Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 7 novembre 2014

Lettera aperta per le "Pro Ana/Mia"

Mie care ragazze che vi auto-definite storpiando il nome di malattie letali delle quali parodicamente imitate comportamenti puramente esteriori,

può la perdita di peso risolvere problemi? Certo, può risolvere alcuni problemi molto specifici (vedi per esempio Diabete Mellito II o ipertensione arteriosa giovanile) in alcuni casi particolari. Ma il pesare di meno non vi renderà necessariamente più belle, più intelligenti, più simpatiche, più spigliate, più sicure di voi stesse o più brillanti nelle relazioni interpersonali. Non vi renderà più apprezzate nel lavoro/nello studio, o più attraenti agli occhi del ragazzo che vi piace (sfido qualsiasi uomo a dire che, per esempio, Isabelle Caro era sexy). Inoltre, se la perdita di peso avviene sulla base di un fai-da-te, senza essere seguite da uno specialista, non vi renderà neanche più toniche, e peggiorerà significativamente la vostra salute.

Vi spiego una cosa che voi che anelate l’anoressia solo perché non avete la più pallida idea di quanto devasti la vita certo non potete sapere: l’anoressia non c’entra una pippa col voler dimagrire. Il dimagrimento è la mera conseguenza di una malattia mentale che ha tutt’altra natura. L’anoressia è solo una strategia di coping che viene messa in atto a fronte di veri e ben più profondi problemi presenti nella vita. L’anoressia è solo la punta di un iceberg che affonda le sue radici in problematiche ben più complesse e molteplici. E, soprattutto, l’anoressia col tempo diventa anche un comodo capro espiatorio che permette di non affrontare la vita. Quando puntiamo il dito contro l’anoressia, ma nonostante tutto vi rimaniamo impantanate, facciamo di una malattia capro espiatorio di tutti i nostri problemi e difficoltà. È come se semplificassimo all’estremo dicendo: l’anoressia mi dà la sensazione di poter controllare tutto, per cui ho bisogno di averla nella mia quotidianità, tuttavia se non riesco a fare tutto quello che vorrei nella vita, è colpa del fatto che ho l’anoressia.

Se non riusciamo a trovare/mantenere un lavoro, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non riusciamo a fare carriera, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non riusciamo a concentrarci nello studio, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non abbiamo amici perché abbiamo allontanato tutti, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se sportivamente rendiamo poco e perdiamo gare su gare, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se ci sentiamo insicure ed inadeguate nelle situazioni sociali, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non siamo sicure di riuscire a combinare qualcosa di buono nella vita, è colpa dell’anoressia, e quando saremo riuscite a mettere l’anoressia da parte ci riusciremo senz’altro, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.

Avete capito dove sta il gap? È un circolo vizioso, un cane che si morde la coda, una contraddizione in termini… un paradosso. Voi potete anche pensare che il dimagrimento sia la soluzione ai vostri problemi, ma non sarà così. Il non aver perso TOT chili non può essere una scusa per non vivere la vita e non affrontare problemi. Perché è un dato di fatto che, per quanto peso possiate perdere, questo non cambia la persona che siete. Se non avete particolari problemi, state bene con voi stesse, e la vita che state vivendo tutto sommato vi piace, a prescindere dal vostro peso, starete comunque bene.

Ma se non siete soddisfatte della persona che siete, se i problemi vi affogano, se quello che state facendo nella vostra vita non vi piace, la perdita di peso non cambierà niente di tutto ciò. Non vi rinnoverà la vita. Se state di merda continuerete a sentirvi di merda, a prescindere dalla taglia che indosserete. Forse vi illudete che una significativa perdita di peso possa risolvere tutti i vostri problemi, ma in realtà ve ne creerà solo uno ulteriore. Quelle parti della vostra personalità che non vi piacciono, le vostre insicurezze e difficoltà, e quelle problematiche che avete nella vostra quotidianità, rimarranno sempre dove sono, fino a che non vi deciderete ad affrontarle di petto – l’unica cosa che cambierà è che dovrete affrontare quelle stesse problematiche con un corpo malsano e con una mente non lucida, rendendo il tutto significativamente più duro e difficile.

Dunque, le domande che dovete porre a voi stesse sono: quali sono i vostri veri problemi, le cose che non vi piacciono nella vostra vita, e che vorreste cambiare? Cosa vi aspettate che cambi realmente quando avrete soltanto perso peso, senza affrontare nessuna di quelle problematiche? Credete seriamente che perdere peso rappresenti una panacea? Cosa potreste fare per cambiare davvero le cose che volete che cambino nella vostra vita?

Lasciate perdere una malattia che dite di desiderare solo perchè non la conoscete, e il tempo che sprecate su determinati blog impegatelo per affrontare con una psicoterapia le vere problematiche che vi affliggono, perchè di certo qualcosa che nella vostra vita non va c'è, di certo state soffrendo e siete in difficoltà, se arrivate al punto di desiderare un qualcosa di devastante come l'anoressia.

Tutto il mio affetto,

Veggie

40 commenti:

Christiane ha detto...

...di certo state soffrendo e siete in difficoltà, se arrivate al punto di desiderare un qualcosa di devastante come l'anoressia.

Su questo non c'è dubbio, o almeno, è più vero di quanto molte ragazze pro-ana/mia stesse sarebbero disposte ad ammettere... eppure, già mi sembra di sentirle: "non siamo malateeh! Il nostro è uno stile di vitaah!".

Il punto secondo me è questo: nonuna malattia; uno stile di vita.

Ancora oggi, i DCA non sono considerati vere malattie, ma fisime, ubbie, un qualcosa di cui ci si ammanta per risultare interessanti, per fare le belle e dannate (cit.), in pratica: capricci per attirare l'attenzione.

Questo concetto dei DCA come capriccio glamour ha il suo peso nel condurre queste giovani vigliacche - niente insulti, solo una constatazione: vigliacche come lo siamo state noi a nostro tempo, facendoci scudo del DCA - a farne un'espressione quasi "socialmente accettabile" dei propri personali problemi.
Problemi la cui seria presa in considerazione potrebbe risultare fastidiosa (a dir poco) per sé e per la propria famiglia - fra l'altro, oltre alla proverbiale privacy adolescenziale, ecco un altro motivo per cui genitori e amici forse non si curano di intervenire: meglio che la ragazza si fissi su diete e D.A., anziché stravolgere il quieto vivere con i propri noiosi problemi esistenziali...

Non c'è rispetto per i DCA e le psicopatologie in genere: quale non sarebbe la riprovazione, ad esempio, se una qualche telematica sciacquetta varasse un blog pro-carcinoma epatico - come sembrare provati dalla chemio? Pro-malattia di Huntington - come imitare i movimenti coreici? Pro-focomelia - e giù ad affettarsi le braccia?

Tant'è.

E, nota a margine per il coro dei "...al tempo di guerra/i bambini del Biafra": se i DCA siano "sindromi culturali" o meno, non sarò io a decretarlo.
E nemmeno mi interessa.
Italia, 2014.
E c'è ancora troppa gente che sta male.

Excuse my rant...

dialoghiincucina.com ha detto...

Cara Veggie,

quante verita' in questo post. Un vero concentrato.
Sono d'accordo su tutta la linea, e questo e' il paradosso piu' totale.

"L'anoressia mi dà la sensazione di poter controllare tutto, per cui ho bisogno di averla nella mia quotidianità, tuttavia se non riesco a fare tutto quello che vorrei nella vita, è colpa del fatto che ho l’anoressia.'

Sono super presa, ma siamo sempre in contatto mentalmente per sconfiggere questo schifo.
L'anoressia non e' la soluzione dei problemi, e' un peggioratore.

Un bacio

dialoghiincucina.com ha detto...

... intendevo "E' questo il paradosso piu' totale: "L'anoressia mi dà la sensazione di poter controllare tutto, per cui ho bisogno di averla nella mia quotidianità, tuttavia se non riesco a fare tutto quello che vorrei nella vita, è colpa del fatto che ho l’anoressia.'"

... la fretta mi fa fare gli strafalcioni! :)

ButterflyAnna ha detto...

Vedo che in poche hanno commentato stavolta..strano..
Comunque c'è poco da dire se non che hai scritto una grande verità che poche hanno le palle di ammettere!
però vorrei solo dire che molte volte essere "pro ana/mia" è solo l'inizio inizio della malattia..io non mi sono mai definita pro ana o cose simili,non avevo un blog e neanche sapevo effettivamente cosa fosse pro ana e mia,pero ammetto che i pensieri erano quelli..è vero però anche che ci sono ragazze che vogliono essere anoressiche che vanno in giro a urlare ai 4 venti "sono pro ana non mangio e voglio pesare 38 chili perché questo è il mio stile di vita" insomma cooosaa?! Io me ne vergogno a morte e saranno si e non 3 persone che conoscono davvero il mio problema e 2 di queste persone sono i miei genitori che lo hanno semplicemente capito dopo un paio di anni..non è una cosa di cui andar fieri e non è una cosa da avere a tutti i costi per rendere migliore la vita!
Spero che questa tua lettera abbia fatto riflettere molte ragazze su quello che fanno..
ciao vaggie un abbraccio:*

Euridice ha detto...

Se lo ritrovo condivido un articolo che io e una mia amica che all'epoca aveva già ricominciato il suo percorso di recupero dall'anoressia avevamo scritto per il giornalino della scuola, dedicandolo appunto a quelle ragazze che facevano del "proAna/Mia" uno stile di vita inneggiando a queste malattie sui loro blog (all'epoca andavano di moda i blog di msn o myspace non so se ti ricordi!) o persino sui loro diari scolastici, tra i compiti di matematica e la foto dei Blue. All'epoca questi atteggiamenti mi urtavano moltissimo, li trovavo offensivi nei confronti di chi era davvero malato, mi sembrava paragonabile al raparsi a zero per fingersi malati di cancro e lo ritenevo veramente stupido e squallido, forse anche perché è quanto di più lontano possa esistere dalla mia personale esperienza. Io non mi sono mai considerata anoressica, neanche quando ero parecchio sottopeso, non ho mai pensato di essere malata, non ho mai detto a nessuno di voler dimagrire e negavo a oltranza se mi si diceva che ero troppo magra. Mai e poi mai avrei "pubblicizzato" la mia malattia e ancora oggi pochissimi sanno del mio passato e neanche della mia dieta presente, nonostante sia seguita da una specialista. Insomma, l'atteggiamento delle proAna mi sembrava una parodia crudele. Negli anni ho cambiato idea, ti confesso. Ho scoperto le milioni di sfaccettature che possono prendere le psicopatologie e ho perlomeno riconosciuto che chi si professa pro anoressia è una persona malata. Non penso che si tratti di puro egocentrismo: bisogna essere davvero disperate per desiderare una malattia simile, per essere pronte a prendersi tutto lo schifo che l'anoressia e la bulimia comportano in cambio di un po' di attenzioni. Insomma, non credo più che dietro gli schermi di che scrive di voler diventare anoressica ci sia una ragazza perfettamente in salute che si diletta con metodi di dimagrimento strong sbeffeggiando le anoressiche "vere", ma che ci sia un'anima altrettanto tormentata che non sa dove incanalare la propria rabbia e la propria frustrazione e prova a prendere coscientemente una strada che noi abbiamo percorso senza accorgercene. È assurdo e sbagliato, sicuramente, ma non mi sento più in diritto di giudicarle.
Credo che tu abbia profondamente ragione scrivendo che essere più magre non risolverà i loro problemi, nè i nostri, né quelli di chiunque altro.
È pur vero che io stessa ho pensato spesso che se devo essere depressa preferisco esserlo in un vestito taglia 38 anziché in una 44, ma so anche che preferirei essere felice in una 44 che depressa in una 38!
Un abbraccio!

