Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 25 ottobre 2013

Suggerimenti su come parlare a qualcuno che ha un DCA

Questo post è per i genitori/familiari/amici/colleghi/compagni di squadra di chi ha un DCA.

Parlare con chi ha un DCA è spesso e volentieri molto difficile, e non esistono ricette universali per garantire una buona comunicazione, perché ogni persona che ha un DCA è diversa dalle altre; per cui ciò che può rivelarsi funzionale nei confronti di una certa persona, può non esserlo affatto per qualcun altro.

Io non ho competenze psicologiche, e non ne so granché sulle tecniche comunicative. Perciò, credo che la prima cosa che dovrebbero fare i famigliari di una persona che ha un DCA, sarebbe quella di rivolgersi al terapeuta che la segue, al fine di elaborare una strategia comportamentale concertata con una persona professionalmente competente, che dunque è mirata sulla singola paziente, poiché ogni persona è diversa dall’altra, e quindi non per tutte vanno bene le stesse cose.

Però penso che, al di là dell’importantissimo consulto con lo psicoterapeuta, ci siano alcune semplici cose che sia possibile mettere in atto, al fine di permettere a genitori, familiari e amici di stare vicino ad una persona che ha un DCA.

Per cui, ecco quali “consigli comunicativi” darei a chi ha a che fare con una persona affetta da anoressia/bulimia/binge/DCAnas:

1. Prendete il comando. Se conoscete una persona che ha un DCA, se le siete vicino, non abbiate timore a chiederle come sta. Forse questa persona avrà voglia di rispondervi sinceramente e ve ne parlerà, forse non ne avrà voglia e si limiterà ad un sorriso stereotipato e ad un “Va tutto bene” di circostanza. Non importa. Quello che importa è che le avrete fatto capire sia che voi vi interessate a come vanno le cose, sia che nel momento in cui avesse voglia di parlarne, voi ci siete per ascoltarla.

2. Evitate i cliché. Esistono un sacco e una sporta di luoghi comuni sui disturbi alimentari. Bè, sappiate che sono solo e soltanto luoghi comuni: non racchiudono neanche un minimo di verità. Per cui, quando vi avvicinate ad una persona con anoressia/bulimia, spogliate la mente di tutti i preconcetti sui disturbi alimentati che i mass-media vi hanno finora inculcato. Evitate le frasi fatte e fini a se stesse, del tipo: “E’ solo una fase, vedrai che prima o poi passa!”, oppure “Cerca di mangiare normalmente, così vedrai che le cose vanno meglio!”. Ancora peggio, evitate di dire cose che possano suscitare sensi di colpa (“Mi stai avvelenando la vita con tutte le tue stupide fisime”), nonché simil-ricatti (“Mangia, dai, fallo per me”): lasciano assolutamente il tempo che trovano.

3. Fate attenzione al linguaggio del corpo. Non si comunica solo con le parole: a volte uno sguardo, un gesto, un movimento, comunicano più di millemila discorsi. Quando parlate con una persona che ha un DCA cercate di essere rilassati, sereni, di mostrarvi aperti al dialogo, senza dare alcun giudizio, ma semplicemente essendo proni all’ascolto e alla conversazione.

4. Chiedete in che modo potete essere d’aiuto. Ogni persona che ha un DCA è diversa dalle altre, per cui persone diverse possono avere esigenze differenti. Non solo: anche una stessa persona può avere esigenze differenti nei vari momenti del suo percorso di ricovero. Perciò, chiedete alla persona che ha un DCA in quale modo potreste esserle d’aiuto: sarà lei ad indicarvi come preferirebbe vi comportaste, e cosa preferirebbe faceste. E questo può esserle d’aiuto.

5. Non parlate sempre e solo dell’anoressia/bulimia. In quanto genitori/familiari/amici preoccupati, immagino che possa venirvi spontaneo, nel momento in cui vi relazionate ad una persona che ha un DCA, cercare d’incentrare la conversazione sulla patologia, sulle problematiche, su tutto ciò che è inerente il DCA stesso… perché sviscerare la patologia è un qualcosa che vi serve per tenere a bada l’ansia che si scaturisce dal dover vivere vicino ad una persona che sta male. Ma ricordatevi che l’anoressia/la bulimia, rappresenta solo una malattia, e dunque una minuscola parte della persona affetta. Nessuno può essere definito semplicemente dalla propria patologia, perché siamo ben altro e molto di più di una mera malattia, per cui reiterare a parlare sempre del DCA può essere controproducente. Cercate allora piuttosto altri lidi di conversazione, in maniera tale da distrarre la persona dai suoi pensieri fissi del DCA, e da farle vedere che esiste molto altro oltre il disturbo alimentare.

