Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 13 settembre 2013

Perchè chi ha un DCA è (generalmente) un disastro nell'alimentazione intuitiva

Come ho scritto nel post di Venerdì scorso, credo che tutte le persone che hanno un DCA abbiano problemi con la corretta percezione delle sensazioni di pienezza/sazietà. Penso che ci siano molteplici fattori che rendono ragione di ciò, non ultimo il fatto che il DCA sia parte della propria vita da molto tempo. Ma immagino che questa non sia l’unica ragione.

Per cui, benvenute nello strano mondo dell’ “interocezione compromessa”. Per chi se lo stesse chiedendo, l’interocezione è la percezione dello stato interno del nostro corpo, della nostra interiorità. Comprende sensazioni come la fame, la stanchezza, l’emozione, il dolore, il disgusto, etc, ed è generalmente processata ed integrata in una regione del nostro cervello chiamata insula.

Vi riporto una breve descrizione dell’interocezione e dell’insula tratta da “Scientific American Mind”:  

“Siamo consapevoli se si è affamati o sazi, se ci fa caldo o freddo, se abbiamo prurito o sentiamo dolore quando i recettori presenti sulla pelle, sui muscoli e negli organi interni mandano segnali ad una regione del cervello chiamata insula. Questa piccola porzione di tessuto neurale è localizzata in una profonda piega del tessuto cerebrale più esterno, vicino alle orecchie. Essa coltiva al consapevolezza dello stato del corpo e, così facendo, riveste un importante ruolo nella consapevolezza di sé e nell’esperienza emotiva. I dati interocettivi si combinano a livello dell’insula con le informazioni che provengono dall’esterno dell’organismo: quest’area cerebrale, per esempio, connette il dolore acuto che proviamo quando tocchiamo una pentola incandescente, con il segno dell’ustione che compare sul palmo della mano”.
(mia traduzione) 

Numerosi studi hanno connesso l’ “interocezione compromessa” con lo sviluppo e il mantenimento di anoressia/bulimia. Uno studio recente pubblicato sulla rivista “Appetite”, ha scoperto che l’interocezione è correlata alla capacità che ha una persona di riuscire con successo nell’alimentazione intuitiva (“intuitive eating” – forse ne avete sentito parlare con questo nome). Migliore è la propria interocezione, migliore è la propria capacità di alimentarsi intuitivamente. (Herbert et al., 2013)

Il che spiega molto bene perché la stragrande maggioranza delle persone con un DCA (io in prima fila) sono un disastro con l’alimentazione intuitiva.

Personalmente, non ho mai formalmente messo alla prova la mia capacità di interocezione (sebbene esista un test per farlo – ve ne parlerò tra qualche minuto. Se conoscete il numero delle vostre pulsazioni cardiache a riposo perché praticate qualche sport a livello agonistico, e quindi fate spesso dei controlli per le visite medico-sportive (cosa che io faccio per lavoro), il risultato del test vi verrà falsato. Ma se non le conoscete, allora potrebbe essere divertente fare questo test.) ma conoscendo la mia generale incapacità in questo genere di cose, posso facilmente immaginare come la mia interocezione faccia più o meno schifo.

Comunque, tornando allo studio di cui vi accennavo, ecco cos’hanno scoperto i ricercatori.

Sono state valutate 111 studentesse universitarie della University of Tubingen, valutando la loro attitudine all’alimentazione intuitiva, i loro livelli di ansia nell’immediato e a lungo termine, e la loro interocezione. L’alimentazione intuitiva, per chi non lo sapesse, è definita come la capacità di: mangiare in risposta alla sensazione fisica (e non emotiva!!) di fame, scegliere liberamente cosa mangiare, e smettere di mangiare nel momento in cui si avverte la sensazione di sazietà. La cosiddetta “Intuitive Eating Scale” misura proprio questi 3 specifici aspetti dell’alimentazione intuitiva:

• permesso incondizionato a mangiare quando viene percepita la sensazione di fame qualsiasi cibo sia desiderato
• capacità di mangiare per fame fisica e non emotiva
• dipendenza da stimoli interni della fame su quando e quanto mangiare

È evidente che la corretta percezione degli stimoli interocettivi quali fame/sazietà è un elemento-chiave dell’alimentazione intuitiva. Ma nessuno prima d’ora aveva misurato la connessione tra le due cose.

