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venerdì 25 ottobre 2013
Suggerimenti su come parlare a qualcuno che ha un DCA
Questo post è per i genitori/familiari/amici/colleghi/compagni di squadra di chi ha un DCA.
Parlare con chi ha un DCA è spesso e volentieri molto difficile, e non esistono ricette universali per garantire una buona comunicazione, perché ogni persona che ha un DCA è diversa dalle altre; per cui ciò che può rivelarsi funzionale nei confronti di una certa persona, può non esserlo affatto per qualcun altro.
Io non ho competenze psicologiche, e non ne so granché sulle tecniche comunicative. Perciò, credo che la prima cosa che dovrebbero fare i famigliari di una persona che ha un DCA, sarebbe quella di rivolgersi al terapeuta che la segue, al fine di elaborare una strategia comportamentale concertata con una persona professionalmente competente, che dunque è mirata sulla singola paziente, poiché ogni persona è diversa dall’altra, e quindi non per tutte vanno bene le stesse cose.
Però penso che, al di là dell’importantissimo consulto con lo psicoterapeuta, ci siano alcune semplici cose che sia possibile mettere in atto, al fine di permettere a genitori, familiari e amici di stare vicino ad una persona che ha un DCA.
Per cui, ecco quali “consigli comunicativi” darei a chi ha a che fare con una persona affetta da anoressia/bulimia/binge/DCAnas:
1. Prendete il comando. Se conoscete una persona che ha un DCA, se le siete vicino, non abbiate timore a chiederle come sta. Forse questa persona avrà voglia di rispondervi sinceramente e ve ne parlerà, forse non ne avrà voglia e si limiterà ad un sorriso stereotipato e ad un “Va tutto bene” di circostanza. Non importa. Quello che importa è che le avrete fatto capire sia che voi vi interessate a come vanno le cose, sia che nel momento in cui avesse voglia di parlarne, voi ci siete per ascoltarla.
2. Evitate i cliché. Esistono un sacco e una sporta di luoghi comuni sui disturbi alimentari. Bè, sappiate che sono solo e soltanto luoghi comuni: non racchiudono neanche un minimo di verità. Per cui, quando vi avvicinate ad una persona con anoressia/bulimia, spogliate la mente di tutti i preconcetti sui disturbi alimentati che i mass-media vi hanno finora inculcato. Evitate le frasi fatte e fini a se stesse, del tipo: “E’ solo una fase, vedrai che prima o poi passa!”, oppure “Cerca di mangiare normalmente, così vedrai che le cose vanno meglio!”. Ancora peggio, evitate di dire cose che possano suscitare sensi di colpa (“Mi stai avvelenando la vita con tutte le tue stupide fisime”), nonché simil-ricatti (“Mangia, dai, fallo per me”): lasciano assolutamente il tempo che trovano.
3. Fate attenzione al linguaggio del corpo. Non si comunica solo con le parole: a volte uno sguardo, un gesto, un movimento, comunicano più di millemila discorsi. Quando parlate con una persona che ha un DCA cercate di essere rilassati, sereni, di mostrarvi aperti al dialogo, senza dare alcun giudizio, ma semplicemente essendo proni all’ascolto e alla conversazione.
4. Chiedete in che modo potete essere d’aiuto. Ogni persona che ha un DCA è diversa dalle altre, per cui persone diverse possono avere esigenze differenti. Non solo: anche una stessa persona può avere esigenze differenti nei vari momenti del suo percorso di ricovero. Perciò, chiedete alla persona che ha un DCA in quale modo potreste esserle d’aiuto: sarà lei ad indicarvi come preferirebbe vi comportaste, e cosa preferirebbe faceste. E questo può esserle d’aiuto.
