Visualizzazione post con etichetta pro mia. Mostra tutti i post
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venerdì 13 febbraio 2015
Tenete duro e mirate bene
Come potete vedere dai commenti del post precedente, ieri mi è stato lasciato un commento in anonimo da una ragazza che si definisce Pro Ana. Mi riferisco a questo commento:
“Qsto post è veramente noioso, così come trovo molto noioso tutto in generale di qsto blog. Tu dici ke combatti l’anoressia e pensi ke fai la cosa giusta, ma allora come te lo spieghi ke non ti legge quasi nessuno? I tuoi post hanno circa 15 commenti l’uno (a volte comprese le tue risp) e ci sono anke persone ke nn approvano, io invece ho un blog pro ana e ti assicuro ke di solito ci sono almeno una quarantina di commenti a post come minimo, e ti assicuro ke le altre sono daccordo con me, anke se tu disprezzi qllo ke facciamo. Tu dici ke le cose come il D.A. o i consigli per nn mangiare o quelli x vomitare sono kavolate, ma guarda caso il post con i consigli x vomitare è qllo + gettonato sul mio blog, quindi forse nn è tutta qsta kavolata come dici. Quindi, se tu pensi ke hai ragione e ke noi pro ana abbiamo torto, come spieghi ke io ho + consensi di te? Come spieghi ke ci sono molto più blog pro ana ke nn blog come il tuo? Come spieghi ke il mio blog viene letto e commentato molto + del tuo? …Forse xkè nn hai tutta la ragione ke credi.”
Ora, non so come la pensiate voi, ma a me pare abbastanza evidente che si tratti di una palese provocazione. E di fronte alle provocazioni, in genere, si aprono 2 scuole di pensiero: da una parte c’è chi suggerisce di ignorarle di sana pianta affinché la persona provocatrice si cuocia da sola nel suo brodo, dall’altra c’è chi dice di rispondere al fuoco col fuoco per non lasciare la provocazione impunita e tenere testa a quella persona facendole abbassare la cresta. Non nego che ambedue le possibilità abbiano un senso logico, e non nego che, quando ho finito di leggere quel commento, avevo già deciso quale delle 2 strade imboccare. Tuttavia, mentre stavo per partire per la mia tangente, mi è tornata in mente una cosa: mi è tornato in mente quando, durante il mio primo periodo di tirocinio in Pronto Soccorso, quando il Dr. Tommaso B. era ancora il mio tutor, c’era un’infermiera che era veramente intollerabile. Innumerevoli volte sono stata sul punto di produrmi in sclerate magistrali di fronte a suddetta infermiera, ed altrettante volte Tommaso mi ha fermata semplicemente dicendomi: “Vincila in gentilezza”. Ecco, queste sue parole mi sono tornate in mente anche ieri, quando ho letto il commento in questione. Mi tornano in mente anche adesso, ed io mi fido al 100% di Tommaso. Per cui, ecco quello che voglio fare: vincere in gentilezza. Non voglio ignorare la provocazione come niente fosse, perché dedico risposte a chiunque commenti sul mio blog, favorevolmente o meno. Ma non voglio neanche ribattere alla provocazione con altra provocazione, perché mi sembra un comportamento infantile e fine a se stesso, che mi pone allo stesso – infimo – livello di chi ha lasciato un commento del genere. Però, voglio vincere in gentilezza: ecco perché voglio dare a questo commento marcatamente provocatorio una risposta seria.
(Don’t worry, ragazze, l’ironia non mancherà comunque…)
E dunque, mia cara anonima Pro Ana, eccomi qua a rispondere al tuo commento.
Mi chiedi perché il tuo blog attira più lettrici rispetto al mio, e perché ottieni molti più consensi di me. Per poter rispondere, a te e alle mie scarsissime lettrici, a questa domanda, ho bisogno di un esempio. Vi ricordate il Caso Stamina? Davide Vannoni propagandava un metodo di cura per la malattie neurodegenerative, che diceva essere basato sulla conversione delle cellule staminali mesenchimali in neuroni. Il caso è arrivato (dopo tanto, troppo tempo) ad un processo, che ha concluso che questo psicologo della comunicazione, che tanto si vantava del suo metodo miracoloso che avrebbe salvato vite umane – ma che si rifiutava di pubblicare, nota bene – era in realtà un mero truffatore. Prima di arrivare a questa sentenza, tuttavia, c’è stato un lungo periodo di incertezza, con cui i mass media sono andati a nozze, e che ha visto l’opinione pubblica spaccarsi in due: soprattutto il Web era pieno di sostenitori del Metodo Stamina, mentre la contraria opinione scientifica (su una problematica medica, eh, non sulla letteratura del Rinascimento!) faceva fatica ad affermarsi, stile “siamo riprecipitati nel Medioevo”.
Ecco, questo esempio ricalca perfettamente quella che è la contrapposizione tra il mio blog e i blog Pro Ana: mia cara commentatrice Pro Ana, il morivo per cui il tuo blog riceve più visualizzazioni e più consensi del mio, è meramente perché il tuo blog è ricco di pathos, di scritti sensazionalistici, di thispo allucinanti, di fantasiosi resoconti sulla tua alimentazione e sul tuo peso, mentre il mio si limita ad essere una raccolta di consigli di auto-aiuto per combattere contro l’anoressia, e un piccolo compendio di studi scientifici esposti in maniera semplificata su vari aspetti dei DCA. Detto in maniera più terra-terra: il tuo blog è pieno di BALLE ROBOANTI, mentre sul mio blog viene scritta la ben più MODESTA VERITA’.
[A seguire, lungo pippone sul perché su Internet le balle proliferano a sfare, e sul perché la verità non ce la può fare: vi ho avvertite, siete ancora in tempo a cliccare la “X” rossa in alto a destra.]
Di fronte ad un commento come quello succitato, mi sono posta qualche interrogativo: perché nel Web è così difficile parlare dei DCA in modo serio, e le bufale scritte dalle Pro Ana sembrano avere un inspiegabile successo? La gente ha svenduto neuroni ultimamente, o si faceva prendere per i fondelli così facilmente anche prima? Come mai la gente si lascia abbindolare da un metodo fumoso e approssimativo come quello Stamina, o da una lista di consigli “per diventare anoressica”? Perché leggono cose del tutto aleatorie e discutibilissime, su un blog a caso scritto da una sconosciuta, e ci credono al volo? Cos’è, un incantesimo?
Okay, andiamo con ordine. E dunque, consideriamo in primis la problematica del contesto.
Il contesto medico/scientifico consta di una sorta di competizione tra colleghi ricercatori, che fanno a gara a che fa per primo la migliore scoperta. In questo tipo di sfida non devi apparire intelligente, ma devi esserlo veramente, mettendo in campo argomentazioni che resistano alla prova dei fatti, poiché questi verranno incontrovertibilmente messi alla prova da tutti i tuoi colleghi. Se propagandi in maniera sensazionalistica e fumosa argomentazioni che possono essere smontate con dati di fatto, sarai destinato alla sconfitta, e potrai dire ciao-ciao alla tua carriera. Detto meccanismo serve tuttavia per far confrontare tra di loro i ricercatori, e determina una selezione naturale in cui le teorie più fallaci soccombono, mentre le teorie dimostrabili vincono.
Spostiamoci adesso in altro contesto: il bar. Al bar non occorre dimostrare niente di serio: le ipotesi strillate di fronte a cappuccino e cornetto alla marmellata non sono destinate a riviste specialistiche, e non aiutano a far carriera. La competizione rappresenta dunque solo uno sfogo, un modo per gasarsi di fronte ai presenti. In una sfida da bar vince chi riesce meglio ad apparire intelligente, chi simula meglio conoscenze che non ha. Tragico? No, ci mancherebbe. Che importanza ha se al bar una cricca di italiani medi sputano sentenze su tematiche di cui non hanno competenze? Il nostro è un Paese libero, per cui chiunque è liberissimo di dire ogni qualsiasi cagata gli passi per la testa, perché rimane a livello di chiacchiera.
