

mercoledì 16 settembre 2009

Un percorso che dura una vita

L’anoressia sembra dare tanto, ma poi si riprende indietro tutto e non restituisce niente.

Tutto quello che resta, sono giorni fatti d’ossessione e di vuoto. Corpo e mente devastati. Strade chiuse. Pensieri distorti. Felicità impossibile. Una vita fatta soltanto da un insieme di regole che noi stesse ci siamo auto-imposte e nelle quali abbiamo finito per restare intrappolate. Nient’altro spazio in testa se non quello per l’ossessione.

Ma la vita è molto, molto più che una vuota ossessione. Possiamo perciò darci una seconda possibilità. Possiamo aprire gli occhi. Possiamo iniziare a percorrere la strada della luce. Possiamo iniziare a percorrere la strada del ricovero e scoprire che è possibile vivere. Vivere non una vita dominata dall’anoressia, ma una vita in cui siamo noi a tenere sotto controllo l’anoressia. Un vita in cui possiamo quotidianamente combattere.

Il ricovero è un lungo processo. Un percorso che dura una vita. Un processo che non è facile iniziare. E si sa che poi non conta la distanza, ma tutto sta nel riuscire a fare il primo passo. Cercate di metterci tutte voi stesse per farlo. Anche se avete un sacco di dubbi e vi sentite incerte, perse, e avete paura… fate il primo passo e poi continuate a camminare. Non fermatevi. Continuate ad andare avanti.

Potrete sentirvi fragili… ma non siete mai così forti come quando combattete contro l’anoressia. E parlo della forza quella vera, non quella illusoria ed effimera che l’anoressia fa provare.

Ogni volta che combatterete i pensieri derivanti dall’anoressia, farete un passo avanti sulla strada del ricovero.

Non riavrete le cose che l’anoressia vi ha rubato… ma imparerete, a poco a poco, a costruirvene delle nuove che possano comunque farvi stare meglio. E vi accorgerete che l’anoressia non è l’unico modo per vivere… ma che ce n’è un altro che è molto più giusto ed importante. Magari non sarete felici, anche perché credo che raggiungere la felicità nel senso proprio del termine sia più che altro un qualcosa di utopico, ma sicuramente sarete serene.

E, allora, vi accorgerete che il mondo è spesso crudele, cattivo e schifoso… ma che, qualche volta, la vita può essere anche inaspettatamente meravigliosa. E, alla fine, vi accorgerete che combattere l’anoressia vale la pena. Che vivere vale la pena.

domenica 13 settembre 2009

One year later...



“Realizzare questo blog non sarà impresa facile; devi essere pronta ad affrontare l’anoressia, a perseguire questa battaglia giorno dopo giorno, a supportare tutte le ragazze che si trovano nella tua stessa posizione e a rispondere a tutti commenti che le alter lasceranno sui tuoi post, che potranno anche essere difficili da accettare. Se però te la senti di procedere, ti darò il mio appoggio incondizionato”.

Così mi sono detta quando, per la prima volta, ho avuto l’idea di aprire questo spazio virtuale di lotta contro l’anoressia. Sapevo che non sarebbe stata esattamente una passeggiata, e che forse avrei potuto non riuscire a centrare il mio obiettivo. Ma la mia decisione è stata: voglio provarci comunque.

Nel complesso, sono soddisfatta di quello che finora sono riuscita a costruire, anche se ho avuto i miei momenti d’incertezza. Non è facile dare una mano a delle persone che non si conoscono, a chissà quanti chilometri di distanza, e così talvolta ho temuto di non riuscire ad essere sufficientemente supportava. Ma ho sempre cercato di fare del mio meglio e spero che questo, in un modo o nell’altro, vi sia arrivato. Spero, in definitiva, di essere riuscita a trasmettervi qualcosa, per quanto piccolo questo “qualcosa” possa essere.

Ritengo che i blog siano uno strano prodotto, una sorta di “prodotto d’intrattenimento”, perché li si può leggere superficialmente senza dargli alcuna particolare importanza, oppure possono toccarti, possono suscitarti delle emozioni, possono cambiare il tuo modo di pensare ed arricchire la tua vita… dipende tutto da chi li fruisce. Questa è ovviamente una mia opinione personale. Immagino che, per un sacco di persone che non sono mai passate attraverso un DCA, il mio blog non sia affatto utile… per me, invece, è la mia realtà dell’ultimo anno.

La persona che ha scritto questi post esiste davvero, ed è qui per tutte voi… non scordatelo mai. Potete scrivermi (veggie.any@alice.it) in qualsiasi momento, qualsiasi cosa, e state certe che risponderò a tutte.

Sono stata felice dei commenti positivi che ho ricevuto, ed anche delle rimostranze e delle critiche, e chiedo scusa se qualche volta posso aver scritto delle cose che possono essere risultate offensive per qualcuno.

Adesso credo sia arrivato il momento di continuare ad andare avanti su questa strada che ho intrapreso, con questo blog, insieme a tute voi guerriere della luce. Continuare a combattere contro l’anoressia. Perché arriva un momento nella vita in cui anche quell’anoressia che sembrava essere la panacea, la soluzione a tutte le difficoltà, abbassa la maschera e si rivela per quello che veramente è: IL PROBLEMA. E così, si comincia a fare troppa fatica a sopportarla. Ma quando si è stanchi di qualcosa, bisogna allontanarsene: chiamatela pure fuga, se volete. Secondo me richiede anch’essa un certo coraggio. E poi, ciò che conta è la consapevolezza che si tornerà ad affrontare il problema, con l’intenzione di risolverlo. Affrontarlo da un’altra parte, da un altro punto di vista, però. Combattendo.

A un anno dall’apertura di questo spazio, perciò, volevo semplicemente fare un enorme “in bocca al lupo” a tutti quante stanno lottando contro l’anoressia. Lo so che ci sono momenti difficili nella vita, ma voi potete diventare più forti e superarli. Qualunque vostro desiderio si avvererà se siete convinte di poterlo realizzare.

Vorrei trasformarmi in vento, in vento simile ad un sospiro. Un vento che aiuta a combattere le avversità, che asciuga le lacrime, lenisce la stanchezza… ecco, vorrei diventare quel tipo di vento. Vorrei giungere da tutte voi in volo, liberarvi dall’anoressia e dal dolore e donarvi la felicità. Leggete questo blog quando siete tristi, ed io sarò al vostro fianco. Leggete questo blog quando siete felici, ed io sarò al vostro fianco.

Ma poiché sono solo una ragazza, ci sono momenti in cui mi sento stanca… momenti in cui soffro a causa dell’anoressia, e sopporto in silenzio… questa è una realtà che non posso cambiare. Eppure ogni mattina mi sveglio e penso che è bellissimo avere davanti un nuovo giorno che mi aspetta, un giorno in cui rinnovare il mio impegno per lottare contro l’anoressia, un giorno nuovo di zecca e senza errori, da riempire con tutto ciò che io ed io soltanto sarò capace di creare.

Grazie a tutte voi che mi state accompagnando sulla strada del ricovero, continuiamo a stare fianco a fianco e a combattere tutte insieme, se vi va.

Vi voglio bene,

Veggie

giovedì 10 settembre 2009

Lei

Avevamo preso alla leggera qualcosa su cui è permessa solo la massima serietà, o viceversa?

È la milionesima volta che provo a scrivere questo post: arrivo più o meno alla terza frase, poi cancello tutto perché mi sembra che non vada bene. Sto scoprendo che nel provare a raccontare quello che ho in mente la parte più difficile – una delle parti più difficili, per lo meno – non è tanto riuscire a metterci tutto, quanto mettere tutto al posto giusto.

Looking back on when we first met… (3 Giugno 2007)
LEI: “Sei la mia nuova compagna di stanza, vero?! Bene, avevo giusto bisogno di qualcuno che mi aiutasse a tirare un paio di calci a questa anoressia! Bisogna darci da fare, perché altrimenti qui ci si tira la buccia!”
IO: “La vita è sopravvalutata.”

Penso che oggi è uno di quei giorni in cui vorrei ritornare piccola. Solo per oggi. Perché i bambini non tacciono volontariamente e non cercano di dimenticare le cose spiacevoli. Semplicemente, le rimuovono. Con quella tranquilla naturalezza della quale solo a 4 o 5 anni siamo capaci. Perciò anch’io vorrei tornare a quell’età, oggi. Vorrei tornarci per far sparire tutto e ricominciare da zero. Vorrei tornarci per comportarmi in maniera diversa, per cambiare le cose, per dare un altro epilogo che non sia quello che è stato. Vorrei tornarci per non averla mai incontrata. Avrebbe cambiato qualcosa? Avrebbe cambiato me, lei? Avrebbe cambiato quello che penso adesso? Se solo potessi ricominciare di nuovo, un milione di miglia lontana da qui, mia cara, avrei cura di me stessa. Troverei un modo. E questa giornata non ci sarebbe. Sarebbe solo un altro ordinario 10 Settembre da dimenticare. E io non sarei qui. E lei non sarebbe là. Il suo volto di bambolina di porcellana. I suoi occhi chiusi. I suoi sogni polvere, per sempre.

Ho realizzato un video per Emma. Emma. La ragazza bionda della foto (tra 4.03’ e 4.09’ nel video) che fa la “V” con le dita. La “V” di evviva, la “V” di Vita… quella vita che ha perso esattamente 2 anni fa, il 10 Settembre 2007, proprio a causa dell’anoressia. Lei è stata la mia compagna di stanza in clinica durante il mio 4° ricovero, il più difficile, il più duro. Ma anche quello che ha segnato il punto di svolta. Insieme abbiamo cercato di combattere l’anoressia, con la promessa di uscirne… In realtà, da quella clinica ci sono uscita solo io… E continuo a lottare contro l’anoressia.

Perciò, Emma, questo è per te. Perché il tuo coraggio e la tua grinta possano essere d’esempio per tutte. Perché tu sei davvero la stella che ha dato un senso al mio cielo.



Cara Emma, forse è vero che la morte è una bilancia che ricerca sempre l’equilibrio. Forse è vero che è stata presa una vita per una vita. E perciò tu hai salvato la mia ed hai pagato con la tua. Mi dispiace. Mi dispiace davvero. Non doveva andare così. Tu volevi fare la cantante. Tu volevi andare in vacanza negli Stati Uniti. Tu volevi vedere la nuova stagione di “The O.C.”. Tu volevi comprare un PC portatile color rosa confetto. Tu volevi iscriverti alla facoltà di Medicina. Tu volevi diventare medico. Tu volevi mangiare la tua prima ciliegia dell’estate per poter esprimere un desiderio. Perché tu ne avevi tanti di sogni. Avevi tanta vita che volevi vivere davanti, che volevi assaporare fino all’ultimo istante. Perciò non doveva andare così. Doveva prendersi me, non te. Ero io quella che voleva morire. Ero io quella che doveva morire.
C’è però una cosa che volevo dirti. E anche se so che adesso non puoi più sentirmi, voglio dirtela ugualmente. GRAZIE. Grazie perché mi hai liberata. Mi hai liberata dall’incantesimo che avevo fatto a me stessa. Mi hai permesso di ricominciare. Mi hai dato un senso. Mi hai mostrato la via.

Io adesso sto vivendo una vita che non mi appartiene, che è la sua. Come io mi sono presa la sua vita, lei si è presa la mia morte, scambio fatale, il bacio di due coni. Ma se lei mi ha concesso in prestito il suo tempo, io non posso che viverlo per lei: perciò farò quello che sono stata chiamata a fare. E nel momento in cui mi sono iscritta a Medicina, mi sono iscritta per lei. E la mia laurea sarà la sua laurea. E in ogni ragazza che vedrò, vedrò lei. Ed ogni ragazza con cui parlerò, parlerò con lei. Ed ogni ragazza che proverò a curare, proverò a curare lei. Ed ogni anoressia contro la quale combatterò, sarà la sua anoressia.
E se salverò anche una sola vita, lei riavrà la sua.

lunedì 7 settembre 2009

Pensiero del giorno

Per tanto tempo siamo state le nostre peggiori nemiche.
Non c’è niente di più semplice.
Adesso è arrivato il momento di essere le nostre migliori amiche.
Di combattere PER noi stesse, e non più CONTRO noi stesse.
Non c’è niente di più difficile.
Ma ne vale assolutamente la pena.

venerdì 4 settembre 2009

Psicoterapia

Nel momento in cui si è nel pieno di un DCA, è estremamente difficile riuscire a formulare la richiesta di una psicoterapia. Questo perché non ci si sente ancora pronte a domandarci dov’è che vogliamo veramente andare, ma soprattutto fino a che punto siamo disposte a fare introspezione per cercare di sviscerare le vere cause che hanno portato all’anoressia raggiungendo così consapevolezza e desiderio.

Iniziare una psicoterapia è difficile anche perché si teme che il terapeuta possa non essere altro che l’ennesima persona che vede unicamente l’aspetto fisico, i tratti materiali, tangibili della sofferenza anoressica. Inoltre, si ha paura che il terapeuta possa portarci via tutto il mondo, tutta la realtà che con il DCA abbiamo faticosamente costruito, riportandoci alla condizione primigenia che ha determinato l’innesco dell’anoressia stessa.

In fin dei conti, l’anoressia non è che il tentativo di diventare invisibili per essere viste, perciò, se qualcuno ci portasse via questa possibilità allontanando il sintomo e ripristinando la “normalità”, che cosa ci resterebbe? È per questo che la psicoterapia è un passo così difficile da affrontare.

Nel momento in cui siamo nel pieno di un DCA, è solo la rabbia che ci tiene in vita, una vita colma di rancore e di paura. Abbiamo paura della nostra rabbia, ed abbiamo paura della nostra paura. Ci sentiamo in dovere di cercare sempre di nascondere a tutti e in qualsiasi modo i sentimenti contraddittori che in certi momenti invadono la nostra mente, spingendoci a cercare aiuto e a rifiutarlo al tempo stesso. Molto spesso cerchiamo di nasconderli persino a noi stesse.

Man mano che ci si abitua a convivere con l’anoressia, si perde il ricordo di come sia possibile vivere senza. Sopravviviamo da così tanto tempo con questo sintomo da aver dimenticato com’era quando non c’era. E così non si riesce a vedere veramente il nostro corpo fino in fondo, non riusciamo a credere fino in fondo che possa essere davvero danneggiato: questo corpo che non amiamo guardare, che spesso tocchiamo come se fosse unicamente uno strumento di cui dobbiamo accertare la funzione. Perché ci sembra di dover dimostrare – agli altri, ma soprattutto a noi stesse – quanto siamo capaci di non cedere al desiderio di cedere. Di farsi aiutare. Di parlarne con qualcuno.

Si pensa che il nostro corpo serva solo a sostenere la nostra mente, ma non le appartenga. E così, con l’anoressia, ci siamo costruite un corpo esile, un corpo quasi invisibile, per poter essere viste. Il nostro comportamento è contraddittorio, confonde e ci confonde. Una parte di noi stesse si aspetta che qualcuno riesca a scoprire l’inganno che noi stesse abbiamo costruito, e così ce ne liberi; che qualcuno ci accompagni nel percorso che ci porterà a spezzare le dinamiche che controllano ogni aspetto della nostra vita senza toglierci il sintomo sul quale ci appoggiamo; che comprenda quello che non possiamo esprimere e, accedendo al nostro segreto, ci garantisca il sostegno di cui sentiamo di aver bisogno, ma che ci rifiutiamo di chiedere.

Penso che sia per questo che è importante riuscire a legittimarsi la possibilità di chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta. Non accontentandoci al primo tentativo, o scoraggiandoci se i feedback che riceviamo sono differenti da quelli che vorremo: ogni persona ha bisogno di un’altra persona particolare per potersi aprire, non vanno bene tutti per tutti, ed è perciò importante fare tentativi, e continuare a cercare finché non si trova il terapeuta adatto, che sarà la persona che riuscirà a fermarci con determinazione e con dolcezza. E allora sarà un sollievo essere smascherate e forzate ad interrompere la nostra recita distruttiva, il nostro suicidio cronico.

La finzione dell’anoressia è probabilmente così perfetta da ingannare anche le persone più attente, il personale medico più preparato.
Ma in realtà siamo noi stesse a tenderci le insidie più grandi.

Se sentite di aver bisogno d’aiuto, non abbiate timore di chiederlo. Non temete di non trovarlo, perché anche se non ve ne rendete conto, ci sarebbero sempre tante mani tese verso di voi, nel momento in cui trovaste il coraggio di afferrarle. Ma soprattutto, non temete di trovarlo. Perché poter contare su un supporto psicoterapeutico è importantissimo, ma non dimenticate che siete solo voi a poter salvare voi stesse.

martedì 1 settembre 2009

Take EAT easy!

Sì, torniamo a parlare di CIBO.

Probabilmente molte di voi, in questo momento, stanno cercando di seguire una “dieta” opportunamente prescritta da un dietista/nutrizionista, al fine di cercare di riacquisire con gradualità un peso fisiologico e sano.

Io stessa lo sto facendo, perciò so perfettamente quanto seguire questo regime alimentare, soprattutto in alcuni momenti, possa essere complicato, duro e difficile.

Voglio perciò provare a darvi qualche consiglio su come riuscire ad affrontare con un po’ più di tranquillità il momento del pasto, il momento in cui ci si trova faccia a faccia con il cibo nei quantitativi prescritti dall’ “equilibrio alimentare”. Nessuna pretesa di risolvere ogni qualsiasi difficoltà, ovviamente, anche perchè è ovvio che i problemi di fondo vadano affrontati e risolti con l’aiuto di una persona competente al riguardo, il dietista stesso oppure uno psicoterapeuta; quel che voglio fare è solo condividere qualche “escamotage”, qualche “dritta” che mi sta aiutando nel mio percorso alimentare, nel mio “fronteggiare” il cibo, e che spero possa essere utile anche a voi.

Per prima cosa, mai concentrarsi su quello che si ha nel piatto. Mai focalizzare troppo l’attenzione sul cibo: così facendo, infatti, questo finisce per diventare l’unico elemento presente nei nostri pensieri, e ci sembrerà che le dosi che dobbiamo assumere siano enormi e tendano a dilatarsi a dismisura… il che servirebbe solo a rendere il momento del pasto ancora più difficile, e l’impresa di mangiare tutto peggio delle 12 fatiche di Ercole.

Quindi, quel che bisogna cercare di fare è decentrare la nostra attenzione dal cibo. Come? Per esempio, cercando di svolgere altre attività durante il pasto: guardare un programma che ci piace in TV (oppure un DVD), ascoltare delle musica, oppure leggere (per la cronaca, questa è la mia soluzione preferita, visto che leggere mi piace molto): tutte cose che richiedono una certa attenzione e che, quindi, la svincolano dal pensiero del cibo. Cercate il diversivo che fa per voi! Per chi abita ancora con la propria famiglia, può essere d’aiuto, se c’è la possibilità, mangiare tutti insieme, in maniera tale da interagire con gli altri; oppure mangiare con un’amica. Questo può essere utile in maniera duplice: da una parte, parlare o comunque ascoltare gli altri che discutono e seguire i loro discorsi, catalizza l’attenzione distogliendola dall’alimentazione. Dall’altra, mangiare con persone che si cibano con naturalezza e che non hanno comportamenti “forzati” nei confronti del cibo, può aiutare a riacquisire un certo equilibrio.

Inoltre, è molto importante cercare di pensare al cibo come ad una medicina: una medicina è un qualcosa che non ci piace prendere, che di solito è amara, è difficile da buttare giù. Ma, a lungo termine, una medicina è anche un qualcosa che ci farà stare bene, che ci farà ritornare in salute. Ecco, bisogna provare allora a visualizzare il cibo come se fosse quella medicina: un qualcosa che magari non ci va di mangiare, che facciamo fatica ad inghiottire tutto, ma che, col passare del tempo, aiuterà il nostro corpo – e, quindi, la nostra mente – a stare meglio, a riacquisire uno stato fisiologico di salute.