6. Non evitare i vissuti. Se una persona con un DCA viene da voi per parlarne, non tagliate corto perché si tratta di un qualcosa di cui è difficile discutere, e che fa male. Datele la libertà di parlarne, e fatele capire che quando avrà bisogno di voi (per parlare o per qualsiasi cosa), potrà sempre contare sul vostro supporto.

7. Datele tempo. Ci possono volere anni affinché una persona malata di anoressia/bulimia sia in grado di parlare della propria patologia. E c’è chi può preferire scrivervi una lettera, o mandarvi una e-mail, o telefonarvi, piuttosto che parlarvene faccia-a-faccia. Rispettate la sua modalità comunicativa, e rispondetele utilizzando lo stesso mezzo: l’importante è che la persona sappia che siete disposti a starle vicino e a “parlare” con lei anche attraverso altre vie rispetto alla parola verbale. In qualsiasi momento.

8. Non focalizzatevi sul cibo. L’alimentazione è la punta dell’ice-berg di un DCA. I veri problemi sono ben più importanti e profondi, e ben altro rispetto al cibo. Per cui, evitare scaramucce su quanto/cosa mangiare, e cercate di interagire con le vostre figlie/nipoti/sorelle/amiche tentando di andare un po’ più in profondità, rispetto a quelle che potrebbero essere le vere problematiche sottostanti il comportamento alimentare erroneo, al fine di capire anche come potete essere, a tal proposito, di supporto.

Chiunque abbia qualche altro consiglio da aggiungere alla lista, è caldamente pregata di farlo nei commenti.

16 commenti:

Pulce ha detto...

Hai scritto un post bellissimo e utilissimo Veggie, davvero...proprio perché spesso chi ha a che fare con persone che soffrono di dca, escono con delle frasi che o ti fanno cadere le braccia...ma non perché lo fanno apposta, ma semplicemente come dici tu non sanno bene come comportarsi. Purtroppo succede molte volte, anche con figure tipo professori, e a volte con i medici stessi...tolto questo io aggiungerei di non parlare di peso o di cibo con una persona che ha un dca, o di diete .ad esempio mi sono ritrovata con una mia amica che prima mi chiedeva come stava e poi mi raccontava che era a dieta, cosa mangiava e cosa evitava, mentre io mi facevo in quattro per seguire il mio schema alimentare...e poi evitare commenti sul fisico, su come un corpo dovrebbe essere ...tutti abbiamo difetti, e quindi è impossibile avere un corpo perfetto.ma quando si è in pieno dca questo fa molto male, , perché si vorrebbe essere perfetti.

Forse ho scritto cose scontate, , però si rifanno al mio vissuto
Un abbraccio Veggie

Eleonora Vezzani ha detto...

Sono d'accordo con tutto ciò che hai scritto!
In effetti da quando mia nonna mi ha messo a dieta (lol) mi ha anche ascoltata e questo mi ha fatto bene perchè ci sono cose che con la mamma o mio papà non posso raccontare, e da quando lei mi ha ascoltata la cosa è andata migliorando ^^
E sono d'accordissimo sul fatto he una delle cose da evitare è parlare continuamente del peso, perchè almeno per me quando ero nel periodo peggiore del binge, mi faceva male perchè volevo essere considerata Eleonora, non "una persona grassa". So che l'aspetto fisico conta parecchio, ma in quel periodo mi faceva stare male, mi sentivo brutta, anche quando ero riuscita a perdere del peso non mi vedevo bella.
Anche adesso che sono riuscita a perdere del peso mi danno fastidio i commenti del tipo "Oh come stai bene! Prima facevi schifo/eri brutta" perchè anche se non ero ai miei massimi, ero comunque io. .-.
Alla fine mi rendo conto che le persone mi dicevano quasi tutte le cose che non dovevano dire/fare non perchè mi odiassero ma perchè mi volevano bene, ma a volte non si sa proprio come comportarsi :/
Comunque hai fatto bene a scrivere queste cose, sono consigli utili! ^^

* Viellina * ha detto...

