Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.
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venerdì 27 dicembre 2013

Lego House

Mi sono chiesta più e più volte, in questi giorni, cos’avrei potuto scrivere nell’ultimo post del 2013. Mi sono venute millemila idee diverse, ma nessuna mi sembrava veramente convincente. Ad un certo punto, però, mi sono trovata ad interrogarmi su cosa fosse veramente per me la fine dell’anno, ed è da questo interrogativo che ho tratto l’ispirazione per il post odierno.

Non so come la pensate voi, ma io vedo sempre il finire di ogni anno come un momento in cui concentrarsi su qualcosa di particolarmente positivo che c’è stato nei 12 mesi appena trascorsi, al fine di portare con sé quella cosa che ci ha fatte stare bene anche nel nuovo anno che si appresta ad iniziare. A ben pensarci, in questo 2013 ci sono state talmente tante cose da salvare e da portare dritte nel 2014, che se mi volessi concentrare su ognuna di esse singolarmente dovrei scrivere almeno una trentina di post. Sceglierne una sola è ben arduo, perché così facendo mi vedo costretta a tagliar fuori un sacco di cose e persone che hanno cambiato la mia vita in meglio durante quest’ultimo anno, un sacco di cose e persone che, ciascuna a loro modo, mi hanno aiutata a continuare a combattere contro l’anoressia.

Lo sport, il lavoro come istruttrice/arbitro di karate, il tirocinio in Pronto Soccorso… tutte cose che arricchiscono la mia vita e che voglio portare con me non solo nel 2014, ma anche in tutti gli anni a venire. Così come tutte le meravigliose persone che hanno incrociato la mia strada durante quest’anno. E se penso alle persone, ce n’è una in particolare che mi fa sorridere. Una persona con cui ho condiviso un sacco di esperienze e di pensieri. Una persona che mi illumina le giornate. La prima persona cui penso quando mi sveglio la mattina, e l’ultima persona cui mando un SMS di buonanotte la sera. La persona che più di ogni altra mi fa venire voglia di continuare a combattere contro l’anoressia senza mollare la presa. La persona più speciale che ci sia. Il mio migliore amico Alex.

Per cui, sì, credo proprio che quest’ultimo post del 2013 debba essere dedicato a lui.

E dunque, Alex, questo è per te.

Il cuore è un muscolo, solo questo. L’ho pensato per un sacco di tempo. Il cuore è un muscolo. Era molto più semplice vederla in questo modo, molto più conveniente. L’unico modo per non correre nessun rischio, in definitiva. Perché succede che a un certo punto i cuori interrotti, quelli le cui ferite sono aperte e sanguinano ancora, si congelano. E’ il loro modo per riprendersi e per difendersi dall’altro male che gli può essere fatto. Avere il cuore congelato ha indubbiamente dei grandi vantaggi, mi dicevo: primo fra tutti il fatto che, non riuscendo a provare niente, si evita di soffrire. Il cuore è un organo strano… in realtà è un organo di copertura, perché poi quello che noi chiamiamo cuore probabilmente lo fa la testa, e comunque sono collegati, un po’ come orecchio, naso e gola… il male che gli fai (o che gli fanno) non passa, si accuccia in un angolino e rimane lì, sempre vivo. Per la maggior parte del tempo dorme, ma poi succede che si risveglia. E quando si risveglia il male che fa è sempre uguale. Non ci sono ferite del cuore che passano. Si forma come un cerotto sopra, ma è talmente sottile che basta poco perché la ferita si riapra e ricominci a sanguinare. Quando il cuore è congelato questo non accade. Tutto tace, nel bene e nel male. Né gioia né dolore. Uno strano equilibrio che, allo stesso tempo, non fa stare bene ma non fa neanche stare male…

Ecco, per tanto tempo il mio cuore è stato questo. Solo un muscolo in definitiva. E mi andava benissimo così. Meglio non provare niente, che correre il rischio di essere ferita. Meglio non avvicinarsi a nessuno, non avere alcuna amicizia, tirare su muri contro chiunque, essere tutt’al più gentile, ma distante, mettere sempre paletti, tirarsi indietro il prima possibile. Avevo l’anoressia, e questo era quanto. E questo era tutto. Meglio seppellire quel vano sentimento dell’amicizia da qualche parte, molto in profondità. E andare avanti, a testa alta, guardando dritta davanti, concentrata sul percorso, solo l’anoressia al mio fianco, e niente più grane.

