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venerdì 7 novembre 2014
Lettera aperta per le "Pro Ana/Mia"
Mie care ragazze che vi auto-definite storpiando il nome di malattie letali delle quali parodicamente imitate comportamenti puramente esteriori,
può la perdita di peso risolvere problemi? Certo, può risolvere alcuni problemi molto specifici (vedi per esempio Diabete Mellito II o ipertensione arteriosa giovanile) in alcuni casi particolari. Ma il pesare di meno non vi renderà necessariamente più belle, più intelligenti, più simpatiche, più spigliate, più sicure di voi stesse o più brillanti nelle relazioni interpersonali. Non vi renderà più apprezzate nel lavoro/nello studio, o più attraenti agli occhi del ragazzo che vi piace (sfido qualsiasi uomo a dire che, per esempio, Isabelle Caro era sexy). Inoltre, se la perdita di peso avviene sulla base di un fai-da-te, senza essere seguite da uno specialista, non vi renderà neanche più toniche, e peggiorerà significativamente la vostra salute.
Vi spiego una cosa che voi che anelate l’anoressia solo perché non avete la più pallida idea di quanto devasti la vita certo non potete sapere: l’anoressia non c’entra una pippa col voler dimagrire. Il dimagrimento è la mera conseguenza di una malattia mentale che ha tutt’altra natura. L’anoressia è solo una strategia di coping che viene messa in atto a fronte di veri e ben più profondi problemi presenti nella vita. L’anoressia è solo la punta di un iceberg che affonda le sue radici in problematiche ben più complesse e molteplici. E, soprattutto, l’anoressia col tempo diventa anche un comodo capro espiatorio che permette di non affrontare la vita. Quando puntiamo il dito contro l’anoressia, ma nonostante tutto vi rimaniamo impantanate, facciamo di una malattia capro espiatorio di tutti i nostri problemi e difficoltà. È come se semplificassimo all’estremo dicendo: l’anoressia mi dà la sensazione di poter controllare tutto, per cui ho bisogno di averla nella mia quotidianità, tuttavia se non riesco a fare tutto quello che vorrei nella vita, è colpa del fatto che ho l’anoressia.
Se non riusciamo a trovare/mantenere un lavoro, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non riusciamo a fare carriera, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non riusciamo a concentrarci nello studio, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non abbiamo amici perché abbiamo allontanato tutti, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se sportivamente rendiamo poco e perdiamo gare su gare, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se ci sentiamo insicure ed inadeguate nelle situazioni sociali, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non siamo sicure di riuscire a combinare qualcosa di buono nella vita, è colpa dell’anoressia, e quando saremo riuscite a mettere l’anoressia da parte ci riusciremo senz’altro, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Avete capito dove sta il gap? È un circolo vizioso, un cane che si morde la coda, una contraddizione in termini… un paradosso. Voi potete anche pensare che il dimagrimento sia la soluzione ai vostri problemi, ma non sarà così. Il non aver perso TOT chili non può essere una scusa per non vivere la vita e non affrontare problemi. Perché è un dato di fatto che, per quanto peso possiate perdere, questo non cambia la persona che siete. Se non avete particolari problemi, state bene con voi stesse, e la vita che state vivendo tutto sommato vi piace, a prescindere dal vostro peso, starete comunque bene.
Ma se non siete soddisfatte della persona che siete, se i problemi vi affogano, se quello che state facendo nella vostra vita non vi piace, la perdita di peso non cambierà niente di tutto ciò. Non vi rinnoverà la vita. Se state di merda continuerete a sentirvi di merda, a prescindere dalla taglia che indosserete. Forse vi illudete che una significativa perdita di peso possa risolvere tutti i vostri problemi, ma in realtà ve ne creerà solo uno ulteriore. Quelle parti della vostra personalità che non vi piacciono, le vostre insicurezze e difficoltà, e quelle problematiche che avete nella vostra quotidianità, rimarranno sempre dove sono, fino a che non vi deciderete ad affrontarle di petto – l’unica cosa che cambierà è che dovrete affrontare quelle stesse problematiche con un corpo malsano e con una mente non lucida, rendendo il tutto significativamente più duro e difficile.
Dunque, le domande che dovete porre a voi stesse sono: quali sono i vostri veri problemi, le cose che non vi piacciono nella vostra vita, e che vorreste cambiare? Cosa vi aspettate che cambi realmente quando avrete soltanto perso peso, senza affrontare nessuna di quelle problematiche? Credete seriamente che perdere peso rappresenti una panacea? Cosa potreste fare per cambiare davvero le cose che volete che cambino nella vostra vita?
Lasciate perdere una malattia che dite di desiderare solo perchè non la conoscete, e il tempo che sprecate su determinati blog impegatelo per affrontare con una psicoterapia le vere problematiche che vi affliggono, perchè di certo qualcosa che nella vostra vita non va c'è, di certo state soffrendo e siete in difficoltà, se arrivate al punto di desiderare un qualcosa di devastante come l'anoressia.
Tutto il mio affetto,
Veggie
può la perdita di peso risolvere problemi? Certo, può risolvere alcuni problemi molto specifici (vedi per esempio Diabete Mellito II o ipertensione arteriosa giovanile) in alcuni casi particolari. Ma il pesare di meno non vi renderà necessariamente più belle, più intelligenti, più simpatiche, più spigliate, più sicure di voi stesse o più brillanti nelle relazioni interpersonali. Non vi renderà più apprezzate nel lavoro/nello studio, o più attraenti agli occhi del ragazzo che vi piace (sfido qualsiasi uomo a dire che, per esempio, Isabelle Caro era sexy). Inoltre, se la perdita di peso avviene sulla base di un fai-da-te, senza essere seguite da uno specialista, non vi renderà neanche più toniche, e peggiorerà significativamente la vostra salute.
Vi spiego una cosa che voi che anelate l’anoressia solo perché non avete la più pallida idea di quanto devasti la vita certo non potete sapere: l’anoressia non c’entra una pippa col voler dimagrire. Il dimagrimento è la mera conseguenza di una malattia mentale che ha tutt’altra natura. L’anoressia è solo una strategia di coping che viene messa in atto a fronte di veri e ben più profondi problemi presenti nella vita. L’anoressia è solo la punta di un iceberg che affonda le sue radici in problematiche ben più complesse e molteplici. E, soprattutto, l’anoressia col tempo diventa anche un comodo capro espiatorio che permette di non affrontare la vita. Quando puntiamo il dito contro l’anoressia, ma nonostante tutto vi rimaniamo impantanate, facciamo di una malattia capro espiatorio di tutti i nostri problemi e difficoltà. È come se semplificassimo all’estremo dicendo: l’anoressia mi dà la sensazione di poter controllare tutto, per cui ho bisogno di averla nella mia quotidianità, tuttavia se non riesco a fare tutto quello che vorrei nella vita, è colpa del fatto che ho l’anoressia.
Se non riusciamo a trovare/mantenere un lavoro, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non riusciamo a fare carriera, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non riusciamo a concentrarci nello studio, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non abbiamo amici perché abbiamo allontanato tutti, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se sportivamente rendiamo poco e perdiamo gare su gare, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se ci sentiamo insicure ed inadeguate nelle situazioni sociali, è colpa dell’anoressia, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Se non siamo sicure di riuscire a combinare qualcosa di buono nella vita, è colpa dell’anoressia, e quando saremo riuscite a mettere l’anoressia da parte ci riusciremo senz’altro, però poiché l’anoressia c’è noi abbiamo il controllo, quindi si rimane in stallo.
Avete capito dove sta il gap? È un circolo vizioso, un cane che si morde la coda, una contraddizione in termini… un paradosso. Voi potete anche pensare che il dimagrimento sia la soluzione ai vostri problemi, ma non sarà così. Il non aver perso TOT chili non può essere una scusa per non vivere la vita e non affrontare problemi. Perché è un dato di fatto che, per quanto peso possiate perdere, questo non cambia la persona che siete. Se non avete particolari problemi, state bene con voi stesse, e la vita che state vivendo tutto sommato vi piace, a prescindere dal vostro peso, starete comunque bene.
Ma se non siete soddisfatte della persona che siete, se i problemi vi affogano, se quello che state facendo nella vostra vita non vi piace, la perdita di peso non cambierà niente di tutto ciò. Non vi rinnoverà la vita. Se state di merda continuerete a sentirvi di merda, a prescindere dalla taglia che indosserete. Forse vi illudete che una significativa perdita di peso possa risolvere tutti i vostri problemi, ma in realtà ve ne creerà solo uno ulteriore. Quelle parti della vostra personalità che non vi piacciono, le vostre insicurezze e difficoltà, e quelle problematiche che avete nella vostra quotidianità, rimarranno sempre dove sono, fino a che non vi deciderete ad affrontarle di petto – l’unica cosa che cambierà è che dovrete affrontare quelle stesse problematiche con un corpo malsano e con una mente non lucida, rendendo il tutto significativamente più duro e difficile.
Dunque, le domande che dovete porre a voi stesse sono: quali sono i vostri veri problemi, le cose che non vi piacciono nella vostra vita, e che vorreste cambiare? Cosa vi aspettate che cambi realmente quando avrete soltanto perso peso, senza affrontare nessuna di quelle problematiche? Credete seriamente che perdere peso rappresenti una panacea? Cosa potreste fare per cambiare davvero le cose che volete che cambino nella vostra vita?
Lasciate perdere una malattia che dite di desiderare solo perchè non la conoscete, e il tempo che sprecate su determinati blog impegatelo per affrontare con una psicoterapia le vere problematiche che vi affliggono, perchè di certo qualcosa che nella vostra vita non va c'è, di certo state soffrendo e siete in difficoltà, se arrivate al punto di desiderare un qualcosa di devastante come l'anoressia.
Tutto il mio affetto,
Veggie
venerdì 9 agosto 2013
Una lettera per chi sta combattendo
Mie care guerriere della luce che state combattendo contro l’anoressia/la bulimia/il binge/un DCAnas,
forse in questo momento state male. Vi sembra che il vostro DCA sia più forte di voi. Non sapete da che parte sbattere la testa. Lo leggo spesso nei vostri blog, sento spesso questa sensazione d’impotenza nei confronti del disturbo alimentare. Ma penso che, se nonostante tutto siete qui a leggermi, vuol dire che state cercando di tenere duro. Che la vostra scintilla non si è spenta. Sono preoccupata per voi? Sì. Ma credo che ce la possiate fare? SI. Sempre. Perché? Perché so che siete forti abbastanza. E so che lo siete perché continuate a combattere, perché non vi arrendete. So che quello che si sceglie è il sintomo, ma nessuno sceglie il disturbo alimentare in sé, con tutte le devastanti conseguenze che esso ha nella vita quotidiana… però tutte possiamo scegliere la strada del ricovero. Siate coraggiose, siate forti, fatelo per voi stesse: fate questa scelta. Il mondo ha bisogno di voi – delle vere voi stesse, quelle bellissime e meravigliose, non quelle malate e compromesse.
Sono assolutamente certa che ciascuna di voi sia ben più forte del suo DCA. So che siete delle guerriere. Ve lo siete dimenticato?
Non posso lasciarvelo dimenticare. Non ve lo lascerò dimenticare. Non dovete permettere a qualche ricaduta di affossare tutti i progressi che nel frattempo avete fatto. Voi meritate il meglio, e combattere contro l’anoressia è l’unico “meglio” possibile. Credetemi. So quant’è difficile – so che a volte si vorrebbe mandare tutti e tutto a fanculo, e ricominciare a restringere l’alimentazione perché così tutto sembra più facile. Ma voi non siete delle perdenti. E l’anoressia può anche sussurrarvi che restringere l’alimentazione è l’unico mezzo che avete a disposizione per controllare tutto della vostra vita, ma è nient’altro che una delle tante bugie che essa racconta. È tutta fuffa.
So quali traguardi potete raggiungere – anche se ci vorrà un sacco di tempo e un sacco di fatica. So che potete fare tanto grazie alla vostra volontà, grazie all’aiuto professionale di psicologi, psichiatri e dietisti, e grazie al supporto delle persone che vi vogliono bene. Perché intorno a voi ci sono veramente persone che vi vogliono bene… ma non per la vostra fisicità, il vostro peso, quanto (non) mangiate, o quanta attività fisica fate; ma persone che vi vogliono bene per la vostra determinazione, il vostro coraggio, la vostra bellezza interiore, la vostra intelligenza, la vostra simpatia, la vostra realtività e la vostra ironia.
E la sapete una cosa? Se continuate a combattere, poco a poco le cose andranno meglio. C’è una parte di voi che magari continua a pensare che starà meglio solo se continuerà con la restrizione alimentare e con tutti i pensieri tipici del DCA… ma è sbagliato. Semplicemente. E non voglio che pensiate che possa essere così, perché se lo pensate allora è l’anoressia che vi fa ragionare in questo modo, non siete voi.
So che a volte tutto sembra essere troppo. So che a volte percorrere la strada del ricovero sembra una cosa troppo dura, troppo difficile, troppo faticosa, troppo invasiva, troppo opprimente. E so che vorreste gridare: “Non è quello che voglio! Io voglio continuare a restringere l’alimentazione! Voglio avere il controllo!” – ma è l’anoressia che vi fa parlare così. E ogni volta che credete che l’anoressia vi stia dicendo la verità, ogni volta che cedete alla malattia, state perdendo una parte di voi stesse.
E io non voglio che vi danniate per una malattia. Non voglio che vi perdiate per l’anoressia.
Per questo continuerò a ripetervi di tenere duro e di mandare a fanculo l’anoressia, di farle mangiare merda. E continuerò a credere in voi anche quando avrete delle ricadute – perché credo che abbiate tutta la forza e la volontà per rialzarvi. E sappiate che, se avete voglia di sfogarvi, di piangere, di gridare, di arrabbiarvi, di sclerare, le mie spalle sono grandi abbastanza per tutte voi. Qualsiasi cosa, purchè non vi facciate fregare dalle bugie che racconta l’anoressia. D’accordo?
So che è dura. So che è dannatamente dura. So che a volte è un inferno. Ma il giorno giusto per combattere è “oggi”. E voi ce la potete fare.
No, ce la potete fare.
No, CE LA POTETE FARE.
Okay?
Vi voglio bene. Continuiamo a combattere.
Tutto il mio amore,
Veggie
P.S.= Ho ricevuto tramite e-mail un’interessantissima domanda da parte di LookingForM, che chiede: “Può una persona che ha attraversato un DCA , e ne porterà i segni, approcciarsi alla professione di psicoterapeuta con successo?”. Poiché penso che la risposta a questa domanda sia soggettiva, la giro a voi: che ne pensate?
Se vi va, mi farebbe molto piacere se mi rispondeste tramite mail all’indirizzo: veggie.any@gmail.com
Nel post di Venerdì prossimo riunirò e pubblicherò tutte le vostre risposte!
Grazie in anticipo a chi risponderà!!
forse in questo momento state male. Vi sembra che il vostro DCA sia più forte di voi. Non sapete da che parte sbattere la testa. Lo leggo spesso nei vostri blog, sento spesso questa sensazione d’impotenza nei confronti del disturbo alimentare. Ma penso che, se nonostante tutto siete qui a leggermi, vuol dire che state cercando di tenere duro. Che la vostra scintilla non si è spenta. Sono preoccupata per voi? Sì. Ma credo che ce la possiate fare? SI. Sempre. Perché? Perché so che siete forti abbastanza. E so che lo siete perché continuate a combattere, perché non vi arrendete. So che quello che si sceglie è il sintomo, ma nessuno sceglie il disturbo alimentare in sé, con tutte le devastanti conseguenze che esso ha nella vita quotidiana… però tutte possiamo scegliere la strada del ricovero. Siate coraggiose, siate forti, fatelo per voi stesse: fate questa scelta. Il mondo ha bisogno di voi – delle vere voi stesse, quelle bellissime e meravigliose, non quelle malate e compromesse.
Sono assolutamente certa che ciascuna di voi sia ben più forte del suo DCA. So che siete delle guerriere. Ve lo siete dimenticato?
Non posso lasciarvelo dimenticare. Non ve lo lascerò dimenticare. Non dovete permettere a qualche ricaduta di affossare tutti i progressi che nel frattempo avete fatto. Voi meritate il meglio, e combattere contro l’anoressia è l’unico “meglio” possibile. Credetemi. So quant’è difficile – so che a volte si vorrebbe mandare tutti e tutto a fanculo, e ricominciare a restringere l’alimentazione perché così tutto sembra più facile. Ma voi non siete delle perdenti. E l’anoressia può anche sussurrarvi che restringere l’alimentazione è l’unico mezzo che avete a disposizione per controllare tutto della vostra vita, ma è nient’altro che una delle tante bugie che essa racconta. È tutta fuffa.
So quali traguardi potete raggiungere – anche se ci vorrà un sacco di tempo e un sacco di fatica. So che potete fare tanto grazie alla vostra volontà, grazie all’aiuto professionale di psicologi, psichiatri e dietisti, e grazie al supporto delle persone che vi vogliono bene. Perché intorno a voi ci sono veramente persone che vi vogliono bene… ma non per la vostra fisicità, il vostro peso, quanto (non) mangiate, o quanta attività fisica fate; ma persone che vi vogliono bene per la vostra determinazione, il vostro coraggio, la vostra bellezza interiore, la vostra intelligenza, la vostra simpatia, la vostra realtività e la vostra ironia.
E la sapete una cosa? Se continuate a combattere, poco a poco le cose andranno meglio. C’è una parte di voi che magari continua a pensare che starà meglio solo se continuerà con la restrizione alimentare e con tutti i pensieri tipici del DCA… ma è sbagliato. Semplicemente. E non voglio che pensiate che possa essere così, perché se lo pensate allora è l’anoressia che vi fa ragionare in questo modo, non siete voi.
So che a volte tutto sembra essere troppo. So che a volte percorrere la strada del ricovero sembra una cosa troppo dura, troppo difficile, troppo faticosa, troppo invasiva, troppo opprimente. E so che vorreste gridare: “Non è quello che voglio! Io voglio continuare a restringere l’alimentazione! Voglio avere il controllo!” – ma è l’anoressia che vi fa parlare così. E ogni volta che credete che l’anoressia vi stia dicendo la verità, ogni volta che cedete alla malattia, state perdendo una parte di voi stesse.
E io non voglio che vi danniate per una malattia. Non voglio che vi perdiate per l’anoressia.
Per questo continuerò a ripetervi di tenere duro e di mandare a fanculo l’anoressia, di farle mangiare merda. E continuerò a credere in voi anche quando avrete delle ricadute – perché credo che abbiate tutta la forza e la volontà per rialzarvi. E sappiate che, se avete voglia di sfogarvi, di piangere, di gridare, di arrabbiarvi, di sclerare, le mie spalle sono grandi abbastanza per tutte voi. Qualsiasi cosa, purchè non vi facciate fregare dalle bugie che racconta l’anoressia. D’accordo?
So che è dura. So che è dannatamente dura. So che a volte è un inferno. Ma il giorno giusto per combattere è “oggi”. E voi ce la potete fare.
No, ce la potete fare.
No, CE LA POTETE FARE.
Okay?
Vi voglio bene. Continuiamo a combattere.
Tutto il mio amore,
Veggie
P.S.= Ho ricevuto tramite e-mail un’interessantissima domanda da parte di LookingForM, che chiede: “Può una persona che ha attraversato un DCA , e ne porterà i segni, approcciarsi alla professione di psicoterapeuta con successo?”. Poiché penso che la risposta a questa domanda sia soggettiva, la giro a voi: che ne pensate?
Se vi va, mi farebbe molto piacere se mi rispondeste tramite mail all’indirizzo: veggie.any@gmail.com
Nel post di Venerdì prossimo riunirò e pubblicherò tutte le vostre risposte!
Grazie in anticipo a chi risponderà!!
sabato 12 gennaio 2013
"Future Me"
Nel 2002 è stato aperto un sito chiamato “Future Me”. Questo sito permette di auto-scriversi una e-mail, che verrà poi letta in un futuro più o meno lontano, una mail che viene memorizzata dal sito e recapitata al proprio indirizzo e-mail dopo mesi od anni. Con questo sito è possibile scrivere a se stesse e ricevere quello che ci siamo scritte in un futuro imprecisato che possiamo decidere.
Proprio poco dopo la sua nascita, vi sono incappata in maniera del tutto casuale. Era il 12 Gennaio del 2003, ero in procinto di affrontare il mio primo ricovero in una clinica specializzata per il trattamento dei DCA, causa anoressia, ed ho deciso di scrivermi una e-mail da rileggere dopo 10 anni. Una e-mail che mi sarebbe stata recapitata il 12 Gennaio 2013. Una e-mail che avevo completamente dimenticato e che mi è arrivata oggi.
