Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

domenica 1 maggio 2011

Educazione e prevenzione (?)

In quanto protomedico, sono una decisa fautrice della prevenzione, che ritengo sia uno strumento d’importanza fondamentale onde limitare l’insorgenza di determinate malattie. Eppure, non ritengo quest’arma particolarmente efficace nel ridurre i casi di anoressia.

E’ bello cullarsi nell’idea di poter prevenire i DCA. Non sto dicendo che non lo dovremmo fare o che non potremmo provare, mi chiedo soltanto come, insegnando alle bambine ad “amare il proprio corpo” e illustrando loro la pericolosità, i danni fisici e mentali che l’anoressia può apportare, si possa effettivamente evitare la comparsa di un DCA.

Recentemente ho letto un articolo scritto dalla terapeuta Judith Brisman, in cui scrive:

* E’ importante parlare a proposito dei DCA e della loro pericolosità. Parlarne nello stesso modo in cui si parla della pericolosità del fumo in quanto adiuvante di neoplasie polmonari – o della possibilità di fare incidenti se ci si mette alla giuda ubriachi. Un DCA è altrettanto pericoloso, non può essere ignorato.

* Aiutate i vostri figli a fare attenzione alla loro vita interiore. Quali sentimenti provano quando mangiano un gelato, o quando saltano la colazione o il pranzo? Siate genuinamente curiosi in merito alle loro paure, sentimenti e timore in merito al loro corpo. Ed educateli al riguardo: insegnategli che saltare pasti alla lunga distrugge il loro metabolismo.

* Insegnate ai vostri figli ad avere un alimentazione responsabile. Questo non significa non permettergli di mangiare snack. Per esempio, può andar bene mangiare della torta – ma quante volte al giorno? E quanta? Parlatene, mostrate curiosità, e fate attenzione. I bambini devono sapere che se entreranno in un DCA non avranno più la possibilità di concentrarsi sullo studio o di fare sport con buoni risultati. I bambini devono temere un DCA come una tossicodipendenza, un alcoolismo cronico. Devono inoltre sapere che ci sono molti supporti che possono fin da subito ricevere, se dicono di avere dei problemi col proprio corpo e con l’alimentazione.


Okay, non penso che ciò che dice questa terapeuta sia sbagliato al 100%. Anzi, la comunicazione tra genitori e figli è molto importante per ogni qualsiasi cosa, ed è ovvio che un genitore debba insegnare ai propri figli come alimentarsi correttamente, così come deve fargli notare quanto possa essere sbagliato fumare o abusare di alcool e stupefacenti.

Ma la mia domanda è: tutto questo potrebbe veramente servire a prevenire l’insorgenza di un DCA?

Credo che la stragrande maggioranza delle ragazze che sviluppa l’anoressia abbia una conoscenza, ovviamente teorica, al riguardo. Io sapevo benissimo che la restrizione alimentare era pericolosa per il mio organismo nel momento in cui ho deciso di adottare questo comportamento, ma questa consapevolezza non mi ha certo fermata: primo, perché l’idea era che comunque tutte quelle complicanze e quei danni fisici non sarebbero toccati proprio a me, secondo, perché le sensazioni positive (in termini di senso di controllo, forza, soddisfazione, sicurezza, etc…) che la restrizione alimentare mi dava, sul momento mi sembravano più importanti e necessarie della consapevolezza che il mio comportamento alimentare, alla lunga, avrebbe potuto essere molto dannoso.

Penso certamente che molte bambine (e donne!) dovrebbero essere messe al corrente dei danni fisici che una restrizione alimentare “fai-da-te” può provocare, e di come invece affidarsi ad una dietista/nutrizionista qualificata possa permettere di perdere ugualmente peso ma in maniera sana, graduale ed equilibrata. Penso che dovrebbero essere date dritte su quale dovrebbe essere un’alimentazione corretta. E vorrei certamente che molte più persone avessero idee più precise sull’attivista fisica – troppa/troppo poca che sia. Penso che tutto questo, in un certo qual modo, potrebbe aiutare.

