Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 20 settembre 2013

Quando ad avere un DCA è una mamma

Uno dei (falsi) luoghi comuni più diffusi a proposito dei DCA, è che queste patologie colpiscano soltanto le adolescenti. Certo, è vero che in molti casi l’esordio di un disturbo alimentare coincide proprio con l’età adolescenziale, ma la vita non si esaurisce nell’adolescenza. E allora, cosa succede quando queste adolescenti crescono? Il DCA non sparisce magicamente, e così la ragazzina continua a tirarsi dietro la patologia all’università, dopo la laurea, nell’età adulta, nelle relazioni, nella convivenza e durante un’eventuale gravidanza. Già, anche durante la gravidanza. Se c’è qualcuno che sta pensando che mettere al mondo un figlio trasformi istantaneamente una donna in una madre, mi sa tanto che si sbaglia di grosso. Ci sono alcune persone in cui l’esperienza di una gravidanza aiuta a combattere il DCA, altre in cui invece peggiora la situazione.

Dunque, cosa succede quando una donna torna a casa dall’ospedale insieme al suo partner, a suo figlio, e al suo DCA?

Prima di mettermi a scrivere questo post ho dato un’occhiata agli articoli che parlano di anoressia e gravidanza, e mi sono così accorta che nella maggior parte dei casi le donne incinta con un DCA vengono considerate delle egoiste. La premessa è che sono queste stesse donne che scelgono di essere malate, e quindi dovrebbero concentrarsi sul loro DCA e non pensare ad avere un figlio.

Okay, diciamo come la penso io: sì, una madre è responsabile della salute e della sicurezza dei propri figli; ma una donna non è soltanto una madre dal momento in cui partorisce. È una PERSONA, con tutti i suoi ghiribizzi e idiosincrasie e tutto quello che una persona può avere, per cui non deve sembrare una cosa così egoista e fuori dal mondo che una persona con figli possa avere anche un DCA.

Altra cosa: potremmo per favore smetterla con l’idea che le persone scelgano scientemente di quale malattia mentale ammalarsi, e di rimanere malate? Anche basta, eh.

E dunque, tra tutti questi falsi miti sulla femminiltà, maternità, e disturbi alimentari, com’è che si sente veramente una madre che ha un DCA? Dato che io non sono (né sarò) madre, per rispondere a questa domanda ho trovato un interessante articolo scritto dagli psicologi australiani Stitt e Reupert, che hanno intervistato 9 madri affette da DCA, per capire come possa essere barcamenarsi tra figli, lavoro, vita e una malattia mentale potenzialmente letale.

Cominciamo dal titolo. Il titolo mi ha fatto storcere il naso parecchio, però devo dire che il resto dell’articolo era interessante. Il titolo recita: “Madri con un disturbo alimentare: il cibo viene prima di tutto”. Quando l’ho letto, mi è venuto l’impulso di prendere a testate il monitor del computer. Ma che diamine… Certo, sicuramente il cibo condiziona la vita di una persona che ha un disturbo alimentare, ne altera le relazioni sociali e interferisce nella relazione madre-figli, ma non è in alcun modo totalmente rappresentativo di una persona che ha un DCA. Anzi, immagino che una madre con un DCA faccia di tutto per cercare di tener testa all’anoressia/bulimia/binge/DCAnas, nasconderla agli occhi dei propri figli, e cercare di conservare un’apparenza normale.

A parte questa considerazione sul titolo, l’articolo mi è piaciuto perché vengono intervistate queste madri, e credo che le esperienze di vita in presa diretta siano veramente utili ed importanti per documentare una realtà e farla comprendere.

Di queste 9 donne intervistate, 4 sono affette da anoressia, 4 da bulimia e 1 da DCAnas. Hanno tra 1 e 4 figli e tutte in passato hanno in qualche modo cercato di curare il loro DCA ricercando un aiuto professionale.

Ci sono 6 punti principali che vengono toccati nelle interviste:

• L’impatto che il DCA della madre ha sui figli
• Il modello proposto ai figli di un’alimentazione disturbata
• La priorità che il DCA riveste nella vita delle madri
• La motivazione al ricovero che può dare il fatto di avere dei figli
• La segretezza che circoscrive il DCA
• I trattamenti necessari

Tutte le donne dichiarano di avere difficoltà a stabilire dei limiti tra il loro DCA, i loro figli, e le loro relazioni sociali.

Una di queste donne dice: “Ho speso un sacco di tempo dietro alle ossessioni sempre presenti nella mia testa, tempo che ho rubato alla possibilità di fare cose insieme ai miei figli. Mi chiedo quanto tempo ho realmente perso, quante attenzioni gli ho sottratto, quante volte sono stata una madre assente?”

Tutte le donne intervistate, inoltre, dichiarano di sperare che il DCA non colpisca anche i loro figli, ma allo stesso tempo tutte ammettono che sono preoccupate all’idea che i loro figli possano copiare i loro erronei comportamenti alimentari.

