Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 13 aprile 2012

Cronicità e DCA non trattabili

Nel post precedente ho scritto che “non complianti” è una delle etichette che può essere assegnata a chi ha un DCA, e che mi fa indispettire non poco. Un’altra etichetta che ci becchiamo noi anoressiche o bulimiche? “Cronica”.

Okay, certo, da un punto di vista strettamente medico i disturbi alimentari sono patologie croniche, indicando come cronica (cito un mio libro universitario) “un’affezione che non guarisce nel giro di alcuni mesi”. Molte malattie psichiatriche sono in effetti croniche, e i DCA non fanno eccezione. Le statistiche dicono che le adolescenti con anoressia/bulimia/binge/DCAnas che ricevono il tradizionale pacchetto psicoterapia + visite con dietista necessitano comunque dai 5 ai 7 anni per avere un netto miglioramento. Ad oggi, con le più moderne tipologie di terapie psicologiche, questi tempi possono essersi un po’ ridotti, ma non c’è nessun dato certo a tal proposito. Non è che una, semplicemente, “guarisce” dall’anoressia – non è come prendersi l’influenza.

Il problema del beccarsi l’etichetta di “cronica”, è che questa parola generalmente sta per un’altra: “non trattabile”. È un po’ la maniera che la Medicina – gli psichiatri nella fattispecie – ha per dire “non vogliamo avere a che fare con te”, ovvero: “pensiamo che non ci siano speranze di miglioramento per te”. Un’etichettatura di questo tipo non può che scoraggiare una paziente che soffre di anoressia/bulimia: chi avrebbe la tempra di proseguire una psicoterapia con qualcuno che gli ha detto una cosa del genere? Chi continuerebbe a fare psicoterapia quando qualcuno gli ha detto che il tempo impiegato con loro è visto come una perdita di tempo? “Devi solo imparare a vivere con un DCA” viene detto a queste pazienti.

Quel che non viene detto è che un’affermazione del genere essenzialmente sottintende: “Tutto quello che succederà è che morirai lentamente a causa del tuo DCA”.

Il che è – devo proprio dirlo – una cafonata.

Non credo che possa riuscirci in maniera estremamente efficace in tempi brevi. Ma ci sono un sacco di malattie delle quali la gente continua a morire perché ancora non abbiamo le competenze scientifiche per combatterle, e cionnonostante non viene mai rifiutato il tentativo di provare a curarle. Che è ciò che invece viene fatto con i DCA: gli psicoterapeuti, se la paziente è particolarmente resistente, si sdanno. Rinunciano. Prescrivono cure palliative.

Francamente, credo che questo sia sbagliato. Penso sia il frutto di scelte erronee di terapeuti che non conoscono bene l’intrinseca natura di un disturbo alimentare, o che non vogliono affrontare una simile difficoltà che li porterebbe a mettere in discussione la loro stessa capacità professionale. È certamente più facile per un terapeuta “incolpare” la paziente di un mancato miglioramento, che non ammettere che ci sono delle situazioni con cui non si sa relazionare, e delle risposte che non riesce a fornire.

L’etichetta “cronica”, inoltre, può diventare per chi soffre di DCA come una sorta di profezia che si auto-avvera. Le ragazze anoressiche/bulimiche spesso pensano di non meritare aiuto, o che possono farcela da sole anche senza bisogno d’aiuto (sono tutti auto-inganni indotti dalla malattia stessa, ovviamente); per cui vedersi classificate come “croniche” non può che rafforzare questa visione che le anoressiche/bulimiche hanno di se stesse, confermando la loro sensazione d’inutilità, di mancato valore, e la loro incapacità di stare meglio. Personalmente ritengo che barriere di questo tipo possano contribuire nel determinare l’alto tasso di suicidi correlato ai DCA: le cose non andranno mai meglio e non c’è nessuno disposto ad aiutarmi. Sono qui, da sola, nell’oscurità, a notte fonda, insonne, il cuscino ancora una volta rigato dalle mie lacrime. Questa non è vita e non lo sarà mai, dunque non mi resta altro da fare che darci un taglio. Alle vene.

