Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 11 ottobre 2013

Perchè non amo il mio corpo, e non penso sia importante il farlo

Amare il proprio corpo rappresenta una sorta di Sacro Graal per chi ha un DCA. Messaggi sull’importanza dell’imparare ad amare il proprio corpo bombardano le persone che hanno un disturbo alimentare da ogni dove. Amare il proprio corpo e la propria fisicità è visto sia come la chiave per prevenire l’insorgenza dei DCA, sia come un obiettivo di cruciale importanza da raggiungere per poter “guarire” dall’anoressia.

Adesso vi svelerò un segreto: Io sto percorrendo la strada del ricovero, e non amo il mio corpo.

Ecco. L’ho detto. Non amo il mio corpo e non mi piace la mia fisicità, ma ho comunque fatto grandi passi avanti sulla strada del ricovero, e ora come ora le cose mi stanno andando bene, grazie mille.

Io non ho mai avuto il desiderio di essere magra perché, banalmente, io sono sempre stata magra. La mia principale spinta verso l’anoressia è stata il bisogno di avere tutto sotto controllo. Io volevo avere il controllo assoluto. Su tutto. Su ogni singolo aspetto della mia vita. La cosa è partita da ambiti diversi dall’alimentazione e poi, in un formidabile colpo di coda, anche il versante alimentare è stato tirato dentro questo mio bisogno di programmare – e dunque controllare – ogni singolo secondo delle mie giornate.
Volevo “semplicemente” avere sotto controllo ogni singolo respiro della mia vita, e questo controllo ad un certo punto ha iniziato a passare anche attraverso il canale alimentare. L’obiettivo della mia restrizione, in effetti era proprio questo: elaborare una forma di controllo su quello che mangiavo. Il dimagrimento è stata l’ovvia conseguenza, ma non mi ha mai fatto particolarmente piacere, anzi, mi metteva a disagio, non avrei voluto (anche perché comprometteva le mie prestazioni sportive, e al tempo ero a buon livello), ma avevo bisogno del controllo, e se “il prezzo da pagare” era quello di perdere chili, allora andava bene tutto, allora accettavo il compromesso, pur di non abbandonare la sensazione di sicurezza e di forza che quel(l’illusorio) controllo mi faceva provare.

Ho sempre avuto quest’abnorme bisogno di sentire che avevo tutto sotto controllo. Per quanto, vista dall’esterno, la cosa possa sembrare (ed essere a tutti gli effetti) patologica, sul momento io me ne fregavo, perché non mi rendevo conto di quanto il mio bisogno di controllo fosse eccessivo. Non mi ponevo il problema, perché per me non era un problema.

Sebbene la parvenza di controllo che mi pareva di esercitare con l’anoressia mi abbia probabilmente aiutata a sedare delle ansie sottostanti, non mi sono mai curata particolarmente della mia fisicità. Sapevo di essere una ragazza magra, ma era una constatazione fine a se stessa. E anche quando sono entrata nell’anoressia, ero consapevole che stavo perdendo peso, ma anche questa era una considerazione fine a se stessa. Il mio cervello non registrava veramente la perdita di peso: io volevo sentire che avevo il controllo, non m’importava quale fosse il mio peso (difatti non mi sono mai pesata). Io mi sentivo in controllo, quindi non riuscivo a capire come mai le persone che mi circondavano fossero così preoccupate per me.

Mi arrivavano barlumi di consapevolezza sul fatto che avessi un problema (sebbene, certo, razionalmente sapessi benissimo che mi stavo alimentando in maniera insufficiente) quando per qualche motivo succedevano cose che sfuggivano alle mie pretese di controllo. Quando succedeva qualcosa che non avevo programmato, andavo veramente ai pazzi. E restringevo l’alimentazione come se, per contrappasso, questo tipo di controllo potesse andare a compensare quelle aree della mia vita (la vasta gamma dei cosiddetti “imprevisti”) in cui invece non potevo avere per definizione alcun controllo.