È una e-mail relativamente breve ed anche piuttosto semplice eppure, nel suo piccolo, mi ha fatta rabbrividire. Mi ha fatta rabbrividire al ricordo di quello che ero nel momento in cui l’ho scritta, e nella consapevolezza di quello che sono adesso.
Che poi, per la cronaca, no, ad oggi le cose non sono come le avevo speranzosamente pronosticate quando mi ero scritta questa e-mail 10 anni fa. Non proprio, per lo meno. Perciò, mi sono ri-spedita questa stessa e-mail. La riceverò un giorno in cui mi sarò nuovamente dimenticata di tutto, il 12 Gennaio 2023, e spero che mi potrà strappare lo stesso brivido.
Ma anche lo stesso sorriso.
"Cara Me Stessa del Futuro,
come va?...
Spero che adesso questa domanda non ti dia più così tanto fastidio da volerla convertire nell’attualmente perenne “Ti disturbo?”… e spero che la tua risposta possa essere “Bene”, ma non quel “bene” che dici oggi a chiunque come pro-forma ostentando un sorriso di circostanza… Soprattutto, a prescindere da quel che rispondi, spero che tu stia bene davvero. Bene dentro, intendo.
Spero che tu abbia sciolto i nodi ad oggi ancora irrisolti, e che tu abbia ancora voglia di lavorare su te stessa per sciogliere quello che è rimasto ingarbugliato. Spero che tu abbia buttato quello che c’era da gettare, e tenuto quello che c’era da salvare – e non viceversa.
A cos’è che pensi quando ti svegli ogni mattina? Spero che sia un qualcosa come: “Chissà cosa mi aspetta oggi?!”, o: “Ma che bel sole che c’è!”, oppure: “Non vedo l’ora di vivermi anche questa giornata”, anziché il solito: “Quanto manca per tornare a dormire?”.
Ce l’hai adesso una macchina tutta tua su cui correre a tutta velocità per non andare da nessuna parte, solo per il gusto di sentire il fascino del pedale dell'acceleratore spinto a tavoletta? Spero di sì. Se poi hai anche un posto dove andare, forse è pure meglio.
Spero che tu legga sempre i manga e ascolti sempre le canzoni delle t.A.T.u., e che tu abbia un lavoro che non ti schifa e anche il tempo per continuare a fare sport. Spero che tu non ti senta sempre in colpa per tutto, e immeritevole se le cose vanno bene, e scontata se le cose vanno male. Spero che le cose storte facciano pari con quelle giuste, e che tutto sommato senti che è okay.
Ma soprattutto, comunque tu sia, ovunque tu sia e qualsiasi cosa tu faccia, e qualsiasi bivio della strada della vita tu imbocchi, soprattutto spero che tu adesso sia serena. Tutto qui, ecco. Spero semplicemente che tu sia serena. Qualsiasi cosa ciò possa significare ora per te. Le sere fuori in giro solo perché ti va di fare una passeggiata, la doccia perché hai da lavarti e non lacrime da nascondere, niente più storie mentali da immaginare perché tutto sommato la realtà che stai vivendo è una storia non malaccio.
E spero che adesso che rileggi questa lettera che forse non ricordavi neanche più di avere scritto, ti venga da sorridere nel ripensare alla persona incasinatissima che eri, e che tu abbia l’indulgenza di abbracciare la bambina che non hai mai saputo essere.
Scriverai una lettera alla Te Stessa del Passato? Cosa mi dirai? Mi manderai a fanculo? Spero proprio di sì… ^_^” A tra 10 anni, allora!...
E, tra l’altro, ti voglio bene.
Qualsiasi cosa tu sia, tu sia diventata, anche se non sei orgogliosa di te o ti fa ancora schifo tutto, sappi che ti voglio bene ugualmente.
Puoi sempre contare su di me. Cioè, su di te. E quindi, su di me.
Tua
Me Stessa del Presente"
Proprio poco dopo la sua nascita, vi sono incappata in maniera del tutto casuale. Era il 12 Gennaio del 2003, ero in procinto di affrontare il mio primo ricovero in una clinica specializzata per il trattamento dei DCA, causa anoressia, ed ho deciso di scrivermi una e-mail da rileggere dopo 10 anni. Una e-mail che mi sarebbe stata recapitata il 12 Gennaio 2013. Una e-mail che avevo completamente dimenticato e che mi è arrivata oggi.
È una e-mail relativamente breve ed anche piuttosto semplice eppure, nel suo piccolo, mi ha fatta rabbrividire. Mi ha fatta rabbrividire al ricordo di quello che ero nel momento in cui l’ho scritta, e nella consapevolezza di quello che sono adesso.
Che poi, per la cronaca, no, ad oggi le cose non sono come le avevo speranzosamente pronosticate quando mi ero scritta questa e-mail 10 anni fa. Non proprio, per lo meno. Perciò, mi sono ri-spedita questa stessa e-mail. La riceverò un giorno in cui mi sarò nuovamente dimenticata di tutto, il 12 Gennaio 2023, e spero che mi potrà strappare lo stesso brivido.
Ma anche lo stesso sorriso.
"Cara Me Stessa del Futuro,
come va?...
Spero che adesso questa domanda non ti dia più così tanto fastidio da volerla convertire nell’attualmente perenne “Ti disturbo?”… e spero che la tua risposta possa essere “Bene”, ma non quel “bene” che dici oggi a chiunque come pro-forma ostentando un sorriso di circostanza… Soprattutto, a prescindere da quel che rispondi, spero che tu stia bene davvero. Bene dentro, intendo.
Spero che tu abbia sciolto i nodi ad oggi ancora irrisolti, e che tu abbia ancora voglia di lavorare su te stessa per sciogliere quello che è rimasto ingarbugliato. Spero che tu abbia buttato quello che c’era da gettare, e tenuto quello che c’era da salvare – e non viceversa.
A cos’è che pensi quando ti svegli ogni mattina? Spero che sia un qualcosa come: “Chissà cosa mi aspetta oggi?!”, o: “Ma che bel sole che c’è!”, oppure: “Non vedo l’ora di vivermi anche questa giornata”, anziché il solito: “Quanto manca per tornare a dormire?”.
Ce l’hai adesso una macchina tutta tua su cui correre a tutta velocità per non andare da nessuna parte, solo per il gusto di sentire il fascino del pedale dell'acceleratore spinto a tavoletta? Spero di sì. Se poi hai anche un posto dove andare, forse è pure meglio.
Spero che tu legga sempre i manga e ascolti sempre le canzoni delle t.A.T.u., e che tu abbia un lavoro che non ti schifa e anche il tempo per continuare a fare sport. Spero che tu non ti senta sempre in colpa per tutto, e immeritevole se le cose vanno bene, e scontata se le cose vanno male. Spero che le cose storte facciano pari con quelle giuste, e che tutto sommato senti che è okay.
Ma soprattutto, comunque tu sia, ovunque tu sia e qualsiasi cosa tu faccia, e qualsiasi bivio della strada della vita tu imbocchi, soprattutto spero che tu adesso sia serena. Tutto qui, ecco. Spero semplicemente che tu sia serena. Qualsiasi cosa ciò possa significare ora per te. Le sere fuori in giro solo perché ti va di fare una passeggiata, la doccia perché hai da lavarti e non lacrime da nascondere, niente più storie mentali da immaginare perché tutto sommato la realtà che stai vivendo è una storia non malaccio.
E spero che adesso che rileggi questa lettera che forse non ricordavi neanche più di avere scritto, ti venga da sorridere nel ripensare alla persona incasinatissima che eri, e che tu abbia l’indulgenza di abbracciare la bambina che non hai mai saputo essere.
Scriverai una lettera alla Te Stessa del Passato? Cosa mi dirai? Mi manderai a fanculo? Spero proprio di sì… ^_^” A tra 10 anni, allora!...
E, tra l’altro, ti voglio bene.
Qualsiasi cosa tu sia, tu sia diventata, anche se non sei orgogliosa di te o ti fa ancora schifo tutto, sappi che ti voglio bene ugualmente.
Puoi sempre contare su di me. Cioè, su di te. E quindi, su di me.
Tua
Me Stessa del Presente"
venerdì 14 dicembre 2012
A te, che vuoi assolutamente diventare anoressica
Nel post precedente ho utilizzato un tono ironico, per cui forse alcune delle cose che ho scritto sono passate sotto la luce di iperboli tirate all’estremo per mettere in ridicolo certi comportamenti e per lanciare provocazioni.
Perciò, stavolta in tono più realistico, ecco quello che vorrei dire non semplicemente alle ragazze pro ana/pro mia, ma anche e soprattutto a tutte quelle ragazze che si sentono sull’orlo dell’abisso, e che intravedono nella restrizione alimentare una possibile soluzione ai loro problemi, o comunque un qualcosa che potrà aiutarle a stare meglio.
Se stai pensando che se inizi a restringere l’alimentazione sia comunque possibile smettere in ogni qualsiasi momento, e tornare a com’era prima che tutto ciò iniziasse, alla tua consueta (e forse un po’ anche sottovalutata) “normalità”, sappi che non è così che stanno le cose.
Se stai pensando che tu sei veramente in grado di controllare la situazione, e che perciò non succederà mai e poi mai che tu possa perdere il controllo, se stai pensando che ogni tua scelta, alimentare e non, sarà sempre e solo una tua libera scelta, se pensi che puoi smettere quando vuoi e che il tuo corpo a quel punto tornerà a mandarti normali segnali di fame/sazietà, se pensi che certe cose non possono certamente accaderti… sappi che ciò è quello che tutte abbiamo pensato, prima. Tutte. Nessuna esclusa.
Se credi che dimagrire sia l’unica cosa che possa farti sentire meglio con te stessa, sappi che non è così che stanno le cose. Sappi che non sarai mai abbastanza magra da trovare te stessa, ma solo abbastanza magra da perderti.
Se ti sembra che controllare quello che mangi ti faccia sentire in grado di controllare ogni singolo aspetto, ogni singola piega della tua vita, ci sei già dentro.
Perciò, se sei sul punto di scegliere il sintomo anoressico, pensaci bene. Perché a prescindere da ciò che ti ha guidato in questa direzione, ci sarai dentro fino al collo ancor prima che tu te ne renda conto.
Inizialmente sarà la cosa più strafiga del mondo: ti sentirai forte, soddisfatta, più sicura di te stessa, ti sembrerà di poter controllare tutto, e questo ti farà sentire una gran ganza, ti farà stare di un bene senza precedenti, e desidererai non staccarti mai da tutto questo… ma è proprio nelle prime fasi che, se ti rendi conto che queste sono tutte solo illusioni ed intervieni rapidamente per stroncarle sul nascere, avrai le maggiori possibilità di arrivare ad una remissione stabile e completa. Ma quando avrai le maggiori possibilità di arrivare ad una remissione stabile e completa, non ti renderai neanche conto di essere incappata nella malattia.
L’anoressia non è semplicemente restringere l’alimentazione e sentirsi in controllo per questo, e la bulimia non è solo mettersi un dito in gola e sospirare di sollievo per aver eliminato il contenuto di un’abbuffata.
Avere un DCA non è solo il compendio delle sensazioni positive che si provano nella “fase luna di miele”, nella fase iniziale del disturbo.
Avere un DCA significa non voler uscire più di casa perché sei così magra che la gente non la smette di guardarti lanciandoti occhiate di biasimo, pena o preoccupazione, perché pensa che sei un’idiota esibizionista o una malata terminale. Non voler più uscire di casa perché sei ossessionata all’idea che tutti possano guardarti. Non poter uscire più di casa perché non hai neanche le energie fisiche per farlo.
Avere un DCA significa uscire di casa e fare camminate chilometriche a ritmo serrato, senza neanche vedere quello che ti sta intorno perché la tua testa è fogata a pensare al fatto che questo ti aiuterà a perdere peso più rapidamente e, soprattutto, la ritualità della cosa ti trasmetterà quel controllo che tanto vuoi sentire. Uscire di casa e sentirti peggiore di ogni singola persona che incrocerai, sentirti inferiore, sentirti non abbastanza, e trovarti la sera a tagliarti perché l’anoressia prevaricherà del tutto il raziocinio.
Avere un DCA significa che non ti potrai vivere più un’Estate decente, perché girerai comunque in felpa e pantaloni lunghi per cercare di nascondere la perdita di peso e proteggerti dal freddo che sentirai anche sotto il sole a picco, e non indosserai mai più un costume da bagno, perché ti sentirai assolutamente inadatta e magari ti vergognerai pure delle cicatrici che ti sei inferta dappertutto. Quelle cicatrici che ti porterai fuori e dentro. Per sempre.
Avere un DCA significa perdere anni di scuola e/o di lavoro perché non riesci ad essere più produttiva, perché la carenza alimentare comporta una carenza nella sintesi di neurotrasmettitori che non ti renderanno in grado di concentrarti adeguatamente su quello che dovresti fare, e tutto il tempo che avresti dovuto dedicare allo studio/al lavoro, sarà riempito da ansie e paranoie. Perdere anni di scuola e/o lavoro significa precludersi tantissime possibilità per il futuro.
Avere un DCA significa non poter più fare sport perché avrai un rendimento così basso che non sarai più in grado di conseguire risultati che ti permettano di rimanere nel mondo dell’agonismo. E significa che col tempo addirittura odierai lo sport, perché lo inquadrerai solo come un dovere che è necessario espletare per raggiungere un peso inferiore quanto più rapidamente possibile, e perderai tutto il piacere degli allenamenti o del condividere quel tempo con i tuoi compagni di squadra.
Avere un DCA significa non andare più in vacanza con gli amici, non andare più a mangiare una pizza con gli amici, non avere più amici.
Avere un DCA significa perdere la salute, perché sebbene ci siano modificazioni fisiche che rientrano nella norma se riprenderai un regime alimentare adeguato al tuo fabbisogno giornaliero, ci sono alcuni danni irreversibili: osteoporosi, danni dentali, danni renali, infertilità e così via.
Avere un DCA significa estraniarsi da qualsiasi cosa e persona al mondo, perché poco a poco cominceranno ad esistere solo te stessa e i tuoi pensieri ossessivi. E i pensieri ossessivi prevarranno su tutto: lavoro, scuola, sport, hobby, amici… su tutto il tuo mondo. E allora trascorrerai giornate su giornate chiusa in casa, ad ammazzarti sulla cyclette o sul tapis-roulant se sei entrata nella spirale anoressica, oppure ad abbuffarti e vomitare se sei entrata nella spirale bulimica, e più passerà il tempo, più rompere il circolo vizioso diventerà difficile. E poiché a questo punto quello che ti sembrava di poter controllare è in realtà ciò che ti controlla spietatamente, e poiché da sola sarai incapace di toglierti da quest’impasse, ti sentirai talmente rassegnata che penserai di non meritarti neanche di ricevere aiuto.
Non riuscirai più a dormire bene, vuoi perché il sottopeso altera il regolare ritmo sonno-veglia, vuoi perché arriverai addirittura a pensare che durante le ore di sonno il metabolismo si abbassa, e questo è un rallentamento al tuo processo di dimagrimento che non puoi assolutamente permettere.
Ti specchierai e non t’identificherai neanche più in quel riflesso, perché sarai sempre più spaesata, sempre più persa dentro i meandri dell’anoressia.
Quieterai la tua perenne ansia solo carezzando le creste iliache sporgenti prima di addormentarti, ma non durerà che per pochi minuti, perché poi verrai presa dal panico per non essere ancora magra abbastanza, ovvero essenzialmente per non essere ancora in controllo abbastanza, e seppure consapevole della tua magrezza inestetica e non salutare, seppure tu stessa più o meno inconsciamente preoccupata per le tue condizioni di salute, continuerai a restringere l’alimentazione perché la sensazione di controllo che sul momento ne deriva sarà diventata la droga di cui non riuscirai a fare a meno.
Non avrai più amici, progetti, sogni, aspettative, perderai la speranza nel futuro; tutto si ridurrà a un perenne senso di vuoto e a paranoie che ossessionano la tua mente ma che non riesci ad allontanare, e alla spasmodica brama di percepire quell’illusorio controllo che è l’unica cosa che riesce a farti sentire patologicamente bene.
Tutto diventerà insopportabile, e desidererai solo quella “normalità” che all’inizio rifuggivi tanto in nome dell’illusoria e transitoria sensazione di “specialità” che pareva trasmettere l’anoressia, e desidererai non aver mai cominciato.
Ma, inizialmente, nessuna credeva di entrarci. Perché, figuriamoci, un disturbo alimentare è un qualcosa che succede agli altri. Si pensa sempre che succeda tutto agli altri.
Perciò, non è importante se inizi a restringere l’alimentazione perché hai dei problemi in famiglia, perché hai una bassa autostima, perché non vuoi più sentirti mediocre, perché senti il bisogno di avere la sensazione di controllare almeno una cosa nella tua vita, o perché hai un malessere interiore che non riesci a sfogare altrimenti.
Sappi che, mentre stai già pensando che per te è impossibile cadere nell’anoressia, che restringerai l’alimentazione solo per poco tempo, e che potrai smettere quando ti pare, ti sta già succedendo. Ti stai già dannando.
Salvati.
Sei meravigliosa.
Perciò, stavolta in tono più realistico, ecco quello che vorrei dire non semplicemente alle ragazze pro ana/pro mia, ma anche e soprattutto a tutte quelle ragazze che si sentono sull’orlo dell’abisso, e che intravedono nella restrizione alimentare una possibile soluzione ai loro problemi, o comunque un qualcosa che potrà aiutarle a stare meglio.
Se stai pensando che se inizi a restringere l’alimentazione sia comunque possibile smettere in ogni qualsiasi momento, e tornare a com’era prima che tutto ciò iniziasse, alla tua consueta (e forse un po’ anche sottovalutata) “normalità”, sappi che non è così che stanno le cose.
Se stai pensando che tu sei veramente in grado di controllare la situazione, e che perciò non succederà mai e poi mai che tu possa perdere il controllo, se stai pensando che ogni tua scelta, alimentare e non, sarà sempre e solo una tua libera scelta, se pensi che puoi smettere quando vuoi e che il tuo corpo a quel punto tornerà a mandarti normali segnali di fame/sazietà, se pensi che certe cose non possono certamente accaderti… sappi che ciò è quello che tutte abbiamo pensato, prima. Tutte. Nessuna esclusa.
Se credi che dimagrire sia l’unica cosa che possa farti sentire meglio con te stessa, sappi che non è così che stanno le cose. Sappi che non sarai mai abbastanza magra da trovare te stessa, ma solo abbastanza magra da perderti.
Se ti sembra che controllare quello che mangi ti faccia sentire in grado di controllare ogni singolo aspetto, ogni singola piega della tua vita, ci sei già dentro.
Perciò, se sei sul punto di scegliere il sintomo anoressico, pensaci bene. Perché a prescindere da ciò che ti ha guidato in questa direzione, ci sarai dentro fino al collo ancor prima che tu te ne renda conto.
Inizialmente sarà la cosa più strafiga del mondo: ti sentirai forte, soddisfatta, più sicura di te stessa, ti sembrerà di poter controllare tutto, e questo ti farà sentire una gran ganza, ti farà stare di un bene senza precedenti, e desidererai non staccarti mai da tutto questo… ma è proprio nelle prime fasi che, se ti rendi conto che queste sono tutte solo illusioni ed intervieni rapidamente per stroncarle sul nascere, avrai le maggiori possibilità di arrivare ad una remissione stabile e completa. Ma quando avrai le maggiori possibilità di arrivare ad una remissione stabile e completa, non ti renderai neanche conto di essere incappata nella malattia.
L’anoressia non è semplicemente restringere l’alimentazione e sentirsi in controllo per questo, e la bulimia non è solo mettersi un dito in gola e sospirare di sollievo per aver eliminato il contenuto di un’abbuffata.
Avere un DCA non è solo il compendio delle sensazioni positive che si provano nella “fase luna di miele”, nella fase iniziale del disturbo.
Avere un DCA significa non voler uscire più di casa perché sei così magra che la gente non la smette di guardarti lanciandoti occhiate di biasimo, pena o preoccupazione, perché pensa che sei un’idiota esibizionista o una malata terminale. Non voler più uscire di casa perché sei ossessionata all’idea che tutti possano guardarti. Non poter uscire più di casa perché non hai neanche le energie fisiche per farlo.
Avere un DCA significa uscire di casa e fare camminate chilometriche a ritmo serrato, senza neanche vedere quello che ti sta intorno perché la tua testa è fogata a pensare al fatto che questo ti aiuterà a perdere peso più rapidamente e, soprattutto, la ritualità della cosa ti trasmetterà quel controllo che tanto vuoi sentire. Uscire di casa e sentirti peggiore di ogni singola persona che incrocerai, sentirti inferiore, sentirti non abbastanza, e trovarti la sera a tagliarti perché l’anoressia prevaricherà del tutto il raziocinio.
