Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 7 marzo 2014

Maldestri suggerimenti di prevenzione per i genitori

Dato che stiamo andando verso la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, che è centrata su informazione e prevenzione dei DCA (fate click QUI per avere maggiori informazioni), vorrei parlare proprio di questo: informazione e prevenzione. Quando si parla di informazione e prevenzione dei DCA, c’è da dire che parte di essa è rivolta verso che è già affetta da un DCA, e consiste per lo più nello spiegare quali saranno le terribili conseguenze del DCA sia dal punto di vista fisico che psicologico, al fine di mettere in guardia le persone che intendono proseguire su questa strada (penso che sia una buona cosa, ma non credo funzioni veramente se una persona è nel pieno di un DCA, perché in fin dei conti non siamo stupide e sappiamo quanto il DCA sia dannoso, se lo portiamo avanti è perché rappresenta quella che in quel momento percepiamo come la più ottimale strategia di coping a fronte di altre problematiche); parte di essa è rivolta invece verso i genitori.

Questa è una cosa senz’altro positiva, se viene però condotta nella maniera adeguata. Di certo, a suo tempo, i miei genitori non sapevano che il mio costante bisogno di controllo su tutto era una spia lampeggiante. Né sapevano che la mia restrizione alimentare era solo un sintomo che nascondeva tutt’altri problemi. E non sapevano neanche quali potessero essere i segnali da cogliere per capire che in me c’era qualcosa che non andava, nè le conseguenze di un DCA diagnosticato tardivamente. Ecco, informazioni in merito a queste tematiche sono veramente utili, e sarebbe meraviglioso se venissero fornite più massivamente.

Purtroppo, spesso e volentieri, la prevenzione e l’informazione non viene affatto condotta nella maniera adeguata. Ho provato a digitare su Google “Eating Disorders Prevention" + "Parents” e guardate un po’ quali sono i primi link che mi sono saltati fuori:

Eating Disorders Often Begin At Home (The Almagest)

Food for Thought (Hamlet Hub)

How Parental Behavior May Impact A Child’s Body Image (Forbes)

Li avete letti? Okay, superficialmente questi articoli non sembrano malaccio. In effetti, sembrano tremendamente positivi. Ecco come aiutare i genitori ad aiutare le loro figlie! Come potrebbero mai questi articoli mandare un messaggio sbagliato?
Ecco come:

1) Tutti questi articoli sottilmente (ma neanche tanto…) incolpano i genitori per lo sviluppo di un DCA nelle loro figlie. Nell’articolo di “Forbes”, infatti, l’autore scrive:  

“I genitori vengono presi come esempio. Sfortunatamente, i genitori possono talora dimenticare come le loro azioni, pensieri e parole impattano nella vita dei propri figli. Quando si parla di immagine corporea e comportamenti alimentari, la cosa diventa particolarmente rilevante. […] Pertanto i genitori devono fare molta attenzione a come mangiano, a come si relazionano al proprio corpo, e all’impatto che questo potrebbe potenzialmente avere sui loro figli.”
(mia traduzione) 

Sì, okay. È naturale che i comportamenti genitoriali possano influenzare i figli – in fin dei conti, si impara a camminare e a parlare per imitazione. Ma c’è un gap enorme tra questo e il dire che la mera imitazione può creare un disturbo alimentare. La verità è che nessun comportamento genitoriale può far ammalare la figlia di anoressia. Non funziona assolutamente così. Anche se il messaggio riportato nell’articolo sembra positivo, instilla subliminalmente senso di colpa nel genitore che legge: “se una ragazza ha un DCA, i suoi genitori erano fissati su peso e cibo e avevano una relazione sbagliata con la propria immagine corporea”. Falso. Certo in rarissimi casi può esistere questa correlazione, ma è una cosa più unica che rara, e dunque ciò non vuol dire che è il comportamento dei genitori a causare un DCA nelle loro figlie, o che, se tu hai un DCA, allora i tuoi genitori ti hanno condizionato pesantemente.

2) Questi articoli danno ai genitori un falso senso di sicurezza. Le persone pensano che se ai loro figli viene insegnato come alimentarsi correttamente, o gli viene spiegato quanto deleterio sia un DCA, o gli viene detto di amarsi ed accettarsi per quella che è la loro fisicità, essi non si ammaleranno mai di anoressia. Perché, in teoria, sanno tutto quello che c’è da sapere per evitare la malattia.

Ma non si può pensare di immunizzare un/a bambino/a all’anoressia fornendogli spiegazioni razionali e corrette, perché un DCA non è una malattia “razionale”. Si può fare tutto l’immaginabile e l’inimmaginabile, e si può farlo bene, e ugualmente quel bambino/a potrà in futuro ammalarsi di anoressia/bulimia.

3) Questi articoli danno per scontato che la causa principale dei DCA sia rappresentata da problemi con la propria immagine corporea. Non è che questo sia falso. Questo è ENORMEMENTE ED INCOMMENSURABILMENTE FALSO! Alcune persone malate di DCA possono sviluppare un’alterazione della percezione della propria immagine corporea (il termine tecnico è “dismorfismo corporeo”) nel corso della malattia, ma sono solo una piccola percentuale rispetto a tutte le malate di DCA, e comunque questa è una conseguenza della malattia, non una causa! Penso che noi tutte sappiamo benissimo che il nostro DCA è stato determinato da tutt’altri tipi di problemi sottostanti, variabili da persona a persona, e che abbiamo utilizzato il DCA più che altro come strategia di coping, ma erano ben altri i veri problemi, NON certo il voler essere magre per fare le modelle! Ergo, in tutti questi articoli c’è un grosso errore di fondo.

