Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

domenica 7 febbraio 2010

Definizioni...

Che cos’è l’anoressia?

Il DSM-IV la definisce come una perdita dell’appetito e un incapacità di alimentarsi, con tanto di criteri clinici correlati per la diagnosi.

Ma chi ha vissuto (e sta vivendo) sulla propria belle l’anoressia, sa che questa è ben altro e va molto oltre la sua definizione tecnica.

L’anoressia è dolore.
L’anoressia è solitudine.
L’anoressia è delirio d’onnipotenza che si trasforma in impotenza.
L’anoressia è ossessione.
L’anoressia è sfida.
L’anoressia è vuoto.
L’anoressia è morte. In tutti i sensi.

Ma noi possiamo scegliere di percorrere la strada del ricovero, ed è quello che dobbiamo fare. Tener duro anche quando ci sentiamo perse. L’anoressia è una notte scura, una strada senza uscita. La scelta del ricovero è l’alba di un nuovo giorno, una strada lunga, ripida ed accidentata, che porta alla sommità di una montagna dalla quale potremmo ammirare uno splendido panorama.

Percorrere la strada del ricovero è la cosa più difficile che ci ritroveremo mai a dover fare in tutta la nostra vita, e ci saranno tanti momenti in cui ci verrà voglia di arrenderci perché sembra molto più semplice ricominciare a restringere l’alimentazione, molto più estemporaneamente gratificante. Ma, alla lunga, non l’ho è. Perché l’esaltazione della restrizione non vale l’inferno che ci predispone ineluttabilmente davanti.

Nella vita, quella vera, intendo, quella oltre l’anoressia, c’è molto più di quel che immaginiamo. Dobbiamo solo aprire gli occhi ed iniziare a cercare di vederlo.
L’anoressia ha cercato di strappare alla nostra vita tutto quello che aveva un significato, tutto quello che era importante: famiglia, amicizia, hobby, sport, studio, lavoro… tutto quello che rendeva la nostra vita degna di essere vissuta. Abbiamo lasciato che questo demone ci controllasse perchè eravamo troppo spaventate da come avrebbe potuto essere la nostra vita senza di lei. Perciò ci siamo auto-ingannate dicendoci che senza l’anoressia non avremmo avuto alcuna possibilità, senza renderci conto che era l’anoressia stessa a toglierci ogni qualsiasi opportunità. E le abbiamo creduto, abbiamo creduto a tutte le sue bugie. Le abbiamo creduto quando ci ha detto che dovevamo andare ancora avanti in questa strada distruttiva, perché sarebbe andato tutto bene, e non abbiamo saputo vedere la nostra vera bellezza, quella interiore. L’anoressia non potrà mai darci quello che promette, con lei possiamo solo distruggerci cercando di raggiungere l’impossibile. Ma voi, ragazze, TUTTE VOI siete bellissime, meravigliose, speciali, uniche, e molto, MOLTO più di quel che l’anoressia vi ha fatte diventare.

Nella mia vita non ho mai fatto niente di più difficile che cercare di continuare a precorrere giorno dopo giorno la strada del ricovero. Talvolta inciampo, barcollo, cado, ma cerco sempre di rialzarmi quanto più rapidamente possibile. Ricordatevi sempre che non è importante quante ricadute avrete, ma quante volte sarete capaci di rialzarvi. Le ricadute sono parte naturale del percorso di ricovero, ci ricordano dov’eravamo prima e dove non vogliamo tornare di nuovo. Quando restringevamo l’alimentazione non eravamo noi stesse, non stavamo dando il meglio di noi. Certo, magari andavamo a scuola o a lavoro, facevamo sport, ma eravamo funzionanti solo in parte, perché la nostra mente era per lo più dominata da pensieri anoressici. Ma noi siamo molto più e molto meglio dell’anoressia, perciò non dobbiamo più essere schiave di un mostro che c’inchioda a pensieri relativi a corpo/peso/cibo. Noi non dobbiamo più credere alle bugie dell’anoressia, siamo ben più intelligenti.

Probabilmente dovremmo lottare con l’anoressia per il resto della nostra vita, ma fintanto che non molliamo, saremo noi a mettere l’anoressia in catene.

Non mollate mai, anche quando tutto vi sembra perso. Vi prometto che la strada del ricovero vale tutte le sue avversità. Da qui in poi le cose non potranno che andare meglio.

giovedì 4 febbraio 2010

Ricovero & Autostima - Rimediare agli errori

Penso che migliorare la propria autostima sia una parte importante del processo di ricovero da un DCA. Questo perchè noi ragazze con un passato-presente di DCA tendiamo molto spesso a svalutarci, nonché a rimproverare noi stesse per gli errori che abbiamo commesso in passato. E così finiamo in balia del DCA che tenta di farci pagare, espiare tutti gli errori che abbiamo commesso.

Bene, ragazze, è giunto il momento di puntualizzare 6 cose fondamentali riguardo gli errori:

1 – Gli errori sono maestri di vita. Se si “fallisce” in qualcosa, e si continua ad auto-accusarci per l’errore commesso, senza riuscire a fare nient’altro, non stiamo imparando la lezione che l’errore cercava d’insegnarci.

2 – Gli errori possono essere segnali. Per esempio, se avete un piccolo incidente in auto, un qualcosa come il prendere una curva troppo stretta all’angolo di una casa, rompendo così uno specchietto, quest’errore dovrebbe servirvi NON per deprimervi dicendovi che non siete capaci neanche a guidare ma, viceversa, per mettervi in allerta la prossima volta che tornerete a guidare.

3 – Gli errori sono parte dell’essere spontanee… e quindi, in definitiva, vive. Se si ha troppa paura di “fallire” e di fare errori, e si cerca di controllare assolutamente tutto ciò che ci circonda affinché ciò non accada, perderemo tutta la nostra spontaneità ed innalzeremo un muro tra noi e le persone che ci stanno intorno, impedendoci sempre e comunque di essere semplicemente noi stesse, e quindi apprezzate ed amate unicamente per quello che siamo.

4 – Ogni qualsiasi essere vivente ha una certa “ratio” di errori. Sicuramente, ogni 10 decisioni che si prendono, 3 saranno completamente sbagliate, e su 2 rimarrà sempre un certo margine di dubbio. È assolutamente normale, e non fa di noi delle persone sbagliate.

5 – In un mondo ideale, gli errori commessi non avrebbero alcuna relazione con la nostra autostima. Tutti commettono errori. Fare un errore non significa affatto essere “deboli” o “patetiche” o “stupide”… significa essere semplicemente umane. Gli errori ci forniscono informazioni su ciò che va e ciò che non va. Non hanno niente a che vedere con quanto noi valiamo, con quanto siamo intelligenti, con quanto siamo forti. Sono unicamente parte di un processo.

6 – Spesso, quando facciamo qualcosa di cui successivamente ci rimproveriamo, in realtà stiamo solo cercando di fare qualcosa per soddisfare i nostri bisogni nell’unico modo che in quel momento ci sembra possibile. E quello che si fa per amore di noi stesse, è al di là di ogni giudizio di valore… figuriamoci d’errore!

Ragazze, non è facile guardarsi indietro ed amarsi per tutte le cose fatte, e non arrabbiarci per tutte le cose mai dette… Perciò, l’unica cosa che dovremmo provare a fare, semplicemente, è perdonarci. Anche perché, a errore fatto, non si può tornare indietro nel tempo e cambiare le cose, quindi tanto vale cercare il modo di vedere quest’errore in chiave positiva, riuscendo a trarne il meglio, no?!! Farsi venire i sensi di colpa non aiuta. Aiuta invece cercare di capire cosa e dove si è sbagliato, in maniera tale da non ricommettere lo stesso errore in futuro.

Sì, dobbiamo imparare a perdonarci.
Imparare dagli errori e poi lasciarli andare.
E andare avanti.

lunedì 1 febbraio 2010

Il cuore del problema

Perché il corpo che abbiamo non può essere giusto? Perché sentiamo che il nostro corpo non è giusto?

Si potrebbe rispondere:
Perché è troppo grasso.
O
Perché è troppo brutto.

Si potrebbe rispondere:
Perché è troppo basso.
O
Perché è troppo sproporzionato.

Si potrebbe rispondere:
Perché è troppo flaccido.
O
Perché è troppo scarno.

Ma quello che in realtà s’intende veramente è:
Perché è il MIO corpo.

È questo il vero problema, no? Pensateci anche solo per un minuto. La vera ragione per cui odiamo il nostro corpo non è perché esso è troppo quello o troppo quell’altro, o non abbastanza così o non abbastanza cosà. Perché, DCAmoci la verità: se quelle stesse caratteristiche che diciamo di odiare del nostro corpo, le vedessimo su qualcun’altra, non saremo altrettanto severe e critiche nei suoi confronti.

Odiamo il nostro corpo semplicemente perché è il nostro. Semplicemente perché siamo NOI. È questo il cuore del problema. Quel che dovremmo imparare a fare, perciò, è guardarci veramente dentro e provare a canalizzare l’odio verso il nostro corpo in qualcosa di positivo. In fin dei conti, l’esperienza dell’anoressia insegna che non è cambiando quello che non ci piace esteriormente del nostro corpo che si risolve il problema. Perché se davvero il problema fosse quello del peso, persi un tot di chili smetteremmo di restringere. E invece andiamo avanti fino all’estremo. Perché non è il nostro corpo, in realtà, che non va, che non ci piace. È qualcosa che abbiamo dentro che non va, che non ci piace. Ed è qui che bisogna lavorare: sull’interiorità.

Chiedetevelo. Rispondetevi.

Perché il mio corpo non può essere giusto?
Perché sento che il mio corpo non è giusto?
Qual è il problema interiore che scarico sul corpo non vedendolo giusto?
Questo corpo che è MIO.

Perciò, cosa possiamo fare per cambiare le cose?

venerdì 29 gennaio 2010

Una e-mail per Ilaria

Questa è una vera e-mail – per una ragazza che lascia spesso i suoi commenti su questo blog: Ilaria.
Ma potrebbe essere anche una e-mail per ognuna di voi, se cambiassi qualche piccolo dettaglio.
Ilaria sta combattendo contro il suo demone. E io sto combattendo per trovare le parole giuste per afferrare le sue mani e tirarla con me sulla strada della luce.

Carissima Ilaria,

senti che ci stai ricadendo. Che non stai bene con te stessa. Che sei confusa. Questo traspare chiaramente dalle tue parole. Ma la tua luce non si è spenta, perchè continuo ad avvertirne il riverbero. Sono preoccupata per te? Sì. Ti voglio bene, non potrei non esserlo. Ho fiducia nelle tue capacità di rialzarti? Sì. Sempre. Perchè? Perchè so che ce la puoi fare. So che puoi farcela perchè l’hai già fatto. Se non lo pensassi, non starei ancora qui a cercare di afferrare la tua mano.
So che sei molto più forte di quel che credi. E so che sei MOLTO più forte dell’anoressia. So che sei una guerriera della luce. Accipicchia, penso che chiunque ti conosca lo sappia! Te ne stai forse dimenticando?

Non posso lasciartelo dimenticare. Non posso lasciarti mandare a puttane tutti i progressi che hai fatto negli ultimi mesi. Tu meriti il meglio, e percorrere la strada del ricovero è l’unico “meglio” che esiste. Credimi. Per favore, credimi. So che c’è una parte di te che vorrebbe semplicemente arrendersi all’anoressia e lasciarla avere la meglio perchè non combattere è più facile, costa meno impegno assecondare l’ossessione che respingerla. Ma tu non sei una che molla. L’anoressia potrà pure urlarti “Devi tornare a perdere peso!” e sputare numeri su numeri nella bilancia mentale che opera anche quando tenti di costruire qualcosa di diverso, ma è tutto un bluff. Se l’anoressia urla, è perché è debole. Cercare di sovrastare la voce dell’avversario è la risorsa dei perdenti.

So che tu puoi rialzarti ancora una volta – in parte da sola, in parte grazie all’aiuto delle persone che ti stanno vicine, in parte grazie all’aiuto di specialisti. Il punto è che tu puoi avere la meglio contro l’anoressia, non arrendendoti alle sue lusinghe, ma con la tua determinazione, la tua vera bellezza (la tua bellezza interiore, il tuo sorriso e, sì – un corpo che è delizioso, che tu te ne renda conto o meno), la tua intelligenza, la tua passione, la tua creatività, la tua capacità d’ironizzare e di ragionare sulle cose, di vederle per come sono realmente senza raccontarti bugie.

Tu hai veramente una grande capacità di vedere e cose per come sono realmente senza raccontarti bugie.

E, indovina un po’?! E’ una delle prime cose che l’anoressia ti potrerà via. Lo so che una parte di te pensa che le cose potrebbero pure andare meglio se tu continuassi a rimanere nell’anoressia lasciando che le ossessioni e la sua visione distorta abbiano la meglio… ma è un errore. E’ una delle tante bugie che l’anoressia racconta. E io non voglio che tu ci creda. Non di nuovo.

Sembra sempre che per quanti sforzi si faccia, si cammini in tondo e quindi si finisca sempre e comunque per tornare al punto di partenza. Lo so. Lo so che la strada del ricovero sembra così dura, così difficile, così invasiva, così opprimente, così impossibile. E so che c’è una vocina dentro di te che sta gridando: “Ma non è quello che voglio! Io voglio dimagrire di nuovo! Io voglio stare male perché così la gente mi presterà di nuovo attenzione!”. Ma ogni volta che crederai in ciò che dice questa vocina, perderai una parte di te. E non intendo i chili.

Non voglio che ti arrendi.

Vorrei che tu fossi qui accanto a me, adesso. Vorrei che tu venissi in palestra con me per fare karate insieme, e darci una mano a combattere contro un’avversaria comune. Vorrei farti capire quanto profondamente ti voglio bene. E vorrei anche accogliere il tuo sfogo e la tua rabbia e le tue lacrime e il tuo sclero. Ogni volta. Ogni volta che non darai ascolto a quella vocina.

E, un’ultima cosa: L’anoressia è una gran rottura di coglioni.
Lo so che è una gran rottura di coglioni. E lo so che è un inferno della peggio specie: un inferno senza morte. Ma io sono qui per te. E il momento giusto per rialzarti ed andare avanti è ADESSO.

Puoi farlo.
Puoi farcela.

No, puoi farcela.

No, PUOI FARCELA.

No, PUOI FARCELA!!!!!!

Okay?!

Ti voglio bene. Tanto tanto.

Tutto il mio amore,
Veggie

Ragazze, potreste dire anche voi qualcosa ad Ilaria? Il vostro supporto è sempre così tanto efficace…

martedì 26 gennaio 2010

Supporto: dare e ricevere

Supporto. È così importante, nel momento in cui ci troviamo tutte a percorrere questa strada…
Cerchiamo di non dimenticarci mai della grande importanza del supporto. Non dimentichiamo la forza che deriva dal combattere insieme. Ma, soprattutto, non dimentichiamo che possiamo sostenerci a vicenda, che possiamo essere qui l’una per l’altra, mentre percorriamo questa strada – la strada del ricovero. Combattere insieme può fare un’enorme differenza.

Credetemi, sulla base della mia esperienza posso dire che il supporto delle persone che hanno passato e stanno passando l’anoressia, è estremamente importante.
E questo supporto esiste. È qui. Basta che allunghiate la mano, e io l’afferrerò.
Non smettete mai di combattere. Non siete sole.
Il cuore dell’anoressia è il silenzio. Cerchiamo quindi di rompere insieme questo silenzio.

E non dimenticate che un piccolo rinforzo positivo può aiutare ad andare molto avanti su questa difficile strada. Perciò, non abbiate mai paura a condividere quello che sentite dentro. Ciascuna delle altre può trarre dalle vostre parole qualcosa di molto importante. E la condivisione potrà aiutare anche noi stesse a stare meglio.

Con questo blog, io cerco di dare il mio supporto, per quello che mi è possibile. Vorrei che questo supporto si espandesse come una rete in grado di acchiappare tutte coloro che stanno cadendo.
E cercare di farvi vedere quello che c’è oltre all’anoressia. Perché la bellezza non è quella che si vede, è quella che si sente. E perciò tutto voi siete bellissime semplicemente perché siete voi stesse, e in quanto tali uniche e speciali. Non mollate mai. Cercate sempre di raggiungere i vostri obiettivi. Lavorate ai vostri sogni. Voi potete afferrarli. E se cadete, rialzatevi. Rialzatevi sempre, e il più in fretta possibile, perché più si giace a terra, più diventa poi difficile rialzarsi. Siete meravigliose esattamente per quello che siete… non lo dimenticate.
Leggete e rileggete queste parole, e ripetetevele senza paura. Man mano che ve le ripeterete, le interiorizzerete sempre di più, e vi renderete conto della loro veridicità. E la negatività si allontanerà a poco a poco. Perciò gridate forte queste parole e siatene orgogliose. E ricordate… ogni parte di voi è come un pezzo di un puzzle. Quando tutti i pezzi del puzzle si uniscono… non c’è più un puzzle, ma solo una stupenda figura. Perché tutto è completo, e tutto è al posto giusto.
Perciò, lasciate che ve lo ripeta: siete bellissime. Bellissime dentro. Dovete solo trovare il coraggio di mostrare al mondo la vostra bellezza interiore.

E ricordate che se un domani avrete bisogno di supporto, io sarò sempre qui, sempre qui per voi. Pronta a darvi una mano in qualsiasi momento decidiate di tendermi la vostra. Perché basta un sorriso per farne nascere un altro, che ne fa nascere un altro ancora… e così via, a lungo dopo che voi sarete parte di questa catena. È questa la bellezza del supporto reciproco. Della condivisione. Del ricovero.
Siamo tutte risorse, l’una per l’altra. E la strada del ricovero possiamo percorrerla INSIEME.

Ed è vero… il passato è alle spalle. Il passato è andato, amiche mie. Perciò, non continuate a rimanere voltate indietro. Guardate dritto davanti a voi. Guardate avanti. Guardate verso una vita che vale veramente la pena di essere vissuta. Che è qui. Vi sta aspettando. Siete pronte per esserne parte?

sabato 23 gennaio 2010

Le bugie che l'anoressia ci racconta

Se avete vissuto e state vivendo l’esperienza di un DCA, credo sappiate perfettamente cosa significa dover quotidianamente convivere con la vocina dell’anoressia che parla dentro la nostra testa. Parla, parla e parla, riempie tutti i nostri pensieri, dice un sacco di cose… ma quante di queste sono corrette?

In un percorso di ricovero, perciò, bisogna innanzitutto imparare a tracciare un distinguo tra quelle che sono le bugie che l’anoressia ci racconta, e quella che invece è la realtà. Perciò, cerchiamo adesso di tracciare insieme questa linea di confine.

Bugia – L’anoressia è un vantaggio perché ci fa sentire forti, sicure, in controllo, soddisfatte, protette, speciali.
Verità – L’anoressia non dà potere, se non in maniera essenzialmente effimera. Alla lunga, somiglia più che altro ad una sorta di schiavitù. Alla fine, i nostri pensieri si focalizzano unicamente su peso/forme/cibo, e non resta spazio per nient’altro. Davvero questo è un vantaggio?

Bugia – Perdere peso ci farà sentire meglio con noi stesse. Le cose andranno meglio se si riesce a dimagrire ancora un po’. Se siamo in grado di controllare il nostro peso, allora siamo in grado di controllare ogni aspetto della nostra vita.
Verità – La restrizione non risolve i problemi, ma diventa IL PROBLEMA. Tutti i problemi di basi, anche se momentaneamente celati, dato che non affrontati direttamente, rimangono comunque, e a questi si aggiungono anche quelli portati dall’anoressia. L’anoressia non ci farà mai sentire veramente bene con noi stesse. Quando raggiungeremo il nostro “peso ideale”, ci sarà comunque qualcosa che non andrà. Perché questa è la vita, e nella vita non si può controllare tutto.

Bugia – Se la nostra magrezza diventa eccessiva, allora gli altri si accorgeranno di quanto stiamo male, e si prenderanno cura di noi.
Verità – La gente che non ha vissuto l’anoressia in prima persona non capisce, quindi ragiona per stereotipi e interpreta la perdita di peso come un melodrammatico tentativo patetico per attirare l’attenzione.

Bugia – Restringere, riuscire a fare per tanto tempo qualcosa che la maggior parte delle persone non è in grado di fare, dimostra che siamo diverse, che siamo migliori. Abbiamo stabilito le nostre regole e le rispettiamo, e nessuno potrà fermarci. Abbiamo il controllo assoluto.
Verità – Non siamo noi che siamo controllando, ma è l’anoressia che controlla noi. Perché non siamo più noi stesse. Non siamo altro che le menzogne che raccontiamo agli altri e che, soprattutto, ci raccontiamo.

Bugia – Essere magre, indossare un taglia inferiore, sono simboli di vera forza e autocontrollo, che porteranno le persone ad ammirarci, a guardarci con rispetto, a trattarci con riguardo.
Verità – Le persone rimangono piuttosto sconvolte dal nostro aspetto fisico, e se ci guardano da lontano è solo perché non sanno come comportarsi con noi, né cosa dire.

Bugia – Guadagnare peso è una cosa terribile, perché è impossibile sopportare l’ansia conseguente all’aumento di peso.
Verità – Ma se abbiamo affrontato un sacco di difficoltà nella nostra vita, superandole! Ovvio che riusciremo a sopportare anche l’aumento di peso… Se non ci focalizziamo su di esso e lo riprendiamo gradualmente, staremo semplicemente meglio.

Percorrere la strada del ricovero è come andare sulle montagne russe. Ma ci sono alcune cose che dovete sapere, perché sono la verità:

- Non potete vivere tutta la vostra vita portando avanti la restrizione, anche se l’anoressia vi dà la sensazione che questo sia possibile. Poiché questo poterà o a morire, o a mettere in atto condotte compensatorie.
- La denutrizione alimenta pensieri ossessivi e porta all’isolamento.
- Non è mai troppo tardi per scegliere la strada del ricovero e riappropriarsi della vita. Anche se ci saranno ricadute, anche se sarà difficile rimettersi in piedi, questa strada è l’unica che possiamo percorrere.
- Man mano che andate avanti sulla strada del ricovero, le cose diventeranno più facili.
- Anche nei momenti peggiori, c’è sempre una via d’uscita che non sia l’anoressia: COMBATTERE.
- Più si crede di stare male, e più si sta male. Piangersi addosso è una delle peggiori cose che si possano fare, una di quelle che tira più in basso. Cerchiamo di vedere sempre gli aspetti positivi di una situazione, per quanto piccoli possano essere, e per quanto questo possa essere difficile.
- Talvolta la strada del ricovero sembra troppo impervia per poterla percorrere… ma voi ce la potete fare! Siete passate attraverso il fuoco dell’anoressia… e il fuoco tempera ciò che non distrugge.
- La vita, quella vera, è molto, MOLTO più dell’anoressia. Abbiamo la forza per cambiare l’intero mondo… abbiamo la forza per cambiare la nostra vita.
- Il ricovero è possibile per TUTTE. Non importa quanto a lungo siate andate a 200 Km/h contromano… fate inversione a U e ripartite.

mercoledì 20 gennaio 2010

A voi la parola / 14

Questo mese, lo spazio di “A voi la parola” è occupato dalla testimonianza di una mamma che ha deciso di condividere, anche nel mio blog, la sua esperienza, nella speranza che possa dare da pensare a qualcuno.

Sono una madre di 51 anni, con tre figli.
Ho vissuto sulla mia pelle le angosce dovute al fatto di ritrovarsi catapultata in una situazione che credevi non ti dovesse mai appartenere. Mia figlia ha sofferto di DCA per un paio di anni, e mi ritengo fortunatissima che la cosa sia stata così veloce, anche per la comparsa sulla scena di una persona, il suo ragazzo, che equilibrando la sua sete di affetto, le ha permesso di riprendere il controllo di se stessa, e del suo pensare. Non per merito mio quindi, ma per forza di carattere sua e di chi la stava intorno, e solo tra questi io.
So che la cosa non è così facile e che la ricaduta è dietro l'angolo, ma ora anche lei è più consapevole della realtà, e di ciò che invece spesso viene distorto dai media e dai presunti esperti ed amici che circondano le future "vittime". E qui veniamo al dunque.
Ho un'altra figlia, tredicenne. Iperattiva, estroversa, fisico del tutto normale. Fa molto sport: ha il patentino di primo livello di equitazione e ha fatto quattro anni di nuoto arrivando a praticare perfettamente tutti e quattro gli stili. Ora del nuoto si è stancata ed abbiamo provato a contattare una piscina del capoluogo dove si praticano tuffi. Dopo una lezione di prova (per me poco convincente) sono stata avvicinata dall'allenatore che mi ha detto senza mezzi termini che mia figlia " ha la pancia, fa vita troppo sedentaria, mangia troppo". Gli ho esposto i miei dubbi e mi sono sentita rispondere con arroganza che io "posso continuare a vivere nel mio mondo di fantasia". MIA FIGLIA RIPETO HA 13 ANNI, E' ALTA 1,53 E PESA 42 CHILI. Come può avere la pancia? Io mi sono limitata a sperare dentro di me che non fosse uscito con certi termini anche con lei, visto che so quanto siano fragili a questa età, e lo so per le mie esperienze precedenti. Come può aver emesso un simile giudizio non sapendo nulla di lei, dopo una mezzora di osservazione, e con tale sicurezza? Inutile dire che io mia figlia a quel tipo non la affiderei neppure se fosse lui a pagare me per farle da allenatore, ma mi chiedo.... quando si parla di anoressia si finisce sempre a fare riferimento alla moda...alle modelle longilinee.... la verità è che i nostri ragazzi fanno molto sport, io dico per fortuna, ma proprio per questo spesso finiscono in mano ad allenatori o presunti esperti che in nome della prestanza fisica li portano a vivere situazioni che poi si riflettono in maniera negativa sul loro equilibrio psicologico. Sono persone che hanno molta influenza su di loro mentre invece i genitori, soprattutto nell'adolescenza, hanno poca "presa" di fronte a tali esperti.... Chi controlla e verifica la reale capacità di interagire con ragazzi così facilmente influenzabili di simili persone?
V.T.


Cara V.T., ti ringrazio per aver voluto condividere anche in questo spazio le tue parole. Quello che lanci è un monito importante, che spero molte persone abbiano modo di ascoltare e di accogliere. Purtroppo chi non ha vissuto un DCA sulla propria pelle e chi non è mai stato vicino a persone con un DCA, non è consapevole dell’eco enorme che anche una piccola osservazione può riverberare.

Fondamentale è tentare di distaccarsi dalle osservazioni altrui, cercando di capire quello che è veramente giusto per noi stesse, perché in fin dei conti è la nostra opinione di noi stesse quella che conta di più, la cosa più importante.

Ti sono veramente grata per questo spunto di riflessione, perché credo che anche a me possa essere molto utile, nel momento in cui mi ritroverò di fronte a ragazze che mi potrà venir spontaneo di commentare… perciò, grazie per il tuo monito che aiuta a mantenere sempre la giusta prospettiva.

domenica 17 gennaio 2010

Memories of a special day...



Perché ho guardato nei tuoi occhi, e c’era lo stesso riflesso presente nei miei.

Carissima Fighter, la prima cosa che vorrei dirti, che vorrei gridare se potessi, è che sono qui. Che ci sono. Che sono pronta per ogni tuo sfogo. Che sono felice che ieri, in una giornata dove ti sei guardata dall’interno e poi dall’esterno, dove ti sei cercata e respinta, dove hai cercato un filo e l’hai trovato di acciaio e forse ti ha stretto il collo, hai voluto condividerlo con me. Mi hai mostrato un pezzo del tuo dolore, un pezzo tutto tuo che forse hai sempre reputato incondivisibile. Mi è arrivato tutto. E ti ringrazio, ti ringrazio perché so quanto sia vergognoso farlo, quanto ci si possa sentire stupide. Sono contenta che ti sia sentita libera di parlare con me. Non potrei mai reputarti stupida per ciò che mi hai detto. Non mi fai paura. Mi fanno paura tutti quelli che affermano di non avere mai paura, tristezza, rabbia, noia. Mi fanno paura perché non riconoscono di essere umani.

Mente parlavamo, ieri pomeriggio, mi hai detto che razionalmente capisci le cose ma poi non riesci ad applicarle, e ti chiedi dov’è che sbagli. Io non ho una risposta, però quello che vedo in me come l’errore più clamoroso è stato il sentirmi perennemente sbagliata. L’errore più grosso.

Cerchi di definirti, di capire chi sei e cosa vuoi dal futuro. Però credimi, Fighter, nessuna etichetta ti basterà. Anoressica, bulimica, borderline, depressa, autolesionista, essere umano, maggiorenne, donna, bambina, figlia, compagna, controllata, malata, disperata, morta, viva… non ti basterà. Non ti basterà perché ogni giorno si saltella tra le mille etichette che ci diamo, perché ogni giorno ci mettiamo sulla fronte Post-It diversi sui quali scriviamo una parola che chi ci guarda non sa leggere, che noi stesse non riusciamo a leggere, che la pioggia cancella, che il vento lascia volare via. E allora ce ne marchiamo a fuoco un’altra, ma anche quella si cicatrizza, viene coperta dai capelli, occhi distratti se ne dimenticano… per qualche istante ce ne dimentichiamo. Non ci basterà definirci perché il nostro muoverci non ce lo permette. Ma questa è una ricchezza. È una ricchezza che rischia di farci sembrare povere, derelitte: è la ricchezza di sapere di non sapere, di avere chiaro quanto sia ciò che ci manchi. Però dovresti faticosamente tentare di gettare uno sguardo su quello che hai, perché non esiste il niente. Dimmi dolore, dimmi senso di vuoto, dimmi rabbia, disperazione, dimmi voglia di morire, dimmi voglia di cambiare, dimmi incapacità di rispondere attivamente a questa voglia, ma non dirmi niente. Mi prendi in giro. Ti prendi in giro. Non rispetti il dolore che hai dentro. Almeno quello consideralo. Perché anche se ci fosse solo lui come mi è sembrato tante volte, non è neanche paragonabile al niente.

Riconosco la difficoltà nel seguire il “regime alimentare” di cui mi hai parlato, soprattutto nei primi momenti. Però credo che sia importante. È importante perché se tramite questo “regime alimentare” riusciamo a metterci d’accordo con il DCA in qualche modo vuol dire che ci interagiamo e che non lasciamo che ci divori interamente. Non ci saremmo potute abbracciare ieri. Io avrei perso tanto se non avessi vissuto ieri pomeriggio.