Mary ha detto...

Definirsi pro-ana o pro-mia mi sembra una contraddizione in termini. Forse faccio troppo riferimento alla mia esperienza, ma finchè non ho avuto critica di malattia, chiunque mi suggerisse di applicare il termine “anoressica” a me, veniva guardato con incomprensione. Pensavo che gli altri non capissero niente, io “non ero anoressica”, solo dovevo dimagrire per essere giusta, per andare bene. Dovevo inseguire dimagrendo un qualcosa che tutte le altre persone sembravano avere già per natura, senza doverlo rincorrere. Ero sempre perennemente in ritardo sul mio benessere e condannata nel mio disagio. Per sfuggire a questa condanna, “correvo”, dimagrivo. Per avvicinarmi a loro. Mai e poi mai mi sarebbe passata per la testa l’idea di definirmi anoressica, né tantomeno pro-mia. Mai e poi mai mi sarebbe venuto in mente di scrivere una lettera a “ana-mia”, né di fare riferimento a loro come un bambino fa riferimento a un peluche. Coccolarlo, quasi viziarlo. Un rapporto che si trasforma in una specie di sindrome di Stoccolma. Io ero sola e facevo quel che sentivo di “dovere” fare: dimagrire, per essere all’altezza. Ad onore del vero, ancora oggi non faccio riferimento a me con il termine anoressica: mi sembra troppo freddo, duro, sordo, brutto. E sto imparando a capire che io non sono né fredda, né dura, né sorda, né brutta, quindi, per me, il termine “anoressica” non va bene. Se proprio vogliamo definire, ho un disturbo alimentare. Ma preferisco dire che ci sono delle cose che mi fanno soffrire e non ho ancora trovato il modo di affrontarle nella maniera più funzionale. Ma ci sto lavorando. Ecco, questa è la mia anoressia.
Non sono d’accordo, però, nel definire la malattia come capro espiatorio, né con chi ha utilizzato il termine “vigliaccheria” in riferimento allo stallo nel meccanismo di malattia. Capisco il vostro significato, non vi sto criticando e riconosco anche io, nel mio percorso di guarigione, un attaccamento al meccanismo che mi ha danneggiata. Però non è mai stato, almeno per me, né un capro espiatorio né vigliaccheria. Fa parte del mio percorso di guarigione guardare con sincero rispetto a me stessa e cominciare a riconoscermi ciò che mi spetta. Ho finito con il ritrovarmi tra le mani una strategia di coping, disfunzionale quanto volete, ma che mi serviva, per definizione, per far fronte alle difficoltà della mia vita, non per fuggire. Ho cercato di difendermi dal dolore, in ogni modo. Nessuno mi aveva insegnato a farlo, l’ho fatto da sola e ho trovato un modo che alla fine mi ha danneggiato, ma era l’unico che conoscevo. E quando ho capito, ho trovato il coraggio anche di provare a cambiarlo, per stare meglio. Con i miei tempi, ok, ma questo rientra nel gioco, questa sono io, nessun altro. Cosa potevo fare, di più? Ho sempre lottato. E sempre continuerò a farlo.
Quindi pro-ana, pro-mia…devo dire che non mi tange tantissimo. Sinceramente non credo che faccia differenza avere o non avere queste persone, né che i loro blog siano leggibili da tutti. Credo che un po’ possano rinforzare i meccanismi patologici di chi è davvero malato e cerca conferme, ma anche che per far questo basti aprire Cosmopolitan e guardare qualche modella, quindi non darei troppa importanza alla cosa. Credo anche che non possano più di tanto influenzare l’opinione della gente che non soffre di anoressia.

Mary ha detto...

Almeno per quanto riguarda la mia esperienza, le uniche persone che hanno capito cosa stavo e sto ancora vivendo non sono quelle che conoscono la teoria sull’anoressia, né necessariamente quelle più acculturate o che hanno cercato di studiare il problema. Ma sono quelle che mi hanno detto “io non ci capisco niente, spiegami come stai?, perché fai così?, come ti senti?” . E poi si sono fermate ad ascoltare la risposta. Sono quelle che non hanno criticato, che non mi hanno detto “devi lottare, “ce la farai”, sono quelle che non hanno cercato di dirmi cosa era giusto o sbagliato fare, quelle che non hanno cercato a tutti i costi di aiutarmi a risolvere il problema. Ma che, al posto del problema, hanno guardato me. Mi hanno detto “fa quello che vuoi, ma fallo in compagnia”. Fallo con noi. E hanno continuato a invitarmi, anche se loro mangiano una pizza e io l’insalata. Anche se loro bevono la birra e io niente. Perché per loro l’importante è avermi lì. E a volte mi arrabbio, perché vorrei riuscire anche io a mangiare quella pizza. Chi di voi ci è passata sa qual è il valore della mia ultima frase.
Pro-ana, pro-mia…lasciamo perdere, non ne vale la pena. E concentriamoci su di noi e sulle persone che sanno guardare la luna e non il dito, perché il dito sarà anche una malattia, ma la luna siamo noi.
Grazie Veggie per lo spunto,
Mary

Christiane ha detto...

@ Mary: le tue parole sono così semplici, e così incredibilmente vere...
...ma continuo a pensare che se ci fossero meno fraintendimenti, e più rispetto per i DCA molte più orecchie, molti più cuori sarebbero disposti ad aprirsi...

revolution ha detto...

esiste anche una merda di uomo che ci marcia sopra. Si fa chiamare brucaliffo ed ha manie di prevaricazione sugli altri. Non so perchè sia ancora sul web
Ps: ho solo constatato ma non l'ho contattato.
Silvia(ribellione psichedelica)

Wolfie ha detto...

Dal mio piccolo, io mi sento di appoggiare quanto scritto in questo post, per il semplice motivo che mi ci rispecchio, e che ne condivido il contenuto.
Forse sono permalosa io (ho tanti difetti, non lo metto in dubbio) ma io effettivamente un po’ “irritata” dal comportamento delle ragazze proana/mia, mi sento. Perché mi fa male vedere che esistono persone che in maniera del tutto superficiale ed incurante, forse neanche per cattiveria, ma proprio per “ignoranza” (in senso di “non conoscenza”, non vuole essere un’offesa!!!!!!!!), si prendono gioco di una cosa che ha rovinato tantissimi anni della mia vita, e che mi ha arrecato danni fisici e mentali. Questo so che è un limite mio, ma personalmente faccio veramente fatica ad accettarlo.
Anch’io non dubito sul fatto che queste ragazze abbiano dei problemi: per desiderare una malattia, anche se non si rendono conto di quanto sia terribile perché non la conoscono, qualcosa che non va sicuramente c’è. Ma il fatto di avere dei problemi, di avere delle difficoltà, di stare male, non penso autorizzi né giustifichi il prendersi gioco della reale sofferenza altrui a causa di un dca. Il fatto che una persona abbia dei problemi e della sofferenza nella sua vita, non credo che possa essere una scusante al mancare di rispetto a chi veramente vive una determinata condizione.
In realtà, io credo che queste ragazze proprio perché desiderano così tanto avere un dca e si concentrano così tanto sull’esteriorità, proprio per questo, per loro fortuna, non svilupperanno mai questa malattia, perché la nascita di un dca richiede purtroppo un determinato sostrato psicologico, che non si ottiene certo perdendo un certo numero di chili o mangiando un certo tipo di alimenti e stando sotto un certo valore di calorie ogni giorno.
Inoltre, sono d’accordo con Christiane quando afferma che sarebbe necessario ci fossero meno fraintendimenti e più rispetto per i dca in generale, perché l’immagine che ne manda la televisione è inesorabilmente quella di “ragazze che vogliono dimagrire per fare le modelle”, e che è invece quanto di più lontano ci possa essere dalla mentalità di chi ha un dca. E chi non ha vissuto un dca, prende per buono quello che gli dice la televisione, perché non sa come stanno veramente le cose, e pensa davvero che tra “proana” e “anoressia” non vi sia differenza; quindi una corretta “educazione” sui dca dovrebbe essere fatta a monte, almeno secondo me.
Un abbraccione!!!!!!!!!!!!!!

Wolfie ha detto...

Per Mary: Ciao Mary, trovo il tuo commento molto interessante, e ti ringrazio per averlo scritto. C’è solo una cosa che non ho capito bene in ciò che hai scritto, perciò scusami se chiedo delucidazioni. Tu hai scritto che per te il dca era una strategia di coping che utilizzavi per far fronte alle tue difficoltà, ma non per fuggirle. Mi sembra un po’ una contraddizione (correggimi se sbaglio!!!!!!!!!!!!): io penso che, per definizione, fare fronte ad una difficoltà significhi in prima battuta guardarla in faccia e cercare il modo di sviscerarla, risolverla; o tutt’al più, mettere in atto qualcosa che consenta di rendere quella difficoltà più mite, più gestibile. Con il dca (parlo naturalmente sulla base di quella che è stata la mia esperienza, non voglio generalizzare!!!!!!!!!!) in realtà quelle che sono le nostre vere difficoltà vengono messe in standby, non si tenta in alcun modo di guardarle in faccia o neanche di mitigarle, ci si mette semplicemente un tappo davanti, in maniera tale per cui la difficoltà che minaccia di franarci addosso rimanga lì ferma dov’è. Quindi, in realtà, la difficoltà in sé per sé poi con il dca non la affronti. Ecco, quello che ti chiedo è: non credi che questo non affrontare la difficoltà possa essere in realtà un modo per fuggirle pur rimanendo ferma?????????
Non fraintendere questo mio commento, non è mia intenzione fare polemica, e anzi mi scuso se ho scritto qualcosa che ti ha dato fastidio, perché non era mia intenzione. Ti ringrazio comunque ancora per il tuo commento, e ti dico “in bocca al lupo!!!!!!!!!!” per la tua lotta, che è anche la mia, che è quella credo di chiunque scriva qua.

Mary ha detto...