4) Questi articoli operano un’errata fusione tra “dieta” e “disturbo alimentare”. Un’altra cosa che mi fa veramente incavolare, di nuovo in riferimento all’articolo pubblicato su “Forbes” (sì, è il peggiore dei 3, secondo me):  

“Basandosi su studi recenti (ah sì? E quali sarebbero? Perché, causalmente, non ne viene citato neanche uno? – mia nota a margine) i DCA stanno diventando sempre più frequenti, e esordiscono anche in tenerissima età. L’associazione Nazionale dei DCA dice che circa l’80% delle bambine di 10 anni, infatti, hanno paura di prendere peso. (statistica pescata da chissà dove… sono maligna se dico “inventata”?! – altra mia nota a margine) Sebbene vari fattori contribuiscano alla comparsa e allo sviluppo di un DCA, il modo in cui una madre si relazione alla propria immagine corporea ha una significativa influenza su come i suoi figli vedranno se stessi. Uno studio ha rilevato che l’eccessiva concentrazione di una madre sul proprio peso corporeo è la terza causa più importante che determina problemi d’immagine corporea nelle adolescenti che credono che le loro madri le vogliano magre, e sono 2 - 3 volte più propense a preoccuparsi a loro volta del proprio peso. Queste anomale percezioni dell’immagine corporea non sono un’esclusiva delle ragazze: uno studio della “Harvard School of Public Health” del 2013 ha rilevato che circa il 18% dei ragazzi adolescenti inclusi nel loro studio erano “estremamente preoccupati” per la loro fisicità. In effetti, discutere delle diete o esprimere il desiderio di perdere peso davanti a propri figli quando sono bambini od adolescenti può influenzare negativamente la loro immagine corporea.”
(mia traduzione)

A-ha.
E questo, secondo le loro menti illuminate, cosa avrebbe a che fare con i disturbi alimentari?

5) Questi articoli hanno una concezione dei DCA che andava di moda un secolo fa. Ecco a voi qualche perla estratta dall’articolo di “Forbes”:

Le prime speculazioni, basate su vecchissimi modelli psicoanalitici, hanno a che fare con il concetto di cibo come nutrimento materno:  

“Per comprendere la natura psicosociale dei DCA occorre considerare che questa è relazionata a concetti comportamentali come il ruolo dell’attaccamento – radicato al “latte materno”, spiega Krasner. “Questa comprensione primordiale del ruolo che il cibo gioca permette di avere una visione relazionale dei disturbi alimentari nella famiglia”.  

"Come spiega Krasner, le prime ipotesi in merito alla patogenesi dei DCA sono relative alle difficoltà tra madre e figlia nella condivisione del “latte materno”: dare amore, ricevere amore, condividere il cibo, condividere ricorrenze legate al cibo.”
(mia traduzione)

Ehm… COMECOSA? L’autore dell’articolo in questione e il cosiddetto “esperto psicoterapeuta” Krasner hanno mai provato a leggere qualcosa relativo ai DCA che sia stato pubblicato negli ultimi 10 anni? O si sono limitati alla lettura di fonti dell’ottocento? Questa roba è retrograda, ampiamente superata dagli studi e dalle acquisizioni più recenti, è semplicemente sbagliata e obsoleta!

Io credo che i genitori non siano la causa della comparsa di DCA nei propri figli, e non credo neanche che ne possano prevenire l’insorgenza. Sebbene sia vero che un buon comportamento genitoriale è d’aiuto per i figli, lo è semplicemente perché i genitori cercano di educare correttamente i propri figli, non perché questo possa in alcun modo avere a che fare con lo sviluppo o meno di un DCA.
Il fatto che una ragazza possa avere un DCA non è in correlazione diretta con i genitori che ha avuto, e non dice niente relativamente a questi genitori.

La frase “I genitori vengono presi come esempio” non dovrebbe mai, mai, mai e poi mai essere utilizzata quando si parla di DCA. Bisogna smetterla di colpevolizzare i genitori.

Immaginate se leggeste un articolo in merito alla prevenzione dei tumori che fornisce un elenco di suggerimenti in merito alle norme igieniche di base per i genitori, come se questo implicasse che la comparsa di un tumore fosse un segno di scarsa igiene del bambino. Immaginate che questi segnali precoci di tumore sarebbero trattati così superficialmente se bisognasse prendere seriamente in considerazione l’idea di consultare un medico?

I disturbi alimentari non sono un problema con “l’immagine corporea”. Sono solo la spia esteriore di numerosi e svariati altri problemi sottostanti. Non possono essere prevenuti o trattati con le semplici cure genitoriali. Se si sospetta un DCA in una ragazza, non bisogna puntare il dito sui genitori, ma bisogna soltanto AGIRE IMMEDIATAMENTE cercando aiuto sia da un punto di vista nutrizionale, ma soprattutto da un punto di vista psicoterapeutico.

26 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, seguo il tuo blog da qualche tempo ed è sempre molto interessante.. e questo post in particolare. Concordo su quello che scrivi riguardo ai genitori che non sono i "colpevoli" dei DCA ma, secondo me, in un certo senso ne sono anche vittime.. già è veramente molto dura guardare un'amica che imbocca questa strada senza riuscire a fare nulla, figuriamoci una figlia.. ali98

GaiaCincia ha detto...

Sul ruolo della famiglia nello sviluppo di un dca non mi sento di escluderlo a priori; se il disturbo alimentare è un modo di (non) affrontare un problema, allora perché alcuni si gettano nell'alcol e altri sviluppano un dca? Probabilmente c'è una disposizione genetica o culturale, ma non ho studi da citare, quindi mi limito al ragionamento astratto. Non voglio dire che è colpa dei genitori, ma credo che l'ambiente familiare condizioni notevolmente il modo in cui viviamo i problemi.

Comunque sono d'accordo con te quando dici che invece di cercare di spiegare come prevenire lo sviluppo di un disturbo alimentare bisognerebbe spiegare come riconoscere i segnali esteriori della malattia, senza ridurli ai soliti luoghi comuni (roba che si sente dire che bisogna costringere a ogni costo i figli a mangiare o metterli in punizione fino a che non smettono i loro "comportamenti da bambinetto viziato con le crisi isteriche"...i ragazzi diventano solo più bravi a nascondere il loro disturbo).

buona settimana!!

