Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

lunedì 11 ottobre 2010

Domanda #18: Normale VS Normalità

La domanda di oggi è quella di Kia, che mi chiede:

“Dopo tanti anni di anoressia, ho iniziato una psicoterapia in un centro per persone che hanno DCA. Mi chiedo però quanto tempo ci vorrà affinché la mia vita torni ad essere di nuovo normale. Quand’è che la mia vita smetterà di essere regolata da un disturbo alimentare? Quando comincerò a sentirmi di nuovo normale?”

Quel che si definisce “normale”, come si suol dire, è relativo. Io credo che questa parola – “normale” – dovrebbe essere cancellata dal vocabolario. “Normale”, per me, è al più il settaggio su cui si può impostare la lavatrice quando si va a fare il bucato. Di certo, io non sono “normale” – non sono neanche sicura di essere psicologicamente capace di essere “normale”. Ma va bene anche così. Continuo a cercare di essere “normale”, qualsiasi cosa questa parola possa significare. Anche perché, oggettivamente, cosa è “normale”? Niente, nessuno lo è. Ognuno usa le proprie regole per definire la realtà circostante, e poiché ognuno ha i propri criteri di valutazione e di percezione, ritengo sia impossibile stabilire un criterio assoluto su ciò che può essere etichettato come “normale”.

Io credo che essere “normale” non è quello che esattamente vogliamo. Non vogliamo in effetti una vita “normale”. Più che altro, io credo che vogliamo un senso di “normalità” nelle nostre vite.

Penso che pure la definizione di “normalità” sia variabile di persona in persona ma che, in generale, chi ha vissuto (e vive) l’anoressia, con questo termine intendo indicare la scomparsa della sensazione che la propria vita sia completamente preda dell’anoressia e di tutte le sue ossessioni; nel senso di vivere una vita autentica, piuttosto che essere ossessionata dalle bugie che l’anoressia racconta.

Certo, credo sia impossibile guardarsi intorno e pensare: “Accipicchia, questa è proprio la vita che desideravo vivere!”. Però è possibile non stare 24 ore su 24 a farci ossessionare dai ricorrenti pensieri tipici del DCA, cercando di fare in modo di prenderci cura di noi stesse e tentando di fare quelle cose che possono permetterci di tornare a vivere davvero. Poiché con l’anoressia non si vive, al più, si sopravvive. Ovviamente, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ovvero quella piccola cosa fastidiosa chiamata “realtà”. Tuttavia, la normalità nella nostra vita aumenta man mano che si va avanti sulla strada del ricovero e ci si rende conto di quanto, in precedenza, l’anoressia regolava tutti i nostri pensieri e le nostre azioni.

Uno dei maggiori vantaggi di questo viraggio verso la normalità è la consapevolezza che non c’è più bisogno di trincearci in un mare di bugie per giustificare agli occhi degli altri il nostro comportamento. La normalità non è il fare quello che fanno gli altri, l’adeguarsi ai canoni, ma semplicemente lasciando il DCA alle spalle ci si può sentire più libere, meno ossessionate da certi pensieri. Normalità significa fare sport senza pensare al dispendio energetico, andare al mare mettendosi in costume, rilassarsi facendo un giro in centro chiacchierando con le amiche. Quando si è all’inizio di un percorso di ricovero si tende sempre a pensare che non rivedremo più la normalità… ma andando avanti, anche senza che noi ce ne accorgiamo sarà essa stessa a scivolare a poco a poco nelle nostre vite.

No, Kia, molto probabilmente non sarai mai “normale”. Così come molto probabilmente anch’io non sarò mai “normale”, così come nessuna di noi lo sarà, ma percorrendo la strada del ricovero è possibile cominciare a trovare sprazzi di normalità.

18 commenti:

Musidora ha detto...

Proprio nell'ultima seduta la psicologa mi ha detto che - considerando anche che sono molti anni che soffro di dca - non avrò mai un rapporto "normale" con il cibo. Sul momento ci rimasi male, nel senso già ne ero convinta di mio però una piccola parte di me continua ad illudersi di poter essere normale, anche se normale vorrebbe dire essere qualcun altro, non certo me. Normale è quella specie d'utopica via di mezzo che consente di vivere senza eccessi. Ma la vita è inesorabilmente eccessiva.


(a meno che non ci si ritiri in Tibet a meditare sulle quattro nobili verità...)

sorridente ha detto...

