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venerdì 8 febbraio 2013
Modi infallibili per farmi incazzare
Come ormai saprete, andare a spulciare articoli e studi pubblicati in merito alla tematica dei DCA è un qualcosa che trovo molto interessante. Essi rappresentano l’apogeo e il perigeo di quello che ho modo di leggere in merito all’argomento “disturbi alimentari”. Alcune recenti ricerche scientifiche che sono state fatte relativamente alle valutazioni patogenetiche e terapeutiche dei DCA rappresentano sicuramente un apogeo di tutto ciò che leggo. Il perigeo? Cose come questo articolo, intitolato "Modi infallibili per far ammalare le vostre figlie di DCA".
I “suggerimenti” dati ai genitori per far ammalare di anoressia la propria figlia, redatti dall’autrice del blog in questione, Michelle Lewis, sono cose come:
• Siate sempre critici e disapprovate ogni iniziativa personale delle vostre figlie
• Abusate di loro
• Richiedete sempre la perfezione, e mostratevi delusi se le vostre figlie sono da meno
• Non lottate contro il vostro proprio DCA
• Siate distaccati e anaffettivi, evitando il dialogo, e non ascoltando mai le vostre figlie se vogliono parlarvi di qualcosa o di qualche problema
• Usate il cibo come ricompensa o punizione
• Etc…
Al contrario, ecco cosa dice la letteratura scientifica in merito ai “modi infallibili” per far ammalare vostra figlia di anoressia/bulimia:
Esatto: NIENTE. Cercate pure quanti più studi scientifici volete: tutti quanti vi diranno che non esiste una sola causa precisa e definita che è responsabile della comparsa di un DCA. Certo, certe dritte comportamentali possono aiutare a ridurre il rischio che una ragazza si ammali di anoressia… ma non lo elimineranno. Questo è vero anche per altre malattie come per esempio i tumori. Se fumate un pacchetto di sigarette al giorno per anni ed anni, certamente il vostro rischio di sviluppare un microcitoma polmonare aumenterà considerevolmente (così come l’eccessiva esposizione ai raggi solari e alle lampade abbronzanti correla positivamente con l’incremento della possibilità di sviluppo di alcuni tumori cutanei), ma comunque fumare 20 sigarette al giorno non è un “modo infallibile” per beccarsi un cancro al polmone. Un sacco di gente fuma anche per 50 anni della sua vita, e non si prende comunque un tumore… altresì, i microcitomi polmonari possono colpire anche soggetti non-fumatori.
In sua difesa, in risposta ad un commento che viene lasciato a questo suo post, Michelle Lewis dice che, in effetti, intendeva elencare atteggiamenti genitoriali che promuovono insoddisfazione relativa alla propria fisicità e alimentazione disordinata, non disordini alimentari. Ora, un’affermazione del genere è ciò che non manca mai di farmi incazzare, questa fusione tra insoddisfazione per la propria immagine corporea e DCA. La stragrande maggioranza delle persone che conosco sono insoddisfatte di qualcosa relativamente al proprio aspetto fisico (e, del resto, vi sfido a trovare qualcuno che sia pienamente soddisfatto in tutto e per tutto del proprio corpo!!), ma finchè quest’insoddisfazione non interferisce con la propria qualità della vita, non c’è ragione di considerarla patologica. Sarebbe fantastico se chiunque, guardandosi allo specchio, fosse soddisfatto in toto di ciò che vi vede riflesso, ma specchiarsi e vedere che non ci si piace non fa sì automaticamente che quella persona abbia un DCA.
Altra cosa che mi irrita a proposito di questo post scritto da Michelle Lewis è il fatto che l’autrice dà per assunto che i genitori giochino un ruolo predominante e fondamentale nel successivo sviluppo o meno di un DCA da parte della propria figlia. Cioè, se leggete il suo post che vi ho linkato, quello che si evince è che: se una ragazza ha un disturbo alimentare, allora, ipso facto, ha avuto dei “cattivi” genitori, o comunque dei genitori disfunzionali. Ora, io non voglio screditare la terapia familiare, perché credo che ci siano certe situazioni in cui lavorare su tutta la famiglia possa essere benefico per chi ha un DCA, ma attraverso la terapia familiare ci sono passata personalmente e, per quel che può valere il parere del singolo, nel mio caso di specie è stata una perdita di tempo, salute e soldi.
La verità: Fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo.
La verità: Alcune ragazze che sviluppano un DCA hanno alle spalle famiglie disfunzionali.
La verità: Alcune ragazze che sviluppano un DCA hanno alle spalle famiglie veramente in gamba.
La verità: Il fatto che una ragazza sia affetta da un DCA non dice niente relativamente alla qualità della famiglia da cui essa proviene.
E’ un nonsense, è un totale nonsense dare per assunto che i genitori siano la singola o tantomeno la maggiore causa di DCA nei propri figli. Peraltro, la dottoressa Julie O’Toole, in una delle sue pubblicazioni, parla proprio del trattamento di bambine denutrite provenienti da famiglie disfunzionali (sì, genitori che trattavano le figlie proprio come dice Michelle Lewis). Nel momento in cui queste bambine venivano ospedalizzate, riprendevano a mangiare normalmente (bè, è quello che normalmente ci si aspetterebbe da bambine denutrite…). Queste bambine non avevano l’anoressia… nonostante fossero stata trattate come pezze da piedi dai loro genitori.