Quando sono stata ricoverata in una clinica per la prima volta (ero minorenne, ed è stato un ricovero coatto) ho veramente sclerato. Io non ero assolutamente pronta né consenziente, quindi ovviamente quel ricovero è stato un completo insuccesso. Mi sentivo dilaniata dal fatto che la mia routine fosse scandita dagli impegni organizzati dalla clinica, e che la mia alimentazione fosse gestita da un dietista: in questo modo non avevo più alcun controllo, e questo per me era intollerabile. Non potevo più controllare niente, e non potevo neanche alleviare l’ansia e la rabbia che da ciò mi derivavano restringendo l’alimentazione. È in questo periodo che è nato l’altro mio problema, quello dell’autolesionismo, che ho iniziato ad adottare come nuova strategia di coping, non potendo più ricorrere alla restrizione alimentare. Il mio corpo cambiava, e io non potevo sopportarlo, non per il peso in sé per sé, di quello me ne fregava poco e niente, come del resto sempre poco e niente me n’era fregato, bensì perché quei cambiamenti del mio corpo non li stavo decidendo io, non li stavo controllando io. Il riprendere peso lo vivevo come sinonimo del non avere più controllo, ed era questo che non riuscivo a sopportare: il fatto che qualcuno mi avesse strappato via il mio “amato” controllo. Non m’importava del peso in sé, ma mi spezzava la sensazione di non poter più controllare niente. Il mio corpo non mi piaceva semplicemente perché era la materiale dimostrazione del fatto che non esercitavo più il controllo.

Inutile aggiungere che quando ho terminato questo ricovero ho avuto immediatamente una ricaduta, eh?! Comunque il tempo è passato, io ho fatto altri ricoveri, stavolta per mia scelta, e a poco a poco, molto lentamente, le cose hanno iniziato a migliorare (anche se ho comunque avuto delle ulteriori ricadute). Nel momento in cui ho ricominciato ad alimentarmi regolarmente senza più restringere, a poco a poco la mia testa ha cominciato a funzionare meglio, e quindi anche quest’assoluta necessità di controllo (che era comunque rinforzata dalla restrizione alimentare in uno dei quei famosi serpenti che si mordono la coda) si è lentamente attenuata sempre di più.

Ma non se n’è mai andata. Non del tutto.

Eccomi qua, oggi, per lo più priva dei comportamenti alimentari tipici dell’anoressia (okay, ogni tanto mi capita ancora di fare la cresta a qualche pasto, lo ammetto, ma è un evento veramente occasionale), con un residuo e persistente certo bisogno di controllo, e tuttora non amo la mia fisicità. E con ciò?

Col tempo, ho imparato a far prevalere la razionalità sull’illogico bisogno di controllo, e sui suoi riflessi sulla mia fisicità. Sono più consapevole del fatto che è impossibile che io riesca a controllare ogni singolo aspetto della mia vita. So che quando mi trovo in difficoltà tendo sempre ad utilizzare la restrizione alimentare come surrogato di controllo, e so che questo non ha un senso logico. So anche che il mio peso o la mia fisicità non rispecchiano in alcun modo il controllo che riesco ad avere o meno sulla mia vita. E so che adesso che ho sostanzialmente raggiunto il mio set-point di peso corporeo, rimarrò più o meno qui, salvo un paio di chili in più o in meno come margine d’oscillazione. Evidentemente, il mio bisogno di controllo non ha niente a che fare con il mio corpo.

Inoltre, ho imparato a separare il mio bisogno di controllo sia dalla mia fisicità che dalla mia autostima. Come dicevo prima, al di là dell’anoressia, non ho mai prestato particolare interesse alla mia fisicità. Non mi sono mai giudicata per la mia apparenza esteriore. Mi sono sempre giudicata molto, molto di più per le mie capacità scolastiche e sportive, e cose di questo genere. Certo, l’anoressia ha cambiato qualcosa, nel senso che ho utilizzato la mia fisicità come marker della presenza o meno del controllo: fintanto che restringevo l’alimentazione, ero in controllo. Ma sono adesso consapevole che questo in realtà non esprime in alcun modo niente della persona che sono.

Da un punto di vista prettamente fisico, quello che cerco di fare è lavorare sull’accettazione del mio corpo. Non mi piace la mia fisicità, e non credo che debba necessariamente piacermi. Ma è necessario che io abbia un certo peso per riuscire a tener dietro a tutte le mie attività della vita quotidiana, e per riuscire ad avere una buona qualità della vita.

Ho parlato con la psicologa che mi segue relativamente a questa presunta necessità di amare il proprio corpo, e mi veniva da ridere al pensiero di dovermi mettere davanti ad uno specchio ripetendo mantra quali “Sono davvero sexy” e “Amo il mio corpo”. Non fa per me, inutile mentire a me stessa. Così, anziché lavorare sull’imparare ad amare il mio corpo, abbiamo iniziato a lavorare sull’accettazione. Sulla consapevolezza che non mi piace la mia fisicità, e probabilmente non mi piacerà mai, ma che devo imparare ad accettare un certo standard corporeo, anche se non rispecchia la mia idea di “dimostrazione di controllo”, perché è quello che mi permettere di vivere una vita degna, concentrandomi invece sulle cose che veramente rappresentano i miei punti di forza, e valorizzandoli.

