Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 16 dicembre 2011

Trauma e ricovero

Vorrei condividere con voi un discorso che ho letto in un mio libro universitario e che penso racchiuda grandi verità:

“Dopo un trauma, il corpo raggiunge la sua massima vulnerabilità. La tempestività dell’intervento è fondamentale: occorre immediatamente l’operato di medici, infermieri, specialisti, tecnici. L’intervento chirurgico è uno sport di squadra, tutti corrono per tagliare il medesimo traguardo, per guarire il paziente. Ma lo stesso intervento chirurgico è, di per sé, un trauma; e soltanto quando è terminato inizia realmente il processo di guarigione. È quel che viene propriamente definito ricovero”.

Leggendo questa frase, ecco ciò che ho pensato:
Il ricovero dall’anoressia non è uno sport di squadra. È una solitaria corsa di fondo. È lunga, maledettamente faticosa, estenuante, ed estremamente solitaria.

La lunghezza della strada del ricovero è determinata dall’estensione delle nostre ferrite interiori, e non si conclude sempre in un successo. Non conta quanto duramente possiamo lavorarci su, ci sono delle ferite che non si rimargineranno mai completamente. Dobbiamo perciò abituarci a un nuovo modo di vivere: è questo il percorrere la strada del ricovero. E man mano che si va avanti, ci si accorge che si cambia così radicalmente da non poter più tornare al punto di partenza. Talvolta, confrontando quello che siamo con quello che eravamo, si può arrivare persino a non riconoscersi. Perché un processo di ricovero ci cambia. E si diventa delle persone completamente nuove… con la possibilità di costruirci una vita totalmente nuova.

Ecco, io credo sia così.
Molto spesso si sente parlare del legame tra un trauma subìto durante la vita (prese in giro, divorzio dei genitori, morte di una persona cara, violenze, rapporti sbagliati coi genitori, etc…) e lo sviluppo di un DCA, più raro (ma secondo me più realistico ed importante) è il sentir parlare del DCA in qualità di trauma stesso. Certo, non sarà traumatico nello stesso modo in cui può esserlo uno stupro, ma è comunque estremamente traumatico. Un DCA distrugge l’autostima, le sicurezze, la fiducia, gli interessi, gli affetti… distrugge la vita. Il ricovero obbliga ad affrontare le proprie ferite. E questa è la cosa più terrorizzante. E non è un qualcosa da cui si può uscire senza essere cambiate interiormente.

Certamente ognuna di noi ha un background che non può essere cancellato né cambiato, per quanto possiamo provarci. Ma abbiamo comunque la possibilità e la capacità di guardare a quello che è stato in maniera costruttiva, per rimetterci in piedi ed andare avanti costruendo qualcosa di nuovo e di diverso. È difficile trovare un equilibrio tra la nostra naturale tendenza a rimpiangere quello che è stato quando eravamo nel pieno dell’anoressia, e l’impiegare le nostre energie per trovare quanto di positivo può esserci al di là dell’anoressia stessa; anche perché si ha paura che quello che ci aspetta al termine della strada del ricovero sia uguale a ciò da cui avevamo cercato di fuggire scegliendo l’anoressia, e che quindi, alla fine, la nostra vita si riveli solo e soltanto un colossale disastro… ma, allo stesso tempo, bisogna avere la consapevolezza che, per quanto duro, dopo un trauma è sempre necessario un ricovero per ricominciare a vivere.


P.S.= Venerdì prossimo pubblicherò un post con un po' di consigli su come soprav/vivere i/a-l Natale... Stay tuned, gals!

11 commenti:

AlmaCattleya ha detto...

Beh non lo vedo tanto diverso un disturbo alimentare e anoressia e/o bulimia: mi sembrano sempre traumi che coinvolgono il corpo e perciò anche l'anima. E anche nello stupro ci sono quelle verità che invece sono menzognere come che ti meriti tutto quello che ti è successo, che l'hai provocato tu quell'uomo o chicchessia e altre simili.

kjk ha detto...

é vero, come spesso hai detto ognuno ha la propria storia e il proprio percorso...“L’importante non è come si colpisce, ma come si reagisce ai colpi della vita” (Valentina Vezzali)
è la frase che mi ha più colpito sul tuo blog! (lo dice anche rocky! :) )
grazie per i commenti e grazie di esserci! attendo i consigli per sopravvivere al natale! :)
un abbraccissimo strettissimo! <3

Alice ha detto...

ciao, ti ringrazio per il commento. Mi ha tirata su di morale :)
ti mando un bacio

Padme ha detto...

Grazie per i commenti che mi lasci.. grazie per quello che scrivi qui.. grazie davvero. Ti abbraccio..

Wolfie ha detto...

Anch’io penso che un dca sia assimilabile a un vero e proprio trauma fisico, l’unica differenza è che il trauma fisico lo si vede ad occhio, e si può curare con mezzi medici (farmaci, operazioni, ecc ecc), mentre il trauma che ti porta un dca è un trauma interiore, invisibile all’osservatore. Magari uno vede una ragazza troppo magra, vede il lato fisico della malattia, ma non percepisce che il più grosso trauma è proprio quello interiore, quello che si consuma dentro la persona, ed è invisibile ad occhio nudo. Ed è un dolore contro il quale nessuna medicina può fare niente. Forse è anche per questo che i dca sono difficilmente inquadrati da un punto di vista sociale, perché la gente vede e perciò riconosce il male fisico, il male psicologico è molto più misconosciuto e passa come debolezza, come autocommiserazione, come i capricci di bambine, senza rendersi conto che invece un dca è una malattia molto più profonda e più complessa. Ed è proprio in virtù di questa complessità che anche è difficile intervenire, che ci vuole tanta psicoterapia, e che non si finisce mai di trovare armi per combatterlo, e che bisogno continuare sempre a mettercela tutta!!!!!!!!!

