Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 16 maggio 2014

Alcuni comuni misconcepts sull'anoressia

Oggi vorrei parlarvi di quelli che, a mio avviso, sono alcuni comuni misconcepts che la gente ha sui DCA, perché queste malattie vengono spesso e volentieri presentate in maniera erronea le rare volte che i mass-media ne trattano. Non intendo trattare diffusamente di tutti i falsi luoghi comuni che circolano su anoressia/bulimia/binge (magari in futuro scriverò un post anche su questo, vedremo…), ma semplicemente soffermarmi su alcuni aspetti relativi all’erronea interpretazione dei DCA da parte di chi non ne ha mai sofferto. Si tratta della mia personale opinione, per cui vi invito vivamente a lasciare commenti soprattutto se la pensate diversamente da me, o se credete che io abbia perso per strada qualcosa d’importante.

Arriviamo al dunque.
Un paio di giorni fa ho letto su Twitter questa frase:

“L’anoressia è un capriccio di ragazzine viziate, e io non ho tempo né energie da sprecare per stare al loro gioco.”

A suo modo, trovo questa frase “illuminante” sotto un sacco di punti di vista. È così sbagliata, così dannosa e pur nella sua brevità incarna così tanto di ciò che c’è di stereotipato nella comune visione dei DCA.

Lasciamo perdere chi abbia scritto questa frase, non è questo il punto. Del resto, un tweet che non può contenere più di 140 caratteri, è necessariamente decontestualizzato. Non ho niente nello specifico contro la persona che ha scritto questa frase, non la conosco neppure: utilizzo semplicemente questa frase come punto di partenza, per farvi capire come parole di uso così comune, nei Social Network e nei mass-media contribuiscano in larga misura a creare qui falsi cliché che purtroppo accompagnano fedelmente i DCA nella mente della gente che non ha mai vissuto questa malattia.

Dunque, una breve lista delle pericolose e fuorvianti implicazioni che vedo implicite in questa frase, che così spesso viene riecheggiata dai mass-media.  

1. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA) come un capriccio, si mette in secondo piano la severità di queste malattie e la loro complessa e multifattoriale eziologia. 

• Prendete la frase di prima e, al posto della parola “anoressia”, sostituite “schizofrenia”, “depressione”, “disturbo bipolare”, “ansia generalizzata”, “disturbo post-traumatico da stress”, etc. Non sono capricci, sono tutte quante patologie che possono mettere l’individuo in pericolo di vita. Sono vere e proprie malattie mentali che comportano peraltro un sacco di complicanze fisiche.

• Un “capriccio” è un qualcosa che viene messo in atto per attirare l’attenzione, e che cessa di essere nel momento in cui l’obiettivo viene raggiunto. I DCA non sono modalità per attirare l’attenzione altrui: sono malattie multifattoriali, le cui cause sono tantissime e variabili da persona a persona. Nessuno con un DCA vuole mettersi in mostra, il disturbo è solo una strategia di coping per cercare di tamponare le molteplici problematiche presenti nella vita di chi ha anoressia/bulimia/binge.

Nota a margine: A mio parere, una persona che ha un DCA e che dice “Sì, l’ho fatto per attirare l’attenzione dei miei genitori/amici/etc”, è tale e quale ad un tossicodipendente che dice “Smetto quando voglio”. Penso che questo abbia a che fare, in parte, con l’incapacità di ammettere la serietà del problema, o comunque con l’incapacità di ammettere quanto il DCA sia efficace come strategia di coping per i propri problemi personali. Altresì, non si spiegherebbe come mai, quando i suddetti genitori/amici/etc si accorgono del problema e trascinano la figlia/amica/etc dai medici, e dunque le prestano tutta l’attenzione di questo mondo perché preoccupatissimi per la loro salute psicofisica, queste persone non guariscano immediatamente. Se fosse veramente una richiesta d’attenzione, quando quell’attenzione arriva il DCA dovrebbe sparire, o no?!  

2. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA) come un qualcosa “da ragazzine” o, comunque, da persone infantili ed immature, si creano difficoltà ancor più enormi a chi si ammala di DCA e non è più così giovane. 

• L’anoressia e I DCA in generale NON sono un’esclusiva delle adolescenti. Ci sono molti studi che dimostrano come i DCA possano colpire a qualsiasi età, ed ambo i sessi. Quindi è assurdo circoscrivere i DCA alle ragazze giovani di sesso femminile, quando a soffrirne sono anche donne adulte, ed uomini.

• Se si vuol fare riferimento ad un presunto “infantilismo” od “immaturità”, sappiate che soffrono di DCA anche molti professionisti affermati nel mondo del lavoro e con un’ampia vita sociale. Cosa si potrebbe dire delle madri che lavorano, crescono figli, cercando di mandare avanti casa e famiglia, eppure combattono quotidianamente contro il loro DCA? I DCA non sono circoscritti solo ad alcune particolari fasce d’età, sesso, razza, status socioeconomico, livello d’istruzione od orientamento sessuale. Possono colpire chiunque ed in qualsiasi momento della vita  

3. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA) come un qualcosa messo in atto da persone “viziate”, si ammette implicitamente che solo poche persone “se lo possano permettere”. 