In passato, i ricercatori scientifici e i frequentatori di bar rappresentavano 2 mondi a sé stanti: la caciara dei bar non si mescolava in alcun modo con un serio confronto tra varie ipotesi scientifiche destinate alla pubblicazione e alla divulgazione. Da nessun bar è mai uscita alcuna pubblicazione scritta in stampatello, con le “K” al posto del “CH” e gli errori ortografici. Poi però è arrivato Internet, che ha cambiato le carte in tavola. Il Web permette un’ampissima condivisione delle informazioni, chiunque può leggere qualsiasi cosa, chiunque può scrivere, condividere, commentare ed esprimere giudizi. Giudizi – e qui sta il problema – scritti.
Le balle, le balle scritte sui blog Pro Ana nella fattispecie, e i commenti a sostegno delle balle, sul Web sono scritti, non più orali come le ciance da bar. Di conseguenza, subiscono il fascino delle cose scritte: anche se sono emerite cazzabubbole, come una serie di consigli per vomitare o per non mangiare, hanno l’apparenza di cose serie, hanno tutto il carisma del Verbo (sì, pur essendo atea lo intendo stavolta in senso biblico: la Parola scritta). Su Internet ogni qualsiasi opinione, poiché scritta, ha la pretesa di essere seria come nel contesto scientifico, anche se la modalità espressiva è quella del bar: niente carriere da perseguire, per cui basta apparire intelligenti, tanto chi mai redigerà un saggio con le tue sclerate su blogger? Quando si va nel mondo virtuale, quello che conta è vincere, riuscire ad avere l’ultima parola, e a volte anche le parolacce e le offese (spesso e volentieri coperte dall’anonimato) sono d’aiuto: se ti trovi in difficoltà e ti metti ad infamare l’altra persona, magari quella si allontana disgustata, e tu vinci. D’altronde, non stiamo mica a Stanford: questa è l’arena di Internet.
Inoltre, chiunque tenga un blog Pro Ana si sente investita dall’incarico di scrivere post – e un post è come un articolo, sembra sempre ufficiale e serio – utilizzando una miriade di enfasi (MI TENGO SOTTO LE 700 KCAL AL GIORNO! SONO RIUSCITA A VOMITARE! MIA MAMMA MI CONTROLLAVA MA IO L’HO FREGATA! HO PERSO ALTRI 2 KG!) e focalizzandosi tantissimo sull’emozione. Tutto ciò dovrebbe già iniziare a far suonare un campanello d’allarme: una balla che punta sull’emotività riduce le difese del raziocinio, produce trasporto emotivo, fa perdere il lume della ragione. Un medico, un ricercatore, uno scienziato, quando lavorano, non devono emozionarsi: se cedono all’emozione, e pensano di avere tra le mani la verità senza averla testata più e più volte, potrebbero perdere nella competizione tra intelligenti e rigorosi, con tanti cari saluti alla carriera. Se io scrivo un post su come l’anoressia può svilupparsi in donne non vedenti, o sulla multifattorialità causale dell’anoressia, occorre che lo faccia citando fonti ben precise e rintracciabili, altrimenti il mio blog perde di credibilità, e tutto quello che scrivo può essere opinabile. Quando si scende nel campo dell’opinabilità, diventa giusto tutto e il contrario di tutto, per cui in tale campo chiunque venga a dirmi che l’anoressia è la malattia delle ragazzine sceme che vogliono fare le modelle potrebbe pure avere ragione. Ecco perché ho scelto di impostare il mio blog diversamente, aiutandomi con fonti scientifiche nella redazione dei miei post, anche se questo può risultare pesante o noioso.
L’utente-media che razzola su un blog Pro Ana, altresì, utilizza infondate informazioni come fossero oro colato: ecco che viene coinvolta in una sorta di caccia al tesoro, in cui ci si aggrappa a quella che viene vista come la verità più gustosa, e in cui si cerca di dimostrare con ogni mezzo (diari alimentari, consigli per vomitare, lettere di Ana e di Mia, 10 comandamenti Pro Ana, etc…) che quella verità è migliore delle altre. È chiaro che in un blog del genere la verità non può vincere facile, perché non è sensazionalistica né performante, nel momento in cui ci si trova immersa in un contesto di balle emozionanti e gasanti.
Un articolo dettagliato sui ricercatori che hanno preso un premio Nobel per aver studiato i neuroni che si occupano dell’orientamento è spesso difficile e noioso, e se viene pubblicato su blogger non riceverà molti commenti, così come non riceverà molti “Mi piace” se pubblicato su FaceBook. Tuttavia, un articolo su 5 persone morte dopo essersi fatte il vaccino anti-influenzale, manderà tutti in fibrillazione, verrà letto millemila volte, e condiviso nonché commentato altrettante.
Inoltre, i blog Pro Ana lanciano i loro post con titoli roboanti e fotografie allucinanti: ecco che la cosa funziona ancora meglio, perché c’è ancor più emozione immediata, si riesce meglio ad attirare l’attenzione, si catturano più lettrici fogate e possedute dal demonio digitale che commentano in maniera acefala e impulsiva, condividono, e danno così un’apparente autorevolezza ad ogni post.
In questo modo, tutto si mescola: quando, in passato, Internet non era granché diffuso, e la divulgazione andava per la maggiore tra le aule dell’Università e i laboratori di ricerca, per le balle era difficile affermarsi: arrivavano alla frontiera e venivano fermate e perquisite. Forse il sapere era nelle mani di un numero più ridotto di persone, ma senz’altro era tutto molto più verificato. Attualmente, invece, su Internet si trova di tutto, qualsiasi cosa si voglia sapere è a portata di click, tuttavia così facendo si innesca una tipologia di competizione che porta al prevalere dei contenuti più emotivamente coinvolgenti, non di quelli effettivamente seri e verificati.
L’autorevolezza (nota bene: autorevolezza – NON autorità! – che si guadagna sul campo, e NON viene imposta) che consegue al titolo di studio conseguito, e alla propria competenza professionale, su Internet conta poco e nulla, in quanto i criteri per vincere la competizione su Internet sono differenti.
Un blog Pro Ana non è altro che libera divulgazione di materiale non verificato, e per di più in mano a persone non competenti, destinato a un pubblico di persone altrettanto non competenti, che alla fin fine vogliono solo essere intrattenute per cercare di dimenticare i veri problemi che hanno nella vita quotidiana ma che non riescono altresì ad affrontare: questo mix determina un successo quasi sicuro per ogni qualsiasi balla roboante. Matematico.
Del resto, il successo delle balle non è proprio solo dei blog Pro Ana, ma è comune al Web più in generale, e non è eliminabile, altrimenti ci sarebbe un controllo ed una censura dei contenuti. Certo, si potrebbe comunque scegliere di selezionare i contenuti, oscurando i siti Pro Ana ed altri che propinano altrettante balle, ma in fin dei conti chiunque si dichiarerebbe contrario ad una selezione così stretta: il Web è una sorta di Isola Che Non C’è, e piace perché libero ed anarchico. Se vogliamo una totale libertà d’espressione, dobbiamo anche essere consapevoli che in essa sono comprese la disinformazione e gli strafalcioni.
Per inciso, ho letto circa un mesetto fa un articolo in cui c’era scritto che FaceBook aveva intenzione di inserire un “tasto anti-bufale”. Io non sono registrata a FaceBook, quindi non so se questa cosa sia stata resa operativa o meno ma, in ogni caso, ho i miei seri dubbi sul fatto che una trovata del genere possa funzionare. Immaginate un post scritto da una ragazza che si definisce Pro Ana che riceve delle segnalazioni come bufala: all’autrice basterà sostenere che chi l’ha segnalato non capisce il suo “stile di vita”, è invidiosa della sua magrezza ed è in combutta con quella fazione di blogger rompicoglioni che dicono di essere Pro Recovery, farà la parte della vittima, susciterà un sacco di clamore, e via dicendo. Discussioni no limits, visite per il suo blog a palla, e così le balle non avranno problemi a passare la frontiera.
In conclusione, mia cara anonima Pro Ana: è vero, il tuo blog viene più letto e commentato del mio perché delle balle scritte con pathos fanno più figura della verità semplice. Ma il numero di lettrici – ergo di commenti – niente dice in merito alla qualità, e men che meno alla veridicità e alla ragione, di ciò che viene scritto: il fatto che anche millemila persone possano credere ad un mucchio di balle, questo non le trasforma in alcun modo in verità. E se anche millemila persone affermano una cosa stupida, quella cosa non smette comunque di essere stupida.