Un post bello e utile, brava ;)

Tu hai detto di non avere competenze in ambito psicologico ma non credo sia necessario essere psichiatri o psicologi per rapportarsi con una persona affetta da DCA : basta avere un minimo di sensibilità e di empatia, basta essere disposti ad ascoltare la persona malata, cercando di capire il suo punto di vista.
Ad esempio il mio ex non ha mai avuto un DCA e non ha competenze specifiche in materia, ma è sempre stato molto disponibile e dolce con me... Questo non vuol dire che mi desse sempre ragione (farlo avrebbe significato "avallare" la malattia) né che non abbia mai commesso errori nel rapportarsi con me, ma semplicemente che si è impegnato un sacco e che mi è sempre stato vicino. Io apprezzavo moltissimo gli sforzi che faceva per capire il mio punto di vista e la calma e la chiarezza con tentava di farmi capire dove sbagliavo...

Mia mamma invece, pur essendo laureata in medicina e in PSICOLOGIA, non si è mai rapportata con me nel modo giusto. Questo perché, come ho già detto, la cosa che fa la differenza maggiore è il modo di essere della persona, più che le sue conoscenze teoriche!
Lei non ha mai cercato di capirmi, non ci ha nemmeno provato, e si inventava scuse per non venire alle sedute quando il mio psicologo le chiedeva di partecipare...
E' per questo che sono molto prevenuta nei suoi confronti.

Per dire... Quando il mio ex mi diceva qualcosa di sbagliato ci restavo male, ma sapevo che parlandogliene avrei potuto evitare che si ripetesse e quindi mi incazzavo di meno.
Quando a dirmi frasi pessime è mia madre, invece, soffro il triplo perché so che non le frega un cazzo se sto male a causa delle sue parole e che non è disposta a parlarne con me o a tentare di mettersi nei miei panni...

Insomma... La conclusione è che, secondo me, è fondamentale ASCOLTARE la persona malata e mostrarsi aperti e comprensivi.

Per quanto riguarda gli "estranei" direi che la cosa fondamentale è evitare i luoghi comuni, i pregiudizi, i commenti sull'aspetto fisico e tutte quelle osservazioni che contribuiscono alla creazione e al mantenimento dell'etichetta da anoressica/bulimica ecc

* Viellina * ha detto...

con cui tentava *

Wolfie ha detto...

Bel post, molto utile!!!!!!!!!!!
Perché per chi ha un dca, è difficile proprio a causa della malattia relazionarsi con gli altri e con la propria famiglia, ma, allo stesso tempo, effettivamente è anche difficile per tutti gli altri relazionarsi con una persona che ha un dca, quindi penso che un post come questo non possa che essere utile a chi deve stare vicino a chi ha un dca.
Provo ad aggiungere qualche punto alla lista:
-Cercare di non dare contro sempre e comunque, ma neanche essere troppo permissivi. Cioè, secondo me un genitore non si deve intestardire sul fatto che la figlia debba mangiare tutto sempre e comunque, però neanche permetterle di saltare i pasti; perché nel primo caso la reazione che scatena è quella opposta, e la ragazza che si sente obbligata a maggior ragione si ribellerà, mentre nel secondo caso la si dà vinta al dca, e anche questo è sbagliato, perché se non si mettono dei freni la malattia poi degenera.
-Provare a portare la persona che ha un dca verso un percorso terapeutico. Ovviamente è molto più facile a dirsi che a farsi. Anche perché soprattutto all’inizio la persona con un dca si oppone. E penso sia controproducente insistere troppo, perché poi la persona si sente indicata come malata, e si oppone rifiutando la terapia. Però, cercare di tanto in tanto di far ragionare la persona e farle capire quanto le servirebbe la terapia, questo credo possa essere utile.
-Essere comprensivi, cioè considerare il fatto che quando una persona si trova proprio immersa fino al collo in un dca, non ragiona veramente con la sua testa, ma fa dei ragionamenti malati perché condizionati dalla malattia. E allora ci vuole tanta pazienza e comprensione. Anche i comportamenti della persona con dca sono condizionati dalla malattia, e anche su questo ci vuole comprensione, senza stigmatizzazioni, portando sempre tanta pazienza.
-Cercare di portare positività, anche piccole cose, che però per una persona che sta male, pur nel loro piccolo, possono significare molto.
-Non pensare mai e poi mai che una volta che il peso è ritornato nella norma, allora la persona è guarita, il dca è alle spalle, si tira un sospiro di sollievo e non ci si pensa più No, non funziona così. Anzi, una persona con un dca che arriva a un peso di norma, sicuramente sta psicologicamente molto più male di quando era sottopeso: e perciò sono proprio questi i momenti in cui è necessario maggiormente il supporto.
Queste sono solo delle mie idee, naturalmente, le ho aggiunte con la speranza che possano essere utili a qualcuno.
Un bacioneeeeee!!!!!!!!!!!!!!!