• L’idea che un DCA possa interessare soltanto persone “viziate” è assolutamente ridicola. Implica, indirettamente, che i DCA riguardano solo adolescenti appartenenti a classi sociali medio-alte, che non hanno niente di meglio da fare e che possono permettersi di fare capricci, appunto.

• Questo implica peraltro un qualcosa di ben peggiore: implica che, quando la persona che ha un DCA trova qualcosa da fare (per esempio lo studio, il lavoro, la nascita di un figlio, etc…) allora guarisce dal DCA. E guarisce perché ha molto da fare e quindi non ha più tempo da perdere col DCA. Implica che, se una rimane malata anche dopo aver trovato "altro da fare", allora è un'incapace fallita. Ehi, ragazze, non vorreste che guarire dall’anoressia fosse veramente così semplice? Basterebbe trovare lavoro o figliare come se non ci fosse un domani, e saremmo a posto.

• Queste implicazioni sono veramente frustranti per chi ha un DCA, perché è ovvio che le cose non stanno così. Ci sono donne che hanno figli, e che comunque continuano a dover quotidianamente affrontare il loro DCA. E non sono delle immature, non hanno tempo da perdere, eppure il DCA rimane sempre lì. Perché? Perché è una malattia, non un capriccioso passatempo borghese. E, infine, quella che a mio parere è la più grande pecca di questa frase:

4. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA)come un “capriccio da ragazzine viziate” si sposta la colpa sulla malata. È un modo assolutamente SFACCIATO per incolpare la paziente. 

• Questo implica che se qualcuna continua a rimanere incagliata nel DCA, è perché non si sta impegnando abbastanza, perché sta continuando a fare i suoi capricci infantili. E questo oscura il fatto che i DCA siano malattie dove, sì, la volontà è cruciale, però è necessaria ma non sufficiente. Inoltre, non viene preso in considerazione il fatto che i DCA hanno molteplici cause, e che sono quelle che vanno affrontate per poter stare meglio. Inoltre non tutte ricevono lo stesso supporto (tanto da parte dei medici quanto da parte di familiari/amici) e questo può svantaggiare certe persone che avrebbero anche la volontà ma fattivamente non i mezzi per incanalarla in maniera utile e positiva. Non considera il fatto che non si possono fare generalizzazioni perché le cause di un DCA variano da persona a persona – il che spiega peraltro come mai persone diverse rispondono in maniera differente ad uno stesso tipo di trattamento. Non considera il fatto che la malattia è tale.

Combattere contro il proprio DCA è possibile, ad ogni qualsiasi età. E non sta scritto da nessuna parte che se in passato, per un periodo più o meno lungo di tempo, la propria vita è stata dominata dal DCA, allora dovrà essere così anche in futuro. Ma è assurdo pensare che un DCA sia una malattia come l’influenza, dalla quale si può guarire in toto in breve tempo, senza alcun residuato. Ci vogliono anni ed anni di riabilitazione nutrizionale e di psicoterapia per poter stare meglio. E per alcune persone, persino il ricevere questo tipo di cure è un problema, perché non hanno disponibilità economiche e/o perchè purtroppo gli stessi medici hanno talvolta dei grossi preconcetti su chi si ammala di DCA.

Io non so se la persona che ha scritto quella frase su Twitter volesse dire tutte queste cose che io penso siano implicate nella sua affermazione (sinceramente ne dubito!), ma non è questo che importa. Ho utilizzato questa frase solo come punto di partenza per lanciare qualche insight rispetto alle problematiche che sorgono quando la gente che non li ha vissuti in prima persona parla dei DCA. E di come i mass-media stessi, in effetti, li presentano.

Una persona che ha un DCA e che legge una frase del genere, conosce la verità, e non se ne cura. Ma se una frase del genere viene letta da chi non ha un DCA, si rinsalderà in lui/lei ancor di più la sbagliatissima convinzione che anoressia, bulimia, binge e DCAnas siano capricci di adolescenti che vogliono imitare le modelle, e che guarire da un DCA significhi semplicemente “crescere”.

14 commenti:

Fede ha detto...


Da qualche tempo leggo questa pagina e mi ha colpito molto questo post, quindi ho deciso di commentare nonostante un po' di timidezza. Grazie al mio percorso di studi ho studiato i DCA e non ho mai pensato fossero dei capricci infantili e da persone viziate dalla volontà debole. Nonostante ciò, da quando il mio rapporto con il cibo è cambiato, pensavo spesso, proprio come dici tu, "smetto quando voglio", "in fondo a me piace mangiare", etcetera. Giustificavo (e spesso giustifico ancora) il mio comportamento alimentare proprio attraverso questi pregiudizi, mentre riconosco nelle altre persone che ne soffrono l'esistenza di una malattia vera e propria. Sono sempre stata, a detta degli altri, molto critica con me stessa e so che probabilmente questo è un tratto della mia personalità che ha inciso parecchio, ma sono anche una persona razionale. Contesto a me stessa questi pregiudizi e penso sia utile condividere le argomentazioni: se io le uso per i miei pregiudizi, forse sono utili a chi riceve critiche simili:
- "è solo un capriccio: lo faccio solo per attirare l'attenzione"...ma ora che ho avuto attenzione, perché non riesco a far tornare tutto come prima?
- "è una cosa infantile, da ragazzine"...sono giovane, è vero, ma questo comportamento è scaturito a 23 anni, quando ormai sono laureata e libero professionista, con tante responsabilità. In letteratura scientifica poi ci sono molti casi anche più tardivi, di persone ben inserite nel mondo professionale e sociale.
- "è una cosa da viziate, gente che non ha nulla da fare"...ho mille impegni ed è proprio questo che mi favorisce: pensare al cibo mi serve a non pensare a tutte le preoccupazioni, se non ho tempo per fare tutto sono giustificata a saltare un pasto...
- "le cose non cambiano perché non mi impegno abbastanza"...la volontà è fondamentale, è vero. Se mi dessero 100€ ad ogni boccone sarei motivata, eccome, quindi il mio impegno sarebbe massimo, ma certi giorni non servirebbe niente lo stesso (anche se ti impegni, non puoi farti passare la febbre, anche se prendi la medicina).