Nella lotta per il numero di visualizzazioni del proprio blog su Internet, le balle hanno terra fertile ed artiglieria pesante. Per i partigiani della verità e della serietà scientifica, invece, c’è solo una malconcia trincea e una decina di carabine arrugginite. Rinforzi? Neanche l’ombra… Perciò, ragazze: tutte voi che leggete/commentate il mio blog, e sapete ancora distinguere il divario che corre tra questo e un blog Pro Ana… tenete duro, e mirate bene.
“Qsto post è veramente noioso, così come trovo molto noioso tutto in generale di qsto blog. Tu dici ke combatti l’anoressia e pensi ke fai la cosa giusta, ma allora come te lo spieghi ke non ti legge quasi nessuno? I tuoi post hanno circa 15 commenti l’uno (a volte comprese le tue risp) e ci sono anke persone ke nn approvano, io invece ho un blog pro ana e ti assicuro ke di solito ci sono almeno una quarantina di commenti a post come minimo, e ti assicuro ke le altre sono daccordo con me, anke se tu disprezzi qllo ke facciamo. Tu dici ke le cose come il D.A. o i consigli per nn mangiare o quelli x vomitare sono kavolate, ma guarda caso il post con i consigli x vomitare è qllo + gettonato sul mio blog, quindi forse nn è tutta qsta kavolata come dici. Quindi, se tu pensi ke hai ragione e ke noi pro ana abbiamo torto, come spieghi ke io ho + consensi di te? Come spieghi ke ci sono molto più blog pro ana ke nn blog come il tuo? Come spieghi ke il mio blog viene letto e commentato molto + del tuo? …Forse xkè nn hai tutta la ragione ke credi.”
Ora, non so come la pensiate voi, ma a me pare abbastanza evidente che si tratti di una palese provocazione. E di fronte alle provocazioni, in genere, si aprono 2 scuole di pensiero: da una parte c’è chi suggerisce di ignorarle di sana pianta affinché la persona provocatrice si cuocia da sola nel suo brodo, dall’altra c’è chi dice di rispondere al fuoco col fuoco per non lasciare la provocazione impunita e tenere testa a quella persona facendole abbassare la cresta. Non nego che ambedue le possibilità abbiano un senso logico, e non nego che, quando ho finito di leggere quel commento, avevo già deciso quale delle 2 strade imboccare. Tuttavia, mentre stavo per partire per la mia tangente, mi è tornata in mente una cosa: mi è tornato in mente quando, durante il mio primo periodo di tirocinio in Pronto Soccorso, quando il Dr. Tommaso B. era ancora il mio tutor, c’era un’infermiera che era veramente intollerabile. Innumerevoli volte sono stata sul punto di produrmi in sclerate magistrali di fronte a suddetta infermiera, ed altrettante volte Tommaso mi ha fermata semplicemente dicendomi: “Vincila in gentilezza”. Ecco, queste sue parole mi sono tornate in mente anche ieri, quando ho letto il commento in questione. Mi tornano in mente anche adesso, ed io mi fido al 100% di Tommaso. Per cui, ecco quello che voglio fare: vincere in gentilezza. Non voglio ignorare la provocazione come niente fosse, perché dedico risposte a chiunque commenti sul mio blog, favorevolmente o meno. Ma non voglio neanche ribattere alla provocazione con altra provocazione, perché mi sembra un comportamento infantile e fine a se stesso, che mi pone allo stesso – infimo – livello di chi ha lasciato un commento del genere. Però, voglio vincere in gentilezza: ecco perché voglio dare a questo commento marcatamente provocatorio una risposta seria.
(Don’t worry, ragazze, l’ironia non mancherà comunque…)
E dunque, mia cara anonima Pro Ana, eccomi qua a rispondere al tuo commento.
Mi chiedi perché il tuo blog attira più lettrici rispetto al mio, e perché ottieni molti più consensi di me. Per poter rispondere, a te e alle mie scarsissime lettrici, a questa domanda, ho bisogno di un esempio. Vi ricordate il Caso Stamina? Davide Vannoni propagandava un metodo di cura per la malattie neurodegenerative, che diceva essere basato sulla conversione delle cellule staminali mesenchimali in neuroni. Il caso è arrivato (dopo tanto, troppo tempo) ad un processo, che ha concluso che questo psicologo della comunicazione, che tanto si vantava del suo metodo miracoloso che avrebbe salvato vite umane – ma che si rifiutava di pubblicare, nota bene – era in realtà un mero truffatore. Prima di arrivare a questa sentenza, tuttavia, c’è stato un lungo periodo di incertezza, con cui i mass media sono andati a nozze, e che ha visto l’opinione pubblica spaccarsi in due: soprattutto il Web era pieno di sostenitori del Metodo Stamina, mentre la contraria opinione scientifica (su una problematica medica, eh, non sulla letteratura del Rinascimento!) faceva fatica ad affermarsi, stile “siamo riprecipitati nel Medioevo”.
Ecco, questo esempio ricalca perfettamente quella che è la contrapposizione tra il mio blog e i blog Pro Ana: mia cara commentatrice Pro Ana, il morivo per cui il tuo blog riceve più visualizzazioni e più consensi del mio, è meramente perché il tuo blog è ricco di pathos, di scritti sensazionalistici, di thispo allucinanti, di fantasiosi resoconti sulla tua alimentazione e sul tuo peso, mentre il mio si limita ad essere una raccolta di consigli di auto-aiuto per combattere contro l’anoressia, e un piccolo compendio di studi scientifici esposti in maniera semplificata su vari aspetti dei DCA. Detto in maniera più terra-terra: il tuo blog è pieno di BALLE ROBOANTI, mentre sul mio blog viene scritta la ben più MODESTA VERITA’.
[A seguire, lungo pippone sul perché su Internet le balle proliferano a sfare, e sul perché la verità non ce la può fare: vi ho avvertite, siete ancora in tempo a cliccare la “X” rossa in alto a destra.]
Di fronte ad un commento come quello succitato, mi sono posta qualche interrogativo: perché nel Web è così difficile parlare dei DCA in modo serio, e le bufale scritte dalle Pro Ana sembrano avere un inspiegabile successo? La gente ha svenduto neuroni ultimamente, o si faceva prendere per i fondelli così facilmente anche prima? Come mai la gente si lascia abbindolare da un metodo fumoso e approssimativo come quello Stamina, o da una lista di consigli “per diventare anoressica”? Perché leggono cose del tutto aleatorie e discutibilissime, su un blog a caso scritto da una sconosciuta, e ci credono al volo? Cos’è, un incantesimo?
Okay, andiamo con ordine. E dunque, consideriamo in primis la problematica del contesto.
Il contesto medico/scientifico consta di una sorta di competizione tra colleghi ricercatori, che fanno a gara a che fa per primo la migliore scoperta. In questo tipo di sfida non devi apparire intelligente, ma devi esserlo veramente, mettendo in campo argomentazioni che resistano alla prova dei fatti, poiché questi verranno incontrovertibilmente messi alla prova da tutti i tuoi colleghi. Se propagandi in maniera sensazionalistica e fumosa argomentazioni che possono essere smontate con dati di fatto, sarai destinato alla sconfitta, e potrai dire ciao-ciao alla tua carriera. Detto meccanismo serve tuttavia per far confrontare tra di loro i ricercatori, e determina una selezione naturale in cui le teorie più fallaci soccombono, mentre le teorie dimostrabili vincono.
Spostiamoci adesso in altro contesto: il bar. Al bar non occorre dimostrare niente di serio: le ipotesi strillate di fronte a cappuccino e cornetto alla marmellata non sono destinate a riviste specialistiche, e non aiutano a far carriera. La competizione rappresenta dunque solo uno sfogo, un modo per gasarsi di fronte ai presenti. In una sfida da bar vince chi riesce meglio ad apparire intelligente, chi simula meglio conoscenze che non ha. Tragico? No, ci mancherebbe. Che importanza ha se al bar una cricca di italiani medi sputano sentenze su tematiche di cui non hanno competenze? Il nostro è un Paese libero, per cui chiunque è liberissimo di dire ogni qualsiasi cagata gli passi per la testa, perché rimane a livello di chiacchiera.