Ma spiegare a qualcuno quanto l’anoressia possa essere dannosa, non credo ne prevenga l’insorgenza in quei soggetti che, comunque, per quello che è il loro background, vi sono predisposti. Semplicemente perché la prevenzione di cui io sono tanto fautrice è quella inerente le malattie fisiche... ma l’anoressia è una malattia mentale. Sarebbe come dire che se si informa la gente che la depressione può essere pericolosa perchè compromette la qualità della vita, le relazioni sociali, il lavoro, e può portare anche al suicidio, allora il numero di casi di depressione nel mondo si riduce drasticamente. Sarebbe una bella cosa, ma non è così che la depressione funziona. E lo stesso vale per l’anoressia.

I DCA sono sconcertanti e, in un certo senso, terrorizzanti, e probabilmente è bello pensare che se facciamo un po’ di informazione e se diciamo alle piccole Pinca e Pallina che l’anoressia può uccidere, allora sicuramente loro non saranno così stupide da iniziare una restrizione alimentare. Ma non è così. Dopotutto, una volta mi è stato detto (ed in tutta serietà) che nessuno avrebbe mai pensato che sarei diventata anoressica perché ero troppo intelligente per fare una cosa del genere. Perciò, se sapevo che era una cosa sbagliata e pericolosa, e se ero così intelligente, perché ho comunque percorso la strada dell’anoressia?

Perché non sapevo di stare percorrendo la strada dell’anoressia. Quello che si sceglie è il sintomo, la restrizione alimentare, non la malattia, l’anoressia. Non si vuole diventare anoressiche quando si decide di restringere l’alimentazione, ci si vuole sentire forti, in controllo, soddisfatte, sicure di noi stesse. Ci può essere tutta l’educazione alimentare e la consapevolezza razionale del mondo – ed è giusto che ci sia, se fatta adeguatamente – ma questo non previene comunque l’insorgenza dell’anoressia. Perché la scelta dell’anoressia non è una scelta logica. E’ una scelta malata.

19 commenti:

Sweetmarale ha detto...

ciao^^
è da poco che sono tua followers, ma ho letteralmente divorato molti dei tuoi post.
si, sono a dieta, ma non sono propriamente pro-ana (ottima la distinzione che hai fatto tra anoressiche e pro-ana). io sono pro-dimagrimento-controllato.

e' da un paio di giorni che però mi chiedo: qual'è il sottile confine che separa una mania e una malattia?
basta contare maniacalmente le calorie e voler avere un BMI pari a 18 per rientrare nell anoressia?

in questo caso ho scelto ciò perchè ti vede in primo luogo a riguardo, però si potrebbe fare per tantissimi ambiti.
basta che una donna/uomo pulisca con molta lena la propria casa e curi l' igiene personale molto per definirla una DOC?

So che non è attinente al tuo post, ma mi sembrava interessante chiedertelo^^
A.

withoutexit(?) ha detto...

