Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 20 luglio 2012

Metadone per l'anoressia?

Stamattina, mentre ero in bagno, pensavo (e pensare è in genere, per me, un fenomeno pericoloso, soprattutto quando non ho molto da fare come, appunto, quando vado in bagno la mattina). I tossicodipendenti possono prendere il Metadone. Questo farmaco è un oppiaceo sintetico che, una volta assunto, viene metabolizzato nel fegato e trasformato in una sostanza che può essere usata dall’organismo. Detta sostanza si lega a dei recettori, con azione di tipo agonista, ed espleta i suoi effetti. Il Metadone non toglie l’assuefazione psicologica né la capacità di drogarsi, tuttavia riduce l’assuefazione fisica, rende spiacevole l’assunzione di droghe, e ridimensiona perciò la probabilità di ricorrere a sostanze stupefacenti. E dunque, pensavo che sarebbe estremamente bello avere qualcosa del genere anche per l’anoressia. Qualcosa che riducesse il bisogno fisico di restringere l’alimentazione o di fare attività fisica eccessiva, e che lo rendesse spiacevole. Qualcosa che impedisse di formulare pensieri come: “Ma se restringo l’alimentazione mi sentirò molto meglio…”.

Ovviamente, se un tossicodipendente vuole continuare a drogarsi, eviterà di assumere Metadone. Ma avrà comunque la possibilità di prenderlo nel momento in cui lo deciderà.

Sappiamo tutte che, a lunga gittata, l’anoressia non ci farà sentire molto meglio. Ma il pensiero che il cervello concepisce è che restringere l’alimentazione ci farà sentire meglio sul momento, per questo è così difficile rompere gli schemi. Perché il “lungo termine” è un qualcosa di cognitivo, il “sul momento” è un qualcosa di emotivo. Ed è molto difficile opporre la razionalità all’emotività. Questo ha un senso da un punto di vista evolutivo: quando c’è un reale pericolo, non occorre mettersi a pensare, ma si agisce d’istinto. Il problema in questo è che il cervello non riesce a capire bene quando siamo realmente in pericolo (situazioni tipo: miseriaccia-questo-leone-sta-per-sbranarmi) e quando non lo siamo. Di nuovo, un meccanismo di selezione naturale: opera su tutto ciò che ci serve per sopravvivere e riprodurci, e non entra in funzione quando tutto è tranquillo.

Il che fa sorgere la seguente domanda: forse, in un DCA, il problema non sta propriamente in quello che facciamo, ma nella nostra percezione del pericolo. Questa considerazione può suonare abbastanza terrorizzante. Cosa si fa quando ci sentiamo costantemente sull’orlo di un precipizio? Quando non si sa che cosa ci farà bene e che cosa ci farà male e quindi, per sicurezza, si decide di trattare tutto come se fosse un leone pronto a sbranarci?

Penso che sia un qualcosa su cui è importante riflettere. C’è una confusione di base, perché si percepisce la restrizione alimentare, che alla lunga può provocare severi danni fisici, come un qualcosa di non pericoloso, mentre, viceversa, si percepisce il mangiare di più come un qualcosa di pericoloso. Sono cose alle quali dobbiamo, rispettivamente, sensibilizzarci/desensibilizzarci. Contrastare una tossicodipendenza è, per certi aspetti, relativamente più semplice, perchè si ha qualcosa di concreto su cui lavorare: la droga. In un DCA il problema non è tanto il cibo in sé, ma i problemi che vi nascondiamo dietro, quel costante “cosa succederebbe se” che risuona come voce di fondo nella nostra testa.

Ma anche un DCA, come una tossicodipendenza, può essere superato: poichè è possibile imparare a conviverci in maniera non lesiva per noi stesse, senza più adottare comportamenti disfunzionali, contrastando i pensieri che l'anoressia stessa mette in testa. E ognuna di noi deve capire qual è il suo modo per farlo.

P.S.= Vi propongo un’iniziativa… Mi piacerebbe che voi rispondeste a questa domanda: qual è la ragione per cui reputate positivo il percorso di ricovero dall’anoressia che state facendo? Niente goals stratosferici, solo piccoli e semplici obiettivi nella vita di tutti i giorni (Esempio: "Finalmente posso mangiare di nuovo la pizza senza morire dall'ansia"). Potete lasciarli nei commenti a questo post, oppure inviarmeli tramite e-mail (veggie.any@gmail.com). Nel prossimo post riunirò le vostre risposte…

27 commenti:

Anonimo ha detto...

