Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 4 maggio 2012

Dentro il ricovero

La scelta di percorrere la strada del ricovero non è affatto una scelta rapida ed immediata. Molte (come me) impiegano anni ed anni prima di compierla. Altre non ci riescono mai. Purtroppo le probabilità giocano a nostro sfavore. Ma nel momento in cui si decide che se ne ha abbastanza di ogni qualsiasi tipo di numero, allora anche la probabilità, che non è espressa da altro che da un numero, può andare a farsi fottere.

Quali consigli posso darvi nel momento in cui dunque scegliere d’intraprendere la strada del ricovero? Per quanto paradossale possa a primo acchito sembrare: non lo fate unicamente per salvare la vostra vita, non sarebbe abbastanza convincente. Mi spiego. La scelta dell’anoressia è una scelta di rinuncia alla vita, ed è difficile convincersi che noi valiamo la pena per avere questa vita. Quindi, più che altro, cercate di trovare una cosa che vi piace, un obiettivo cui mirate. Trovate qualcosa che amate più della vostra stessa vita. E lottate per raggiungerla. Fintanto che avrete una ragione per alzarvi da letto ogni mattina cominciando a combattere contro l’anoressia, vi starete dando un’altra possibilità. Ed è per questo che andrà tutto bene. Forse non oggi, forse non domani, e magari neanche tra una settimana, ma alla fine andrà tutto bene. E se le cose non vanno ancora bene, vuol dire che questa non è ancora la fine.

Altre due cose importanti nella strada del ricovero sono la speranza e la perseveranza, due imperativi per impedire all’anoressia di avere di nuovo la meglio su di noi. Voglio precisare che per come la vedo io avere speranza non significa mettersi sedute senza far niente aspettando che la manna dal cielo risolva tutti i nostri problemi, al contrario, avere speranza significa provare a costruire qualcosa ogni giorno credendo fermamente che questo possa aiutarci ad arrivare un passo dopo l’altro verso la meta. Avere speranza significa sapere che un giorno, da qualche parte, in qualche modo, il nostro duro lavoro sarà servito a qualcosa, e potremo essere più forti.

Infine, un’altra cosa importantissima nel percorrere la strada del ricovero è il coraggio. Il coraggio di dirci la verità, di affrontare la realtà, di accettarci per quello che siamo, anche se non siamo come vorremmo essere. Il coraggio è quello che ci mettiamo ogni giorno quando scegliamo di continuare a percorrere questa strada, solidificando gli obiettivi raggiunti, e proiettandoci verso quelli futuri. Coraggio è sognare il nostro futuro e lottare per realizzarlo. Coraggio è capire quali sono gli obiettivi perseguibili e realizzabili, cercando di fare del nostro meglio per raggiungerli, ma senza scoraggiarsi se le cose non tutti i giorni vanno come desidereremmo. Coraggio è saggiare l’acqua con la punta di un piede… e poi saltare dentro al mare della vita tuffandosi di botto senza avere rimorsi.

Certo, non lo nego, percorrendo la strada del ricovero ci saranno da affrontare momenti estremamente difficili, molto più difficili del ben più semplice abbandonarsi all’anoressia. Ci saranno momenti in cui ci sentiremo stanche, sole, avremo paura e voglia di gettare la spugna, momenti in cui le lacrime sembrano essere l’unica cosa che rimane. Ma è proprio in questi momenti che dobbiamo alzare la testa e ricordare a noi stesse chi siamo e quanto valiamo: se siamo riuscite a scegliere la strada del ricovero, abbiamo allora anche tutta a forza e la determinazione per percorrerla giorno dopo giorno.

15 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao mi chiamo Daphne e volevo fare una domanda.
Fino a due anni fa pesavo 38kg ( per un'altezza di 1,56).
Adesso sono aumentata di molto perché sono 50,6 kg T.T.
Una settimana fa ero 55,5 kg.
Mi vedo talmente enorme che mettere piede fuori casa mi manda in paranoia.
Quando cammino ho l'impressione di sapere che la gente pensi " che culone" oppure " è grassa".
Ho il terrore/ certezza che quando cucinino i miei condiscano troppo.
Forse sono solo stressata...
Ho allontanato tutti i miei amici come punizione per quel periodo in cui mi ingozzavo.
Il fatto di portare una 42 è un vero scandalo per me.
Mi odio per quello che sono diventata.
Come si potrebbe considerare questa situazione?
( oltre che stupidità/ cretinità/grassezza acuta ).
Scusa il disturbo, forse chiedo troppo e non mi potrai dare una risposta.
Saluti, Daphne.
( la regina del grasso) :(

Wolfie ha detto...