@ Wolfie
Ciao Wolfie! Figurati, nessuna polemica, anzi, se non hai capito hai fatto bene a dirmelo: a volte, nonostante scriva sempre dei papiri, non riesco a spiegarmi! Questa cosa è difficile per me da dire, quindi dimmi poi tu se riesco a far passare il messaggio o se mi impappino solo :)

So che quel che ho scritto può sembrare a prima vista una contraddizione, come dici tu, ma nella mia (personale) esperienza non lo è stato. Cerco di spiegare meglio.
Finchè non ho avuto critica di malattia (quindi per tanti, tanti anni purtroppo) ho vissuto l'anoressia come parte di me. Ho cominciato ad avere pensieri di inadeguatezza con la pubertà, non accettando le modifiche del mio corpo e sentendo di non poterci fare niente. Questo, unito a una serie di altri disagi, mi ha portato a sviluppare un senso di inadeguatezza e di vergogna, che mi ha investita a 360°. Per dirla in modo superficiale, ero un concentrato di bassa autostima e auto-denigrazione. Mi vedevo non solo grassa, ma proprio brutta, antipatica, noiosa. Sentivo che nessuno voleva stare con me (e non era vero). mi sentivo sola. Mi sono chiusa, per evitare che tutta la mia "bruttezza" potesse essere scoperta. Non avevo capito che quella che vivevo "bruttezza" era in realtà un disagio con ben altre radici e più profonde. Non l'avevo capito perché non l'avevo verbalizzato; tutto ciò che riuscivo a dire era "mi sento grassa". E più lo dicevo, più gli altri mi dicevano "ma no, non sei grassa! non hai bisogno di un dietologo! l'importante è essere belli dentro!". Così ho cominciato a tenere la mia bruttezza per me, perché nessuno mi stava aiutando a risolverla. Sarebbe stato importante che qualcuno lo facesse, ma nessuno aveva capito (nemmeno io). Se la "bruttezza" era l'unico modo per esprimere il mio disagio, quale pensi sia stata la soluzione? Cercare di diventare più bella e, nel mio caso, dimagrire. Così è partita una vita fatta di corse e di inseguimenti. In ogni cosa, mi sentivo inferiore agli altri. In ogni cosa, dovevo applicarmi, dovevo dar fondo a tutte le mie energie, per essere il meno possibile simile alla brutta me stessa e uguale a loro, bellissimi. Era un po' come se fossi un camaleonte difettoso, capisci? Cercavo di cambiare colore per essere uguale e accettata da ciò che mi circondava, per far si che non mi si vedesse, con tutte le cose me che vivevo come bruttissime. Non ci riuscivo mai del tutto, era un'impresa destinata a fallire in partenza, ma io non me ne rendevo conto. Nei miei comportamenti alimentari, ho sempre risposto a un disagio non verbalizzato, che solo ora sto imparando a capire.

Mary ha detto...

Ho avuto bisogno di qualcuno che me lo spiegasse e mi aiutasse, perché da sola non c'ero arrivata. Però, quand'ero sola, ho fatto di tutto per sopravvivergli. Come potevo, con le mie scarse conoscenze. Per come l'avevo capito io. Pensavo che tutto derivasse dalla "bruttezza" e ho cercato di abbellirmi. Dalla "grassezza" e ho cercato di dimagrire. Dalla "stupidità" e ho cercato di studiare di più, sempre di più. Da me stessa e ho cercato di scomparire. Non ho evitato proprio niente, nessuna situazione. Io volevo stare dentro alle cose, ma pensavo di non avere il diritto di farlo, perché ero "brutta", dentro e fuori. In realtà ero a disagio, ma non me lo dicevo. Ho solo sempre preso la strada sbagliata, ma solo perché nessuno si è fermato accanto a me, nessuno che avesse la pazienza e con fiducia di indicarmi la strada giusta, aspettando i miei tempi e, soprattutto, parlando nel mio linguaggio. Portandomi pian piano dalla dimensione corporea ad una interiore, per me dolorosissima e travagliata. Ci sono voluti tanti anni e molte fatiche; il percorso è ancora lungo.
Spero di essere riuscita a spiegarti perché, nella mia esperienza, l'anoressia non è stata un meccanismo per evitare. Ma, se ti poni nella mia ottica di allora (e ho iniziato la pubertà a 9-10 anni) è stato l'unico modo di far fronte a qualcosa che non capivo, per sopravvivergli. In altre parole, è stata una strenua difesa.

Christiane ha detto...

@ Mary: grazie del tuo feedback... dal mio commento scritto così di getto in effetti sembra trasparire una certa generalizzazione. Non era mia intenzione, come credo chiunque ho fatto principalmente riferimento alla mia esperienza.
Per essere chiara, non è nello stallo nella malattia in sé che ravviso la "vigliaccheria", ma nell'atteggiamento che vi sta dietro - essere consapevoli che il DCA è disfunzionale e distruttivo, ma ostinarsi a non voler nemmeno considerare la possibilità che esistano altri modi per vivere e affrontare i nodi irrisolti.
Chiunque qui sa quanto sia difficile lasciarsi andare al cambiamento, che è doloroso, ci costringe a mettere in discussione noi stesse, la nostra vita...
Provare e non riuscire è tutt'altro rispetto al non voler nemmeno provare...

Per quanto riguarda le sedicenti pro-ana/mia, se rileggi il mio commento ti apparirà chiaro come io non sia tanto urtata da loro, ma dalla mentalità vigente in merito ai DCA (e alle psicopatologie at large).
In un certo senso, le pro-ana/mia sono l'ultimo anello della catena, il sintomo (e non la causa) di quanto il problema sia negato, sottovalutato, stigmatizzato come un capriccio da principesse viziate.

Wolfie ha detto...

Per Mary: Grazie mille per la tua gentilezza e per la tua risposta!!!!!!!!!!!! Quando si parla di dca si parla di vita e di emozioni che abbiamo vissuto, e quando si entra nel campo delle emozioni spiegarsi con le parole è sempre difficile, inevitabilmente. Perciò, ti ringrazio per aver dedicato un po’ del tuo prezioso tempo per cercare di spiegarmi meglio, e per aver approfondito cosa intendevi dire nel tuo primo commento.
Io vengo da un’esperienza di dca diversa dalla tua, quindi ovviamente anch’io parlo solo sulla base di quello che ho vissuto, e non posso dire che ti capisco in pieno, forse proprio perché le nostre storie sono molto diverse, però naturalmente comprendo il tuo punto di vista. D’altronde io credo che ognuna di noi il dca lo vive a suo modo, quello che ci accomuna è la sofferenza che accompagna la malattia, ed ora come ora magari anche la voglia di combatterla.
Quel che è certo è che si investe sempre il dca di significati e di vissuti che non hanno miratamente a che vedere col cibo e col peso, ma che in realtà si rifanno ad altri vissuti, ad altre problematiche, e il dca rappresenta solo una modalità per esprimerle, ma non è mai il vero problema in sé per sé.
Ti ringrazio ancora per il tempo che hai dedicato a rispondermi!!!!!!!
Un abbraccione!!!!!!!!!!!!

PIEKNA_LALKA_38 ha detto...

Ho letto con divertito interesse qst tuo post veggie. Ma....qnt rabbia! Sollevo 1 altro paradosso, dunque, ispiratomi da Christiane: "se ci fossero meno fraintendimenti e più rispetto x i dca, mlt più orecchie e molti più cuori sarebbero disposti ad aprirsi..." e ho dato al suo commento qst interpretazione. Immagina la scena... Mi sveglio domani mattina e decido di andare in psicoterapia...bene...parlo apertamente al terapeuta del mio essere pro ana e gli spiego xk e il mio problema. Qst si scandalizza, mi grida addosso e alle sole parole di pro ana mi caccia dallo studio tutto offeso. Avrei voglia di risolvere il mio problema? Avrei voglia di intraprendere ancora 1 terapia? No. Xk sinceramente qnd inneggiate contro le pro ana e le pro mia (io mi definisco pro ana ma è 1 mio libero pensiero, mica mi definisco anoressica, badate bene!) mi date qst idea. Ke l'anoressia sia 1 malattia va bene, ma xk dedurre tutta la superficialità da 2 parole e basta? Nn voglio creare il solito poverone di scalpore, xo' io credo ke di fronte alle apparenze di scandalo bisognerebbe domandarsi: xk sei pro ana? Snz partire con le solite accuse. L'anoressia nn risolve i problemi va bn....ma allora se è così devastante forse nn c'é 1 altrettanta sofferenza devastante dietro da indagare e verificare ASCOLTANDO IL PAZIENTE e il suo percorso di -dolorosa- scelta? A me pare ke ci siano tanti giudizi a priori.

Christiane ha detto...

@ Lalka: forse ne sarai stupita, ma riconosco della verità in quello che scrivi. I giudizi a priori contro chi, come te, si definisce pro-ana (o pro-mia) sono in certa misura:

- ingiusti: si assume che queste ragazze non abbiano alcun genere di problema, cosa che non ritengo vera, almeno in molti casi;

- pericolosi: dato quanto sopra, si crea un clima di silenzi e di vergogna, che lungi dallo spingere le pro-ana/mia a cercare aiuto, rischia di farle perseverare nei propri atteggiamenti e comportamenti (e, forse dirò un'idiozia...ma chi ci assicura che anche un'infinitesimale percentuale di pro-ana/mia non possa davvero ritrovarsi invischiata in un DCA, non avendo altro modo per esprimere il proprio disagio...?).

Però, Lalka, non puoi non capire come certe uscite possano davvero scatenare l'orticaria a molte delle ragazze che vivono un DCA: non siamo tutte uguali, non tutte abbiamo lo stesso vissuto, soglia di sopportazione, temperamento.
C'è chi tenta di ragionare, c'è chi ignora, c'è chi sclera.
E non sempre ha tutti i torti.
Hai mai pensato che l'aggressività di alcune potrebbe (dico potrebbe...non lo posso sapere) celare la paura di ricadere in certi loop malati, che determinati commenti possono riportare loro alla mente? La frustrazione di veder sminuito il percorso che stanno percorrendo con alterne fortune, fra speranza e sfiducia, con motivazione altalenante?

La pro-ana way è deleteria per chi come te si riconosce in questo percorso; lo è anche per chi il DCA lo ha vissuto e lo vive.
Siamo compagne nell'incomprensione e, talvolta, persino nel disprezzo della massa.
Vale la pena di continuare a scivolare sulla china del DCA, incontrato o ricercato, anziché tentare di rispondere ai colpi della vita (cit.) in modo più costruttivo e sano (e faticoso, e doloroso, chi lo nega...)?

P.S. Non cercare alibi in fantasie improbabili...non è per questo che non cerchi aiuto, secondo me - o meglio, non solo: di incompetenti fra medici e psicoterapeuti ce ne sono anche, ma credo che tu tema il giudizio di te stessa assai più di quello di qualsiasi terapeuta...

