Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 17 maggio 2013

La strategia del derby perpetuo

[Premessa: Questo post, tra il serio (nella prima parte) e il faceto (nella seconda) si propone semplicemente d’ironizzare sulla difficoltà che quotidianamente incontra chi ha un DCA nel tentativo di sfuggire dai pettegolezzi della gente relativi alla propria malattia. Perché per combattere contro l’anoressia c’è bisogno anche di tanta (auto)ironia. Buona lettura, e… spero di riuscire a strapparvi almeno un sorriso.

“Il cuore dei disturbi alimentari è il silenzio. Rompi il silenzio” – recita uno dei messaggi positivi che ho riportato nella colonnina di destra di questo blog. Sono in accordo con quest’affermazione, perché credo che il non tenersi tutto dentro sia il primo passo per spezzare il circolo vizioso del DCA, che si alimenta anche del nostro silenzio, dando a noi stesse il permesso di cominciare a combattere chiedendo aiuto. Rimanere in silenzio significa infatti cercare di negare a noi stesse per prime che abbiamo un problema, nella puerile auto-convinzione che i panni sporchi si lavino in casa, salvo poi scoprire che le macchie che l’anoressia/la bulimia lasciano nella nostra vita sono un qualcosa che va ben oltre le nostre capacità di operare un auto-sbiancamento. Penso perciò che sia importante, nonché grande atto di coraggio e responsabilità verso noi stesse, il riuscire a tirare fuori il DCA, cominciando così ad impedirgli di fungere da padrone incontrastato dei nostri pensieri.

Tuttavia, ritengo che questa frase debba anche essere opportunamente interpretata: rompere il silenzio, infatti, non deve essere inteso come sinonimo di prendere un megafono ed andare a spiattellare il nostro DCA in pubblica piazza. È ottimo il riuscire a parlarne con dietisti e psicoterapeuti, perché sono persone professionalmente preparate ed in grado di darci una mano in maniera concreta per combattere contro l’anoressia. Va benissimo anche il riuscire a parlarne con familiari e amici veramente fidati, perché credo che comunque un percorso di ricovero affrontato avendo accanto persone supportive possa essere almeno un pochino più facile. Sì, okay, “facile” per modo di dire, credo che sappiamo tutte benissimo quanto sia dura percorrere la strada del ricovero giorno dopo giorno, inutile che mi ripeta, però, a parità di lotta da sostenere, magari se ci affianca qualcuno che fa il tifo per noi e che tenta nel suo piccolo di darci una mano quando siamo più in difficoltà, male non fa.

Penso però che sia opportuno non allargare ulteriormente la cerchia. Soprattutto, penso sia importante non diffondere la notizia che abbiamo un DCA tra i nostri colleghi di lavoro/colleghi universitari/compagni di classe/compagne di squadra. Questo non perché il DCA sia un qualcosa di cui dobbiamo vergognarci, ma semplicemente perché, purtroppo, la maggior parte delle persone è estremamente disinformata e tenacemente ancorata ad una montagna di luoghi comuni quando si parla di disturbi alimentari. Per cui, se nel vostro ambiente lavorativo/universitario/scolastico/sportivo viene fuori che avete un DCA, sarete inesorabilmente vittime di un’etichettatura che non vi gioverà affatto. Sarete immediatamente schedate come la “Jessica l’anoressica” della scuola/dell’ufficio, vi sparleranno alle spalle, diventerete “quella matta”, infantile, viziata, a causa di tutti i luoghi comuni che girano sui DCA, e sarà molto difficile recuperare un briciolo di considerazione. Verrete ostracizzate e stigmatizzate. Lo dico sia per esperienza personale, sia per cose che mi sono state raccontate.

Ovviamente immagino che nessuna di voi abbia la benché minima intenzione di raccontare ai quattro venti del proprio DCA, tuttavia a volte la fisicità e i comportamenti che si tengono nei confronti del cibo sono tali per cui chiunque ci sta intorno capisce comunque che abbiamo un problema dell’alimentazione.

Se ripenso a me stessa quando facevo il 1° anno di Università, vedo uno scheletrino che a mensa mangiava a malapena un paio di bocconi di pasta, una sottiletta di carne, una mela e uno yogurt. Scontato che chiunque mi abbia vista in quel periodo abbia capito quale fosse il mio problema.

La gente non è cieca, certe cose sono talmente palesi che anche chi non è esperto in DCA le capisce. Se si è fortunate, le persone che hanno capito tutto si terranno per sé questa consapevolezza, e tireranno avanti facendo finta di niente. Se si è un po’ meno fortunate, le persone che hanno capito tutto si metteranno a starnazzare in giro relativamente al nostro DCA. Arriviamo dunque al punto di questo post: come mettere a tacere i colleghi/i compagni che hanno capito che abbiamo un DCA e sono pronti a diffondere la notizia in mondovisione? Scommetto che molte di voi stanno già rispondendo mentalmente con un qualcosa come: bisogna negare. Negare anche l’evidenza. Negare sempre, tutto e comunque. Okay, basilarmente è corretto. Solo che a volte non basta. Perché le rivelazioni dei nostri colleghi/compagni relativamente al fatto che noi abbiamo un DCA spesso e volentieri ci piombano addosso all’improvviso, quando meno ce l’aspettiamo, per esempio mentre stiamo facendo il riscaldamento con tutta la nostra squadra di [inserire sport] in attesa dell’allenamento, e allora, colte totalmente alla sprovvista, è difficile avere la freddezza di negare tutto come se niente fosse, e molto più probabilmente ci ritroveremo incerte a balbettare qualcosa come: “Ma, no, veramente io… bè, ultimamente mi è capitato qualche volta di mangiare un po’ meno, ma non vuol dire niente, è solo che avevo meno fame del solito… e poi non sono mica dimagrita, forse è la maglietta nera che mi snellisce…”. Mettere in piedi una difesa incerta così equivale al firmare la vostra condanna a morte. La persona che ha lanciato l’esca avrà la certezza che state nascondendo qualcosa, e non ci penserà due volte a diffondere lo scoop di cui è appena venuta a conoscenza.

Come riuscire dunque a gestire situazioni spinose di questo tipo?

A mio avviso, per pararsi il culo in maniera efficace quando qualcuno tira fuori l’alzata d’ingegno relativamente al fatto che noi potremmo avere un DCA, occorre mettere in atto quella tattica comunicativa che può essere definita come “teoria del derby perpetuo” o “strategia delle scimmie urlatrici”. È in effetti un qualcosa che tutte noi conosciamo molto bene, poiché è entrato a far parte del vivere quotidiano, in particolare tra i mass-media (TV in primis).

