Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

mercoledì 13 luglio 2011

Freni al ricovero: L'unica da sola

La solitudine, l’isolamento è un qualcosa con cui chiunque abbia un DCA si ritrova a doversi rapportare. A prescindere dall’effettivo numero di amici posseduti, spesso ci sentiamo come se nessuno potesse capire quello che stiamo provando: siamo in mezzo alla gente, ma ci sentiamo comunque sole. Nessuno che ci capisce, e nessuno che voglia capirci – continuiamo a ripeterci – agli altri non piacciamo, semplicemente ci tollerano. Sommando questi pensieri alla scarsa autostima di base, si fa presto a sentirci outsider. Questa consapevolezza fa male, e quel che è peggio è che molto spesso è accompagnata dal pensiero che non ci si possa far nulla. Siamo noi quelle strane, e questo è tutto.

L’allontanarsi dagli altri per via della sensazione di essere incomprese o sbagliate, porta a riempire i vuoti con la lettura, lo studio, il lavoro, lo sport, senza però permetterci di coltivare rapporti autentici con le persone che ci stanno intorno: tutti schermati dal DCA stesso che costruisce tutt’intorno a noi un muro. Anche se le nostre vite sono superimpegnate ed implicano lo stare in mezzo alla gente, ciò non vuol dire che non siamo comunque sole. Ed ecco che l’anoressia ha un ruolo importantissimo.

L’anoressia è una “cura” per la solitudine

Un DCA è colmo di paradossi e di ironia, e il “fattore solitudine” è parte di ciò. Se ci pensate, infatti, l’anoressia ci isola più che mai: si smettono di fare tante cose con gli altri, perché altrimenti poi avremmo troppo da mentire per giustificare, e di controcanto gli altri, vedendo che noi ci ritiriamo, si allontanano a loro volta, il che ci isola ulteriormente. In sostanza: un circolo vizioso.

Eppure, sebbene siamo più sole che mai, l’anoressia ci fa credere che quella solitudine sia il top. Meglio non avere amici, così non si corre il rischio di essere ferite, non si deve giustificare quello che (non) mangiamo, non bisogna impegnarci in relazioni che potrebbero correre i rischio di farci male. Meglio non avere amici, così nessuno c’inviterà mai a prendere un gelato per merenda, e potremo restringere l’alimentazione senza che nessuno ci dica niente. Sembra proprio ganzo. In un certo senso, lo è veramente.

Ecco perchè l’anoressia rende la solitudine meno pesante, anzi, desiderabile. Capite? Nessuno può farci notare esplicitamente che ci stiamo facendo del male, nessuno può giudicare o commentare quello che facciamo, nessuno può ferirci, nessuno può farci sentire sbagliate. L’anoressia diventa così la nostra unica “amica”. L’ironia in tutto questo è che si finisce per allontanare anche quelle poche vere amicizie che abbiamo, perché non vogliamo correre il rischio di perdere in maniera dolorosa coloro ai quali vogliamo bene. È molto facile arrivare a questo, un po’ per la natura stessa dei DCA (gli altri capirebbero subito che c’è qualcosa che non va, se ci frequentassero abitualmente) un po’ perché il DCA rende più facile l’allontanamento costruendo muri tra le persone. Ma quando si è dentro l’anoressia, tutto questo non c’interessa: abbiamo l’anoressia stessa, del resto, di cos’altro mai potremmo avere bisogno??

Ovviamente, nel momento in cui si decide d’intraprendere un percorso di ricovero, bisogna affrontare il sentimento della solitudine. Sebbene nel ricovero si possa essere meno sole che nel pieno dell’anoressia (facendo una stima delle interazioni con i familiari e con gli amici), ci si sente peggio perché non c’è più l’anoressia a “giustificare” il senso di solitudine che si prova nel momento in cui ci si rende conto che le persone che ci stanno intorno, non avendo vissuto l’anoressia sulla propria pelle, non possono capire realmente quel che proviamo. E allora si prova il desiderio di ritornare all’anoressia perché per lo meno quella ci aveva fatte sentire meno sole. Ma se ci pensate, in realtà, non è che l’anoressia ci rende meno sole: fa solo pesare di meno la solitudine. Certo, riprecipitare nel DCA è piuttosto facile – in parte perché certe cose le abbiamo vissute da così tanti anni che sono diventate abituali, in parte perché ci sono comunque sensazioni positive correlate – ma i momenti in cui percorrere la strada del ricovero diventa più agevole, sono proprio quelli in cui abbiamo vicino persone che possano sostenerci in questo difficile percorso. Non so esattamente quale relazione intercorra tra le amicizie e il percorrere la strada del ricovero, ma ho notato senz’ombra di dubbio che riaprirsi agli altri facilita la lotta contro l’anoressia.