Speranza, perseveranza e coraggio: tutti i giorni devo dare fondo a tutte le mie risorse per trovare queste tre cose. Spesso e faticoso, sarebbe molto più semplice mollare e ritornare al punto di partenza, ricadere nel dca una volta per tutte. Eppure non è giusto. Non è giusto per chi mi sta intorno e mi vuole bene, e soprattutto non lo trovo giusto per me stessa: tutto l’impegno che ci ho messo finora, a qualcosa dovrà pur servire, no????!!!!!!
Anch’io mi do i miei piccoli obiettivi e cerco di raggiungerli, giorno dopo giorno. Magari saranno cavolate, cosine insignificanti, però mi rendo conto che mi aiutano a mantenermi sulla giusta strada, a non deviare troppo, perché sono cose che, se risprofondassi nel dca, non potrei avere. E quindi, tengo duro. Anche se in certi momenti è davvero dura. Ma ne vale la pena e, una volta tanto, posso dirlo per esperienza personale. Perché la bulimia nel momento in cui ci sei in mezzo ti sembra tutto, ma poi quando cominci a ribellarti a lei e a riprenderti la tua vera vita, ti accorgi che è una cosa insignificante, che non è niente, e che c’è molto di meglio che ci aspetta. Lavorare su noi stesse penso sia importantissimo, non a caso sto continuando a fare psicoterapia, e anche se in certi momenti è dolorosa, so che è la cosa giusta da fare, che mi servirà. Non voglio arrendermi proprio ora: so che posso avere molto di meglio.




Per Daphne:

Io non penso che tu sia stupida, hai semplicemente un problema con l’alimentazione. Lo dimostra anche il fatto che, alla fine, sei finita su questo blog a cercare risposta alle tue domande. Io non sono certamente un’esperta in merito, però ti consiglio comunque di parlare dei tuoi problemi con l’alimentazione e il tuo corpo al tuo medico di famiglia, così magari lui potrà metterti in contatto con degli specialisti relativamente all’alimentazione, che ti potranno concretamente aiutare!!!!!! In bocca al lupo!!!!!!!

*FREELILIHAM* ha detto...

Ci vuole coraggio, si. Molto coraggio. E' tanto semplice adagiarsi sugli allori della malattia. Ma combattere talvolta pare impossibile, si è troppo deboli e stanchi...come fare per recuperare il coraggio?

Pupottina ha detto...

speranza e perseveranza sono le parole chiave di questo post.
un abbraccio

Ali ha detto...

Ciao a tutte,mi chiamo Alessia e volevo semplicemente scrivere qualche mio pensiero...io sono caduta nell'anoressia senza volerlo..nel senso, non sono partita con l'intenzione di dover diventare uno scheletro ma lo sono diventata...io credo sia stato un insieme di cose che hanno caratterizzato un periodo della mia vita...adesso è quasi un anno che sono in cura...sono aumentata di peso (se mi dicono che sono INGRASSATA vado in crisi nera) ma credo di non esserne fuori del tutto...sono nella fase della terapia in cui provo a gestirmi io con il cibo, senza tabelle dei pasti, delle quantità....ma mi rendo conto che restringo e poi mi capita di buttar giù di tutto..anche se per via delle mie "abbuffate soggettive" le mie dottoresse dicono sia uno step "normale" e di transizione del percorso di guarigione... però io continuo a pensare che stavo meglio prima...alla fine ho iniziato a curarmi solo perchè i miei mi hanno messo in macchina e portato in una clinica dopo il fallimento dei loro tentativi di aiutarmi...ora a volte penso che sto meglio rispetto a prima, ma molto spesso mi faccio schifo cos', mi sento pesante e grassa...sensazone orribile...tutto questo è molto faticoso...

Sonia ha detto...

Seguire un percorso di ricovero per se stessi è un'assurdità, perchè il pensiero rimane quello che non c'è niente di meglio che l'anoressia, che la propria vita è inutile.
Bisogna trovare qualcosa di esterno.
Aggiungerei di non fare promesse inutili agli altri.
Io non ho iniziato questa strada per me, ho iniziato a farlo solo per i miei genitori (e si sa, sono troppo piccola per prendere decisioni -.-), ho fatto tante promesse a loro... ma ho sbagliato tutto. Non dovevo aggrapparmi a loro, perchè tanto promettere non serve a niente, soprattutto se non capiscono quanto cazzo è difficile.
è logico che poi scoppi, non sopporti il peso delle tue stesse promesse e crolli.
E anche se loro continuano a chiedere "Mi prometti che ne esci fuori?" io non faccio più promesse di alcun tipo.
Il difficile, ora, trovare qualcosa per cui veramente valga la pena andare avanti.
Se esiste...
Ad ogni modo, ora le parole d'ordine sono:
"Spera, Persevera e sii coraggiosa, sempre!" :)

Ali ha detto...

