Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.
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venerdì 28 settembre 2012

(Evitare di) Confrontarsi con le altre

Scrivo questo post in risposta ad alcune di voi lettrici, che più volte mi hanno chiesto tramite e-mail come poter fare per cercare di non confrontarsi con le altre quando si è nel pieno con un DCA, e come riuscire a non stare male di fronte al confronto.

 So che questo è un qualcosa con cui molte di voi hanno quotidianamente a che fare, ed in effetti è molto difficile non confrontarci con le persone che ci stanno accanto, perché se viene meno il confronto non si ha la misura delle nostre capacità.

Perciò, voglio cogliere quest’opportunità per dire a ciascuna di voi: TU SEI UNICA. Tu sei meravigliosa. Tu sei bellissima. Tu hai un sacco di talenti, anche se ancora non te ne rendi conto, non li vedi in te stessa, e non sai quali possano essere. Tu hai un sacco di qualità positive, sei una bella persona, e ci sono un bel po’ di persone pronte a volerti bene se solo gli permetti di avvicinarsi a te.

Questi sono dati di fatto, queste sono verità, e non c’è alcuna ragione per cui queste affermazioni non possano rispondere a ciascuna di voi, proprio nessuna ragione.

So che leggere queste cose scritte da una ragazza che non conoscete nemmeno potrebbe farle suonare false, ma sono pronta a scommettere che accanto a voi c’è almeno una persona che vi conosce bene e sarebbe pronta a confermare tutto ciò che ho appena scritto. In ogni caso, quello che voglio dirvi è vero per ognuna di voi: ciascuna di noi ha un proprio enorme potenziale, ed è proprio l’espressione dello stesso che rende uniche e meravigliose come individui singoli.

Comunque, imparare ad accettare noi stesse per quello che siamo credo sia il primo passo per smettere di confrontarsi con le altre. Accettarsi per quello che siamo non significa in automatico smettere di fare raffronti con chi ci sta vicino, ma permette, nel momento in cui il confronto viene realizzato di razionalizzare pensieri quali: “Okay, io non sono come quella persona. Ma non sono come quella persona non perché sono più magra/grassa/alta/bassa/simpatica/antipatica, ma perchè ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti che ci rendono persone differenti e uniche”.

Poco a poco, vi renderete conto che confrontarvi con le altre non vi è d’aiuto, non vi fa stare serene, non è un modo piacevole per vivere la vostra vita. Inoltre, anche se voi non ci pensate, la persona con cui vi state confrontando si sta a sua volta molto probabilmente confrontando con voi, da un punto di vista fisico, intellettuale, emozionale, per il lavoro che fate, per la macchina che guidate, e così via.

Penso che sia naturale, da un certo punto vista confrontarsi con gli altri, e vedere in loro quello che noi non abbiamo, ed invidiare quello che vorremmo avere e che ci sembra gli altri abbiano: è una spinta che può servire per migliorarsi. Ma se nel vostro confronto focalizzate soltanto l’aspetto “ma quanto sono peggiore rispetto a lei”, questo non vi sarà d’aiuto in alcun modo. E non credo che nessuna di voi voglia vivere il resto della propria vita paragonandosi a qualcun altro e interrogandosi continuamente sul perché non possa essere come l’altro, poiché questo è un arrovellarsi che non porta a niente, in quanto è impossibile essere uguali a qualcun altro, siamo nate per essere differenti… e menomale. Sai che noia vivere in un mondo di cloni!

Quindi, detto tutto questo, credo sia arrivato il momento di provare a dare qualche suggerimento su come poter fare per evitare il confronto continuo con le altre.

Come premessa, occorre che tutte voi vi focalizziate sul fatto che, al mondo, ci sono millemila persone che per certi aspetti sono migliori di voi, e millemila persone che per i medesimi aspetti sono peggiori di voi. Però – guarda caso! – il confronto viene fatto sempre con quelle persone che voi ritenete migliori di voi. Non vi confrontate con quelle che ritenete peggiori, come se non esistessero, non le calcolate neanche.

Questo è un errore di focalizzazione. Per cui, per prima cosa, la prossima volta che vi trovate di fronte ad una persona che reputate migliore di voi sotto un certo aspetto – per fare un esempio tipico inerente i DCA, una persona che reputate essere più magra di voi – cercatene a breve raggio un'altra che, per quello stesso aspetto, consideriate indietro rispetto a voi. Vi accorgerete così che il mondo non è 100% - 0%, ma fifty-fifty. Certo, la vostra attenzione sarà sempre catturata, in prima battuta, da ciò che vi sembra migliore di voi, ma cercare anche quello che è peggiore aiuta a comprendere il fatto che non si sta così in basso come si crede. Aiuta a concretizzare il fatto che anche voi potete essere “migliori”, non solo le altre. Che non c’è solo del negativo in voi, ma anche del positivo.