Vorrei quindi spiegarvi un po’ come funziona. Il meccanismo è semplicissimo: alzare immediatamente il livello dello scontro. Anzi, di fatto si fa ben più di questo: si rende impossibile lo scontro prendendo la realtà e rivoltandola come un calzino, usando toni eccessivi e sbalorditivi allo scopo di lasciare completamente interdetto il vostro interlocutore. È una tattica comunicativa ad oggi decisamente in auge.

Vi faccio un esempio che possa aiutarvi a comprendere meglio il meccanismo.

È l’ora di pranzo e tu, mia cara lettrice, sei seduta ad un tavolo della mensa universitaria/scolastica/lavorativa. “Grazie” al tuo DCA il tuo peso è decisamente molto basso, e tutto quello che hai nel tuo vassoietto è un’insalatina scondita ed uno yogurt magro. È un pasto assolutamente insufficiente rispetto al tuo fabbisogno, e tu lo sai benissimo (chiunque abbia un DCA sa benissimo che mangia in maniera scorretta, così come gli allenatori sanno benissimo quando la loro squadra ha fatto cagare), tuttavia non aggiungi altro al tuo pranzo, perché la voce dell’anoressia che ti rimbomba sempre in testa non te lo permette.

Poniamo che di fronte a te sia seduta la tua compagna/collega Pinca Pallina, che vede il tuo pallore cadaverico, il tuo fisico emaciato, il tuo vassoietto semivuoto, e ti faccia un’osservazione ponderata, diciamo più o meno sulla falsariga di: “Ma hai qualche problema? Ti vedo così deperita, e non mangi mai niente, anche oggi hai preso solo quest’insalata e lo yogurt, mi sembra un po’ pochino. Sono preoccupata, perché qualche tempo fa ho letto un articolo al riguardo, e mi viene da pensare che anche tu possa essere anoressica”. Le altre persone sedute allo stesso tavolo si girano e ti fissano, perché hanno subito captato il potenziale pettegolezzo. A questo punto, tu potresti rispondere in diversi modi – non ultimo, ringraziando Pinca Pallina per il suo interessamento, e cercando di spiegarle che è solo un periodo in cui non hai molto appetito – ma potresti anche risponderle così: “Ma te un mazzetto di cazzi tuoi non te li fai mai, eh?! Che diamine ne sai di anoressia e di articoli che parlano di anoressia, tu, che sei un’illetterata analfabeta, come tutte le terrone, del resto, perciò non mi sembra proprio il caso di accettare illazioni da chi in vita sua ha letto probabilmente soltanto la biografia di Francesco Totti e fa addirittura fatica a leggere la composizione chimica sul fustino del Dash le poche volte che sta seduta sul cesso senza aver vicino una copia di "Top Girl"”. Una risposta di una violenza verbale tale, contiene insulti gratuiti tanto fastidiosi e provocatori che rende impossibile una replica che non sia un’accorata, indignata – o magari persino sconcertata e balbettante – difesa.

Hai costretto Pinca Pallina ad incazzarsi per l’orrenda generalizzazione sui meridionali e, al contempo, la costringi anche a difendersi dall’accusa di leggere soltanto "Top Girl" e i fustini del Dash. Inoltre, se hai la possibilità di amplificare ulteriormente la tua invettiva coinvolgendo le altre persone che sono sedute al vostro stesso tavolo, puoi recitare la parte della vittima (“Pinca Pallina mi sta dando dell’anoressica solo perché lei non è riuscita a seguire la sua dieta!”) inducendo gli altri a schierarsi dalla tua parte, e ottenendo così il risultato desiderato: della tua presunta anoressia non parlerà più nessuno. Ci saranno i pro-Pinca Pallina e quelli che si schiereranno dalla tua parte, gli anti-terroni e i meridionali orgogliosi, e tutto finirebbe in una caciara facendo svanire completamente l’originale motivo del discutere.

Poi, in un secondo momento, puoi anche modificare la tua versione dei fatti. Puoi benissimo ritrattare la tua stupida frase sui meridionali. Ci si mette a posto la coscienza (in realtà no, diciamo che si sistemano eventuali pendenze future), ma intanto l’obiettivo è stato raggiunto. E le smentite, in questo Paese, stanno solitamente in un trafiletto a margine a pagina 25, mentre gli insulti e le diffamazioni occupano 9 colonne in prima.

Il meccanismo è semplice: prendete la realtà, stravolgetela il più possibile, usate toni offensivi e smaccatamente sopra le righe.

Se qualcuno vi dice: “Mi sembri decisamente troppo magra”, tirategli un cazzotto da muratore in faccia all’improvviso. Se la volta successiva, invece di tirargli una cartella nei denti, gli dite soltanto: “Vaffanculo, demente”, quasi quasi vi ringrazierà.

Alzare i toni dello scontro per rendere il confronto e le spiegazioni impossibili.
Funziona.

(La nostra classe politica ne è il più fulgido esempio.)

30 commenti:

Marta ha detto...

sei forte Veggie! bhè, il mio lavoro è proprio questo "rompere il silenzio", e non è che io faccio miracoli in terapia, a volte basta avere uno spazio in cui parlare e prendere consapevolezza delle dinamiche della malattia e tutto migliora...

HateQueen ha detto...

HAHAHHAHAHAHAHAHHAHAA mi hai fatta morire dal ridere! Non me l'aspettavo proprio, un'uscita del genere. Fantastica! :D

* Viellina * ha detto...

Tutti sanno del mio DCA. I miei ex compagni di classe ( del resto ho perso mesi di scuola e poi, come hai detto tu, si vede), i miei ex prof e tutti coloro che ho tra gli amici di Facebook.
Non mi frega niente di cosa pensano, se fanno qualche commento idiota spiego loro la situazione affinché capiscano e affrontino la loro ignoranza in materia.
La gente continuerà ad essere disinformata se l'argomento viene taciuto.
Invece di tenere nascosto il problema non sarebbe meglio cercare di scardinare i luoghi comuni?

P.s. Se io conoscessi una persona talmente ignorante da considerami viziata solo perché ho un DCA... Beh, non mi interesserebbe minimamente di avere la sua "considerazione" ;)

Anonimo ha detto...