Avere un DCA significa che non ti potrai vivere più un’Estate decente, perché girerai comunque in felpa e pantaloni lunghi per cercare di nascondere la perdita di peso e proteggerti dal freddo che sentirai anche sotto il sole a picco, e non indosserai mai più un costume da bagno, perché ti sentirai assolutamente inadatta e magari ti vergognerai pure delle cicatrici che ti sei inferta dappertutto. Quelle cicatrici che ti porterai fuori e dentro. Per sempre.
Avere un DCA significa perdere anni di scuola e/o di lavoro perché non riesci ad essere più produttiva, perché la carenza alimentare comporta una carenza nella sintesi di neurotrasmettitori che non ti renderanno in grado di concentrarti adeguatamente su quello che dovresti fare, e tutto il tempo che avresti dovuto dedicare allo studio/al lavoro, sarà riempito da ansie e paranoie. Perdere anni di scuola e/o lavoro significa precludersi tantissime possibilità per il futuro.
Avere un DCA significa non poter più fare sport perché avrai un rendimento così basso che non sarai più in grado di conseguire risultati che ti permettano di rimanere nel mondo dell’agonismo. E significa che col tempo addirittura odierai lo sport, perché lo inquadrerai solo come un dovere che è necessario espletare per raggiungere un peso inferiore quanto più rapidamente possibile, e perderai tutto il piacere degli allenamenti o del condividere quel tempo con i tuoi compagni di squadra.
Avere un DCA significa non andare più in vacanza con gli amici, non andare più a mangiare una pizza con gli amici, non avere più amici.
Avere un DCA significa perdere la salute, perché sebbene ci siano modificazioni fisiche che rientrano nella norma se riprenderai un regime alimentare adeguato al tuo fabbisogno giornaliero, ci sono alcuni danni irreversibili: osteoporosi, danni dentali, danni renali, infertilità e così via.
Avere un DCA significa estraniarsi da qualsiasi cosa e persona al mondo, perché poco a poco cominceranno ad esistere solo te stessa e i tuoi pensieri ossessivi. E i pensieri ossessivi prevarranno su tutto: lavoro, scuola, sport, hobby, amici… su tutto il tuo mondo. E allora trascorrerai giornate su giornate chiusa in casa, ad ammazzarti sulla cyclette o sul tapis-roulant se sei entrata nella spirale anoressica, oppure ad abbuffarti e vomitare se sei entrata nella spirale bulimica, e più passerà il tempo, più rompere il circolo vizioso diventerà difficile. E poiché a questo punto quello che ti sembrava di poter controllare è in realtà ciò che ti controlla spietatamente, e poiché da sola sarai incapace di toglierti da quest’impasse, ti sentirai talmente rassegnata che penserai di non meritarti neanche di ricevere aiuto.
Non riuscirai più a dormire bene, vuoi perché il sottopeso altera il regolare ritmo sonno-veglia, vuoi perché arriverai addirittura a pensare che durante le ore di sonno il metabolismo si abbassa, e questo è un rallentamento al tuo processo di dimagrimento che non puoi assolutamente permettere.
Ti specchierai e non t’identificherai neanche più in quel riflesso, perché sarai sempre più spaesata, sempre più persa dentro i meandri dell’anoressia.
Quieterai la tua perenne ansia solo carezzando le creste iliache sporgenti prima di addormentarti, ma non durerà che per pochi minuti, perché poi verrai presa dal panico per non essere ancora magra abbastanza, ovvero essenzialmente per non essere ancora in controllo abbastanza, e seppure consapevole della tua magrezza inestetica e non salutare, seppure tu stessa più o meno inconsciamente preoccupata per le tue condizioni di salute, continuerai a restringere l’alimentazione perché la sensazione di controllo che sul momento ne deriva sarà diventata la droga di cui non riuscirai a fare a meno.
Non avrai più amici, progetti, sogni, aspettative, perderai la speranza nel futuro; tutto si ridurrà a un perenne senso di vuoto e a paranoie che ossessionano la tua mente ma che non riesci ad allontanare, e alla spasmodica brama di percepire quell’illusorio controllo che è l’unica cosa che riesce a farti sentire patologicamente bene.
Tutto diventerà insopportabile, e desidererai solo quella “normalità” che all’inizio rifuggivi tanto in nome dell’illusoria e transitoria sensazione di “specialità” che pareva trasmettere l’anoressia, e desidererai non aver mai cominciato.
Ma, inizialmente, nessuna credeva di entrarci. Perché, figuriamoci, un disturbo alimentare è un qualcosa che succede agli altri. Si pensa sempre che succeda tutto agli altri.
Perciò, non è importante se inizi a restringere l’alimentazione perché hai dei problemi in famiglia, perché hai una bassa autostima, perché non vuoi più sentirti mediocre, perché senti il bisogno di avere la sensazione di controllare almeno una cosa nella tua vita, o perché hai un malessere interiore che non riesci a sfogare altrimenti.
Sappi che, mentre stai già pensando che per te è impossibile cadere nell’anoressia, che restringerai l’alimentazione solo per poco tempo, e che potrai smettere quando ti pare, ti sta già succedendo. Ti stai già dannando.
Salvati.
Sei meravigliosa.
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venerdì 14 settembre 2012
Precisazioni
Alcuni giorni fa ho ricevuto una e-mail. Ho provato a rispondere alla mittente, ma il server non ha voluto saperne di recapitare la mia missiva avvertendomi che l’indirizzo e-mail a cui cercavo di mandare il mio messaggio è inesistente. Come faccia un indirizzo da cui ho ricevuto una mail ad essere inesistente è un qualcosa che le mie scarse conoscenze in materia d’informatica non mi permettono di comprendere; tuttavia, dato che il blog è l’unica sede in cui ho pubblicato il mio indirizzo di posta elettronica, suppongo che la mittente della mail in questione sia una mia, quantomeno occasionale, lettrice. Perciò, dato che non riesco a risponderle direttamente, non posso fare altro che utilizzare il blog per comunicare con lei, sperando che abbia modo di passare da qui a leggere.
La mail cui mi riferisco è la seguente:
Oggetto: Ciao sono Mel :) e vorrei diventare pro ana
Testo: Ciao! Ho visto il tuo sito. La penso come te: essere pro ana è la cosa migliore al mondo! Vorrei incominciare anch'io ma non so come fare... mi daresti dei consigli :)? grazie mille ^:^
Ora, prima di pubblicare la risposta che ho cercato inutilmente di inviarle via e-mail, vorrei fare una piccola precisazione… e-ehm, non so se qualcuna di voi, così, casualmente, se ne fosse accorta ma… QUESTO NON E’ UN BLOG PRO-ANA.
Cioè, no, perché allora c’è qualcosa che io non capisco. Quindi, voi che mi leggete da più o meno tempo, rispondete a questa mia domanda: da quale/quali post di questo blog si deduce che io sia pro-ana e che reputi l’esserlo la cosa migliore al mondo?
No, ditemelo perché se esce fuori una cosa del genere mi sa che ho un problema. Tipo una doppia personalità che mi ha rubato la password.
In ogni caso, per chi come l’autrice della sovrariportata mail non l’avesse ancora capito, preciso che io non sono pro-ana. (Ma dai?!) Per sapere come la penso riguardo al fenomeno pro-ana/mia, se non l’avete già fatto v’invito a leggere la serie di post che ho raccolto sulla colonnina di destra di questo blog e che vanno sotto il nome di “Anatomia Pro-Ana”. Per sapere qual è l’obiettivo di questo blog, leggete il primo post in assoluto. Per sapere a grandi linee qual è stato il mio percorso in merito all’anoressia, leggere i post-chiave “About Me” che ho pure linkato sulla colonnina di destra. Per avere un’ulteriore delucidazione, fare caso al fatto che, tra le etichette di ogni mio post, ce n’è sempre presente una che recita “NO pro-ana”. Se dopo aver letto tutto questo nutrite ancora dei dubbi sul fatto che io possa essere pro-ana, il problema ce l’avete voi.
Precisato questo, la mia risposta per Mel:
Oggetto: Ciao sono Veggie :) e mi farei friggere i coglioni prima di diventare pro ana
Testo: Ciao Mel, scusa, ma credo che tu abbia commesso un errore nell’inviare la tua mail… Il mio sito è:
http://anoressiabulimiaafterdark.blogspot.com
ed è un sito di lotta contro l’anoressia…
Non ti consiglio certo di diventare pro-ana, se tu al termine “pro-ana” associ la malattia “anoressia”, visto che so per esperienza personale che l’anoressia è una cosa che ti devasta la vita… Perché mai pensi che “la cosa migliore al mondo” sia auto-distruggerti? Non ti consiglio di cominciare a fare un bel niente: so che adesso sei arrabbiata e che le mie parole probabilmente ti irriteranno di più, ma ti ricordo che la tua rabbia puoi sfogarla su te stessa o all'esterno, trasformandola in un'emozione più sana e creativa. Sono certa che sei una ragazza sensibile e intelligente, e stai perdendo tempo prezioso per ricercare una perfezione ed un benessere inesistenti, tempo che potresti usare invece per fare qualcosa di piacevole e positivo per te stessa. Piuttosto, se il tuo desiderio è quello di diventare pro-ana, ti consiglio di andare a parlare con una psicoterapeuta, che possa darti una mano per risolvere i tuoi problemi relativamente alla tua fisicità, ma anche e soprattutto quelli che possono essere i tuoi problemi e le tue difficoltà più profonde…
Ti abbraccio…
Veggie
Evidentemente solo chi non ha vissuto l’anoressia in prima persona e non ha la più pallida idea di cosa significhi, può permettersi di inneggiare ad Ana. E questo è quanto ho da dire sulle pro-ana.
Dato che ci sono, approfitto di questo post per fare qualche altra precisazione. Precisazioni che forse per la maggior parte di voi saranno scontate e palesi, ma considerato il contenuto di alcune delle e-mail che mi capita occasionalmente di ricevere, evidentemente non per il 100% delle persone che mi leggono certe cose sono così ovvie. Per cui, mi sembra corretto specificare.
Ringrazio innanzitutto infinitamente tutte coloro che mi scrivono e-mail col desiderio di confrontarsi e di consigliarsi relativamente alla lotta contro i DCA. Mi fa veramente molto piacere poter leggere le vostre missive, ed avere l’occasione di dialogare con chiunque abbia voglia di scrivermi. Perciò, ringrazio di cuore chi mi ha scritto e chi mi scriverà: ogni vostra singola e-mail è preziosa per me.
Tuttavia, ci tengo a precisare che: non sono una dietista né una psicologa. Di conseguenza, anche se me lo chiedete, non sono in grado di suggerirvi schemi alimentari da seguire, non vi so dire quale programma alimentare seguire per perdere/prendere peso, non sono in grado di dirvi cosa e quanto mangiare… io stessa sono seguita da una dietista, e se avete dubbi strettamente legati alla vostra alimentazione e al vostro peso, vi posso solo consigliare di rivolgervi anche voi ad una professionista. Io non lo sono, perciò sappiate che è inutile chiedermi consigli di questo tipo: non posso darvi suggerimenti prettamente dietetici perché non sono professionalmente preparata al riguardo. Posso darvi, che so, dei suggerimenti per far meno fatica a finire l’ “equilibrio alimentare”, o per far fronte al recupero del peso, ma più di questo non posso.
Allo stesso modo, non sono una psicologa. Sono felice di poter condividere con voi strategie di auto-aiuto che col tempo ho maturato durante la mia battaglia, quelle strategie che spesso riporto anche qui sul blog, perché penso che nel loro piccolo possano dare una mano… ma non vogliono in alcun modo sostituire l’aiuto che vi può dare una psicoterapia fatta con una persona competente. Diciamo che sono delle appendici a quello che si può fare con una psicoterapia. Ergo, questo mio blog NON è in alcun modo sostitutivo del lavoro individuale che ciascuna può fare tramite la psicoterapia (e dell’aiuto che può dare una dietista/nutrizionista). E ritengo che un’adeguata psicoterapia sia di basilare importanza per imparare a combattere come si deve contro l’anoressia. Questo blog serve semplicemente come auto-aiuto e come punto di condivisione per capire che nessuna di noi è sola e che è possibile darci una mano a vicenda, ma l’aiuto concreto poi ve lo danno gli specialisti che vi seguono nella vita di tutti i giorni.
Inoltre, voglio precisare che sono più che disposta a discutere con tutte voi che mi scrivete privatamente di tutto ciò che riguarda l'anoressia, anche parlando della mia esperienza personale. Ma non fatemi domande personali relative ai numeri (quanto peso, quanto sono alta, qual è il mio B.M.I., qual è stato il mio peso più basso, etc...) perchè questo è l'unico genere di domanda relativo al mio DCA cui NON rispondo. Ritengo deleterio parlare di numeri all'interno di una malattia in cui i numeri rappresentano per molte una delle fisse, nonché comunque trigger. Non scrivo mai di numeri qui sul blog per lo stesso motivo, e non intendo farlo neanche privatamente, onde evitare paragoni e confronti tipici di chi ha un DCA, nonché non permettere che chiunque non sia ancora del tutto convinta di voler combattere contro l'anoressia, leggendo determinati dati numerici, possa avere il tipico pensiero disturbato: "Se lei è arrivata a TOT allora io posso scendere di più", reiterando così ancora di più il loop distruttivo.
Infine, ultima precisazione, I’m not Superman.
Ebbene mi piacerebbe, ma no, non lo sono. Non sono una persona guarita dall’anoressia che scrive qui per svelarvi il magico segreto della guarigione dal vostro disturbo alimentare; non sono in grado di “far guarire dall’anoressia” nessuno. Posso supportarvi, posso condividere con voi quelle strategie che mi sono state utili per fare passi avanti, posso cercare di darvi dei consigli, ed è certamente quello che faccio e che ho intenzione di continuare a fare, ma non ho la capacità di “salvare” nessuna. Per il semplice fatto che la “salvezza” da un DCA è un qualcosa d’individuale, che ciascuna può conquistare soltanto lavorando su se stessa, con tanta introspezione e olio di gomito.
Perciò, se anche via e-mail mi scrivete chiedendomi come si fa a guarire, io questo non lo so, sia perché la strada e diversa per ciascuna di noi, sia perchè io per prima non sono propriamente “guarita”. Sono sicuramente fuori dalla fase peggiore dell’anoressia, ma so di non potermi considerare “guarita”. Del resto, come ho già scritto altrove, trovo la parola “guarigione” inappropriata per malattie come i DCA, indicando con il termine “guarigione” (in senso strettamente medico) la completa remissione di tutti i segni e i sintomi, sia fisici che psicologici, inerenti una determinata malattia. La mia personale opinione è che non si possa guarire da un DCA nel senso proprio del termine: per quanto il peso corretto possa essere recuperato, rimarrà sempre in noi qualcosa di questa malattia, una vocina nella testa, un approccio non proprio spontaneo al cibo, una tentazione.
Tuttavia, credo fermamente nel fatto che sia assolutamente possibile avere una remissione dell’anoressia. Avere una remissione significa che la voce dell’anoressia è sempre presente da qualche parte dentro di noi, e parla… ma che noi decidiamo scientemente, giorno dopo giorno, di non assecondarla, seguendo uno stile alimentare e uno stile di vita regolari. Essere consce della presenza interiore dell’anoressia, ma avere un corpo sano ed utilizzare strategie di coping differenti dalla restrizione alimentare: ecco cos’è la remissione… ed è un traguardo cui credo fermamente possiamo arrivare tutte quante, nessuna eccezione. Un traguardo per cui dobbiamo continuare a lottare.
Quindi, in conclusione: non sono fuori dall’anoressia, ma ho fatto dei passi avanti. Non sono qui per essere presuntuosamente presa a modello di “persona guarita dall’anoressia”, ma sono qui semplicemente per dirvi che all’anoressia c’è un’alternativa. Un’alternativa decisamente migliore. Che si può combattere, perché è quello che sto facendo. Che questo combattere porta oltre, perché è dove sto andando.
Non idealizzatemi come talvolta mi sembra facciate nelle bellissime e-mail piene di complimenti per il mio percorso che mi scrivete... mi fa piacere, per carità, non lo nego (e a chi non fa piacere ricevere dei complimenti??!), ma non è un’immagine di me rispondente alla realtà.
Io non sono Superman, sono una ragazza comunissima: questo è ciò che voglio comunicarvi. Perché il pensiero che spero vi si accenda quando leggete il mio blog è: “Ah, okay, allora se lei che è una come tante ha fatto questi passi avanti, questi progressi, non c’è alcuna ragione per cui non li possa fare anch’io”. Ed è la verità.
Tutto il mio amore,
Veggie
La mail cui mi riferisco è la seguente:
Oggetto: Ciao sono Mel :) e vorrei diventare pro ana
Testo: Ciao! Ho visto il tuo sito. La penso come te: essere pro ana è la cosa migliore al mondo! Vorrei incominciare anch'io ma non so come fare... mi daresti dei consigli :)? grazie mille ^:^
Ora, prima di pubblicare la risposta che ho cercato inutilmente di inviarle via e-mail, vorrei fare una piccola precisazione… e-ehm, non so se qualcuna di voi, così, casualmente, se ne fosse accorta ma… QUESTO NON E’ UN BLOG PRO-ANA.
Cioè, no, perché allora c’è qualcosa che io non capisco. Quindi, voi che mi leggete da più o meno tempo, rispondete a questa mia domanda: da quale/quali post di questo blog si deduce che io sia pro-ana e che reputi l’esserlo la cosa migliore al mondo?
No, ditemelo perché se esce fuori una cosa del genere mi sa che ho un problema. Tipo una doppia personalità che mi ha rubato la password.
In ogni caso, per chi come l’autrice della sovrariportata mail non l’avesse ancora capito, preciso che io non sono pro-ana. (Ma dai?!) Per sapere come la penso riguardo al fenomeno pro-ana/mia, se non l’avete già fatto v’invito a leggere la serie di post che ho raccolto sulla colonnina di destra di questo blog e che vanno sotto il nome di “Anatomia Pro-Ana”. Per sapere qual è l’obiettivo di questo blog, leggete il primo post in assoluto. Per sapere a grandi linee qual è stato il mio percorso in merito all’anoressia, leggere i post-chiave “About Me” che ho pure linkato sulla colonnina di destra. Per avere un’ulteriore delucidazione, fare caso al fatto che, tra le etichette di ogni mio post, ce n’è sempre presente una che recita “NO pro-ana”. Se dopo aver letto tutto questo nutrite ancora dei dubbi sul fatto che io possa essere pro-ana, il problema ce l’avete voi.
Precisato questo, la mia risposta per Mel:
Oggetto: Ciao sono Veggie :) e mi farei friggere i coglioni prima di diventare pro ana
Testo: Ciao Mel, scusa, ma credo che tu abbia commesso un errore nell’inviare la tua mail… Il mio sito è:
http://anoressiabulimiaafterdark.blogspot.com
ed è un sito di lotta contro l’anoressia…
Non ti consiglio certo di diventare pro-ana, se tu al termine “pro-ana” associ la malattia “anoressia”, visto che so per esperienza personale che l’anoressia è una cosa che ti devasta la vita… Perché mai pensi che “la cosa migliore al mondo” sia auto-distruggerti? Non ti consiglio di cominciare a fare un bel niente: so che adesso sei arrabbiata e che le mie parole probabilmente ti irriteranno di più, ma ti ricordo che la tua rabbia puoi sfogarla su te stessa o all'esterno, trasformandola in un'emozione più sana e creativa. Sono certa che sei una ragazza sensibile e intelligente, e stai perdendo tempo prezioso per ricercare una perfezione ed un benessere inesistenti, tempo che potresti usare invece per fare qualcosa di piacevole e positivo per te stessa. Piuttosto, se il tuo desiderio è quello di diventare pro-ana, ti consiglio di andare a parlare con una psicoterapeuta, che possa darti una mano per risolvere i tuoi problemi relativamente alla tua fisicità, ma anche e soprattutto quelli che possono essere i tuoi problemi e le tue difficoltà più profonde…
Ti abbraccio…
Veggie
Evidentemente solo chi non ha vissuto l’anoressia in prima persona e non ha la più pallida idea di cosa significhi, può permettersi di inneggiare ad Ana. E questo è quanto ho da dire sulle pro-ana.
Dato che ci sono, approfitto di questo post per fare qualche altra precisazione. Precisazioni che forse per la maggior parte di voi saranno scontate e palesi, ma considerato il contenuto di alcune delle e-mail che mi capita occasionalmente di ricevere, evidentemente non per il 100% delle persone che mi leggono certe cose sono così ovvie. Per cui, mi sembra corretto specificare.