Quanto mangiate, infine, non pensate che quel cibo vi serve per alimentarvi: pensate piuttosto che vi serve per nutrirvi, ovvero per prendervi cura di voi stesse.

sabato 29 agosto 2009

A voi la parola / 10

Direttamente dalla “Thinspo Reverse”, “A voi la parola” passa oggi il testimone a una ragazza meravigliosa sotto ogni punto di vista, ad una vera guerriera della luce: Wolfie.

I miei problemi con l’alimentazione sono iniziati alle superiori, dove non vivevo una situazione esattamente idilliaca: nella mia nuova classe non c’era nessuna amica delle scuole medie, e non conoscevo nessuno. Tutte le altre ragazze, invece, già si conoscevano, e io fin da subito non sono riuscita a legare con loro perché non mi vestivo all’ultima moda, non ascoltavo la stessa musica, non guardavo le stesse cose in TV… insomma, non ero come loro. Mi sentivo diversa, sbagliata, vuota, ed ho cominciato a pensare che forse non ero “abbastanza” per quelle ragazze, che ero solo una persona mediocre. Così ho a poco a poco iniziato a sentirmi a disagio con me stessa e col mio corpo, e da qui è nato l’impellente bisogno di “fare qualcosa” per migliorare la situazione: se mi fossi sentita meglio nella mia pelle, forse anche le altre ragazze si sarebbero accorte del mio cambiamento, e la situazione sarebbe migliorata. Senza rendermene propriamente conto, avevo già fatto una scelta che avrebbe modificato e condizionato tutto il resto della mia vita. Certo, volevo che la mia vita cambiasse, ma la mia idea era che sarebbe cambiata in meglio. Ora so che invece un DCA serve solo a tirar fuori la parte peggiore di noi, che non risolve i problemi ma li crea, e ne crea di grandi e ben peggiori di quelli di partenza. Ho cominciato a “rimodellare” il mio corpo con un’assurda dieta “artigianale” da poche centinaia di calorie al giorno, cercando di essere sempre fuori casa alle ore dei pasti ed inventandomi scuse di fronte ai miei genitori per giustificare quanto poco mangiassi: ovviamente all’inizio mi sembrava “la panacea”, mi sentivo come se davvero quella potesse dissolvere ogni difficoltà, ma l’idillio è durato ben poco. Io non so qual è la linea di demarcazione tra un’anoressica e una bulimica: non so come le prime riescano a prolungare la restrizione alimentare fino al limite estremo senza mai cedere alle lusinghe del cibo, mentre per le seconde scatti il meccanismo dell’abbuffata. So soltanto che io ho ben presto scoperto di appartenere alla seconda categoria. La dieta sregolatamente restrittiva mi portava ad avere accessi di fame che risolvevo abbuffandomi… e poi andando in bagno a vomitare, per eliminare giù per lo scarico del water, oltre al cibo, anche i sensi di colpa. Stavo molto attenta a non farmi scoprire, perché mi vergognavo molto di questa mia “debolezza”, ma intanto il cibo era diventato un’ossessione e riempiva la maggior parte dei miei pensieri. Cibo evitato, rifiutato, rubato, mangiato di nascosto, vomitato… La bulimia colpisce meno dell’anoressia, suscita meno scalpore e meno attenzione, perché la maggior parte delle bulimiche sono normopeso o solo leggermente sottopeso, quindi tutti pensano che sia un DCA meno grave dell’anoressia. Questo perché la maggior parte della gente si ferma a considerare l’aspetto esteriore, che è tuttavia quello meno importante. Quello che non si dice, che non si capisce, è che anche di bulimia si muore, esattamente come d’anoressia. Ma soprattutto, anche di bulimia si soffre, e tanto. Forse non lo si comprende soprattutto proprio perché esteriormente spesso non si vede nulla: io, infatti, sono sempre rimasta più o meno normopeso; eppure ci sono stati periodi in cui mi abbuffavo e vomitavo anche 5 o 6 volte al giorno! E non c’è niente di più umiliante, niente di più vergognoso, niente che ti fa soffrire dentro come il provocarsi il vomito nel tentativo di soffocare i sensi di colpa scatenati dalle abbuffate. Sono sentimenti che si provano e che non si riescono a rendere davvero con le parole. Ad ogni modo, la mia situazione si è trascinata avanti così per anni, anni consumati davanti al water a infilare due dita in gola per vomitare tutto il cibo e tutto il dolore che la mia vita non riusciva a contenere. Ero a pezzi, fisicamente e psicologicamente, la bulimia riempiva e devastava ogni momento della giornata, ma io continuavo ad andare avanti così perché… cambiare era più difficile, faceva più paura. Anche se la mia vita non si poteva più definire tale, anche se il pensiero del cibo mi tormentava e mi angosciava, anche se passavo ore chiusa in bagno, dentro di me, per quel che mi riguardava, cambiare era peggio, perché avrei dovuto parlare con i miei genitori, raccontare, e c’era la vergogna di fare vedere che la loro amata figlia si era ridotta a doversi mettere due dita in gola per sbarcare la giornata. Poi, però, è successo. Inconsciamente, forse, volevo che succedesse già da molto tempo, ma non ne avevo il coraggio, però ho cominciato ad usare meno cautele quando andavo in bagno per vomitare, così un giorno mia mamma mi ha sentita e mi ha chiesto cosa stesse succedendo. Io, sul momento, ero terrorizzata all’idea di essere stata scoperta, e la mia mente ha cercato subito febbrilmente di costruire qualche scusa… sennonché all’improvviso mi sono precipitata fuori dal bagno, in lacrime, e le ho detto tutto di botto, ho tirato fuori qualsiasi cosa, tutta la devastazione degli ultimi anni, e non è stato terribile come avevo immaginato. Mia mamma non mi ha giudicata, non si è arrabbiata, non mi ha presa per pazza. Non solo mi ha ascoltata, ma lei e papà mi hanno aiutato tantissimo nella sofferta e travaglia decisione d’iniziare un percorso di ricovero. Adesso sono tre anni che mi incontro con una dietista una volta al mese e con una psicologa due volte la settimana. Sono due persone preziose che mi hanno davvero aiutata nel risollevarmi dalla situazione in cui ero precipitata. Ho cambiato diverse psicoterapeute, ma adesso sento di aver trovato la persona giusta per me. A tutt’oggi non è per niente facile, e a volte mi trovo ancora a dover lottare contro l’impulso di chiudermi in bagno e inginocchiarmi davanti al water, ed è tremendamente difficile opporsi, ma non mi arrendo: so che le cose possono cambiare se io ho la volontà di cambiarle, e se la psicologa e la dietista che stanno al mio fianco, e tutte le persone vicine e lontane che mi vogliono bene, mi supportano e mi sostengono, questa sfida sarà più facile da affrontare. Inoltre, adesso, mi sono accorta di una cosa: che quello che ho dentro e la cosa più importante, e non importa quello che si vede fuori, perché le persone che tengono a me mi vogliono bene unicamente per il tipo di persona che sono. Una conclusione banale, forse, ma che per me ha voluto dire tantissimo! Quello che vorrei dire a tutte le ragazze che stanno vivendo la stessa situazione che ho vissuto io, fondamentalmente, è: non buttate la vostra vita dentro al water! Se la bulimia vi sta rovinando la vita, reagite! Non aspettate neanche un giorno! E se le cose non vanno al primo tentativo, continuate a provare! Io piano pianino ce la sto facendo, e ce la potete fare anche voi!!!

Cara Wolfie, ti ringrazio tantissimo per aver voluto condividere un questo spazio con me e con tutte la altre ragazze la tua esperienza. Posso solo immaginare quanto dev’essere stati difficile raccontare tutto, e sappi che ti ammiro moltissimo per il tuo coraggio e per la tua tenacia.

Il messaggio positivo che le tue parole riescono a far passare è un qualcosa di straordinario. Leggere la tua testimonianza mi ha dato un grande incoraggiamento, e credo di non essere la sola a pensarla così.

La cosa più bella delle tue parole è il percorso di vita, la sofferenza ma anche la voglia di reagire, il realizzarsi di un processo di cambiamento. Non esiste un unico modo di cambiare, ed è bello pensare che, come te, in questo momento, siamo in tante a cercare di compiere una scelta che potrà cambiare completamente la nostra vita. È vero, decidere di cambiare è difficile, è sempre molto difficile, anche nel momento in cui la situazione che si vive ci fa soffrire, perché cambiare significa comunque abbandonare un dolore noto per avviarci verso un futuro ignoto, e quel che non si riesce a prevedere e si teme di non poter controllare finisce inevitabilmente per fare paura. Però è bello leggere del tuo cambiamento positivo, perché è la testimonianza che lasciare la strada vecchia per la nuova significa in realtà correre un rischio che vale la pena, visto il risultato.

Ed è bellissimo anche il tuo messaggio finale, l’incoraggiamento a non arrendersi, che penso sia indispensabile per continuare ad andare avanti nella difficile strada del ricovero: arrendersi è molto più semplice, in fin dei conti, più facile mollare se al primo tentativo le cose vanno storte, dirsi che se non ha funzionato allora non potrà mai funzionare, molto facile, sì. Ben più difficile rialzarsi e riprovare, riprovare ogni volta, darsi sempre una nuova possibilità… ma è quello che tu stai facendo, Wolfie. La scelta più difficile. La scelta più coraggiosa. Io faccio il tifo per te…

lunedì 24 agosto 2009

Modi per morire... e per vivere

Esistono molti modi per morire.

Alcuni di questi sono poco dolorosi: morire per soffocamento da gas di scarico, tagliarsi la giugulare, imbottirsi di tranquillanti, spararsi alla tempia, saltare giù dall’ultimo piano di un palazzo.
Non ci vuole poi molto, no?!

Altri sono mediamente dolorosi: tagliarsi le vene, mangiare cocci di vetro, bere un litro di candeggina, bere un paio litri di ammoniaca, assumere barbiturici, andare in overdose, diventare anoressica, diventare bulimica.

Ma ce n’è uno che è più doloroso di tutti gli altri: VIVERE.

Perché nel momento in cui decidi di abbandonare lo scudo dell’anoressia per provare a viere una vita degna d'essere chiamata tale, provi un dolore così forte che ti sembra di essere quasi sul punto di morire. Perché la scelta o meno della strada del ricovero è quella che mette di fronte al bivio tra la vita e la morte. Perché con l’anoressia si muore solo per vivere, si muore dentro, ogni giorno un po’ di più. È arrivato il momento d’imparare a vivere solo per vivere.

Vivere, poiché vivere è il modo in cui muoiono le persone che hanno coraggio. Tutti gli altri sono solo palliativi, anestetici, modi che si pensa possano aiutarci a metterci in stand-by.

Bisogna trovare il coraggio di ricominciare a vivere davvero, perché che si viva per morire o che si muoia per vivere, a nessuno interessa. Se l’anoressia è la scelta di diventare invisibili per essere viste dagli altri – questa è solo un’altra delle bugie che l’anoressia racconta. Nella nostra vita, siamo solo noi di fronte a noi stesse. Questa battaglia è unicamente la NOSTRA. Questa vita è unicamente la NOSTRA. Dobbiamo trovare il coraggio di viverla. Viverla perché nell’immenso palcoscenico del mondo, anche se non conosciamo la coreografia, ci verrà richiesto comunque di ballare. Non dobbiamo permettere all’anoressia di farci rimanere sedute in un angolo: IMPROVVISIAMO.

Certo, decidere di combattere contro l’anoressia è un rischio, ma chi non rischia non prova dolore… e chi non prova dolore, non potrà mai dire di essere viva davvero.

E ricordate sempre che morire è il coraggio di un attimo… ma vivere è il coraggio di sempre.

martedì 18 agosto 2009

Apprezza l'oggi

Apprezza l’oggi. Apprezza la vita. Se l’anoressia ti sta facendo vivere un momento in cui non riesci ad apprezzare il mondo, prova ad apprezzare le piccole cose che ti circondano. Non sarà molto, ma è pur sempre un inizio.

Non lasciare che gli altri ti buttino giù di morale: c’è sempre qualcosa che può farsi apprezzare nella vita. Può essere la bellezza di una giornata di sole, una risata con la tua famiglia, un pomeriggio trascorso a chiacchierare con la tua migliore amica…
Chiediti qual è la cosa che puoi apprezzare di oggi. E cercala finché non la troverai. Perchè una cosa che puoi apprezzare, fosse anche una soltanto, c’è.

Cercala. Trovala. Abbracciala.

Le cose da apprezzare ci sono sempre intorno, sta solo a noi il decidere di vederle o di ignorarle. Decidi di aprire gli occhi. Accetta che possano esserci delle contrarietà, ma non permettere che queste ti facciano dimenticare quanto di positivo c’è nella vita.

Combattere l’anoressia è un ottimo modo per apprezzare l’oggi.
Apprezza l’oggi. Perché è solo oggi che hai l’occasione di vivere questa giornata.

martedì 11 agosto 2009

Pro-Ana & Pro-Ricovero

Più volte sono stata “accusata” di voler fare unicamente differenze tra le ragazze che si definiscono “pro-ana/mia”, e le ragazze che stanno combattendo contro un DCA e che sono quindi “pro-ricovero”.

Okay, sono pronta a rigirare la frittata. Anziché vagliare unicamente le differenze, vediamo adesso anche quali sono gli aspetti che accomunano ed uniscono le ragazze “pro-ana” con le ragazze “pro-ricovero”. Un fifty-fifty: quel che ci rende uguali, e quel che ci diversifica; le due facce della medaglia.

Pro-ana: Hanno problemi con il loro corpo e attuano comportamenti disfunzionali nei confronti del cibo per cercare di raggiungere una forma fisica che le permetta di stare a loro agio con loro stesse.
Pro-ricovero: Hanno problemi con il loro corpo e attuano comportamenti disfunzionali nei confronti del cibo per cercare di raggiungere una forma fisica che le permetta di stare a loro agio con loro stesse.

Pro-ana: In fondo in fondo, hanno scarsissima autostima e pensano di non essere mai giuste abbastanza.
Pro-ricovero: In fondo in fondo, hanno scarsissima autostima e pensano di non essere mai giuste abbastanza.

Pro-ana: Cercano il supporto e la conversazione con persone i cui blog trattano di DCA.
Pro-ricovero: Cercano il supporto e la conversazione con persone i cui blog trattano di DCA.

Pro-ana: Usano suddetti blog per cercare di aiutarsi a vicenda a dimagrire raggiungendo così la “perfezione”.
Pro-ricovero: Sono già dimagrite abbastanza da sapere che questo non porterà mai la “perfezione” (tutt’al più, la morte) e usano I suddetti blog per cercare di aiutarsi a vicenda a percorrere la strada del ricovero.

Dunque. L’unica differenza principale tra l’essere “pro-ana” e l’essere “pro-ricovero” è una dichiarazione d’intenti (cattive/buone intenzioni nei confronti di se stesse e, secondariamente, delle altre) e il mettere in pratica questi intenti. Una ragazza “pro-ana” può andare sui blog per cercare d’imparare qualche trucco che le consenta di perdere un altro chilo. Una ragazza “pro-ricovero” sta cercando di disimparare detti trucchi. Sta cercando di limitare i danni.

Personalmente, mi reputo “pro-ricovero”; quindi uno degli obiettivi di questo blog è cercare di formare una comunità di persone che stanno lottando contro i DCA e cercando di darsi una mano a vicenda. Naturalmente, sono apertissima alla discussione, quindi è benvenuta anche chiunque la pensi diversamente da me: finché c’è rispetto, la discussione non può che essere costruttiva.

Penso, in fin dei conti, che la principale differenza tra ragazze “pro-ana” e “pro-ricovero” sia relativa al tempo e all’esperienza. Se una ragazza “pro-ana” non muore per inedia, indubbiamente prima o poi aprirà gli occhi su quella che è la realtà e andrà incontro a un percorso di ricovero. E dov’è che la ragazze “pro-ana” possono andare nel momento in cui si rendono conto di ciò che (si) stanno facendo e lasciano i loro blog?

È dura intraprendere la strada del ricovero completamente da sole, questo fa sembrare il ricovero come un qualcosa di estremamente difficile e complesso, quasi impossibile. Persone con un DCA indubbiamente hanno bisogno di supporto. Ed è ciò che, nel mio piccolo, con questo blog, cerco di dare. C’è bisogno di qualcuno con cui poter comunicare, di qualcuno che capisca veramente cosa significa essere anoressiche perchè lo vive sulla propria pelle. Noi siamo SOLE. L’anoressia è un isolante, separa talmente tanto dal resto del mondo che si finisce per rimanere senza alcuna amicizia reale.

I blog “pro-ana” riempiono un vuoto nel cuore di molte ragazze sole, tristi e ferite che sono in lotta contro il proprio corpo.

Questo blog spera di riuscire a riempire anche solo una piccola parte del vuoto nel cuore di chi cerca di lottare contro l’anoressia, per riuscire insieme a lottare non più CONTRO il nostro corpo, ma PER il nostro corpo.

mercoledì 5 agosto 2009

Hold the flame

Giusto una cosuccia che ho scritto qualche settimana fa… ^__^
Per cercare ancora di combattere contro l’anoressia e ricominciare a vivere davvero.

HOLD THE FLAME

Fly the banner,
Hold the flame,
Dance your best,
Sing out your name!
Field all questions
To the sky;
Let your spirit
Flow and fly.
Bets are off,
The world is out!—
You have a voice;
It’s time to shout!
Fly the banner,
Hold the flame,
Dance your best,
Sing out your name!
Feel the rhythm
In the air,
Vibrate with
A power rare!
The sun is bright,
The world is true,
The wind is strong,
And you are YOU.
Fly the banner,
Hold the flame,
Dance your best,
Sing out your name!
Field all questions,
Word is out!—
You have a voice;
It’s time to shout!
Feel the rhythm,
World is true,
Wind is strong,
And you are YOU.
Fly the banner,
Hold the flame.
Dance your best,
Sing out your name!
There’s only one you
In this place—
There’s only one
In time and space.
Fly and dance,
Sing and shout;
You have a voice—
The world is out!

[NON ESITARE
Sventola la bandiera/non esitare/fai del tuo meglio/grida il tuo nome!/Rilancia tutte le tue domande/al cielo/Lascia che il tuo spirito/ondeggi e voli./Niente più scommesse/Il mondo è fuori - /hai una voce;/è tempo di gridare!/ Sventola la bandiera/non esitare/fai del tuo meglio/grida il tuo nome!/Senti il ritmo/che si spande nell’aere/e che vibra/con un forte potere!/Il sole splende/Il mondo gira/Il vento è forte/e tu sei TE STESSA./ Sventola la bandiera/non esitare/fai del tuo meglio/grida il tuo nome!/Rilancia le tue domande/butta tutto fuori/hai una voce;/è tempo di gridare!/Senti il ritmo/Il mondo gira/Il vento è forte/e tu sei TE STESSA./ Sventola la bandiera/non esitare/fai del tuo meglio/grida il tuo nome!/C’è solo una te stessa/in questo posto - / sei una soltanto/nel tempo e nello spazio./Vola e danza/canta e grida;/hai una voce - /Il mondo è fuori.]


P.S.= Durante questo mese di Agosto avrò raramente modo di utilizzare il computer ed accedere ad Internet, quindi potrò postare e passare dai vostri blog molto meno spesso del solito… Ad ogni modo, sappiate che cercherò di scrivere e di leggervi e commentarvi ogni volta che mi sarà possibile. Inoltre non so se avrò mai modo di leggere l’e-mail, ma se vi va di scrivermi state pur tranquille che la prima cosa che farò a Settembre sarà rispondervi. Be patient in this month, please…

venerdì 31 luglio 2009

La strada del ricovero

La strada del ricovero è tutto quello che vorresti di buono oltre alla realtà che disegna l’anoressia.