Una mamma dice: “La mia più grande paura è cosa potrebbe succedere se mia figlia mi copiasse… Il DCA è la mia strategia di coping, e sono terrorizzata all’idea che lei possa rendersene conto e pensare qualcosa come: “Okay, la mamma fa così quando si trova di fronte a certe situazioni, quindi lo faro anch’io””.

Sebbene i figli accrescano le ansie materne per come possono influenzarli col loro DCA, è anche vero che per alcune di loro essi rappresentano una motivazione per mettercela tutta nel combattere contro il proprio DCA.

“Non voglio che le mie figlie crescano con una madre che sia in qualche modo disfunzionale” dice una delle intervistate “Sto cercando di combattere contro il DCA proprio per questo. Vorrei stare meglio per permettere alle mie figlie di crescere in un ambiente sano. Se non fosse stato per loro, onestamente o sarei morta, o sarei alle prese con una ricaduta dietro l’altra.”

Ci sono tuttavia delle difficoltà per queste madri per ricevere un trattamento adeguato: la maggior parte di esse nota come la stragrande maggioranza dei servizi offerti sia diretto alle adolescenti, a chi non ha una propria famiglia, e quanto sia difficile trovare un appuntamento per una donna che ha dei figli e lavora, e quindi ha dei tempi diversi rispetto a quelli di una ragazzina.

Una donna dice: “I terapeuti spesso non si rendono conto che non tutti hanno una babysitter, e che quindi la possibilità di seguire costantemente una terapia è condizionata dale necessità dei figli. Uno psicoterapeuta mi ha detto: “Se non puoi venire almeno una volta alla settimana, non si può lavorare in maniera efficace”. Io gli ho risposto: “Ci provo, ma se i miei figli sono malati e devo stare con loro, che ci posso fare?””

La conclusione dell’articolo (conclusione che, come il titolo, non mi piace) è che le donne con un DCA non riescono a gestire adeguatamente ed efficacemente né il loro DCA, né il loro ruolo di madre.

Penso che questa conclusione sia molto superficiale, e che sarebbe necessario andare più in profondità.

Per quanto le 9 madri intervistate riconoscano l’impatto avverso che un DCA può avere sui loro figli/e, alcune lo minimizzano. Tuttavia, è interessante notare come una di queste madri sottolinei il fatto che questa minimizzazione fa parte del proprio diniego relativo al DCA stesso. La vergogna associata all’avere un DCA in età adulta, e la conseguente necessità di nascondere il proprio disturbo alimentare agli occhi dei propri figli, è forse associato a questo diniego. Alcune madri sentono che per certe cose il DCA è prioritario ai loro figli ma, allo stesso tempo, trovano nei figli la spinta per continuare a combattere contro il DCA. Questo significa che queste madri cercando di destreggiarsi tra le richieste del DCA e quelle dei propri figli, e vengono sballottate dalle une alle altre, il che rende molto difficile uscire dall’impasse. Eppure, credo sia proprio su questa ambivalenza che gli psicoterapeuti potrebbero proprio efficacemente lavorare.

Pur non avendo vissuto in prima persona quest’esperienza, io credo che una madre con un DCA faccia del suo meglio per gestire sia il suo DCA, sia la sua responsabilità in quanto genitore. E il fatto che persista il falso luogo comune che le madri malate di anoressia/bulimia siano infantili, capricciose, egoiste, prive di voglia di guarire, non aiuta proprio per niente. Le madri con un DCA avrebbero bisogno di un trattamento costruito sulle loro necessità, sui loro tempi ridotti, sulla necessità di gestire lavoro, partner, figli, vita, contemporaneamente. Vivere con un DCA è estremamente difficile, sia per la persona malata, sia per i suoi familiari, ed è troppo facile scaricare la colpa su chi ne soffre. Un genitore con un disturbo alimentare ha un grosso impatto sui propri figli, e questo non può e non dev’essere ignorato. Una madre con un DCA sta male, e non dovrebbe essere indicata a dito come esempio di egoismo, ma aiutata. (Così come i suoi figli, non sto cercando di minimizzare le sofferenze di un figlio/a di una persona che ha un DCA, che certo si trova a dover sostenere una situazione difficilissima.) Penso che, a tal proposito, potrebbe essere molto utile la creazione di centri di terapia di gruppo sia per le madri che hanno un DCA, sia per i loro figli che risentono della situazione.

Ci vorrebbe più comprensione e supporto, e meno luoghi comuni e giudizi.

20 commenti:

Anonimo ha detto...

