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venerdì 12 dicembre 2014
Affrontare il periodo natalizio
Un altro Natale sta arrivando, e con esso un altro periodo festivo e, come ormai ogni anno, voglio lasciarvi alcuni suggerimenti di auto-aiuto per cercare di affrontare un po’ più serenamente questo periodo e questa giornata in particolare, nonostante la presenza del DCA. Spero che in qualche modo possano esservi utili…
1) Cercate di alimentarvi regolarmente, seguendo il vostro “equilibrio alimentare”. Non saltate pasti e non digiunate per cercare di “far pari” con quello che avete mangiato, o con quello che avete in previsione di mangiare: un pranzo/cena di Natale è un singolo strappo alla regola, che l’omeostasi dell’organismo minimizzerà automaticamente. Continuate a nutrirvi in maniera regolare, senza guardare nel piatto altrui.
2) Cercate di non focalizzarvi troppo sugli aspetti negativi delle feste (per esempio: dover rivedere tutti i parenti, anche quelli più intollerabili, dover attirare commenti per il vostro aspetto fisico/abbigliamento/quello che mangiate/etc…), e provate invece a pensare a quello che può esserci di positivo.
3) Giocate d’anticipo: fate un elenco di quelli che potrebbero essere i trigger cui potreste trovarvi di fronte a Natale, e parlatene con psichiatra/psicologo/dietista/dietologo/nutrizionista… ogni membro del team di specialisti che vi segue. Così facendo, queste persone potranno aiutarvi a prepararvi, affrontare e superare i momenti difficili cui potreste andare incontro, senza dover adottare alcuna strategia di coping propria del DCA.
4) Elaborate un “Piano B” prima di invitare qualcuno a casa vostra, o di andare a festeggiare a casa altrui. Siate consapevoli di quali sono le “uscite di emergenza”, di dove sono le persone che possono supportarvi, e di quando arriva il momento di prendervi una pausa dalla situazione che state vivendo, e chiedere aiuto.
5) Parlate con franchezza a chi vi circonda di quelli che sono i vostri problemi e le vostre difficoltà alimentari, al fine di non essere oggetto di pressioni od osservazioni tutt’altro che piacevoli, e vedere così il vostro umore calare a picco. Spiegate anche quelle che sono le cose che vi danno fastidio e che preferireste gli altri evitassero di fare/dire, affinché anche chi vi sta di fronte possa avere qualche dritta su cosa fare/non fare, dire/non dire.
6) Scegliete, in anticipo, un amico/familiare/terapeuta/qualcuno cui telefonare in caso di difficoltà, quando sentite che state per cedere al DCA, o quando vi sentite sopraffatte da pensieri ed emozioni negative. Mettetevi d'accordo con questa persona nei giorni che precedono il Natale, informatela su quali potrebbero essere le vostre difficoltà, le vostre necessità, e la possibilità di ricevere una chiamata da parte vostra nel giorno di Natale.
7) Se pensate che possa esservi di supporto, o comunque utile in qualche modo, fatevi aiutare da un familiare/amico che sarà presente al vostro pranzo/cena di Natale, in maniera tale che questa persona possa rappresentare una sorta di “check point sulla realtà dei fatti” in merito all'alimentazione. Una persona che possa aiutarvi con le dosi del cibo, che possa riempirvi il piatto con quantità adeguate prima che lo faccia qualcun altro magari in maniera impropria, o che comunque sia in grado di dirvi se state restringendo/esagerando in merito a quanto cibo voi stesse vi mettete nel piatto.
8) Scrivete quali vi piacerebbe potessero essere i vostri pensieri e il vostro stato emotivo nel periodo natalizio, in compagnia dei vostri parenti. Se e quando le cose si allontaneranno dalla vostra visione, prendetevi il tempo per respirare a fondo e cercare di ritornare in uno stato d'animo un po' più sereno, che è quello che desiderate per voi stesse.
9) Se avete degli obiettivi alimentari/psicologici per il tempo natalizio che trascorrerete insieme ai vostri parenti, focalizzate detti obiettivi su quello che vi piacerebbe ottenere. Fate in modo che i vostri sforzi siano mirati al “fare qualcosa”, piuttosto che al “provare a prevenire qualcosa”.
10) Cercate di essere flessibili. Cercate di essere flessibili sia negli obiettivi che vi prefissate (che siano il mangiare in un certo modo, o il relazionarvi in un certo modo coi familiari, o il mantenere un certo stato d'animo, etc...), sia nelle aspettative che nutrite rispetto al comportamento altrui nei vostri confronti. Cercate di essere flessibili tanto sul versante alimentare, quanto su quello psicologico/comportamentale. Prendetevi una... vacanza di Natale dall'eccessiva rigidità, dal controllo di ogni singolo dettaglio, dall'esasperato auto-criticismo.
11) Isolarsi e chiudersi in se stesse è il peggior modo possibile per affrontare un periodo tutt'altro che semplice. Perciò continuate a fare psicoterapia e a seguire il vostro “equilibrio alimentare” prima e dopo il giorno di Natale. Questo potrà esservi di estremo supporto per arrivare al Natale “preparate”, nonchè per scaricare eventuali sentimenti negativi scaturiti da questa giornata di festa. Continuate inoltre a cercare supporto ed auto-aiuto su Internet, in blog e forum, ove potete parlare delle vostre difficoltà e consultarvi con chi sta vivendo una situazione analoga, per cogliere eventuali suggerimenti su comportamenti che quella persona può mettere in atto per viversi meglio i giorni di festa.
12) Evitate lo stress e gli impegni eccessivi. Questo al fine di evitare che, per far fronte ad un periodo particolarmente stressante, possiate rimettere in atto strategie di coping proprie del DCA per tamponarlo. Evitate dunque tutti quegli impegni che proprio non sono obbligatori, tutto quel giro-di-visite-scambio-di-regali che non siano proprio tassativi, e prendetevi piuttosto un po' di tempo per voi stesse, per rilassarvi, per dedicarlo al fare quello che vi piace... perché è così che si tiene a bada un DCA: dedicando tempo a cose che ci fanno stare bene.
Buone feste a tutte, ragazze!
1) Cercate di alimentarvi regolarmente, seguendo il vostro “equilibrio alimentare”. Non saltate pasti e non digiunate per cercare di “far pari” con quello che avete mangiato, o con quello che avete in previsione di mangiare: un pranzo/cena di Natale è un singolo strappo alla regola, che l’omeostasi dell’organismo minimizzerà automaticamente. Continuate a nutrirvi in maniera regolare, senza guardare nel piatto altrui.
2) Cercate di non focalizzarvi troppo sugli aspetti negativi delle feste (per esempio: dover rivedere tutti i parenti, anche quelli più intollerabili, dover attirare commenti per il vostro aspetto fisico/abbigliamento/quello che mangiate/etc…), e provate invece a pensare a quello che può esserci di positivo.
3) Giocate d’anticipo: fate un elenco di quelli che potrebbero essere i trigger cui potreste trovarvi di fronte a Natale, e parlatene con psichiatra/psicologo/dietista/dietologo/nutrizionista… ogni membro del team di specialisti che vi segue. Così facendo, queste persone potranno aiutarvi a prepararvi, affrontare e superare i momenti difficili cui potreste andare incontro, senza dover adottare alcuna strategia di coping propria del DCA.
4) Elaborate un “Piano B” prima di invitare qualcuno a casa vostra, o di andare a festeggiare a casa altrui. Siate consapevoli di quali sono le “uscite di emergenza”, di dove sono le persone che possono supportarvi, e di quando arriva il momento di prendervi una pausa dalla situazione che state vivendo, e chiedere aiuto.
5) Parlate con franchezza a chi vi circonda di quelli che sono i vostri problemi e le vostre difficoltà alimentari, al fine di non essere oggetto di pressioni od osservazioni tutt’altro che piacevoli, e vedere così il vostro umore calare a picco. Spiegate anche quelle che sono le cose che vi danno fastidio e che preferireste gli altri evitassero di fare/dire, affinché anche chi vi sta di fronte possa avere qualche dritta su cosa fare/non fare, dire/non dire.
6) Scegliete, in anticipo, un amico/familiare/terapeuta/qualcuno cui telefonare in caso di difficoltà, quando sentite che state per cedere al DCA, o quando vi sentite sopraffatte da pensieri ed emozioni negative. Mettetevi d'accordo con questa persona nei giorni che precedono il Natale, informatela su quali potrebbero essere le vostre difficoltà, le vostre necessità, e la possibilità di ricevere una chiamata da parte vostra nel giorno di Natale.
7) Se pensate che possa esservi di supporto, o comunque utile in qualche modo, fatevi aiutare da un familiare/amico che sarà presente al vostro pranzo/cena di Natale, in maniera tale che questa persona possa rappresentare una sorta di “check point sulla realtà dei fatti” in merito all'alimentazione. Una persona che possa aiutarvi con le dosi del cibo, che possa riempirvi il piatto con quantità adeguate prima che lo faccia qualcun altro magari in maniera impropria, o che comunque sia in grado di dirvi se state restringendo/esagerando in merito a quanto cibo voi stesse vi mettete nel piatto.
8) Scrivete quali vi piacerebbe potessero essere i vostri pensieri e il vostro stato emotivo nel periodo natalizio, in compagnia dei vostri parenti. Se e quando le cose si allontaneranno dalla vostra visione, prendetevi il tempo per respirare a fondo e cercare di ritornare in uno stato d'animo un po' più sereno, che è quello che desiderate per voi stesse.
9) Se avete degli obiettivi alimentari/psicologici per il tempo natalizio che trascorrerete insieme ai vostri parenti, focalizzate detti obiettivi su quello che vi piacerebbe ottenere. Fate in modo che i vostri sforzi siano mirati al “fare qualcosa”, piuttosto che al “provare a prevenire qualcosa”.
10) Cercate di essere flessibili. Cercate di essere flessibili sia negli obiettivi che vi prefissate (che siano il mangiare in un certo modo, o il relazionarvi in un certo modo coi familiari, o il mantenere un certo stato d'animo, etc...), sia nelle aspettative che nutrite rispetto al comportamento altrui nei vostri confronti. Cercate di essere flessibili tanto sul versante alimentare, quanto su quello psicologico/comportamentale. Prendetevi una... vacanza di Natale dall'eccessiva rigidità, dal controllo di ogni singolo dettaglio, dall'esasperato auto-criticismo.
11) Isolarsi e chiudersi in se stesse è il peggior modo possibile per affrontare un periodo tutt'altro che semplice. Perciò continuate a fare psicoterapia e a seguire il vostro “equilibrio alimentare” prima e dopo il giorno di Natale. Questo potrà esservi di estremo supporto per arrivare al Natale “preparate”, nonchè per scaricare eventuali sentimenti negativi scaturiti da questa giornata di festa. Continuate inoltre a cercare supporto ed auto-aiuto su Internet, in blog e forum, ove potete parlare delle vostre difficoltà e consultarvi con chi sta vivendo una situazione analoga, per cogliere eventuali suggerimenti su comportamenti che quella persona può mettere in atto per viversi meglio i giorni di festa.
12) Evitate lo stress e gli impegni eccessivi. Questo al fine di evitare che, per far fronte ad un periodo particolarmente stressante, possiate rimettere in atto strategie di coping proprie del DCA per tamponarlo. Evitate dunque tutti quegli impegni che proprio non sono obbligatori, tutto quel giro-di-visite-scambio-di-regali che non siano proprio tassativi, e prendetevi piuttosto un po' di tempo per voi stesse, per rilassarvi, per dedicarlo al fare quello che vi piace... perché è così che si tiene a bada un DCA: dedicando tempo a cose che ci fanno stare bene.
Buone feste a tutte, ragazze!
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venerdì 20 giugno 2014
Combattere contro l'anoressia: Tips & Tricks
1. Concentratevi su ogni qualsiasi cosa non abbia niente a che vedere con i soliti pensieri che vi mette in testa l’anoressia.
2. Se avete qualche problema strettamente inerente la vostra alimentazione, contattate immediatamente la dietista/nutrizionista che vi segue e parlatene con lei, al fine di trovare una soluzione razionale e alimentarmente corretta, ma che allo stesso tempo non vi crei troppi problemi.
3. Evitate di leggere su Internet o sulle riviste ogni qualsiasi cosa abbia a che fare con l’alimentazione, evitate programmi televisivi che parlano di cibo. Piuttosto, cercate di ragionare su quali possano essere quei veri problemi che state disperatamente cercando di soffocare sotto il capro espiatorio dell'alimentazione.
4. Visualizzate dentro la vostra mente dove volete arrivare con il vostro percorso di ricovero, e concentratevi su cosa potete fare al momento come piccolo passo per raggiungere poco a poco il vostro obiettivo ultimo.
5. Quando sentite di avere un problema che scarichereste mettendo in atto comportamenti tipici del DCA, prendete fiato e fermatevi un attimo a pensare a cosa potreste concretamente fare per affrontare (e magari anche risolvere) quel problema senza utilizzare la vecchia strategia di coping rappresentata dall’anoressia.
6. Cercate quotidianamente strategie di coping che non siano disfunzionali e nocive come l’anoressia, ma che vi consentano comunque di tamponare le difficoltà.
7. Distraetevi in ogni modo possibile. State più tempo con i vostri amici: essere circondate da persone con cui state bene e con cui fate cose divertenti, è un ottimo modo per decentrare l’attenzione dai soliti pensieri tipici del DCA, e per passare momenti piacevoli.
8. Se avete delle difficoltà mirate sul momento del pasto in sé (per esempio, non riuscite ancora a seguire il vostro “equilibrio alimentare”), cercate di mangiare insieme a qualcuno che vi aiuti a mantenervi “sulla giusta strada”.
9. Cercate di circondarvi di persone che abbiano una relazione sana con il cibo e con il proprio corpo, che non parlino affatto di queste tematiche, anzi, che se ne freghino proprio.
9 bis. Evitate di circondarvi di persone che sono nel pieno di un DCA, che seguono diete, che hanno un’alimentazione incongrua, che non fanno altro che triare in ballo argomenti che vi riportano a piè pari dentro il DCA: con persone del genere intorno le probabilità di ricaduta aumentano considerevolmente.
10. Imparate a riconoscere quelli che sono i pensieri indotti dall’anoressia, che non hanno perciò niente di fondato né di vero in sé. Discernete quelli che sono i pensieri provocati dalla malattia, dai vostri veri pensieri. Non identificatevi nei pensieri della malattia. Quella è la patologia che avete, non siete voi.
11. Se sentite che state per cedere, alzate il telefono e chiedete aiuto. A chiunque riteniate opportuno. Familiari, amici, psicoterapeuti, dietisti… chiunque.
12. Non isolatevi. La solitudine è una delle maggiori trappole che l’anoressia può tendervi. Quando si è da sole, senza distrazione alcuna, è molto più facile che la mente si fissi su quelli che sono i pensieri tipici del DCA.
13. Leggete libri, riviste, blog pro-ricovero, che non abbiano niente a che fare con l’alimentazione, ma che possano supportare la vostra motivazione.
14. Cercate di evitare tutto quello che ormai sapete essere un trigger che può favorire la vostra ricaduta nel DCA.
15. Fate una cosa gentile al giorno nei confronti di voi stesse.
16. Abbiate cura di voi stesse come se foste delle bambine: non siate troppo severe con voi stesse, datevi la possibilità di provare, di sbagliare, e di riprovare ancora e ancora e ancora. Gli obiettivi più lontani si raggiungono per piccoli passi.
17. Non arrendetevi. Rialzatevi dopo ogni ricaduta, e ricominciate a lottare con più forza e più convinzione di prima. E ricordate che noi siamo fatte per combattere. Quando ci ammaliamo, il nostro corpo combatte per ripristinare la propria omeostasi. Quando tratteniamo il fiato, il nostro corpo combatte per riprendere a respirare. Quando ci tagliamo accidentalmente, il nostro corpo combatte per riparare la ferita. Ci sono millemila piccolissime cose – dalla superficie cutanea alla cellula posta più in profondità – che sono frutto di un costante combattimento che il nostro corpo pone in essere affinchè noi possiamo essere qui, oggi, davanti ai nostri computer, a scrivere/leggere queste parole. Perciò, se ogni nostra singola molecola non si arrende mai, perché mai dovremmo essere noi a farlo?
2. Se avete qualche problema strettamente inerente la vostra alimentazione, contattate immediatamente la dietista/nutrizionista che vi segue e parlatene con lei, al fine di trovare una soluzione razionale e alimentarmente corretta, ma che allo stesso tempo non vi crei troppi problemi.
3. Evitate di leggere su Internet o sulle riviste ogni qualsiasi cosa abbia a che fare con l’alimentazione, evitate programmi televisivi che parlano di cibo. Piuttosto, cercate di ragionare su quali possano essere quei veri problemi che state disperatamente cercando di soffocare sotto il capro espiatorio dell'alimentazione.
4. Visualizzate dentro la vostra mente dove volete arrivare con il vostro percorso di ricovero, e concentratevi su cosa potete fare al momento come piccolo passo per raggiungere poco a poco il vostro obiettivo ultimo.
5. Quando sentite di avere un problema che scarichereste mettendo in atto comportamenti tipici del DCA, prendete fiato e fermatevi un attimo a pensare a cosa potreste concretamente fare per affrontare (e magari anche risolvere) quel problema senza utilizzare la vecchia strategia di coping rappresentata dall’anoressia.
6. Cercate quotidianamente strategie di coping che non siano disfunzionali e nocive come l’anoressia, ma che vi consentano comunque di tamponare le difficoltà.