ottima argomentazione! la penso allo stesso modo. devo dire che a noi,a scuola, avevano fatto tutta una serie di lezioni di educazione alimentare alle medie,con tanto di librettini da portare a casa con tutti consigli su un'alimentazione equilibrata e l'importanza dell'esercizio fisico eccetera eccetera. ovviamente,parlavano anche dei dca,però intesi prettamente come "diete finite male",che è un parecchio riduttivo direi. inoltre al liceo,qualche anno avanti a me,c'era una ragazza anoressica,che ha sofferto per anni,si è assentata per ricoveri su ricoveri,ha raggiunto pesi inimmaginabili ed è stata tanto male da finire in coma per diverso tempo. una volta ripresasi,non camminava nemmeno bene,aveva problemi neurologici e non ti dico che altro. la città è piccola,ne parlavano tutti. sin dall'inizio avevo ricevuto un'educazione alimentare (anche se non dalla famiglia,è meglio stendere un velo pietoso sulle abitudini alimentari che si hanno in casa mia!) e avevo potuto vedere con i miei stessi occhi quanto distruttiva potesse essere l'anoressia. eppure eccomi qui! prevenzione è stata fatta,mi pare. verso i 15 anni,volendo perdere 3-4 kg,per non fare cazzate sono andata da un dietologo,ho seguito una dieta (di mantenimento,poi,dato che non dovevo dimagrire!) e poi lo stesso nemmeno 3 anni dopo mi sono ammalata. anche a me è stato detto,quasi come se fosse una delusione,che ero troppo intelligente per diventare anoressica. ma l'intelligenza non c'entra niente e la prevenzione lascia il tempo che trova. SOLO se parliamo di dca,però. perchè sono malattie. quindi regge perfettamente il paragone con la depressione che hai fatto tu. credo invece che la prevenzione sia fondamentale per un equilibrio alimentare in persone SANE,ma che si mettono in testa di dimagrire in modo errato,magari per far prima. quella si chiama ignoranza. è molto molto diffusa,non solo tra le ragazzine purtroppo,ma non è una malattia. perciò l'ignoranza si può prevenire, "curare" e si può educare la persona. un dca non credo si possa più di tanto prevenire,se anche non avessi scelto il sintomo anoressico,in qualche modo il mio disagio sarebbe emerso,magari in modo anche più violento. i dca si possono prevenire solo se la prevenzione è intesa come particolare attenzione del genitore o chi per lui,alla salute e benessere mentale del proprio figlio,cercando di notare eventuali sofferenze represse o disagi. ma anche in questo caso la vedo dura,io sono stata la regina della dissimulazione,per esempio. no,un dca non si può prevenire. si può prendere in tempo,questo sì,ma non prevenire del tutto.

Pupottina ha detto...

ben detto!
esucare e prevenire l'anoressia è qualcosa di veramente importante!
l'informazione è doverosa per questi disagi dell'età contemporanea

un abbraccio
buon inizio settimana ^__________^

FrammentoDiCristallo ha detto...

sono d'accordissimo con te.. non serve dire "l'anoressia uccide".. perchè, insomma, si sa.
quando ancora non avevo problemi con il cibo l'anoressia sembrava anni luce distante da me. mi chiedevo cosa potesse spingere a restringere e a farsi del male in quella maniera. ero certa che non mi avrebbe mai toccato questo "problema".. e invece eccomi qui, in lotta contro me stessa e con gli stessi pensieri che prima giudicavo "strani".
ripensando a tutto quanto, una lezione sui problemi legati all'anoressia o cose del genere, non avrebbe cambiato minimamente le cose...
e, per quanto riguarda il dialogo tra genitori e figli... penso che come l'abbia descritt€o quella terapeuta non potrebbe servire a nulla.
se mio padre si intromettesse in queste cose non farebbe che peggiorare tutto quanto, anzi.
per questo per me non è poi così tanto utile..
leggo sempre i tuoi post e ogni volta vorrei scrivere qualcosa, ma.. bo, non trovo mai le parole! ^^
ciao e grazie mille per i tuoi post

dony ha detto...

Una volta la mia ex psicologa mi disse che l'anoressia è una sfida con la morte, e conoscere i rischi a cui andiamo incontro e nonostante tutto reiterare determinati comportamenti fa parte del gioco malato...
Per quanto mi riguarda posso affermare che è così.
Non mi sono ammalata quando ero una ragazzina sprovveduta.
Forse all'epoca di DCA si parlava ancora pochissimo, ma avevo gia' iniziato a muovere i primi passi nella mia professione, e le conseguenze della restrizione e del vomito le conoscevo piu' di chiunque altro.
Eppure non mi sono fermata, anzi, diciamo che sapere certe cose mi stimolava ancora di piu' a farmi del male...
Il DCA è una scelta malata, oserei dire perversa.
E non c'è prevenzione che tenga.
Un abbraccio Veggie!
P.S: la molla che mi ha fatta scattare è stata la disperazione...o gettavo la spugna e affondavo per sempre, oppure afferravo il primo salvagente a portata di mano per risalire a galla...una volta tanto, ho fatto la scelta giusta, una scelta non malata.
Dony

Sonia ha detto...