Anni ed anni spesi in compagnia di un DCA sono tanti. Sembrano una vita intera. Forse lo sono. Dunque, l’equazione che viene in mente immediatamente è: “è stato così sempre = sarà così sempre”. Non è detto che non sia vero. Quello che è vero è che non possiamo pretendere che la vita segua un linguaggio matematico. Essa segue un linguaggio che non conosciamo, o che conosciamo solo in parte. Ma lei segue una logica imprevedibile, improvvisata certe volte. Con questo, quell’equazione maledetta ogni tanto mi salta in mente e sento che mi schiaccia. Ma è un’equazione mia. La vita può fregarsene. Se poi non se ne frega, forse sono io a suggerirgliela.
Eppure, nonostante i quintali di buio che sembrano permeare una vita in compagnia dell’anoressia, ieri pomeriggio ho visto da una fessurina uno spiraglio di luce. Un’opportunità. Perché, volendo, ogni giorno lo è. Se solo avessimo la forza di coglierla. Se non ci fosse tutta questa presunzione, questa convinzione, questa ostinazione, questa paura.

In ogni caso, Fighter, per qualsiasi cosa, io ci sono. Ci sono. Mi sembra strano dirlo, ma ci sono. Voglio rivederti ancora, riabbracciarti ancora, ascoltare le tue parole. Perchè c’è una vita intera dentro. C’è dolore, ci sono tanti scuotimenti del capo. Ma non è affatto vero che non c’è niente. Ogni tua parola, ieri, per me è stata un regalo immenso. Magari non riesco neanche a farti capire quanto lo sia stata.

Vorrei solo dirti che ti penso. Che sei in ogni passo che faccio. Costantemente nei miei pensieri. Ti penso, ti intrecci con me e con tutto quello che ho (dalla speranza alla fatica al dolore).

Perché ho guardato nei tuoi occhi, e c’era la stessa luce presente nei miei.

giovedì 14 gennaio 2010

Restituiamo il morso

Dei DCA si sente dire di tutto e di più, dai manuali psichiatrici che cercano di definirli, ai blog "pro-ana/mia" che addirittura in un certo qual modo li esaltano. Bè, certo se state combattendo contro un DCA, concorderete con me che, passata la fase “luna di miele” iniziale, poi non c’è proprio nulla di esaltante... Comunque, se vogliamo cercare di spezzare la catena, se vogliamo cercare di rompere questo circolo vizioso, se vogliamo provare ad introdurre un cambiamento, almeno una volta nella nostra vita, bisogna cercare di imparare ad accettarsi per quello che siamo. Che è una delle cose più difficili che dovremmo mai fare in tutta la nostra vita.

La strada del ricovero è una strada in salita. Non è facile. Non è divertente. Ma è l’unica cosa che ci resta da fare, se non vogliamo che l’anoressia abbia la meglio su di noi.

In realtà, staccarsi dall’anoressia è così difficile anche perché, più passa il tempo, più questa ci definisce. E nel momento in cui ci troviamo a doverci togliere quell’etichetta, non sappiamo più come considerare noi stesse. E questo fa paura.
Ma noi non siamo l’anoressia. Noi non siamo un’etichetta. Noi siamo molto di più. La strada del ricovero ci è sempre aperta davanti, e sta solo a noi decidere d’iniziare e di continuare a percorrerla. E qui possiamo darci una mano a vicenda. Cerchiamo di aiutarci tutte insieme, tenendoci per mano mentre si percorre questa strada così impervia. Perché noi possiamo farcela, tutte quante, e siamo più forti se combattiamo insieme.

L’anoressia per tanto tempo ci ha mangiate, ci ha divorate, in ogni senso della parola, paradossalmente eppure ineluttabilmente. Ma adesso è arrivato il momento di restituire il morso. Restituiamo il morso, ragazze!

Per l’anoressia è finita. Per noi, il ricovero: una vita.

lunedì 11 gennaio 2010

Punti di forza

Quali sono i vostri punti di forza?

Nel momento in cui siamo in balia dell’anoressia, questa ci convince a poco a poco che, in realtà, noi non valiamo niente, non siamo capaci di fare niente, eccetto che di restringere l'alimentazione. Parte del nostro percorso di ricovero, perciò, credo dovrebbe essere incentrata sulla ricerca dei nostri talenti e dei nostri punti di forza. TUTTI hanno punti di forza. Assolutamente TUTTI. Sì, anche VOI.

Okay, adesso abbandonate per un attimo il computer, e andate a prendere carta e penna. Perché adesso farò una lista di quelli che potrebbero essere dei punti di forza. Per ogni punto di forza che sentite di avere, scrivetevi il numero corrispondente.

1 – Curiosità, interesse nei confronti del mondo circostante. Sei aperta alle nuove esperienze e hai un approccio flessibile verso la maggior parte delle cose. Guardi il mondo che ti circonda ad occhi aperti, e sei pronta a cercare di capire il perché di ogni cosa.

2 – Amore per il sapere. Ti piace conoscere nuove cose ed utilizzare le tue conoscenze per poter aiutare gli altri.

3 – Pensiero critico, apertura mentale. Ti piace riflettere sulle cose ed esaminarle sotto ogni possibile angolazione. Non balzi rapidamente alle conclusioni, ma soppesi ogni eventualità prima di dire come la pensi.

4 – Originalità. Sei in grado di trovare nuovi modi d’approccio verso quello che ti si presenta di fronte, verso i problemi e verso gli obiettivi che vuoi raggiungere. Non scegli sempre la via più semplice – cerchi di inventarne una nuova su misura per te.

5 – Intelligenza sociale ed emozionale. Sei capaci di leggerti dentro con onestà, ed avete una buona empatia nei confronti degli altri. Sai cosa fare con te stessa quando ti senti in difficoltà. Sei in grado di comprendere gli stati d’animo altrui, e rispondi in maniera adeguata alle loro necessità.

6 – Prospettiva. La forza è una forma di saggezza. Gli altri ti cercano per dargli una mano a risolvere i loro problemi in modo che possano guadagnarne in prospettiva. Hai un modo di guardare alla vita che aiuta te stessa e gli altri.

7 – Coraggio. Sei sempre pronta a combattere e ad affrontare le difficoltà. Hai il coraggio di superare la paura e dare slancio morale a tutti anche nei momenti più duri.

8 – Perseveranza, diligenza. Non lasci mai niente a metà, finisci sempre quello che inizi. Sei pronta a lavorare su progetti anche difficili, e li porti sempre a termine. Fai sempre quello che dici, e talvolta anche di più.

9 – Sincerità, onestà. Non hai peli sulla lingua, dici quello che pensi, ed in maniera estremamente genuina, come genuino è il tuo modo di guardare alla vita.

10 – Gentilezza, generosità. Sei gentile e generosa con gli altri, mai troppo impegnata da negargli un favore. Sei felice quando senti che puoi fare qualcosa per gli altri. Molto spesso le tue azioni sono proprio guidate dal desiderio di ottenere il meglio per le persone cui vuoi bene.

11 – Amare, essere amata. Dai molta importanza ai rapporti con le persone cui sei affezionata. Oltre che il semplice amare e prenderti cura degli altri, gli altri ti vogliono bene e così anche tu ti dai il permesso di amare te stessa.

12 – Lealtà, lavoro di squadra. Sei abile nel lavoro di gruppo. Sei leale ai tuoi amici, e contribuisci sempre facendo del tuo meglio affinché il lavoro di squadra possa avere buon esito.

13 – Imparzialità, equità. Non permetti ai tuoi sentimenti d’influenzare le tue decisioni rispetto alle altre persone. Dai a tutti una possibilità e sai valutare in maniera mirata ed obbiettiva.

14 – Leadership. Sei una buona organizzatrice e riesci a fare in modo che i tuoi piani si realizzino. Sei capace di guidare, motivare, e mantenere unite le persone.

15 – Autocontrollo. Sai regolare i tuoi sentimenti, facendone mostra nelle giuste occasioni. Sapendo quel che è corretto mostrare, sei in grado di mettere in atto questa capacità.

16 – Cautela. Sei una persona cauta. Ci pensi due volte prima di buttarti. In questo modo, raramente fai qualcosa di cui poi ti rimproveri. Cerchi sempre di considerare tutte le opzioni possibili prima di imbarcarti in ogni qualsiasi azione.

17 – Modestia, umiltà. Non senti il bisogno di metterti sotto i riflettori. Sei felice se quello che fai può servire agli altri, ma non desideri attirare l’attenzione.

18 – Apprezzamento della semplicità. Sei una di quelle persone che riesce a vedere il lato positivo in tutto, e a trarre gioia dai piccoli eventi quotidiani.

19 – Gratitudine. Sei consapevole di tutto quello che ti è capitato, e non prendi mai niente come una garanzia. Riesci a ringraziare gli altri e a farti aiutare se senti che ne hai bisogno.

20 – Speranza, ottimismo. Ti aspetti il meglio dal futuro… e lavori duro per ottenerlo. Ti focalizzi sul futuro, e fai di tutto per realizzarlo entro le tue aspettative. Sei consapevole che se ti poni degli obiettivi e ci metti tutta te stessa, li realizzerai.

21 – Propositività. Sei decisa e coerente, e hai delle idee ben precise sul mondo che ti circonda. Conosci la tua posizione, e sai lavorarci per cercare di ottenere ogni giorno qualcosa di migliore.

22 – Capacità di perdonare (e di perdonarti). Anche se subisci un torto, riesci a dare alle persone una seconda possibilità senza meditare vendetta. Se hai sbagliato, riconosci l’errore senza avercela con te stessa e ti dai da fare per non ripeterlo in futuro.

23 – Senso dell’umorismo. Ti piace ridere e far ridere gli altri. Ti piace giocare. Riesci a vedere il lato “soft” della vita. Possiedi la giusta dove d'ironia.

24 – Passione, entusiasmo. Sei energica e appassionata. Hai voglia di vivere ogni giornata che ti si presenta davanti. In tutto quello che fai, ci metti anima e corpo cercando di fare sempre del tuo meglio.

Quali sono i vostri punti di forza?
Valorizzateli!

venerdì 8 gennaio 2010

La storia infinita: il ricovero

Ciao a tutte, sono Veggie, e sto percorrendo la strada del ricovero da DCA. Anoressia restrittiva, per la precisione, connessa a problemi di autolesionismo. Scrivo che sto percorrendo la strada del ricovero, e so che è un qualcosa che scriverò per tutta la mia vita, perché su questa strada non potrò mai dirmi arrivata a meta. Semplicemente perché si può vivere “normalmente”, in salute, venendo a patti con noi stesse, accettandoci per quello che siamo, ciò non significa che siamo totalmente guarite. Perché l’anoressia è un qualcosa che sta certo ben più nella testa che nel corpo.

Se la strada del ricovero fosse una linea, come questa

------------------------V------------------------

ecco, io mi trovo da qualche parte là in mezzo (“V”). Sto combattendo giorno dopo giorno, certo, ma non penso che sia corretto dire che sono guarita. Ci ho pensato su per un po’. Penso sia normale per tutte avere delle piccole ricadute o delle giornatacce in vari punti del nostro percorso di ricovero. Penso anche che sia abbastanza presuntuoso dire “Sì, sono guarita”, perché è un po’ come dire “Sono arrivata fin qui, ho combattuto tutte le battaglie che c’erano da combattere, ho fatto tutto quello che c’era da fare, e ora sto vebe – e nessun errore è permesso”. Quello che dico io, invece, è: “E’ vero, sono arrivata fin qui, ho combattuto un sacco, ho fatto del mio meglio, ma non penso che sia finito tutto qui, come in uno schiocco di dita. Adesso devo continuare a mantenermi su questa strada e in questa direzione per tutto il resto della mia vita”.

Certo, sicuramente sono riuscita a fare qualcosa e, certo, tante battaglie le ho combattute, ma nonostante tutto mi torna sempre in mente l’analogia dell’alcoolista. Se sei un’alcoolista, puoi rimanere sobria per 15 anni, ma sei sempre un’alcoolista. Sei felice e stai bene, ma sei sempre un’alcoolista. Un solo bicchiere può far colare a picco la situazione. Perciò devi lavorare sul tuo percorso di ricovero giorno dopo giorno cercando di evitare a tutti i costi ogni qualsiasi bevanda alcoolica. Magari, col passare del tempo, frenare l’impulso di bere diventa sempre più facile, ma c’è comunque bisogno di farlo. Ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, anno in cui VOI esercitate il controllo anziché lasciare che l’anoressia controlli VOI, state facendo continui progressi. Non c’è un punto d’arrivo. Non è “tutto finito” se state “meglio” per un certo periodo di tempo. Il ricovero non è un evento, è un processo… un processo che continua per tutta la vita. Si vive, s’impara, e si combatte. Giorno dopo giorno.

Camminare sulla strada del ricovero significa riuscire a controllare giorno dopo giorno l’impulso di restringere. Controllare tutti gli impulsi che ci rimandano all’anoressia. Mangiare quello che si deve mangiare, anche se questo non ci rende felici e non ci fa sentire una meraviglia. Certi pensieri rimarranno per sempre nella nostra mente, lasciando graffi e cicatrici indelebili: la nostra forza dovrà consistere allora nel confinarli lì, senza permettere più che prendano il sopravvento nei nostri atteggiamenti esteriori.

Detto questo – è ovvio che io non possa considerarmi guarita. Sono vulnerabile all’anoressia, come lo ero un anno fa e come lo sarò tra uno, due, dieci anni. Il punto è: io sono una guerriera della luce. Sto combattendo per vivere la MIA vita, e non quella che l’anoressia aveva scelto per me. Sono là, da qualche parte, in mezzo alla strada del ricovero. Ma non sono arrivata. Non arriverò mai alla fine. Questo per me è comunque positivo, perchè significa che avrò sempre qualcosa da imparare. E avrò sempre un obiettivo per cui combattere. Un persona che si definisce “guarita”, secondo me, ammette implicitamente di non avere più nulla da apprendere e più niente per cui vale la pena combattere.

Io, invece, ho ancora tanto da imparare, da tutte voi. E ho anche tanto da condividere.

Continuiamo a percorrere questa strada infinita insieme.

martedì 5 gennaio 2010

Il coraggio è il ricovero

Il cuore dell’anoressia è il silenzio.

Tutte quante stiamo gridando in silenzio per cercare di ottenere qualcosa: amore, amicizia, aiuto, autostima, via di fuga o perdono e tante altre cose. Tutto quello che facciamo, è cercare di riempire un vuoto. Anche se utilizziamo parole differenti, non esce mai dalle labbra la voce che esprime i nostri veri bisogni. Perché in fin dei conti ci sembra di non meritare tutto ciò che desideriamo.
Così, utilizziamo il nostro corpo per giocare al gioco “Indovina di che cosa ho bisogno”. E la nostra incapacità di esprimere quello che proviamo, ci fa sentire ancora più incapaci.

Per ogni parola che non siamo riuscite a dire.
Per ogni bugia che abbiamo (ci siamo) raccontato.
Per tutto quello che di male siamo fatte.
Cerchiamo di costruire qualcosa di positivo, adesso.
Continuiamo ad andare avanti sulla strada del ricovero.
Continuiamo a lottare contro l’anoressia.
Chiediamo scusa a noi stesse.
Asciughiamo le nostre lacrime piante e non piante.
Continuiamo a cantare la nostra canzone.

Qual è veramente il nostro carattere? Quello che mostriamo quando nessuno ci sta a guardare.

Non saranno certo tutte rose e fiori, ma dobbiamo continuare a percorrere questa strada. Dobbiamo continuare a vivere. Dobbiamo avere il coraggio di continuare a combattere.
Perché anche se, da una parte, continueremo sempre a sentire la mancanza dell’anoressia, non possiamo rimanere intrappolate nella sua oscurità. E non c’è notte tanto buia da impedir al sole di risorgere il giorno dopo.
Quando sentite di aver perso la bussola, trovate dentro di voi la forza per continuare a combattere. Ammettere di avere paura in momenti come questo, è un atto di grande coraggio.

Il coraggio è fare un scelta. Il coraggio è decidere di fare un cambiamento nella nostra vita.

Continuate a vivere. Continuate a combattere. Siete molto più forti di quel che credete. E non mollate mai. Perché voi MERITATE di avere la meglio sull’anoressia. Lottate. E vi accorgerete che sarete in grado di parlare. Sarete in grado di respirare. Sarete in grado di andare avanti sulla strada del ricovero.

Il ricovero è il coraggio.

sabato 2 gennaio 2010

Beauty in the breakdown

Con questo primo post del nuovo anno, voglio fare un regalo a tutte voi: una canzone.
Seguendo il mio blog avete visto le mie fotografie, i miei disegni, i miei video, ed avete letto le mie parole e i Post-It su cui scrivo sempre frasi positive… ma non avete ancora sentito la mia voce. Quella voce che sto cercando d’imparare ad usare per esprimere quello che ho dentro, anziché utilizzare il mio corpo come ho fatto sinora con l’anoressia.

Nella speranza di potervela far sentire un giorno nella vita reale – potervi conoscere di persona tutte quante sarebbe veramente meraviglioso per me – oggi mi sono registrata mentre strimpello una chitarra e canto la canzone che vorrei dedicare a tutte voi: “Beauty in the breakdown”.

Se vi va di ascoltarmi e di ricevere questo mio regalo, potete scaricarla da qui:
--> Beauty in the breakdown <--
Portate pazienza per le stonature, per i rumori di sottofondo durante i primi secondi di registrazione, in cui mi sistemo per apprestarmi a suonare, e sappiate che comunque in questa canzone ci ho messo tutto il mio amore e tutto l’affetto che provo per ciascuna di voi.

Se volete sentire la molto migliore versione originale, che è un po’ diversa dal mio arrangiamento casalingo, potete scaricarla da qui:
--> Beauty in the breakdown (The Scene Aesthetic) <--

A prescindere dalla mia scadente interpretazione, spero davvero che questa canzone possa arrivarvi al cuore, e dirvi con le sue parole tutto quello che io vorrei riuscire a dirvi quando scrivo ogni mio post, ma che poi non riesco mai a fare. E’ buffo come le parole siano finite, mentre le canzoni siano infinite, pur essendo fatte di parole… Aggiungo qui il testo e la traduzione: leggetela con molta attenzione, perché ogni singola parola è solo ed esclusivamente da me per voi.

BEAUTY IN THE BREAKDOWN
Come on, take a step towards me
So you can figure me out
I've been hoping and praying for a single way
To show you what I'm all about
And I know, and I know this is the only way of pleasing the crowds
But when this is over and done with and we walk away
There should be no doubts.
So let's get a little closer now
Let's get a little closer now.
You say, you say that we're all tied up
And wrapped around in useless, states of mind
But at the same time we're still young
We have the time to realize that we were wrong
Come on love run with me
Get the hell out of this town
So we can get a better feel for each other
I'll take you, back to, when you
Remembered how you used to
Just live your life a little for more
Take the time to let it go
Step away and watch the grow
So let's get a little closer now
Let's get a little closer now
You say, you say that we're all tied up
And wrapped around in useless, states of mind
But at the same time we're still young
We have the time to realize that we were wrong
You can stay if you want to
And I write to you and tell you how you've always been so special to me
You can stay if you want to, and I’ll try
You can stay if you want to
And I write to you and tell you how you've always been so special to me
You can stay if you want to, and I’ll try
To keep you close to me.

E la traduzione...

Dai, fai un passo verso di me
Così portai capire quel che dico
Spero di riuscire a trovare anche un solo modo per mostrarti che so di cosa sto parlando
E lo so, lo so che (l’anoressia) sembra l’unico modo per compiacere la gente ed essere migliori
Ma quando l’illusione svanisce e ne prendiamo le distanze
Non ci sono più dubbi.
Perciò, avviciniamoci un po’ adesso
Avviciniamoci un po’adesso.
Tu dici, tu dici che ormai ne siamo completamente vincolate
Ne siamo legate, siamo inutili, è uno stato mentale
Ma, allo stesso tempo, siamo ancora giovani
Abbiamo il tempo per renderci conto che abbiamo commesso uno sbaglio
Dai, tesoro, corri insieme a me
Allontaniamo quest’inferno dalla nostra vita
Solo così potremo cominciare a stare meglio.
Io ti prenderò per mano e ti sorreggerò
Quando ripenserai a com’era e avrai voglia di ricaderci
Cerca solo di vivere la tua vita un po’ di più
Prenditi il tempo di cui hai bisogno
Allontanatene e vedrai che puoi crescere
Perciò, avviciniamoci un po’ adesso
Avviciniamoci un po’adesso.
Tu dici, tu dici che ormai ne siamo completamente vincolate
Ne siamo legate, siamo inutili, è uno stato mentale
Ma, allo stesso tempo, siamo ancora giovani
Abbiamo il tempo per renderci conto che abbiamo commesso uno sbaglio.
Puoi restare qui, se ti va
E io ti scriverò e ti spiegherò
In che modo sei sempre una persona speciale
Puoi restare qui, se ti va, e ci proverò.
Puoi restare qui, se ti va
E io ti scriverò e ti spiegherò
In che modo sei sempre una persona speciale
Puoi restare qui, se ti va, e ci proverò.
Ti terrò sempre vicina a me.


Vi voglio bene, tanto.

Veggie

mercoledì 30 dicembre 2009

La conquista più importante

Ormai siamo giunte alla fine dell’anno, e tirarne le somme credo sia inevitabile.
Spero che, nonostante tutte le difficoltà affrontate, il bilancio dell’anno appena trascorso sia per tutte voi tutto sommato positivo.

Io ho iniziato questo 2009 timorosa di non riuscire a portare avanti la mia battaglia contro l’anoressia per tutto l’anno, timorosa di potermi stancare, di potermi arrendere, di poter mollare… e adesso, nonostante tutto, mi guardo indietro e vedo che non mi sono fermata. Non avrò fatto chissà quanta strada, ma sicuramente ho fatto dei passi avanti, e questa credo sia a cosa più importante.

Provate a chiedervi: qual è la più importante conquista che avete fatto quest’anno nella lotta contro l’anoressia?

Personalmente, potrei rispondere a questa domanda dicendo: il silenzio. Una scoperta veramente catartica. Rimanere in silenzio per cercare di ascoltare la mia vera voce. Ho scoperto quanto il silenzio possa essere terapeutico. Ho cercato di guardare dentro me stessa con onestà, e di non lasciarmi fregare dalle false soluzioni – nient’altro che palliativi – offertemi dall’anoressia. Nel silenzio ho provato a cercare di comprendere cosa desiderassi veramente io per me stessa, per il resto della mia vita. E ho tentato di capire come potessi agire da quel momento in poi per realizzarlo. Non ci sono stati grandi cambiamenti, nessun fuoco d’artificio, però qualcosa ha iniziato a smuoversi. E’ un inizio.

Altra conquista che ho fatto in quest’anno: la gratitudine. Ho provato a mettere sul piatto della bilancia tutte le cose positive che ci sono state, anziché focalizzarmi, com’è più facile fare, su quelle negative. Così, piuttosto che pensare alle mie cicatrici, ho pensato alla gratitudine che ho provato nei confronti delle persone che mi sono state vicine senza temere quelle cicatrici. Anziché deprimermi per le invitabili ricadute e per quello che non sono riuscita a compiere, sono stata grata per i piccoli progressi che ho fatto. Sono stata grata persino alle esperienze negative, alle cadute, alle scivolate, perché mi hanno permesso di testare me stessa trovando la forza di rialzarmi ogni volta.

Quanto all’anoressia, ho fatto del mio meglio per cercare di essere grata anche a questo tipo di vissuto; sebbene ciò non significhi che non mi sia comunque sentita in colpa per quello che ho fatto.
“Perché ho dovuto affrontare questo?” – mi sono chiesta.
“Perché non avrei dovuto affrontarlo?” – ho tuttavia realizzato.
E la risposta è già tutta qui, nella domanda.

Tutte noi affrontiamo battaglie, quotidianamente. C’è chi combatte contro l’anoressia, chi contro la bulimia, chi contro il binge, chi contro l’autolesionismo, chi contro la depressione, chi contro la droga, chi contro le piccole difficoltà quotidiane. La cosa importante è riuscire a trarre qualcosa da ogni tipo di lotta, qualcosa che ci faccia ragionare, che ci permetta di continuare ad andare avanti a testa alta, che ci faccia crescere come persone. Perché anche nel mezzo della peggiore delle tempeste sappiamo che l’acqua prima o poi finirà, le nuvole si diraderanno, e il sole tornerà a brillare.
E siamo solo noi il vento che renderà possibile tutto questo.

Buoni propositi per l’anno nuovo? Nessuno, poiché stilare una lista fa solo venire ansia e fa sentire in colpa nel momento in cui non dovessimo riuscire ad attenervisi. L’unico buon proposito da fare è semplicemente continuare ad andare avanti. Con tutta la grinta che riusciamo a tirare fuori, tutte le armi che possiamo utilizzare, tutto il coraggio che saremo capaci di alimentare. Tutto il resto non conta.

Auguro a tutte voi quanta più serenità possibile nell’imminente 2010, e spero che non dobbiate combattere troppo per ottenerla!

domenica 27 dicembre 2009

Il plateau infinito

Generalmente, percorrere la strada del ricovero è come andare sulle montagne russe: un tragitto pieno di salite e discese, curve e giri della morte. Lo sappiamo. Lo capiamo. Lo sentiamo. Lo viviamo. C’è, tuttavia, una meno nota parte di ogni percorso di ricovero che io chiamo “il plateau”.

Il plateau è quello che mette veramente alla prova la nostra resistenza. Inevitabilmente, durante un percorso di ricovero, arriva un momento in cui tutto sembra avere un andamento costante – non va peggio ma non va neanche meglio – e questo continua per un bel po’ di tempo. Ciò ci fa sentire come se fossimo… in un punto di stallo.
E questo fa montare un incredibile nervoso.
Fa domandare se ci sia un posto dove possiamo avere una vista migliore, o se abbiamo già raggiunto la vetta.

Be, lasciate che ve lo dica, adesso: non l’abbiamo raggiunta. Arrivare al plateau è una buona cosa sotto un sacco di punti di vista, poiché raggiunto quel punto svanisce la costante preoccupazione di poter avere una ricaduta da un momento all’altro. Svanisce l’idea di poter tornare al punto di partenza come se tutti i progressi fatti sparissero come neve al sole. Non si è più unicamente focalizzate sul tenerci sulla giusta strada giorno dopo giorno. Abbiamo raggiunto un primo traguardo. Abbiamo fatto progressi. Stiamo andando bene.

Tuttavia…

Ogni giorno adesso sembra uguale a tutti gli altri. Stiamo OKAY, ma non stiamo BENE. Non ci sentiamo veramente libere. E la cosa peggiore in tutto questo è che più niente sembra poter cambiare. Per quanto possiamo affannarci, per quanto possiamo pensare a qualcosa da fare per smuovere la situazione, continuiamo a sentirci le stesse giorno dopo giorno. E s’inizia a chiederci: che senso ha? E’ QUESTO ciò per cui sto lavorando? E’ QUESTA la meta finale della strada del ricovero?

NO.

Nelle migliori storie, “tutti vissero felici e contenti”… perciò, se non siete felici e contente, questa non è ancora la fine.

La strada del ricovero non ha una meta. Non potrete mai dire di essere arrivate. È un percorso che dura tutta la vita. È così lunga che non potete vedente il termine a occhio nudo. Ma quando vi troverete a comparare, per esempio, il giorno 88 con il giorno 1749, vedrete che c’è una netta differenza. Capire cosa intendo dire? Le differenze non possono essere notate su base giornaliera, paragonando ieri e oggi, ma a lunga gittata vi accorgerete che le differenze ci sono. Ci sono eccome.

Il plateau non è eccezionale. Ma è stabile. E per fortuna. Credetemi. Non sarà la massima realizzazione, ma lasciate che ve lo dica: è un ottimo risultato rispetto all’essere immerse fino al collo nell’anoressia in ogni momento del giorno e della notte. E alla fine di quello che sembra essere un plateau infinito… quando l’avrete percorso tutto… troverete una discesa. E tutto quello che dovrete fare sarà saltare dentro la libertà che questa potrà darvi. Niente montagne da scalare. Niente buche da saltare. Solo una discesa. E sicuramente avrete modo di guardarvi intorno e di notare le meraviglie che la vita vi mette accanto ma che l’anoressia v’impediva di vedere.

Abbiate pazienza con voi stesse, e continuate a combattere. Il plateau è solo una parte della strada del ricovero. Non è già tutto finito… il meglio è quello che deve ancora venire!!

giovedì 24 dicembre 2009

Vigilia in positività

Dato che siamo in procinto di affrontare il Natale, un giorno difficile per tutte, oggi voglio semplicemente provar a darvi una frase positiva sulla quale riflettere. Magari, se ve la scrivete su un Post-It e la rileggete quando sentite che di fronte alla situazione natalizia state per cedere, può fungere da piccolo sostegno positivo per continuare a tener duro…

Quindi, la frase che oggi voglio condividere con voi è:

“NO ONE CAN GIVE YOU FREEDOM BUT YOU”

Perchè un DCA è un qualcosa che nasce da noi, e quindi siamo solo noi a decidere come e quando potercene liberare. L’anoressia ha molto significati, e sono quelli su cui bisogna scavare per scoprire la propria chiave personale per lavorare sul DCA.

A differenza di quello che la maggior parte della gente che non ha mai vissuto l’anoressia può pensare, un DCA non è semplicemente un ossessione per l’aspetto fisico e per la magrezza. Questa è solo l’infinitesima punta dell’ice-berg, ma dietro si nasconde un mondo. L’anoressia è ben oltre, ben altro che un problema di accettazione del proprio corpo: è un problema di accettazione della persona che siamo. Che siamo interiormente, non esteriormente.

Per questo è importante cercare di capire cos’è che non va in noi, cos’è che non ci piace di noi stesse, per poterci lavorare su. Non si può “guarire” dall’anoressia nel senso canonico del termine, ma si può “guarire” da noi stesse. Ed è una cosa che sono noi possiamo fare.
Perché più che il cibo, io credo sia la vita ciò di cui si ha fame.

Un piccolo disegno di buon Natale per tutte voi…
(click sull'immagine per ingrandire)

lunedì 21 dicembre 2009

Affrontare il Natale

Indubbiamente, sotto certi punti di vista, il Natale è un momento stressante per tutti. A maggior ragione può esserlo per chi ha un DCA, poiché il Natale ci mette di fronte ad una situazione indubbiamente ansiogena.

In questo post voglio perciò provare a suggerirvi qualche piccola strategia per riuscire ad affrontare il Natale senza essere vinte dall’anoressia. Come al solito, nessuna garanzia di funzionalità al 100%, semplicemente dei piccoli passi che si possono fare per provare ad aiutarci ad affrontare questa situazione difficile e stressate senza darla vinta al DCA.