Anoressia e droga sono molto simili, in effetti: entrambe danno assuefazione. Fisica, ma soprattutto psichica.
Sono quelle cazzo di cose che inizi pensando che non è niente, che non c’è una sega di niente che potrà andare storta, e arrivi ad un certo punto quando ti accorgi che, porca eva, proprio non puoi farne a meno.
Sembra una stronzata, perché chiunque inizi a restringere l’alimentazione o a farsi, pensa sempre che potrà smettere quando cazzo gli pare, e tornare indietro al punto di partenza come se nulla fosse.
Sbagliato.
Lo dico per esperienza personale. Partiamo tutte così. E così tutte, anche le più dannatamente convinte, arriviamo: a toccare il fondo. Devastate, completamente a puttane.
Anoressia e droga sono molto simili, in effetti: entrambe non ti si vogliono scollare di dosso proprio per un cazzo.
Hai bisogno di mangiare ancora un po’ di meno esattamente come hai bisogno di un’altra fottuta dose.
Solo che tra anoressia e droga c’è una grossa differenza: uno speed non è necessario alla sopravvivenza, il cibo sì. E questo fa nascere uno degli schifossisimi problemi. Il dilemma-roba lo puoi evitare, se vuoi. Di fronte al dilemma-cibo, ci stai necessariamente almeno tre strafottute volte al giorno. E non te lo scansi. E sono cazzi.
L’inevitabilità m’incrina, mi fa andare ai pazzi.
Perché più ci penso, più vedo che è dannatamente così. Per anni mi sono fatta, e poi per anni mi sono fatta di metadone che alla fine è un po’ lo stesso. Sebbene ad oggi io abbia smesso di avvelenarmi, sebbene i buchi sulle braccia siano solo cicatrici sbiadite, probabilmente starò per tutto il resto della mia vita a sognarmi una cazzo di pera, perché tutti i fottuti giorni sento che avrei bisogno di una cazzo di pera. Però poi mi faccio il culo, auto-ramanzina, ed evito. Perché sopravvivo lo stesso. Col cibo, merda, non è così. Me lo ritrovo davanti comunque. Ed è maledettamente estenuante dover combattere con me stessa ogni dannata volta che mi ritrovo lì, all’ora dei pasti. Ma non ci sono soluzioni alternative. È quello che devo fare. Lo so. Cerco di capire il mio modo. è questo che è, no? Anche se proprio per questo continuerò a rompermi il culo per il resto della mia già discretamente devastata vita.
Anoressia e droga sono molto simili, in fondo: alla fine, quello che vuoi non combacia mai con quello che ottieni. E ti lacerano allo stesso fottuto modo. E ti ammazzano allo stesso fottuto modo.

Jonny

Marceline ha detto...

avrei una domanda.
è possibile vivere due diversi tipi di anoressia a distanza di tempo?
mi spiego.

sono stata anoressica, bulimica, poi ora, di nuovo rivivo l'anoressia.
ma le due fasi anoressiche hanno caratteristiche diverse, soprattutto per il modo in cui io le vivo.
la prima volta, la subdola malattia aveva pervaso la mia mente con conteggio calorico e digiuno forzato.
ora, la seconda volta, è diverso.
io non conto le calorie, ho smesso di pesare i cibi.
mangio poco, solitamente, è vero, e se mi capita di essere sola o restringo di più o digiuno, ma in generale, rispetto alla prima anoressia, mangio.
sempre le stesse tre cose, sempre nella stessa quantità a spanne, sempre alla stessa ora.
e ciò mi fa stare, se non bene, meglio.
sono terrorizzata da alcuni alimenti, ma in qualche modo si riesce sempre a ripiegare.
ricordo che due anni fa, fosse successo quello che è successo ieri [sono uscita a pranzo con amici] avrei pianto per due giorni, preso lassativi e digiunato, aspettando che miracolosamente la mia pancia tornasse vuota come prima.

anche gli aggettivi che uso per descrivermi, mentalmente, sono diversi da prima: non mi do della vacca grassa 24 ore su 24 [facciamo solo 12 ore su 24] oppure mi fermo ad un'occhiata allo specchio e ad un sonoro "bleah".

questa fase l'ho presa in modo diverso: vorrei cercare di convivere con il DCA, il problema è che lo sto facendo a modo mio.
e sto continuando a dimagrire.
io non è che voglio sostanzialmente dimagrire, ma nemmeno ingrassare, o meglio, dipende tutto da come mi sveglio al mattino, da che ora, soprattutto mi sveglio, perchè se non sono le sei e mezza la mia giornata è già rovinata.
dovrei sostituirmi il cervello, forse riuscirei ad accettare di essere un essere umano con dei bisogni da soddisfare, fatto di carne molliccia anche.

senza cibo nello stomaco il controllo è massimo; con la giusta quantità di cibo nello stomaco il controllo è minore, ma vi è sempre controllo.
le abbuffate non appaiono da tempo, e anche questa è un'altra differenza rispetto a prima.
prima, la spirale abbuffate-digiuni c'era.
ora no.
e questo, è brutto da dire, mi fa sentire ancora più forte.
io non so cosa stia capitando.
so solo che questa fase la sto vivendo, sentendo in modo diverso, rispetto alla prima volta. ed è strano, perchè in tutta questa storia non ci sono obiettivi specifici, non c'è un fine.
io non so dove andrò a capitare, nel futuro.
la cosa, se mi ci fermo a pensare, è terrorizzante, dato che andrò anche a vivere da sola tra due mesi o poco più.
potrò continuare a mangiare nella mia maniera, ma potrò anche digiunare, sarà una scelta.
il fatto è che entrambe le situazioni portano con se il, lento, dimagrimento.