Altra cosa che può essere utile, mettete per iscritto una lista dei vostri pregi e dei vostri difetti, fisici e caratteriali. Immagino che inizialmente vi verranno in mente molti più difetti che pregi, ma non importa. Scervellatevi e scrivete tutto ciò che vi balza in testa. Poi, rileggete quello che avete scritto. Certo, il primo impulso sarà quello di vedere il negativo, i difetti, che vi sembreranno molto più reali e convincenti dei pregi. Non importa. L’importante è che abbiate messo nero su bianco il fatto che avete anche dei pregi, non siete solo un coacervo di difetti. Dopodiché, data la lista dei vostri pregi, dovete pensare a come poter fare per valorizzarli e, viceversa, come poter smussare quelli che sono i difetti. Rifocalizzare la mente su quello che c’è di positivo quando questa vede solo il negativo, credo sia la strategia migliore per evitare i confronti e non rimanerne comunque troppo demoralizzate.

Inoltre, chiedete a chi vi sta intorno quali sono le vostre doti, le cose belle di voi. Il fatto che voi possiate adesso non vedere del positivo in voi, non significa che le persone che vi stanno intorno siano altrettanto cieche. E quando queste persone vi diranno quali sono i vostri punti di forza, scriveteveli e rileggeteveli più volte al giorno. Tenete positiva la vostra mentalità nei confronti di voi stesse. Già solo questo riduce la tendenza ai confronti. Potrà sembrarvi un po’ assurdo… ma non è forse altrettanto assurdo confrontarsi con chiunque ci passi accanto, e rovinarsi il resto della giornata rimuginando su quanto quelle persone fossero migliori di noi??!

Inoltre, tenete sempre conto del fatto che quando vi confrontate con una persona vi confrontate con quello che è il suo aspetto più esteriore. E’ un raffronto meramente basato sulle apparenze. Non sapete in realtà che tipo di persona sia veramente, se sia dunque davvero una persona da ammirare o meno. Pensate anche a questo. La copertina di un libro non dice niente su quanto possa essere o meno bello il suo contenuto, la storia che vi è racchiusa. Inoltre, pensate anche al fatto che chiunque nella vita ha i suoi problemi e le sue difficoltà, e la persona che invidiate, la persona che tanto ardentemente vorreste essere, non ha necessariamente una vita “perfetta”.

Ovvio, questa è solo la mia opinione. Però credo davvero che più vi comportate come scritto sopra, più aprirete la strada al cambiamento.

 Certo, anche a me talvolta capita, soprattutto in ambito universitario e lavorativo, di confrontarmi con chi mi sta intorno, ma quando questo mi succede, cerco di portarmi a pensare: “Okay, mi sto confrontando con questa persona e sto pensando che non sono in gamba come lei, non sono intelligente come lei, non sono vestita con stile come lei, non ho un buon carattere come lei, non ho quello che ha lei… ma anch’io ho delle doti, delle cose positive che molto probabilmente questa persona non ha, e devo essere contenta di quello che ho”.

La mente può anche istintivamente formulare il pensiero del confronto rispetto alla persona che avete di fronte. Ma è quello che decidete di fare del pensiero formulato che fa la differenza. Guardare agli aspetti negativi viene sicuramente più facile, viene più facile vedersi peggiori degli altri piuttosto che cercare di focalizzarci sui nostri aspetti positivi. In fin dei conti, per le persone che soffrono di OCD (Obsessive Cleaning Disorder) e che sono terrorizzate dalla presenza di batteri, è facilissimo guardare una qualsiasi superficie e poi partire in quarta a pulirla, perché è più facile supporre che quella superficie sia infetta piuttosto che razionalizzare il fatto che questo è un pensiero indotto dalla malattia, e utilizzare questo dato di fatto per combattere i pensieri irrazionali. E lo stesso vale per l’anoressia e per la bulimia: è più facile accettare i messaggi negativi relativi al proprio corpo e alla propria persona piuttosto che cercare gli aspetti positivi.