Per testare l’interocezione, i ricercatori utilizzano il “Test del Battito Cardiaco” dove la persona che vi si sottopone è chiamata a sentire le proprie pulsazioni cardiache, senza misurarle formalmente. Le persone che hanno una buona consapevolezza interocettiva realizzano ottimi risultati riuscendo a valutare con ottima approssimazione il loro numero di battiti cardiaci al minuto, perché riescono in qualche modo a sentire il tu-tum del proprio cuore. Studi condotti in precedenza avevano svelato che il “Test del Battito Cardiaco” era molto buono per valutare i molti aspetti dell’interocezione come le sensazioni di fame/sazietà (Herbert et al., 2012), e che le persone affette da anoressia ottenevano a questo test risultati significativamente peggiori di tutte le altre donne (Pollatos et al., 2008).  

Testa la tua interocezione!! 

Gentile lettrice/lettore, questo è un semplice test che ti consentirà di valutare la tua capacità interocettiva – ovvero la tua capacità di valutare la tua fame, il tuo dolore, la tua temperatura corporea, etc. Per eseguirlo ti servono un cronometro (i cellulari hanno spesso questa funzione) e una calcolatrice. Adesso siediti su una comoda poltrona e respira profondamente. Quando ti senti rilassata, dai il via al cronometro e conta i tuoi battiti cardiaci per un minuto cercando semplicemente di sentirne il ritmo. (Non cercare il polso radiale o il polso carotideo toccandoti il polso o il collo, sennò non vale!) Scrivi su un foglio il numero di pulsazioni cardiache che ti pare di aver sentito in un minuto.

Poi, misura le tue pulsazioni cardiache al minuto normalmente: sentendoti il polso oppure appoggiando le dita sul collo. Aspetta 2 minuti, poi fai un’altra misurazione di questo tipo. Fai la media tra le 2 misurazioni ottenute in questo modo.

Calcola la differenza tra i battiti cardiaci al minuto che avevi stimato sentendoli, e quelli che hai effettivamente misurato. Prendi il valore assoluto di questa differenza, e dividilo per i battiti cardiaci al minuto effettivamente misurati. Togli da 1 il risultato ottenuto.
La formula è questa:

1 – ( |battiti cardiaci al minuto stimati – battiti cardiaci al minuto effettivi| / battiti cardiaci al minuto effettivi)  

Interpretazione del tuo risultato

Se il tuo risultato è maggiore o uguale a 0,80, la tua abilità interocettiva è molto buona.
Un risultato compreso tra 0,60 e 0,79 indica una moderata capacità interocettiva.
Un risultato inferiore a 0,59 è sinonimo di una scarsa capacità interocettiva.

Gli studi di cui vi parlavo prima hanno documentato che le persone capaci di ottenere buoni risultati al “Test del Battito Cardiaco” erano le stesse persone che se la cavavano bene con l’alimentazione intuitiva e ottenevano ottime prestazioni in termini di: mangiare per fame fisica e non emotiva, e capacità di rispondere agli stimoli interni.

Non sorprendentemente, le persone che riuscivano peggio nell’alimentazione intuitive erano le persone con un B.M.I. particolarmente basso o particolarmente alto. Il che correla molto bene con l’idea che le persone affette da un DCA che altera significativamente il loro peso corporeo sono le meno capaci di ascoltare i segnali di fame/sazietà del proprio corpo e che, viceversa, le persone che non hanno un DCA (e che, generalmente, hanno un B.M.I. compreso tra 18 e 25) e che mangiano quanto/quando hanno fame, mantengono più o meno il proprio peso anche se non ci pensano.