PIEKNA_LALKA_38 ha detto...

Scusa wolfie ma qual'è il perfetto/determinato/elettivo sostrato psicologico x qst malattia? Battiamo sempre sullo stesso chiodo: c'è 1 dolore vero e 1 dolore falso? Problemi più veri e meno veri? e di quale esteriorità parli? Io ho mai scritto di VOLER FARE LA MODELLA?? L'ignoranza nn é dunque unilaterale....le difficoltà ke voi dite dalle quali ci nascondiamo dietro lo scimmiottamento....avete idea ke forse il dca può parere pure minore rispetto al disagio, al dolore psicologico ke si cela dietro? X qnt possa essere terribile cm malattia, nn potrebbe essere ke ci sia 1 dolore PERSONALE altrettanto devastante? Cm voi vi offendete a leggere pro ana, mi offendo pure io a sentirmi accusare di copying...almeno il beneficio di chiedersi XK!! "proprio xk lo desiderano così tanto, nn si ammaleranno mai"...ma cosa ne sai??? L'anoressia può svilupparsi x qualsiasi motivo....è 1 malattia MENTALE prima di tutto!! E ognuna ha 1 tallone d'Achille....forse il mio tallone è stato colpito tardi, scusatemi..dunque 1 persona ke tenta il suicidio/vuole suicidarsi e nn ci riesce sta scimmiottando il suicidio?? Esistono talmente tanti moventi e motivi di 1 dca, talmente tanti tipi di dca e soprattutto talmente tanti tipi di dolore ke....prima di incazzarsi e sparare offese e sdegno xk vi sentite punzecchiate ascoltate le storie e il percorso altrui... Cosa si cela dietro a determinate scelte apparentemente sconcertanti? Forse mettere da parte l'orgoglio può servire....

PrettyLittleGirl ha detto...

Beh Veggie, come ben sai io ho una visione particolare sui blog pro-ana.
Ho conosciuto ragazze "pro-ana" con altri dca, che consideravano la restrizione alimentare come l'unico modo, sostanzialmente, per avere un controllo sul loro dca.
Ci sono ragazze alle prime fasi di anoressia che hanno passato una fase in cui vedevano il dca come una cosa "bella" .
Io non condivido assolutamente l'incitare a dei comportamenti distruttivi (quali essi siano- pure il binge é distruttivo alla fine ma perché non ci sono blog "pro-binge?" perché le abbuffate sono vissute con vergogna, ma sono anch'esse altrettanto dannose allo stesso modo che attuare i sintomi comportamentali dell'anoressia). Peró ecco, forse dire a una persona che incita a certe cose solo per dimagrire ed essere bella, o dire che scimmiotta qualcosa, oddio ti diró io non me la sento. Mi sembra anche un po un'attentato al dolore della persona.
Cioé, penso a una ragazza che avevo conosciuto,"pro ana" che alla fine aveva il Binge e trovava "l'anoressia"(metto tra virgolette- si potrebbe dire la restrizione) come unico modo per ovviare al suo Dca. Che comunque Dca é. La scelta di incitare, seppur consapevole in parte, non lo era del tutto, in quanto appunto viveva come un problema le abbuffate, vissute con vergogna, ma non tutto il resto.
Non lo so, non voglio dire che ora ci metteremo tutte a incitare all'anoressia (cosa che non faró mai), ne voglio dire che questo sia il caso di tutte le pro-ana/pro-mia. Peró voglio solo dire, che forse, i dca sono vissuti in modi diversi a seconda delle persone, delle fasi del problema, di come affrontiamo le cose. Cioé io mi ricordo che all'inizio io chiedevo i lassativi alla mia amica che aveva la bulimia (cioé x dirti la rincoglionaggine malata!). Ora ovviamente dico ma che idiota..
Pro-ana: Scelta sbagliata? Indubbiamente.
Probabilmente un modo sbagliato di affrontare le cose, peró io personalmente mi astengo dall'interpretare il dolore altrui- qualsiasi nome, forma abbia.
Detto questo insomma, metto in chiaro che sono pro-ricovero, sono anti pro-qualsiasi cosa, non inciterei nessuno ad attuare comportamenti perché credo ho avuto la fortuna di saper discernere la mia visione del dca dalle conoscenze sui danni che i dca provocano.
Forse, mi pare piú sensato dire "Rispettate il nostro dolore e non incitate" piuttosto che dire "tu scimmiotti e tu no".
Spero non aver offeso nessuno con la mia opinione.
Un abbraccio

BorderStory ha detto...

CONCORDO pienamente!!!!!

Wolfie ha detto...

Per Piekna-Lalka-38: A parte il fatto che il mio commento non era rivolto a te in particolare ma era semplicemente l’espressione del mio pensiero, però il modo in cui hai reagito mi fa pensare che ho colpito a segno, vista la tua reazione esagerata di fronte alla mia opinione.
Comunque, rispondo alla tua domanda dicendoti che secondo me il sostrato psicologico che può spingere verso un dca varia da persona a persona (magari ci fosse un’unica matrice, credo che sarebbe molto più agile la terapia dei dca, se così fosse!!!!!!!!), però credo anche che tutte le persone che sviluppano un dca un aspetto psicologico in comune ce l’abbiano: problemi (dei più numerosi e svariati) che prescindono totalmente dalla fisicità, e che cercano di arginare con modalità di “controllo” che investono trasversalmente l’alimentazione, ma che in realtà affondano la loro essenza nel controllo in sé: più di una persona – e anche la stessa Veggie, per altro, visto che siamo qui sul suo blog – che ho conosciuto tramite questi blog e con cui ho parlato per email, infatti, mi ha detto che non erano interessate alla perdita di peso in sé, ma alla sensazione di “controllo” che avvertivano: se anche (per assurdo) il loro peso fosse rimasto sempre uguale, gli sarebbe andato bene ugualmente, pur di poter continuare a provare quel senso di “controllo”. Io stessa sono d’accordo con quest’affermazione, e penso che se vogliamo trovare un denominatore comune a chi è malata di dca, credo che questo possa rappresentarlo.
Io non penso che ci siano problemi falsi e veri, o dolori falsi e veri: citando il mio primo commento, forse non l’hai letto a fondo: “non dubito sul fatto che queste ragazze abbiano dei problemi”. Quindi sono la prima a dire che anche chi dice di essere proana o promia ha dei problemi. Quello che ho detto è che non penso che questi problemi implichino un dca, perché i pensieri e i comportamenti riportati sui blog delle proana/promia sono lontani anni-luce dalla mentalità del dca, e un comportamento che viene adottato su base intenzionale e decisionale, non penso abbia un potenziale di evoluzione in malattia, proprio perché quello che ci sta sotto è un meccanismo di scelta indirizzata del comportamento alimentare, o non una devianza d’altro tipo che produce di riflesso indiretto il comportamento alimentare erroneo. Ma questo non significa che non abbiate altri problemi e, ripeto, sono stata io la prima a dirlo che ne avete. Leggilo almeno per bene il mio commento, prima di metterti a sparare a zero.
Infine, io credo proprio di saperne qualcosa perché ho a che fare con la bulimia da quando ero una ragazzina. Piuttosto, mi chiedo cosa ne sai tu. Perché qui ci sono persone che vivono/combattono con un dca da decenni. E se tutte ti dicono più o meno le stesse cose, poniti in discussione e chiediti se forse anche tu possa sbagliare. Per cui, l’unica che sta sputando offese e sdegno in questo momento mi sembri solo tu. E quell’orgoglio che dici a noi di mettere da parte, forse tu dovresti essere la prima a farlo. Perché è molto comodo vedere le pagliuzze negli occhi altrui, e ostinatamente ignorare la trave nei propri.

PS- Non c’entra nulla con post o col commento, ma mi sento di dirtelo ugualmente: altre volte, in altri blog, ho letto dei tuoi commenti in cui ti lamentavi che le altre ragazze ti attaccavano. Bhè, se ti rivolgi in maniera aggressiva immotivatamente a persone che esprimono la loro opinione, proprio come hai fatto con me, non è strano che altre persone possano a loro volta diventare aggressive nei tuoi confronti. Tutte noi reagiamo agli altri: se una si esprime con gentilezza, gli verrà risposto con gentilezza (vedi per esempio lo scambio tra me, Mary e Christiane qua sopra), se una si esprime con accusa e aggressività, non deve poi stupirsi se le altre fanno altrettanto. Magari pensaci un’altra volta, prima di dire che il mondo delle blogger che l’ha con te.

Anonimo ha detto...

Ciao!
Ok, direi che la questione del sostrato psicologico, sebbene, ovviamente, possa variare da persona a persona nella forma e nel background di vita, è stata precisamente messa per iscritto, nel nucleo sostanziale, da Wolfie. Volevo sottolinearlo e approfittarne per mandarle i miei auguri generali e saluti, così, anche se non la conosco, ma la leggo sempre qui, fa lo stesso!
Volevo, poi, soffermarmi su un' altra cosa che ha scritto Wolfie, ma che tutte (le "oggettivamente" sofferenti di DCA...), ad un certo punto, avranno esperito - e che mi ha colpito perchè è proprio la mia condizione perpetua...
Il paradosso del (non) peso [così fa molto Bertrand Russell, ehm...]. Quello che trovo scritto è molto ficcante, Wolfie, davvero. Me ne sono resa conto mesi e mesi fa, mi faceva strano pensarlo ma tant'è. Proprio quello che scrivi: il peso, ad un certo punto, rimane sempre uguale (ad esempio un indicativo sottopeso), magari anche perchè non si ha più, in certi periodi, la "voglia" o la follia compulsiva del calo, e allora questa mania si attenua, fosse anche temporaneamente ed a periodi alterni. Ma, a questo punto, l'importante è, comunque sia, mantenere il controllo, vita natural durante, nella testa drogata dal DCA. Quindi, sì, proprio alla luce di questo paradosso: il peso passa addirittura in secondo piano, anche se suona strano alle orecchie dei profani del DCA, ma la fermezza della volontà di controllo prende il sopravvento. Ciò che conta non è più il peso, ma l'atto della restrizione, il cibarsi sempre meno degli altri, costantemente (almeno per me, ma credo proprio che molte altre lo possano riscontrare su loro stesse). "Mi andrebbe anche bene questo peso, pur non essendo abbastanza ai miei occhi, posso conviverci; l'importante è, sempre e comunque, mangiare qualcosa meno degli altri, fosse anche poco meno, in certi casi, ma basta che sia meno. Il peso? Ci penserò poi". Paradosso. Specialità e onnipotenza, credo. Le quantità caloriche, il peso quasi non c'azzeccano nulla, ed è lì la caparbietà del DCA, a mio avviso, l'infettività difficile a morire del pensiero malato. E' qui che si compone il DCA, il vero problema. Serpeggia. Altimenti, come ha scritto più volte Veggie, chiunque perda qualche chilo con una dieta dimagrante, magari per questioni estetiche da bikini, sarebbe automaticamente da ricoverare in codice rosso. Improbabile. Non è necessario morire fisicamente di DCA, basta morire dentro.
La questione del (non) peso e del controllo è proprio ciò di cui ti avevo parlato in una delle ultime mail, ricordi Veggie? Per quello condivido in pieno le parole di Wolfie. Spero di non esser stata esageratamente prolissa, pardon! Sappi, Veggie, che non perdo un post, silente ma sempre presente.
Ti mando un salutone!!
Laura C.