Anche io sono convinta che la parola "normale" non abbia molto senso, ma in nessun campo!
E quando si parla di DCA l'aggettivo "normale" è quanto di più sbagliato ci possa essere, perché purtroppo il rapporto conflittuale con il cibo ci sarà sempre, ciò che conta è trovare il giusto equilibrio, imparare ad amarci per come siamo e non concentrare sul cibo la nostra esistenza.

Ester* ha detto...

ci cambierà per sempre l esperienza col dca, non credo che durante la vita riusciremo a mangiare senza il minimo pensiero, certo non sarà ossessivo, non cambierà il nostro umore, non ci condizionerà la vita per credo che riusciremo a conviverciSERENAMENTE, nel senso che una volta guarite prenderemo la vita in un altro modo..
grazie veggie di passare sempre da me, è importante che una come te mi sia vicina in questi momenti, sei molto saggia:DD

Alice and my world ha detto...

Bè...la normalità è davvero una delle cose più relative che ci siano. Ogni cosa può essere normale e anormale sempre e in base a chi la definisce.
Forse si potrebbe dire...voglio tornare ad essere, anzichè alla normalità.
Ti abbracciamo forte forte e grazie di passare sempre da noI, iO e Alice

almacattleya ha detto...

Normale è ciò che rientra nel quotidiano che non è mai uguale a quello di un'altra persona. Però quella "normalità" è qualcosa che mi appartiene oppure è qualcosa in cui mi sento estranea?
Proviamo a far zittire tutto anche le false verità del dca, a far zittire le critiche e opinioni (soprattutto le nostre) e vediamo cosa succede.
Cosa senti?

donatella ha detto...

Il concetto di normalita' e' molto creato da chi ha in mano le redini della comunicazione di massa, e risponde a molti fini, essenzialmente di potere.
Ma una cosa non e' normale solo perche' la maggioranza della gente la giudica tale.
Siamo noi stesse a doverci creare un parametro di giudizio personale, e non e' facile, quando si e' in balìa di un DCA.
Crearmi dei piccoli sprazzi di normalita' significa mangiare se ho fame, bere se ho sete, ridere se ho voglia di ridere, camminare se ho voglia di camminare, riposare se ho voglia di riposare.
Tutte cose che l'anoressia mi fa sembrare non concesse.
E' normalita' non permettere che le parole a me indirizzate da chi sta cercando di aiutarmi non si trasformino in fumo, lasciando che la mente ritorni con prepotenza alla sua ossessione, invasa da quei pensieri che arrivano come uno sciame di vespe e si insediano senza fare troppi complimenti...
E' provare a contrastarli, anche se e' doloroso e costa fatica...
Sarei felice di non essere normale, se almeno riuscissi a fare tutto questo!

Aisling ha detto...

Neanche a me piacerebbe proprio essere "Normale", di sicuro meglio di ciò che sono diventata ora sì, e sarà il mio prossimo obiettivo, fare il meglio che posso.
Domani mi ricoverano, non mi sono opposta, ora non ho una grande lucidità e non vedo molto lontano ma non vedo perchè rifiutare, ho tanto da guadagnarci, nulla da perdere, voglio essere meglio di così ed è evidente che non posso più stare sola tanto tempo.
Ti ho scritto un'e-mail in cui ti ho spiegato l'accaduto, comunque non dovrei stare via moltissimo!

Ti stringo forte forte Veggie....Mi piacerebbe che fossi qui a parlarmi e a tenermi la mano...^^Ti penso e mi dai un pò di sollievo, sapere che ci sei....

Wolfie ha detto...

Anch'io sto cercando di restituire questo senso di normalità alla mia vita, di fare quello che per tanto temnpo ho evitato semplicemente perchè la bulimia me lo impediva.
Non è facile, soprattutto all'inizio, sembra strano fare o rifare determinate cose, poi però, facendole di volta in volta, mi rendo conto che sto riimparando (o imparando) a viverle. A sentirle da sola, con la mia testa e il mio cure, senza che ci sia la bulimia ad inquinarle.
Voglio imparare anch'io a dare un senso di normalità alla mia vita senza a bulimia.

Anonimo ha detto...