Io concordo con te Veggie, anche a me dicevano (caspita, dicono tuttora!!) che sono intelligente e che proprio per questo non si spiegano perchè sia anoressica/come lo sono diventata/perchè non riesco ad uscirne.
Purtroppo non servono le varie raccomandazioni quando si parla di disturbi mentali....se c'è qualche disturbo a livello mentale la ragione è niente...
Credo che il rapporto genitori-figli ci debba si essere, ma un genitore fatica a capire quando un figlio è malato mentalmente (DCA o depressione che sia) se questo non lo mostra... ma il figlio sceglie il metodo in cui chieder aiuto...
noi abbiamo fatto la scelta di rstringere l'alimentazione (ma di conseguenza anche i rapporti e la vita in sè...).
Pensa che nel periodo in cui sono entrata in questo vortice dicevo di non voler diventare anoressica...ed era così!!
Azione-conseguenza ...questo è il rapporto che c'è stato su me... non ho pensato "devo diventare anoressica"....per niente.

Bellissimo post, come al solito ;)

Wolfie ha detto...

Sono d’accordo sul fatto che sia un po’ impossibile fare prevenzione dei dca.
Penso che, come giustamente è scritto nel post, il termine “prevenzione” possa essere correttamente usato nei confronti delle malattie FISICHE, ma non nei confronti delle malattie MENTALI, perché queste ultime sono il prodotto di ossessioni che si radicano dentro una persona col tempo, e lo fanno in maniera impercettibile, incontrollabile, per cui quando compare poi il dca, in realtà questo non è che l’acme di tutta una serie di distorsioni mentali che l’hanno fatto presagire in tutti gli anni precedenti.
E’ giustissimo che tra i genitori e i figli ci sia dialogo, è giustissimo che nelle scuole o in altri ambienti venga fatta adeguata educazione alimentare, però non penso che questo possa effettivamente evitare la comparsa di un dca. Semmai può indirizzare verso un comportamento più giusto in linea generale, ma non è che impedisce che il dca si manifesti.
Ora qualcuna potrà obiettare che anche la tossicodipendenza e l’alcolismo sono malattie mentali, contro le quali invece è fatta ampia campagna di prevenzione soprattutto nelle scuole, però in realtà è diverso, perché le droghe e gli alcolici sono un qualcosa che si può benissimo evitare, mentre mangiare bisogna mangiare per forza, per cui è un problema con cui una si trova per forza ad avere a che fare, e quindi è il substrato che è diverso.
Credo che, più che fare prevenzione, sarebbe bene che ci fosse corretta informazione su cosa sono davvero i dca, così da sfatare i soliti luoghi comuni e fare in modo che la gente ne sappia di più (e soprattutto, ne sappia nella giusta maniera) di queste malattie, perché magari così potrebbe produrre un contesto più favorevole, sostenendo meglio le ragazze che soffrono di un dca e che si trovano ad avere vicino.

ShadeOfTheSun ha detto...

Veggie, concordo con te al 100%..è giusto educare ad una corretta alimentazione, ecc..ma non col fine di evitare un DCA. Anche perchè si può proprio avere l'effetto opposto..secondo me se un soggetto è più sensibile e magari più propenso ad un disturbo alimentare, facendogli presente tutte queste accortezze e quindi, in un certo qual modo, "vietargli" di incappare nell'anoressia, non si fa altro che indurlo verso il proibito. Insomma, i divieti ci spingono sempre a non rispettarli, no? Ti abbraccio forte forte e grazie di essere passata da me!

Aisling ha detto...