E questo, pian piano, sta facendo la differenza. Il mio corpo non mi piace, e il bisogno di controllo è sempre lì, ma faccio quello che c’è bisogno di fare (mangio seguendo l’ “equilibrio alimentare” che mi ha prescritto la dietista, e non cedo all’impulso di restringere) e questo mi consente di dedicarmi a quelle cose (sport, lavoro, tirocinio post-laurea, amicizie…) che nella vita mi piacciono e m’interessano realmente. Anziché pensare che se non restringo l’alimentazione allora non ho il controllo della mia vita, penso che grazie al non essere così ossessiva nell’espletare il mio controllo e al non restringere l’alimentazione, posso reggere tranquillamente un turno di 12 ore (la notte, 20 – 8) in Pronto Soccorso senza rischiare di svenire da un momento all’altro. E il turno di notte in Pronto Soccorso è una vera meraviglia, ve lo assicuro.

Ho raggiunto una condizione ideale? Non lo so. Ma ho trovato un equilibrio. E da qui andrò avanti, in quest'equilibrio. Mi viene da dirlo in Inglese, con una frase rubata ad una canzone, ma che rende moltissimo: it works for me. Non ho bisogno di amare il mio corpo. Non ho bisogno di trovare gradevole la mia fisicità. È un’inezia, a fronte della persona che sono. Piuttosto che prendermela perché una parte del mio corpo non è come la vorrei, mi preoccupo per la mia capacità di essere un medico capace, una buona istruttrice ed arbitro imparziale di karate, una buona amica, una persona corretta, una persona in grado di realizzare i propri obiettivi nella vita.

Dunque no, non amo il mio corpo. E allora?

17 commenti:

AlmaCattleya ha detto...

Anche per me non è stato facile amare il mio corpo. A volte era come se volesse ricordarmi a tutti i costi chi ero.
Poi lo guardo... Sì, è imperfetto, ha diverse cicatrici e tante altre cose.
E allora?
Con questo corpo gioisco, soffro.
Con questo corpo faccio teatro e mi dicono che ho presenza (e non solo perché sono abbondante).
Tra le mie parti del corpo che preferisco ci sono le mani non perché sono bellissime, affusolate, bensì perché con queste mie mani disegno e dipingo.
Sul palco poi ho imparato come la percezione del corpo cambia non solo agli spettatori, ma anche dentro di me.
Inoltre consiglio il libro "Donne che corrono coi lupi" perché tra le sue tante e svariate storie parla anche del corpo e vorrei condividere questo pezzo:
"Durante una riunione, di notte, accanto al fuoco nei pressi della sorgenti di acqua calda, vidi una donna nuda di circa trentacinque anni. Aveva i seni svuotati dall'allattamento, il ventre striato dalle gravidanze e dai parti. Ero molto giovane e ricordo che fui dispiaciuta per i danni subiti dalla sua bella pelle delicata. Qualcuno suonava le maracas e il tamburo, e lei prese a danzare, muovendo in diverse direzioni i capelli, i seni, la pelle, le membra. Era bellissima, vitale, con una grazia che inteneriva il cuore. Avevo sempre sorriso alla frase "ha il fuoco in corpo", Ma quella notte lo vidi. Vidi la potenza nei suoi fianchi. Vidi a quanto mi avevano insegnato a ignorare, la possenza di un corpo femminile quando è animato da dentro. Sono passati quasi trent'anni, e ancora posso vederla danzare nella notte, e ancora sono colpita dalla potenza del corpo."
Amare il proprio corpo cosa vuol dire? Abbellirlo nel senso di "Metto un fiocco su questo pacco regalo"? Non credo proprio.

AlmaCattleya ha detto...

P.S.: Mi ha davvero fatto piacere che tu abbia visto il mio quadro sulla gioia. Ci tenevo

Kiara ha detto...