Io basto a me stessa. Pensavo così.

Tu hai interrotto il mio loop. 

Tu sei stato un inciampo, ecco cosa. Ci ho pensato, è proprio così: tu sei stato un inciampo. Hai visto, proprio com’è quando s’inciampa. Ti sei messo in mezzo, così, all’improvviso, e io non ho fatto in tempo a scansarmi. Sono inciampata. Ero così fermamente convinta di avere il cuore congelato, così convinta che l’anoressia e il controllo fossero il fulcro della mia vita, e che niente e nessuno avrebbe potuto cambiare questa situazione, che non avevo proprio messo in conto la possibilità di un disgelo. Il cuore riprende a battere, le ferite si risentono e si trasformano in paura che ciò che ha fatto male possa accadere di nuovo… con altre modalità e con altre forme… ma si riprova una strana sensazione, quella di tornare a vivere. Si sente il muscolo pompare, il sangue scorrere… e rientrare in circolo. Ho preso le distanze dall’anoressia. Mi sono risvegliata. E non ero più abituata. E quando non si è abituati è facile cadere, è facile prendere dei muri a 200 all’ora contromano… Perché senza gelo intorno al cuore e senza la coperta di Linus rappresentata dall’anoressia, mi sono sentita vulnerabile. Così mi sono chiesta cosa fosse meglio: il cuore congelato o il cuore che riprende a vivere? La solitudine dell’anoressia o la possibilità di un’apertura? Prima credevo di conoscere la risposta. Ora non ho neanche più voglia di pormi la domanda.

La verità è che ho sempre avuto una paura incredibile di stare di nuovo male. 

Tu sei stato un imprevisto. E, paradossalmente, hai cambiato tutto. Ero così convinta che sarei andata avanti da sola, che il controllo che mi faceva provare l’anoressia fosse l’unica cosa di cui avevo bisogno, che quando la mia strada si è incrociata con la tua, la prima cosa che ho pensato è stata che non potevo permettermi una simile distrazione. Eppure, inconsapevolmente, la mia testa aveva già cominciato a divagare. Senza volerlo, ero già entrata in una nuova misura. Senza volerlo, mi ero già voltata verso di te.

Io scrivo molto, però paradossalmente in realtà non mi piacciono granché le parole. Perché sono misere. Perché quando stanno nella tua testa, le cose sono grandi, enormi, immense… poi ti trovi a doverle mettere giù a parole, e quelle si rimpiccioliscono, si riducono a non più che grandezza naturale. A maggior ragione se si tratta di sentimenti. Come si può pensare di descrivere un sentimento a parole? Pensa all’amicizia, per esempio. Ad un amico si dice “ti voglio bene”. Sono tre parole semplici, brevi per giunta, assolutamente banali. E le si usano per esprimere un qualcosa che è tutt’altro che semplice e banale. E allora? C’è una discrepanza incredibile. Per questo non mi piacciono le parole. Perché non rendono l’idea. Per questo io “ti voglio bene” non l’ho mai detto a nessuno. Perché mi sarebbe sembrato di banalizzare, di svilire questo sentimento racchiudendolo in tre parole. Ma sai che cosa, ben pensandoci? Forse è proprio questo il bello. Che sono state inventate tre parole così semplici che riescono a dire qualcosa di davvero grande. E allora, voglio provarci anch’io.

