Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 24 agosto 2012

Dire "SI" contro le resistenze interiori

Qualche giorno fa ho ricevuto la mail di una ragazza che sul momento era piuttosto spaventata: mi ha scritto che aveva appena mangiato cinque biscotti al cioccolato che non erano compresi nel suo “equilibrio alimentare”, che sul momento le era sembrava una buona idea, ma che adesso le era salita l’ansia e si sentiva in colpa, non tanto perché avesse mangiato qualcosa in più, quanto piuttosto perché aveva rotto una “regola”, si era lasciata sfuggire il controllo della situazione.

Le ho scritto una mail di risposta piuttosto lunga e, tra le varie cose che le ho detto, c’è una frase che vorrei condividere con tutte voi: “Occorre imparare a dire “si” contro le resistenze interiori”.

Penso che questo sia stato il punto focale di tutta l’e-mail che le ho scritto.

È difficile per chiunque confrontarsi con le proprie resistenze interiori, perchè queste tendono ad essere dannatamente forti. Alla base di queste resistenze interiori, c’è l’ansia. Scegliere la strada del ricovero significa che dobbiamo confrontarci con queste resistenze sostanzialmente in ogni ambito della nostra vita. Alcune di queste resistenze hanno a che fare con il cibo, ma la maggior parte delle altre, nonchè le più importanti, no. Per superarle tutte – per superarne almeno alcune – occorre imparare a dire di “sì” contro le resistenze interiori. Occorre imparare a dire di sì al condire con l’olio. Occorre imparare a dire di sì alla consapevolezza che non si può controllare tutto. Occorre imparare a dire di sì al ridurre l’attività fisica eccessiva. Occorre imparare a dire di sì all’uscire con gli amici. Alle responsabilità che la vita ci pone di fronte. All’andare a fare shopping. Al rilassarsi. A tutto quello che crea tremendi conflitti interiori.

Cambiare o non cambiare, questo è il problema.

Avere delle resistenze interiori non è ovviamente una cosa del tutto negativa. Ci preserva dal fare cose veramente pericolose. Ma nel momento in cui decidiamo di combattere l’anoressia affrontando le nostre paure e i nostri problemi, dobbiamo accettare il fatto che ci scontreremo contro queste resistenze interiori. Ed imparare a gestirle. Ed imparare a superarle.

Una delle frasi positive più pro-ricovero che io abbia mai sentito, è di Elanor Roosevelt: “Do one thing everyday that scares you”. (“Fai ogni giorno una cosa che ti fa paura”).

Forse l’avrete sentita così tante volte che alcune di voi la considereranno una sorta di clichè. Magari lo è, ma lo è perché quel che dice è assolutamente vero: imparare a dire di “sì” contro le resistenze interiori è analogo al cercare di fare ogni giorno una cosa che temiamo.

Occorre imparare a sentire quali sono le nostre resistenze interiori. Identificarle. Comprenderle. E, infine, lasciarle andare…

11 commenti:

AlmaCattleya ha detto...

occorre rilassarsi.
sembra una cosa normale, ma spesso chi soffre di questi disturbi non si rilassa sempre preoccupato di gestire la sua vita.
Anch'io ho affrontato una cosa che mi faceva paura, una cosa che credevo non l'avrei mai superata, ma dopo che un mio amico mi ha detto: "Vuoi rimanere così per sempre?" ho detto di no! Quindi ogni giorno ero lì con questa mia paura, sapendo che mi faceva male perché era una cosa che riguardava i rapporti interpersonali. Avrei voluto scappare e invece no ero lì a sentire la paura e cercare di rilassarmi. Piano piano ce l'ho fatta.

Anonimo ha detto...

M.M.

Post che calza a pennello... ma come fai? :-)

Vincere le resistenze interiori?
Ieri le dottoresse mi hanno comunicato che da lunedi dovrò fare ricovero h.24 ...
Altro che vincere le resistenze ... devo modificare tutto..
Mi sembra, più che altro, di aver sbattuto contro un muro
Però mi piace il verbo "vincere" ... devo Vincere ...

Posso tornare il sabato e la domenica ...

Ho un po' di paura... proprio perchè le resistenze, i blocchi sono parecchi ...

Penso, anzi, sono convinta che ne valga la pena ... del resto non ho nulla da perdere...ma da guadagnare..

Devo accettare il cambiamento che è avvenuto solo in piccola parte...

Sicuramente mi troverò a "fare una cosa che mi fa paura" .... tanta paura ... ma non affrontarla non mi porterà alla soluzione...

Grazie e alla prossima :-)

Wolfie ha detto...