Ahahahah Veggie :D a volte però sarebbe bello prendere a pugni qualcuno!!! Apparte gli scherzi..ho avuto delle brutte esperienze con alcune persone con cui mi sono confidata...per cui preferisco parlarne solo con chi mi può capire o mi da una mano...poi è diverso per ognuno...magari c'è chi "sta un po' meglio" quando riesce a sfogarsi con amici/colleghi etc.. perchè è un peso enorme negare e negare e negare..
Ti seguo sempre e ti ammiro molto
je

trappolapertopi2 ha detto...

wella. questo post sarebbe l'ideale integrazione al mio post sul coming out.
la tecnica non l'ho mai provata. dici che funziona? perché a me sembra che sia un po' come mettersi, violentemente, sulla difensiva. e che cotale collega di lavoro poi penserà "questa deficiente anoressica razzista", piuttosto che "questa deficiente razzista".
non so. io comunque non avrei il fegato di usarlo.
stavo poi leggendo il commento di viellina qui sopra, e mi trovo d'accordo con alcune cose. io ovviamente non sono per il condividi-con-il-mondo-il-tuo-dca, perché non tutti capiscono ma soprattutto perché i cazzi miei sono cazzi miei. però d'altro canto viellina a ragione, dovremmo riuscire a fregarcene un po' di più. tu veggie magari sei nell'ambiente medico, è un po' diverso - ma a me per esempio non farebbe molta differenza se tutti i miei colleghi di università sapessero che sto cercando di guarire da un disturbo alimentare. a volte a mensa mi verrebbe da rispondere "sì, ho un problema con il cibo, ho un dca", e zittire l'inquisitore.
comunque. ci sono miliardi di situazioni diverse, e ovviamente in molti casi non svelare il proprio dca è sicuramente la scelta migliore. in qualsiasi ambiente di lavoro, probabilmente. ma rimango dell'idea che dovremmo fregarcene un po' di più. che la gente pensi quello che vuole.

FrancescaAsia ha detto...

Io non riuscirei mai a farlo...il senso di colpa mi logorerebbe troppo.
Solo con mia madre alzo la voce a palla.
Infatti dalle persone vengo derisa e schedata...è tutto vero...spero di avere anch'io la forza di affermarmi.
Io sono meridionale:(
Ahahahah,ma appena posso vado via di qui.
Odio la mia città!

Pulce ha detto...

Mi hai fatta ridere. Cavolo, non ci avevo mai pensato. Mi sono trovata tante volte in situazioni simili ma non riuscivo mai a uscirne degnatamente.
Ora mi hai ispirata!
Ahahahah
Brava Veggie
Un abbraccio

Anonimo ha detto...

Secondo me rispondere con un semplice:"si sono anoressica", farebbe rimanere zitti chiunque. La verità è sempre la più dura da accettare e nessuno si aspetterebbe mai una risposta del genere. Comunque mi sono immaginata la scena da te descritta e mi ha fatto davvero sorridere:). Grazie per la risposta al mio commento scorso. ora come ora non sono seguita, ma saprei a chi rivolgermi dato che sono stata ricoverata svariate volte in un centro apposito. Ma posso chiederti una cosa? Sei mai stata al CDCA di Manara a Brescia? Non so perchè, ma ho la sensazione di averti incrociata...ciao M.

Wolfie ha detto...

Meraviglioso questo post, la seconda parte mi ha fatto veramente ridere!!!!!!!! E in una giornata dura come quella odierna, ne avevo proprio bisogno, per cui ti ringrazio di cuore!!!!!!!!!!!!
Io, come già hanno scritto altre ragazze prima di me, per come sono fatta caratterialmente non sarei proprio in grado di dare una risposta del genere, perché io non sono per niente capace di rispondere per le rime, riconosco di avere un carattere un pochino remissivo e me ne dispiaccio, perché a volte vorrei davvero essere più entrante e riuscire a dire certe cose senza timori né impacci, ma d’altronde sono fatta in questo modo, e di certo se mi venisse fatto notare qualcosa riguardo alla mia alimentazione, bhé, credo che prima di rispondere me la darei a gambe levate.
Se la seconda parte del post mi ha fatto ridere, mi sono trovata invece pienamente d’accordo con la prima parte, ovvero sull’importanza di riuscire a parlare con qualcuno di fidato del proprio dca. Per me il riuscire a parlarne, prima con i miei genitori e poi con psicologa e nutrizionista, ha rappresentato il punto di svolta. Niente miracoli, non sono migliorata dall’oggi al domani, e per di più non sono comunque ancora guarita dalla bulimia, però sto senz’altro meglio rispetto a come stavo anni fa, quando mi tenevo tutto per me e non facevo altro che mentire a tutti costantemente, perché questa è poi una cosa che alla lunga ti logora dentro. Invece parlarne lo trovo importantissimo, a me ha aiutata tanto, ho concretizzato tante cose, e facendomi aiutare ho imparato ad aiutare me stessa, e soprattutto a dire a me stessa che anch’io ho il diritto di essere aiutata, cosa che la bulimia mi faceva invece pensare che non ce l’avessi, e che meritassi di stare male per sempre.
Leggevo anche i commenti di viellina e di trappolapertopi2, e io non sono molto d’accordo con la politica del “liberalizzare il dca” come se fosse una cosa da niente, perché proprio perché molte persone sono ignoranti e superficiali non capirebbero, e forse non starebbero nemmeno ad ascoltare le tue spiegazioni, continuerebbero a vedere solo quello che vogliono (cioè solo i luoghi comuni) e potremmo finire per essere messe alla berlina e basta. Io penso che sia importante il dare meno considerazione a quello che dicono gli altri nella vita, però non penso che questo debba necessariamente passare per la diffusione del dca a tutti i conoscenti, perché poi alla fine la gente ti considera male, e anche quelli che all’inizio sembrano essere più comprensivi, alla fine si allontanano (questo lo dico perché mi è successo), quindi penso che, a meno che non sia strettamente necessario (perché con la tua migliore amica o con il tuo fidanzato poi diventa necessario) sia meglio tenersi per sé il dca, per evitare di essere considerate negativamente solo per essere “quella che ha un dca”.

O.A.S. ha detto...

Divertente il post! :) Però ragazze un consiglio,non parlatene mai a nessuno che non sia strettamente fidato o che soffra in maniera lampante di un dca (magari è stata lei la prima ad ammetterlo,come è capitato a me). Non perché è qualcosa di cui vergognarsi ma perché potreste avere delle brutte sorprese: per fare un esempio io l'ho detto alla mia migliore amica, ci eravamo confidati tutti i nostri segreti e quando mi ha fatto notare il mio dimagrimento eccessivo è stato naturale rispondere di sì. Risultato? Adesso il rapporto è totalmente rovinato perché ogni volta che dico qualcosa che non le piace (è abbastanza permalosa) o ha semplicemente avuto una brutta giornata mi dice: 'Zitta tu che non ti reggi neanche in piedi!' oppure 'Vieni a dire *questo* (=leggasi 'stai bene?' oppure 'non ti sembra di esagerare con la Dunkan?') a me?!? Ma ti sei guardata alla specchio?!?'. Idem i miei genitori, ormai non posso aprire bocca. Solo mia sorella continua a trattarmi con rispetto. Perciò ragazze attenzione! D'altra parte sono al corrente del mio problema anche i miei compagni di classe e i prof perchè sono mancata diversi mesi da scuola e i prof in più hanno anche ricevuto la lettera dal centro e anche i miei 'amici del sabato sera' perché non mi hanno mai mangiare quasi nulla e poi ne porto i segni sul corpo;ma dato che nessuna di queste tre categorie mi ha mai fatto domande conviviamo in armonia, ma a volte penso che basterebbe dire 'sono anoressica' per spezzare tutto l'equilibrio... quindi sul serio,attenzione...
O.A.S.