Il punto è che: anche le persone che sono state etichettate come “croniche” hanno la possibilità di fare enormi passi avanti nella loro lotta contro l’anoressia. Anch’io. Anche tutte voi che mi state leggendo. Con la voglia di non arrendersi e il giusto supporto terapeutico, tutte noi possiamo migliorare nettamente la nostra condizione, e continuare a combattere contro l’anoressia.

Ci vorrebbe una maggiore e soprattutto corretta informazione a livello della popolazione in generale affinché possano essere colte le manifestazioni più precoci di un DCA, e la terapia possa essere iniziata quanto più rapidamente possibile perché, come in tutte le malattie, più un DCA viene preso sul nascere, maggiori sono le possibilità di successo terapeutico. Ci vorrebbero anche più opzioni terapeutiche, affinché ciascuna di noi potesse scegliere quella che le va più a genio. E soprattutto, non dovremmo mai dimenticarci che, al di là di ogni possibile etichettatura, siamo prima di tutto persone, e l’essere tali significa avere un’arma enorme a nostra disposizione: la forza di volontà di cambiare le cose, di lottare contro l’anoressia. E questa consapevolezza deve non farci mai perdere la speranza. Neppure a chi è stata definita “cronica”.

21 commenti:

loie ha detto...

ciao veggie!!! non so se è molto inerente con questo discorso, ma questo post mi ha fatto tornare in mente una discussione che ho avuto con una ragazza tempo fa: lei sosteneva che aveva molta più dignità una persona che fuma e si ammala di cancro ai polmoni rispetto a " quelle ragazzette che non mangiano o vomitano" ... diceva che secondo lei non esiste che lo stato debba sobbarcarsi la "spesa" per le cure di queste.
avrei voluto esploderle in faccia tipo bombola a pressione e bruciarle le sopracciglia!!! inutile dire che anche se ho provato a dire la mia, lei è rimasta della sua idea. Peraltro assurda secondo me...

Sonia ha detto...

Sono perfettamente daccordo.
Se verrei definita un'anoressica "cronica" mi lascerei cadere, non tenerei di aggrapparmi a nulla.
E se ci sono periodi in cui si ricade normalmente, figuriamoci con un appellativo del genere!!
Sinceramente, non so cosa dire.
Mi sembra che sia tutto scritto... e io non sono un'anoressica cronica, perciò non ho nulla da raccontare.
Ma credo che questo aggettivo non debba mai essere utilizzato, se non strettamente necessario... in tutte le malattie. Perchè chi se lo sente dire, andrà a sentirsi sempre più solo e abbandonato. Significherebbe anche che non c'è speranza. Ma c'è, si può uscire da tutto.

Un abbraccio! :)


-Sono felice perchè domenica parto per la Francia con la scuola! Una settimana fuori casa mi farà bene, sperando che quella dannata parte anoressica mi lasci in pace.
La cosa peggiore è che non si fida di chi c'è già stata e ha detto di essere dimagrita. Lei vuole il potere, ma io non glielo darò.-

Wolfie ha detto...

Dire a una ragazza che ha un dca che è “cronica” è una cosa veramente orribile!!!! Equivale a dirle che è senza speranza, e questo è veramente assurdo, perché una speranza non si nega a nessuno, nemmeno ai malati terminali, e noi non siamo malate terminali!!!! Siamo malate, su questo non ci piove, ma come tutte le persone malate, soprattutto con un dca, siamo in grado di stare meglio se riceviamo le terapie adeguate, cioè il supporto psicologico e nutrizionale. Non bisognerebbe mai dire a nessuno che è “cronica”, non bisognerebbe mai che i medici alzassero bandiera bianca di fronte ad una paziente difficile, non bisognerebbe mai che essi dicessero che la paziente è un “caso senza speranza”, perché sarebbe una vera tragedia se la paziente ci credesse!
Nessuna di noi è senza speranza: dobbiamo solo credere in noi stesse e nella nostra capacità di poter ancora continuare a tenere duro e, in questo modo, continuare a combattere contro questa malattia tremenda che minaccia sempre di distruggerci. Ma noi possiamo essere più forti di lei!!!!!