7. Distraetevi in ogni modo possibile. State più tempo con i vostri amici: essere circondate da persone con cui state bene e con cui fate cose divertenti, è un ottimo modo per decentrare l’attenzione dai soliti pensieri tipici del DCA, e per passare momenti piacevoli.
8. Se avete delle difficoltà mirate sul momento del pasto in sé (per esempio, non riuscite ancora a seguire il vostro “equilibrio alimentare”), cercate di mangiare insieme a qualcuno che vi aiuti a mantenervi “sulla giusta strada”.
9. Cercate di circondarvi di persone che abbiano una relazione sana con il cibo e con il proprio corpo, che non parlino affatto di queste tematiche, anzi, che se ne freghino proprio.
9 bis. Evitate di circondarvi di persone che sono nel pieno di un DCA, che seguono diete, che hanno un’alimentazione incongrua, che non fanno altro che triare in ballo argomenti che vi riportano a piè pari dentro il DCA: con persone del genere intorno le probabilità di ricaduta aumentano considerevolmente.
10. Imparate a riconoscere quelli che sono i pensieri indotti dall’anoressia, che non hanno perciò niente di fondato né di vero in sé. Discernete quelli che sono i pensieri provocati dalla malattia, dai vostri veri pensieri. Non identificatevi nei pensieri della malattia. Quella è la patologia che avete, non siete voi.
11. Se sentite che state per cedere, alzate il telefono e chiedete aiuto. A chiunque riteniate opportuno. Familiari, amici, psicoterapeuti, dietisti… chiunque.
12. Non isolatevi. La solitudine è una delle maggiori trappole che l’anoressia può tendervi. Quando si è da sole, senza distrazione alcuna, è molto più facile che la mente si fissi su quelli che sono i pensieri tipici del DCA.
13. Leggete libri, riviste, blog pro-ricovero, che non abbiano niente a che fare con l’alimentazione, ma che possano supportare la vostra motivazione.
14. Cercate di evitare tutto quello che ormai sapete essere un trigger che può favorire la vostra ricaduta nel DCA.
15. Fate una cosa gentile al giorno nei confronti di voi stesse.
16. Abbiate cura di voi stesse come se foste delle bambine: non siate troppo severe con voi stesse, datevi la possibilità di provare, di sbagliare, e di riprovare ancora e ancora e ancora. Gli obiettivi più lontani si raggiungono per piccoli passi.
17. Non arrendetevi. Rialzatevi dopo ogni ricaduta, e ricominciate a lottare con più forza e più convinzione di prima. E ricordate che noi siamo fatte per combattere. Quando ci ammaliamo, il nostro corpo combatte per ripristinare la propria omeostasi. Quando tratteniamo il fiato, il nostro corpo combatte per riprendere a respirare. Quando ci tagliamo accidentalmente, il nostro corpo combatte per riparare la ferita. Ci sono millemila piccolissime cose – dalla superficie cutanea alla cellula posta più in profondità – che sono frutto di un costante combattimento che il nostro corpo pone in essere affinchè noi possiamo essere qui, oggi, davanti ai nostri computer, a scrivere/leggere queste parole. Perciò, se ogni nostra singola molecola non si arrende mai, perché mai dovremmo essere noi a farlo?
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venerdì 2 maggio 2014
Come affrontare la strada del ricovero da un DCA
Fermo restando che psicoterapia e riabilitazione nutrizionale sono due pietre miliari per combattere contro il DCA, oggi vorrei condividere con voi qualche piccolo suggerimento, qualche strategia di auto-aiuto che io ho trovato utile, su come poter affrontare la strada del ricovero dall’anoressia/dalla bulimia nella quotidianità.
1. Riconoscere le vere problematiche. Il problema di un DCA non è in realtà il cibo in sé per sé: l’alimentazione rappresenta un comodo capro espiatorio che utilizziamo per coprire altri problemi sottostanti. Un importante primo passo, dunque, può essere rappresentato proprio dal cercare di capire qual è il vero problema che tamponiamo con sintomo anoressico o bulimico. Non è certo un passo facile, anche perché il sintomo esiste proprio per la necessità di nascondere a noi stesse in primis questi problemi (problemi che ovviamente sono assolutamente variabili da persona a persona), è la bugia che ci auto-raccontiamo per cercare d’ignorare questi problemi e fingere che non esistano. Ma esistono, e ci sono. E ci condizionano. Perciò, cercare di capire quali sono i veri problemi, in maniera tale da poterli affrontare direttamente, rappresenta un ottimo modo per allontanarsi dal DCA.
2. Nero su bianco. Qual è il vero problema che vi spinge a restringere l’alimentazione?/Qual è l’evento che vi è successo e che ha innescato un’abbuffata? Anziché seguire l’istinto che vi porta verso l’adozione di un comportamento alimentare erroneo, cercate di scavare a fondo, di rispondere a questa domanda, e di mettere la risposta nero su bianco, scrivendola su un foglio. Il tempo che impiegherete a scrivere ridurrà l’impulso all’abbuffata/vi farà ragionare sull’irrazionalità della restrizione alimentare. Inoltre, il mettere a fuoco la vera natura del problema che innesca il comportamento alimentare anomalo, rinforza la consapevolezza di quelle che possono essere situazioni “triggering”, affinché possiate in un secondo momento prepararvi psicologicamente qualora le doveste riaffrontare, o fare in modo di evitarle. E, magari, mentre scrivete vi viene in mente anche un’altra strategia di coping che non passi attraverso la restrizione alimentare/l’abbuffata.
3. Lavoro di squadra. Quando sorge una difficoltà a causa del DCA, può essere utile ed importante pensare che nessuna è sola. Che ci sono tante altre ragazze che stanno affrontando le stesse difficoltà e combattendo la stessa battaglia. Non c’è niente di male né niente di sbagliato nell’avere delle difficoltà: siamo umane, e la battaglia contro un DCA è dura e difficile, è normale attraversare dei momenti particolarmente complicati. Non pretendete che il vostro percorso di ricovero sia ineccepibile, le ricadute ne sono parte integrante. Ma ricordatevi sempre che potete ricadere e rialzarvi, nella consapevolezza che si possono sempre fare passi avanti, è che nessuna è sola in questa battaglia.
4. "Qual è la cosa peggiore che potrebbe succedere?". Quando durante il vostro percorso di ricovero vi trovate di fronte ad una difficoltà, ad una situazione ardua da affrontare, chiedetevi sempre: “Qual è la cosa peggiore che potrebbe succedere?”. Spesso è volentieri ci si fascia la testa prima d’averla battuta. Le cose che immaginiamo nella nostra mente le ingigantiamo, con il che frequentemente quando poi accadono davvero sono molto meno peggio di come le avevamo pensate. Figuratevi la peggiore delle ipotesi, e vedrete che non andrà mai così male. Magari non andrà a meraviglia, ma avrete comunque tutta la forza e la capacità di andare avanti e continuare a vivere.
5. Agite adesso. Per combattere contro l’anoressia/la bulimia… bisogna combatterci contro. Non rimandate a un domani che non arriverà mai, datevi da fare ORA. Perché combattere è l’unico modo possibile per cambiare le cose e non essere più preda del DCA.
6. Qui ed ora. La paura di combattere contro un DCA rappresenta in realtà una paura del futuro. Ancor prima d’iniziare a fare qualcosa, si cade preda della preoccupazione di cosa potrebbe succedere, e della difficoltà di immaginare una vita ove il DCA sia sempre meno presente. Per cui, quando vi ritrovate a rimuginare sul passato o sul futuro, concentratevi sul presente: vedete cosa potete fare in questo momento per cercare di stare meglio.
7. Piccoli passi. Da qualche parte ho letto che “even the longest journey starts witn a small single step”. Penso che sia assolutamente vero. Non pretendente l’impossibile da voi stesse, il “tutto & subito”. Fate un piccolo passo alla volta. Magari impiegherete più tempo, ma arriverete comunque a meta. Fate un piccolo passo, stabilizzatevi su quello, e poi andate avanti. Un po’ alla volta, prendendovi tutto il tempo che ritenete necessario per voi stesse, senza mettervi fretta.
8. Festeggiate ogni successo. Annotatevi ogni progresso che fate, per quanto piccolo esso possa essere. La consapevolezza che avete raggiunto dei risultati nella vostra lotta contro l’anoressia/la bulimia può essere utilizzata come propellente nelle ricadute o anche semplicemente nei momenti in cui percorrere la strada del ricovero pare farsi più difficile. Siate consapevoli che tante cose avete fatto, e tante ne potrete fare: non fermatevi. Mentre sto scrivendo questo sono le 15: il pomeriggio è giovane. La strada del ricovero che state percorrendo, anche.
1. Riconoscere le vere problematiche. Il problema di un DCA non è in realtà il cibo in sé per sé: l’alimentazione rappresenta un comodo capro espiatorio che utilizziamo per coprire altri problemi sottostanti. Un importante primo passo, dunque, può essere rappresentato proprio dal cercare di capire qual è il vero problema che tamponiamo con sintomo anoressico o bulimico. Non è certo un passo facile, anche perché il sintomo esiste proprio per la necessità di nascondere a noi stesse in primis questi problemi (problemi che ovviamente sono assolutamente variabili da persona a persona), è la bugia che ci auto-raccontiamo per cercare d’ignorare questi problemi e fingere che non esistano. Ma esistono, e ci sono. E ci condizionano. Perciò, cercare di capire quali sono i veri problemi, in maniera tale da poterli affrontare direttamente, rappresenta un ottimo modo per allontanarsi dal DCA.
2. Nero su bianco. Qual è il vero problema che vi spinge a restringere l’alimentazione?/Qual è l’evento che vi è successo e che ha innescato un’abbuffata? Anziché seguire l’istinto che vi porta verso l’adozione di un comportamento alimentare erroneo, cercate di scavare a fondo, di rispondere a questa domanda, e di mettere la risposta nero su bianco, scrivendola su un foglio. Il tempo che impiegherete a scrivere ridurrà l’impulso all’abbuffata/vi farà ragionare sull’irrazionalità della restrizione alimentare. Inoltre, il mettere a fuoco la vera natura del problema che innesca il comportamento alimentare anomalo, rinforza la consapevolezza di quelle che possono essere situazioni “triggering”, affinché possiate in un secondo momento prepararvi psicologicamente qualora le doveste riaffrontare, o fare in modo di evitarle. E, magari, mentre scrivete vi viene in mente anche un’altra strategia di coping che non passi attraverso la restrizione alimentare/l’abbuffata.
3. Lavoro di squadra. Quando sorge una difficoltà a causa del DCA, può essere utile ed importante pensare che nessuna è sola. Che ci sono tante altre ragazze che stanno affrontando le stesse difficoltà e combattendo la stessa battaglia. Non c’è niente di male né niente di sbagliato nell’avere delle difficoltà: siamo umane, e la battaglia contro un DCA è dura e difficile, è normale attraversare dei momenti particolarmente complicati. Non pretendete che il vostro percorso di ricovero sia ineccepibile, le ricadute ne sono parte integrante. Ma ricordatevi sempre che potete ricadere e rialzarvi, nella consapevolezza che si possono sempre fare passi avanti, è che nessuna è sola in questa battaglia.
4. "Qual è la cosa peggiore che potrebbe succedere?". Quando durante il vostro percorso di ricovero vi trovate di fronte ad una difficoltà, ad una situazione ardua da affrontare, chiedetevi sempre: “Qual è la cosa peggiore che potrebbe succedere?”. Spesso è volentieri ci si fascia la testa prima d’averla battuta. Le cose che immaginiamo nella nostra mente le ingigantiamo, con il che frequentemente quando poi accadono davvero sono molto meno peggio di come le avevamo pensate. Figuratevi la peggiore delle ipotesi, e vedrete che non andrà mai così male. Magari non andrà a meraviglia, ma avrete comunque tutta la forza e la capacità di andare avanti e continuare a vivere.
5. Agite adesso. Per combattere contro l’anoressia/la bulimia… bisogna combatterci contro. Non rimandate a un domani che non arriverà mai, datevi da fare ORA. Perché combattere è l’unico modo possibile per cambiare le cose e non essere più preda del DCA.
6. Qui ed ora. La paura di combattere contro un DCA rappresenta in realtà una paura del futuro. Ancor prima d’iniziare a fare qualcosa, si cade preda della preoccupazione di cosa potrebbe succedere, e della difficoltà di immaginare una vita ove il DCA sia sempre meno presente. Per cui, quando vi ritrovate a rimuginare sul passato o sul futuro, concentratevi sul presente: vedete cosa potete fare in questo momento per cercare di stare meglio.
7. Piccoli passi. Da qualche parte ho letto che “even the longest journey starts witn a small single step”. Penso che sia assolutamente vero. Non pretendente l’impossibile da voi stesse, il “tutto & subito”. Fate un piccolo passo alla volta. Magari impiegherete più tempo, ma arriverete comunque a meta. Fate un piccolo passo, stabilizzatevi su quello, e poi andate avanti. Un po’ alla volta, prendendovi tutto il tempo che ritenete necessario per voi stesse, senza mettervi fretta.
8. Festeggiate ogni successo. Annotatevi ogni progresso che fate, per quanto piccolo esso possa essere. La consapevolezza che avete raggiunto dei risultati nella vostra lotta contro l’anoressia/la bulimia può essere utilizzata come propellente nelle ricadute o anche semplicemente nei momenti in cui percorrere la strada del ricovero pare farsi più difficile. Siate consapevoli che tante cose avete fatto, e tante ne potrete fare: non fermatevi. Mentre sto scrivendo questo sono le 15: il pomeriggio è giovane. La strada del ricovero che state percorrendo, anche.
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venerdì 25 aprile 2014
Come poter dare una mano a chi ha un DCA
Come avrete già intuito dal titolo, il post di oggi è in effetti dedicato più che altro a genitori/fratelli/sorelle/parenti/amici/etc… che hanno quotidianamente a che fare con una persona affetta da anoressia/bulimia.
Vorrei dunque proporvi alcuni semplici consigli che potrebbero servirvi se dovete relazionarvi ad una ragazza che ha un DCA ma, premessa: mettetevi il cuore in pace, perché non ci sono bacchette magiche. I miei consigli sono tesi semplicemente a darvi qualche suggerimento, ma non sono certo risolutivi… magari potessero esserlo! Quello che state per leggere potrà al più servirvi per smussare alcuni angoli, per migliorare un po’ il vostro rapporto con la persona che ha un DCA e con cui vi relazionate, ma non sono la chiave di volta per i rapporti splendidi e men che meno hanno valenza assoluta ed universale.
Io parto dal presupposto che, per chi non ha mai vissuto un DCA, sia veramente difficile interagire con una figlia/sorella/amica che è affetta da questa malattia. Pur partendo sempre armati delle migliori intenzioni, spesso e volentieri si finiscono per fare autentici disastri, e per peggiorare ulteriormente il rapporto. Non per cattiveria, ci mancherebbe, ma proprio perché io penso che la maggior parte della gente davvero non sappia come interagire con chi ha un DCA. Errori relazionali credo possano essere frustranti per ambo le parti: per chi ha un DCA, perché si sente incompresa in toto e magari anche ferita, e per familiari/amici di chi ha un DCA, che si sentono impotenti di fronte alla malattia e non sanno come poter essere d’aiuto.
Certo, è verissimo che siamo solo noi a poter aiutare noi stesse, e dunque siamo solo noi a poter decidere cosa fare della nostra vita, e se e come combattere il DCA: nessuno può salvare chi non vuol essere salvato. Però è altrettanto vero che, nel momento in cui una persona inizia a precorrere la strada del ricovero, l’avere accanto persone supportive che non parlano e non si comportano a sproposito, può essere significativamente d’aiuto.
Perciò, cari genitori/fratelli/sorelle/parenti/amici/etc… di chi ha un DCA, eccovi qualche suggerimento in merito a come, secondo me, potreste essere d’aiuto a vostra figlia/sorella/amica.
- Informatevi in maniera adeguata. La stragrande maggioranza delle informazioni che si trovano sulle riviste/in TV/su Internet a proposito dei DCA, vengono fornite da persone che non hanno mai avuto un DCA in vita loro. Bene, sfido chiunque non abbia mai avuto una certa malattia ad essere in grado di parlarne con cognizione di causa. Ergo, non fatevi abbindolare dai millemila luoghi comuni assolutamente falsi sull’anoressia/bulimia che potete trovare chissà dove su Internet, e che vengono scritti da cani e porci. Per sapere cosa significa davvero avere un DCA, cercate testimonianze dirette. Chiedete a chi c’è passato in prima persona. Risalite alla fonte autentica. Solo così potrete avere un’informazione corretta e veritiera su cosa significa vivere con un DCA, su cosa si pensa, su cosa si prova, ed eviterete di affidarvi a cliché che non hanno niente di vero ma che, se ci credete e li applicate, sono vere e proprie pugnalate alla schiena di chi ha un DCA.
- Ascoltate ciò che vi viene detto. Per una persona che ha un DCA è molto difficile parlare della sua malattia. Ma se prende l’iniziativa, e vuole condividere con voi qualcosa della sua anoressia/bulima/binge, prendetevi tutto il tempo necessario per ascoltare. Sottolineo: ASCOLTARE. 99 volte su 100, se una persona che ha un DCA vi parla della sua malattia, non lo fa perché si aspetta che voi tiriate fuori la pillola magica che la farà guarire seduta stante. Non lo fa perché si aspetta da voi mirabolanti soluzioni. Lo fa semplicemente perché ha bisogno di sfogarsi a fronte di un qualcosa che la fa stare male. Non siate critici, non giudicate, non commentate: semplicemente, ascoltate. Ascoltate con attenzione. Non abbiate la presunzione di credere di essere in grado di capire che cosa l’altra persona sta provando ed attraversando. E non date per scontato che ciò che la persona dice sia frutto della malattia: il fatto che si ABBIA una malattia, non significa affatto che si E’ quella malattia.