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Aiutoooo! Se prendessimo esempio dalla nostra classe politica reagiremmo davvero tutti così, te lo immagini?!
Ahahahahaha XP XP
Hai ragione, un po' di autoironia aiuta sempre!

Elle; ha detto...

Sarò sincera, io con le persone che ho visto più sensibili all'argomento ne ho parlato. Sono pochissime e bastano meno delle dita di una mano per contarle, ma è già qualcosa.
Tutti gli altri, per quanto possano essere amici, non capirebbero e finirebbero per fare cose sbagliate. Compatirmi, controllarmi... Mi farebbero del male cercando di farmi del bene. Perciò sì, bisogna scegliere con cura... Ma bisogna dirlo a qualcuno. A qualcuno che potrà essere vicino nei giorni più neri.

Jonny ha detto...

Questo post descrive una reazione leggermente più morigerata di quella che metto in atto quando qualcuno mi attribuisce problemi d'anoressia.

Io sono della scuola di pensiero del non parlarne. Non ne viene un cazzo di buono. E questo perchè:

1. La gente con problemi, di qualsiasi tipo, non piace a nessuno.
2. La gente a cui piace la gente che ha problemi, ha a sua volta problemi.
3. Per cui, l'arma migliore per chi ha problemi d'anoressia, è sottostimarli. Usare l'arte dell'understatement.

Tanto la gente non capisce una sega, e se ne fotte di capire se cerchi di spiegare, non vale proprio la pena di sprecare fiato per una manica di coglioni.
Meglio negare fino alla morte, che almeno la gentaglia impara a farsi i cazzi propri.

Enrica ha detto...

Io penso che sia giusto condividere il problema, rompendo il silenzio, con le persone di cui ci fidiamo maggiormente, come lo psicologo e lo psichiatra che inoltre hanno il segreto professionale, poi nutrizionisti, genitori, professori : insomma figure che sai ti appoggerebbero fino alla morte senza dire tutto ai 4 venti.Anche sul piano delle amicizie io consiglierei la migliore amica, solo se è degna di questo epiteto, sennò scartate pure lei e il ragazzo se vi ama davvero non solo capirà, ma vorrà informarsi e per lui la cosa più bella sarà poter aiutare ad aiutarti. Quindi condivido la prima parte del post in maniera assoluta.
Mentre la seconda parte, anche se ho cercato di immedesimarmi nell'ironia, non l'ho colta a pieno.
Che senso ha attaccare una ragazza che vedendoci pallide con un piatto pressochè vuoto si interessa a noi, questo non vuol dire che dobbiamo confidarle di essere anoressiche ed essere etichettate a scuola, lavoro, ma basta semplicemente minimizzare " mi hanno trovato delle intolleranze quindi ho sempre paura paura che ci siano cose che possano farmi reazione, sai devo abituarmi ancora, l'ho scoperto troppo di recente " oppure " eh si è un periodo davvero che ho lo stomaco completamente chiuso, sai marco mi ha lasciata per un altra, ma adesso basta stare male per lui da domani se proprio sarò triste mi butterò nella nutella" o ancora " eh si soffro di emicrania a grappolo che è fastidiosissima e gli unici farmaci al magnesio che sembrano funzionare hanno come controindicazione la sazietà quindi faccio una fatica enorme per mangiare, ma devo impegnarmi di più, figurati se voglio ritrovarmi deperita e col mal di testa cronico".....ZITTITA....molto più semplice di attaccarla, meglio trovare una scusa, ovviamente plausibile ed è fatta :)

justvicky ha detto...

Il meccanismo potenzialmente è il top il punto è che la falla si viene a creare se dai un identità a Pinca Pallina. Se questa prende l'identità della compagna di classe-semi estranea-neanche tanto simpatica okkei, se però diventa il tuo capo\superiore\allenatore\prof particolarmente inopportuno direi che già prenderlo a calci in faccia sarebbe un problema.

A parte tutto mi ha fatto morire dal ridere sto post =)

Marcella ha detto...

Io sono più della scuola del ''farla breve'' con un semplice ma sempre funzionale : ''Ma che cazzo dici?''. E anche una risata, che ci sta sempre bene.
LA frase è una delle mie preferite.
Ora voglio dire una cosa che non c'entra niente MA ci ho pensato più di una volta: Perchè le persone sono fissate con lo yogurt?lo yogurt non sa di niente, fa schifo, perchè lo mangiano tutti?io davvero non lo capisco....e tutte le anoressiche lo mangiano. PEr me lo yogurt simboleggia una dieta schifosa eppure chiunque stia a dieta mangia lo schifoso yogurt. Ma ci sono tante altre cose magari con le stesse calorie decisamente più buone.
Devo forse credere a quello che sostiene Fabiola De Clerq ovvero che l'anoressia preferisce il colore bianco e quindi si va avanti con mele,pere,yogurt e roba pallida?

Marcella ha detto...

Ah vorrei anche aggiungere che gli psicoterapeuti, secondo il 90 per cento dei casi, non servono assolutamente a una sega e non aiutano minimamente, secondo me.
La maggior parte sono cialtroni.
A mio modesto parere quello che aiuta è la propria volontà di poter guarire e il parlare con un amico, con il fidanzato, con qualcuno che ti sproni e aiuti.
I 75 euro l'ora dello psicologo teniamoceli per fare qualcosa di più utile.

Wolfie ha detto...

Torno qua e, derogando dall'argomento del post sul quale ho già detto nel commento che ho lasciato qualche giorno fa come la penso, vorrei ribadire quella che per me è stata la FONDAMENTALE IMPORTANZA DELLA PSICOTERAPIA. Forse questa a qualcuno potrà sembrare una cavolata, ma per me la psicoterapia è stata davvero fondamentale, quindi non mi stancherò mai di ripeterlo, e di consigliare spassionatamente a chiunque abbia un dca di contattare una psicologa.
Non tutte le psicologhe hanno la stessa professionalità e competenza, questo è vero, ma bisogna avere la pazienza di cercare una persona che sa fare il suo mestiere, perchè allora si viene veramente ad avere un grande aiuto.
E' vero che la volontà di guarire è importantissima, sicuramente è la cosa più importante di tutte, e sicuramente avere accanto amiche, fidanzato, e famiglia disposti ad aiutare è una grande cosa, ma non basta.
Io ho a lungo negato la mia bulimia, l'ho ammessa solo quando avevo veramente toccato il fondo sotto ogni punto di vista, e ho avuto la fortuna di avere vicino a me delle persone comprensive che hanno fatto di tutto per aiutarmi quando ho deciso di provare a rialzarmi dall'abisso in cui ero precipitata. Ma nonostante tutto questo, non ce l'avrei fatta se non avessi ricevuto l'aiuto e il sostegno professionale della nutrizionista e della psicologa (la persona competente l'ho trovata al terzo tentativo, per questo vorrei dire di non scoraggiarsi se non si trova una persona competente fin da subito, ma di riprovare fino a che non la si trova). Queste due dottoresse mi hanno insegnato a gestire l'ansia e a rapportarmi alle situazioni in maniera che io da sola o le persone che mi stavano intorno non avremmo mai saputo fare perchè ci mancavano le competenze, e con loro sono riuscita a fare qui progressi che da sola, pur con tutta la mia buona volontà, non ero riuscita a fare perchè mi mancavano certe consapevolezze e certe conoscenze.
Settantacinque, ma anche cento, ma anche cinquecento euro l'ora non sono mai buttati via se vengono dati ad una psicologa competente, anzi, rappresentano un investimento sulla nostra salute: e questo è tutto fuorché uno spreco!!!!!!!!!!!!