La capacità di realizzare un’alimentazione intuitiva viene spesso e volentieri vista come una sorta di apogeo nella “guarigione” da un DCA. Io penso invece che la flessibilità nell’alimentarsi sia una buona cosa, come può esserlo il cercare di capire quando si sia più o meno affamate/sazie, ma che una persona con anoressia/bulimia abbia bisogno di un aiuto un po’ maggiore di quello che l’alimentazione intuitiva potrebbe offrire naturalmente. È vero che sarebbe bello ricominciare ad alimentarsi con naturalezza però, nel momento in cui non ci riusciamo, penso sia giusto affidarsi ad un dietista/nutrizionista, che ci fornisca uno schema alimentare che ci consenta di mangiare in maniera adeguata senza far mancare niente al nostro organismo, sia in termini di energia che in termini di nutrienti.  

Voi cosa ne pensate?

19 commenti:

Pulce ha detto...

Ciao...sono tornata:) post interessante come quello della scorsa settimana...
Io penso che l'alimentazione intuitiva sia davvero difficile da mettere in pratica da una persona che soffre di dca. Io stessa, non riesco mai a capire se sono sazia o no, ho bisogno di pensare gli alimenti perché diversamente non saprei regolarmi, a volte avverto fame emotiva e mi viene da sfamare quella...questo è il mio caso. Ma penso che per pazienti con un dca la figura di una dietista o nutrizionista sia fondamentale, proprio perché è facile cadere nei vecchi sintomi.

gravity ha detto...

non riesco nè a rilassarmi nè a sentire il battito.
dopo 3 tentativi ho rinunciato, spazientita.

Lisbeth ha detto...

Molto interessante e del tutto coerente.. anche io ci ho provato ma senza successo :S non riesco a sentire il battito. Io sinceramente credo di non aver avuto mai una buona alimentazione intuitiva perchè anche quando non avevo un DCA, per esempio da bambina, spesso mangiavo per golosità o per "voglia emotiva" più che per fame... questo grazie anche al fatto che nella mia famiglia il cibo è stato sempre un rinforzo (della serie: se fai la brava ti prendo il gelato... se finisci i compiti stasera dopo cena ti do l'ovetto kinder) e quindi forse anche quando non ero malata non ero capace di considerare il cibo semplicemente.. cibo. D'altra parte, ciò mi porta alla fatidica domanda "è nato prima l'uovo o la gallina" ovvero: e se alcune persone fossero predisposte da un punto di vista neurale ad avere un insula diversa da quella considerata "normale" che altera la capacità intuitiva dell'alimentazione, è possibile che questo sia un fattore di rischio biologico per l'insorgenza di un DCA?
Nella mia università si insiste molto sulle neuroscienze e sulle cause di tipo bio-psico-sociale... sarebbe interessante fare uno studio, sebbene nell'ambito del cervello la variabilità tra i soggetti sia piuttosto eterogenea, anche nell'ambito della normalità. Cmq complimenti perchè sei sempre iper informata sugli articoli scientifici, è bello tenersi aggiornate su queste cose evitando le solite semplificazioni stile giornale di gossip :)

Lisbeth ha detto...

O anche un'altra cosa: il cervello è un organo plastico il cui sviluppo fino ai 18-20 anni viene profondamente influenzato dall'ambiente; pertanto è possibile che segnali ambigui da parte dell'ambiente (della serie: non si mangia solo quando si ha fame, ma anche quando si è tristi o quando si è in compagnia o quando bisogna consolarsi) distorcano la capacità di alimentazione intuitiva... questa ipotesi mi piace molto, dovrei approfondire!

* Viellina * ha detto...