Vale ha detto...

Bel post. Nella mia esperienza, il numero 9 è "potete ascoltare e parlare, capire e non capire, concordare e dissentire, ma non essere i salvatori". Purtroppo a volte le persone si fanno strane idee su come e quanto possono aiutarti. Ma è importante sapere che c'è un limite oltre il quale l'aiuto diventa intrusione.
(Adesso cerco di capire come si mettono i link)
Vale

persephoneen ha detto...

God bless this post. Ho detto tutto :)

PrettyLittleGirl ha detto...

Suggerimenti utilissimi!!
Credo che hai messo in luce , tutti gli "errori" (non volevo chiamarli errori ma non mi viene la parola..)comuni che molte persone fanno e come potrebbero approcciarsi in maniera differente..
Per me una cosa che era deleteria erano i commenti che mettevano in una luce positiva il fatto di avere il corpo in un certo modo o di non mangiare..
Per dire: Frasi tipo "Ah wow sei dimagrita!/Sei piú magra!/beata te che mangi cosi, io non riesco proprio a trattenermi!" mi hanno solo fatta sentire "fiera" di me e pensare "allora funziona davvero!"..
Cosi come il parlare di diete facendo uscire accidentalmente dei tips, che ovviamente vengono subito sfruttati..So che é difficile non fare "errori", soprattutto se non si sa che la persona in questione ha un DCA oppure magari si é poco informati sui DCA. Non so se a qualcuna é mai capitato, ma a volte mentre tu stai avendo i tuoi problemi e cerchi in tutti i modi di non mangiare, arriva magari la persona di turno che ha un peso eccessivo o ha qualche kg in piú e si complimenta con te dicendoti "Cavolo ma che invidia!Tu si che sei magra!" , "Come sei brava che riesci a non mangiare, io non ce la faccio.."
Magari é qualcuno che sta avendo difficoltá (fisiche o psicologiche) a mantenere un "pesoforma".Peró ecco, se notate che la persona davanti a voi ha anch'essa un problema con il cibo (opposto al vostro), magari evitate di farle i complimenti, dicendole quanto é brava a non mangiare..Potete magari dire che non siete contente/i del vostro peso e che vorreste migliorarvi un po o focalizzare l'attenzione sulla salute e uno stile di vita sano, evitando di dare rinforzi positivi dove non ci devono essere.
per il resto non mi viene in mente altro per ora perché hai davvero detto tutto e, insieme alle cose che ha detto Wolfie, credo ci sia molto da cui prendere spunto!(il 1 e 4 punto di Wolfie sono le cose che nel mio caso ho sentito dare piú per scontate dalle persone che avevo vicino..)
Insomma, essere comprensivi ma non troppo mantenendo un'atteggiamento di ascolto e di supporto..niente cose tipo poliziotti in casa in maniera esagerata(io ho sentito molto questo da parte dei miei genitori e, un po mi é servito perché ero una testardona ma da un lato mi ha fatto sentire piú "controllata" che era proprio quello che non mi volevo sentire nella vita)..
Quello che mi verrebbe da chiedere leggendo questo post é: Come fa una persona che ha o ha avuto un DCA/problema alimentare ad approcciarsi ad un'altra?
Non so, é che io mi vedo sempre troppo permissiva in un certo senso, forse per il fatto che appunto per me il troppo mettermi alle strette ha peggiorato le cose..
Per cui, detto banalmente, non riesco a forzare un'altra ragazza a mangiare, ma non vorrei nemmeno che pensasse che "é ok" se lo fa..
E anche nel punto in cui dici "non focalizzarsi troppo sul cibo" per me sarebbe stato impossibile nelle prime fasi se avessi avuto un'amica con DCA..(anzi probabilmente ci saremmo trascinate a fondo insieme..), mentre adesso forse mi verrebbe difficile non parlare di DCA, in quanto sono nella fase di "distacco" da tutto quello che per me il DCA ha rappresentato..
Non so, forse valgono sempre i punti di prima, peró per esempio vedo che io e le mie amiche quando abbiamo parlato di approcciarsi a una persona con un dca, avevamo punti di vista differenti..
Ps= mi ha fatto super ridere i nomi con cui prendevi in giro le etichette dei medici.."autolessia"..xD
Per fortuna quella fase é finita:-)
Mi ha fatto comunque molto piacere leggere un po della tua esperienza che non conoscevo del tutto..
Grazie!:)
Ti abbraccio