Charlie ha detto...

Dopo aver letto il commento di Marcella, vorrei poter dire la mia, per quel poco che può valere, come del resto ogni commento, dato che è esclusivamente frutto del pensiero del singolo.
Non sono una fan degli yogurt, e nemmeno dei libri di Fabiola De Clerq, che ammetto di aver letto a suo tempo, ma a costo di andar contro il più gettonato parere nazionalpopolare, devo dire che non mi hanno smosso granché, quindi presumibilmente non capirò mai il genio letterario di quella donna. Tuttavia, non condivido il pensiero espresso da Marcella relativamente alla psicoterapia, né il magico cilindro da cui ha estratto il dato che nel 90 per cento dei casi gli psicoterapeuti sono inutili. Marcella, se leggi questo commento, e se ti va di rispondere, vorrei farti una domanda (sono seria, non prenderla come una provocazione, non vuole esserlo): cosa ti hanno fatto gli psicoterapeuti per meritare così il tuo disprezzo? Negli ormai più di 10 anni in cui mi dibatto in questo pantano che è l’anoressia, alternando momenti di risalita a momenti di ricaduta, ho avuto a che fare con un bel po’ di medici di tutti i tipi, e riconosco la sostanziale incompetenza di alcuni soggetti, ma direi che non è affatto generalizzabile, e men che meno estendibile addirittura al 90 per cento. Anzi, per quella che è stata la mia esperienza, e l’esperienza che ho visto nelle ragazze che ho avuto modo di conoscere durante i purtroppo numerosi ricoveri che ho fatto, è verissimo che il fattore “volontà” è cruciale nella capacità di opporsi all’anoressia, però è altrettanto vero che è impossibile farcela unicamente basandosi su di essa. Non perdiamoci in soluzioni facili che imputano tutta la volontà (e, in antitesi, tutta la colpa) di guarigione (o di mancata guarigione) alla persona affetta da disturbo alimentare. Se una persona riesce ad affrancarsi in maniera del tutto autonoma da un disturbo alimentare, o non aveva realmente un disturbo alimentare, ma solo qualche difficoltà col cibo non ancora convertita in patologia; o aveva unicamente problematiche con l’alimentazione, senza possedere tutte le sovrastrutture mentali che l’anoressia col tempo fa inevitabilmente maturare. Se una persona ha realmente un disturbo alimentare, e c’è dentro della grossa, non ne esce senza psicoterapia. Se si crede di potercela fare da sole, o si è completamente in balìa dell’anoressia, e quindi in pieno delirio d’onnipotenza (presente la fase in cui si è: -ah, ma io ho tutto perfettamente sotto controllo, mi fermo quando voglio e ricomincio a mangiare normalmente come se nulla fosse!- ?! ecco, quella), o si ha un’enorme paura dell’introspezione che una psicoterapia porta inevitabilmente a fare, perché questo significa doversi confrontare con parti “scomode” della nostra personalità, e rinunciare a un disturbo alimentare che in fondo qualcosa ci dà, sennò non ci saremmo così strettamente vincolate, per cui ai arriva a denigrare la psicoterapia perché in realtà la si teme, e la migliore difesa contro ciò che si teme è sempre l’attacco.
Io non dico che chiunque abbia una laurea in psicologia o psichiatria sia un professionista coi fiocchi, perché è palese che non sia così. Dico solo che non si denigri la psicoterapia nella convinzione che un disturbo alimentare sia un qualcosa cui possiamo sempre e comunque tener testa da sole, perché è altrettanto palese che non sia neanche così.
Anche questo è solo il mio modesto parere, naturalmente, con la scarsa valenza che può perciò avere. Volevo solo dire la mia, perché mi sembra un argomento interessante, tutto qua.

Charlie

Veggie ha detto...

@ Marta – Al di là dell’ironia del post, tu rappresenti sicuramente la giusta figura professionale con cui provare a “rompere il silenzio”…

@ HateQueen – Sì, okay, è sull’onda ironica… Però, dai, a provarlo una volta sul serio non direbbe male… ^^”

@ Viellina – Credo che possa essere possibile (ed importante!) cercare di provare a scardinare i luoghi comuni che purtroppo gravano sui DCA, senza necessariamente dover mettere al corrente in maniera esplicita tutto il nostro mondo circostante del nostro DCA. Tra l’altro, hai lanciato un’idea interessante: dovremmo pensare magari a come poter utilizzare anche la piattaforma di blogger per fare un’informazione corretta sui DCA, oltre a quella che già cerchiamo di fare con i nostri blog. A parte questo… il fatto che tu riesca a fregartene (parlo in linea generale, adesso, non solo relativamente all’anoressia) di ciò che dicono/pensano gli altri di te, è senz’altro ammirevole, perché il non lasciarsi condizionare dalle opinioni altrui credo sia il modo migliore per realizzare noi stesse. Però credo sia inevitabile che quello che gli altri pensano di te vada ad influenzare la tua relazione con loro. E poiché spesso la gente che fa commenti idioti appartiene a quella parte della popolazione che non solo non ne sa niente, ma in fondo neanche gliene frega di sapere niente, quello che ottieni è una sorta di etichettatura che confermerà senz’altro la loro ignoranza come esseri umani, ma può causare discapito anche a te. Per questo ritengo che, sebbene in generale anch’io sia dell’idea che non dovremmo preoccuparci troppo del giudizio altrui, su certe tematiche è bene tenere un certo riserbo, onde evitare d’incorrere in situazioni davvero poco simpatiche…
Comunque, non so se hai letto il commento di trappolapertopi2, che riprende le tue tematiche… Dacci un’occhiata, e anche alla risposta che ho lasciato a lei, se ti va… Un abbraccio!...