Mio padre mi diceva e mi dice ancora oggi che se una persona è intelligente conserva il proprio corpo, evita le cose che lo possono distruggere, ci può provare al massimo una volta per uno "sbando giovanile" poi basta. Mi sono sempre sentita distante da queste parole, quando ho iniziato sapevo poco o niente sull'argomento, non conoscevo la bulimia e sapevo vagamente cos'era l'anoressia, sapevo che non faceva bene, ma quando ho cominciato ad andare dai medici che mi hanno spiegato a cosa sarei andata incontro non mi sono fermata, spaventata dai danni, mi sono decisa a combattere nel momento in cui è scattata la molla dentro di me, non nel momento in cui sono venuta a conoscenza dei danni al fisico che comportano l'anoressia e la bulimia!
Per la droga è stata utile la prevenzione, ancora oggi non toccherei neanche una canna perchè ho ricevuto fin dalle elementari una sorta di "lavaggio del cervello" sulla droga.
Penso sia necessario che in una famiglia si mangi in modo sano, ci sia il buon esempio da parte dei genitori, si consumi almeno un pasto al giorno tutti insieme, in modo da essere riuniti a tavola a dialogare, a casa mia tutto questo è sempre mancato mentre c'è sempre stato un odio per il "grasso", un odio per i dolci,una serie di pregiudizi e luoghi comuni, tutto questo ha fatto aumentare in me le fisse o forse le ha anticipate perchè già da bambina avevo l'idea di fare movimento dopo mangiato, a 11 anni ho tolto lo zucchero dalle bevande e in terza media l'olio, pur non ammalandomi ancora, ma di sicuro mi sarei ammalata comunque prima o dopo! E' una cosa che uno si porta dentro di sè, latente, pronta a scoppiare quando c'è la classica "goccia"! E le gocce, come sta venendo fuori nella psicoterapia sono state tante... una prevenzione non le avrebbe fermate...

Mia Wallace ha detto...

Come hai già detto tu, i DCA sono malattie mentali e quindi anch'io sono dell'idea che la prevenzione possa fare ben poco. Però è vero che parlare con i propri figli, osservarli e comunicare seriamente con loro sia importante e sembra che tutto ciò stia andando perduto.
Credo che uno dei mali che contribuisce ad alimentare queste malattie sia il messaggio superficiale che ci viene propinato ogni giorno da tv, immagini fittizie, dibattiti incostruttivi. Ma ciò non toglie che anche il profondo disagio nel quale ci si trova scatena tutto.
Insomma, sono tanti i fattori negativi che contribuiscono allo scatenarsi di queste patologie e prevenirli non mi sembra così semplice.

Coniglia Mannara ha detto...

Condivido tutto ciò che hai detto. I disturbi alimentari non sono - purtroppo - malattie fisiche. La prevenzione è utile, utilissima, ma insegnare cosa sono i DCA e tutti gli effetti dannosi è un tipo di prevenzione che, secondo me, porta a poco perchè ci si concentra solo sulla punta dell'iceberg senza guardare ciò che vi sta sotto. Non si previene una malattia facendo prevenzione sul sintomo. La prevenzione dovrebbe essere di altra natura.

Giulin@ ha detto...

Cara Veggie,come dici tu prevenire l'anoressia è tanto importante...solo che come hai sottolineato anche tu,secondo me ai giorni d'oggi si ha molta confusione su cosa significa prevenire un dca...
Soino perfettamente d'accordo su quelloc he hai scritto.
Per prevenire un dca è inutile fare educazione alimentare )io sapevo benissimo come dovevo mangiare e anzi,proprio perchè lo sapevo volevo mangiare meno)o elencare tutti i danni organici...perchè tutto ciò per chi non è a rischio lascia il tempo che trova,chi c'è dentro alla patologia non gliene può fregar di meno,e chi è a rischio anzi magari è affascinbato dal distrugegrsi...
La prevenzione secondo me dovrebbe mirare a far cogliere subito i campanelli d'allarme. Che non sono solo la perdita di peso,ma mille altri comportamenti che evidenziano un disagio. La prevenzione dovrebbe mirare a far caprie che anche se non si è sottopeso di 20 chili o anche se non si ha un sintomo ma si soffre e si è depressi neri bisogna CHIEDERE AIUTO e non vedere tutto come un capriccio.... la prevenzione dovrebbe essere fatta da chi è passato per queste malattie (con tutto il rispetto per i dittoroni vari) perchè c'è tanta ignoranza...
Questa secondo me è la rpevenzione migliore...prevenire non tanto per evitare (se una persona è rpediscposta è predisposta) ma per far cogliere come riconsocere il disagio che sorge in sintomo (qualsiasi esso sia) e come le persona attorno a chi porta il sintomo evidente devono comportarsi....perchè molto spesso si commettono certi errori che non fanno che incentivare la malattia stessa (dire continuamente ad un'anoressica di mangiare)...e solo creando un certo climna attorno alla persona colpita dal disagio questa potrà chiedere aiuto...
questa dobrebbe essere la prevenzione per me...ma purtroppo,per prevenire i disturbi alimentari mandano nelle scuole i dietologi anzichè psicoterapeuti e testimonianze vere...bah...
un abbraccio a te Veggie e a tutte voi ragazze!!!