- Chiedete come poter essere d’aiuto. Ogni persona è una storia a sé, e dunque ogni persona con un DCA può avere necessità e bisogni diversi rispetto alle altre. L’unico modo per sapere in che modo potete essere d’aiuto a vostra figlia/sorella/amica è semplicemente chiederglielo. Così le darete un doppio messaggio: innanzitutto, che voi ci siete, e che dunque se ha bisogno può contare su di voi; in secondo luogo che non volete decidere al suo posto, ma che siete pronti ad ascoltare le sue richieste e ad agire di conseguenza.
- Tenete d’occhio i sintomi. Anche durante il migliore dei percorsi di ricovero possono realizzarsi delle ricadute. Spesso sono scienti, ma quando la persona è ancora molto dentro la malattia perché magari ha iniziato da poco il suo percorso di ricovero, oppure perché sta attraversando una situazione di vita particolarmente stressante, può accadere che la strategia di coping rappresentata dal DCA venga ri-messa in atto di default, senza una precisa intenzionalità. Pertanto, se notate un peggioramento psicofisico di vostra figlia/sorella/amica, fateglielo (con tatto!!) notare subito: può servire per riprendere le redini della situazione, poiché prima si interviene, prima si arresta la ricaduta, più facile sarà rimettersi in piedi.
- Consigliate ma non obbligate (eccetto casi estremi). Un DCA non guarisce da sé. Perché nessuna persona con un DCA è in grado di opporsi in toto ad una malattia che scaturisce dalla propria mente. Quindi, suggerite alternative di psicoterapia e riabilitazione nutrizionale, ma non siate pressanti né coercitivi: come si dice dalle mie parti “per forza non si fa neanche l’aceto”. Non credo che le prese di posizione (esempio: il ricovero coatto) possano essere producenti, perché se una persona non è pronta a lavorare su se stessa, sarà tempo perso. Però, certo, non datevi per vinti: continuate a suggerire alternative di terapia, perché arriva il momento in cui la persona è meno schiava del DCA e più recettiva, e che quindi può iniziare ad accettare l’aiuto che gli state proponendo.
(Questo ovviamente non vale per i casi estremi: è ovvio che se vostra figlia/sorella/amica è in un sottopeso estremo che la mette in pericolo di vita, allora è del tutto opportuno e lecito portarla in ospedale anche contro la sua volontà. Questo non risolverà in alcun modo il DCA – per quello ci vorrà un opportuno percorso – ma almeno nell’immediato le salverà la vita.)
- Niente forzature alimentari su iniziativa personale. Non avete le competenze professionali per stabilire quanto e cosa è giusto che vostra figlia/sorella/amica mangi. Tanto più che, se focalizzate l’attenzione sull’alimentazione, a maggior ragione il cibo diverrà territorio di scontro per tutto quello che non va nei vostri rapporti. Non servono a niente domande, commenti, incitamenti, ricatti, minacce a mangiare: se questo potesse servire a qualcosa, i DCA non sarebbero malattie. Anzi, spesso cose di questo genere sortiscono proprio l’effetto contrario di quello sperato. Una persona che ha un DCA non è stupida, lo sa da sola che non mangia in maniera appropriata, solo che lo fa perché ha una malattia: anziché perdere tempo in costrizioni inutili e controproducenti, consigliate piuttosto un consulto da una dietista.
- Siate espliciti per quanto riguarda l’alimentazione. Se vostra figlia/sorella/amica è seguita da una dietista e mangia secondo un “equilibrio alimentare” prescritto, aiutatela a seguirlo. Siate ligi nella preparazione degli alimenti e nelle quantità, non aggiungete niente anche se siete preoccupati per il sottopeso e vorreste vedere progressi fisici tangibili più rapidamente, non stimolatela a mangiare qualcosa di più o di diverso. Già che all’inizio è difficile seguire l’ “equilibrio alimentare”, non aggiungete stress a stress. Vostra figlia/sorella/amica è seguita da una dietista: quello che mangia è corretto perché previsto da una specialista. Non abbiate fretta e lasciate che il tempo faccia il suo corso.
- Evitate i commenti. I commenti sull’aspetto fisico o sul comportamento nei confronti del cibo per chi ha un DCA non hanno la stessa valenza che possono avere per una qualsiasi altra persona che non ha questa malattia. Un “Sei dimagrita così tanto che sei diventata brutta” può rappresentare un rinforzo positivo per chi ha l’anoressia, oppure “Ma sta benissimo così, non hai mica bisogno di dimagrire!” può spingere la persona con bulimia a compensare di più per tentare di perdere ancora più peso. Inoltre, cosa più importante: il focus di un disturbo alimentare NON è la fisicità. Se fate commenti sul fisico darete l’idea di essere persone superficiali che non capiscono la vera natura della malattia e che sono concentrate solo sull’esteriorità, per cui chi ha un DCA a maggior ragione cercherà di stare male “fuori”, nel tentativo di farvi capire che in realtà sta male “dentro”.
- Non girate la testa dall’altra parte. Non date niente per scontato. Non fate finta di non sapere che vostra figlia/sorella/amica ha un DCA, se questo è palese. Perché un DCA, in alcuni casi, può essere una richiesta d’aiuto non verbale, per cui se fate finta di niente la persona si “impegnerà” ancora di più a sembrare malata. Non abbiate paura di affrontare il problema: anche perché girandovi dall’altra parte state solo procrastinando, un DCA prima o poi emerge comunque, per cui è meglio affrontarlo subito per limitare i danni. E, soprattutto, non cadete nell’errore di voltare la testa dall’altra parte quando il percorso di ricovero è già avviato e la persona ha recuperato peso, non fate l’errore di considerare “guarita” una persona che ha avuto problemi di anoressia solo perché magari è tornata normopeso. Il peso non ha diretta correlazione con la salute mentale. E l’anoressia è una malattia mentale: se la mentalità resta quella della patologia, si può essere malate di anoressia anche se si è nel normopeso più tranquillo del mondo.
- Chiedete quotidianamente “Ehi, come stai oggi?”. Non pretendete una risposta od una risposta sincera, naturalmente. Però così dimostrate che siete aperti all’ascolto, e che ci siete qualora la persona malata volesse parlarvi. E che ci siete sempre, non solo oggi perché la persona è sottopeso, e quando ritorna normopeso arrivederci e grazie.
- Niente sensi di colpa. Non sono utili a voi, e men che meno a chi ha un DCA. Questo non significa che non possiate essere dispiaciuti, ovviamente, ma scivolare nella spirale dei sensi di colpa è solo deleterio. Il passato non si può cambiare né cancellare: perciò, anziché perdere tempo prezioso a rimuginarci sopra, utilizzatelo per valutare cosa potete fare da ora in poi per dare una mano alla persona che ha un DCA.
- Niente pressing psicologico sui risultati attesi. Sulla base di quella che è stata la mia esperienza, mi sono accorta che, ogni volta che facevo un ricovero, o andavo da una dietista, o iniziavo una nuova psicoterapia, gravavano su di me enormi aspettative: l’anoressia veniva considerata alla stregua di una malattia fisica, quindi c’era l’aspettativa che, una volta tornata a casa dopo quei 3 mesi di ricovero, o una volta fatte TOT sedute di psicoterapia, in me ci fosse un cambiamento sostanziale. Non è così. Un ricovero, una psicoterapia, una riabilitazione nutrizionale sono solo tentativi. Possono andar bene come fallire. E anche se vanno bene, possono volerci anni per muovere un piccolo passo in avanti. Quindi, non fate troppa pressione psicologica e non cercate il “tutto e subito” nel voler vedere dei risultati in termini di miglioramento. Anzi, più una persona si sente pressata in tale direzione, più sale l’ansia e quindi più è difficile andare effettivamente in quella direzione. Un percorso di ricovero richiede i suoi tempi, e sono tempi ben lunghi: siatene consapevoli e rilassatevi.
- Accettate i vostri limiti. Il vostro supporto può essere davvero importantissimo per chi sta combattendo contro un DCA. Ma dare supporto è tutto ciò che potete fare. Non avete la capacità di guarire nessuno, semplicemente perché questo nessuno può umanamente farlo. Non potete essere voi a cambiare quello che passa per la testa di una persona che ha un DCA. Non siete in grado di salvare nessuno. Potete sostenere, questo è tanto. E se lo fate con tutti i crismi, allora questo è tutto.
- Prendetevi cura di voi stessi. Stare accanto ad una persona che ha un DCA è faticoso sotto ogni punto di vista, fisicamente e psicologicamente. Perciò, non annullatevi né ammalatevi a vostra volta per stare vicino a chi ha un DCA: sia perché così non potreste essere più di alcun supporto, sia perché niente è più importante di voi stessi. Se ci rimanete troppo sotto avrete un completo burnout: e questo non sarà di alcuna utilità né per voi, né per vostra figlia/sorella/amica. Prendetevi perciò i tempi necessari per avere cura di voi stessi: solo così potrete continuare ad essere di supporto per gli altri.
(Ragazze, se avete qualche altro consiglio da aggiungere a quanto ho scritto, siete vivamente pregate di lasciarlo nei commenti!... Più suggerimenti per familiari/amici ci sono, più questo post può essere utile!...)
Vorrei dunque proporvi alcuni semplici consigli che potrebbero servirvi se dovete relazionarvi ad una ragazza che ha un DCA ma, premessa: mettetevi il cuore in pace, perché non ci sono bacchette magiche. I miei consigli sono tesi semplicemente a darvi qualche suggerimento, ma non sono certo risolutivi… magari potessero esserlo! Quello che state per leggere potrà al più servirvi per smussare alcuni angoli, per migliorare un po’ il vostro rapporto con la persona che ha un DCA e con cui vi relazionate, ma non sono la chiave di volta per i rapporti splendidi e men che meno hanno valenza assoluta ed universale.
Io parto dal presupposto che, per chi non ha mai vissuto un DCA, sia veramente difficile interagire con una figlia/sorella/amica che è affetta da questa malattia. Pur partendo sempre armati delle migliori intenzioni, spesso e volentieri si finiscono per fare autentici disastri, e per peggiorare ulteriormente il rapporto. Non per cattiveria, ci mancherebbe, ma proprio perché io penso che la maggior parte della gente davvero non sappia come interagire con chi ha un DCA. Errori relazionali credo possano essere frustranti per ambo le parti: per chi ha un DCA, perché si sente incompresa in toto e magari anche ferita, e per familiari/amici di chi ha un DCA, che si sentono impotenti di fronte alla malattia e non sanno come poter essere d’aiuto.
Certo, è verissimo che siamo solo noi a poter aiutare noi stesse, e dunque siamo solo noi a poter decidere cosa fare della nostra vita, e se e come combattere il DCA: nessuno può salvare chi non vuol essere salvato. Però è altrettanto vero che, nel momento in cui una persona inizia a precorrere la strada del ricovero, l’avere accanto persone supportive che non parlano e non si comportano a sproposito, può essere significativamente d’aiuto.
Perciò, cari genitori/fratelli/sorelle/parenti/amici/etc… di chi ha un DCA, eccovi qualche suggerimento in merito a come, secondo me, potreste essere d’aiuto a vostra figlia/sorella/amica.
- Informatevi in maniera adeguata. La stragrande maggioranza delle informazioni che si trovano sulle riviste/in TV/su Internet a proposito dei DCA, vengono fornite da persone che non hanno mai avuto un DCA in vita loro. Bene, sfido chiunque non abbia mai avuto una certa malattia ad essere in grado di parlarne con cognizione di causa. Ergo, non fatevi abbindolare dai millemila luoghi comuni assolutamente falsi sull’anoressia/bulimia che potete trovare chissà dove su Internet, e che vengono scritti da cani e porci. Per sapere cosa significa davvero avere un DCA, cercate testimonianze dirette. Chiedete a chi c’è passato in prima persona. Risalite alla fonte autentica. Solo così potrete avere un’informazione corretta e veritiera su cosa significa vivere con un DCA, su cosa si pensa, su cosa si prova, ed eviterete di affidarvi a cliché che non hanno niente di vero ma che, se ci credete e li applicate, sono vere e proprie pugnalate alla schiena di chi ha un DCA.
- Ascoltate ciò che vi viene detto. Per una persona che ha un DCA è molto difficile parlare della sua malattia. Ma se prende l’iniziativa, e vuole condividere con voi qualcosa della sua anoressia/bulima/binge, prendetevi tutto il tempo necessario per ascoltare. Sottolineo: ASCOLTARE. 99 volte su 100, se una persona che ha un DCA vi parla della sua malattia, non lo fa perché si aspetta che voi tiriate fuori la pillola magica che la farà guarire seduta stante. Non lo fa perché si aspetta da voi mirabolanti soluzioni. Lo fa semplicemente perché ha bisogno di sfogarsi a fronte di un qualcosa che la fa stare male. Non siate critici, non giudicate, non commentate: semplicemente, ascoltate. Ascoltate con attenzione. Non abbiate la presunzione di credere di essere in grado di capire che cosa l’altra persona sta provando ed attraversando. E non date per scontato che ciò che la persona dice sia frutto della malattia: il fatto che si ABBIA una malattia, non significa affatto che si E’ quella malattia.
- Chiedete come poter essere d’aiuto. Ogni persona è una storia a sé, e dunque ogni persona con un DCA può avere necessità e bisogni diversi rispetto alle altre. L’unico modo per sapere in che modo potete essere d’aiuto a vostra figlia/sorella/amica è semplicemente chiederglielo. Così le darete un doppio messaggio: innanzitutto, che voi ci siete, e che dunque se ha bisogno può contare su di voi; in secondo luogo che non volete decidere al suo posto, ma che siete pronti ad ascoltare le sue richieste e ad agire di conseguenza.
- Tenete d’occhio i sintomi. Anche durante il migliore dei percorsi di ricovero possono realizzarsi delle ricadute. Spesso sono scienti, ma quando la persona è ancora molto dentro la malattia perché magari ha iniziato da poco il suo percorso di ricovero, oppure perché sta attraversando una situazione di vita particolarmente stressante, può accadere che la strategia di coping rappresentata dal DCA venga ri-messa in atto di default, senza una precisa intenzionalità. Pertanto, se notate un peggioramento psicofisico di vostra figlia/sorella/amica, fateglielo (con tatto!!) notare subito: può servire per riprendere le redini della situazione, poiché prima si interviene, prima si arresta la ricaduta, più facile sarà rimettersi in piedi.
- Consigliate ma non obbligate (eccetto casi estremi). Un DCA non guarisce da sé. Perché nessuna persona con un DCA è in grado di opporsi in toto ad una malattia che scaturisce dalla propria mente. Quindi, suggerite alternative di psicoterapia e riabilitazione nutrizionale, ma non siate pressanti né coercitivi: come si dice dalle mie parti “per forza non si fa neanche l’aceto”. Non credo che le prese di posizione (esempio: il ricovero coatto) possano essere producenti, perché se una persona non è pronta a lavorare su se stessa, sarà tempo perso. Però, certo, non datevi per vinti: continuate a suggerire alternative di terapia, perché arriva il momento in cui la persona è meno schiava del DCA e più recettiva, e che quindi può iniziare ad accettare l’aiuto che gli state proponendo.
(Questo ovviamente non vale per i casi estremi: è ovvio che se vostra figlia/sorella/amica è in un sottopeso estremo che la mette in pericolo di vita, allora è del tutto opportuno e lecito portarla in ospedale anche contro la sua volontà. Questo non risolverà in alcun modo il DCA – per quello ci vorrà un opportuno percorso – ma almeno nell’immediato le salverà la vita.)
- Niente forzature alimentari su iniziativa personale. Non avete le competenze professionali per stabilire quanto e cosa è giusto che vostra figlia/sorella/amica mangi. Tanto più che, se focalizzate l’attenzione sull’alimentazione, a maggior ragione il cibo diverrà territorio di scontro per tutto quello che non va nei vostri rapporti. Non servono a niente domande, commenti, incitamenti, ricatti, minacce a mangiare: se questo potesse servire a qualcosa, i DCA non sarebbero malattie. Anzi, spesso cose di questo genere sortiscono proprio l’effetto contrario di quello sperato. Una persona che ha un DCA non è stupida, lo sa da sola che non mangia in maniera appropriata, solo che lo fa perché ha una malattia: anziché perdere tempo in costrizioni inutili e controproducenti, consigliate piuttosto un consulto da una dietista.
- Siate espliciti per quanto riguarda l’alimentazione. Se vostra figlia/sorella/amica è seguita da una dietista e mangia secondo un “equilibrio alimentare” prescritto, aiutatela a seguirlo. Siate ligi nella preparazione degli alimenti e nelle quantità, non aggiungete niente anche se siete preoccupati per il sottopeso e vorreste vedere progressi fisici tangibili più rapidamente, non stimolatela a mangiare qualcosa di più o di diverso. Già che all’inizio è difficile seguire l’ “equilibrio alimentare”, non aggiungete stress a stress. Vostra figlia/sorella/amica è seguita da una dietista: quello che mangia è corretto perché previsto da una specialista. Non abbiate fretta e lasciate che il tempo faccia il suo corso.