Sono stata un po' troppo prolissa (pensare che all'inizio mi vergognavo a scrivere!), ma spero che sia utile a qualcuno, anche solo un po'.
Grazie per dare spazio attraverso questo blog a così tante belle persone.

Fede

GaiaCincia ha detto...

Questo genere di frasi danneggiano specialmente chi ha un dca e sta cominciando a prendere coscienza della propria malattia. Instillano il dubbio di essere solo delle persone viziate e inette, di non meritare di essere curate.

Le malattie mentali sono importanti quanto quelle fisiche, anche se "non si vedono". Ti consumano dentro come un tumore, e come un cancro possono rimanere nascoste per anni e riprendere il sopravvento molto tempo dopo. Il simpatico utente avrebbe mai twittato «Il cancro è un capriccio di ragazzine viziate, e io non ho tempo né energie da sprecare per stare al loro gioco.»? Non credo. Ma è come se l'avesse fatto.

Clarissa Maria Segala ha detto...

Veggie, questo post devo dire, è uno dei migliori che tu abbia mai scritto quindi: complimenti!
Come tu ben sai, io non ho mai sofferto di alcun tipo di disturbo alimentare, bensì di ansia generalizzata. Come nei DCA per quanto riguarda l'ansia mi prendono tutti per pazza dicendomi: "ti preoccupi troppo" oppure "fregatene". Perché per me non è così facile? Semplice: non ci riesco. Il mio cervello si rifiuta di non pensare a cose come: oddio se succede questo, perché lui fa così, ma è davvero così ecc... Domande che si susseguono ininterrottamente che mi causano palpitazioni, un masso nel polmone che mi fa far. F fatica a respirare, sudore freddo ecc eppure tutti continuano a prendermi per pazza. Ma mi sto dilungando e allontanando troppo da quello che dovevo dire realmente. Per quanto riguarda i DCA secondo me, in quel tweet era riassunto la punta dell'iceberg di quello che la gente vede. E nessuno si preoccupa di vedere cosa c'è sotto l'acqua in profondità e il fenomeno pro-ana ha sicuramente alimentato questo fatto. Il fatto che la gente veda scritto sui blog pro-ana: "sono alta 160 cm e peso 58kg, oddio sono una balena", oppure: "devo dimagrire!" Tutte queste cose spingono chi non ha mai avuto un DCA o non ci ha mai avuto a che fare a pensare: che stupide queste qua, ragazzine viziate! Ed ecco a te il menù completo del pregiudizio numero 1!
Per farla breve, secondo me avresti dovuto includere il fenomeno pro-ana oltre ai mass media, poiché ha influito davvero molto sui pregiudizi che hanno sulle persone affette da DCA. A mio avviso sono davvero troppe le persone che non si fermano a pensare ed indagare, ed è un peccato perché è una malattia complessa ma anche "comprensibile" per alcune persone. Le anoressiche restringono, le bulimiche si abbuffano e poi rimettono, ed io invece mi taglio le pellicine o mi distruggo i capelli. È un modo di sfogare la rabbia come un altro.
Scusa, mi sono dilungata troppo.
Un abbraccio

Clarissa Maria Segala ha detto...