E quindi ti voglio bene, ti voglio bene anche se non te l’ho mai detto esplicitamente face-to-face perché per me è difficile sciogliere la matassa dei sentimenti, e metterli giù a chiare lettere. Una volta mi hai detto che io sono la prima Vera Amica che hai incontrato da quando hai iniziato a frequentare Medicina. Bè, posso dirti solo che anche tu sei il migliore amico che avrei mai potuto conoscere. Se dovessi mettermi a ringraziarti per tutto quello che hai fatto per me in questi anni, per come mi hai sempre supportata (e sopportata!) tuo malgrado, non mi basterebbero le prossime 10 vite. Ogni singola volta che mi hai telefonato ho esitato per un attimo a rispondere fissando il tuo nome sul display del cellulare e pensando col sorriso sulle labbra che eri troppo… troppo per me. Troppo, sì… troppo tutto per essere vero. Ma lo eri. Lo sei. E vorrei riuscire a dirti tutto questo a voce, ma lo scrivo perché so che non riuscirei a dirlo guardandoti negli occhi per più di 2 secondi senza sentirmi in difficoltà. Vorrei dirti tante cose, che è meraviglioso il semplice fatto che esisti, ma non ce la farei mai perché sarei sopraffatta dall'emozione, mi tremerebbe la voce, mi tremerebbero le mani, dovrei concentrarmi per mantenere una parvenza di normalità, e farei una fatica bestiale. Quando sono con te mi dimentico del tirocinio, del karate, di cosa devo fare nella settimana, del lavoro, dell’anoressia, del controllo, di respirare. Penso che tu sei la cosa più bella che mi sia mai capitata. E se mai sono riuscita a fare qualcosa per te, è niente rispetto alla gioia che ho provato nell’esserti stata vicino in questi anni: non sai quanto bene mi hai fatto. Sei stato tu a trasformarmi, Alex. Sei stato il motivo del mio primo vero sorriso dopo tanto tempo. Il solo pensiero che avrei potuto non conoscerti mi è sempre risuonato dentro come la peggiore delle minacce, perciò ringrazio la casualità che ti ha portato nella mia strada. Mi sono sempre sentita privilegiata anche solo per aver ricevuto la tua amicizia, il tuo sguardo, la possibilità di addentrarmi anche solo un po’ nel tuo mondo. Perché io non avrei mai immaginato di poter trovare un amico a cui voler bene quanto ne voglio a te.

Ma queste sono parole, e io sento che le parole adesso non bastano per descrivere la nostra amicizia, e per esprimere il bene che ti voglio. E allora, provo a dirtelo in una forma che mi è più congeniale: con un video. Io come Chloe Sullivan (interpretata da Allison Mack), tu come Clark Kent (interpretato da Tom Welling) nel telefilm “Smallville”. La nostra amicizia raccontata con le loro immagini, perché è come la loro amicizia: più forte di tutti, più forte di tutto.

(QUI per vederlo direttamente su YouTube) In fondo, posso solo dirti grazie. Grazie di tutto. Davvero. Ti voglio un bene dell’anima per la persona stupenda che sei e per tutto quello che mi hai dato da quando ci siamo conosciuti. Mi fai venir voglia di continuare a combattere e a tenere duro ogni volta che ti vedo, o anche solo ogni volta che ti penso. Mi rendi migliore.


















(Graduation Day, 25/07/2013) (click sulla foto per ingrandire)

So che adesso abbiamo fatto scelte molto diverse per il nostro futuro, e dunque non potremo più stare side by side come quando andavamo a lezione insieme tutti i giorni, ed ognuno di noi s’incamminerà per la propria strada… Sono però sicura che, nonostante questo, l’amicizia che ci lega non cambierà d’una virgola. So che ci vedremo molto più raramente ma, pur con tutti i nostri rispettivi impegni, spero proprio che continueremo a trovare il modo di ritagliarci un po’ di tempo solo per noi... perché qualsiasi cosa io faccia, è molto più divertente se la faccio insieme a te.