Normale.
Ho dato tutto, cazzo, ma proprio tutto per non essere normale.
Mi ha sempre fatto girare i coglioni il fatti che potessi essere semplicemente una schifa di persona normale. Ovvero, in definitiva, una stronza di mediocre.
Volevo brillare. Volevo stare un gradino sopra il resto del mondo. Volevo che la gentaglia alzasse la testa per guardarmi.
Ho forse ottenuto tutto il contrario, ho distrutto tutto senza aver costruito niente. Ho devastato il mio stupido corpo e la mia mente. Per assurgere ad un’utopica quanto impossibile perfezione, sono scesa nei peggiori abissi della depravazione.
Non sono normale. Non sono speciale. Ora come ora, non so nemmeno cosa cazzo sono. E se sono.

Jonny

.Alice ha detto...

Ti ho lasciato un premio :)
quando vuoi passa da me a ritirarlo!
un bacione

Vele/Ivy ha detto...

Più che di normalità forse bisognerebbe parlare di stare bene con sè stesse e accettarsi... forse bisognerebbe parlare di "serenità".

vale84 ha detto...

Se puoi passa da me che c'è una cosa che spero ti faccia piacere!!!

Anonimo ha detto...

Normalità altro non è che la media d'infinite anormalità.(Tito Baldan)
L'essere umano non può racchiudere in se nemmeno una molecola di normalità, ne sono profondamente convinta. La tua domanda è legittima, ma trovare una risposta che la soddisfi è difficilissimo.
Il percorso verso la guarigione è duro, ma non impossibile: ci vorrà tempo, tanto tempo, ma se ne esce. Veggie credo mi appoggerà in questo mio punto di vista.
Ognuno ha gambe più o meno forti rispetto agli altri e sentieri più o meno lunghi rispetto al resto del mondo. Non importa, non bisogna guardare a quanto sia distante la meta, ma è fondamentale che tu tenga a mente solamente quale sia la meta.

un abbraccio forte a te e alla carissima veggie! ti voglio bene!
Fede

Ellie ha detto...

Io in questo momento non credo di sapere se voglio essere "normale".
Certo è che voglio e soprattutto DEVO stare meglio.
Scusa se sono di poche parole..
Ti abbraccio,
Ellie.

La Ely ha detto...

"quando la mia vità tornerà normale, quando non sarà più dominata da un DCA?"
Io credo che alcune persone siano come una linea spezzata. Qualcosa di doloroso le taglia in due, le spezza, a volte le piega. Poi rimane un puzzle da ricomporre e quelle è la normalità cui aspirare.
Credo che sia giusto dire che la normalità non esiste, esistono solo norme, ossia regole sociali/ambientali etc etc, cui ci si attiene per convenzione, ma questo significa solo che stiamo parlando di un assoluto relativo, nulla più.
Quando la vita ci sfugge di mano, quando il controllo passa al dolore (o ad un DCA) tutto ciò che vorremmo, semplicemente, è riprendere in mano le redini, avere noi un po' di controllo.
Non è facile, e non è nemmeno la "normalità" cui stiamo aspirando, ma più di tutto rientrare su un binario che non corra impazzito come una montagna russa, al di là della nostra (minima) possibilità di controllo; un binario il più dritto possibile, che magari a volte subisca deviazioi, curvoni allucinanti, ma che siano due binari paralleli e che non ci portino a sbattere la testa contro il muro.
Questa è la "normalità" per me.
Un equilibrio precario e dinamico a cui aggrapparsi.

Michiamomari, e ha detto...

Da vicino nessuno è "normale".
Però, cara Kia, (secondo me) ti sentirai normale, cioè abbastanza bene nella tua pelle da non percepirti più estranea a te stessa, quando il tuo sguardo si volgerà al mondo intorno a te, senza cercare ossessivamente il tuo ombelico: e questo avverrà quando capirai quanto sei importante e necessaria per il mondo intero; quante cose, ed esseri, ti stanno chiamando, e ancora non riesci a sentirli. (Secondo me) ti sentirai normale quando accetterai di metterti in ascolto.

Veggie ha detto...

@ Musidora – Magari riuscire a barcamenarsi tra I 2 estremi… per lo più bisogna accontentarci di sbandare… ma se riusciamo comunque a mantenere la rota… è già qualcosa, no?!...

@ sorridente – Hai detto tutto, mia cara…

@ Ester – Un DCA, come ogni esperienza forte, sicuramente ci cambia e cambia il nostro modo di vedere alla vita… E anch’io penso che magari il nostro rapporto col cibo non sarà mai assolutamente spensierato… Però credo sia possibile smussare gli angoli e cacciare via un po’ di ansia…
P.S.= Non devi ringraziarmi, figurati… Anzi, grazie a te!!...