Veggie, questo post devo dire, è uno dei migliori che tu abbia mai scritto quindi: complimenti!
Come tu ben sai, io non ho mai sofferto di alcun tipo di disturbo alimentare, bensì di ansia generalizzata. Come nei DCA per quanto riguarda l'ansia mi prendono tutti per pazza dicendomi: "ti preoccupi troppo" oppure "fregatene". Perché per me non è così facile? Semplice: non ci riesco. Il mio cervello si rifiuta di non pensare a cose come: oddio se succede questo, perché lui fa così, ma è davvero così ecc... Domande che si susseguono ininterrottamente che mi causano palpitazioni, un masso nel polmone che mi fa far. F fatica a respirare, sudore freddo ecc eppure tutti continuano a prendermi per pazza. Ma mi sto dilungando e allontanando troppo da quello che dovevo dire realmente. Per quanto riguarda i DCA secondo me, in quel tweet era riassunto la punta dell'iceberg di quello che la gente vede. E nessuno si preoccupa di vedere cosa c'è sotto l'acqua in profondità e il fenomeno pro-ana ha sicuramente alimentato questo fatto. Il fatto che la gente veda scritto sui blog pro-ana: "sono alta 160 cm e peso 58kg, oddio sono una balena", oppure: "devo dimagrire!" Tutte queste cose spingono chi non ha mai avuto un DCA o non ci ha mai avuto a che fare a pensare: che stupide queste qua, ragazzine viziate! Ed ecco a te il menù completo del pregiudizio numero 1!
Per farla breve, secondo me avresti dovuto includere il fenomeno pro-ana oltre ai mass media, poiché ha influito davvero molto sui pregiudizi che hanno sulle persone affette da DCA. A mio avviso sono davvero troppe le persone che non si fermano a pensare ed indagare, ed è un peccato perché è una malattia complessa ma anche "comprensibile" per alcune persone. Le anoressiche restringono, le bulimiche si abbuffano e poi rimettono, ed io invece mi taglio le pellicine o mi distruggo i capelli. È un modo di sfogare la rabbia come un altro.
Scusa, mi sono dilungata troppo.
Un abbraccio

* Viellina * ha detto...

Non so se hai letto il mio commento all'ultimo post di Hereisirene... In pratica ho scritto che le malattie “fisiche” vengono sempre considerate come più gravi e più importanti. L'altro giorno stavo guardando Verdetto Finale e Domenico Mazzullo ha detto che la depressione è peggio del cancro. Io non me la sento di decretare il primato di una malattia sull'altra, ma credo che sarebbe ora di oltrepassare questa assurda svalutazione delle malattie psichiatriche.
La banalizzazione dei DCA è assurda.

Io però non sono d'accordo sulla tua “nota di margine”. Io volevo davvero attirare l'attenzione.
Come ho già scritto mille volte, ero depressa già prima di sviluppare il sintomo alimentare (la depressione mi è stata diagnosticata solo dopo, quando mi sono fatta vedere per il DCA, ma ero depressa già da prima)... Ho cercato in tutti i modi di chiedere aiuto, scongiurando mia madre di portarmi da uno psichiatra (a quei tempi ero minorenne). Cosa ho ottenuto? NIENTE, INDIFFERENZA TOTALE - o al massimo qualche risata in faccia!
Poi mi sono messa con il mio ragazzo che ha mostrato una certa preoccupazione per alcune mie “fisse” in campo alimentare... Da lì, l'illuminazione : avrei potuto sfruttare questa cosa per ottenere affetto, attenzione, aiuto. Se a parole non venivo ascoltata, avrei usato il corpo per comunicare la mia sofferenza. Come ho scritto sopra, le complicanze fisiche vengono notate e prese seriamente, mentre il disagio psicologico viene sminuito... Quindi, divenendo visibilmente malata, avrei ottenuto ciò che volevo... Peccato che mi fossi solo illusa. Chi non ti calcola quando stai "bene", non ti calcolerà neanche quando stai male. Nessuno è mai stato “preoccupatissimo per la mia salute psicofisica”, se non il mio ragazzo. Io però desideravo che i miei genitori lo fossero e ciò non è mai accaduto. La mia strategia è risultata fallimentare, ma ormai io mi ero stata sopraffatta dalle ossessioni e non riuscivo a liberarmene, nonostante non fossero più funzionali.
Chiaramente la ricerca d'attenzione non è stato l'unico fattore causale perché, come hai detto tu, entrano in gioco moltissimi fattori... Però è stato quello principale, insieme al desiderio di vendetta, di punire i miei (infatti quando piangevo dicendo di voler mangiare e di non poterlo fare e il mio ragazzo mi chiedeva cosa mi impedisse di farlo io gli rispondevo sempre “non posso darla vinta a mia mamma” perché volevo che lei soffrisse nel vedere che stavo male a causa sua), di farli sentire in colpa... Tutte cose che NON sono avvenute -.-” Ma questo è un altro discorso xD

Concordo pienamente sui punti 2-3-4, nulla da aggiungere.

mara ha detto...

è assurdo che la gente possa pensare ancora che l'anoressia sia solo un capriccio di ragazzine viziate .....Attraverso queste parole mi rendo conto di come questa malattia venga sottovalutata ...come sto notando ultimamente anche nei film questa malattia viene molto sottovalutata se ne parla sempre come se fosse un capriccio o come se fosse qualcosa simile ai vegetariani (credetemi proprio oggi ho sentito fare questo paragone in un film ) comunque in ogni caso concordo con te l anoressia come le altre malattie possono averle ragazze ragazzi genitori e anche dottoresse ...poco tempo fa in un paese vicino al mio è morta una dottoressa di anoressia ...purtroppo lei non c' è l ha fatta a combattere questa malattia ....che di certo non è un capriccio ma che viene a seconda delle problematiche che cambiano da persona a persona come hai detto tu ....chiome viellina anche io non concordo del tutto sulla nota in cui dici che non lo facciamo per cercare attenzioni ...beh in realtà io in un certo senso l ho fatto per quello inizialmente e solo Dopo insieme alla psicologa ho capito quali sono alcuni motivi che mi hanno spinto a ciò ....