 
(click sull'immagine per ingrandire)

venerdì 28 dicembre 2012

Titoli di coda

Quante di voi si sono mai trattenute a veder scorrere i titoli di coda alla fine di un film, al cinema? Se stavate pomiciando non vale, ovviamente. Io, onestamente, poche volte. Ma ogni volta che lo faccio, avverto una sensazione molto particolare, perché nei titoli di coda c'è l'intero film… e molto di più. I titoli di coda sono la celebrazione di tutto il lavoro che sta dietro alla realizzazione di un capolavoro, o semplicemente di un lungometraggio che non sarà da oscar ma che almeno ha dato lavoro ed esperienze a decine di persone. In ogni realizzazione, io credo, non conta tanto il momento dell'esplosione del risultato, quello che veramente fa la differenza e cambia per sempre le persone sono le esperienze che si fanno mentre si sta lavorando duramente fianco a fianco con altri esseri umani per raggiungere insieme un obiettivo, grande o piccolo che sia. E i titoli di coda mi affascinano, perché celebrano esattamente questo: anche il più sfigato assistente dell'assistente dell'assistente dell'aiuto-regista vi compare. Perché ci ha lavorato e ha partecipato alla costruzione dell'opera. In fondo, credo che ognuna di noi viva la propria vita come una sorta di film di cui è protagonista, e il risultato è che il consorzio umano è un'intersezione di film, un palcoscenico di coprotagonisti che incrociano i propri destini con quelli altrui, in un'interminabile serie di scene, spin-off, prequel, sequel…

E dunque, dato che – come ormai avrete ben capito anche solo dall’impostazione del mio blog – mi piace molto la visione dei gruppi umani come team che collaborano per costruire qualcosa (o, nel caso di questo blog, per combattere contro qualcosa), quest'anno ho deciso di concludere i post del 2012 con i miei personalissimi titoli di coda. La cosa che più mi entusiasma è notare come il mio film di quest'anno sia molto intenso, movimentato, popolato da un gran numero di persone, amici vecchi e, soprattutto, nuovi. E' bello anche pensare che, in fondo, questo blog ha giocato un ruolo non indifferente nella costruzione di una trama che, se la guardo nel suo insieme, mi pare promettere bene.
Magari ci scappa un oscar.

E quindi, un GRAZIE DI CUORE a:

Alex. Il migliore amico che chiunque vorrebbe avere. Più che un amico: un fratello. Senz’altro una delle persone più importanti della mia vita. A lui va il primo pensiero perché effettivamente è il primo che sento ogni mattina e, spesso, l'ultimo che sento quando vado a letto. Non mi dilungo oltre perché gli ho già dedicato un intero post che riassume più che bene il suo ruolo. Grazie di esistere, di esserci sempre, di starmi vicino nonostante tutto. Sei meraviglioso. M’illumini la vita. Momenti più belli? Vale se dico “tutti quelli che trascorriamo insieme!”?! Vabbè, dai, diciamo il tirocinio all’ambulatorio proctologico, i mega-ripassoni pre-esame, e le serate che passiamo insieme. O, più semplicemente, le chiacchiere e le risate che facciamo insieme. Insomma, basta, sennò davvero con lui non finirei più... perché le parole non sono sufficienti ad esprimere il bene che gli voglio.

Duccia. La mia amica “storica” (ci conosciamo dalla 1^ media!), l’unica che mi è stata vicino anche nei miei momenti peggiori, quando l’anoressia la faceva da padrona. Quest’anno, causa i reciproci impegni universitari (e anche lavorativi, nel mio caso), ci siamo potute vedere meno, ma quando Duccia c’è lascia sempre il segno. Ma anche se riusciamo ad incontrarci solo poche ore per volta, quelle ore sono come tesori preziosi, come visioni panoramiche, vedute crepuscolari. Lei è un pezzo importantissimo della mia vita, e lo sarà sempre.

I miei compagni di squadra di karate. Grazie, ragazzi. Quest’anno era partito in sordina con Aldo che aveva cambiato palestra e lo scazzo ultrapeso tra me e Alby, ma sta finendo sotto i migliori auspici. Grande Luca che si sta facendo il culo per imparare i kata, grande Cosi che ce la mette sempre tutta e che nonostante quel che c’è stato in mezzo è tornato ad essere il mio amico di due anni fa. Grazie a Giovanni perché è davvero il nostro collant(e) e devo ancora vedergli fare una cazzata. Grazie a Lory che continua ad essere il nostro Lory, pur essendo diventato nel frattempo un patetico ragioniere (^__^”) Infine, un grazie a Robi per essere sempre disposto a tappare qualsiasi buco ci sia da tappare – e non è un’allusione sconcia.