Anonimo ha detto...

sono la ragazza di due post precedenti ...

mi avevi chiesto di che cosa fossi istruttrice di palestra.. faccio aerobica, step e tonificazione

in questo post mi collego anche a quello sulle pazienti non complianti.

mi posso definire sia nn compliante che cronica.

non compliante perchè mi accorgo che non riesco sempre collaborare ... e rispettare il piano alimentare... soprattutto ... e mi definisco anche cronica ... perchè sono nel tunnel da circa 14 anni ... con alti e bassi e cmq mantenendo un sottopeso nn troppo grave che nn mi ha dato grossi problemi a livello fisico ... quindi ho convissuto a lungo col dca ... il problema sta tutto nella testa e nei pensieri ossessivi tipici della patologia...

sono convinta, però, che una via d'uscita c'è ... ma sono altrettanto convinta che nn è facile da trovare ... e soprattutto richiede molto tempo ... soprattutto per chi, come me, ha alterato molti equilibri, a livello psichico


grazie ancora per averci dato la possibilità di confrontarci.

M.M.

Anonimo ha detto...

M.M

ho fatto male il calcolo ... sono nel tunnel da 20 anni circa e da 5 ho cominciato a combattere ...

Rachele ha detto...

Parto col dire che leggerti è sempre un interessante piacere.

Quello che mi viene spontaneo pensare, però, è che dopo diversi tentativi viene spontaneo gettare la spugna.
Senza contare poi, che c'è chi pensa che questa non possa essere nemmeno definita una "malattia".
Ed io, sinceramente, non so più cosa credere.
Una volta un amico mi ha detto:
"Quella non è una malattia, ma un capriccio, e tu non soffri di niente se non della Sindrome di Munchhausen".
Da quel giorno ho smesso di prendermi sul serio...

ファイ~Fai ha detto...

Ciao Veggie! Spero, inanzitutto, che tu abbia passato una buona Pasqua.
Ogni volte che leggo un tuo post mi dico "maremma, ma la pensa sempre come me?".
Per uno psicologo o psichiatra che sia aiutare una persona con un DCA "grave" è sempre un rischio: non c'è solo in gioco la mente del paziente, ma anche il corpo. Inoltre la psicologia è una scienza "nuova", ci sono ancora molti passi da fare...ed anche gli psicologi più famosi hanno fatto tremendi errori, basti vedere Freud, ne ha fatte ben poche giuste...
Come si può essere sicuri che una cosa sia "cronica"? Con la mente, per di più! Ci sono fattori come l'ambiente, i rapporti sociali, il lavori, la famiglia...sono cose che variano continuamente ed ognuna di queste influisce sull'individuo. Così come le persone cambiano, una persona può avere dei miglioramenti nei suoi DCA. Definire "cronico" un DCA oltre ad essere di cattivo gusto è anche stupido. Diamine...
Ti mando un bacione!
ファイ

Vele Ivy ha detto...

Effettivamente quando si sente la parola "cronica" si ha l'idea di una patologia che rimane per tutta la vita. E' un'etichetta che fa sembrare che tutto sia perduto, quando invece non è così.

▼ Veяonica ha detto...

Si, dici questo visto che tu mi conosci, visto che tu sai della mia situazione famigliare, di ciò che faccio ogni giorno, di ciò che provo ogni santo giorno, delle mie battaglie, dei miei pianti, dei miei digiuni? Non penso proprio che tu sappia come sono fatta. Tutto ciò che hai detto forse era vero per qualche anno fa. Ma non ora. Non ora perché non sai quanto sto lottando contro tutto per cercare anche di farmi piacere qualche cosa. Pensi che sia facile cambiare le cose? Pensi che non ci abbia già provato? Pensi che non mi sto facendo aiutare? Non sai nulla di me. Non sai cosa ho fatto. Non sai cosa mi fanno i miei genitori, non sai cosa mi portano a fare. Quindi non dire certe cose, se nemmeno mi conosci, se nemmeno sai come sono fatta. Le cose che scrivo su questo blog, non sono nemmeno la millesima parte di quello che mi succede nella vita reale. Quello che scrivo sul blog, sono solo le piccole cose, che riguardano Lei, perché non mi va di parlare dei miei problemi per il semplice fatto che sono troppi e perché ci sono persone che non potrebbero aiutarmi, e per questo io mi sentirei ancora più diversa.