Wolfie ha detto...

Sono completamente d’accordo col post.
Quando ho letto quel tweet, l’ “ignoranza” della persona che può averlo scritto mi ha fatta rabbrividire. E mi ha fatto ancor più rabbrividire il pensiero che quelle parole racchiudano uno spaccato di come in generale le persone che non conoscono i dca la pensino a proposito di queste malattie. Del resto, se tutta l’informazione che viene fatta sui dca è quella che si sente in televisione, è inevitabile che le persone maturino idee tanto distorte e stereotipate a proposito di queste malattie: perché è proprio la televisione prima di tutto a dipingere i dca nella stessa maniera in cui ne parla chi ha scritto quel tweet. E la cosa mi rattrista molto, sinceramente.
A parte questo, sono d’accordo con i punti sottolineati a proposito di questo tweet.
Penso che il fatto che i dca siano ritenuti malattie da “ragazzine” derivi dal fatto che nella maggior parte dei casi in effetti ci si ammala durante gli anni dell’adolescenza, ma “nella maggior parte dei casi” non è affatto sinonimo di “in tutti i casi”. Solo che spesso le persone non ci pensano, e tendono a fare delle tanto sbagliate quanto inutili generalizzazioni.
Il fatto poi che i dca siano malattie, è inoppugnabile. Solo che chi non le ha vissute pensa che siano capricci, perché forse crede che come la persona decide di mangiare meno o decide di vomitare, allora possa anche decidere di ricominciare a mangiare normalmente. Ma qui i problemi sono due: innanzitutto, non è vero che proprio si “decide”, o meglio, all’inizio effettivamente si decide, ma poi man mano che la malattia prende campo, la decisionalità si riduce sempre di più, perché si precipita nel vortice della malattia, per cui ci sono delle cose che non riesci a non fare, e alla base non ci sta più una decisione lucida. E poi, considerazioni di questo genere evidenziano come le persone vedano solo la malattia da un punto di vista fisico: per loro tutto il problema si riduce al mangiare o non mangiare, per cui pensano che una volta che la persona nuovamente “mangia normalmente” allora è tutto risolto, quando invece non è affatto così perché i veri problemi sono altri, e non li risolvi semplicemente sulla base di come o quanto mangi.
Inoltre, mi ritrovo anche nella considerazione che non è che se si hanno altre cose da fare, allora il dca viene automaticamente messo da parte. Io ora sono una persona adulta ed ho tutta una mia vita, però non è che questo mi ha fatto miracolosamente guarire dalla bulimia, magari!!!!!!!!!!!!! Avere delle attività alternative ma soprattutto delle persone vicine che ti danno un aiuto è sicuramente molto utile, però non è risolutivo, perché stiamo appunto parlando di una malattia, e non di un “capriccio”.
Infine, vorrei dire che io sono d’accordo anche con la “nota a margine”. Banalmente mi verrebbe da dire che sono d’accordo perché le varie motivazioni che mi hanno spinto verso il dca sono state ben diverse dal voler attirare l’attenzione (anche perché comunque ho avuto la fortuna di avere genitori sempre tutto sommato attenti a me), e anche perché, con la bulimia, il mio corpo è sempre stato tutto sommato “normale”. Però in realtà anche leggendo di commenti di Mara e Viellina, mi sembra di capire una cosa: un corpo che dimagrisce molto inevitabilmente attira l’attenzione di chiunque, perché è incongruo e anomalo. Quindi, forse, ad un certo punto con quell’aspetto fisico hanno sfruttato anche il fatto che si potesse attirare una certa tipologia di attenzione. Però questa è una cosa che è venuta dopo, per cui mi verrebbe da pensare che all’inizio le motivazione che hanno spinto verso il dca (o la depressione nel caso di Viellina) fossero diverse dal voler attirare l’attenzione, ma esprimessero disagi ben più complessi e profondi.
Ah, vorrei anche ringraziare Fede del suo commento: io leggo sempre i commenti di voi ragazze, e tutto quello che leggo in un modo o nell’altro mi fa riflettere e quindi mi è sempre utile. Per cui, grazie a chiunque lascia i suoi commenti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Jonny ha detto...

La veridicità di ciò che sta scritto in questo post – nota a margine inclusa – mi pare talmente scontata, che reputo superfluo ogni commento a tal riguardo.

Vorrei piuttosto dedicare 2 parole all’imbecille che ha twittato simili minchiate, sia mai che passa di qua per raccogliere i diritti d’autore per la citazione.