@ Alice and my World – Sì, tornare ad essere sarebbe una cosa bellissima… senza bisogno di definizioni semplicemente perché si vive e non si ha più bisogno di etichette che ci rassicurino contenendoci…

@ almacattleya – Credo che tacitare la voce interiore dell’anoressia sia un compito assai arduo… Ma certo non impossibile… O quantomeno, credo sia possibile farla parlare un po’ più piano… ed ascoltare di più la nostra vera voce…

@ Donatella – E ci riuscirai, Dony, io ne sono sicura… Ci vorrà più o meno tempo, e probabilmente più, ma ci riuscirai… La consapevolezza è gran cosa ma non basta, e non si può pretendere che succeda tutto dall’oggi al domani, bisogna lavorarci costantemente… ma è una strada che si può percorrere. E, con calma e pazienza, puoi percorrerla anche TU. E ce la puoi fare. Davvero.

@ Aisling – Fare del nostro meglio credo sia la cosa fondamentale. Poi, vada come vada, per lo meno saremo in pace con noi stesse… Se si fa del nostro meglio, qualsiasi cosa succeda e comunque vadano le cose, sarà comunque un successo…
Sai, secondo me hai fatto benissimo ad accettare il ricovero (ti ho già scritto una lunghissima mail al riguardo, in risposta alla tua, spero avrai presto modo di leggerla…), perché davvero quando si tocca il fondo non resta che risalire… e non c’è niente di meglio che farlo affiancata da persona competenti che possono veramente darti una mano… La mia mano, comunque, è tra le tue. Sempre. Anche se sono lontana, sappi che ti sono sempre vicina…

@ Wolfie – Di quella normalità ti riapproprierai a poco a poco vivendo… giorno dopo giorno, senza metterti fretta… facendo quelle piccole cose quotidiane che danno un senso e rendono a loro modo la vita stupenda e degna d’essere vissuta… soprattutto senza il DCA…

@ Jonny – Sicuramente l’anoressia è una scelta che si fa per sentirci in qualche modo speciali… Ma, in fin dei conti, non c’è nessun altro come noi al mondo, perciò non si può neanche dire di essere normali… E tutto quello che abbiamo distrutto, lo possiamo ricostruire… o costruire da zero… Perché abbiamo ancora tanta strada davanti, e sta a noi decidere come percorrerla, se in piedi o strisciando. In definitiva, sta a noi decidere se percorrerla. Nella vita non ci sono scale o giudizi di valore, alla fin fine ci siamo solo noi di fronte a noi stesse… E possiamo reinventarci ogni giorno, qualora lo vogliamo.

Veggie ha detto...

@ .Alice – Grazie in anticipo!... Onoratissima!... Faccio un salto appena posso!...

@ Vele/Ivy – Serenità credo sia a parola chiave della nostra esistenza… è lo stato in cui siamo in pace con noi stesse… che, in un certo senso, può anche corrispondere alla nostra eprsonale versione di normalità…

@ Valentina84 – Intanto ti ringrazio… se è una cosa che viene da te mi fa piacere di sicuro!... Appena ho un attimo passo sicuramente dal tuo blog!... Thanks!...

@ Fede – L’ultimo paragrafo del tuo commento è illuminante: ognuna di noi è una persona diversa, perciò non si può paragonare un percorso di ricovero a un altro… però tutte abbiamo la stessa meta in comune: una vita più serena, senza le ossessioni dell’anoressia che la fanno da padrona… e questo è l’obiettivo che dobbiamo cercare di raggiungere…

@ Ellie – E sei VUOI stare meglio, allora ci riuscirai di sicuro… perché dipende tutto solo da te… E poiché sei una ragazza forte e determinata, sono certa che tutto quello che t’impegna a fare sarà portato a compimento… Abbia molta pazienza e sii gentile con te stessa, non arrabbiarti con te stessa se le cose non girano sempre per il verso giusto, e vedrai che a poco a poco raggiungerai la tua meta…

@ La Ely – A ben pensarci, tutta l’anoressia è incentrata sul binomio “controllo/non controllo”… questo è l’essenza stessa dell’anoressia… Quello che ci sembra di controllare… quello che ci controlla… quello che non possiamo controllare ma che vorremmo controllare… La “normalità”, se così vogliamo chiamarla, come sempre sta al centro… quello intorno cui si orbita… E che di certo è un qualcosa di precario… ma non per questo meno tangibile…

@ Mari – Bene come te non lo dice nessuno!... ^__-

 
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