@ Je – Capisco benissimo quello che vuoi dire, perché anch’io ho avuto esperienze negative quando ho parlato del mio DCA fuori dall’ambiente psicoterapeutico… Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, per carità, magari son stata io che sono stata sfigata, però penso che non sia il massimo dell’utilità far diventare il nostro DCA conoscenza diffusa nell’ambiente in cui viviamo… Però, parlarne con chi ci può dare una mano, credo sia importantissimo… proprio per non negare a noi stesse in primis quanto il DCA sia in realtà devastante… Ti abbraccio forte…

@ trappolapertopi2 – Hai ragione, cavolo, questo post si sposa proprio bene con il tuo sul coming out! ^__^ Comunque… la tecnica funziona. Bè, non voglio generalizzare, diciamo che quando l’ho applicata io ha funzionato. Perché non mi sono messa sulla difensiva, ma ho giocato d’attacco. Ma forse solo perché io sono quel genere di persona che dalle mie parti si definisce “coi controcazzi”, per cui in genere se è necessario riesco a sfoderare un grado d’aggressività verbale tale da lasciare basito l’interlocutore del caso. Come dice di me un mio amico: “Tra la tua faccia e il tuo culo non si distingue” – e non si riferisce all’estetica (oh, almeno spero… :-P). Al di là di questo… okay, in ambiente medico sicuramente diffondere la notizia che hai un DCA è una mossa tutt’altro che saggia. Forse nell’ambiente medico lo è più che in altri ambienti, perché, per dirla in parole povere, un medico malato perde di credibilità agli occhi del paziente.(continua...)

Veggie ha detto...

(...continua) Immaginati una dottoressa palesemente emaciata… quando se la trova di fronte, il paziente pensa: “Io sto male, e questa sta più male di me… Come potrà mai guarirmi, se non è in grado di guarire neanche se stessa?”… e in un attimo perdi completamente la fiducia del paziente. In linea generale, però, resto dell’idea che non sia una buona idea (perdona la ripetizione) parlare apertamente del proprio DCA in ambiente scolastico/universitario/lavorativo/sportivo, ammattendo candidamente di avere un disturbo alimentare. Ti spiego il perché raccontandoti una cosa che mi è successa quando frequentavo le scuole superiori. Non si tratta proprio di DCA, ma credo la cosa sia sostanzialmente sovrapponibile. Quando andavo alle scuole superiori, avevo un compagno di classe con problemi di tossicodipendenza. Era cosa risaputa, nessuno era particolarmente offensivo o cattivo con lui, ma tutti se ne tenevano ben alla larga, per poi sparlargli ovviamente alle spalle. Era “il drogato della scuola”, era il diverso, l’emarginato, l’outsider, quello che nessuno voleva nel gruppo di laboratorio, perché non si poteva fare affidamento su di lui, e perché anche sulla tossicodipendenza viaggiano un sacco di luoghi comuni, e su di lui questi luoghi comuni gravavano tutti. Comunque, per farla breve, alla fine questo ragazzo riuscì a rialzare la testa, andò in comunità, si disintossicò. Quando tornò a scuola era veramente un’altra persona… ma non è cambiato nulla. Perché ormai lui aveva addosso l’etichetta di “drogato”. La gente continuava ad evitarlo, diffidente, nessuno lo voleva comunque nel proprio gruppo di laboratorio, e quando sparirono i soldi per la gita, senza alcuna indagine, tutti furono concordi nel ritenere che li avesse rubati lui per comprarsi la droga, perché luogo comune vuole che chi è drogato non smetta mai veramente di fare uso di stupefacenti. Quando veniva fuori quello che era stato il suo passato, nemmeno le ditte per gli stages lo volevano. Eppure lui si era completamente disintossicato. Ma alla fine, cos’ha vinto? L’etichetta. Perché se ti fai una nomea, anche se poi le cose cambiano tu continui comunque ad essere identificata sotto l’etichetta che ti è stata attribuita. E non c’è niente di peggio che il momento in cui la gente si fa un’idea peculiare su di te, perché poi non gliela stacchi di testa. Quando penseranno a te, quella sarà sempre la prima cosa che ti attribuiranno. Ecco, quando dico che secondo me non è una buona idea ammettere il proprio DCA, intendo questo. Che poi, qualsiasi cosa fai, hai addosso l’etichetta. Sei “l’anoressica”, “la bulimica”, e questo può tagliarti fuori da rapporti ed occasioni. Secondo me non vale la pena. Però, oh, è solo la mia idea.

@ FrancescaAsia – Chiedo scusa se non si era capito dal post… preciso che non avevo alcuna intenzione di essere offensiva nei confronti delle persone che abitano nel meridione, contro le quali non ho assolutamente niente… era solo un modo per sottolineare la maleducazione e la violenza verbale di una possibile risposta, tutto qui… era un modo d’ironizzare, chiedo scusa se può esserti suonato offensivo, non era mia intenzione…

@ Pulce – E menomale che ti ho fatta ridere, era quello l’obiettivo del post… Adesso va’, e diffondi il mio verbo tra tutti quelli che vorranno accusarti di avere un DCA… ^__^”

Veggie ha detto...

@ M. – Grazie a te per essere ripassata di qui… Capisco quello che vuoi dire, ma ammettere con chiunque che hai l’anoressia, significa che ti fai attaccare addosso un’etichetta che sarà poi difficilissima da cancellare… e, poiché la maggior parte della gente guarda alle apparenze, tutti cominceranno a vedere solo il tuo DCA, e nessuno vedrà più la persona… e questo potrà anche compromettere le tue relazioni e le tue possibilità lavorative (credimi, te lo dico per esperienza personale…) Quindi, penso che l’esplicita ammissione della verità, in questo contesto possa essere controproducente… Per quanto riguarda invece la seconda parte del tuo commento… Se in quel centro in cui sei stata ricoverata ti sei trovata bene, perché non contatti di nuovo quella struttura?... Altrimenti, nella più semplice delle ipotesi, puoi chiedere al tuo medico di famiglia i recapiti di qualche psicoterapeuta e/o dietista che lavora nella tua zona… meglio ancora se sono specializzati nel trattamento dei DCA. Sennò – versione economica – puoi rivolgerti alla ASL/USL della tua zona, visto che di solito le USL offrono un servizio di sportello psicoterapeutico gratuito, che garantisce il più completo anonimato (non so se è così in tutta Italia, comunque dalle mie parti è così…)
P.S.= No, non sono mai stata al CDCA di Brescia… Abito in tutt’altra regione!... ^^”

@ Wolfie – Grazie a te per il tuo commento, Wolfie… Sì, in linea di massima sono d’accordo con quello che hai scritto… forse con certe persone, per l’importanza che rivestono nella nostra vita, informarle sul DCA ad un certo punto diventa necessario… ma penso sia superfluo l’allargare il discorso al resto del mondo. E comunque non pensare di essere poi così remissiva… sei molto più forte di quel che pensi… devi solo credere di più in te stessa… Ti abbraccio…
P.S.= Grazie per aver condiviso con tutte noi la tua esperienza e la tua opinione in merito alla psicoterapia!...