5. Non parlate sempre e solo dell’anoressia/bulimia. In quanto genitori/familiari/amici preoccupati, immagino che possa venirvi spontaneo, nel momento in cui vi relazionate ad una persona che ha un DCA, cercare d’incentrare la conversazione sulla patologia, sulle problematiche, su tutto ciò che è inerente il DCA stesso… perché sviscerare la patologia è un qualcosa che vi serve per tenere a bada l’ansia che si scaturisce dal dover vivere vicino ad una persona che sta male. Ma ricordatevi che l’anoressia/la bulimia, rappresenta solo una malattia, e dunque una minuscola parte della persona affetta. Nessuno può essere definito semplicemente dalla propria patologia, perché siamo ben altro e molto di più di una mera malattia, per cui reiterare a parlare sempre del DCA può essere controproducente. Cercate allora piuttosto altri lidi di conversazione, in maniera tale da distrarre la persona dai suoi pensieri fissi del DCA, e da farle vedere che esiste molto altro oltre il disturbo alimentare.
6. Non evitare i vissuti. Se una persona con un DCA viene da voi per parlarne, non tagliate corto perché si tratta di un qualcosa di cui è difficile discutere, e che fa male. Datele la libertà di parlarne, e fatele capire che quando avrà bisogno di voi (per parlare o per qualsiasi cosa), potrà sempre contare sul vostro supporto.
7. Datele tempo. Ci possono volere anni affinché una persona malata di anoressia/bulimia sia in grado di parlare della propria patologia. E c’è chi può preferire scrivervi una lettera, o mandarvi una e-mail, o telefonarvi, piuttosto che parlarvene faccia-a-faccia. Rispettate la sua modalità comunicativa, e rispondetele utilizzando lo stesso mezzo: l’importante è che la persona sappia che siete disposti a starle vicino e a “parlare” con lei anche attraverso altre vie rispetto alla parola verbale. In qualsiasi momento.
8. Non focalizzatevi sul cibo. L’alimentazione è la punta dell’ice-berg di un DCA. I veri problemi sono ben più importanti e profondi, e ben altro rispetto al cibo. Per cui, evitare scaramucce su quanto/cosa mangiare, e cercate di interagire con le vostre figlie/nipoti/sorelle/amiche tentando di andare un po’ più in profondità, rispetto a quelle che potrebbero essere le vere problematiche sottostanti il comportamento alimentare erroneo, al fine di capire anche come potete essere, a tal proposito, di supporto.
Chiunque abbia qualche altro consiglio da aggiungere alla lista, è caldamente pregata di farlo nei commenti.
Parlare con chi ha un DCA è spesso e volentieri molto difficile, e non esistono ricette universali per garantire una buona comunicazione, perché ogni persona che ha un DCA è diversa dalle altre; per cui ciò che può rivelarsi funzionale nei confronti di una certa persona, può non esserlo affatto per qualcun altro.
Io non ho competenze psicologiche, e non ne so granché sulle tecniche comunicative. Perciò, credo che la prima cosa che dovrebbero fare i famigliari di una persona che ha un DCA, sarebbe quella di rivolgersi al terapeuta che la segue, al fine di elaborare una strategia comportamentale concertata con una persona professionalmente competente, che dunque è mirata sulla singola paziente, poiché ogni persona è diversa dall’altra, e quindi non per tutte vanno bene le stesse cose.
Però penso che, al di là dell’importantissimo consulto con lo psicoterapeuta, ci siano alcune semplici cose che sia possibile mettere in atto, al fine di permettere a genitori, familiari e amici di stare vicino ad una persona che ha un DCA.
Per cui, ecco quali “consigli comunicativi” darei a chi ha a che fare con una persona affetta da anoressia/bulimia/binge/DCAnas:
1. Prendete il comando. Se conoscete una persona che ha un DCA, se le siete vicino, non abbiate timore a chiederle come sta. Forse questa persona avrà voglia di rispondervi sinceramente e ve ne parlerà, forse non ne avrà voglia e si limiterà ad un sorriso stereotipato e ad un “Va tutto bene” di circostanza. Non importa. Quello che importa è che le avrete fatto capire sia che voi vi interessate a come vanno le cose, sia che nel momento in cui avesse voglia di parlarne, voi ci siete per ascoltarla.