È indubbiamente difficile doversi riunire con la propria famiglia al completo di fronte alla tavola da pranzo. Questa è indiscutibilmente un’ardua prova che ci si trova a dover affrontare nel momento in cui si deve mangiare di fronte ad altre persone, delle quali magari neanche tutte sanno del nostro DCA. Una situazione di questo tipo ci fa sentire esposte, fragili, osservate, colpevoli, ansiose, impaurite; e questo può farci venir voglia di piangere, di gridare, di alzarci da tavola e chiuderci nella nostra stanza, il che però finisce per peggiorare le cose e farci sentire ancora peggio a causa del senso di colpa per aver “rovinato” l’atmosfera familiare natalizia. Del resto, è estremamente difficile riuscire a tollerare la pressione delle persone che ci stanno accanto e ci osservano mangiare o commentano quello che mettiamo nel piatto.

Quindi, proviamo ad individuare quelle che sono le maggiori difficoltà e “situazioni di rischio” che caratterizzano il Natale:
- La necessità di dover mangiare insieme a tutta la famiglia
(In una situazione del genere, inevitabilmente ci saranno persone che commenteranno sul vostro aspetto fisico e su come e quanto mangiate. Questo finisce per essere incredibilmente stressante, e per condizionare il comportamento nei confronti del cibo e la percezione corporea.)
- Non essere felici e gioiose come gli altri si aspetterebbero fossimo
- Dover sottostare a quelli che sono i commenti altrui sull’aspetto fisico e sulle abitudini alimentari
- L’imbarazzo nei confronti di quello che gli altri dicono o di quello che, viceversa, non dicono, ma fanno percepire ugualmente
- La sensazione d’inadeguatezza nei confronti delle persone che ci circondato, la sensazione di essere fuori posto, e l’ansia che ne consegue

Che cos’è che possiamo fare per aiutarci?
Possiamo provare ad elaborare qualche strategia che può essere utile ad affrontare il Natale. Ovviamente siamo tutte persone diverse, quindi quello che può essere utile per una può non essere funzionale per un’altra, per questo motivo vi consiglio di fare più tentativi al fine di trovare quello che può esservi più congeniale.
- Può aiutare informare le persone con cui dovrete passare il Natale a proposito del DCA: provate a dir loro come vi fanno sentire determinati commenti sull’aspetto fisico, e quanto possono essere disfunzionali le loro osservazioni su quanto/cosa mangiate
- Provate a spiegare alle persone con cui dovrete passare il Natale, in cosa consiste veramente un DCA, dato che per lo più le persone che non l’hanno vissuto in prima persona ne hanno un’idea distorta, magari basata su quello che hanno sporadicamente sentito dire in TV, e questo non aiuta
- Provate a concentrarvi sul fatto che le opinioni altrui sono meno importanti di quello che pensate voi di voi stesse: se non assecondate il DCA e cercate di mangiare con regolarità anche a Natale, voi sapete di aver fatto la cosa giusta, quindi non curatevi dei commenti altrui
- Se siete a tavola e la conversazione comincia a diventare per voi ansiogena, provate a dirottarla subito verso altri argomenti
- Scrivetevi qualche frase positiva su dei Post-It, e metteteveli in tasca. Qualora la situazione dovesse farsi particolarmente difficile, provate a leggerli e a ripetervi la frase che c’è scritta sopra finché non l’avrete fatta vostra

Inoltre, voglio provare a darvi qualche piccolo suggerimento a proposito del pranzo e della cena di Natale.

Cosa fare prima del pasto?
Preparatevi la vostra porzione. Secondo quanto prescritto dal vostro “regime alimentare” se siete seguite da una dietista, oppure cercando di fare un pasto equilibrato che vi consenta di acquisire tutti I nutrienti necessari. Decidere quanto e cosa mangiare in anticipo può togliervi l’ansia del dovervi prendere la porzione sul momento, limitando quindi questo tipo di stress. Potrebbe essere ancora più semplice se le portate non vengono servite direttamente a tavola ma dal piano cottura, così voi potrete prendere la vostra dose prestabilita senza che nessuno possa commentare mentre la prelevate.

Cosa fare durante il pasto?
Durante il pasto può essere utile parlare di argomenti di vita comune che non hanno niente a che fare col cibo o col corpo: questo può avere il duplice vantaggio di non farvi concentrare su quello che avete nel piatto, facendovelo mangiare con più tranquillità, e di non far cadere la conversazione su argomenti per voi ansiogeni.

Cosa fare dopo il pasto?
Inevitabilmente, anche se si segue un “regime alimentare” redatto da una dietista, mangiare insieme a tutta la famiglia riunita per il Natale finisce comunque per essere stressante e per dare la sensazione di aver comunque mangiato in maniera “sbagliata”. Perciò, nel momento in cui vi alzate da tavola, provate a mettere per iscritto quali sono i vostri sentimenti, sfogandoli senza tenerveli dentro, dove vengono ingigantiti fino a farvi sentire ancora peggio. Fate qualsiasi cosa che possa distrarvi: ascoltate la musica, guardate un DVD, uscite a fare una passeggiata, telefonate ad un’amica, guardate qualche video buffo e divertente su YouTube, andate a fare un giro in auto, etc…

E anche se le cose non vanno come avreste voluto, non siate troppo severe con voi stesse: il cedimento di un giorno non è assolutamente sinonimo di un fallimento perenne. Consideratelo come un “errore di percorso”, e continuate comunque ad andare avanti senza avercela con voi stesse per quel che è successo. Se è vero che a Natale siamo tutti più buoni, allora proviamo ad esserlo anche con noi stesse…

venerdì 18 dicembre 2009

Domanda #10: Le armi del ricovero

La 10^ domanda è quella di una ragazza che preferisce rimanere anonima e che scrive:

“Io non posso (per delle buone ragioni) rivelare ai miei genitori che ho un DCA. Per questo motivo, anche se credo ne avrei bisogno, non posso richiedere un ricovero in un centro specializzato, o loro lo verrebbero a sapere. Quali armi pensi potrei utilizzare, data questa mia situazione, che mi potrebbero aiutare nel dover operare da sola il ricovero?”

Bene, non mi metterò a discutere con te riguardo quelle che tu dici essere delle “buone ragioni” per non rivelare ai tuoi genitori il tuo DCA, ma c’è una cosa che comunque voglio dirti: non sottovalutare i tuoi genitori. Con un DCA, hai bisogno di tutto l’aiuto possibile, soprattutto se non sei ancora un’adulta (accidenti, anche quando SEI un’adulta!) e se c’è anche una sola, minima, unica possibilità che loro possano essere supportivi, è una possibilità da cogliere al volo. Detto questo, non ti voglio assolutamente spingere a parlarne per forza con i tuoi dato che ovviamente non conosco la tua situazione familiare. Personalmente, penso che mi darebbe estremamente fastidio se qualcuno cercasse di darmi consigli senza conoscere i dettagli, quindi a questo proposito mi fermo qui ma, per favore, ricordati di questo: sarà sempre molto difficile utilizzare le armi del ricovero disponibili se devi tenere segreto il tuo DCA. Perché il più grande ostacolo alla strada del ricovero è proprio la segretezza. Il cuore dei DCA è il silenzio. Romperlo è veramente importante.

Dunque, quali sono le armi del ricovero da poter utilizzare nella tua situazione?

- Voglio essere sincera qui – l’arma principale è il supporto. Se non puoi in nessun modo parlare ai tuoi genitori del DCA, per favore trova qualcun altro con cui parlarne:
Uno psicoterapeuta, un’amica o un amico di cui ti fidi, un insegnante, un allenatore, un collega di lavoro, una qualsiasi persona che pensi possa esserti di supporto e d’aiuto. Qualcuno. Cercalo, raccontagli la tua storia, appoggiati a lui/lei affinché possa supportarti. Non è mai facile fare qualcosa da sole, e la strada del ricovero sarà decisamente più semplice se riesci a crearti una “rete di supporto” con altre persone.

Nota a margine: Per chiunque stia cercando una psicoterapia ma pensa che rivolgersi ad uno psicologo/psichiatra sia troppo costoso, sappiate che le USL sono una grande risorsa. Non storcete il naso prima di fare un tentativo. Gli psicoterapeuti della USL lavorano gratuitamente anche per una psicoterapia di lunga durata, per cui non avrete preoccupazioni da un punto di vista economico. Inoltre, la vostra privacy sarà totalmente tutelata. Non c’è niente che possa fermarvi dall’usare questa risorsa, no?!...

- ANAD. Qui si possono trovare gruppi di supporto on-line per persone con DCA, guidati da moderatori esperti nel campo dei disordini alimentari, e affiliati all’ANAD che sono detti “resource people”. Ciò significa che loro possono fornirti contatti ed informazioni a proposito dell’ANAD, dandoti nomi, numeri di telefono ed indirizzi e-mail di persone con cui poter parlare del DCA per farti dare una mano. Il tutto è in Inglese, ma se te la cavi con questa lingua provare a dare un’occhiata non guasta…

- Trova una via d’uscita, un’attività alternativa da opporre ai pensieri ossessivi che l’anoressia mette in testa. Scrivi. Disegna. Leggi. Fai fotografie. Ascolta musica. Guarda un DVD. Fai un giro in auto. Crea un blog. Telefona ad un’amica. Fai qualcosa che ti faccia sentire bene. Un po’ come ho suggerito QUI. Questo ti aiuterà a non scaricare rabbia, ansia e frustrazione sul tuo corpo, e ti aiuterà a capire come puoi prenderti cura di te stessa.

- Trova un gruppo di supporto. Prima ho citato l’ANAD, ma ce ne sono tanti simili nel web. Non implicano nessun tipo di ricovero o di psicoterapia, ma possono servire semplicemente come valvola di sfogo, il che è pure importante. Hanno anche un bonus: sono gratuiti, e non è obbligatorio rivelare la propria identità.

- Unisciti a un forum di lotta contro i DCA. Sono fermamente convinta che l’unione faccia la forza, quindi non c’è niente di meglio che il supporto reciproco tra persone che stanno combattendo contro lo stesso problema. Uno di questi, per esempio, è il Joy Project. Qui puoi trovare supporto, incoraggiamento per lottare, e fare progressi rimanendo comodamente a casa tua.

- Su YouTube ci sono molti video (oltre ai miei) che promuovono la lotta contro l’anoressia: guardarli giornalmente potrà servire a rafforzare la tua determinazione.

- Inoltre, se hai un po’ di tempo per dare un’occhiata a questo blog, potrai trovare diversi post che ho scritto in cui do suggerimenti sulle armi da usare nel ricovero. Per esempio, puoi dare un’occhiata QUI, QUI o QUI.

Tieni conto però dell’importantissimo fatto che NIENTE di tutto questo è sostitutivo né efficace al pari di medici specializzati nel trattamento di DCA, che ti consiglio comunque di consultare, se hai modo di farlo, perché sono veramente gli unici che possono dirti quali sono le cose giuste da fare nel tuo caso specifico.

Ad ogni modo, ti faccio un enorme in bocca al lupo. Percorrere la strada del ricovero è tremendamente difficile, ma ce la puoi fare. Te lo assicuro.

martedì 15 dicembre 2009

Calendario 2010

Consideratelo un po’ come se fosse un regalo di Natale che arriva con una decina di giorni d’anticipo. Consideratelo un po’ come se fosse un regalo di Natale che viene da noi stesse e che facciamo a noi stesse. Consideratelo un po’ come se fosse un piccolo augurio che ci aiuta a prenderci per mano – pur con tutti i chilometri che ci dividono fisicamente – e a starci vicine.

Questo viene da noi, questo è per noi, per voi, per tutti. La sottoscritta e altre 19 meravigliose Calendar Girls sono felici di presentarvi il nostro calendario del 2010.

E sappiate che anche se qui non ci sono le foto di tutte quante, è come se ci fossero. Perché quando si combatte insieme l’importante è rimanere unite in ogni qualsiasi modo.

Be strong, be a warrior, be a Calendar Girl, be yourself. As you’re YOUnique.

Qui sotto il link per scaricare il nostro calendario in formato .pdf.

CALENDARIO 2010

Chiunque voglia dare una mano nella diffusione è la benvenuta…

Qua vi metto le anteprime delle immagini che compongono i vari mesi del calendario, giusto per avere un insight… Click sopra ciascuna di esse per ingrandirla.

Questa è la bozza della copertina...

E queste le pics dei mesi...













Spero che il calendario vi piaccia e vi possa accompagnare con la sua carica di positività per tutto il 2010.

P.S.= Special thanks to Duccia & Annarita…

sabato 12 dicembre 2009

Fuori il vecchio, dentro il nuovo

Sbarazzatevi di ciò che vi tira indietro, dentro all’anoressia!

Che cosa avete superato (non in senso fisico, ovviamente...)? Pensateci. È assolutamente ovvio e normale SENTIRE LA MANCANZA di quello che si è superato, ma questo non cambia il fatto che l’abbiamo superato. Da qualche parte dentro di noi, sentiremo per sempre la mancanza dell’anoressia, per tutto quello che ci faceva provare. Ma questo non cambia il fatto che adesso stiamo lottando.

E allora, provando a vedere la cosa dalla parte opposta, di che cosa NON sentite la mancanza? Usate la risposta a questa domanda come un spinta verso una direzione positiva, come una spinta sulla strada del ricovero. Certo noi tutte ricordiamo giorni, mesi, e anche anni che non potremo mai cancellare dalla nostra mente. Magari a volte vi è persino capitato di desiderare di lavare via i ricordi di certi momenti vissuti in pieno DCA. Il punto è che NON è dimenticando queste cose che diventeremo persone più forti. Perciò, anche se certi ricordi fanno male, non cancellateli. Viceversa, provate a ricordare. E chiedetevi: “perché non sento la mancanza di quella cosa, di quel ricordo?”. E usate la risposta come arma per continuare ad andare avanti.

Per che cosa non siete ancora abbastanza pronte? Siate sempre oneste con voi stesse. È la cosa più importante. È assolutamente normale rendersi conto che ci sono certe cose per cui non siamo ancora pronte. Non si può essere pronte ad ogni cosa tutto insieme. È umanamente impossibile. Può essere comunque un risultato tangibile, anche se non siamo abbastanza pronte – perché abbiamo detto a noi stesse: Non sono pronta a questo PER IL MOMENTO.

Infine, quando a queste domande avrete risposto, ri-risposto, ed ancora risposto, fatevi la domanda più importante: Che cosa desiderate dalla vostra vita in futuro?
Che cosa state aspettando?
Domande a cui voi e solo voi potete e dovete rispondere.

mercoledì 9 dicembre 2009

Fare una scelta

Nel momento in cui si sceglie di percorrere la strada del ricovero, bisogna essere determinate a farlo, e metterci tutta la nostra volontà e la nostra ferma decisione. La strada del ricovero è un qualcosa in cui bisogna cercare di saltare a piè pari. So perfettamente che è tutt’altro che facile, poiché molto spesso si rimane indecise, incerte sul da farsi, “in the middle waiting”, come dice la canzone. Ci si rende conto che una vita in balia dell’anoressia in realtà non è vita, si capisce che le bugie dell’anoressia sono tali e non ci porteranno mai quanto promettevano, si realizza che non vogliamo che quella sia la nostra vita. Eppure ancora si esita, perché si ha paura di lasciare la strada vecchia per la nuova: i comportamenti dell’anoressia sono diventati una tale routine che, per quanto devastanti, rappresentano comunque una sicurezza che si teme di lasciare per affidarci all’ignoto. Eppure, quando ci si sente sul ciglio del fosso – non si vuole rimanere in balia dell’anoressia ma non si vuole neanche scegliere la strada del ricovero – la cosa migliore da fare è saltare. Fare una scelta.

Nella vita ci sono cose che non si possono scegliere e cose che si possono scegliere. Tra queste ultime, ci sono scelte che sono implicite, intuitive, che facciamo senza neanche rendercene conto: è una scelta non accettare il proprio corpo. È una scelta accettare che quello che noi pensiamo di noi stesse in negativo sia un dato di fatto inappellabile. È una scelta decidere che ogni comportamento distruttivo nei confronti di noi stesse è anche un’opzione.

Perciò, ragazze: scegliamo di combattere per accettare il nostro corpo.
Scegliamo di combattere i pensieri negativi che ci vengono su noi stesse – scegliamo di credere che non esistono dati di fatto inappellabili poiché la realtà si costruisce su basi soggettive.
Scegliamo di decidere che ogni comportamento distruttivo nei confronti di noi stesse non è MAI un’opzione.

Certo, chiedere aiuto è importante – e non è mai facile, neanche nel migliore dei casi. Ma, nel momento in cui ci legittimiamo a farlo, dobbiamo sempre tenere a mente che l’aiuto che ci deve venire dall’esterno non è quello che ci permette semplicemente di arrestare un comportamento, un atto meccanico come la restrizione alimentare, bensì la capacità di vedere questi comportamenti come un’opzione. Sostituire un comportamento distruttivo con un altro tipo di comportamento altrettanto distruttivo non è un’opzione. E non aiuta. Perché a quel punto non stiamo veramente cambiando – stiamo mollando.

Penso che, nei momenti in cui i comportamenti tipici del DCA spingono per fare capolino, sia molto importante fare esattamente il contrario di quello che la voce dell’anoressia ci suggerisce. Per esempio, se l’anoressia vi dice che il vostro peso non va bene, il primo impulso sarà quello di restringere oppure di fare attività fisica compulsiva. Ecco che, in momenti come questo, bisogna scegliere qualcosa di radicalmente differente: qualcosa che ci faccia stare bene con noi stesse. Scegliere di non percorrere più la strada distruttiva e a fondo cieco dell’anoressia, ma incamminarsi su un’altra via. La prima volta sarà difficilissimo, ovviamente… ma, a poco a poco, vi accorgerete che diventerà sempre meno duro. E vi accorgerete di stare meglio.

Lo so, è difficile venire a patti col proprio corpo. Ma nel momento in cui – magari grazie all’aiuto di una dietista/nutrizionista – ci stiamo alimentando in maniera adeguata senza farci del male, possiamo lavorare su noi stesse dicendoci: “Voglio che il mio corpo sia sano e che lavori nella maniera corretta, quale che sia il peso che mi permetterà di avere questo”. “Voglio avere sufficiente energia per muovermi e pensare, a prescindere da quante calorie questo comporterà di mangiare”.
Fate una scelta diversa da quella che vi suggerisce il DCA: così vi accorgerete che è possibile accettare il nostro corpo per quello che è, e trattarlo adeguatamente.
Cercate e continuate ad avere cura di voi stesse, perché siete tutto ciò che avete. Questo richiede un cambiamento radicale… ma TUTTE ce la possiamo fare.

domenica 6 dicembre 2009

Domanda #9: Guardare al passato e al futuro

La 9^ domanda cui rispondo, una domanda che in effetti si compone di più sotto-domande, è quella di Aileen. Che mi chiede:

“Come ci sente, quando si tocca il fondo? Fa male, molto male, ma… quanto? Perchè ti sei spinta in quella strada tempo fa? Com'era il tuo rapporto con te stessa in quel periodo? E ora, hai rimpianti?”

Okay, molte delle risposte a queste domande le puoi trovare nel post in cui racconto la mia storia.

Dacci un’occhiata, perché credo che qui potrai trovare la risposta ad alcuni dei tuoi dubbi: perché mi sono spinta nella strada dell’anoressia e com’era il mio rapporto con me stessa in quel periodo… nel post in cui racconto la mia storia ne parlo ampiamente, quindi t’invito a leggerlo.

Passo dunque alle altre domande.
Come ci si sente quando si tocca il fondo, e quanto fa male?
Ora, per rispondere a queste domande, occorre fare un distinguo: la visione istantanea, e la visione a posteriori. Che sono due cose molto differenti, perché sul momento quando tocchi il fondo non ti accorgi che sta succedendo, ma lo concretizzi solo dopo. Quando tocchi il fondo sei talmente presa dal delirio di onnipotenza dell’anoressia (che poi, in realtà, non è altro che un delirio d’impotenza) che non te ne rendi conto. Non te ne rendi conto perché lì per lì non fa male, anzi. La cosa più dolorosa è la risalita. Il momento in cui capisci. Inevitabile. Il momento in cui capisci quello che hai fatto veramente, e ti accingi a raccogliere i pezzi per cercare di rimetterli insieme. Quando ho toccato il fondo non me ne sono neanche accorta, troppo presa dall’ossessione, fidandomi ciecamente delle bugie che l’anoressia mi raccontava e che mi faceva pensare: gli altri non capiscono, sono tutti allarmisti, stupidi, bugiardi, inutili. Mi ripetevano sempre le solite frasi: “su, forza, mangia! ma non lo vedi quanto sei dimagrita? guarda in che stato che sei! cosa ti costa mangiare un po’ di più?”. Ma costa, lo so. Costa più di quanto gli altri riusciranno mai ad immaginare. Per questo tali frasi fanno solo arrabbiare. Fanno venire voglia di gridare di smetterla di rompere. Ma non è stato quello il periodo peggiore, non è stata la caduta, il toccare il fondo. L’incubo è arrivato dopo, quando ho iniziato a percorrere la strada del ricovero. Lo so che si fa fatica a capire. Tutti pensano che d’anoressia o si muore o si guarisce. Ma io so che si può anche viverne. Perché io ne vivo. Combatto, ma ne vivo. La cosa più terribile, del resto, non è toccare il fondo. L’inferno vero è risalire, risalire col timore e la speranza al contempo di poter perdere nuovamente la presa. Risalire senza sapere se il panorama che si osserverà in vetta è veramente quello che cercavamo di vedere.

In quanto all’ultima domanda, ai rimpianti.
No, non ne ho. Nessuno, in nessun senso. Non rimpiango niente, nessuna delle scelte, nessuno degli avvenimenti che hanno segnato la mia vita dai 14 anni in poi. Perché c’è sempre un motivo per tutte le cose, anche per quelle più sbagliate. Certo, non vado orgogliosa di quel che ho fatto, ovviamente, e se mi fosse data la macchina del tempo forse proverei a fare scelte differenti. Ma dato che questa possibilità è preclusa e che posso vivere solo per questa realtà, non rimpiango che sia andata così. Perché tutto quello che ho vissuto e passato mi ha resa la persona che sono adesso. Mi ha reso possibile pensare quel che penso adesso, e fare quel che faccio adesso. E questo gli dà un senso. Sì, l’anoressia è stato il mio sbaglio più grande. Ma se è uno sbaglio che, alla fine, mi ha portato a questo blog e a quella che è la mia vita oggi, allora non ho rimpianti: è uno sbaglio che rifarei.

Perché è proprio grazie a questo – e grazie al fatto di non rimpiangere niente – che adesso sto lentamente imparando a non sprecare la mia vita, ma a viverla. Viverla davvero. Non attaccata a una vuota ossessione, non credula, persa nelle bugie dell’anoressia, a costruirmi una realtà che non mi apparteneva semplicemente perché non esisteva, non in balia di quello che credevo di controllare ma che in realtà mi controllava in misura spietata.

Perché è tutto quello che ho passato che mi ha insegnato che la realtà non è quella che si può vedere attraverso gli occhi deformanti dello specchio della mente, ma guardando avanti, sempre.
E’ per questo che senza alcun rimpianto posso dire grazie a quello che mi ha quasi distrutta, permettendomi così di fortificarmi. Grazie, anoressia.

Se avete qualche altra domanda per me, postatela QUI. Un alla volta, risponderò a tutte!

giovedì 3 dicembre 2009

Recovery Way

Io sto andando a "Recovery"; la strada è estremamente lunga e decisamente pessima, ma pare che sia un gran bel posto quando ci arrivi...

Chi viene con me??



(click sull'immagine per ingrandire)

lunedì 30 novembre 2009

Domanda #8: Rivelare l'anoressia

La 8^ domanda è quella che mi rivolge Stella:

“Quand’è il momento giusto per rivelare agli altri che si è anoressiche? Non voglio che i miei amici pensino che sono una bugiarda o che non mi fido di loro – perché oggettivamente l’anoressia costituisce una grossa fetta della mia vita e del mio passato, e non parlargliene affatto diventa sempre più difficile – però non voglio neanche spaventarli o farli fuggire…”

In uno dei miei post precedenti una volta ho parlato di “Intuitive Eating”… bene, in questo caso prova l’ “Intuitive Speaking”!
Seriamente.

Sono completamente dell’idea che sei tu stessa a dover sentire quand’è il momento giusto, senza stressarti fissandoti su come e quando dirglielo. Quando stai parlando con i tuoi amici e viene fuori qualcosa che ti fa sentire voglia di aprirti, te ne renderai conto. Puoi anche non parlarne ma un giorno, quando sarai con loro, semplicemente sentirai che è arrivato il momento giusto per farlo.

Forse temi che il momento giusto possa non arrivare mai. Se la tua mente non ti sta chiedendo di parlarne, allora spengila – vai avanti con la tua intuizione – e aspetta tanto a lungo quanto lo senti necessario. Se l’amicizia che vi lega è un’amicizia forte e sincera, se ti fidi davvero di loro, ma ugualmente ti sembra che il momento giusto non arrivi mai, prova ad analizzare i tuoi sentimenti e le tue paure, e a chiederti qual è il vero motivo che ti frena.

Le preoccupazioni, ovviamente, sono inevitabili: è inevitabile chiedersi se qualcuno non penserà che sei matta. E questo semplicemente perché parlare a qualcuno dell’anoressia è una cosa troppo profonda e personale per prenderla alla leggera. Ma se sei recettiva verso gli amici che ti circondano, saprai quale sarà il momento giusto per parlarne… e saprai anche che cosa dire… e se loro non lo accetteranno come parte di te, o penseranno che sei matta, significa semplicemente che quegli amici non sono poi così tanto “amici”. Lo so che è difficile accettarlo, ma è la verità. Se parlerai dell’anoressia, forse alcune persone se ne andranno. Ma quelli che resteranno al tuo fianco saranno i tuoi VERI amici, pronti a comprenderti e a supportarti in ogni momento.

Il miglior consiglio che mi sento di darti è di non pensare all’anoressia come a un qualcosa di cui devi vergognarti. E’ parte della tua vita e del tuo passato, ed è ovvio che dovrai lottarci per tutta la vita. È come se qualcuno a cui tieni ti parlasse della sua infanzia e ti dicesse che, per esempio, è stato/a vittima di atti di bullismo, e come la sua vita è cambiata da quel momento in poi. È esattamente la stessa cosa, anche se su un oggetto differente, sai?! Ciascuno ha qualcosa nella sua vita che teme di condividere con gli altri. Ciascuno ha i propri segreti.

Adesso voglio andare un attimo fuori tema rispetto alla domanda che mi ha rivolto Stella. Penso che molte di voi, ragazze, possano riconoscersi in quello che sto per scrivere, che è comunque strettamente interconnesso alla domanda di questo post.

Un’altra cosa importante del rivelare l’anoressia alle persone che ci vogliono bene, è che questo può cambiare la qualità della relazione: nessuna è perfetta e quasi sicuramente tutte andremo incontro a delle ricadute, prima o poi. Ecco, nei momenti più difficili può essere davvero d’aiuto avere qualcuno vicino che sa come stanno le cose e che è pronto a dare una mano, soprattutto se è una persona cui si vuol bene e che ci vuol bene.

Certo, rivelare al mondo l’anoressia non aiuterà magicamente a progredire sulla strada del ricovero, anche perché molto spesso la gente ha idee preconcette e negative sui DCA, per cui parlarne su larga scala può rivelarsi controproducente. Tuttavia, la cosa più importante è essere oneste con noi stesse, o non arriveremo da nessuna parte. E, talvolta, l’essere oneste con noi stesse comprende l’essere più aperte ed oneste nei confronti delle persone più care della nostra vita. Ovviamente, decidere di combattere contro l’anoressia giorno dopo giorno dipende SOLO da NOI. Tutti gli altri non sono che un supporto… o un’istigazione. Se si segue una terapia, lo psicoterapeuta è in qualche modo “coinvolto” nel nostro processo di ricovero, ma non è costituente del processo stesso, che è quello che si realizza dentro di noi; lo psicoterapeuta è semplicemente un figura che ci aiuta e ci offre le sue competenze al riguardo. Allo stesso modo, un/un’ amico/a è “coinvolto/a” nel nostro processo di ricovero, ma non è costituente del processo stesso, che è quello che si realizza dentro di noi; un/un’ amico/a è semplicemente una figura che ci ascolta, ci supporta e ci sta vicino.

Il cuore dell’anoressia e dei DCA in generale è il silenzio – per quelli che sono i pregiudizi della maggior parte della gente nei confronti dei DCA e perché riuscire a non parlarne con nessuno ci fa sentire che abbiamo il “controllo”. Forse, perciò, parlarne con una persona cara può essere un ottimo modo per cominciare a spezzare il circolo vizioso.

Tornando a bomba…
Un’altra domanda che balza in mente quando si decide di rivelare l’anoressia è: con che mezzo farlo? Bisogna proprio dirlo a voce? Faccia-a-faccia? Perchè non scriverlo? Tramite lettera? Tramite e-mail? Facendosi aiutare da qualcun altro che già sa?

Ecco, io penso che occorra farlo nel modo che ci è più congeniale e meno ansiogeno. Bisogna cercare di non farsi prendere dall’agitazione. Ma, ogni tanto, c’è anche bisogno di chiudere gli occhi e saltare. Tuffarsi. Mostrarci veramente per quelle che siamo. I veri amici ci amano a prescindere dal nostro vissuto, e ci vogliono reali, non maschere. E ricordate sempre: mai fasciarsi la testa prima d’averla battuta! Le paranoie che ci facciamo sono sempre molto peggiori dei successivi fatti reali. Quante volte è capitato di immaginare l’epilogo di una situazione e di stressarci, innervosirci e spaventarci… ma poi, quando la cosa è effettivamente successa, si realizza che non era poi così terribile come l’avevamo immaginata?! Sono solo le nostre proiezioni mentali che ci fanno paura. Quello che segue, è il sollievo.

Io sto combattendo contro l’anoressia, sto percorrendo la mia strada del ricovero, e secondo me questo è un viaggio estremamente personale… non ci sono 2 viaggi che siano uguali. Perciò, anche nel momento in cui si decide di rivelare l’anoressia, non c’è una soluzione univoca: la modalità giusta per una persona può non esserlo per un’altra. Ognuna di noi ha passato esperienze diverse ed ha un differente background… e la parola “ricovero” ha un significato differente per ciascuna di noi. Io posso dare dei consigli, ma poi sta a ciascuna di voi decidere quando, come e a chi rivelare l’anoressia.