In passato, i ricercatori scientifici e i frequentatori di bar rappresentavano 2 mondi a sé stanti: la caciara dei bar non si mescolava in alcun modo con un serio confronto tra varie ipotesi scientifiche destinate alla pubblicazione e alla divulgazione. Da nessun bar è mai uscita alcuna pubblicazione scritta in stampatello, con le “K” al posto del “CH” e gli errori ortografici. Poi però è arrivato Internet, che ha cambiato le carte in tavola. Il Web permette un’ampissima condivisione delle informazioni, chiunque può leggere qualsiasi cosa, chiunque può scrivere, condividere, commentare ed esprimere giudizi. Giudizi – e qui sta il problema – scritti.
Le balle, le balle scritte sui blog Pro Ana nella fattispecie, e i commenti a sostegno delle balle, sul Web sono scritti, non più orali come le ciance da bar. Di conseguenza, subiscono il fascino delle cose scritte: anche se sono emerite cazzabubbole, come una serie di consigli per vomitare o per non mangiare, hanno l’apparenza di cose serie, hanno tutto il carisma del Verbo (sì, pur essendo atea lo intendo stavolta in senso biblico: la Parola scritta). Su Internet ogni qualsiasi opinione, poiché scritta, ha la pretesa di essere seria come nel contesto scientifico, anche se la modalità espressiva è quella del bar: niente carriere da perseguire, per cui basta apparire intelligenti, tanto chi mai redigerà un saggio con le tue sclerate su blogger? Quando si va nel mondo virtuale, quello che conta è vincere, riuscire ad avere l’ultima parola, e a volte anche le parolacce e le offese (spesso e volentieri coperte dall’anonimato) sono d’aiuto: se ti trovi in difficoltà e ti metti ad infamare l’altra persona, magari quella si allontana disgustata, e tu vinci. D’altronde, non stiamo mica a Stanford: questa è l’arena di Internet.
Inoltre, chiunque tenga un blog Pro Ana si sente investita dall’incarico di scrivere post – e un post è come un articolo, sembra sempre ufficiale e serio – utilizzando una miriade di enfasi (MI TENGO SOTTO LE 700 KCAL AL GIORNO! SONO RIUSCITA A VOMITARE! MIA MAMMA MI CONTROLLAVA MA IO L’HO FREGATA! HO PERSO ALTRI 2 KG!) e focalizzandosi tantissimo sull’emozione. Tutto ciò dovrebbe già iniziare a far suonare un campanello d’allarme: una balla che punta sull’emotività riduce le difese del raziocinio, produce trasporto emotivo, fa perdere il lume della ragione. Un medico, un ricercatore, uno scienziato, quando lavorano, non devono emozionarsi: se cedono all’emozione, e pensano di avere tra le mani la verità senza averla testata più e più volte, potrebbero perdere nella competizione tra intelligenti e rigorosi, con tanti cari saluti alla carriera. Se io scrivo un post su come l’anoressia può svilupparsi in donne non vedenti, o sulla multifattorialità causale dell’anoressia, occorre che lo faccia citando fonti ben precise e rintracciabili, altrimenti il mio blog perde di credibilità, e tutto quello che scrivo può essere opinabile. Quando si scende nel campo dell’opinabilità, diventa giusto tutto e il contrario di tutto, per cui in tale campo chiunque venga a dirmi che l’anoressia è la malattia delle ragazzine sceme che vogliono fare le modelle potrebbe pure avere ragione. Ecco perché ho scelto di impostare il mio blog diversamente, aiutandomi con fonti scientifiche nella redazione dei miei post, anche se questo può risultare pesante o noioso.
L’utente-media che razzola su un blog Pro Ana, altresì, utilizza infondate informazioni come fossero oro colato: ecco che viene coinvolta in una sorta di caccia al tesoro, in cui ci si aggrappa a quella che viene vista come la verità più gustosa, e in cui si cerca di dimostrare con ogni mezzo (diari alimentari, consigli per vomitare, lettere di Ana e di Mia, 10 comandamenti Pro Ana, etc…) che quella verità è migliore delle altre. È chiaro che in un blog del genere la verità non può vincere facile, perché non è sensazionalistica né performante, nel momento in cui ci si trova immersa in un contesto di balle emozionanti e gasanti.
Un articolo dettagliato sui ricercatori che hanno preso un premio Nobel per aver studiato i neuroni che si occupano dell’orientamento è spesso difficile e noioso, e se viene pubblicato su blogger non riceverà molti commenti, così come non riceverà molti “Mi piace” se pubblicato su FaceBook. Tuttavia, un articolo su 5 persone morte dopo essersi fatte il vaccino anti-influenzale, manderà tutti in fibrillazione, verrà letto millemila volte, e condiviso nonché commentato altrettante.
Inoltre, i blog Pro Ana lanciano i loro post con titoli roboanti e fotografie allucinanti: ecco che la cosa funziona ancora meglio, perché c’è ancor più emozione immediata, si riesce meglio ad attirare l’attenzione, si catturano più lettrici fogate e possedute dal demonio digitale che commentano in maniera acefala e impulsiva, condividono, e danno così un’apparente autorevolezza ad ogni post.
In questo modo, tutto si mescola: quando, in passato, Internet non era granché diffuso, e la divulgazione andava per la maggiore tra le aule dell’Università e i laboratori di ricerca, per le balle era difficile affermarsi: arrivavano alla frontiera e venivano fermate e perquisite. Forse il sapere era nelle mani di un numero più ridotto di persone, ma senz’altro era tutto molto più verificato. Attualmente, invece, su Internet si trova di tutto, qualsiasi cosa si voglia sapere è a portata di click, tuttavia così facendo si innesca una tipologia di competizione che porta al prevalere dei contenuti più emotivamente coinvolgenti, non di quelli effettivamente seri e verificati.
L’autorevolezza (nota bene: autorevolezza – NON autorità! – che si guadagna sul campo, e NON viene imposta) che consegue al titolo di studio conseguito, e alla propria competenza professionale, su Internet conta poco e nulla, in quanto i criteri per vincere la competizione su Internet sono differenti.
Un blog Pro Ana non è altro che libera divulgazione di materiale non verificato, e per di più in mano a persone non competenti, destinato a un pubblico di persone altrettanto non competenti, che alla fin fine vogliono solo essere intrattenute per cercare di dimenticare i veri problemi che hanno nella vita quotidiana ma che non riescono altresì ad affrontare: questo mix determina un successo quasi sicuro per ogni qualsiasi balla roboante. Matematico.
Del resto, il successo delle balle non è proprio solo dei blog Pro Ana, ma è comune al Web più in generale, e non è eliminabile, altrimenti ci sarebbe un controllo ed una censura dei contenuti. Certo, si potrebbe comunque scegliere di selezionare i contenuti, oscurando i siti Pro Ana ed altri che propinano altrettante balle, ma in fin dei conti chiunque si dichiarerebbe contrario ad una selezione così stretta: il Web è una sorta di Isola Che Non C’è, e piace perché libero ed anarchico. Se vogliamo una totale libertà d’espressione, dobbiamo anche essere consapevoli che in essa sono comprese la disinformazione e gli strafalcioni.
Per inciso, ho letto circa un mesetto fa un articolo in cui c’era scritto che FaceBook aveva intenzione di inserire un “tasto anti-bufale”. Io non sono registrata a FaceBook, quindi non so se questa cosa sia stata resa operativa o meno ma, in ogni caso, ho i miei seri dubbi sul fatto che una trovata del genere possa funzionare. Immaginate un post scritto da una ragazza che si definisce Pro Ana che riceve delle segnalazioni come bufala: all’autrice basterà sostenere che chi l’ha segnalato non capisce il suo “stile di vita”, è invidiosa della sua magrezza ed è in combutta con quella fazione di blogger rompicoglioni che dicono di essere Pro Recovery, farà la parte della vittima, susciterà un sacco di clamore, e via dicendo. Discussioni no limits, visite per il suo blog a palla, e così le balle non avranno problemi a passare la frontiera.
In conclusione, mia cara anonima Pro Ana: è vero, il tuo blog viene più letto e commentato del mio perché delle balle scritte con pathos fanno più figura della verità semplice. Ma il numero di lettrici – ergo di commenti – niente dice in merito alla qualità, e men che meno alla veridicità e alla ragione, di ciò che viene scritto: il fatto che anche millemila persone possano credere ad un mucchio di balle, questo non le trasforma in alcun modo in verità. E se anche millemila persone affermano una cosa stupida, quella cosa non smette comunque di essere stupida.