@ O.A.S. – Mi fa piacere che il post ti abbia divertita!... E grazie per aver voluto condividere la tua esperienza… più campane si sentono, più è possibile ragionarci su e vedere tutte le sfaccettature della cosa… Io sono d’accordo con te sul fatto che bisogna fare MOLTA attenzione nel parlare di DCA, perché anch’io ho avuto esperienze negative quando altre persone sono venute a sapere della mia anoressia, quindi penso che sarebbe meglio parlarne solo con i medici che ci possono dare una mano… Però, certamente, ogni persona è una storia a sé, quindi non si può fare di tutta l’erba un fascio… anche se sono d’accordo col tuo invito alla prudenza.

@ Vele/Ivy – Tante piccole politiche a spasso?!... Ma per carità! ^____^ Fermiamoci all’autoironia, va’… ^^”

@ Elle; - La gente che non sa cos’è un DCA, se pur con le migliori intenzioni, spesso finisce per fare cose sbagliate… Per cui, secondo me fai bene ad evitare di spandere la notizia… e a limitarti a parlarne solo con quelle pochissime persone di cui ti fidi di più…

@ Jonny – Grazie per aver condiviso la tua opinione…

Veggie ha detto...

@ Enrica – Premesso che la seconda parte del post voleva essere, appunto, ironica, e non istigante a mandare a fanculo maleducatamente e a gran voce il resto del mondo… dato che mi hai lasciato un commento serio, ti rispondo anch’io in maniera seria. Nel tuo commento, mi sembra (correggimi se sbaglio) che tu abbia dato per scontato che Pinca Pallina sia veramente interessata alla salute della ragazza con problemi d’anoressia. In realtà, per quella che è stata per lo meno la mia esperienza, quando la gente ti dice cose del genere, non è sostanzialmente interessata davvero alla salute, quanto piuttosto a trovare qualcosa su cui incentrare il prossimo pettegolezzo. Onde perciò evitare di fomentare chiacchiere, la reazione proposta nel post. Personalmente (ma ora parlo unicamente per me stessa), per come sono fatta di carattere, per me la reazione “attacco” è la più semplice e spontanea. Non avrei mai la freddezza di elaborare una scusa plausibile a bruciapelo, ci riuscirei solo se avessi previsto da tempo quella domanda da parte di Pinca Pallina, e quindi mi fossi già preparata la risposta in anticipo. Questo non vuol dire che non abbia mai inventato scuse per coprire la mia anoressia, ammetto tranquillamente d’averlo fatto in passato, tirando fuori affermazioni sulla stessa lunghezza d’onda di quelle che hai proposto tu, dopo essermele accuratamente preparate. Il problema della scusa plausibile è che può essere un ottimo modo per zittire qualcuno sul momento, se enunciata in maniera convincente, ma poi diventa un problema se non la tieni a mente. Perché se dici, poniamo, che sei intollerante a una certa classe di alimenti, diciamo i latticini, e poi una volta per sbaglio mangi uno yogurt e qualcuno ti vede, è un casino. In un colpo solo gli altri ne evinceranno che: 1) Sei una contaballe; 2) Hai l’anoressia, perché hai mentito sul cibo. E avrai fatto più casin che rena. Per questo, anche se nel post l’ho scritto in maniera esagerata per ironizzare, a volte penso che l’approccio più aggressivo e deciso mette a tacere una persona senza condizionarti poi in un secondo momento.

@ justvicky – L’obiettivo, soprattutto della seconda parte del post, ovviamente, era quello di far morire dal ridere… e se ci sono riuscita, questo è quanto. Non era naturalmente mia intenzione istigare nessuno a prendere a pedate nei denti i propri superiori, cosa che notoriamente incasinerebbe un po’ la vita… ^^” (ma, a volte, darebbe tanta di quella soddisfazione…)

@ Marcella – Sì, credo che anche la “risposta breve” sia funzionale… al di là dell’ironia del post, il senso era di evitare di dare appigli che possano fomentare l’idea che si possa avere un DCA… e tutto quel che ne potrebbe conseguire, se lo “scoop” diventasse di dominio pubblico…
In quanto allo yogurt… penso che sia una cosa soggettiva. A me piace. L’ho sempre mangiato, fin da quando ero bambina, e credo proprio che continuerò a farlo. Non mi riferisco allo yogurt bianco, che effettivamente sa di poco e anche a me non piace granché… mi riferisco alle millemila varianti di yogurt alla frutta che mangio quotidianamente, e che sono molto buoni, a mio parere. Ma i gusti son gusti, è ovvio che ad ognuna di noi possano piacere cose diverse, impossibile generalizzare… e, con tutto il rispetto per Fabiola De Clerq, e per tutta la sofferenza che ha senz’altro dovuto affrontare, quella che ha scritto sull’associazione tra anoressia e colore bianco mi sembra una cosa estremamente campata in aria… (mia opinione, eh, e dunque opinabile per definizione, ci mancherebbe…)
(continua...)

Veggie ha detto...

(...continua) Vorrei comunque chiederti da dove hai preso la statistica che “gli psicoterapeuti non servono a nulla nel 90% dei casi”… cioè, è solo una tua idea, oppure è una dato che hai tratto da un qualche studio?... Se lo hai preso da un qualche studio, mi potresti girare il link, per piacere?... Comunque, a parte questo… io la penso diversamente, sulla base del mio background. Ci sono degli psicoterapeuti che, effettivamente, sembrano aver preso la laurea con i punti della COOP… ma ci sono anche delle persone estremamente in gamba. Tutto sta nel mandare a cagare i primi, e nel ricercare senza darsi per vinte i secondi. Sono senz’altro concorde col fatto che la propria volontà sia il primus movens, la chiave di volta: è chiaro che se non siamo noi a voler cambiare la situazione, neanche lo psicoterapeuta più quotato del mondo sarà in grado di fare niente. Però, nel momento in cui decidiamo scientemente di combattere, io penso che l’aiuto di uno psicoterapeuta (di quelli in gamba, intendo, non dei ciarlatani) sia estremamente benefico. Io, se mi guardo alle spalle, mi rendo conto che la psicoterapia mi ha aiutato veramente tanto, quando l’ho fatta con le persone “giuste” per me… non è servita a nulla quando l’ho fatta con persone poco competenti e, soprattutto, quando in realtà non avevo alcuna intenzione di cambiare le cose… Però, nel momento in cui è entrata in gioco seriamente la mia volontà, l’aiuto di una psicoterapeuta veramente in gamba è stato un elemento molto importante nel mio percorso di ricovero… Detto questo, uno psicoterapeuta che prende 75 Euro l’ora, per quanto possa essere competente, è anche un po’ ladro… ^__-“ La psicoterapeuta da cui sono seguita tuttora, ne prende decisamente di meno, ed è veramente in gamba… ^__^

@ Charlie – Grazie per aver espresso la tua opinione in merito… io la penso come te relativamente all’importanza della psicoterapia in un percorso di ricovero da un DCA. Sì, è senz’altro un argomento interessante… e, perciò, chiedo (non solo a te, a chiunque legga questo): pensate che sia utile aprire un post per discutere su quella che è per voi l’importanza (o meno) della psicoterapia nel percorrere la strada del ricovero da un DCA?...