Sonia, sono sicura che ne uscirai...alla fine come si ha la determinazione di seguire un certo regime alimentare di restrizione penso che si possa avere la stessa determinazione per uscire dal problema...e lo so che è difficile, sono la prima a dirlo perchè lo sto provando io stessa....ma forse ci si può riuscire...

justvicky ha detto...

"Coraggio è saggiare l’acqua con la punta di un piede… e poi saltare dentro al mare della vita tuffandosi di botto senza avere rimorsi"


trovare qualcosa per cui lottare...io ho qualcosa per cui lottare. Ho quella tacito accordo che nonostante le oscillazioni e i compensi mi son sempre portata da quando ero alle elementari: diventare un dottore. Ma è una cosa stupida...non stupida in sè, stupida perchè è l'unica cosa su cui riesco a puntare e per cui vado come un treno. è l'unico sogno a cui non rinuncerei...entrare in medicina sarebbe come per dante entrare nei giardini dell'eden dopo aver attraversato inferno e purgatorio Come rivedere la sua immortale beatrice dopo tutte le pene e la finitezza umana. Il problema è che quello è un sogno, che potrebbe non realizzarsi e che se non si realizzerà sarei davvero in braghe di tela fino in fondo. Ed entrare in una facoltà a numero così chiuso...diciamo che la percentuale non è assolutamente a mio favore.vabbè scusa io mi infogno a parlare di questa cosa.
però eccolo lì il mio obbiettivo per cui svegliarmi alla mattina...eppure ce nè sempr eun altro di fondo...c'è sempre il cibo, il programmare, la routine. C'è ALLLO STESSO LIVELLO DI QUEL SOGNO. La perseveranza , il coraggio e la speranza sono fattori positivi quanto negativi...perchè possono avere una duplice chiave di lettura.
e incastrano, inchiodano, impediscono un'evoluzione. a me sembra di aver subito una cesura netta della vita. Da quando avevo 13 anni, da quando ho scoperto questa dimensione-nelle sue molteplici sfaccettature- quello che vi era prima è stato spazzato via. Una cesura netta della MIA storia da cui ha preso un processo RADICALE che ha l'aria di essere IRREVERSIBILE ed INARRESTABILE che tocca TUTTI GLI ASPETTI DEL VIVERE. Il ricovero è comunque uno di questi aspetti...

Grazie per tutto quello che mi dai, per le parole ed il tempo che mi dedichi. Grazie.


ho visto dei tuoi video che mi hanno lasciato un sorriso enorme <3

Zio Effe ha detto...

Ho scoperto 3 giorni fa che ero depresso, e visto che non me ne ero accorto sono guarito senza tutte le sensibilità che si dice siano necessarie. Sono la prova che molte "malattie" vanno scritte, appunto, tra virgolette. Ti giuro, ho ritrovato il certificato, e grazie a Dio avevo letto male.
Ti giuro non mi sto inventando nulla. Credo possa essere spunto di riflessione.

Vele Ivy ha detto...

Speranza e perseveranza... due grandi risorse da tenere senpre in mente! Brava Veggie!

Anonimo ha detto...

M.M.
Io ho intrapreso la strada del ricovero "consapevolmente" da quest'anno ... per la precisione da novembre.
Ho cercato di trovare varie motivazioni per farmi forza e combattere ... motivazioni varie... che vanno dal puro egoismo ... "devo uscirne perchè voglio vivere" all'altruismo "devo uscirne perchè non posso vedere le persone che amo soffrire e preoccuparsi per me".
Quando non è trainante l'una, mi appoggio all 'altra .
Purtroppo non sempre funziona ... e mi sembra una lotta impari.
Ci sono alti e bassi ...
Poi, però, cerco di riprendermi e rimettermi sulla giusta strada.
Al momento "combatto" con alcuni alimenti "tabù" e quando vinco io e non la malattia... è perchè riesco a dare rilievo alle mie motivazioni .
Come ho detto non sempre riesco, ma è una piccola conquista ... la voglio vedere così, un piccolo passo verso la luce.

Grazie ancora per questo spazio.

ファイ~Fai ha detto...