- Evitate i commenti. I commenti sull’aspetto fisico o sul comportamento nei confronti del cibo per chi ha un DCA non hanno la stessa valenza che possono avere per una qualsiasi altra persona che non ha questa malattia. Un “Sei dimagrita così tanto che sei diventata brutta” può rappresentare un rinforzo positivo per chi ha l’anoressia, oppure “Ma sta benissimo così, non hai mica bisogno di dimagrire!” può spingere la persona con bulimia a compensare di più per tentare di perdere ancora più peso. Inoltre, cosa più importante: il focus di un disturbo alimentare NON è la fisicità. Se fate commenti sul fisico darete l’idea di essere persone superficiali che non capiscono la vera natura della malattia e che sono concentrate solo sull’esteriorità, per cui chi ha un DCA a maggior ragione cercherà di stare male “fuori”, nel tentativo di farvi capire che in realtà sta male “dentro”.
- Non girate la testa dall’altra parte. Non date niente per scontato. Non fate finta di non sapere che vostra figlia/sorella/amica ha un DCA, se questo è palese. Perché un DCA, in alcuni casi, può essere una richiesta d’aiuto non verbale, per cui se fate finta di niente la persona si “impegnerà” ancora di più a sembrare malata. Non abbiate paura di affrontare il problema: anche perché girandovi dall’altra parte state solo procrastinando, un DCA prima o poi emerge comunque, per cui è meglio affrontarlo subito per limitare i danni. E, soprattutto, non cadete nell’errore di voltare la testa dall’altra parte quando il percorso di ricovero è già avviato e la persona ha recuperato peso, non fate l’errore di considerare “guarita” una persona che ha avuto problemi di anoressia solo perché magari è tornata normopeso. Il peso non ha diretta correlazione con la salute mentale. E l’anoressia è una malattia mentale: se la mentalità resta quella della patologia, si può essere malate di anoressia anche se si è nel normopeso più tranquillo del mondo.
- Chiedete quotidianamente “Ehi, come stai oggi?”. Non pretendete una risposta od una risposta sincera, naturalmente. Però così dimostrate che siete aperti all’ascolto, e che ci siete qualora la persona malata volesse parlarvi. E che ci siete sempre, non solo oggi perché la persona è sottopeso, e quando ritorna normopeso arrivederci e grazie.
- Niente sensi di colpa. Non sono utili a voi, e men che meno a chi ha un DCA. Questo non significa che non possiate essere dispiaciuti, ovviamente, ma scivolare nella spirale dei sensi di colpa è solo deleterio. Il passato non si può cambiare né cancellare: perciò, anziché perdere tempo prezioso a rimuginarci sopra, utilizzatelo per valutare cosa potete fare da ora in poi per dare una mano alla persona che ha un DCA.
- Niente pressing psicologico sui risultati attesi. Sulla base di quella che è stata la mia esperienza, mi sono accorta che, ogni volta che facevo un ricovero, o andavo da una dietista, o iniziavo una nuova psicoterapia, gravavano su di me enormi aspettative: l’anoressia veniva considerata alla stregua di una malattia fisica, quindi c’era l’aspettativa che, una volta tornata a casa dopo quei 3 mesi di ricovero, o una volta fatte TOT sedute di psicoterapia, in me ci fosse un cambiamento sostanziale. Non è così. Un ricovero, una psicoterapia, una riabilitazione nutrizionale sono solo tentativi. Possono andar bene come fallire. E anche se vanno bene, possono volerci anni per muovere un piccolo passo in avanti. Quindi, non fate troppa pressione psicologica e non cercate il “tutto e subito” nel voler vedere dei risultati in termini di miglioramento. Anzi, più una persona si sente pressata in tale direzione, più sale l’ansia e quindi più è difficile andare effettivamente in quella direzione. Un percorso di ricovero richiede i suoi tempi, e sono tempi ben lunghi: siatene consapevoli e rilassatevi.
- Accettate i vostri limiti. Il vostro supporto può essere davvero importantissimo per chi sta combattendo contro un DCA. Ma dare supporto è tutto ciò che potete fare. Non avete la capacità di guarire nessuno, semplicemente perché questo nessuno può umanamente farlo. Non potete essere voi a cambiare quello che passa per la testa di una persona che ha un DCA. Non siete in grado di salvare nessuno. Potete sostenere, questo è tanto. E se lo fate con tutti i crismi, allora questo è tutto.
- Prendetevi cura di voi stessi. Stare accanto ad una persona che ha un DCA è faticoso sotto ogni punto di vista, fisicamente e psicologicamente. Perciò, non annullatevi né ammalatevi a vostra volta per stare vicino a chi ha un DCA: sia perché così non potreste essere più di alcun supporto, sia perché niente è più importante di voi stessi. Se ci rimanete troppo sotto avrete un completo burnout: e questo non sarà di alcuna utilità né per voi, né per vostra figlia/sorella/amica. Prendetevi perciò i tempi necessari per avere cura di voi stessi: solo così potrete continuare ad essere di supporto per gli altri.
(Ragazze, se avete qualche altro consiglio da aggiungere a quanto ho scritto, siete vivamente pregate di lasciarlo nei commenti!... Più suggerimenti per familiari/amici ci sono, più questo post può essere utile!...)
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venerdì 20 dicembre 2013
Suggerimenti natalizi
Per alcune persone, il periodo pre-natalizio racchiude in sè un qualcosa di veramente magico: è il preludio di feste in famiglia e tra amici, progetti mirabolanti per il capodanno, scambio di regali a manetta, dolci caratteristici e musica di stagione. Ma per chi ha un DCA, che sia l’anoressia, la bulimia, il binge o un DCAnas, il Natale può rappresentare un qualcosa di piuttosto stressante.
Come ogni anno perciò, essendo questo il mio ultimo post pre-natalizio, voglio provare a scrivere alcuni suggerimenti che potrebbero aiutarvi ad alleviare la pressione del Natale, e a trascorrere con un pochina più di serenità questa giornata che può non essere proprio facilissima.
1) Organizzatevi. Se i vostri amici hanno in programma di fare qualcosa di particolare per Natale, non rinunciate a parteciparvi solo perchè ne siete ostacolate dal vostro DCA. Piuttosto, chiedete a chi ha organizzato l’evento gli orari dello stesso, cosa verrà cucinato, chi saranno i partecipanti, etc. In questo modo, saprete cosa aspettarvi e l’ansia diminuirà. In alternativa, fate la prima mossa: organizzate il ritrovo con gli amici a casa vostra, così potrete mangiare seguendo il vostro “equilibrio alimentare”, e allo stesso tempo non dovrete rinunciare alla compagnia.
2) Spostate il discorso. Spesso e volentieri durante il pranzo/la cena di Natale la gente tende a parlare di argomenti quali il cibo che state mangiando, il cibo in generale, le diete, i propositi per l’anno nuovo, etc. Quando perciò sentite che la conversazione di sta facendo triggering, provate a spostare il discorso su altri lidi, tirando in campo altri argomenti di conversazione che non abbiano niente a che fare con tutto ciò che può riecheggiare anche solo alla lontana il DCA.
3) Non rimanete a tavola. È piuttosto comune, alla fine del pasto, rimanere seduti a tavola a chiacchierare. Ma il fatto che sia tradizione, non significa che è un obbligo. Perciò, sparecchiate la tavola e continuate a chiacchierare e celebrare in un’altra stanza, magari davanti ad un videogioco o guardando un film. Questo può aiutarvi ad allontanare l’attenzione dal cibo, prendendo così le distanze dai pensieri negativi, e a divertirvi in altro modo con le persone che vi stanno intorno.
4) Fatevi dare una mano. Se insieme a voi a Natale è presente qualcuno che sa del vostro DCA, parlate con lui/lei di quelle che sono le vostre difficoltà in maniera tale che questa persona possa supportarvi ed aiutarvi durante tutto l’arco della giornata.
5) Non focalizzatevi sul cibo, focalizzatevi sulle persone. Anziché fissarvi su quello che avete nel piatto, provate a distrarvi conversando con chi vi sta accanto: in questo modo l’idea del cibo si allontanerà, e una volta finito di pranzare/cenare potrete dedicarvi a cose certo più piacevoli, che vi facciano stare bene.
6) Ignorate i menagrami. Ci sarà sempre quella cugina/zia/cognata/suocera/nonna[inserire grado di parentela] antipatica ed acida che si divertirà a calpestare la vostra sensibilità ignorando le vostre difficoltà e sbandierando ai quattro venti cose come: “Ma come mai mangi così poco/tanto?”, “Guarda come sei dimagrita/ingrassata dall’anno scorso!”, “Non vorresti un altro po’ di quello/di quell’altro?”. Okay, frasi del genere non aiutano affatto chi ha un DCA. Perciò, quando qualcuno salta fuori con commenti di questo tipo, ignoratelo. Fate finta di non aver sentito, evitate di rispondere (che tanto con persone di questo tipo qualsiasi cosa diciate sarà usata contro di voi), dirottate il discorso su altre tematiche, e ricordate sempre che chi si esprime così, oltre a mancare completamente di tatto, non dice mai niente di vero né di importante.
7) Guardate il Natale in prospettiva. Vi suggerisco di prendere un foglio di carta e, con un pennarello, dividerlo in 12 parti identiche che rappresentano i 12 mesi dell’anno. Ogni mese, dividetelo poi in settimane, ed ogni settimana dividetela in giorni. Poi prendete un pennarello evidenziatore, e colorate la casellina che corrisponde al 25 Dicembre. Sembra molto piccola, non è vero?! Così diventa decisamente più maneggevole.
8) Non dimenticate che si tratta di un solo giorno. Per quanto terribile e durissimo il vostro Natale possa essere, tenete sempre a mente che si tratta di un giorno solo. Passa e finisce. Più velocemente di quel che possiate credere. E se anche col cibo non va come vorreste, se anche non riuscite a seguire il vostro “equilibrio alimentare” (in eccesso o in difetto), non preoccupatevi: il lavoro di mesi non viene certo compromesso da un singolo giorno. Anche perché il nostro corpo è dotato di un’ottima capacità di omeostasi, per cui tende a minimizzare ogni alterazione dall’ordinario, perciò, non vi preoccupate: non succederà assolutamente niente.
Se c'è qualcos'altro che vi è stato utile per gestire bene la giornata di Natale in passato e, se vi va, aggiungete qualche altro consiglio, qualcosa che voi avete trovato utile, nei commenti… e fatemi sapere com’è andata.
BUON NATALE!!
(grazie ad Ilaria che mi ha fornito questa simpaticissima immagine natalizia!!)
Come ogni anno perciò, essendo questo il mio ultimo post pre-natalizio, voglio provare a scrivere alcuni suggerimenti che potrebbero aiutarvi ad alleviare la pressione del Natale, e a trascorrere con un pochina più di serenità questa giornata che può non essere proprio facilissima.
1) Organizzatevi. Se i vostri amici hanno in programma di fare qualcosa di particolare per Natale, non rinunciate a parteciparvi solo perchè ne siete ostacolate dal vostro DCA. Piuttosto, chiedete a chi ha organizzato l’evento gli orari dello stesso, cosa verrà cucinato, chi saranno i partecipanti, etc. In questo modo, saprete cosa aspettarvi e l’ansia diminuirà. In alternativa, fate la prima mossa: organizzate il ritrovo con gli amici a casa vostra, così potrete mangiare seguendo il vostro “equilibrio alimentare”, e allo stesso tempo non dovrete rinunciare alla compagnia.
2) Spostate il discorso. Spesso e volentieri durante il pranzo/la cena di Natale la gente tende a parlare di argomenti quali il cibo che state mangiando, il cibo in generale, le diete, i propositi per l’anno nuovo, etc. Quando perciò sentite che la conversazione di sta facendo triggering, provate a spostare il discorso su altri lidi, tirando in campo altri argomenti di conversazione che non abbiano niente a che fare con tutto ciò che può riecheggiare anche solo alla lontana il DCA.
3) Non rimanete a tavola. È piuttosto comune, alla fine del pasto, rimanere seduti a tavola a chiacchierare. Ma il fatto che sia tradizione, non significa che è un obbligo. Perciò, sparecchiate la tavola e continuate a chiacchierare e celebrare in un’altra stanza, magari davanti ad un videogioco o guardando un film. Questo può aiutarvi ad allontanare l’attenzione dal cibo, prendendo così le distanze dai pensieri negativi, e a divertirvi in altro modo con le persone che vi stanno intorno.
4) Fatevi dare una mano. Se insieme a voi a Natale è presente qualcuno che sa del vostro DCA, parlate con lui/lei di quelle che sono le vostre difficoltà in maniera tale che questa persona possa supportarvi ed aiutarvi durante tutto l’arco della giornata.
5) Non focalizzatevi sul cibo, focalizzatevi sulle persone. Anziché fissarvi su quello che avete nel piatto, provate a distrarvi conversando con chi vi sta accanto: in questo modo l’idea del cibo si allontanerà, e una volta finito di pranzare/cenare potrete dedicarvi a cose certo più piacevoli, che vi facciano stare bene.
6) Ignorate i menagrami. Ci sarà sempre quella cugina/zia/cognata/suocera/nonna[inserire grado di parentela] antipatica ed acida che si divertirà a calpestare la vostra sensibilità ignorando le vostre difficoltà e sbandierando ai quattro venti cose come: “Ma come mai mangi così poco/tanto?”, “Guarda come sei dimagrita/ingrassata dall’anno scorso!”, “Non vorresti un altro po’ di quello/di quell’altro?”. Okay, frasi del genere non aiutano affatto chi ha un DCA. Perciò, quando qualcuno salta fuori con commenti di questo tipo, ignoratelo. Fate finta di non aver sentito, evitate di rispondere (che tanto con persone di questo tipo qualsiasi cosa diciate sarà usata contro di voi), dirottate il discorso su altre tematiche, e ricordate sempre che chi si esprime così, oltre a mancare completamente di tatto, non dice mai niente di vero né di importante.
7) Guardate il Natale in prospettiva. Vi suggerisco di prendere un foglio di carta e, con un pennarello, dividerlo in 12 parti identiche che rappresentano i 12 mesi dell’anno. Ogni mese, dividetelo poi in settimane, ed ogni settimana dividetela in giorni. Poi prendete un pennarello evidenziatore, e colorate la casellina che corrisponde al 25 Dicembre. Sembra molto piccola, non è vero?! Così diventa decisamente più maneggevole.
8) Non dimenticate che si tratta di un solo giorno. Per quanto terribile e durissimo il vostro Natale possa essere, tenete sempre a mente che si tratta di un giorno solo. Passa e finisce. Più velocemente di quel che possiate credere. E se anche col cibo non va come vorreste, se anche non riuscite a seguire il vostro “equilibrio alimentare” (in eccesso o in difetto), non preoccupatevi: il lavoro di mesi non viene certo compromesso da un singolo giorno. Anche perché il nostro corpo è dotato di un’ottima capacità di omeostasi, per cui tende a minimizzare ogni alterazione dall’ordinario, perciò, non vi preoccupate: non succederà assolutamente niente.
Se c'è qualcos'altro che vi è stato utile per gestire bene la giornata di Natale in passato e, se vi va, aggiungete qualche altro consiglio, qualcosa che voi avete trovato utile, nei commenti… e fatemi sapere com’è andata.
BUON NATALE!!
(grazie ad Ilaria che mi ha fornito questa simpaticissima immagine natalizia!!)
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venerdì 29 novembre 2013
Una critica costruttiva
Tra i commenti al post precedente, decontestualizzata da esso, ho ricevuto una critica costruttiva da parte di Katniss-L., cui voglio dedicare il post di oggi per 2 motivi:
1) Quello che Katniss-L. ha scritto, seppure in chiave critica, è interessante e ragionato, e mi sembrava perciò limitativo il ridurlo ad una mera risposta ad un commento, anche perché vengono sollevate delle tematiche che potrebbero essere condivise anche da altre/i lettrici/lettori del mio blog, per cui così facendo posso rispondere a chiunque stesse pensando le medesime cose che Katniss-L. mi ha scritto.
2) Ho delle idee ben precise in merito a questa critica costruttiva che mi è stata rivolta, perché il mio modus operandi su questo blog è coerente e motivato, e mi sembra corretto espletarlo. Qui ho la possibilità di spiegare il perché. Inoltre, trattandosi di una critica, non volevo “nasconderla” tra i commenti glissando con una rapida risposta, ma condividere con tutte voi il mio pensiero al riguardo.
Ringrazio comunque Katniss-L. per la sua critica costruttiva, perché ovviamente mi fa sempre piacere ricevere apprezzamenti per quello che scrivo sul blog (e a chi non fa piacere ricevere opinioni positive?!...), ma apprezzo molto anche l’onestà di chi, con correttezza ed educazione, mi spiega il suo punto di vista che può pure contrastare il mio. Del resto, le opinioni sono opinabili per antonomasia, quindi è ovvio che ognuno la veda a suo modo, perché la soggettività interindividuale è innegabile ed è quello che ci rende uniche. Perciò, ben vengano anche i pareri contrastanti: la luce è tale solo e soltanto se esiste anche l’ombra.
E arriviamo dunque al fatidico commento di Katniss-L.:
“Cara Veggie, leggo da molto tempo il tuo blog, ma non ho mai commentato finora. Premettendo che apprezzo moltissimo il “lavoro” che stai facendo su questo blog, vorrei comunque esprimere alcune mie perplessità.
Mi sono laureata in psicologia da alcuni mesi, e proprio in virtù del percorso di studi che ho fatto e del lavoro che andrò a svolgere, leggendo il tuo blog mi sono talvolta sorpresa a pensare a quanto possa essere difficile per te scegliere cosa scrivere nei post, ma soprattutto “cosa” rispondere alle persone che ti commentano quando ti espongono la loro situazione e ti chiedono cosa fare.