Ho ottenuto un risultato pari a 0,71... Non male dai XD

Io mi trovo un po' in disaccordo.
Innanzitutto credo che nessun essere umano appartenente al mondo globalizzato mangi in modo intuitivo.
Hai mai sentito quei bambini che dicono "ho fame di gelato"? Ecco. E' l'esempio concreto del fatto che nemmeno i bambini mangiano solo ed esclusivamente per fame. In un mondo in cui il cibo è sempre a disposizione l'alimentazione di chiunque è influenzata dalle voglie, dagli stati emotivi (anche le ragazze "normali" a volte non mangiano o mangiano un sacco di dolci quando soffrono per amore ecc) ...
Con questo non voglio dire che le anoressiche abbiano una capacità interocettiva paragonabile a quella di un soggetto sano, ma semplicemente che lo stile di vita odierno ha alterato un po' l'alimentazione di tutti.
E' verissimo che gestire un'alimentazione più o meno "normale" è difficile per chi sta cercando di uscire da un DCA, perché le sensazioni di fame e di sazietà sono fortemente alterate, perché il corpo è in uno stato di denutrizione e perché si ha un sacco di "voglie represse"... Si tende gestire l'alimentazione con la testa, anziché con lo stomaco XD
Mia mamma è medico e, la prima volta che ho deciso di provare a riprendere un'alimentazione normale (subito dopo aver tolto il sondino), mi ha portata da un suo ex compagno di università che ora fa il dietologo. Sai cosa mi ha detto? "MANGIA QUELLO CHE VUOI". Lì per lì l'ho ODIATO. "Io non so mangiare" ho pensato. Non sapevo quanto mangiare, né quando... Non sapevo regolarmi perché mi sentivo subito piena ma, al contempo, avevo sempre "fame", anche a stomaco pieno.
A distanza di anni apprezzo l'approccio di quel medico.
Ho provato mille volte ad alimentarmi correttamente ed ho fallito un sacco di volte. Non avevo mezze misure, non sapevo come regolarmi... L'ultimo tentativo è andato bene : ho ricominciato a mangiare e ogni tanto mi capitava di "sforare", di cadere... Le altre volte dicevo “ecco, io non so mangiare. NON POSSO MANGIARE” e tornavo al mio regime di semi-digiuno... L'ultima volta, invece, ho razionalizzato ed ho capito una cosa fondamentale : si trattava solo di un momento, di una fase. Solo continuando a mangiare regolarmente avrei soddisfatto le voglie represse e colmato le carenze nutrizionali in modo da non aver più l'impulso ad esagerare. Il mio corpo avrà pensato "ODDIO, CIBO! Approfittiamone prima che sparisca!" Si trattava solo di fargli capire che questa volta il cibo non sarebbe più scomparso... Pian piano, infatti, ho smesso di avere quello stimolo irrefrenabile a mangiare "tutto e subito" ; non ne avevo più bisogno. Ho fatto un po' di casini, certo, ma poi ho trovato un equilibrio basato SUL MIO CORPO.
Se invece quel dottore mi avesse prescritto una dieta rigida e fissa non avrei MAI recuperato la capacità interocettiva di cui parli, perché avrei continuato a mangiare secondo uno schema prefissato e non secondo le mie personali sensazioni corporee...

P.s. ti ho risposto sul mio blog.

Wolfie ha detto...

Io non ho neanche provato a fare il test del battito cardiaco, ma lo ammetto: soprattutto perché temevo che l’applicazione pratica riconfermasse quello che già pensavo fin dall’inizio, e cioè che mi sarei dimostrata di essere un completo disastro in questo genere di cose. Non so se sia a causa del dca o per altro, ma sicuramente è il tipo di cosa che a me proprio non riesce.
Però, aldilà del test del battito cardiaco, resta il fatto che io ho tutt’ora difficoltà a distinguere le sensazioni di fame e sazietà, come scrivevo nei commenti del post precedente proprio perché dopo tanti anni di bulimia mi approccio all’alimentazione molto più con la testa che non con il corpo, ed è scontato che mettendoci la razionalità non ne può venire fuori niente di buono. Comunque è per questo motivo che mi sto facendo ancora aiutare da una nutrizionista: io non ho uno schema precisissimo che mi dica esattamente cosa e quanto devo mangiare al milligrammo, però ho comunque una specie di “linee-guida” da seguire per la mia alimentazione, che mi aiutano per lo meno ad essere fisicamente sazia, il che è per me importantissimo perché il non sentirmi tale in passato ha sempre rappresentato un irresistibile impulso per l’abbuffata.
Io sono un po’ in disaccordo con quello che ha scritto *Viellina*, perché può essere vero che in qualche caso l’alimentazione anche delle persone che non hanno un dca può essere influenzata dalle circostanze o dagli stati emotivi, però si tratta di cose occasionali, non a lungo termine, perché alla fin fine la fame è un istinto naturale che uno non ci deve pensare, la segue e basta, non sta a fare tanti ragionamenti come invece capita costantemente a me.
E sono un po’ in disaccordo anche con l’idea di dire fin dall’inizio ad una persona che ha un dca: mangia quello che vuoi. Se a me avessero detto così, sarei ancora nel pieno del dca, perché non sarei stata in grado di regolarmi da sola. Va bene dire a una persona con un dca che deve riabituarsi a mangiare quello che vuole ma, secondo il mio parere, solo dopo che per un po’ di tempo ha seguito un alimentazione corretta prescritta da un nutrizionista, perché bisogna prima ripristinare un po’ certi meccanismi fisiologici, e quando questo è fatto, e quando la persona si è allontanata almeno un po’ da tutti i pensieri del dca, allora è bene dargli più possibilità di gestire autonomamente la sua alimentazione, ma non fin dall’inizio, perché se no rischia di fare solo confusione, e di sentirsi ancora di più una fallita per non essere riuscita a “regolarizzare” da sola la sua alimentazione, e allora si che si butterebbe ancora di più nel dca.