Tra l’altro, non vedo l’ora di leggere il prossimo post!!!!!! Le feste che si avvicinano mi mettono un po’ in ansia, ho riletto i post degli anni precedenti in cui dai consigli per avere meno ansia durante il Natale, e come sempre mi hanno aiutato, però non disdegno il leggere qualcosa di nuovo al riguardo, anzi, consigli su come affrontare al meglio queste festività sono sempre necessari ed utilissimi!!!!!!!

justvicky ha detto...

che dire? adoro queste riflessioni. Indubbio è che ci sono svariate vie per riversarsi in un dca. Ed ognuna di queste non può essere condannabile nè più giustificabile delle altre. Si sfocia in un dca per il modo in cui si assorbe ed elabora la vita. La rottura con il mondo reale e la chiusura a riccio può non essere causata APPARENTEMENTE da niente...eppure scatta qualcosa. La famosa molla. A mio parere l'unico modo per TENTARE di uscirne o sopravviverne è ripercorrere la strada all'indietro. FIno al punto zero, là dove è iniziato tutto. Credo sia comprendendo e quindi metabolizzando che si superano questi traumi.

Vele Ivy ha detto...

Molto bello il brano che hai riportato, fa riflettere. In effetti combattere l'anoressia non è un gioco di squadra, perché bisogna combattere con sè stessi, però credo che anche il supporto degli altri aiuti, una volta che la persona ha preso la decisione di affrontare il trauma.

Pupottina ha detto...

ciao Veggie
passo a salutarti e a lasciati gli auguri. spero tu trascorra un natale speciale ;-)
un abbraccio

.Alice ha detto...

Sono d'accordo, uscire dalla malattia cambia tanto. Tantissimo. Per chi, come me, prima di entrare nel vortice del DCA non aveva ancora plasmato un suo modo di vivere, non si era creato degli interessi.. all'uscita dal tunnel si ritrova ad affrontare un foglio spaventosamente bianco. E le energie che servono per prendere in mano la matita ed iniziare a disegnare... dio solo sa quante ne servono!
Ma alla fine è così bello essere i veri artefici del proprio destino.. è divertente disegnare le nostre giornate e poi guardarsi indietro, dopo qualche mese, e vedere quanto di nuovo si è creato. Quanto siamo DIVERSE.
Come non siamo state mai.

Immagino di non essermi spiegata per niente ma poco importa.. grazie per offrire sempre spunti di riflessione. Per dirci ALT! aspettate un attimo, fermatevi e osservate quello che sta succedendo, quello che avete imparato, quello che potrete fare in futuro.

E grazie per la Forza, la Speranza ed il Coraggio.

Claudia ha detto...

Ecco, attendo il tuo post sul Natale... ;)

Veggie ha detto...

@ AlmaCattleya – Tutto quello che è traumatico incide in un qualche modo su di noi… Per questo è necessario curare quelle ferite, esteriori ed interiori, per poter ricominciare a stare meglio…

@ kjk – Grazie a te per le tue parole… sono sempre felice quando leggo un tuo commento… E se lo dice Rocky, allora si va sul sicuro! ^__- Io sono profondamente convinta che non sia importante tanto cosa succede… quanto il modo in cui decidiamo di reagire a cosa succede… se lasciare che ci travolga, autocommiserandoci pateticamente… o se lottare e mettercela tutta per ribaltare la situazione…

@ Alice – Figurati… grazie a te per essere passata…

@ Padme – Ma scherzi?!... Grazie a te per essere sempre qui e per la tua dolcezza… Ti abbraccio stretta…

@ Wolfie – Purtroppo è difficile per chi non è passato attraverso un DCA capire il DCA stesso… E per questo la gente che non sa tende a banalizzare, a concentrare tutta l’attenzione sul cibo e sul corpo, poiché sono ciò che è tangibile, senza preoccuparsi della vera sede del problema, che non è il corpo ma la mente…
Per quanto riguarda i consigli sul Natale, ti aspetto la settimana prossima, allora…

@ justvicky – Ti ringrazio, Vicky… Anche secondo me non esiste l’anoressia ma “le anoressie”… una per ogni persona che ne è affetta… perché siamo tutte persone diverse e abbiamo un differente background… Però quel che ci accomuna è il sintomo… e la strada da seguire per combatterlo… una strada che non dobbiamo mai perdere di vista…

@ Vele/Ivy – Sicuramente quando si decide di combattere contro l’anoressia è importante avere il supporto di personale medico competente… Però non è sufficiente: l’unico requisito indispensabile è la nostra determinazione. Tutti i medici più bravi del mondo non potranno mai aiutare chi non vuol essere aiutata… siamo noi le prima che dobbiamo decidere di voler salvare noi stesse…

@ Pupottina – Grazie Pupottina… Altrettanto anche a te!...

@ .Alice – Quanti mi rispecchio nelle parole iniziali del tuo commento… forse è il guaio di entrare nell’anoressia quando si è relativamente “piccole” (io avevo 14 – 15 anni), non si è ancora costruita una vera e propria “vita” a quell’età… Per quel che può valere, .Alice, io credo che tu sarai capacissima di fare una marea di cose in futuro… perché con la tua positività, la tua forza e il tuo coraggio, la vita non può certo resisterti… Perciò, anche se so quanto può essere dura, soprattutto in certi momenti… non ti arrendere mai, mi raccomando. Perché puoi farcela assolutamente. Ti abbraccio forte forte…

@ Claudia – Arriva, arriva!... Spero possa esserti in qualche modo d’aiuto!...

 
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