Tu hai affermato più volte che non dai giudizi né suggerimenti perché non ti compete in quanto non professionista. Questa affermazione mi sorprende, perché nelle risposte che scrivi ai vari commenti, dai sempre dei consigli, che talvolta sono molto chiare e nette. Mi riferisco, per esempio, a quando scrivi (cito le tue testuali parole copiate da alcune tue risposte a dei commenti): “Non so se sei seguita da una dietista e/o da una psicologa, in ogni caso ti consiglio vivamente di rivolgerti a queste figure professionali”, oppure: “Quando ti assalgono i pensieri propri del DCA, anziché agirli, cerca di fare qualsiasi altra cosa per distrarti”, oppure: “Cerca di mangiare tutto quello che è previsto dal tuo “equilibrio alimentare”, pensando che il cibo adesso è la tua medicina” oppure: “Prima chiedi aiuto, meglio sarà, per cui non esitare a farlo”; giusto per citare alcuni esempi. A me queste sembrano delle indicazioni molto nette. Oppure in un’altra occasione scrivi: “Mi sembra che il tuo problema principale in questo momento sia che stai aggravando la tua patologia di base piangendoti addosso in maniera incredibile”, e questo mi “puzza” molto di giudizio. Allora, quello che mi chiedo è: non è un tantino azzardato da parte tua scrivere su un blog risposte a domande di persone sconosciute sulla base di ciò che affermano?
A me capita di pensare alle storie che ascolto dai pazienti mentre svolgo il mio tirocinio come a un intreccio complicatissimo, non fosse altro che il punto di vista del soggetto narrante, ammesso in buona fede ma deformato da meccanismi inconsapevoli, è solo una fioca luce nella ricerca non certo della “verità”, ma di una interpretazione plausibile e verosimile di ciò che emerge nella relazione di coppia psicoterapeuta-paziente.
Quindi, quando sul blog ti vengono fatte certe domande o dette certe cose, tu sei chiamata a muoverti sulle sabbie mobili nel momento in cui rispondi. E data la precisione delle domande che talora ti vengono rivolte, come un giudice non puoi esimerti dal prendere una posizione.
In definitiva, mi interrogo sull’opportunità di dare delle risposte a commenti di persone sconosciute, sulla base di una manciata d’indizi, che peraltro chi scrive sceglie accuratamente.”
Cara Katniss-L., le cose che scrivi sono tutt’altro che sciocche, ma converrai con me in merito alla constatazione che chi mi scrive è abbastanza intelligente da sapere che non sarò io, con le mie poche parole di risposta, a risolvere le loro problematiche (alimentari e non), poiché problemi seri la cui gestione richiede – come spesso e volentieri consiglio, è vero, e qui lo ribadisco – l’intervento di specialisti.
Credo che molte delle ragazze che commentano il mio blog scrivano per rompere un silenzio con se stesse, per raccontarsi come si farebbe con quell’amica, quell’amico, cui non si riescono a rivelare problematiche così importanti e pervasive come un DCA. Diciamo che i commenti che ricevo – e le risposte che do – sono una specie di specchio che riflette le persone, le loro verità, le loro bugie, le loro sofferenze, le loro difficoltà, le loro speranze, le loro illusioni, etc. E’ chi commenta i miei post a guardarsi in quello specchio, che le aiuta a capire non solo ciò che sta succedendo, ma ciò che si nascondono, che si inventano.
Io so di non rispondere a delle persone del tutto vere ed autentiche, ma soltanto a quello che loro vogliono apparire a me e a se stesse. Per questo bastano gli indizi “scelti”, come dici tu, ma non sempre accuratamente, dico io.
Io non ho mai pensato di esercitare un potere più o meno salvifico, ma come semplice blogger, di condividere la mia esperienza di vita con l’anoressia, di esprimere il mio punto di vista, di creare un piccolo spazio virtuale di condivisione e sostegno reciproco nella lotta contro i DCA, di chiacchierare con persone sconosciute che proprio per questo si raccontano come vogliono, rimanendo aderenti alla loro realtà oppure inventandosi.
Tu dici che non è vero che io non esprimo consigli o giudizi: premesso che gli esempi che tu hai citato riguardo a ciò che ho scritto sono completamente decontestualizzati e quindi un po’ fuorvianti per come li presenti tu rispetto a come suonavano nell’originale, quando erano inseriti nel relativo commento, in quanto ai consigli, sono come tali soggettivi perché provenienti da un essere umano (non a caso, premetto sempre “Secondo me”, “Io penso che”, “A mio parere”, etc), e dunque passibili di valutazione da parte di chi li riceve, e di sciente decisione su cosa fare a prescindere da quello che io posso aver scritto. In quanto ai giudizi, diciamo che se li do, non è sulla persona che scrive (che ovviamente non conosco, e dunque non mi permetterei mai), ma unicamente su quello che scrive (che è quello che la persona mi vuol far arrivare).
Questo mi toglie dalle responsabilità che invece, giustamente, tu hai in quanto psicoterapeuta.
Quelli che scrivo non sono ordini da eseguire né verità assolute, ma semplice condivisione di quello che mi ha aiutata, in un passato più o meno remoto, a stare meglio nella mia lotta contro l'anoressia, nella speranza che possa essere d’aiuto anche a chi mi legge.
1) Quello che Katniss-L. ha scritto, seppure in chiave critica, è interessante e ragionato, e mi sembrava perciò limitativo il ridurlo ad una mera risposta ad un commento, anche perché vengono sollevate delle tematiche che potrebbero essere condivise anche da altre/i lettrici/lettori del mio blog, per cui così facendo posso rispondere a chiunque stesse pensando le medesime cose che Katniss-L. mi ha scritto.
2) Ho delle idee ben precise in merito a questa critica costruttiva che mi è stata rivolta, perché il mio modus operandi su questo blog è coerente e motivato, e mi sembra corretto espletarlo. Qui ho la possibilità di spiegare il perché. Inoltre, trattandosi di una critica, non volevo “nasconderla” tra i commenti glissando con una rapida risposta, ma condividere con tutte voi il mio pensiero al riguardo.
Ringrazio comunque Katniss-L. per la sua critica costruttiva, perché ovviamente mi fa sempre piacere ricevere apprezzamenti per quello che scrivo sul blog (e a chi non fa piacere ricevere opinioni positive?!...), ma apprezzo molto anche l’onestà di chi, con correttezza ed educazione, mi spiega il suo punto di vista che può pure contrastare il mio. Del resto, le opinioni sono opinabili per antonomasia, quindi è ovvio che ognuno la veda a suo modo, perché la soggettività interindividuale è innegabile ed è quello che ci rende uniche. Perciò, ben vengano anche i pareri contrastanti: la luce è tale solo e soltanto se esiste anche l’ombra.
E arriviamo dunque al fatidico commento di Katniss-L.:
“Cara Veggie, leggo da molto tempo il tuo blog, ma non ho mai commentato finora. Premettendo che apprezzo moltissimo il “lavoro” che stai facendo su questo blog, vorrei comunque esprimere alcune mie perplessità.
Mi sono laureata in psicologia da alcuni mesi, e proprio in virtù del percorso di studi che ho fatto e del lavoro che andrò a svolgere, leggendo il tuo blog mi sono talvolta sorpresa a pensare a quanto possa essere difficile per te scegliere cosa scrivere nei post, ma soprattutto “cosa” rispondere alle persone che ti commentano quando ti espongono la loro situazione e ti chiedono cosa fare.
Tu hai affermato più volte che non dai giudizi né suggerimenti perché non ti compete in quanto non professionista. Questa affermazione mi sorprende, perché nelle risposte che scrivi ai vari commenti, dai sempre dei consigli, che talvolta sono molto chiare e nette. Mi riferisco, per esempio, a quando scrivi (cito le tue testuali parole copiate da alcune tue risposte a dei commenti): “Non so se sei seguita da una dietista e/o da una psicologa, in ogni caso ti consiglio vivamente di rivolgerti a queste figure professionali”, oppure: “Quando ti assalgono i pensieri propri del DCA, anziché agirli, cerca di fare qualsiasi altra cosa per distrarti”, oppure: “Cerca di mangiare tutto quello che è previsto dal tuo “equilibrio alimentare”, pensando che il cibo adesso è la tua medicina” oppure: “Prima chiedi aiuto, meglio sarà, per cui non esitare a farlo”; giusto per citare alcuni esempi. A me queste sembrano delle indicazioni molto nette. Oppure in un’altra occasione scrivi: “Mi sembra che il tuo problema principale in questo momento sia che stai aggravando la tua patologia di base piangendoti addosso in maniera incredibile”, e questo mi “puzza” molto di giudizio. Allora, quello che mi chiedo è: non è un tantino azzardato da parte tua scrivere su un blog risposte a domande di persone sconosciute sulla base di ciò che affermano?
A me capita di pensare alle storie che ascolto dai pazienti mentre svolgo il mio tirocinio come a un intreccio complicatissimo, non fosse altro che il punto di vista del soggetto narrante, ammesso in buona fede ma deformato da meccanismi inconsapevoli, è solo una fioca luce nella ricerca non certo della “verità”, ma di una interpretazione plausibile e verosimile di ciò che emerge nella relazione di coppia psicoterapeuta-paziente.
Quindi, quando sul blog ti vengono fatte certe domande o dette certe cose, tu sei chiamata a muoverti sulle sabbie mobili nel momento in cui rispondi. E data la precisione delle domande che talora ti vengono rivolte, come un giudice non puoi esimerti dal prendere una posizione.
In definitiva, mi interrogo sull’opportunità di dare delle risposte a commenti di persone sconosciute, sulla base di una manciata d’indizi, che peraltro chi scrive sceglie accuratamente.”
Cara Katniss-L., le cose che scrivi sono tutt’altro che sciocche, ma converrai con me in merito alla constatazione che chi mi scrive è abbastanza intelligente da sapere che non sarò io, con le mie poche parole di risposta, a risolvere le loro problematiche (alimentari e non), poiché problemi seri la cui gestione richiede – come spesso e volentieri consiglio, è vero, e qui lo ribadisco – l’intervento di specialisti.
Credo che molte delle ragazze che commentano il mio blog scrivano per rompere un silenzio con se stesse, per raccontarsi come si farebbe con quell’amica, quell’amico, cui non si riescono a rivelare problematiche così importanti e pervasive come un DCA. Diciamo che i commenti che ricevo – e le risposte che do – sono una specie di specchio che riflette le persone, le loro verità, le loro bugie, le loro sofferenze, le loro difficoltà, le loro speranze, le loro illusioni, etc. E’ chi commenta i miei post a guardarsi in quello specchio, che le aiuta a capire non solo ciò che sta succedendo, ma ciò che si nascondono, che si inventano.
Io so di non rispondere a delle persone del tutto vere ed autentiche, ma soltanto a quello che loro vogliono apparire a me e a se stesse. Per questo bastano gli indizi “scelti”, come dici tu, ma non sempre accuratamente, dico io.
Io non ho mai pensato di esercitare un potere più o meno salvifico, ma come semplice blogger, di condividere la mia esperienza di vita con l’anoressia, di esprimere il mio punto di vista, di creare un piccolo spazio virtuale di condivisione e sostegno reciproco nella lotta contro i DCA, di chiacchierare con persone sconosciute che proprio per questo si raccontano come vogliono, rimanendo aderenti alla loro realtà oppure inventandosi.
Tu dici che non è vero che io non esprimo consigli o giudizi: premesso che gli esempi che tu hai citato riguardo a ciò che ho scritto sono completamente decontestualizzati e quindi un po’ fuorvianti per come li presenti tu rispetto a come suonavano nell’originale, quando erano inseriti nel relativo commento, in quanto ai consigli, sono come tali soggettivi perché provenienti da un essere umano (non a caso, premetto sempre “Secondo me”, “Io penso che”, “A mio parere”, etc), e dunque passibili di valutazione da parte di chi li riceve, e di sciente decisione su cosa fare a prescindere da quello che io posso aver scritto. In quanto ai giudizi, diciamo che se li do, non è sulla persona che scrive (che ovviamente non conosco, e dunque non mi permetterei mai), ma unicamente su quello che scrive (che è quello che la persona mi vuol far arrivare).
Questo mi toglie dalle responsabilità che invece, giustamente, tu hai in quanto psicoterapeuta.
Quelli che scrivo non sono ordini da eseguire né verità assolute, ma semplice condivisione di quello che mi ha aiutata, in un passato più o meno remoto, a stare meglio nella mia lotta contro l'anoressia, nella speranza che possa essere d’aiuto anche a chi mi legge.
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venerdì 4 ottobre 2013
Combattere contro l'anoressia: tips & tricks
Oggi ecco a voi uno dei grandi classici di questo blog, ovvero: consigli di auto-aiuto per combattere quotidianamente contro l’anoressia.
Sono piccole cose, ma possono essere utili. Assolutamente NON sostitutive alla psicoterapia, che è di fondamentale importanza nel trattamento dei DCA, ritengo possano comunque rappresentare una buona integrazione – nel loro piccolo – della stessa nel quotidiano.
Voglio proporvi soltanto delle idee estremamente semplici e d’immediata applicazione. E se poi avete qualche altro suggerimento da aggiungere alla lista, siete caldamente incoraggiate ad aggiungerlo nei commenti.
• Distogliete l’attenzione dal cibo/peso. Quando vi accorgete che state pensando al cibo/peso, fate virare immediatamente i vostri pensieri su altri lidi. Pensate a qualsiasi altra cosa, anche a quella apparentemente più sciocca, purché vi allontani dal pensiero originario.
• Mangiate sempre seguendo l’ “equilibrio alimentare” che vi ha prescritto la vostra dietista. Al di là di quello che l’anoressia può farvi pensare, razionalizzate il fatto che il vostro schema alimentare è l’unica cosa giusta per gestire adeguatamente la vostra alimentazione.
• Evitate come la peste riviste o siti Internet che parlano di diete.
• Mettete per iscritto quali sono i traguardi che vi piacerebbe raggiungere mentre percorrete la strada del ricovero… ed immaginate come potreste fare a conseguirli.
• Quando vi trovate di fronte ad una difficoltà nell’alimentarvi, cercate di fare introspezione e di capire qual è in realtà il problema sottostante che vi spinge ad avere un comportamento alimentare errato. E una volta che avrete centrato il vero problema, elaborate possibili strategie per affrontarlo.
• Quando sentire che il DCA sta prendendo il sopravvento, prendetevi il tempo di respirare a fondo e calmarvi. E poi fare la cosa giusta per non riadottare i comportamenti tipici del DCA stesso.
• Trascorrete più tempo insieme ai vostri amici. Nelle ore in cui non sapete cosa fare, e che probabilmente verrebbero riempiti dai soliti pensieri dell’anoressia, uscite con i vostri amici.
• Provate a mangiare in compagnia dei vostri familiari o dei vostri amici: questo può sia aiutarvi ad essere più aderenti al vostro “equilibrio alimentare”, sia permettervi di distrarvi durante il pasto e non farlo pesare troppo.
• Circondatevi di persone che hanno una relazione sana con il cibo e con la fisicità. Evitate chi parla continuamente di diete, chi fa confronti fisici, chi vi spinge alla competizione.
• Quando vi viene qualche pensiero in testa, chiedetevi sempre: “Questo è un mio pensiero, o è un pensiero dell’anoressia?”. Se la risposta è che si tratta di un pensiero indotto dall’anoressia, contraddicetelo o ignoratelo. Non vale più la pena perdere tempo ad ascoltare quello che suggerisce il DCA. Non identificatevi nella malattia e nei suoi pensieri, perché voi non siete il vostro disturbo alimentare. Perché un DCA è un qualcosa che si HA, non un qualcosa che si E’.
• Non isolatevi. La solitudine è il miglior terreno affinché l’anoressia possa attecchire.
• Leggete e/o scrivete su dei Post-It che poi attaccherete alla pin-board della vostra cameretta, delle frasi positive e propositive. Più e più volte.
• Ogni giorno fate almeno un gesto gentile nei confronti di voi stesse.
• Cercate di capire quello che per voi può rappresentare un trigger perché vi tira verso il DCA, e tentate sempre di evitarlo.
• Quando sentite che state attraversando un momento di particolare difficoltà e non ce la fate da sole, alzate il telefono e chiedete aiuto. Chiamate il vostro psicoterapeuta, un vostro familiare, un vostro amico… chiunque vi possa ascoltare, aiutare, supportare. Parlatene con qualcuno. Perché il sintomo più letale dell’anoressia è il silenzio.
Avete qualche altro consiglio per combattere contro l’anoressia che vorreste aggiungere alla lista? Cosa vi è utile nella vostra battaglia quotidiana?
Sono piccole cose, ma possono essere utili. Assolutamente NON sostitutive alla psicoterapia, che è di fondamentale importanza nel trattamento dei DCA, ritengo possano comunque rappresentare una buona integrazione – nel loro piccolo – della stessa nel quotidiano.
Voglio proporvi soltanto delle idee estremamente semplici e d’immediata applicazione. E se poi avete qualche altro suggerimento da aggiungere alla lista, siete caldamente incoraggiate ad aggiungerlo nei commenti.
• Distogliete l’attenzione dal cibo/peso. Quando vi accorgete che state pensando al cibo/peso, fate virare immediatamente i vostri pensieri su altri lidi. Pensate a qualsiasi altra cosa, anche a quella apparentemente più sciocca, purché vi allontani dal pensiero originario.
• Mangiate sempre seguendo l’ “equilibrio alimentare” che vi ha prescritto la vostra dietista. Al di là di quello che l’anoressia può farvi pensare, razionalizzate il fatto che il vostro schema alimentare è l’unica cosa giusta per gestire adeguatamente la vostra alimentazione.
• Evitate come la peste riviste o siti Internet che parlano di diete.
• Mettete per iscritto quali sono i traguardi che vi piacerebbe raggiungere mentre percorrete la strada del ricovero… ed immaginate come potreste fare a conseguirli.