è come un suicidio.

{.Hellie.} ha detto...

Dopo aver letto con interesse il post, e essere arrivata al PS, partecipo MOLTO volentieri:

Il mio motivo è che vorrei poter partecipare senza pensieri a qualunque esperienza (un po' vago, eh?!), che siano cene fuori, o viaggi all'estero. Vorrei non sentire l'ansia di partire perché "non so cosa si mangia in quel posto, non conosco le calorie" o cose del genere, vorrei non dovermi preoccupare se i miei amici vanno in quel ristorante perché non ci sono mai stata e non sono sicura del tipo di cibo. Vorrei non dover evitare di uscire quando so che "Stasera tutti andranno a bere al pub, ma la birra è troppo calorica e gonfia la pancia".
Si tratta di poter vivere, ma soprattutto scoprire, fare ciò che mi passa per la testa, uscire dalla "confort zone"..
Non so se mi sono spiegata.
Un bacione Veggie!

Wolfie ha detto...

Sarebbe molto più semplice avere un farmaco che fa guarire dai dca, caspita se lo sarebbe!!!!!! Però, infondo io penso che questa battaglia che stiamo combattendo ci serve sotto un altro punto di vista: per diventare più forti. Perché se combattiamo da sole, senza l’aiuto di nessuna medicina, poi acquistiamo una forza che ci sarà utile anche in molti altri ambiti della nostra vita.
Del resto, come anche è scritto sul post, alla fine quello che conta è la nostra volontà: anche un tossicodipendente continua a drogarsi se vuole, anche se ha a disposizione il metadone; così noi possiamo continuare a fare cavolate alimentari, visto che abbiamo a disposizione il cibo. Ma possiamo anche decidere di smettere e cercare di stare meglio. Dipende tutto da quello che noi decidiamo di fare.
Inoltre, certi pensieri sbagliati derivano proprio dal dca, cioè, dopo tanto tempo che si mangia in modo “strano” la testa non lavora più bene come prima, e allora si hanno percezioni strane riguardo al nostro corpo, e pensieri altrettanto strani.
In ogni caso, io sto cercando di lottare. Non tutti i giorni sono rose e fiori, ma come dice un libro, “io speriamo che me la cavo”!!!!!!!!!

PS- Partecipo ben volentieri all’iniziativa che hai lanciato, come sempre!!!!!! Lasciami qualche giorno per pensarci, quando mi è venuto in mente qualcosa ti spedisco una email!!!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

M.M.

Anche questo post calza a pennello.
Al momento avrei bisogno di qualche sostanza che mi consentisse di non pensare troppo e riuscire a seguire quel maledetto-benedetto schema alimentare che mi permetterà di rimettermi in forma ...
Ed invece .. nonostante tutta la mia consapevolezza ... continuo a restringere.
Quella restrizione che sul momento mi mette tranquillità ma che a lungo, invece, mi fa stare male.
Ancora non ho trovato il modo di "convivere"con la malattia senza darle ascolto.
E a volte sono sfiduciata e temo di non farcela... altre mi prendo di coraggio e combatto.

Perchè reputo il ricovero positivo?
Paradossalmente non per "mangiare una pizza" senza sentirmi in ansia ... ma perchè devo liberarmi... direi alleggerirmi... delle mie ansie, paure, convinzioni ... sofferenze.
Vorrei sentirmi veramente libera, perchè al momento mi sento in gabbia, con le catene.

Grazie ancora.
M.

**Free_destruction* ha detto...

Ciao Veggie concordo con molto che hai scritto, sulla similitudine tra i disordini alimentari e l'uso di sostanze... tutto^^
Però, il metadone, è forse la cosa meno utile per chi fa uso di droghe.
Come l'eroina, è un oppiaceo sintetico, quindi una droga a sua volta che purtroppo non rende spiacevole l'uso di droghe infatti spesso viene manipolato dai "tossicodipendenti" stessi, aggravando il problema.

Tutto quello che hai scritto sull'anoressia vale anche per chi fa uso di droghe, fin nel minimo dettaglio, credo.
Però contrastare una tossicodipendenza è MOLTO più difficile perché l'uso di sostanze cambia la chimica del cervello (in maniera variabile ma comunque permanente).
Scusa le mie precisazioni ma sono doverose visto che tempo fa non amavo molto i tossicodipendenti (a causa di fatti che censuro).
Mentre ora mi rendo conto che non devo lasciarmi condizionare da pregiudizi nati a causa di chi mi ha fatto del male (fra i tanti che me ne hanno fatto!)
un abbraccio

On The Coffee Side ha detto...