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Questi consigli sono utilissimi e di sicuro ne farò tesoro se dovessi avere a che fare con persone che hanno disturbi alimentari. Spesso si vuole dare il proprio aiuto, ma si ha paura di sbagliare. Il tuo punto di vista mi è servito molto a riflettere su come poter aiutare queste persone.

AlmaCattleya ha detto...

Vorrei aggiungere un'altra cosa: non pensare di aver già capito tutto appena la persona con il DCA comincia a confidarsi.
Se per caso conosci qualcun altro che soffre di quella malattia non è detto che tu sia un esperto e che quindi sai già come e cosa fare.
E questo è valido, come anche i tuoi consigli, con qualsiasi persona che stia soffrendo.
Purtroppo si pensa ancora che chi abbia un male interiore stia solo facendo delle scene, che non sia reale il suo male, che se lo stia inventando "per attirare solamente l'attenzione". Quando invece il male è qualcosa di fisico, tutti zitti e se per caso qualcuno ti dice che è psicosomatico, questo reagisce dicendo: "Ma non me lo sto mica inventando, il mio dolore è reale."
Il dolore è reale.

Born or Die ha detto...

"Dai mangia fallo per me" è sempre stata la frase peggiore: 1) se non mangiavi avevi i sensi di colpa perché stavi ferendo l'altra persona; 2) se mangiavi ti sentivi ugualmente in colpa con te stessa. MAI OBBLIGARE UNA PERSONA AFFETTA DA DCA A MANGIARE!
Poi, è verissimo che anche se non è facile, parlarne: anche un sorriso o un semplice abbraccio talvolta fa veramente tanto.
Bellissimo il tuo post Veggie: questo è un aiuto prezioso, poiché visto da un angolazione pienamente interna; tu hai vissuto queste cose, tu sicuramente saprai meglio consigliare a una persona che sta combattendo da esterna.
Un abbraccio dolcissimo ^^

Marta ha detto...

rimando un link a un mio vecchio post: www.spazioaiuto.it/disturbi-alimentari-consigli-per-i-genitori/ e aggiungo, x esperienza personale, non chiedere "Hai mangiato?", tanto le persone con Dca sono bravissime a mentire, piuttosto cercare di stare emotivamente vicini "com'è andata oggi? come stai veramente?", e se mentirà anche qui pazienza, voi ci avete provato a far capire che ci siete...

Anonimo ha detto...

Scusa Marta ma ho aperto il tuo blog e sono rimasta sconvolta dalle immagini. Ragazze con i pantaloni troppo larghi.. tavolette di cioccolata in bocca.. Ma sei sicura di essere psicoterapeuta? andiamo bene...

Marta ha detto...

caro anonimo (abbi almeno il coraggio di mettere un nome...), nessuno è mai rimasto sconvolto da queste immagini e me non sembrano così scioccanti, sono solo un modo di rappresentare il sintomo, e poi ciò che conta è quello che scrivo, le foto servono solo a mostrare un aspetto, comunque terrò conto della tua reazione negativa! forse sei nel vortice del disturbo e alcune cose ti infastidiscono in modo particolare, forse se anch'io fossi ancora in pieno tunnel (perchè prima di essere psicoterapeuta, ci sono passata 20 anni or sono) rimarrei turbata, ma è ciò che accade, gioire x i pantaloni che vanno larghi...ciao (ps. se vuoi scrivimi in privato)

Veggie ha detto...

@ Pulce – Tutto quello che ti appartiene non è mai scontato… ed hai fatto benissimo a condividerlo, perché ci fosse anche solo una persona cui le tue parole potessero dare una mano, sarai riuscita ad aiutarla, e questo è bellissimo… Per cui, semplicemente ti ringrazio di aver ampliato il mio post aggiungendo i tuoi consigli… perché qualsiasi cosa in più è sempre preziosa…

@ Eleonora – No, non è vero che l’aspetto fisico conta parecchio… quella che conta parecchio sei TU. A prescindere da quanto sei alta, o di che colore hai i capelli, o quanto pesi. Tu rimani sempre tu… una persona unica e perciò, nel suo piccolo, speciale. E non devi permettere a nessuno di farti sentire “inferiore” solo a causa del tuo aspetto fisico, perché questo non conta niente a fronte della persona meravigliosa che sei. E lo sei, Eleonora, davvero.