La strada del ricovero è quando ti brillano gli occhi al solo pensiero che la tua capacità di combattere senza arrenderti possa superare i confini dell’anoressia e diventare realtà.

La strada del ricovero è forza, è vita.

La strada del ricovero è la base di oggi per un castello che vuoi costruire domani.

La strada del ricovero è ardua e difficile: l'importante è che sia la tua.

La strada del ricovero è lacrima, quando sai che è infinita; ma la strada del ricovero è credere all'infinito.

La strada del ricovero è tenersi per mano e crearsi il proprio mondo al di fuori dell’anoressia.

La strada del ricovero è lasciare le mani e capire che siamo in grado di camminare anche da sole.

La strada del ricovero è sostenerci a vicenda, perché siamo più forti quando combattiamo insieme.

La strada del ricovero è crederci sempre. È chiudere gli occhi e immaginare tutto quello che la nostra vita può essere e contenere nel momento in cui a poco a poco viene lasciato libero lo spazio occupato dal DCA. La strada del ricovero è forza d'animo per aver creduto davvero alle bugie raccontate dall’anoressia, e aver avuto la forza di ribellarsi interamente ad un delirio che d’intero non lascia più niente.


Questo è ciò che penso, guardando la strada che si apre di fronte a me, là. Per me e per tutte voi. Per tutte quelle tristi che non sorridono più e pensano di arrendersi all’anoressia. Per tutte quelle a cui manca la voglia di lottare. Per tutte quelle che ancora preferiscono ascoltare le menzogne dell’anoressia piuttosto che fare il ben più difficile passo di scegliere di affrontare la realtà. Ma anche e soprattutto per tutte quelle come noi, che hanno il coraggio di non alzare le braccia e di non arrendersi. Perché solo noi avremo vinto per sempre… camminando insieme sulla strada del ricovero.

martedì 28 luglio 2009

Amicizia contro l'anoressia

Giuro che non me l'aspettavo.

Quando ero nel pieno dell’anoressia, quando lei riempiva tutta la mia vita, non c’era spazio per nient’altro, per nessuna emozione. E questo è durato così a lungo che anche adesso sentire il cuore battere forte è una gran sorpresa.

Ma oggi batte più forte del solito, e batte per la persona più importante della mia vita che oggi compie gli anni: la mia migliore amica del cuore, Duccia.
Sono un po' preoccupata per quello che è stato ed è tutto il mio rapporto con il sentimento dell'amicizia, se è di questo che si tratta.

La verità è che ho una paura incredibile di stare di nuovo male.

Durante la mia ultima ricaduta nella restrizione alimentare, poco più di un anno fa, sul mio diario scrivevo di aver seppellito il mio cuore da qualche parte.
Ma forse è così che vanno le cose, e il bello della vita forse sono proprio gli imprevisti.

Proprio così, quest’amicizia è stata un imprevisto, eppure è stata anche un qualcosa che mi ha aiutata a rompere il circolo vizioso dell’anoressia, cambiando completamente il mio futuro.

L’anoressia è stata talmente tanto a lungo l’unico fulcro attorno al quale era imperniata tutta la mia vita, che quando la mia strada si è incrociata con quella di Duccia la prima cosa che ho pensato è stata che non potevo permettermi una simile distrazione. Eppure, inconsapevolmente, la mia testa aveva già cominciato a divagare, lentamente distaccandosi dall’ossessione. È stato un rapporto difficile. In certi momenti, per me lo è ancora; perché penso ancora che non va bene. (Perché l’anoressia mi fa pensare ancora che non va bene).

Ma allo stesso tempo sono felice perchè per lo meno posso contare su qualcuno che rappresenti per me un punto di riferimento. Certo, non posso smettere di pensare alla possibile disfatta, non ci riesco. Ognuna vorrebbe che le cose belle durino in eterno, ma si sa che prima o poi tutto finisce.
E quello che fino a un attimo prima era dolce, tutto d'un tratto diventa amaro. E costa caro.
A questo punto c'è da chiedersi se il gioco vale la candela. Se tutto si riduce a questo, quanto vale un attimo di gioia? Questo meraviglioso attimo, fuggente, intenso e breve ha senso di fronte alla sofferenza a cui andrei incontro se tutto finisse?

L'amicizia è davvero una follia. Fidarsi di qualcuno è completamente pazzoide. È una cosa insensata. Forse è pensando così che, per tanto tempo, ho permesso solo all’anoressia di essere mia amica: avevo la certezza che almeno lei non mi avrebbe tradita, non mi avrebbe abbandonata, non mi avrebbe mai lasciata sola. In fin dei conti, lei non era altri che me. Forse anche questo era distorto ma, l’ho già detto, è l’amicizia stessa ad essere una follia.

E quindi, potrei dire che Duccia è la mia attuale follia. Ma forse è proprio questa follia a stabilire una nuova misura nella mia vita. Quando sono con lei la voce dell’anoressia si fa più lieve, e c’è una nuova voce che mi dice che non devo mollare, che devo combattere, che devo continuare ad andar avanti sulla strada del ricovero, e devo farlo anche per lei. Perché lei è mia amica, e si fida di me. E io non voglio tradire la sua fiducia.

Devo avere coraggio e buttarmi. È con Duccia al mio fianco che inizia la mia nuova misura. Una nuova spinta. Una continua lotta all’anoressia.
Coraggio.
La paura può essere sconfitta solo se si oltrepassa il limite che ci sembra invalicabile.
Forse i limiti non esistono se non nella mia testa.

Davvero sono in grado di vincere? Davvero sono in grado di continuare a lottare contro l’anoressia? Davvero, nonostante tutta mia distruttività, sono in grado di non spaventare troppo Duccia e di farla rimanere accanto a me?

Quando ero nel pieno dell’anoressia credevo di camminare, anzi, di più, di correre, invece ero sola, ero sdraiata a terra nell'attesa di una nuova motivazione per rialzarmi e andare avanti.
Giacevo nella “comoda” fossa che mi ero scavata.
Ora, invece?
Ora, invece... sono di nuovo in piedi.
E mi accorgo di aver imparato qualcosa di nuovo.
Non sono ancora sicura, ma credo che se dovessi cadere di nuovo saprei evitare l'impatto.
Cadrei in ginocchio, non più di faccia nel fango.
Non più.
E' giunta l'ora di correre davvero.
E' giunta l'ora di crescere.

Coraggio, è questa la nuova parola d'ordine.

Avanti a tutta, tenendo per mano la mia migliora amica del cuore, la persona cui voglio più bene al mondo. Non più l’anoressia. Ma Duccia.

VEGGIE & DUCCIA


(click sulla foto per ingrandire)

sabato 25 luglio 2009

A voi la parola / 9

L’intervento di “A voi la parola” di oggi ospita le parole di Diana. Una ragazza coraggiosa che ha scelto di condividere con tutte noi la sua testimonianza, dall’abisso più profondo del DCA, al suo attuale percorso sulla strada del ricovero.

La mia prima visita da un dietologo risale all'età di cinque anni.
A scuola, durante l'intervallo, quando gli altri mangiavano le loro merendine, io avevo il mio succo di frutta non zuccherato.
Ma con il tempo ho imparato a barare: vuoi per la fame, vuoi per la golosità bambina. Rubavo cioccolata o pane dalla dispensa di casa. Ma allora non era certo "il mostro" a portarmi a quei gesti.
Per problemi legati alla tiroide (l'ho scoperto a 16 anni) ho avuto sempre la tendenza ad aumentare di peso anche facendo attività. Ma dopo anni e anni di diete senza risultati (o con scarsi risultati) mi stufai. Quando l'endocrinologo dei miei 16 anni mi disse che avevo una disfunzione (e vide che con una dieta di 1000Kcal ingrassavo), mi misi l'anima in pace (per modo di dire) e forte di quella diagnosi mangiai come si mangiava a casa.
Ho sempre avuto un metabolismo lento e le mille diete (a volte fai da te, a volte fin troppo restrittive) hanno contribuito ad abbassare il basale, ovvero il consumo di chilocalorie che un corpo usa per le normali attività giornaliere di sopravvivenza.
Perchè il nostro corpo, purtroppo, ha ancora memoria dei tempi dei nostri avi; tempi in cui non si mangiava certo tutti i giorni e il pericolo carestia era dietro l'angolo. Da qui il metabolismo ha imparato ad andare in riserva quando ce ne fosse stato il bisogno
Ma lo scontento per il mio corpo, il mio isolarmi di conseguenza, la paura di andare in palestra, il mio voler essere magra a tutti i costi (ed essere invece sempre in sovrappeso od obesa), hanno contribuito a vedere il cibo prima come un nemico (mai seguire le diete dei giornali, mai!), poi come unico conforto.
I digiuni di alternavano al mangiare troppo. E “la bestia” del binge è apparsa per la prima volta proprio durante quei 16 anni. Anni in cui il mio peso è aumentato a dismisura, anni in cui ho mangiato e ingurgitato più di quanto consumassi, anni in cui entrare in cucina di nascosto era una cosa automatica, una cosa che non controllavo.
E li si consumava la mia tragedia personale.
Ancora oggi non riesco a descrivere benissimo quello che fu, perchè in fondo non è poi tanto lontano.
Ora ho 26 anni. Ho capito cosa mi portava in cucina a 24 anni circa. Nel frattempo ero arrivata a pesare 130/140kg. Un indice di massa corporea che si aggirava intorno ai 50 (obesità patologica). L'ho scoperto grazie ad un forum che non dava consigli medici, ma offriva solo supporto... un po' come i gruppi di auto-aiuto. Ho conosciuto li tante persone con la mia stessa malattia e ho iniziato il mio percorso.
Ho avuto lo sprono per ritornare da un endocrinologo dopo 10 anni. Di seguire la sua dieta e di provare a mangiare in maniera regolare, di andare in piscina ed in palestra .
Ora penso ad una terapia psicologica per darmi ulteriore supporto, per capire fino in fondo perchè ancora oggi sono qui a combattere “la mia bestia” .
Perchè nel periodo di dimagrimento (mai più di 2,5-3 kg al mese) ho avuto anche episodi di "pensieri anoressizzanti" come li chiamo io. Ma ne sto uscendo. Stamattina la bilancia segnava 89,7. Un peso spropositato se rapportato ai miei 165cm di altezza, ma ho visto di peggio.
Soprattutto ho visto che le mie visite rapidissime e nefandissime alla credenza sono diminuite . Mangio cinque volte al giorno (3+2) e lo sport mi ha aiutata non solo mentalmente ma anche a smuovere il metabolismo.
Mi piace raccontarlo perchè anche se il mio percorso (sia di peso che di testa) non è terminato ancora, possa essere di sostegno a chi ha tentato tante strade, come me e non è ancora riuscito.
Perchè delle abbuffate si parla ancora poco e lo si fa in maniera incompleta.
Soprattutto perchè non siamo tutti golosi che aspettano la loro merendina quotidiana.

Cara Diana, ti ringrazio tantissimo per aver voluto condividere qui questo frammento così intimo, prezioso ed importante di te stessa. Ti ringrazio per le tue parole, perché dietro l’innegabile mole di sofferenza si nasconde un messaggio positivo e la tanta positività che sfocia nelle tue parole finali. Che queste parole possano essere la luce per tutte coloro che si stanno ancora dibattendo in toto delle tenebre del DCA. Ti ringrazio tantissimo per aver testimoniato anche con le tue parole che lottare è possibile, che si può combattere, e che vale la pena di farlo. Ti ringrazio per aver rimarcato ancora una volta che non c’è niente d’impossibile nella vita, neanche lottare contro i DCA. Continuiamo a combattere insieme, dunque… e i DCA non avranno più la meglio su di noi!
Ti faccio un “in bocca al lupo” enorme per il tuo percorso…

mercoledì 22 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 4 of 4

Last but not least, ecco le ultime foto di questa “Thinspo Reverse”!

E ne approfitto per ringraziare tutte le meravigliose ragazze che hanno aderito a quest’iniziativa: GRAZIE!!! ^__^

Ricordatevi sempre che percorrere la strada del ricovero non è impossibile: niente è impossibile, se si è convinte di poterlo fare. Perciò scegliamo la strada del ricovero ogni giorno, e facciamolo perché lo vogliamo, che mi sembra la miglior ragione possibile per fare una cosa.
Stiamo combattendo insieme… andremo fino in fondo. Ve lo prometto.
Hold on, girls!!

(click su ogni foto per ingrandire)


SARA


ELENA



















ROBY










JONNY













VEGGIE

domenica 19 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 3 of 4

Come mi ha scritto Martina, una delle protagoniste della “Thinspo Reverse” di oggi, nella mail che accompagnava la sua foto, “let’s change everything we are in everything we want”. E questo, ragazze, è il primo passo per farlo: combattere diffondendo il nostro messaggio positivo, perché solo noi possiamo essere le migliori ispiratrici della scelta della strada del ricovero.
Immergiamoci nella “Thinspo Reverse”!!
(click su ogni foto per ingrandire)





MEL

















JADE

















ANNA






MARTINA


WOLFIE

giovedì 16 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 2 of 4

E si continua, ragazze!
Ecco le nuove protagoniste, le nuove muse ispiratrici della scelta della strada del ricovero...
Keep on spread strenght, courage and... reversed thinspo!

(click su ogni foto per ingrandire)




CLAU




































FRANCESCA




ANNARITA













SANDY

VALE

lunedì 13 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 1 of 4

L’era delle “Thinspo Reverse” è ufficialmente iniziata! ^__^
Ed ecco quindi la prima carrellata…

Immagino che lo sappiate già o che comunque ve lo siate immaginato, ad ogni modo preciso che tutte le parole che accompagnano le fotografie sono frasi tratte da blog/forum/siti “pro-ana”; ovviamente le ho opportunamente “rimaneggiate” in maniera tale per cui, cambiando solo poche parole di ciascuna, si potesse trasmettere il messaggio esattamente opposto.

Le ragazze che si definiscono “pro-ana” utilizzano spesso una serie di frasi stile mantra che accompagnano le loro immagini di “Thinspo”, quindi io ho ripreso quelle stesse frasi e le ho ribaltate associandole alle nostre foto… spero che il risultato sia efficace!
E questo non è che l’inizio… ^__-

(click su ciascuna foto per ingrandire)


JESSICA



















SERENA























SIMY












"MIRABELLE" (LETY)










VALENTINA84

venerdì 10 luglio 2009

Thinspo Reverse - Work in progress...

Le ragazze della “Thinspo Reverse”



(^ click per ingrandire...)

Chi siamo? Cosa diciamo all’anoressia?

SereNa
ROby
SarettIna

Vale
WOlfie
VeGgie
ELena
SImy
SAndy
Mel
JOnny

MiraBelle
JAde
MarTina
ValenTina84
JEssica
AnnaRita
CLau
Fr
Ancesca
Anna
!

Thinspo Reverse” is comin soon… stay tuned!

martedì 7 luglio 2009

Superare l'iperattività

Quando si ha un DCA e si decide d’intraprendere la strada del ricovero, come si può riuscire a fare attività fisica senza esagerare?

Penso che l’iperattività sia una costante in molte ragazze che hanno vissuto e stanno vivendo l’anoressia, ed è perciò difficile nel ricovero riuscire a bilanciare quella che può essere un’attività fisica effettivamente legittima e salutare, con quella che è invece l’attività fisica compulsiva che l’anoressia induce a mettere in atto.
Come si può dunque riuscire a capire quando l’attività fisica viene svolta in maniera regolare, e quando invece sfocia nell’iperattività anoressica?

Secondo me, si comincia a passare dalla normale attività fisica all’iperattività compulsiva quando:

- Fare esercizio fisico diventa un qualcosa che si sente di dover fare per non essere assalite dall’ansia.

- L’esercizio fisico arriva a riempire tanto tempo nella nostra vita che il nostro lavoro/studio, rapporti con la famiglia/relazioni sociali risultano essere compromesse.

- Continuiamo a fare attività fisica sebbene ci sentiamo stanche o sfinite.

- Fare attività fisica diventa una compensazione all’introito calorico, al fine di poter perdere peso. (Del tipo: “Ho mangiato XXX calorie, quindi devo fare un’ora di cyclette”.)

- Gli esercizi che scegliamo di fare sono unicamente il risultato del calcolo di un bilancio calorico. (Del tipo: “Per bruciare XXX calorie devo correre per XXX tempo”.)

- L’attività fisica viene utilizzata per “anestetizzarci”, per sopprimere emozioni che abbiamo paura di esprimere.

L’iperattività fisica compulsiva eccessiva ha effetti devastanti sul nostro organismo sia da un punto di vista fisiologico, sia da un punto di vista psicologico. Da un punto di vista fisiologico (passatemi la deformazione professionale… ^^") comporta riduzione della densità ossea (con conseguente osteopenia/osteoporosi), fratture da stress, anomalie cardiovascolari, osteoartriti, strappi tendinei e muscolari, abbassamento del livello di difese immunitarie, disidratazione, irritabilità, depressione, insonnia… e potrei andare avanti ancora per molto, ma credo che questo sia sufficiente.

Perciò come riuscire, durante il percorso di ricovero, a fare attività fisica senza eccedere?
Ovviamente non ho una risposta univoca e certa a queste domanda, posso tuttavia trarre spunto da quelli che sono gli accorgimenti che adotto io stessa. Non da prendere per oro colato, ma forse comunque in grado di darvi qualche spunto utile.

1 – Cambiare il tipo di esercizio che si compie.
Ad esempio, se la vostra compulsione è il footing, provate a pensare ad un altro sport da fare. Staccarsi dal peculiare tipo di esercizio fisico che ossessiona nel pieno dell’anoressia, penso sia un passo fondamentale da compiere per evitare gli eccessi.

2 – Scegliere una forma di esercizio fisico per la quale non sia possibile o comunque non sia facile valutare il dispendio calorico.
Ad esempio – esperienza personale – facendo karate non è possibile quantificare le calorie spese ad ogni allenamento, anche perché dipende dalla tipologia di allenamento (e questo penso valga per qualsiasi sport…), mentre se si fa corsa o cyclette o nuoto, dove i movimenti sono ripetitivi, è facile trovare tabelle che tabulino il dispendio calorico ad essi connesso…

3 – Fare esercizio per un certo TOT di tempo, e non di più.
Ad esempio, se scegliete uno sport in cui una partita dura 45 minuti, difficilmente dopo potrete continuare a fare attività fisica, visto che la partita è finita!

4 – Ricordare sempre che fare attività fisica è una SCELTA.
È un qualcosa che si decide di fare per sentirci in forma, in salute e felici. Ogni volta che sentite che state facendo attività fisica perchè DOVETE farla… smettete!

5 – Talvolta fare un TOT di esercizio fisico in un particolare momento della giornata fa parte di una routine, di un rituale che sentite necessario compiere perché vi dà sicurezza, vi fa sentire che avete il controllo e che è perciò tutto a posto. Bene, quando sentite che dovreste fare esercizio, provate invece a dedicarvi a un altro tipo di attività che vi piace: leggere, disegnare, guardare un DVD, ascoltare musica… E vedrete che non succede niente di male anche se fate così.

6 – Se utilizzate l’attività fisica come “cuscinetto ammortizzatore” di emozione negative, sentite un po’ qua: prima o poi dovrete comunque aprire gli occhi e vi troverete faccia a faccia con i vostri problemi. Anestetizzarli con l’esercizio può sembrare una temporanea soluzione, ma è un placebo: presto o tardi quei problemi, se non affrontati, finiscono comunque per riemergere.

7 – Parlarne con un dietista/nutrizionista che vi segue.
Quando si cerca di uscire dall’anoressia, infatti, è difficile rendersi conto di quali sono i reali bisogni del nostro corpo. Una persona professionalmente competente perciò può aiutarvi a pianificare quello che avete bisogno di mangiare prima e dopo l’attività fisica.