Raki89 ha detto...

Non ho letto gli articoli ma solo il tuo post, ma.... Insomma e' colpa della madre in primis hahahahahaha
Mia mamma e' morta che ero piccolissima, voglio vedere che comportamento sbagliato mi ha dato, e che non mi dava amore quando mi dava il latte hahahahaha che robe...
Se proprio era il comportamento di mio padre che e' stronzo e non ha mai perso occasione x dirmi quanto sono stupida brutta e inutile (me l'ha proprio detto non sto parafrasando), insomma il mio dca era causato da stress e ansia..
Grazie x queste perle fan sempre ridere! Peccato che qualcuno li leggerà e ci crederà :(

Fosca Roux ha detto...

quando ero piccola e mia madre vedeva che mia sorella mangiava poco (anche se non aveva problemi di DCA)non faceva altro che urlare ad ogni pasto "se non mangi ti faccio ricoverare!!"...
Mio padre... come il padre di Raki (non sei sola!) mi ricorda spesso quanto sia inutile e stupida:...
per questo ed altri motivi mi sento di dire che la famiglia esercita un certo peso e può fare la differenza sulla comparsa di ansia dca e svariati altri disturbi.

Detto questo, mi trovo d'accordissimo sul fatto che bisognerebbe sensibilizzare i genitori a riconoscere i sintomi del malessere, a dare il giusto peso ai segnali che ricevono e che molto spesso trascurano o non sanno come affrontare.
E' che ci vorrebbe una sensibilità diversa e purtroppo quella non te la insegna nessuno.. a volte solo l'esperienza.

è sempre bello leggerti! Ciao ^_^

Wolfie ha detto...

Questi articoli sembrano veramente usciti da un manuale di psichiatria-psicologia della preistoria!!!!!!!!!!!! Ma forse anche in quel periodo avevano idee più attuali sui dca!!!!!!!!! Rimango allibita a fronte di come certe cose completamente superate possano essere ancora fatte passare come attualità, e mi dispiace molto per chi, leggendo, crederà che si tratti di verità, perché in realtà non è proprio così.
Io non dico che la famiglia, che i genitori non influiscano per nulla con la comparsa di un dca, perché comunque sono persone che ci stanno vicine e che in qualche modo hanno un’influenza su di noi. Però, da qui al dire che la colpa di un dca è dei genitori, c’è un abisso!!!!!!!!!!! Forse i genitori possono essere una delle cause del dca, ma sicuramente non l’unica (e neanche la maggiore). E mi basta leggere i blog di altre ragazze oppure i commenti delle altre ragazze che scrivono su questo blog: più volte ho letto post e commenti di ragazze che raccontano di avere sorelle o fratelli, eppure queste sorelle e fratelli, pur essendo cresciuti nella stessa famiglia e con gli stessi genitori, non hanno un dca: mi sembra la più ovvia dimostrazione del fatto che il dca non dipende dai genitori, altrimenti tutti i figli di una coppia si ammalerebbero!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! E’ l’ovvia dimostrazione del fatto che la famiglia ci può più o meno entrare nel dca, ma di per sé è insufficiente, e ci vogliono ben altre cose, problemi, e carattere, per ammalarsi di dca.
Poi, se devo parlare per la mia esperienza personale, io personalmente mi sono ammalata per motivazioni che non avevano niente a che fare con la mia famiglia, anzi, ho sempre avuto un bel rapporto sia con mia mamma che con mio papà, che sono sempre stati due ottimi genitori. E, pensando a questo, mi piange il cuore a leggere i commenti di Raki e di Fosca: ragazze, mi dispiace tantissimo per quello che avete passato, non riesco neanche ad immaginarlo, e spero che sappiate che siete molto diverse da quello che vi è stato detto, siete molto migliori.
Un abbraccione!!!!!!!!!!!!!!

Mi nutro di vita ha detto...

Ciao Veggie,come sempre sei precisa e pertinente nelle tue analisi,parlando come genitore(pur nell'estremo della mia storia)che ha vissuto l'esperienza di un figlio con un dca esimermi dai sensi di colpa è veramente faticoso.Questo penso sia umanamente comprensibile in quanto la crescita di un figlio è nostro dovere direi(guardando il mondo animale a noi più vicino i mammiferi)naturale,conseguenziale e il legame affettivo è talmente forte che a volte trascende.Questo per spiegare,e non è una critica,che è comunque una realtà quella di genitore che va vissuta; quindi penso che quando alcune di voi saranno un giorno mamme potrebbero vedere le cose magari in modo meno razionale.Allo stesso tempo la prima cosa che faccio quando vengo cercato da genitori che hanno figli con un dca è quello di dire loro di allontanare quei" sensi di colpa" dovuti alla loro ignoranza,ai loro "io non sapevo",ai loro "così ho peggiorato la situazione",ai loro" non pensavo che".Insomma tutte quelle frequenti situazioni o luoghi comuni che circolano con pressapochismo(la classica colpa della madre nella malattia della figlia che ancora riesce a fare proseliti)che trovano terreno fertile nell'alone di ignoranza che ancora si vuole tenere sulle dinamiche dca.La giornata del "fiocchetto lilla" da me fortemente voluta, altro non vuole che cambiare questo approccio culturale nei confronti dei dca,dove badate bene i fruitori maggiori(secondo me)debbano essere tutti quelli che sono distanti e non conoscono queste malattie,in modo che chiunque un domani incontri sulla sua strada un dca abbia le armi della conoscenza per applicare la precocità e limitare gli errori(quelli ci saranno sempre)nell'affiancamento alla cura.Infine per me una nuova cultura sui dca,vuol dire anche più rispetto e dignità nei confronti di chi soffre,e meno giudizio,per questo sabato 15 Marzo tutti insieme faremo sentire la nostra voce,la quale non può a mio avviso,prescidere da chi come voi ha vissuto,o vive,la malattia in prima persona,perchè avete gli elementi da dare per "capire".Cosa che peraltro questo blog fa ormai da anni benissimo,vi aspetto
Stefano

Raki89 ha detto...