Giulina

Eloìse ha detto...

Grazie per la canzone Veggie!!

Ti mando un abbraccio grande grande!

Veggie ha detto...

@ Sweetmarale – Ehi, ciao, benvenuta!... Ti ringrazio tantissimo per quello che hai scritto a proposito del mio blog… Rispondendo alla tua domanda – e tieni conto che si tratta semplicemente di un mio parere personale… - il confine che separa mania e malattia, secondo me, è connesso alla capacità di anteposizione, ovvero alla scala di priorità. In ambo i casi, mania e malattia, la persona necessita di fare quella cosa per sentirsi tranquilla, per non andare in ansia. In ambo i casi, il non fare quella cosa genera nervosismo, irritabilità, nevrosi. Fin qui tutto perfettamente uguale, fintanto che le condizioni si mantengono nella norma. La differenza nasce quando succede qualcosa che fa derogare la situazione dall’ordinario: nel qual caso, chi ha una mania riesce ad accantonarla perché vede che c’è un’altra priorità di cui deve occuparsi, e a questo punto la rinuncia all’oggetto d’interesse è tranquilla, anzi, non ci pensa nemmeno più perché ha un’altra cosa a cui deve dedicarsi, ed ecco che l’oggetto d’interesse passa in 2° piano in maniera naturale e senza particolari conseguenze emotive. È quando questo passaggio non avviene che, secondo me, si può parlare di malattia. Quando non si riesce ad anteporre nulla, nemmeno una cosa che su base razionale si riconosce essere più importante, all’oggetto della malattia; quando la scala di priorità sballa, varia i suoi parametri, mette quella cosa sempre e comunque al primo posto, crollasse il mondo, il 1° pensiero va sempre a quella cosa. La malattia: ove l’ansia connessa al non fare quella cosa anche in condizioni extra-ordinarie diventa intollerabile. Ecco che si lascia il campo della mania e si entra in quello della patologia. Ti faccio un esempio pratico di quello che intendo, un esempio tratto dalla vita reale. Se tu hai, diciamo così, una mania per il controllo dell’alimentazione (o per la pulizia, tanto il discorso è lo stesso), e all’improvviso qualcuno ti telefona e ti dice che la tua migliore amica è ricoverata in ospedale ed è molto grave perché ha avuto un incidente, tu corri all’ospedale e pensi alla tua amica e non pensi più a nient’altro. Non te ne frega più un accidente se avevi programmato di fare 2 ore di cyclette e di mangiare una mela (o di pulire tutta la tua casa da cima a fondo per 3 volte di fila), te ne vai di corsa all’ospedale e pensi solo con tutta te stessa che vuoi che la tua amica si salvi, e ti dimentichi completamente del fatto che dovevi fare la cyclette, e ti mangi un panino dell’ospedale senza neanche farci caso, e te ne sbatti altamente se a tua casa è sporca… non ci pensi proprio, perché tutti i tuoi pensieri sono concentrati sulla tua amica. Se però tu hai una malattia, sei anoressica, e all’improvviso qualcuno ti telefona e ti dice che la tua migliore amica è ricoverata in ospedale ed è molto grave perché ha avuto un incidente, tu corri all’ospedale e pensi certamente alla tua amica… ma pensi anche che, cazzo, ma proprio oggi quella lì doveva andare a sbattere? Proprio oggi che dovevi fare 2 ore di cyclette e mangiarti una mela? (O pulire tutta la tua casa da cima a fondo per 3 volte di fila?); te ne vai di corsa all’ospedale e, certo, pensi che vuoi che la tua amica si salvi, ma intanto pensi anche che questo cazzo di incidente ti fa sballare tutto il programma quotidiano che ti eri fatta, e se ti mangi il panino dell’ospedale ti vengono i sensi di colpa e non ce la fai a buttarlo giù, e arrivi a sera e ti senti una merda perché non hai neppure avuto modo di fare la cyclette e quel panino cazzo hai mangiato quel panino e invece dovevi mangiare una mela e hai perso il controllo e ti senti uno schifo e stai proprio di merda e pensi a cosa dovrai fare domani per recuperare quello che hai perso oggi… e ti dispiace tanto che la tua amica stia male, ma il pensiero di fondo va sempre all’ossessione. Ecco, penso sia questa la differenza tra mania e malattia. Perché la mania ha comunque una scala di priorità. La malattia no, mette se stessa sempre e comunque al primo posto. Non c’è chiodo che riesca a schiacciare quel chiodo…