8 – Fare sport insieme a persone che non hanno DCA e che, preferibilmente, non sanno niente al riguardo.
Allenarsi insieme a persone che fanno attività fisica con naturalezza, senza dover aderire a standard rigidi e irrazionali, è una delle cose migliori che si possano fare. Lo dico per esperienza.

E ricordatevi sempre: il nostro corpo ha un “set-point” naturale di peso. Cambiare la modalità con cui si fa esercizio fisico, o ridurne la quantità, non porterà mai a chissà quali enormi variazioni di peso. Col tempo, percorrendo la strada del ricovero, sarà il corpo a ritrovare il suo naturale equilibrio.

sabato 4 luglio 2009

Promemoria giornaliero

Ho programmato la suoneria del mio cellulare ogni mattina alle 9, affinché non appena premo il tasto per stopparla, sul display compare un messaggio da ricordare.

Qual è il mio promemoria giornaliero?

"I like myself".

Sì. Questo è ciò che il mio cellulare mi dice di ricordare.

Talvolta tutte noi abbiamo bisogno di tenere queste parole bene a mente. Perciò, provate a fare come me e ad inserire questo promemoria nel vostro telefonino. Okay, lo so cosa state pensando in questo momento. State pensando: “Ma io non mi piaccio!!”. Bè, se non vi piacete oggi, non dovete far altro che aspettare. E continuare a leggere il messaggio che compare sul display del vostro cellulare giorno dopo giorno. E, a poco a poco, leggendo ogni giorno quelle parole, inizierete a scivolarci dentro… e vi accorgerete che non sono altro che la verità.

mercoledì 1 luglio 2009

Who's who

Questo disegno l’ho realizzato pochi giorni fa.
Who’s who” – frase del tutto NON casuale che fa da specchio e da linea di demarcazione fra le due Me Stessa. Una linea di demarcazione molto sottile.

Forse molte di voi potranno in un certo qual modo “identificarsi”, "riconoscersi" in questo disegno.
In fin dei conti, chiunque stia lottando contro l’anoressia sta camminando su quel fragile confine tra sogno e incubo, tra cima e abisso. Questa consapevolezza fa male, lo so. Ma, credetemi, è meglio così. Quando il male è nascosto ci divora lentamente senza che noi possiamo opporvi alcun rimedio, e a volte può coglierci di sorpresa in qualunque momento. La strada del ricovero è difficile e fa male, lo so, ma per lo meno ci permette di vedere e ci offre una scelta, un’alternativa.


(click sopra per ingrandire)

Ragazze, il nostro futuro siamo solo noi a deciderlo. Perciò, credete in voi stesse. L’anoressia finisce per far credere che non sia possibile vivere senza di lei, ma la realtà è che le cose possono cambiare se lottiamo per ottenere questo cambiamento. La forza per combattere l’anoressia ce l’abbiamo già dentro di noi, dobbiamo solo imparare a tirarla fuori, e in questo modo verrà un tempo in cui potremo vivere senza doverci affidare a questo dolore, un tempo in cui saremo libere. Perciò, anche se è difficile, continuiamo a percorrere la strada del ricovero.

Come nel disegno, who’s who, sinistra e destra, ricovero e anoressia. Fifty-fifty.
Io ho fatto la mia scelta.
Spero possa essere anche la vostra.
Vi abbraccio forte...

domenica 28 giugno 2009

L'obiettivo finale

È facile perdere di vista l’obiettivo finale quando c’è qualcosa che si vuole raggiungere ma non si è abbastanza sicure su come fare a raggiungerlo. Si viene sopraffatte da ciò che vorremmo ottenere, ciò che vorremmo ESSERE, ciò che vorremmo provare. Questo, inevitabilmente, finisce per generare ansia. Molta ansia. E così, può succedere di perdere il controllo. Può succedere di essere pervase nuovamente dalla voglia di mettere in atto una serie di “tattiche” che ci aiutino a farci stare meglio. Può succedere così di metterle in atto e di tirarle avanti per ridurre il senso di angoscia e riuscire a sbarcare la giornata senza sclerare.

In questo modo, si finisce per riscivolare esattamente al punto di partenza. Per ricadere nelle grinfie di ciò cui giorno dopo giorno stiamo cercando di sfuggire. Per ricadere nelle grinfie dell’anoressia. Eppure, il tentativo che stavate facendo era quello di riuscire a stare bene… Sembra un po’ un controsenso, lo so… Eppure, è questo ciò che succede.

Si ricomincia a restringere.
Si perde peso.
Si torna a fare checking.
Si riadattano condotte disfunzionali.
Ricomincia l’autolesionismo.
Ritornano i pensieri ossessivi.
Si ricomincia a farci del male.
Ci sembra che sia tornato il “controllo”.
Magari ci si racconta pure che stiamo facendo tutto questo per riuscire a vivere – ma cosa farà in realtà tutto questo, a lungo termine?
Ci farà stare male?
Ci ucciderà lentamente?
Annienterà la nostra vita?
Distruggerà la nostra strada del ricovero?

Non dimenticate mai di guardare quello che è l’obiettivo finale del ricovero, ma non abbiate la smania di raggiungerlo. Piuttosto, prendetevi il tempo di cui sentite di aver bisogno, un giorno alla volta… così sarete sicure di poter vivere una vita sana e felice fino a raggiungere il vostro obiettivo finale. Lasciate che questo obiettivo sia la candela che illumina l’oscurità, la bandiera che sventola a distanza, il faro che vi mostra la via da seguire per raggiungere il porto.

Se vi focalizzate troppo e fin da subito sul raggiungere in breve tempo l’obiettivo finale, farete una grande ingiustizia a voi stesse e renderete questo già difficile viaggio ancora più complesso. Perciò, fate un passo dopo l’altro. Piccoli obiettivi. Tutto il tempo necessario; un giorno dopo l’altro. L’obiettivo finale non se ne va solo perchè state percorrendo lentamente la strada. È sempre là che aspetta solo voi.

giovedì 25 giugno 2009

Coraggio e perseveranza

Guardare dritto in faccia il dolore che l’anoressia comporta e decidere di lottare non è meramente una dimostrazione di coraggio; talvolta è una vera necessità. Gettarsi nel fiume della vita è una situazione di fronte alla quale ci sono due opzioni: andare controvento e nuotare e usare tutte le proprie forze per raggiungere la riva, oppure lasciarsi annegare. Certo, può esserci una terza possibilità, un qualcosa d’intermedio, ma è soltanto una soluzione temporanea. Naturalmente, è pur sempre meglio di lasciarsi annegare. E la terza possibilità è: nuotare per cercare di STARE A GALLA fino a che non si riesce a trovare abbastanza forza per provare a raggiungere la riva.

Talvolta la riva è abbastanza lontana – così lontana che sembra quasi un miraggio, cosicché non è possibile raggiungerla in pochi giorni. Ma col tempo, raggiungere quella riva è possibile – purché si continui a cercare di stare a galla senza mai mollare.

Quindi, queste sono le vostre opzioni. Fate la vostra scelta. Ma pensateci bene.

Coraggio e perseveranza sono l’essenza della capacità di averla vinta sull’anoressia. Coraggio e perseveranza non ci seguono. Dobbiamo trovarle dentro di noi e fare di tutto per mantenerle vive. Coraggio e perseveranza non ci cercano e non appaiono ad uno schiocco di dita, come per magia. Però possono venire fuori, in effetti, proprio nel momento in cui ne abbiamo più bisogno, nel momento in cui ci rendiamo conto che non abbiamo più niente da perdere perché tanto ormai l’anoressia ci ha già tolto tutto. E allora, ci rendiamo conto che davvero non c’è più niente da perdere… solo l’anoressia.

A dispetto di quanto possono sembrare elusivi, sentimenti come il coraggio e la perseveranza possono essere trovati e mantenuti. E possono crescere diventando parte integrante di noi stesse, per cui tutto quel che dobbiamo fare è utilizzarle come nostre armi quando dovremo combattere contro le onde del mare in tempesta all’interno del quale ci troviamo e che minacciano di soffocarci.

Dobbiamo solo renderci conto che questi sentimenti esistono. Sì, ragazze, questi sentimenti esistono… ed esistono per VOI. Voi non siete né fallite né finite, pensateci: voi avete la chiave per utilizzare il coraggio e la perseveranza, anche se magari non è immediato trovarli. Dovete però pensare che il coraggio e la perseveranza sono già dentro di voi, semplicemente giacciono addormentate in un limbo delle vere voi stesse. Sono già parte di voi. Sono come, per esempio, le gambe: stanno sempre al loro posto, anche se magari siamo sedute e quindi non le stiamo usando. Ecco, lo stesso vale per il coraggio e la perseveranza. Quindi, quando vi ritroverete ad affrontare una difficoltà/problema/dolore/prova/disperazione/frustrazione/senso di fallimento/paura/pensieri tipici del DCA – dovete RICORDARE che coraggio e perseveranza dentro di voi CI SONO. Dovete solo tirarle fuori ed usarle.
Proprio come le vostre gambe o le vostre braccia.

Avete presente quando le persone temono di non riuscire a correre abbastanza veloce? – pur avendo le gambe? Oppure quando le persone hanno paura di non riuscire ad esprimersi in maniera consona alla situazione? – pur avendo la voce?
Ecco, lo stesso vale per coraggio e perseveranza.
Li avete entrambi. Non dimenticate mai di usarli.

P.S.= (26/06/2009) Ne approfitto per farvi conoscere un progetto impicato nella lotta contro i DCA, il Progetto Hagackure. QUI potete trovarne una breve presentazione, il link al sito dove potete guardare un video inerente i DCA, e il mio commento a suddetto video... ^__^

lunedì 22 giugno 2009

Thinspo Reverse

Allora, ragazze, eccomi qua pronta a presentarvi l’idea di oggi. L’idea di oggi si chiama “Thinspo Reverse”… scommetto che avete già più o meno intuito di che cosa si tratta.

Ad ogni modo, scendiamo un po’ nel dettaglio. E cominciamo a monte.

Certamente saprete che le ragazze che si definiscono “pro-ana/mia” hanno coniato la moda delle “thinspo”. Ho scritto anche un post al riguardo, che potete leggere nella 3^ parte del ciclo di post sull’Anatomia “pro-ana”. Riassumendo in breve, con il termine “thinspo” si viene ad indicare una serie di fotografie più o meno rimaneggiate col Photoshop, in maniera tale da ridurre modelle o comunque ragazze costituzionalmente magre a dei veri e propri scheletrini, che poi vengono fatte passare come fotografie vere e vengono utilizzate da queste ragazze come fonte di ispirazione (lo stesso termine “thinspo” è in effetti contrazione di “thin inspiration”, ovvero “ispirazione alla magrezza”) e d’incitamento per continuare a seguire un regime alimentare restrittivo (e parimenti distruttivo). Molto spesso queste fotografie ritoccate sono accompagnate da frasi ricorrenti, per lo più in Inglese, che esaltano l’emaciazione e la moda “pro-ana”.
Secondo quanto dicono queste ragazze che si auto-definiscono “pro-ana/mia”, l’obiettivo ideale è raggiungere quella magrezza estrema che permetterà loro di essere bellissime e perfette.

Mi sembra persino superfluo commentare quest’ultima affermazione. Penso comunque che chiunque di noi abbia vissuto l’anoressia, ma anche chi non ha mai provato sulla propria pelle un DCA, sappia perfettamente che la “perfezione” non può essere raggiunta in alcun modo semplicemente perché non esiste, e che la bellezza è tutt’altro che ossa in mostra. Penso d'altronde che questo lo sappiano perfettamente anche le ragazze "pro-ana", che credo amino le "thinspo" più per quello che rappresentano, per quello in cui sentono di dover credere o il loro pezzo di mondo crollerà, che non per un'effettiva "bellezza". Del resto, la scelta dell’anoressia non la si compie per diventare più belle (come molto spesso la TV vuol far credere, propinano questo luogo tanto comune quanto falso), bensì per trovare un aspetto esteriore che, a prescindere dalla bellezza oggettiva, ci consenta di identificarci in noi stesse; e soprattutto quello dell’anoressia è un percorso alla ricerca di controllo, forza, sicurezza e soddisfazione, che trascende la mera apparenza fisica.

Trovo altresì, come del resto ho già scritto nel post di cui vi parlavo precedentemente, che sebbene le “thinspo” non possano provocare un DCA, possano comunque avere un ruolo importante nell’intensificare, prolungare e normalizzare l’anoressia.

È da questa considerazione che nasce la mia idea: se davvero ci si può ispirare a delle immagini per mantenersi salde sulla strada che porta a raggiungere un obiettivo, perché non fare lo stesso anche noi??! In fin dei conti, noi siamo ragazze che stanno percorrendo la strada del ricovero dai DCA, quindi guardare le foto di persone che stanno facendo altrettanto, magari contornate da opportuni messaggi positivi, può essere una bella spinta che ci aiuti a continuare a percorrere la strada della luce. Guardare delle fotografie per trarre ispirazione e continuare la nostra lotta contro l’anoressia… esattamente come fanno le ragazze “pro-ana/mia”, ma al contrario, su un soggetto totalmente opposto. Ed ecco che si può parlare di “Thinspo Reverse”, no?!
Allora, ragazze, ecco quello che, ovviamente SE VI VA, nessun obbligo, potremmo fare tutte insieme: riunire le nostre fotografie, associarci frasi positive, in maniera tale da poterle guardare e leggere ogni qualvolta ci sentiamo vacillare e l’anoressia minaccia di tornare ad avere la meglio su di noi. Quale migliore ispirazione per percorrere la strada del ricovero, se non noi stesse, che lo stiamo facendo?!

Diamoci un limite di tempo, diciamo 2 settimane a partire da oggi. In queste due settimane, tutto quello che dovete fare è mandarmi una vostra fotografia (all’indirizzo e-mail: veggie.any@alice.it). Un fotografia che vi ritrae esattamente per quello che siete: delle guerriere della luce che stanno percorrendo la strada del ricovero. Se vi va di rendere la cosa più divertente – una parodia ad elevato tasso d’ironia nei confronti delle cosiddette “thinspo” – potete mandarmi una foto che vi ritrae con un vestito o mentre fate qualcosa che può essere considerato per voi “sexy”, qualsiasi significato abbia per voi questa parola. Pare che le ragazze “pro-ana” considerino tremendamente “sexy” ragazze pelle-e-ossa semistraiate su divani o in bikini di fronte a uno specchio mentre mostrano coste o bacini ampiamente fotoritoccati… quindi immagino che noi, nelle nostre mise quotidiane, abbiamo una carica “sexy” di gran lunga superiore, no?!

Allora, ragazze, aspetto numerose le vostre fotografie! Nel momento in cui le avrò, realizzerò un post in cui saranno pubblicate, ciascuna affiancata da una frase positiva. Realizziamo tutte insieme una galleria di “Thinspo Reverse” che ci unisca e ci faccia continuare a combattere tutte insieme!! Visualizzando quello che è il VERO obiettivo: la strada del ricovero.

venerdì 19 giugno 2009

I'm so damn beautiful

… come canta un ben noto pezzo dei Polaroid. Ma in questo caso si tratta di un qualcosa che ho scritto qualche mese fa, proprio dopo aver ascoltato per la prima volta questa canzone, alla quale mi sono quindi vagamente ispirata, soprattutto per quello che è, appunto, il concetto di base contenuto nel titolo.

I'M SO DAMN BEAUTIFUL

I’m so damn beautiful
That I think I’m ugly.
That said, the spirit of me
Is hard to contain.
Girl, you’ll be a woman soon.
Woman, you’ll be a girl again.
Remember to reinforce me,
Jealousy is natural,
I have done nothing wrong.
I declare my sentiments:
I’m so damn beautiful
That I think I’m wrong.
Multi-generational packs of women
Stare at me because I’m me.
They don’t know I’m beautiful.
They don’t know I’m ugly.
They ratify against me,
Volunteer to fix me,
Wish they were like me.
I lament the prevalence of me,
Wish I was smaller,
Less less less,
Hidden away from everyone.
I’m so damn beautiful
That I think I’m crazy.
I lament the lack of me,
Wish I was bolder,
More more more,
Ubiquitous and flashy.
I’m so damn beautiful
That I think I’m ugly.
I buy right into the eyes
That search me out
And strive to dissipate
My sense of humor.
The tip of the iceberg:
I’m so damn beautiful
That I think I’m not me.

(Marzo 2009)

[Sono così dannatamente bella/che credo di essere orribile./Detto questo, la mia essenza/non si contiene in questa esistenza./Bambina, sarai presto una donna./Donna, sarai di nuovo una bambina./Ricordami di essere forte/ricadere è naturale/non ho fatto niente di sbagliato/questo è ciò che ho da dichiarare:/Sono così dannatamente bella/che credo di essere sbagliata./Un pacco multi-generazionale di donne/mi fissa perché ho il coraggio di essere solo me stessa./Loro non sanno che sono bella./Loro non sanno che sono brutta./Loro si scagliano contro di me/loro continuano ad inchiodarmi/desiderando essere come me./Eppure io odio questa me stessa/desidererei essere più piccola/di meno meno meno/Nascosta da tutti./Sono così dannatamente bella/che credo di essere pazza./Eppure io odio questa mancanza di me stessa/desidererei essere migliore/di più più più/Ubiqua e rapida./Sono così dannatamente bella/che credo di essere orribile./Ed ho cercato di guardarmi dritta negli occhi,/di trovarmi,/e ho provato a dissipare/il mio senso di auto-distruzione./La punta dell’ice-berg:/Sono così dannatamente bella/che credo di non essere me stessa.]

E voi, ragazze, voi siete tutte così dannatamente belle… Vorrei che ve ne accorgeste prima o poi. Perché tutte voi avete una luce che ha ben poco a che vedere con il vostro aspetto fisico, una luce che vi sgorga dagli occhi… non chiudeteli. Anche se chiuderli è più facile, non fatelo. Non arrendetevi. Spero di vedervi presto sorridere… non semplicemente con le labbra, indossando la maschera che ci permette di rapportarci al resto del mondo giorno dopo giorno… ma spero di vedervi sorridere soprattutto con gli occhi e con il cuore… perché siete contente di vivere.

martedì 16 giugno 2009

Un messaggio positivo / 2

Ho trovato un’altra frase positiva che voglio condividere con voi:

“Termina ogni giornata col sorriso sulle labbra. Hai fatto tutto quello che potevi. Gli errori si possono commettere, ma non dobbiamo condannarci per questo: dobbiamo cercare di trarre da essi un insegnamento positivo. Domani è un altro giorno; inizialo con serenità e affronta tutte le sfide che la vita ti porrà davanti”.

Mi piace molto anche questa. Riecheggia una frase positiva che ho scritto in un Post-It attaccato al mio armadio, che dice:
“Today is what you make it. And tomorrow is ALWAYS a new day”.
Ecco, secondo me questa è una mentalità che a poco a poco dovremo cercare di acquisire. Anziché dannarci e punirci per gli errori che abbiamo commesso, arrabbiarci con noi stesse per le ricadute nel DCA, o rimpiangere le opportunità perse, o preoccuparci e farci venire ansia per quello che potrà succedere – “terminiamo ogni giornata col sorriso sulle labbra”. E non c’è nessun consiglio migliore di questo. Perché, ragazze, davvero abbiamo fatto tutto quel che potevamo.

Certo, possono essere accadute cose che non desideravamo, in alcuni momenti l'anoressia può aver ripreso il sopravvento, ma a questo punto l’unica cosa che possiamo fare è cercare di trarne i dovuti insegnamenti e poi dimenticarci di ciò che ci ha fatto stare male, anziché arrovellarci su queste cose, permettendogli di rovinarci l’umore e compromettere anche la buona riuscita del giorno successivo.

Perciò, ogni mattina, quando vi svegliate, non concentratevi su ciò che è successo il giorno prima, ma cominciamo il nuovo giorno “con serenità”, pronte ad affrontare l'anoressia e “tutte le sfide che la vita ci porrà davanti”.