Io il mio corpo lo amo, lo amo, lo amo sempre di più. E non so come potrei vivere pienamente altrimenti. A volte mi guardo allo specchio e non mi piaccio, come credo capiti alla maggior parte delle donne, ma l'amore verso il mio corpo rimane. E' profonda gratitudine, è sorpresa e meraviglia: ci riflettevo proprio oggi mentre saltellavo ballicchiando davanti allo specchio.
E credo che anche i mantra siano molto potenti..magari non "sono sexy" XD ma "TI AMO" si, ripeterselo cambia davvero qualcosa, anche quando non è vero (o pensiamo che non sia vero). Sembra assurdo, sembra scemo ma se si è in grado di dare un calcione alla razionalità funziona davvero. E ci si inoltra in profondità inesplorate.
Però noi due siamo persone molto diverse, quindi non voglio dire che ciò che è giusto per me lo sia anche per te.
Io, quando trovo l'equilibrio, sono contenta ma ho bisogno di romperlo di nuovo per crescere, cambiare, esplorare me stessa e la vita. Per muoversi è necessario rompere l'equilibrio.
E la vita può essere molto più che degna!
Anche se a te non importa io ti auguro lo stesso di amare il tuo corpo un giorno: perché è qualcosa che regala immensa gioia.
Ciao Veggie, un abbraccio.

Pulce ha detto...

Ciao...
Mi ha fatto molto piacere che tu abbia raccontato una parte della tua battaglia, di aver condiviso questi aspetti intimi della tua vita.
Per me è stato diverso, io volevo dimagrire e ancora adesso il peso è un chiodo fisso per me...
Lavora su te stessa, hai già fatto molta strada, davvero e ti meriti di accettarti.
Un abbraccio grande guerriera

Pulce ha detto...

Ciao...
Mi ha fatto molto piacere che tu abbia raccontato una parte della tua battaglia, di aver condiviso questi aspetti intimi della tua vita.
Per me è stato diverso, io volevo dimagrire e ancora adesso il peso è un chiodo fisso per me...
Lavora su te stessa, hai già fatto molta strada, davvero e ti meriti di accettarti.
Un abbraccio grande guerriera

PrettyLittleGirl ha detto...

Beh Veggie, io credo che sia un punto d'arrivo..
Mi piace quando dici" Ho raggiunto una condizione ideale?Non lo so. Ma ho trovato un'equilibrio."
Molte volte in tutti gli aspetti della vita dobbiamo fare i conti con qualcosa che non è esattamente come lo avremmo voluto e trovare una sorta di compromesso per sentirci bene anche se magari inizialmente lo rifiuteremmo perchè non corrisponde alla nostra condizione ideale che abbiamo in testa.
Come dici tu: l'uscire da questa idea di controllo, ti ha permesso di fare più cose che magari prima non avresti potuto fare..
Per cui diciamo nella vita si perde e si guadagna. Però in questo caso direi è una perdita che può portare cose molto positive nella tua vita. La perdita di un'apparente controllo ti apre varie strade che prima erano bloccate..
Non so se è vero che non ami il tuo corpo..nel senso, se guardiamo letteralmente la questione dici "non mi piace la mia fisicità e sto provando ad accettare invece che dire che amo il mio corpo"..
Per cui magari un'accettazione può sembrare meno dell'amarsi (nell'accezione stretta del termine), però credo anche che possa considerarsi il primo stadio dell'amore per il proprio corpo. Hai dovuto lasciare andare il corpo che "rispecchiava la tua idea di dimostrazione di controllo" per trovarne uno che magari non trovi eccezionale ma con cui puoi portare avanti i tuoi desideri. A me sembra un grande atto d'amore se lo vediamo in un senso più ampio.
E può darsi che magari avendo per tanto tempo dato la priorità all'altra immagine del tuo corpo (quella che voleva mostrare il controllo) e al controllo stesso, ora tutte le priorità si stiano spostando su qualcosa di diverso. Per cui magari ci vuole un po di tempo perchè questo processo si compia e tu possa arrivare a guardarti e a dire "wow o mio dio adoro questo corpo!".
Perchè appunto magari anche l'assetto mentale si sta resettando su un'idea in cui il controllo non è cosi importante e inconsciamente possono esserci dei residui di quella forma mentis data dall'anoressia.
Comunque questa era una mia ipotesi ma non è la cosa più importante mentre credo che questo sia un ottimo traguardo personale e secondo me fondamentale per arrivare ad avere degli obiettivi personali e metterso in gioco per realizzarli..
Sono davvero contenta e ti faccio i miei complimenti!:)
Vuol dire che ci stai lavorando bene su e soprattutto non ti abbatti ne ti demoralizzi ma cerchi sempre di trovare il tuo punto d'arrivo da cui poter continuare a costruire..
Bravissima!e avanti cosi sempre!
Un abbraccione

Born or Die ha detto...