2. Evitate i cliché. Esistono un sacco e una sporta di luoghi comuni sui disturbi alimentari. Bè, sappiate che sono solo e soltanto luoghi comuni: non racchiudono neanche un minimo di verità. Per cui, quando vi avvicinate ad una persona con anoressia/bulimia, spogliate la mente di tutti i preconcetti sui disturbi alimentati che i mass-media vi hanno finora inculcato. Evitate le frasi fatte e fini a se stesse, del tipo: “E’ solo una fase, vedrai che prima o poi passa!”, oppure “Cerca di mangiare normalmente, così vedrai che le cose vanno meglio!”. Ancora peggio, evitate di dire cose che possano suscitare sensi di colpa (“Mi stai avvelenando la vita con tutte le tue stupide fisime”), nonché simil-ricatti (“Mangia, dai, fallo per me”): lasciano assolutamente il tempo che trovano.
3. Fate attenzione al linguaggio del corpo. Non si comunica solo con le parole: a volte uno sguardo, un gesto, un movimento, comunicano più di millemila discorsi. Quando parlate con una persona che ha un DCA cercate di essere rilassati, sereni, di mostrarvi aperti al dialogo, senza dare alcun giudizio, ma semplicemente essendo proni all’ascolto e alla conversazione.
4. Chiedete in che modo potete essere d’aiuto. Ogni persona che ha un DCA è diversa dalle altre, per cui persone diverse possono avere esigenze differenti. Non solo: anche una stessa persona può avere esigenze differenti nei vari momenti del suo percorso di ricovero. Perciò, chiedete alla persona che ha un DCA in quale modo potreste esserle d’aiuto: sarà lei ad indicarvi come preferirebbe vi comportaste, e cosa preferirebbe faceste. E questo può esserle d’aiuto.
5. Non parlate sempre e solo dell’anoressia/bulimia. In quanto genitori/familiari/amici preoccupati, immagino che possa venirvi spontaneo, nel momento in cui vi relazionate ad una persona che ha un DCA, cercare d’incentrare la conversazione sulla patologia, sulle problematiche, su tutto ciò che è inerente il DCA stesso… perché sviscerare la patologia è un qualcosa che vi serve per tenere a bada l’ansia che si scaturisce dal dover vivere vicino ad una persona che sta male. Ma ricordatevi che l’anoressia/la bulimia, rappresenta solo una malattia, e dunque una minuscola parte della persona affetta. Nessuno può essere definito semplicemente dalla propria patologia, perché siamo ben altro e molto di più di una mera malattia, per cui reiterare a parlare sempre del DCA può essere controproducente. Cercate allora piuttosto altri lidi di conversazione, in maniera tale da distrarre la persona dai suoi pensieri fissi del DCA, e da farle vedere che esiste molto altro oltre il disturbo alimentare.
6. Non evitare i vissuti. Se una persona con un DCA viene da voi per parlarne, non tagliate corto perché si tratta di un qualcosa di cui è difficile discutere, e che fa male. Datele la libertà di parlarne, e fatele capire che quando avrà bisogno di voi (per parlare o per qualsiasi cosa), potrà sempre contare sul vostro supporto.
7. Datele tempo. Ci possono volere anni affinché una persona malata di anoressia/bulimia sia in grado di parlare della propria patologia. E c’è chi può preferire scrivervi una lettera, o mandarvi una e-mail, o telefonarvi, piuttosto che parlarvene faccia-a-faccia. Rispettate la sua modalità comunicativa, e rispondetele utilizzando lo stesso mezzo: l’importante è che la persona sappia che siete disposti a starle vicino e a “parlare” con lei anche attraverso altre vie rispetto alla parola verbale. In qualsiasi momento.
8. Non focalizzatevi sul cibo. L’alimentazione è la punta dell’ice-berg di un DCA. I veri problemi sono ben più importanti e profondi, e ben altro rispetto al cibo. Per cui, evitare scaramucce su quanto/cosa mangiare, e cercate di interagire con le vostre figlie/nipoti/sorelle/amiche tentando di andare un po’ più in profondità, rispetto a quelle che potrebbero essere le vere problematiche sottostanti il comportamento alimentare erroneo, al fine di capire anche come potete essere, a tal proposito, di supporto.
Chiunque abbia qualche altro consiglio da aggiungere alla lista, è caldamente pregata di farlo nei commenti.
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