• Quando vi trovate di fronte ad una difficoltà nell’alimentarvi, cercate di fare introspezione e di capire qual è in realtà il problema sottostante che vi spinge ad avere un comportamento alimentare errato. E una volta che avrete centrato il vero problema, elaborate possibili strategie per affrontarlo.
• Quando sentire che il DCA sta prendendo il sopravvento, prendetevi il tempo di respirare a fondo e calmarvi. E poi fare la cosa giusta per non riadottare i comportamenti tipici del DCA stesso.
• Trascorrete più tempo insieme ai vostri amici. Nelle ore in cui non sapete cosa fare, e che probabilmente verrebbero riempiti dai soliti pensieri dell’anoressia, uscite con i vostri amici.
• Provate a mangiare in compagnia dei vostri familiari o dei vostri amici: questo può sia aiutarvi ad essere più aderenti al vostro “equilibrio alimentare”, sia permettervi di distrarvi durante il pasto e non farlo pesare troppo.
• Circondatevi di persone che hanno una relazione sana con il cibo e con la fisicità. Evitate chi parla continuamente di diete, chi fa confronti fisici, chi vi spinge alla competizione.
• Quando vi viene qualche pensiero in testa, chiedetevi sempre: “Questo è un mio pensiero, o è un pensiero dell’anoressia?”. Se la risposta è che si tratta di un pensiero indotto dall’anoressia, contraddicetelo o ignoratelo. Non vale più la pena perdere tempo ad ascoltare quello che suggerisce il DCA. Non identificatevi nella malattia e nei suoi pensieri, perché voi non siete il vostro disturbo alimentare. Perché un DCA è un qualcosa che si HA, non un qualcosa che si E’.
• Non isolatevi. La solitudine è il miglior terreno affinché l’anoressia possa attecchire.
• Leggete e/o scrivete su dei Post-It che poi attaccherete alla pin-board della vostra cameretta, delle frasi positive e propositive. Più e più volte.
• Ogni giorno fate almeno un gesto gentile nei confronti di voi stesse.
• Cercate di capire quello che per voi può rappresentare un trigger perché vi tira verso il DCA, e tentate sempre di evitarlo.
• Quando sentite che state attraversando un momento di particolare difficoltà e non ce la fate da sole, alzate il telefono e chiedete aiuto. Chiamate il vostro psicoterapeuta, un vostro familiare, un vostro amico… chiunque vi possa ascoltare, aiutare, supportare. Parlatene con qualcuno. Perché il sintomo più letale dell’anoressia è il silenzio.
Avete qualche altro consiglio per combattere contro l’anoressia che vorreste aggiungere alla lista? Cosa vi è utile nella vostra battaglia quotidiana?
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venerdì 21 dicembre 2012
15 idee per superare il Natale
Dato che, a dispetto delle profezie Maya, il mondo non è finito, ecco che si avvicina anche per quest'anno il Natale, una giornata non troppo facile da attraversare per chi ha un DCA. Poiché il Natale rappresenta indubbiamente un momento ansiogeno, come si può cercare di venire a patti con lo stress e con l’ansia che si prova nel dover vivere una situazione simile?
Come tutti gli anni, voglio provare a darvi qualche piccolo suggerimento al riguardo, nella speranza che possa esservi anche solo un po’ utile…
1. Programmate. Se avete in programma di andare a trovare vostri amici o vostri parenti, pianificate in anticipo quella che potrebbe essere la situazione in cui andrete a trovarvi, in maniera tale da cercare di evitare stress e ansia extra. Se dovete pranzare con i vostri famigliari, potete pure far presente loro in anticipo che vi darebbe fastidio ricevere commenti sul vostro DCA o sulla vostra alimentazione durante il pranzo di Natale, e che dunque sono pregati di non farne.
2. Mangiate regolarmente. A prescindere da quello che possono fare le persone che vi stanno intorno, cercate comunque di mangiare semplicemente seguendo il vostro “equilibrio alimentare”.
3. Fate una lista. Scrivete ciò che vi va/non vi va di fare durante la giornata di Natale. Mettere le cose per iscritto aiuta a chiarire le idee, e ad evitare così di fare cose che si potrebbero rivelare controproducenti perché rinforzanti il DCA stesso.
4. Parlate con il vostro psicoterapeuta. Discutete con lo psicologo/psichiatra che vi segue di quali sono le vostre difficoltà in merito alla giornata natalizia. Lui sarà certamente la persona più adatta per suggerirvi strategie di coping per far fronte alle vostre preoccupazioni e alle vostre ansie.
5. Trovate un supporto. State vicino ad una persona che sa del vostro DCA, di cui vi fidate e con cui potete liberamente parlare di quello che vi mette in difficoltà, al fine di evitare che il DCA riempia per intero la vostra testa con i suoi pensieri distorti, mettendovi ancora più in agitazione.
6. Preparatevi le risposte. Se sapete che avrete a che fare con qualcuno che farà commenti sgradevoli su cosa/quanto mangiate, o sul vostro aspetto fisico, preparatevi in anticipo un repertorio di risposte con cui ribattere a detti commenti.
7. Offritevi di cucinare qualcosa. Se vi dà fastidio l’idea che il pasto sia cucinato da qualcuno che non è a conoscenza del vostro DCA, cucinate voi qualcosa e portatelo da casa, così sarete più tranquille rispetto a ciò che dovrete mangiare.
8. Siate flessibili. È tremendamente difficile, lo so. Ma, per quanto possa essere complicato, occorre considerare che le cose non sono necessariamente bianche o nere, ma che esistono infinite sfumature in mezzo. Se anche durante il pranzo di Natale mangiate più di quanto vi eravate prefissate, non è certo il pranzo abbondante di un giorno che modificherà significativamente il vostro peso. E lo stesso vale se mangiate meno (ma questa non è una buona scusa per farlo!).
9. Fate qualcosa di divertente. Organizzate qualche gioco, qualche attività che possa coinvolgere tutti quanti in maniera divertente: anche solo il fare questo aiuta a distrarsi dai pensieri che l’anoressia mette in testa.
10. Confidate in qualcuno. Spiegate a qualcuno di cui vi fidate e che sarà insieme a voi durante il pranzo di Natale quali sono i vostri problemi, e permettetegli di darvi consigli su ciò che è appropriato o meno mangiare, dato che l’anoressia falsa queste percezioni.
11. Fate solo quello che vi sentite. Declinate con educazione gli inviti, se vi rendete conto che certe situazioni potrebbero fomentare comportamenti in linea con l’anoressia. Questo non significa trovarsi una scusa per evitare ogni interazione sociale con gli altri, ma semplicemente essere consapevoli se si è forti abbastanza per tollerare una certa situazione ansiogena, o se questa porterà ad una ricaduta.
12. Lasciate perdere i cibi ansiogeni. Anche se per Natale è tradizione mangiare il pandoro o il panettone, evitate di farlo se questo vi fa stare male, e continuate a mangiare in maniera regolare seguendo il vostro “equilibrio alimentare”.
13. Parlate con il vostro dietista. Chiedetegli se è possibile adattare il vostro “equilibrio alimentare” appositamente per la giornata di Natale, così da non dover mangiare in maniera differente da tutti gli altri commensali, ma inquadrando l’alimentazione di quel giorno con l’aiuto del dietista potrete comunque trovarlo meno ansiogeno.
14. Non vi focalizzate sugli errori. Situazioni particolarmente ansiogene fomentano le ricadute. E il Natale indubbiamente lo è. Perciò, non consideratevi un fallimento se non doveste riuscire a seguire il vostro “equilibrio alimentare”: è un momento difficile, nessuno vi richiede la perfezione… non chiedetevela da sole.
15. Fissate degli obiettivi. In primo luogo, in termini di positività: non concentratevi sulle ricadute, bensì su quello che siete riuscite a fare correttamente, sui progressi. In secondo luogo, in termini di progetti: anziché focalizzarvi sul cibo o sul corpo, pensate a quello che vi piacerebbe fare… e datevi la possibilità di farlo.
P.S.= Sul blog di Marta (www.spazioaiuto.it) potete trovare un post che tratta parimenti della tematica di Natale e DCA… passate a darci un’occhiata, se vi va!! ^__^
P.P.S.= Vi abbraccio strette, una ad una, e dato che credo di non aver modo di tornare su blogger prima di Natale, gli auguri ve li faccio adesso…
1. Programmate. Se avete in programma di andare a trovare vostri amici o vostri parenti, pianificate in anticipo quella che potrebbe essere la situazione in cui andrete a trovarvi, in maniera tale da cercare di evitare stress e ansia extra. Se dovete pranzare con i vostri famigliari, potete pure far presente loro in anticipo che vi darebbe fastidio ricevere commenti sul vostro DCA o sulla vostra alimentazione durante il pranzo di Natale, e che dunque sono pregati di non farne.
2. Mangiate regolarmente. A prescindere da quello che possono fare le persone che vi stanno intorno, cercate comunque di mangiare semplicemente seguendo il vostro “equilibrio alimentare”.
3. Fate una lista. Scrivete ciò che vi va/non vi va di fare durante la giornata di Natale. Mettere le cose per iscritto aiuta a chiarire le idee, e ad evitare così di fare cose che si potrebbero rivelare controproducenti perché rinforzanti il DCA stesso.
4. Parlate con il vostro psicoterapeuta. Discutete con lo psicologo/psichiatra che vi segue di quali sono le vostre difficoltà in merito alla giornata natalizia. Lui sarà certamente la persona più adatta per suggerirvi strategie di coping per far fronte alle vostre preoccupazioni e alle vostre ansie.
5. Trovate un supporto. State vicino ad una persona che sa del vostro DCA, di cui vi fidate e con cui potete liberamente parlare di quello che vi mette in difficoltà, al fine di evitare che il DCA riempia per intero la vostra testa con i suoi pensieri distorti, mettendovi ancora più in agitazione.
6. Preparatevi le risposte. Se sapete che avrete a che fare con qualcuno che farà commenti sgradevoli su cosa/quanto mangiate, o sul vostro aspetto fisico, preparatevi in anticipo un repertorio di risposte con cui ribattere a detti commenti.
7. Offritevi di cucinare qualcosa. Se vi dà fastidio l’idea che il pasto sia cucinato da qualcuno che non è a conoscenza del vostro DCA, cucinate voi qualcosa e portatelo da casa, così sarete più tranquille rispetto a ciò che dovrete mangiare.
8. Siate flessibili. È tremendamente difficile, lo so. Ma, per quanto possa essere complicato, occorre considerare che le cose non sono necessariamente bianche o nere, ma che esistono infinite sfumature in mezzo. Se anche durante il pranzo di Natale mangiate più di quanto vi eravate prefissate, non è certo il pranzo abbondante di un giorno che modificherà significativamente il vostro peso. E lo stesso vale se mangiate meno (ma questa non è una buona scusa per farlo!).
9. Fate qualcosa di divertente. Organizzate qualche gioco, qualche attività che possa coinvolgere tutti quanti in maniera divertente: anche solo il fare questo aiuta a distrarsi dai pensieri che l’anoressia mette in testa.
10. Confidate in qualcuno. Spiegate a qualcuno di cui vi fidate e che sarà insieme a voi durante il pranzo di Natale quali sono i vostri problemi, e permettetegli di darvi consigli su ciò che è appropriato o meno mangiare, dato che l’anoressia falsa queste percezioni.
11. Fate solo quello che vi sentite. Declinate con educazione gli inviti, se vi rendete conto che certe situazioni potrebbero fomentare comportamenti in linea con l’anoressia. Questo non significa trovarsi una scusa per evitare ogni interazione sociale con gli altri, ma semplicemente essere consapevoli se si è forti abbastanza per tollerare una certa situazione ansiogena, o se questa porterà ad una ricaduta.
12. Lasciate perdere i cibi ansiogeni. Anche se per Natale è tradizione mangiare il pandoro o il panettone, evitate di farlo se questo vi fa stare male, e continuate a mangiare in maniera regolare seguendo il vostro “equilibrio alimentare”.
13. Parlate con il vostro dietista. Chiedetegli se è possibile adattare il vostro “equilibrio alimentare” appositamente per la giornata di Natale, così da non dover mangiare in maniera differente da tutti gli altri commensali, ma inquadrando l’alimentazione di quel giorno con l’aiuto del dietista potrete comunque trovarlo meno ansiogeno.
14. Non vi focalizzate sugli errori. Situazioni particolarmente ansiogene fomentano le ricadute. E il Natale indubbiamente lo è. Perciò, non consideratevi un fallimento se non doveste riuscire a seguire il vostro “equilibrio alimentare”: è un momento difficile, nessuno vi richiede la perfezione… non chiedetevela da sole.
15. Fissate degli obiettivi. In primo luogo, in termini di positività: non concentratevi sulle ricadute, bensì su quello che siete riuscite a fare correttamente, sui progressi. In secondo luogo, in termini di progetti: anziché focalizzarvi sul cibo o sul corpo, pensate a quello che vi piacerebbe fare… e datevi la possibilità di farlo.
P.S.= Sul blog di Marta (www.spazioaiuto.it) potete trovare un post che tratta parimenti della tematica di Natale e DCA… passate a darci un’occhiata, se vi va!! ^__^
P.P.S.= Vi abbraccio strette, una ad una, e dato che credo di non aver modo di tornare su blogger prima di Natale, gli auguri ve li faccio adesso…
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venerdì 26 ottobre 2012
Relazionarsi ai commenti altrui
Poiché ho riportato il mio indirizzo e-mail in testa alla colonnina di destra del blog, molte di voi mi scrivono chiedendomi consigli in merito ai più svariati ambiti interenti anoressia e bulimia.
Dato che però, ultimamente, mi sono arrivate parecchie mail in cui mi viene richiesto come relazionarsi ai commenti che la gente fa in merito al peso e all’alimentazione, commenti fastidiosi, pungenti, o anche espressi con l’intento di incoraggiare, ma che comunque risultano inopportuni e che rappresentano dunque dei fattori di trigger per una ricaduta nel DCA, ho deciso di scrivere questo post in cui voglio condividere con tutte voi i miei pensieri al riguardo.
1. E’ inevitabile. Le persone fanno sempre commenti quando vedono qualcosa di anomalo, e non sempre pensano abbastanza nè a quello che dicono, nè a chi è la persona cui lo dicono. È inevitabile. Non c’è modo di prevenire questi commenti. Non c’è modo di evitarli nè di stopparli, quindi non perdete tempo nel tentativo di farlo. Risparmiate piuttosto le vostre energie per cercare una strategia di coping a questi commenti che sia differente da quella disfunzionale suggerita dal DCA.
2. Fate un respiro profondo. Prima di fare qualsiasi cosa – prima di sclerare, prima di mandare a fanculo la persona che vi sta di fronte, prima di fare un falso sorriso per poi scoppiare a piangere quando siete sicure che nessuno vi guarda, prima di essere soverchiate dai pensieri indotti dal DCA – respirate. Qualsiasi cosa diciate in risposta a quel commento, sarà una buona idea se vi date un attimo il tempo di pensarci. Se vi prendete qualche secondo, potrete riprendervi dal brutto impatto dato da quel commento, e concretizzare che le spiacevoli sensazioni che esso vi genera sono solo determinate dalla parte della vostra mente che è ancora vincolata al DCA, e che quindi voi avete anche una parte della vostra mente che è priva del DCA e che quindi è più forte di qualsiasi parola vi venga rivolta.
3. Non si tratta di voi, si tratta di loro. Quando qualcuno fa un commento sul vostro aspetto fisico o su quello che mangiate/non mangiate, quel qualcuno fa semplicemente un’osservazione oggettiva su una cosa che ha notato. Il commento è inerente quella specifica cosa, non la vostra persona in toto. E’ ovvio che la gente noti le anomalie, e quando le nota ci sta che le esprima ad alta voce. Ma se una persona critica quello che mangiate – al di là della maleducazione intrinseca nella critica – è probabilmente per il semplice fatto che, oggettivamente, il vostro comportamento alimentare è erroneo. Tutto qui. E’ un giudizio negativo sulla vostra alimentazione, non su di voi come persone. Quindi, non prendetela sul personale.
4. Siate consapevoli dei vostri limiti. Prima d’impergolarvi in una qualche situazione, provate ad immaginare come potrebbero andare le cose. Per esempio, se andate ad una festa di compleanno, provate ad immaginare chi sarà presente, quali saranno le cose che potrete fare, quali saranno i commenti che gli altri potrebbero fare su di voi. Se pensate di non essere capaci di reggere psicologicamente la situazione, e tutti i commenti che ne scaturiranno, evitate di andare ad infilatrici.
5. Siate consapevoli di chi è la persona che vi sta di fronte e lancia il commento. Purtroppo ci sono persone che continuano a pensare che un DCA è il capriccio di ragazzine egocentriche, l’hanno sempre pensato, e continueranno sempre a pensarlo. La mia risposta a persone che dicono una cosa del genere è un dito medio alzato o qualcosa di simile. Ci sono altre persone che sono disposte a comprendere cosa sia utile ed appropriato per una persona che ha un DCA, e cosa invece non lo è. Quindi, meglio parlare esplicitamente con loro di quali sono i commenti che possono darci fastidio e farci ri-precipitare verso il DCA, in maniera tale da evitare che questi possano in futuro farne. Conoscere la differenza tra la prima e la seconda categoria di persone può risparmiare un sacco di problemi.