Ringrazio innanzitutto infinitamente tutte coloro che mi scrivono e-mail col desiderio di confrontarsi e di consigliarsi relativamente alla lotta contro i DCA. Mi fa veramente molto piacere poter leggere le vostre missive, ed avere l’occasione di dialogare con chiunque abbia voglia di scrivermi. Perciò, ringrazio di cuore chi mi ha scritto e chi mi scriverà: ogni vostra singola e-mail è preziosa per me.
Tuttavia, ci tengo a precisare che: non sono una dietista né una psicologa. Di conseguenza, anche se me lo chiedete, non sono in grado di suggerirvi schemi alimentari da seguire, non vi so dire quale programma alimentare seguire per perdere/prendere peso, non sono in grado di dirvi cosa e quanto mangiare… io stessa sono seguita da una dietista, e se avete dubbi strettamente legati alla vostra alimentazione e al vostro peso, vi posso solo consigliare di rivolgervi anche voi ad una professionista. Io non lo sono, perciò sappiate che è inutile chiedermi consigli di questo tipo: non posso darvi suggerimenti prettamente dietetici perché non sono professionalmente preparata al riguardo. Posso darvi, che so, dei suggerimenti per far meno fatica a finire l’ “equilibrio alimentare”, o per far fronte al recupero del peso, ma più di questo non posso.
Allo stesso modo, non sono una psicologa. Sono felice di poter condividere con voi strategie di auto-aiuto che col tempo ho maturato durante la mia battaglia, quelle strategie che spesso riporto anche qui sul blog, perché penso che nel loro piccolo possano dare una mano… ma non vogliono in alcun modo sostituire l’aiuto che vi può dare una psicoterapia fatta con una persona competente. Diciamo che sono delle appendici a quello che si può fare con una psicoterapia. Ergo, questo mio blog NON è in alcun modo sostitutivo del lavoro individuale che ciascuna può fare tramite la psicoterapia (e dell’aiuto che può dare una dietista/nutrizionista). E ritengo che un’adeguata psicoterapia sia di basilare importanza per imparare a combattere come si deve contro l’anoressia. Questo blog serve semplicemente come auto-aiuto e come punto di condivisione per capire che nessuna di noi è sola e che è possibile darci una mano a vicenda, ma l’aiuto concreto poi ve lo danno gli specialisti che vi seguono nella vita di tutti i giorni.
Inoltre, voglio precisare che sono più che disposta a discutere con tutte voi che mi scrivete privatamente di tutto ciò che riguarda l'anoressia, anche parlando della mia esperienza personale. Ma non fatemi domande personali relative ai numeri (quanto peso, quanto sono alta, qual è il mio B.M.I., qual è stato il mio peso più basso, etc...) perchè questo è l'unico genere di domanda relativo al mio DCA cui NON rispondo. Ritengo deleterio parlare di numeri all'interno di una malattia in cui i numeri rappresentano per molte una delle fisse, nonché comunque trigger. Non scrivo mai di numeri qui sul blog per lo stesso motivo, e non intendo farlo neanche privatamente, onde evitare paragoni e confronti tipici di chi ha un DCA, nonché non permettere che chiunque non sia ancora del tutto convinta di voler combattere contro l'anoressia, leggendo determinati dati numerici, possa avere il tipico pensiero disturbato: "Se lei è arrivata a TOT allora io posso scendere di più", reiterando così ancora di più il loop distruttivo.
Infine, ultima precisazione, I’m not Superman.
Ebbene mi piacerebbe, ma no, non lo sono. Non sono una persona guarita dall’anoressia che scrive qui per svelarvi il magico segreto della guarigione dal vostro disturbo alimentare; non sono in grado di “far guarire dall’anoressia” nessuno. Posso supportarvi, posso condividere con voi quelle strategie che mi sono state utili per fare passi avanti, posso cercare di darvi dei consigli, ed è certamente quello che faccio e che ho intenzione di continuare a fare, ma non ho la capacità di “salvare” nessuna. Per il semplice fatto che la “salvezza” da un DCA è un qualcosa d’individuale, che ciascuna può conquistare soltanto lavorando su se stessa, con tanta introspezione e olio di gomito.
Perciò, se anche via e-mail mi scrivete chiedendomi come si fa a guarire, io questo non lo so, sia perché la strada e diversa per ciascuna di noi, sia perchè io per prima non sono propriamente “guarita”. Sono sicuramente fuori dalla fase peggiore dell’anoressia, ma so di non potermi considerare “guarita”. Del resto, come ho già scritto altrove, trovo la parola “guarigione” inappropriata per malattie come i DCA, indicando con il termine “guarigione” (in senso strettamente medico) la completa remissione di tutti i segni e i sintomi, sia fisici che psicologici, inerenti una determinata malattia. La mia personale opinione è che non si possa guarire da un DCA nel senso proprio del termine: per quanto il peso corretto possa essere recuperato, rimarrà sempre in noi qualcosa di questa malattia, una vocina nella testa, un approccio non proprio spontaneo al cibo, una tentazione.
Tuttavia, credo fermamente nel fatto che sia assolutamente possibile avere una remissione dell’anoressia. Avere una remissione significa che la voce dell’anoressia è sempre presente da qualche parte dentro di noi, e parla… ma che noi decidiamo scientemente, giorno dopo giorno, di non assecondarla, seguendo uno stile alimentare e uno stile di vita regolari. Essere consce della presenza interiore dell’anoressia, ma avere un corpo sano ed utilizzare strategie di coping differenti dalla restrizione alimentare: ecco cos’è la remissione… ed è un traguardo cui credo fermamente possiamo arrivare tutte quante, nessuna eccezione. Un traguardo per cui dobbiamo continuare a lottare.
Quindi, in conclusione: non sono fuori dall’anoressia, ma ho fatto dei passi avanti. Non sono qui per essere presuntuosamente presa a modello di “persona guarita dall’anoressia”, ma sono qui semplicemente per dirvi che all’anoressia c’è un’alternativa. Un’alternativa decisamente migliore. Che si può combattere, perché è quello che sto facendo. Che questo combattere porta oltre, perché è dove sto andando.
Non idealizzatemi come talvolta mi sembra facciate nelle bellissime e-mail piene di complimenti per il mio percorso che mi scrivete... mi fa piacere, per carità, non lo nego (e a chi non fa piacere ricevere dei complimenti??!), ma non è un’immagine di me rispondente alla realtà.
Io non sono Superman, sono una ragazza comunissima: questo è ciò che voglio comunicarvi. Perché il pensiero che spero vi si accenda quando leggete il mio blog è: “Ah, okay, allora se lei che è una come tante ha fatto questi passi avanti, questi progressi, non c’è alcuna ragione per cui non li possa fare anch’io”. Ed è la verità.
Tutto il mio amore,
Veggie
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martedì 8 marzo 2011
Carissime ragazze, non siete sole
Questa è una lettera che vorrei condividere con voi. È una lettera di ringraziamento che ho scritto per tutte voi.
Carissime ragazze,
Anche se vi sentite perse, anche se la strada del ricovero vi sembra di una faticosità insostenibile, anche se siete in difficoltà nel combattere contro l’anoressia, anche se siete reduce dall’ennesima ricaduta, anche se vi definite “pro-ana”/”pro-mia”, anche se siete genitori preoccupati, o fratelli, sorelle o amici, amiche, GRAZIE MILLE di leggere questo blog. Grazie mille per i commenti che mi lasciate. Grazie mille per la vostra consapevolezza che avere un DCA non è un qualcosa di cui doversi vergognare, ma un qualcosa che richiede aiuto e supporto, una cosa contro cui bisogna combattere, come molte altre avversità della vita. Grazie mille per il vostro provare a combattere, giorno dopo giorno.
Non siete sole.
Io sono dall’altra parte dello schermo, e mando energia e pensieri positive a chiunque ne abbia bisogno. E fuori di qui, ci sono tantissime altre ragazze, ragazzi, adolescenti, donne e uomini che stanno combattendo la vostra stessa battaglia. L’anoressia fa sentire sole. Vi isola. Allontana tutto il resto del mondo, tutti gli altri. Vi fa sentire come se non ci fosse nient’altro che voi e la malattia. Ma, semplicemente, questo non è vero. Per ogni paia di occhi che leggono queste parole, ce ne sono molti altri che stanno cercando di vincere la stessa battaglia.
Andate Avanti a testa alta, anche se vi sentite l’acqua alla gola.
E affrontate un giorno alla volta – è l’unico modo per poter percorrere la strada del ricovero.
L’anoressia può essere, ad oggi, la vostra realtà – ma vuoi potete cambiare la vostra realtà.
VOI POTETE CAMBIARE LA VOSTRA REALTA’.
C’è gente che non lo sa. C’è gente che se ne rende conto troppo tardi. C’è gente che non afferra il concetto. C'è gente che non ci crede.
Ma è vero, ed è tutto qui. Voi potete cambiare la vostra realtà. Le cose non devono andare così per sempre, non dev’essere anoressia per sempre.
E potete cominciare il cambiamento oggi.
Con amore, comprensione ed incoraggiamento,
Veggie
Carissime ragazze,
Anche se vi sentite perse, anche se la strada del ricovero vi sembra di una faticosità insostenibile, anche se siete in difficoltà nel combattere contro l’anoressia, anche se siete reduce dall’ennesima ricaduta, anche se vi definite “pro-ana”/”pro-mia”, anche se siete genitori preoccupati, o fratelli, sorelle o amici, amiche, GRAZIE MILLE di leggere questo blog. Grazie mille per i commenti che mi lasciate. Grazie mille per la vostra consapevolezza che avere un DCA non è un qualcosa di cui doversi vergognare, ma un qualcosa che richiede aiuto e supporto, una cosa contro cui bisogna combattere, come molte altre avversità della vita. Grazie mille per il vostro provare a combattere, giorno dopo giorno.
Non siete sole.
Io sono dall’altra parte dello schermo, e mando energia e pensieri positive a chiunque ne abbia bisogno. E fuori di qui, ci sono tantissime altre ragazze, ragazzi, adolescenti, donne e uomini che stanno combattendo la vostra stessa battaglia. L’anoressia fa sentire sole. Vi isola. Allontana tutto il resto del mondo, tutti gli altri. Vi fa sentire come se non ci fosse nient’altro che voi e la malattia. Ma, semplicemente, questo non è vero. Per ogni paia di occhi che leggono queste parole, ce ne sono molti altri che stanno cercando di vincere la stessa battaglia.
Andate Avanti a testa alta, anche se vi sentite l’acqua alla gola.
E affrontate un giorno alla volta – è l’unico modo per poter percorrere la strada del ricovero.
L’anoressia può essere, ad oggi, la vostra realtà – ma vuoi potete cambiare la vostra realtà.
VOI POTETE CAMBIARE LA VOSTRA REALTA’.
C’è gente che non lo sa. C’è gente che se ne rende conto troppo tardi. C’è gente che non afferra il concetto. C'è gente che non ci crede.
Ma è vero, ed è tutto qui. Voi potete cambiare la vostra realtà. Le cose non devono andare così per sempre, non dev’essere anoressia per sempre.
E potete cominciare il cambiamento oggi.
Con amore, comprensione ed incoraggiamento,
Veggie
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sabato 17 luglio 2010
Una parola per i genitori preoccupati
Una volta sono stata la figlia anoressica che ha fatto inconsapevolmente preoccupare da morire i suoi genitori. Adesso che ho fatto passi avanti sulla strada del ricovero e posso guardare alla situazione con più chiarezza, è più facile per me comprendere ciò di cui si avrebbe bisogno e ciò che si vorrebbe – dal punto di vista di chi soffre.
Okay, siamo schiette: entrambe le parti soffrono.
Credo che, come genitori, la cosa migliore che possiate fare per vostra figlia è volerle bene e darle tutto il vostro supporto… cosa che ovviamente state già facendo se state leggendo questo post. Provate a comprenderla. Probabilmente lei adesso pensa che nessuno possa riuscire a capire quello che sta provando e che sta passando, ma tutto quel che dovete fare è farle capire che voi non avete la pretesa di capirla, ma che VOLETE comprenderla. Ascoltarla. Che ci tenete così tanto a lei da voler provare ad aiutarla in ogni possibile modo. E che sarete sempre al suo fianco se e ogni qualvolta lei dovesse avere bisogno di voi.
Non siate insistenti. Non siate severi. Talvolta ci vuole veramente una rivelazione affinché qualcuno riesca a realizzare che si sta facendo solo del male, perciò provate semplicemente ad essere la roccia cui vostra figlia possa aggrapparsi nel momento in cui si sentirà scivolare il terreno da sotto i piedi. Ci sono milioni di modi per cercare di farle capire che ha imboccato una strada senza uscita, senza bisogno di ricorrere a punizioni, a obblighi, senza condannarla, farla sentire in colpa, o farla stare ancora peggio di quanto già non stia.
I miei genitori hanno fatto cose sbagliate nei miei confronti, pur credendo di fare bene. Ma in effetti è difficile per i genitori – e per chiunque! – riuscire a capire come relazionarsi a una figlia con un DCA, specialmente se la figlia non è più una bambina ma già una giovane donna.
Chiedetele se lei vuole che voi facciate qualcosa in particolare. Chiedetele se vuole più autonomia, supporto, risorse per percorrere la strada del ricovero, informazioni su centri specializzati per DCA o su psicoterapeuti locali, una spalla su cui piangere, e così via… Molto probabilmente lei vi risponderà che non vuole niente di tutto questo. Ma se fossi io (e lo sono stata), mi avrebbe fatto un piacere infinito, dentro di me, anche se magari non lo avrei mai ammesso, se i miei genitori mi avessero chiesto qualcosa del genere.
Se vostra figlia è già in cura presso un centro per DCA o presso una psicoterapeuta: Sicuramente questo rappresenta un’enorme forma di supporto e uno dei modi più efficaci per combattere l’anoressia, ma ciò non significa che vostra figlia non abbia bisogno di nessun’altra forma di supporto. Quindi, continuate comunque a strale vicino e a suggerirle ulteriori strategie per combattere il DCA; per esempio potreste suggerirle di unirsi ad un gruppo di auto-aiuto guidato come quelli che vengono realizzati in numerose cliniche specializzate.
Purtroppo molto spesso i gruppi di auto-aiuto guidato non sono pubblicizzati e sono difficili da scoprire. Cercate d’informarvi presso le ASL/USL, fate una ricerca on-line, chiedete al vostro medico di famiglia o a un qualche medico specialista in DCA con cui siete in contatto per avere informazioni al riguardo. Nessuna pressione al riguardo… ma vale sempre la pena di fare un tentativo, quindi provate a tenere quest’idea in un angolino della vostra mente.
Posso comprendere come vi sentite. Ripensando a quello che è stato il mio vissuto con i miei genitori, adesso mi rendo conto quanto loro ci siano stati male e quanto si siano sentiti incapaci di fare alcunché, impotenti e completamente disarmati quando io ero nel pieno dell’anoressia.
Siate sempre pronti ad ascoltare vostra figlia, ma se lei non vuole parlane, non fatele pressione. Tutto quel che potete fare è cercare di fare del vostro meglio per aiutarla, tutto il resto dipende solo da lei. Nessuno può combattere al suo posto – e se qualcuno lo fa, non risolve comunque. E’ lei che deve fare una scelta per se stessa e combattere per raggiungere i suoi obiettivi mantenendosi sulla strada del ricovero.
Ma voi potete supportarla nel suo tentativo di combattere contro l’anoressia.
Mostratele quanto la vita possa essere bella senza l’anoressia, anziché cercare di farla vedere quanto sia brutta la sua vita con un DCA.
Okay, siamo schiette: entrambe le parti soffrono.
Credo che, come genitori, la cosa migliore che possiate fare per vostra figlia è volerle bene e darle tutto il vostro supporto… cosa che ovviamente state già facendo se state leggendo questo post. Provate a comprenderla. Probabilmente lei adesso pensa che nessuno possa riuscire a capire quello che sta provando e che sta passando, ma tutto quel che dovete fare è farle capire che voi non avete la pretesa di capirla, ma che VOLETE comprenderla. Ascoltarla. Che ci tenete così tanto a lei da voler provare ad aiutarla in ogni possibile modo. E che sarete sempre al suo fianco se e ogni qualvolta lei dovesse avere bisogno di voi.
Non siate insistenti. Non siate severi. Talvolta ci vuole veramente una rivelazione affinché qualcuno riesca a realizzare che si sta facendo solo del male, perciò provate semplicemente ad essere la roccia cui vostra figlia possa aggrapparsi nel momento in cui si sentirà scivolare il terreno da sotto i piedi. Ci sono milioni di modi per cercare di farle capire che ha imboccato una strada senza uscita, senza bisogno di ricorrere a punizioni, a obblighi, senza condannarla, farla sentire in colpa, o farla stare ancora peggio di quanto già non stia.
I miei genitori hanno fatto cose sbagliate nei miei confronti, pur credendo di fare bene. Ma in effetti è difficile per i genitori – e per chiunque! – riuscire a capire come relazionarsi a una figlia con un DCA, specialmente se la figlia non è più una bambina ma già una giovane donna.
Chiedetele se lei vuole che voi facciate qualcosa in particolare. Chiedetele se vuole più autonomia, supporto, risorse per percorrere la strada del ricovero, informazioni su centri specializzati per DCA o su psicoterapeuti locali, una spalla su cui piangere, e così via… Molto probabilmente lei vi risponderà che non vuole niente di tutto questo. Ma se fossi io (e lo sono stata), mi avrebbe fatto un piacere infinito, dentro di me, anche se magari non lo avrei mai ammesso, se i miei genitori mi avessero chiesto qualcosa del genere.
Se vostra figlia è già in cura presso un centro per DCA o presso una psicoterapeuta: Sicuramente questo rappresenta un’enorme forma di supporto e uno dei modi più efficaci per combattere l’anoressia, ma ciò non significa che vostra figlia non abbia bisogno di nessun’altra forma di supporto. Quindi, continuate comunque a strale vicino e a suggerirle ulteriori strategie per combattere il DCA; per esempio potreste suggerirle di unirsi ad un gruppo di auto-aiuto guidato come quelli che vengono realizzati in numerose cliniche specializzate.
Purtroppo molto spesso i gruppi di auto-aiuto guidato non sono pubblicizzati e sono difficili da scoprire. Cercate d’informarvi presso le ASL/USL, fate una ricerca on-line, chiedete al vostro medico di famiglia o a un qualche medico specialista in DCA con cui siete in contatto per avere informazioni al riguardo. Nessuna pressione al riguardo… ma vale sempre la pena di fare un tentativo, quindi provate a tenere quest’idea in un angolino della vostra mente.
Posso comprendere come vi sentite. Ripensando a quello che è stato il mio vissuto con i miei genitori, adesso mi rendo conto quanto loro ci siano stati male e quanto si siano sentiti incapaci di fare alcunché, impotenti e completamente disarmati quando io ero nel pieno dell’anoressia.
Siate sempre pronti ad ascoltare vostra figlia, ma se lei non vuole parlane, non fatele pressione. Tutto quel che potete fare è cercare di fare del vostro meglio per aiutarla, tutto il resto dipende solo da lei. Nessuno può combattere al suo posto – e se qualcuno lo fa, non risolve comunque. E’ lei che deve fare una scelta per se stessa e combattere per raggiungere i suoi obiettivi mantenendosi sulla strada del ricovero.
Ma voi potete supportarla nel suo tentativo di combattere contro l’anoressia.
Mostratele quanto la vita possa essere bella senza l’anoressia, anziché cercare di farla vedere quanto sia brutta la sua vita con un DCA.
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venerdì 29 gennaio 2010
Una e-mail per Ilaria
Questa è una vera e-mail – per una ragazza che lascia spesso i suoi commenti su questo blog: Ilaria.
Ma potrebbe essere anche una e-mail per ognuna di voi, se cambiassi qualche piccolo dettaglio.
Ilaria sta combattendo contro il suo demone. E io sto combattendo per trovare le parole giuste per afferrare le sue mani e tirarla con me sulla strada della luce.
Carissima Ilaria,
senti che ci stai ricadendo. Che non stai bene con te stessa. Che sei confusa. Questo traspare chiaramente dalle tue parole. Ma la tua luce non si è spenta, perchè continuo ad avvertirne il riverbero. Sono preoccupata per te? Sì. Ti voglio bene, non potrei non esserlo. Ho fiducia nelle tue capacità di rialzarti? Sì. Sempre. Perchè? Perchè so che ce la puoi fare. So che puoi farcela perchè l’hai già fatto. Se non lo pensassi, non starei ancora qui a cercare di afferrare la tua mano.