Perciò, se nel momento in cui vi accorgete che vi state confrontando con qualcuno che vi pare migliore di voi sotto tanti aspetti, pensate a quali sono le vostre doti, i vostri punti di forza, e cercate di valorizzarli, potrete impedire al confronto di rovinarvi la giornata.

venerdì 27 gennaio 2012

Una domanda per voi: Perchè?

Ciao a tutte, ragazze!

Il post che scrivo oggi è diretta conseguenza dell’ultimo che ho pubblicato lo scorso Venerdì.

Perciò, voglio aprire questo post con una domanda. E la domanda è: cos’è che vi fa pensare che siete un fallimento e che non potrete mai raggiungere il livello di ricovero cui io sono adesso?

Il motivo per cui vi rivolgo questa domanda è perché dopo aver letto i vostri commenti a proposito del mio post precedente, e dopo aver letto anche alcune e-mail che mi sono arrivate al riguardo, nonché, più in generale, parlando, vuoi direttamente, vuoi tramite e-mail, con ragazze meravigliose, intelligenti, sensibili, creative, conosciute sia tramite blog sia nella vita di tutti i giorni, che stanno attivamente combattendo contro l’anoressia, che sono pienamente convinte di non voler rimanere impantanate nella melma di un DCA, mi sono ritrovata a sentire e a leggere cose come: “Io non riuscirò mai ad arrivare al punto in cui sei arrivata tu, perché non riesco neanche ad immaginare me stessa mentre mangio quel cibo o bevo quella bevanda; ed è bellissimo che tu invece ci riesca, ma io non penso proprio che ci riuscirò mai”, oppure “Non sentirsi un fallimento è una missione ardua... soprattutto per chi, come me, non accetta vie di mezzo. O è bianco o è nero, il grigio non esiste nella mia mente contorta”, o ancora “Tu sei molto più avanti di me nel percorso di ricovero, io mi sento un po’ una fallita perché mi sembra di non riuscire a fare passi avanti, e anche quando li faccio sono comunque troppo piccoli per portarmi da qualche parte”.

Questo mi ha fatto pensare molto, perché io ho sempre creduto (e detto anche qui sul blog) che un DCA è completamente diverso da persona a persona, perché ognuna di noi ha un diverso carattere e un diverso background, e ho detto anche più volte che pure il ricovero dall’anoressia è un qualcosa di diverso per ognuna di noi. È un processo, è un viaggio, più o meno lungo, che porta a dover fronteggiare problemi e situazioni differenti per ciascuna di noi, proprio perché ognuna di noi ha maturato l’anoressia per ragioni differenti. Certamente ognuna di noi avrà le sue motivazioni e le sue modalità d’intraprendere la strada del ricovero ma se cominciate a fare paragoni e soprattutto a pensare che il vostro “livello di ricovero” sia inferiore rispetto a quello di qualcun’altra, significa che non avete il giusto rispetto per voi stesse e per lo sforzo che state facendo, che sminuite il lavoro che siete riuscite a fare finora, e che non avete fiducia nelle vostre capacità di poter migliorare ulteriormente la vostra situazione… che non avete fiducia in voi stesse.

Perciò,vorrei innanzitutto dirvi che, invece, dovete avere fiducia in voi stesse perché è quello che avete bisogno di avere e che vi meritate. Conosco un sacco di persone che hanno fiducia in qualcun altro, e scommetto che ci sono un sacco di persone che hanno fiducia in voi e nella vostra capacità di combattere l’anoressia perciò, perché non volete essere voi le prime ad avere fiducia in voi stesse?

Inoltre, vorrei anche dirvi che non ha alcun senso che compariate la vostra strada del ricovero con quella di qualcun altro… semplicemente, è impossibile fare un tale tipo di comparazione. Si possono comparare due cose solo quando queste sono uguali. Posso comparare, per esempio, due penne biro e stabilire quale sia la migliore, vuoi per l’impugnatura, vuoi per il tipo d’inchiostro. Ma non posso comparare il ricovero di due persone, potrei farlo solo se queste persone avessero lo stesso background, gli stessi vissuti, la stessa situazione familiare, lo stesso carattere, lo stesso supporto medico e familiare… cosa, ovviamente, impossibile. E, dunque, anche il confronto è impossibile. È sempre impossibile, sempre.