Lasciare la presa da un dca è una cosa veramente molto difficile, perché questo comporta appunto scontrarsi con le nostre resistenze interiori. Non dico la più difficile di tutte, ma sicuramente una tra le più difficili, perché comporta il dover mandar a gambe all’aria tantissime convinzioni che, anche se sono convinzioni sbagliate dovute alla malattia, sempre convinzioni comunque restano, ed è difficile accettare quanto siano sbagliate e come fare a combatterle, dato che per molto tempo il dca fa rimanere solidali a quelle.
Più volte in questi ultimi anni mi sono trovata a dover “sconvolgere” e sradicare tante delle convinzioni tipiche della malattia. Per quanto capissi che erano sbagliate, separarsene era difficile e doloroso lo stesso. Le prime volte che facevo qualcosa che la bulimia mi aveva “proibito”, mi sentivo estremamente colpevole e soprattutto mi veniva un’ansia da morire. Ma non sono morta. E mi sono così accorta che, essendo sopravvissuta, potevo anche rifare quella cosa, e sarei sopravvissuta comunque, anche con tutta quell’ansia, sarei sopravvissuta. E poi, a forza di rifare più e più volte tutte quelle cose che la bulimia mi proibiva (come mettermi in costume da bagno, o andare a cena in pizzeria con i miei amici, mettermi dei vestiti più attillati, eccetera), ci ho fatto quasi l’abitudine, e l’ansia si è abbassata progressivamente. Non che ora io sia totalmente tranquilla, ma sicuramente va molto meglio che agli esordi!!!!!!!! Superato lo scoglio iniziale, sono contenta di non essermi arresa alle prime difficoltà ed aver perseverato, perché solo dopo essermi riappropriata un po’ di più della mia vita mi sono resa conto di quanto essa fosse limitata dalla bulimia.
So benissimo che, per certe cose, lo è ancora, ma cercherò di darmi da fare!!!!!!!!!!
Un bacioneeeeee!!!!!!!!!!!!!

loie ha detto...

ciao veggie!!! hai ragione, bisogna vincere le proprie resistenze interiori... ci vuole davvero molto coraggio ad andare contro le proprie tendenze negative...ma ci si deve alemno provare un abbaraccio

Anonimo ha detto...

Ciao cara! Non ho mai sofferto di disturi alimentari e mi sento un po' un pesce fuor d'acqua qui. Ho trovato il link del tuo blog in una discussione sull'anoressia riguardante una fashion blogger, però trovo che molte delle cose che scrivi siano belle quindi... eccomi qua!

Credo che la frase che hai citato sia da tenere a mente anche se non si hanno particolari disturbi. Ognuno di noi ha delle ansie/preoccupazioni e fare ogni giorno qualcosa che fa paura ci rende delle persone migliori, più consapevoli. Grazie per averla condivisa.

Elle; ha detto...

Io ho sempre detto di sì "quanto basta". C'era questa crostata in casa, che mia zia ha preparato raddoppiando le dosi di burro per renderla "più morbida". Mia mamma aveva detto che era buona ma sapeva troppo di burro, e in più a me le crostate neanche piacciono! Fatto sta che tutto il pomeriggio pensavo a quella crostata che non mi sarebbe piaciuta ma che non potevo mangiare perché c'era troppo burro, grasso e blabla. Alla fine sono andata in cucina, ne ho mangiato un morso, ho pensato "cavolo, è buona" e basta, non ne ho mangiato altra.

Niente Scuola Lunedì ha detto...

Ogni volta che leggo un tuo post alla fine non so mai come commentare, perché mi sembra di leggere le cose che dico io alle persone con cui parlo.
La mia "malattia", se così si può definire, è arrivata come un ciclone e sparita nel giro di un anno, perché grazie a dio anche se mi faccio schifo ed ho paura di fare schifo anche agli altri c'è una parte di me che accetta quello che sono e che vede "qualcosa in più" nel mio aspetto, ma che soprattutto trova il buono di me che c'è dentro e che nessuna restrizione alimentare potrebbe mai portare fuori. Questa cosa ce l'ho radicata ed è venuta da sè, naturale e quindi non ho dovuto combattere contro un mostro imbattibile ed enorme. Ho solo dovuto dare retta al mio buon senso immortale.
Ma le mie paure più grandi sono altre, a me fa paura l'amicizia, l'amore, mi fa paura il mio carattere fragile nascosto da una corazza, il mio essere una bambina.
Ma ho amici, amici con cui gioco a POKEMON seduti al bar, ho un ragazzo per cui ucciderei e che ucciderebbe per me e parlo dei miei problemi, delle mie paure. Non con tutti, ma ci sono quelle due persone con cui mi scopro. E spero di aggiungerne altre, fino a che i problemi di cui parlare saranno esauriti.
È sempre un piacere leggerti.
Un bacione,
B.

{.Hellie.} ha detto...

“Do one thing everyday that scares you” Bellissima frase, davvero positiva. Penso che cercherò di farla mia.
Un abbraccio Veggie.

Pupottina ha detto...

le resistenze interiori sono perverse, malefiche e affrontarle è un punto di partenza. bisogna ogni giorno cercare di superare i limiti che le resistenze interiori ci impongono.
bisogna lottare e non smettere di farlo.
un abbraccio

Veggie ha detto...