So che sei molto più forte di quel che credi. E so che sei MOLTO più forte dell’anoressia. So che sei una guerriera della luce. Accipicchia, penso che chiunque ti conosca lo sappia! Te ne stai forse dimenticando?
Non posso lasciartelo dimenticare. Non posso lasciarti mandare a puttane tutti i progressi che hai fatto negli ultimi mesi. Tu meriti il meglio, e percorrere la strada del ricovero è l’unico “meglio” che esiste. Credimi. Per favore, credimi. So che c’è una parte di te che vorrebbe semplicemente arrendersi all’anoressia e lasciarla avere la meglio perchè non combattere è più facile, costa meno impegno assecondare l’ossessione che respingerla. Ma tu non sei una che molla. L’anoressia potrà pure urlarti “Devi tornare a perdere peso!” e sputare numeri su numeri nella bilancia mentale che opera anche quando tenti di costruire qualcosa di diverso, ma è tutto un bluff. Se l’anoressia urla, è perché è debole. Cercare di sovrastare la voce dell’avversario è la risorsa dei perdenti.
So che tu puoi rialzarti ancora una volta – in parte da sola, in parte grazie all’aiuto delle persone che ti stanno vicine, in parte grazie all’aiuto di specialisti. Il punto è che tu puoi avere la meglio contro l’anoressia, non arrendendoti alle sue lusinghe, ma con la tua determinazione, la tua vera bellezza (la tua bellezza interiore, il tuo sorriso e, sì – un corpo che è delizioso, che tu te ne renda conto o meno), la tua intelligenza, la tua passione, la tua creatività, la tua capacità d’ironizzare e di ragionare sulle cose, di vederle per come sono realmente senza raccontarti bugie.
Tu hai veramente una grande capacità di vedere e cose per come sono realmente senza raccontarti bugie.
E, indovina un po’?! E’ una delle prime cose che l’anoressia ti potrerà via. Lo so che una parte di te pensa che le cose potrebbero pure andare meglio se tu continuassi a rimanere nell’anoressia lasciando che le ossessioni e la sua visione distorta abbiano la meglio… ma è un errore. E’ una delle tante bugie che l’anoressia racconta. E io non voglio che tu ci creda. Non di nuovo.
Sembra sempre che per quanti sforzi si faccia, si cammini in tondo e quindi si finisca sempre e comunque per tornare al punto di partenza. Lo so. Lo so che la strada del ricovero sembra così dura, così difficile, così invasiva, così opprimente, così impossibile. E so che c’è una vocina dentro di te che sta gridando: “Ma non è quello che voglio! Io voglio dimagrire di nuovo! Io voglio stare male perché così la gente mi presterà di nuovo attenzione!”. Ma ogni volta che crederai in ciò che dice questa vocina, perderai una parte di te. E non intendo i chili.
Non voglio che ti arrendi.
Vorrei che tu fossi qui accanto a me, adesso. Vorrei che tu venissi in palestra con me per fare karate insieme, e darci una mano a combattere contro un’avversaria comune. Vorrei farti capire quanto profondamente ti voglio bene. E vorrei anche accogliere il tuo sfogo e la tua rabbia e le tue lacrime e il tuo sclero. Ogni volta. Ogni volta che non darai ascolto a quella vocina.
E, un’ultima cosa: L’anoressia è una gran rottura di coglioni.
Lo so che è una gran rottura di coglioni. E lo so che è un inferno della peggio specie: un inferno senza morte. Ma io sono qui per te. E il momento giusto per rialzarti ed andare avanti è ADESSO.
Puoi farlo.
Puoi farcela.
No, puoi farcela.
No, PUOI FARCELA.
No, PUOI FARCELA!!!!!!
Okay?!
Ti voglio bene. Tanto tanto.
Tutto il mio amore,
Veggie
Ragazze, potreste dire anche voi qualcosa ad Ilaria? Il vostro supporto è sempre così tanto efficace…
Ma potrebbe essere anche una e-mail per ognuna di voi, se cambiassi qualche piccolo dettaglio.
Ilaria sta combattendo contro il suo demone. E io sto combattendo per trovare le parole giuste per afferrare le sue mani e tirarla con me sulla strada della luce.
Carissima Ilaria,
senti che ci stai ricadendo. Che non stai bene con te stessa. Che sei confusa. Questo traspare chiaramente dalle tue parole. Ma la tua luce non si è spenta, perchè continuo ad avvertirne il riverbero. Sono preoccupata per te? Sì. Ti voglio bene, non potrei non esserlo. Ho fiducia nelle tue capacità di rialzarti? Sì. Sempre. Perchè? Perchè so che ce la puoi fare. So che puoi farcela perchè l’hai già fatto. Se non lo pensassi, non starei ancora qui a cercare di afferrare la tua mano.
So che sei molto più forte di quel che credi. E so che sei MOLTO più forte dell’anoressia. So che sei una guerriera della luce. Accipicchia, penso che chiunque ti conosca lo sappia! Te ne stai forse dimenticando?
Non posso lasciartelo dimenticare. Non posso lasciarti mandare a puttane tutti i progressi che hai fatto negli ultimi mesi. Tu meriti il meglio, e percorrere la strada del ricovero è l’unico “meglio” che esiste. Credimi. Per favore, credimi. So che c’è una parte di te che vorrebbe semplicemente arrendersi all’anoressia e lasciarla avere la meglio perchè non combattere è più facile, costa meno impegno assecondare l’ossessione che respingerla. Ma tu non sei una che molla. L’anoressia potrà pure urlarti “Devi tornare a perdere peso!” e sputare numeri su numeri nella bilancia mentale che opera anche quando tenti di costruire qualcosa di diverso, ma è tutto un bluff. Se l’anoressia urla, è perché è debole. Cercare di sovrastare la voce dell’avversario è la risorsa dei perdenti.
So che tu puoi rialzarti ancora una volta – in parte da sola, in parte grazie all’aiuto delle persone che ti stanno vicine, in parte grazie all’aiuto di specialisti. Il punto è che tu puoi avere la meglio contro l’anoressia, non arrendendoti alle sue lusinghe, ma con la tua determinazione, la tua vera bellezza (la tua bellezza interiore, il tuo sorriso e, sì – un corpo che è delizioso, che tu te ne renda conto o meno), la tua intelligenza, la tua passione, la tua creatività, la tua capacità d’ironizzare e di ragionare sulle cose, di vederle per come sono realmente senza raccontarti bugie.
Tu hai veramente una grande capacità di vedere e cose per come sono realmente senza raccontarti bugie.
E, indovina un po’?! E’ una delle prime cose che l’anoressia ti potrerà via. Lo so che una parte di te pensa che le cose potrebbero pure andare meglio se tu continuassi a rimanere nell’anoressia lasciando che le ossessioni e la sua visione distorta abbiano la meglio… ma è un errore. E’ una delle tante bugie che l’anoressia racconta. E io non voglio che tu ci creda. Non di nuovo.
Sembra sempre che per quanti sforzi si faccia, si cammini in tondo e quindi si finisca sempre e comunque per tornare al punto di partenza. Lo so. Lo so che la strada del ricovero sembra così dura, così difficile, così invasiva, così opprimente, così impossibile. E so che c’è una vocina dentro di te che sta gridando: “Ma non è quello che voglio! Io voglio dimagrire di nuovo! Io voglio stare male perché così la gente mi presterà di nuovo attenzione!”. Ma ogni volta che crederai in ciò che dice questa vocina, perderai una parte di te. E non intendo i chili.
Non voglio che ti arrendi.
Vorrei che tu fossi qui accanto a me, adesso. Vorrei che tu venissi in palestra con me per fare karate insieme, e darci una mano a combattere contro un’avversaria comune. Vorrei farti capire quanto profondamente ti voglio bene. E vorrei anche accogliere il tuo sfogo e la tua rabbia e le tue lacrime e il tuo sclero. Ogni volta. Ogni volta che non darai ascolto a quella vocina.
E, un’ultima cosa: L’anoressia è una gran rottura di coglioni.
Lo so che è una gran rottura di coglioni. E lo so che è un inferno della peggio specie: un inferno senza morte. Ma io sono qui per te. E il momento giusto per rialzarti ed andare avanti è ADESSO.
Puoi farlo.
Puoi farcela.
No, puoi farcela.
No, PUOI FARCELA.
No, PUOI FARCELA!!!!!!
Okay?!
Ti voglio bene. Tanto tanto.
Tutto il mio amore,
Veggie
Ragazze, potreste dire anche voi qualcosa ad Ilaria? Il vostro supporto è sempre così tanto efficace…
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domenica 17 gennaio 2010
Memories of a special day...

Perché ho guardato nei tuoi occhi, e c’era lo stesso riflesso presente nei miei.
Carissima Fighter, la prima cosa che vorrei dirti, che vorrei gridare se potessi, è che sono qui. Che ci sono. Che sono pronta per ogni tuo sfogo. Che sono felice che ieri, in una giornata dove ti sei guardata dall’interno e poi dall’esterno, dove ti sei cercata e respinta, dove hai cercato un filo e l’hai trovato di acciaio e forse ti ha stretto il collo, hai voluto condividerlo con me. Mi hai mostrato un pezzo del tuo dolore, un pezzo tutto tuo che forse hai sempre reputato incondivisibile. Mi è arrivato tutto. E ti ringrazio, ti ringrazio perché so quanto sia vergognoso farlo, quanto ci si possa sentire stupide. Sono contenta che ti sia sentita libera di parlare con me. Non potrei mai reputarti stupida per ciò che mi hai detto. Non mi fai paura. Mi fanno paura tutti quelli che affermano di non avere mai paura, tristezza, rabbia, noia. Mi fanno paura perché non riconoscono di essere umani.
Mente parlavamo, ieri pomeriggio, mi hai detto che razionalmente capisci le cose ma poi non riesci ad applicarle, e ti chiedi dov’è che sbagli. Io non ho una risposta, però quello che vedo in me come l’errore più clamoroso è stato il sentirmi perennemente sbagliata. L’errore più grosso.
Cerchi di definirti, di capire chi sei e cosa vuoi dal futuro. Però credimi, Fighter, nessuna etichetta ti basterà. Anoressica, bulimica, borderline, depressa, autolesionista, essere umano, maggiorenne, donna, bambina, figlia, compagna, controllata, malata, disperata, morta, viva… non ti basterà. Non ti basterà perché ogni giorno si saltella tra le mille etichette che ci diamo, perché ogni giorno ci mettiamo sulla fronte Post-It diversi sui quali scriviamo una parola che chi ci guarda non sa leggere, che noi stesse non riusciamo a leggere, che la pioggia cancella, che il vento lascia volare via. E allora ce ne marchiamo a fuoco un’altra, ma anche quella si cicatrizza, viene coperta dai capelli, occhi distratti se ne dimenticano… per qualche istante ce ne dimentichiamo. Non ci basterà definirci perché il nostro muoverci non ce lo permette. Ma questa è una ricchezza. È una ricchezza che rischia di farci sembrare povere, derelitte: è la ricchezza di sapere di non sapere, di avere chiaro quanto sia ciò che ci manchi. Però dovresti faticosamente tentare di gettare uno sguardo su quello che hai, perché non esiste il niente. Dimmi dolore, dimmi senso di vuoto, dimmi rabbia, disperazione, dimmi voglia di morire, dimmi voglia di cambiare, dimmi incapacità di rispondere attivamente a questa voglia, ma non dirmi niente. Mi prendi in giro. Ti prendi in giro. Non rispetti il dolore che hai dentro. Almeno quello consideralo. Perché anche se ci fosse solo lui come mi è sembrato tante volte, non è neanche paragonabile al niente.
Riconosco la difficoltà nel seguire il “regime alimentare” di cui mi hai parlato, soprattutto nei primi momenti. Però credo che sia importante. È importante perché se tramite questo “regime alimentare” riusciamo a metterci d’accordo con il DCA in qualche modo vuol dire che ci interagiamo e che non lasciamo che ci divori interamente. Non ci saremmo potute abbracciare ieri. Io avrei perso tanto se non avessi vissuto ieri pomeriggio.
Anni ed anni spesi in compagnia di un DCA sono tanti. Sembrano una vita intera. Forse lo sono. Dunque, l’equazione che viene in mente immediatamente è: “è stato così sempre = sarà così sempre”. Non è detto che non sia vero. Quello che è vero è che non possiamo pretendere che la vita segua un linguaggio matematico. Essa segue un linguaggio che non conosciamo, o che conosciamo solo in parte. Ma lei segue una logica imprevedibile, improvvisata certe volte. Con questo, quell’equazione maledetta ogni tanto mi salta in mente e sento che mi schiaccia. Ma è un’equazione mia. La vita può fregarsene. Se poi non se ne frega, forse sono io a suggerirgliela.
Eppure, nonostante i quintali di buio che sembrano permeare una vita in compagnia dell’anoressia, ieri pomeriggio ho visto da una fessurina uno spiraglio di luce. Un’opportunità. Perché, volendo, ogni giorno lo è. Se solo avessimo la forza di coglierla. Se non ci fosse tutta questa presunzione, questa convinzione, questa ostinazione, questa paura.
In ogni caso, Fighter, per qualsiasi cosa, io ci sono. Ci sono. Mi sembra strano dirlo, ma ci sono. Voglio rivederti ancora, riabbracciarti ancora, ascoltare le tue parole. Perchè c’è una vita intera dentro. C’è dolore, ci sono tanti scuotimenti del capo. Ma non è affatto vero che non c’è niente. Ogni tua parola, ieri, per me è stata un regalo immenso. Magari non riesco neanche a farti capire quanto lo sia stata.
Vorrei solo dirti che ti penso. Che sei in ogni passo che faccio. Costantemente nei miei pensieri. Ti penso, ti intrecci con me e con tutto quello che ho (dalla speranza alla fatica al dolore).
Perché ho guardato nei tuoi occhi, e c’era la stessa luce presente nei miei.
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mercoledì 10 giugno 2009
A voi la parola / 8
Quando si dice che davvero le parole non bastano per esprimere quello che si ha dentro. Quando quello che si prova trascende ogni possibilità di verbalizzazione. Perciò non riesco a descrivere quello che ho provato quando ho letto le parole di Jonny. Non ci riesco proprio. Un pugno nello stomaco, un qualcosa che ti toglie il fiato. Parole per descrivere l’inesprimibile. Parole di sofferenza e di coraggio. Parole che mirano dritto al bersaglio. E fanno centro.
Cara anoressia,
finalmente ho trovato il coraggio di scriverti. Ci sono alcune cose che non ti ho ancora raccontato, ma non preoccuparti: succede anche nelle più grandi amicizie che rimanga qualche segreto.
Tu sei mia amica. La mia migliore amica. Cazzo, se lo sei. Lo sei stata per tutti questi anni, lo sei stata da un tempo di cui non ho più memoria.
Non deve essere stato molto difficile avvicinarsi a me: la ragazzina maschiaccio, piena di falsa sicurezza da svendere agli altri, tormentata, quasi senza un nome…Tu un nome me l’hai promesso. Mi hai promesso il nome più bello, mi hai fatto tante di quelle promesse che neanche le ricordo tutte… Ma la promessa più importante, anoressia? Che ne è della promessa che un giorno sarei stata tutto quel che desideravo?
Tu sei una dannata bugiarda, e bugiarda lo sono diventata anch’io. Con gli altri, ma soprattutto con me stessa.
Così tanti anni, così tanti avvenimenti…Tu sei stata testimone di ogni fatto, aggrappata con le unghie sulle mie spalle, tumore bastardo che si è sempre più ingigantito spezzandomi in due la schiena.
Tu hai visto ogni cosa.
In un’anima dove non esisteva alcuna regola, tu sei stata la mia legge, trascendente e onniveggente.
Insieme a te sono cresciuta, sono diventata grande. Mi hai affiancato in ogni passo.
Sei sempre stata lì. Quando avevo bisogno, sapevo che voltandomi avrei goduto del tuo dolce, effimero abbraccio.
Eri lì. Sempre.
Eri lì quando volevo diventare qualcosa fuori dal comune. Nothing but usual.
Eri lì quando il modello di una sorella minore perfetta era troppo irraggiungibile per poterci arrivare da sola.
Eri lì quando una madre sempre distante non prestava attenzione alle mie parole.
Eri lì alla punizione paterna della prima sigaretta sgamata.
Eri lì quando tutte le attenzioni degli altri mi lusingavano per la mia magrezza.
Eri lì quando ho cercato una soluzione ai miei problemi.
Erì lì quando non c’era nessun altro.
Eri lì quando ho macchiato la mia fedina penale.
Eri lì quando le giornate passavano grevi e si gettavano a capofitto nell’oblio.
Eri lì quando trascorrevo interi pomeriggi in palestra.
Eri lì quando mi hanno ritirato la patente.
Eri lì quando ho scoperto l’inebriante sapore del sangue.
Eri lì quando la lametta andava più a fondo che poteva, quando la carne impudicamente si apriva. Eri lì quando la siringa scoprì la vena.
Eri lì quando tagli, lividi, buchi e bruciature erano tutto ciò di cui avevo il controllo.
Eri lì accanto ad ogni arrabbiatura, ad ogni cazzata, ad ogni pulsione suicida.
Eri lì tutte le volte che alcool e canne mi hanno avvelenato.
Eri lì quando sono andata in overdose e mi hanno “ripresa per i capelli”.
Eri lì quando sono entrata in comunità, e quando sono scappata.
Eri lì quando sono stata ricoverata in clinica per ragazze con DCA.
Eri lì quando ho continuato a fare stronzate.
Eri lì quando mi sono presa quello che volevo, senza ottenere quello che desideravo.
Eri sempre lì: in ogni tentativo di autodistruzione.
Forse ho tralasciato qualche avvenimento, ma sono sicura che tu rammenti tutto.
Tu sei stata con me anche quando ho cominciato a provare a rialzarmi, ma non mi hai aiutato. È stato solo il degenero.
Hai sempre e solo cercato di avere la meglio su di me.
Ma ora non è più così, anoressia.
Ora ho deciso di cominciare a lottare sul serio, anche se mi fa male. Un sacco di male, in effetti. Cazzo, se ne fa.
Ora non ho più bisogno di te. Non voglio più avere bisogno di te.
Io non ti voglio più, anoressia.
Ti amo e ti odio e vorrei che mi restassi vicino per sempre, ma non posso farlo perchè porterai sempre e solo dannatissime illusioni.
Tu hai riempito di piaghe la mia vita. Tu me l’hai rovinata. Maledizione! Non sono abbastanza i motivi per farti andare via?
E allora perché sto già scappando, mentre non riesco a stringere più a fondo? E ora che sto correndo vorrei che fossi qui con me, che fossi qui…
Cara anoressia, tu mi hai messo nei guai fino al collo, ti sei presa tutto, non mi hai restituito niente. Sì, sei stata brava, certo più di me, a ingannarmi senza maschera, e io cretina a fidarmi di te. Ti ho creduto, mi sono illusa, mi sono dannata. Ma oggi so chi sei veramente. Sei il gioco che non vinco mai. Sei il mio sbaglio più grande… che rabbia che mi fai!! Sei il vuoto sotto i miei passi e la trappola dei miei giorni. Sei il mio più grande errore. Un errore che ripeterei. Anche subito. Ma, cazzo, adesso mi chiedo: davvero ne vale la pena? E se mi do il permesso di farmi questa domanda, significa che in realtà conosco già la risposta.
Nei meandri della mia anima provo quasi dolore di fronte a quest’abbandono, ma è ora che ognuna vada per la propria strada.
Ti ho già detto che sei la mia migliore amica e, di sicuro, nella mia mente, saremo amiche per sempre… Ma, nella mia vita, ora ti dico:
ADDIO ANORESSIA.
Tua (spero non più)
Jonny
P.S.= “A voi la parola” torna a Luglio…
Cara anoressia,
finalmente ho trovato il coraggio di scriverti. Ci sono alcune cose che non ti ho ancora raccontato, ma non preoccuparti: succede anche nelle più grandi amicizie che rimanga qualche segreto.
Tu sei mia amica. La mia migliore amica. Cazzo, se lo sei. Lo sei stata per tutti questi anni, lo sei stata da un tempo di cui non ho più memoria.
Non deve essere stato molto difficile avvicinarsi a me: la ragazzina maschiaccio, piena di falsa sicurezza da svendere agli altri, tormentata, quasi senza un nome…Tu un nome me l’hai promesso. Mi hai promesso il nome più bello, mi hai fatto tante di quelle promesse che neanche le ricordo tutte… Ma la promessa più importante, anoressia? Che ne è della promessa che un giorno sarei stata tutto quel che desideravo?