Ilaria ha detto...

Non sono mai stata d'accordo sul concetto di "alimentazione intuitiva"... studio come insegnarla agli altri, ne sento parlare a lezione, ma non sono d'accordo.
Penso che la nutrizione di per sé sia, per l'essere umano, un fatto tanto biologico quanto psicologico.
Anche dal punto di vista linguistico infatti, ci si "NUTRE" di alimenti, è vero... ma si "NUTRE" anche amore/odio/ecc...
Sicuramente chi soffre di DCA dà un valore prettamente psicologico all'alimentazione, tanto da privarsi di quello biologico, infatti nella prima fase la rialimentazione di solito avviene in modo meccanico proprio per cercare di recuperare in quel senso...
Ma credo che anche le persone "normali" si sentano consolate dal punto di vista emotivo dopo un pezzo di cioccolato, o perdano l'appetito dopo un brutto litigio, e così via...
Ma questa ovviamente è solo la mia opinione :)
Un abbraccio

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Anche questa volta ho imparato una cosa nuova!
Probabilmente l'alimentazione intuitiva non è una capacità che hanno tutti. Laddove manca il "talento naturale" bisogna sopperire mettendoci l'impegno e lo sforzo personale.

Marta ha detto...

mah, sai cosa ti dico? io parlerei di alimentazione spensierata!! io, passati 20 anni dal Dca, non sempre mangio x fame (raramente ho proprio la pancia che brontola), ma piuttosto perchè mangiare è bello, fa vivere, le cose che piacciono sono davvero buone, ecc. e spesso mangio perchè sono golosa di alcune cose, o perchè se sei ad esempio ad una festa mangi anche se non hai certo fame, è una questione di relazione e benessere sociale. La vera differenza con un Dca è non pensarci, non avere la minima idea delle calorie introdotte, dei grassi, non pensare nemmeno lontanamente "tanto poi restringo x 7 giorni x recuperare", ma con spensieratezza sentirsi sereni e mangiare solo un'insalata a cena se si ha esagerato, non con l'angoscia di essere aumentate, ma con la fiducia nel proprio corpo che ormai si autoregola....amarsi in tutto e per tutto, dove l'alimentazione non è che un aspetto della vita, il più delle volte fonte di piacere e non di ansia e ossessione....

Anonimo ha detto...

@ marta :quello che tu scrivi a me sembra un sogno!! Nn ricordo nemmeno comê mangiare senza pensare alle calorie, io confronte pure le calorie dell insalata. Posso chiederti come sei uscita dal tuo dca? Sl miriam

Marta ha detto...

@ Miriam: sì, lo so che quando ci sei dentro sembra un sogno...se mi scrivi in privato ti racconto tutto info@spazioaiuto.it, a presto! (intanto se vuoi guardare il mio sito...www.spazioaiuto.it)

Veggie ha detto...