Ho sempre ritentuto che il cibo per una persona affetta da anoressia, bulimia e obesità sia veramente una droga. Sono tre problemi apparentemente diversi, ma le persone che ne soffrono dipendono in modo terribile dall'alimentazione (eccessiva o ridotta). Ora non mi ritengo ancora del tutto guarita (o non voglio illudermi di ciò dato che tengo sotto controllo il mio pese ogni mattina); tuttavia quando ero nel pieno della malattia la mia mente era annebbiata, pensavo a cose inconcepibili, ritenevo che non mangiare fosse la salvezza, che l'acqua fosse l'unica cosa che avrei potuto bere senza ingrassare o senza ricevere danni. Ora so che mi sbaglio, dopo i numerosi controlli seguo una terapia che mi ha aiutato a reintegrare le sostanze perse durante i periodi di digiuni e non ho più paura del mio corpo. Inizialmente mi dissero che sarei dovuta aumentare di una taglia e accumulare molto peso, bè io ammetto che ora il mio peso non è ancora soddisfacente, ma non assomiglio ad un cadavere in volto e tantomeno ad uno scheletro per quanto riguarda il corpo. Ora sento che la mia mente vuole stare bene, vuole ripartire da zero e capire che cosa mi ha fatto inciampare in questo incubo. Ora riesco a cenare tranquillamente (cosa che non ho fatto per anni dato che a volte mi concedevo una merenda che consideravo sostanziosa), mi concedo spuntini, non faccio più gli avanzi "del capriccio".
Non ho più vergogna a mangiare di fronte ad altri! Insomma per banali che siano io li considero traguardi veri e propri. Avrei dovuto scoprire prima questo blog, purtroppo in questi anni sono capitata solo su blog distruttivi e assuefatta dalle loro propagande ero stimolata a mangiar sempre meno e a farmi del male inconsapevolmente. E' giusto voler esser informa, ma ragazze ci vuole EQUILIBRIO! Solo lì si raggiunge il vero benessere!
Un abbraccio,
Marta.

°esse° ha detto...

veggie, sono olivia... per problemi "tecnici", ho cambiato blog...

un bacino

Anna ha detto...

Sicuramente il disturbo alimentare altera la nostra percezione del pericolo, come quella di tutto ciò che ci circonda e concerne la nostra vita. E’ solo quando s’inizia a stare meglio che si vede come stanno realmente le cose.

In quanto alla domanda posta a fine post, la mia risposta, per quanto banale, è: una ragione per cui reputo positivo il percorso di ricovero (nel mio caso, dalla bulimia) che sto facendo è che adesso posso mangiare quando ho fame (ovviamente, senza esagerare…!)

Vele Ivy ha detto...

Ma il metadone è solo un modo per tamponare il problema, non lo risolve. Purtroppo ho un caso di tossicodipendenza in famiglia e, a quanto ho visto, il metadone ti trasforma in una specie di vegetale. Se non si trova la forza per uscire dalla tossicodipendenza non c'è medicinale che possa guarire il paziente. Penso sia così anche per l'anoressia.

Elle; ha detto...

Inizio col dire: Non sono anoressica, non credo neanche di soffrire di DCA, sono semplicemente una ragazza a dieta. Eppure so bene che, quando non c'è un medico alle spalle, stare a dieta può portare a cadere nei DCA, quindi seguo il tuo blog come monito a "stai attenta a non caderci dentro, che è tutta merda".
E' strano come alle volte, riusciamo a sopportare il dolore fisico pensando che ci porterà ad un bene più grande, e anzi, a trarre a volte felicità da quel dolore. Il vomitare, il dolore alla gola, il sapore orribile, gli occhi gonfi, il viso pallido e la voglia di svenire... Fa male. Ma forse, in quel momento, l'idea di avere quelle cose in corpo e di ingrassare, di essere grassi (con tutto quello che comporta), fa ancora più male.

Anonimo ha detto...

Non so bene... è come se il mio percorso del ricovero sia sempre più in pericolo,ma in questi ultimi 2 anni ho lottato perchè voglio diventare psicologa e capire ciò che sta all'origine di questa malattia e come aiutare chi vuole essere aiutatato. è triste vedere tuo fratello che a 5 anni ti dice: " hai il braccio più sottile del mio, vuoi andare in cielo? non mi vuoi più bene?" questo, ma anche il timore di un altro ricovero sembravano bastare...sembravano...

Ef wants to be thin. ha detto...

miseriaccia-questo-leone-sta-per-sbranarmi. mi fai sentire male, davvero!

non ho la più pallida idea di cosa rispondere alla tua domanda.
amo il tuo modo di scrivere, magari io..

ti stringo forte forte.

Signorina Anarchia ha detto...

Non sto facendo un percorso, ci sto camminando a filo, sono come un'equilibrista bendata...
Scrivo il mio buon proposito: riuscire a fare un pasto decente senza masticare ogni boccone dalle 15 alle 55 volte prima di deglutire. Può andare?

Ilaria ha detto...

...per rispondere alla tua domanda:

finalmente posso concedermi di "fare un errore" senza pensare di "essere un errore".

ti abbraccio forte

Sonnen Blume ha detto...