Wolfie non ti crucciare :)
Quando ero bambina si non capivo e ci credevo a mio padre (appunto xkè come figura genitoriale credevo facesse il mio bene) ma poi ho capito che e' solo una persona manipolatrice e dalla visione contorta del mondo e con problemi relazionali, insomma tratta male tutti non solo me (ha pure una brutta fama nel mio paese, ci stanno tutti lontano da lui).. Xo si mia madre morta a 5 anni e un piastre stronzio non sono una bella accoppiata, a 7 anni ero talmente convinta di quello che mi diceva che ero convinta di essere la causa del tumore di mia madre! Ho rifiutato il cibo x stress diciamo, poi a 12 ho iniziato a farmi buone amiche, ma poi alle superiori sono passata alla fase alcool e canne x sfuggire la realtà e a riempirmi di junk food e carboidrati di ogni tipo, finite le superiori a 18 anni ormai avevo capito di non essere quello che mi diceva lui.. Abbandonati alcol e canne adesso sto cercando di alimentarmi in maniera normale e ritrovare la forma mangiando sano..

Wolfie ha detto...

Per Raki: Non posso neanche immaginare quanto sia stata una situazione estremamente difficile e brutta da affrontare per te, e sappi che anche se non ti conosco ti stimo per come, nonostante le cose pesantissime che hai passato, adesso ce la stai mettendo tutta per stare bene. Ti auguro tutto il meglio e tutta la serenità possibile, perchè sono certa che te la meriti.
Un abbraccione!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Lucy May ha detto...

mia cara Veggie, pur non credendo che i genitori siano colpevoli della malattia di un figlio, mi viene da pensare che, in certi casi, abbiano qualche responsabilità... soprattutto, in genere, i genitori di noi anoressiche fanno finta di non vedere e, a meno che non siano costretti a raccoglierti da terra perché sei svenuta o a farti ricoverare perché ormai proprio non ti reggi in piedi, se possono negano tutta la vita il tuo disturbo e, non capendolo, magari te ne fanno pure una colpa!...ovviamente non tutti i genitori sono uguali e sicuro le situazioni cambieranno da caso a caso... per il resto in giro c'è talmente tanta disinformazione che davvero non si sa a quale santo votarsi... inutile arrabbiarsi cara, meglio stare alla larga da chi non capisce... un supermegabbraccio affettuosissimo!! p.s.: il mio terapeuta alla scorsa seduta m'ha detto che oggi si ammalano di dca 3 ragazze su 4, 2 di bulimia ed 1 di anoressia... statistica impressionante direi!...

Marta ha detto...

parlando da mamma e da passata malata di Dca, vorrei dire la mia: credo sia fuor di dubbio che puntare il dito sui genitori sia assurdo e semplicistico, certamente possono essere una delle mille cause del sintomo, ma solo una delle tante o magari neanche! ciò non toglie che un genitore si faccia sempre delle domande e si senta in colpa: se uno dei miei figli si ammalasse anche di tumore, o facesse un incidente in motorino, io mi chiederei: potevo fare qualcosa x evitarlo? ad esempio non comprargli il motorino! con una malattia che chiama fortemente in causa le relazioni, i genitori si sentono certo messi di mezzo. Il punto è non guardare i problemi ma le soluzioni: ora la malattia c'è, potevo fare qualcosa prima (e torturarsi con sensi di colpa e affini, purtroppo inutili), ma intanto ora che faccio?

Laura C. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Laura C. ha detto...
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K. ha detto...

"Non ha senso continuare a torturarsi e a coltivare amicizie che non si possono considerare tali solo perchè ormai si è intrapreso un certo percorso", queste tue parole mi hanno portato a determinare questa scelta che ho fatto. E altre righe del tuo commento di risposta al mio post mi hanno fatto sentire un guerriero coraggioso che ha avuto la forza di cambiare le cose... sul serio, ti ringrazio. Penso tu sia una delle migliori Blogger di sempre!

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Ho trovato molto interessante una tua osservazione, e cioè che le affermazioni dei primi tre articoli danno ai genitori un falso senso di sicurezza. E' quello che ho pensato anch'io. Purtroppo comportarsi in modo "irreprensibile" non mette al riparo i propri figli dai possibili dolori/sbagli della vita, anzi! Così si rischia di sottovalutare i campanelli d'allarme che dovrebbero essere tenuti in considerazione per la prevenzione...

PrettyLittleGirl ha detto...

Mi associo a qualcun'altro che ha usato la parola "responsabilità"..Anche io più che la parola "colpa" userei le parole "responsabilità" , "influenza", in modo particolare la seconda..
Dare colpe a qualcuno a qualcosa credo sia prettamente inutile, anche perchè penso ci sia una variabile di fattori in gioco che agiscono contemporaneamente..
Di certo, bisogna stare attenti e non sottovalutare l'importanza di un genitore per un figlio secondo me. Per esempio mi sono arrabbiata tantissimo durante un episodio in casa mia in cui mia madre, davanti alle lamentele di mia sorella nei confronti del suo corpo (le parole testuali erano più o meno "come sto male cosi, ho le gambe enormi") rispose: "eh se mangiassi meno formaggio!"..
Io mi infuriai, incredula dopo che avevo avuto io dei problemi con il cibo mia mamma potesse dire delle cose del genere a una ragazza in lotta con la sua autostima, la sua identità e il suo corpo (ed era evidente che quella frase fosse anche una visione negativa di se stessa data da un periodo brutto della vita- credo razionalmente sapesse di non essere "grossa).
Beh questo per dire che, ovviamente dipende da una serie di cose..un commento sbagliato detto a una persona pienamente serena può non causare niente mentre la stessa cosa in una persona che lotta con se stessa o insicura puo generare effetti disatrosi..
Comunque puntare il dito non porta a niente mentre essere maturi e riconoscere l'implicazione delle nostre azioni nei confronti di qualcuno può avere un grande ruolo nella prevenzione/ cura.
Un abbraccio! Bellissimo post!