Caro/a imbecille, ti prego, lasciami il link della tua pagina Twitter, perché su Twitter ci sono anch’io, così posso iscrivermi come tua follower. In questo modo, anche qualora dovessi sentirmi una perfetta cretina per una qualsiasi ragione, potrò leggere i tuoi tweet e ricordarmi così che c’è sempre almeno una persona che sta messa peggio di me. Se sei uno/a di quelli che non ha la più pallida idea di cosa sia l’anoressia, salvo una parola composta da 9 lettere, vedi di chiudere la bocca, perché quello che ci esce non è in alcun modo differente da quello che ti esce dal culo. È palese che tu non abbia la benché minima concezione di questa malattia, per cui anziché sparare cazzate senza cognizione di causa, vedi di impiegare in maniera più utile il tuo tempo, che so, per esempio tirando testate al muro, così magari anche quell’unico neurone che ti è rimasto muore e non soffre più di solitudine. Oppure suicidandoti, la quale sarebbe una gran conquista per la società intera, poiché di paladini degli stereotipi non ce ne facciamo un cazzo. Del resto, non ci si aspetta niente da un illetterato analfabeta come te, il cui programma preferito è sicuramente “Uomini & Donne”, e penso proprio sia il caso non solo di non farsi il sangue amaro, ma nemmeno di perdere tempo a leggere le minchiate di uno/a che in vita sua ha sentito parlare dell’anoressia solo a programmi condotti da Barbara D’Urso o da Belen Rodriguez, e che non gli è passato neanche per l’anticamera della sua testolina acefala di provare a leggere documentazione scientifica sui disturbi alimentari, e che al massimo in vita sua avrà letto la biografia di Zlatan Ibrahimovic e che di sicuro fa fatica persino a leggere le istruzioni per l’uso sul fustino del detersivo le poche volte che sta seduto/a sul cesso a cagare senza avere sotto mano una copia di “Cioè”.

Anonimo ha detto...

. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA) come un qualcosa “da ragazzine” o, comunque, da persone infantili ed immature, si creano difficoltà ancor più enormi a chi si ammala di DCA e non è più così giovane.
BRAVA Veggie!! E proprio vero, perche io che ho 42 anni spesso mi sono sentita dire . ma come sei una donn, hai dei fihgli e sei caduta in questa cosa da adolescenti. In generale cé pocha cmprensione per i dca, ma ancora di meno per fascia di eta piu adulta.un forte abraccio miriam

Anonimo ha detto...

Veggie, prima di tutto ti ringrazio per tutto il lavoro che sta dietro il blog e per l'aiuto che ci dai.
Approfitto di questo tuo spazio per rivolgere una domanda a chi vorrà/potrà rispondere.
Come affrontare il peso recuperato dopo l'anoressia? Secondo i medici io sono tornata nel range sicuro del normopeso però ho ancora molte difficoltà nell'accettarmi a questo peso, anche perché l'aumento è avvenuto abbastanza rapidamente e non sono abituata a vedermi così "grande". Non ho intenzione di tornare indietro sui miei passi, non rimpiango niente dell'anoressia e della restrizione ed ecco perché tra tanti spazi ho scelto questo per confrontarmi. Il parere e l'aiuto di chi ci è passato credo sia molto diverso da quello dei professionisti, per quanto validi.
Ti ringrazio e perdonami se ho imbrattato questo luogo con un commento di troppo.
Ti abbraccio.

Veggie ha detto...

@ Fede – Ciao Fede, grazie per aver lasciato il tuo commento, mi fa davvero piacere leggerti!... Certo che è un commento utile, altroché se lo è!!... E, peraltro, sono molto d’accordo con quello che scrivi: in qualsiasi ambito della vita, è sempre più facile vedere dove gli altri stanno sbagliando, e consigliarli per il meglio… molto più difficile invece è fare altrettanto con noi stesse, proprio perché quando si vive un qualcosa in prima persona, non si attiva solo la parte razionale (che è l’unica invece che viene attivata quando guardiamo gli altri, perché non provando i loro sentimenti possiamo distaccarci facilmente e ragionare), ma anche quella emotiva, e ciò ingarbuglia tutto… Per cui succede che siamo bravissime a dare consigli mirati per risolvere i problemi altrui, e quando si parla di noi stesse poi non ne caviamo le gambe… In quanto ai punti che hai elencato, non posso che essere d’accordo con te: sul primo punto, hai riassunto tutto in maniera ineccepibile. In quanto al secondo, ci si può ammalare di DCA a tutte le età: è vero che, statisticamente parlando, la fascia adolescenziale è quella più colpita… ma il fatto che sia quella più colpita non vuol dire in alcun modo che tutte le altre fasce d’età siano immuni, anzi… E in quanto agli impegni, non mi risulta proprio che ci sia una correlazione tra entità delle cose da fare e comparsa di un DCA… anche perché, basti pensare alla scuola e/o al lavoro, già questi sono impegni che prendono tantissimo… eppure non scongiurano i DCA in alcun modo… Ed infine, per quanto riguarda il tuo ultimo punto, io in realtà non credo che se ti dessero 100 Euro per ogni boccone, faresti poi così tanti progressi, e tanto più in fretta… forse meramente sul versante alimentare, perché hai l’incentivo monetario… ma i problemi che nascondi dietro al sintomo, rimarrebbero tutti… e poiché sono quei problemi che hai convertito a DCA utilizzandolo come capro espiatorio, basterebbe un niente per ricaderci dentro da capo a piedi, perché i soldi non risolvono i tuoi veri problemi… Grazie ancora per il tuo commento, ripassa pure quando vuoi e scrivi tutto quello che vuoi: sei sempre la benvenuta!...