Ogni giorno che inizia è come un foglio nuovo e completamente bianco: non facciamoci scivolare subito sopra il nero del giorno precedente, non riempiamolo subito di sentimenti negativi, ma prendiamo la nostra penna e proviamo a rendere questo nuovo giorno quello che vogliamo che sia.

sabato 13 giugno 2009

Un messaggio positivo

Oggi voglio condividere con voi una frase positiva. Quando l’ho letta mi ha davvero illuminato la giornata, e spero perciò che possa fare questo effetto anche a voi. Inoltre, è un’ottima frase da tenere a mente e da ripetersi quando capita una di quelle “giornate-NO” in cui sembra che tutto vada a rotoli.

Eccola:

“Non essere schiava del tuo passato. Tuffati nel mare, immergiti in profondità, nuota fino ad arrivare lontana. Così potrai tornare indietro con il rispetto per te stessa, con una nuova forza, con una maggiore esperienza che dominerà quella precedente dandoti una prospettiva e t’indirizzerà nella strada del futuro”.

Innanzitutto, ogni parola suona veramente rinfrescante, rinforzante, rinnovante.
La prima parte è la più importante – “Non essere schiava del tuo passato”. Quante di noi, in questo momento, sono ancora schiave del proprio passato? Quante di noi sono ancora schiave dell'anoressia? Cosa serve per rompere il circolo vizioso, per cambiare questa forma mentis, per andare avanti?

È semplice e difficile allo stesso tempo: tuffarsi nella vita. Vivere. Mettercela tutta. Perseverare. Aprire gli occhi su tutto ciò che di bello ci circonda. E così, come dice questa frase, ci sentiremo rinnovate – avremo rispetto per noi stesse e una nuova forza. Chi non desidererebbe questo? Non vi sembra bellissimo?
E, ragazze, sì: possiamo ottenerlo. Tutte quante. E quando avremo acquisito questa nuova prospettiva, potremo guardare al passato senza che questo abbia la meglio su di noi e saremo capaci – e pronte – di andare avanti.
Senza che l'anoressia abbia più la meglio su di noi.

mercoledì 10 giugno 2009

A voi la parola / 8

Quando si dice che davvero le parole non bastano per esprimere quello che si ha dentro. Quando quello che si prova trascende ogni possibilità di verbalizzazione. Perciò non riesco a descrivere quello che ho provato quando ho letto le parole di Jonny. Non ci riesco proprio. Un pugno nello stomaco, un qualcosa che ti toglie il fiato. Parole per descrivere l’inesprimibile. Parole di sofferenza e di coraggio. Parole che mirano dritto al bersaglio. E fanno centro.

Cara anoressia,
finalmente ho trovato il coraggio di scriverti. Ci sono alcune cose che non ti ho ancora raccontato, ma non preoccuparti: succede anche nelle più grandi amicizie che rimanga qualche segreto.

Tu sei mia amica. La mia migliore amica. Cazzo, se lo sei. Lo sei stata per tutti questi anni, lo sei stata da un tempo di cui non ho più memoria.

Non deve essere stato molto difficile avvicinarsi a me: la ragazzina maschiaccio, piena di falsa sicurezza da svendere agli altri, tormentata, quasi senza un nome…Tu un nome me l’hai promesso. Mi hai promesso il nome più bello, mi hai fatto tante di quelle promesse che neanche le ricordo tutte… Ma la promessa più importante, anoressia? Che ne è della promessa che un giorno sarei stata tutto quel che desideravo?

Tu sei una dannata bugiarda, e bugiarda lo sono diventata anch’io. Con gli altri, ma soprattutto con me stessa.

Così tanti anni, così tanti avvenimenti…Tu sei stata testimone di ogni fatto, aggrappata con le unghie sulle mie spalle, tumore bastardo che si è sempre più ingigantito spezzandomi in due la schiena.

Tu hai visto ogni cosa.
In un’anima dove non esisteva alcuna regola, tu sei stata la mia legge, trascendente e onniveggente.

Insieme a te sono cresciuta, sono diventata grande. Mi hai affiancato in ogni passo.
Sei sempre stata lì. Quando avevo bisogno, sapevo che voltandomi avrei goduto del tuo dolce, effimero abbraccio.

Eri lì. Sempre.
Eri lì quando volevo diventare qualcosa fuori dal comune. Nothing but usual.
Eri lì quando il modello di una sorella minore perfetta era troppo irraggiungibile per poterci arrivare da sola.
Eri lì quando una madre sempre distante non prestava attenzione alle mie parole.
Eri lì alla punizione paterna della prima sigaretta sgamata.
Eri lì quando tutte le attenzioni degli altri mi lusingavano per la mia magrezza.
Eri lì quando ho cercato una soluzione ai miei problemi.
Erì lì quando non c’era nessun altro.
Eri lì quando ho macchiato la mia fedina penale.
Eri lì quando le giornate passavano grevi e si gettavano a capofitto nell’oblio.
Eri lì quando trascorrevo interi pomeriggi in palestra.
Eri lì quando mi hanno ritirato la patente.
Eri lì quando ho scoperto l’inebriante sapore del sangue.
Eri lì quando la lametta andava più a fondo che poteva, quando la carne impudicamente si apriva. Eri lì quando la siringa scoprì la vena.
Eri lì quando tagli, lividi, buchi e bruciature erano tutto ciò di cui avevo il controllo.
Eri lì accanto ad ogni arrabbiatura, ad ogni cazzata, ad ogni pulsione suicida.
Eri lì tutte le volte che alcool e canne mi hanno avvelenato.
Eri lì quando sono andata in overdose e mi hanno “ripresa per i capelli”.
Eri lì quando sono entrata in comunità, e quando sono scappata.
Eri lì quando sono stata ricoverata in clinica per ragazze con DCA.
Eri lì quando ho continuato a fare stronzate.
Eri lì quando mi sono presa quello che volevo, senza ottenere quello che desideravo.
Eri sempre lì: in ogni tentativo di autodistruzione.

Forse ho tralasciato qualche avvenimento, ma sono sicura che tu rammenti tutto.
Tu sei stata con me anche quando ho cominciato a provare a rialzarmi, ma non mi hai aiutato. È stato solo il degenero.
Hai sempre e solo cercato di avere la meglio su di me.

Ma ora non è più così, anoressia.
Ora ho deciso di cominciare a lottare sul serio, anche se mi fa male. Un sacco di male, in effetti. Cazzo, se ne fa.
Ora non ho più bisogno di te. Non voglio più avere bisogno di te.
Io non ti voglio più, anoressia.

Ti amo e ti odio e vorrei che mi restassi vicino per sempre, ma non posso farlo perchè porterai sempre e solo dannatissime illusioni.
Tu hai riempito di piaghe la mia vita. Tu me l’hai rovinata. Maledizione! Non sono abbastanza i motivi per farti andare via?
E allora perché sto già scappando, mentre non riesco a stringere più a fondo? E ora che sto correndo vorrei che fossi qui con me, che fossi qui…

Cara anoressia, tu mi hai messo nei guai fino al collo, ti sei presa tutto, non mi hai restituito niente. Sì, sei stata brava, certo più di me, a ingannarmi senza maschera, e io cretina a fidarmi di te. Ti ho creduto, mi sono illusa, mi sono dannata. Ma oggi so chi sei veramente. Sei il gioco che non vinco mai. Sei il mio sbaglio più grande… che rabbia che mi fai!! Sei il vuoto sotto i miei passi e la trappola dei miei giorni. Sei il mio più grande errore. Un errore che ripeterei. Anche subito. Ma, cazzo, adesso mi chiedo: davvero ne vale la pena? E se mi do il permesso di farmi questa domanda, significa che in realtà conosco già la risposta.

Nei meandri della mia anima provo quasi dolore di fronte a quest’abbandono, ma è ora che ognuna vada per la propria strada.

Ti ho già detto che sei la mia migliore amica e, di sicuro, nella mia mente, saremo amiche per sempre… Ma, nella mia vita, ora ti dico:
ADDIO ANORESSIA.

Tua (spero non più)
Jonny

P.S.= “A voi la parola” torna a Luglio…

domenica 7 giugno 2009

Ironia contro l'anoressia

ATTENZIONE!: POST MOLTO IRONICO.
ATTENTION!: VERY IRONIC POST.
ATTENTION!: POST TRèS IRONIQUE.
ВНИМАНИЕ!: “POST” (-пOCTь-) ОЧЕНЬ ИРОНИЧЕСКИЙ.

(chiunque conoscesse altre lingue è caldamente pregata di fornire traduzione... ^___^)

La strada del ricovero dall’anoressia è un percorso lungo, duro e faticoso. Perciò, bisogna cercare anche di non prendersi troppo sul serio. Per ironizzare, quindi, oggi ho realizzato questo disegno…






















(click sopra per ingrandire)


Spero che riesca a strapparvi almeno un sorriso… e a darvi la forza per continuare a combattere oggi, domani, e ancora oltre.
Vi abbraccio forte...

giovedì 4 giugno 2009

Mente VS Corpo

Come potete sapere quello che state facendo? La vita può essere a volte così caotica… Perciò è estremamente difficile concentrarsi sul proprio disturbo alimentare.
Specialmente se vi accompagna da molto tempo, finisce per diventare come un’etichetta, un appiglio, un meccanismo per sopravvivere, dentro il quale la vostra mente finisce per restare intrappolata. Dentro questa prigione che non ha sbarre, non ha mura, non ha odore. Questa prigione per la mente.

Mi piacerebbe tanto avere le parole magiche per poter cambiare tutto questo. Mi piacerebbe tanto riuscire a dire cose che vi farebbero sentire meglio distaccandovi dal sintomo. Ma purtroppo, non ho questo potere. Le mie parole sono imperfette… ma sono tutto quello che posso darvi. Non me ne volete.

Se in questo momento state veramente combattendo contro il vostro disturbo alimentare, sicuramente avete un obiettivo in lontananza che vi pare estremamente difficile da raggiungere in questo momento. Ma se volete raggiungerlo, dovete mangiare per sostenervi. Non è una soluzione a lungo termine, ma è l’inizio di una possibile soluzione. Sostenetevi. Potrete preoccuparvi di come mangiare correttamente senza più bisogno di “stampelle” come l’ “equilibrio alimentare” quando avrete mangiato a sufficienza da poter sopravvivere e da poter far funzionare correttamente la vostra testa. Capite cosa intendo? Alla fine, dovete dare al vostro corpo quello di cui necessita per funzionare. Forse la parola “riempire” fa paura… ma in realtà anche la parola “privare” può diventare un’arma a doppio taglio estremamente terribile. Perciò, usiamo la parola “sostenere”. E quando il vostro corpo inizierà a ringraziarvi perché lo state nutrendo, la vostra mente comincerà a poco a poco a rilavorare nella maniera corretta per permettervi di affrontare il vostro passato e proiettarvi nel futuro.
Non pretendete di scalare una montagna tutta d’un balzo. Contentatevi di arrampicarvi innanzitutto su delle colline.

Quando non ci si nutre in maniera adeguata, la nostra mente lavora contro di noi. Distorce la realtà. Me ne sono accorta solo venendone fuori di quanto erano bacate le cose che pensavo quando ci stavo dentro, e che pure sul momento mi parevano perfettamente normali. È stato perciò sorprendente vedere quanto la mia mente si sia schiarita.

Talvolta, quando vi trovate sull’orlo dell’abisso, la cosa migliore da fare è NON pensare. Non pensare a niente. Semplicemente agire. Provare a mangiare. Provarci. E iniziare a lavorare sul sintomo e sui vissuti solo quando la vostra mente sarà in grado di farlo con lucidità. È una dura lotta, e non mancheranno i momenti bui e le emozioni negative, ma saranno pur sempre meglio del continuare a percorrere la spirale discendente dell’anoressia… perché continuare a scendere la discesa, non è il giusto modo per arrampicarsi su una collina.

Sarà molto più semplice fare autoanalisi dopo che il vostro corpo si sarà ristabilito. Dovete fare in modo di tacitare la voce dell’anoressia, per lasciare spazio alla vostra vera voce. Ci vuole un sacco di lavoro e di perseveranza, ma potete farlo se lo volete veramente. Avete tutte le potenzialità. All’inizio è sempre difficile, ma una volta fatto il primo passo gli altri seguono con molta più facilità.

State già combattendo la vostra battaglia contro i disturbi alimentari. Non avete nessun bisogno di un’altra battaglia che si svolga dentro di voi. Lasciate che l’unica lotta che ha luogo sia quella di Voi VS DCA, e non quella di mente VS corpo.

lunedì 1 giugno 2009

Il ricovero vale sempre la pena

Talvolta percorrere la strada del ricovero dall’anoressia può essere così duro che s’inizia a chiederci se ne vale davvero la pena.

Quando un pensiero del genere ci entra in testa, dobbiamo allora sempre tenere a mente che l’anoressia ci ha rubato: tempo, spazio, amicizie, hobby, studio, lavoro, sorriso, libertà, un corpo sano, energia… in una parola, ci ha rubato la vita.

Ci siamo passate tutte quante, e lo sappiamo. Perciò, non lasciamo che l’unica cosa che ci definisce sia un’etichetta con su scritto “anoressica” o “bulimica”. E non lasciamo che il DCA si prenda ancora qualcos’altro da noi, perché tutto quello che ci prende non lo potremo più riavere indietro.

Perciò, combattiamo sempre contro quelli che sono i tipici pensieri ossessivi che l’anoressia ci mette in testa. Perché noi siamo in grado di compiere una scelta che può cambiare tutta la nostra vita: la scelta d’intraprendere la strada del ricovero.
La strada del ricovero è dura ma, alla fine, è l’unica che vale veramente la pena di percorrere.

Nel momento in cui si rimane invischiate nella melma di un DCA, saremo sempre condannate a vivere un inferno fatto di terrore nei confronti del cibo, che poi non è altro che una forma somatizzata del terrore che proviamo nei confronti delle altre persone e dei nostri stessi sentimenti.

Nel momento in cui invece si sceglie il ricovero, s’intraprende un lavoro su noi stesse che potrà portarci davvero molto lontano, verso quello che desideriamo veramente dalla vita.

Continuate a combattere, ragazze. Non siete sole. Io sto combattendo con voi.

Questo post lo dedico a tutte voi, ma in particolare a MARY, che tra pochi giorni avrà un colloquio in un centro specializzato per DCA, per poter iniziare il suo percorso di ricovero affiancata da persone esperte.
Mary, sono orgogliosa di te!! Inizia a combattere e non smettere mai… Perchè le discese sono facili da seguire, però portano verso il basso. E' solo la durezza della salita che alla fine ti porta ad ammirare la bellezza del panorama! Ti abbraccio forte… Ti voglio bene…
Veggie

venerdì 29 maggio 2009

Condiziona la tua intuizione

Sicuramente molte di voi avranno sentito parlare dell’ “intuitive eating”, il cibarsi in maniera intuitiva. Sembra una buona cosa. Sembra una cosa difficile. Sembra una cosa… interessante. Di che si tratta?

Bè, innanzitutto, per praticare l’alimentazione intuitiva in maniera propria, bisogna avere un buon intuito. Lavorare sull’intuizione.

Premetto: io non sono capace di seguire questo tipo di regime alimentare, anche se mi piacerebbe. Però questo non significa niente, magari qualcuna di voi riesce a farlo, poichè siamo tutte persone differenti, ed ogni persona è una storia a sè.

E per farlo, dunque, dovete innanzitutto avere la piena consapevolezza di ciò che è meglio per il vostro corpo e per la vostra salute, e farlo ad ogni costo. E, come certo saprete, questo è estremamente difficile. Se non riuscite a farlo, o comunque se il vostro corpo non è in grado di fornirvi i giusti segnali perché ancora troppo influenzato dalla vostra mente, non è ancora arrivato il vostro momento di praticare l’alimentazione intuitiva. Non vi porterebbe a conseguenze salutari.

Personalmente, per quello che è il mio carattere, attualmente mangiare seguendo l’ “equilibrio alimentare” che mi ha prescritto la dietista che mi segue e pesando tutto al grammo mi fa sentire più sicura. Però so che c’è chi viene stimolata ancor più a restringere da un’alimentazione così rigidamente programmata. Allora, potreste provare a mediare tra “equilibrio alimentare” ed alimentazione intuitiva. In questo modo, potrete avere comunque una certa libertà d’azione: potete concedervi qualcosa che desiderate, e allo stesso tempo seguire delle linee-giuda per essere sicure di non finire col restringere o coll’abbuffarvi per poi vomitare.

Integrando a poco a poco l’alimentazione intuitiva con l’ “equilibrio alimentare”, potreste imparare a capire il vostro corpo, ad ascoltare i suoi bisogni, ad ascoltare voi stesse senza preoccuparvi di uscire matte o di avere ricadute.

Potreste iniziare dapprima a svincolare alcuni alimenti dall’ “equilibrio alimentare”, per esempio quelli che vi danno meno ansia, evitando così di pesarli. Per esempio, potreste iniziare col pesare tutto meno che la frutta. E poi, a poco a poco, quando vi sentirete più sicure, allargare il raggio d’azione ad altri cibi.

Certo, non tutte siamo uguali. Ci sono persone che riescono ad applicare l’alimentazione intuitiva con successo fin dai primi tentativi, ed altre che invece fanno difficoltà. È perfettamente normale. Ed è giusto che ognuna segua la strada che la fa sentire più a proprio agio. Probabilmente l’alimentazione intuitiva non è per tutte. Sicuramente non è per me. Ma sono certa che per alcune possa funzionare più che bene, e dare un contributo fondamentale per svincolarsi dall’ “equilibrio alimentare”. Ovvio, ci vuole comunque pazienza. E ci vuole pratica. Iniziare l’alimentazione intuitiva di botto e su tutti i pasti del giorno non la definirei una buona idea… Magari potreste provare a farla per un paio di giorni, e guardare come reagisce il vostro corpo e il vostro peso, o discuterne con la vostra dietista/nutrizionista e vedere cosa può fare per darvi una mano.
Potrebbe essere un buon traguardo.

Certo, come ho già detto, l’alimentazione intuitiva richiede intuizione! ^___^

Consigli? Parlatene con la vostra dietista/nutrizionista e soprattutto con i vostri familiari. Spiegategli che state cercando di riconoscere i segnali del vostro corpo riguardo a fame/sazietà e tutto ciò che le riguarda, E guardate se questo modo di alimentarvi può esservi d’aiuto oppure vi riporta ad adottare condotte disfunzionali. Non arrabbiatevi, non rattristatevi, non sentitevi frustrate se non va al primo tentativo. Ci vuole tanto tempo per imparare ad ascoltare di nuovo il proprio corpo. Siate pazienti con voi stesse. Siate gentili. Lo meritate.

martedì 26 maggio 2009

Come uccidere una bilancia

ATTENZIONE: ELEVATO LIVELLO D'IRONIA!!

L’anoressia ci porta a combattere contro noi stesse in molteplici modi diversi, un gioco al massacro col nostro corpo dove non ci sono vincitori né vinti, ma solo sofferenza. I principali nemici oggetto di questa lotta senza tregua diventano così il nostro corpo, il cibo, le calorie, lo specchio… e la bilancia. Quella bilancia che con i suoi numeri sembra definirci e determinare il nostro umore giornaliero. Quella bilancia che diventa il giudice più spietato di ogni nostra azione. Quella bilancia che sembra avere il potere di dirci chi siamo e quanto valiamo.

Bene, è arrivato il momento di dire BASTA! Perché noi non siamo un numero, e non dobbiamo perciò più permettere che un numero ci rappresenti o ci influenzi. Non dobbiamo più permettere che una bilancia, un insieme di viti, bulloni, ingranaggi e lamine di plastica ci condizioni in alcun modo.