Cara Veggie,
mi rispecchio nelle parole che hai scritto.
Non sono mai stata grassa, sono sempre stata magra e quando sono diventata anoressica comq, odiavo il mio corpo. È un controsenso: ci si vede grasse allo specchio (nonostante il nostro peso non superi i 45-50 kg) e poi si fa di tutto per riuscire a dimagrire. Dovremmo aver raggiunto l'obbiettivo no ?! In realtà ci odiamo ancora di più, siamo all'estremo ma la nostra ossessione di magrezza ci porta ad una visione del nostro corpo davanti allo specchio diversa dalla realtà, ma non ci piacciamo lo stesso.
Così succede anche con la bulimia.

Grazie per aver iniziato a scrivere questo blog, è da molto che lo seguo, ma mai ho avuto il coraggio di rispondere.
Ora ho creato da poco un blog dedicato alla rovescia della medaglia della mia anoressia: la maledetta bulimia. Se hai voglia di passare, mi farebbe piacere !

Un abbraccio

Born or Die.
http://bornordie.wordpress.com/

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Più che amare il proprio corpo penso sia indispensabile accettarlo e imparare a fregarsene se si hanno delle imperfezioni... ognuna è fatta in modo diverso, ma non è certo la cosa più importante essere la più bella di tutte. Se si punta troppo sul proprio corpo, poi si finisce come le "vip" che a trent'anni si fanno già il botulino perché non si vedono più perfette. Ma chi se ne importa! Siamo come siamo esteriormente, l'importante è accettarlo e imparare a sfruttare quello che ci "anima dentro" (parafrasando il bel commento di AlmaCattleya).

Anonimo ha detto...

Le non Dualità: Vita e Ambiente, Corpo e Mente
“Se disprezzi lo stagno perché è fangoso non puoi ammirare i fiori di loto che ci crescono”

"Nell'imperfezione c'è la crescita. Nell'essere proprio così come si è, c'è il senso profondo della nostra esistenza".

Nel modo corrente di pensare sia la vita e l’ambiente, sia il corpo e la mente vengono considerati – in base alla loro apparenza – come entità distinte. Questi fenomeni però derivano dalla stessa forza vitale cosmica, la Legge fondamentale della vita, e sono quindi, a un livello più profondo, un’unica realtà.
La vita e il suo ambiente sono quindi due fenomeni distinti ma una cosa sola nella loro essenza fondamentale.
Ogni essere vivente ha il suo ambiente unico, che ha molti aspetti: la famiglia, il lavoro, la comunità sociale, come pure l’ambiente naturale.
Ogni essere vivente crea l’ambiente fisico che riflette la sua realtà interiore e percepisce l’ambiente che lo circonda attraverso la propria condizione vitale. «L’ambiente è paragonabile all’ombra e l’essere vivente al corpo. Senza il corpo non può esistere l’ombra e senza vita non c’è ambiente. Inoltre, la vita è modellata dall’ambiente».
Il sé (la vita) e il mondo oggettivo (l’ambiente) esistono quindi in una relazione di continuità e di reciproca influenza.
Gli individui possono influenzare e riformare il proprio ambiente tramite un cambiamento interiore, ossia elevando le loro tendenze di base.
La riforma dell’ambiente si può ottenere a partire dal cambiamento del nostro atteggiamento interiore «la terra rappresenta l’elemento del corpo, mentre l’aria rappresenta l’elemento della mente, ma dovremmo capire che corpo e mente non sono due entità differenti». L’aspetto spirituale e l’aspetto fisico non sono affatto diversi o separati ma sono indivisibili nell’essenza in quanto entrambi aspetti della stessa realtà fondamentale
Il principio buddista di non dualità tra corpo e mente, insegna che corpo e psiche interagiscono tra loro e si influenzano a vicenda, come hanno dimostrato oggi la psicologia e la medicina psicosomatica (http://www.sgi-italia.org/buddismo/corpo_mente.html).
Allo stesso modo, non siamo separati dal resto del mondo. Per il principio di non dualità tra individuo e ambiente (Esho funi: http://www.sgi-italia.org/buddismo/vita_amb.html), il nostro ambiente di vita (famiglia, società, luogo in cui viviamo) ci influenza e a sua volta è influenzato da noi sia positivamente che negativamente.
Nessuno di noi è un’isola.

Wolfie ha detto...