@ Pulce – Bentornata! ^__^ …Anch’io ritengo di grande importanza la figura del dietista/nutrizionista in un percorso di ricovero… perché sebbene sia convinta che il cibo non è il vero problema di chi ha un DCA, e che i veri problemi siano ben più profondi, è pur vero che il rapporto col cibo viene in qualche modo distorto dalla malattia… e dunque il modo migliore per cercare di non continuare a reiterare gli stessi errori è proprio quello di farsi seguire da chi è professionalmente preparato…

@ gravity – Lo dicevo io che non era semplice… Io gioco in casa, perché con tutte le visite medico-sportive che ho fatto so già più o meno quante sono le mie pulsazioni a riposo, quindi invalido il test… ^^”

@ Lisbeth – Vero, sarebbe molto interessante fare uno studio… anche se penso che la cosa più difficile consisterebbe nel capire quale parte dell’eterogeneità sia da considerare variante fisiologica, e quale invece indice di patologia… In ogni caso, se mai approfondirai in materia, fammi sapere se trovi qualcosa d’interessante, perché sono curiosa, è un argomento davvero complesso, penso che si potrebbe approfondire all’infinito… Per quel poco che ne so, ci sono alcune ricerche attualmente in arnese per cercare di capire quali possano essere le basi biologiche (ammesso e non concesso che ce ne siano, perché di fatto niente è stato ancora dimostrato…) di un DCA… quindi credo che solo il futuro potrà fornirci alcune delle risposte che cerchiamo…

@ Viellina – Ah, io dopo tutte le visite medico-sportive che ho fatto nel corso degli anni conosco all’incirca il valore delle mie pulsazioni a riposo… quindi non vale!... ^__^”
A parte questo… Penso sia inevitabile per chiunque, anche per chi non ha un DCA intendo, talvolta magiare o non mangiare in risposta a stimoli emotivi e non fisici. Volendo fare un esempio banale, è abbastanza normale che un qualsiasi studente la mattina prima di un esame si senta lo stomaco chiuso e non mangi, o comunque mangi poco e a fatica… il che ovviamente dipende non dalla fame in sé, ma dall’ansia che lo studente sta provando in vista dell’esame… ergo, l’alimentazione qui è regolata da uno stimolo emotivo, non fisico. Ma questo è solo un banale esempio… se ne potrebbero fare molti altri. Però questa non è la norma, è l’eccezione legata ad alcuni particolari momenti della vita… Per il resto, non credo le persone senza un DCA razionalizzino l’alimentazione più di quanto io possa razionalizzare, che so, il sonno: compatibilmente con i miei turni lavorativi, vado a letto quando ho sonno, e mi sveglio quando non ho più sonno… Non lo decido con la testa, lo sento. E’ invece proprio il fatto che, come tu stessa hai scritto, si tenda a gestire l’alimentazione con la testa e non col corpo, che rende problematico il tornare ad avere un’alimentazione “normale” anche quando siamo ben decise a combattere contro il DCA…
(continua...)

Veggie ha detto...

(...continua)
Per quanto riguarda il discorso del dietista/dietologo, la mia esperienza invece è stata molto diversa dalla tua… Io, come ho scritto nel post, seguo uno schema che mi ha prescritto la dietista che mi segue… uno schema che ovviamente è variato nel tempo, perché prima mi serviva per recuperare il peso perso, adesso mi serve come mantenimento… in ogni caso, quello schema è stata la mia salvezza: perché mi ha permesso di seguire un’alimentazione regolare e bilanciata che mi ha rimessa in salute… fisica (per quanto possibile, compatibilmente ai danni irreversibili provocati dall’anoressia) e mentale. In quei brevi periodi in cui mi è stato detto di mangiare come avessi voluto, ho ricominciato a restringere come se niente fosse, perché avevo ancora la forma mentis dell’anoressia… e menomale che ho sempre avuto il buonsenso di rifarmi allo schema prima che fosse troppo tardi, perché in tutta onestà se avessi mangiato quel che avessi voluto, non credo proprio che ora sarei stata qui, letteralmente. Penso, in definitiva, che sia una cosa soggettiva: proprio perché siamo tutte persone diverse, reagiamo a stimoli analoghi in maniera diversa… e quello che è buono per me può non esserlo per te e viceversa… L’importante credo sia capire cosa è meglio per noi stesse, qual è il nostro modo migliore per combattere contro l’anoressia, e metterlo in atto.