Non c’è un “momento giusto” in assoluto. O meglio, il “momento giusto” c’è, ma è diverso per ciascuna di noi. Ed è un momento che va semplicemente sentito. Siate sicure di voi stesse. Dite solo quello che vi sentite di dire. E se la persona a cui l’avete detto non ha una reazione corretta, non vi scoraggiate: semplicemente, non ne valeva la pena. Non era abbastanza per voi. Non era pronto/a a voi. Noi possiamo conoscere solo quanto concerne noi stesse. Non possiamo indovinare cosa gli altri diranno, faranno o penseranno. Dobbiamo seguire la nostra intuizione, respirare profondamente, e avere la speranza che le cose vadano come devono andare.
Dentro di voi, sapete già cosa c’è da fare. Seguite il vostro istinto e la vostra intuizione.

venerdì 27 novembre 2009

Calendar Girls: bring up to date

Dato che Dicembre è ormai alle porte, anche il nostro calendario è in decisa lavorazione per essere pronto quanto prima. Per il momento, un piccolo preview per tutte voi… Spero di aver rispettato tutte le consegne dei mesi per quelle che avevano fatto richiesta, e spero che a quelle che non avevano specificato piaccia in mese in cui sono state inserite. Ringrazio ancora una volta infinitamente tutte le personcine meravigliose che hanno deciso di prendere parte a questo progetto, nonché tutte coloro che, pur non essendone direttamente parte, hanno dato il loro sostegno e il loro appoggio… GRAZIE, RAGAZZE!!

Approfitto dell’argomento di questo post per fare un piccolo sondaggio: stavo pensando a come realizzare la copertina del nostro calendario, e mi piacerebbe avere la vostra opinione in merito.
Io ho avuto 3 idee in proposito:

1 – Versione Semplice: Sfondo bianco, scritta “Calendario 2010” + una frase positiva che possa rappresentarci un po’ tutte quante (anche se non ho ancora pensato a quale potrebbe essere).
2 – Versione Positive Mode: Stralci di immagini positive intervallate a pensieri positivi, e la scritta “Calendario 2010” in sovrimpressione.
3 – Versione Anteprima: Quadrettini allineati su 5 righe e 4 colonne con le nostre foto in formato mini, e la scritta “Calendario 2010” in sovrimpressione. Magari ci possiamo mettere la frase positiva pure qui.
4 – Versione Manga: Quadrettini allineati su 5 righe e 4 colonne in cui io rappresenterò ciascuna di noi in stile manga (bè, per lo meno ci proverò), e la scritta “Calendario 2010” in sovrimpressione. Anche qui magari ci mettiamo la frase positiva.

Mi farebbe davvero piacere se vi andasse di dirmi quale delle 4 preferireste... So che comunque nessuna delle 4 è un’idea eccezionale, quindi se avete qualche altra cosa da propormi fatelo senza esitazione: tutte le idee sono le benvenute!

Dato che questo è il NOSTRO calendario, mi piacerebbe che per lo meno la copertina decidessimo tutte insieme come farla, quindi fatemi sapere – lasciandomi un commento o tramite e-mail – quale idea preferite: come in ogni “Paese democratico”, verrà realizzata quella che riceverà più voti. Quindi… aspetto numerose le vostre opinioni!

Grazie ancora a tutte!!! (Veggie s’inchina davanti a voi stupendissime ragazze…)

P.S.= Special thanks to Duccia!

martedì 24 novembre 2009

A voi la parola / 13

Il testimone di Novembre con “A voi la parola” passa ad Enigma (che potete trovare anche nel suo blog, all'URL http://tuttoeniente-enigma.blogspot.com). Una che è entrata nella spirale dei DCA, che ha creduto nelle illusioni e nelle bugie dell’anoressia, che ha vissuto la sua effimera felicità… una che ha iniziato a soffrire, che ha iniziato a sentirsi vuota… una che, adesso, ha iniziato a combattere. E che non ha nessuna intenzione di mollare! La sua storia, le sue difficoltà, ma anche il suo coraggio e la sua speranza condensate in parole.
Queste qua.

Arrivo all'ospedale giusto due minutini prima... la puntualità non è mai stata il mio forte^^' e trovare parcheggio subito è praticamente impossibile.
Eccomi davanti allo studio ma...c'è un foglio appeso alla porta. Merda, il reparto di dietologia e compagnia bella si è trasferito in un altro blocco. OOOOOk! Alla ricerca dello studio perduto... solo io posso perdermi in un ospedale ;)
Dopo qualche minuto eccomi qui nella sala d'aspetto, vicino a me c'è una signora magrolina... ad un certo punto mi accorgo che mi sta fissando (..?..)... Chissà cosa sta pensando...
Davanti a me un'altra ragazza... inizio ad "analizzare" anche lei... cerco il suo sguardo, ma è perso nel nulla, sembra così triste...
Siamo tutte lì, vorrei dire qualcosa alla signora vicina e abbracciare la ragazza davanti a me che sembra così sola... ma ovviamente non faccio nulla... aspetto...
Finalmente è arrivato il mio turno.
Entro con una specie di sorriso da ebete... della serie: guarda guarda, non vedi che sono ingrassata? Ma a quanto pare non è così evidente come credo... non dice nulla!
Anzi, inizia a farmi la "predica" O.o (ormai è diventato routine)
"Ho sentito C. la dietologa, mi ha detto che ha aspettato la tua telefonata, ma tu non hai mai telefonato"
...
...
Silenzio
...
...
"Noi ti prendiamo per mano, possiamo farti vedere tutte le meraviglie del mondo... ma se non le afferri come possiamo aiutarti?"
...
...
Ok, adesso mi sento una cretina.
Continuo a sorridere, stavolta per l'imbarazzo.
FABER EST SUAE QUISQUAE FORTUNAE
L'uomo è artefice del proprio destino!Sei Tu che decidi il tuo destino...
Sei TU che devi decidere, Tu puoi scegliere la vita o la morte!
TU sei la componente più importante dell'equipe."
...
...
Eccola lì... la bilancia!!!
Inizia ad assalirmi una pseudo-agitazione.
Salgo e... 1 kilo e qualche grammo in più dall'ultima visita. Bè, pensavo mooooolto peggio! Tutto sommato mi è ancora andata abbastanza bene!
”Adesso ti presento un dottore, lui ha alle spalle una bella esperienza in DCA"
O.o Oddio! E questo che vuole da me??
Inizia a farmi un po' di domande:" Ma lei come si vede adesso? Si rende conto della sua magrezza?"
"MMMMMH... ma a me è tornato il ciclo, il peso non va ancora bene?"
"Bè, questa è un ottima cosa, ma bisogna stabilizzare il peso, c'è ancora un lieve sottopeso. E la psicoterapia?
Come procede?"
"Uhm...ehm...ahm... Non procede -.-"
...
...
Va bè, vi risparmio il resto: in sostanza dovrò chiamare la dietologa per aumentare la dieta, fare esami del sangue... e chiamare la psicologa per riprendere la psicoterapia!
CHE ANSIA CHE MI METTONO QUESTE COSE!
Nella mia testa riecheggia quella frase: SOLO TU SEI ARTEFICE DEL TUO DESTINO!
Cacchio ma la smetto di prendermi per il culo?????!!!
I problemi non si risolvono così... lasciarsi morire di fame non è un modo di affrontare i tuoi problemi!.. azz!! ma lo vuoi capire??
Non è il numero della bilancia che definisce quanto vali! E poi...tanto anche una volta arrivato a 30 non sarebbe mai abbastanza, perchè alla fine non te ne frega niente del numero in sè... il problema non è tanto quello che dice la bilancia, ma quello che dice la tua testa!
Si, è la mia testa che non funziona... o comunque è lei che mi fa fare ragionamenti sbagliati!
Si, mi sento sbagliata! terribilmente...
Penso e ripenso, ma quand'è che mi sono effettivamente infognata in questi problemi?
Bho... una serie di cose...
Anno ‘06/’07... credo che sia iniziata lì...la mia discesa!
Nella libreria di camera mia c'è un diario, sapete quei diari segreti con il lucchetto (che tanto si apre anche senza chiave) che ti regalano quando sei piccola? Bè, quel diario ha già 10 anni^^... e ogni tanto, soprattutto nei momenti down, ci scrivevo i miei pensieri... Il 2006 è l'anno più gettonato!
Ah, comunque in quel periodo mangiavo ancora... La CIOCCOLATA era la mia passione!!
Anzi, forse il cibo era ancora la mia unica consolazione...
Poi... mmmmmh... non so bene come è iniziato tutto...
Forse ero solo stanca, stufa di tutto, stufa di me! Famiglia, scuola, amici... andava tutto di M...
Tutto un fallimento totale. Va bè, una serie di cose che ora non sto a raccontare... Avevo bisogno di qualcosa per riprendere in mano la mia vita, forse avevo solo bisogno di una nuova me stessa.
Tanto peggio di così non poteva andare...
Ecco, credo sia da lì, quando ho iniziato a dimagrire, che ho creduto che potessi riavere almeno un po' di controllo sulla mia vita.. un po' più di autostima e sicurezza.
Così ho iniziato a mangiare meno, poi sempre meno...a restringere sempre di più!
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uoooo, sì sì... la lancetta scende..
I complimenti sul mio fisico mi facevano sentire bene...
Ah.. che soddisfazione! Finalmente faccio qualcosa di giusto... stavo decisamente meglio.
Così ho continuato a restringere, con giorni di quasi totale digiuno!
Poi, pian piano i complimenti sono diventati quasi dei rimproveri... ma io ero troppo occupata a seguire il mio "obiettivo", e non volevo ascoltare.
Mi trattengo... da un lato il baratro, il vuoto, il volo. Mi soffermo sul limite che mi separa dal fondo, filo sottile distingue le mie alterazioni tra l'apoteosi della felicità e il nero totale!
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I kilogrammi se ne vanno, e insieme a loro, anche una parte di me...
Mentre un gran senso di vuoto continua a crescere. Tanta confusione, tanti pensieri... come nubi scure, dense e minacciose.
Sembra quasi follia...
Perchè?
Perchè mi sento forte, sento un senso di controllo e potere che non avevo mai avuto, ed è stato inaspettatamente facile!
Io vs Io
Sembra quasi una sfida, una sfida contro me stessa. E' come se una parte di me volesse dimostrare all'altra metà di me che sono forte, che ho il controllo.
"Stasera ho saltato cena... poi 3 ore di palestra! Vedi come sono forte?” Potere... POTERE e CONTROLLO!
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A questo punto le mie giornate sono fatte di vuoto e ossessione. La notte di crampi e lacrime, sono depressa! Il digiuno non mi basta più... Il poco che mangio lo vomito. Bere un semplice caffè mi fa sentire terribilmente in colpa, aumenta il senso di inadeguatezza... VORREI SOLO SPARIRE. Sto male!... voglio essere lasciata in pace, non valgo niente... e così inizio a tagliarmi. Perchè? Perchè è quello che merito... non so più vivere... mi sento tanto sola!
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A questo punto ho due possibilità: Continuare in questo lento suicidio o farmi aiutare...
Ho scelto la seconda opzione!
FABER EST SUAE QUISQUAE FORTUNAE!!!
SEI TU A DECIDERE!!

Io mi rimetto in carreggiata...lotto insieme a voi!

Cara Enigma, non sai quanto sono onorata di poter pubblicare le tue parole, e non sai quanto piacere mi faccia leggere tutto ciò che hai scritto. Il tuo pezzo è un inno alla vita, la dimostrazione che si può cadere e ci si può rialzare mille e poi mille volte, senza mai perdere la speranza né la voglia di farcela. Le cose che spingono nel vortice dell’anoressia sono talmente tante che è impossibile indicarle a dito, e purtroppo quando si concretizza veramente quello che è successo, è sempre troppo tardi. Ma mai è troppo tardi per ribellarsi, per rialzare la testa, per ricominciare a lottare! Non è mai troppo tardi per dichiarare guerra all’anoressia, per avere la forza di non tirarsi indietro e riprendersi la vita masticando ogni metro. Lo so che ci sono dei momenti particolarmente difficili, ma credo che la grande ironia che hai sarà un’arma molto importante nella tua battaglia. Non ridere di te, ma ridi per te stessa… e vedrai che ogni sorriso che ti dedicherai sarà un sorriso che toglierai all’anoressia. Sei forte, coraggiosa, intelligente, dolce, sensibile e in gamba: hai tutto quello che occorre per vincere questa battaglia. Non smettere mai di combattere, mi raccomando!
E ricordati sempre che… faber est suae quisquae fortunae!... Sì, Enigma, sei solo tu a decidere… hai la tua vita davanti… sarà esattamente come la vorrai costruire, col tuo coraggio, la tua forza e la tua determinazione.
In bocca al lupo, stellina!

sabato 21 novembre 2009

Domanda #7: Come colmare il vuoto

Bene, vedo che le vostre domande stanno continuando ad arrivare! ^__^
Io proseguirò con le mie risposte fintanto che avrò domande sulla lista, quindi se c’è qualcosa che volete chiedermi, basta che lasciate i vostri interrogativi sull’apposito post (che potete trovare QUI).

La domanda cui rispondo oggi è quella che mi pone Aisling.
“Come si fa a colmare quel senso di vuoto, panico che inevitabilmente si prova quando si smette di restringere o di abbuffarsi?”
Domanda decisamente d’interesse generale, direi!

Tra i primi post che ho scritto in questo blog, ce n’è uno che parla proprio di questo. L’ho intitolato “Riempire gli spazi”. Si tratta di una qualcosa contro cui la maggior parte di noi si trova a combattere nel momento in cui decide d’intraprendere un percorso di ricovero, e il perché questo accada mi sembra piuttosto ovvio. Lasciar andare qualcosa che per tanto tempo ha riempito completamente la nostra vita, per quanto il suo apporto potesse essere distruttivo, è difficile. È lo stesso motivo per cui si ha paura a lasciare andare del tutto il DCA, perché si teme di non essere capaci di riuscire mai a sopportare né a colmare quel senso di vuoto. Sebbene l’anoressia faccia stare male, si teme che quel vuoto possa essere ancora peggio.

Aislin, prova a dare un’occhiata al mio post “Riempire gli spazi”, perché penso che quello che ci ho scritto possa rispondere molto bene alla tua domanda.

Inoltre, pensa che tutto si centra intorno ad un’unica domanda: Cosa vuoi fare, d’ora in poi?
Più risposte troverai a questa domanda, meglio sarà. La tua vita è un foglio bianco… devi iniziare a disegnare il tuo capolavoro.

Talvolta è difficile concentrarci su quello che ci piace fare, su quello che ci fa stare bene. Talvolta non abbiamo neanche ben capito cos’è che vogliamo fare perché potrebbe farci stare bene. Non ci siamo date il tempo, troppo convolute nella spirale discendente dell’anoressia per pensarci. Perciò, il tempo che in passato hai dedicato al DCA, adesso devi prenderlo per te stessa: prova a domandarti e a scoprire quello che vorresti fare, quello che ti piace fare, quello che ti fa sorridere o ti fa sentire bene mentre lo fai (eccetto la restrizione alimentare, ovviamente!!), quello che ti fa essere felice e ti permette di esprimere il tuo mondo interiore.

Questo vale per Aisling, e vale per tutte voi, ragazze.
Vi sfido a farvi questa comanda e a trovare la risposta. Vi sfido a riscoprire (o a scoprire per la prima volta) quello che in questo mondo vi fa sentire bene, quello che è veramente la vita. C’è una pletora di cose meravigliose che vi stanno aspettando là fuori. Tutto quello che dovete fare è cominciare a chiedervi: Cosa voglio fare, da ora in poi?, e poi FARLO. E vi accorgerete che è molto più facile di quel che sembra.

P.S.= In perfetta trasparenza, a dimostrazione del fatto che Emma è (è stata, accidenti, è stata…) reale, ecco qui una nostra foto. Non per rispondere alla provocazione, ma per tutte voi. E per Emma. Perché lei è stata speciale e mi ha cambiato la vita. No, lei non è stata speciale. Lei E’ speciale. Lo è ancora. Perché lei è da qualche parte. Anche se non ci credo.
Firenze, 20 Giugno 2007

mercoledì 18 novembre 2009

Speranza

Quel che sto per dire è, in sostanza, lo scopo del mio blog che ho già ripetuto non so quante volte… ma che non ripeterò mai abbastanza:

Il ricovero è possibile.

Giorno dopo giorno, mi spezza il cuore pensare a tutte le ragazze e le donne (e pure i ragazzi e gli uomini, ovviamente) che stanno combattendo contro il loro DCA. Penso che sarei andata in pezzi se non fossi stata capace di trasformare il mio enorme potenziale distruttivo in una forza atta ad aiutare me stessa e gli altri. Conosco un sacco di persone meravigliose che stanno soffrendo per un DCA e non riescono a trovare la forza per iniziare a combattere veramente. Conosco un sacco di persone stupende che non riescono a vedere la loro bellezza. Conosco un sacco di persone che avrebbero così tanto da offrire al mondo, ma che si sentono perse quando si tratta di aiutare se stesse.

Ci sono passata. L’anoressia è stata la mia compagna migliore e ha avuto la meglio su di me per diverso tempo… fino a che non ho deciso di combattere, di riprendermi la vita nelle mie mani anziché trascorrerla in balia di un’ossessione che sarebbe stata felice solo nel momento in cui mi avrebbe uccisa. So che adesso, a parole, la sto mettendo giù semplice e che, in realtà, non lo è affatto. No, il ricovero è un percorso tutt’altro che semplice, ed è certamente molto, MOLTO più complicato che rigettarsi nell’anoressia.

Ho ricevuto davvero tantissime e-mail da persone che sono state toccate (e che stanno combattendo) da un disturbo alimentare. Desidero con tutta me stessa guarirle, ma so che non dipende da me. Tutto quello che io posso offrire è il mio supporto e il mio incoraggiamento e la mia testimonianza di quello che può essere fatto con la forza di volontà. Il ricovero è possibile.

Talvolta, mi sento come una fatina che sussurra belle parole di positività e cerca di mostrare alle persone quello che può esserci di positivo nella lotta ai DCA e come fare per evitare di ricaderci come se tutto fosse molto semplice – forse c’è pure chi pensa che le mie parole siano solo frasi fatte.

In realtà, non sono una fatina e non sto facendo la predica a nessuno. Tutto quello che scrivo è qualcosa di cui sono profondamente convinta. Non starei a scriverlo, altrimenti. Potrei scrivere altri milioni di cose differenti. Tutto quello che cerco di fare e di dire, si può riassumere in una sola parola: SPERANZA.

Io voglio dare speranza.

Se la frase qui sopra l’avessi scritta qualche anno fa, avrei messo tre parole al posto di due, che avrebbero cambiato tutto. Qualche anno fa avrei scritto: Io non ho alcuna speranza

Non è più così adesso, ma il passo tra il sentire di non avere speranza e il voler dare speranza ha avuto un sacco di fermate in mezzo. Io volevo stare meglio, ma ne avevo paura. Io volevo essere reale, ma mi attirava l’illusione. Io volevo essere ascoltata, ma rimanevo in silenzio. Io volevo avere una vita, e cercavo costantemente la morte. Ma poi un giorno ho sentito che volevo cominciare a combattere davvero. E quando l’ho fatto… quando sono arrivata ad un buon punto nel mio processo di ricovero… ho voluto dare speranza.

Perchè questo non è un viaggio divertente, anche se di tanto in tanto può avere i suoi piccoli benefici e le sue piccolo gioie. Una buona strategia di ricovero potrebbe essere quella di cercare di trovare il lato positive in ogni cosa che vi colpisce negativamente. Non entrate più nei vostri vestiti? Regalateli! Oppure mettetevi all’opera scatenando la vostra creatività e trasformateli in qualcos’altro. Poi telefonate alla vostra migliore amica o alla vostra sorella e andate con loro a comprare qualcosa che vi piace e che vi fa stare bene, senza preoccuparvi per la taglia. Un piccolo supporto morale può fare molto più di quello che potete immaginare…

Quando tutto sembra “troppo” in negativo, resta sempre la speranza. La speranza c’è, e attenderà se la vorrete mettere da parte fino a domani, quando avrete un po’ più di energia. La speranza è davvero un qualcosa che non muore mai. La speranza è il balsamo che può aiutarvi a vivere un giorno dopo l’altro. E fintanto che la speranza è possibile, allora anche combattere contro l'anoressia è possibile.

P.S.= [19/11/2009 - (Aggiungo piccola postilla per Kamio, o A., o anonima... e per tutte coloro che hanno letto il suo commento, se la cosa potesse interessare... Kamio, ti ho risposto direttamente sul post "Lei"... Se hai qualcosa da aggiungere puoi farlo tranquillamente, usando però toni civili e nel rispetto che si conviene)]

domenica 15 novembre 2009

Domanda #6: Il circolo vizioso

Vi chiedo scusa, ragazze, ma ho deciso di anticipare ad oggi la risposta alla domanda che mi ha fatto R.: lei mi ha detto, tramite e-mail, che dopodomani inizierà il suo percorso di ricovero in un centro specializzato per DCA... quindi vorrei che leggesse la mia risposta adesso, nella speranza che possa esserle anche solo un pochino d'aiuto per il percorso difficile e coragigoso che ha deciso d'intraprendere...

E quindi, la domanda di R. è:
“Sono anoressica ed ho questo problema: quando sono sottopeso, il mio corpo mi piace e mi sento a mio agio con me stessa, ma so che è deleterio per la mia salute quindi (con l’aiuto della nutrizionista da cui sono seguita), m’impegno a riprendere peso fino a che non ho raggiunto il mio peso-forma. Ma quando ho raggiunto il mio peso-forma comincio a non apprezzare più il mio corpo, mi sento a disagio, sono triste e nervosa, quindi comincio a restringere di nuovo, e torno sottopeso. Quando sono sottopeso… - tornare all’inizio e rileggere tutto questo un sacco di volte, poiché è questa la mia vita da 6 anni a questa parte. Come posso apprezzare il mio corpo quando sono nel mio peso-forma? Come posso rompere questo circolo vizioso?”

I problemi, in questo caso potrebbero essere due. Innanzitutto, la fissa dei numeri. Forse dovresti provare a concentrarti più sull’essere in salute che non sull’essere al tuo peso-forma. Hai modo di non conoscere più il tuo peso? Butta la bilancia che hai a casa. Lascia che la nutrizionista ti pesi, ma dai le spalle all’asticella della bilancia e non farti dire niente. In questo modo, la nutrizionista potrà comunque sapere come stanno andando le cose e comportarsi di conseguenza a seconda che tu abbia perso o preso peso, ma tu non ci starai così male perché non saprai quale è il tuo peso.

So che spesso si comincia a sentirci tristi e a disagio col nostro corpo nel momento in cui si viene a sapere che il numero segnato dalla bilancia è salito. Ma se tu ti concentri sul ritrovare un corretto stato di salute piuttosto che un corretto peso, forse comincerai a odiare meno il tuo corpo, se non ti fissi su quello che dice un numero. Parte del motivo per cui ti piace il tuo corpo quando sei sottopeso potrebbe essere legato al fatto che tu SAI di essere sottopeso. E che questo non è salutare. Il che sembra un po’ la ragione per cui cominci a non apprezzare il tuo corpo quando raggiungi il tuo peso-forma… poiché sai di averlo raggiunto. E questo ti dà ansia. Forse perché quel peso è espresso da un numero che non avresti mai voluto essere.

Non pensare più a te stessa o al tuo peso-forma come a un numero. Prova ad escludere i numeri dalla tua vita. Concretizza che essere in salute è l’unico modo che ti permetterà di vivere la tua vita. La felicità, tuttavia, non seguirà immediatamente la salute; perciò preparati ad essere Infelice quando raggiungerai il tuo peso-forma. Ma l’infelicità non persisterà se tu provi ad accettare il tuo peso-forma senza darti il permesso di restringere ancora una volta. Tu hai tutta la forza per farlo. Certo, prendere peso non è proprio una delle cose più piacevoli del mondo (e questo per la maggior parte della gente, che abbia o meno un DCA), ma pensa che devi farlo solo per un po’. Non durerà all’infinito. E poi, il resto verrà da sé. E’ MOLTO più facile avere una mente felice e in salute quando anche il corpo è tale.

Se acquisisci un peso-forma e lo mantieni per un ristretto lasso di tempo (alcune settimane, qualche mese) prima di ricominciare a restringere ricominciando a percorrere il circolo vizioso, semplicemente questo tempo non è abbastanza per venire a patti col tuo peso fisiologico e tutte le altre cose che lo concernono. Non ti dai mai la possibilità. Ti stai fregando con le tue stesse mani. Non puoi progredire sulla strada del ricovero se ti sottoponi a continui auto-sabotaggi.

Ti costerà un sacco di dolore, lacrime e frustrazione, ma se ti permetti di sopportare il tuo peso-forma quanto più a lungo possibile, ti accorgerai che le cose non sono poi così difficili come sembravano nei primi tempi. Spesso, quando siamo sottopeso, siamo felici per quella che è la nostra esteriorità, ma non siamo felici del tutto. Quella che tu desideri e meriti, invece, è una felicità totale, non una felicità fasulla data da un corpo che forzia a stare a un peso più basso del tuo peso fisiologico.

So che il ciclo continua anche se non te ne rendi conto – credimi, l’ho vissuto e lo sto vivendo anch’io – ma al fine di spezzarlo, devi esserne conscia. Estremamente conscia. Devi venirci a patti. In questo modo, quando raggiungerai il tuo peso-forma, sarai CONSAPEVOLE di ciò che succederà. Perché è già successo. Ma sarai CONSAPEVOLE anche di quello che stai cercando veramente. E non sarà più un numero a fermarti. Questo è l’atto di forza più grande che tu possa mai fare: dirigere consapevolmente i tuoi pensieri.

Non è il numero il problema. Lo so io, lo sai tu, lo sappiamo tutte. Il peso è una sciocchezza. Focalizzati sulla salute, e dimentica la bilancia. Ci sono i professionisti a monitorarti adesso, senza più bisogno che lo faccia tu.

In bocca al lupo per il ricovero!

giovedì 12 novembre 2009

Fuori dalla foresta

Talvolta, ricordare l’inferno-paradiso dell’anoressia fa tanta paura quanto ricordare un incubo spaventoso al momento del risveglio. Tra le coperte con gli occhi aperti, vi rendete conto che quel brutto sogno non era reale, ma non riuscite a scrollarvi di dosso l’angoscia che vi ha attaccato.

Quanto ripenso alla me stessa di qualche anno fa, alla situazione in cui mi trovavo, all’oscurità in cui vivevo, mi sembra di smettere di respirare per qualche millisecondo. In un attimo, vengo riempita da tutte le vecchie sensazioni di rabbia, distorsione, mania di controllo, senso di onnipotenza che ero solita provare. Poi il momento passa e penso che, nonostante tutto, provo sollievo all’idea della persona che sono adesso. Ho capito. Ho combattuto. Sto ancora lottando. E le cose vanno meglio. Non corro, ma sto camminando. È un inizio.

E adesso respiro, lascio che l’aria entri ed esca, lascio che i ricordi del mio passato possano farsi strada a poco a poco nella mia mente senza più farmi ricadere in quegli errori, perché adesso sono abbastanza forte da riconoscerli e da combatterli.

Certo, non ho dimenticato tutte le sensazioni che ho provato durante i periodi di restrizione alimentare. Queste faranno sempre parte di me, e a poco a poco cerco d’imparare a venirci a patti. Però adesso mi rendo conto che posso utilizzare tutte queste sensazioni ribaltandole per creare nuove cose – cose importanti – ed aiutare altre persone che si trovano nella stessa situazione in cui mi sono trovata io. Questo mi dà un senso. Mi fa pensare che quello che ho vissuto non è stato invano. Non è stato un qualcosa che ho cancellato dalla mia mente fingendo che non fosse mai successo. Posso fare qualcosa di benefico con tutta la mia esperienza. Adesso.
Mi piace utilizzare quest’analogia quando parlo della mia anoressia, del mio percorso di ricovero, della mia lotta quotidiana: Sono fuori dalla foresta, adesso. Ma vivo in una casa che è miglia lontana dalla strada.

Penso che questa frase simbolizzi bene in che cosa consiste un percorso di ricovero. Si combatte e, poco a poco, ci si allontana dall’intrico più buio dell’anoressia. Si riesce a impedirci giorno dopo giorno di ricominciare a restringere. E si riesce a ricostruire una vita al di fuori del DCA. Ma non ce ne libereremo mai completamente. Sarà sempre là, a distanza, poiché è stato parte di noi, anche se adesso stiamo combattendo.

E talvolta può succedere di bussare alla porta, poiché non si è molto lontane. Ma anche se la porta non dovesse aprirsi al primo tentativo, non bisogna mai darle le spalle e rivolgerci di nuovo verso l’intrico più fitto della foresta.

Tramite e-mail diverse persone mi hanno chiesto se per me sia difficile tenere questo blog e comunicare con persone che stanno vivendo quello che ho vissuto io, se questo possa interferire negativamente con il mio percorso di ricovero. Direi proprio di no. Anzi, al contrario, tutto questo mi aiuta a mantenere le cose in una giusta prospettiva. Poiché le cose che ho vissuto le ho elaborate, queste non possono più influenzarmi come succedeva in passato. Non rischio di ricadere perché leggo le parole delle ragazze che cercano di uscirne. Sto continuando a percorrere la mia strada della luce, la mia strada del ricovero, e voglio cercare di aiutare quante più ragazze mi è possibile perché so come si sentono, visto che mi sono sentita così anch’io. Aiutare altre persone potrebbe potenzialmente essere un po’ ansiogeno, ma questo non mi riporta indietro sulla strada dell’anoressia. Penso che quello che ho vissuto sia stato proprio per poter adesso condividere, aiutare, confortare e capire chi sta iniziando a combattere.

Lotterò ogni giorno per non tornare indietro. Lotterò ogni giorno per continuare ad andare avanti. E voglio portare un sacco di ragazze con me.

lunedì 9 novembre 2009

Domanda #5: Allontanarsi da sentimenti e comportamenti negativi

La 5^ domanda è quella che mi viene da Evaluna. Mi chiede:

“Anche se non ho ancora smesso di farmi del male, e sentimenti come il dolore, la rabbia, la frustrazione, si traducono in restrizione alimentare, non eccessiva, ma pur sempre restrizione.
Posso chiederti come cerchi tu invece di reagire, concretamente, a tutto ciò?”