Tu sei una dannata bugiarda, e bugiarda lo sono diventata anch’io. Con gli altri, ma soprattutto con me stessa.
Così tanti anni, così tanti avvenimenti…Tu sei stata testimone di ogni fatto, aggrappata con le unghie sulle mie spalle, tumore bastardo che si è sempre più ingigantito spezzandomi in due la schiena.
Tu hai visto ogni cosa.
In un’anima dove non esisteva alcuna regola, tu sei stata la mia legge, trascendente e onniveggente.
Insieme a te sono cresciuta, sono diventata grande. Mi hai affiancato in ogni passo.
Sei sempre stata lì. Quando avevo bisogno, sapevo che voltandomi avrei goduto del tuo dolce, effimero abbraccio.
Eri lì. Sempre.
Eri lì quando volevo diventare qualcosa fuori dal comune. Nothing but usual.
Eri lì quando il modello di una sorella minore perfetta era troppo irraggiungibile per poterci arrivare da sola.
Eri lì quando una madre sempre distante non prestava attenzione alle mie parole.
Eri lì alla punizione paterna della prima sigaretta sgamata.
Eri lì quando tutte le attenzioni degli altri mi lusingavano per la mia magrezza.
Eri lì quando ho cercato una soluzione ai miei problemi.
Erì lì quando non c’era nessun altro.
Eri lì quando ho macchiato la mia fedina penale.
Eri lì quando le giornate passavano grevi e si gettavano a capofitto nell’oblio.
Eri lì quando trascorrevo interi pomeriggi in palestra.
Eri lì quando mi hanno ritirato la patente.
Eri lì quando ho scoperto l’inebriante sapore del sangue.
Eri lì quando la lametta andava più a fondo che poteva, quando la carne impudicamente si apriva. Eri lì quando la siringa scoprì la vena.
Eri lì quando tagli, lividi, buchi e bruciature erano tutto ciò di cui avevo il controllo.
Eri lì accanto ad ogni arrabbiatura, ad ogni cazzata, ad ogni pulsione suicida.
Eri lì tutte le volte che alcool e canne mi hanno avvelenato.
Eri lì quando sono andata in overdose e mi hanno “ripresa per i capelli”.
Eri lì quando sono entrata in comunità, e quando sono scappata.
Eri lì quando sono stata ricoverata in clinica per ragazze con DCA.
Eri lì quando ho continuato a fare stronzate.
Eri lì quando mi sono presa quello che volevo, senza ottenere quello che desideravo.
Eri sempre lì: in ogni tentativo di autodistruzione.
Forse ho tralasciato qualche avvenimento, ma sono sicura che tu rammenti tutto.
Tu sei stata con me anche quando ho cominciato a provare a rialzarmi, ma non mi hai aiutato. È stato solo il degenero.
Hai sempre e solo cercato di avere la meglio su di me.
Ma ora non è più così, anoressia.
Ora ho deciso di cominciare a lottare sul serio, anche se mi fa male. Un sacco di male, in effetti. Cazzo, se ne fa.
Ora non ho più bisogno di te. Non voglio più avere bisogno di te.
Io non ti voglio più, anoressia.
Ti amo e ti odio e vorrei che mi restassi vicino per sempre, ma non posso farlo perchè porterai sempre e solo dannatissime illusioni.
Tu hai riempito di piaghe la mia vita. Tu me l’hai rovinata. Maledizione! Non sono abbastanza i motivi per farti andare via?
E allora perché sto già scappando, mentre non riesco a stringere più a fondo? E ora che sto correndo vorrei che fossi qui con me, che fossi qui…
Cara anoressia, tu mi hai messo nei guai fino al collo, ti sei presa tutto, non mi hai restituito niente. Sì, sei stata brava, certo più di me, a ingannarmi senza maschera, e io cretina a fidarmi di te. Ti ho creduto, mi sono illusa, mi sono dannata. Ma oggi so chi sei veramente. Sei il gioco che non vinco mai. Sei il mio sbaglio più grande… che rabbia che mi fai!! Sei il vuoto sotto i miei passi e la trappola dei miei giorni. Sei il mio più grande errore. Un errore che ripeterei. Anche subito. Ma, cazzo, adesso mi chiedo: davvero ne vale la pena? E se mi do il permesso di farmi questa domanda, significa che in realtà conosco già la risposta.
Nei meandri della mia anima provo quasi dolore di fronte a quest’abbandono, ma è ora che ognuna vada per la propria strada.
Ti ho già detto che sei la mia migliore amica e, di sicuro, nella mia mente, saremo amiche per sempre… Ma, nella mia vita, ora ti dico:
ADDIO ANORESSIA.
Tua (spero non più)
Jonny
P.S.= “A voi la parola” torna a Luglio…
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domenica 26 aprile 2009
A voi la parola / 7
L’appuntamento di questo mese con “A voi la parola” passa il testimone a Fede (nei commenti, olte che con il suo nome, anche come MyLastDance), che a poco a poco sta acquisendo la consapevolezza di quanto l’anoressia possa essere distruttiva, e di quanto sia importante cominciare a combattere per noi stesse, e non più contro noi stesse. Un cammino di consapevolezza che richiede tempo, forza e determinazione, ma che può iniziare proprio da oggi, e proprio da qui.
Ho deciso di scrivere una lettera a me stessa, alla Fede che da tempo non vedo più.
Cara Fede,
sono io. Ti ricordi di me? E' passato tanto tempo dall'ultima volta in cui ti ho vista. Ti ho persa [di vista], mi sei sfuggita, sei voluta scappare.
Questa lettera saprà parlarti, spero, di me.
Sono la ragazza spensierata di sempre: quella che passava intere giornate stesa sul letto a fantasticare sul proprio futuro.
Ricordi? Ci facevamo scorpacciate di pane e nutella, di caramelle, di cioccolattini, di film e telefilm.
Ricordi? Odiavamo il mondo perchè eravamo convinte non potesse capirci, così ci davamo appuntamento subito dopo scuola.
Gettavamo sul letto la cartella e con questa qualche pensiero un pò più spento.
Ballavamo come scatenate ascoltando "Fame" e con quel "I'm gonna learn how to fly" proiettavamo noi stesse nei nostri sogni color rosa confetto.
Ricordi quando facevamo le bolle di sapone in quelle notti insonni d'estate? Tu ora hai smesso di farle, come hai smesso di sognare. Hai spento tutte le stelle nel tuo cielo per dedicarti, come dici tu, "a te stessa". Così hai creato una barriera persino con me, con la tua amica di sempre.
Ti ho vista nascere, ti sono sempre stata accanto, nei momenti più euforici e in quelli in cui le lacrime cadevano pesanti come goccioloni sulla scrivania.
E ora? Cosa ti è successo? Guardati allo specchio, una volta per tutte senza vedere solo orgogliosamente quelle ossa spuntare.
Fallo. Ma fallo Guardandoti in profondità. Guarda oltre.
Cosa n'è rimasto di quella Fede con cui scrivevo il diario e parlavo per ore d'amore? Nulla. Sei diventata lo spettro dei tuoi stessi timori. E ora non credi più nell'anima gemella, e fuggi da qualsiasi legami sentimentale. Allontani tutti.
Tremi se solo una farfalla ti sfiora la spalla e non sogni più, fai solo incubi. Le notti in bianco ora non le passi più a fare bolle di sapone, ma senti il rumore della tua pancia e con lo stesso stupido orgoglio ti prometti che mangerai ancora meno il giorno successivo. E che saresti disposta a vomitare l'anima pur di autodistruggerti.
Ricordi quando insieme fumavamo quelle sigarette di nascosto per puro spirito di ribellione adolescenziale? Ora di adolescenziale ti è rimasto solo l'istinto suicida, solo la parte marcia. Hai ripreso a fumare ma sperando che al tuo corpo arrivi quella macchia per diffondersi. Parti dai tuoi polmoni per arrivare al cibo, elemento di sopravvivenza. Non lo fai per essere bella, perchè non riesci nemmeno a vedere la luce che regali a chi incroci per strada sorridendogli. Non sai essere nemmeno vanitosa in questo cammino che hai deciso di intraprendere.
Lo fai per autolesionismo. Hai spezzato il tuo cervello, l'hai frantumato. Hai reagito ai colpi bassi della vita in modo imprevedibile e tutto ti sta sfuggendo di mano. Ma tu stupidamente ti sei convinta di aver fatto la scelta giusta. Nomini spesso la parola "controllo" come se fossi un macchinario, un congegno elettronico, un computer.
Hai deciso di tingerti i capelli, di tagliarli, di fare più buchi all'orecchio, di mettere lo smalto nero. Hai deciso di non dare esami in questa sessione per curarti con psicofarmaci. Ma hai accantonato ciò da cui stai scappando. Vuoi curare la tua depressione, ma non la tua voglia di distruggere te stessa. Lo vedi, Fede? Sei diventata la contraddizione in carne ed ossa. Anzi, scusa l'espressione, dovrei dire più ossa che carne, se no rischio di peggiorare la tua situazione. Vero? E' così che funziona, ora?
Con questa lettera spero di riprenderti in tempo, anche se tu non ne vuoi sapere. Voglio riprendere la mia amica di sempre, le voglio tendere la mano per portarla con me, in mondi colorati e in una realtà fatta anche di persone buone. Voglio insegnarti a fidarti nuovamente di te stessa e degli altri, voglio farti capire che l'amore esiste. Non esiste solo la notte buia che hai deciso di vivere [convivi con la paura, credi che lei ti è amica ora, mi hai rimpiazzata con lei, ma col tempo ti accorgerai che ti si ritorcerà tutto contro].
Io sono qui. Non ti volto mai le spalle, voglio che tu avverta la mia presenza. Ti sono accanto, voglio essere il tuo angelo custode.
E il resto verrà a dirtelo il vento, cara Fede.
Ti lascio una carezza.
Ah, quasi dimenticavo di firmarmi
[sono te stessa, non dirlo a nessuno, però, ti prenderebbero per matta]
Fede, che posso dirti? Penso che tu ti sia già detta tutto da sola… e nel vero senso della parola. Leggi questa lettera. Leggila tante volte. E credi a fondo nelle verità che ti sei scritta. Trovo che scrivere lettere a noi stesse abbia una grande valenza e possa essere di grande aiuto, perché è un modo per prenderci cura di noi stesse. E ti ringrazio per aver condiviso queste parole con tutte noi, che sono veramente importanti… penso che ognuna di noi avrebbe bisogno di scriversi una lettera come questa. Lo so che staccarsi dall’anoressia è una delle cose più difficili che ci siano, perché lacera, perché fa proprio avvertire questa dicotomia tra quella parte di noi che vuole rialzarsi e combattere, e quella parte di noi che ha paura e vuole invece rimanere ancorata al sintomo perché, per quanto distorto, è l’unica cosa da cui si sente definita e accolta. Ma se continuiamo a nasconderci dietro un’etichetta, che fine facciamo noi? Se lasci che ti definisca una cartella clinica, dove è che finisce Fede? Tu sei molto, molto di più che una parola di 9 lettere. Sei molto più di ogni qualsiasi romanzo infinito che possa venire mai scritto. Sei tutto quello che potrai mai desiderare di essere al difuori della cornice dell’anoressia, che evidenzia… ma, alla fine, ingabbia. Continua a combattere, Fede. Continua a parlare con te stessa. Continua a ripeterti le cose giuste. E vedrai che un giorno ti accorgerai che non sono semplicemente frasi fatte o belle parole… ma che sono unicamente la verità. E sono le stesse parole che ti ripeterò anch’io, che continuerò a camminare e a combattere insieme a te…
Ricordati che la strada del ricovero può iniziare proprio da qui. Ma soprattutto, che la strada del ricovero PUO’ INIZIARE.
P.S.= "A voi la parola" torna il 10 Giugno!!
Ho deciso di scrivere una lettera a me stessa, alla Fede che da tempo non vedo più.
Cara Fede,
sono io. Ti ricordi di me? E' passato tanto tempo dall'ultima volta in cui ti ho vista. Ti ho persa [di vista], mi sei sfuggita, sei voluta scappare.
Questa lettera saprà parlarti, spero, di me.
Sono la ragazza spensierata di sempre: quella che passava intere giornate stesa sul letto a fantasticare sul proprio futuro.
Ricordi? Ci facevamo scorpacciate di pane e nutella, di caramelle, di cioccolattini, di film e telefilm.
Ricordi? Odiavamo il mondo perchè eravamo convinte non potesse capirci, così ci davamo appuntamento subito dopo scuola.
Gettavamo sul letto la cartella e con questa qualche pensiero un pò più spento.
Ballavamo come scatenate ascoltando "Fame" e con quel "I'm gonna learn how to fly" proiettavamo noi stesse nei nostri sogni color rosa confetto.
Ricordi quando facevamo le bolle di sapone in quelle notti insonni d'estate? Tu ora hai smesso di farle, come hai smesso di sognare. Hai spento tutte le stelle nel tuo cielo per dedicarti, come dici tu, "a te stessa". Così hai creato una barriera persino con me, con la tua amica di sempre.
Ti ho vista nascere, ti sono sempre stata accanto, nei momenti più euforici e in quelli in cui le lacrime cadevano pesanti come goccioloni sulla scrivania.
E ora? Cosa ti è successo? Guardati allo specchio, una volta per tutte senza vedere solo orgogliosamente quelle ossa spuntare.
Fallo. Ma fallo Guardandoti in profondità. Guarda oltre.
Cosa n'è rimasto di quella Fede con cui scrivevo il diario e parlavo per ore d'amore? Nulla. Sei diventata lo spettro dei tuoi stessi timori. E ora non credi più nell'anima gemella, e fuggi da qualsiasi legami sentimentale. Allontani tutti.
Tremi se solo una farfalla ti sfiora la spalla e non sogni più, fai solo incubi. Le notti in bianco ora non le passi più a fare bolle di sapone, ma senti il rumore della tua pancia e con lo stesso stupido orgoglio ti prometti che mangerai ancora meno il giorno successivo. E che saresti disposta a vomitare l'anima pur di autodistruggerti.
Ricordi quando insieme fumavamo quelle sigarette di nascosto per puro spirito di ribellione adolescenziale? Ora di adolescenziale ti è rimasto solo l'istinto suicida, solo la parte marcia. Hai ripreso a fumare ma sperando che al tuo corpo arrivi quella macchia per diffondersi. Parti dai tuoi polmoni per arrivare al cibo, elemento di sopravvivenza. Non lo fai per essere bella, perchè non riesci nemmeno a vedere la luce che regali a chi incroci per strada sorridendogli. Non sai essere nemmeno vanitosa in questo cammino che hai deciso di intraprendere.
Lo fai per autolesionismo. Hai spezzato il tuo cervello, l'hai frantumato. Hai reagito ai colpi bassi della vita in modo imprevedibile e tutto ti sta sfuggendo di mano. Ma tu stupidamente ti sei convinta di aver fatto la scelta giusta. Nomini spesso la parola "controllo" come se fossi un macchinario, un congegno elettronico, un computer.
Hai deciso di tingerti i capelli, di tagliarli, di fare più buchi all'orecchio, di mettere lo smalto nero. Hai deciso di non dare esami in questa sessione per curarti con psicofarmaci. Ma hai accantonato ciò da cui stai scappando. Vuoi curare la tua depressione, ma non la tua voglia di distruggere te stessa. Lo vedi, Fede? Sei diventata la contraddizione in carne ed ossa. Anzi, scusa l'espressione, dovrei dire più ossa che carne, se no rischio di peggiorare la tua situazione. Vero? E' così che funziona, ora?
Con questa lettera spero di riprenderti in tempo, anche se tu non ne vuoi sapere. Voglio riprendere la mia amica di sempre, le voglio tendere la mano per portarla con me, in mondi colorati e in una realtà fatta anche di persone buone. Voglio insegnarti a fidarti nuovamente di te stessa e degli altri, voglio farti capire che l'amore esiste. Non esiste solo la notte buia che hai deciso di vivere [convivi con la paura, credi che lei ti è amica ora, mi hai rimpiazzata con lei, ma col tempo ti accorgerai che ti si ritorcerà tutto contro].
Io sono qui. Non ti volto mai le spalle, voglio che tu avverta la mia presenza. Ti sono accanto, voglio essere il tuo angelo custode.
E il resto verrà a dirtelo il vento, cara Fede.
Ti lascio una carezza.
Ah, quasi dimenticavo di firmarmi
[sono te stessa, non dirlo a nessuno, però, ti prenderebbero per matta]
Fede, che posso dirti? Penso che tu ti sia già detta tutto da sola… e nel vero senso della parola. Leggi questa lettera. Leggila tante volte. E credi a fondo nelle verità che ti sei scritta. Trovo che scrivere lettere a noi stesse abbia una grande valenza e possa essere di grande aiuto, perché è un modo per prenderci cura di noi stesse. E ti ringrazio per aver condiviso queste parole con tutte noi, che sono veramente importanti… penso che ognuna di noi avrebbe bisogno di scriversi una lettera come questa. Lo so che staccarsi dall’anoressia è una delle cose più difficili che ci siano, perché lacera, perché fa proprio avvertire questa dicotomia tra quella parte di noi che vuole rialzarsi e combattere, e quella parte di noi che ha paura e vuole invece rimanere ancorata al sintomo perché, per quanto distorto, è l’unica cosa da cui si sente definita e accolta. Ma se continuiamo a nasconderci dietro un’etichetta, che fine facciamo noi? Se lasci che ti definisca una cartella clinica, dove è che finisce Fede? Tu sei molto, molto di più che una parola di 9 lettere. Sei molto più di ogni qualsiasi romanzo infinito che possa venire mai scritto. Sei tutto quello che potrai mai desiderare di essere al difuori della cornice dell’anoressia, che evidenzia… ma, alla fine, ingabbia. Continua a combattere, Fede. Continua a parlare con te stessa. Continua a ripeterti le cose giuste. E vedrai che un giorno ti accorgerai che non sono semplicemente frasi fatte o belle parole… ma che sono unicamente la verità. E sono le stesse parole che ti ripeterò anch’io, che continuerò a camminare e a combattere insieme a te…
Ricordati che la strada del ricovero può iniziare proprio da qui. Ma soprattutto, che la strada del ricovero PUO’ INIZIARE.
P.S.= "A voi la parola" torna il 10 Giugno!!
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lunedì 26 gennaio 2009
Lettera a tutte voi...
Ci sono momenti in cui sento che avrei tanto da dire ma non ho abbastanza tempo per dirlo. Ci sono momenti in cui le parole non bastano per esprimere adeguatamente quello che ho nel cuore. Ci sono momenti in cui mi viene da ripensare al mio trascorso, alle cose che passato, e mi sento travolta dal profondo dal desiderio di aiutare. Di tendere una mano. Di dare. Di supportare. Di spiegare. Di… sì, di amare.
Voi siete lontane. E forse non ci conosceremo mai, ma io vi penso davvero molto spesso nella mia vita di tutti i giorni. Quando sono al supermercato, penso a voi. Quando sono in cucina e sto preparando il pranzo, penso a voi. Quando vado a letto, la sera, penso a voi. Quando mi specchio, penso a voi. Siete molto importanti per me.
Certo, non sono qui per salvare nessuno, poichè solo noi stesse abbiamo la facoltà di salvare noi stesse, ma spero di poter aiutare, anche se in piccolissima parte, almeno qualcuna. Non si può aiutare tutto il mondo, mi basta provarci col mio angolo di pianeta.
Devo ammettere che provo una forte tendenza (no, non è la parola giusta… forse “una chiamata” è più adatta…) che mi porta a voler aiutare e supportare le altre. Non penso che questa sia arroganza. Voglio semplicemente dire, in tutta onestà, che ho fatto una lunga strada e so di poter essere di qualche utilità. Chiaramente, non sono perfetta e non ho mai preteso né pretenderò mai di esserlo. L’unica cosa che vorrei è riuscire a far capire che anch’io ho avuto problemi – tanti problemi, grossi problemi – e che adesso le cose stanno andando un po’ meglio, e se io sono riuscita ad arrivare fin qui, allora tutte voi potete farlo, ed è per questo che sento di poter dare qualcosa. Qualcosa. Qualsiasi cosa questo “qualcosa” possa significare.
In un certo senso, in uno strano senso, mi sento come se tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare mi sono state poste davanti almeno in parte per una ragione: per poter aiutare le altre. Così da poter trasformare un’esperienza negativa e distruttiva in qualcosa di positivo. In qualcosa di cui poter essere orgogliosa. Non riesco a spiegarmi meglio, scusate. È piuttosto una cosa che sento, non saprei dirlo altrimenti. Sto uscendo dal mio incubo e comincio a vedere le cose dall’esterno… credo sia un buon modo per cominciare a fare qualcosa anche per le altre.