Questo post mi calza a pennello! Sono mamma di due splendidi bimbi, e sono stata anoressica e poi bulimica tra i 16 e i 20 anni. Però circa due anni fa ho avuto un periodo di forte stress e sono ripiombata nell'anoressia senza neanche accorgermene. In realta non mi ero mai liberata veramente del Dca, era solo latente, ma questo l'ho scoperto solo dopo aver iniziato la psicoterapia. Cosa vuol dire essere mamma con un DCA? Vuol dire avere sensi di colpa al cubo, perché non solo questi sono disturbi considerati legati a un'età che hai superato da un pezzo, ma ti rendi conto che i figli NON sono una motivazione sufficiente per uscirne, e per questo diventi automaticamente una cattiva madre. Io amo i miei figli e odio anoressia e bulimia che mi rubano giorni e momenti di vita con loro, ma tutto questo non basta. E nel mio percorso di donna, oltre che di madre, la lotta è atroce. Mi hanno proposto il ricovero, ma come faccio a lasciare i miei bambini per 3 mesi, considerando che il padre dei bambini è assente? Faccio i salti mortali per andare al day-hospital ogni 15 giorni e alla terapia di gruppo una volta a settimana, perché ovviamente lavoro, e più che dai terapeuti l'ostacolo che incontro è da parte dei familiari, che non nascondono il loro disappunto, come se io avessi scelto deliberatamente di ammalarmi, e come se da queste situazioni (ormai nel mio caso si parla di cronicità) si potesse uscire dall'oggi al domani. E soprattutto il ritornello è che io non penso abbastanza ai miei figli, non li amo abbastanza, come se anche l'amore si potesse pesare e misurare. Però il pediatra dei bambini (che per ora non risentono della situazione, ma è troppo lungo da spiegare come mi occupo di questo) mi ha detto una frase bellissima, che forse è utile per tutte le madri che lottano con questi disturbi: i figli non vedono o percepiscono solo la malattia, ma prendono esempio dalla forza con cui reagite, accettando ricadute, sconfitte e limiti (umani). Quindi dal loro punto di vista non sono importanti le cadute (diciamo pure i tonfi), ma la capacità di rialzarsi, seppure con minuscoli passi.
Grazie ancora per il tuo post, e grazie per questo coraggioso blog!

Sarah995 ha detto...

Nessuno sceglie di avere come migliore amico un DCA, certo che però averlo e dovere anche convivere con le responsabilità di una famiglia è ancora più complicato...
Sicuramente, una ragazza anoressica / bulimia che decide di donare la vita ad un altro essere non può essere considerata egoista!
Secondo me, bisognerebbe soltanto cercare di aiutare tutte le mamme che si trovano in questa situazione, tramite piane terapeutici studiati apposta alle loro esigenze perché, probabilmente, molto spesso i figli danno una spinta in più per cercare di risolvere il proprio disturbo alimentare e riprendere in mano la vita.

ela87 ha detto...

Mia madre ha sofferto e soffre a mio parere tutt'oggi di anoressia..o cmq di DCA
Quando ero piccola, avevo circa due anni, mia madre ha avuto il momento poi duro, dove è arrivata a pesare sui 40kg e non mangiava nulla..poi grazie a mio padre si è tirata fuori..e bene o male negli ultimi 20anni ha gestito bene tutto, ovvio appena aumentava di peso iniziava diete stupide ecc..ma bene o male ha gestito il tutto..
Ha sempre fatto una grande pressione a me, di dimagrire ecc.. mentre da piccolina mi ha rimpiazzato di cibo e mi ha fatta crescere come bambina grassa..
Non si se è collegato ma secondo me si, dava cibo a me invece che a lei
Poi ha cercato di rimediare facndomi fin da ragazzina diete idiote a effetto yoyo..

Tutt'oggi sono convinta che è ricaduta in questo circolo, ha piu di 50 anni ora
Non mangia quasi nulla, poi si abbuffa di sera di dolci..
Ora pesa sui 46...negli ultimi 6 mesi ha perso ca. 6kg

Non si bene cosa dire

Wolfie ha detto...

Io ho la fortuna di venire da una famiglia in cui nessuno tranne me ha un dca, quindi non ho subito nessuna influenza, ma posso solo immaginare quanto possa essere difficile vivere in una famiglia in cui qualcuno ha un dca, difficile per la madre, difficile per i figli e figlie. Io infatti la vorrei una famiglia, ma certo non adesso, sia per una ben materiale questione di precarietà economica (il mio fidanzato lavora, ma io ancora no, sono in cerca e non trovo, sigh!!!!!!!!!), sia perché mi rendo conto che, per quanti passi avanti posso aver fatto (e li ho fatti), sono comunque condizionata in certe cose dalla bulimia, e se avessi un figlio ora, finirei inevitabilmente per riflettere questi miei condizionamenti su di lui (o lei), e non gli farei del bene. Per questo motivo, aspetto ancora. Perché comunque a me piacerebbe avere dei figli in futuro, ho sempre voluto una famiglia, quindi spero di poterla costruire in futuro, però sento che ancora non è il momento adatto per me, per questo devo continuare ad impegnarmi: perché voglio arrivare ad un giorno in cui non dico che la bulimia sarà completamente cancellata dalla mia testa e dalla mia vita, ma sarà comunque talmente confinata e sotto controllo da potermi permettere di avere dei figli senza il timore di condizionarli o di fargli mancare qualcosa a causa della bulimia.
Comunque, penso che esista effettivamente una grossa stigmata sociale nei confronti delle madri che hanno un dca, e che sia una stigmata del tutto ingiustificata: io credo che questa mamme facciano comunque del loro meglio, per cercare di essere delle buone madri e di crescere bene i loro figli e figlie, e per cercare di gestire il loro dca frenandolo il più possibile, per cui non sono persone da additare negativamente, anzi, credo che siano persone da ammirare!!!!!!!!!!!!! E dopo aver letto il commento della prima persona che ha scritto in questo post, lo penso ancora di più.