Ti avevo risposto sul mio Blog.

Marcella ha detto...

ciao, da tanto non ti scrivo ma ti penso molto spesso. Quello che penso in proposito a questo argomento è che gli stessi medici a volte sono davvero ignoranti...o semplicemente reputano capricci i dca. A volte lo sono, altre volte no. Spesso non ci perdono tempo per questo secondo me, perchè appunto è una cosa che capita alle ragazzine capricciose e viziate e questa è una concezione molto comune dei dca, oppure molta gente pensa che sia una questione di forza di volontà-----possibile che non riesci a trattenerti dall'abbuffarti? non hai forza di volontà? Sai cosa penso? credo che la forza di volontà sia un falso mito, la stessa parola porta al fallimento---agire contro la propria volontà, perchè quando vuoi non mangiare agisci contro la tua fame, quando ti abbuffi in parte soddisfi la tua volontà di mangiare. E allora dove sta la forza di volontà? non dovremmo trovare un altro sistema piuttosto che parlare di forza di volontà? il mio fidanzato fumava, e spesso diceva che non avrebbe mai spesso con la forza di volontà. Gli ho regalato un libro, quello di Allen Carr "è facile smettere di fumare", lui già da prima aveva iniziato a smettere perchè io gliel'avevo chiesto e poi leggendo questo libro ha avuto ancora meno difficoltà perchè spiega delle cose sulla volontà e altri sistemi di smettere di essere dipendenti dal fumo che in un certo senso aprono un mondo. Mi farebbe molto piacere se leggessi questo libro e mi dessi il tuo parere, sono sicura che ha molti punti in comune con la risoluzione di un dca,davvero.
A presto, con affetto
Marcella

Rebecca ha detto...

Ciao,sono capitata per caso nel tuo blog,premetto che non ne ho mai sofferto di questa patologia in prima persona,però posso dirvi che vi capisco,come può capire una persona esterna ma allo stesso tempo vicina alla persona che ama e che cambia di giorno in giorno.
Dico solamente che Cronica, è una parola cosi tagliente che l'unico potere che ha è quello di demoralizzarti. Ma bisogna essere forti sempre e cmq. La speranza è vita.

▼ Veяonica ha detto...

Io ho tanta rabbia dentro. E la uso per non lasciarmi andare e per continuare a lottare. Ma delle volte mi passa la voglia di farlo, perché so che lotto contro qualche cosa di più grande di me, perché lotto in una battaglia che so già che perderò, e perché non c'è motivo per farlo.
Soffro di sbalzi d'umore e sono Borderline, sono depressa, e autolesionista. E sono anoressica. Questo è ciò che mi dice la mia psicologa. Ma come ha detto Lei, lotto contro qualche cosa che è più forte di me, ed è normale che ho periodi in cui no ho voglia di continuare a lottare, periodi in cui mi lascio andare, perché una ragazza di 17 anni non dovrebbe pensare a queste cose, non dovrebbe passare le serate a trattenersi dall'uccidere qualcuno o dal suicidarsi. Non dovrebbe andare male a scuola perché i tuoi ti hanno picchiata e cacciata di casa e perché non puoi pensare a studiare ma devi pensare a dove andare a dormire, devi pensare a cosa ti faranno i tuoi genitori quando tornerai a casa. Una ragazza non dovrebbe essere drogata e stuprata.
Eppure io devo preoccuparmi di queste cose. Devo preoccuparmi di non affondare ancora più in basso perché di problemi ne ho già troppi. E la mia rabbia la uso per questo. Ma sai cosa? A volte mi sento vuota, a volte mi sento incapace, paralizzata nel fare ogni cosa. Perché più vado avanti, più conosco persone che mi fanno del male, più lotto più mi fanno annegare, più lotto più soffro.
Ma anche se sono piena di schifo, anche se vengo trattata come uno scarto, continuo ad avere la speranza che un giorno tutto questo finirà, anche se so che devo aspettare tanto tempo, perché questi problemi non si risolvono facilmente. La cosa peggiore è che non ho nessuno oltre alla mia Psicologa. Sono sola. E lotto da sola.