Veggie ha detto...

@ ali98 – Ciao ali98, ti ringrazio tantissimo per essere una mia lettrice, e sono davvero contenta che questo post ti sia piaciuto in particolar modo… Sì, penso anch’io che, in un certo senso, anche i genitori possano essere considerati “vittime” del DCA… perché comunque subiscono uno stress notevole a causa della malattia delle proprie figlie… e, sebbene indirettamente, ne vedono le loro vite pesantemente condizionate. Però penso che, in fondo, anche i genitori (così come gli amici) possano fare qualcosa: fornire il loro supporto e sostegno, e la loro disponibilità ad esserci qualora la figlia/amica ne abbia bisogno… già questo può voler dire tantissimo…

@ GaiaCincia – Perdonami, forse mi sono espressa in maniera erronea… Non intendevo dire che la famiglia non c’entra mai assolutamente nulla nello sviluppo di un DCA… ci sta benissimo che sia una delle millemila concause che contribuiscono alla comparsa della malattia… solo che non ne sono la causa primaria ed unica come invece gli articoli che ho linkato farebbero presagire. Se, in certi casi, ne sono causa, lo sono comunque in maniera parziale e più o meno marginale. In quanto al tipo di dipendenza sviluppata (che parliamo di DCA, di alcoolismo, di tossicodipendenza, etc… alla fin fine si rientra sempre nella tematica “dipendenze”), secondo me – mia opinione – dipende più che altro dal carattere del singolo… che, in quanto dotato del proprio carattere, anche di fronte allo stesso problema, può reagire sviluppando una “dipendenza” diversa da quella maturata da altre persone con un altro carattere… Per il resto, verissimo che i soliti luoghi comuni ci hanno proprio stufato… anche perché non hanno pressoché niente di vero… ci vorrebbe un’informazione più seria…

@ Raki89 – “il mio dca era causato da stress e ansia”. Guarda, penso che con queste tue parole tu abbia riassunto perfettamente il senso del post. A prescindere da quello che ti può aver detto tuo padre (e, per inciso, per quel poco e niente che può servire, mi dispiace davvero), tu hai comunque saputo scientemente riconoscere quali fossero le principali cause del tuo DCA, lasciando fuori i luoghi comuni sulla famiglia. Ecco, era esattamente quello che intendevo. E, hai ragione, è un vero peccato ed una vera ingiustizia che a questi articoli possa afferire gente “ignorante” in materia, che li prenderà per oro colato anche se non c’è niente di vero…

@ Fosca Roux – Hai ragionissima quando scrivi che solo l’esperienza spesso e volentieri permette di maturare quella capacità di captare determinati tipi di segnali che è veramente difficile avere quando siamo “vergini” di determinate malattie, o le si conoscono solo superficialmente, affidandosi ai luoghi comuni. Proprio per questo penso che campagne di prevenzione (soprattutto prevenzione secondaria) adeguate, potrebbero essere utili per captare un DCA in una fase precoce del suo sviluppo, laddove è più facile intervenire. In quanto al discorso dei genitori… bè, semplicemente credo che sia una cosa estremamente soggettiva. Nel mio caso personale la mia famiglia non c’incastra una mazza con la comparsa della mia anoressia, nel tuo caso invece ha avuto un’influenza più preminente… ovviamene ogni persona è una storia a sé, e certo in tal senso non si possono fare generalizzazioni. Quello che volevo dire – e chiedo scusa se non mi sono espressa in maniera chiara nel post – è che per quanto anche la famiglia, in certe persone, possa rappresentare una delle millemila concause che portano allo sviluppo di un DCA, non ne è la causa principale né determinante. E quindi trovo non corretto l’atteggiamento di quegli articoli, che puntano tutta l’attenzione solo sulle figure genitoriali, come se l’ammalarsi o meno dipendesse al 90% dalla famiglia. Ecco, spero di essermi spiegata meglio ora… ^__^”

Veggie ha detto...

@ Wolfie – Sì, mi sa che persino nella preistoria era meglio di così… ^__^” Anche perché peggio è un po’ difficile… Scherzi a parte, sono d’accordo con quello che scrivi… I DCA d’altronde sono malattie multifattoriali, quindi puntare il focus solo e soltanto sulla famiglia e sui genitori è sbagliato e deleterio… Nessuno dice che i genitori abbiano sempre e comunque influenza pari a meno di meno zero nello sviluppo di un DCA, penso che la cosa sia variabile da persona a persona… magari ci sono persone in cui la famiglia non ha influito per niente, e casi invece in cui c’è stata maggiore influenza… ma penso anche che ricondurre tutto ai genitori sia limitativo e sbagliatissimo. Un abbraccio a te…