Il ricovero inoltre implica uno slittamento nel modo in cui percepiamo noi stesse. La negatività dell’anoressia si ripercuote inevitabilmente sulla nostra autostima, e non avendo feedback esterni non c’è niente che riesca a cambiare la nostra visione negativa di noi stesse. Relazionaci con gli altri, invece, implica uno scambio, un confronto, che a volte può essere pure doloroso, ma su lunga gittata diventa inevitabilmente costruttivo.

Inoltre, è necessario rendersi conto di due cose: innanzitutto che non siamo le uniche a percorrere la strada del ricovero, e che non siamo da sole, perchè in questo momento ci sono tante alt ragazze che stanno cercando di fare esattamente quel che stiamo cercando di fare noi. In secondo luogo, anche le persone che non hanno un DCA possono sentirsi sole, e sarebbe sciocco credere che percorrere la strada del ricovero significhi che non ci sentiremo mai più sole (anche se questo non sarà bello…). Si sentirà sempre la mancanza di come l’anoressia riusciva a rimuovere il senso di vuoto e di solitudine riempiendolo con le sue ossessioni, ma adesso possiamo essere consapevoli che ci sono anche tante altre cose che possono riempire quel vuoto.

12 commenti:

AlmaCattleya ha detto...

Già purtroppo si soffre come se tu fossi la sola in assoluto.
E' chiaro che ogni storia va per sé però spesso durante un ricovero dove sei costretto a raffrontarti con altri, ci si rende conto che altre persone hanno avuto più o meno i tuoi stessi sentimenti.
Adesso però, essendoci Internet, questa cosa non è più tanto come prima e credo che questa voglia di accomunarsi, di essere sole contro tutti sia stato uno dei motivi a creare i blog pro-ana.

P.S.: Non sto comparando l'anoressia ai blog pro-ana, ma volevo chiedere una cosa: spesso l'una può essere l'altra cosa?

Ilaria ha detto...

Il post più bello che tu abbia mai scritto.
Un abbraccio

Ellie ha detto...

La solitudine...argomento difficile. Non so cosa dire stavolta, veramente. Mi sembra che sia già tutto scritto...
Sei fantastica.
Baci,
Ellie.

Lucy May ha detto...

Ciao a tutte, innanzitutto mi scuso, perché, come avrete notato, sono imbranatissima a mettere i post... Se mi sbaglio a postarli, poi come posso toglierli? Perdonatemi, ma non sono pratica!!!!!!!! Solitudine: per anni sono stata isolata e mi piaceva pure... Mi sento disperatamente sola, quando gli altri intorno non capiscono, magari in primis i genitori o chi vorremmo più vicino... Ma ultimamente ho scoperto che c'è anche qualcuno che capisce e che sa e non è stata una consolazione da poco per una come me che ha passato gli anni a nascondersi, a mentire a sè stessa e agli altri... Quando mi sono ammalata io (più di 20 anni fa) non se ne poteva neanche parlare, troppa ignoranza, troppa vergogna ed era più facile per tutti fare finta di niente...

Isibéal ha detto...

Hai perfettamente ragione ... mentre leggevo questo post, annuivo ad ogni singola parola! I DCA modificano dal profondo i nostri rapporti sociali, portandoci, nella maggior parte dei casi, a questo nido rassicurante di solitudine autoimposta... e si crea questo circolo vizioso senza fine che porta dall'una all'altra cosa...
Un abbraccio grande :*

Wolfie ha detto...