Da persona che, nel suo percorso di lotta contro l’anoressia, sta cercando di accettarsi per quello che è, senza cercare di modificare ulteriormente il proprio corpo, credimi se ti dico che puoi assolutamente imparare a smettere di farti del male e riversare le tue emozioni negative contro il tuo corpo. Questa è una delle cose principali che chiunque stia lottando contro un DCA molto spesso crede sia impossibile. Quel che spesso leggo e sento dire è: “Sì, magari è pure possibile… ma non per me”. E allora, Evaluna e tutte le altre, lasciate che ve lo dica: cancellate questo pensiero dalla vostra mente. Cavatelo fuori e gettatelo nel cestino della spazzata. E’ POSSIBILE per TUTTE voi… se voi fate in modo che sia possible. E nel momento in cui vi renderete conto che se ci mettete tutta la vostra forza di volontà ciascuna di voi ce la può fare, certi pensieri si scioglieranno come neve al sole.
Siete con me?

Allora, Evaluna, tornando alla tua domanda, credo che la prima cosa che tu devi fare sia chiederti: Quali sono le circostanze che mi portano a provare questi sentimenti negativi che si traducono in odio per il mio corpo e, di conseguenza, in comportamenti negativi nei confronti di esso?

Per esempio…
- Ti succede quando ti senti in qualche modo “rifiutata” da qualcuno?
- Ti succede quando programmi qualcosa e poi le cose non vanno come le avevi pianificate?
- Ti succede quando i tuoi risultati non sono conformi alle tue aspettative?
- Ti succede quando vieni commentata/criticata/osservata/giudicata dagli altri?
- Ti succede quando mangi (poco o troppo, fa lo stesso)?
- Ti succede quando ti pesi e la bilancia non rimanda il numero che vorresti?
- Ti succede quando ti sembra di non aver sotto controllo una certa situazione o un certo ambito della tua vita?
- Ti succede quando ti vedi diversa da come vorresti essere?
- Ti succede quando affronti una situazione stressante/difficile/dura con la tua famiglia o i tuoi amici?

Questo sono solo un po’ di esempi, ovviamente, circostante che possono giocare una certa parte nella tua percezione corporea e nei sentimenti che provi per il tuo corpo. Possono condizionare il modo in cui ti senti nei confronti di te stessa, nonché il modo in cui ti mostri al resto del mondo. Cercare di scoprire “l’innesco” è quindi molto importante al fine di analizzare i tuoi sentimenti.
Hai presente il modo in cui le persone cercano di tracciare una rotta praticamente su ogni qualsiasi cosa? Bene, traccia una rotta sui sentimenti negativi che rovi per te stessa. Okay, lo so cosa stai pensando: pensi che se continui a provare odio per te stessa, come puoi riuscire a tracciare una rotta che vada al di là di questo sentimento travolgente? Innanzitutto, comincia col rispondere alle domane che ho elencato prima. Perché è ovvio che se non ti piaci e non ti accetti per quella che sei, ci saranno sempre particolari circostanze che ti faranno venir voglia di restringere o di abbuffarti o di vomitare o comunque di punirti in qualche modo. E’ a queste particolari circostanze che mi riferisco.

Bene, adesso probabilmente starai pensando: Wow, Veggie mi ha solo detto di tracciare una rotta sui miei sentimenti negativi per me stessa. E allora? Ma pensaci un attimo. Se ogni volta che provi sentimenti negativi nei tuoi confronti e senti il bisogno di restringere/abbuffarti/vomitare/farti del male cerchi di fare introspezione e scandagliare il tuo vissuto e le tue sensazioni alla ricerca di ciò che ha dato il là al tutto, ti renderai conto che c’è una rotta. E ti renderai conto di quale questa rotta è. Di sicuro avrai sentito parlare di causa & effetto: ecco, si tratta esattamente di questo. L’effetto lo conosci già (la negatività verso il tuo corpo e la voglia di restringere l’alimentazione) – è tempo d’indagare sulle cause.

Prova a tenere un diario. Scrivici il giorno, l’ora, cosa provi, e cosa ti è successo prima di arrivare a quello, ciò che ti è successo durante la giornata. Comincerai ad avere un’immagine più nitida di quel che ti succede. Probabilmente ti accorgerai che tendi a sentirti peggio in un giorno particolare della settimana e a causa di qualche evento che si ripete, o quando ti trovi in determinati luoghi, o quando hai a che fare con determinate presone. È molto importante scoprire queste cose perché ti aiuteranno a stare all’erta, a tenere alta la guardia, ad essere più preparata e più pronta a combattere l’arrivo della negatività.

In questo modo, infatti, saprai dal momento stesso in cui ti svegli che una certa situazione che quel giorno dovrai affrontare sarà particolarmente dura per te (per una qualche ragione che avrai scoperto tracciando la tua “rotta”) e potrai prepararti psicologicamente ed emotivamente ad affrontarla, mettendo magari in atto una serie di strategie alternative che compensino i comportamenti negativi nei confronti del tuo corpo.

Un’altra domanda che devi porti, inoltre, è: La gelosia/invidia/comparazione è parte di ciò che mi spinge ad avere pensieri e comportamenti negativi nei confronti del mio corpo?

Per esempio…
- Quando guardi uno show/film/programma televisivo dove ci sono delle modelle, cominci ad avere pensieri negativi verso il tuo corpo? Vedere una cosa del genere è destabilizzante? Ti porta a fare confronti tra te e le altre persone?
- Ti capita di lavorare con qualche collega ce invidi da un punto di vista fisico? Il relazionarti con lei ti fa stare peggio con te stessa?
- Ti senti “non abbastanza malata” o “non abbastanza magra” o “non abbastanza carina” o “non abbastanza in gamba” per quelli che sono certi commenti che gli altri possono aver fatto su di te?

L’ultima domanda che devi farti, infine, è: Tutto questo mi succede soprattutto in un determinato periodo?

Molte persone, infatti, hanno variazioni “stagionali” dei propri pensieri su se stesse. Per esempio, chi soffre di depressione tende a stare peggio in Autunno-Inverno (statistiche alla mano). L’estate, per molte persone che hanno un DCA (me compresa) può essere un periodo critico perché porta necessariamente a “scoprirsi” e a mettere in mostra il proprio corpo, un corpo con cui n0on ci si sente a proprio agio. Inoltre, ci sono altri momenti dell’anno che possono essere particolarmente ansiogeni: il Natale, il Capodanno, la Pasqua, la necessita di mangiare con i propri parenti, l’inizio di un nuovo anno in cui si devono fare i cosiddetti “buoni propositi” che, in quanto oggetto d’investimento eccessivo, finiscono per essere aspettative alle quali diventa impossibile attenerci.

La CHIAVE è la CONSAPEVOLEZZA.

Perciò, cosa fare quando provi sentimenti negativi per non cadere nella trappola della restrizione alimentare e per non avere comportamenti negativi nei confronti del tuo corpo?

- Elabora un “Piano B”. Stendi una lista delle cose che puoi fare quanto ti viene voglia di cedere al DCA. Così, nel momento in cui ti sentirai sul punto di cadere, avrai una possibilità diversa per non depistare la tua mente nel solito loop di disprezzo e distruttività.
- Trova una persona supportava. Nel momento in cui senti che ti viene l’impulso di restringere, anziché assecondarlo, telefona a questa persona o mandale un SMS, anche solo per dirle: “Sto per mangiare ed ho voglia di restringere. Stammi vicina per aiutarmi a non farlo”. Talvolta anche il solo fatto di poter dire a qualcuno che stiamo attraversando un momento critico proprio in quel momento aiuta un sacco, perché ci dà la consapevolezza che qualcuno ci ha a cuore. Ci dà la consapevolezza che qualcuno vuole che siamo forti. E sapere che qualcuno ha fiducia nella nostra forza e nella nostra capacità di non cedere al DCA può essere di grande aiuto. Forse è un qualcosa di cui potresti avere bisogno per il momento.
- Prova a riversare i tuoi sentimenti negativi su qualcosa che sta al di fuori di te. Prendi a pugni un cuscino, scrivi tutto quello che ti fa stare male, rompi qualcosa, trova una via d’uscita per la tua rabbia e la tua frustrazione. Piangi, se questo può aiutarti. Grida. (Credimi, è molto meglio che restringere.)
- Prova a fare qualcosa che ti permetta di distrarti MENTRE stai mangiando. Per esempio, guarda la TV, ascolta la musica o leggi mentre pranzi o ceni, così non guarderai quello che hai nel piatto e non ti focalizzerai troppo su ciò che devi mangiare. Se riesci a fare qualcosa che ti prende davvero, riuscirai a finire tutto quello che hai nel piatto e non avrai neanche troppa ansia. Puoi anche parlare al telefono con qualcuno col vivavoce mente mangi (se non lo trovi troppo scomodo), per distrarre la tua mente da quello che stai facendo e mangiare quello che è necessario senza restringere… e protrarre la conversazione anche dopo il pasto, può essere un ottimo modo per non mettere in atto eventuali comportamenti compensatori. Più farai passare il tempo, più l’ansia calerà. E ricorda che un morso alla volta fa un pasto, se tieni duro fino in fondo! ^__^
- Cerca di seguire i ritmi cronobiologici facendo 5 pasti regolari al giorno ad orari prestabiliti: colazione, spuntino di metà mattina, pranzo, merenda e cena. Niente pasti esagerati, solo, mangia qualcosa per lo meno 5 volte al giorno. Questo ti aiuterà ad assumere una più vasta gamma di nutrienti, e a ridurre l’impulso a restringere. Penso che l’idea di poter distribuire il cibo su 5 pasti giornalieri sia meno ansiogena che fare solo i 3 pasti principali (colazione, pranzo e cena) dovendo quindi mangiare di più ad ognuno per assumere la stessa quantità di alimenti.

Spero di essere riuscita a rispondere in maniera esauriente alla tua domanda e a fornirti qualche idea utile…

venerdì 6 novembre 2009

Twitter!

Dunque, ragazze… so che probabilmente penserete “meglio tardi che mai!”, ma è da pochissimo che ho scoperto questo Social Network chiamato Twitter.

Immagino che la maggior parte di voi sappia perfettamente di cosa si tratta, per quelle che ancora non lo sanno (e per quelle che, come me, l’hanno scoperto da poco), invece, una rapida spiegazione: Twitter è una sorta di microblog che fornisce a tutti gli utenti una pagina personale aggiornabile tramite messaggi che abbiano una lunghezza massima di 140 caratteri. Sì, un po’ come gli SMS, infatti gli aggiornamenti possono essere fatti sia tramite il sito, sia per mezzo del cellulare.
I messaggi che vengono di volta in volta scritti sono aggiornati immediatamente nell’account, e vengono direttamente comunicati e quindi possono essere letti da tutti gli utenti che si sono registrati per riceverli.

Quando l’ho scoperto, ho pensato subito che fosse un’idea geniale! E così, ieri ho aperto un account su Twitter che potete trovare QUI.

Cos’ho in mente? Voglio usare la mia pagina di Twitter per pubblicare, ogni giorno, una frase positiva che possa darvi (darci) una mano nel percorrere la strada del ricovero dall’anoressia.

Quella che ho scritto oggi e che potete già trovare lì sul mio account Twitter, per esempio, è:
“Inside the loop there’s always to find the way to get outside” (t.A.T.u.)

Quindi, se vi va, potete aprire un account su Twitter, (o usare il vostro account su Twitter, se già ne avete uno) e potete registrarvi alla mia pagina semplicemente cliccando sul tasto “Follow” che c’è sotto il mio avatar. In questo modo, iscrivendovi al mio account, ogni volta che accederete a Twitter, troverete le mie frasi positive sulla vostra home page, e avrete un ulteriore rinforzo positivo per continuare a portare avanti la nostra comune battaglia contro l’anoressia.

Che ne dite, vi piace l’idea?

Seguitemi anche su Twitter, allora… vi aspetto numerose!

martedì 3 novembre 2009

Domanda #4: Oltre la negatività

“Com’è possibile trovare la positività e la forza per combattere contro l’anoressia quanto tutto intorno – e soprattutto dentro – di te irradia negatività?”, chiede Jonny.

Comincia da quello che c’è dentro di te, e portati poi a poco a poco in superficie, verso l’esterno. Non è facile, lo so, ma se cominci a lavorare su ciò che sta dentro te stessa, il resto verrà di conseguenza. La positività e la forza non sono cose che trovi, sono cose che riconosci, cose che ottieni, cose che devi sforzarti tutti i giorni di tenere a mente volta per volta.

La forza è già dentro di te. Ma se tu pensi che non ci sia, non la troverai. Se dici a te stessa che non possiedi la positività e la forza necessarie per mantenerti sulla strada del ricovero, mollerai.

Perciò, prova a fare anche solo delle piccole e semplici cose per aggiungere positività e forza alla tua vita di tutti i giorni.

- Crea una playlist speciale con canzoni positive e pro-ricovero o, in ogni caso, pezzi che portano un messaggio forte che ti stimola e ti fa venire voglia di continuare a lottare.

- Tieni un diario e, scrivendoci, scaricaci tutta la tua negatività. Questo ti permetterà di crearti una via d’uscita senza rimproverarti, sfogarti su te stessa, o rimarciare sempre nel solito circolo vizioso di pensieri. Inoltre, scrivendo, la negatività verrà inchiodata nero su bianco – e starà lì, in quell’unico posto, tra le due copertine di un quaderno.

- Usa i Post-It. La reputo una delle invenzioni più geniali del XX secolo. Ogni giorno, spremiti le meningi per scriverci su una frase positiva, e poi attacca i Post-It laddove puoi vederli e leggerli quanto più possibile. Sul tuo specchio, per esempio. Sul tuo armadio. Sul tuo comodino, sul tuo computer, sul tuo frigorifero, sulla tua agenda. Anche sulla tazza del cesso, se può aiutarti.

- Stampati in testa un messaggio positivo, meglio se uno cui ti è difficile credere. Del tipo: “Mi piaccio per quella che sono”. Un po’ come ho fatto io sul mio cellulare.

So perfettamente che queste cose non ti renderanno forte e positiva per il 100% della giornata, ma sono un punto d’inizio. Non sottovalutare il potere di chiedere aiuto a questi piccoli espedienti quando senti che ne hai bisogno. Ci vuole molta forza per aiutare noi stesse. Perciò, se stai cercando di essere più forte, prova a fare queste cose. È una sorta di test. E non ti farà male.

Un’ultima cosa – last but not least: anziché arrabbiarti con te stessa o darti della stupida se trovi difficile combattere, arrabbiati con quella. Nel tuo caso, arrabbiati con l’anoressia. (Inserire “bulimia”, “binge”, “ortoressia”, “DCA-nas”, etc… a seconda del vostro caso). Tu hai tutta la forza per cambiare le cose. Ce l’hai. Ma arrabbiarti con te stessa servirà solo a farti irradiare una negatività ancora maggiore. Canalizza a tua rabbia nella giusta direzione, verso quello che ti fa stare davvero male, la causa del tuo dolore. Non verso te stessa o gli altri. Verso di lei. Verso l’anoressia.

Questo potrà farti provare un potere maggiore… FORZA, quella di volontà. Ce l’hai. Usala.

sabato 31 ottobre 2009

A voi la parola / 12

“A voi la parola” di questo mese lascia spazio alle riflessioni di Almacattleya, che ha deciso di condividere con noi i suoi pensieri sul tema della “bellezza”, una “bellezza” che lei intende non come senso estetico, ma nel campo della vita. E quale interpretazione migliore?

Qualche ora fa sento un ragazzo che conosco narrare della famosa scena del sacchetto di “American Beauty” (chi non l'ha visto, dovrebbe farlo) e riporta le parole del film e così mi riporta a quello stupore iniziale quando l'ho visto per la prima volta, a quella meraviglia di fronte ad un normale comunissimo sacchetto di plastica che, grazie a un vento leggero, prende vita e danza. Siamo noi quelli che guardiamo quel sacchetto e siamo sempre noi che ci commuoviamo di fronte a questa piccola “...bambina che chiede di giocare...”. Perché è così la vita: ci chiede di giocare momento per momento, attimo per attimo. Ci chiede di essere presenti e attraverso la bellezza ce lo ricorda sempre come se fosse una promessa da mantenere. La bellezza non è solo quella dei concorsi, non è solo quella del quesito "Preferisci un/a uomo/donna bello/a ma stupido/a o brutto/a ma intelligente?", la bellezza non è solo un fattore estetico dove vige un'armonia così rigida che ogni menomazione viene scartata. Anche in chi è menomato c'è bellezza perché c'è vita in lui. La bellezza è qualcosa che ti ferisce, è come una tempesta che ti coglie impreparato e che ti ferisce, ma tu non senti dolore. Magari scende una lacrima, ma è per dire "...grazie, grazie per essere passata, per avermi lasciato il segno" e come il ragazzo del film ricorderai sempre.
Allego qua sotto aforismi di personaggi famosi più o meno conosciuti riguardo la bellezza:
- La bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla. (David Hume)
- Bellezza è l'eternità che si contempla in uno specchio; noi siamo l'eternità e noi siamo lo specchio. (Kahlil Gibran)
- Ciò che ho sempre cercato è la bellezza in tutte le sue forme. (Joan Crawford)
- Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, che non hanno mai inciampato. A coloro non si è svelata la bellezza della vita. (Boris Pasternak)
- Il mistero della vita sta nella ricerca della bellezza. (Billy Wilder)
- La bellezza ci può trafiggere come un dolore. (Thomas Mann)
- La bellezza è verità e la verità è bellezza. Questo è tutto ciò che voi sapete in terra e tutto ciò che vi occorrerà sapere. (John Keats)
- La bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino. (Oscar Wilde)
- La vera bellezza, dopotutto, sa nella purezza del cuore. (Gandhi)
- La bellezza non sta nel viso, ma nella luce nel cuore. (Kahlil Gibran)
- Non incontrerai mai due volti assolutamente identici. Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascun volto è simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto. (Tahar Ben Jelloun)
- La bellezza è estasi; è semplice come l'odore del cibo. Non si può dire altro sostanzialmente, è come il profumo di una rosa: lo puoi solo odorare. (William Somerset Maugham)
- La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori (Alda Merini)
Altri aforismi della bellezza ce ne sono. Intanto io voglio finire con un aforisma di Dostoevskij:
La bellezza salverà il mondo


Cara Almacattleya, ti ringrazio per le tue parole e le tue riflessioni.
E’ vero, la bellezza è in tutto ciò cui noi associamo questo termine, un qualcosa che deroga per lo più completamente dall’esteriorità per andare a far affiorare un interiorità bruciante e ricca di meravigliose sorprese. L’interpretazione che noi diamo a ciò che ci circonda e a come lo viviamo è la chiave per afferrare la vera bellezza di tutto ciò che ci circonda.

La tua raccolta di aforismi sulla bellezza è una vera iniezione di positività! Ragazze, vi consiglio di riportarvi queste frasi su tanti Post-It e di appenderle sulla parete della vostra camera, o comunque ovunque possiate leggerle quando vi sentite un po’ giù, per rientrare subito in rotta e ripartire con più grinta e determinazione che mai; perché ciascuna di queste frasi parla al cuore e dice veramente come stanno le cose sul serio.

A proposito, qual è il vostro aforisma sulla bellezza preferito?
Anche rispondere a questa domanda è un buon primo passo per scoprire su quale frase concentrarsi per mantenere il pensiero positivo…

P.S.= Qualcuna di voi domani sarà a Lucca per il “Lucca Comics & Games”?? Io sì, faccio la cosplayer… ^__^

mercoledì 28 ottobre 2009

Domanda #3: Lavori in corso

“C’è stato un momento preciso in cui hai cominciato a combattere contro l’anoressia piuttosto che subirla? Oppure è avvenuto tutto in maniera molto fluida, man mano che ti facevi i tuoi ricoveri? In che cosa consiste la tua battaglia giornaliera contro l’anoressia?
Te lo chiedo perchè sto vivendo un momento in cui non mi sembra di stare “attivamente” combattendo… come se mi stessi adagiando sui progressi fatti e lasciassi semplicemente scorrere in avanti la mia vita.

e
ti dedichi unicamente alla lotta contro l’anoressia?”

Ho promesso di rispondere ad ogni domanda, quindi oggi tocca a quelle che mi ha rivolto Wolfie. Mantenendo fede alle mie parole, chiunque voglia aggiungere qualche altra domanda, lasci un commento a QUESTO POST. Un po’ alla volta, state certe che risponderò a tutte.

Non posso indicare a dito un momento preciso in cui ho iniziato a combattere l’anoressia, poiché più volte ho avuto questo proposito, ho iniziato un percorso di ricovero, e poi mi sono smarrita per strada; tuttavia ognuna di queste volte il tutto è iniziato nel momento in cui mi sono resa conto che l’anoressia occupava talmente tanto spazio nella mia vita da aver cancellato ogni altra cosa. Il desiderio di riappropriami della mia vita – o meglio, di costruire qualcosa di nuovo, è sempre stata la molla che mi ha spinto a reagire, perché con l’anoressia stava finendo tutto, e io non volevo che tutto finisse così. Certo, quella contro l’anoressia è una battaglia che si compone di più fasi: una cosa è abolire i comportamenti restrittivi nel confronti del cibo, forse, per certi aspetti, la parte “più facile”, un’altra è confrontarsi con gli aspetti “mentali” dell’anoressia.

Per quanto riguarda la mia battaglia giornaliera, cerco di esautorare l’importanza dell’anoressia sulla mia vita: tento di oppormi ai comportamenti disfunzionali che tendo ad avere nei confronti del cibo, che cerco di visualizzare come una “medicina”, m’impongo di mangiare tutto quanto prescritto nell’ “equilibrio alimentare” che mi ha assegnato la mia dietista, mi dico “No!” quando mi assale la tentazione di fare checking, e cerco di evitare tutte le situazioni che potrebbero mettermi ansia e farmi riprecipitare nel pattern mentale dell’anoressia. Inoltre, tengo questo blog in cui cerco di dare una mano alle persone che stanno combattendo la mia stessa battaglia, e che mi aiuta a mantenermi nella giusta direzione.

Penso che tenere questo blog sia una parte molto importante nel mio percorso di ricovero: se non mi sforzassi ogni giorno di lottare contro l'anoressia, non riuscirei a darvi una mano come sto cercando di fare. Se dentro di me non ci fosse ancora la convinzione che combattere contro l'anoressia val la pena, credo proprio che non potrei scrivere i post che scrivo con una tale convinzione e sincerità. Non riuscirei ad esprimermi in questo modo, e non riuscirei a darvi consigli che, per esperienza personale, capisco essere funzionali.

Penso che, Wolfie, quando tu dici che ti senti come se non stessi "attivamente" combattendo, ma semplicemente facendo fluire la tua vita, questo significhi che in realtà hai già fatto molti passi avanti sulla strada del ricovero. Quando la vita va avanti ed è semplicemente vita, vuol dire che i pensieri indotti dall'anoressia si stanno poco a poco affievolendo. Io adesso ho un peso corretto, ma mi rendo conto che mi capita di ricadere nei tipici trip dell'anoressia: perciò uso regolarmente rinforzi positivi che mi aiutano a continuare ad andare avanti nella giusta direzione. Anche se è passato del tempo dall'ultima volta che ho ristretto l'alimentazione, certi pensieri continuano a tornare. E' per questo che sto tuttora combattendo.

Quando ho cominciato a combattere contro l'anoressia, non mi sono resa conto immediatamente che stavo meglio, ma poco a poco ho cominciato a stare meglio (mentalmente, emozionalmente e fisicamente) per un lasso relativamente lungo di tempo. Ovviamente non ho la pretesa nè la presunzione di riuscire a staccarmi totalmente dal mio vissuto, ma voglio essere quanto più sicura possibile che non avrò altre gravi ricadute, che non mi farò più influenzare da cose e persone, che proverò a vivere unicamente per me stessa in maniera sana.

Anche se sono stata ricoverata in un centro specializzato per DCA 5 volte, ho continuato ad avere ricadute, miriadi di pensieri disfunzionali e distorti, e anche se in certi momenti mi sentivo meglio, non stavo veramente bene. Ho cominciato a combattere seriamente poco più di un anno fa, Maggio 2008, e ancora non riesco a vedere tutto con chiarezza. Però credo che combattere sia già una vittoria.

Una precisazione - e questa per chiunque stia leggendo: non pensate neanche per un attimo che io sia una persona particolarmente forte, o determinata, o definitivamente fuori dal trip dell'anoressia. Non pensate che io non abbia momenti più tranquilli e momenti neri, come ogni qualsiasi essere umano. E non pensate che non ci siano giorni in cui, mettendomi davanti allo specchio, detesti il mio corpo. Mi sto confrontando con l'anoressia esattamente come tutte voi, ed è come se mi portassi appeso alla schiena un cartello con su scritto: "Lavori in corso". Ma sto combattendo... e potete farlo anche voi. Credetemi quando vi dico questo. Se mi aveste conosciuta, non so, anche solo 2 o 3 anni fa, avreste pensato che non avrei mai potuto essere la ragazza che sono oggi. Avreste visto una ragazza sottopeso, in perenne lotta contro se stessa, priva di speranza, completamente preda dell'anoressia. Avreste visto una persona con una marea di problemi tenacemente aggrappati ad un corpo troppo sottile per sostenerne il peso. Avreste visto l'ossessione, la distorsione, la perversa determinazione, il vuoto. Avreste visto una ragazza di fronte alla quale i medici scrollavano le spalle sussurrando: "Ah, la Veggie... bè, ma tanto quello è un caso cronico...". Oggi sono diversa. E' per questo che so che è possibile combattere e cambiare la propria vita. Se non lo sapessi, non scriverei su questo blog. on avrei tutta questa sicurezza e convinzione quando vi dico che potete farcela TUTTE.

Per chiunque stia pensando che io sia la wonder woman dell'anoressia, sappiate che sono assolutamente una ragazza "normale". Nè più e nè meno, esattamente come ciascuna di voi. Per questo so che ce la potete fare tutte quante. Perchè io lo sto facendo.

domenica 25 ottobre 2009

Domanda #2: Serrature e chiavi

Oggi rispondo alla domanda di Milly che mi chiede:

“Quando ci si ammala di DCA non c'è mai un solo motivo, ce ne sono migliaia, tra cui alcuni certamente più importanti. Non so se tu ne hai già parlato in questo blog, se non è così allora ti chiedo quali siano state le TUE cause. E... adesso, in tutta onestà, in quale misura definiresti tua la vita che stai vivendo?”

Quand’è che veramente è cominciato tutto, con l’anoressia? E perché?

Sto scavando per trovare una risposta a queste domande. Ha veramente importanza, alla luce di come si sono poi evolute le cose? Non ne sono sicura. Sono bombardata da ricordi che riemergono dalla profondità della mia mente e sembrano suggerirmi qualcosa, senza però riuscire a capire se sono fatti significativi di per sé, o solo alla luce di ciò che mi è successo. Se non fossi diventata anoressica, queste memorie avrebbero veramente avuto importanza? Rammento brevi momenti del tempo in cui non sapevo neanche cosa significasse la parola “anoressia”… ma forse già in quei momenti l’anoressia aveva cominciato a gettare la sua ombra nella mia vita.

Se mi permetto di ritornare indietro nel tempo con la mente, ricordo che sono sempre stata una bambina magra. Questo veniva portato alla mia attenzione non tanto dagli specchi quanto piuttosto dalle persone che erano parte della mia vita di bambina. “Magra” era sempre una bella cosa – un qualcosa di sui essere orgogliosa. “Magra” era un complimento. “Magra” era qualcosa che gli altri avrebbero voluto essere. “Magra” era quello che attirava l’attenzione altrui. “Magra” era quello che mi rendeva speciale.

Quando avevo più o meno 6 anni, andai al compleanno che una mia compagna di classe aveva organizzato in piscina. Non che fossimo amiche, ma i miei genitori conoscevano bene i suoi, quindi pensai che fosse educato partecipare.

Mi ricordo. In costume dal bagno sul bordo di una piscinetta, sette o otto bambine tutt’intorno a me, poi una sorta di “gara”. Ci mettemmo in fila in un ordine preciso: dalla più grassa alla più magra. Non sapevo se sarei stata in cima alla linea, ma mi ricordo che mi sentii sollevata del fatto che mi sarebbe stato risparmiato un non necessario imbarazzo, dal momento che ero magra. Questa parola, ancora una volta. Magra.

Una per una, dovevamo saltare nella piscina in ordine, e la più magra avrebbe saltato per ultima. Tutte dovevano essere d’accordo su quale di noi avrebbe dovuto essere la successiva a saltare, esaminando i nostri corpi in un modo estremamente preciso per delle bambinelle di 6 anni.

Poi…
Due di noi erano rimaste in piedi sul bordo.
Le altre ci guardavano, discutevano, poi la decisione.
Veggie è la più magra.
È l’ultima che deve saltare.


Io avevo vinto.
Io ero speciale.

Com’è possibile che cose del genere accadano davvero?

Com’è possibile che un gruppo di bambinette di 6 anni possa fare una cosa del genere? Com’è possibile che reputino totalmente accettabile e divertente creare una “gara” in cui la partecipante migliore è la più magra? Non essere affatto impressionate, toccate da questa designazione? Non capire da cosa dipenda il fatto di essere più magre o più grasse, ma semplicemente stilare una classifica su questo? Trovare necessario il confronto?

Ripensandoci adesso, mi fa rabbrividire.

Perché ricordi come questo s’imprimono nella mente per essere ripescati singolarmente anni e anni e anni dopo?

La nostra mente è modellata in maniera tale per cui anche episodi apparentemente insignificanti come questo, che avvengono in tenera età, possano fomentare l’anoressia? O la nostra mente è già comunque indirizzata verso una certa direzione? Siamo noi a scegliere, o siamo già state scelte?

Domande, domande, domande. Non penso che, in fin dei conti, la risposta sia importante.

Penso che guardarsi dentro con onestà, imparare da noi stesse, capire cosa fare con quelli che i nostri pensieri SONO – e non ha importanza com’è che sono diventati tali – sia la chiave.

La chiave.

La vera domanda, perciò, diventa: Se hai la chiave, dov’è la serratura? O, più nello specifico, dove sono le serrature?

Abbiamo un sacco di serrature dentro di noi. Alcune appartengono ai nostri comportamenti passati. Alcune alle nostre memorie consce. Alcune alle nostre memorie inconsce. Alcune al nostro vissuto, al nostro background. Alcune al nostro carattere. Alcune all’ambiente in cui siamo cresciute. Alcune alle persone con cui siamo cresciute. Alcune ai sentimenti che abbiamo provato. E così via. Ci sono tantissime serrature.

Quel che richiede così tanto tempo è trovarle tutte – ciascuna di esse senza esclusione – e inserire la chiave. E girarla. E vedere lo spiraglio di luce nel momento in cui si ha un’epifania… o una rivelazione… o semplicemente una certezza che regala un momento di pace.

Pace.