Complimenti per il ragionamento... Fila! =D Anche secondo me ci sono molte cose in comune.. La prima a cui penso sempre è che sia l'anoressica sia il drogato sono persone sole. Io non decido di ridurre la mia alimentazione e rischiare la morte se non per attirare attenzioni perchè sono sola. Così il drogato spesso è una persona sola, e pensa che con la droga si possa risolvere qualcosa, trova una "via d'uscita" ai suoi problemi senza sapere che si sta cacciando in qualcosa di gigantesco che è solo una trappola.. Lo stesso l'anoressica. Vogliamo scappare dai problemi, a testa nostra forse risolverli, ma ci cacciamo in un casino gigantesco, e se prima siamo sole, poi lo siamo il doppio.
Per questo non ho mai avuto pregiudizi verso i drogati. Non credo che siano dei pazzi o chissà che come invece pensa la maggior parte della gente ignorante. Credo che siano persone che a modo loro chiedono aiuto. Così come noi chiediamo aiuto involontariamente smettendo di mangiare. Lanciamo entrambi dei segnali, stiamo male.

Quanto alla tua domanda: io non sono e non sono mai stata ricoverata, però ci ho pensato tante volte. Mi piacerebbe perchè vorrebbe dire ricominciare da zero: stare in un posto pulito, sistemato, controllata dai medici che ascoltano le mie esigenze, che mi vengono incontro, una terapeuta che mi sostiene, tutto ordinato, l'occasione per ricominciare, capire e uscirne. Ma mi terrorizza il "dopo". Cosa faccio quando torno a casa? Cosa succede? Con i miei sarà cambiato qualcosa? Andrà bene? Certo, al ricovero è chiaro che "addestrano" per il ritorno, mica ti fanno uscire e ti dicono "bene adesso cavatela alla meglio", certo che no, ma io in questi anni ho capito che sono imprevedibile. Mi vedo: esco ogni settimana dalla psicologa carica e pisitiva, il tempo di mettermi in macchina, 20 minuti di strada, ed entrare a casa e già sto male.
Staccare per qualche mese e ricoverarmi, e poi uscire e tornare alla vita quotidiana che effetto avrebbe?
Non lo so. Posso solo immaginarlo.
Però senz'altro cazzo se ne voglio uscire da questo schifo! Ma so che ce la farò! E sarà bellissimo poter uscire con gli amici, mangiare una pizza del cavolo, partire senza pensare a cosa/quanto/come mangerò, andare dai parenti senza pensare a come compensare il pranzo stratosferico, partecipare alle feste come il Natale o Pasqua senza ansia a partire da una settimana prima... Non vedo l'ora!!! =D Ce la farò, col cazzo che mi faccio abbattere da queste malattie! :P
Un bacione, sei fantastica, questo blog è una ventata di aria fresca! =D

Orchidea Spezzata ha detto...

Droga,anoressia..Entrambi sono atteggiamenti autolesionistici.Scegliere di smettere di far male a se stessi è difficile.
Nel caso della droga,si può ricorrere ai farmaci di cui hai parlato,ma nel caso dell'anoressia non esistono medicine che ti facciano lo stesso effetto.Purtroppo..
Si può solo sperare di uscirci,piano piano,magari con l'aiuto delle persone giuste accanto.Molto spesso chi è capace di starci vicino e di comprenderci è la migliore medicina :)

Michiyo ha detto...

Premesso che convivo con l'anoressia da anni, ma in forma "leggera"... ovvero non ho mai cercato di sparire, di morire, di farmi male... semplicemente il posto in cui sno nata e cresciuta, il Giappone, impone modelli femminili non magri... esili, inconsistenti... e nel contempo forti come acciaio... e io non riesco a sottrarmi a questo modello per cui i miei chili mi sembrano sempre troppi e vorrei essere ancora più minuta... non mi odio però e non voglio farmi male... lo vedo più come un "allenamento" un modo di rafforzare me stessa (vengo sempre dalla terra dei samurai, in fondo). Quindi non so nemmeno come classificarmi, mi rendo conto di vivere su un filo, cadere è facile (ma non troppo avendo un marito che mangia e mi fa mangiare fin troppo), sicuramente "fissata" ecco...
Dopo questa, doverosa presentazione, in fondo leggo un po' il blog, ma non ho mai scritto, passo alla risposta...
tu parli di sostanze per togliere il bisogno fisico di droga ma non quello mentale... allora non si potrebbe parlare di sostanze che semplicemente mettono una fame irresistibile? Certo, poi c'è la volontà di mezzo ma per quella per adesso non si può fare niente se non volerlo in prima persona... però... qualcosa come per esempio il cortisone (io non sono medico, ma tu sì, magari ne conosci altre migliori) non potrebbero aiutare a "non poter evitare di mangiare"?
Forse è una sciocchezza, ma è l'idea venuta a me dal tuo post, (e dal fatto che ho spesso cercato in rete sostanze che togliessero l'appetito perché anche se sono a dieta sempre la fame io ce l'ho e mangiare poco mi fa soffrire un sacco... quindi mi fa comodo qualcosa che mi toglie la fame... )^^
Alla fine non so, in effetti che pensare, a parte che è davvero terribile e mi piacerebbe che chi sta in questo problema possa voglia uscirne...
(chiedo perdono per i vari errori, me la cavo un po', dopo anni in Italia ma insomma..)
Un sorriso grande! ^_^

Padme ha detto...

Sei sempre fantastica Veggie.. un bacio<3

Connie ha detto...