Ma, allo stesso tempo, come non potete confrontare il vostro percorso di ricovero con quello di qualcun’altra, dovete riconoscere che ognuna di voi ha il potenziale di portare il proprio ricovero al livello di quello di qualsiasi altra persona. E se pensate che questo non sia vero, allora voglio che mi diciate il perché. Perché pensate che voi non ce la potete fare ad arrivare a un certo punto? Ecco quello che vi chiedo: cos’è che vi fa pensare che voi non arriverete mai al livello di ricovero cui sono io adesso? Perché quello che mi sento dire, o quello che leggo nelle mail e nei commenti del blog è: “Ma io non arriverò mai al punto cui sei arrivata tu”, oppure, soprattutto: “Grazie, grazie, grazie, grazie per questo tuo blog, grazie per il tuo aiuto, grazie per aver risposto alla mia e-mail, grazie per i tuoi consigli, grazie per quello che dici, grazie per quello che fai, il tuo blog e le tue parole mi aiutano moltissimo a combattere l’anoressia”, ma poi arriva l’inevitabile constatazione: “Tu sei forte, determinata e volitiva, ma io non lo sono tanto quanto te e quindi non riuscirò mai ad arrivare al punto cui sei arrivata te”.

Bene, penso che questo sia assolutamente falso. Se la pensate così, vi sbagliate. E perciò, vorrei che rivolgeste a voi stesse questa domanda, perché se la pensate davvero così, allora avete veramente bisogno di capire il perché. Perché la pensate così? Perché vi sentite così? Mi farebbe molto piacere se, nei commenti relativi a questo post o via e-mail, rispondeste a questa mia domanda.

In ogni caso, sappiate che non c’è alcuna ragione per cui percorrere la strada del ricovero non sia assolutamente possibile per ciascuna di noi. Perché è una strada dura e difficile, e tutte incontreremo problemi e difficoltà, ma tutte possiamo tirare fuori la grinta necessaria per superarle. Paradossalmente, è proprio il pensare “non ce la posso fare” che non vi permetterà di farcela, anche se ne avreste tutte le possibilità. Ma se riuscite a capire cos’è che vi spinge a pensare “non ce la posso fare”, ecco, allora avete in mano la chiave per superarlo.

Perciò, se vi va, rispondete alla mia domanda, nei commenti o via e-mail (veggie.any@gmail.com). Nel prossimo post, toccherò ciascuno dei punti che mi direte nelle vostre risposte.

giovedì 7 aprile 2011

Tsunami

Credo che tutte voi sappiate del terribile terremoto, tsunami e danni della centrale nucleare che in questo periodo hanno colpito il Giappone. Le tragedie di questo tipo, di solito, spingono tutti a riflettere su quanto i propri problemi quotidiani siano, in confronto, tutto sommato abbastanza insignificanti.

Per noi che abbiamo un DCA, può magari farci sentire abbastanza stupide e superficiali l’idea che il nostro problema sia l’anoressia/la bulimia, a fronte di persone che non hanno neanche più un tetto sopra la testa, o a cui sono morti familiari e amici.

Eppure, nonostante riconosciamo che il problema dei giapponesi è di tutt’altra portata rispetto ad un DCA, non è forse vero che per lo più continuiamo a preoccuparci di noi stesse e delle nostre difficoltà con il cibo e il corpo??!...

Ora, non sto assolutamente cercando di fare un paragone – perché si tratta di due cose tra le quali non si può assolutamente fare un paragone, data la loro completa diversità – e non sto cercando di dire che un DCA sia più grave e più importante di una catastrofe naturale. Però, qualche anno fa, sul mio diario cartaceo, ho definito l’anoressia proprio come il mio tsunami personale.

Entrambi – anoressia e tsunami – sono distruttivi. Entrambi richiedono l’aiuto di un sacco di persone per fare piazza pulita del caos, per dare supporto, e le cose non ritornano normali solo perché c’è stata una pulizia massiva e si può tornare a casa. Entrambi arrecano dolore a chi li subisce.

Penso che questo sia un modo per vedere le cose in prospettiva. Non che una catastrofe naturale non sia terribile, ma lo è anche l’anoressia. È un diverso tipo di orrore, valutabile su una scala molto differente. Ma misurare la sofferenza credo sia impossibile e soprattutto inutile. So che tagliarsi con la carta mentre si sfoglia un libro causa una sofferenza diversa rispetto al perdere un braccio per l’esplosione di una bomba. E’ ovvio. È ovvio che perdere la propria casa e i propri cari sia un inferno ben atroce e completamente differente rispetto al non sentirsi a proprio agio col proprio corpo.