Alcune delle serrature sono nascoste. Ma una volta che, a poco a poco, le avrete trovate tutte, la luce entrerà e vi riscalderà. Non ci sarà più un pantano alla fine del tunnel. Ma solo crescita e consapevolezza ogni giorno maggiore, in un processo che dura per tutta la vita.

È difficile, lo so, sono la prima ad ammetterlo. È dura trovare tutte le serrature e prendere la (coraggiosa) decisione di girare la chiave. Ma è un qualcosa che bisogna cercare di fare. Un qualcosa su cui bisogna cercare di lavorare. Quello che sto cercando di fare anch’io. Per non vivere più una vita a metà.

Ce la faremo.

E un giorno saremo libere.

Se avete qualche altra domanda, postatela pure QUI

giovedì 22 ottobre 2009

Domanda #1: Il ruolo della psicoterapia

La 1^ domanda cui rispondo, nell’ordine in cui mi sono state poste, è quella di Lety. Mi sto riferendo a:

“Che ruolo ha giocato la psicoterapia frontale (1:1) nel tuo percorso di ricovero, nel momento in cui hai avuto gli strumenti necessari per percorrere la strada del ricovero cercando di adottare quanto meno possibile i comportamenti disfunzionali dell’anoressia? Inoltre, dato che hai più volte scritto che attualmente ti segue solo una dietista, pensi di ricominciare prima o poi a fare psicoterapia?”

Per rispondere a questa domanda, è necessario che faccia una premessa: sono passata per le mani di diversi psicoterapeuti prima di trovare la persona “giusta” per me. “Giusta” è una parola grossa, ma al momento non ne trovo una più adeguata. Diciamo che ho cambiato diverse volte prima di trovare una persona con la quale mi sono seriamente impegnata per mettere su una terapia costruttiva e funzionale. Forse era lei ad essere la persona “giusta” per me, più probabilmente ero io che, a quel punto, avevo acquisito la determinazione necessaria per lavorare su me stessa e sull’anoressia.

In ogni caso, ho seguito una psicoterapia con questa persona per circa 3 anni. Quando ho iniziato la odiavo profondamente, poi ho cominciato a trovarla fastidiosa, poi a tollerarla ed infine, eventualmente, ad esserle grata per lo spazio che mi aveva offerto per lavorare su me stessa. Durante i 5 ricoveri in centro specializzato per DCA che ho fatto, inoltre, ho sempre seguito una terapia di gruppo. In entrambi i casi, è stata una psicoterapia concentrata sul “problema-anoressia”, anche se ho comunque avuto modo, soprattutto nella terapia individuale, di allargare lo spettro d’azione ad altri ambiti della mia vita, al fine di cercare di capire quali fossero i molteplici fattori d’insorgenza e mantenimento dell’anoressia, al fine di poter spezzare il circolo vizioso.

Ad ogni modo, tornando alla domanda, la psicoterapia frontale è stata per me utile anche in quanto modo di sapere che lì avevo una via d’uscita, uno sbocco. Nel momento in cui mi sono sentita in grado di “camminare unicamente sulle mie gambe”, ho smesso di andare dalla psicoterapeuta una volta la settimana, e ho cominciato a dilazionare gli appuntamenti: ci andavo un paio di volte al mese, o anche più raramente. Così facendo, sapevo che se mi fossi trovata di fronte ad una difficoltà – alimentare, relazionale, personale, etc… - avrei comunque avuto un appuntamento con la psicoterapeuta nel futuro, per quanto lontano, e quindi un’occasione per parlarne. Questo mi ha permesso di imparare a modulare l’ansia e di poter essere, nel giro di un po’ di tempo, completamente indipendente dal suo aiuto: ero capace di vivere con me stessa e di prendermi cura di me, ma sapevo che se avessi avuto una ricaduta o necessità del suo aiuto, lei sarebbe stata comunque lì.

Penso che la psicoterapia individuale abbia un’importanza fondamentale nel momento in cui siamo disponibili a lavorare su noi stesse nell’intraprendere il percorso di ricovero, perché fornisce importanti spunti ed armi per poter combattere ancora più efficacemente contro l’anoressia.

A proposito della psicoterapia, inoltre, ho scritto molto anche QUI… suggerisco vivamente una lettura a te e a chiunque non avesse ancora avuto modo di leggere questo post.

Riguardo all’idea di poter riprendere personalmente una psicoterapia, sì, è un’opzione che sto seriamente valutando. Mi sono già procurata i numeri telefonici di qualche terapeuta della mia zona, e credo proprio che presto proverò ad iniziare un nuovo percorso psicoterapeutico. Sono molto curiosa di vedere cos’altro posso scoprire lavorando su me stessa, e voglio darmi altre occasioni per riconoscere i miei limiti e provare a superarli: sicuramente il farlo affiancata da una persona competente mi aiuterà a mantenermi concentrata e a non disperdere le energie. Inoltre, se una psicoterapia può permettermi di scoprire nuove armi per combattere contro l’anoressia… bè, sono qui per questo! E se uno psicoterapeuta può darmi una mano nel farlo, non posso che dire che è il benvenuto. In fin dei conti, l’unico modo per iniziare a percorrere nuove strade è… iniziare a farlo!

Se avete altre domande, continuate a postarle QUI. Una alla volta, risponderò a tutte!

lunedì 19 ottobre 2009

D. & R.

Oltre che tramite blog, utilizzo anche il mio canale YouTube per perseguire la nostra comune lotta contro l’anoressia: su questo canale ho potuto caricare diversi video, alcuni dei quali replicati anche qui sul blog, in doppia versione – Italiana e Inglese – per poter raggiungere quante più ragazze possibile. Tuttavia, per quanto i video siano indiscutibilmente un mezzo di comunicazione efficace, ritengo che le parole scritte lo siano ancor di più. Le parole arrivano, toccano più nel profondo. Mettere tutto nero su bianco aiuta ad acquisire una maggiore consapevolezza delle cose. Perciò talvolta è necessario vedere le parole su una pagina per carpirne fino in fondo il significato.

Ricevo molti MP tramite il mio canale YouTube, diverse richieste di realizzazione di ulteriori video di lotta contro l’anoressia, nonché numerose domande, ma penso di riuscire ad esprimermi meglio quando metto le parole su carta (o, per la precisione, quando utilizzo una tastiera e guardo le parole che compaiono sulle schermo del PC…). Perciò, v’invito a chiedermi… qualsiasi cosa vogliate a proposito dell’anoressia, dei DCA e della strada del ricovero.

Non posso essere puntualissima nel rispondere alle e-mail, ma abbiate pazienza e sappiate che prima o poi vi risponderò sempre, e sappiate inoltre che qualsiasi commento lascerete ad ogni mio post, vi risponderò nel giro di pochi giorni anche qui sul blog.

Potete postare i vostri commenti in forma anonima, oppure potete usare un vostro nick o il vostro vero nome. Non m’interessa… Tutto quello che voglio è fornirvi il supporto e (spero!) le risposte che cercate nel momento in cui inciampate in questo blog. Spero di riuscire a trasmettervi speranza, comprensione, e voglia di percorrere la strada del ricovero.

Potete chiedermi qualsiasi cosa vogliate: domande generali, domande specifiche, anche domande relative al mio vissuto di anoressia personale. Esponetemi qualsiasi vostro dubbio. Una alla volta, risponderò alle varie domande nei prossimi post, e cercherò di rispondere ad ogni vostra domanda e dubbio nel modo migliore che mi sarà possibile.

Per il resto, spero che la vostra lotta contro l’anoressia stia continuando e stia andando bene… senza alcun dubbio!

venerdì 16 ottobre 2009

Thinspo Reverse: il video

Scusatemi per il ritardo... Ma finalmente, ecco qua il video e la canzone (testo + traduzione) che gli fa da "solonna sonora"... Spero vi piaccia...



IT’S ON


It all comes down to this
You take your best shot, might miss
You take it anyway
You're gonna make your move today

Got the will, you'll find the way
To change the world someday
Grab this moment before it's gone
Today's your day

RIT: [It's on and on
It's on and on
It's on and on
Today's your day
So c'mon bring it on
It's on and on
It's on and on
It's on and on
Today's your day
So c'mon bring it on]

And the view will never change
Unless you decide to change it
Don't feel like it today
Just show up anyway

And though life will take you down
It only matters if you let it
Get up, go through, press on
Today's your day

RIT:[It's on and on…]

And though you wanna quit
don't think you can't get through this
you've come too far to walk away
it's not gonna be today.

And no matter how you feel
it's what you do that matters
this is your moment to be strong
today's your day

RIT: [It's on and on…]

… and no matter how you feel
its what you do that matters
this is your moment to be strong
today's your day…

RIT: [It's on and on…]

VA’ AVANTI
Tutto si riduce a questo/Provi a fare del tuo meglio, potresti fallire/Ma se ci provi comunque/Prima o poi ce la farai./Se hai la volontà troverai una via/Per cambiare la tua vita un giorno o l’altro/Acchiappa questo momento prima che sia troppo tardi/Oggi è il tuo giorno./RIT:[Va’ avanti e avanti/va’ avanti e avanti/va’ avanti e avanti/oggi è il tuo giorno/perciò, dai, puoi farcela./Va’ avanti e avanti/va’ avanti e avanti/va’ avanti e avanti/oggi è il tuoi giorno/perciò, dai, puoi farcela]/E le cose non cambieranno mai/Fino a che tu non deciderai di cambiarle/Non sentirti così giù, oggi/fagli solo vedere chi sei, in un modo o nell’altro/E sebbene la vita possa mettertela in c--o/Dipende solo se glielo lasci fare/Rialzati, vai fino in fondo, insisti/Oggi è il tuo giorno./RIT:[Va’ avanti…]/E anche se vuoi mollare/Non pensare che non ce la puoi fare/Sei arrivata tropo lontana per arrenderti/Non sarà oggi che fallirai./E non ha importanza come ti senti/E’ quello che fai che è importante/Questo è il tuo momento per essere forte/Oggi è il tuo giorno./RIT:[Va’ avanti…]/…e non ha importanza come ti senti/E’ quello che fai che è importante/Questo è il tuo momento per essere forte/Oggi è il tuo giorno./RIT:[Va’ avanti…]

martedì 13 ottobre 2009

Aspettare la fine della tempesta

Quando la vita, mentre state lottando contro un DCA, diventa una totale confusione, e vi sentite ad un soffio dal commettere un passo falso ricadendo nell’anoressia a piè pari, incoraggiate voi stesse a fermarvi per un momento. Lasciate che le sensazioni di sopraffazione, di oppressione, di ansia, vi attraversino e passino oltre. Lasciate che nuovi pensieri trovino spazio nella vostra mente. Datevi il diritto di prendervi una pausa e di riordinare le idee per poter ricominciare a combattere con ancor più forza e decisione di prima.

Una delle cose peggiori che possiate fare quando la strada del ricovero sembra farsi troppo dura, è cedere alle antiche tentazioni e ricominciare a restringere. Sapere che cosa succede, poi?
Una collisione.

Fermarsi a riflettere, perciò, è sicuramente un risultato migliore.

Quando sentiamo che siamo sul punto di cadere e di andare in mille pezzi, o nel momento in cui ci rendiamo conto di essere cadute, dobbiamo solo raccogliere i pezzi e incollarli di nuovo insieme. Nel momento in cui una tempesta è al massimo della sua violenza, è impossibile mettere le cose a posto senza che il forte vento un attimo dopo le porti via di nuovo. Allora, dobbiamo aspettare fino a che la tempesta non sarà finita. Non possiamo avvicinarci ad una tromba d’aria e sperare di non esserne portate via insieme a tutto quello che ci circonda. Non possiamo rimettere insieme i pezzi durante una tempesta. Dobbiamo aspettare fino a che la tempesta non sarà finita. E poi, quando il peggio sarà passato, possiamo rimetterci in piedi e rimettere insieme i pezzi andando incontro al sereno.

Aspettare è difficile. Molto difficile. Quando sentiamo che stiamo per ricadere, non è facile fare un respiro profondo ed aspettare. È molto più facile cedere all’ansia, al panico, alle antiche abitudini, e ricominciare a restringere.
Dobbiamo resistere a questa scorciatoia (che poi è un vicolo cieco).

Dobbiamo aspettare la fine della tempesta.
La pioggia smetterà di cadere è il vento smetterà di soffiare, prima o poi… e a quel punto, si potrà cominciare ad aggiustare quel che si è rovinato, e a costruire un altro pezzo della strada del ricovero.

P.S.= Il video sulla nostra "Thinspo Reverse" (per chi non sapesse di che cosa sto parlando, date un'occhiata all'omonima sezione sulla colonnina di destra del blog... ne vale la pena, fidatevi!! ^__^) is yet to come... Ancora qualche giorno di pazienza... ^^"

sabato 10 ottobre 2009

"Pro-ana": looking for what?

(Take it ironic, gals!)

Questa è una domanda per tutte le ragazze che si definiscono “pro-ana/mia”: cosa state cercando, esattamente?

La felicità? Un’identità? L’accettazione altrui? L’invidiabilità? La bellezza? La sicurezza? La forza? Il controllo? Sguardi d’ammirazione? Comprensione? Una controcorrente? Una forma di ribellione? Apprezzamento?

Non è con l’anoressia e neanche col vostro simulacro di anoressia che le troverete.




















Penso che il movimento “pro-ana” sia stato, in origine, promosso da persone che dentro di sé covavano unicamente odio e risentimento nei confronti del resto del mondo. Persone superficiali, insulse, sciocchine, squallide, bugiarde e terribilmente manipolatrici.

Credete che le persone che non hanno mai avuto un DCA e a cui capita di leggere questi blog e guardare le “thinspo” pensino a quanto siete poverine, a quanto state male, o a quanto siete ganze? Non vorrei deludervi, ma per lo più la gente chiude questi blog dopo pochi minuti e tutt’al più pensa a quanto siete stupide.

Mi sono sempre chiesta: se “Ana” fosse una persona reale, che aspetto avrebbe?

Io me la immagino così…







Ma, ragazze “pro-ana/mia”, voi non siete affatto delle stupide, accidenti! Sono convinta che siate tutte personcine sensibili e dolci.
Non vi fate fregare da quello che gente ottusa e senza scrupoli vuole farvi credere. Non siate un altro “clone pro-ana”. Ribellatevi. Avete tutte un cervello, e sono convinta che è anche un gran bel cervello. Usatelo.

mercoledì 7 ottobre 2009

Scegliere il ricovero

L’anoressia non è altro che una bugia che ci raccontiamo, perché è più facile che non dirci la verità. In fin dei conti, convivere con il sintomo, per quanto questo possa essere disagevole, è più facile che trovare il coraggio di darsi la possibilità d’iniziare a percorrere la strada del ricovero. Distruggere è sempre più facile che costruire.

Ma, ragazze, volete davvero vivere il resto della vostra vita in balia dell’anoressia? In fin dei conti, avete ancora la possibilità di fare una scelta: potete scegliere la strada della luce, l’unica scelta che vi garantirà un futuro.
Certo, sarà dura e sarà difficile, è una strada in salita ed è ardua da percorrere. Ci saranno inevitabilmente delle ricadute, ma non dovete sentirvi delle fallite per questo: siamo umane, ci è concesso di sbagliare, e non c’è niente di male in questo; anzi, una ricaduta può aiutare a mettere a fuoco dov’è che c’è stato l’errore, al fine di non ripeterlo una seconda volta. L’importare è trovare la forza di rialzarsi e di andare avanti nonostante tutto.

Il vero obiettivo nella vita non è quello di apparire differenti – cambiando il nostro corpo, ma quello di apparire differenti – cambiando la nostra consapevolezza e maturando come persone. Noi non siamo il nostro corpo, e men che meno la nostra immagine corporea!!

Voi non siete un mero involucro, ragazze… voi siete VOI STESSE. E non c’è niente di meglio al mondo, perché siete meravigliose, brillanti come stelle, fantasiose, intelligenti, simpatiche, speciali. E questo si avvicina molto più alla perfezione di qualsiasi altra cosa.

Lo so, uscire dal loop dell’anoressia è estremamente difficile, rompere il circolo vizioso dei pensieri è arduo, ma sappiate che non state combattendo da sole: anch’io sto percorrendo la strada del ricovero, e giorno dopo giorno lotto per impedire all’anoressia di avere di nuovo la meglio su di me. Certo, sono consapevole che non se ne andrà mai del tutto dalla mia testa, ma a poco a poco sto imparando strategie di coping che mi permettano di affrontare i miei problemi senza dovermi rifugiare dell’abbraccio dolce e al contempo soffocante dell’anoressia.

Pensateci, ragazze: l’anoressia via ha veramente dato tutto quello che vi aveva promesso? Vi ha veramente fatto ottenere ciò che desideravate? Non credo. Abbiamo solo questo corpo, abbiamo solo questa vita: cerchiamo di prenderci cura di noi stesse, senza bisogno di morire per vivere, perché l’anoressia non ci farà mai essere quello che desideravamo, non esaudirà mai le sue promesse.

La strada del ricovero è dolceamara, ma nel momento in cui si decide di percorrerla si affibbia un bel calcione all’anoressia. Quell’anoressia che sembrava essere tutta la nostra vita, l’unica cosa che ci definiva, a poco a poco viene ad essere sostituita da quello che la vita E’ veramente. Certo, ci sono momenti difficili, e sono tanti, momenti in cui ci si sente perse e si ha paura ad andare avanti, perché il non sapere quello che ci aspetta incute timore. Ma va bene, dico davvero, ragazze, va bene così. Perché a volte aver paura è proprio un modo per cominciare.

domenica 4 ottobre 2009

Relazionarsi con l'aumento di peso

Una cosa che molte persone, tramite e-mail, mi hanno chiesto, è come si possa fare a relazionarci con l’aumento di peso che necessariamente fa seguito all’inizio di un percorso di ricovero per anoressia.

Personalmente, posso dire che il riprendere peso in sé per sé non è stata la parte più difficile del percorso di ricovero che sto facendo… Però, è pur vero che molto spesso le mie ricadute sono state dovute all’aver ripreso peso.

Perciò quelle che adesso voglio condividere con voi sono alcune delle cose che ho trovato utili nel mio processo di “coping” rispetto all’aumento di peso.

- So che può essere fastidioso, ma provate a mangiare assieme a persone che vi vogliono bene e vi aiutano e vi supportano nel vostro percorso di ricovero. Potrà esservi d’aiuto vedere che loro mangiano più o meno quanto voi, e lo fanno con tranquillità: vi aiuterà a capire che non state mangiando così tanto come vi sembra, e che se loro riescono a mangiare con calma, non c0è ragione per cui pian piano, non possiate riuscirci anche voi.

- Penso sia importante anche sapere qual è il proprio peso-forma, il proprio peso fisiologico. In questo potrebbe essere utile consultare il vostro medico o un dietista/nutrizionista. E quando saprete qual è il vostro peso-forma, cercate di ricordare: le persone sane non sono sovrappeso. Sono normopeso e stanno bene. Dietisti e nutrizionisti sono professionisti che hanno alle spalle anni di esperienza, e non vi faranno arrivare ad un peso che non sia per voi salutare.

- Certo, all’inizio guadagnare peso non vi renderà felici… ma sicuramente, vi renderà molto più in salute. In un certo senso, è un po’ come il provare a smettere di fumare: non è facile, ma passato il primo momento della crisi di astinenza da nicotina, ci si sente molto meglio.

- Fate in modo di avere sempre qualcuno vicino con cui parlare dei vostri problemi, delle vostre difficoltà, delle vostre ansie, delle vostre paure. Che sia una persona professionalmente preparata o un’amica, non importa: quel che conta è che sia una persona di cui sentite di potervi fidare.

- Quando sentite che state cominciando a panicare causa aumento di peso, cercate immediatamente di focalizzarvi sul motivo per cui avete intrapreso il vostro percorso di ricovero, e sui progressi che avete ottenuto fino a quel momento. So che è maledettamente difficile, ma sono certa che vi accorgerete che la ragione per cui avete intrapreso il vostro percorso di ricovero vale molto di più della ragione per cui volete essere magre.

- Pensate a tutto quello che a causa del vostro DCA avete dovuto passare, a tutto quello che di negativo vi ha prodotto. Vi ha rubato sogni, speranze, opportunità, amicizie, tempo, sorrisi… Vi ha rubato la salute, la cura per voi stesse, vi ha mentito e vi ha fatto mentire alle persone cui volete bene… Ha rubato tutta la vostra vita. Non ne vale la pena. Ma penso che questo lo sappiate già.

So perfettamente che relazionarsi con l’aumento di peso è estremamente difficile, e che è perciò abbastanza ovvio avere delle ricadute quando questo succede. Ma provate a pensare che riprendere peso non è solo una parte importante nel vostro processo di ricovero, ma anche una parte importante della vostra vita e della vostra salute.
Voi valete molto più dell’anoressia. E voi potete avere la meglio sull’anoressia. Pian piano. Un passo dopo l’altro.

Io sto combattendo, e voi?
Stringete i denti e continuate a lottare insieme a me…

giovedì 1 ottobre 2009

Calendar Girls

Okay, lo ammetto: l’idea odierna non è tutta farina del mio sacco.

Quindi, presumibilmente, dovrei iniziare questo post ringraziando la ragazza che si definisce “pro-ana”, che oggi ha pubblicato sul suo blog (il cui URL non riporterò per ovvi motivi) una sua creazione: un orologio da parete in cui al posto delle ore compaiono fotografie accuratamente ritoccate col Photoshop di modelle “thinspo”. Per sentirsi ispirata a distruggere il proprio corpo e a devastare la propria mente a tutte le ore del giorno e della notte, suppongo.

Comunque. Vedendo l’immagine di questo orologio da parete con le “thinspo”, la prima cosa che mi è balzata in mente è stata la frase con cui inizia uno dei miei film preferiti: “Più credi di stare male, e più stai male”. Ed io penso che sia assolutamente vero: più si alimenta l’ossessione, più l’ossessione farà da padrona. In altre parole: più si forniscono rinforzi positivi all’anoressia, più la nostra vita sarà dominata dall’anoressia.

La cosa negativa è che tutto questo purtroppo è vero.
La cosa positiva è che è vero anche l’esatto contrario.

È da questa considerazione che nasce la mia idea di oggi. Niente di nuovo sotto il sole, in realtà, ma in fin dei conti non è necessario essere Wonder Woman per combattere contro l’anoressia, giusto?! E quindi: rinforzi positivi. Ma, stavolta, non all’anoressia: rinforzi positivi alla strada del ricovero. Ecco perciò quello che mi è venuto in mente, quello cui vorrei proporvi di prendere parte: un calendario. Sì, avete capito bene: un calendario.

Lo so cosa viene in mente quando si pensa ad un calendario: soubrettes, veline, attrici mezze svestite con espressioni ammalianti su un corpo da fare invidia. Hmmm… sapete cosa potrei farci con un calendario di questo tipo? Bè, diverse cose: accendere il fuoco nel caminetto, sopperire alla mancanza di carta igienica, tappezzare il pavimento quando devo imbiancare le pareti… e così via.

No, quando io parlo di calendario, intendo tutt’altro tipo di calendario: un calendario NOSTRO. Un calendario di ragazze che stanno combattendo contro l’anoressia. Dato che tra qualche mese arriverà il 2010, mi piacerebbe poter realizzare un calendario in cui per ogni mese possano esserci foto di ragazze che stanno combattendo i DCA, accompagnate da frasi positive e propositive. Così ogni giorno dell’anno, in ogni momento della giornata, potremo avere davanti agli occhi immagini e parole positive. Perché l’unico modo per combattere l’anoressia è… iniziare a combattere l’anoressia. E questo può essere un buon modo per farlo, non credete?

Perciò, se vi va di prendere parte alla realizzazione di un nostro calendario, un calendario di ragazze in lotta contro l’anoressia, tutto quello che dovete fare è mandarmi entro la fine del mese una vostra fotografia all’indirizzo veggie.any@alice.it, magari accompagnata da una frase positiva che vi piace e che vi sembra possa sintetizzare in maniera semplice ed efficace la vostra battaglia personale, o sia comunque una frase d’incoraggiamento e di positività verso il percorso che stiamo facendo.

Criteri da rispettare? Le fotografie devono essere: di qualsiasi dimensione, di qualsiasi inquadratura, di qualsiasi situazione, purché vi permettano di esprimere la bellezza più grande che avete: quella interiore. Inoltre le frasi devono trasmettere un messaggio assolutamente positivo. Che ne dite? Ci state?
Ah, se c’è un mese in cui preferite comparire, se volete essere le reginette di un mese in particolare, non avete che da dirmelo… ^__- E se volete rendere la cosa ancora più divertente, vi consiglio un abbigliamento consono al mese che sceglierete… (Quindi, Miss Gennaio, chiunque tu sia, mi aspetto di vederti in eskimo, eh! ^^”)

Aspetto le vostre foto e le vostre frasi positive, allora… più siamo e meglio è! Perché è proprio vero che l’unione fa la forza… e volete che la forza di noi tutte messe insieme non sia maggiore di quella dell’anoressia?!

P.S.= Il mese di Luglio è mio!! ^^"

lunedì 28 settembre 2009

A voi la parola / 11

Le parole di oggi sono quelle di Prudence. Riprendendo l’eterno tema della bellezza e le mille dissertazioni che su di essa possono essere fatte, queste le meravigliose riflessioni di Prudence al riguardo, che ci accompagnano nel mensile appuntamento con “A voi la parola”.

Che cos’è la bellezza?
Illustri menti prima della mia,si sono posti questa domanda.
C’è chi la ritrova in uno squarcio di cielo… chi nel rombo di un tuono… chi nella lacrima di una giovane creola… chi nel polveroso canto di una vecchia nelle filande.
Io, fino a poco tempo fa non avevo ancora una risposta.
Forse perché concordavo con quanti, prima di me, avevano descritto il loro concetto di bellezza e, al contempo, non sentivo la loro descrizione esattamente completa.
Il problema forse allora, mi sono detta, non è la risposta, quanto la domanda stessa. Forse formulata in una tale maniera, si può intendere che il concetto di bellezza sia inteso come unico ed indivisibile.
Ed è qui, dunque, che si cade in errore.
La bellezza, quel concetto puro che aleggia nella mente degli uomini fin dalla notte dei tempi, così rapido ed inafferrabile quanto una pura vestale sui monti di Efeso… ebbene, essa non è UNICA. Non è INSCINDIBILE.
La vera bellezza della “bellezza” (mi si perdoni il gioco di parole) sta proprio in questo… nell’essere adattabile ad ogni percorso… ad ogni esperienza umana e, proprio per questo, a rinnovarsi sempre. Ad essere un ideale sempre ricco e tutto da scoprire.
Ciò che può essere bello per uno, può non esserlo affatto per l’altro… ed ecco un'altra magia, questa volta più insidiosa, di questo grande interrogativo che è la bellezza.
Spesso questa ci trae in inganno… con specchietti per le allodole che,ad una più attenta riflessione,tutti sapremmo smascherare.
Ma la bellezza conosce i nostri punti deboli… sa che noi, in quanto esseri umani, non siamo poi così INSCINDIBILI come lei. Ci accomuna infatti un unico comune denominatore… la fragilità.
E chi più, chi meno, soccombe al tristo canto della sirena bellezza… la insegue, la caccia, cerca di afferrarla, talvolta spingendosi fino all’orlo di un baratro nel quale spesso si cade senza più trovare una via di uscita.
Il cacciatore diventa la preda… il carnefice, nella volontà di afferrare e sezionare un concetto di questa portata come è il “bello”, diventa vittima dello stesso.
Eppure… se solo si ritornasse all’inizio della pagina… a quella domanda posta in maniera bislacca e certamente inesatta… se solo si prestasse più attenzione alle implicazioni nascoste della stessa… ecco che il giogo crudele della bellezza cadrebbe.
Chi pone interrogativi sulla bellezza è, difatti, l’uomo. L’uomo che, agli albori della sua venuta sulla terra, ha cominciato a coltivare un concetto, che, piano piano, è mutato in un’idea astratta, condivisibile ed affascinante come questa.
Ed eccola allora la soluzione… è l’uomo che ha creato il bello, poiché parte integrante del suo essere.
La bellezza è questa… è il suo essere comune a tutti gli uomini.
In forma diversa… in maniere differenti… in vari ambiti… ma essa, comunque, è sempre presente.
Ho deciso di mettere nero su bianco questo piccolo flusso di pensieri, poiché la mia storia è tanto diversa e tanto simile alla vostra… che forse non vale la pena di essere citata. Io cerco di lasciarmela alle spalle, con dolore, faticosamente… ma ci sto provando.
Un ragionamento del genere invece… è una di quelle cose che non vorrei scordare mai… per capire quanto in realtà, ognuno è la propria bellezza. Quanto questa sia insita in ognuno di noi. Non necessariamente bellezza fisica… ma bellezza nel suo più ampio spettro. C’è chi eccelle nel campo della musica… chi in quello della pittura… chi in quello della scrittura. Tutte queste, sono forme di bellezza invidiabili.
E’ questo quindi, che voglio condividere con voi tutte… è questo che vorrei non scordaste mai.
La bellezza,è racchiusa in ognuna di noi… magari nascosta, burlona… che, come una fatina, tende a nascondersi negli anfratti più disparati. Dobbiamo solo pazientare e tendergli una mano… ha bisogno solo di un piccolo incoraggiamento. E vedrete che essa sboccerà rendendovi fiori meravigliosi, ognuno con una propria particolarità… ognuno traboccante di un’incontenibile bellezza.


Cara Prudence, ti ringrazio per aver voluto condividere qui queste tue parole, queste tue riflessioni. Le nostre storie sono tanto simili quanto diverse proprio perché accompagnate dal minimo comune denominatore della sofferenza… quella stessa sofferenza da cui tu adesso, con coraggio e determinazione, stai cercando di distaccarti. E penso che queste riflessioni sulla bellezza possano essere un ottimo punto di partenza. Perché le conclusioni cui giungi sono esattamente quelle giuste: la bellezza è dappertutto, basta volerla scovare, basta non chiudere gli occhi.
E non dimenticare che questa stessa bellezza è anche la tua, perché una ragazza che scrive tale parole, che è capace di competere ragionamenti che rivelano una tale intelligenza e sensibilità, non può che essere una persona bellissima. E tu lo sei. Molto più di quel che credi.

Continua a combattere per lasciarti alle spalle quello che ti fa soffrire adesso, continua a lottare contro l’anoressia. E non sarà oggi, non sarà domani, e forse neanche tra un mese o tra un anno… ma sicuramente arriverà un giorno in cui sarai tu ad avere la meglio, perché combattere è già una vittoria. E in quel giorno, la tua bellezza sarà davvero tangibile sotto ogni punto di vista. Perché non c’è niente di più bello nel riuscire finalmente a darsi il diritto di combattere PER noi stesse.