Non mi rispecchio pienamente nel post per il semplice fatto che, essendo il mio dca la bulimia, ed avendo comunque un carattere molto diverso dal tuo, io con il “controllo” non ci sono mai andata molto d’accordo.
Però mi rispecchio nel fatto che, anche nel mio caso, alla base del dca non c’era un’ossessione verso la magrezza, bensì il mio dca è piuttosto nato come reazione, difesa, ad un momento difficile che stavo attraversando. Solo che poi il momento difficile è passato, e la bulimia invece è rimasta e adesso mi rendo contro che scrollarsela via è ben difficile, perché comunque effettivamente rappresenta un meccanismo noto (anche se malato) con cui in qualche modo riesco a far fronte all’ansia, perché comunque di base io sono una persona piuttosto ansiosa.
In ogni caso, sono dell’idea che effettivamente sia più importante puntare all’accettazione del corpo per poter vivere la nostra vita, che non al ricercare di piacersi per il proprio fisico a tutti i costi, perché altrimenti poi si entra in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire.
Io non leggo solo questo blog che parla di dca, ne leggo anche altri, e sporadicamente mi capita di leggere anche dei blog le cui autrici sono tutte concentrate sul fisico, e il loro umore e quello che fanno è pesantemente condizionato dal peso e dall’alimentazione, ragazze che dicono che non riescono a piacersi vedendosi allo specchio, e stanno male per questo. Secondo me questo approccio è sbagliato, perché se una ragazza aspetta di piacersi, non risolverà mai niente, anzi, sprofonderà soltanto ancora di più nel dca, perché nessuno fisico andrà mai bene se, in fondo, stiamo male con noi stesse. Per questo penso che forse è più importante un percorso di accettazione, perché è un qualcosa che insegna che andiamo bene per come siamo, e che quello che veramente conta è ciò che facciamo e come decidiamo di vivere, con le nostre scelte, la nostra vita.
E poi, chissà, magari accettando di più noi stesse come persone, magari piano piano spontaneamente anche il nostro corpo comincerà a piacerci un po’ di più. Staremo a vedere!!!!!!!!!!!!!

Lucy May ha detto...

Veggie cara,sei una persona meravigliosa e piena di doti!Forse un giorno riusciremo ad amare il nostro corpo e a sentirci appagate e "complete".E' una cosa che auguro di cuore a chiunque è incappato in un dca.
Leggo fra le righe che ti sei laureata... Sbaglio? Comunque la Laurea Ad Honorem per l'Amicizia l'hai conseguita da tempo e credo davvero di poter parlare a nome di tutte! Grazie per questo spazio che ci regali

Marta ha detto...

cara Veggie, è bello quando condividi parti di te...io credo che accettare il proprio corpo sia fondamentale, primo passo nel percorso del ricovero, ma poi si può arrivare un pochino amarlo, per non rischiare ricadute o tentazioni della malattia! certo il mio fisico non sarà l'ideale di perfezione che sognavo e che cercavo di raggiungere con l'anoressia (ma non sarebbe mai arrivato, come la tua pretesa di controllo assoluto), e nemmeno posso mentire a me stessa nel dirmi sexy perchè io sono un tipo acqua e sapone, come accadeva nella clinica dove lavoravo e il corpo veniva quasi ostentato (vestirsi da strafighe, sempre coi tacchi). Però adesso che sono fiera di me come persona, amo anche il mio corpo, pur con i suoi difetti, mi piace piacermi e piacere, ma io non sono il mio corpo, è questa la cosa fondamentale: noi siamo molto di più, e ci amiamo nella totalità di noi stesse, in pienezza di vita, chi più chi meno soddisfatta del proprio fisico...

Anonimo ha detto...

leggete qui:

http://www.fenicelazionlus.org/index.php?option=com_content&view=article&id=282:lettera-a-la-fenice-onlus-da-silvia&catid=38:lettere&Itemid=87

Jonny ha detto...

Che due palle ‘sti anonimi buonisti che vogliono l’happy ending a tutti i costi! Perché non vi scaricate un cartone animato della Walt Disney, se volete rassicurazioni e lieti epiloghi?
Io sono totalmente d’accordo col post.
Anche a me non piace la mia fisicità, e non credo proprio che mai mi piacerà. Però, alla fin fine, che me ne fotte?: questo mio corpo evidentemente piace a qualcuno, se mi consente di fare il mio lavoro, e tanto mi basta. È il mezzo che uso per guadagnare: non mi deve piacere, basta che piaccia a chi di dovere. A me deve solo servire. Nella sua funzione di mezzo per ottenere altri obiettivi. E va benissimo così. Tutto qui.
Questa è la realtà dell’anoressia: e se non vi piace perché non termina con “e tutti vissero felici e contenti”, fatevene una ragione.