E allora, come sbarazzarsi della schiavitù che in un modo o nell’altro la bilancia c’impone? Bè, innanzitutto facendole tanto male quanto lei ne ha fatto a noi: UCCIDENDOLA. Perché decidere che VOGLIAMO fare a meno della bilancia è il primo passo per farne veramente a meno. Per troppo tempo il responso della bilancia ci ha mandate in pezzi… è giunto il momento di restituire la pariglia! Di mandare in pezzi la bilancia nel vero senso della parola… In questo video troverete pratiche istruzioni per l’eliminazione dell’odiato elettrodomestico.

Per la bilancia (e per l’anoressia!) è finita… per noi, una vita!

P.S.= Tutti i titoli presenti in questo video sono parodie di titoli di canzoni/film famosi…

P.P.S.= Un grazie speciale alla mia amica del cuore, Duccia, per avermi scattato le foto che compongono questo video… Sei stupenda, tesoro! Ti voglio tanto bene!!



E questi sono gli stralci delle canzoni (testo + traduzione) che compaiono nei vari "capitoli" del video... Tutte accuratamente scelte in quanto canzoni pro-ricovero!!

ACT. 1

"Was it the pull of the moon now, baby,
That led you to my door
You say the night’s got you acting crazy
I think it’s something more.
I’ve never felt the earth move, honey
Until you shool my tree
Nobody runs from the law now, baby
Of love and gravity, it pulls you so strong,
Baby, I gotta hold on
If I fall you’re going down with me
You’re going down with me, baby, if I fall
You can take back every little chill you give me
You’re going down with me, baby, heart and all..."

"Mi sentivo al settimo cielo, ragazza mia, (e immaginate che questo "ragazza mia" sia riferito all'anoressia!)
quando sei entrata nella mia vita
Mi avevi detto che ci sarebbero stati giorni e notti fantastiche
Ma adesso penso che ci sia qualcosa di meglio.
Non avevo mai sentito la terra muoversi, tesoro mio,
fino a che tu non hai messo radici dentro di me
Ma adesso non posso più correre via dalle regole in cui mi hai intrappolata, ragazza mia,
l’amore e il tempo ti hanno resa così forte
ragazza mia, adesso io devo tener duro
Se io cado, ti trascinerò giù con me
Giù con me, ragazza mia, se cado
Puoi riprenderti ogni singolo effimero brivido che mi hai dato
Giù con me, ragazza mia, trascinerò per terra tutto di te..."


ACT. 2

"Now, in life, there's gonna be times when you're feeling low
And in your mind insecurity seems to take control
We start to look outside ourselves for acceptance and approval
We keep forgetting that the one thing we should know is
Don't be scared to fly alone, find a path that is your own
Love will open every door, it's in your hands, the world is yours
Don't hold back and always know, all the answers will unfold
What are you waiting for, spread your wings and soar..."

"Certo, nella vita ci saranno momenti in cui ci sentiremo giù
E nella nostra mente l’insicurezza sembrerà prendere il sopravvento
Così inizieremo a guardarci intorno alla ricerca di accettazione ed approvazione
Continuando a dimenticare che l’unica cosa che dovremmo sapere è
Non aver paura di volare da sola, trova una strada che sia solo tua
Se ti vuoi bene aprirai ogni porta, tutto è nelle tue mani, il mondo è tuo
Non esitare e sappi sempre che tutte le risposte che troverai ti sveleranno
Quello che ti riserva il futuro, apri le tue ali e librati in volo..."


ACT. 3

"I wondered if I could trade my body with somebody else in magazines
Would the whole world fall at my feet?
I felt unworthy and would blame my failures on the ugliness I could see
When the mirror looked at me
Sometimes I feel like the little girl who doesn't belong in her own world
But I'm getting better
And I'm reminding myself
That a face without freckles is like a sky without stars
Why waste a second not loving who you are?
Those little imperfections make you beautiful, lovable, valuable,
They show your personality inside your heart
Reflecting who you are..."

"Mi chiedo: se scambiassi il mio corpo con quello di coloro che compaiono sulle copertine dei giornali
Il mondo cadrebbe davvero ai miei piedi?
Mi sono sentita inutile (indegna) e ho imputato i miei fallimenti alla bruttezza che vedevo
Quando mi riflettevo nello specchio
Talvolta mi sento ancora come una ragazza che non appartiene a questa realtà
Ma a poco a poco sto meglio
E cerco sempre di ricordare a me stessa
Che una faccia senza lentiggini è come un cielo senza stelle
Perché sprecare anche un solo secondo non amandoti per quello che sei?
Tutte quelle piccole imperfezioni ti rendono bellissima, adorabile, preziosa,
mostrano la personalità che c’è dentro il tuo cuore
riflettendo la vera te stessa..."


ACT. 4

"Oh, this road is long, this road is wide,
It takes more than luck to last the ride,
It takes strength and it takes courage to survive,
And did someone ever say to you,
"There's nothing bound in thought you cannot do?"
Well, I've seen some things but not all of them came true.
So I don't want to be the last, I don't want to be the first,
Don't want to be alone with my thoughts tomorrow,
And I don't want to be afraid, don't want to look away,
I'm learning to breathe,
No, I don't want to be the last, I don't want to be the first,
I just need a hope and a light to follow,
Like sailors look to stars to find their way home,
I'm learning to breathe on my own..."

"Oh, questa strada è lunga, questa strada è sconfinata
Ci vuole ben più che la fortuna per arrivare alla fine del percorso
Ci vuole la forza e il coraggio di vivere
E se qualcuno ti ha detto
“C’è qualcosa che tu pensi sia destinato a non poter essere realizzato?”
Bè, ho desiderato molte cose, ma non tutte queste si sono avverate.
Perciò io non voglio essere l’ultima, non voglio essere la prima
Non voglio restare da sola con i miei pensieri, domani,
e non voglio aver paura, non voglio abbassare lo sguardo
Sto imparando a respirare
No, non voglio essere l’ultima, non voglio essere la prima,
ho solo bisogno di una speranza e di una luce da seguire
come i marinai guardano le stelle per ritrovare la strada di casa,
io sto imparando a respirare da sola..."


ACT. 5

"Fight ‘til the end
’Cause your life will depend
On the strength that you have inside you
Ah, you gotta be proud,
staring out in the cloud,
When the odds in the game defy you
Try your best to win them all
and one day time will tell,
when you’re the one that’s standing there,
you’ll reach the final bell!
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!
Fight ‘til you drop
never stop
can’t give up
’Til you reach the top (FIGHT!)
you’re the best in town (FIGHT!)
Listen to that sound
A little bit of all you got
Can never bring you down
You’re the best around!
Nothing’s gonna ever keep you down
You’re the best around!..."

"Combatti fino alla fine
Perchè la tua vita dipende
Dalla forza che hai dentro di te
Ah, sarai orgogliosa,
Guardando le nuvole,
Quando tutte le difficoltà del gioco ti sfidano
Fai tutto il possibile per avere la meglio
E un giorno il tempo ti dirà,
Quando sarai la sola ad essere arrivata fin qui,
che avrai raggiunto il tuo obiettivo!
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!
Combatti fino all’ultima goccia
Non fermarti
Non puoi mollare
Fino a che non avrai raggiunto la vetta (COMBATTI!)
Sei la migliore qua (COMBATTI!)
Ascolta quello che ti dico
Mettici un po’ di tutto quello che hai
E niente ti potrà abbattere
Sei la migliore qui!
Niente avrà la meglio su di te
Sei la migliore qui!..."


ACT. 6

"I can almost see it.
That dream I'm dreaming
But there's a voice inside my head saying you'll never reach it.
Every step I'm taking.
Every move I make feels
Lost with no direction.
My faith is shaking.
But I, I gotta keep trying.
Gotta keep my head held high.
There's always gonna be another mountain.
I'm always gonna wanna make it move.
Always gonna be an uphill battle
Sometimes I'm gonna have to lose.
Ain't about how fast I get there.
Ain't about what's waiting on the other side.
It's the climb..."

"Riesco più o meno a vederlo.
Quel sogno che sto sognando
Ma c’è una voce dentro la mia testa che mi sta dicendo che non lo raggiungerò mai.
Ogni passo che sto facendo.
Ogni movimento che compio mi fa sentire persa
Senza alcuna direzione
La mia speranza traballa
Ma io, io continuerò a provare
Continuerò a tenere la testa alta
Ci sarà sempre un’altra montagna
Dovrò sempre combattere per andare avanti
Ci saranno sempre battaglie difficili
E qualche volta capiterà che perderò
Non conta quanto in fretta arriverò in vetta
Non conta quel che mi sta aspettando dall’altra parte
Questa è l’arrampicata..."

sabato 23 maggio 2009

La bellezza secondo me - Un'opinione discordante

Molto facile confrontarsi con le persone che la pensano come noi: sicuramente non si corre il rischio di venire contraddette, e sicuramente ciò che diciamo non viene messo in discussione.

Penso però che sia giusto ed importante anche dare voce a chi ha idee diverse, in maniera tale da poter avere un confronto ed esaminare le cose sotto ogni punto di vista.
Questo blog è nato come un punto di condivisione, perciò penso sia corretto dare spazio ad ogni punto di vista.

Tornando dunque sul tema “La bellezza secondo me”, voglio pubblicare un ultimo concetto di “bellezza” che mi è arrivato. Un’opinione in disaccordo, controcorrente rispetto a quelle che ho pubblicato finora. Un parere su cui penso sia comunque giusto discutere.

CLARA SUTHERLAND
“Ora potete sputarmi in faccia, offendermi, ma il mio più grande pregio è la sincerità, non ci sono proprio a dire bugie (e neanche a scriverle...)
Per me la magrezza è bellezza, non importa il viso, non importa il colore degli occhi o dei capelli come non importa il carattere.
Tutte le mie amiche sono rigorosamente più grasse di me, tutte le volte che mi si è avvicinata una più magra l'ho mandata a quel paese.
Scusate, ma la falsità non mi piace...


Cara Clara Sutherland, hmmm, vediamo… Non hai scritto parolacce, non mi hai offesa, non hai offeso persone a cui voglio bene: quindi per quale motivo dovrei io sputarti in faccia od offenderti? Finche le cose vengono dette nel rispetto reciproco, sono benaccette tutte le opinioni. Io non offendo, non sputo (non mi sono ancora trasformata in un lama), semmai discuto. Che è quello che faccio sempre. Che è proprio quello che intendo fare anche questa volta con te.

Leggendo le tue parole, la prima cosa che mi è venuta da pensare è che tu abbia la coda di paglia. Sì, perchè nonostante tu ostenti la tua sincerità, penso che tu non abbia detto le cose come stanno fino in fondo… Diciamo che hai detto solo una parte della verità, quella che ti faceva comodo. Del resto, se tu ti sentissi perfettamente convinta della veridicità di quello che hai scritto, perché mettere le mani avanti dicendo “ora potete sputarmi in faccia, offendermi” ? Di fronte a un’affermazione del genere, mi sembra abbastanza evidente che tu stessa non sei convinta di quello che scrivi. Se fossi sicura di avere ragione e di dire esattamente quello che pensi, non sentiresti il bisogno di giustificarti.

Ma, a parte questo, veniamo alla tua riflessione. Più che riflessione, mi sembra che tu abbia cercato di mettere insieme una serie di luoghi comuni ai quali tu per prima tenti disperatamente di credere, poiché evidentemente – e di questo mi dispiace, e te lo dico anch’io con sincerità – stai vivendo una situazione in cui non stai bene con te stessa, in cui non ti piaci, e quindi DEVI credere che la magrezza ti porterà la bellezza, perché sennò non sapresti come fare ad andare avanti.

Il problema nasce nel momento in cui, in realtà, dentro di te, anche se magari in questo momento non lo vuoi ammettere perché se lo ammettessi ti crollerebbe tutto il castello di carte che hai faticosamente costruito, tu sai perfettamente che non è vero. Anche perché, mettiamo le cose sul semplice: c’è una tipa di 40 Kg che è una testa di cazzo, approfittatrice, opportunista, ipocrita, bugiarda, infida, pettegola, frivola, che parla male di te appena giri le spalle, ed è pure un po’ troia. Pensi che questo sia il ritratto di una bella persona? Vorresti essere sua amica? Se mi rispondi “SI” e ne sei sinceramente convinta, posso solo consigliarti l’indirizzo del manicomio più vicino…

Scrivi che le tue amiche sono grasse… Però le definisci “amiche”… e qui ti contraddici da sola: se davvero sei convinta che la magrezza è bellezza, che ci stai a fare con delle bruttissime persone grasse? Non possono piacerti!! Eppure, se le definisci “amiche”, devi trovare qualcosa di bello in loro, sennò sarebbero semplici conoscenti o tipe che incontri per sbaglio per strada e che neanche saluti… Quindi, quelle tue amiche sono belle persone anche se sono grasse? Ma come?, o non hai detto che l’essere belle persone è correlato solo ad un fatto di magrezza?... La contraddizione è evidente. Per questo ho esordito dicendo che non (ti) stai raccontando tutta la verità fino in fondo.

È ovvio che in questo momento allontani le persone più magre di te… ma non per un fatto di bellezza/bruttezza, ma semplicemente perché, come già ho scritto, in questo momento le ragazze magre ti rimandano a un’idea di come secondo te DOVRESTI essere perché pensi che questo ti farebbe più felice e ti farebbe stare meglio con te stessa…

Spero che non sarà troppo tardi quando comincerai a raccontarti davvero la verità, e ti accorgerai che non è così…

Ti abbraccio forte,

Veggie

mercoledì 20 maggio 2009

Nulla da perdere

Rileggendo ciò che ho scritto nel post precedente, anche a un anno di distanza da quel 17 Maggio, mi rendo conto che, inizialmente in maniera inconsapevole, quello è stato davvero il giorno in cui tutto è ricominciato – o forse, più semplicemente, il giorno in cui tutto è cominciato.

Quella serata è stata senza dubbio come un’oasi in mezzo al deserto dell’anoressia. E lo è tuttora, nei miei ricordi.

Ogni volta che riguardo la mia fotografia insieme alle t.A.T.u., fotografia che insieme a tante altre di queste cantanti è appesa su una parete della mia camera, mi si apre il cuore di fronte al ricordo della determinazione che in quel momento ho mostrato. Una volta tanto, nella mia vita, ho raggiunto quello che volevo: mi sono aggrappata a un impermeabile e mi sono fatta avanti senza pensarci due volte in mezzo a una folla che solitamente mi sembrava (e spesso tuttora mi sembra) pericolosa ed ostile.

Ho fatto un qualcosa che, al solo ripensarci adesso, mi sembra davvero impossibile. E allora non posso fare a meno di chiedermi: che differenza c’è tra “disperazione” e “speranza”? Spesso è dalla disperazione più profonda che hanno origine gli atti meno ponderati e più inusuali, che sono quelli che successivamente, non si sa bene come mai, ci salvano per qualche minuto o per una vita.

Io che mi aggrappo all’impermeabile di Lena… mi rivedo, mi rivedo con gli occhi della mente mentre lo faccio, con in testa la frase tipica della disperazione-speranza: “tanto non ho niente da perdere”.

È quella frase lì che ogni volta mi colpisce, mi scuote e mi muove. Se ho qualcosa da perdere allora no, allora ci penso troppo, e poi sto immobile nel tentativo di proteggere le mie briciole. Ma se sento di non avere niente, di aver perso tutto e forse di non avere mai avuto veramente nulla… allora mi aggrappo agli impermeabili, la calca non mi fa paura, fuck it fuck it fuck it, arrestatemi, picchiatemi, uccidetemi, rinchiudetemi, tanto non me ne frega un cazzo, l’importante è aver toccato quell’impermeabile che rappresenta un attimo (quell’attimo che neanche ricordavo fosse mai esistito) di vita senza ossessioni, senza anoressia. E dunque probabilmente di vita. Punto. Non ho altre parole.

Certo, in un secondo momento poi si sente sempre quanto sia tosto il contraccolpo. Ma in quell’occasione io ho dimostrato a me stessa di avere i coglioni ed i controcoglioni. Ed è così che, all’alba di quella serata, mi sono detta: “Se posso farlo per questo, forse un giorno riuscirò a farlo anche per altre cose. Forse un giorno riuscirò a farlo anche per l’anoressia”.

Ma quel giorno era già arrivato, anche se io non me ne rendevo ancora conto. Avevo già fatto il primo passo.

In quell’occasione mi sono resa conto che l’ostinazione metodica che avevo messo nel distruggermi si poteva capovolgere, si poteva indirizzare in maniera diversa. Ciò che ho fatto in quella notte me l’ha dimostrato.

Sì, sono una personcina ostinata. Pochissime volte, come al concerto, determinata, il che è ben diverso. Nel primo caso si batte forte la testa sullo stesso muro con i pugni chiusi, cercando di rompere o il muro o la testa. Nel secondo si corre, si corre senza guardare indietro, si corre urlando vaffanculo a tutto perché dobbiamo raggiungere qualcosa – qualcosa di piccolo e di insensato per tutti ma non per noi – e quello che ho raggiunto un anno fa rappresenta qualcosa di enorme per me…

Dream comes true… even if just for a moment…





(Io con un po' dei miei CD delle t.A.T.u. ... ^__^ )

domenica 17 maggio 2009

Il primo giorno del resto della mia vita



Questa è la storia di un incontro che non dura una vita, ma la cambia per sempre. Questa è la storia del 17 Maggio 2008. Questa è la storia del primo giorno del resto della mia vita.

C’è un momento nella vita in cui si aprono gli occhi. Si aprono gli occhi e si vede la luce. È il momento in cui si dice basta. È il momento in cui si sceglie di cominciare a combattere. A combattere per noi stesse, e non più contro noi stesse. Il momento in cui si decide di dire addio all’anoressia, si fa inversione a U, e s’inizia a mettere piede, per la prima volta sul serio, sulla strada del ricovero. Il mio momento è stato esattamente un anno fa. Il 17 Maggio 2008. Sì, il primo giorno del resto della mia vita.

Reduce da un periodo d’anoressia veramente brutto, da una ricaduta di quelle pese, in questo giorno, l’anno scorso, sono andata a San Bonifacio, dove le t.A.T.u., le mie cantanti preferite, si sarebbero esibite in un live nel locale Club Skylight. Avevo esitato tanto prima di prendere questa decisione, ma alla fine avevo deciso di andarci. Con i sentimenti contrastanti, i pensieri contrastanti, ma ci sono andata. Mio papà scherzava, diceva “E’ il richiamo del fan, ti ci vuole questo per scollarti di casa!”, ma io penso sul serio che ci sia stato del vero in questo. Ma non era solo questo. Era di più. Non semplicemente il richiamo del fan, bensì il richiamo di qualcosa di più profondo, forse di nuovo la ricerca di un appiglio per non sprofondare, per provare a tenersi a galla anche solo per una sera. Per ritrovare qualcosa che è stato salvato da tutto, e che è rimasto nonostante tutto. Pensandoci, mi sono accorta che non mi veniva in mente nient’altro di cui potessi dire la stessa cosa. Perciò alla fine ci sono andata.

E mi sono detta che ci dovevo andare come si deve, con la camicia bianca e la cravatta a quadretti scozzesi, com’era stato quando avevo sentito per la prima volta una loro canzone, com’era stato quando volevo andarle a vedere al Festivalbar, com’era stato quando avevo 14 anni e cantavo le loro canzoni e m’immedesimavo in loro ed avrei voluto essere come loro ed avrei voluto essere con loro e mi ero comprata pure la minigonna a pieghe come la loro. Così mi sono messa la camicia bianca e la cravatta a quadretti scozzesi, e sono andata al Club Skylight, e quando sono arrivata lì era quasi la mezzanotte.