6. Non cercate di giustificarvi. Non avete l’obbligo di spiegare per filo e per segno a chi fa un commento sul vostro corpo o su ciò che mangiate in cosa consiste il vostro DCA. È possibile rispondere a delle domande e fornire comunque informazioni minime. Se qualcuno vi dice che siete troppo magre, potete rispondergli semplicemente che state attraversando un periodo di particolare stress. Se vengono fatti commenti su ciò che mangiate, ditegli di non preoccuparsi perché siete seguite da un dietista al fine di poter mangiare nella maniera più corretta possibile. E’ la vostra vita, e il DCA è una cosa molto intima: non dovete parlarne con nessuno che non vogliate.
7. Potete decidere di non rispondere. Non è la stessa cosa del farsi mettere i piedi in testa di quando ci viene detto qualcosa e, pur volendo ribattere, rimaniamo senza parole. Non significa essere evasive. Significa fare una scelta per noi stesse. Alcune persone si potranno sdegnare. Va benissimo, è un loro problema. Il vostro obiettivo non è quello di rendere tutti felici. E per approfondire questo concetto, al prossimo punto.
8. Tenete bene a mente il vostro obiettivo. Quando le persone fanno qualche commento che vi fa star male in merito al vostro aspetto fisico o alla vostra alimentazione, ricordate sempre che il vostro obiettivo finale è quello di stare meglio. Di essere meno oppresse dalla vostra anoressia/bulimia. Questo è ciò che conta davvero: voi sapete che combattere è la cosa giusta da fare, perciò non lasciate che i commenti altrui vi buttino giù o vi tolgano la voglia di lottare. Perché voi sapete qual è la cosa giusta da fare per voi stesse.
9. Avete sempre la possibilità di fare una scelta. Le scelte sono difficili da fare, si sa. E la scelta più giusta da fare non è mai la più facile né la più divertente. A volte, pur sapendo qual è la scelta giusta, desidereremmo che fosse un’altra la direzione da prendere. Ma se c’è una cosa che possiamo fare per noi stesse, è combattere a prescindere da quel che possono pensare/dire gli altri della nostra lotta. Avete intenzione di scegliere una vita in cui possiate essere fisicamente sane, con la mente non più completamente devastata dalle ossessioni dettate dal DCA, anche se qualcuno potrebbe fare commenti sul fatto che avete ripreso peso, o preferite riscivolare tra le braccia del DCA, con tutto ciò che questo comporta? Decidere di combattere è sicuramente la scelta più dura e difficile, nell’immediato, ma quella che vi apporterà i maggiori benefici a lungo termine. Allo stesso modo, potete scegliere di dare le spalle a chi fa commenti indelicati su di voi, nel momento in cui percorrete la strada del ricovero. Potete cercare di avere quanto meno possibile a che fare con le persone che non sanno tenere la bocca chiusa, e cercare di circondarvi invece di persone supportive.
Spero che quanto ho scritto possa esservi in qualche modo d’aiuto, fatemi sapere cosa ne pensate.
E se volete aggiungere qualche altro punto alla mia lista, mi piacerebbe lo faceste nei commenti! Siete tutte le benvenute!
Dato che però, ultimamente, mi sono arrivate parecchie mail in cui mi viene richiesto come relazionarsi ai commenti che la gente fa in merito al peso e all’alimentazione, commenti fastidiosi, pungenti, o anche espressi con l’intento di incoraggiare, ma che comunque risultano inopportuni e che rappresentano dunque dei fattori di trigger per una ricaduta nel DCA, ho deciso di scrivere questo post in cui voglio condividere con tutte voi i miei pensieri al riguardo.
1. E’ inevitabile. Le persone fanno sempre commenti quando vedono qualcosa di anomalo, e non sempre pensano abbastanza nè a quello che dicono, nè a chi è la persona cui lo dicono. È inevitabile. Non c’è modo di prevenire questi commenti. Non c’è modo di evitarli nè di stopparli, quindi non perdete tempo nel tentativo di farlo. Risparmiate piuttosto le vostre energie per cercare una strategia di coping a questi commenti che sia differente da quella disfunzionale suggerita dal DCA.
2. Fate un respiro profondo. Prima di fare qualsiasi cosa – prima di sclerare, prima di mandare a fanculo la persona che vi sta di fronte, prima di fare un falso sorriso per poi scoppiare a piangere quando siete sicure che nessuno vi guarda, prima di essere soverchiate dai pensieri indotti dal DCA – respirate. Qualsiasi cosa diciate in risposta a quel commento, sarà una buona idea se vi date un attimo il tempo di pensarci. Se vi prendete qualche secondo, potrete riprendervi dal brutto impatto dato da quel commento, e concretizzare che le spiacevoli sensazioni che esso vi genera sono solo determinate dalla parte della vostra mente che è ancora vincolata al DCA, e che quindi voi avete anche una parte della vostra mente che è priva del DCA e che quindi è più forte di qualsiasi parola vi venga rivolta.
3. Non si tratta di voi, si tratta di loro. Quando qualcuno fa un commento sul vostro aspetto fisico o su quello che mangiate/non mangiate, quel qualcuno fa semplicemente un’osservazione oggettiva su una cosa che ha notato. Il commento è inerente quella specifica cosa, non la vostra persona in toto. E’ ovvio che la gente noti le anomalie, e quando le nota ci sta che le esprima ad alta voce. Ma se una persona critica quello che mangiate – al di là della maleducazione intrinseca nella critica – è probabilmente per il semplice fatto che, oggettivamente, il vostro comportamento alimentare è erroneo. Tutto qui. E’ un giudizio negativo sulla vostra alimentazione, non su di voi come persone. Quindi, non prendetela sul personale.
4. Siate consapevoli dei vostri limiti. Prima d’impergolarvi in una qualche situazione, provate ad immaginare come potrebbero andare le cose. Per esempio, se andate ad una festa di compleanno, provate ad immaginare chi sarà presente, quali saranno le cose che potrete fare, quali saranno i commenti che gli altri potrebbero fare su di voi. Se pensate di non essere capaci di reggere psicologicamente la situazione, e tutti i commenti che ne scaturiranno, evitate di andare ad infilatrici.
5. Siate consapevoli di chi è la persona che vi sta di fronte e lancia il commento. Purtroppo ci sono persone che continuano a pensare che un DCA è il capriccio di ragazzine egocentriche, l’hanno sempre pensato, e continueranno sempre a pensarlo. La mia risposta a persone che dicono una cosa del genere è un dito medio alzato o qualcosa di simile. Ci sono altre persone che sono disposte a comprendere cosa sia utile ed appropriato per una persona che ha un DCA, e cosa invece non lo è. Quindi, meglio parlare esplicitamente con loro di quali sono i commenti che possono darci fastidio e farci ri-precipitare verso il DCA, in maniera tale da evitare che questi possano in futuro farne. Conoscere la differenza tra la prima e la seconda categoria di persone può risparmiare un sacco di problemi.
6. Non cercate di giustificarvi. Non avete l’obbligo di spiegare per filo e per segno a chi fa un commento sul vostro corpo o su ciò che mangiate in cosa consiste il vostro DCA. È possibile rispondere a delle domande e fornire comunque informazioni minime. Se qualcuno vi dice che siete troppo magre, potete rispondergli semplicemente che state attraversando un periodo di particolare stress. Se vengono fatti commenti su ciò che mangiate, ditegli di non preoccuparsi perché siete seguite da un dietista al fine di poter mangiare nella maniera più corretta possibile. E’ la vostra vita, e il DCA è una cosa molto intima: non dovete parlarne con nessuno che non vogliate.
7. Potete decidere di non rispondere. Non è la stessa cosa del farsi mettere i piedi in testa di quando ci viene detto qualcosa e, pur volendo ribattere, rimaniamo senza parole. Non significa essere evasive. Significa fare una scelta per noi stesse. Alcune persone si potranno sdegnare. Va benissimo, è un loro problema. Il vostro obiettivo non è quello di rendere tutti felici. E per approfondire questo concetto, al prossimo punto.
8. Tenete bene a mente il vostro obiettivo. Quando le persone fanno qualche commento che vi fa star male in merito al vostro aspetto fisico o alla vostra alimentazione, ricordate sempre che il vostro obiettivo finale è quello di stare meglio. Di essere meno oppresse dalla vostra anoressia/bulimia. Questo è ciò che conta davvero: voi sapete che combattere è la cosa giusta da fare, perciò non lasciate che i commenti altrui vi buttino giù o vi tolgano la voglia di lottare. Perché voi sapete qual è la cosa giusta da fare per voi stesse.
9. Avete sempre la possibilità di fare una scelta. Le scelte sono difficili da fare, si sa. E la scelta più giusta da fare non è mai la più facile né la più divertente. A volte, pur sapendo qual è la scelta giusta, desidereremmo che fosse un’altra la direzione da prendere. Ma se c’è una cosa che possiamo fare per noi stesse, è combattere a prescindere da quel che possono pensare/dire gli altri della nostra lotta. Avete intenzione di scegliere una vita in cui possiate essere fisicamente sane, con la mente non più completamente devastata dalle ossessioni dettate dal DCA, anche se qualcuno potrebbe fare commenti sul fatto che avete ripreso peso, o preferite riscivolare tra le braccia del DCA, con tutto ciò che questo comporta? Decidere di combattere è sicuramente la scelta più dura e difficile, nell’immediato, ma quella che vi apporterà i maggiori benefici a lungo termine. Allo stesso modo, potete scegliere di dare le spalle a chi fa commenti indelicati su di voi, nel momento in cui percorrete la strada del ricovero. Potete cercare di avere quanto meno possibile a che fare con le persone che non sanno tenere la bocca chiusa, e cercare di circondarvi invece di persone supportive.
Spero che quanto ho scritto possa esservi in qualche modo d’aiuto, fatemi sapere cosa ne pensate.
E se volete aggiungere qualche altro punto alla mia lista, mi piacerebbe lo faceste nei commenti! Siete tutte le benvenute!
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venerdì 5 ottobre 2012
Per combattere giorno dopo giorno...
E’ difficile percorrere la strada del ricovero, è difficile combattere giorno dopo giorno contro l’anoressia, ed è perciò comune e frequente trovarsi di fronte a momenti di difficoltà che appaiono insormontabili, avere delle ricadute, pensare di non potercela fare.
Eppure, spesso sono proprio queste difficoltà che ci forgiano, è il decidere di tenere duro nonostante tutto che ci rende delle persone forti, è il rialzarsi da ogni ricaduta nell’anoressia che ci fornisce la possibilità di ricominciare a combattere con ancor più determinazione.
Perciò, vorrei darvi alcuni consigli su come affrontare giornalmente la nostra battaglia quotidiana contro l’anoressia.
1. Nessuna è ciò che le è accaduto nel passato. Non importa quanto il DCA abbia impezzato la vostra vita in passato: il vostro futuro è ancora tutto da vivere. Voi non siete le ossessioni che l’anoressia vi ha messo in testa per tanto tempo. Voi non siete le ricadute nella malattia che avete avuto. Voi non siete necessariamente quello che siete state. Voi siete solo e soltanto ciò che pensate di essere in questo momento. Voi siete solo e soltanto quello che fate adesso contro l’anoressia: delle guerriere.
2. Concentratevi su ciò che avete, non su ciò che vi manca. Certo, potreste stare meglio sia fisicamente che mentalmente, potreste avere fatto più passi avanti, potreste avere meno fisse in testa, potreste… Ma pensare in questo modo non vi servirà a niente, salvo a farvi sentire in colpa, è il senso di colpa è notoriamente un inutile spreco di tempo. Pensate piuttosto a quello che di positivo avete fatto sinora, ai passi avanti che siete riuscite a muovere. Pensate a quali sono stati i vostri miglioramenti, e a cosa potreste fare per andare avanti in questa direzione. Lasciate andare ciò che avreste potuto fare, e concentratevi su quanto di prezioso avete realizzato sinora. E siete fiere di voi per questo.
3. Affrontare i veri problemi è basilare per combattere l’anoressia. La restrizione alimentare è un sintomo. Il corpo è un simbolo. Ma il vero problema, e ormai lo sappiamo tutte più che bene, non è il cibo o il peso… i veri problemi sono ben altri. L’anoressia è solo una strategia di coping, ma una coperta di Linus non cancella i problemi, serve solo a nasconderli temporaneamente. Per quanto sia estremamente difficile, è solo affrontandoli, in sede psicoterapica ma anche facendo introspezione, che possiamo risolverli, e così indirettamente allentare anche la morsa dell’anoressia.
4. Le ricadute sono parte inevitabile del processo di ricovero. Non deve andare sempre tutto bene per forza. Non è necessario sorridere sempre e ripetere che va tutto bene. Non c’è niente di così tragico nell’avere una ricaduta. Anzi, la ricaduta va vista in maniera propositiva: non come un fallimento, ma come un errore di percorso da analizzare per non doverlo ripetere.
5. Rialzarsi dopo una ricaduta è fondamentale. Prima accetterete questa verità, meglio sarà. È basilare trovare dentro di sé la forza per rimettersi in piedi dopo ogni sbandamento verso l’anoressia. È importantissimo darsi sempre la possibilità di fare un nuovo tentativo. Non potrete mai essere sicure al 100% che quel nuovo tentativo funzionerà, ma potrete essere sempre sicure al 100% che senza provarci non riuscirete mai a raggiungere il vostro obiettivo. Perciò, se siete ricadute, rialzatevi. Rialzatevi. Rialzatevi e rialzatevi ancora. È il solo modo per arrivare a meta.
6. Avete tutta la capacità di cambiare la vostra vita. Potete decidere di giocare impersonando il ruolo della vittima, lamentandovi di tutto quello che vi va storto e piangendovi addosso, e colpevolizzandovi per ogni errore che commettete. Oppure potete fare una scelta diversa: combattere. Combattere contro l’anoressia è una scelta, non un miracolo. Il ricovero da un DCA è un processo, non un evento.
7. Non ingigantite i problemi. L’anoressia tende a far sembrare come enormi problemi che rivestono scarsa importanza. Perciò non fasciatevi la testa prima di averla battuta, e cercate di osservare i dati di fatto sotto differenti punti di vista. Non fatevi prendere dal panico di fronte ad una difficoltà, ma cercate di valutarla per quello che è e di vedere come possa essere possibile il superarla.
8. Non c’è notte così lunga da impedire al sole di sorgere il giorno dopo. La cattiva notizia è che nulla dura per sempre. La buona notizia è che nulla dura per sempre. Centrato il punto? Niente è perenne, anche quella difficoltà che oggi sembra insuperabile. Ma d’altronde per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte.
9. Accettatevi. Lasciamo per un attimo da parte le frasi fatte su come e quanto dovremmo amarci. È complicatissimo amare se stessa per una persona che ha un DCA. Però, ecco, come primo passo, è importante per lo meno cercare di accettarsi per quello che si è, con tutti i nostri difetti che però nascondono altrettanti pregi… cercando di celare i primi e di mettere in evidenza questi ultimi.
10. Non siete sole. Ci sono persone che vi sono più vicine di quanto potreste pensare: i vostri genitori, i vostri familiari, i vostri amici. Sono tutte persone che fanno il tifo per voi. E se non vi sentite comprese da chi vi sta intorno, potete sempre venire qui: siamo in tante che stiamo combattendo, perciò continuiamo a farlo insieme.
11. Meglio una verità dolorosa che una bugia confortante. Le illusioni dell’anoressia sono meravigliose, però tali restano: illusioni. C’è altro da fare: affrontare la realtà. Solo così è possibile digerire la verità e mettere le basi per ripartire e costruire un futuro differente dalla rovina che potrerebbe l’anoressia.
12. Non potete controllare ogni singolo aspetto della vostra vita. L’aspetto fondamentale dell’anoressia, il motivo per cui si abbraccia così strettamente l’anoressia anche quando ci si rende conto che non è poi una scelta così felice come credevamo, è che essa dà comunque l’illusoria sensazione di avere il controllo. Il controllo è il cuore dell’anoressia. Però, se ci pensate, in realtà nella vita sono tantissime le cose che non abbiamo la benché minima possibilità di controllare. Occorre allora rispondere all’ansia che questa constatazione comporta: non si può cambiare il vento, ma si possono dirigere le vele. Si può decidere come reagire, sia da un punto di vista pratico che psicologico, ed è questo l’importante: non controllare, ma reagire.
13. Avete sempre la possibilità di fare una scelta. Non esiste un destino che vincola le persone a rimanere legate all’anoressia. Questa è solo la comoda scusa che tira fuori chi non ha voglia di farsi il culo combattendo. È sempre possibile fare dei passi avanti, ma dovete essere voi a volerlo davvero. A sceglierlo.
14. Date agli altri la possibilità di aiutarvi. Chiedere aiuto non è segno di debolezza, questo è solo ciò che l’anoressia vuole farvi credere. Viceversa, invece, chiedere aiuto è segno di grande forza interiore, responsabilità e maturità. L’anoressia è una malattia mentale, e noi come singole, perciò non possiamo opporci completamente a qualcosa che viene dalla nostra mente. Per questo è importante chiedere aiuto alle persone professionalmente competenti, nonché supporto da chi ci sta vicino nella vita di tutti i giorni.
15. Un nuovo inizio è sempre possibile. Ogni giorno è un nuovo inizio. Ogni giorno può essere il primo del resto della vostra vita. L’anoressia vi ha dato una lezione di vita, sebbene in negativo, e questo può rendere possibile il proiettarvi verso il futuro. Ogni momento può essere quello buono per cominciare a combattere contro l’anoressia. Cominciate adesso.
1. Nessuna è ciò che le è accaduto nel passato. Non importa quanto il DCA abbia impezzato la vostra vita in passato: il vostro futuro è ancora tutto da vivere. Voi non siete le ossessioni che l’anoressia vi ha messo in testa per tanto tempo. Voi non siete le ricadute nella malattia che avete avuto. Voi non siete necessariamente quello che siete state. Voi siete solo e soltanto ciò che pensate di essere in questo momento. Voi siete solo e soltanto quello che fate adesso contro l’anoressia: delle guerriere.
