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venerdì 6 settembre 2013

L'altra faccia della medaglia della sensazione di fame: la sensazione di pienezza

Quando sono stata ricoverata in clinica sentivo un sacco parlare nella necessità per chi ha un DCA d’imparare a gestire la sensazione di fame. Non dico che parlare di questo sia inutile, assolutamente, ma ritengo che non sia l’unica variabile in gioco. La sensazione di pienezza rappresenta l’altra faccia della medaglia della sensazione di fame, eppure non riceve la medesima attenzione. Eppure io ho sempre trovato la sensazione di pienezza decisamente più difficile da gestire.

Uno dei più noti luoghi comuni che circolano a proposito dei DCA è che le persone affette da anoressia non abbiano fame. Non è difficile crederlo, poiché una frase che viene comunemente ripetuta dalle ragazze che hanno questo DCA, soprattutto quando la malattia è agli esordi, è: “No grazie, non ho fame adesso”. Penso che tutte non l’abbiamo detto almeno una volta, non è vero?!

Un’altra cosa interessante dei DCA, è che molte persone affette da anoressia riportano spesso, durante il loro percorso di riabilitazione nutrizionale, di avvertire la sensazione di sazietà precoce.

Partendo da questo dato di fatto, sono stati condotti numerosi studi di imaging cerebrale, ed è venuto fuori che esiste una base neurale che determina la comparsa di questa sensazione; non è dunque sorprendente il fatto che molte persone affette da DCA non riescano a percepire correttamente le sensazioni di fame e di pienezza.

Se ci pensate, vi accorgerete che quando si inizia un percorso di riabilitazione nutrizionale, la sensazione di fame si ripristina in tempi relativamente brevi. Questo non significa che si diventi rapidamente in grado di rispondere adeguatamente a questa sensazione: molto spesso infatti il senso di controllo indotto dall’anoressia è tale che anche se si sente la fame ci si impone di non mangiare. Sul non assecondare pensieri indotti dall’anoressia è naturalmente necessario lavorare con la psicoterapia. Il punto è che, a prescindere dal fatto che l’assecondiamo o meno, la sensazione di fame ricompare in modo relativamente rapido.

Viceversa, per quanto riguarda la sensazione di pienezza le cose sono più complesse. Per molto tempo si avverte una sensazione di sazietà precoce, che in un primo momento ha una base fisica perché il nostro apparato digerente è disabituato ad alimentarsi normalmente e regolarmente, poi ha senz’altro una base neurologica, e io credo che in parte abbia anche una base psicologica: il sentirsi piene giustifica lo smettere di mangiare senza sentirsi troppo in colpa perché non si sta seguendo l’ “equilibrio alimentare”: non mangio altro non perché non voglia seguire lo schema, ma perché davvero sono piena e non ce la faccio a mangiare nient’altro. Ovviamente, è un pensiero generato dall’anoressia: non si è veramente sazie, è solo che il DCA altera il senso di sazietà sia a livello fisico che a livello mentale.

Il problema è questo: anche dopo aver mangiato poco ci si sente come se avessimo già mangiato abbastanza. In realtà, non ci rendiamo veramente conto di quanto abbiamo mangiato: la sensazione di sazietà che si avverte non risponde ad un bisogno fisico, ma a uno stimolo mentale (patologico).

Questa tipologia di sensazioni può rendere molto difficile seguire il proprio “equilibrio alimentare” prescritto dalla propria dietista/nutrizionista, per cui, secondo me, quello che dobbiamo fare quando ci troviamo in una situazione del genere è cercare di ascoltare la parte razionale della nostra testa: in fin dei conti, sappiamo benissimo che il nostro schema alimentare è tarato perfettamente su di noi, è elaborato da una professionista ed è individualizzato, per cui quello che vi è scritto, quello che dobbiamo mangiare, è esattamente quanto ci serve per recuperare il peso perso (in un primo momento), o per mantenere il peso raggiunto (in un secondo momento). Non neghiamo le sensazioni di fame/sazietà che proviamo, ci sono e non ha senso ignorarle, però mettiamole momentaneamente da una parte, e ritiriamole fuori durante la psicoterapia, quando avremo modo di sviscerare con la nostra psicoterapeuta quali sono i problemi e le difficoltà che effettivamente nascondiamo dietro queste sensazioni correlate all’alimentazione. Mentre mangiamo, cerchiamo di far prevalere la razionalità, e di mangiare tutto quanto prescritto dal nostro “equilibrio alimentare”, anche perché più ci si riabitua a mangiare normalmente, meno queste sensazioni disagevoli si fanno sentire.

Quella che ho appena scritto è la mia opinione personale. Per la cronaca, il gold standard per la riabilitazione nutrizionale nelle prime fasi di un DCA quando c’è bisogno di recuperare peso è l’alimentazione meccanica, mentre il gold standard per l’alimentazione quando bisogna mantenere il peso raggiunto è la cosiddetta intuitive eating (alimentazione intuitiva). Su di me, nessuna delle due cose ha funzionato. E immagino di non essere la sola. Tuttora io seguo uno schema alimentare di mantenimento del peso che mi ha prescritto la dietista che mi segue. Se fossi lasciata a fare di testa mia, molto probabilmente ricomincerei a restringere. Non volontariamente, non intenzionalmente, ma credo proprio che lo farei. Ho bisogno di seguire il mio schema per avere un corpo sano. Questo è ciò che funziona su di me. So anche essere flessibile se è necessario, ma preferisco comunque, quando posso, mangiare seguendo il mio schema.