Barbarawantstobeskinny ha detto...

Articolo interessantissimo.
Personalmente, credo mia madre abbia un comportamento alimentare errato che mi ha influenzato negativamente, anche se sul fisico non si nota molto ( non dimagrisce ne ingrassa a dismisura) . Però, parla spesso di cibo e diete e spesso mi faceva notare che dovevo perdere qualche chilo " soprattutto sui fianchi" & ritengo sia questa, la cosa sbagliata di un genitore affetto da disturbo alimentare: criticare il fisico della propria figlia/del proprio figlio, facendo un collegamento tra il difetto fisico e l'alimentazione . Ognuno ha il diritto di essere malato. Ma non deve far si che la sua malattia contagi anche gli altri. Perché i danni sulla psiche sono poi davvero gravosi e profondi, si portano appresso a lungo

Pulce ha detto...

Nella mia famiglia sono l unica a soffrire di dca, però conosco molte persone, madri, che hanno un dca e devono gestire i propri figli...
Una madre è guarita, anche se adesso ha il terrore che sua figlia o suo figlio in qualche modo possano cadere nella bulimia o nell'anoressia....però penso che l esperienza diretta di vedere la propria madre soffrire, dovrebbe essere straziante per i figli, che non possono fare quasi nulla contro questa bestia...
Non so, sicuramente creare un gruppo, un centro, di madri affette da dca, sarebbe un'ottima idea

* Viellina * ha detto...

Topic interessantissimo!
Io conosco due madri che hanno sofferto di DCA. Una è una paziente di mia mamma ed è un'ex anoressica. Non ha avuto ricadute né durante la gravidanza né dopo, però vive con il terrore che la figlia sviluppi un DCA.
L'altra è la figlia di una farmacista che conosco ed ha sofferto di bulimia in passato. E' rimasta incinta da poco e la gravidanza ha fatto riaffiorare i pensieri malati... :/

E' vero che chi soffre di DCA tende a mettere il cibo prima di tutto ma quando si tratta di madri beh, credo che le cose cambino.
Una volta ho visto un programma in cui intervistavano donne adulte, sposate e con una famiglia, che soffrivano di DCA. Nonostante il grande dolore fisico e psicologico che provavano, facevano di tutto per tenere all'oscuro i figli. Tentavano in ogni modo di tutelarli (ad esempio una di loro, bulimica, aspettava che i figli andassero a letto per abbuffarsi e vomitare e poi puliva meticolosamente il bagno per assicurarsi che non si accorgessero di niente) e di evitare che assumessero anch'essi dei comportamenti sbagliati nei confronti del cibo.

E' davvero fastidioso che la gente continui ad etichettare chi soffre di DCA come "egoista".
Il mondo è pieno di madri che se ne sbattono dei figli, di donne che fumano con i figli in casa, eppure nessuno attacca queste donne con la stessa cattiveria con cui vengono attaccate le madri che soffrono di anoressia/bulimia ecc... Mah.

Anonimo ha detto...

"La conclusione dell’articolo (conclusione che, come il titolo, non mi piace) è che le donne con un DCA non riescono a gestire adeguatamente ed efficacemente né il loro DCA, né il loro ruolo di madre."

Io non ho letto tutto l'articolo, non posso intuirne il tono, ma non trovo niente di sbagliato in questa conclusione. Mi sembra che si faccia confusione tra la tendenza che si ha a colpevolizzare queste donne, come se l'avere una determinata malattia potesse mai essere una colpa, e il fatto che spesso, purtroppo, queste non riescano, malgrado gli sforzi, ad essere delle buone madri. E quest'ultima cosa, spesso, è un dato di fatto.

Non penso che queste donne non amino abbastanza i loro figli, non penso che siano infantili o egoiste o prive di voglia di guarire, tutt'altro, ma ciò non toglie che spesso crescere accanto ad una persona con un dca è un inferno.

Passando a quella che è la mia personale esperienza, non nego di provare rancore verso mia madre, anche se, razionalmente, capisco benissimo che non dovrei.

E non posso negare che quando (si spera presto) sarò indipendente economicamente, scapperò il più lontano possibile e la lascerò sola con il suo dca, i suoi silenzi, i suoi sensi di colpa, il suo insopportabile egocentrismo. E non penso che mi sentirò in colpa: in fondo, ognuno salvaguarda la sua salute mentale come meglio può e io ho bisogno di andarmene.

Non sono venuta qui a fare terrorismo psicologico, ma non voglio neanche scrivere di famiglie felici perché "basta l'amore" o che aspetteranno per sempre, pazientemente...