P.S. Io, però, davvero, soffro di orticaria da sfregamento, leggo certe cose e la situazione mi si aggrava, eh! Vedeste che pomfi mi vengono, l'ultima volta li ho contati: 38... 38 rotture di coglioni...

Wolfie ha detto...

Per Laura C: Ciao Laura C, mi fa veramente piacere leggere che un’altra persona che ha vissuto l’esperienza di un dca sia d’accordo con ciò che ho scritto, perché mi fa capire che non sono un’ “aliena”, ma che quello che penso ha un senso, ed è un senso logico, per chi ha vissuto la stessa esperienza di malattia. Io sono sempre stata normopeso, prima di ammalarmi, durante una brevissima fase di anoressia, durante lunghissimi anni di bulimia, e lo sono tutt’ora che sto cercando di allontanarmi dalla malattia, quindi proprio per questo ho scritto che il peso passa col tempo in secondo piano: perché per me alla fine l’importante era giostrare l’alimentazione in una maniera tale che mi facesse in qualche modo provare delle sensazioni positive o per lo meno eliminare le ansie, tutto il resto veniva dopo. E io credo che questo sia anche il vero problema dei dca: se fosse semplicemente una questione di peso o di alimentazione, credo che sarebbe molto più facile uscirne. Ma è invece proprio perché i meccanismi coinvolti e i problemi sottesi sono molto più numerosi e complessi che la malattia tende a perdurare.
Contraccambio i saluti e gli auguri: ti ho sempre letta nei tuoi commenti in questo ed in altri blog, e ti auguro tutto il meglio possibile!!!!!!!!!!!!!!

Ilaria ha detto...

Ciao Veggie, salve a tutte.
Ho letto attentamente il post e i relativi commenti. Sono d'accordo su molte cose.
Innanzitutto trovo assolutamente vero dire che il DCA É un disturbo lontano anni luce dal voler dimagrire. Si tratta di una malattia mentale, formata dal dolore e dalle sofferenze, più o meno grandi, che ognuno ha nella sua vita.
Dire, come purtroppo spesso si sente, che un anoressica sia divenuta tale perché voleva dimagrire É pura ignoranza. Sarebbe "bello" è molto più facile così, si risolverebbe tutto più semplicemente. L'anoressia (o DCA qualunque) deriva da un macigno di sensazioni negative, delusioni all' interno di noi stesse e che come CONSEGUENZA porta al dimagrimento.
Personalmente sono arrivata ad un bmi di 14 (e lo sono tutt'ora) come tutte saprete, una condizione di sottoppeso grave, non perché volevo perdere kg. Ero una ragazza normalissima a livello fisico. Troppe sofferenze e insoddisfazioni mi hanno portato alla malattia, all' ossesione di essere perfetta. In ogni campo. Studio, amici, aspetto esteriore.
Mi vedevo sempre sbagliata, un' anima travagliata in una societâ troppo distante da me stessa. Per cui ho cercato di raggiungere il mio ideale di perfezione, illudendomi di poterci arrivare. Perché l' anoressia ti inganna, credi di poter trovare il paradiso, la felicita ed invece ti porta dritta nell' abisso.
Mi innervosisco a leggere blog pro ana, o pro bulimia perché lo vedo come una incitazione al dolore, il darsi una mano per andare giù, nel vortice infernale. Non colpevolizzo però colore che scrivono questi tipi di discorsi, credo si tratti di persone con problemi psicologici, che reagiscono in modo completamente sbagliato. (ho sbagliato pure io, in modo diverso! Tutte abbiamo sbagliato senza renderci conto, almeno inizialmente)
Me la prendo con la società che permette questo. Una società che denuncia questi comportamenti, questi incitamenti assurdi, senza dare un minimo di aiuto a tali persone.
Anzi, contribuisce a credere che l' aspetto esteriore sia tutto, che una malattia come l' anoressia sia uno stile di vita. Un completo schifo a mio parere.
In fondo penso che chi ha blog pro DCA sia solo una povera anima, come me, come noi, che soffre. Una sofferenza manifestata diversamente ( io non mi sognerei mai di fare commenti favorevoli al mostro dell' anoressia!) dove però ci sarebbe tanto bisogno di ascolto, di aiuto... E dove serve pure una forza di volontá per allontanarsi da questi pensieri assurdi che portano soltanto altrettanto dolore.

Un forte abbraccio a tutte per la vostra lotta quotidiana.
Ilaria

PIEKNA_LALKA_38 ha detto...

Ciao Ilaria! Hai colto nel segno qnd dici ke l'anoressia parte da 1 vortice di sensazioni negative, delusioni....è qst ke intendo dire....io sn pro ana x me stessa ma nn istigo nessuno: nn é ke nel mio blog ci scrivo "uniamoci e moriamo di anoressia tutte quante" ecc ecc...."tutte abbiamo sbagliato, almeno inizialmente" giustissimo!! Nel senso: xk accanirsi ora qnd ci si è passate cn i medesimi pensieri/malate soddisfazioni? Facile criticare qnd se ne e' "fuori"... E nn ammettere

ButterflyAnna ha detto...

Però un attimo ragazze..sfido chiunque di voi a dire che all'inizio di questa malattia non avete pensato che perdere chili su chili e non mangiare fosse la cosa più giusta del mondo..penso che nessuna di noi all'inizio arrivava a capire quello che ora capiamo e sappiamo sul nostro problema..era solo voler dimagrire e voler restringere a tutti i costi tutti questi ragionamenti sono arrivati dopo o no?!io all'inizio non avevo neanche inernet per poter frequentare dei blog pro ana ma non escludo che forse a 13 anni l'avrei fatto! Perché il pensiero era quello e i comportamenti erano quelli di una ragazza che voleva diventare sempre più magra a ogni costo che voleva sparire e che non pensava di avere un problema ma di essere nel giusto e che solo arrivando a pesare 36 chili potevo essere felice ed è quello che queste ragazze pensano e sono solo aggevolate dal fatto che hanno un nome e un posto come i blog per alimentare solo di più questi pensieri malati! Poi a quei 36 chili ci sono arrivata e non mi hanno portato felicità solo a quel punto ho capito di essere malata...io piu che infastidita da una ragazza che si definisce pro ana sono più infastidita da una persona che che mi dice "sono pro ana perché ho un problema..uso questa filosofia di vita per risolvere i miei problemi"ma spesso queste ragazze non sono altro che ragazzine ovviamente immature e molto insicure che secondo me dopo l'entusiasmo iniziale diventeranno malate e poi forse arriveranno a capire..perché queste ragazze non intendono pro ana come anoressia non pensano di essere anoressiche o non sanno di esserlo..
poi questa è la mia esperienza e il mio pensiero è un malattia molto soggettiva lo sapete..
Però sei dobbiamo avere rispetto per i dca non dobbiamo e non possiamo permettere che questi,per me,segnali di un inizio di questa malattia vengano ignorati..ok non cadere nel solito cliché della ragazza anoressica che vuole diventare una modella ma non cadiamo neanche in quello della ragazza anoressica che deve per forza avere dei gravissimi problemi psicologici per esserlo..un dca si può anche consolidare col tempo su persone che magari all'inizio non hanno apparentemente nessun problema o non sembra che lo abbiano o che ci sembrano solo stupide ragazzine che non capiscono nulla..

Ilaria ha detto...

Ciao Lalka...
Non credo che nessuno qua volesse accanirsi contro di te, mi riferisco particolarmente a Wolfie... In fondo pure lei ha affermato che ci sono problemi psicologici alla base di ragazze che scrivono blog pro ana.
Tutte, più o meno, siamo passate ad avere brutti, errati pensieri, ognuna in modo diverso secondo me... Però ti dico che io adesso non sono fuori dall' anoressia, ho solo un po' più di luciditá e consapevolezza del problema e la volontá di uscirne presto... Cerco di impegnarmi. Non si può adagiarsi sul fatto di avere problemi psicologici per giustificare i nostri comportamenti, le nostre fissazioni... Ecco perché non condivido i blog pro ana... Anche se "vuoi farti male" e non istighi nessuno a diventarci in un certo senso influenzi, a parer mio, chi legge ciò che scrivi e si trova in un periodo di difficoltá, illudendosi magari che questa può essere la soluzione ai suoi problemi... E comunque spero tu possa capire che ciò che fai a te stessa sostenendo l' anoressia, senza voler far male agli altri, non fa assolutamente bene...

Anonimo ha detto...

Ciao Veggie, sono capitato sul tuo blog a causa del sospetto disturbo alimentare di una parente e ho trovato i tuoi post preziosi e molto toccanti. Ho letto con molto interesse e attenzione i tuoi consigli su cosa fare/non fare e su che cos'è e cosa NON è un disturbo alimentare e ne abbiamo discusso molto in famiglia. Grazie. Spero che possano darci una mano. Una piccola postilla però. Via computer il blog si legge in caratteri bianchi su sfondo nero...un tormento per gli occhi!! Invece via cellulare il blog si legge in caratteri neri su sfondo bianco...molto meglio! Solo un consiglio!
Grazie ancora e buona giornata!

Christiane ha detto...

@ PrettyLittleGirl: Ciao Pretty, sono in piena sintonia con la frase che chiude il tuo intervento. Rispetto è la parola chiave, secondo me.

@ Laura C. & Ilaria: Ciao ragazze, non potrei essere più d'accordo con tutto quanto avete scritto...

@ ButterflyAnna: Ciao Butterfly... sono pienamente d'accordo con te circa il fatto che non si debba scivolare nell'equazione DCA = solo ed esclusivamente laceranti esperienze (abusi, perdita di un genitore, fuga da un Paese in guerra ecc.), anche perché la mia esperienza personale parla proprio di tanti piccoli tasselli, elementi insignificanti considerati singolarmente, che intrecciandosi mi hanno condotta al disturbo.
In questo senso, gutta cavat lapidem, è verissimo, almeno in molti casi...
Però, per quanto mi riguarda, il punto era avere il controllo a tutti i costi. Restringere era, per la mia mentalità di allora, la necessaria modalità di attuare detto controllo; il calo ponderale, una mera conseguenza, o al più, un segno tangibile della mia capacità di controllo (certo...).

Anonimo ha detto...