 Il team della Medicina d’Urgenza, in toto, perché siete gente coi controcazzi.

Tutte voi, ragazze, che state leggendo il mio blog in questo momento. Non mi metto ad elencarvi una per una, perché sennò le prossime millemila righe di questo post conterranno solo i vostri nomi e non si finisce più, ma sappiate che sono estremamente grata a tutte e a ciascuna di voi in particolare. Grazie a voi che mi leggete abitualmente ormai da tanto e lasciate i vostri commenti che sono per me sempre importante spunto di riflessione, grazie a voi che commentate in maniera anonima ma pure riuscite a trovare il coraggio per rompere il silenzio che il DCA impone, e questo vi fa veramente onore, grazie a voi che mi scrivete tramite e-mail (e scusate se sono sempre così lenta nel rispondervi!...), e grazie a voi che mi leggete in silenzio, perché la vostra presenza è comunque palpabile. Insomma, grazie a tutte voi per stare combattendo questa battaglia contro l’anoressia insieme a me… fisicamente lontane, ma virtualmente tutte una a fianco dell’altra. Perché siamo più forti se combattiamo insieme. Perciò, continuiamo a farlo. Grazie di cuore, davvero. Questo blog è ciò che è solo perché ci siete voi. GRAZIE.

La mia dietista, che mi segue ormai da tempo immemore e mi sopporta sempre. Tranquilla, ancora un paio d’anni e ce la fai ad entrare nel guinness dei primati!

Il mio tutor, il dottor Mirco D., per avermi detto: "Ma vuoi davvero diventare una che va in giro a pensare di salvare le vite? Nè per colpa mia, nè per merito mio.". Mirco, ti voglio bene. Sei il miglior tutor che avrei mai potuto sperare di avere. Grazie per aver fatto le due di notte con me per discutere di un caso clinico. Grazie per la fiducia che mi dai, grazie per le potenzialità che vedi in me, anche se continuo a pensare che ti sia preso un abbaglio.
Ogni ora di affiancamento che facciamo, con tutti gli insegnamenti che mi dà, è preziosa, e in quello che mi spiega c'è sempre una tensione artistica, piena di passione e di autentico ardore per la professione che fa e per quello che mi insegna. Anche Mirco è un regalo che è entrato inaspettatamente nella mia vita.

Il mio sensei di karate, Carlo, per tutte le volte che mi ha fatto il culo. Perché solo così ho potuto conquistare quel podio. E per avermi detto che sono io il vero maschio alfa della palestra ^__^”

La cassiera della mensa, perché dopo aver insinuato che la sottoscritta utilizzi le banane (sono parte integrante del mio “equilibrio alimentare”, anche quando vado a mangiare a mensa mi porto sempre il mio pranzo da casa) per fini diversi da quelli della nutrizione, mi saluta ogni giorno e ha sempre una parolina dolce per me. Grazie! Anche io ti voglio bene cassiera della mensa!

Il professor R. L., perché per la prima volta ho imparato a fare i grafici per registrare l'andamento dei suoi "in questo senso" e "in questo modo qui". Facendo un breve calcolo, stimo che durante il semestre il simpatico omino ne abbia pronunciati circa 600 - 700. Lo ringrazio anche per avermi insegnato un nuovo e più disinvolto uso dell'aggettivo dimostrativo "quel". Quell'ammonio. Poesia.

Il professor P. U., principalmente perché da quando ha fatto un disegno alla lavagna e l'ha firmato “P. U. – 2012” ho finalmente avuto la certezza di trovarmi di fronte ad un pazzo megalomane.

Il professor G. C., perché oltre ad essere un "rigoverna cappelle" (cit.), è riuscito ad infamarmi all'esame più della professoressa A. M. Lurido montevarchino.

Tutti i miei colleghi dello CSEN, ovvero gli altri arbitri di karate. Perché siamo una forza quando siamo tutti insieme. Il nostro prossimo obiettivo dev’essere il far diventare il karate un sport olimpico, okay??!

