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venerdì 1 giugno 2012

"Come se non avessi altre alternative"

Mi sono imbattuta in questa storia leggendo su Internet un articolo tratto dall’ “UK’s Daily Mail”, quando ho notato un pezzo intitolato: “Ashley’s mother told her she wasn’t welcome at home while she was anorexic” (“La madre di Ashley le ha detto che non sarebbe stata la benvenuta a casa fintanto che fosse rimasta anoressica”), e questo mi ha dato veramente di che pensare. Il nocciolo dell’articolo è che la madre di Ashley le dice che la sua anoressia non accettata nella sua casa. La madre di Ashley dice che non ne può più, e che le ha provate tutte e non sa più che fare con la figlia. La maggior parte dei commenti lasciati da altri lettori in merito a quest’articolo sono per lo più accuse nei confronti di questa madre che viene etichettata come un “mostro”, come una che non si cura del fatto che sia figlia abbia una malattia mentale, e così via. Ma non è questo che personalmente m’interessa. Quello che mi ha colpita è stata sopratto la risposta di Ashley all’ultimatum postole dalla madre.

Sebbene con le parole della madre che le rimbombavano in testa, sebbene circondata da amici preoccupati per la sua eccessiva magrezza, e sebbene abbia deciso di ricoverarsi in una clinica specializzata in DCA, Ashley afferma comunque:

“Non riesco a capire come sia possibile vivere altrimenti, senza l’anoressia. Mi sento come se non avessi altre alternative”. 

Ed è stata proprio quell’ultima frase, “Mi sento come se non avessi altre alternative”, che mi ha particolarmente colpita. Questo perché penso che sentirsi alle strette, avere la sensazione di non avere altre alternative all’anoressia, sia proprio ciò che spinge ad intraprendere un percorso di ricovero: io ho iniziato a combattere seriamente solo quando mi sono accorta che non avevo più nulla da perdere, proprio perché si era presa tutto l’anoressia. Studio, lavoro, sport, hobby… tutto risucchiato nel vortice dell’ossessione. L’anoressia non aveva mantenuto le sue promesse: non mi aveva dato tutto quello che cercavo e che mi sembrava con lei avrei potuto ottenere. Soprattutto, sapevo che veramente non c’era più niente da perdere, ma proprio più niente. Negli anni precedenti, fintanto che mi sembrava di avere comunque qualcosa, fintanto che m’illudevo che l’anoressia mi fornisse ancora uno spiraglio per respirare, non riuscivo a combattere davvero. In certi momenti riuscivo più o meno a seguire l’ “equilibrio alimentare”, ma dopo poco avevo inevitabili ricadute verso la restrizione alimentare, e conseguenti perdite di peso. Sono stata ricoverata, ho fatto day-hospital, psicoterapia su psicoterapia, incontri con la dietista ogni settimana, strategie di auto-aiuto reperite sui libri o su Internet… ma niente era duraturo. Prima o poi finivo sempre per ricadere nell’anoressia. Perché pensavo comunque, dentro di me, di averci qualcosa da guadagnare. Ci sono stati momenti in cui ero stufa di tutto il tran-tran medico, momenti in cui mi sono chiesta se non fosse meglio abbracciare l’anoressia e mandare a puttane tutto il resto, momenti in cui l’ho fatto. Ma alla fine, la realizzazione che ha fermato la mia rovinosa caduta e che mi ha permesso di virare verso la strada del ricovero è stato il fatto che mi sono resa conto che non potevo avere sia la vita che avrei voluto, sia l’anoressia. Che non avevo più nulla da perdere. Che ormai l’anoressia l’avevo vissuta fino in fondo, e che non mi avrebbe mai dato la vita che avrei voluto.

Nel Maggio del 2008, le mie possibilità erano veramente limitate: continuare la strada dell’anoressia fino a morirne, o intraprendere seriamente la strada del ricovero e provare a metterci una pezza.

Il coraggio di fare una scelta. Il coraggio di scegliere fra le alternative.
Mi ricordo che inizialmente il mio “equilibrio alimentare” prevedeva, per lo spuntino di metà mattina, succo di frutta alla pera, all'albicocca o alla pesca. Potevo scegliere. Se non facevo nessuna scelta, dovevo chiudere gli occhi, afferrarne a caso uno dal frigorifero e berlo, qualsiasi fosse stato il suo gusto. Così, ho cominciato a fare delle scelte. Il mio percorso di ricovero è stato, ed è tuttora, in un certo senso, estremamente simile: una scelta tra le alternative. Cosa mi era rimasto? Niente. Perchè l’anoressia si era già portata via tutto. Non era rimasto niente, tranne la possibilità di rialzarmi e riprendere in mano la mia vita. Non era rimasto niente, tranne il coraggio di fare una scelta. Per me stessa, e non più contro me stessa.

Questa non è stata la lampadina che si accende, la rivelazione, l’epifania, il momento “Eureka!”. In effetti, non me ne sono resa conto per molto tempo. Dopo la spinta iniziale, ho comunque dovuto affrontare momenti difficili durante il mio percorso di ricovero, e a tutt’oggi parte delle difficoltà permangono. Ci sono stati periodi in cui mi sentivo scoraggiata e demoralizzata: mi sembrava di aver fallito su entrambi i fronti, tanto quello della vita quanto quello dell’anoressia. Non ero stata capace di morire, ma adesso non ero nemmeno capace di vivere. Eppure, la sensazione di non avere più niente da perdere è quella che mi ha sempre spinto a fare un passo in avanti.

La cosa ironica è che la scarsità di alternative cui sono stata posta a fronte, mi ha successivamente aperto tante nuove alternative. Ho deciso di aprire questo blog, ho deciso di mettere video su YouTube, di condividere pensieri positivi su Twitter, di tornare a studiare, a lavorare, a fare sport, a coltivare i miei hobby ed i miei interessi. E, soprattutto, mi ha permesso di vedere che è possibile vivere anche senza la costante presenza dell’anoressia. Anzi, è possibile vivere SOLO senza la costante presenza dell’anoressia.
 
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