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giovedì 12 novembre 2009
Fuori dalla foresta
Talvolta, ricordare l’inferno-paradiso dell’anoressia fa tanta paura quanto ricordare un incubo spaventoso al momento del risveglio. Tra le coperte con gli occhi aperti, vi rendete conto che quel brutto sogno non era reale, ma non riuscite a scrollarvi di dosso l’angoscia che vi ha attaccato.
Quanto ripenso alla me stessa di qualche anno fa, alla situazione in cui mi trovavo, all’oscurità in cui vivevo, mi sembra di smettere di respirare per qualche millisecondo. In un attimo, vengo riempita da tutte le vecchie sensazioni di rabbia, distorsione, mania di controllo, senso di onnipotenza che ero solita provare. Poi il momento passa e penso che, nonostante tutto, provo sollievo all’idea della persona che sono adesso. Ho capito. Ho combattuto. Sto ancora lottando. E le cose vanno meglio. Non corro, ma sto camminando. È un inizio.
E adesso respiro, lascio che l’aria entri ed esca, lascio che i ricordi del mio passato possano farsi strada a poco a poco nella mia mente senza più farmi ricadere in quegli errori, perché adesso sono abbastanza forte da riconoscerli e da combatterli.
Certo, non ho dimenticato tutte le sensazioni che ho provato durante i periodi di restrizione alimentare. Queste faranno sempre parte di me, e a poco a poco cerco d’imparare a venirci a patti. Però adesso mi rendo conto che posso utilizzare tutte queste sensazioni ribaltandole per creare nuove cose – cose importanti – ed aiutare altre persone che si trovano nella stessa situazione in cui mi sono trovata io. Questo mi dà un senso. Mi fa pensare che quello che ho vissuto non è stato invano. Non è stato un qualcosa che ho cancellato dalla mia mente fingendo che non fosse mai successo. Posso fare qualcosa di benefico con tutta la mia esperienza. Adesso.
Mi piace utilizzare quest’analogia quando parlo della mia anoressia, del mio percorso di ricovero, della mia lotta quotidiana: Sono fuori dalla foresta, adesso. Ma vivo in una casa che è miglia lontana dalla strada.
Penso che questa frase simbolizzi bene in che cosa consiste un percorso di ricovero. Si combatte e, poco a poco, ci si allontana dall’intrico più buio dell’anoressia. Si riesce a impedirci giorno dopo giorno di ricominciare a restringere. E si riesce a ricostruire una vita al di fuori del DCA. Ma non ce ne libereremo mai completamente. Sarà sempre là, a distanza, poiché è stato parte di noi, anche se adesso stiamo combattendo.
E talvolta può succedere di bussare alla porta, poiché non si è molto lontane. Ma anche se la porta non dovesse aprirsi al primo tentativo, non bisogna mai darle le spalle e rivolgerci di nuovo verso l’intrico più fitto della foresta.
Tramite e-mail diverse persone mi hanno chiesto se per me sia difficile tenere questo blog e comunicare con persone che stanno vivendo quello che ho vissuto io, se questo possa interferire negativamente con il mio percorso di ricovero. Direi proprio di no. Anzi, al contrario, tutto questo mi aiuta a mantenere le cose in una giusta prospettiva. Poiché le cose che ho vissuto le ho elaborate, queste non possono più influenzarmi come succedeva in passato. Non rischio di ricadere perché leggo le parole delle ragazze che cercano di uscirne. Sto continuando a percorrere la mia strada della luce, la mia strada del ricovero, e voglio cercare di aiutare quante più ragazze mi è possibile perché so come si sentono, visto che mi sono sentita così anch’io. Aiutare altre persone potrebbe potenzialmente essere un po’ ansiogeno, ma questo non mi riporta indietro sulla strada dell’anoressia. Penso che quello che ho vissuto sia stato proprio per poter adesso condividere, aiutare, confortare e capire chi sta iniziando a combattere.
Lotterò ogni giorno per non tornare indietro. Lotterò ogni giorno per continuare ad andare avanti. E voglio portare un sacco di ragazze con me.
Quanto ripenso alla me stessa di qualche anno fa, alla situazione in cui mi trovavo, all’oscurità in cui vivevo, mi sembra di smettere di respirare per qualche millisecondo. In un attimo, vengo riempita da tutte le vecchie sensazioni di rabbia, distorsione, mania di controllo, senso di onnipotenza che ero solita provare. Poi il momento passa e penso che, nonostante tutto, provo sollievo all’idea della persona che sono adesso. Ho capito. Ho combattuto. Sto ancora lottando. E le cose vanno meglio. Non corro, ma sto camminando. È un inizio.