Nella lotta per il numero di visualizzazioni del proprio blog su Internet, le balle hanno terra fertile ed artiglieria pesante. Per i partigiani della verità e della serietà scientifica, invece, c’è solo una malconcia trincea e una decina di carabine arrugginite. Rinforzi? Neanche l’ombra… Perciò, ragazze: tutte voi che leggete/commentate il mio blog, e sapete ancora distinguere il divario che corre tra questo e un blog Pro Ana… tenete duro, e mirate bene.
venerdì 7 novembre 2014
Lettera aperta per le "Pro Ana/Mia"
Mie care ragazze che vi auto-definite storpiando il nome di malattie letali delle quali parodicamente imitate comportamenti puramente esteriori,
può la perdita di peso risolvere problemi? Certo, può risolvere alcuni problemi molto specifici (vedi per esempio Diabete Mellito II o ipertensione arteriosa giovanile) in alcuni casi particolari. Ma il pesare di meno non vi renderà necessariamente più belle, più intelligenti, più simpatiche, più spigliate, più sicure di voi stesse o più brillanti nelle relazioni interpersonali. Non vi renderà più apprezzate nel lavoro/nello studio, o più attraenti agli occhi del ragazzo che vi piace (sfido qualsiasi uomo a dire che, per esempio, Isabelle Caro era sexy). Inoltre, se la perdita di peso avviene sulla base di un fai-da-te, senza essere seguite da uno specialista, non vi renderà neanche più toniche, e peggiorerà significativamente la vostra salute.
Vi spiego una cosa che voi che anelate l’anoressia solo perché non avete la più pallida idea di quanto devasti la vita certo non potete sapere: l’anoressia non c’entra una pippa col voler dimagrire. Il dimagrimento è la mera conseguenza di una malattia mentale che ha tutt’altra natura. L’anoressia è solo una strategia di coping che viene messa in atto a fronte di veri e ben più profondi problemi presenti nella vita. L’anoressia è solo la punta di un iceberg che affonda le sue radici in problematiche ben più complesse e molteplici. E, soprattutto, l’anoressia col tempo diventa anche un comodo capro espiatorio che permette di non affrontare la vita. Quando puntiamo il dito contro l’anoressia, ma nonostante tutto vi rimaniamo impantanate, facciamo di una malattia capro espiatorio di tutti i nostri problemi e difficoltà. È come se semplificassimo all’estremo dicendo: l’anoressia mi dà la sensazione di poter controllare tutto, per cui ho bisogno di averla nella mia quotidianità, tuttavia se non riesco a fare tutto quello che vorrei nella vita, è colpa del fatto che ho l’anoressia.
Se non riusciamo a trovare/mantenere un lavoro, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non riusciamo a fare carriera, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non riusciamo a concentrarci nello studio, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non abbiamo amici perché abbiamo allontanato tutti, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se sportivamente rendiamo poco e perdiamo gare su gare, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se ci sentiamo insicure ed inadeguate nelle situazioni sociali, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non siamo sicure di riuscire a combinare qualcosa di buono nella vita, è colpa dell’anoressia, e quando saremo riuscite a mettere l’anoressia da parte ci riusciremo senz’altro, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Avete capito dove sta il gap? È un circolo vizioso, un cane che si morde la coda, una contraddizione in termini… un paradosso. Voi potete anche pensare che il dimagrimento sia la soluzione ai vostri problemi, ma non sarà così. Il non aver perso TOT chili non può essere una scusa per non vivere la vita e non affrontare problemi. Perché è un dato di fatto che, per quanto peso possiate perdere, questo non cambia la persona che siete. Se non avete particolari problemi, state bene con voi stesse, e la vita che state vivendo tutto sommato vi piace, a prescindere dal vostro peso, starete comunque bene.
Ma se non siete soddisfatte della persona che siete, se i problemi vi affogano, se quello che state facendo nella vostra vita non vi piace, la perdita di peso non cambierà niente di tutto ciò. Non vi rinnoverà la vita. Se state di merda continuerete a sentirvi di merda, a prescindere dalla taglia che indosserete. Forse vi illudete che una significativa perdita di peso possa risolvere tutti i vostri problemi, ma in realtà ve ne creerà solo uno ulteriore. Quelle parti della vostra personalità che non vi piacciono, le vostre insicurezze e difficoltà, e quelle problematiche che avete nella vostra quotidianità, rimarranno sempre dove sono, fino a che non vi deciderete ad affrontarle di petto – l’unica cosa che cambierà è che dovrete affrontare quelle stesse problematiche con un corpo malsano e con una mente non lucida, rendendo il tutto significativamente più duro e difficile.
Dunque, le domande che dovete porre a voi stesse sono: quali sono i vostri veri problemi, le cose che non vi piacciono nella vostra vita, e che vorreste cambiare? Cosa vi aspettate che cambi realmente quando avrete soltanto perso peso, senza affrontare nessuna di quelle problematiche? Credete seriamente che perdere peso rappresenti una panacea? Cosa potreste fare per cambiare davvero le cose che volete che cambino nella vostra vita?
Lasciate perdere una malattia che dite di desiderare solo perchè non la conoscete, e il tempo che sprecate su determinati blog impegatelo per affrontare con una psicoterapia le vere problematiche che vi affliggono, perchè di certo qualcosa che nella vostra vita non va c'è, di certo state soffrendo e siete in difficoltà, se arrivate al punto di desiderare un qualcosa di devastante come l'anoressia.
Tutto il mio affetto,
Veggie
può la perdita di peso risolvere problemi? Certo, può risolvere alcuni problemi molto specifici (vedi per esempio Diabete Mellito II o ipertensione arteriosa giovanile) in alcuni casi particolari. Ma il pesare di meno non vi renderà necessariamente più belle, più intelligenti, più simpatiche, più spigliate, più sicure di voi stesse o più brillanti nelle relazioni interpersonali. Non vi renderà più apprezzate nel lavoro/nello studio, o più attraenti agli occhi del ragazzo che vi piace (sfido qualsiasi uomo a dire che, per esempio, Isabelle Caro era sexy). Inoltre, se la perdita di peso avviene sulla base di un fai-da-te, senza essere seguite da uno specialista, non vi renderà neanche più toniche, e peggiorerà significativamente la vostra salute.
Vi spiego una cosa che voi che anelate l’anoressia solo perché non avete la più pallida idea di quanto devasti la vita certo non potete sapere: l’anoressia non c’entra una pippa col voler dimagrire. Il dimagrimento è la mera conseguenza di una malattia mentale che ha tutt’altra natura. L’anoressia è solo una strategia di coping che viene messa in atto a fronte di veri e ben più profondi problemi presenti nella vita. L’anoressia è solo la punta di un iceberg che affonda le sue radici in problematiche ben più complesse e molteplici. E, soprattutto, l’anoressia col tempo diventa anche un comodo capro espiatorio che permette di non affrontare la vita. Quando puntiamo il dito contro l’anoressia, ma nonostante tutto vi rimaniamo impantanate, facciamo di una malattia capro espiatorio di tutti i nostri problemi e difficoltà. È come se semplificassimo all’estremo dicendo: l’anoressia mi dà la sensazione di poter controllare tutto, per cui ho bisogno di averla nella mia quotidianità, tuttavia se non riesco a fare tutto quello che vorrei nella vita, è colpa del fatto che ho l’anoressia.
Se non riusciamo a trovare/mantenere un lavoro, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non riusciamo a fare carriera, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non riusciamo a concentrarci nello studio, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non abbiamo amici perché abbiamo allontanato tutti, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se sportivamente rendiamo poco e perdiamo gare su gare, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se ci sentiamo insicure ed inadeguate nelle situazioni sociali, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non siamo sicure di riuscire a combinare qualcosa di buono nella vita, è colpa dell’anoressia, e quando saremo riuscite a mettere l’anoressia da parte ci riusciremo senz’altro, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Avete capito dove sta il gap? È un circolo vizioso, un cane che si morde la coda, una contraddizione in termini… un paradosso. Voi potete anche pensare che il dimagrimento sia la soluzione ai vostri problemi, ma non sarà così. Il non aver perso TOT chili non può essere una scusa per non vivere la vita e non affrontare problemi. Perché è un dato di fatto che, per quanto peso possiate perdere, questo non cambia la persona che siete. Se non avete particolari problemi, state bene con voi stesse, e la vita che state vivendo tutto sommato vi piace, a prescindere dal vostro peso, starete comunque bene.