Wolfie: grazie e buona fortuna a te!
Butterfly: credo sia piuttosto ovvio che il peso, indiscutibilmente all'inizio, abbia importanza, eccome (ma anche dopo, in varie forme mentali, sebbene, come ho fatto intendere, da causa diventa conseguenza) . Non affermerei mai il contrario. Una "scusa", un espediente tangibile per controllare qualcos'altro di più labile ci deve pur essere. In genere un gg (o due o tre o molti altri...) accade. Ma quando arriva la consapevolezza? Prima o poi, comunque, arriva. Si inizia con la questione peso (non nego, magari, con una certa "leggerezza d'intenti", anche solo per provare a piacersi di più), ma si arriva a capire ben presto che l'oggetto della ricerca era ben altro, non un certo peso. Come dici tu. E' questione di "buona fede", il tempo della consapevolezza varia da persona a persona, ma, di certo, in "mala fede" proprio non ci si può arrivare. Non è questione d'istigare o meno. Il punto è: non esiste avere il DCA come scopo (tradotto, tra l'altro, in solo ed esclusivo deperimento fisico). Non senti la stonatura? Il DCA non si cerca. Al massimo, se ci si ritrova ad avere simili problemi, ci si attacca, ognuno per i suoi motivi, si è restii al cambiamento, pur riconoscendone l'insanità. Non lo si può sponsorizzare, anelare come fa certa gente. E' ridicolo. Certa gente non è all'inizio di un bel nulla, proprio di nulla. Non so perchè, ma a queste piacerebbe. Povere. Peccato abbiano ben altri problemi che non vogliono vedere, tentando di invocare una cosa che non gli permette di confrontarsi con i loro reali problemi. Boh. Ed io non son "fuori" da nulla, anzi. Ma mi piace essere concreta, con me prima di ogni altro. Dai, ricercano attenzioni, eccedono nel pathos, suvvia... Scusa la lunghezza, ciao!

Christiane: ciò che scrivi nel finale del tuo commento è veramente indicativo della questione. Mi ci ritrovo, ma credo sia ben comune arrivati ad uno stadio che segue e trascende quello del "semplice" calo ponderale. Da causa a conseguenza, secondo me. Oppure: variazione degli obiettivi, dal calo si passa al controllo. Od ancora: spostamento del focus, dal peso al controllo. Ciao!
Laura

PrettyLittleGirl ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
PrettyLittleGirl ha detto...

"Il punto è: non esiste avere il DCA come scopo (tradotto, tra l'altro, in solo ed esclusivo deperimento fisico). Non senti la stonatura? Il DCA non si cerca. Al massimo, se ci si ritrova ad avere simili problemi, ci si attacca, ognuno per i suoi motivi, si è restii al cambiamento, pur riconoscendone l'insanità. Non lo si può sponsorizzare, anelare come fa certa gente."

Stavo riflettendo sul commento di Laura, che certamente trovo verissimo..
Peró ragazze io ho un dubbio sul fatto che quello che una ragazza pro-ana/mia possa "cercare" sia il dca in se (inteso come tutto l'insieme, cioé deperimento ma anche sofferenza, perdita dei capelli, osteoporosi, sofferenza psichica, rovina dei rapporti interpersonali...)
L'Anoressia (prendo questa perché vedo molti piú blog pro ana in giro), se noi vediamo un qualsiasi film sul tema o anche molti programmi televisivi viene presentata spesso storpiata..ovvero vedi ragazze comunque spesso belle, intelligenti, adolescenti che sorridono dicendo "Ho avuto l'anoressia/Bulimia e ne sono uscita!" Yuppi!! (Sto esagerando per far capire..)
E dov'é tutta la manifestazione della sofferenza interiore??La consapevolezza di come un dca ti cambia?Ai tuoi occhi e a quelli altrui talvolta?
Certamente non é mica colpa delle povere pazienti, ma di come il mondo esterno presenta certe problematiche..

Quindi: domanda: per chi "pubblicizza" un dca: é davvero la malattia che vuole?o piuttosto i benefici secondari che deriverebbero da essa?
Sarebbe totalmente da "incolpare" o pure all'esterno viene data un'immagine sbagliata di un dca?
Questo intendo per chi apertamente dice di anelare un dca del tipo: "l'anoressia/bulimia sono una bella cosa, vorrei tanto averle pure io"
Tra queste persone che lo dicono bisognerebbe comunque distinguere chi lo dice e non manifesta nessun comportamento disfunzionale psicologico e comportamentale e chi lo manifesta comunque (e che potrebbe quindi avere comunque un esordio di malattia magari subclinica senza la coscienza sull'inferno che viene dopo perché poverino é solo all'inizio).
Per cui casomai non si vuole la malattia, ma aspetti che si vedono nella malattia.
Poi c'é chi nell'anoressia o nella Bulimia vede un metodo di controllo dell'alimentazione.
Es: ho il Binge, ma posso trovare nella restrizione una soluzione per non avere un'immagine corporea negativa o nel vomito un modo per smaltire le abbuffate e quindi dico che voglio avere tali malattie.

Poi ci sono invece quelle che non glorificano in modo positivo la malattia ne la anelano dicendo "Voglio avere X dca" ma che creano la loro rete online e si fanno scudo tra loro per restare nel sintomo. Dicendo che é uno stile di vita, che secondo me é una mera scusa per restare nella malattia..
Un po come quando io dicevo alla gente preoccupata per il mio sottopeso di non preoccuparsi perché di gente sottopeso ce n'era tanta al mondo (cioé mera scusa per dire non c'é mica da preoccuparsi, se hi il fisico deperito non puó essere piú deperito di quello di una qualsiasi modella sottopeso..in questo modo speravo di convincere gli altri-e me- che era normale..).

Quando al dire di anelare a un Dca mi pongo anche, e soprattutto, un altro dubbio:
é possibile che questa frase che fa incazzare cosi tante malate di Dca, non sia altro che un modo per esprimere un dolore (qualsiasi esso sia) non verbalizzabile in altre parole?
Cioé tante volte si dicono le cose in un certo modo (quello a noi logico e riconducibile alla coscienza) ma si intende poi, tutt'altro.
Molte volte ho detto in terapia di avere dolori corporei vari che somatizzavo, ma all'inizio non avrei potuto "esprimerli" diversamente.

Ovviamnete sono tutte ipotesi e spunti di riflessioni, puó darsi siano castronate.
Scusate la lunghezza del post!!!
un bacio

Anonimo ha detto...

Trovo che quello che tu scrivi sia sostanzialmente... Un dato di fatto! Le situazioni che descrivi ci stanno tutte: sia la ricerca non tanto del DCA quanto di ciò che "viene con" (compassione, ripicca, attenzione etc...), sia la rappresentazione generale che se ne dà e che attira. Qualcuno aveva pure citato la glamour-osità del DCA nei mezzi di comunicazione di massa, ecco, quello sì che è deleterio e dà noia. Hai ragione nel citare le Barbara-D'Ursate di turno, dove traspare solo l'esteriorità. Tanto se, come dici tu, una è malata è malata, magari non vuole accorgersene o ammetterlo, ma lo è. Quello che fatico a concepire è proprio il fatto che molte di loro si dilunghino nel giustificare l'essere pro-ana (che già fa sorridere). Puoi anche esser malata di altro, eh! Accettalo e combatti ciò che davvero ti crea problemi, senza creare queste situazioni veramente kitsch (imitazione teatrale, pathos). Tant'è che, nella maggior parte dei casi, durano ben poco, vedi come spariscono alla svelta, blog che cicciano fuori e spariscono ben presto, non una che duri più del fragore della loro urlata dichiarazione. Questo confermerebbe proprio la tua intuizione, in effetti. Ossia: il loro dca è di altro genere, e, come dici tu, si appellano ad un tentativo di anoressia, prettamente "pratica" (mamma mia, che brutto, non mi viene altro..), di facciata, procurata appositamente per combattere ciò che non sopportano (mangiare troppo ed essere conseguentemente sovrappeso). Infatti quando spariscono, ciò potrebbe essere la riprova del fatto che: o lasciano perdere per ovvi motivi (non conseguimento dell'obiettivo), oppure "ritornano" al loro effettivo dca. Infatti, se da un lato è cosa piuttosto comune che alla restrizione si arrivi da un perfetto normopeso (senza oggettivi chili di troppo), in tutti i blog pro-ana che negli anni sono esistiti (e ne ho trovati di molto vecchi) non è un caso che ci si trovino ragazze in maggioranza sovrappeso (assai raramente una "magra") che vogliono scollarsi da quella situazione. Allora, anche questo sarebbe una conferma di quello che dici. Ciò non toglie che se stai male per un motivo e ti appelli a questo espediente con tale arroganza, incosistenza e sicumera (spesso puntualmente tradite dai fatti), rimani comunque ridicola. Vedono ciò che gli fa comodo vedere del'anoressia, vorrebbero sfruttarne gli aspetti espliciti, senza, però, fare esperienza di quelli impliciti e funzionali. Ciao!
Laura

Wolfie ha detto...

Per Laura C e per Prettylittlegirl: Sono d’accordo con voi, ragazze, perché credo che infondo stiamo dicendo la stessa cosa osservandola sotto diversi punti di vista. In estrema sintesi, infatti, tutte quante stiamo dicendo che le ragazze proana e promia sono delle ragazze che hanno dei problemi psicologici personali, che non riescono (o non vogliono) ad affrontare, e si “riparano” dietro uno “schermo” che è costituito da questa pantomima dell’anoressia o della bulimia, che rappresentano nella stessa analoga maniera in cui lo fanno i mass media, perché quella è l’unica “fonte” di malattia che hanno.
Che poi, ripeto, a monte ci siano altri problemi che queste ragazze fanno fatica a vedere, accettare, elaborare, questo non lo metto in dubbio. Però, leggendo un qualsiasi blog proana o promia, io percepisco pensieri assolutamente stridenti con quella che è la mia esperienza di vita con la bulimia, ed è per questo che penso che queste persone non sappiano cosa sia avere un dca, fosse anche per il semplice fatto che se lo sapessero davvero, sarebbero ben lontane dal volerlo. A me sembra che molte delle proana e promia parlino dell’anoressia come di una dieta, come di un qualcosa messo in atto al fine di perdere peso, e della bulimia come di un meccanismo che permette di mangiare e poi di vomitare, e quindi di non prendere peso. Tutto ruota intorno al peso, insomma. Ma, come già detto anche da altre sopra, il peso è la conseguenza del dca, non ciò che spinge ad esso.
Io non discuto sul fatto che non si possa “incolpare” chi “desidera” un dca perché lo conosce solo attraverso quello che sente dire in televisione, però sfido a definire “dca” un comportamento di questo tipo. E quello che mi irrita non è tanto il fatto che queste ragazze utilizzino questo espediente per evitare di confrontarsi con i loro veri problemi (su questo, più che altro mi dispiace per loro), ma piuttosto il fatto che innanzitutto con i loro blog contribuiscano ad incrementare gli stereotipi sull’anoressia, per cui poi a maggior ragione le persone pensano che chi ha un dca sia una ragazzina viziata e capricciosa che vuole solo dimagrire; e secondariamente perché dopo anni ed anni di malattia che mi hanno fatto veramente soffrire, vedere che c’è chi dice di desiderarla e di consigliarla agli altri è una cosa che faccio veramente fatica a tollerare, perché mi sembra un puro atto di “ignoranza” (sempre inteso come “non conoscenza”, non in senso offensivo).