E adesso respiro, lascio che l’aria entri ed esca, lascio che i ricordi del mio passato possano farsi strada a poco a poco nella mia mente senza più farmi ricadere in quegli errori, perché adesso sono abbastanza forte da riconoscerli e da combatterli.
Certo, non ho dimenticato tutte le sensazioni che ho provato durante i periodi di restrizione alimentare. Queste faranno sempre parte di me, e a poco a poco cerco d’imparare a venirci a patti. Però adesso mi rendo conto che posso utilizzare tutte queste sensazioni ribaltandole per creare nuove cose – cose importanti – ed aiutare altre persone che si trovano nella stessa situazione in cui mi sono trovata io. Questo mi dà un senso. Mi fa pensare che quello che ho vissuto non è stato invano. Non è stato un qualcosa che ho cancellato dalla mia mente fingendo che non fosse mai successo. Posso fare qualcosa di benefico con tutta la mia esperienza. Adesso.
Mi piace utilizzare quest’analogia quando parlo della mia anoressia, del mio percorso di ricovero, della mia lotta quotidiana: Sono fuori dalla foresta, adesso. Ma vivo in una casa che è miglia lontana dalla strada.
Penso che questa frase simbolizzi bene in che cosa consiste un percorso di ricovero. Si combatte e, poco a poco, ci si allontana dall’intrico più buio dell’anoressia. Si riesce a impedirci giorno dopo giorno di ricominciare a restringere. E si riesce a ricostruire una vita al di fuori del DCA. Ma non ce ne libereremo mai completamente. Sarà sempre là, a distanza, poiché è stato parte di noi, anche se adesso stiamo combattendo.
E talvolta può succedere di bussare alla porta, poiché non si è molto lontane. Ma anche se la porta non dovesse aprirsi al primo tentativo, non bisogna mai darle le spalle e rivolgerci di nuovo verso l’intrico più fitto della foresta.
Tramite e-mail diverse persone mi hanno chiesto se per me sia difficile tenere questo blog e comunicare con persone che stanno vivendo quello che ho vissuto io, se questo possa interferire negativamente con il mio percorso di ricovero. Direi proprio di no. Anzi, al contrario, tutto questo mi aiuta a mantenere le cose in una giusta prospettiva. Poiché le cose che ho vissuto le ho elaborate, queste non possono più influenzarmi come succedeva in passato. Non rischio di ricadere perché leggo le parole delle ragazze che cercano di uscirne. Sto continuando a percorrere la mia strada della luce, la mia strada del ricovero, e voglio cercare di aiutare quante più ragazze mi è possibile perché so come si sentono, visto che mi sono sentita così anch’io. Aiutare altre persone potrebbe potenzialmente essere un po’ ansiogeno, ma questo non mi riporta indietro sulla strada dell’anoressia. Penso che quello che ho vissuto sia stato proprio per poter adesso condividere, aiutare, confortare e capire chi sta iniziando a combattere.
Lotterò ogni giorno per non tornare indietro. Lotterò ogni giorno per continuare ad andare avanti. E voglio portare un sacco di ragazze con me.
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mercoledì 5 novembre 2008
La corda
C’è una corda cui vi state aggrappando. Ce l’avete arrotolata intorno alla vita. Siete ai piedi di un monte, e dovete iniziare la scalata. Se guardate verso l’alto, vedete che c’è un lunghissimo pezzo di corda che vi separa dalla vetta. Cosa potrete trovare raggiungendo la cima? Speranza, Ricovero, Salute e Felicità. Queste quattro cose sono fuse assieme per formare la vostra Nuova Vita. Il picco.
Così, voi vi trovate all’estremo di una corda, e la Nuova Vita è all’altro estremo. Ma la strada da percorrere è molto lunga e molto ripida. E voi vi trovate molto, molto in basso. Come potete risalire?
Bè, la prima cosa da tenere a mente è che se iniziate ad arrampicarvi per raggiungere la Nuova Vita e ad un certo punto mollate la corda, o ve la lasciate scivolare tra le mani, non arriverete da nessuna parte. Non cadrete, perché la corda sarà sempre arrotolata intorno alla vostra vita, stretta a cingervi i fianchi, la vostra cintura di sicurezza. Perciò non succederà niente di male. Potrete riprendere fiato e ricominciare la vostra ascesa. Ma la Nuova Vita è un grande obiettivo. È una vetta che voi volete raggiungere. Perciò non vi preoccupate di quante volte potrete scivolare e di quanto difficile la scalata possa diventare in certi momenti. La Nuova Vita è un obiettivo troppo importante per rinunciare.