Musidora ha detto...

è bellissimo quello che mi hai scritto:
"Io amo la vita perché mi sono uccisa per proteggerla, per preservarla dalle mani di chi la voleva maciullare, devastare, violentare, distruggere, spezzettare, mordere. Mi ha delusa, mi ha straziata. Sono ancora a pochi passi dall’inferno, eppure combatto."

Mi ha commosso... Grazie :)

Penso di essere cambiata molto nel modo di affrontare la malattia, come dici ho voglia di raccontarmi per far sapere agli altri che razza di campo di battaglia è l'anoressia. Per far sapere agli altri quanta forza c'è nella nostra fragilità. Quanta lucidità c'è nella nostra follia. Quanta bellezza c'è nella rabbia.

E soprattutto quanta vita, quanta vita abbiamo da amare dietro una paura immensa e un bisogno d'amore cronico.

"Crono è l'archetipo di un maschile ancestrale, indifferenziato dalla controparte femminile, della quale assume i caratteri negativi. Crono divora ciò che ha generato: è un padre oppressivo e ossessionato, che non tenta di far crescere il figlio, ma lo trattiene a sé, e nel suo affettuoso abbraccio maschile lo stritola, lo uccide."

Veggie ha detto...

@ Ioie – Sì che è inerente, altroché!... E la tua reazione è più che comprensibile… e hai fatto benissimo ad esprimere la tua opinione, anche se la tua interlocutrice è rimasta della propria idea. Del resto, si sa: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Sai qual è secondo me il punto? Che un cancro e una malattia fisica, mentre l’anoressia e la bulimia sono malattie mentali. E, come tali, stigmatizzate da una società che riconosce il dolore altrui solo quando palesemente fisicamente manifesto… Pecca di superficialità, non c’è nient’altro da dire…

@ Sonia – Hai ragione, Sonia, un appellativo come “cronica” è brutto per chiunque lo riceva, perché è come dire che è inutile agire oltre perché comunque non c’è niente da fare. Con una simile condanna sulla testa, nessuna può più essere motivata a fare niente. La cosa peggiore, come scrivevo nel post, è che di DCA si muore. E dire a una persona che è “cronica” equivale al darle un avallo per lasciarsi morire. Cosa che è sbagliata in ogni qualsiasi malattia. Con questo non voglio dire che bisogna fare accanimento terapeutico, ma che bisogna essere estremamente attenti nella valutazione, e tentare ogni strada, ma davvero ogni singola possibile strada prima di gettare la spugna… E questo è tanto più vero per la malattie psichiche come l’anoressia, perché dipendono tantissimo dalla forza di volontà, e finché una ha la volontà per combattere, non potrà mai essere considerata “cronica” e senza speranza.
P.S.= Divertiti in Francia!... Cerca di cogliere gli aspetti più divertenti della gita, vedrai che se non ti focalizzi sul cibo ma, anzi, cerchi di distogliere l’attenzione non appena il pensiero va in quella direzione, vedrai che sarà molto meno difficile di quel che credi… Fatti magari aiutare da qualche compagno/a di classe, che ti possa dare una mano a gestirti l’alimentazione… E fammi sapere com’è andata!... Buon divertimento!...

@ Wolfie – Hai ragione, è orribile. Eppure, c’è chi lo fa. Ed è sbagliatissimo, sono d’accordo con te… Perché finché una si dà speranza, allora ha almeno una speranza. Non dobbiamo farci condizionare da chi dice qualcosa di diverso… ma dobbiamo continuare a combattere per noi stesse, per poter stare meglio. Perché questa è la cosa più importante… e che tutte possiamo fare.

Veggie ha detto...