Sarebbe molto gratificante per me riuscire a donare anche solo una minuscola goccia di speranza, di aiuto a coloro le quali vite sono ancora devastate come lo è stata a lungo la mia. Questo darebbe un senso a quello che è stato e a quello che vorrei che fosse.
Penso che voi tutte siate incredibili, fantastiche e soprattutto bellissime. Bellissime dentro. Vorrei davvero conoscervi un giorno.
Tutto il mio amore,
Veggie
Voi siete lontane. E forse non ci conosceremo mai, ma io vi penso davvero molto spesso nella mia vita di tutti i giorni. Quando sono al supermercato, penso a voi. Quando sono in cucina e sto preparando il pranzo, penso a voi. Quando vado a letto, la sera, penso a voi. Quando mi specchio, penso a voi. Siete molto importanti per me.
Certo, non sono qui per salvare nessuno, poichè solo noi stesse abbiamo la facoltà di salvare noi stesse, ma spero di poter aiutare, anche se in piccolissima parte, almeno qualcuna. Non si può aiutare tutto il mondo, mi basta provarci col mio angolo di pianeta.
Devo ammettere che provo una forte tendenza (no, non è la parola giusta… forse “una chiamata” è più adatta…) che mi porta a voler aiutare e supportare le altre. Non penso che questa sia arroganza. Voglio semplicemente dire, in tutta onestà, che ho fatto una lunga strada e so di poter essere di qualche utilità. Chiaramente, non sono perfetta e non ho mai preteso né pretenderò mai di esserlo. L’unica cosa che vorrei è riuscire a far capire che anch’io ho avuto problemi – tanti problemi, grossi problemi – e che adesso le cose stanno andando un po’ meglio, e se io sono riuscita ad arrivare fin qui, allora tutte voi potete farlo, ed è per questo che sento di poter dare qualcosa. Qualcosa. Qualsiasi cosa questo “qualcosa” possa significare.
In un certo senso, in uno strano senso, mi sento come se tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare mi sono state poste davanti almeno in parte per una ragione: per poter aiutare le altre. Così da poter trasformare un’esperienza negativa e distruttiva in qualcosa di positivo. In qualcosa di cui poter essere orgogliosa. Non riesco a spiegarmi meglio, scusate. È piuttosto una cosa che sento, non saprei dirlo altrimenti. Sto uscendo dal mio incubo e comincio a vedere le cose dall’esterno… credo sia un buon modo per cominciare a fare qualcosa anche per le altre.
Sarebbe molto gratificante per me riuscire a donare anche solo una minuscola goccia di speranza, di aiuto a coloro le quali vite sono ancora devastate come lo è stata a lungo la mia. Questo darebbe un senso a quello che è stato e a quello che vorrei che fosse.
Penso che voi tutte siate incredibili, fantastiche e soprattutto bellissime. Bellissime dentro. Vorrei davvero conoscervi un giorno.
Tutto il mio amore,
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giovedì 18 dicembre 2008
Arrivano le vacanze
A tutte:
Le cosiddette “vacanze di Natale” possono essere un periodo molto difficile. Un periodo fin troppo pieno di famiglia, cibo, comportamenti che finiscono per esasperarsi. Se scrivo queste parole, è semplicemente perché voglio dirvi che vi capisco e che vi sono vicina. Le vacanze di Natale possono essere estremamente ansiogene e possono farvi svegliare con un nodo in gola ogni mattina. Ma sapete una cosa?
Non è giusto. Le vacanze di Natale non sono state inventate per stare male. Sono state inventate per rilassarsi, per prendersi un po’ di tempo per pensare a noi stesse, per divertirsi… non per sperare che finiscano il più in fretta possibile. Perciò, cosa fare per non affrontare queste vacanze con l’inevitabile magone e per provare a trovarne gli aspetti migliori?
Fondamentalmente, dovreste cercare di darvi un bello scrollone e tentare di pensare positivo nonostante tutta la negatività che vi pesa dentro e di cui vi sentite impregnate. Dovreste cercare di pensare a stare bene voi stesse, e non a quello che gli altri vorrebbero voi faceste o come vorrebbero vi comportaste. So che è estremamente difficile, perché molto spesso questi “altri” sono genitori, parenti, amici, persone che contano molto per voi e che fareste di tutto per appagare… ma dalle quali vi sentite anche manipolate e sommerse. Bè, provare questi sentimenti va benissimo, è assolutamente naturale. Tutti i sentimenti lo sono – dato che si tratta di ciò che voi provate e che sorge spontaneamente. Però dovreste cercare di fare quello che è meglio per voi stesse, anche se ciò talvolta significa andare contro le aspettative altrui… e cercare di sopportare l’ansia che ne consegue, nella consapevolezza che voi meritate a pieno quello che tentate di ottenere per voi stesse.
So che può sembrare strano che io vi dica di pensare a voi stesse durante le vacanze di Natale, periodo in cui, tradizionalmente, viene sempre detto di pensare agli altri, ai bisognosi, ai meno fortunati… Ma solo se prima pensate a voi stesse ed avete cura di voi, e vi sentite in pace con voi stesse, potrete volgere lo sguardo verso l’esterno ed occuparvi degli altri. Un po’ come quando si dice che per piacere bisogna prima piacersi. Dovete cominciare con voi stesse per potervi aprire agli altri. Sembra facile e difficile allo stesso tempo, vero?!
Perciò cercate di stare tranquille, di focalizzarvi su ciò che desiderate per voi stesse, senza stare ad ascoltare i commenti degli altri. Qualche anno fa, chiunque facesse anche un piccolo e marginale commento su me e il cibo, mi rovinava completamente la giornata perché non riuscivo a smettere di pensarci e mi ci facevo sopra i peggiori film, arrivando così a caricare quelle parole di significati che molto probabilmente i miei interlocutori non avevano mai avuto neanche la minima idea di dargli. Quel che voglio dire, semplicemente, è che durante le feste, stando riuniti al tavolo con i parenti, può capitare che qualcuno faccia qualche commento su di voi e sul cibo: bene, non lasciate che ciò vi condizioni. Pensate a quello che è veramente importante per voi, che sapete cosa state facendo anche se gli altri possono non capirlo, e lasciate così che le parole altrui vi scorrano addosso.
Al solito, più facile a dirsi che a farsi. Ma tutto quello che dovete fare è tentare. Solo tentare. Quando vi succede qualcosa d’irritante, quando vedete o sentite qualcosa che vi fa tribolare, che vi fa venir voglia di restringere o di abbuffarvi, o di fare ogni qualsiasi altra cosa auto-distruttiva, ogni qualsiasi altro comportamento che vi ritrascina nel gorgo dei disturbi alimentari, NON CEDETE. Non lasciate che questi impulsi sopprimano la parte migliore di voi. Non cedete alla rabbia, alla tristezza, al dolore, alla frustrazione, all’ansia. Al contrario, usate tutte le emozioni che state provando, e trasducetele in determinazione per darvi la forza di continuare a comportarvi nel miglior modo possibile. Fate quello che è meglio per voi in senso oggettivo. Concedetevelo. Non pensate a quello che gli altri dicono o a come vi guardano. Pensate a voi stesse. Non pensate al cibo e a quanto dovreste/non dovreste mangiarne. Non fatevi fregare da quei pensieri ossessivi che finiscono per sembrare naturali, tanto spesso rimbalzano in testa. Pensate alla bambina che c’è in voi. E datele quello che desidera. Vi è permesso di essere indulgenti con voi stesse. Vi è permesso di cercare di sentirvi bene. Vi è permesso di essere felici. E non succede niente, sapete?!
Davvero.
Scrivetevi una lettera. Una lettera breve, una lettera lunga, anche solo una frase, poche parole, ciò che volete. Ma scrivetevi qualcosa di positivo, che vi rammenti che voi siete più forti di tutte le avversità che state attraversando e che perciò potete superarle. Magari potete anche scrivere semplicemente: “Puoi farcela! Sei molto più forte di quel che credi!”. Qualsiasi cosa, ma scrivetevela. Scrivetela unicamente per voi stesse. Scrivetela su un pezzo di carta e poi infilatelo nella tasca dei vostri jeans, o della vostra tuta, o nel vostro borsello, o in qualsiasi posto possiate averlo sempre con voi. E quando sentite che le cose vanno particolarmente male, quando sentite che proprio non ce la fate più, tiratelo fuori e leggetelo. Rassicuratevi. Non cedete. Non lasciatevi influenzare da tutto quello che anoressia e bulimia mettono in testa. Dopo vi ringrazierete. Magari il giorno dopo. Magari il mese dopo. O magari anni dopo. Ma vi ringrazierete.
Volete davvero che le vostre vacanze di natale siano un inferno? Uno stress continuo? Giorni pieni di rabbia, panico, nervosismo, ossessioni, angoscia, ansia, tristezza? Ma certo che non lo volete. E non lo meritate. Anzi, voi meritate tutte le cose più belle che le vacanze possono portare. Lo so che non si possono cancellare tutti i sentimenti negativi, le ossessioni ed i comportamenti sbagliati nel tempo di una vacanza di Natale. Ma potete iniziare a farlo.
Cominciate adesso. Iniziate con queste vacanze.
Faccio un enorme in bocca al lupo a tutte… Voi potete farcela tranquillamente, sapete?!
Le cosiddette “vacanze di Natale” possono essere un periodo molto difficile. Un periodo fin troppo pieno di famiglia, cibo, comportamenti che finiscono per esasperarsi. Se scrivo queste parole, è semplicemente perché voglio dirvi che vi capisco e che vi sono vicina. Le vacanze di Natale possono essere estremamente ansiogene e possono farvi svegliare con un nodo in gola ogni mattina. Ma sapete una cosa?
Non è giusto. Le vacanze di Natale non sono state inventate per stare male. Sono state inventate per rilassarsi, per prendersi un po’ di tempo per pensare a noi stesse, per divertirsi… non per sperare che finiscano il più in fretta possibile. Perciò, cosa fare per non affrontare queste vacanze con l’inevitabile magone e per provare a trovarne gli aspetti migliori?
Fondamentalmente, dovreste cercare di darvi un bello scrollone e tentare di pensare positivo nonostante tutta la negatività che vi pesa dentro e di cui vi sentite impregnate. Dovreste cercare di pensare a stare bene voi stesse, e non a quello che gli altri vorrebbero voi faceste o come vorrebbero vi comportaste. So che è estremamente difficile, perché molto spesso questi “altri” sono genitori, parenti, amici, persone che contano molto per voi e che fareste di tutto per appagare… ma dalle quali vi sentite anche manipolate e sommerse. Bè, provare questi sentimenti va benissimo, è assolutamente naturale. Tutti i sentimenti lo sono – dato che si tratta di ciò che voi provate e che sorge spontaneamente. Però dovreste cercare di fare quello che è meglio per voi stesse, anche se ciò talvolta significa andare contro le aspettative altrui… e cercare di sopportare l’ansia che ne consegue, nella consapevolezza che voi meritate a pieno quello che tentate di ottenere per voi stesse.
So che può sembrare strano che io vi dica di pensare a voi stesse durante le vacanze di Natale, periodo in cui, tradizionalmente, viene sempre detto di pensare agli altri, ai bisognosi, ai meno fortunati… Ma solo se prima pensate a voi stesse ed avete cura di voi, e vi sentite in pace con voi stesse, potrete volgere lo sguardo verso l’esterno ed occuparvi degli altri. Un po’ come quando si dice che per piacere bisogna prima piacersi. Dovete cominciare con voi stesse per potervi aprire agli altri. Sembra facile e difficile allo stesso tempo, vero?!
Perciò cercate di stare tranquille, di focalizzarvi su ciò che desiderate per voi stesse, senza stare ad ascoltare i commenti degli altri. Qualche anno fa, chiunque facesse anche un piccolo e marginale commento su me e il cibo, mi rovinava completamente la giornata perché non riuscivo a smettere di pensarci e mi ci facevo sopra i peggiori film, arrivando così a caricare quelle parole di significati che molto probabilmente i miei interlocutori non avevano mai avuto neanche la minima idea di dargli. Quel che voglio dire, semplicemente, è che durante le feste, stando riuniti al tavolo con i parenti, può capitare che qualcuno faccia qualche commento su di voi e sul cibo: bene, non lasciate che ciò vi condizioni. Pensate a quello che è veramente importante per voi, che sapete cosa state facendo anche se gli altri possono non capirlo, e lasciate così che le parole altrui vi scorrano addosso.
Al solito, più facile a dirsi che a farsi. Ma tutto quello che dovete fare è tentare. Solo tentare. Quando vi succede qualcosa d’irritante, quando vedete o sentite qualcosa che vi fa tribolare, che vi fa venir voglia di restringere o di abbuffarvi, o di fare ogni qualsiasi altra cosa auto-distruttiva, ogni qualsiasi altro comportamento che vi ritrascina nel gorgo dei disturbi alimentari, NON CEDETE. Non lasciate che questi impulsi sopprimano la parte migliore di voi. Non cedete alla rabbia, alla tristezza, al dolore, alla frustrazione, all’ansia. Al contrario, usate tutte le emozioni che state provando, e trasducetele in determinazione per darvi la forza di continuare a comportarvi nel miglior modo possibile. Fate quello che è meglio per voi in senso oggettivo. Concedetevelo. Non pensate a quello che gli altri dicono o a come vi guardano. Pensate a voi stesse. Non pensate al cibo e a quanto dovreste/non dovreste mangiarne. Non fatevi fregare da quei pensieri ossessivi che finiscono per sembrare naturali, tanto spesso rimbalzano in testa. Pensate alla bambina che c’è in voi. E datele quello che desidera. Vi è permesso di essere indulgenti con voi stesse. Vi è permesso di cercare di sentirvi bene. Vi è permesso di essere felici. E non succede niente, sapete?!
Davvero.
Scrivetevi una lettera. Una lettera breve, una lettera lunga, anche solo una frase, poche parole, ciò che volete. Ma scrivetevi qualcosa di positivo, che vi rammenti che voi siete più forti di tutte le avversità che state attraversando e che perciò potete superarle. Magari potete anche scrivere semplicemente: “Puoi farcela! Sei molto più forte di quel che credi!”. Qualsiasi cosa, ma scrivetevela. Scrivetela unicamente per voi stesse. Scrivetela su un pezzo di carta e poi infilatelo nella tasca dei vostri jeans, o della vostra tuta, o nel vostro borsello, o in qualsiasi posto possiate averlo sempre con voi. E quando sentite che le cose vanno particolarmente male, quando sentite che proprio non ce la fate più, tiratelo fuori e leggetelo. Rassicuratevi. Non cedete. Non lasciatevi influenzare da tutto quello che anoressia e bulimia mettono in testa. Dopo vi ringrazierete. Magari il giorno dopo. Magari il mese dopo. O magari anni dopo. Ma vi ringrazierete.
Volete davvero che le vostre vacanze di natale siano un inferno? Uno stress continuo? Giorni pieni di rabbia, panico, nervosismo, ossessioni, angoscia, ansia, tristezza? Ma certo che non lo volete. E non lo meritate. Anzi, voi meritate tutte le cose più belle che le vacanze possono portare. Lo so che non si possono cancellare tutti i sentimenti negativi, le ossessioni ed i comportamenti sbagliati nel tempo di una vacanza di Natale. Ma potete iniziare a farlo.
Cominciate adesso. Iniziate con queste vacanze.
Faccio un enorme in bocca al lupo a tutte… Voi potete farcela tranquillamente, sapete?!
martedì 21 ottobre 2008
All about you
Il titolo di questo post riecheggia quello di una canzone delle t.A.T.u. che mi piace tantissimo (All about us). Ma è anche quello che vorrei dire a tutte voi. Abbiate cura di voi stesse, perché siete tutto ciò che avete. Non siete sole. Io vi sono vicina, e sono sempre pronta ad ascoltarvi e ad appoggiarvi nei vostri momenti più difficili, se solo avete voglia di dividerli con me. Non sarò mai troppo indaffarata da non trovare il tempo di ascoltarvi e rispondervi.
veggie.any@alice.it
Io sono qui.
Scrivetemi tutto ciò che volete. Non vi preoccupate. Non succederà niente. Sfogatevi di tutto quello che non vi va giù, di quello che vi fa arrabbiare, che vi fa demoralizzare, che vi fa rattristare. Piangete, se ne avete bisogno, e non vi dirò mai di smettere. Talvolta piangere aiuta a far uscire i sentimenti negativi lasciando spazio per quelli positivi. Le mie braccia sono aperte e grandi abbastanza per contenervi tutte. Le mie braccia sono aperte e forti abbastanza per sostenervi tutte. Respirate. Non pensate a niente. Andrà tutto bene. Perché voi siete forti. Perché dentro di voi la determinazione per mettere tutto a posto c’è. Se posso aiutarvi, farò tutto quanto mi è consentito. Dovete solo chiedermelo. Se volete che vi scriva, che risponda alle vostre mail, o semplicemente che vi ascolti in silenzio, io sono qui per voi. Rimanete qui. Non andatevene. Perché siamo più forti se stiamo insieme. Non preoccupatevi. Non abbiate paura. Io sono qui per ognuna di voi, e non me ne andrò. Voi siete lì per voi stesse, e non ve ne andrete. Avete la forza per condurvi ovunque vogliate arrivare.
It’s all about you.
veggie.any@alice.it
Io sono qui.
Scrivetemi tutto ciò che volete. Non vi preoccupate. Non succederà niente. Sfogatevi di tutto quello che non vi va giù, di quello che vi fa arrabbiare, che vi fa demoralizzare, che vi fa rattristare. Piangete, se ne avete bisogno, e non vi dirò mai di smettere. Talvolta piangere aiuta a far uscire i sentimenti negativi lasciando spazio per quelli positivi. Le mie braccia sono aperte e grandi abbastanza per contenervi tutte. Le mie braccia sono aperte e forti abbastanza per sostenervi tutte. Respirate. Non pensate a niente. Andrà tutto bene. Perché voi siete forti. Perché dentro di voi la determinazione per mettere tutto a posto c’è. Se posso aiutarvi, farò tutto quanto mi è consentito. Dovete solo chiedermelo. Se volete che vi scriva, che risponda alle vostre mail, o semplicemente che vi ascolti in silenzio, io sono qui per voi. Rimanete qui. Non andatevene. Perché siamo più forti se stiamo insieme. Non preoccupatevi. Non abbiate paura. Io sono qui per ognuna di voi, e non me ne andrò. Voi siete lì per voi stesse, e non ve ne andrete. Avete la forza per condurvi ovunque vogliate arrivare.
It’s all about you.
giovedì 18 settembre 2008
Lettera per me stessa
Ho scritto questa lettera a me stessa circa un anno e mezzo fa. È come se la me stessa cresciuta avesse scritto alla me stessa bambina, sapendo che la piccola Veggie aveva bisogno di qualche parola di conforto. Ogni volta che la rileggo, vengo percorsa da un brivido. Non è niente di speciale, eppure è un tributo a quella bambina cresciuta troppo in fretta, per farle capire quanto le voglio bene e quanto lei significa per me.
Veggie,
lo so che quello che hai passato negli ultimi sei anni non è stato affatto semplice. Se è stata una passeggiata, allora hai camminato tra le fiamme dell’inferno. Ma è proprio per questo che devi continuare a camminare. Per darti almeno la possibilità di uscirne.
Il passato non può essere dimenticato, ma può essere superato. Tutto ciò che ti occorre è qualcuno che ti prenda per mano e ti aiuti a continuare il tuo percorso. E la mia mano è tesa perciò, ti prego, afferrala. Non c’è bisogno di girarsi indietro per vedere l’anoressia, parte di te la vedrà per sempre, vivrà sempre con te, la amerai sempre. Non è stata la miglior parte di te, ma è stata la depositaria di tutto ciò che avresti potuto essere e a cui hai deciso di opporti. Sappi che ti ammiro per il tuo coraggio.
Lo so che ogni tanto la superficie dell’acqua s’increspa. Non posso cancellare la disperazione dell’inferno vissuto sulla tua pelle. Tutte quelle sensazioni positive provate durante il periodo della restrizione, tutto il dolore dei ricoveri, tutta la fatica di vivere, tutto l’odore dell’odiata/amata morte che si avvicinava lentamente. Per tutta la vita, non riuscirò a cancellarlo da te.
Però… sono sempre fuggita via da te. Perdonami. Avrei voluto abbracciarti un po’ più a lungo. Sono ancora in tempo per rimediare?
Non aver paura. Voglio solo abbracciarti. Non con uno di quegli abbracci che stringono e che sembrano una trappola, ma abbracciarti con leggerezza, appena sfiorarti. Per riuscire a trattenerti senza stringerti.