Ma se c’è un apice massimo della sofferenza che l’anoressia può provocare, penso che non si possano fare paragoni o dare giudizi di valore. L’anoressia, per chi non ha mai vissuto sulla propria pelle un DCA, può sembrare un problema da poco, una cosa superficiale, il capriccio di ragazzine che vogliono somigliare alle modelle. Ma c’è molta differenza tra l’occasionale “Pensi che questi jeans mi facciano il culo grosso?” e la vera e propria dismorfofobia che, in certi casi, è associata ai DCA.

È relativamente facile sentirsi in colpa per avere un DCA quando ci sono enormi catastrofi nel mondo. Capita di sentirsi così. Ma non serve a niente. Certamente la nostra sofferenza provocata dall’anoressia non può essere comparata a ciò che adesso stanno provando molti giapponesi. Semplicemente, non si può fare paragone. Ma ciò non significa che noi non si stia comunque soffrendo, o che un DCA sia sinonimo di superficialità o vanità. L’anoressia è una malattia. E fa soffrire. Fa soffrire come una qualsiasi altra cosa. E non si possono porre termini di paragone nella sofferenza.

venerdì 1 aprile 2011

Pro-Ricovero VS Anti Pro-Ana

Leggendo l’ultimo post di Mari, pubblicato sul suo blog “Amore contro Ana”, ho avuto modo di pensare ancora una volta in merito all’essere “pro-ana/mia”, e al tenere blog in tema.

Nessuna pretesa di verità universale, semplicemente l’opinione che ho elaborato in questi ultimi giorni riflettendo un po’ più approfonditamente sull’argomento.

Indubbiamente molteplici sono le opinioni sui DCA. C’è chi non li ha mai vissuti e si affida ai luoghi comuni, chi li ha vissuti e li combatte, chi ne ha un’idea per sentito dire e decide di dichiararsi “pro-ana/mia” aprendo siti e blog al riguardo, e cercando di coinvolgere quante più persone possibile.

Personalmente, ritengo abbastanza privo di significato professarsi “pro-ana/mia” fingendo di sapere cos’è veramente l’anoressia e pronunciandosi a favore di essa; del resto ultimamente mi sono resa conto che ha pure poco senso provare a combattere il fuoco col fuoco.

La mia conclusione è che: IO SONO PRO-RICOVERO.

Ovviamente non apprezzo, né condivido, né giustifico nella maniera più assoluta quello che le ragazze che si definiscono “pro-ana/mia” dicono e fanno. Non penso che abbiano mai vissuto realmente un DCA per il semplice fatto che chiunque ci sia passata preferirebbe morire tra atroci torture piuttosto che consigliare a qualcun’altra o condividere con qualcun'altra la propria esperienza in meri fatti materiali per indurre qualcuna a sapere come dannarsi con l’anoressia per il resto della sua vita. Penso tuttavia che tra le “pro-ana/mia” ci siano anche delle ragazze che hanno problemi di vario tipo nella loro vita, magari associati a deficit d’autostima, svalutazione, e forse pure di dismorfofobia; ragazze che avrebbero bisogno di essere aiutate professionalmente perchè hanno problemi in qualche modo correlati col cibo e con l’immagine corporea, ma differenti rispetto al problema del DCA.

L’anoressia molto spesso nasce come strategia di coping, la scelta di una male minore rispetto ad un altro male che in un certo momento viene visto come maggiore, la ricerca di un controllo per sentire quella forza e quella soddisfazione che ci fa credere di poter direzionare ogni aspetto della nostra vita.

L’aspetto del controllo, colonna portante dell’anoressia, è solo marginalmente toccato dalle “pro-ana/mia”, che lo intendono meramente come capacità di resistere alle lusinghe del cibo, come se restringere l’alimentazione fosse qualcosa di difficile, mentre in realtà chiunque abbia vissuto/stia vivendo l’anoressia può testimoniare che questa è la cosa più facile da fare. Indubbiamente, però, anche le ragazze che si definiscono “pro-ana/mia” sanno che un vero DCA le provocherebbe un’enorme sofferenza, sebbene si rifiutino di ammetterlo.

Quel che c’è di sbagliato, secondo me, è la possibilità di rendere accessibili a tutti blog, video ed immagini (“thinspo”) che incitano a condotte alimentari scorrette. Ciò non tange chi non è minimamente interessato da un DCA, ma può avere enormi conseguenze negative su chi si trova “sull’orlo del baratro”, su chi è nel pieno dell’anoressia, o su chi sta cercando di percorrere la strada del ricovero. Non mi piace la speculazione su una sofferenza che solo chi ha provato sulla propria pelle l’anoressia è veramente in grado di capire. Ognuna è libera di scegliere come vivere e anche come morire… ma senza coinvolgere gli altri nelle proprie scelte.