@ M.M. – E’ ovvio che, più tempo si sta in una patologia, quale che sia, soprattutto se non viene trattata tempestivamente ed in maniera adeguata, più è difficile trovarne la via d’uscita. Ma – ed è un grande ma – difficile non è sinonimo d’impossibile. Se mi permetti, secondo me nel tuo commento c’è un grosso errore di base: che fai tutto da sola, appiccicandoti le etichette di “non compliante” e “cronica”. Come ho scritto nei post, credo che queste etichette siano fasulle e sbagliate quando ci vengono attribuite dai medici… e lo sono ancora di più se siamo noi stesse ad attaccarcele. Perché ci facciamo una di quelle false profezie che si auto-avverano. E questo è lo sbaglio più grosso che possiamo fare… perché è come se stessimo dicendo a noi stesse che non ce la possiamo fare, che siamo senza speranza, che non sarà possibile migliorare il nostro status… e questo non è vero. Forse è la malattia che ci può far credere questo, ma sta di fatto che non è vero. Se anche una cosa è durata a lungo, ciò non significa comunque che sia per sempre… E comunque, non è vero che tu sei “non compliante” e “cronica”… lo smentisce il fatto che, nel tuo secondo commento, hai scritto che stai combattendo da circa 5 anni. E una persona che combatte non può essere “non compliante”, altresì si sarebbe semplicemente lasciata morire. Inolte, trovo già significativo il fatto che tu abbia voglia di venire qui e lasciare i tuoi commenti, scrivere di te, confrontarsi con le altre… questo richiede coraggio. Il coraggio che ci stai mettendo adesso nel combattere. E’ ovvio che ci siano degli alti e dei bassi, delle cose più facili e delle cose più difficili da fare… ma questo non smette comunque di fare di te una guerriera. E quindi, una persona che può migliorare. E anche tanto. Un abbraccio forte…

@ Rachele – A chi dice che l’anoressia non è una malattia, è facile rispondere: io studio Medicina. E ho dato esami che trattano, tra le altre cose, anoressia e bulimia. Peraltro esiste anche un ameno tomo, il DSM-IV, in cui è elencata una lunga serie di malattie, tra cui i disturbi alimentari. Ergo, se la mia formazione professionale medica prevede lo studio dei disturbi alimentari, allora i disturbi alimentari sono malattie. C’è gente che guarda “Beautiful” tutti i giorni, e guai a perdere una puntata di questo telefilm. In nessun esame e in nessun libro di Medicina sta scritto niente a proposito di ciò. Indi per cui, guardare “Beautiful” tutti i giorni – per quanto si possa indubbiamente considerarlo folle e malato – non è una malattia.
Per quanto riguarda il gettare la spugna dopo un certo TOT di tentativi… posso senza dubbio affermare per esperienza personale che di tentativi ne ho fatti così tanti da perdere il conto, e se avessi mollato dopo i primi insuccessi, poco ma sicuro che non sarei stata qui a scrivere quello che sto scrivendo ora… molto più probabilmente, non sarei stata qui e basta.

@ファイ(Fai) – Dato che, lo sai, ti reputo una persona intelligente, sono ben felice che la pensiamo allo stesso modo… per lo meno, mi conferma che quelle che sparo non sono poi proprio tutte cazzate… Hai ragione, ben poco la scienza conosce ancora della mente… inoltre, in questi disturbi c’è tanta soggettività… Per cui bisogna dare fondo a tutte le risorse, e mai pensare che per una persona non ci siano più alternative, possibilità… perché finchè si ha voglia di combattere, abbiamo sempre possibilità all’attivo… Ti abbraccio stretta…

@ Vele/Ivy – Non è mai tutto perduto, soprattutto in malattie

Veggie ha detto...