Ma se non siete soddisfatte della persona che siete, se i problemi vi affogano, se quello che state facendo nella vostra vita non vi piace, la perdita di peso non cambierà niente di tutto ciò. Non vi rinnoverà la vita. Se state di merda continuerete a sentirvi di merda, a prescindere dalla taglia che indosserete. Forse vi illudete che una significativa perdita di peso possa risolvere tutti i vostri problemi, ma in realtà ve ne creerà solo uno ulteriore. Quelle parti della vostra personalità che non vi piacciono, le vostre insicurezze e difficoltà, e quelle problematiche che avete nella vostra quotidianità, rimarranno sempre dove sono, fino a che non vi deciderete ad affrontarle di petto – l’unica cosa che cambierà è che dovrete affrontare quelle stesse problematiche con un corpo malsano e con una mente non lucida, rendendo il tutto significativamente più duro e difficile.
Dunque, le domande che dovete porre a voi stesse sono: quali sono i vostri veri problemi, le cose che non vi piacciono nella vostra vita, e che vorreste cambiare? Cosa vi aspettate che cambi realmente quando avrete soltanto perso peso, senza affrontare nessuna di quelle problematiche? Credete seriamente che perdere peso rappresenti una panacea? Cosa potreste fare per cambiare davvero le cose che volete che cambino nella vostra vita?
Lasciate perdere una malattia che dite di desiderare solo perchè non la conoscete, e il tempo che sprecate su determinati blog impegatelo per affrontare con una psicoterapia le vere problematiche che vi affliggono, perchè di certo qualcosa che nella vostra vita non va c'è, di certo state soffrendo e siete in difficoltà, se arrivate al punto di desiderare un qualcosa di devastante come l'anoressia.
Tutto il mio affetto,
Veggie
venerdì 10 maggio 2013
Il fenomeno "pro Ana" su Twitter
Non faro nomi qui. Non voglio dare soddisfazione. Ma ho letto su Internet un articolo in cui si diceva che una persona del mondo dello spettacolo americano ha aperto su Twitter un account dichiaratamente pro ana. Così sono andata a verificare se quanto riportato da questo articolo fosse vero ed ho scoperto che, purtroppo, lo è.
Insomma, secondo quanto riportato dall’articolo che ho letto, questa persona qualche settimana fa ha cambiato look del suo account di Twitter, e l’ha impostato sulla promozione della cosiddetta “size 0” (che, in italiano, corrisponderebbe alla 36), incoraggiando tutti i suoi followers a non mangiare, saltare i pasti, vomitarli e cercare di dimagrire quanto più possibile. La cosa che mi ha lasciata più allibita è che questa persona crede in quella che chiama “gestione dell’anoressia”. Ma su questo ci tornerò dopo.
Dunque, come dicevo, dopo aver letto l’articolo, sono andata a controllare su Twitter e, sì, effettivamente è tutto proprio come l’articolo lo descrive. Ora, io non ho la più pallida idea se questa persona crede effettivamente a tutte le cazzate che ha scritto, o se lo fa solo per fomentare il gossip (cose tipo “o bene o male, l’importante è che si parli di me, così rimango sulla cresta dell’onda”) e sentirsi al centro dell’attenzione. Non lo so e non è di questo che voglio parlare, anche perché probabilmente è proprio ciò che questa persona vuole – che si parli di lei – quindi mi limito semplicemente ad alcune osservazioni in merito al fatto, e ad esprimere la mia opinione personale.
La cosa che mi lascia più interdetta è che la sua “iniziativa” ha avuto un discreto successo. Quando ho dato un’occhiata per la prima volta al suo disgustoso account di Twitter, questa persona del mondo dello spettacolo statunitense aveva circa 10.000 followers. In meno di una settimana, il numero è pressoché raddoppiato. Io spero che la maggior parte di questi followers siano fake o siano comunque persone che ne sono state attratte semplicemente perché il suo nome è stato uno degli hashtag di maggior trend della scorsa settimana, e quindi si siano chieste: “Chi? Cosa? Perché?” e abbiano volute curiosare e seguire questa bizzarra vicenda. Purtroppo, dando una scorsa rapida ai profili dei followers, è innegabile che molti siano di ragazze giovani e vulnerabili a certi tipi di stimoli, persone che hanno già un DCA che viene senza dubbio alimentato e stimolato dalle thinspiration linkate da questa persona, persone che stanno cercando di combattere contro l’anoressia nelle quali leggere e vedere cose del genere può facilmente innescare una ricaduta. Ma non sono le sole persone malate, naturalmente. La cosa va oltre l’ovvio. Nessuno è soddisfatto al 100% del proprio aspetto fisico, ma questo non significa che svilupperà necessariamente un disturbo alimentare, e certo non sarà un account di Twitter pro ana a determinare il suo ingresso nella malattia. Ma immaginatevi un’adolescente insicura, insoddisfatta sia del proprio aspetto che della propria personalità, sulla quale magari già gravano fattori predisponenti allo sviluppo dell’anoressia… quale pensate possa essere l’effetto su una persona del genere di un tale account?
Giusto per darvi un’idea, ecco il contenuto di alcuni dei tweet pubblicati da questa persona (mia traduzione):
“Non ascoltare quello che ti dicono. Stanno solo cercando di farti ingrassare. Ti vogliono mandare in confusione, non cascarci. Rifiuta il cibo. Così sarai molto più felice.”
“[Nome], ciò che lo rende accettabile per le persone magre a livello globale è chiamare le persone grasse quello che sono: disgustose.”
“Tutte voi ragazze che non indossate ancora una taglia zero dovete tenere un diario alimentare, scrivendoci su tutto quello che mangiate & bevete – rileggetelo tutti i giorni per vedere quanto siete imperfette.”
Okay, mi sembra abbastanza.
Ora, sono consapevole che qualcuno può saltarmi addosso e dirmi che chi ascolta o prende atto di quello che dice è una persona che gioca al suo gioco, che la vede esattamente per come si vuol far vedere, e che quindi gli sto dando corda nel momento in cui scrivo questo post. Se solo fosse così facile da ignorare. Se siete una di quelle persone che non riescono a capire come questa persona potrebbe essere dannosa, piuttosto che commentare dicendo che chiunque si lasci traviare da una persona del genere è debole e stupida, per favore, siatene semplicemente grati.
A prescindere da che questa persona creda o meno in ciò che scrive, quello che fa è stupido, irresponsabile e, soprattutto, potenzialmente pericoloso. Questa persona fa passare l’idea che la taglia zero sia l’unica cosa veramente positiva, e che l’avere una taglia superiore significhi essere grasse e, conseguentemente, inaccettabili. In uno dei suoi tweet afferma che mangiare è un segno di debolezza. Dice che l’anoressia è ciò a cui si dovrebbe puntare – e, tra l’altro, GESTIRLA. Immagino che con il termine “gestire”, questa persona intendesse “controllare”. Okay, lasciate che vi dica che questo è assolutamente l’opposto di ciò che è l’anoressia. Certo, inizialmente la restrizione alimentare trasmette un incredibile senso di controllo… ma, a poco a poco, è l’anoressia che incomincia a controllare spietatamente la vita di chi ne è affetta. L’anoressia non può essere gestita, lei stessa ti porta alla fine fuori controllo, non è un qualcosa di maneggevole, ma un qualcosa che ti porta via tutto quello che prima faceva parte della tua vita… e, in certi casi, anche la vita stessa. Una persona che dice che l’anoressia si può gestire è dunque, a tutti gli effetti, una persona che sta promuovendo un comportamento assolutamente dannoso per la salute e la sopravvivenza.