@ AlmaCattleya – Io credo che il non voler rimanere paralizzati in una determinate situazione per sempre (in un DCA nella fattispecie) è il motore che spinge il cambiamento, che dà la forza di provare a spezzare il circolo vizioso… nel momento in cui si rende conto che non è questo che vogliamo davvero dalle nostre vite… Le manie di controllo su ogni qualsiasi cosa che si estendono anche all’ambio alimentare, sono una costante in chi ha un DCA… quel che bisogna cercare di capire è che si tratta di un controllo fittizio… ed è su questo che bisogna lavorare: capire che quel controllo è un’illusione, e liberarci dalla stessa…

@ M.M. – Hai detto una cosa centratissima: “non ho nulla da perdere”. Questo è un grande motore… male che vada, resterai lì. Ma io non credo che andrà male… perché con la tua determinazione non può andar male. Certo, all’inizio sarà più difficile e ti sembrerà di non potercela fare… e normale che sia così… ma alla lunga ti accorgerai che questa tua scelta così sofferta è stata, in definitiva, la più remunerativa… Ovvio, non sarà una bacchetta magica, non ti risolverà la vita e non annullerà tutti i problemi… ma sicuramente ti permetterà di fare dei passi avanti. E una maratona si vince a forza di passi avanti, no?!... I muri esistono soltanto nella tua mente, perché il DCA è una prigione che non ha mura, sbarre, chiavistello… è una prigione per la mente. Ma tu hai tutto quello che serve per evadere. Non esitare a farlo!... Ti abbraccio stretta…

@ Wolfie – Il meccanismo è proprio quello: la reiterazione… perché il cervello è abitudinario. All’inizio è sempre più difficile, poi a poco a poco si scende giù per la china e le cose diventano meno complicate… bisogna aver pazienza, però… E ricordati che tutte le volte che affronterai una cosa che adesso ti dà ansia non ne morirai, ma… ne uscirai vittoriosa e più forte di prima. Ti abbraccio…

@ loie – Provarci è sempre la cosa migliore da fare… e provarci tante volte, se le cose non dovessero andare lisce al primo tentativo (e, diciamocelo, ma quando mai vallo lisce al primo tentativo?... Ci vorrebbe molto culo…) perché ogni volta che facciamo un tentativo abbiamo almeno una possibilità di successo...

@ Anonima – Ciao, benvenuta!... Ti ringrazio per essere passata di qui, e grazie anche per aver lasciato il tuo commento!... Non sei assolutamente un pese fuor d’acqua, qui può stare chiunque, perciò sappi che sarai sempre la benvenuta, qualsiasi cosa tu abbia da scrivere… Anche se non hai mai avuto un DCA (e mi fa davvero piacere!!), ciò non significa che non puoi stare qui, anzi… trovo che tutti i pareri arricchiscano, perché aiutano a vedere come può essere considerata l’anoressia da persone che non l’hanno vissuta in prima persona… Comunque hai ragione, ci sono cose che valgono a prescindere dall’avere o mano un DCA… Spero di rileggerti presto, un abbraccio!...

Veggie ha detto...

@ Elle; - Il problema, secondo me, in un DCA è che diventa difficile capire “quanto basta”… In genere o è troppo o è troppo poco… e non si riesce a trovare la salutare via di mezzo… Perché ci si approccia il cibo in maniera controllata dalla malattia, e comunque in maniera “mentale”, razionale… quando invece il cibarsi è una delle tendenze ataviche di sopravvivenza, ovvero una delle cose meno pensate e più istintive che ci siano… Ma è ovvio che quando c’è di mezzo un DCA questi istinti primordiali vengono meno… E allora diventa estremamente difficile riconoscere gli stimoli… e dire di “sì” non semplicemente per quel che riguarda il cibo, che è forse la cosa più superficiale, ma soprattutto per quanto riguarda tutti gli altri ambiti della vita…

@ Niente Scuola Lunedì (B.) – E menomale che diciamo le stesse cose, allora, così ho almeno una conferma che non sparo solo cavolate…! ^^” Comunque, io credo che il DCA serva proprio per fronteggiare tutte le paure che tu elenchi… che sono, in fondo, paure comuni a tutte noi… e, in questo senso, il DCA può rappresentare un’eccezionale (a suo modo, si capisce…) strategia di coping… In ogni caso, come ho scritto anche sulla colonnina di destra del blog, io credo che una delle caratteristiche fondamentali di DCA sia la cortina di silenzio… per questo rompere il silenzio (con le persone giuste, ovviamente!...) è importantissimo… E ti auguro davvero di riuscire ad allargare la cerchia di persone con cui poterti dare vicendevolmente una mano… Perché più siamo, più si è forti… T’abbraccio…

@ Hellie – Bellissima, vero?!... Dovremo imparare tutte quante a farla nostra, quella frase, altrochè!... Contraccambio l’abbraccio!...

@ Pupottina – Hai perfettamente ragione… Un abbraccio anche a te…

 
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