Non trovo nulla da dire su questo post...semplicemente perchè è perfetto!
Passo più che altro per salutarti e mandarti un bacio (:
ファイ

Veggie ha detto...

@ Daphne – Ciao Daphne, io non sono una specialista relativamente all’alimentazione, quindi ometto qualsiasi osservazione in merito, che sarebbe semplicemente dettata da idee personali e non adeguatamente sostenuta da professionalità… Posso solo dirti che non hai bisogno di dare un nome alla tua situazione. Perché non servono etichette per definire un disagio. Qualunque sia il nome scientifico, puoi lasciarlo ai medici. Quello che conta qui è che tu non stai bene col tuo corpo e, di conseguenza, non riesci ad avere un regime alimentare adeguato. Forse hai già letto la risposta che ti ha dato Wolfie, ed io sono d’accordo con quello che dice: la cosa migliore che puoi fare per evitare che la situazione possa ulteriormente degenerare, in maniera tale da correre ai ripari quanto prima, è rivolgerti a un qualche medico. Il tuo medico di base, appunto, se ti ci trovi bene, altrimenti puoi provare a contattare direttamente dietisti/nutrizionisti e psicoterapeuti che operino nella tua area… Se una cosa ti fa stare male, hai tutto il diritto (ed il dovere verso te stessa) di chiedere aiuto… Perciò, rivolgiti a personale medico competente. Alle ASL/USL ci sono anche dei consultori psicologici gratuiti ai quali potersi rivolgere, e che assicurano l’anonimato… Solo dei professionisti saranno in grado di darti una mano in maniera adeguata, a gestire questa situazione che ora ti fa stare male… Ti faccio un grande in bocca al lupo anch’io…!

@ Wolfie – Sì che serve il tuo impegno… serve a farti arrivare sempre più lontana. Perciò, per quanto sia difficile… non mollare!... Pian piano, vedrai che davvero tutta questa fatica immensa serve a qualcosa… quantomeno, a ritrovare la vera te stessa…
P.S.= Grazie per la risposta che hai dato a Daphne, sono molto d’accordo con ciò che hai scritto…

@ FREELILIHAM – Io credo che il modo migliore per recuperare il coraggio sia focalizzarsi sui nostri obiettivi… su quello che vogliamo davvero. Su quello che vorremo fosse la nostra vita al di là della malattia… e mettercela tutta per realizzare questi obiettivi, a piccoli passi, a piccole tappe… Il vedere come sia possibile cambiare effettivamente nel tempo la nostra vita, ci fornisce quel coraggio che ci dà la forza che ci permette di andare avanti…

@ Pupottina – Non potrei essere più d’accordo…

Veggie ha detto...

@ Ali – Ciao Alessia, benvenuta!... Grazie per aver voluto condividere con tutte il tuo pensiero e la tua esperienza lasciando il tuo commento!... Io credo che nessuna di noi parta con l’intenzione di raggiungere un emaciazione tale da mettere in pericolo la propria stessa vita… poiché ritengo che l’anoressia rappresenti più che altro una strategia di coping funzionale al fine di percepire una sorta di (illusorio) controllo che mette a tacere molte ansie… ed è questo il vero motivo per cui si entra in un disturbo del genere – con le ovvie sfaccettature individuali, poiché ognuna è certamente diversa dall’altra e ha il proprio carattere e il proprio background. A parte questo, so benissimo quanto possa essere faticoso un percorso di ricovero, soprattutto nelle prime fasi… e hanno ragionissima le tue dottoresse quando definiscono la tua fase come uno step normale nel percorso che stai facendo… anzi, mi sembrerebbe anormale se tutto ti andasse meravigliosamente fin da subito!... Non metterti fretta in questo percorso che stai compiendo, è ovvio che non ne sei fuori del tutto perché c’è sempre tanto da lavorare su noi stesse per imparare a tenere a bada in maniera efficace quello che ci ha fatte stare male… e lo si impara col tempo, coi tentativi, con tanta pazienza, senza la fretta del voler vedere “tutto & subito”… Adesso devi, grazie anche all’aiuto delle tue dottoresse, trovare strategie di coping che siano diverse rispetto a quella della restrizione alimentare o dell’abbuffata… e vedrai che pian piano le cose miglioreranno… e ti renderai conto a pieno ti quanto la tua situazione è in evoluzione verso un qualcosa di sicuramente migliore rispetto a ciò che ti sei lasciata alle spalle… Ti faccio un grande in bocca al lupo, spero di rileggerti presto!… Un abbraccio forte…