Perciò, continuate ad andare avanti. A scalare.
Usate la vostra forza. La vostra volontà. La vostra determinazione. Il vostro desiderio. Continuate a guardare verso l’alto, senza mai perdere di vista la Nuova Vita, con la sicurezza che c’è e che voi potete raggiungerla. Credeteci.
E ricordate che siete sempre legate alla corda. Perciò non cadrete mai al suolo finché sarete convinte di voler raggiungere la cima. L’unico modo che avete per ripiombare con i piedi a terra è prendere un paio di forbici e tagliare la corda sopra di voi. O scogliere il nodo che vi tiene ad essa legate.
Ma non è ciò che volete, vero?!
Perciò, non tagliatela. Non sciogliete il nodo. Ma…
Potete lasciare la corda. Potete scivolare. Potete cadere. Datevi la possibilità di cadere. Datevi il diritto di poter fallire una presa senza pretendere la perfezione sempre e ad ogni costo. Datevi la possibilità di ricominciare ad arrampicarvi. Datevi il TEMPO di arrampicarvi. E arriverete alla cima. La raggiungerete.
Non sarà facile. È una battaglia. È una strada in salita… anzi, una scalata a 90°. Ci saranno le cadute. Ma ci saranno anche i momenti di risalita.
Pensate a questo mentre vi arrampicate. Pensate a quest’analogia e sentitevi sicure.
E, un'altra cosa. Tenete duro. Vedrete che quando sarete arrivate sulla cima, dove Speranza, Ricovero, Salute e Felicità si fondono insieme per originare la Nuova Vita, ci saranno un sacco di persone che aspettano solo voi. Vi aspettano a braccia aperte.
Ed io, che ora mi sto arrampicando insieme a voi, sarò una di quelle.
Così, voi vi trovate all’estremo di una corda, e la Nuova Vita è all’altro estremo. Ma la strada da percorrere è molto lunga e molto ripida. E voi vi trovate molto, molto in basso. Come potete risalire?
Bè, la prima cosa da tenere a mente è che se iniziate ad arrampicarvi per raggiungere la Nuova Vita e ad un certo punto mollate la corda, o ve la lasciate scivolare tra le mani, non arriverete da nessuna parte. Non cadrete, perché la corda sarà sempre arrotolata intorno alla vostra vita, stretta a cingervi i fianchi, la vostra cintura di sicurezza. Perciò non succederà niente di male. Potrete riprendere fiato e ricominciare la vostra ascesa. Ma la Nuova Vita è un grande obiettivo. È una vetta che voi volete raggiungere. Perciò non vi preoccupate di quante volte potrete scivolare e di quanto difficile la scalata possa diventare in certi momenti. La Nuova Vita è un obiettivo troppo importante per rinunciare.
Perciò, continuate ad andare avanti. A scalare.
Usate la vostra forza. La vostra volontà. La vostra determinazione. Il vostro desiderio. Continuate a guardare verso l’alto, senza mai perdere di vista la Nuova Vita, con la sicurezza che c’è e che voi potete raggiungerla. Credeteci.
E ricordate che siete sempre legate alla corda. Perciò non cadrete mai al suolo finché sarete convinte di voler raggiungere la cima. L’unico modo che avete per ripiombare con i piedi a terra è prendere un paio di forbici e tagliare la corda sopra di voi. O scogliere il nodo che vi tiene ad essa legate.
Ma non è ciò che volete, vero?!
Perciò, non tagliatela. Non sciogliete il nodo. Ma…
Potete lasciare la corda. Potete scivolare. Potete cadere. Datevi la possibilità di cadere. Datevi il diritto di poter fallire una presa senza pretendere la perfezione sempre e ad ogni costo. Datevi la possibilità di ricominciare ad arrampicarvi. Datevi il TEMPO di arrampicarvi. E arriverete alla cima. La raggiungerete.
Non sarà facile. È una battaglia. È una strada in salita… anzi, una scalata a 90°. Ci saranno le cadute. Ma ci saranno anche i momenti di risalita.
Pensate a questo mentre vi arrampicate. Pensate a quest’analogia e sentitevi sicure.
E, un'altra cosa. Tenete duro. Vedrete che quando sarete arrivate sulla cima, dove Speranza, Ricovero, Salute e Felicità si fondono insieme per originare la Nuova Vita, ci saranno un sacco di persone che aspettano solo voi. Vi aspettano a braccia aperte.
Ed io, che ora mi sto arrampicando insieme a voi, sarò una di quelle.
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