Eleonora

Marcella ha detto...

Sottoscrivo pienamente quello che ha detto Eleonora.
Io personalmente,avendo quello che ho,non farei mai un figlio se non prima di aver risolto i miei problemi perchè so per esperienza che i figli sono una spugna e un comportamento alimentare sbagliato,l'ossessione per il fisico ecc...ti condizionano permanentemente e innalzano vertiginosamente la possibilità che un eventuale figlio possa sviluppare un DCA.E io non potrei mai vedere una cosa del genere in qualcuno che amo,se posso evitarlo.

Anonimo ha detto...

Ciao Veggie, mi chiamo Natasha e ho 17 anni...bè in realtà io non ho una vera esperienza diretta dei DCA....nella mia famiglia, la prima ad essersi ammalata di bulimia è stata mia zia...oggi ha quasi 50 anni e ha avuto un sacco di alti e bassi, le mie cugine sue figlie, non la odiano, ma hanno sofferto molto a causa della sua malattia, arrivando anche a decidere di non vivere più con lei ad un certo punto verso i 15 e 12 anni sono andate dal loro papà...ora da più grandi cercano di aiutarla perchè capiscono che non è colpa sua ma è la malattia...anch'io lo capisco e proprio per questo volevo scriverti...mia sorella, ha 20 anni e l'anno scorso si è ammalata di anoressia...era gia magrissima perchè è alta e tutto d'un colpo è passata dai 54 kg ai 34!! è stata anche ricoverata per questo ma purtroppo non è cambiata molto la situazione, lei adesso pesa sui 42 kg ma credo sia diventata bulimica....so che non c'entra molto con questo post,lei non è una mamma ma diciamo se di solito ci si ammala ai 15 anni lei ne aveva già 19 "grande" per essere considerata ancora una bambina in piena adolescenza (credo??)...ma vorrei comunque saper il tuo parere e anche delle altre ragazze che leggono qui..io non ne so molto lo ammetto, però dicono di stare attenti quando da casa spariscono grandi quantità di cibo...guardare la faccia della persona...le mani...e credo lei vomiti ma non solo prende anche lassativi ma questo lo faceva anche prima....solo lei non parla...quando cerchiamo di entrare in questi argomenti si chiude completamente....sapreste consigliarmi cosa posso fare per lei per aiutarla??...scusate se scrivo qua in questo post e tutto in fretta spero capiate...grazie.... Naty

Veggie ha detto...

@ Anonima (20 Settembre 2013, ore 11.42) – Ciao, ti ringrazio tantissimo per la tua testimonianza. Grazie per aver spiegato cosa significa… perché nessuno può saperlo meglio di te, in quanto persona che ha vissuto quest’esperienza sulla propria pelle. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, perché hai già detto tutto da sola… E, tra l’altro, anch’io trovo bellissima la frase che ti ha detto il Pediatra… bellissima e vera. Ti faccio solo un enorme in bocca al lupo per il tuo percorso futuro, contro la malattia, e per i tuoi bellissimi bambini… Ti auguro di cuore tutto il meglio. Grazie ancora a te per il tuo commento.

@ Sarah995 – Io non voglio fare di tutta l’erba un fascio… ogni persona è diversa dalle altre, e dunque è pure possibile che alcune persone con un DCA che fanno dei figli, lo facciano per egoismo… però, credo anche che questa non sia la norma. Credo che una mamma con un DCA abbia una vita ben dura. E credo che più aiuto e supporto da parte sia della famiglia che delle istituzioni terapeutiche, sarebbe davvero importante…

@ ela87 – Mi dispiace tantissimo che il comportamento alimentare di tua mamma ti abbia condizionata fino a questo punto… ed è un dispiacere che non so nemmeno spiegare a parole… è triste, ecco. È triste e basta… perché so quanto sia dura convivere con un DCA… e posso solo immaginare quanto lo sia stato ancor di più sia per tua mamma che per te. Non so se, attualmente, tua mamma sia in fase di ricaduta… perché in questo l’età non conta, purtroppo… penso che, comunque, potresti provare a suggerirle di cercare un aiuto da un punto di vista sia terapeutico che alimentare… penso che sarebbe la cosa più utile per lei…

@ Wolfie – Semplicemente penso che la tua sia una bella scelta di responsabilità, che dimostra la tua grande intelligenza e sensibilità… perché è giusto che tu non ti privi, in futuro, di cose che vuoi avere, come una famiglia da costruire… però è anche giusto che tu ti prenda il tempo necessario per poter costruire una cosa così importante al meglio. E credo che tu stia percorrendo la strada giusta… e ti auguro un domani in cui sarai capace di realizzare quello che desideri…

@ Barbarawantstobeskinny – Sono perfettamente d’accordo con quello che hai scritto, in linea teorica… anche se immagino che, all’atto pratico, sia ben più difficile che non a parole. Cioè, immagino che se una madre con un DCA dice certe cose a un/a figlio/a, non lo fa con l’intenzione di nuocere o di condizionarlo/a negativamente… ma magari semplicemente perché in quel momento la malattia è più forte, e la fa parlare in quel modo… (poi non lo so, vado per ipotesi, è una situazione che non ho vissuto…)