come i DCA, fintanto che rimane la voglia di combattere…

@ Veяonica – Se ti sei sentita toccata così tanto dal semplice commento di una perfetta sconosciuta, vuol dire che non ci sono andata troppo lontana, no?!... Se le mie parole le avessi sentite veramente lontane, non riferite a te, non ti saresti scaldata affatto, anzi, più probabilmente mi avresti semplicemente ignorata… Certo che non lo so come sei fatta, manco so chi sei, come posso fare a saperlo?... Però tu sul tuo blog scrivi delle cose. Per quanto ne so io, possono essere anche tutte fandonie. Per quanto ne so, potresti essere un nonnino 80enne che non sa come riempire le sue giornate, e s’inventa d’essere una fanciulla problematica. Siccome però voglio dare per scontato che sei una ragazza come dici di essere, e scrivi determinate cose, io non posso fare altro che rispondere, commentare, quel che trovo scritto. Proprio perché non conosco la tua vita reale, il mio commento è prettamente circoscritto a quello che leggo nel tuo post. Non sono telepatica, e non leggo tra le righe, Rispondo semplicemente all’input che tu dai con le tue parole. Proprio perché le uniche cose che posso sapere di te sono quelle che leggo sul blog, visto che non sono la tua vicina di casa, i miei commenti non si possono che basare su ciò che leggo. Se tu metti in mostra il tuo lato “depresso”, quello io leggo. Se tu scrivi che sei uno schifo e basta e che vorresti smettere di lottare, io capisco che tu ti senti uno schifo e basta e che vuoi smettere di lottare. Non essendo nella tua testa, non posso sapere quello che pensi davvero. Se scrivi una cosa, do per scontato che tu la pensi, sennò non la scriveresti. Questo semplicemente per dire che è vero che io non so niente di te come persona nella vita reale… tutto ciò che so è quello che scrivi. Se tu scrivi determinate cose, io do per scontato che riflettano genuinamente quello che pensi (sennò, che motivo avresti di scriverle?) e rispondo a quelle cose. Non sono accanto a te 24 ore su 24. Posso commentare solo quello che scrivi, non quello che pensi. Non posso sapere i tuoi motivi, ma posso leggere quel che scrivi. E, dunque, posso solo constatare quel che scrivi, e a ciò rispondere. Tra l’altro, sono proprio contenta che tu ti sia incazzata dopo aver letto il mio commento. E ne sono felice, perché era proprio quello il mio intento. Leggi il tuo post, e poi leggi la risposta che mi hai lasciato. Guarda quanto sono diversi i toni. Guarda quanto è autocommiserativo il post, e quanto è battagliera invece la tua risposta… questa è la vera Veяonica. Tutta la rabbia che in quest’occasione hai direzionato contro di me, direzionala contro le cose che ti fanno stare male. Perché vedi, allora la rabbia ce l’hai… allora i coglioni ce li hai. I coglioni e i controcoglioni. Usali contro tutto quello che ora ti fa stare male. E vedrai quanto puoi fare. E vedrai che non ci sarà più lo spazio per certi post. Perché ci sarà solo lo spazio per TE.
Con infinito amore (anche se adesso mi vorresti solo fare nera),
Veggie

Veggie ha detto...

@ Marcella – Ancora poco si sa da un punto di vista medico effettivamente sui DCA… e non tutti i medici hanno voglia di mettersi in gioco con persone che hanno queste patologie, perché non sono certi delle loro competenze, e questo non è facile per nessuno… Può essere un gioco a perdere. Meglio tirare i remi in barca, allora, pensa qualcuno. Sbagliando, secondo me. Occorre non arrendersi, né da parte dei medici, né da parte delle pazienti… la volontà congiunta può fare molto. Non ho letto il libro di cui mi parli… spero capiti l’occasione quando avrò un po’ meno da fare… Ti farò sapere!... Un abbraccio…

@ Rebecca – Grazie per le tue parole, Rebecca… Sono molto d’accordo con quello che hai scritto…

@ Musidora – Penso anch’io che tu sia molto cambiata dalle prime volte che hai commentato su questo blog… e ormai sono passati quasi 4 anni. Perché si va avanti, si va avanti comunque, e mutano perciò sia la nostra percezione di noi stesse, sia il nostro modo di vivere il DCA… Hai ragione, dobbiamo testimoniare quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo… credo questo sia molto importante per chi ci legge. Perché c’è bellezza nella rabbia… o, per dirla come la canzone “there is beauty form pain”…

Anonimo ha detto...

M.M.