Ad ogni modo, riflettendoci ultimamente, mi sono accorta che io mi sono sempre definita sia “anti pro-ana” che “pro-ricovero”. Ecco, in effetti, mi sono resa conto che è abbastanza inutile essere anti-qualcosa: nel momento in cui si cerca di percorrere la strada del ricovero, bisogna cercare di essere quanto più positive possibile, perché questa strada è incredibilmente dura. Quel che sto cercando di dire è che trovo il movimento “pro-ana/mia” completamente sbagliato, cattivo e pericoloso, ma non penso questo delle singole ragazze che si definiscono “pro-ana/mia”. Di loro, penso semplicemente che siano malate, che abbiano bisogno d’aiuto, e che abbiano scelto una strada sbagliata perché non vedevano alternative. Ecco tutto.

Il dolore è dolore, è reale per chi lo vive, a prescindere da cosa esso è provocato. Ciò che per qualcuno può essere una cosa da nulla, per qualcun altro può essere il più grande problema del mondo. Ognuno ha le proprie emozioni e i propri sentimenti, ed è ovvio che gli altri possano non capirli, ma questo non cambia il fatto che la realtà oggettiva non esiste, ma solo un insieme di realtà soggettive, tutti parimenti importanti e… reali.

Perciò, se qualche ragazza che si definisce “pro-ana/mia” stesse leggendo questo post, vorrei semplicemente dirle che io non conosco il suo dolore, però lo so cosa significa stare male. Stare male con se stesse. E so anche che è possibile non sprofondare in questo dolore, non farne il proprio vessillo, non autocommiserarsi, ma combattere per avere la vita che meritiamo. Non raccontatevi la bugia dell’anoressia. Non ne vale la pena. E questo ve lo dico per esperienza.

E per le ragazze che stanno leggendo e che, come me, stanno combattendo contro l’anoressia, voglio solo dire che, come si suol dire, “anger is one letter short of danger”. Capisco e condivido quella che può essere la vostra rabbia nei confronti del movimento “pro-ana/mia”, ma con la rabbia si ottiene veramente qualcosa? Essere pro-ricovero significa semplicemente mettersi a disposizione per dare una mano a chiunque voglia percorrere la strada della luce. Perché la più grande barriera alla scelta del ricovero è proprio la mancata comprensione.

Perciò, con l’affetto e la pazienza verso chiunque abbia mai provato solitudine, dolore, tristezza, inadeguatezza, inaccettazione, rabbia, fallimento, perdita della speranza, desolazione, lacerazione… voglio solo dire che io sono qui, e vi capisco.
Quel che c’è nel nostro passato e quel che sarà il nostro futuro è ben poca cosa in confronto al nostro presente. Ragazze, a modo vostro, siete tutte delle stelle. Non rinchiudetevi nella prigione dell’anoressia. Seguite i vostri sogni, quelli veri, non quelli rotti ed effimeri indotti dall’anoressia. Datevi la possibilità di brillare ed illuminare il vostro angolo di cielo.

domenica 20 giugno 2010

B.M.I. (Basta Misurazioni Inutili!)

Vi propongo un link MOLTO interessante a proposito del BMI (IMC).

BMI link

Se poggiate il cursore sulle piccole fotografie sulla destra, vi apparirà una tendina in cui viene data una valutazione soggettiva del peso delle persone ritratte. Se poi cliccate sulle piccole fotografie stesse, vi apparirà lo status fisico effettivo – stimato col calcolo del BMI – di ciascuna delle persone ritratte.

E’ un qualcosa che, secondo me, fa veramente aprire gli occhi.

Il BMI spesso è un qualcosa di completamente ridicolo.

giovedì 14 maggio 2009

La bellezza secondo me - Take 6

Indovinate un po' chi è l'autrice di quello che state per leggere?!!... ^___^"

"Non è il volto, ma la sua espressione. Non è la voce, ma il modo di parlare. Non è come ti sta quel corpo, ma le cose che ci fai. Tu sei bellissima."
(tratto da un'intervista alle t.A.T.u.)



Ci sono cose che non si riescono ad esprimere con le parole. Ci sono cose che si hanno in testa, ma che non si riescono a tirare fuori. Ci sono cose che nella mente appaiono grandi, enormi, importanti, e che nel momento in cui si prova a tirarle fuori, le parole le immiseriscono, riducendole a non più che a grandezza naturale. Come accade con la mia idea di bellezza, per l’appunto. Per questo mi è difficile scriverne. Se dovessi dire che cos’è la bellezza secondo me… bè, non troverei mai le parole giuste. Però penso che potrei spiegarlo con un esempio.