@ MiNutroDiVita/Stefano – Sono perfettamente d’accordo con significato che tu ascrivi alla Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, perché anche secondo me è così che dovrebbe essere intesa: con un target relativo soprattutto a persone “ignoranti” in tema di DCA, quelli che per l’appunto credono ancora allo stantio luogo comune della colpa della madre, affinché possano avere una conoscenza veritiera dei DCA e, chissà, magari in futuro essere in grado di gestire un po’ meglio (per quanto possibile in queste situazioni, si capisce…) la malattia, qualora ne avessero a che fare… In quanto al discorso dei genitori, invece… certo, un conto è avere la razionale consapevolezza che non avete colpa per la malattia delle vostre figlie, altro paio di maniche è l’emotività, i sentimenti… è inevitabile che tra le 2 cose esista un gap, che non so se e come possa essere colmato. Penso però che quello che fai, e che faccio sia giusto: cioè il dire ai genitori di non colpevolizzarsi perché non è una loro responsabilità, poiché questa è nient’altro che la verità. Anche se con i sentimenti possono non arrivarci, credo che una razionale consapevolezza possa già rivestire la sua importanza… E’ vero che la crescita di un figlio è “dovere” (utilizzo la stessa parola che hai usato te, però la virgoletto, perché non sono in toto d’accordo con questo termine, ma vabbè…) genitoriale, ma questo secondo me non significa che un figlio è un sacco vuoto che il genitore riempie, e quindi poi se viene riempito male è responsabilità del genitore… perché un figlio si autodetermina, il che significa che ha le sue proprie responsabilità. Certo, immagino che per un genitore il legame affettivo col figlio possa essere fortissimo, però questo non significa a mio avviso che tutto viene risbattuto addosso al genitore, e che qualsiasi cosa succeda al figlio è colpa del genitore… perché per non fargli accadere niente, bisognerebbe che il genitore lobotomizzasse il figlio e non gli facesse fare niente. Non so, questo ovviamente è solo il mio pensiero, in quanto figlia, visto che tale sono, e mai madre, visto che non potrò esserlo. Quindi alla fine, sì, immagino che tu abbia molta più ragione di me perché tu parli per esperienza diretta, ed io soltanto sulla base di miei ragionamenti personali.

Veggie ha detto...

@ Lucy May – Penso che stiamo parlando di 2 cose diverse… Tu stai parlando del comportamento che può avere un genitore quando una figlia è già malata di un DCA, io sto parlando dell’entità del “fattore-genitore” sulla causalità nella comparsa di un DCA. In merito alla tematica che affronti nel tuo commento, ovvero in merito a come i genitori reagiscano di fronte a un DCA filiale, è vero che spesso cercano di negare il disturbo… però credo sia un atteggiamento normalissimo, perché è ciò che chiunque fa quando si trova posto di fronte a cose che non capisce e che gli fanno paura… Penso che chiunque, foss’anche solo per autodifesa, cerca di voltarsi dall’altra parte fino al limite estremo, credo sia un atavico meccanismo di difesa… perché immagino che per un genitore sia estremamente difficile accettare una malattia del genere in un figlio. In quanto alla disinformazione… è un dato di fatto che ci sia, c’è poco da dire. Si può solo sperare che in futuro le cose cambino, e fare nel nostro piccolo del proprio meglio per cercare di diffondere informazione corretta.
P.S.= Interessante la statistica del tuo terapeuta… c’è una fonte da cui l’hai presa? Hai un link, il titolo di un libro, di un rivista, insomma, un qualcosa da cui il tuo terapeuta ha tratto la statistica che ti ha riferito?... Sarei curiosa di leggerlo!!... (Io sono un po’ una nerd della statistica, lo sai… ^__^”)

@ Marta – Sono perfettamente d’accordo con te. Credo che sia normale, quando succede qualcosa di spiacevole (qualsiasi tipo di cosa) ad una persona cui si vuole bene, avere dei sensi di colpa e porsi millemila domande… ma sono fini a se stesse, né più e né meno del senso di colpa che, anzi, reputo addirittura deleterio. Molto più sensato, utile e produttivo per tutti, concentrarsi su ciò che si può fare da quel momento in poi per migliorare la situazione.

@ Laura C. – Esatto, Laura: nessuno dice che i genitori non c’entrino mai assolutamente niente con lo sviluppo di un DCA ma, come nel loro piccolo testimoniano anche i commenti delle altre ragazze a questo post, c’è chi non ha sentito l’influenza genitoriale nello sviluppo della propria malattia, e ragazze per le quali invece i rapporti coi genitori hanno rappresentato uno dei tanti fattori causali. Certamente non l’unico, perché i DCA sono patologie multifattoriali per antonomasia e di certo, come tu stessa scrivi, dei vari fattori che agiscono ce ne sono alcuni preponderati rispetto ad altri… che non devono però necessariamente ricercarsi nell’ambito familiare. Poi, penso che da un certo punto di vista sia quasi inevitabile che i rapporti con i genitori peggiorino quando si ha un DCA, perché si vengono a creare delle conflittualità, relative all’aspetto alimentare e non solo, che portano necessariamente ad un peggioramento del rapporto: ma siamo nell’ambito delle conseguenze, non delle cause della malattia. Non solo un DCA è così complesso che non si può fare un’attribuzione univoca di colpa, secondo me è proprio scorretto l’utilizzare la parola “colpa”, perché la trovo controproducente e meramente fine a se stessa: chi si colpevolizza si fa domande all’infinito sul perché sia successa una determinata cosa, e su come avrebbe potuto comportarsi per evitarlo… ergo, gira e rigira sul passato, che è inalterabile per definizione in quanto passato. E perde così tempo prezioso che avrebbe potuto impiegare per capire cosa potrebbe fare da quel momento in poi per cercare di migliorare la situazione. (continua...)

Veggie ha detto...