Il dottor Alberto C., primario della Medicina d’Urgenza. E qui non ci sono cazzi. E' un GRANDE uomo, uno che si fa il culo dalla mattina alla sera, che lavora con una passione che io ammiro profondamente. E poi è simpatico, come del resto lo sono generalmente le persone che nella vita hanno raggiunto obiettivi di rilievo grazie ai propri sforzi. Un giorno sarò come lui, con qualcosa in meno tra le gambe, ovviamente.

Il relatore della mia tesi, il professor Andreas R. F.. Lui è un pazzo, uno che parla al telefono a velocità supersonica, e può essere un problema quando devo riuscire ad estrapolare metodiche, nomi, orari, numeri di telefono. Ma è un ganzo e un grande. Lo ringrazio perché sta credendo moltissimo in me e mi ha permesso di scrivere una tesi strafiga. Rivoluzioniamo il sistema delle tesi tradizionali, mi raccomando! (E anche quello della Medicina, magari… ^^”) Grazie per avermi permesso di fare la presentazione della tesi con Windows Movie Maker anziché con quella tristezza di Power Point… cercherò di fare un buon lavoro, promesso.

E adesso, un attimo di attenzione. Ora voglio ringraziare le new entries.

Sara. Come ti ringrazio? E soprattutto, forse, non ho nemmeno niente per cui esserti grata. Però ormai nella mia vita ci sei entrata, e volentieri ti ci lascio. Non so se sei davvero riuscita a capirmi, in realtà ne dubito, anche perché io per prima non mi sono veramente mai aperta con te e non ti ho mai detto dei miei problemi di anoressia e di tutto il resto. Però mi tieni a chiacchierare, a ridere, a dire cazzate, a consultarmi per i tuoi casi clinici (ma se ci metto le mani meno di te!?!), mi dai continuamente input per osservarmi dall'esterno e tentare di migliorarmi. E so che hai tanta paura, tanta quanta ne ho io. Sei molto intelligente, sarai un ottimo medico, te lo assicuro. E per quanto mi riguarda, non ti abbandono.

I ragazzi del “team tirocinio” (tra cui soprattutto Cosi, che oltre a fare karate con me da un sacco di tempo, quest’anno ha pure iniziato Medicina). Ragazzi, voi siete un qualcosa d’incredibile. Siete un po’ come 5 fratellini minori, ma come medici sento già che sarete dei grandi. Per me rappresentate la potenza delle cose nuove che iniziano in tutto il loro splendore e con quella forza misteriosa che spinge le cose che nascono dall'ispirazione. Sono orgogliosa di essere la vostra tutor. Voi del 1° anno, io del 6°… eppure sono certa che ne faremo di strada insieme.

Lexy. Lexy è il caos. Siamo stati dei mesi a guardarci in cagnesco, più per scherzo che sul serio però, perché in fondo c’ispiravamo simpatia a pelle. E alla fine abbiamo rotto il ghiaccio. Gli voglio bene perché lui, giustamente, mi venera come Dea Onnipotente della Medicina e del Karate. Scherzi a parte, lui è un elemento completamente libero e sciolto da ogni catena, è impossibile non volergli bene quando ti arriva davanti a casa con un carrello rubato. Peccato che te l'abbiano fottuto, Lexy, un giro ce lo facevo volentieri. Tra l'altro sembra che sia anche diventato un bravo studente... Mah... La faccenda mi puzza, ma per adesso si starà a vedere. Grandissimo!

Wolfie. Che avevo fugacemente conosciuto già nel 2011, ma che ho rivisto più volte quest’anno con estremo piacere. Sei una ragazza stupendissima. Ti ringrazio per ogni singolo commento che lasci su questo blog (a proposito, ma tu ne terrai mai uno?), e che ispira sempre tanta positività e voglia di combattere contro i DCA. Fai venire voglia di combattere e non mollare, fai venire voglia di vivere. Sono felice di aver avuto modo di conoscere più a fondo una persona deliziosa come lei, e spero che continueremo a combattere insieme, fianco a fianco, e, magari, spero che riusciremo a vederci più spesso, nonostante la distanza fisica che ci separa, perché Wolfie è veramente una forza della natura.