@ Sonia – Hai perfettamente ragione quando dici che bisogna trovare qualcosa di esterno. O meglio, secondo me bisognerebbe imparare a mediare: guardare a quello che è l’aspetto proprio relativo alla salute fisica – e, in questo senso, farlo per noi stesse – e contemporaneamente trovare qualcosa cui possiamo aggrapparci di esterno, e che ci dia una maggiore motivazione nel continuare la strada che abbiamo intrapreso. Le promesse da fare non sono quelle verso gli altri – che poi finiscono per diventare un vincolo, un obbligo – ma quelle da fare a noi stesse. Non promesse in termini di raggiungimento di traguardi prefissati (perché se poi non ci si riesce ci si sentirà frustrate…), ma promesse in termini di metterci tutto il nostro impegno. E seguire le parole d’ordine che tu hai elencato…

Veggie ha detto...

@ justvicky – Stupida? Perché stupida?... Se è una cosa che ti fa vedere uno spiraglio di positività, non è certo stupida… se la cosa che ti fa trovare voglia di lottare fosse anche il collezionare figurine dei Pokémon, non sarebbe comunque una cosa stupida… E se l’entrare a Medicina è la cosa che ti fa stringere i denti, anche se è una cosa sola, anche se ci fosse solo questa… bè, meglio una che niente, no?!... Certo che è un sogno… se fosse una certezza, non avrebbe tutto quel potere di trascinamento. Proprio perché è un sogno, richiede che tu abbia i coglioni e i controcoglioni per realizzarlo. Soprattutto perché, anche se le statistiche non giocano a tuo favore, non è comunque un sogno impossibile… non hai niente di meno di tutti gli altri candidati che andranno a fare il test d’ammissione insieme a te. Se ci fai caso, però, questa cosa di Medicina e ciò che ruota intorno alla sfera del DCA, sebbene come dici tu legati dagli stessi fattori che possono avere chiave di lettura positiva o negativa, hanno una grossa differenza intrinseca: l’idea di poter studiare Medicina ti fa sentire bene, tutto ciò che ruota invece introno al DCA magari lì per lì placa l’ansia e quindi è una sorta di palliativo, però, nel complesso, è una cosa che ti fa stare male, che tu ti stai vivendo comunque con sofferenza, con difficoltà, non con piacere. Ed è da qui che devi partire per tracciare il distinguo… e per dirigere le tue capacità in maniera positiva e propositiva…
Grazie a te…

@ Zio Effe – Non avendo vissuto personalmente la depressione, e non avendo conosciuto nessuno con problemi di depressione, non ne so effettivamente molto riguardo a questo problema… salvo ovviamente quello che ho studiato, ma poi si sa che tra teoria e pratica c’è sempre il suo bel divario. Ergo, non posso argomentare molto in merito alla depressione. Tutto quello che posso dire, semplicemente, quello che mi viene da pensare, è che, come tutte le patologie, anche la depressione ha la sua vasta gamma di presentazioni cliniche… c’è chi per fortuna riesce ad uscirne, e chi arriva al suicidio. Immagino dipenda dal carattere della persona, dal modo in cui viene curato (farmacologicamente e psicoterapeuticamente), dal supporto che riceve da chi gli sta intorno… e, ovviamente, dalla gravità intrinseca della forma di patologia in sé. Magari uno che ha una forma di depressione lieve riesce a tirarsene fuori nei suoi cenci, e uno che ha una forma di depressione grave prende e si ammazza. Questo è però ovviamente un discorso molto generale, vale per ogni qualsiasi problema, non solo per la depressione.

@ Vele/Ivy – Altrochè se bisogna tenerle sempre a mente… per quanto sia difficile, non bisogna dimenticare…

@ M.M. – Se si riuscisse sempre in tutto al primo tentativo nella vita si sarebbe infallibili, e i problemi non esisterebbero. Questa però purtroppo non è una favola, è la vita reale… e nella vita reale si sbaglia, si fanno errori… e si riprova fino a che non ci riesce di avere la meglio. Ci saranno sempre alti e bassi, è inevitabile… tutto quello che possiamo fare, è cercare di fare del nostro meglio per ridurre quei bassi ai minimi termini… e, se anche ogni tanto ricadiamo, cercare di trarre quello che c’è di positivo da quella ricaduta (per esempio, i segnali premonitori della ricaduta stessa), senza stare troppo a piangere sul latte versato, ma recuperando la positività per poter andare avanti e cercare di continuare comunque a mettercela tutta anche in futuro…

@ Fai – Ti ringrazio, piccola… Abbraccio forte anche te…

 
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