@ GaiaCincia – Oddio, io penso che se chi ha un DCA ha anche un po’ di cervello, lo capisce che commenti del genere sono scaturiti da persone superficiali che non hanno la benché minima conoscenza della malattia… Certo, è pur vero che un commento così può incentivare il senso di fallimento qualora la persona non riesca a tener testa al DCA come gli altri si aspetterebbero, perché non conoscono la vera serietà di queste malattie…

@ Laura C. – Non so da dove provenisse il tweet… Nel senso che io ero andata su Twitter e avevo fatto una ricerca per argomento, mettendo sulla barra del “search” di Twitter la parola “anoressia”… E tra i vari tweet venuti fuori contenenti la parola “anoressia”, c’era anche quello che ho citato in questo post… Però non so da dove venisse, e a che proposito fosse stato tirato fuori… A parte questo… io capisco benissimo che la gente dopo un po’, magari anche dopo aver provato e riprovato a dare una mano, senza sortire alcun risultato (per colpa della malattia e non della persona, come giustamente dici tu) decida di smollare la persona che ha un DCA… questo penso sia perfettamente comprensibile: siamo umani, e la pazienza ha un limite, a maggior ragione se non si è vissuta una certa malattia, e quindi non si capisce davvero fino in fondo quando essa possa essere totalizzante… (continua...)

Veggie ha detto...

(...continua) Quindi, potrei capire benissimo se l’autore del tweet in questione avesse deciso di alzare bandiera bianca nei confronti di una persona malata di DCA… ma credo anche che decidere di smollare non giustifichi le offese gratuite e la full-immersion nei falsi cliché. Poi, certo, se si tratta dell’ “italiano medio”, la cui massima conoscenza sui DCA deriva dalle informazioni fornite dai mass-media, allora è chiaro che ha in testa un ammasso di falsi luoghi comuni che scaturiscono un tweet così delirante… In quanto alle altre considerazioni, ti rispondo punto per punto…
1 – Ti capisco perfettamente, perché anch’io ho cercato di nascondere al massimo l’anoressia in tutti i modi e agli occhi di tutti, finché è stato possibile… E tuttora non mi metterei certo a dire in giro quali siano le mie problematiche… Perché è verissimo quel che hai scritto: alla fin fine il DCA è una strategia di coping che serve a noi, per questo non importa cosa potrebbero pensarne gli altri. In quanto a quello che vediamo su Blogger, secondo me in chi dice che lo fa per attirare l’attenzione c’è anche un bel po’ di esibizionismo, più che un’effettiva necessità… mi perdonino le persone in questione, ma io la vedo così…
2 - Vero, siamo in percentuale minore… Ma, se ci fai caso, per la gente la persona malata di DCA standard è l’adolescente femmina bianca di classe sociale medio-alta… altri inutili cliché…
3 – Penso sia abbastanza ovvio… Ma, del resto, se fosse così semplice, se bastasse il ragionamento razionale a sconfiggere tutto, i DCA non sarebbero neanche malattie mentali…
4 – Una volta ho scritto “il ricovero non è un evento, è un processo”… e ne sono assolutamente convinta. Ed è proprio per questo che ci vuole tanto tempo, che ci sono ricadute, e che bisogna rimetterci in piedi… l’importante è non congelarci e restare ferme…
Ti abbraccio…

@ Clarissa – Grazie Clarissa!... Perché per te non è così facile? Perché hai una malattia. Se fosse facile, lo faresti e il problema non si porrebbe. Hai ragione, tanto sull’ansia generalizzata, quanto sui DCA, quanto su ogni altra malattia mentale, non essendo tangibile all’occhio come lo è invece ogni qualsiasi malattia fisica, gravano grossi pregiudizi e difficoltà di comprensione… è per questo che poi si creano misconcepts come quelli riassunti nel tweet che ho citato. È vero, purtroppo le cosiddette pro ana (che, e mi ripeto per la millemillesima volta, a mio avviso non hanno niente a che vedere con chi ha veramente un DCA, ma cercando tutt’al più di scimmiottare chi ha queste malattie imitandone i comportamenti esteriori…) tirano fuori il peggio, e la gente si confonde, anche per via della nomenclatura… Bisognerebbe che ci fosse informazione più mirata e corretta, questo è indiscutibile… Grazie per il tuo commento, ma figurati se ti sei dilungata, mi fa assolutamente piacere leggerti, ripassa pure quando vuoi!... Ti abbraccio…

@ Viellina – A mio parere, la sofferenza che scaturisce ogni qualsiasi malattia, fisica o mentale che sia, è la stessa… e il dolore va al di là di ogni giudizio di valore… Quando si sta male, si sta male e basta… la causa non conta. Per cui, anche secondo me, i paragoni sono inutili… Detto questo, sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che l’affetto non si “compra” con lo stato di salute. Magari, se stai male, uno volta la testa verso di te per un attimo… ma poi, in fondo, dopo quell’attimo ritorna a fare il suo… Poi, certo, come ho più e più volte scritto, ogni persona è una storia a sé, quindi è ovvio che i motivi che spingono verso un DCA, oltre ad essere naturalmente sempre molteplici, sono variabili da persona a persona… (continua...)

Veggie ha detto...