Rispondo alla domanda locata a fondo post: per quella che è stata la mia esperienza, mi sembra che il peso recuperato e il miglioramento delle mie prestazioni in ogni campo della mia vita siano strettamente correlati. So che qualcuno ha anche fatto uno studio su questo… pensateci.

Veggie ha detto...

@ Jonny – E’ vero, per tante cose sono simili… e per una soprattutto: sono 2 cose che, alla fine, devastano non solo la tua mente, ma anche il tuo fisico, fino a – letteralmente – morirne. Però, c’è una cosa che in entrambi i casi possiamo fare: sfatare le nostre convinzioni. Ciò non eliminerà ovviamente il gap tra razionalità ed emotività, ma ci aiuterà ad acquisire più di un punto di vista… il che torna sempre comodo quando il percorso di ricovero che stiamo facendo si farà particolarmente duro. So anch’io quanto sia difficile… ma è indubbiamente quello che dobbiamo fare. L’unica cosa che possa garantirci un futuro, per quanto in passato la nostra vita possa essere stata devastata…

@ Marceline – Direi di sì. Perché nel momento in cui si fa una cosa per la seconda volta, quale che sia la cosa in questione, c’è sempre maggiore consapevolezza di quando la si fa per la prima volta. E poi il “gioco” è svelato, quindi anche la tipologia di sensazioni che si provano sono differenti da quelle avvertite la prima volta… Non so, anche per me le ricadute sono state diverse dal disturbo primario, voglio dire. E poi anche perché si cresce, si cambia noi per prime, per questo anche una stessa cosa assume contorni e connotazioni differenti… Dici che in questa storia non ci sono obiettivi specifici e non c’è un fine… secondo me non è del tutto esatto. Secondo me l’obiettivo è la realizzazione… per questo è così difficile staccarsene. Io non sono una specialista in DCA, quindi sostanzialmente il mio consiglio alla fine è sempre quello di parlarne con persone esperte, che sappiano aiutarti nella maniera più consona… perché ci sono pensieri che s’intorcinano nella nostra mente, e da sole non se ne esce. Non è come un suicidio, perché in realtà tu non vuoi morire… vorresti solo trovare un modo per vivere più pacificamente con te stessa… ma questo non passa attraverso il tuo aspetto fisico, sebbene credere questo sia più facile, perché l’aspetto fisico è più gestibile di quelli che sono invece i tuoi veri problemi che non ti fanno stare bene con te stessa e che sono il vero motivo sottostante il tuo erroneo comportamento alimentare, ma che sono ben più difficili da affrontare… Io posso dirti solo di provare a farlo, perché è l’unico modo per tentare di risolvere. Perché sebbene in sé non sia un suicidio, è comunque un comportamento che alla fine porta alla morte. In tutti i sensi.

@ Hellie – Perché vago?... Ti sei spiegata benissimo, invece! Grazie per il tuo input, ovviamente lo raccoglierò nel prossimo post!... L’ultima frase che hai scritto è bellissima, non credo ci sia bisogno di cambiare una virgola, ricalca perfettamente il tuo pensiero… Un abbraccio forte…

@ Wolfie – Sicuramente, a suo modo, quel che non ci distrugge ci fortifica… e io credo proprio che questo valga anche per il DCA. Sicuramente la nostra forza di volontà in questo ambito è fondamentale… possiamo cambiare tutto, se davvero lo vogliamo e ci impegnamo per. E so che tu ti stai impegnando tantissimo, perciò… in bocca al lupo per il tuo percorso di ricovero!...
P.S.= Aspetto la tua mail, allora!... Grazie per aver voluto essere del gruppo anche stavolta!...

@ M.M. – Grazie mille per il tuo input, innanzitutto!... E sappi che quella sostanza che cerchi è già dentro di te: è la tua forza di volontà… è lei che ti permetterà di fare tutto quello che vuoi. E’ lei che ti permette, come dici tu, di prendere coraggio e combattere. Io credo che tu abbia tutte le capacità per poter convivere con la malattia senza che essa ti distrugga… certo, non è una cosa immediata… non basta la consapevolezza per avere una realizzazione, un gap tra razionalità ed emotività è inevitabile… ma io credo sia proprio in virtù della consapevolezza che hai comunque negli anni accumulato, che continuerai a fare passi avanti nonostante le resistenze interiori…

Veggie ha detto...