Per Butterflyanna: Facendo riferimento unicamente alla mia esperienza (e dunque parlo solo per me, ovviamente) anche all’inizio il mio obiettivo non è mai stato miratamente dimagrire: il mio comportamento alimentare errato mi era utile per sedare le ansie e le problematiche che in quei momenti della mia vita stavo attraversando. Avrebbe probabilmente potuto essere una qualsiasi altra cosa: l’alcol, la droga. È stato il cibo, forse perché era una cosa più “a portata di mano”. Ma il mio obiettivo fin dall’inizio era quello di sedare ansie ed insicurezze, ed avevo trovato un modo (seppur malato) per riuscirci. Naturalmente con tempo (e con l’aiuto della psicoterapia) ho avuto modo di scavare più a fondo, di vedere cosa c’era dietro, e così via. Ma l’obiettivo non è mai stato prettamente il peso, è sempre stato il sedare altri problemi. (Ovviamente anch’io parlo sulla base della mia esperienza personale, non voglio certo generalizzare!!!!!!!!)

Veggie ha detto...

@ Christiane – Non devi nessuna scusa, anzi, il tuo commento è quanto di più vero e centrato possa esserci. Infatti io non metto in discussione il fatto che le ragazze che si autodefiniscono pro Ana/Mia abbiano dei loro problemi personali, e che stiano male… dico semplicemente che non hanno un DCA. La TV manda messaggi completamente erronei e fuorvianti sull’anoressia, facendola spesso apparire proprio alla stregua di una ricerca di magrezza… ed infatti, guarda se i blog pro Ana/Mia non sembrano, nel loro piccolo, nient’altro che una ricopiatura delle cose che vengono dette in TV sull’anoressia. Ma è normale che sia così… perché non vivendo questa malattia sulla loro pelle, si attaccano a quello che sentono in TV e a quello che vedono… e il risultato è, appunto, una parodia degli aspetti più esteriori della malattia. Ma certo dietro a questo si nascondono problemi ben più complessi… però mi fa sorridere che c’è chi può chiamare l’anoressia uno “stile di vita”… semmai uno “stile di morte”, perché questo è tutto ciò cui l’anoressia porta… sotto ogni possibile punto di vista.
P.S.= Sono pienamente d’accordo con la risposta che hai dato a ButterflyAnna…

@ dialoghiincucina – Non ti preoccupare, Laura, so quanto è indaffarata la tua vita… prenditi pure tutto il tempo di cui hai bisogno per fare tutto ciò che devi prima di scrivermi, ci mancherebbe!... Ti ringrazio per l’appoggio… sapere che chi ha vissuto/vive la stessa malattia concorda con ciò che scrivo mi fa veramente piacere…

@ ButterflyAnna – Anna, tu non ti sei mai definita pro Ana/Mia, né hai mai sbandierato ai 4 venti quello che facevi… semplicemente perché chi si ammala di anoressia non fa cose del genere. Perché, come hai detto tu stessa, non c’è nulla di cui andare fieri, anche perché si tratta di patologie che peggiorano significativamente la vita sotto ogni possibile punto di vista… Chi le ricerca, chi le osanna, è semplicemente perché non ha la più pallida idea di cosa significhi vivere anche solo un giorno della propria vita con l’anoressia.
P.S.= In risposta al tuo secondo commento… certo, è ovvio che c’è un grosso margine di soggettività. Personalmente (sottolineo: personalmente) ritengo che, poiché l’anoressia è una malattia mentale, l’avere problemi psicologici (di qualsiasi tipo, gravi o meno) stia alla base della malattia stessa. Se non ci fossero problemi psicologici di fondo, neanche si potrebbe parlare di malattia mentale, sarebbe una contraddizione in termini. Ergo, se una persona non ha particolari problemi, dubito possa scivolare nell’anoressia solo perché magia di meno… Vedi le mie colleghe, che si mettono a dieta ogni 3 x 2 perché “vogliono dimagrire”, ma poi nessuna di loro ha un DCA. In quanto al discorso sul fatto che all’inizio della malattia si voglia dimagrire e non mangiare… personalmente, non mi ci ritrovo per niente. Ma ti rispondo più approfonditamente sul post di oggi, sennò questa risposta mi viene kilometrica!... Dunque, se hai voglia, ne riparliamo lì!...

Veggie ha detto...

@ Euridice – Guarda, se vuoi condividere quell’articolo, a me non fa che piacere!... Più informazione corretta riusciamo a mettere insieme, e meglio è!... Detto questo, anch’io sono dell’idea che chi si dichiara pro Ana/Mia abbia dei grossi problemi… come ho scritto alla fine del post, se arrivi a desiderare una malattia che ti devasta la vita, tanto tanto bene non devi stare… Però, credo anche che ci sia modo e modo di affrontare i problemi che ti affliggono… e, sì, strombazzare che vuoi una malattia, quando chi la vive ti spiega chiaro e tondo che ti devasta la vita, se non offensivo mi pare quantomeno stupido… Se queste ragazze ammettessero i loro problemi, li mettessero nero su bianco, e chiedessero aiuto per risolverli, o se anche solo utilizzassero la scrittura come valvola di sfogo… avrebbero tutto il mio rispetto. Ma imitare parodicamente una malattia in alcuni casi persino letale, sì, mi sembra una presa in giro per chi ne soffre. Perché se veramente ci fosse gente che si rasa a zero e dice di volere un tumore, quali che siano i suoi veri problemi sottostanti, la reazione generale sarebbe molto più sdegnata. Solo che quando si parla di anoressia – malattia di serie B, ma anche C o D – si tende a lasciar correre, perché l’opinione generale è che sia un “capriccio”… Dire che certi comportamenti sono assurdi e sbagliati non è un giudizio… è una constatazione di un dato di fatto.
P.S.= Ma se tu fossi (corna, per carità!), realmente malata di depressione, credi che te ne fregherebbe una mazza di essere una 38 o una 44??...

@ Mary – Mary, io credo che quella che tu illustri condividendo la tua esperienza sia la realtà di chi ha veramente vissuto un DCA, contro le parole campate in aria di chi si definisce pro Ana/Mia. Quello che tu scrivi a me sembra non fare una piega… ma perché tu scrivi dall’ottica di una persona che ha vissuto sulla propria pelle la malattia, e non da quella di chi se la immagina sentendo un paio di servizi sull’anoressia in TV.
Fai benissimo a non fare riferimento a te stessa con il termine di “anoressica”… è giusto. Perché tu NON SEI anoressica. Tu HAI l’anoressia. Tu NON SEI una malattia, tu HAI una malattia. C’è un abisso di differenza.
Detto questo, non vedo affatto critica nelle tue parole, anzi… hai semplicemente espresso la tua opinione in maniera corretta ed educata, ed hai tutto il diritto di farlo. Ciascuna di noi è diversa dalle altre, ciascuna ha il proprio carattere e il proprio background, ciascuna ha le proprie motivazioni, le proprie cause che l’hanno portata all’anoressia, e di conseguenza ciascuna di noi attribuisce alla malattia il proprio significato. (continua...)

Veggie ha detto...

(...continua) Le ragazze che hanno commentato prima di te gli hanno attribuito il loro proprio significato, tu gli attribuisci il tuo… sono tutte opinioni frutto della propria esperienza personale, non c’è un “giusto” o uno “sbagliato”…
In quanto ai blog pro Ana/Mia, io non credo che possano tangere minimamente chi già ha un DCA, perché chi è malata si accorge subito della fallacità di questi blog, avendo vissuto sulla propria pelle cosa significhi avere l’anoressia… né che possano parimenti tangere chi non ha un DCA e nessuna predisposizione a svilupparlo, che immagino possano leggere detti blog, farci una risata, e non pensarci mai più. Mi chiedo però che effetto possano avere su ragazzine magari giovani ed influenzabili, che hanno già un grosso carico di problemi personali, e una certa predisposizione al DCA… ecco, mi chiedo se in tali soggetti detti blog non possano rappresentare una sorta di detonatore. In questo, e solo in questo, ravvedo il loro potenziale trigger.
P.S.= In merito al tuo secondo commento… E’ bellissimo leggere che hai avuto vicine delle persone del genere… persone che hanno avuto l’intelligenza e l’umiltà di ascoltarti senza giudicare, e di cercare di comprenderti e di supportarti. Dev’essere davvero bello, utile ed importante un supporto del genere. Credo che chiunque pagherebbe oro per avere vicino persone così. Io, per lo meno, proprio perché non ho avuto questa fortuna, so quanto vale.
Grazie a te per il tuo commento!...

@ Silvia/revolution – Grazie per l’info, questa cosa dell’uomo non la sapevo… E’ veramente una cosa patetica e viscida, direi…Mi verrebbe da consigliarti di lasciar perdere l’idea di contattarlo, se mai ti fosse venuta. Una persona che fa una cosa del genere non merita la benché minima considerazione…

@ Wolfie – Grazie per aver illustrato il tuo pensiero, che è peraltro almeno da parte mia del tutto condivisibile… Hai scritto molte delle cose che io stessa penso, in effetti… e non avrei saputo dirle meglio…

@ PIEKNA_LALKA_38 – Non sollevi nessun polverone, figurati… hai espresso la tua opinione in maniera corretta ed educata, e qui sei liberissima di farlo… Permetto di commentare anche in forma anonima, non ho mai censurato nessuno, e non inizierò certo a farlo da ora in poi. Per cui, sentiti tranquillamente libera di scrivere tutto quello che pensi, ad ogni post ed in ogni occasione… da parte mia, non ho né avrò mai alcuna intenzione di creare litigi e polemiche… rispondo semplicemente a tutto quello che mi viene scritto per come la penso, esprimendo la mia opinione, che è opinabile per definizione, come quella di chiunque.
Personalmente, non do nessuna interpretazione al commento di Christiane… semplicemente perché non sono nella sua testa, e dunque non posso sapere cosa avesse in mente nel momento in cui ha scritto quello parole. Del resto, la testa di ciascuna di noi è un comparto a tenuta stagna… solo chi scrive sa cosa veramente ci sta dietro le sue parole. Per cui, chi legge può dare tutte le interpretazioni possibili di fronte alle parole altrui… ma la verità potremo saperla solo nel momento in cui è Christiane stessa a dirla.
(continua...)