@ Pulce – Anch’io sono l’unica della mia famiglia con un DCA… Però immagino anch’io che per un/a figlio/a sia vedere soffrire che gestire una madre che ha un DCA possa essere difficile… Penso che l’idea di fare centri ove poter svolgere terapia di gruppo per le madri sia buona… però, che so, magari centri serali, affinché durante la giornata la madre possa lavorare e dedicarsi alla famiglia e a tutte le sue attività ed eventuali hobby…

@ Viellina – Hai fatto una notazione giustissima nell’ultimo paragrafo del tuo commento… penso che sia più facile stigmatizzare che cercare di capire. Perché quando stigmatizzi, poni un’etichetta che, in un certo senso, in quanto tale, circoscrive e rassicura… ma che, allo stesso tempo, non tiene conto della sofferenza interiore che può provare la persona che se la vede attaccata addosso… Io non conosco personalmente madri con un DCA, però, come tu stessa scrivi, anch’io immagino che, conoscendo la sofferenza implicita in questa malattia, facciano tutto il possibile per tutelare i loro figli/e… e anche solo questo, nel suo piccolo, credo sia encomiabile…

Veggie ha detto...

@ Eleonora – Ciao Eleonora, qualora t’interessasse leggere l’intero articolo che cito in questo post, lo trovi qui:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23869653
Io mi sono limitata a riportarne solo alcune parti, per non annoiare…
A parte questo… nessun terrorismo psicologico, ci mancherebbe, hai riportato semplicemente la tua esperienza in presa diretta, e non credo ci sia niente di “terroristico” in questo… Io ovviamente non conosco né te, né tua madre, né la vostra situazione, quindi non mi permetto assolutamente di dare pareri in merito… Anzi, sono certa che sei tu, che vivi nella tua situazione da tutta la vita, che sai perfettamente cosa possa essere meglio fare per te stessa: e se hai concluso che la cosa migliore per te stessa sia il vivere indipendentemente dalla tua famiglia, allora non nutro alcun dubbio sul fatto che questa sia per te la soluzione migliore.
Io penso che sia inevitabile provare rancore verso una persona che ti ha fatto passare momenti difficili, non c’entra la razionalità, le emozioni non possono per definizione essere oggetto di razionalizzazione… Non penso che c’entri la colpa né la mancanza di sforzo, immagino semplicemente che ci siano dei momento in cui la malattia ha un overflow su tutti gli ambiti della vita di una persona, compreso quello familiare. Questa non è propriamente una scelta… sebbene possa essere una scelta l’intraprendere un percorso terapeutico per cercare di tenere sotto controllo la malattia (cosa che credo ogni persona, madre o meno, dovrebbe cercare di fare…).
Neanch’io penso che basti l’amore o la pazienza… penso che queste siano cose piuttosto fini a se stesse. Penso che, da parte degli altri, possa piuttosto essere importante il supporto… ma, ovviamente, poi la cosa veramente più importante è la determinazione che il singolo soggetto malato ha a stare meglio, il suo impegno quotidiano, la sua voglia di non arrendersi, il suo coraggio di mettersi in discussione in terapia e di provare a cambiare le cose.
Per il resto, immagino che, come per tutte le cose, non si possa fare di tutta l’erba un fascio: magari ci sono donne con un DCA che riescono comunque a tenerlo sufficientemente sotto controllo da gestire una vita lavorativa e familiare soddisfacente, e allo stesso tempo ce ne sono altre che se ne fanno sopraffare a discapito della vita familiare… Ecco quello che non mi piace della conclusione dell’articolo che ho citato: la generalizzazione. È possibile che quella conclusione sia vera per alcune madri con un DCA. Ma non credo che sia vera nel 100% dei casi, tutto qui.
P.S.= Solo una cosa mi sento, forse presuntuosamente, di dirti: tua madre ti ama. Senz’altro le sue problematiche alimentari hanno condizionato negativamente il vostro rapporto e hanno fatto soffrire entrambe, e senz’altro entrambe avrete cercato di fare del vostro meglio sotto ogni possibile punto di vista, magari forse alla fine toppando… ma tua mamma, comunque, ti ama. Perciò, se puoi, non odiarla.

Veggie ha detto...