Les Ana ha detto...

Non ami il tuo corpo...io amavo il mio corpo, e forse anche questo mi ha portato ai livelli raggiunti adesso...
io non sono sempre stata magra, anzi! e ricordo con gioia quando, da normopeso, ammiravo i miei addominali scolpiti e le braccia toniche. Avevo un fisico bellissimo (almeno per l'ideale "strong is the new thin" che va ultimamente)...eppure è degenerato lo stesso.
Ma credo che la mia spinta verso l'anoressia sia la paura di essere felice, e, credendo finalmente di essere "carina/passabile", mi sono ostacolata portandomi a un nuovo eccesso di peso.

Non è molto che ho scoperto il tuo blog, esiste un modo per seguirti? (non lo trovo O.ç) cmq se ti va di passare dal mio, aspiro a una menzione tra le "guerrire della luce" anche io ;)

Veggie ha detto...

@ AlmaCattleya – Hai scritto dei flash meravigliosi sulle immense potenzialità del tuo corpo… un corpo che non si esaurisce in se stesso in quanto “corpo”, ma che rappresenta la matrice per realizzare tutto quello che ti piace fare: il teatro, la pittura, e tanto altro ancora… No, anch’io non credo che “amare il proprio corpo” sia sinonimo di doverlo in qualche modo infiocchettare… credo piuttosto che sia comprenderne le potenzialità, e disporne per realizzare al meglio gli obiettivi della nostra vita…
P.S.= Grazie a te per aver condiviso sul tuo blog un quadro così bello!...

@ Kiara – E chi non è diverso dagli altri??... Siamo tutte persone profondamente diverse… e menomale che è così, perché io credo che la variabilità interindividuale sia, nel momento in cui ci si relaziona con gli altri, fonte di grande arricchimento… Se ci rispecchiassimo negli altri in tutto e per tutto, non avremmo contraddittorio né prospettive differenti, e questo penso che ci limiterebbe moltissimo… Comunque… anch’io credo nella potenza dei mantra… infatti in casa mia ho appuntato praticamente dappertutto Post-It con su scritte frasi positive e motivanti per continuare a combattere… però, per lo meno per quel che mi riguarda, un mantra per avere effetto su di me deve poggiare su una base in cui credo, sennò rimane fine a se stesso. Mi spiego meglio con un esempio: su uno dei tanti Post-It appesi alla pin-board della mia camera, c’è scritto: “Il cuore dei disturbi alimentari è il silenzio: rompi il silenzio”… Ecco, per tanto tempo in realtà io non ho rotto il silenzio, e mi sono tenuta tutto per me… però continuavo a ripetermi questa frase… perché, in fondo in fondo, dentro di me, c’era la consapevolezza che nel momento in cui avrei rotto il silenzio le cose sarebbero potute migliorare… e qui il mantra ha effettivamente funzionato perché, a forza di ripetermi queste parole, ho effettivamente contattato specialisti che mi aiutassero a combattere contro l’anoressia… Però, ecco, anche se all’inizio non facevo niente, di base in quella frase ci credevo. Se mi prendi invece una frase come quella che mi porti a esempio tu – “TI AMO” – io parto da una base in cui di fatto non ci credo… per questo penso che un mantra del genere, su di me, rimanga fine a se stesso: perché non poggia su niente. E allora, preferisco impiegare le mie energie su quelle cose che possono veramente cambiare in meglio la mia qualità della vita, anziché concentrarmi sulla fisicità. Ma metto ovviamente la stessa premessa che metti tu, che è giustissima: questo è ciò che va bene per me… tutte le altre persone sono diverse, e quindi ognuna racchiude le proprie verità… è un discorso sul quale è proprio impossibile generalizzare. In quanto all’equilibrio, forse mi sono espressa male… volevo semplicemente dire che per me un percorso di crescita (interiore) si estrinseca attraverso il passato tra una serie di stati di equilibrio successivi che portano la persona a stare sempre meglio. Ecco, spero di essere stata un po’ più chiara adesso… ^^”
P.S.= Ti prego, augurami anche che mi vada tutto bene in campo lavorativo, sportivo, e con i miei amici, perché di questo m’importa eccome!!... ^__^” Un abbraccio a te!...