Ci sono passata: quando ero nel pieno della bulimia mi ero isolata tantissimo, non uscivo più con nessuno, avevo anche smesso di fare sport perché non mi sentivo più con le mie compagne di squadra, e a scuola mi mettevo sempre seduta nel banco accanto alla cattedra, così nessuno avrebbe potuto sedersi al mio fianco. Ma lì per lì non mi pesava, anzi, mi sembrava che fosse giusto così, perché la bulimia mi faceva pensare che fosse giusto così, perché per lo meno fino a che avevo la perversa certezza del mio errato comportamento alimentare, mi sembrava di non aver bisogno di nient’altro.
Un dca non ti fa smettere di crescere solo fisicamente, ti fa smettere di crescere anche interiormente, perché limitando i rapporti, limita le possibilità di confronto, di scambio, d’interazione con gli altri, che sono quelle che servono per maturare come persone, per renderci conto di ciò che facciamo bene e di ciò che sbagliamo, e per poter quindi aggiustare il tiro.
Per il mio percorso di guarigione, perciò, passano tantissimo anche l’amicizia e l’amore, perché nelle persone che mi vogliono bene e che hanno creduto in me fin dall’inizio ho trovato il supporto e la forza per rimettermi in piedi dopo ogni brutta caduta. Inoltre le amicizie nel ricovero sono importantissime anche perché quando si è da sole e nel pieno del dca, non c’è proprio nessuno con cui poter interagire, e quindi la mente che se ne sta tutta da sola e non ha null’altro a cui pensare, coltiva tantissimo tutte le ossessioni derivanti dal dca, e peggiora nettamente la situazione rendendoci ancora più ossessive. Quando si sta con qualcuno, invece, ci si svaga, e quindi anche la testa si allontana dal pensiero fisso e martellante del cibo e del peso e dell’aspetto fisico, per questo è anche molto importante avere amicizie. E poi, se stai con gli amici, capisci che loro ti vogliono bene perché sei te stessa, e non per quanto pesi o per quanto mangi… e quando te ne rendi conto davvero, questa è la cosa più bella di tutte, un vero passo grande verso la liberazione dal dca.

Mr. Lacroix ▼▲ ha detto...

hai avuto coraggio, spero di continuare ad averne anche io quanto te. Ti ho visto su mtv news e mi hai toccato davvero, mi sembri davvero in pace con te stessa. E' solo una mia impressione?

dony ha detto...

Il mio isolamento sociale è iniziato ancora prima che si instaurasse il disturbo alimentare. Sono sempre stata timida e introversa, e una madre che mi ha cresciuta sotto una campana di vetro non ha certamente contribuito favorevolmente alla mia vita relazionale...
Poi sono finita nel tunnel, e anche quei pochi rapporti che avevo si sono spezzati, lì dentro esistevo solo io...
Poi pero' il tempo passa, e la solitudine diventa insostenibile anche con un DCA che illude di tollerarla meglio...
Oggi quei pochi amici che ho sono diventati i miei piu' grandi alleati...in fondo, non avevano mai smesso di volere starmi accanto, anche nei periodi peggiori della mia vita...io sola li tenevo lontani da me...
E ho riscoperto il piacere di mangiare in compagnia, e che in un gruppo si puo' starci anche senza emergere, posso esserci anche nel mio silenzio, perche' comunque so ascoltare...e non devo sentirmi anomala per questo.
L'unica cosa buona che ho ottenuto dalla psicoterapia.
Un abbraccio!
Dony

Vele Ivy ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Vele Ivy ha detto...

Scusa se ho cancellato il commento di prima, è che avevo tenuto in memoria un commento ad un altro post e per sbaglio l'avevo incollato.
Quello che volevo dire a proposito di questo post, è che a volte le persone si allontanano da chi soffre, quasi avessero paura del suo dolore. E invece la cosa migliore è stare vicino a chi attraversa un brutto periodo, anche solo per far sapere che c'è qualcuno che vuole bene alla persona in difficoltà...

Veggie ha detto...

@ AlmaCattleya – La prima volta che sono stata ricoverata in clinica ero una ragazzina e ancora Internet non aveva l’enorme diffusione odierna, quindi per me fu la prima vera esperienza di “condivisione” del sintomo. Fu lì che capii che non ero sola, e che proprio perché quelle altre ragazze vivevano ciò che stavo vivendo io, allora potevamo darci una mano a vicenda per superarlo… E’ soprattutto con questo proposito che, non a caso, è nato questo blog… Perché Internet credo possa essere una cosa meravigliosa e terribile allo stesso tempo, a seconda dell’uso che se ne fa… Io penso che utilizzare questo mezzo in maniera positiva, come sostegno reciproco, accorci le distanze e possa servire a darci una mano anche senza essere una accanto all’altra fisicamente… Poi, certo, Internet è un mezzo… se si decide di farne un uso scorretto, si può rivelare un’arma micidiale…
P.S.= Non so se hai letto il ciclo di post a proposito del fenomeno pro-ana che ho scritto… Li trovi comunque tutti linkati sulla colonnina di destra del blog… E in quelli credo ci sia la risposta alla tua domanda… Ovviamente, la MIA risposta: nessuna pretesa di verità assoluta, semplicemente il modo in cui IO la vedo…