Marta ha detto...

non x difendere la categoria, perchè alcuni miei collegi sono davvero dei disastri (ma è risaputo che chi fa psicolgia in fondo ha problemi personali suoi da curare, e io confermo, basta poi superarli, ma purtroppo non tutti lo fanno)....comunque, se bastasse la volontà, urrà, che delizia, forse anoressia & C non esisterebbero! no, la volontà DA SOLA non basta, ci vuole certo, se no passate anni e anni di psicoterapia e regalate soldi al caro dottore (che alla fine si comprerà una barca), ma da soli non se ne esce...se chi legge ha un Dca lo sa!! rispetto a genitori, amici, fidanzati: possono aiutare (io infatti faccio anche terapia familiare) ma non curare, primo non capiscono tutto, poi sono troppo coinvolti emotivamente, e se nelle relazioni andasse tutto a meraviglia tanto che i tuoi o il tuo ragazzo possono aiutarti a guarire, bhè allora non avresti nemmeno un disturbo alimentare! comunque, non per gettare acqua al mio mulino, ma io penso che un percorso di cura psicoterapeutico, unito ad altro certo nei casi di bisogno (dietologo, nutrizionista), possa davvero far uscire dal baratro dei Dca. Io credo che un po' servirebbe a tutti in generale, x conoscersi meglio, accettare i limiti, ecc. e infatti chi fa lo psicoterapeuta dovrebbe farsi un percorso personale d'ufficio. Scusate la mia opinione, ma mi sentivo chiamata in causa...(e in effetti 75 euro sono tanti, almeno che sei nipote di Freud) ciao a tutti

Marcella ha detto...

Non sono affatto d'accordo,uno può avere problemi psicologici anche se vive nella famiglia del mulino bianco e ha come fidanzato il principe azzurro.Sono problemi che nascono spesso dall'interno e non dall'esterno.Io non ho mai detto che basta la volontà,ho detto che è una parte fondamentale e che ti aiuta molto più di uno psicologo che in linea di massima ti ripete le solite tre fregnacce "non vuoi crescere,devi tagliare il cordone ombelicale e il classico "perchè sei venuto/a qui?".Non so gli psichiatri ma la categoria psicologo la trovo completamente inutile,completamente,e a giudicare dalle esperienze di tutte le persone di cui leggo i blog...beh,non credo di sbagliarmi.

Marcella ha detto...

Beh io minimo ne ho pagati 65,massimo 75 e c'era un mio amico che pagava 700euro al mese andando 4 volte alla settimana per un'ora.La statistica l'ho detta io, non esiste,è una mia idea.Credo che se un medico è incompetente ce ne accorgiamo subito,che ne so,la febbre non ci passa...se ad essere incompetente è uno psichatra come fai ad accorgertene?di sicuro passano i canonici 2 mesi per vedere l'effetto che dovrebbe verificarsi dopo un pò di tempo...e poi?chi lo sa.Potrebbero esserci effetti collaterali anche a lungo andare,che ne sappiamo delle reazioni della mente?ma tanto io credo che appunto,la maggior parte,non riesca nemmeno a manipolare una mela.Comunque non ho perso del tutto la fiducia nella psicoterapia perchè ci ho sempre creduto,ho studiato 1 anno di psicologia e mi dispiace aver cambiato perchè sono certa che sarei stata molto brava(modesta),però più passa il tempo più mi convinco che trovarne uno valido sia come raggiungere un'oasi nel deserto.

Marta ha detto...

certo che puoi avere problemi anche nella famiglia mulino bianco (che tra l'altro non esiste!), dico solo che chi è coinvolto emotivamente non può aiutarti...se gli psicologi con cui hai avuto esperienze dicevano solo quelle 3 frignacce, bhè sei stata un po' sfigata, ma non si può fare di tutta l'erba un fascio! concordo pienamente che trovarne uno valido è come un'oasi nel deserto, io spero ogni giorno di riuscire ad esserlo...

Marcella ha detto...

Guarda Marta, già per il fatto che non stai ferma sulle tue opinioni ma cambi idea e sei disposta all'ascolto costituisci un'oasi nel deserto.

Veggie ha detto...

@ Marta – Grazie per il tuo parere da “esperta”… ^__^

@ Marcella – Credo che le tue parole fossero rivolte al commento di Marta più che a me… Comunque, per quel che può valere la mia opinione… Anch’io penso che il DCA origini da problemi interiori, molto più che dal contesto esteriore… ciò non toglie che, comunque, a prescindere dalla patogenesi, il mix di volontà e supporto adeguato da un punto di vista psicoterapeutico sia fondamentale per fare passi avanti sulla strada del ricovero. Non nego che sia più facile se si è circondate da familiari/amici supportivi, ma penso che questo non sia un aspetto determinate nel percorso che si è portate a fare. Psichiatra e psicologo hanno ovviamente funzioni differenti, quindi è veramente difficile fare un parallelo… per quella che è stata la mia esperienza, io ho trovato più utili gli psicologi che gli psichiatri… però, ripeto, parlo unicamente per quella che è la mia esperienza, non vuole essere un dato generalizzabile… Certo, è indubbiamente vero che è difficile trovare un professionista competente, e soprattutto un professionista che sia compatibile a noi – che poi credo sia il fattore che più influenza la cosiddetta competenza che ascriviamo a chi ci segue psicoterapeuticamente – ma assolutamente NON impossibile. E questo anche a giudicare dall’esperienza di quasi tutte le persone di cui io leggo i blog.
P.S.= Il compito di una psichiatra – per lo meno per quello che mi hanno insegnato in questi 6 anni di Università – infatti non è quello di “manipolare” il paziente… assolutamente no. È semplicemente quello di aiutare il paziente (anche farmacologicamente, se necessario) a trovare dentro di sè gli elementi che gli consentano di tenere a bada la propria patologia…
P.P.S.= Non sapevo che avessi studiato un anno di Psicologia… se pensi che è un peccato aver cambiato, perché non ci ritorni?... Gli esami non dovrebbero cadere in prescrizione prima di 8 anni, se non mi sbaglio… Quindi avresti già tutti gli esami del 1° anno dati, e te ne mancherebbero solo altri 2, di anni… Pensaci, se è una cosa che davvero ti piace…

 
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