@ Marcella – Penso sia inevitabile che il comportamento dei genitori condizioni i figli… perché è ai genitori che i figli s’ispirano… poiché si cresce in modo imitativo e tutto, basti pensare anche semplicemente al parlare, viene appreso per imitazione… Non so se hai intenzione di avere figli in futuro… ma, nel caso, ti auguro di cuore di aver risolto il tuo DCA in maniera tale da permetterti di avere un futuro sereno…

@ Naty – Ciao Naty, grazie per il tuo commento… Per prima cosa, ti vorrei dire semplicemente che l’età non c’entra una mazza con l’esordio di un DCA… ci sono donne che si ammalano anche a 50 anni, e bambine che sono già malate a 9 – 10 anni… quindi, lascia da parte il luogo comune dell’età, e concentrati semplicemente su tua sorella. Cosa puoi fare per aiutarla? Da parte tua, direi che puoi starle vicino e supportarla. Essere pronta a parlare con lei quando ne ha voglia, proponendoti ma senza fare eccessive forzatura, e provando a fornirle “distrattivi” che possano allontanarla da quelli che sono i comportamenti strettamente inerenti la malattia. Poi, la cosa più importante, ovviamente, sarebbe che te e soprattutto i tuoi genitori (visto che voi 2 siete entrambe molto giovani…) contattassero nuovamente degli specialisti che possano seguire tua sorella da un punto di vista medico. Un dietista/nutrizionista e uno psicoterapeuta… che credo siano 2 figure fondamentali per un percorso di ricovero. Certo, molto poi dipenderà dalla volontà che avrà tua sorella di stare meglio… ma credo che le cose più importanti che possiate fare per lei siano il fornirle una rete di supporto familiare e, allo stesso tempo, una rete di supporto terapeutica. Un abbraccio forte…

PrettyLittleGirl ha detto...

Beh, é sicuramente una questione difficile e che potrá suscitare molti pareri personali e reazioni, che io rispetto totalmente sia che siano piú tendenti al voler supportare queste madri sia che tendano piú a un pensiero come quello di Eleonora.
Credo sia una questione molto delicata e vissuta diversamente a seconda delle esperienze.
Io non avendo nessun genitore con un Dca conclamato posso esprimere un parere da esterna, e il mio pensiero é un po riassunto in questa tua frase: "Okay, diciamo come la penso io: sì, una madre è responsabile della salute e della sicurezza dei propri figli; ma una donna non è soltanto una madre dal momento in cui partorisce. È una PERSONA, con tutti i suoi ghiribizzi e idiosincrasie e tutto quello che una persona può avere".
Ecco secondo me questa é giá una premessa importante..
Le persone sono umane prima di essere qualsiasi altra cosa (madri, fidanzate, mogli, figlie ecc..)e, in quanto tali, possono compiere azioni di vario tipo compiendo una scelta, in cui da una parte c'é sempre una parte di "egoismo" (non inteso in senso stretto negativo ma come dire una parte in cui decidiamo tenendo conto di desideri nostri) e dall'altra c'é il voler tener conto del bene altrui.
Per cui in quanto umani prendiamo delle decisioni nella vita in cui queste 2 componenti si influenzano a vicenda.
Per questo, secondo me dire che uno é "egoista, insensibile ecc" non ha molto senso.
Se aspettassimo di non avere piú il Dca per realizzare i nostri sogni, desideri (che comprende anche avere figli), potremmo anche morire prima.

PrettyLittleGirl ha detto...

Detto questo, secondo me, la malattia intesa nel suo complesso e non solo in termini di comportamento puramente alimentare, puó influenzare in vari modi: nel senso che apparte la questione alimentare, quando si é concentrati su se stessi e sui propri problemi, spesso si é assenti per gli altri. Si é assenti emotivamente, mentalmente (concentrati sui pensieri disfunzionali), fisicamente (magari impegnati a vomitare o digiunare). Non si prende parte ai piaceri della vita (per es. momenti con i figli, marito ecc).
Peró, se la vogliamo vedere cosi, potrebbe succedere anche con la depressione, i disturbi d'ansia, le ossessioni..
Credete che una persona che passa il tempo mettendo in atto atteggiamenti ossessivi o compulsioni (c'é chi passa il tempo a contare, a recitare frasi ecc) o lotta con la depressione possa davvero essere presente del tutto mentre un figlio racconta la sua giornata, mentre deve barcamenasi tra i suoi problemi e far da mangiare, lavare, lavorare, portare il figlio a scuola?
Probabilmente lo sará nei suoi limiti, facendo del suo meglio. E' per questo una madre/padre "cattiva/o"?
Per cui non credo questo possa valere solo per i DCA e mi sembra assurdo il preconcetto che uno possa essere egoista perché vuole essere malato di DCA o perché "preferisce vomitare".
Credo che scegliamo incosciamente una cosa, ma non la scegliamo pensando che vogliamo fare del male ai figli o un marito, che vogliamo rovinare la nostra vita/i nostri sogni. Non possiamo in maniera arbitraria "scegliere" figli o DCA. Semplicemente non si puó, se no tutti i malati sarebbero dei mostri. O saremmo tutti stupidi e masochisti.

PrettyLittleGirl ha detto...