Qualche giorno fa ero all’università e, in un momento di pausa tra una lezione e quella successiva, ho deciso di far un giro pesca intorno all’ospedale, giusto per ammazzar un po’ il tempo. Quindi stavo passeggiando – iPod alla mano, canzoni delle t.A.T.u. sparate nelle orecchie – quando un particolare ha attirato la mia attenzione: al margine di un marciapiede era accoccolata una ragazza che stava armeggiando con la catena di una bicicletta. Mi sono fermata e l’ho guardata. Capelli castani chiari, ricci, zainetto EastPak rosso scaricato per terra accanto alla bici, mani che si muovevano concitate, più o meno la mia età, no, forse qualche anno in più, sui 28 – 30, aria arrabbiata e scoraggiata. Una sorta di istantanea in un attimo lunghissimo in cui il tempo si ferma, ho pensato. Le macchine continuavano a correre per strada, la gente continuava a camminare sul marciapiede, ma io ero immobile e così pure quella ragazza, immobile nella sua meccanica di gesti ripetitivi e nella sua espressione sconsolata. Ho provato a proiettarmi al suo posto. Dopodichè mi sono avvicinata a lei e le ho detto: “Hai bisogno di una mano?”. Uscita stupidissima, lo so, ma non sapevo come rompere il ghiaccio… “Magari!” ha sbuffato lei, alzando il volto arrabbiato ed imbronciato verso di me, con il che ho poggiato la mia borsa a terra e mi sono accovacciata di fronte a lei, dall’altro versante della bicicletta. Era uscita la catena, e la presenza del carter rendeva estremamente difficile il rimetterla al suo posto. La ragazza ha borbottato qualcosa sul fatto che stava perdendo la lezione e con la bici in quelle condizioni non sapeva neanche come fare a tornare in stazione. Io non me ne intendo di biciclette. Non ho mai riparato una bicicletta in vita mia. E, tendenzialmente, sono imbranata. Non capivo proprio cosa ci facevo lì accoccolata per terra, perché mi era venuta l’idea di aiutarla, e cos’avrei potuto fare se non peggiorare ulteriormente le cose. ‘Faccio un paio di tentativi, non si approda a nulla, e do forfait’, ho pensato. In fin dei conti, avrei avuto almeno l’attenuante dell’averci provato. E stavo per mettere le mani un po’ a casaccio sulla catena, quando la ragazza ha alzato gli occhi dal carter e mi ha guardata. E io ho visto un’infinità di cose in quello sguardo. Un infinità di parole taciute ma ugualmente espresse. Una muta richiesta d’aiuto, di appoggio, di sostegno, di cooperazione, di fai qualcosa tu perché io sono alla frutta… Ci brillavano le lacrime, in quegli occhi. E allora non lo so cos’ho pensato. So solo che mi sono detta che l’avrei aiutata ad ogni costo, e non mi sarei schiodata da lì finché non avessi rimesso quella catena al suo posto, avessi dovuto impiegarci i 3 giorni successivi. Forse, chissà, da qualche parte qualcosa di è mosso… o forse è solo la forza che ti dà la determinazione… fatto sta che ho infilato le dita dentro quel dannato carter, sporcandomele tutte, fino a farmi male con i dentini della catena… ma non ho mollato, e alla fine la catena è tornata al suo posto. Non so come ci sono riuscita, e so invece per certo che se qualcuno mi chiedesse di rifarlo anche adesso, non ne sarò mai più capace… ma l’altro giorno, per quella ragazza, tutto solo per lei, ce l’ho fatta. “A posto!” le ho detto ritirando le dita fuori dal carter mentre la catena riprendeva a girare. “Davvero?!?” la sua voce aveva un che d’incredulo e di speranzoso allo stesso tempo. Ha girato il pedale con la mano per assicurarsi che fosse tutto vero, ed ha avuto la sua conferma. Sorrideva, adesso. E il tempo si è fermato di nuovo, per un altro di quegli attimi fugaci eppure eterni. E allora ho alzato lo sguardo verso di lei, e per la prima volta l’ho vista. L’ho vista davvero. I suoi capelli, il suo volto, la sua aria sollevata, felice, e poi i suoi occhi, il suo sorriso. La luce che le veniva da dentro e la illuminava tutta. E ho pensato: 'Cazzo, ma è bellissima!'. Ecco. Ed era veramente così. Bellissima. Ma bellissima davvero. Così bella, accipicchia, così bella. Da mozzare il fiato, dico sul serio. Ho continuato a fissarla senza riuscire a staccare lo sguardo. E poi lei ha rivolto quel sorriso bellissimo, quegli occhi così pieni di luce verso di me, e mi ha detto: “Grazie!”. Io ho continuato a pensare che quella ragazza era veramente bellissima in quel momento. Ero così rapita nell’osservarla, che non sentivo neanche più male alle dita. E all’improvviso, non so perché, mi è venuto da pensare che, magari, anch’io in quel momento ero bellissima. Sì, bellissima, anche se accoccolata per terra, con i capelli in disordine, i jeans sporchi per la polvere del marciapiede, le dita tagliuzzate e ricoperte del grasso nero della bici. Io e quella ragazza, due persone diverse, una cosa sola, un attimo infinito. E lei, in quel momento, in quel momento e per sempre, lei bellissima.