Grazie per avermi risposto.
Si, forse sbaglio... il fatto è che spesso, davanti agli insuccessi, vengo sopraffatta dall'idea di non riuscirci ... e per questo il mio appellativo di cronica e non compliante, perchè è da tempo che lotto.

Ma dall'altro lato ... mi appiglio ad ogni piccola vittoria.

Credo che si, se ne può uscire, ma la strada non solo è lunga e faticosa ma mi si presenta come una vera battaglia ....

Chiedo scusa se ho confuso le idee, ma forse è perchè io stessa sto mettendo un po' sottosopra la mia vita, pertanto mi ritrovo senza i miei solti punti di riferimento che da tempo mi hanno sorretta.

M.M.

Veggie ha detto...

@ M.M. – E’ normalissimo essere confuse quando ci si trova di fronte a momenti del genere nella nostra vita… anzi, sarebbe strano il contrario… Ti posso solo dire che sia qui sul blog che tramite e-mail sono in contatto con alcune donne 40-50enni che stanno ancora combattendo contro il proprio DCA… E allora, come si dovrebbero sentire loro?... Eppure, a prescindere da come si sentono, io le reputo delle vincenti: perché stanno facendo tentativi su tentativi. E la stessa cosa la penso di te: nonostante gli inevitabili insuccessi, tu non getti la spugna e continui a provare… e questo fa di te una persona che ha ampio margine di miglioramento rispetto alla situazione attuale… Perciò, non buttarti giù di fronte agli scivolamenti: basta che ti rimetti in piedi, e hai sempre di fronte a te la strada del ricovero da seguire… Ti abbraccio…

trappolapertopi ha detto...

Ma secondo te è davvero possibile che una persona che non vuole guarire guarisca? Ora, con tutto l'affetto del mondo e i bei principi del non-lasciamo-morire-nessuno, come fai a convincere qualcuno a non lasciarsi morire da solo?

Veggie ha detto...

@ trappolapertopi – No, allora, aspetta, forse c’è stato un piccolo fraintendimento… nel senso che, in post precedenti a questo che hai commentato, ho scritto più volte che noi stesse siamo il principale motore del nostro miglioramento: se non siamo noi per prime a voler cercare di migliorare la nostra situazione e a voler combattere contro i DCA, sicuramente non si compiccerà nulla. Se una ragazza è fermamente convinta di voler rimanere egosintonicamente legata ad un DCA, in quel momento in cui ne ha la piena convinzione, nessuno dei migliori team medici in campo DCA riuscirà a fare niente per lei. Se non c’è la nostra volontà in prima battuta, è chiaro che non si va da nessuna parte. Il fatto è che, molto spesso, questa egosintonia con il sintomo non è perenne… e arriva un momento in cui balena l’idea che forse ci stiamo lasciando morire, e che si potrebbe anche fare qualcosa per cercare di cambiare il quadro generale. Ecco, è lì che arriva l’appiglio… è lì che si può cominciare a lottare, quando arriva anche una minima consapevolezza, si apre uno spiraglio. E’ lì che il supporto medico adeguato diventa d’importanza fondamentale. E alla seconda parte del tuo commento, perciò, rispondo in qualità di protomedico. Io non posso obbligare una persona a non lasciarsi morire. Però posso cercare di fare vedere a quella persona che nella vita c’è qualcosa di meglio. Che la “soluzione” che ha scelto è una soluzione di ripiego, e può affrontare di petto quello che la fa stare male senza più bisogno della “coperta di Linus” che è il DCA. Posso cercare di mostrarle che ci sono alternative ben migliori. E, bada bene, non a scopo di convinzione, ma semplicemente d’illustrazione. Che se una si fa due conti in tasca, poi si convince da sola, non ha bisogno che sia io a farlo. E, soprattutto, cosa più importante, posso starle vicino col mio supporto terapeutico a prescindere da quello che lei decide di fare. Posso starle vicino se decide di combattere, e posso starle vicino comunque fino all’ultimo se decide di lasciarsi morire. Perché fino a che non sarà morta veramente, avrò ancora una possibilità di farle capire che il DCA non vale la pena.

 
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