Ti abbraccio forte,

Veggie

venerdì 25 settembre 2009

Combattere i pensieri del DCA

Combattere contro l’anoressia significa soprattutto combattere contro i pensieri distorti che questa ci mette in testa, con le bugie che ci racconta. Pertanto, una parte molto importante del percorso di ricovero consiste nel combattere i pensieri derivanti dal DCA. Riconoscere quelle che sono le menzogne che l’anoressia ci sussurra, ricercando invece quella che è la verità.

Ad esempio, l’anoressia ci fa pensare:
La restrizione è l’unico modo in cui io riesco ad affrontare [inserire qui il problema]

Ma la verità è:
Se la restrizione fosse davvero l’unico modo in cui possiamo affrontare lo stress, le situazioni ansiogene, le emozioni difficili da gestire, allora tutte le persone del mondo sarebbero anoressiche. In realtà, però, la stragrande maggioranza della gente riesce a far fronte a questi problemi giorno dopo giorno anche senza farsi del male… e se loro ci riescono, allora ce la posso fare anch’io!

Oppure, l’anoressia ci mette in testa:
Ma tanto restringo solo questa volta e poi non lo faccio più… Non mi faccio davvero del male continuando per chissà quanto…

Ma la realtà è che:
Dire “Lo faccio solo questa volta” è una frase che si finisce poi per ripetere 20, 30, 100, 1000 volte. Perché una volta iniziato a restringere, una volta iniziate a provare tutte le sensazioni di controllo, forza, soddisfazione e sicurezza connesse alla restrizione, è praticamente impossibile dire basta. E così si precipita nella spirale discendente dell’ossessione ancor prima di rendercene conto”.

L’anoressia ci fa dire:
Se riesco a barcamenarmi tra scuola/lavoro, famiglia, sport, vita sociale, senza che nessuno si accorga di niente, ciò significa che sono veramente forte e che posso cavarmela benissimo. Altro che ricoverarmi, sto andando alla grande!

Ma questa è la verità:
Potrebbe pure essere vero che se riesco a fare tutte queste cose allora è tutto okay. Ma a pensarci, bene, nessuna di queste cose mi dà veramente soddisfazione o mi fa veramente essere felice. L’unica cosa che mi fa sentire veramente appagata è il senso di forza, di potenza e di controllo che provo quando restringo. Perciò, in realtà io non sto vivendo. Sto solo sopravvivendo”.
(E davvero i giorni più brutti nella vita sono quelli in cui lasciamo sorridere la maschera e non il nostro vero sorriso…)

Ancora, l’anoressia fa pensare:
Ma io non sono malata! Io non sto così male come le altre! Non sono ridotta in quel modo! Finché non ci arriverò – e non ci arriverò!! – non ho alcun bisogno del ricovero!

Ma in realtà:
Ma, contemporaneamente, sto perdendo tempo. Scivolerò verso il basso senza neanche rendermene conto. Non sono abbastanza oggettiva per valutare il danno che mi sto infliggendo. Non so esattamente quello a cui sto andando incontro. Perciò sarebbe meglio fermarsi, prima che mi fermi l’anoressia”.

Altro pensiero che l’anoressia può metterci in testa è:
E’ la mia vita, è la mia scelta. Ho il libero arbitrio, o no?! Qual è il problema?

Ma la verità è che:
Il mio comportamento ferisce i miei familiari e i miei amici. Causa un sacco di preoccupazioni e di risentimento. Rovina momenti belli che potrei trascorrere accanto alle persone cui voglio bene. La mia famiglia ed i miei amici ne sarebbero devastati, se qualcosa dovesse andare per il verso sbagliato. E lo sarei anch’io”.

Il pensiero sottostante che, anche se è difficile ammetterlo persino a noi stesse, spinge all’anoressia, poi, è:
Sono una fallita. Non sono abbastanza. Sono una perdente”.

Ma la verità è che:
Tutti commettono errori e defaillances, talvolta. Questo non significa essere una fallita o una perdente. Questo significa essere umana. Ho fatto comunque del mio meglio, anche se non è andata come avrei voluto. Ho fatto tutto il possibile”.

L’anoressia ci fa dire:
Tutto quanto è un tale casino! Non vedo proprio come le cose potrebbero andare meglio…”.

Ma in realtà:
Ci sono persone che possono aiutarmi a risolvere questi casini, se trovo il coraggio di ammettere che non ce la faccio da sola e che ho bisogno d’aiuto. Il primo passo è sempre il più difficile, ma poi tutti gli altri verranno di conseguenza. Io posso cambiare. Io posso fare progressi. Io posso costruirmi una nuova vita e far affiorare la vera me stessa. Dipende tutto solo da me”.

E poi, l’anoressia ci fa pensare:
Ah, oggi ho avuto proprio una giornataccia… Quindi è okay se oggi restringo”.

Ma, ragazze, la verità è:
Non devo trovarmi scusanti per fare qualcosa di sbagliato. Se riesco ad essere abbastanza forte da passare questo momentaccio senza cedere all’anoressia, sarò più forte domani agli urti della vita”.

Ancora più pericoloso, l’anoressia fa pensare:
Se non riesco ad essere come voglio, se non riesco a modellare il mio corpo come voglio, se non riesco a restringere, allora significa che sono mediocre”.

Ma non è vero. E la realtà è che:
L’anoressia mi priva della mia vera forza. Forza che è l’unica cosa che, con l’anoressia, si va veramente a restringere. L’anoressia mi priva di tutto il mio potenziale. Perciò, se spezzo il circolo vizioso potrò lasciare spazio alla vera Me Stessa di diventare la persona meravigliosa che è”.
Ed essere libere

Credete a voi stesse, non alle parole che vi dice l’anoressia. Perché solo voi avete ragione e sapete qual è la cosa giusta… per voi stesse.

martedì 22 settembre 2009

Lies that anorexia tells - 2

A completamento del post precedente, un altro disegno che ho realizzato a proposito delle bugie che ci racconta l’anoressia.

Bugie talmente grandi che finiscono per passare come verità perché riempiono tutta la nostra mente tenendola ossessivamente occupata, interessata alle prestazioni che ci auto-imponiamo, correndo dietro a mille impegni di cui forse solo uno è autentico: nascondere a noi stesse e agli altri l’insostenibile tormento che ci divora.

Le bugie che l’anoressia ci racconta, perché noi stesse abbiamo deciso di raccontarcene, sembrano metterci al riparo dalle sofferenze inflitte dalle menzogne degli altri. Ma poi ci si accorge che non funziona così, perché non si può scappare all’infinito da noi stesse: gli auto-inganni si svelano, le promesse dell’anoressia vengono meno, e si tocca il fondo dell’abisso.

Non resta perciò altro da fare che provare a risalire: perché a questo punto è ovvio che le bugie che ci racconta l’anoressia sono una ben MAGRA consolazione.



(click sull’immagine per ingrandire)

sabato 19 settembre 2009

Lies that anorexia tells - 1

Quante di tutte le promesse che aveva fatto l’anoressia nel momento in cui avevamo compiuto questa scelta, si sono poi, sul lungo termine, effettivamente avverate?
Nessuna.

Eppure, nonostante questa consapevolezza, molto spesso è difficile staccarsi dall’anoressia perché è più facile vivere nella menzogna.

Perciò, con questo disegno che ho fatto, ho provato a mettere nero su bianco alcune delle più comuni bugie che l’anoressia ci racconta. Perché concretizzarle è il primo passo per capire e per accettare. E solo capendo ed accettando si può decidere veramente d’iniziare a combattere.


(click sull’immagine per ingrandire)

mercoledì 16 settembre 2009

Un percorso che dura una vita

L’anoressia sembra dare tanto, ma poi si riprende indietro tutto e non restituisce niente.

Tutto quello che resta, sono giorni fatti d’ossessione e di vuoto. Corpo e mente devastati. Strade chiuse. Pensieri distorti. Felicità impossibile. Una vita fatta soltanto da un insieme di regole che noi stesse ci siamo auto-imposte e nelle quali abbiamo finito per restare intrappolate. Nient’altro spazio in testa se non quello per l’ossessione.

Ma la vita è molto, molto più che una vuota ossessione. Possiamo perciò darci una seconda possibilità. Possiamo aprire gli occhi. Possiamo iniziare a percorrere la strada della luce. Possiamo iniziare a percorrere la strada del ricovero e scoprire che è possibile vivere. Vivere non una vita dominata dall’anoressia, ma una vita in cui siamo noi a tenere sotto controllo l’anoressia. Un vita in cui possiamo quotidianamente combattere.

Il ricovero è un lungo processo. Un percorso che dura una vita. Un processo che non è facile iniziare. E si sa che poi non conta la distanza, ma tutto sta nel riuscire a fare il primo passo. Cercate di metterci tutte voi stesse per farlo. Anche se avete un sacco di dubbi e vi sentite incerte, perse, e avete paura… fate il primo passo e poi continuate a camminare. Non fermatevi. Continuate ad andare avanti.

Potrete sentirvi fragili… ma non siete mai così forti come quando combattete contro l’anoressia. E parlo della forza quella vera, non quella illusoria ed effimera che l’anoressia fa provare.

Ogni volta che combatterete i pensieri derivanti dall’anoressia, farete un passo avanti sulla strada del ricovero.

Non riavrete le cose che l’anoressia vi ha rubato… ma imparerete, a poco a poco, a costruirvene delle nuove che possano comunque farvi stare meglio. E vi accorgerete che l’anoressia non è l’unico modo per vivere… ma che ce n’è un altro che è molto più giusto ed importante. Magari non sarete felici, anche perché credo che raggiungere la felicità nel senso proprio del termine sia più che altro un qualcosa di utopico, ma sicuramente sarete serene.

E, allora, vi accorgerete che il mondo è spesso crudele, cattivo e schifoso… ma che, qualche volta, la vita può essere anche inaspettatamente meravigliosa. E, alla fine, vi accorgerete che combattere l’anoressia vale la pena. Che vivere vale la pena.

domenica 13 settembre 2009

One year later...



“Realizzare questo blog non sarà impresa facile; devi essere pronta ad affrontare l’anoressia, a perseguire questa battaglia giorno dopo giorno, a supportare tutte le ragazze che si trovano nella tua stessa posizione e a rispondere a tutti commenti che le alter lasceranno sui tuoi post, che potranno anche essere difficili da accettare. Se però te la senti di procedere, ti darò il mio appoggio incondizionato”.

Così mi sono detta quando, per la prima volta, ho avuto l’idea di aprire questo spazio virtuale di lotta contro l’anoressia. Sapevo che non sarebbe stata esattamente una passeggiata, e che forse avrei potuto non riuscire a centrare il mio obiettivo. Ma la mia decisione è stata: voglio provarci comunque.

Nel complesso, sono soddisfatta di quello che finora sono riuscita a costruire, anche se ho avuto i miei momenti d’incertezza. Non è facile dare una mano a delle persone che non si conoscono, a chissà quanti chilometri di distanza, e così talvolta ho temuto di non riuscire ad essere sufficientemente supportava. Ma ho sempre cercato di fare del mio meglio e spero che questo, in un modo o nell’altro, vi sia arrivato. Spero, in definitiva, di essere riuscita a trasmettervi qualcosa, per quanto piccolo questo “qualcosa” possa essere.

Ritengo che i blog siano uno strano prodotto, una sorta di “prodotto d’intrattenimento”, perché li si può leggere superficialmente senza dargli alcuna particolare importanza, oppure possono toccarti, possono suscitarti delle emozioni, possono cambiare il tuo modo di pensare ed arricchire la tua vita… dipende tutto da chi li fruisce. Questa è ovviamente una mia opinione personale. Immagino che, per un sacco di persone che non sono mai passate attraverso un DCA, il mio blog non sia affatto utile… per me, invece, è la mia realtà dell’ultimo anno.

La persona che ha scritto questi post esiste davvero, ed è qui per tutte voi… non scordatelo mai. Potete scrivermi (veggie.any@alice.it) in qualsiasi momento, qualsiasi cosa, e state certe che risponderò a tutte.

Sono stata felice dei commenti positivi che ho ricevuto, ed anche delle rimostranze e delle critiche, e chiedo scusa se qualche volta posso aver scritto delle cose che possono essere risultate offensive per qualcuno.

Adesso credo sia arrivato il momento di continuare ad andare avanti su questa strada che ho intrapreso, con questo blog, insieme a tute voi guerriere della luce. Continuare a combattere contro l’anoressia. Perché arriva un momento nella vita in cui anche quell’anoressia che sembrava essere la panacea, la soluzione a tutte le difficoltà, abbassa la maschera e si rivela per quello che veramente è: IL PROBLEMA. E così, si comincia a fare troppa fatica a sopportarla. Ma quando si è stanchi di qualcosa, bisogna allontanarsene: chiamatela pure fuga, se volete. Secondo me richiede anch’essa un certo coraggio. E poi, ciò che conta è la consapevolezza che si tornerà ad affrontare il problema, con l’intenzione di risolverlo. Affrontarlo da un’altra parte, da un altro punto di vista, però. Combattendo.

A un anno dall’apertura di questo spazio, perciò, volevo semplicemente fare un enorme “in bocca al lupo” a tutti quante stanno lottando contro l’anoressia. Lo so che ci sono momenti difficili nella vita, ma voi potete diventare più forti e superarli. Qualunque vostro desiderio si avvererà se siete convinte di poterlo realizzare.

Vorrei trasformarmi in vento, in vento simile ad un sospiro. Un vento che aiuta a combattere le avversità, che asciuga le lacrime, lenisce la stanchezza… ecco, vorrei diventare quel tipo di vento. Vorrei giungere da tutte voi in volo, liberarvi dall’anoressia e dal dolore e donarvi la felicità. Leggete questo blog quando siete tristi, ed io sarò al vostro fianco. Leggete questo blog quando siete felici, ed io sarò al vostro fianco.

Ma poiché sono solo una ragazza, ci sono momenti in cui mi sento stanca… momenti in cui soffro a causa dell’anoressia, e sopporto in silenzio… questa è una realtà che non posso cambiare. Eppure ogni mattina mi sveglio e penso che è bellissimo avere davanti un nuovo giorno che mi aspetta, un giorno in cui rinnovare il mio impegno per lottare contro l’anoressia, un giorno nuovo di zecca e senza errori, da riempire con tutto ciò che io ed io soltanto sarò capace di creare.

Grazie a tutte voi che mi state accompagnando sulla strada del ricovero, continuiamo a stare fianco a fianco e a combattere tutte insieme, se vi va.

Vi voglio bene,

Veggie

giovedì 10 settembre 2009

Lei

Avevamo preso alla leggera qualcosa su cui è permessa solo la massima serietà, o viceversa?

È la milionesima volta che provo a scrivere questo post: arrivo più o meno alla terza frase, poi cancello tutto perché mi sembra che non vada bene. Sto scoprendo che nel provare a raccontare quello che ho in mente la parte più difficile – una delle parti più difficili, per lo meno – non è tanto riuscire a metterci tutto, quanto mettere tutto al posto giusto.

Looking back on when we first met… (3 Giugno 2007)
LEI: “Sei la mia nuova compagna di stanza, vero?! Bene, avevo giusto bisogno di qualcuno che mi aiutasse a tirare un paio di calci a questa anoressia! Bisogna darci da fare, perché altrimenti qui ci si tira la buccia!”
IO: “La vita è sopravvalutata.”

Penso che oggi è uno di quei giorni in cui vorrei ritornare piccola. Solo per oggi. Perché i bambini non tacciono volontariamente e non cercano di dimenticare le cose spiacevoli. Semplicemente, le rimuovono. Con quella tranquilla naturalezza della quale solo a 4 o 5 anni siamo capaci. Perciò anch’io vorrei tornare a quell’età, oggi. Vorrei tornarci per far sparire tutto e ricominciare da zero. Vorrei tornarci per comportarmi in maniera diversa, per cambiare le cose, per dare un altro epilogo che non sia quello che è stato. Vorrei tornarci per non averla mai incontrata. Avrebbe cambiato qualcosa? Avrebbe cambiato me, lei? Avrebbe cambiato quello che penso adesso? Se solo potessi ricominciare di nuovo, un milione di miglia lontana da qui, mia cara, avrei cura di me stessa. Troverei un modo. E questa giornata non ci sarebbe. Sarebbe solo un altro ordinario 10 Settembre da dimenticare. E io non sarei qui. E lei non sarebbe là. Il suo volto di bambolina di porcellana. I suoi occhi chiusi. I suoi sogni polvere, per sempre.

Ho realizzato un video per Emma. Emma. La ragazza bionda della foto (tra 4.03’ e 4.09’ nel video) che fa la “V” con le dita. La “V” di evviva, la “V” di Vita… quella vita che ha perso esattamente 2 anni fa, il 10 Settembre 2007, proprio a causa dell’anoressia. Lei è stata la mia compagna di stanza in clinica durante il mio 4° ricovero, il più difficile, il più duro. Ma anche quello che ha segnato il punto di svolta. Insieme abbiamo cercato di combattere l’anoressia, con la promessa di uscirne… In realtà, da quella clinica ci sono uscita solo io… E continuo a lottare contro l’anoressia.

Perciò, Emma, questo è per te. Perché il tuo coraggio e la tua grinta possano essere d’esempio per tutte. Perché tu sei davvero la stella che ha dato un senso al mio cielo.



Cara Emma, forse è vero che la morte è una bilancia che ricerca sempre l’equilibrio. Forse è vero che è stata presa una vita per una vita. E perciò tu hai salvato la mia ed hai pagato con la tua. Mi dispiace. Mi dispiace davvero. Non doveva andare così. Tu volevi fare la cantante. Tu volevi andare in vacanza negli Stati Uniti. Tu volevi vedere la nuova stagione di “The O.C.”. Tu volevi comprare un PC portatile color rosa confetto. Tu volevi iscriverti alla facoltà di Medicina. Tu volevi diventare medico. Tu volevi mangiare la tua prima ciliegia dell’estate per poter esprimere un desiderio. Perché tu ne avevi tanti di sogni. Avevi tanta vita che volevi vivere davanti, che volevi assaporare fino all’ultimo istante. Perciò non doveva andare così. Doveva prendersi me, non te. Ero io quella che voleva morire. Ero io quella che doveva morire.
C’è però una cosa che volevo dirti. E anche se so che adesso non puoi più sentirmi, voglio dirtela ugualmente. GRAZIE. Grazie perché mi hai liberata. Mi hai liberata dall’incantesimo che avevo fatto a me stessa. Mi hai permesso di ricominciare. Mi hai dato un senso. Mi hai mostrato la via.

Io adesso sto vivendo una vita che non mi appartiene, che è la sua. Come io mi sono presa la sua vita, lei si è presa la mia morte, scambio fatale, il bacio di due coni. Ma se lei mi ha concesso in prestito il suo tempo, io non posso che viverlo per lei: perciò farò quello che sono stata chiamata a fare. E nel momento in cui mi sono iscritta a Medicina, mi sono iscritta per lei. E la mia laurea sarà la sua laurea. E in ogni ragazza che vedrò, vedrò lei. Ed ogni ragazza con cui parlerò, parlerò con lei. Ed ogni ragazza che proverò a curare, proverò a curare lei. Ed ogni anoressia contro la quale combatterò, sarà la sua anoressia.
E se salverò anche una sola vita, lei riavrà la sua.

lunedì 7 settembre 2009

Pensiero del giorno

Per tanto tempo siamo state le nostre peggiori nemiche.
Non c’è niente di più semplice.
Adesso è arrivato il momento di essere le nostre migliori amiche.
Di combattere PER noi stesse, e non più CONTRO noi stesse.
Non c’è niente di più difficile.
Ma ne vale assolutamente la pena.

venerdì 4 settembre 2009

Psicoterapia

Nel momento in cui si è nel pieno di un DCA, è estremamente difficile riuscire a formulare la richiesta di una psicoterapia. Questo perché non ci si sente ancora pronte a domandarci dov’è che vogliamo veramente andare, ma soprattutto fino a che punto siamo disposte a fare introspezione per cercare di sviscerare le vere cause che hanno portato all’anoressia raggiungendo così consapevolezza e desiderio.

Iniziare una psicoterapia è difficile anche perché si teme che il terapeuta possa non essere altro che l’ennesima persona che vede unicamente l’aspetto fisico, i tratti materiali, tangibili della sofferenza anoressica. Inoltre, si ha paura che il terapeuta possa portarci via tutto il mondo, tutta la realtà che con il DCA abbiamo faticosamente costruito, riportandoci alla condizione primigenia che ha determinato l’innesco dell’anoressia stessa.

In fin dei conti, l’anoressia non è che il tentativo di diventare invisibili per essere viste, perciò, se qualcuno ci portasse via questa possibilità allontanando il sintomo e ripristinando la “normalità”, che cosa ci resterebbe? È per questo che la psicoterapia è un passo così difficile da affrontare.

Nel momento in cui siamo nel pieno di un DCA, è solo la rabbia che ci tiene in vita, una vita colma di rancore e di paura. Abbiamo paura della nostra rabbia, ed abbiamo paura della nostra paura. Ci sentiamo in dovere di cercare sempre di nascondere a tutti e in qualsiasi modo i sentimenti contraddittori che in certi momenti invadono la nostra mente, spingendoci a cercare aiuto e a rifiutarlo al tempo stesso. Molto spesso cerchiamo di nasconderli persino a noi stesse.

Man mano che ci si abitua a convivere con l’anoressia, si perde il ricordo di come sia possibile vivere senza. Sopravviviamo da così tanto tempo con questo sintomo da aver dimenticato com’era quando non c’era. E così non si riesce a vedere veramente il nostro corpo fino in fondo, non riusciamo a credere fino in fondo che possa essere davvero danneggiato: questo corpo che non amiamo guardare, che spesso tocchiamo come se fosse unicamente uno strumento di cui dobbiamo accertare la funzione. Perché ci sembra di dover dimostrare – agli altri, ma soprattutto a noi stesse – quanto siamo capaci di non cedere al desiderio di cedere. Di farsi aiutare. Di parlarne con qualcuno.

Si pensa che il nostro corpo serva solo a sostenere la nostra mente, ma non le appartenga. E così, con l’anoressia, ci siamo costruite un corpo esile, un corpo quasi invisibile, per poter essere viste. Il nostro comportamento è contraddittorio, confonde e ci confonde. Una parte di noi stesse si aspetta che qualcuno riesca a scoprire l’inganno che noi stesse abbiamo costruito, e così ce ne liberi; che qualcuno ci accompagni nel percorso che ci porterà a spezzare le dinamiche che controllano ogni aspetto della nostra vita senza toglierci il sintomo sul quale ci appoggiamo; che comprenda quello che non possiamo esprimere e, accedendo al nostro segreto, ci garantisca il sostegno di cui sentiamo di aver bisogno, ma che ci rifiutiamo di chiedere.

Penso che sia per questo che è importante riuscire a legittimarsi la possibilità di chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta. Non accontentandoci al primo tentativo, o scoraggiandoci se i feedback che riceviamo sono differenti da quelli che vorremo: ogni persona ha bisogno di un’altra persona particolare per potersi aprire, non vanno bene tutti per tutti, ed è perciò importante fare tentativi, e continuare a cercare finché non si trova il terapeuta adatto, che sarà la persona che riuscirà a fermarci con determinazione e con dolcezza. E allora sarà un sollievo essere smascherate e forzate ad interrompere la nostra recita distruttiva, il nostro suicidio cronico.

La finzione dell’anoressia è probabilmente così perfetta da ingannare anche le persone più attente, il personale medico più preparato.
Ma in realtà siamo noi stesse a tenderci le insidie più grandi.

Se sentite di aver bisogno d’aiuto, non abbiate timore di chiederlo. Non temete di non trovarlo, perché anche se non ve ne rendete conto, ci sarebbero sempre tante mani tese verso di voi, nel momento in cui trovaste il coraggio di afferrarle. Ma soprattutto, non temete di trovarlo. Perché poter contare su un supporto psicoterapeutico è importantissimo, ma non dimenticate che siete solo voi a poter salvare voi stesse.

martedì 1 settembre 2009

Take EAT easy!

Sì, torniamo a parlare di CIBO.

Probabilmente molte di voi, in questo momento, stanno cercando di seguire una “dieta” opportunamente prescritta da un dietista/nutrizionista, al fine di cercare di riacquisire con gradualità un peso fisiologico e sano.

Io stessa lo sto facendo, perciò so perfettamente quanto seguire questo regime alimentare, soprattutto in alcuni momenti, possa essere complicato, duro e difficile.

Voglio perciò provare a darvi qualche consiglio su come riuscire ad affrontare con un po’ più di tranquillità il momento del pasto, il momento in cui ci si trova faccia a faccia con il cibo nei quantitativi prescritti dall’ “equilibrio alimentare”. Nessuna pretesa di risolvere ogni qualsiasi difficoltà, ovviamente, anche perchè è ovvio che i problemi di fondo vadano affrontati e risolti con l’aiuto di una persona competente al riguardo, il dietista stesso oppure uno psicoterapeuta; quel che voglio fare è solo condividere qualche “escamotage”, qualche “dritta” che mi sta aiutando nel mio percorso alimentare, nel mio “fronteggiare” il cibo, e che spero possa essere utile anche a voi.

Per prima cosa, mai concentrarsi su quello che si ha nel piatto. Mai focalizzare troppo l’attenzione sul cibo: così facendo, infatti, questo finisce per diventare l’unico elemento presente nei nostri pensieri, e ci sembrerà che le dosi che dobbiamo assumere siano enormi e tendano a dilatarsi a dismisura… il che servirebbe solo a rendere il momento del pasto ancora più difficile, e l’impresa di mangiare tutto peggio delle 12 fatiche di Ercole.

Quindi, quel che bisogna cercare di fare è decentrare la nostra attenzione dal cibo. Come? Per esempio, cercando di svolgere altre attività durante il pasto: guardare un programma che ci piace in TV (oppure un DVD), ascoltare delle musica, oppure leggere (per la cronaca, questa è la mia soluzione preferita, visto che leggere mi piace molto): tutte cose che richiedono una certa attenzione e che, quindi, la svincolano dal pensiero del cibo. Cercate il diversivo che fa per voi! Per chi abita ancora con la propria famiglia, può essere d’aiuto, se c’è la possibilità, mangiare tutti insieme, in maniera tale da interagire con gli altri; oppure mangiare con un’amica. Questo può essere utile in maniera duplice: da una parte, parlare o comunque ascoltare gli altri che discutono e seguire i loro discorsi, catalizza l’attenzione distogliendola dall’alimentazione. Dall’altra, mangiare con persone che si cibano con naturalezza e che non hanno comportamenti “forzati” nei confronti del cibo, può aiutare a riacquisire un certo equilibrio.

Inoltre, è molto importante cercare di pensare al cibo come ad una medicina: una medicina è un qualcosa che non ci piace prendere, che di solito è amara, è difficile da buttare giù. Ma, a lungo termine, una medicina è anche un qualcosa che ci farà stare bene, che ci farà ritornare in salute. Ecco, bisogna provare allora a visualizzare il cibo come se fosse quella medicina: un qualcosa che magari non ci va di mangiare, che facciamo fatica ad inghiottire tutto, ma che, col passare del tempo, aiuterà il nostro corpo – e, quindi, la nostra mente – a stare meglio, a riacquisire uno stato fisiologico di salute.

Quanto mangiate, infine, non pensate che quel cibo vi serve per alimentarvi: pensate piuttosto che vi serve per nutrirvi, ovvero per prendervi cura di voi stesse.

sabato 29 agosto 2009

A voi la parola / 10

Direttamente dalla “Thinspo Reverse”, “A voi la parola” passa oggi il testimone a una ragazza meravigliosa sotto ogni punto di vista, ad una vera guerriera della luce: Wolfie.