Nell’oceano incasinato in cui nuoto ogni giorno, quella ragazza è stata una goccia di bellezza.

E questo ha dato un senso. E io ho sentito che aveva un senso. Che questa vita è un mucchio di tessere di un puzzle assolutamente random, ma ogni tanto c’è un tassello che va al posto giusto. E questo è il risultato: la bellezza.

mercoledì 18 marzo 2009

Anoressia: Ciò che vogliamo... e ciò che otteniamo

Vogliamo: Sentirci meglio, più a nostro agio e più felici con il nostro corpo.
Otteniamo: Denti gialli e danneggiati, incontinenza e stitichezza, perdita di massa muscolare, caduta di capelli, dolori addominali, pelle sciupata e disidratata.

Vogliamo: Essere "perfette" in ogni aspetto della nostra vita… inclusa la taglia che portiamo.
Otteniamo: Un circolo vizioso di restrizione, digiuno, esercizio fisico compulsivo, checking, riti ossessivi, e la sensazione di valere sempre meno.

Vogliamo: Il senso di soddisfazione e forza che proviamo quando perdiamo peso.
Otteniamo: La perdita delle vere noi stesse. La perdita di tantissime opportunità che la vita ci offre. La perdita della possibilità di raggiungere obiettivi reali. E questo solo perché alla fine l’anoressia ci convince che l’unica cosa che siamo capaci di fare bene è perdere peso.

Vogliamo: Mostrare agli altri quanto siamo brave a fare qualcosa che non tutti saprebbero fare, e come sappiamo stoicamente resistere a questo dolore.
Otteniamo: L’isolamento. La solitudine. Le persone non riescono a capire perché ci stiamo facendo questo, e l’interpretano come manie di protagonismo accusandoci di essere solo ragazzine viziate e melodrammatiche.

Vogliamo: Annientare le emozioni negative.
Otteniamo: Ansia e nervosismo conseguenti la malnutrizione, e perché scappare dai nostri problemi crea ulteriori problemi che ci fanno stare ancora peggio.

Vogliamo: Il controllo. La garanzia che possiamo controllare tutto ciò che ci circonda e quindi ottenere tutto ciò che vogliamo se solo riusciamo a pregrammare ogni aspetto della nostra vita e controllare l'alimentazione.
Otteniamo: Caos, nel momento in cui l'anoressia arriva a riempire per intero la nostra vita.

Vogliamo: Rimanere piccole piccole, così ci sarà sempre qualcuno che ci vorrà bene e che avrà cura di noi.
Otteniamo: Continue discussioni con i famigliari e con gli amici, poiché loro si sentono impotenti di fronte a questa nostra situazione. Nonché problemi con la scuola/il lavoro.

Vogliamo: Evitare i cambiamenti quanto più a lungo possibile. Non si è mai sicure se iniziare o meno un percorso di ricovero.
Otteniamo: Anni di vita rubati dall'anoressia. Scelte non compiute che rimpiangeremo amaramente.

Vogliamo: Sentirci “speciali”, diverse dalle altre persone.
Otteniamo: Una vita privata di ogni significato. Un vuoto interiore che non se ne va. Una perdita di energia e di passione. Lo strisciante sospetto che, forse, essere anoressica non vale poi così tanto la pena…

L’anoressia è una bugia! Perché i DCA non ci porteranno mai ciò che vogliamo… ma possiamo ottenerlo da sole. Senza i DCA. Non è mai troppo tardi. Possiamo scegliere la vita. Quella vera.
Perché ne vale la pena.
 
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