(...continua) In quanto al fatto che i genitori si nascondano dietro ad un dito od abbiano difficoltà a riconoscere la malattia delle proprie figlie, questo credo sia perfettamente naturale… ritengo che rappresenti una sorta di meccanismo di autodifesa, non il non accorgersene, ma il non volersene accorgere, il fingere di non capire perché altrimenti verrebbero messi di fronte ad una realtà che non conoscono, che non sanno come gestire… e dunque, in definitiva, che gli fa paura. Non dico che questo sia giusto, naturalmente, però, come dire, mi sembra molto umano. Penso che chiunque, di default, si comporti così se messo di fronte a situazioni che gli fanno paura/male. Certo, poi lavorare sulla comunicazione penso faccia sempre bene, a prescindere dalla presenza o meno di un DCA all’interno della famiglia, comunicazione che non deve passare necessariamente dall’amicizia genitore-figlio, anche se credo che una sorta di “amicizia” possa esserci nel momento in cui questa, se gestita in maniera adeguata, non comprometta l’autorità genitoriale, ma comunicazione che faccia capire al figlio di poter contare sulla presenza del genitore. Anche se, purtroppo, per esperienza personale mi tocca dire che nonostante nella mia famiglia ci sia stata sempre una comunicazione aperta, questo non ha impedito che io mi ammalassi di anoressia. Ma, certo, qui parlo esclusivamente per me, si rientra in quella variabilità interindividuale che ha fatto sì che le cause preponderanti che hanno causato la mia anoressia niente avessero a che fare con la mia famiglia. Ma parlo solo per me, e si sa che una sola persona racconta la propria storia ma non fa assolutamente statistica.

@ K. – Ti ringrazio… Sono contenta che tu sia riuscito a fare la scelta migliore per te stesso…

@ Vele/Ivy – Un comportamento genitoriale irreprensibile terrebbe i figli al riparo dalle malattie/avversità/dolori solo e soltanto se i figli fossero il sottoprodotto del comportamento genitoriale, dei sacchi vuoti da riempire. Ovviamente non è così… ciascuno di noi si autodetermina, e quindi i genitori possono fino ad un certo punto… e non si devono sentire in colpa per questo, perché è nell’ordine naturale delle cose… Ingenerare falsa sicurezza, peraltro, è sbagliato anche solo perché più di senti sicuro, più crolli se le cose non vanno come credevi sarebbero andate…

@ PrettyLittleGirl – Anche a me la parola “colpa” non piace affatto… perché presuppone intenzionalità… Ma quando ci si ammala di un DCA, di certo non è intenzione di nessuna delle persone che ci circonda il farci ammalare… In quanto ai commenti (genitoriali, come nel tuo caso, o meno), sicuramente molto dipende da com’è fatta la persona che li riceve e, dunque, da quanto riesce a farsi condizionare da ciò che le viene detto… Anche se resto dell’idea che i commenti altrui scivolino abbastanza addosso, e che alla fine il grosso lo facciamo noi da sole, con la nostra testa, Questo naturalmente non vuol dire che i genitori possono tranquillamente essere privi di tatto nei confronti dei figli, e dire loro tutto quello che gli passa per la testa senza neanche stare a pensarci su, perché è ovvio che non è così, foss’anche solo per quello che dovrebbe essere il ruolo educativo genitoriale stesso… ma da qui a dire che un commento buttato lì da un genitore possa precipitare la situazione psicologica di una figlia, mi sembra che ci sia un gap bello e buono nel mezzo… anche perché una cosa del genere presupporrebbe che la figlia fosse una specie di spugna che assorbe quanto le viene detto e lo interiorizza in maniera acritica, e negherebbe la capacità della figlia stessa di ragionare su ciò che le viene detto, e di autodeterminarsi… Un abbraccio a te!...

PrettyLittleGirl ha detto...

Beh non lo so, tutto dipende in che situazione sei..è come quando uno dice "perchè suicidarsi per delle prese in giro?"..ecco io non volevo mettere l'accento sul commento o la x cosa detta ma sulla situazione in cui la figlia può trovarsi in quel momento e cosa sta passando..anche perchè scherzi a parte, in molti casi si è davvero delle spugne se manca una struttura identitaria forte e non fragile..e con questo mica dico che uno non ragioni ma che certe volte la fragilità psicologica già presente fa tanto..
Scusa non voglio sembrare che voglia contraddire, ultimamente ti ri- rispondo mille volte ma ho capito che abbiamo la stessa "opinione" di base ma forse con sfumature diverse..
Cioè nemmeno io credo che un commento DA SOLO faccia una strage eh..a me preoccupa più quando si dicono delle cose a delle ragazze comunque in formazione e adolescenti, che pur essendo intelligenti possono dare una certa importanza a delle influenze esterne, cosa che magari data una certa struttura di personalità già formata certe persone fanno..

PrettyLittleGirl ha detto...

* cioè ho sbagliato: cosa che chi ha una personalità già formata non fa

Laura C. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Fosca Roux ha detto...

Cara Veggie,
secondo me, tu spieghi benissimo il tuo punto di vista, non lasci nulla al caso, non dai spazio al fraintendimento e sei rigorosa nello spiegare i concetti.
Dico questo per dire che capisco a pieno il senso dell'articolo che hai postato, e condivido il giudizio sui tre articoli, io tendo ad avere un atteggiamento... un "po'" critico verso tutto e tutti -.- quindi sento sempre l'esigenza di dire la mia :)

Se mi è concesso, rettifico il senso del mio primo commento: ognuno si avvicina alla malattia (l'anoressia, nel mio caso anche la depressione) per motivi vari, che dipendono da fattori interni/personali (nel senso che dipendono dal rapporto che di ognuna di noi ha con se stessa e da come ognuna si relaziona al mondo esterno) ed esterni che si mescolano in modo micidiale.
Dico che a questa miscela già esplosiva di suo, un ambiente familiare particolarmente ansiogeno o non curante può produrre un peggioramento.
Cioè se per cercare tenere sotto controllo l'ansia, esercito il controllo feroce su me stessa, e poi vivo 24/7/365 in un ambiente stressante e altrettanto aggressivo, la mia ansia peggiora e il mio schema mentale diventa sempre più autodistruttivo.
Quindi secondo me, la maturità, l'atteggiamento e l'ambiente creato dai genitori conta moltissimo.

^_^ A presto!

Veggie ha detto...