Phagosome. Che ha un blog e un account di twitter che sono positività allo stato puro, che convincerebbero a combattere contro l’anoressia anche una pro ana sfegatata. Torna presto a scrivere, perché senza i tuoi post mi manca un pezzo! E continua sempre a combattere, anche se sono certa che con la tua forza interiore potrai fare tutti i passi avanti che vorrai, senza mai perderti d’animo. Ti stimo, ragazza!

Michela, Stefano, e tutto MNV. Il vostro impegno nella lotta contro i DCA è un qualcosa di eccezionale. Continuate sempre così. Al mondo c’è tanto bisogno di gente come voi.

Vicky. Perché credo in lei, la ammiro profondamente per il coraggio che ha. So che dovrà probabilmente soffrire ancora molto (bisogna essere realiste), ma è mia profonda convinzione che riuscirà a sconfiggere i suoi demoni perché è forte, cocciuta, determinata, dolce, e profondamente intelligente. Poi è capace di fare delle fotografie fichissime, quindi non può non essere ganza. Sei grandissima, e ce la farai, come tu ispiri me col tuo sorriso, adesso che stai attraversando un momento difficile vorrei essere io a darti un po' di carica in più!

Il dottor Tommaso B.. Tommaso è il mio naturale amplificatore. Io e lui siamo un ripetitore di cazzate ad azione altamente teratogena. Mi mancava qualcuno con cui fare assurde e deprimenti battute a sfondo neurologico, o con cui esaltare la bellezza del viscerum inversus o del "distinto inginocchiamento" dell'uretere sui vasi iliaci. Da dieci.

Lorenzo. Qui non basterebbe un post intero, forse neppure un blog. E' possibile conoscere una persona e dopo solo pochi giorni ritenere che sia il proprio fratello separato alla nascita? Evidentemente sì. Lori mi emoziona perché mi mette costantemente alla prova, e perché per me è un esempio di umiltà - cosa che a me manca assai - e di forza d'animo. Crede di non valere niente, ma lo adorano tutti. E io non credo nelle coincidenze pure e semplici. Poi se Giovedì si taglia davvero i capelli diventerà un figo della madonna e con tutte le donne che gli gireranno intorno non avrà più tempo per chiacchierare con sua sorella, ma intanto mi godo la nostra amicizia.

Jonny. Conoscenza molto recente, ma di sicuro impatto! Già che fa un certo effetto sentirla parlare in perfetto aretino, ma poi viene fuori che pure lei c'ha davvero i controcazzi. Finalmente ho avuto l’onore di conoscerti di persona. E, hai ragione, le foto non rendono, neanche quelle photoshoppate… ma in positivo, però. E non mi rompere, che sei decisamente più gnocca della media delle ragazze che posso aver mai visto in vita mia. Anche se ci siamo viste solo un paio di volte, ci siamo sviscerate a vicenda ed abbiamo commentato fino alla nausea la nostra lotta sempre più convinta contro l’anoressia. Ha un’intelligenza e un’acuità fuori dal comune. Le voglio bene soprattutto perché è un po’ come Fonzie, fa la dura, ma ha un cuore d’oro. (E ora infamami pure, a questo punto non ho più scusanti, me la sono cercata… ^^”) Se la smette di fare battutacce circa la mia fratta di capelli perennemente spettinati, forse le vorrò ancora più bene (e tanto ha poco da stare tranquilla, perché prima o poi qualsiasi strafica diventa storpia e/o demente e/o pazza).

Ringrazio anche tutte le persone false ed ipocrite che sono uscite dalla mia vita. Chi è andato è andato, e spero a fanculo. Il passato lo rimpiange chi non ha futuro.

Infine, un grazie più speciale degli altri. Ringrazio l’anoressia. Sì, proprio così. Grazie, anoressia. Mi hai fatto parecchio dannare e tuttora non molli la presa, ma grazie a te mi conosco meglio e costruisco la mia forza. Ma non ti preoccupare, perché l’idillio simbiotico che credevi di poter costruire cibandoti di me ormai l’ho sgamato da un pezzo. Continuerò a combattere contro di te, cercherò di stare ogni giorno un po’ meglio, e prima o poi dovrai andare incontro ad una remissione completa.

Cazzo che anno.
 
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