Sono scesa e mi sono diretta verso l’ingresso del locale con le nocche che mi erano sbiancate da quanto stringevo forte il biglietto. Solo che all’ingresso c’era una marea di gente che faceva la fila per entrare, fila per modo di dire visto che più che altro era una calca assiepata all’ingresso con la gente che cercava d’introdursi per prima, ma che fretta avranno avuto, mi chiedevo io, che avevo solo voglia di venire via da lì. E ho cominciato a domandarmi: ma che cavolo sono venuta a fare. Perché io non ce la faccio, però sono sempre in tempo a tornare indietro. E in prima battuta l’ho fatto. Girato il culo e tornata alla macchina. Il mio riflesso sul finestrino della macchina mi guarda beffardo come a chiedermi: già finito? E io a rispondergli: ho dimenticato il documento, non ti lasciano passare se non dimostri che sei maggiorenne. Il documento ce l’avevo in tasca, però. Perciò ho preso la borsa, ho tirato fuori il post-it, e me lo sono infilato in tasca velocissimamente. Tanto per mentire anche di fronte a me stessa. Divertiti, mi dico mentre richiudo lo sportello della macchina. E con questo mi frego da sola perché non posso più tornare indietro col pretesto che ho dimenticato qualcosa. Cosa, poi? Il biglietto? La penna per farmi fare l’autografo? Il coraggio? Va bene, porca puttana, ritorno all’ingresso. Calca uguale a prima. Medito uno svenimento tattico (ma anche fisiologico, considerate le mie precarie condizioni fisiche), poi opto per una fessura laterale in cui riesco a scorrere più o meno senza problemi. Data la shilouette. Ah, ah, ah. Mi ritirano il biglietto, e così sono entrata.

Premessa: mia prima volta in un locale. Scenario: una bolgia di persone che sta stipata in una misera pista da ballo con luci stroboscopiche, caldo, odore di chiuso, di sudore e musica tunz-tunz a tutto volume. Ho resistito per circa 7 secondi e 36 decimi. Dopodichè ho mandato a fanculo le t.A.T.u. (che prima delle 2 non sarebbero arrivate) e mi son detta che l’unica cosa che dovevo fare era cercare una via d’uscita. Ero assolutamente certa che se fossi rimasta lì anche solo 2 secondi in più mi sarei messa a gridare. La cosa positiva, nella fattispecie, era che anche se l’avessi fatto, causa musica, non mi avrebbe sentito nessuno.

Insomma, sono riuscita più o meno a strisciare fino al cesso. C’erano 3 toilette, quindi non rischiavo di fare l’occupazione a oltranza: mi sono infilata in una e mi sono chiusa dentro. Lì ho ricominciato a respirare. Mi sono detta che sarei uscita solo quando il locale si fosse svuotato. E a fanculo tutto il resto. Da una parte pure mi dispiaceva essere arrivata fin lì per poi non vedere niente, però stavo davvero troppo male a stare nel mezzo agli altri, e quel cesso era così tranquillo rispetto a tutto il resto, lì davvero non mi vedeva nessuno, potevo respirare. Allora mi sono appallottolata sul pavimento, testa tra le ginocchia e braccia intorno, e mi sono messa a raccontarmi la trama dell’ultimo libro che avevo letto, ma con calma, tanto per impegnare il tempo. E non lo so per quanto tempo sono rimasta così, ma riuscivo solo così a respirare, quindi ci sono rimasta.

E poi ho sentito il DJ che annunciava l’esibizione delle t.A.T.u. e nell’aria hanno risuonato le note della prima canzone che hanno cantato: Loves me not. E io ho sentito che erano loro, che erano lì, che c’erano veramente, e che forse c’era anche un altro posto dove poter respirare, anche solo per un attimo. Nei loro occhi. Ho pensato con tutta la gente che c’è però non riuscirò a vederle neanche da lontano. Ma è il richiamo del fan. O è qualcosa di più profondo, non so. È quel qualcosa che ti dice ogni lasciata è persa, che se vuoi qualcosa nella vita devi darti da fare e prendertela, che non si può tornare indietro ma che c’è qualcosa che si salva e che se è l’unica cosa che si salva nella tua vita che è andata completamente a puttane allora merita di essere salvata. Se è l’unica cosa che può farti essere qualcosa. Forse te stessa.

Sono uscita dal cesso, e il palco era lì, non lontano ma a poco più di 5 metri, con loro, le t.A.T.u., che erano lì sopra e cantavano, e quelle parole anche se non le avevo più cantate le ricordavo, le ricordavo tutte, dalla prima all’ultima, e mi sono messa ad intonarle insieme a loro. Insieme a loro e a una miriade di altri fan, si capisce. E in prima battuta mi ha fatto strano, perché finora le loro canzoni le avevo sempre ascoltate nell’intimità della mia stanza, ed era stato sempre un po’ come se le cantassero solo per me, invece adesso le t.A.T.u. stavano cantando per tutti e non lo sapevano neppure che io c’ero. Ma io c’ero. Forse è stato proprio quello il punto. Io c’ero e ho sentito che c’ero. Ho sentito che c’ero mentre cantavo, mentre le guardavo, mentre mi veniva involontariamente da sorridere, mentre tornavo quattordicenne anche solo per il tempo di qualche canzone. C’erano anche gli altri, ma gli altri sono spariti e siamo rimaste solo io e le t.A.T.u., io e loro, io spezzata, frantumata, lacerata, rotta dentro, loro bellissime, splendenti, sorridenti, semplicemente "perfette" come la loro musica… eppure una cosa sola. Loro cantavano, io cantavo e mi sono dimenticata di tutto, compresa l’anoressia.

Non riesco a descrivere come mi sono sentita… diversa eppure me stessa, autentica. Lì, in tanti, in mezzo ad un entusiasmo indescrivibile al quale partecipavo anch’io. Non c’era più distinzione tra dove finivo io e dove cominciavano gli altri. Eravamo solo io e loro, come se fossi stata sul palco a cantare con loro, come se stessero cantando di nuovo solo per me. E sono stata bene. Non ho sentito più niente e sono stata bene. La musica mi è entrata dentro e mi ha fatta vibrare. Ho continuato a cantare, e tutto era in perfetta sintonia, una sorta di oceano umano di cui io non ero che una goccia in un grande mare in cui eravamo tutti confusi. I bisogni annullati, i pensieri cancellati. Niente più paura né solitudine, solo una meravigliosa sensazione di essere lì insieme a loro 2, di calore e di assenza di desideri: tutto si stava già realizzando. Hanno cantato 10 canzoni ed io con loro, persino la mia preferita, Not gonna get us, ed è stato semplicemente meraviglioso. Solo quando loro hanno salutato ed i riflettori sono calati sono stata assalita da un’ondata di panico, la consapevolezza che adesso era finito tutto e che ricominciavo a precipitare, che la gente era tornata tutt’intorno e non potevo più respirare ma solo soffocare.

E allora, senza neanche pensarci, ho fatto la cosa, l’unica che in quel momento avrei potuto fare, l’unica che sentivo possibile, l’unica ancora di salvezza: nel momento in cui loro sono sparite dietro le quinte mi sono lanciata all’inseguimento. Ho sgomitato come una forsennata tra la calca, a testa bassa come quando bisogna prendere il primo tram o si perde il treno, alla faccia di tutto e di tutti. Se vuoi qualcosa nella vita, ragazza mia, se vuoi qualcosa nella vita, lascia che te lo dica, datti da fare e prenditela, cazzo.

Semplicemente non ci ho pensato, ma quando sono arrivata loro si stavano già dirigendo verso i camerini, con tanto di bodyguards a corona. Ho continuato a non pensare. O forse sì, ma solo per o la va o la spacca. E io sono andata. Di corsa. Ho afferrato Lena per il retro dell’impermeabile ancor prima che qualcuno – io stessa – potesse accorgersi di quello che stava succedendo. Lei si è voltata e altrettanto hanno fatto i 3 bodyguards, lanciandomi le occhiate di chi riconosce l’assassino di John Lennon. Oddio cosa sto facendo. Adesso mi pestano. Scappo. E invece no. Invece sono rimasta lì, immobile, più perché a quel punto ero terrorizzata che non per coraggio. Se mi avessero conficcato un’accetta in testa prendendo la rincorsa, probabilmente sarei rimasta lì a beccarla in pieno. Ma poi Lena ha detto “No, it’s okay”, mi ha sorriso mi ha preso la mano e siamo entrate in un privée. Io semplicemente non credevo che stava succedendo davvero, e avrei voluto dire un milione di cose ma ero come paralizzata e non mi usciva niente.

Mi hanno fatto gli autografi su una locandina, Yulia mi ha preso dalle mani la macchina fotografica e l’ha data a un bodyguard che ha scattato. E io pensavo a un miliardo di cose, e io non pensavo a niente, e io volevo dire tante tantissime cose ma le parole si erano bloccate da qualche parte e non volevano saperne di uscire… Tutte le volte che, in passato, avevo immaginato di parlare con loro, tutti i discorsi che mi ero costruita con cura in inglese e in russo, tutto quello che mi passava per la testa era fermo lì, non arrivata alla lingua. E poi un bodyguard mi ha rimesso in mano la macchina fotografica e mi ha allontanata in maniera spiccia, fine di tutto, tutte le parole bloccate dentro, e non sono riuscita a dire niente, e ho continuato a guardarle mentre mi allontanavo sospinta, e loro sorridevano, e io penso che quel loro sorriso me lo ricorderò per sempre, quel loro sorriso che per un attimo mi ha fatto dimenticare tutto e mi ha fatto sentire “normale” io me lo ricorderò per sempre. E poi gliel’ho detto: “Cпасибо”. Grazie. Ma ero troppo lontana e sicuramente non mi hanno sentita. Ma non importa. Sono riuscita a dirglielo. E spero che i miei occhi gli abbiano detto quello che la voce ha taciuto. I loro sì.







Certo, poi sono tornata alla mia vita ordinaria. Ma per un attimo, c’era stato qualcosa. Non m’importa se era stata solo un’ora a cantare le loro canzoni, o pochi secondi di pazzo inseguimento, o l’istante di uno scatto fotografico. C’era stato. E io ho sentito che poteva esserci ancora. Ho sentito che potevo ricominciare. Ho sentito che quello poteva essere il primo giorno del resto della mia vita. Perché, per un attimo c’era stato qualcosa. Quell’attimo, sì, quell’attimo. Qualsiasi cosa succeda, sarà dentro di me. Per sempre. Навсегда.

giovedì 14 maggio 2009

La bellezza secondo me - Take 6

Indovinate un po' chi è l'autrice di quello che state per leggere?!!... ^___^"

"Non è il volto, ma la sua espressione. Non è la voce, ma il modo di parlare. Non è come ti sta quel corpo, ma le cose che ci fai. Tu sei bellissima."
(tratto da un'intervista alle t.A.T.u.)



Ci sono cose che non si riescono ad esprimere con le parole. Ci sono cose che si hanno in testa, ma che non si riescono a tirare fuori. Ci sono cose che nella mente appaiono grandi, enormi, importanti, e che nel momento in cui si prova a tirarle fuori, le parole le immiseriscono, riducendole a non più che a grandezza naturale. Come accade con la mia idea di bellezza, per l’appunto. Per questo mi è difficile scriverne. Se dovessi dire che cos’è la bellezza secondo me… bè, non troverei mai le parole giuste. Però penso che potrei spiegarlo con un esempio.

Qualche giorno fa ero all’università e, in un momento di pausa tra una lezione e quella successiva, ho deciso di far un giro pesca intorno all’ospedale, giusto per ammazzar un po’ il tempo. Quindi stavo passeggiando – iPod alla mano, canzoni delle t.A.T.u. sparate nelle orecchie – quando un particolare ha attirato la mia attenzione: al margine di un marciapiede era accoccolata una ragazza che stava armeggiando con la catena di una bicicletta. Mi sono fermata e l’ho guardata. Capelli castani chiari, ricci, zainetto EastPak rosso scaricato per terra accanto alla bici, mani che si muovevano concitate, più o meno la mia età, no, forse qualche anno in più, sui 28 – 30, aria arrabbiata e scoraggiata. Una sorta di istantanea in un attimo lunghissimo in cui il tempo si ferma, ho pensato. Le macchine continuavano a correre per strada, la gente continuava a camminare sul marciapiede, ma io ero immobile e così pure quella ragazza, immobile nella sua meccanica di gesti ripetitivi e nella sua espressione sconsolata. Ho provato a proiettarmi al suo posto. Dopodichè mi sono avvicinata a lei e le ho detto: “Hai bisogno di una mano?”. Uscita stupidissima, lo so, ma non sapevo come rompere il ghiaccio… “Magari!” ha sbuffato lei, alzando il volto arrabbiato ed imbronciato verso di me, con il che ho poggiato la mia borsa a terra e mi sono accovacciata di fronte a lei, dall’altro versante della bicicletta. Era uscita la catena, e la presenza del carter rendeva estremamente difficile il rimetterla al suo posto. La ragazza ha borbottato qualcosa sul fatto che stava perdendo la lezione e con la bici in quelle condizioni non sapeva neanche come fare a tornare in stazione. Io non me ne intendo di biciclette. Non ho mai riparato una bicicletta in vita mia. E, tendenzialmente, sono imbranata. Non capivo proprio cosa ci facevo lì accoccolata per terra, perché mi era venuta l’idea di aiutarla, e cos’avrei potuto fare se non peggiorare ulteriormente le cose. ‘Faccio un paio di tentativi, non si approda a nulla, e do forfait’, ho pensato. In fin dei conti, avrei avuto almeno l’attenuante dell’averci provato. E stavo per mettere le mani un po’ a casaccio sulla catena, quando la ragazza ha alzato gli occhi dal carter e mi ha guardata. E io ho visto un’infinità di cose in quello sguardo. Un infinità di parole taciute ma ugualmente espresse. Una muta richiesta d’aiuto, di appoggio, di sostegno, di cooperazione, di fai qualcosa tu perché io sono alla frutta… Ci brillavano le lacrime, in quegli occhi. E allora non lo so cos’ho pensato. So solo che mi sono detta che l’avrei aiutata ad ogni costo, e non mi sarei schiodata da lì finché non avessi rimesso quella catena al suo posto, avessi dovuto impiegarci i 3 giorni successivi. Forse, chissà, da qualche parte qualcosa di è mosso… o forse è solo la forza che ti dà la determinazione… fatto sta che ho infilato le dita dentro quel dannato carter, sporcandomele tutte, fino a farmi male con i dentini della catena… ma non ho mollato, e alla fine la catena è tornata al suo posto. Non so come ci sono riuscita, e so invece per certo che se qualcuno mi chiedesse di rifarlo anche adesso, non ne sarò mai più capace… ma l’altro giorno, per quella ragazza, tutto solo per lei, ce l’ho fatta. “A posto!” le ho detto ritirando le dita fuori dal carter mentre la catena riprendeva a girare. “Davvero?!?” la sua voce aveva un che d’incredulo e di speranzoso allo stesso tempo. Ha girato il pedale con la mano per assicurarsi che fosse tutto vero, ed ha avuto la sua conferma. Sorrideva, adesso. E il tempo si è fermato di nuovo, per un altro di quegli attimi fugaci eppure eterni. E allora ho alzato lo sguardo verso di lei, e per la prima volta l’ho vista. L’ho vista davvero. I suoi capelli, il suo volto, la sua aria sollevata, felice, e poi i suoi occhi, il suo sorriso. La luce che le veniva da dentro e la illuminava tutta. E ho pensato: 'Cazzo, ma è bellissima!'. Ecco. Ed era veramente così. Bellissima. Ma bellissima davvero. Così bella, accipicchia, così bella. Da mozzare il fiato, dico sul serio. Ho continuato a fissarla senza riuscire a staccare lo sguardo. E poi lei ha rivolto quel sorriso bellissimo, quegli occhi così pieni di luce verso di me, e mi ha detto: “Grazie!”. Io ho continuato a pensare che quella ragazza era veramente bellissima in quel momento. Ero così rapita nell’osservarla, che non sentivo neanche più male alle dita. E all’improvviso, non so perché, mi è venuto da pensare che, magari, anch’io in quel momento ero bellissima. Sì, bellissima, anche se accoccolata per terra, con i capelli in disordine, i jeans sporchi per la polvere del marciapiede, le dita tagliuzzate e ricoperte del grasso nero della bici. Io e quella ragazza, due persone diverse, una cosa sola, un attimo infinito. E lei, in quel momento, in quel momento e per sempre, lei bellissima.

Nell’oceano incasinato in cui nuoto ogni giorno, quella ragazza è stata una goccia di bellezza.

E questo ha dato un senso. E io ho sentito che aveva un senso. Che questa vita è un mucchio di tessere di un puzzle assolutamente random, ma ogni tanto c’è un tassello che va al posto giusto. E questo è il risultato: la bellezza.

lunedì 11 maggio 2009

La bellezza secondo me - Take 5

Ecco qua, ancora le vostre opinioni sulla "bellezza"!! Grazie a tutte!

SANDY
"Credo che la bellezza sia semplicità, un modo di essere, di esprimersi, di fare e ognuno a suo modo, con un suo stile, con il suo carattere...
Credo che non sia data dai Kg che abbiamo o da ciò che indossiamo,
Credo che dei jeans "D&G" non mi rendano migliore se poi non riesco a pensare alle persone che fanno parte della mia vita e a quelle che potrebbero farne parte se solo io fossi un po’ meno egoista...
CREDO CHE LA BELLEZZA SIA QUALCOSA DI INDESCRIVIBILE E CHE OGNUNO E’ BELLO A SUO MODO PERCHE’ SE FOSSIMO TUTTI UGUALI (PELLE E OSSA O QUELLE CHE LE RAGAZZE “PRO-ANA” DEFINIREBBERO BALENE) LA BELLEZZA NON ESISTEREBBE PERCHE’ SAREBBE LA NORMALITA’ DELLA NOSTRA VITA...
UN PO’ COME RESPIRARE: DIVENTEREBBE NORMALE E QUINDI LA DAREMMO PER SCONTATA!
LA BELLEZZA E’ DATA NON SOLO DA CIO’ CHE SIAMO NOI MA DA CIO’ CHE SENTE CHI CI AMA QUAND'E’ CON NOI...
IL RESTO NON CONTA O COMUNQUE E’ POCO IMPORTANTE...
LA BELLEZZA DELLE MODELLE E DEGLI STILISTI NON CONTA PERCHE’ NON SONO LORO A DECIDERE MA NOI!!!
BASTEREBBE UNIRSI E TUTTE INSIEME SMETTERLA DI COMPRARE TAGLIE DEL TIPO LA 36 O LA 38 (E SOPRATTUTTO FINIRE I DIGIUNI ASURDI PER POTER RIENTRARE IN QUELLE TAGLIE) E ALLA FINE SMETTEREBBERO TUTTI DI PRODURLE E TUTTI CAPIREBBERO FINALMENTE CHE NON SI E’ BELLI PERCHE’ SI E’ SIMILI AGLI ALTRI MA SI E’ BELLI PERCHE’ SI è SE STESSI: UNICI NEL NOSTRO GENERE!!!
BELLI CI SI SENTE, NON CI SI E’. Come dice Veggie, "NN PIACERSI è UNA VERA E PROPRIA CONDANNA"... per piacersi bisogna essere ingenui, vanitosi o sicuri di sè
Se c'è una cosa che ho imparato è che "ANCHE I MIGLIORI SONO LONTANI DALLA PERFEZIONE"...
Lo tengo a mente per non dimenticarlo mai..."

MARTINA
"Cos'è la bellezza per me... mi viene in mente un'espressione che i francesi usano spesso "etre bien dans sa peaux"... sentirsi bene nella propria pelle.
Penso che la bellezza sia una sensazione tutta personale di equilibrio ed armonia. Non è uno stato fisico, ma mentale… per cui varia continuamente. Non lo so... a volte mi capita di sentirmi bella solo perchè fuori c'è il sole, perchè ho dei bei programmi per la giornata o sono insieme ad amici spensierata e sorridente...poco importa in quei momenti se sono in tuta, con le mie scarpe da tennis vecchie e bucate, ma a cui sono molto affezionata (già… ho questo vizietto di affezionarmi un po’ troppo a tutto...).
Insomma si sa che la bellezza è relativa, ma tendiamo sempre a pensare che sia relativa allo sguardo degli altri, io credo che sia lo sguardo con cui noi stesse ci percepiamo che è relativo. Rimandiamo agli altri l'immagine che abbiamo di noi... un'immagine che può cambiare tante di quelle volte al giorno da farci venire il mal di testa!
La bellezza non è qualcosa che o si ha o non si ha, ma qualcosa che bisogna imparare a riconoscere e a trasmettere, prima di tutto a noi stesse!"