Veggie ha detto...

(...continua)
A parte questo… come ho scritto nelle ultime righe del post, io sono assolutamente convinta che chiunque si definisca pro Ana/Mia, abbia moltissimi problemi nella propria vita… perché altrimenti non arriverebbe a dire di desiderare una malattia che ti sconvolge completamente la vita. Però io sono dell’idea che non è aggrappandosi all’etichetta o all’esteriorità di una malattia che i suoi veri problemi si risolveranno. Non è parodiando una categoria di malate che sublimerà il suo malessere interiore, e che troverà una modalità per affrontare i propri problemi. Io penso – sulla base di quella che è stata la mia esperienza personale – che l’unico modo per affrontare i propri veri problemi sia… affrontarli. Allontanare la scusa dietro la quale ci si trincera (che sia l’anoressia, la bulimia, il dichiararsi pro Ana/Mia, l’autolesionismo, l’alcoolismo, la tossicodipendenza, etc…), e metterci davanti ai nostri problemi face-to-face, cominciando a darci un sacco di calci in culo per tirare fuori i controcoglioni che servono non dico per risolverli (questo forse sarebbe utopistico…) ma quantomeno per gestirli. E io, sempre sulla base della mia personale esperienza, ho trovato la psicoterapia un sostegno molto utile in questo. Proprio per questo motivo, io trovo un paradosso in quello che scrivi tu… mi spiego. Nell’esempio che tu esponi, dai per scontato che nel momento in cui la paziente si siede davanti allo psicoterapeuta e dice di essere pro Ana/Mia, quest’ultimo si scandalizzi e la cacci via. Ma secondo me non è una cosa così scontata e aprioristica. La tua mi sembra un’interpretazione univoca e un po’ prevenuta nei confronti degli psicoterapeuti… Io non metto in dubbio che ci siano degli psicoterapeuti non professionali, che non sanno svolgere adeguatamente la loro professione: io stessa, prima di iniziare il percorso con la psicologa che mi segue tuttora, ho cambiato una ventina di psicoterapeuti proprio perché o non mi ci trovavo, o non erano a mio avviso in grado di relazionarsi adeguatamente con me… Però, da qui a dire che TUTTI gli psicoterapeuti sono così, ci corre un mondo. Io penso che ci siano persone non competenti, e persone molto competenti… e che stia a noi mandare a quel paese i primi, e ricercare i secondi… quelli che, appunto, sono in grado di ascoltare senza stigmatizzare ogni qualsiasi tipo di problematica. Leggendo il tuo esempio mi viene perciò da pensare che tu per prima giudichi negativamente il tuo dichiararti pro Ana/Mia, e che per semplicità attribuisci questa negatività a chi ti guarda dall’esterno. Perché se tu fossi convinta e sicura di quello che dici, le critiche altrui non ti sfiorerebbero neppure. Se uno ti ride in faccia e tu scappi giurando e spergiurando che non chiederai più aiuto a nessuno, il danno lo fai solo a te stessa, perché ti privi della possibilità di chiedere aiuto a chi possa seriamente darti una mano a far fronte alle tue difficoltà. Perciò, mi sembra che dentro di te in realtà tu sappia bene che ti stai nascondendo dietro un fantoccio… ma che i problemi che veramente hai (quali che siano, non mi permetto di dire perché non ti conosco) e che ancora non hai affrontato, ti spingono a trincerarti dietro una posizione che in fondo sai essere sbagliata, ma che ti fa paura abbandonare, perché hai paura di non poter trovare altra via per affrontare i tuoi problemi, finendo così per rimanerne schiacciata.
Personalmente (ma io non sono una psicoterapeuta, quindi ti parlo da un punto di vista assolutamente NON professionale), se io fossi la psicoterapeuta dell’esempio che tu hai citato, quando la paziente che si siede di fronte a me mi dicesse di essere pro Ana/Mia, io scoppierei in una risata e le direi: “Okay, lascia perdere etichette e parodie di malattie, e dimmi cosa c’è che non va nella tua vita. Parliamone insieme, cerchiamo di vedere cosa si può fare per migliorare la situazione”.
(continua...)

Veggie ha detto...

(...continua)
Perché io credo che il percorso psicoterapeutico inizi da qui: dallo spogliarsi di ogni etichetta dietro la quale ci facciamo scudo, e metterci a nudo per quelle che sono le nostre vere problematiche, quali che siano.
Per inciso, io non inneggio contro le singole persone che si dichiarano pro Ana/Mia: i singoli non li conosco, non mi permetterei mai di dare contro una singola persona della quale non so niente. Però, sì, sono fortemente contraria al movimento pro Ana/Mia. Perché penso svilisca sia le persone che veramente hanno un DCA e hanno devastato le loro vite a causa di questa malattia, sia le persone che hanno altri problemi, e che si trovano questa parodica coperta di Linus.
P.S.= Indubbiamente quando si sceglie la restrizione alimentare si fa una scelta sbagliata (anche se sul momento non ci se ne rende conto…), ma c’è una basilare differenza tra me (o chi per me) e una ragazza che si dichiara pro Ana/Mia: io (o chi per me) la mia scelta me la sono tenuta per me, e mai l’ho sbandierata, resa pubblica, condivisa. Ergo, il mio male è ricaduto tutto su di me e non ha toccato nessun altro. Una ragazza che si dichiara pro Ana/Mia, invece, mette nero su bianco laddove chiunque può leggere, e quindi può influenzare negativamente chi la legge (a prescindere da quali siano le sue intenzioni). Il mio errore rimane confinato a me, l’errore di una che si definisce pro Ana/Mia investe altre persone. Se io sbaglio e pago lo scotto, okay. Ma se io sbaglio e questo mio errore incide negativamente su altre persone? Ecco, questa credo sia una differenza fondamentale.

@ PrettyLittleGirl – Ti sei espressa in maniera corretta ed educata: dunque perché mai dovresti aver offeso qualcuno?!... Fino a che si esprime la propria opinione con correttezza, secondo me, è impossibile offendere gli altri… Detto questo, siamo obiettive: come si può anche solo pensare di avere un controllo sul proprio DCA?... Semmai purtroppo è il DCA che ci controlla spietatamente. Possiamo certo decidere quanto e cosa mangiare… ma, come credo tu ben sappia, questo non significa avere controllo su niente… E’ possibilissimo che in un primo momento di viva il DCA in maniera positiva, credo che questo sia successo a tutte noi… ma da qui all’andare a dire di desiderarlo, o consigliare altre persone su come fare ad ammalarsi (???) ce ne corre di acqua sotto i ponti. Il discorso dello scimmiottare, a mio avviso, è un dato di fatto… cioè, è un dato di fatto che che chi si dichiara pro Ana/Mia metta in atto dei comportamenti che imitano gli aspetti più esteriori di un DCA, e questo a casa mia si chiama “scimmiottare” (o “imitare”, se vuoi utilizzate un termine più politically correct…). Da qui a dire che queste ragazze non hanno problemi e non stanno male, altrettanta acqua ci corre sotto altrettanti ponti. Lo ripeto per l’ennesima volta: io sono sicura che chi si dichiara pro Ana/Mia abbia dei problemi personali più o meno grossi e pensanti, che dovrebbero essere affrontati in sede psicoterapeutica opportuna. Non credo però che abbiano un DCA. Tutto qua.

@ BorderStory – Grazie…!

Veggie ha detto...

@ Laura C. – Grazie per essere passata, e grazie per le tue parole, Laura!... Mi fa davvero piacere sapere che mi leggi, a prescindere dal fatto che tu possa lasciare o meno un commento… Le tue sono parole nelle quali peraltro sì, anch’io mi ritrovo. Anche per me, quando ero nella fase più acuta dell’anoressia, la cosa importante era avere (illusoriamente) il controllo, del peso non me ne fregava una mazza, e difatti non mi sono mai pesata… perché l’unica cosa che per me contava era quello che provavo dentro la mia testa, non quello che si poteva vedere esteriormente, quello che potevano pensare gli altri, o quale fosse il mio peso. In questo, mi rispecchio perfettamente. Quindi, non posso che quotare le tue parole (e, indirettamente, quelle di Wolfie, ovviamente). Tendo a credere peraltro che, dopo anni di malattia, il concetto diventi estendibile alla maggior parte delle persone che hanno un DCA… Quello che contava per me non era tanto il peso né la restrizione alimentare (infatti ad un certo punto non restringevo neanche più: mangiavo pochissimo ma in maniera costante, non riducevo ulteriormente…), ma proprio la sensazione di controllo in sé… che credo sia il vero germe dell’anoressia. Per lo meno nel mio caso. Poi, certo, si può dimagrire per millemila ragioni, e si può intraprendere una dita per altrettante millemila ragioni… ma tra qui e il dire che c’è un DCA, siamo su 2 universi completamente differenti.
P.S.= ^____^

@ Ilaria – E’ assolutamente vero quello che scrivi in merito al fatto che il dimagrimento è la mera conseguenza di un DCA, e non la causa né tantomeno il suo primus movens. Quello che porta ad un DCA (e consequenzialmente al dimagrimento) sono problematiche di ben altro tipo, nonché diverse da persona a persona, che vengono sublimate nel disturbo alimentare conclamato… Non a caso, i DCA sono malattie mentali, e la loro risoluzione non si realizza semplicemente recuperando il peso perso (magari fosse così semplice…), bensì si può cominciare a stare veramente meglio solo dopo che si è cominciato ad affrontare quelli che sono tutti i problemi che veramente ci gravano addosso… Anch’io, come scrivo nel post, penso che chi si dichiara pro Ana/Mia abbia problemi psicologici personali, quali che siano, e non sono certo quelli che suscitano la mia reazione… quanto piuttosto il modo di agire rispetto a determinati discorsi e comportamenti.

@ Anonimo (12 Novembre 2014, ore 14.56) – Ciao!... Innanzitutto ti ringrazio per essere passato di qui ed aver lasciato il tuo commento!... Mi fa molto piacere sapere che, in qualche modo, i miei post ti sono stati d’aiuto… e spero che possano esserlo anche per la tua parente che in questo momento sta attraversando una malattia così difficile… Certo, sono consapevole che si tratta solo di una goccia nell’oceano, e che il vero aiuto lo si realizza tramite la psicoterapia e la riabilitazione alimentare… però, in fin dei conti, credo che anche un po’ di auto-aiuto non guasti…
P.S.= Non sapevo che la visualizzazione del blog fosse diversa tra computer e cellulare… O__O In ogni caso, ho scelto l’interfaccia carattere bianco su sfondo nero per motivi di mera saturazione: in questo modo la lettura è più immediata, e la fatica mentale minore (vedi gli studi scientifici che sono stati condotti sulle saturazioni cromatiche…) Grazie ancora per il tuo commento!...

 
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