@ Ilaria – Ti ringrazio… Penso che quello della solitudine e dell’isolamento “mascherato” dall’anoressia, sia un vissuto comune a chiunque abbia/abbia avuto un DCA… e anche una delle cose più controproducenti, che più reiterano in circolo vizioso dell’anoressia… Penso che lavorare anche sul versante “rapporti con gli altri” sia di fondamentale importanza per riuscire a combattere l’anoressia…

@ Ellie – Sei tu che lo sei… e non te lo dimenticare mai. E, Ellie, non sei sola… anche quando ti senti così. Io sarò sempre qui per te…

@ Lucy May – Figurati, non ti preoccupare!... Ti ho risposto anche sul commento che avevi erroneamente lasciato sull’altro post, comunque!... Penso che l’omertà sia stata e sia tuttora una grossa piaga dell’anoressia… perché il cuore dei DCA è proprio il silenzio. Per questo credo sia molto importante rompere il silenzio, parlarne… anche informare, però ovviamente in maniera corretta, non parlando per stereotipi come molto spesso viene fatto in TV… Perché io credo che chi ha un DCA non abbia niente di cui vergognarsi. Un DCA è una malattia. Anche l’influenza è una malattia. Eppure nessuno si vergogna di avere l’influenza. Okay, mi dirai tu, ma l’influenza è una malattia fisica mentre l’anoressia è una malattia mentale. Vero. Però alla base c’è un minimo comune denominatore: che quella malattia fa stare MALE. E non c’è niente da vergognarsi nella sofferenza, tangibile tanto in una malattia fisica quanto in una malattia mentale. Poi, è normale che chi non ha vissuto in prima persona un DCA abbia reticenza nel parlarne, e comunque non riesca a capire le dinamiche sottostanti e tenda a giudicare e a rimanere distante… è così per tutto ciò che non si è vissuto in prima persona… Però ci sono anche persone che l’hanno vissuto… e credo sia importante confrontarsi con loro proprio perché è uno scambio costruttivo in cui ci si può aiutare a vicenda a combattere…

Veggie ha detto...

@ Isibéal – Un DCA è un grande isolante… perchè fa sembrare questa solitudine come protettiva… e non ci fa rendere conto di quante cose in realtà ci perdiamo, e di quanto sia molto più difficile andare avanti da sole… Come dice anche la canzone: “…dammi la mano, perché mi lasci solo?, sai che da soli non si può, senza qualcuno, nessuno può diventare un uomo…”

@ Wolfie – Sono fermamente convinta che l’amicizia sia il valore più importante della vita… E che gli amici siano la vera “medicina” contro l’anoressia/la bulimia… Perché, a differenza del DCA, loro non raccontano bugie… e perché ci aiutano a maturare, e a capire che sono altre poi le cose che contano veramente nella vita… e che c’è tutto un universo oltre l’anoressia che ci può dare molto di più di quanto non faccia uno sterile disturbo alimentare…

@ Mr.Lacroix – Non ti conosco, ma ho letto il tuo blog e, credimi, ragazzo, credo proprio che tu di coraggio ne abbia da vendere, altroché!... E poiché il mantenerlo – e il mantenerti sulla strada del ricovero come stai facendo – dipende solo ed esclusivamente da te, sono certa che continuerai ad averne… perché finché ti vorrai dare una possibilità, avrai sempre una possibilità. Ti ringrazio tantissimo per aver visto il mio video su MTVnews… mi ha fatto molto piacere!... Sappi che anch’io sto continuando a combattere la tua stessa battaglia, giorno dopo giorno… Si cade, ci si rialza… quel che conta è non arrendersi mai!...

@ Dony – Anche io sono sempre stata piuttosto “chiusa”, come persona, fin da bambina… e, ovviamente, anche nel mio caso l’anoressia ha ulteriormente peggiorato le cose… E sono totalmente d’accordo con te quando dici che gli amici sono i nostri migliori alleati… io credo siano una delle armi migliori per combattere contro l’anoressia… perché ci “impegnano” in maniera tale da allontanare certe ossessioni, riempiendo il vuoto in maniera positiva e costruttiva…
P.S.= Io non credo che quella sia l’unica cosa buona che hai ottenuto dalla psicoterapia… Se stai dove sei arrivata adesso, vuol dire che di cose buone ne hai ottenute un bel po’… o melgio, te le sei guadagnate!...

@ Vele/Ivy – Purtroppo per chi non conosce un certo dolore è più facile fuggire di fronte a quello altrui… non per cattiveria, forse spesso solo per paura di arrecarne ulteriore non sapendo come gestire la situazione… E dire che a volte basterebbe così poco… una parola, un gesto, anche solo un’occhiata… e ci si sentirebbe meno sole…

 
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