(...continua) Però, come in realtà anche tu stessa hai scritto, in tuo DCA è stata un’altra forma di espressione di una preesistente depressione… e i motivi molteplici che ti avevano portato a quella depressione, magari erano pure diversi da una richiesta d’attenzione: tant’è che, all’epoca, avevi chiesto a voce e senza tanti giri di parole un supporto specialistico… Poi, visto che non funzionava, hai provato un’altra via… che è stata la via dell’attirare l’attenzione con un corpo palesemente malato… Ma è una cosa che è venuta dopo, rispetto ad un malessere di base che era già presente, che dipendeva da chissà quali tuoi altri problemi, e che avevi già esternato col sintomo depressivo… Quindi, in realtà, quello che scrivi se ci pensi non contraddice poi molto la mia nota a margine… Puoi certo aver adottato un comportamento alimentare erroneo per comunicare in altro modo la tua sofferenza (e, in tal senso, per attirare l’attenzione), ma quel malessere era già presente e dipendeva da altro, non è partito tutto da un banale desiderio di attirare l’attenzione altrui…

@ Mara – Credo di aver visto un solo film sull’anoressia, e neanche tutto perché esso stesso era così pieno di luoghi comuni che mi sono sdata prima della fine… Perché è vero, è una malattia che può colpire veramente chiunque, proprio perché i fattori che la scaturiscono sono molteplici e variabilissimi da persona a persona… Però, se ci pensi, sul discorso di attirare l’attenzione, in realtà è proprio il contrario di quello che hai scritto: come ti ha fatto anche notare la psicologa, tu pensavi di farlo per attirare l’attenzione… ma, in realtà, scavando insieme a lei hai capito che le vere problematiche che ti hanno spinta verso il DCA erano ben altre… Ergo, il voler attirare l’attenzione era il capro espiatorio, ma in realtà i veri problemi erano tutt’altri… come volevasi dimostrare.

@ Wolfie – Grazie per il tuo commento, sono molto d’accordo con quello che scrivi… Vero è che se le informazioni veicolate sono sbagliate, non possiamo pretendere che la gente riesca a vedere oltre al proprio naso… Sono concorde anche con le riflessione che fai a proposito della volontarietà: è vero che una volontà esiste, poi però più si va avanti nella malattia, e più quella volontà viene sopperita dal bisogno… e a quel punto le carte in tavola cambiano. Tra l’altro, come puoi vedere dalle risposte che ho dato a Viellina e Mara, concordo anche con la tua considerazione finale…

@ Jonny – Puoi sempre twittargli il tuo commento… ehe… ^^”

Veggie ha detto...

@ Miriam – Ti capisco benissimo, perché io mi sono ammalata nell’adolescenza, ma adesso non sono più così giovane… Io credo che l’età sia una delle tante cose che non ha niente a che fare col potersi o meno ammalare di DCA… perché si tratta di malattie che non ti guardano in faccia in nessun caso… E senza dubbio, le difficoltà che affronta quotidianamente una persona che ha un DCA sono del tutto analoghe, che si abbiano tanto 15 quanto 65 anni…

@ Anonima (22 Maggio 2014, ore 19.10) – Non hai imbrattato assolutamente niente, figurati, altro ci mancherebbe!... Anzi, ti ringrazio per aver lasciato il tuo commento!... In ogni caso, credo che la risposta alla tua domanda si celi in realtà proprio in quello che hai scritto tu stessa: dici che il tuo recupero di peso è avvenuto, temporalmente parlando, in maniera rapida… perciò, è assolutamente normale e fisiologico che tu non sia abituata a vederti in questo modo, e abbia delle difficoltà a relazionarti con la tua attuale fisicità. Questo è un concetto che vale anche più in generale: ogni qualsiasi persona fa sempre tanta più fatica ad accettare un qualsiasi cambiamento quanto più esso è repentino. Ogni qualsiasi cambiamento richiede un po’ di tempo per diventare la “nuova normalità”, e credo che tu in questo momento stia attraversando proprio questa fase di transizione… hai davanti a te un qualcosa di completamente diverso da ciò che è stato sinora, e dunque ti è necessario un periodo più o meno lungo di assestamento, per integrare quello che è cambiato. Io credo che sia principalmente una questione di tempistica. Non metterti fretta: rimani su questo peso sano per quanto più tempo possibile… e vedrai che, più ci starai, più ti abituerai a quello che hai adesso, e così ci farai sempre meno caso… Poi, naturalmente, visto che come mi scrivi sei seguita, ti consiglio naturalmente di parlare al/la tuo/a psicoterapeuta di quelle che sono le difficoltà che stai attraversando: sicuramente una persona professionalmente competente è quella più adatta a darti le dritte giuste per gestire questa problematica… e, magari, anche ad aiutarti a scavare per vedere cosa ci sta veramente sotto il capro espiatorio della fisicità… Infine, un consiglio molto semplice ma che secondo me potrebbe darti una mano: fai una lista delle cose che ti piacciono del tuo aspetto fisico attuale, dopodichè punta a vestirti con un abbigliamento che valorizza quelli che ritieni essere i tuoi punti di forza. È una cosa semplice, però potrebbe esserti d’aiuto… Un abbraccio, e grazie ancora per il tuo commento!...

 
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