Comunque, tornando all’articolo che ho letto e che mi ha fatto scoprire questa cosa…
Cos’è successo dopo? Che molti utenti di Twitter, sdegnati per questa cosa, hanno fatto una petizione sul social network stesso, per far sapere agli amministratori cosa stava succedendo. La petizione è stata “firmata” da migliaia di utenti, che hanno rapidamente creato hashtags quali #IsWhatsInsideThatCounts e #CurvesAreSexy. Anche alcune celebrità come Rihanna e Simon Cowell si sono uniti a questo “movimento anti-pro ana su Twitter”. Questo, però, ha creato anche tanto clamore intorno al suo nome, che presumibilmente è ciò che la persona in questione voleva sin dall’inizio – ha vinto il premio “chi-attira-di-più-l’attenzione”, il suo piano del cazzo ha funzionato. Questo l’ha sottolineato anche in alcuni dei suoi tweet. Per questo motivo all’inizio, dopo aver finito di leggere l’articolo, pensavo di non parlarne affatto. Il punto è che adesso, nonostante abbia già destato una massiva attenzione, continua a scrivere i suoi dannosi messaggini. E mi fa rabbia stare qui a leggere e non poter fare niente di concreto, e vedere che nessuno fa niente per fermarla. Certo, so perfettamente che anche questo mio post è fine a se stesso e non cambierà niente. Però non posso stare con le mani in mano, a vedere qualcuno che fa cose dannose consapevolmente, senza dire neanche niente.
Io sono dell’idea che, nella propria quotidianità, ogni singola persona è liberissima di scegliere cosa fare/non fare della propria vita. Se decide di rovinarsela inneggiando ad un’anoressia che desidera solo perché non la conosce, o osannando l’emesi violenta come forma di dimagrimento, sono affari suoi. Non sarà una gran perdita per nessuno, se non per se stessa. Quel che non mi piace, è quando le proprie paturnie vengono gettate in pubblica piazza, alla mercè di chiunque passi di lì. Anche di persone che non sono psicologicamente in grado di rispondere in maniera adeguata a certe sollecitazioni. Perché se una si vuole rovinare la vita di per sé, okay, sono fatti suoi. Ma che eviti di cercare di coinvolgere altre persone nella medesima dannazione, perché questo lo ritengo per lo meno di cattivo gusto (per non usare un’altra parola che inizia per S e finisce per tronzo).
Per cui, ciò che vorrei dire a questa persona del mondo dello spettacolo made in U.S.A. è: Vuoi essere un mostro anoressico, bruciare tutti i tuoi problemi in una fiamma di folle autocontrollo malindirizzato che potenzialmente, nella migliore delle ipotesi, rischia di farti morire, e nella peggiore rischia di farti continuare a vivere per il resto dei tuoi giorni in balìa di un DCA? Se sei così stupida da non capire che quello di cui hai bisogno è uno psicologo, e così ignorante da non capire i principi della nutrizione del corpo umano, e non hai nessuno vicino che possa darti una svegliata allora mi dispiace per te, non posso certo essere io la persona che ti farà cambiare idea, non sarò mica la prima idiota che ci prova… ed evidentemente non funziona. Ma dannati per conto tuo, chiudi questo account disgustoso e evita di impressionare ragazzine a disagio con se stesse, invischiate in chissà quali problemi familiari/scolastici/relazionali, che a 13 - 14 anni finiscono qui e per colpa tua credono di essere grasse e finiscono come te: in questo limbo di disperazione e di ossessione.
Io sono dell’idea che ciascuno debba avere il libero arbitrio sulla propria vita, senza però coinvolgere gli altri nelle proprie scelte.
Infine, avrei qualcosa da dire anche agli admin di Twitter, chiunque essi siano.
Sono consapevole dell’esistenza della libertà di pensiero e di parola, e trovo che sia un diritto di tutti. Ma anche quando questa libertà viene utilizzata per arrecare danno agli altri? E se questo account desse la spinta finale ad una persona che è già sull’orlo dell’abisso dell’anoressia?... E se anziché essere pro ana questo account fosse stato pro-autolesionismo?... O se ci fossero stati scritti consigli per suicidarsi? Avreste comunque evitato di oscurare l’account, in nome della libertà d’espressione? Perché, no, tra l’altro, se non l’aveste notato, incitare le persone a saltare pasti su pasti è una forma di autolesionismo e può, eventualmente, portare alla morte. Permettere a una persona del genere di continuare a scrivere questi tweet non vi sembra un po’ irresponsabile, da parte vostra? Un account del genere è irrispettoso nei confronti delle persone “sovrappeso”, e spinge verso una malattia. È giusto permettere l’esistenza di cose di questo tipo, in nome della cosiddetta “libertà di parola”, pur non potendone negare l’eventuale potenziale nocivo? Posso sembrare eccessiva, lo so. Ma basta un solo account per far sì che ne nascano molti altri sulla falsariga. Perché molto probabilmente la persona in questione non se ne rende conto, ma di anoressia si può morire. Si può morire anche ben prima di essere riuscite a raggiungere un peso da taglia zero, semplicemente perché i nostri corpi non sono progettati per andare avanti senza cibo. Se solo questa persona avesse vissuto un DCA sulla sua pelle, si renderebbe ben conto dell’entità della stronzata che sta facendo… ma dubito fortemente che una persona che fa una cosa del genere abbia la benché minima conoscenza di ciò che è l’anoressia, e men che meno abbia un paio di neuroni dentro quella cosa che c’ha piazzata sopra il collo, ma che probabilmente gli serve solo per controbilanciare il culo.
Voi come la pensate?
P.S.= Per chi ancora mi chiede se io sono su Twitter, sì, ci sono, e mi trovate QUI.
Insomma, secondo quanto riportato dall’articolo che ho letto, questa persona qualche settimana fa ha cambiato look del suo account di Twitter, e l’ha impostato sulla promozione della cosiddetta “size 0” (che, in italiano, corrisponderebbe alla 36), incoraggiando tutti i suoi followers a non mangiare, saltare i pasti, vomitarli e cercare di dimagrire quanto più possibile. La cosa che mi ha lasciata più allibita è che questa persona crede in quella che chiama “gestione dell’anoressia”. Ma su questo ci tornerò dopo.
Dunque, come dicevo, dopo aver letto l’articolo, sono andata a controllare su Twitter e, sì, effettivamente è tutto proprio come l’articolo lo descrive. Ora, io non ho la più pallida idea se questa persona crede effettivamente a tutte le cazzate che ha scritto, o se lo fa solo per fomentare il gossip (cose tipo “o bene o male, l’importante è che si parli di me, così rimango sulla cresta dell’onda”) e sentirsi al centro dell’attenzione. Non lo so e non è di questo che voglio parlare, anche perché probabilmente è proprio ciò che questa persona vuole – che si parli di lei – quindi mi limito semplicemente ad alcune osservazioni in merito al fatto, e ad esprimere la mia opinione personale.
La cosa che mi lascia più interdetta è che la sua “iniziativa” ha avuto un discreto successo. Quando ho dato un’occhiata per la prima volta al suo disgustoso account di Twitter, questa persona del mondo dello spettacolo statunitense aveva circa 10.000 followers. In meno di una settimana, il numero è pressoché raddoppiato. Io spero che la maggior parte di questi followers siano fake o siano comunque persone che ne sono state attratte semplicemente perché il suo nome è stato uno degli hashtag di maggior trend della scorsa settimana, e quindi si siano chieste: “Chi? Cosa? Perché?” e abbiano volute curiosare e seguire questa bizzarra vicenda. Purtroppo, dando una scorsa rapida ai profili dei followers, è innegabile che molti siano di ragazze giovani e vulnerabili a certi tipi di stimoli, persone che hanno già un DCA che viene senza dubbio alimentato e stimolato dalle thinspiration linkate da questa persona, persone che stanno cercando di combattere contro l’anoressia nelle quali leggere e vedere cose del genere può facilmente innescare una ricaduta. Ma non sono le sole persone malate, naturalmente. La cosa va oltre l’ovvio. Nessuno è soddisfatto al 100% del proprio aspetto fisico, ma questo non significa che svilupperà necessariamente un disturbo alimentare, e certo non sarà un account di Twitter pro ana a determinare il suo ingresso nella malattia. Ma immaginatevi un’adolescente insicura, insoddisfatta sia del proprio aspetto che della propria personalità, sulla quale magari già gravano fattori predisponenti allo sviluppo dell’anoressia… quale pensate possa essere l’effetto su una persona del genere di un tale account?