Veggie ha detto...

@ withoutexit(?) – Sono perfettamente d’accordo con quello che hai scritto… Secondo me si può prevenire la malattia fisica perché c’è un preciso protocollo di comportamenti cui ci si può attenere onde evitarne l’insorgenza… ma non la malattia mentale, perché dipende dalla predisposizione individuale e dal background, più che da comportamenti “ignoranti” che possono provocare le malattie fisiche… Inoltre, per le malattie fisiche ci sono comportamenti che possono essere evitati se la persona viene istruita… cosa non possibile per l’anoressia, perché con il cibo bisogna averci sempre e comunque a che fare…

@ Pupottina – Bè, io la penso un po’ al contrario, in realtà, ma insomma…

@ FrammentoDiCristallo – Hai ragione, anche “il fumo uccide”… eppure, guarda quanti fumatori. L’anoressia risponde ad un bisogno profondo, per questo emerge anche in maniera inattesa, e non la si può controllare con la prevenzione…

@ Dony – Perché più che la consapevolezza, con la sensazione… quello che si prova. Tutto il resto passa in secondo piano. Certe cose le si sanno, ma si chiude un occhio a fronte di quello che l’anoressia ci fa provare… ed è per questo che si continua comunque ad andare avanti… Hai ragione quando dici che è una perversione… e questo è uno dei motivi per cui serve a ben poco la prevenzione…

@ Sonia – Non si sceglie di diventare anoressiche, si sceglie un sintomo per quelle che sono le sensazioni positive che ci fa provare… è un qualcosa di prettamente emotivo, la razionalità scompare del tutto… Ed è difficile che una persona esterna possa arrivare a rendersi conto di questo… Più che prevenzione, bisogna combattere quando ne siamo dentro per cercare di uscirne…

@ Wolfie – Non avrei saputo esprimermi meglio… Grazie per il tuo commento…

@ ShadeOfTheSun – E’ innegabile che ciò che è proibito eserciti un fascino tutto speciale a suo modo… Com’è ovvio che a volte anche la conoscenza non serve all’evitamento… L’educazione alimentare è una cosa certo corretta, ma il DCA va oltre un intervento di questo tipo, perché è ossessione… per questo ritengo sia un po’ impossibile prevenirlo, pur con tutta la miglior informazione possibile…

@ Aisling – Un DCA è una patologia multifattoriale… la prevenzione può lavorare sull’aspetto di conoscenza, ma è ovvio che non può limitare tutte le altre concause che portano all’anoressia… quelle sono dipendenti dall’ambiente in cui si vive e dal nostro basckground… ed è inevitabile che, se c’è una predisposizione, alla fine la malattia si slatentizzi, per quanto si possa razionalizzare a proposito della pericolosità di certi comportamenti… perché l’anoressia non è un qualcosa di ragionato e razionale, è un qualcosa di prettamente emotivo, è una malattia mentale, e la ragione poco può al confronto…

Veggie ha detto...

@ Mia Wallace – Tutt’altro che semplice, purtroppo, proprio per la sua multifattorialità… E’ vero, le cose che tu elenchi si potrebbero rivistare e migliorare, così come il dialogo genitori-figli si potrebbe migliorare… ma sono solo una piccola parte, per una malattia che poi invece va ad influenzare tutta una vita…


@ Coniglia Mannara – Hai ragione… la prevenzione non si fa sui sintomi… ed è proprio questo il punto, ovvero il problema del prevenire un DCA… Perché bisognerebbe intervenire sul background… e come farlo in maniera globale, dato che ogni persona è una storia a se’?...