@ *Free_destruction* - Non ho mai fatto uso di droghe personalmente… Ma non credo che il Metadone sia da disprezzare… dal momento che è terapia di prima linea per la dipendenza da eroina, validata nei Se.R.T. di tutta Italia (e, immagino, anche nel resto del mondo…), evidentemente ne è stata constata l’efficacia clinica. Se mi sono espressa male nel voler semplificare la cosa per le lettrici che non sono “addette ai lavori”, quel che volevo dire è che il Matadone agisce sugli stessi recettori su cui va ad agire l’eroina, per cui la persona che assume Metadone non avverte più il bisogno fisico di assumere eroina ed elimina la piacevolezza normalmente connessa all’uso di questa droga, perché il recettore ad esso relativa è già saturo – ecco, spero di essermi spiegata meglio, ora. In quanto ai pregiudizi verso determinate categorie… siamo umane, è normale averne. L’importante è cercare di non fare mai di tutta l’erba un fascio…

@ On the coffee side / Marta – Non sono banali, altrochè, hai ragione a dire che possono essere considerati dei traguardi veri e propri… perché sono le piccole cose quotidiane che ci aiutano a migliorare la nostra condizione. Io credo che la terapia possa essere molto utile in questo… e, soprattutto, il terapeuta è una “voce esterna” al DCA che ci aiuta a vedere la realtà della malattia con una chiarezza che la nostra mente, proprio perché malata, non riesce a scindere autonomamente… Fai bene ad indagare sui tuoi motivi che ti hanno spinto al DCA in modo da non inciamparci di nuovo… e continua sempre a combattere. Già questo è una vittoria…

@ °esse° / Olivia – Grazie per avermi avvertita, passo dal nuovo blog, allora!...

@ Anna – Non è affatto banale, e comunque, anche se fosse… voglio cose banali. L’obiettivo è illustrare i vantaggi immediati del ricovero, e il tuo pensiero ricalca ciò alla perfezione… Ti abbraccio…

@ Vele/Ivy – Sicuramente la forza di volontà è l’arma fondamentale per contrastare ogni dipendenza… però, nel momento in cui detta volontà è presente, l’avere un farmaco specifico (come il Metadone lo è per ridurre l’assuefazione fisica all’eroina) può essere indubbiamente un elemento d’aiuto… Volevo dire questo, ecco, chiedo venia se non mi son spiegata bene…

@ Elle; - Ciao Elle, benvenuta!... Grazie per essere passata di qui e per aver lasciato la tua traccia… In ogni caso… non abbiamo bisogno di etichette cliniche per definire il nostro disagio. Non cadere nell’errore di attaccarti cartelli da sola… più che tanti ti verranno affibbiati dalla gente… Comunque, credo che se il tuo unico obiettivo è quello di perdere qualche chilo, potresti farlo seguita da una dietista che ti aiuti a dimagrire in maniera sana e fisiologica, in maniera tale da essere sicura di non correre alcun rischio non solo da un punto di vista psichico, ma anche più semplicemente da un punto di vista prettamente fisico… E per quanto riguarda il dolore fisico, in realtà non è poi così strano che lo si riesca a sopportare bene: un dolore fisico, infatti, stimola il rilascio di endorfine, che generano una sensazione di benessere… Ora io non ho mai vomitato, quindi non so cosa si possa provare in un momento del genere, però, da autolesionista, so bene quanto a volte un dolore fisico possa provocare indirettamente una forma di sollievo…

@ Anonima – E allora, non dimenticare le cose per cui hai lottato in questi ultimi 2 anni… perché sono davvero cose per cui valeva la pena di lottare. I tuoi sogni, i tuoi desideri, le tue aspirazioni per il futuro, il tuo progetto di vita: sono tutte cose per cui vale la pena di lottare. Perché tutto il culo che ti sei fatta finora non può e non deve andare sprecato… utilizzalo per alimentare la forza che ti consentirà ancora di andare avanti sulla strada del ricovero… E quello che sembrava, sembrerà assolutamente. Ti abbraccio forte…

Veggie ha detto...

@ Ef – Bè, c’hai ancora un bel po’ di giorni per rispondere alla domanda, quindi prenditela pure con comodo, mica c’è fretta!... E guarda che non voglio chissà quali pensieri filosofici, ma vere banalità, che diano il senso del concreto…
In quanto allo scrivere, ognuna ha il proprio modo… Ed è meglio che nessuna scriva come un’altra, sennò sai che noia a leggerci blog tutti scritti in serie…!

@ Signorina Anarchia – Bè, e chi l’ha detto che bisogna per forza partire correndo?... Va benissimo anche procedere sul nostro filo… sarà il tempo e la nostra volontà che permetteranno al filo di allargarsi sempre più fino a diventare un’autostrada…
P.S.= Il proposito va benissimo, altrochè!...

@ Ilaria – Grazie per il tuo pensiero, sarà immediatamente aggiunto alla lista!...