@ PrettyLittleGirl – Guarda che tu mi puoi rispondere tutte le millemila volte che vuoi, nessun problema!... Anzi, mi fa proprio piacere poter “parlare”, condividere, scambiare opinioni con una persona di cui ho stima come te. E se anche mi vuoi contraddire… bè, non c’è niente di male: non ho mica la verità assoluta in tasta, ci mancherebbe… Dico semplicemente come la penso, e tu mi dici la tua, e a prescindere da chi delle 2 possa avere ragione/torto, credo sia proprio dallo scambio che ci si arricchisce interiormente e si “cresce”… Comunque sì, credo anch’io che la pensiamo allo stesso modo di base, ma che poi abbiamo delle sfumature diverse… e questo immagino che dipenda principalmente sia dalle differenti esperienze di vita che abbiamo avuto, sia dal carattere diverso… ma è meglio così, perché almeno possiamo confrontarci e completarci a vicenda. A parte questo.. sì, è ovvio che chi non ha una personalità ancora completamente strutturata, come spesso succede durante l’adolescenza, tende a subire di più le influenze esterne… e poi, al di là della personalità, dipende anche dal carattere del singolo, perché ci sono delle persone che riescono a sbattersene di quello che dicono gli altri, e delle persone che invece ne vengono condizionate, a tutte le età… e questo pensi sia anche conseguenza del backgound individuale, ma anche della propria sensibilità personale, che può rendere più o meno vulnerabili a questo genere di stimolo… Poi è ovvio che un singolo commento non smuove niente… diverso è quando il commento di un certo tipo viene reiterato e diventa martellamento psicologico… ecco, in quel caso sì, credo che possa avere influenza su una personalità in corso di formazione..

@ Laura C. – E’ vero, sul termine prevenzione c’è MOLTA confusione. Non so se hai letto questo mio post:
http://anoressiabulimiaafterdark.blogspot.it/2013/04/ritornando-sulla-prevenzione-dei-dca.html
Al di là della parte strettamente relativa ai DCA, cerco di spiegare la differenza tra prevenzione primaria/secondaria/terziaria, nonchè il perché tali forme di prevenzione non sono ugualmente efficaci ed adatte per malattie come i disturbi alimentari.
In quest’altro post: (non so se li hai già letti, e se lo hai fatto mi scuso per l’esubero di link…)
http://anoressiabulimiaafterdark.blogspot.it/2011/05/educazione-e-prevenzione.html
forse ancor più centrato sulla problematica, pongo in discussione quanto effettivamente si possa fare prevenzione – e quanto possa essere efficace – su malattie come i DCA. (continua...)

Veggie ha detto...

(...continua) In breve, a mio avviso, la prevenzione su cui si dovrebbe primariamente puntare quando si parla di DCA è la prevenzione secondaria, ovvero la diagnosi precoce. È l’unica che veramente penso dovremmo incrementare perché può essere veramente efficace. E come la si incrementa? Con un’informazione corretta. Rivolta ai genitori in primis, certo. Gli esempi che citi nel tuo ultimo commento sono tutti relativi invece alla prevenzione primaria, e su quella hai ragione tu: paradossalmente rischia di essere ancor più nociva, vuoi perché il genitore diventa ossessivo e soffocante, vuoi perché induce il figlio a centrare l’attenzione su un qualcosa che per lui non aveva alcuna importanza perché magari, appunto, era solo un momento che di per sé sarebbe finito relativamente in fretta. Purtroppo è difficile tracciare un distinguo tra “una fase transitoria” e “il preludio a un DCA conclamato”, per questo sarebbe importante che ai genitori venisse insegnato a riconoscere non segnali meramente alimentari, che possono pure essere fuorvianti, ma tutta quella serie di altri comportamenti (extra-alimentari!) che la persona con un DCA può mettere in atto, e che possono far suonare il campanello d’allarme e far drizzare al genitore le antenne su quello che potrebbe essere il futuro sviluppo di un DCA. Ci vorrebbe maggiore educazione, e anche maggiori spiegazioni… perché questo potrebbe far diminuire la paura, e dunque diminuire la tendenza genitoriale a “chiudere un occhio” di fronte a tali malattie, per cui poi sono “costretti” ad accorgersene solo quando la situazione è veramente degenerata…
E, sì, sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che giornate come quella del 15 Marzo dovrebbero essere maggiormente sponsorizzate… ma guarda com’è brava la gente a chiudere gli occhi di fronte ad argomenti così spinosi da trattare…


@ Fosca Roux – Guarda che qui ti è concesso di scrivere qualsiasi cosa… Anzi, se la critica è costruttiva e fatta con intelligenza, come la tua, è assolutamente la benvenuta, perché io credo moltissimo nello scambio tra chi la pensa in maniera diversa… quando tale scambio è naturalmente mirato alla discussione, e non al mero battibecco, sterile e fine a se stesso. Hai tutto il diritto di dire la tua, e fai benissimo a farlo, mi fa molto piacere!... Detto questo, sì, sono d’accordo con te sia sulla patogenesi dei DCA (e, naturalmente, anche di altre problematiche, come tu fai giustamente notare) sia sul fatto che un determinato ambiente familiare può presentare un fattore peggiorativo alla patologia di base… il che però non significa che ne sia la causa, o per lo meno non la causa primigenea… Io penso che le cause siano quelle che hai appunto detto tu: un mix di fattori interni/personali, che sono quelli che la giocano da padrona, fomentati da fattori esterni che possono rappresentare dei veri e propri detonatori per l’innesco (sub)clinico della malattia. Poi, giustamente, se inserisci tutto questo in un contesto familiare, diciamo, “sfavorevole”, di sicuro la cosa non giova… Sull’ultima parte del tuo commento non saprei, nel senso che penso sia una cosa molto soggettiva. Magari per certe persone è come dici te, e per altre no. D’altronde, se parliamo prettamente da un punto di vista preventivo, poiché in alcuni casi potrebbe essere effettivamente come dici tu, è bene tutelare tutti a prescindere ed agire sulla famiglia in maniera tale da creare un ambiente migliore.
Grazie per la tua risposta!... Un abbraccio e a presto!...

Laura C. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
 
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