@ Giulin@ - Purtroppo l’errore sta nell’impostazione di base, ed è dovuto al fatto che, nella nostra società, si tende a riconoscere come “malattia” solo quello che è organico, che comporta una limitazione funzionale… Le malattie mentali vengono più che altro viste come capricci da chi non c’è passato… E, quindi, anche la prevenzione è mirata a evitare quelli che sono i comportamenti inerenti i danni fisici, e non si concentra affatto sugli aspetti mentali della malattia. Più che prevenzione, nei confronti dell’anoressia si dovrebbe fare diagnosi precoce… screening… perché, come tutte le malattie – e questo vale tanto per le organiche quanto per le mentali – prima la si coglie, prima la si tratta, e più facilmente guarisce senza recidivare…

@ Eloise – Grazie a te, tesoro!... contraccambio con un abbraccio ancora più forte…

Marcella ha detto...

Sono perfettamente d'accordo con te e quello che afferma la dottoressa lo reputo alquanto superficiale. Io credo che una prevenzione potrebbe essere quella di non dare importanza al cibo, non avere un rapporto emozionale con il cibo. Quando e se avrò un figlio certo non lo punirò o premierò con il mangiare, mangiare non è un premio, è qualcosa che serve per nutrirci come dormire, è un bisogno e non può essere tolto o aumentato in base all'umore. Questo sarebbe DAVVERO importante, l'agire dei genitori in modo corretto verso il cibo insegnerà al figlio un comportamento corretto e non umorale. E basta con l'ossessione dei corpi perfetti e delle diete, si può dimagrire stando attenti a quello che si mangia e non pesando anche l'aria che respiri. Io soffro molto quando vedo quelle mamme che sgridano le figlie magari davanti ad estranei dicendo ''smettila di mangiare sei grassa'' o ''la vedi com'è ingrassata?''. Questi sono POTENZIALI DANNI e reali mortificazione, ma molte persone non lo capiscono. Si potrebbe dire ''basta torta al cioccolato, poi ti viene mal di pancia'' e non ''basta che sennò diventi grassa''. Le parole hanno un peso e contano, contano eccome.

Veggie ha detto...

@ Marcella – Certamente un’impostazione alimentare corretta fornita dai genitori ai figli può limitare l’incidenza dei DCA, così come un corretto atteggiamento dei genitori nei confronti dei figli e del cibo… perché a volte i genitori dicono cose che pensano magari che i bambini non capiscano del tutto o che comunque non li tocchino, invece i bambini sono molto intelligenti e soprattutto sensibili… e allora si rischia di fare involontariamente danni, aprire ferite molto profonde… Quello di agire sui genitori sarebbe certo un modo per limitare un fattore che può predisporre al DCA, sebbene non estirpare la malattia, data la multifattorialità della stessa…

Veggie ha detto...

@ Laura C. – Assolutamente d’accordo con te. Giusto per darti, nel mio piccolo, un’idea… tra le lettrici di questo blog (ecco perché dico “nel mio piccolo”) la più giovane che mi scrive si è ammalata di DCA a 10 anni, la più adulta è una donna di 57 anni… e chissà se ci sono persone più piccole/più grandi malate di anoressia/bulimia che mi leggono a mia insaputa… Questo semplicemente per confermare la tua affermazione che un DCA non sia questione di età né di maturità. Si tende a parlare per lo più di età adolescenziale semplicemente perché, statisticamente parlando, effettivamente la fascia 13 – 20 anni è quella in cui più comunemente esordiscono i DCA… questo però naturalmente non vuol dire che non esistano (né che siano rari) casi di esordio al di fuori di questo range… Non so cosa spinga verso una forma di patologia piuttosto che un’altra, tendo a pensare che siano le proprie caratteristiche caratteriali, la propria personalità, a determinare la forma di patologia mentale/dipendenza verso la quale si vira… ma questa è solo la mia opinione, basata sulla mia personale esperienza.

 
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