@ Sonnen Blume – Premettendo che fortunatamente non ho mai avuto problemi di tossicodipendenza, e che quindi non ho certo la presunzione di capire come si sente o cosa prova una persona che fa uso di sostanze stupefacenti… penso che l’aspetto di dipendenza sia tale e quale a quello della dipendenza indotta dall’anoressia, quantomeno come pattern mentale. E anch’io, perciò, non penso affatto che i tossicodipendenti siano dei pazzi… anzi, sono persone come tutti, che hanno dei problemi, e si sono aggrappati a un qualcosa che prometteva di essere la soluzione e invece si rivela poi soltanto un ulteriore problema… (e non vale forse lo stesso per l’anoressia?!...) In quanto al discorso sulla solitudine, non saprei… cioè, secondo me è una questione molto caratteriale, e quindi variabile da persona a persona… magari ci sono persone che hanno più la tendenza ad isolarsi, e altre che invece sono più socievoli… questo dipende un po’ dal singolo e da quello che è il suo background…
Per quanto riguarda invece il discorso del ricovero (e qui ti parlo per esperienza, perché io di ricoveri ne ho passati 5), secondo me, anche questa, è una cosa soggettiva… Ci sono persone che ne traggono enorme beneficio, altre che ne hanno un po’ di beneficio, altre ancora che rimangono invariate… Poi, è certo che ti “addestrano” ad uscire… e non solo ti “addestrano”: c’è il primo periodo post-ricovero che è il periodo di day hospital, finito quello viene fissato tutto un iter di controlli presso la clinica, e allo stesso tempo sei comunque sempre seguita con periodici controlli settimanali sia da una dietista sia da una psicoterapeuta… Quindi il reinserimento nel contesto della vita di tutti i giorni è molto aiutato e graduale… Poi, certamente, la scelta di ricoverarsi o meno dipende da ciascuna di noi, da quello che è il suo carattere e il suo modo di fare…

@ Orchidea Spezzata – Sono assolutamente d’accordo sul fatto che sia la tossicodipendenza sia l’anoressia siano 2 forme di autolesionismo… Per quanto riguarda le medicine, io credo che la sola vera medicina contro l’anoressia sia la nostra ferma decisione d’interrompere il circolo vizioso… perché la nostra volontà può laddove nessun farmaco arriva…

Veggie ha detto...

@ Michiyo – Ciao Michiyo, grazie per aver lasciato il tuo commento!... Altro che errori, scrivi benissimo invece, complimenti!... Ti assicuro che c’è gente italiana da una vita che scrive moooooolto peggio di te!... Comunque, per rispondere al tuo commento… Sebbene mi piacciano molto manga ed anime, ammetto di non saperne granché sulla cultura Giapponese… però posso immaginare che, se un Paese impone in maniera netta e concreta una certa pressione in una determinata direzione, sia più facile intraprendere la stessa… Avere quelle “fissazioni”, appunto, come dici tu… che però, finché si mantengono tali, sono fortunatamente ancora discoste dalla malattia… che è quello che ti auguro di più, di rimanerne distante. In quanto ai farmaci… cerco di spiegarti un po’. Quelli di cui tu parli, ovvero i farmaci per togliere la fame, sono i cosiddetti “farmaci anoressizzanti”. Sono farmaci che, soprattutto in passato, sono stati spesso utilizzati nel trattamento delle gravi forme di obesità. Sono farmaci che, attraverso il potenziamento dell'attività dopaminergica, adrenergica e serotoninergica, stimolano il centro della sazietà e/o inibiscono quello della fame. I “farmaci anoressizzanti” più noti ed efficaci sono – guarda caso! – le amfetamine (e i loro derivati)… non a caso, una droga. Difatti, l'utilizzo dei “farmaci anoressizzanti” amfetamino-simili è gravato da importanti effetti collaterali: irritabilità, ansia, euforia, depressione, confusione, cefalea, insonnia, tremore, palpitazione, tachicardia e aritmia… per questo il loro uso è stato pressoché soppresso. (Anche se, purtroppo, si possono ancora acquistare per l’appunto in Rete…) Ci sono poi anche altri farmaci (meno efficaci dei suddetti) ad azione anoressizzante, ma hanno tutti comunque discreti effetti collaterali… Di conseguenza, spero che nonostante ti fosse venuta l’idea, tu non abbia mai fatto uso di farmaci del genere… Altra cosa… ma chi te l’ha detto che il cortisone stimola l’appetito?... No, perché è una castroneria bella e buona!... Il cortisone è un ottimo antinfiammatorio, forse il più potente ad oggi esistente, ed ha anche effetto immunosoppressore… ma non c’entra nulla con lo stimolare l’appetito. Tuttavia, esistono dei farmaci che, con un’efficacia molto limitata, stimolano l’appetito (tipico il Periactin dato ai bambini…)… Il punto però è che il problema dell’anoressia non è l’appetito. L’anoressica non soffre di una mancanza di fame fisica, il suo è un rifiuto cosciente e volontario all’atto di mangiare. E’ una malattia mentale, non una malattia da inappetenza. Per questo i farmaci non possono risolvere… e, come giustamente dici anche tu, la volontà di combattere è l’unica vera medicina.

@ Padme – Ciao Padme, che bello rileggerti!!... Ti abbraccio forte forte…

@ Connie – Grazie per il tuo prezioso input, sarà messo in lista!...

Anonimo ha detto...

Te lo devo proprio dire...tu sei un angelo...ti ringrazio di esistere...non posso dire di più...tra qualche tempo sarò in grado di dirti perchè. Grazie grazie grazie

Veggie ha detto...

@ Anonima – Troppo te, figurati, ci mancherebbe… comunque grazie, eh!... Quando hai voglia di scrivere o di dire qualsiasi cosa, mi trovi sempre qui… Un abbraccio forte…

Anonimo ha detto...

E si......e va bhe....... è così....................c'è la siamo cercata

 
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