Altro punto che a volte secondo me viene preso sottogamba.
Si pensa che il DCA venga passato ai figli solo attraverso imitazione. Puó essere vero in parte peró mi sembra estremamente riduttivo.
Quanti "messaggi nocivi" vengono veicolati dalle parole della gente ogni giorno?Pensate a quante volte per sbaglio, un genitore puó trasmettere un messaggio che danneggia il figlio e suscitare risposte dannose. Puó valere per qualsiasi cosa, a prescindere che la frase detta sia sul cibo o sul peso. Ma soprattutto le nostre risposte incosce disfunzionali (i sintomi, alimentari o non) vengono create dal nostro inconscio per cui sono solo in parte causate dall'esterno. Si tende a "deresponsabilizzare" il paziente dando spesso "la colpa" a fattori esterni, mentre dovremmo tenere a mente l'implicazione della nostra personalitá/modo di vivere le cose,di reagire agli eventi nella strutturazione del sintomo.Comunque tornando ai genitori..Molte volte per esempio vengono appunto dette frasi sbagliate anche da parte di genitori che mangiano in maniera sana.
Per fare un esempio, mia mamma pur mangiando in maniera assolutamente normale e non avendo mai avuto diagnosi di DCA, spesso a frasi del tipo "Mamma guarda che gambe, sto ingrassando" ha pensato bene di rispondere a mia sorella "Beh mangia di meno!". Contando che mia sorella é assolutamente magra e in fase adolescenziale(per cui insomma sta contruendo la sua immagine di se, autostima e identitá), potete quanto dannoso possa essere un messaggio del genere se assorbito male dall'altra persona.
Lamentela: non sto bene con me stessa = Messaggio inconscio: "Se mangi meno, puoi cambiare l'idea di te stessa" (cosa assolutamente FALSA!)
Per cui essere un genitore é difficile a prescindere. Far crescere in modo sano i figli é DIFFICILE, con Dca o senza.Contando poi che i rischi ci possono essere comunque tra tutti i membri per cui pensare "non faccio figli per non rischiare" sarebbe assurdo e non molto sensato.
Io ho sempre cercato di mangiare normale davanti a mia sorella. E sono sempre stata terrorizzata dalla paura che potesse vedermi restringere (questo quando stavo un po meglio, i primi periodi purtroppo non sapevo manco quello che facevo. Non avevo la luciditá per dire "potrebbe danneggiarla" per cui probabilmente mi ha visto anche.). Ma per dire, appena sono stata piú cosciente, ho cercato di mangiare a tavola un po di piú e al massimo restringere da sola di giorno.
Non ho nominato i Dca in casa o in sua presenza, non ho mai preso lassativi quand'era in casa.
Ugualmente una madre puó scegliere di attuare in un certo modo, a meno che sia proprio all'esordio del DCA..

PrettyLittleGirl ha detto...

Infatti molte persone in gravidanza mangiano proprio per dare nutrimento al figlio (immaginate come possa essere difficile).
Questo non lo chiamerei egoismo. Se mai ci vuole aiuto, consulenze esterne, in modo di viverla nella maniera migliore possibile(come hai detto tu).
Si puó chiedere ad esperti (sia dal punto di vista nutrizionale che psicologico) come gestire la situazione in modo da danneggiare il figlio meno possibile. Stare attenti per esempio ai campanelli d'allarme, o a quello che il figlio "assorbe" da noi, cercando di dare insegnamenti chiari ai figli oltre che una buona educazione nutrizionale.

Quanto alla motivazione data dai figli, per prendere un esempio di quelli conosciuti, la stessa Fabiola De Clercq scrive di come suo figlio l'abbia tenuta legata alla vita, come fosse colui a cui lei dava la sua parte sana, un tramite con la parte di se slegata dal DCA.
Nonché fonte di speranza e gioia.
Se é poco..

Un abbraccio Veggie, son sempre interessanti i tuoi post!
Scusa i vari pezzi ma era troppo lungo:-/ mmm i soliti poemi..

Marcella ha detto...

Li avrò e sconfiggero il DCA!yehhhhhhh!!

Stella Alonso ha detto...

Anche io sono una madre anoressica anche se nn magrissima diciamo sul peso forma ma a mia figlia nn faccio trapelare nulla.lei ha 11 anni ,anzi cerco di farle vivere bene il proprio corpo senza privazioni sul cibo cerco di insegnarle una buona alimentszione ma senA privazioni.gioco scherzo con lei sempre presente mi privo di tutto per lei io vivo per lei prima di averla ricadevo sempre negli ospedali da quando c e lei nn ho piu visto un ospedale .cerco di farle avere tanti interessi o meglio assecondo i suoi la musica il disegno la creativita tutto affinche lei abbia delle mete e nn trovare mai spazio per farsi prendere dal cibo o da altre dipendenze .

Anonimo ha detto...

Da figlia di madre anoressica ti dico: la malattia non è mai colpa dell'ammalata ma se una donna è abbastanza responsabile per pensare di avere un figlio DEVE avere la responsabilità di curarsi. Mia madre fortunatamente non mi ha trasmesso i suoi modelli comportamentali per quanto concerne l'alimentazione ma me ne ha trasmessi diecimila sbagliati. Ve ne prego: fate figli se e solo se siete sane. No, non amerete vostro figlio se non amate voi stesse. Da una figlia ferita.

 
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