Ti mostrerò cosa significa vivere per te stessa e non per gli altri e per quello che fanno e che dicono. Ti lascerò libera di piangere quando ne avrai voglia senza che tu debba vergognarti per questo o considerarlo un segno di debolezza. Ti starò vicina nei momenti più felici e soprattutto in quelli più difficili. Ti terrò per mano, e se cadi ti aiuterò a rialzarti.
Non sarò mai troppo impegnata per non sentire quello che hai da dirmi, mai troppo lontana da non raggiungerti se mi chiamerai. Non ti farò mai sentire sola, indesiderata o incompresa. Ti lascerò essere matura quando lo vorrai, e bambina quando ti servirà. Rispetterò ogni promessa che ti farò.
Ti pettinerò i capelli facendoti le trecce, ti canterò le canzoni che vorrai sentire, ti ascolterò quando avrai voglia di parlare. Non ti cancellerò e non ti lascerò mai più sola. Conto su di te.
Sei la cosa più importante per me… perché tu sei me.
Ti voglio tanto bene,
Veggie
(Aprile 2007)
P.S.= Vorrei che tutte voi, cambiando il nome all'inizio e alla fine della lettera, potreste scriverne una analoga...
Veggie,
lo so che quello che hai passato negli ultimi sei anni non è stato affatto semplice. Se è stata una passeggiata, allora hai camminato tra le fiamme dell’inferno. Ma è proprio per questo che devi continuare a camminare. Per darti almeno la possibilità di uscirne.
Il passato non può essere dimenticato, ma può essere superato. Tutto ciò che ti occorre è qualcuno che ti prenda per mano e ti aiuti a continuare il tuo percorso. E la mia mano è tesa perciò, ti prego, afferrala. Non c’è bisogno di girarsi indietro per vedere l’anoressia, parte di te la vedrà per sempre, vivrà sempre con te, la amerai sempre. Non è stata la miglior parte di te, ma è stata la depositaria di tutto ciò che avresti potuto essere e a cui hai deciso di opporti. Sappi che ti ammiro per il tuo coraggio.
Lo so che ogni tanto la superficie dell’acqua s’increspa. Non posso cancellare la disperazione dell’inferno vissuto sulla tua pelle. Tutte quelle sensazioni positive provate durante il periodo della restrizione, tutto il dolore dei ricoveri, tutta la fatica di vivere, tutto l’odore dell’odiata/amata morte che si avvicinava lentamente. Per tutta la vita, non riuscirò a cancellarlo da te.
Però… sono sempre fuggita via da te. Perdonami. Avrei voluto abbracciarti un po’ più a lungo. Sono ancora in tempo per rimediare?
Non aver paura. Voglio solo abbracciarti. Non con uno di quegli abbracci che stringono e che sembrano una trappola, ma abbracciarti con leggerezza, appena sfiorarti. Per riuscire a trattenerti senza stringerti.
Ti mostrerò cosa significa vivere per te stessa e non per gli altri e per quello che fanno e che dicono. Ti lascerò libera di piangere quando ne avrai voglia senza che tu debba vergognarti per questo o considerarlo un segno di debolezza. Ti starò vicina nei momenti più felici e soprattutto in quelli più difficili. Ti terrò per mano, e se cadi ti aiuterò a rialzarti.
Non sarò mai troppo impegnata per non sentire quello che hai da dirmi, mai troppo lontana da non raggiungerti se mi chiamerai. Non ti farò mai sentire sola, indesiderata o incompresa. Ti lascerò essere matura quando lo vorrai, e bambina quando ti servirà. Rispetterò ogni promessa che ti farò.
Ti pettinerò i capelli facendoti le trecce, ti canterò le canzoni che vorrai sentire, ti ascolterò quando avrai voglia di parlare. Non ti cancellerò e non ti lascerò mai più sola. Conto su di te.
Sei la cosa più importante per me… perché tu sei me.
Ti voglio tanto bene,
Veggie
(Aprile 2007)
P.S.= Vorrei che tutte voi, cambiando il nome all'inizio e alla fine della lettera, potreste scriverne una analoga...
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domenica 14 settembre 2008
Lettera all'anoressia
Questa è una cosa che ho scritto alcuni mesi fa quando, distaccandomi oggettivamente dal sintomo, mi sono accorta quanto mi aveva promesso di darmi, e quanto invece mi ha tolto, senza restituirmelo.
Cara anoressia,
in realtà non sei affatto “cara”. E neanche semplicemente “anoressia”. Sei l’infernale compagna che ritrovo nel mio letto ogni mattina, ma non ti lasci stringere. Perché adesso mi hai già stretta nella tua morsa, e sono io quella che non riesce a muoversi. E non riesco a respirare perché hai spinto la mia testa sotto l’acqua. L’hai fatto perché, sotto la superfiche dell’acqua, tutti i segnali dal mondo esterno arrivano attutiti, così speravi che io potessi continuare a non accorgermi di niente per tutta la vita. Eppure non mi hai annegata, perché avevi bisogno di me. E io non ho rialzato subito la testa, perché avevo bisogno di te.
Ma adesso lo so: per quanto possiamo somigliarci, non siamo la stessa persona. Per tanto tempo mi hai fatto sognare di essere diversa da tutte le altre ragazze. Mi hai fatto sognare di sentirmi forte, soddisfatta, sicura di me. Allora pensavo che fosse divertente essere differente, ma a lungo termine ho scoperto che non è affatto così. Tanti anni lo stesso sogno… e la cosa peggiore è stata al mattino di quella lunga notte, quando di fronte al tavolo di una dottoressa mi sono svegliata. E allora mi sono accorta che era vero. Che, sì, ero davvero diversa. Ma non diversa come avrei voluto. Non diversa nell’accezione positiva della parola. Non diversa come avevi promesso di farmi diventare.
Perché non hai mantenuto le tue promesse? Perché mi hai fatta salire sulla vetta di una montagna per poi spingermi di sotto? Perché mi hai raccontato bugie così simili alla verità che ho inevitabilmente finito per crederci? E, come al solito, non hai risposte alle mie domande. Mi avevi detto che eri tu la risposta. Ma più vado avanti, più vedo che restano solo interrogativi. Hai preteso e hai preso tante cose da me, ma non me ne hai restituita indietro neanche una. Dov’è la mia adolescenza? Tutte le cose che avrei potuto vivere e che non ho vissuto? Mi hai rinchiusa in una bolla di sapone. Era bella e io lì dentro credevo di essere felice. Ma mi isolava dal resto del mondo. E adesso che la bolla è scoppiata, non rimane niente. Neanche il riflesso. Neanche uno spicchio della felicità che mi avevi promesso.
Sono arrabbiata con te, lo sai? Sì, sono arrabbiata. Sono arrabbiata perché alla fine non ho avuto niente di quello che mi aspettavo da te. Mi hai illusa e presa in giro. Mi hai dato un qualcosa di effimero facendomi credere che fosse granitico. Mi hai mentito. Mi hai ferita. Mi hai fatto passare i momenti peggiori della mia vita. Dovevi essere un nuovo inizio, sei stata l’inizio della fine.
Sono arrabbiata perché hai distrutto quello che ero e quello che avrei potuto essere. Perché tuttora non te ne vai del tutto dalla mia testa e mi fai vivere una vita a metà. Perché mi hai rubato anni, possibilità, scelte. Perché mi hai rubata.
E sono molto arrabbiata con te, sì, molto arrabbiata, non semplicemente per quello che hai fatto a me, ma anche per quello che hai fatto alle presone che mi stavano intorno. Mi hai fatto fare terra bruciata. E hai fatto soffrire la mia famiglia, le uniche persone che mi abbiano mai amata incondizionatamente, gli hai inferto la più grande sofferenza della loro vita, li hai fatti piangere, preoccuparsi, sentirsi in colpa, stare male, passare notti insonni ad interrogarsi sui loro inesistenti sbagli… Loro, che non avevano fatto niente di male, niente di errato… perché ti ci sei accanita? Non glielo dovevi fare. Non ne avevi alcun diritto. Avevi me, ma non ti è bastato. Ti sei voluta riflettere anche su di loro. E sono molto arrabbiata per questo. Perché potevi distruggermi, ma non avresti dovuto sfiorare la mia famiglia neanche con un dito. Era una cosa tra me e te. Ma tu non ti sei tenuta ai patti. Hai voluto colpire anche loro. E io, impotente, sono rimasta a guardare. Sono molto arrabbiata perché mi hai impedito di reagire.
Ma non ti sei fermata qui.
Il mio migliore amico del cuore, quasi un fratello per me… in maniera ancora più subdola, hai trovato il modo di portarmi via anche lui. Come potrei non essere arrabbiata con te? Era come un fratello, e mi hai strappato anche lui.
Ma soprattutto, cara anoressia, la cosa che mi fa più incazzare è un’altra. È un’altra la cosa per cui ti odio. Ti odio perché mi hai resa felice. Ti odio perché mentre restringevo mi hai fatto provare una felicità che non avevo mai provato prima in vita mia e che non ho più ritrovato da quando ho smesso di restringere. Ti odio perché mi hai resa davvero felice, soddisfatta, tranquilla, in pace con me stessa. Ti odio perché mi hai fatta sentire forte, sicura, capace di controllo. Ti odio perché tutto questo è stato effimero, perché per forza di cose non può che esserlo, ma mi davi la sensazione che avrebbe potuto durare per sempre. Ti odio perché mi hai fatto apprezzare il mio corpo solo quando ero a XX Kg. Ti odio perché mi hai fatto passare momenti in cui mi sentivo onnipotente. Ti odio perché tutto questo mi è piaciuto. Ti odio perché, nonostante tutto il male che mi hai fatto, continuo ancora a pensare che il periodo in cui ho ristretto è stato il migliore della mia vita. Lo capisci? Ti odio perché sei stata il mio sbaglio più grande… ma che rifarei. Eppure, cara mia, eppure adesso lo so che non sei altro che un falso. Un falso così verosimile da poter davvero sembrare la realtà. Ma non lo sei. Purtroppo non lo sei. Per fortuna non lo sei. E te lo scrivo con la morte nel cuore… ma con la voglia di trovare una vita davanti. Potrei tornare da te in qualsiasi momento, e sarebbe davvero la cosa più semplice da fare… ma proverò a stare lontana da te per tutto il resto della mia vita, e sarà davvero la cosa più coraggiosa che possa fare. Cara anoressia, mi hai proprio scocciata. Se ti azzardi a farmi venire ancora paranoie, ti mando a quel paese. Hai il barbaro coraggio d’insinuarti subdolamente nella mia testa e di dire a me che non ho capito niente, come se l’avessi fatto tu. Ma cosa vuoi ancora da me? Perché non mi lasci in pace? Vai dove diavolo vuoi, non voglio chiederti più niente.
Ed ora che mi sto arrendendo, ecco qui la risposta.
Ora sì che devo mangiare, e se ti arrabbi, se mi dici di restringere, mangerò te. Puoi reagire come vuoi, puoi cercare di farmi venire tutte le ansie peggiori, non m’interessa, puoi urlare e minacciarmi quanto vuoi, non mi tange minimamente.
Anoressia, lo vuoi capire che adesso sei solo un peso? Sì, proprio tu, un peso! Tu, che hai sempre cercato di non (far) pesare niente… Sei falsa, bugiarda, e non mi va proprio giù questo tuo atteggiamento forzato, non voglio darti la soddisfazione di vedermi restringere, non te lo meriti, non ti meriti le mie lacrime e i miei dolori, perché non devo ancora fare qualcosa per te o darti qualcosa, e tu cosa mi stai dando ora come ora? Dimmelo, perché io adesso non vedo più niente. Solo giorni fatti di ossessione e di vuoto. Oggi sarò cattiva, giuro, e stai attenta a cosa cercherai di mettermi in testa se ti dovessi incavolare, pesa bene le parole, non si sa mai.
Da adesso in poi non te la darò mai più vinta. Certo, alcuni giorni starò peggio, avrò voglia di ricominciare a restringere, di farla finita, ma non mi arrenderò, te lo assicuro. Cadrò e sarò capace di rialzarmi. Sono pronta a dare battaglia.
È bella la tua perfezione, ma è spersonalizzata, dai sicurezza e senso di controllo, ma qui dentro mi lasci solo un gran vuoto e un gran freddo. Vattene, anoressia, non ti permetto più di dominare la mia vita. Oggi vediamo chi è più forte tra noi due, vediamo se occorrono le cattive per ottenere qualcosa da te, lo vedi, mi rimbocco le maniche… ti sto aspettando.
Tua (non più)
Veggie
Cara anoressia,
in realtà non sei affatto “cara”. E neanche semplicemente “anoressia”. Sei l’infernale compagna che ritrovo nel mio letto ogni mattina, ma non ti lasci stringere. Perché adesso mi hai già stretta nella tua morsa, e sono io quella che non riesce a muoversi. E non riesco a respirare perché hai spinto la mia testa sotto l’acqua. L’hai fatto perché, sotto la superfiche dell’acqua, tutti i segnali dal mondo esterno arrivano attutiti, così speravi che io potessi continuare a non accorgermi di niente per tutta la vita. Eppure non mi hai annegata, perché avevi bisogno di me. E io non ho rialzato subito la testa, perché avevo bisogno di te.
Ma adesso lo so: per quanto possiamo somigliarci, non siamo la stessa persona. Per tanto tempo mi hai fatto sognare di essere diversa da tutte le altre ragazze. Mi hai fatto sognare di sentirmi forte, soddisfatta, sicura di me. Allora pensavo che fosse divertente essere differente, ma a lungo termine ho scoperto che non è affatto così. Tanti anni lo stesso sogno… e la cosa peggiore è stata al mattino di quella lunga notte, quando di fronte al tavolo di una dottoressa mi sono svegliata. E allora mi sono accorta che era vero. Che, sì, ero davvero diversa. Ma non diversa come avrei voluto. Non diversa nell’accezione positiva della parola. Non diversa come avevi promesso di farmi diventare.
Perché non hai mantenuto le tue promesse? Perché mi hai fatta salire sulla vetta di una montagna per poi spingermi di sotto? Perché mi hai raccontato bugie così simili alla verità che ho inevitabilmente finito per crederci? E, come al solito, non hai risposte alle mie domande. Mi avevi detto che eri tu la risposta. Ma più vado avanti, più vedo che restano solo interrogativi. Hai preteso e hai preso tante cose da me, ma non me ne hai restituita indietro neanche una. Dov’è la mia adolescenza? Tutte le cose che avrei potuto vivere e che non ho vissuto? Mi hai rinchiusa in una bolla di sapone. Era bella e io lì dentro credevo di essere felice. Ma mi isolava dal resto del mondo. E adesso che la bolla è scoppiata, non rimane niente. Neanche il riflesso. Neanche uno spicchio della felicità che mi avevi promesso.
Sono arrabbiata con te, lo sai? Sì, sono arrabbiata. Sono arrabbiata perché alla fine non ho avuto niente di quello che mi aspettavo da te. Mi hai illusa e presa in giro. Mi hai dato un qualcosa di effimero facendomi credere che fosse granitico. Mi hai mentito. Mi hai ferita. Mi hai fatto passare i momenti peggiori della mia vita. Dovevi essere un nuovo inizio, sei stata l’inizio della fine.
Sono arrabbiata perché hai distrutto quello che ero e quello che avrei potuto essere. Perché tuttora non te ne vai del tutto dalla mia testa e mi fai vivere una vita a metà. Perché mi hai rubato anni, possibilità, scelte. Perché mi hai rubata.
E sono molto arrabbiata con te, sì, molto arrabbiata, non semplicemente per quello che hai fatto a me, ma anche per quello che hai fatto alle presone che mi stavano intorno. Mi hai fatto fare terra bruciata. E hai fatto soffrire la mia famiglia, le uniche persone che mi abbiano mai amata incondizionatamente, gli hai inferto la più grande sofferenza della loro vita, li hai fatti piangere, preoccuparsi, sentirsi in colpa, stare male, passare notti insonni ad interrogarsi sui loro inesistenti sbagli… Loro, che non avevano fatto niente di male, niente di errato… perché ti ci sei accanita? Non glielo dovevi fare. Non ne avevi alcun diritto. Avevi me, ma non ti è bastato. Ti sei voluta riflettere anche su di loro. E sono molto arrabbiata per questo. Perché potevi distruggermi, ma non avresti dovuto sfiorare la mia famiglia neanche con un dito. Era una cosa tra me e te. Ma tu non ti sei tenuta ai patti. Hai voluto colpire anche loro. E io, impotente, sono rimasta a guardare. Sono molto arrabbiata perché mi hai impedito di reagire.
Ma non ti sei fermata qui.
Il mio migliore amico del cuore, quasi un fratello per me… in maniera ancora più subdola, hai trovato il modo di portarmi via anche lui. Come potrei non essere arrabbiata con te? Era come un fratello, e mi hai strappato anche lui.
Ma soprattutto, cara anoressia, la cosa che mi fa più incazzare è un’altra. È un’altra la cosa per cui ti odio. Ti odio perché mi hai resa felice. Ti odio perché mentre restringevo mi hai fatto provare una felicità che non avevo mai provato prima in vita mia e che non ho più ritrovato da quando ho smesso di restringere. Ti odio perché mi hai resa davvero felice, soddisfatta, tranquilla, in pace con me stessa. Ti odio perché mi hai fatta sentire forte, sicura, capace di controllo. Ti odio perché tutto questo è stato effimero, perché per forza di cose non può che esserlo, ma mi davi la sensazione che avrebbe potuto durare per sempre. Ti odio perché mi hai fatto apprezzare il mio corpo solo quando ero a XX Kg. Ti odio perché mi hai fatto passare momenti in cui mi sentivo onnipotente. Ti odio perché tutto questo mi è piaciuto. Ti odio perché, nonostante tutto il male che mi hai fatto, continuo ancora a pensare che il periodo in cui ho ristretto è stato il migliore della mia vita. Lo capisci? Ti odio perché sei stata il mio sbaglio più grande… ma che rifarei. Eppure, cara mia, eppure adesso lo so che non sei altro che un falso. Un falso così verosimile da poter davvero sembrare la realtà. Ma non lo sei. Purtroppo non lo sei. Per fortuna non lo sei. E te lo scrivo con la morte nel cuore… ma con la voglia di trovare una vita davanti. Potrei tornare da te in qualsiasi momento, e sarebbe davvero la cosa più semplice da fare… ma proverò a stare lontana da te per tutto il resto della mia vita, e sarà davvero la cosa più coraggiosa che possa fare. Cara anoressia, mi hai proprio scocciata. Se ti azzardi a farmi venire ancora paranoie, ti mando a quel paese. Hai il barbaro coraggio d’insinuarti subdolamente nella mia testa e di dire a me che non ho capito niente, come se l’avessi fatto tu. Ma cosa vuoi ancora da me? Perché non mi lasci in pace? Vai dove diavolo vuoi, non voglio chiederti più niente.
Ed ora che mi sto arrendendo, ecco qui la risposta.
Ora sì che devo mangiare, e se ti arrabbi, se mi dici di restringere, mangerò te. Puoi reagire come vuoi, puoi cercare di farmi venire tutte le ansie peggiori, non m’interessa, puoi urlare e minacciarmi quanto vuoi, non mi tange minimamente.
Anoressia, lo vuoi capire che adesso sei solo un peso? Sì, proprio tu, un peso! Tu, che hai sempre cercato di non (far) pesare niente… Sei falsa, bugiarda, e non mi va proprio giù questo tuo atteggiamento forzato, non voglio darti la soddisfazione di vedermi restringere, non te lo meriti, non ti meriti le mie lacrime e i miei dolori, perché non devo ancora fare qualcosa per te o darti qualcosa, e tu cosa mi stai dando ora come ora? Dimmelo, perché io adesso non vedo più niente. Solo giorni fatti di ossessione e di vuoto. Oggi sarò cattiva, giuro, e stai attenta a cosa cercherai di mettermi in testa se ti dovessi incavolare, pesa bene le parole, non si sa mai.
Da adesso in poi non te la darò mai più vinta. Certo, alcuni giorni starò peggio, avrò voglia di ricominciare a restringere, di farla finita, ma non mi arrenderò, te lo assicuro. Cadrò e sarò capace di rialzarmi. Sono pronta a dare battaglia.
È bella la tua perfezione, ma è spersonalizzata, dai sicurezza e senso di controllo, ma qui dentro mi lasci solo un gran vuoto e un gran freddo. Vattene, anoressia, non ti permetto più di dominare la mia vita. Oggi vediamo chi è più forte tra noi due, vediamo se occorrono le cattive per ottenere qualcosa da te, lo vedi, mi rimbocco le maniche… ti sto aspettando.
Tua (non più)
Veggie
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