@ Wolfie – Son d’accordo con te… Prima di dare autonomia nell’alimentazione a una persona che ha un DCA, penso anch’io che prima occorra scardinare tramite l’aiuto di professionisti le distorsioni alimentari che stanno alla base del comportamento alimentare erroneo… successivamente, quando la persona è stata rieducata al cibo, allora gli si può concedere più autonomia… Trovo molto difficile per una persona che ha un DCA, di punto in bianco, riuscire a ricominciare a mangiare adeguatamente… magari in alcuni casi funziona, ma credo che nella maggior parte possa esacerbare la patologia di base… anche perché se poi non ci si rimette un po’ in sesto fisicamente, è anche difficile seguire produttivamente una psicoterapia… e se non si segue produttivamente una psicoterapia, è difficile riuscire a venire a patti col fatto che ci si debba alimentare “normalmente”…

@ Ilaria – La tua opinione – così come quella di chiunque altro, finché espressa nel rispetto reciproco – è sempre benaccetta!!... Anzi, in questo caso direi che la tua opinione ha anche valore aggiunto, dato il tuo corso di studi!... Del resto, io sono la prima a dire che è giusto studiare quello che ci compete come professionalità, ma non per questo bisogna essere necessariamente d’accordo con tutto quello che si studia: bisogna diventare sufficientemente competenti da metterlo in atto in qualità di professionisti, ma questo non significa che si debba necessariamente arrivare ad approvare tutto. A parte questo… Come scrivevo anche a Viellina, è vero che ci sono occasioni in cui le persone senza DCA utilizzano il cibo per sublimare un qualcosa di psicologico e non una vera fame/sazietà fisica… però, sono situazioni isolate e comunque strettamente correlate ad un evento... per chi ha un DCA, invece, la mentalizzazione del cibo diventa la norma… ed è qui che il patologico prende il posto delle pur numerose varianti fisiologiche.
Un abbraccio forte anche a te…

@ Vele/Ivy – Sì, credo che tra le persone che hanno un DCA ci sia chi è più capace e chi è meno capace di seguire un’alimentazione intuitiva… l’intelligenza del singolo sta nel capire se possiede o meno quest’abilità, e decidere cosa fare per gestire la propria alimentazione di conseguenza…

@ Marta – Io ho utilizzato il termine scientifico che la definisce, ma detto terra-terra è ovvio che l’alimentazione intuitiva è sinonimo di alimentazione spensierata… un assecondare le necessità dell’organismo (perché è organico che se uno va ad una festa e mangia anche se non ha fame, poi magari la sera a cena mangia solo un’insalata perché è già pieno…) che è completamente differente dall’impostazione cerebrale dell’alimentazione che ha una persona che soffre di un DCA…

PrettyLittleGirl ha detto...

Già leggendo i punti della"alimentazione intuitiva" il primo pensiero è stato "O mio Dio, non fa per me".
Già sarei bloccata, soprattutto sul punto della fame emotiva e fisica..Non sono sicura di poter riconoscere l'una dall'altra..nel senso che per me, esiste solo la fame emotiva.
Sono capace di non mangiare per giorni e stare coi crampi, ma poi, se x caso sono in un momento difficile, ho bisogno di un pasticcino, una cioccolata..Perchè mi conforta.

Interessante il test, proverò a farlo!
Un bacio!

Marcella ha detto...