Post come quello di Michelle Lewis non mi piacciono affatto, insomma… e non mi piace pensare al fatto che alcuni genitori, leggendolo, possano pensare di essere loro la causa maggiore od unica del DCA delle proprie figlie. Tutt’al più, una delle millemila concause, ma non certo l’unica causa, e men che meno la causa dominante (nella stragrande maggioranza dei casi, per lo meno, non voglio fare di tutta l’erba un fascio!).
I “suggerimenti” dati ai genitori per far ammalare di anoressia la propria figlia, redatti dall’autrice del blog in questione, Michelle Lewis, sono cose come:
• Siate sempre critici e disapprovate ogni iniziativa personale delle vostre figlie
• Abusate di loro
• Richiedete sempre la perfezione, e mostratevi delusi se le vostre figlie sono da meno
• Non lottate contro il vostro proprio DCA
• Siate distaccati e anaffettivi, evitando il dialogo, e non ascoltando mai le vostre figlie se vogliono parlarvi di qualcosa o di qualche problema
• Usate il cibo come ricompensa o punizione
• Etc…
Al contrario, ecco cosa dice la letteratura scientifica in merito ai “modi infallibili” per far ammalare vostra figlia di anoressia/bulimia:
Esatto: NIENTE. Cercate pure quanti più studi scientifici volete: tutti quanti vi diranno che non esiste una sola causa precisa e definita che è responsabile della comparsa di un DCA. Certo, certe dritte comportamentali possono aiutare a ridurre il rischio che una ragazza si ammali di anoressia… ma non lo elimineranno. Questo è vero anche per altre malattie come per esempio i tumori. Se fumate un pacchetto di sigarette al giorno per anni ed anni, certamente il vostro rischio di sviluppare un microcitoma polmonare aumenterà considerevolmente (così come l’eccessiva esposizione ai raggi solari e alle lampade abbronzanti correla positivamente con l’incremento della possibilità di sviluppo di alcuni tumori cutanei), ma comunque fumare 20 sigarette al giorno non è un “modo infallibile” per beccarsi un cancro al polmone. Un sacco di gente fuma anche per 50 anni della sua vita, e non si prende comunque un tumore… altresì, i microcitomi polmonari possono colpire anche soggetti non-fumatori.
In sua difesa, in risposta ad un commento che viene lasciato a questo suo post, Michelle Lewis dice che, in effetti, intendeva elencare atteggiamenti genitoriali che promuovono insoddisfazione relativa alla propria fisicità e alimentazione disordinata, non disordini alimentari. Ora, un’affermazione del genere è ciò che non manca mai di farmi incazzare, questa fusione tra insoddisfazione per la propria immagine corporea e DCA. La stragrande maggioranza delle persone che conosco sono insoddisfatte di qualcosa relativamente al proprio aspetto fisico (e, del resto, vi sfido a trovare qualcuno che sia pienamente soddisfatto in tutto e per tutto del proprio corpo!!), ma finchè quest’insoddisfazione non interferisce con la propria qualità della vita, non c’è ragione di considerarla patologica. Sarebbe fantastico se chiunque, guardandosi allo specchio, fosse soddisfatto in toto di ciò che vi vede riflesso, ma specchiarsi e vedere che non ci si piace non fa sì automaticamente che quella persona abbia un DCA.
Altra cosa che mi irrita a proposito di questo post scritto da Michelle Lewis è il fatto che l’autrice dà per assunto che i genitori giochino un ruolo predominante e fondamentale nel successivo sviluppo o meno di un DCA da parte della propria figlia. Cioè, se leggete il suo post che vi ho linkato, quello che si evince è che: se una ragazza ha un disturbo alimentare, allora, ipso facto, ha avuto dei “cattivi” genitori, o comunque dei genitori disfunzionali. Ora, io non voglio screditare la terapia familiare, perché credo che ci siano certe situazioni in cui lavorare su tutta la famiglia possa essere benefico per chi ha un DCA, ma attraverso la terapia familiare ci sono passata personalmente e, per quel che può valere il parere del singolo, nel mio caso di specie è stata una perdita di tempo, salute e soldi.
La verità: Fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo.
La verità: Alcune ragazze che sviluppano un DCA hanno alle spalle famiglie disfunzionali.
La verità: Alcune ragazze che sviluppano un DCA hanno alle spalle famiglie veramente in gamba.
La verità: Il fatto che una ragazza sia affetta da un DCA non dice niente relativamente alla qualità della famiglia da cui essa proviene.
E’ un nonsense, è un totale nonsense dare per assunto che i genitori siano la singola o tantomeno la maggiore causa di DCA nei propri figli. Peraltro, la dottoressa Julie O’Toole, in una delle sue pubblicazioni, parla proprio del trattamento di bambine denutrite provenienti da famiglie disfunzionali (sì, genitori che trattavano le figlie proprio come dice Michelle Lewis). Nel momento in cui queste bambine venivano ospedalizzate, riprendevano a mangiare normalmente (bè, è quello che normalmente ci si aspetterebbe da bambine denutrite…). Queste bambine non avevano l’anoressia… nonostante fossero stata trattate come pezze da piedi dai loro genitori.
Post come quello di Michelle Lewis non mi piacciono affatto, insomma… e non mi piace pensare al fatto che alcuni genitori, leggendolo, possano pensare di essere loro la causa maggiore od unica del DCA delle proprie figlie. Tutt’al più, una delle millemila concause, ma non certo l’unica causa, e men che meno la causa dominante (nella stragrande maggioranza dei casi, per lo meno, non voglio fare di tutta l’erba un fascio!).
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