@ Pulce – Siamo tutte persone differenti, ed ognuna ha la propria esperienza di vita, il proprio background… del resto, se esistessero delle cause univoche e comuni per ogni persona che ha l’anoressia, sarebbe molto più semplice sia prevenirla che curarla… Però, al di là di quelle che possono essere state le motivazioni personali che hanno portato ciascuna di noi all’anoressia, a questo punto credo che la cosa più importante per tutte noi sia il concentrarsi su come fare a combatterla…!

@ PrettyLittleGirl – Tutte le ipotesi sono ugualmente valide, fino a che non arriva il futuro a dire come stanno veramente le cose… Però hai centrato comunque un punto cruciale col tuo commento: ovvero l’importanza di costruire… di andare avanti e costruire sempre… di trovare un equilibrio che ci consenta di poter proseguire a combattere…

Veggie ha detto...

@ Born or Die – Ciao, e grazie per aver lasciato il tuo commento. Certo che passerò dal tuo blog, grazie per avermi segnalato l’URL!...
Anche se non ho mai vissuto la bulimia personalmente, trovo comunque importante condividere esperienze anche diverse, perché è comunque un modo per far capire agli altri, e potersi supportare a vicenda… Io onestamente non mi sono mai vista grassa allo specchio, come scrivevo nel post sono sempre stata magra e sempre consapevole di questo, non ho mai avuto fortunatamente nessun problema di dismorfofobia, nè alcuna ossessione verso la magrezza… ma una grande ossessione verso il controllo. Però, penso che ci sia sempre lo spazio per combattere… Ti ringrazio ancora per il tuo commento… spero di rileggerti presto, anche sul tuo blog!... Un abbraccio…

@ Vele/Ivy – Anche secondo me accettare è più importante che amare…

@ Anonimo (14 Ottobre 2013, ore: 12.27) – Trovo un po’ difficile la comprensione di quello che mi hai scritto, riesco a starti dietro poco bene… però ti ringrazio comunque per aver espresso la tua opinione.

@ Wolfie – Sì, credo che tu abbia centrato diversi punti importanti… Il fisico è il capro espiatorio, i veri problemi sono ben più profondi… e sono quelli che vanno affrontati, se vogliamo ricominciare a vivere veramente…

@ Lucy May – Leggere da te che nei tuoi confronti ho conseguito la laurea ad honorem in amicizia, è una delle cose più belle che avrei mai potuto leggere… GRAZIE! ^__^ E allora, io non ti auguro di riuscire un giorno ad amare il tuo corpo per sentirti appagata e completa… ti auguro di riuscire ad arrivare a sentirti appagata e completa, a prescindere da quello che penserai del tuo corpo.

@ Marta – So razionalmente benissimo che non sarei mai potuta arrivare ad avere un controllo assoluto come desideravo… del resto, il vano tentativo di farlo, credo sia stato l’elemento portante della malattia… se non ci fosse stato quello, probabilmente non mi sarei neanche ammalata… per cui, quello che ad oggi posso fare, è cercare di organizzare quello che posso, e non andare nel panico se le cose non vanno esattamente come le avevo progettate… A parte questo, ti faccio i miei più sentiti complimenti per le mete che col tempo sei riuscita a raggiungere… e spero che tu possa continuare a camminare, ed arrivare sempre più lontano. Ti abbraccio…

@ Anonimo (15 Ottobre 2013; ore: 14.18) – Grazie per la tua testimonianza.

@ Jonny – Gli happy ending non so proprio se ci saranno… però io credo che comunque si abbia tutta la capacità per migliorare le cose ogni giorno un pochino di più… e, passo dopo passo, starà solo al futuro il dirci fin dove potremo arrivare… sotto ogni punto di vista.

@ Les Ana – Ti ringrazio per il tuo commento e per la tua testimonianza… Ci credo perfettamente quando dici che avevi un fisico bellissimo e che ti piaceva, ma che poi la cosa è ugualmente degenerata… perché queste tue parole non sono altro che un’ulteriore dimostrazione del fatto che, a differenza di quanto i mass-media vogliono far credere, i DCA non sono le malattie della fisicità, bensì sono determinate da tutt’altri problemi e bel più profondi… Penso che tu abbia trovato una buona spiegazione su quello che può essere stato il meccanismo portante del tuo DCA… e credo che il passo avanti possa essere il lavorare su quello che hai finalmente capito, per poter cominciare a stare almeno un pochino meglio…
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