Io non l'ho fatto perchè non ho voglia di alzarmi e prendere carta e penna (pensa te) però secondo me non otterrei un buon risultato ma chissà!Detto questo io credo che chi esce da un dca,specialmente anoressia,debba assolutamente seguire uno schema alimentare almeno fino all'arrivo di un peso salutare perchè noi tutte sappiamo quando questo genere di DCA ci porti a dire cavolate,ma sopratutto a dirle a noi stesse...poi alcune persone proprio non si rendono conto delle calorie necessarie a ingrassare,dimagrire,o mantenere il peso.Girando per i blog ho spesso letto di persone che ritengono che mangiare 1500-1600kcal al giorno,facendo sport,faccia mantenere il peso...e casi ancora peggiori di persone che pensano che l'introito calorico per dimagrire sia sotto le 1000kcal.Insomma c'è un'ignoranza abissale..io sono 1.72,con 1800kcal al giorno dimagrisco.Ok,ma non siamo tutti uguali noi?bisognerebbe calcolare il metabolismo basale,l'attività fisica ecc ecc...per tutte queste ragioni,tranne casi eccezionali che non ho mai avuto modo di conoscere,a mio parere tutte le persone affette da un DCA e specialmente le anoressiche hanno bisogno di seguire uno schema nutrizionale che le riporti alla sanità fisica e mentale prima di,eventualmente,cavarsela da sole.

Veggie ha detto...

@ PrettyLittleGirl – No, non fa neanche per me, onestamente… ^^” Ma ci sono soluzioni alternative che possiamo adottare: infatti io mi faccio seguire da una dietista, così sto tranquilla e so di mangiare quello di cui il mio organismo ha bisogno, a prescindere da quello che dice la mia testa…

@ Marcella – Anche secondo me per chi cerca di combattere un DCA è molto importante l’avere uno schema alimentare elaborato da un dietista da seguire… E non lo dico banalmente per opinione/esperienza personale (che, essendo soggettiva, potrebbe lasciare un po’ il tempo che trova…)… lo dico perché le linee-guida del trattamento dei DCA prevedono che la persona malata venga in un primo momento seguita da un punto di vista alimentare… a prescindere da quelle che sono le sue proprie competenze in materia. E se lo dicono le linee-guida, è perché sono stati fatti degli studi clinici che hanno dimostrato che questa è la cosa migliore, e più efficace in termini terapeutici. Poi, certo, col tempo sarebbe importante svezzare la persona dall’ “equilibrio alimentare”… ma io penso che questo tipo di supporto soprattutto inizialmente sia veramente d’importanza fondamentale.

Anonimo ha detto...

Ti ringrazio molto per il post: c'entra in pieno l'argomento che in questo momento mi fa più problema. Mi sono rincuorata un po' nel constatare che ritrovare l'intuitività alimentare può essere difficile. Anche per me lo schema del dietista è stato ed è tutt'ora una salvezza. Spero però di tornare presto ad alimentarmi con spontaneità (anche, perchè no? in ripsosta a semplici sbalzi emotivi: con l'anoressia ho iper-razionalizzato).
Per la cronaca, il mio valore nel test è stato di 0,899. Mi consolo ;)
Ciao e buona continuazione, ti leggo sempre con piacere

Veggie ha detto...

@ Anonima (02 Ottobre 2013, ore: 10.43) – Bè, penso che, sì, ritrovare l’istintualità da un punto di vista alimentare sia decisamente complicato… Per cui, secondo me in questo momento tu fai benissimo a seguire il tuo schema alimentare, se ti fa sentire tranquilla e ti permette di alimentarti in maniera corretta… Io credo che poi, man mano, andando avanti, magari facendo anche una psicoterapia che ti aiuti a leggerti dentro e a capire quali sono i veri problemi che celi dietro la restrizione alimentare, e a trovare le armi per affrontarli, la focalizzazione sul cibo sarà sempre minore… e questo ti permetterà di allentare la presa sullo schema, e di ritrovare almeno un pochina più di spontaneità…

Anonimo ha detto...

Grazie della risposta :)
Sono d'accordo, la psicoterapia aiuta. L'ho fatta per anni, la seguo anche ora ma meno intensamente, per scelta del terapeuta. I motivi e le cause, le concause, le sensazioni, i lati del mio modo di essere e quelli ambientali che hanno predisposto alla malattia, sono stati tutti sviscerati, guardati in faccia e in buona parte superati. Nel corso degli anni però certe rigidità nel comportamento restrittivo e nel controllo tendono a solidificarsi indipendentemente dagli stati emotivi, ed è dunque su questo che devo lavorare, ora che non ho più reali ragioni di avere paura ;)
Buona continuazione, ciao!

 
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