Giusto per darvi un’idea, ecco il contenuto di alcuni dei tweet pubblicati da questa persona (mia traduzione):
“Non ascoltare quello che ti dicono. Stanno solo cercando di farti ingrassare. Ti vogliono mandare in confusione, non cascarci. Rifiuta il cibo. Così sarai molto più felice.”
“[Nome], ciò che lo rende accettabile per le persone magre a livello globale è chiamare le persone grasse quello che sono: disgustose.”
“Tutte voi ragazze che non indossate ancora una taglia zero dovete tenere un diario alimentare, scrivendoci su tutto quello che mangiate & bevete – rileggetelo tutti i giorni per vedere quanto siete imperfette.”
Okay, mi sembra abbastanza.
Ora, sono consapevole che qualcuno può saltarmi addosso e dirmi che chi ascolta o prende atto di quello che dice è una persona che gioca al suo gioco, che la vede esattamente per come si vuol far vedere, e che quindi gli sto dando corda nel momento in cui scrivo questo post. Se solo fosse così facile da ignorare. Se siete una di quelle persone che non riescono a capire come questa persona potrebbe essere dannosa, piuttosto che commentare dicendo che chiunque si lasci traviare da una persona del genere è debole e stupida, per favore, siatene semplicemente grati.
A prescindere da che questa persona creda o meno in ciò che scrive, quello che fa è stupido, irresponsabile e, soprattutto, potenzialmente pericoloso. Questa persona fa passare l’idea che la taglia zero sia l’unica cosa veramente positiva, e che l’avere una taglia superiore significhi essere grasse e, conseguentemente, inaccettabili. In uno dei suoi tweet afferma che mangiare è un segno di debolezza. Dice che l’anoressia è ciò a cui si dovrebbe puntare – e, tra l’altro, GESTIRLA. Immagino che con il termine “gestire”, questa persona intendesse “controllare”. Okay, lasciate che vi dica che questo è assolutamente l’opposto di ciò che è l’anoressia. Certo, inizialmente la restrizione alimentare trasmette un incredibile senso di controllo… ma, a poco a poco, è l’anoressia che incomincia a controllare spietatamente la vita di chi ne è affetta. L’anoressia non può essere gestita, lei stessa ti porta alla fine fuori controllo, non è un qualcosa di maneggevole, ma un qualcosa che ti porta via tutto quello che prima faceva parte della tua vita… e, in certi casi, anche la vita stessa. Una persona che dice che l’anoressia si può gestire è dunque, a tutti gli effetti, una persona che sta promuovendo un comportamento assolutamente dannoso per la salute e la sopravvivenza.
Comunque, tornando all’articolo che ho letto e che mi ha fatto scoprire questa cosa…
Cos’è successo dopo? Che molti utenti di Twitter, sdegnati per questa cosa, hanno fatto una petizione sul social network stesso, per far sapere agli amministratori cosa stava succedendo. La petizione è stata “firmata” da migliaia di utenti, che hanno rapidamente creato hashtags quali #IsWhatsInsideThatCounts e #CurvesAreSexy. Anche alcune celebrità come Rihanna e Simon Cowell si sono uniti a questo “movimento anti-pro ana su Twitter”. Questo, però, ha creato anche tanto clamore intorno al suo nome, che presumibilmente è ciò che la persona in questione voleva sin dall’inizio – ha vinto il premio “chi-attira-di-più-l’attenzione”, il suo piano del cazzo ha funzionato. Questo l’ha sottolineato anche in alcuni dei suoi tweet. Per questo motivo all’inizio, dopo aver finito di leggere l’articolo, pensavo di non parlarne affatto. Il punto è che adesso, nonostante abbia già destato una massiva attenzione, continua a scrivere i suoi dannosi messaggini. E mi fa rabbia stare qui a leggere e non poter fare niente di concreto, e vedere che nessuno fa niente per fermarla. Certo, so perfettamente che anche questo mio post è fine a se stesso e non cambierà niente. Però non posso stare con le mani in mano, a vedere qualcuno che fa cose dannose consapevolmente, senza dire neanche niente.
Io sono dell’idea che, nella propria quotidianità, ogni singola persona è liberissima di scegliere cosa fare/non fare della propria vita. Se decide di rovinarsela inneggiando ad un’anoressia che desidera solo perché non la conosce, o osannando l’emesi violenta come forma di dimagrimento, sono affari suoi. Non sarà una gran perdita per nessuno, se non per se stessa. Quel che non mi piace, è quando le proprie paturnie vengono gettate in pubblica piazza, alla mercè di chiunque passi di lì. Anche di persone che non sono psicologicamente in grado di rispondere in maniera adeguata a certe sollecitazioni. Perché se una si vuole rovinare la vita di per sé, okay, sono fatti suoi. Ma che eviti di cercare di coinvolgere altre persone nella medesima dannazione, perché questo lo ritengo per lo meno di cattivo gusto (per non usare un’altra parola che inizia per S e finisce per tronzo).
Per cui, ciò che vorrei dire a questa persona del mondo dello spettacolo made in U.S.A. è: Vuoi essere un mostro anoressico, bruciare tutti i tuoi problemi in una fiamma di folle autocontrollo malindirizzato che potenzialmente, nella migliore delle ipotesi, rischia di farti morire, e nella peggiore rischia di farti continuare a vivere per il resto dei tuoi giorni in balìa di un DCA? Se sei così stupida da non capire che quello di cui hai bisogno è uno psicologo, e così ignorante da non capire i principi della nutrizione del corpo umano, e non hai nessuno vicino che possa darti una svegliata allora mi dispiace per te, non posso certo essere io la persona che ti farà cambiare idea, non sarò mica la prima idiota che ci prova… ed evidentemente non funziona. Ma dannati per conto tuo, chiudi questo account disgustoso e evita di impressionare ragazzine a disagio con se stesse, invischiate in chissà quali problemi familiari/scolastici/relazionali, che a 13 - 14 anni finiscono qui e per colpa tua credono di essere grasse e finiscono come te: in questo limbo di disperazione e di ossessione.
Io sono dell’idea che ciascuno debba avere il libero arbitrio sulla propria vita, senza però coinvolgere gli altri nelle proprie scelte.
Infine, avrei qualcosa da dire anche agli admin di Twitter, chiunque essi siano.
Sono consapevole dell’esistenza della libertà di pensiero e di parola, e trovo che sia un diritto di tutti. Ma anche quando questa libertà viene utilizzata per arrecare danno agli altri? E se questo account desse la spinta finale ad una persona che è già sull’orlo dell’abisso dell’anoressia?... E se anziché essere pro ana questo account fosse stato pro-autolesionismo?... O se ci fossero stati scritti consigli per suicidarsi? Avreste comunque evitato di oscurare l’account, in nome della libertà d’espressione? Perché, no, tra l’altro, se non l’aveste notato, incitare le persone a saltare pasti su pasti è una forma di autolesionismo e può, eventualmente, portare alla morte. Permettere a una persona del genere di continuare a scrivere questi tweet non vi sembra un po’ irresponsabile, da parte vostra? Un account del genere è irrispettoso nei confronti delle persone “sovrappeso”, e spinge verso una malattia. È giusto permettere l’esistenza di cose di questo tipo, in nome della cosiddetta “libertà di parola”, pur non potendone negare l’eventuale potenziale nocivo? Posso sembrare eccessiva, lo so. Ma basta un solo account per far sì che ne nascano molti altri sulla falsariga. Perché molto probabilmente la persona in questione non se ne rende conto, ma di anoressia si può morire. Si può morire anche ben prima di essere riuscite a raggiungere un peso da taglia zero, semplicemente perché i nostri corpi non sono progettati per andare avanti senza cibo. Se solo questa persona avesse vissuto un DCA sulla sua pelle, si renderebbe ben conto dell’entità della stronzata che sta facendo… ma dubito fortemente che una persona che fa una cosa del genere abbia la benché minima conoscenza di ciò che è l’anoressia, e men che meno abbia un paio di neuroni dentro quella cosa che c’ha piazzata sopra il collo, ma che probabilmente gli serve solo per controbilanciare il culo.
Voi come la pensate?
P.S.= Per chi ancora mi chiede se io sono su Twitter, sì, ci sono, e mi trovate QUI.
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