@ Viellina – Sono d’accordissimo con te sul fatto che ascoltare una persona sia d’importanza fondamentale… e, mi permetto di aggiungere, ascoltare in maniera neutra, ovvero non giudicante. E poi, naturalmente è positivo tutto ciò che favorisce il dialogo… non avvallare la malattia, ma neanche mettere muro… ma cercare di trovare una via di mezzo… Perché se è vero che chi non ha vissuto un DCA non può capire, è altrettanto vero che ascoltando in maniera aperta è possibile comunque arrivare a comprendere…

@ Wolfie – Sono sicuramente utilissimi… perché tutto quello che viene da chi ha vissuto determinate esperienze è reale, toccato con mano, e quindi è certamente utile… Ti ringrazio di cuore per le tue preziose aggiunte!!...

@ Vale – Grazie mille per il tuo punto numero 9… con cui, tra l’altro, concordo pienamente… E’ giusto che gli altri sappiano che, a loro modo possono fare molto in termini di supporto, davvero molto… però, giustamente, non possono fare tutto… il decidere di combattere contro un DCA è un qualcosa di assolutamente individuale, e nessun parente/familiare/amico può farlo in vece della persona malata stessa…

@ persephoneen – Thanks a lot!... E ho detto tutto anch’io…

@ PrettyLittleGirl – “Errori” non è una parola sbagliata… si tratta però di sbagli fatti in buona fede, questo è chiaro… A parte questo, provando a rispondere alla tua domanda… Sì, penso che, tutto sommato, i punti che ho scritto valgono anche per l’approccio tra 2 persone con un DCA… approccio che, a mio avviso, dev’essere molto cauto e, se possibile, incentrato su cose che non hanno a che fare con DCA stesso… perché il rischio che tu scrivi, ovvero quello di affossarsi a vicenda, secondo me è molto elevato, soprattutto se l’interazione tra le 2 persone con DCA avviene in una fase iniziale del percorso di ricovero… Per cui, le interazioni dirette le lascerei a quando il percorso di ricovero si è più consolidato per entrambe, perché a quel punto, nel pieno della determinazione a combattere, può nascere una bella spinta positiva che permette di supportarsi a vicenda. Per il resto… tanta empatia… che, data l’esperienza di vita vissuta, credo non possa proprio mancare…

@ Vele/Ivy – Grazie per il tuo feedback!... La tua opinione è molto importante!...

@ AlmaCattleya – Ti ringrazio per la tua aggiunta!... Perfettamente vera, tra l’altro… Perché non conta la tipologia di dolore, la sua provenienza, ma come questo ti prostra: non ci sono scale di valore nel dolore, non ci sono dolori da più o da meno, quando si sta male, si sta male e basta. Quale che ne sia la causa.

Veggie ha detto...

@ Born Or Die – Io non credo effettivamente che con gli obblighi o le costrizioni si possa ottenere qualcosa… Certo, non bisogna neanche avallare la persona nel non mangiare, perché sennò come scriveva anche qualcun’altra, si asseconda la malattia… però, neanche fare ricatti emotivi è utile… A parte questo, ti ringrazio per il tuo commento: anche tu hai vissuto/vivi l’esperienza di un DCA, quindi se consideri positivamente il mio post, questo mi fa ben sperare sull’efficacia…

@ Marta – Grazie per il link!!... Di post come questi non se ne scrivono mai abbastanza… Sono d’accordo con te sul fatto che la domanda “Hai mangiato?” è piuttosto inutile: non semplicemente perché si può tranquillamente rispondere con una menzogna, ma anche e soprattutto perché è una domanda che centra l’attenzione sul cibo, e che dunque riconferma alla ragazza con un DCA che tutto ciò di cui gli altri si preoccupano è l’alimentazione, ma non hanno attenzione per le loro vere problematiche… e un pensiero del genere, di certo, non aiuta…

@ Anonima (29 Ottobre 2013, ore: 21.28) – Vedo che Marta ti ha già risposto… Qualora tu voglia risponderle di nuovo, qui hai lo spazio per farlo.

 
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