In realtà non ci sono ancora risposte scientifiche del tutto certe sulle sensazioni di fame e sazietà durante la riabilitazione nutrizionale. In ogni caso, resta il fatto che viene molto meno sottolineato (per lo meno, così mi è parso) l’aspetto della gestione della sazietà precoce rispetto all’aspetto di gestione della fame. Io penso che ambo le cose siano importanti, perché possono entrambe creare difficoltà a chi ha un DCA.

E voi cosa ne pensate? Avete mai avuto difficoltà nel riconoscere correttamente le vostre sensazioni di fame/sazietà? Come riuscite a gestire la vostra alimentazione? Se vi va, fatemi sapere come la pensate nei commenti.

mercoledì 29 giugno 2011

Freni al ricovero: Quando la fame (non) colpisce

Sebbene non sempre presente, nello scrivere questa serie di post mi sono resa conto che anche questo freno può avere un ruolo rilevante nel bloccare il percorso sulla strada del ricovero.

(Non) sentirsi affamate

Talvolta, soprattutto quando si studia sodo o si lavora, non conta molto quante ore si va avanti senza mangiare. Non si sente comunque la fame. Molti fattori possono concorrere a questo, per esempio la concentrazione mentale, il fatto che magari si debba stare sedute, e così via. Quando smettiamo di studiare o di lavorare, solo allora ci accorgiamo di aver fame. Ma mentre stiamo studiando o lavorando? Non abbiamo fame. Proprio non ne abbiamo.

Questo può rendere estremamente difficile il seguire l’ “equilibrio alimentare”, perchè per chi sta combattendo contro un DCA non è facile mangiare, e lo è ancora meno il farlo quando non ha fame. Eppure, bisogna razionalizzare. Perché in certe situazioni non ci viene fame? Forse perché qualcuno potrebbe vederci mangiare, e questo c’infastidisce. Forse perché non vogliamo unirci a mensa coi nostri colleghi. O forse perché scatta il richiamo dell’anoressia che ci dice che se ignoriamo la fame, allora siamo più forti (ma più forti di cosa?), e forse non abbiamo neanche bisogno di mangiare e possiamo tranquillamente saltare quel pasto. In fin dei conti, davvero non abbiamo fame! Quindi, perché mangiare? La risposta è: per non farci fregare di nuovo dall’anoressia. Perché dandogliela vita si entra in un trip di pensieri distorti dai quali uscire è sempre più difficile.

Comunque, cosa succede all’appetito, dunque?

Facile dire: “Un DCA altera il metabolismo è il senso di fame/sazietà, perchè quest’aspetto viene completamente controllato dalla testa”, ma non è questo il punto. Il punto è che un DCA fa perdere quello che ogni essere vivente possiede come istinto naturale, fin dalla nascita: l’alimentazione intuitiva (“Intuitive eating”). Non so se sapete di cosa sto parlando (ho trattato l’argomento in QUESTO POST), in ogni caso, per farla estremamente breve, è una cosa del tipo: mangia quando hai fame, smetti quando ti senti piena. Ho sentito diverse dietiste dire alle loro pazienti, che erano terrorizzate all’idea di riprendere peso, di seguire l’alimentazione intuitiva: se avessero mangiato quando erano affamate e avessero smesso quando si sentivano piene, non avrebbero preso peso.

Non penso che quest’affermazione sia del tutto sbagliata, in certi frangenti può essere pure valida, ma credo che non si possa fare di tutta l’erba un fascio, e che questa asserzione non sia applicabile a chi sta cercando di combattere contro un DCA. Perché molto spesso noi ci troviamo a dover mangiare anche se non siamo affamate, per seguire l’ “equilibrio alimentare”. Prima dell’esordio dell’anoressia, non ci si preoccupa particolarmente di quanto o cosa si mangi, ma dopo le cose cambiano radicalmente. È per questo che si ha bisogno di una rieducazione da un punto di vista alimentare, di un riassestamento del metabolismo, di seguire delle linee-guida senza farci giudare unicamente dal nostro istinto. Bisogna lavorare col e sul nostro corpo. E questo significa anche mangiare quando non siamo affamate, e rispettare con rigore l’ “equilibrio alimentare”.

Parte del percorso consiste nel rompere le rigide regole alimentari che ci eravamo auto-imposte per anni ed anni. È difficile relazionarsi al fatto che il nostro corpo non è in grado di darci segnali veritieri su quando abbiamo fame e quando siamo sazie, ed è per questo che l’ “equilibrio alimentare” è estremamente utile: è un sistema che ci permette di mangiare quando ne abbiamo bisogno, ed è abbastanza flessibile da adattarsi alla nostra vita quotidiana.
 
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