I miei problemi con l’alimentazione sono iniziati alle superiori, dove non vivevo una situazione esattamente idilliaca: nella mia nuova classe non c’era nessuna amica delle scuole medie, e non conoscevo nessuno. Tutte le altre ragazze, invece, già si conoscevano, e io fin da subito non sono riuscita a legare con loro perché non mi vestivo all’ultima moda, non ascoltavo la stessa musica, non guardavo le stesse cose in TV… insomma, non ero come loro. Mi sentivo diversa, sbagliata, vuota, ed ho cominciato a pensare che forse non ero “abbastanza” per quelle ragazze, che ero solo una persona mediocre. Così ho a poco a poco iniziato a sentirmi a disagio con me stessa e col mio corpo, e da qui è nato l’impellente bisogno di “fare qualcosa” per migliorare la situazione: se mi fossi sentita meglio nella mia pelle, forse anche le altre ragazze si sarebbero accorte del mio cambiamento, e la situazione sarebbe migliorata. Senza rendermene propriamente conto, avevo già fatto una scelta che avrebbe modificato e condizionato tutto il resto della mia vita. Certo, volevo che la mia vita cambiasse, ma la mia idea era che sarebbe cambiata in meglio. Ora so che invece un DCA serve solo a tirar fuori la parte peggiore di noi, che non risolve i problemi ma li crea, e ne crea di grandi e ben peggiori di quelli di partenza. Ho cominciato a “rimodellare” il mio corpo con un’assurda dieta “artigianale” da poche centinaia di calorie al giorno, cercando di essere sempre fuori casa alle ore dei pasti ed inventandomi scuse di fronte ai miei genitori per giustificare quanto poco mangiassi: ovviamente all’inizio mi sembrava “la panacea”, mi sentivo come se davvero quella potesse dissolvere ogni difficoltà, ma l’idillio è durato ben poco. Io non so qual è la linea di demarcazione tra un’anoressica e una bulimica: non so come le prime riescano a prolungare la restrizione alimentare fino al limite estremo senza mai cedere alle lusinghe del cibo, mentre per le seconde scatti il meccanismo dell’abbuffata. So soltanto che io ho ben presto scoperto di appartenere alla seconda categoria. La dieta sregolatamente restrittiva mi portava ad avere accessi di fame che risolvevo abbuffandomi… e poi andando in bagno a vomitare, per eliminare giù per lo scarico del water, oltre al cibo, anche i sensi di colpa. Stavo molto attenta a non farmi scoprire, perché mi vergognavo molto di questa mia “debolezza”, ma intanto il cibo era diventato un’ossessione e riempiva la maggior parte dei miei pensieri. Cibo evitato, rifiutato, rubato, mangiato di nascosto, vomitato… La bulimia colpisce meno dell’anoressia, suscita meno scalpore e meno attenzione, perché la maggior parte delle bulimiche sono normopeso o solo leggermente sottopeso, quindi tutti pensano che sia un DCA meno grave dell’anoressia. Questo perché la maggior parte della gente si ferma a considerare l’aspetto esteriore, che è tuttavia quello meno importante. Quello che non si dice, che non si capisce, è che anche di bulimia si muore, esattamente come d’anoressia. Ma soprattutto, anche di bulimia si soffre, e tanto. Forse non lo si comprende soprattutto proprio perché esteriormente spesso non si vede nulla: io, infatti, sono sempre rimasta più o meno normopeso; eppure ci sono stati periodi in cui mi abbuffavo e vomitavo anche 5 o 6 volte al giorno! E non c’è niente di più umiliante, niente di più vergognoso, niente che ti fa soffrire dentro come il provocarsi il vomito nel tentativo di soffocare i sensi di colpa scatenati dalle abbuffate. Sono sentimenti che si provano e che non si riescono a rendere davvero con le parole. Ad ogni modo, la mia situazione si è trascinata avanti così per anni, anni consumati davanti al water a infilare due dita in gola per vomitare tutto il cibo e tutto il dolore che la mia vita non riusciva a contenere. Ero a pezzi, fisicamente e psicologicamente, la bulimia riempiva e devastava ogni momento della giornata, ma io continuavo ad andare avanti così perché… cambiare era più difficile, faceva più paura. Anche se la mia vita non si poteva più definire tale, anche se il pensiero del cibo mi tormentava e mi angosciava, anche se passavo ore chiusa in bagno, dentro di me, per quel che mi riguardava, cambiare era peggio, perché avrei dovuto parlare con i miei genitori, raccontare, e c’era la vergogna di fare vedere che la loro amata figlia si era ridotta a doversi mettere due dita in gola per sbarcare la giornata. Poi, però, è successo. Inconsciamente, forse, volevo che succedesse già da molto tempo, ma non ne avevo il coraggio, però ho cominciato ad usare meno cautele quando andavo in bagno per vomitare, così un giorno mia mamma mi ha sentita e mi ha chiesto cosa stesse succedendo. Io, sul momento, ero terrorizzata all’idea di essere stata scoperta, e la mia mente ha cercato subito febbrilmente di costruire qualche scusa… sennonché all’improvviso mi sono precipitata fuori dal bagno, in lacrime, e le ho detto tutto di botto, ho tirato fuori qualsiasi cosa, tutta la devastazione degli ultimi anni, e non è stato terribile come avevo immaginato. Mia mamma non mi ha giudicata, non si è arrabbiata, non mi ha presa per pazza. Non solo mi ha ascoltata, ma lei e papà mi hanno aiutato tantissimo nella sofferta e travaglia decisione d’iniziare un percorso di ricovero. Adesso sono tre anni che mi incontro con una dietista una volta al mese e con una psicologa due volte la settimana. Sono due persone preziose che mi hanno davvero aiutata nel risollevarmi dalla situazione in cui ero precipitata. Ho cambiato diverse psicoterapeute, ma adesso sento di aver trovato la persona giusta per me. A tutt’oggi non è per niente facile, e a volte mi trovo ancora a dover lottare contro l’impulso di chiudermi in bagno e inginocchiarmi davanti al water, ed è tremendamente difficile opporsi, ma non mi arrendo: so che le cose possono cambiare se io ho la volontà di cambiarle, e se la psicologa e la dietista che stanno al mio fianco, e tutte le persone vicine e lontane che mi vogliono bene, mi supportano e mi sostengono, questa sfida sarà più facile da affrontare. Inoltre, adesso, mi sono accorta di una cosa: che quello che ho dentro e la cosa più importante, e non importa quello che si vede fuori, perché le persone che tengono a me mi vogliono bene unicamente per il tipo di persona che sono. Una conclusione banale, forse, ma che per me ha voluto dire tantissimo! Quello che vorrei dire a tutte le ragazze che stanno vivendo la stessa situazione che ho vissuto io, fondamentalmente, è: non buttate la vostra vita dentro al water! Se la bulimia vi sta rovinando la vita, reagite! Non aspettate neanche un giorno! E se le cose non vanno al primo tentativo, continuate a provare! Io piano pianino ce la sto facendo, e ce la potete fare anche voi!!!

Cara Wolfie, ti ringrazio tantissimo per aver voluto condividere un questo spazio con me e con tutte la altre ragazze la tua esperienza. Posso solo immaginare quanto dev’essere stati difficile raccontare tutto, e sappi che ti ammiro moltissimo per il tuo coraggio e per la tua tenacia.

Il messaggio positivo che le tue parole riescono a far passare è un qualcosa di straordinario. Leggere la tua testimonianza mi ha dato un grande incoraggiamento, e credo di non essere la sola a pensarla così.

La cosa più bella delle tue parole è il percorso di vita, la sofferenza ma anche la voglia di reagire, il realizzarsi di un processo di cambiamento. Non esiste un unico modo di cambiare, ed è bello pensare che, come te, in questo momento, siamo in tante a cercare di compiere una scelta che potrà cambiare completamente la nostra vita. È vero, decidere di cambiare è difficile, è sempre molto difficile, anche nel momento in cui la situazione che si vive ci fa soffrire, perché cambiare significa comunque abbandonare un dolore noto per avviarci verso un futuro ignoto, e quel che non si riesce a prevedere e si teme di non poter controllare finisce inevitabilmente per fare paura. Però è bello leggere del tuo cambiamento positivo, perché è la testimonianza che lasciare la strada vecchia per la nuova significa in realtà correre un rischio che vale la pena, visto il risultato.

Ed è bellissimo anche il tuo messaggio finale, l’incoraggiamento a non arrendersi, che penso sia indispensabile per continuare ad andare avanti nella difficile strada del ricovero: arrendersi è molto più semplice, in fin dei conti, più facile mollare se al primo tentativo le cose vanno storte, dirsi che se non ha funzionato allora non potrà mai funzionare, molto facile, sì. Ben più difficile rialzarsi e riprovare, riprovare ogni volta, darsi sempre una nuova possibilità… ma è quello che tu stai facendo, Wolfie. La scelta più difficile. La scelta più coraggiosa. Io faccio il tifo per te…

lunedì 24 agosto 2009

Modi per morire... e per vivere

Esistono molti modi per morire.

Alcuni di questi sono poco dolorosi: morire per soffocamento da gas di scarico, tagliarsi la giugulare, imbottirsi di tranquillanti, spararsi alla tempia, saltare giù dall’ultimo piano di un palazzo.
Non ci vuole poi molto, no?!

Altri sono mediamente dolorosi: tagliarsi le vene, mangiare cocci di vetro, bere un litro di candeggina, bere un paio litri di ammoniaca, assumere barbiturici, andare in overdose, diventare anoressica, diventare bulimica.

Ma ce n’è uno che è più doloroso di tutti gli altri: VIVERE.

Perché nel momento in cui decidi di abbandonare lo scudo dell’anoressia per provare a viere una vita degna d'essere chiamata tale, provi un dolore così forte che ti sembra di essere quasi sul punto di morire. Perché la scelta o meno della strada del ricovero è quella che mette di fronte al bivio tra la vita e la morte. Perché con l’anoressia si muore solo per vivere, si muore dentro, ogni giorno un po’ di più. È arrivato il momento d’imparare a vivere solo per vivere.

Vivere, poiché vivere è il modo in cui muoiono le persone che hanno coraggio. Tutti gli altri sono solo palliativi, anestetici, modi che si pensa possano aiutarci a metterci in stand-by.

Bisogna trovare il coraggio di ricominciare a vivere davvero, perché che si viva per morire o che si muoia per vivere, a nessuno interessa. Se l’anoressia è la scelta di diventare invisibili per essere viste dagli altri – questa è solo un’altra delle bugie che l’anoressia racconta. Nella nostra vita, siamo solo noi di fronte a noi stesse. Questa battaglia è unicamente la NOSTRA. Questa vita è unicamente la NOSTRA. Dobbiamo trovare il coraggio di viverla. Viverla perché nell’immenso palcoscenico del mondo, anche se non conosciamo la coreografia, ci verrà richiesto comunque di ballare. Non dobbiamo permettere all’anoressia di farci rimanere sedute in un angolo: IMPROVVISIAMO.

Certo, decidere di combattere contro l’anoressia è un rischio, ma chi non rischia non prova dolore… e chi non prova dolore, non potrà mai dire di essere viva davvero.

E ricordate sempre che morire è il coraggio di un attimo… ma vivere è il coraggio di sempre.

martedì 18 agosto 2009

Apprezza l'oggi

Apprezza l’oggi. Apprezza la vita. Se l’anoressia ti sta facendo vivere un momento in cui non riesci ad apprezzare il mondo, prova ad apprezzare le piccole cose che ti circondano. Non sarà molto, ma è pur sempre un inizio.

Non lasciare che gli altri ti buttino giù di morale: c’è sempre qualcosa che può farsi apprezzare nella vita. Può essere la bellezza di una giornata di sole, una risata con la tua famiglia, un pomeriggio trascorso a chiacchierare con la tua migliore amica…
Chiediti qual è la cosa che puoi apprezzare di oggi. E cercala finché non la troverai. Perchè una cosa che puoi apprezzare, fosse anche una soltanto, c’è.

Cercala. Trovala. Abbracciala.

Le cose da apprezzare ci sono sempre intorno, sta solo a noi il decidere di vederle o di ignorarle. Decidi di aprire gli occhi. Accetta che possano esserci delle contrarietà, ma non permettere che queste ti facciano dimenticare quanto di positivo c’è nella vita.

Combattere l’anoressia è un ottimo modo per apprezzare l’oggi.
Apprezza l’oggi. Perché è solo oggi che hai l’occasione di vivere questa giornata.

martedì 11 agosto 2009

Pro-Ana & Pro-Ricovero

Più volte sono stata “accusata” di voler fare unicamente differenze tra le ragazze che si definiscono “pro-ana/mia”, e le ragazze che stanno combattendo contro un DCA e che sono quindi “pro-ricovero”.

Okay, sono pronta a rigirare la frittata. Anziché vagliare unicamente le differenze, vediamo adesso anche quali sono gli aspetti che accomunano ed uniscono le ragazze “pro-ana” con le ragazze “pro-ricovero”. Un fifty-fifty: quel che ci rende uguali, e quel che ci diversifica; le due facce della medaglia.

Pro-ana: Hanno problemi con il loro corpo e attuano comportamenti disfunzionali nei confronti del cibo per cercare di raggiungere una forma fisica che le permetta di stare a loro agio con loro stesse.
Pro-ricovero: Hanno problemi con il loro corpo e attuano comportamenti disfunzionali nei confronti del cibo per cercare di raggiungere una forma fisica che le permetta di stare a loro agio con loro stesse.

Pro-ana: In fondo in fondo, hanno scarsissima autostima e pensano di non essere mai giuste abbastanza.
Pro-ricovero: In fondo in fondo, hanno scarsissima autostima e pensano di non essere mai giuste abbastanza.

Pro-ana: Cercano il supporto e la conversazione con persone i cui blog trattano di DCA.
Pro-ricovero: Cercano il supporto e la conversazione con persone i cui blog trattano di DCA.

Pro-ana: Usano suddetti blog per cercare di aiutarsi a vicenda a dimagrire raggiungendo così la “perfezione”.
Pro-ricovero: Sono già dimagrite abbastanza da sapere che questo non porterà mai la “perfezione” (tutt’al più, la morte) e usano I suddetti blog per cercare di aiutarsi a vicenda a percorrere la strada del ricovero.

Dunque. L’unica differenza principale tra l’essere “pro-ana” e l’essere “pro-ricovero” è una dichiarazione d’intenti (cattive/buone intenzioni nei confronti di se stesse e, secondariamente, delle altre) e il mettere in pratica questi intenti. Una ragazza “pro-ana” può andare sui blog per cercare d’imparare qualche trucco che le consenta di perdere un altro chilo. Una ragazza “pro-ricovero” sta cercando di disimparare detti trucchi. Sta cercando di limitare i danni.

Personalmente, mi reputo “pro-ricovero”; quindi uno degli obiettivi di questo blog è cercare di formare una comunità di persone che stanno lottando contro i DCA e cercando di darsi una mano a vicenda. Naturalmente, sono apertissima alla discussione, quindi è benvenuta anche chiunque la pensi diversamente da me: finché c’è rispetto, la discussione non può che essere costruttiva.

Penso, in fin dei conti, che la principale differenza tra ragazze “pro-ana” e “pro-ricovero” sia relativa al tempo e all’esperienza. Se una ragazza “pro-ana” non muore per inedia, indubbiamente prima o poi aprirà gli occhi su quella che è la realtà e andrà incontro a un percorso di ricovero. E dov’è che la ragazze “pro-ana” possono andare nel momento in cui si rendono conto di ciò che (si) stanno facendo e lasciano i loro blog?

È dura intraprendere la strada del ricovero completamente da sole, questo fa sembrare il ricovero come un qualcosa di estremamente difficile e complesso, quasi impossibile. Persone con un DCA indubbiamente hanno bisogno di supporto. Ed è ciò che, nel mio piccolo, con questo blog, cerco di dare. C’è bisogno di qualcuno con cui poter comunicare, di qualcuno che capisca veramente cosa significa essere anoressiche perchè lo vive sulla propria pelle. Noi siamo SOLE. L’anoressia è un isolante, separa talmente tanto dal resto del mondo che si finisce per rimanere senza alcuna amicizia reale.

I blog “pro-ana” riempiono un vuoto nel cuore di molte ragazze sole, tristi e ferite che sono in lotta contro il proprio corpo.

Questo blog spera di riuscire a riempire anche solo una piccola parte del vuoto nel cuore di chi cerca di lottare contro l’anoressia, per riuscire insieme a lottare non più CONTRO il nostro corpo, ma PER il nostro corpo.

mercoledì 5 agosto 2009

Hold the flame

Giusto una cosuccia che ho scritto qualche settimana fa… ^__^
Per cercare ancora di combattere contro l’anoressia e ricominciare a vivere davvero.

HOLD THE FLAME

Fly the banner,
Hold the flame,
Dance your best,
Sing out your name!
Field all questions
To the sky;
Let your spirit
Flow and fly.
Bets are off,
The world is out!—
You have a voice;
It’s time to shout!
Fly the banner,
Hold the flame,
Dance your best,
Sing out your name!
Feel the rhythm
In the air,
Vibrate with
A power rare!
The sun is bright,
The world is true,
The wind is strong,
And you are YOU.
Fly the banner,
Hold the flame,
Dance your best,
Sing out your name!
Field all questions,
Word is out!—
You have a voice;
It’s time to shout!
Feel the rhythm,
World is true,
Wind is strong,
And you are YOU.
Fly the banner,
Hold the flame.
Dance your best,
Sing out your name!
There’s only one you
In this place—
There’s only one
In time and space.
Fly and dance,
Sing and shout;
You have a voice—
The world is out!

[NON ESITARE
Sventola la bandiera/non esitare/fai del tuo meglio/grida il tuo nome!/Rilancia tutte le tue domande/al cielo/Lascia che il tuo spirito/ondeggi e voli./Niente più scommesse/Il mondo è fuori - /hai una voce;/è tempo di gridare!/ Sventola la bandiera/non esitare/fai del tuo meglio/grida il tuo nome!/Senti il ritmo/che si spande nell’aere/e che vibra/con un forte potere!/Il sole splende/Il mondo gira/Il vento è forte/e tu sei TE STESSA./ Sventola la bandiera/non esitare/fai del tuo meglio/grida il tuo nome!/Rilancia le tue domande/butta tutto fuori/hai una voce;/è tempo di gridare!/Senti il ritmo/Il mondo gira/Il vento è forte/e tu sei TE STESSA./ Sventola la bandiera/non esitare/fai del tuo meglio/grida il tuo nome!/C’è solo una te stessa/in questo posto - / sei una soltanto/nel tempo e nello spazio./Vola e danza/canta e grida;/hai una voce - /Il mondo è fuori.]


P.S.= Durante questo mese di Agosto avrò raramente modo di utilizzare il computer ed accedere ad Internet, quindi potrò postare e passare dai vostri blog molto meno spesso del solito… Ad ogni modo, sappiate che cercherò di scrivere e di leggervi e commentarvi ogni volta che mi sarà possibile. Inoltre non so se avrò mai modo di leggere l’e-mail, ma se vi va di scrivermi state pur tranquille che la prima cosa che farò a Settembre sarà rispondervi. Be patient in this month, please…

venerdì 31 luglio 2009

La strada del ricovero

La strada del ricovero è tutto quello che vorresti di buono oltre alla realtà che disegna l’anoressia.

La strada del ricovero è quando ti brillano gli occhi al solo pensiero che la tua capacità di combattere senza arrenderti possa superare i confini dell’anoressia e diventare realtà.

La strada del ricovero è forza, è vita.

La strada del ricovero è la base di oggi per un castello che vuoi costruire domani.

La strada del ricovero è ardua e difficile: l'importante è che sia la tua.

La strada del ricovero è lacrima, quando sai che è infinita; ma la strada del ricovero è credere all'infinito.

La strada del ricovero è tenersi per mano e crearsi il proprio mondo al di fuori dell’anoressia.

La strada del ricovero è lasciare le mani e capire che siamo in grado di camminare anche da sole.

La strada del ricovero è sostenerci a vicenda, perché siamo più forti quando combattiamo insieme.

La strada del ricovero è crederci sempre. È chiudere gli occhi e immaginare tutto quello che la nostra vita può essere e contenere nel momento in cui a poco a poco viene lasciato libero lo spazio occupato dal DCA. La strada del ricovero è forza d'animo per aver creduto davvero alle bugie raccontate dall’anoressia, e aver avuto la forza di ribellarsi interamente ad un delirio che d’intero non lascia più niente.


Questo è ciò che penso, guardando la strada che si apre di fronte a me, là. Per me e per tutte voi. Per tutte quelle tristi che non sorridono più e pensano di arrendersi all’anoressia. Per tutte quelle a cui manca la voglia di lottare. Per tutte quelle che ancora preferiscono ascoltare le menzogne dell’anoressia piuttosto che fare il ben più difficile passo di scegliere di affrontare la realtà. Ma anche e soprattutto per tutte quelle come noi, che hanno il coraggio di non alzare le braccia e di non arrendersi. Perché solo noi avremo vinto per sempre… camminando insieme sulla strada del ricovero.

martedì 28 luglio 2009

Amicizia contro l'anoressia

Giuro che non me l'aspettavo.

Quando ero nel pieno dell’anoressia, quando lei riempiva tutta la mia vita, non c’era spazio per nient’altro, per nessuna emozione. E questo è durato così a lungo che anche adesso sentire il cuore battere forte è una gran sorpresa.

Ma oggi batte più forte del solito, e batte per la persona più importante della mia vita che oggi compie gli anni: la mia migliore amica del cuore, Duccia.
Sono un po' preoccupata per quello che è stato ed è tutto il mio rapporto con il sentimento dell'amicizia, se è di questo che si tratta.

La verità è che ho una paura incredibile di stare di nuovo male.

Durante la mia ultima ricaduta nella restrizione alimentare, poco più di un anno fa, sul mio diario scrivevo di aver seppellito il mio cuore da qualche parte.
Ma forse è così che vanno le cose, e il bello della vita forse sono proprio gli imprevisti.

Proprio così, quest’amicizia è stata un imprevisto, eppure è stata anche un qualcosa che mi ha aiutata a rompere il circolo vizioso dell’anoressia, cambiando completamente il mio futuro.

L’anoressia è stata talmente tanto a lungo l’unico fulcro attorno al quale era imperniata tutta la mia vita, che quando la mia strada si è incrociata con quella di Duccia la prima cosa che ho pensato è stata che non potevo permettermi una simile distrazione. Eppure, inconsapevolmente, la mia testa aveva già cominciato a divagare, lentamente distaccandosi dall’ossessione. È stato un rapporto difficile. In certi momenti, per me lo è ancora; perché penso ancora che non va bene. (Perché l’anoressia mi fa pensare ancora che non va bene).

Ma allo stesso tempo sono felice perchè per lo meno posso contare su qualcuno che rappresenti per me un punto di riferimento. Certo, non posso smettere di pensare alla possibile disfatta, non ci riesco. Ognuna vorrebbe che le cose belle durino in eterno, ma si sa che prima o poi tutto finisce.
E quello che fino a un attimo prima era dolce, tutto d'un tratto diventa amaro. E costa caro.
A questo punto c'è da chiedersi se il gioco vale la candela. Se tutto si riduce a questo, quanto vale un attimo di gioia? Questo meraviglioso attimo, fuggente, intenso e breve ha senso di fronte alla sofferenza a cui andrei incontro se tutto finisse?

L'amicizia è davvero una follia. Fidarsi di qualcuno è completamente pazzoide. È una cosa insensata. Forse è pensando così che, per tanto tempo, ho permesso solo all’anoressia di essere mia amica: avevo la certezza che almeno lei non mi avrebbe tradita, non mi avrebbe abbandonata, non mi avrebbe mai lasciata sola. In fin dei conti, lei non era altri che me. Forse anche questo era distorto ma, l’ho già detto, è l’amicizia stessa ad essere una follia.

E quindi, potrei dire che Duccia è la mia attuale follia. Ma forse è proprio questa follia a stabilire una nuova misura nella mia vita. Quando sono con lei la voce dell’anoressia si fa più lieve, e c’è una nuova voce che mi dice che non devo mollare, che devo combattere, che devo continuare ad andar avanti sulla strada del ricovero, e devo farlo anche per lei. Perché lei è mia amica, e si fida di me. E io non voglio tradire la sua fiducia.

Devo avere coraggio e buttarmi. È con Duccia al mio fianco che inizia la mia nuova misura. Una nuova spinta. Una continua lotta all’anoressia.
Coraggio.
La paura può essere sconfitta solo se si oltrepassa il limite che ci sembra invalicabile.
Forse i limiti non esistono se non nella mia testa.

Davvero sono in grado di vincere? Davvero sono in grado di continuare a lottare contro l’anoressia? Davvero, nonostante tutta mia distruttività, sono in grado di non spaventare troppo Duccia e di farla rimanere accanto a me?

Quando ero nel pieno dell’anoressia credevo di camminare, anzi, di più, di correre, invece ero sola, ero sdraiata a terra nell'attesa di una nuova motivazione per rialzarmi e andare avanti.
Giacevo nella “comoda” fossa che mi ero scavata.
Ora, invece?
Ora, invece... sono di nuovo in piedi.
E mi accorgo di aver imparato qualcosa di nuovo.
Non sono ancora sicura, ma credo che se dovessi cadere di nuovo saprei evitare l'impatto.
Cadrei in ginocchio, non più di faccia nel fango.
Non più.
E' giunta l'ora di correre davvero.
E' giunta l'ora di crescere.

Coraggio, è questa la nuova parola d'ordine.

Avanti a tutta, tenendo per mano la mia migliora amica del cuore, la persona cui voglio più bene al mondo. Non più l’anoressia. Ma Duccia.

VEGGIE & DUCCIA


(click sulla foto per ingrandire)

sabato 25 luglio 2009

A voi la parola / 9

L’intervento di “A voi la parola” di oggi ospita le parole di Diana. Una ragazza coraggiosa che ha scelto di condividere con tutte noi la sua testimonianza, dall’abisso più profondo del DCA, al suo attuale percorso sulla strada del ricovero.

La mia prima visita da un dietologo risale all'età di cinque anni.
A scuola, durante l'intervallo, quando gli altri mangiavano le loro merendine, io avevo il mio succo di frutta non zuccherato.
Ma con il tempo ho imparato a barare: vuoi per la fame, vuoi per la golosità bambina. Rubavo cioccolata o pane dalla dispensa di casa. Ma allora non era certo "il mostro" a portarmi a quei gesti.
Per problemi legati alla tiroide (l'ho scoperto a 16 anni) ho avuto sempre la tendenza ad aumentare di peso anche facendo attività. Ma dopo anni e anni di diete senza risultati (o con scarsi risultati) mi stufai. Quando l'endocrinologo dei miei 16 anni mi disse che avevo una disfunzione (e vide che con una dieta di 1000Kcal ingrassavo), mi misi l'anima in pace (per modo di dire) e forte di quella diagnosi mangiai come si mangiava a casa.
Ho sempre avuto un metabolismo lento e le mille diete (a volte fai da te, a volte fin troppo restrittive) hanno contribuito ad abbassare il basale, ovvero il consumo di chilocalorie che un corpo usa per le normali attività giornaliere di sopravvivenza.
Perchè il nostro corpo, purtroppo, ha ancora memoria dei tempi dei nostri avi; tempi in cui non si mangiava certo tutti i giorni e il pericolo carestia era dietro l'angolo. Da qui il metabolismo ha imparato ad andare in riserva quando ce ne fosse stato il bisogno
Ma lo scontento per il mio corpo, il mio isolarmi di conseguenza, la paura di andare in palestra, il mio voler essere magra a tutti i costi (ed essere invece sempre in sovrappeso od obesa), hanno contribuito a vedere il cibo prima come un nemico (mai seguire le diete dei giornali, mai!), poi come unico conforto.
I digiuni di alternavano al mangiare troppo. E “la bestia” del binge è apparsa per la prima volta proprio durante quei 16 anni. Anni in cui il mio peso è aumentato a dismisura, anni in cui ho mangiato e ingurgitato più di quanto consumassi, anni in cui entrare in cucina di nascosto era una cosa automatica, una cosa che non controllavo.
E li si consumava la mia tragedia personale.
Ancora oggi non riesco a descrivere benissimo quello che fu, perchè in fondo non è poi tanto lontano.
Ora ho 26 anni. Ho capito cosa mi portava in cucina a 24 anni circa. Nel frattempo ero arrivata a pesare 130/140kg. Un indice di massa corporea che si aggirava intorno ai 50 (obesità patologica). L'ho scoperto grazie ad un forum che non dava consigli medici, ma offriva solo supporto... un po' come i gruppi di auto-aiuto. Ho conosciuto li tante persone con la mia stessa malattia e ho iniziato il mio percorso.
Ho avuto lo sprono per ritornare da un endocrinologo dopo 10 anni. Di seguire la sua dieta e di provare a mangiare in maniera regolare, di andare in piscina ed in palestra .
Ora penso ad una terapia psicologica per darmi ulteriore supporto, per capire fino in fondo perchè ancora oggi sono qui a combattere “la mia bestia” .
Perchè nel periodo di dimagrimento (mai più di 2,5-3 kg al mese) ho avuto anche episodi di "pensieri anoressizzanti" come li chiamo io. Ma ne sto uscendo. Stamattina la bilancia segnava 89,7. Un peso spropositato se rapportato ai miei 165cm di altezza, ma ho visto di peggio.
Soprattutto ho visto che le mie visite rapidissime e nefandissime alla credenza sono diminuite . Mangio cinque volte al giorno (3+2) e lo sport mi ha aiutata non solo mentalmente ma anche a smuovere il metabolismo.
Mi piace raccontarlo perchè anche se il mio percorso (sia di peso che di testa) non è terminato ancora, possa essere di sostegno a chi ha tentato tante strade, come me e non è ancora riuscito.
Perchè delle abbuffate si parla ancora poco e lo si fa in maniera incompleta.
Soprattutto perchè non siamo tutti golosi che aspettano la loro merendina quotidiana.

Cara Diana, ti ringrazio tantissimo per aver voluto condividere qui questo frammento così intimo, prezioso ed importante di te stessa. Ti ringrazio per le tue parole, perché dietro l’innegabile mole di sofferenza si nasconde un messaggio positivo e la tanta positività che sfocia nelle tue parole finali. Che queste parole possano essere la luce per tutte coloro che si stanno ancora dibattendo in toto delle tenebre del DCA. Ti ringrazio tantissimo per aver testimoniato anche con le tue parole che lottare è possibile, che si può combattere, e che vale la pena di farlo. Ti ringrazio per aver rimarcato ancora una volta che non c’è niente d’impossibile nella vita, neanche lottare contro i DCA. Continuiamo a combattere insieme, dunque… e i DCA non avranno più la meglio su di noi!
Ti faccio un “in bocca al lupo” enorme per il tuo percorso…

mercoledì 22 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 4 of 4

Last but not least, ecco le ultime foto di questa “Thinspo Reverse”!

E ne approfitto per ringraziare tutte le meravigliose ragazze che hanno aderito a quest’iniziativa: GRAZIE!!! ^__^

Ricordatevi sempre che percorrere la strada del ricovero non è impossibile: niente è impossibile, se si è convinte di poterlo fare. Perciò scegliamo la strada del ricovero ogni giorno, e facciamolo perché lo vogliamo, che mi sembra la miglior ragione possibile per fare una cosa.
Stiamo combattendo insieme… andremo fino in fondo. Ve lo prometto.
Hold on, girls!!

(click su ogni foto per ingrandire)


SARA


ELENA



















ROBY










JONNY













VEGGIE

domenica 19 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 3 of 4

Come mi ha scritto Martina, una delle protagoniste della “Thinspo Reverse” di oggi, nella mail che accompagnava la sua foto, “let’s change everything we are in everything we want”. E questo, ragazze, è il primo passo per farlo: combattere diffondendo il nostro messaggio positivo, perché solo noi possiamo essere le migliori ispiratrici della scelta della strada del ricovero.
Immergiamoci nella “Thinspo Reverse”!!
(click su ogni foto per ingrandire)





MEL

















JADE

















ANNA






MARTINA


WOLFIE

giovedì 16 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 2 of 4

E si continua, ragazze!
Ecco le nuove protagoniste, le nuove muse ispiratrici della scelta della strada del ricovero...
Keep on spread strenght, courage and... reversed thinspo!

(click su ogni foto per ingrandire)




CLAU




































FRANCESCA




ANNARITA













SANDY

VALE

lunedì 13 luglio 2009

Thinspo Reverse - Page 1 of 4

L’era delle “Thinspo Reverse” è ufficialmente iniziata! ^__^
Ed ecco quindi la prima carrellata…

Immagino che lo sappiate già o che comunque ve lo siate immaginato, ad ogni modo preciso che tutte le parole che accompagnano le fotografie sono frasi tratte da blog/forum/siti “pro-ana”; ovviamente le ho opportunamente “rimaneggiate” in maniera tale per cui, cambiando solo poche parole di ciascuna, si potesse trasmettere il messaggio esattamente opposto.

Le ragazze che si definiscono “pro-ana” utilizzano spesso una serie di frasi stile mantra che accompagnano le loro immagini di “Thinspo”, quindi io ho ripreso quelle stesse frasi e le ho ribaltate associandole alle nostre foto… spero che il risultato sia efficace!
E questo non è che l’inizio… ^__-

(click su ciascuna foto per ingrandire)


JESSICA



















SERENA























SIMY