FRANCESCA
"Premettendo che non ho le idee molto chiare su questo punto...
Secondo me la bellezza non è in generale una caratteristica intrinseca, ma qualcosa che si manifesta in momenti particolari... una persona è bella quando lascia intravedere la sua essenza, quando smette di essere concentrata su se stessa e si lascia cogliere in un attimo di serenità, quando riesce a stabilire un contatto con chi le sta intorno, quando sorride per esempio...
Quella stessa bellezza la ritrovo in particolari situazioni, in un tramonto, in un teorema di algebra (^_^), in un profumo, in un libro o in un film o in un momento di serenità senza motivo... quando anche io riesco a distaccarmi da me stessa per essere completamente assorbita dall'interesse per qualcosa di esterno...
Non ci ho mai riflettuto molto e non saprei dire se la mia sia stata una ricerca di bellezza, però pensandoci adesso direi che il mio obiettivo non era tanto la bellezza quanto il rientrare in determinati canoni che mi avrebbero permesso di essere accettata, dagli altri e quindi da me stessa, anche se ritenevo quei canoni distorti e sbagliati... ma forse, in un certo senso, la mia è stata anche una ricerca di bellezza, perchè l'inadeguatezza che mi sentivo (sento, a volte) addosso era il contrario di quello che considero bellezza... mi sentivo goffa, sgraziata, ingombrante… anche e soprattutto a livello morale… troppo attaccata a me stessa, sempre e comunque concentrata su me stessa... e l'anoressia è stata forse (tra le altre cose, perchè non credo di poter linearizzare così un problema tanto complesso) una ricerca di distacco... volevo disperatamente mostrare il mio disinteresse per ciò che era il mio corpo, materialmente... e quindi un disinteresse verso i suoi bisogni fisici... e alla fine ho ottenuto l'effetto contrario: quel corpo da cui cercavo il completo distacco è divenuto alla fine l'unico oggetto dei miei pensieri... e io stessa ero diventata solo “un corpo”."

CLAUDIA
"La "bellezza" certamente è un tema cruciale per chiunque abbia sofferto di disturbi alimentari...
Non si tratta di bellezza esteriore, o almeno quella è un pretesto.
Io personalmente so che se dimagrisco non sarò più bella agli occhi degli altri, e forse nemmeno ai miei, ci sarebbero molte altre cose che potrei fare per abbellire la mia persona che non affamarvi, vomitare ecc...
Purtroppo ci sono ancora dentro in pieno a queste cose, sto cercando di farmi aiutare ad aiutare me stessa ad uscirne. Non vedo molta luce in questo senso, ma non voglio smettere di cercarla, se non altro per mantenere la mia mente aperta ad altro, ad altri, che non sempre ossessivamente concentrata su me stessa...
"La bellezza salverà il mondo o lo farà impazzire di desiderio".
è il mio personale adattamento di una frase di Dostoevskij...
Questo invece è un estratto di un post che avevo scritto tempo fa a riguardo, anche se lo trovo un pò forzato in certi punti...
Penso troppo al senso della bellezza. Perché se ne parla così poco? Perché nei discorsi della gente compare così di rado la parola “bello”? O quando compare è buttata lì, con noncuranza, con leggerezza, senza troppe implicazioni di sorta. Si dice che una cosa è vera, non bella. Ma del resto chi è così sprovveduto da rispolverare l’equazione bellezza è verità, verità è bellezza?
Mi sento divorata dal bisogno di estetismo! [...] Devo creare io il senso della bellezza che cerco e che forse, anzi di sicuro sopravvaluto, in fondo la bellezza è poi così bella?
Oh niente idealismi certo, certo… Allora dico senza mezzi termini che la bellezza è tremenda, mi rifaccio a una particolare forma di “cosmetica del nemico” che implica un solipsismo affamato, si affamato, di superfici lucide con cui devo farci i miei pericolosissimi conti. Con la penna, le mani, usando i nei, i miei nei come unità di misura del corpo. Non più numeri, ma nei, come un codice da interpretare, anche se qui non si tratta di risolvere nulla. Il bello non mi risolve, non è riposante né confortevole, almeno nelle mie vaghe nozioni post-adolescenziali compromesse.
Non si parla nella nostra società in termini di bellezza se non come complimento un po’ posticcio, un accessorio che tutti vogliono e ricercano con i mezzi che il nostro tempo è lieto di offrirci-venderci spesso a caro prezzo. E se dicessi che intendo la bellezza come una forza? In senso fisico, energico però, in senso rivoluzionario anche...
Non facciamo i finti tonti kantiani, la bellezza soggettivamente universale non ci è nota, imbevuti come siamo, più o meno consciamente, di qualche corrente e categoria estetica verso cui simpatizziamo e da cui attingiamo le norme per giudicare tutto il resto, per “addomesticare” il bello, al posto di viverlo. Ma cosa pretendo allora? Io scrivo per necessità e la bellezza è un tema che in questo momento (sempre!) mi era necessario e quindi ne parlo, non arrivando a nessuna conclusione, perché è così che mi intendo con me stessa…
Non cambio le mie abitudini, anche se forse sarebbe ora... Mi chiedo fino a quanto potrò permettermi di andare in giro con i capelli viola, calze a rete fucsia, e orpelli simili senza sembrare ridicola. Ma perché dovrebbe importarmi?
La bellezza si materializza nel rapporto con l’Altro, non esiste una bellezza non dialogata, non esiste una bellezza che non venga giocata, riflessa, “imbrogliata”. l’illusione è arte, è tecnica delle prime, ultime cose. La bellezza è questa dolcissima nemica cosmetica dall’aurea violacea."

VALENTINA84
"La bellezza secondo me... Prima di poter rispondere ci ho dovuto pensare tanto. Quante volte diciamo “quella persona è bella” riferendoci magari a un calciatore, a una modella o a una velina… ma anche nella vita quotidiana, in discoteca, a lavoro incontriamo qualcuno è diciamo che è bello spesso perché ha un fisico da urlo o un andamento possente.
Per una persona come me che si sente e forse si è sempre sentita brutta, nonostante alcuni mi dicano il contrario, non è facile definire una cosa che non sento mi appartenga…
Inizio con una frase che mi ha detto il mio dolcissimo ragazzo: “Ogni tuo sorriso è come aver conquistato il più lontano dei pianeti”!!! Ogni volta che riesce a farmi ridere mi dice che sono bellissima, ma io non credo proprio di esserlo… poi quando rido men che meno… infatti quando mi fanno le foto non riesco mai a ridere!!!
Forse questa potrebbe essere una bellezza per tutte noi: il SORRISO!!!
Poi leggendo il libro di Fabio Volo “Un posto nel mondo” dice una frase che mi ha colpito molto… “vedersi riflessi negli occhi di chi ci ama ci rende molto più belli”!!!
Io credo che personalmente il mio problema sia questo: io mi guardo sempre con i miei occhi severissimi, che non fanno altro che criticarmi, in ogni piccolo dettaglio… sempre a dire che questo non va bene, questo neanche… che quella ragazza ha il fisico migliore del mio, che un’altra è più slanciata, ecc…potrei stare ore ad elencare le cose che non mi piacciono di me e che invece trovo stupende in altre persone.
Ma è proprio questo mio non vedermi bella che mi ha condannata: sei brutta non vai bene…meglio scomparire!!!E ora che sono ingrassata: sei bruttissima, orrenda…non sei più magra…continua ad abbuffarti tanto ormai…Come se avessi qualcosa di irreparabile…ma ora ho capito che non è così!!!
Sono una ragazza sanissima… e anche bella perché sono io!!! Valentina come me ce ne è una sola e solo una ce ne sarà!!! Che poi: bella per chi??? Per i canoni di miss Italia??? Beh non mi interessa fare la modella nè la soubrette… io sono e voglio fare l’ingegnere, ma voglio anche essere in futuro una moglie che sarà la più bella per suo marito e una mamma che sarà la migliore del mondo per i suoi figli!!!
La chiave della bellezza secondo me è volersi bene…
Io ora sto camminando verso questa strada… passettino dopo passettino… caduta dopo caduta…
Con la mia forza…con tutta la voglia che ho di stare bene e quando riesco, con il… sorriso!!!"

venerdì 8 maggio 2009

La bellezza secondo me - Take 4

Si contina, ragazze!!
Come sempre, vi ringrazio tutte di cuore per le vostre parole.
Questa è "la bellezza secondo noi"... alla faccia degli stereotipi e dei luoghi comuni che ci vogliono ragazzine capricciose che ricercano la bellezza tramite l'anoressia! Leggete un po' qua sotto, se davvero la pensate così...

VALE
"Cos'è la bellezza... un interrogativo che mi sono sempre posta. Bellezza non è l'aspetto (o non solo) l'aspetto esteriore. Bellezza non è come ci vedono gli altri. La mia esperienza mi porta a pensare che la bellezza non è oggettivamente inquadrabile ma è da ricercare nella sfera soggettiva: nel piacersi. Belli ci si sente, non si è. Ed il piacersi sul versante meramente fisico non è qualcosa di superficiale ma è un dato importante. Non piacersi è una vera e propria condanna."

PACHUCHA
"Io penso che ognuno di noi è bello a modo suo. E' la diversità che fa la bellezza :-)"

ELY
"Non mi piace il citazionismo sterile ma per me il concetto di bellezza è racchiuso in questa scena:
http://www.youtube.com/watch?v=P1hrqq2DrAs
"A volte c’è così tanta bellezza nel mondo che non riesco ad accettarla"
Mendes rende così bene l'idea. A volte penso che Dio esista per forza perchè tutta questa meraviglia che ci circonda, un raggio di sole a primavera, l'acqua cristallina del mare d'inverno, il vento che mi aggroviglia i capelli a nido di quaglia... tutto questo non può che essere amore allo stato puro, amore di un Dio, di un Creatore... chiamalo come vuoi.
La bellezza è più di un canone estetico condiviso, è qualcosa che ha milioni di forme, ma che, nella sua forma più pura, può semplicemente e solo commuovere.
Io piango a volte ascoltando un crescendo di una musica di James Horner.
Io piango fissando a lungo il verde dei primi germogli al sole del tramonto, o l'erba di un prato.
Piango quando sento l'odore della pioggia.
Tutto questo è BELLEZZA.
E' bellezza un padre che gioca con suo figlio, un nonno che ride col nipote.
Ma la bellezza è proprio nelle piccole cose, in ciò che l'occhio si concede di ammirare ed è quindi difficile da percepire.
La bellezza è anche uno stato d'animo, una sensibilità.
Bello è ciò che ci smuove qualcosa dentro, ciò che ci emoziona.
Io mi sento bella quando sento le gambe che non tremano, quando vedo la strada dritta davanti a me e anche se vacillo metto un piede avanti all'altro e vado avanti.
Tutto è bellezza.
C'è un passo ne “I Cento Passi di Giordana”, dove Peppino Impastato (Lo Cascio) dice che tutto scende dalla bellezza, che ogni cosa, se derivasse da lì direttamente, non potrebbe che andare nel verso giusto… e penso abbia ragione."

MEL
"L'idea che ho io di bellezza è precisa..
La bellezza è nella felicità...
Se tu sei felice diventi bellissima… il corpo trasmette quello che senti, se sei felice, una luce nuova risplende intorno a te..."

"MIRABELLE" (LETY)
"Prima di tutto: bella domanda.
Una di quelle domande per cui sono stata ad shakerarmi le sinapsi da sempre senza venirne a capo davvero. Ho avuto percezioni diverse della bellezza, o presunta tale, dal passato ad oggi. Quindi recuperando quattro brandelli di logica sono giunta alla conclusione che: sì, la bellezza non può che essere soggettiva, perché cambia da persona in persona e addirittura più volte nella stessa persona. Conserva qualche sprazzo di oggettività, forzatamente causato dai vincoli dettati dai condizionamenti esterni, come la società, l'ambiente ecc, ma si mantiene un campo aperto. La più luminosa delle idee a detta di Platone, il mezzo per raggiungere il fine ultimo dell'Uomo, il completo, il finito, il perfetto?
O semplicemente un impulso umano, una kailos, una "bella cosa" che condiziona le relazioni? L'uomo, orientato verso ciò che gli provoca piacere, ricerca ovunque la bellezza, e la cerca in altri uomini e in se' stesso per l'appagamento che può derivarne (Arist.)
Però vedi, c'è quest'ultimo punto. "cercare ciò che piace e quindi il bello" non "cercare la bellezza di per se'". Perché non esiste o, per lo meno, un po' come per l'infinito, Dio e tutto il resto, non è concepibile dalla mente umana. Non la bellezza nella sua più completa espressione quindi, ma solo un riflesso, uno sprazzo di essa. E solo su di esso si può avere un'idea.
Credo che tutto sia sospeso in uno strano equlibrio, credo che ogni cosa ci oscilli sopra spinta dal suo impulso vitale. E credo che quest'equilibrio si identifichi con il riflesso del bello. Al di là dei canoni, degli stereotipi, delle tette siliconate, delle diete e delle taglie. E' puro e semplice equilibrio mentale e fisico. E' conoscersi a tutto tondo, è sapersi esplorare nel più profondo, è saper sviscerare una sorta di forza interna che illumina dentro e fuori. E' rispetto, sostanzialmente. Rispetto fisico, ergo la conoscenza delle proprie esigenze, dei propri ritmi. E mentale, per esempio avere una giusta percezione delle proprie capacità, saperle dosare senza mai spingersi oltre. Tutte cose che prima mancavano, e che passo passo sto cercando di ricostruire. il rispetto, la dignità, lo stimarsi. Credo che questa luce che si sviscera da dentro poi, come in una sorta di fenomeno di fosforescenza, anche da fuori sia percepibile. Ma di rimando. Come riflesso di una bellezza che già di per se' è riflesso dell'idea di bellezza che l'uomo non raggiunge.
E c'è ancora chi crede che non solo nasca da fuori, ma che sia il fuori!"

martedì 5 maggio 2009

La bellezza secondo me - Take 3

Ecco ancora le vostre idee relativamente alla "bellezza"... Non posso che continuare a ringraziarvi per questa meravigliosa condivisione... Un po' di pazienza e, nel cronologico ordine in cui mi sono arrivate, darò spazio a tutte le vostre parole...

DARKSECRETINSIDE
"IO LA BELLEZZA LA COLGO NELLE COSE PIU' STRANE...
E' QUELLO CHE SENTO, CHE PERCEPISCO DELLE PERSONE CHE MI INDICA SE DEFINIRLA BELLEZZA O MENO.
IL PROFUMO DELLA PELLE E NON QUELLO ARTEFATTO....QUELLO NATURALE.
L'ESPRESSIONE DEGLI OCCHI, GRANDI O PICCOLI....PURCHE' PROFONDI...LE PAROLE,LE MOVENZE, IL SUONO DELLA VOCE, IL COLORE, LA TIMBRICA....
HO CONOSCIUTO UOMINI E DONNE CHE AVEVANO LA VOCE TALMENTE INSOPPORTABILE DA FARMI SCOPPIARE L'EMICRANIA...QUINDI PER ME LI' NON C'ERA BELLEZZA.
IL FASCINO E' BELLEZZA, IL MAGNETISMO CHE SI EMANA....IN QUANTO SIMBOLO CHIARO DI UN QUALCOSA DI MAGICO E PROFONDO CHE STA DENTRO LA PERSONA, NON FUORI.
LA PERSONALITA'.
QUESTA E' LA BELLEZZA.
TUTTI QUELLI CHE MI PASSANO DAVANTI O DIETRO PER STRADA E MI EMANANO QUESTE SENSAZIONI....MI ATTIRANO, COME UNA VOCE CHE MI CHIAMA E M'INVITA AD AMMIRARE LA LORO "BELLEZZA"
LA BELLEZZA E' ANCHE UNA GRAN BELLA TESTA....APERTA, LIBERA...CREATIVA...INTELLIGENTE, INTUITIVA, PERSPICACE, MALIZIOSA...UNA TESTA CHE NON FINISCE MAI DI ANDARE OLTRE...SENZA FONDO ALCUNO....LA BELLEZZA E' L'ANIMA...E PER ME DEVE ANCHE ESSERE UN PO' DANNATA...PER RIFLETTERE LA MIA....
IN TUTTE QUESTE COSE IO TROVO BELLEZZA.....
NON C'E' NULLA DI ESTETICO CHE POSSA CONQUISTARMI SE MANCANO TUTTE (O ALMENO ALCUNE) DI QUESTE COMPONENTI.
ED E' DENTRO CHE BISOGNA LAVORARE PER OTTENERE LA PAROLA MAGICA "BELLEZZA"...
POI, SI POTRA' ANCHE ESSERE MODELLE/I MA A ME FANNO L'EFFETTO DI BAMBOLE/I SENZA ANIMA..."

ALE
"Bellezza è carisma, è infischiarsene degli sguardi della gente.
Bellezza è cultura, è intelligenza, è non prendersi troppo sul serio."

IRE
"Bellezza. Da sempre l'uomo si è confrontato con questo concetto altisonante che ha condizionato la sua vita e che continua a condizionare. E' qualcosa di intrinseco all'uomo che nasce con lui e con lui muta. La ricerca del bello nobilita gli animi, innalza l'arte, ma cos'è? Esiste il bello in sè? Io credo che sia il metodo, che sia il contesto e la chiave di lettura applicata che determinano se una cosa, una persona, rientra nel bello o meno. Credo che non esista un bello in sè se non un bello che sta dentro di noi che ti porti e che non si vede con gli occhi ma può solo essere percepito. E allora se non si vede con gli occhi non si presta ad interpretazioni soggettive mediate dai condizionamenti, non si può includere in dei canoni o concetti prefissati. Non può che essere percepito che con il cuore questo bello che sta dentro. Per cui perchè indaffararci, dannarci nel renderci come gli altri sembra che vorrebbero che fossimo? Noi come ci sentiamo? Come siamo realmente? Cosa c'è dentro di noi? Tutte noi, ogni uomo ha del bello, del bellissimo che resta in potenza e che deve essere amato, coltivato, sviscerato. Avete mai incontrato una persona che vi sembrava bellissima anche se vi rendevate conto che non era alta magari, neppure magra o che?... Eppure aveva qualcosa, qualche starna luce negli occhi magari... ecco io credo che sia questa la bellezza. Un essere umano che sa fare tesoro di ciò che ha, che non ha paura di dire al mondo che ha difetti, che è diverso da come sembra che dovrebbe essere, ma è sè. E' difficile accettarsi, è difficile credere nelle proprie capacità... eppure è la via per stare davvero sereni e in pace. La bellezza fisica è solo superficiale, è un biglietto da visita di plastica che dura il tempo di un attimo e sfiorisce lasciandoti sola con te stessa... è allora che la bellezza vera emerge imperiosa..."

JESSICA
"La bellezza è perfezione, e quest'ultima è caratterizzata dall'imperfezione... almeno per me =D "

DUCCIA

"La bellezza sta nei sorrisi… Di quelli veri, che raggiungono gli occhi e ti illuminano il viso, non quei tipi di sorrisi di plastica che ci stampiamo troppo spesso sulle labbra… Per convenienza, per apparenza… Mai per felicità…
Non so dove stia la loro bellezza in realtà… Forse in ciò che li fa nascere e vivere in noi …Forse perché sono così rari… Forse perché arrivano sempre all’improvviso e ti stupiscono… Forse per
quello che significano…
La bellezza sta nei sorrisi…Quindi sorridi, sorridi… Sorridi…"