2. Concentratevi su ciò che avete, non su ciò che vi manca. Certo, potreste stare meglio sia fisicamente che mentalmente, potreste avere fatto più passi avanti, potreste avere meno fisse in testa, potreste… Ma pensare in questo modo non vi servirà a niente, salvo a farvi sentire in colpa, è il senso di colpa è notoriamente un inutile spreco di tempo. Pensate piuttosto a quello che di positivo avete fatto sinora, ai passi avanti che siete riuscite a muovere. Pensate a quali sono stati i vostri miglioramenti, e a cosa potreste fare per andare avanti in questa direzione. Lasciate andare ciò che avreste potuto fare, e concentratevi su quanto di prezioso avete realizzato sinora. E siete fiere di voi per questo.
3. Affrontare i veri problemi è basilare per combattere l’anoressia. La restrizione alimentare è un sintomo. Il corpo è un simbolo. Ma il vero problema, e ormai lo sappiamo tutte più che bene, non è il cibo o il peso… i veri problemi sono ben altri. L’anoressia è solo una strategia di coping, ma una coperta di Linus non cancella i problemi, serve solo a nasconderli temporaneamente. Per quanto sia estremamente difficile, è solo affrontandoli, in sede psicoterapica ma anche facendo introspezione, che possiamo risolverli, e così indirettamente allentare anche la morsa dell’anoressia.
4. Le ricadute sono parte inevitabile del processo di ricovero. Non deve andare sempre tutto bene per forza. Non è necessario sorridere sempre e ripetere che va tutto bene. Non c’è niente di così tragico nell’avere una ricaduta. Anzi, la ricaduta va vista in maniera propositiva: non come un fallimento, ma come un errore di percorso da analizzare per non doverlo ripetere.
5. Rialzarsi dopo una ricaduta è fondamentale. Prima accetterete questa verità, meglio sarà. È basilare trovare dentro di sé la forza per rimettersi in piedi dopo ogni sbandamento verso l’anoressia. È importantissimo darsi sempre la possibilità di fare un nuovo tentativo. Non potrete mai essere sicure al 100% che quel nuovo tentativo funzionerà, ma potrete essere sempre sicure al 100% che senza provarci non riuscirete mai a raggiungere il vostro obiettivo. Perciò, se siete ricadute, rialzatevi. Rialzatevi. Rialzatevi e rialzatevi ancora. È il solo modo per arrivare a meta.
6. Avete tutta la capacità di cambiare la vostra vita. Potete decidere di giocare impersonando il ruolo della vittima, lamentandovi di tutto quello che vi va storto e piangendovi addosso, e colpevolizzandovi per ogni errore che commettete. Oppure potete fare una scelta diversa: combattere. Combattere contro l’anoressia è una scelta, non un miracolo. Il ricovero da un DCA è un processo, non un evento.
7. Non ingigantite i problemi. L’anoressia tende a far sembrare come enormi problemi che rivestono scarsa importanza. Perciò non fasciatevi la testa prima di averla battuta, e cercate di osservare i dati di fatto sotto differenti punti di vista. Non fatevi prendere dal panico di fronte ad una difficoltà, ma cercate di valutarla per quello che è e di vedere come possa essere possibile il superarla.
8. Non c’è notte così lunga da impedire al sole di sorgere il giorno dopo. La cattiva notizia è che nulla dura per sempre. La buona notizia è che nulla dura per sempre. Centrato il punto? Niente è perenne, anche quella difficoltà che oggi sembra insuperabile. Ma d’altronde per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte.
9. Accettatevi. Lasciamo per un attimo da parte le frasi fatte su come e quanto dovremmo amarci. È complicatissimo amare se stessa per una persona che ha un DCA. Però, ecco, come primo passo, è importante per lo meno cercare di accettarsi per quello che si è, con tutti i nostri difetti che però nascondono altrettanti pregi… cercando di celare i primi e di mettere in evidenza questi ultimi.
10. Non siete sole. Ci sono persone che vi sono più vicine di quanto potreste pensare: i vostri genitori, i vostri familiari, i vostri amici. Sono tutte persone che fanno il tifo per voi. E se non vi sentite comprese da chi vi sta intorno, potete sempre venire qui: siamo in tante che stiamo combattendo, perciò continuiamo a farlo insieme.
11. Meglio una verità dolorosa che una bugia confortante. Le illusioni dell’anoressia sono meravigliose, però tali restano: illusioni. C’è altro da fare: affrontare la realtà. Solo così è possibile digerire la verità e mettere le basi per ripartire e costruire un futuro differente dalla rovina che potrerebbe l’anoressia.
12. Non potete controllare ogni singolo aspetto della vostra vita. L’aspetto fondamentale dell’anoressia, il motivo per cui si abbraccia così strettamente l’anoressia anche quando ci si rende conto che non è poi una scelta così felice come credevamo, è che essa dà comunque l’illusoria sensazione di avere il controllo. Il controllo è il cuore dell’anoressia. Però, se ci pensate, in realtà nella vita sono tantissime le cose che non abbiamo la benché minima possibilità di controllare. Occorre allora rispondere all’ansia che questa constatazione comporta: non si può cambiare il vento, ma si possono dirigere le vele. Si può decidere come reagire, sia da un punto di vista pratico che psicologico, ed è questo l’importante: non controllare, ma reagire.
13. Avete sempre la possibilità di fare una scelta. Non esiste un destino che vincola le persone a rimanere legate all’anoressia. Questa è solo la comoda scusa che tira fuori chi non ha voglia di farsi il culo combattendo. È sempre possibile fare dei passi avanti, ma dovete essere voi a volerlo davvero. A sceglierlo.
14. Date agli altri la possibilità di aiutarvi. Chiedere aiuto non è segno di debolezza, questo è solo ciò che l’anoressia vuole farvi credere. Viceversa, invece, chiedere aiuto è segno di grande forza interiore, responsabilità e maturità. L’anoressia è una malattia mentale, e noi come singole, perciò non possiamo opporci completamente a qualcosa che viene dalla nostra mente. Per questo è importante chiedere aiuto alle persone professionalmente competenti, nonché supporto da chi ci sta vicino nella vita di tutti i giorni.
15. Un nuovo inizio è sempre possibile. Ogni giorno è un nuovo inizio. Ogni giorno può essere il primo del resto della vostra vita. L’anoressia vi ha dato una lezione di vita, sebbene in negativo, e questo può rendere possibile il proiettarvi verso il futuro. Ogni momento può essere quello buono per cominciare a combattere contro l’anoressia. Cominciate adesso.
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venerdì 28 settembre 2012
(Evitare di) Confrontarsi con le altre
Scrivo questo post in risposta ad alcune di voi lettrici, che più volte mi hanno chiesto tramite e-mail come poter fare per cercare di non confrontarsi con le altre quando si è nel pieno con un DCA, e come riuscire a non stare male di fronte al confronto.
So che questo è un qualcosa con cui molte di voi hanno quotidianamente a che fare, ed in effetti è molto difficile non confrontarci con le persone che ci stanno accanto, perché se viene meno il confronto non si ha la misura delle nostre capacità.
Perciò, voglio cogliere quest’opportunità per dire a ciascuna di voi: TU SEI UNICA. Tu sei meravigliosa. Tu sei bellissima. Tu hai un sacco di talenti, anche se ancora non te ne rendi conto, non li vedi in te stessa, e non sai quali possano essere. Tu hai un sacco di qualità positive, sei una bella persona, e ci sono un bel po’ di persone pronte a volerti bene se solo gli permetti di avvicinarsi a te.
Questi sono dati di fatto, queste sono verità, e non c’è alcuna ragione per cui queste affermazioni non possano rispondere a ciascuna di voi, proprio nessuna ragione.
So che leggere queste cose scritte da una ragazza che non conoscete nemmeno potrebbe farle suonare false, ma sono pronta a scommettere che accanto a voi c’è almeno una persona che vi conosce bene e sarebbe pronta a confermare tutto ciò che ho appena scritto. In ogni caso, quello che voglio dirvi è vero per ognuna di voi: ciascuna di noi ha un proprio enorme potenziale, ed è proprio l’espressione dello stesso che rende uniche e meravigliose come individui singoli.
Comunque, imparare ad accettare noi stesse per quello che siamo credo sia il primo passo per smettere di confrontarsi con le altre. Accettarsi per quello che siamo non significa in automatico smettere di fare raffronti con chi ci sta vicino, ma permette, nel momento in cui il confronto viene realizzato di razionalizzare pensieri quali: “Okay, io non sono come quella persona. Ma non sono come quella persona non perché sono più magra/grassa/alta/bassa/simpatica/antipatica, ma perchè ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti che ci rendono persone differenti e uniche”.
Poco a poco, vi renderete conto che confrontarvi con le altre non vi è d’aiuto, non vi fa stare serene, non è un modo piacevole per vivere la vostra vita. Inoltre, anche se voi non ci pensate, la persona con cui vi state confrontando si sta a sua volta molto probabilmente confrontando con voi, da un punto di vista fisico, intellettuale, emozionale, per il lavoro che fate, per la macchina che guidate, e così via.
Penso che sia naturale, da un certo punto vista confrontarsi con gli altri, e vedere in loro quello che noi non abbiamo, ed invidiare quello che vorremmo avere e che ci sembra gli altri abbiano: è una spinta che può servire per migliorarsi. Ma se nel vostro confronto focalizzate soltanto l’aspetto “ma quanto sono peggiore rispetto a lei”, questo non vi sarà d’aiuto in alcun modo. E non credo che nessuna di voi voglia vivere il resto della propria vita paragonandosi a qualcun altro e interrogandosi continuamente sul perché non possa essere come l’altro, poiché questo è un arrovellarsi che non porta a niente, in quanto è impossibile essere uguali a qualcun altro, siamo nate per essere differenti… e menomale. Sai che noia vivere in un mondo di cloni!
Quindi, detto tutto questo, credo sia arrivato il momento di provare a dare qualche suggerimento su come poter fare per evitare il confronto continuo con le altre.
Come premessa, occorre che tutte voi vi focalizziate sul fatto che, al mondo, ci sono millemila persone che per certi aspetti sono migliori di voi, e millemila persone che per i medesimi aspetti sono peggiori di voi. Però – guarda caso! – il confronto viene fatto sempre con quelle persone che voi ritenete migliori di voi. Non vi confrontate con quelle che ritenete peggiori, come se non esistessero, non le calcolate neanche.
Questo è un errore di focalizzazione. Per cui, per prima cosa, la prossima volta che vi trovate di fronte ad una persona che reputate migliore di voi sotto un certo aspetto – per fare un esempio tipico inerente i DCA, una persona che reputate essere più magra di voi – cercatene a breve raggio un'altra che, per quello stesso aspetto, consideriate indietro rispetto a voi. Vi accorgerete così che il mondo non è 100% - 0%, ma fifty-fifty. Certo, la vostra attenzione sarà sempre catturata, in prima battuta, da ciò che vi sembra migliore di voi, ma cercare anche quello che è peggiore aiuta a comprendere il fatto che non si sta così in basso come si crede. Aiuta a concretizzare il fatto che anche voi potete essere “migliori”, non solo le altre. Che non c’è solo del negativo in voi, ma anche del positivo.
Altra cosa che può essere utile, mettete per iscritto una lista dei vostri pregi e dei vostri difetti, fisici e caratteriali. Immagino che inizialmente vi verranno in mente molti più difetti che pregi, ma non importa. Scervellatevi e scrivete tutto ciò che vi balza in testa. Poi, rileggete quello che avete scritto. Certo, il primo impulso sarà quello di vedere il negativo, i difetti, che vi sembreranno molto più reali e convincenti dei pregi. Non importa. L’importante è che abbiate messo nero su bianco il fatto che avete anche dei pregi, non siete solo un coacervo di difetti. Dopodiché, data la lista dei vostri pregi, dovete pensare a come poter fare per valorizzarli e, viceversa, come poter smussare quelli che sono i difetti. Rifocalizzare la mente su quello che c’è di positivo quando questa vede solo il negativo, credo sia la strategia migliore per evitare i confronti e non rimanerne comunque troppo demoralizzate.
Inoltre, chiedete a chi vi sta intorno quali sono le vostre doti, le cose belle di voi. Il fatto che voi possiate adesso non vedere del positivo in voi, non significa che le persone che vi stanno intorno siano altrettanto cieche. E quando queste persone vi diranno quali sono i vostri punti di forza, scriveteveli e rileggeteveli più volte al giorno. Tenete positiva la vostra mentalità nei confronti di voi stesse. Già solo questo riduce la tendenza ai confronti. Potrà sembrarvi un po’ assurdo… ma non è forse altrettanto assurdo confrontarsi con chiunque ci passi accanto, e rovinarsi il resto della giornata rimuginando su quanto quelle persone fossero migliori di noi??!
Inoltre, tenete sempre conto del fatto che quando vi confrontate con una persona vi confrontate con quello che è il suo aspetto più esteriore. E’ un raffronto meramente basato sulle apparenze. Non sapete in realtà che tipo di persona sia veramente, se sia dunque davvero una persona da ammirare o meno. Pensate anche a questo. La copertina di un libro non dice niente su quanto possa essere o meno bello il suo contenuto, la storia che vi è racchiusa. Inoltre, pensate anche al fatto che chiunque nella vita ha i suoi problemi e le sue difficoltà, e la persona che invidiate, la persona che tanto ardentemente vorreste essere, non ha necessariamente una vita “perfetta”.
Ovvio, questa è solo la mia opinione. Però credo davvero che più vi comportate come scritto sopra, più aprirete la strada al cambiamento.
Certo, anche a me talvolta capita, soprattutto in ambito universitario e lavorativo, di confrontarmi con chi mi sta intorno, ma quando questo mi succede, cerco di portarmi a pensare: “Okay, mi sto confrontando con questa persona e sto pensando che non sono in gamba come lei, non sono intelligente come lei, non sono vestita con stile come lei, non ho un buon carattere come lei, non ho quello che ha lei… ma anch’io ho delle doti, delle cose positive che molto probabilmente questa persona non ha, e devo essere contenta di quello che ho”.
La mente può anche istintivamente formulare il pensiero del confronto rispetto alla persona che avete di fronte. Ma è quello che decidete di fare del pensiero formulato che fa la differenza. Guardare agli aspetti negativi viene sicuramente più facile, viene più facile vedersi peggiori degli altri piuttosto che cercare di focalizzarci sui nostri aspetti positivi. In fin dei conti, per le persone che soffrono di OCD (Obsessive Cleaning Disorder) e che sono terrorizzate dalla presenza di batteri, è facilissimo guardare una qualsiasi superficie e poi partire in quarta a pulirla, perché è più facile supporre che quella superficie sia infetta piuttosto che razionalizzare il fatto che questo è un pensiero indotto dalla malattia, e utilizzare questo dato di fatto per combattere i pensieri irrazionali. E lo stesso vale per l’anoressia e per la bulimia: è più facile accettare i messaggi negativi relativi al proprio corpo e alla propria persona piuttosto che cercare gli aspetti positivi.
Perciò, se nel momento in cui vi accorgete che vi state confrontando con qualcuno che vi pare migliore di voi sotto tanti aspetti, pensate a quali sono le vostre doti, i vostri punti di forza, e cercate di valorizzarli, potrete impedire al confronto di rovinarvi la giornata.
So che questo è un qualcosa con cui molte di voi hanno quotidianamente a che fare, ed in effetti è molto difficile non confrontarci con le persone che ci stanno accanto, perché se viene meno il confronto non si ha la misura delle nostre capacità.
Perciò, voglio cogliere quest’opportunità per dire a ciascuna di voi: TU SEI UNICA. Tu sei meravigliosa. Tu sei bellissima. Tu hai un sacco di talenti, anche se ancora non te ne rendi conto, non li vedi in te stessa, e non sai quali possano essere. Tu hai un sacco di qualità positive, sei una bella persona, e ci sono un bel po’ di persone pronte a volerti bene se solo gli permetti di avvicinarsi a te.
Questi sono dati di fatto, queste sono verità, e non c’è alcuna ragione per cui queste affermazioni non possano rispondere a ciascuna di voi, proprio nessuna ragione.
So che leggere queste cose scritte da una ragazza che non conoscete nemmeno potrebbe farle suonare false, ma sono pronta a scommettere che accanto a voi c’è almeno una persona che vi conosce bene e sarebbe pronta a confermare tutto ciò che ho appena scritto. In ogni caso, quello che voglio dirvi è vero per ognuna di voi: ciascuna di noi ha un proprio enorme potenziale, ed è proprio l’espressione dello stesso che rende uniche e meravigliose come individui singoli.
Comunque, imparare ad accettare noi stesse per quello che siamo credo sia il primo passo per smettere di confrontarsi con le altre. Accettarsi per quello che siamo non significa in automatico smettere di fare raffronti con chi ci sta vicino, ma permette, nel momento in cui il confronto viene realizzato di razionalizzare pensieri quali: “Okay, io non sono come quella persona. Ma non sono come quella persona non perché sono più magra/grassa/alta/bassa/simpatica/antipatica, ma perchè ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti che ci rendono persone differenti e uniche”.
Poco a poco, vi renderete conto che confrontarvi con le altre non vi è d’aiuto, non vi fa stare serene, non è un modo piacevole per vivere la vostra vita. Inoltre, anche se voi non ci pensate, la persona con cui vi state confrontando si sta a sua volta molto probabilmente confrontando con voi, da un punto di vista fisico, intellettuale, emozionale, per il lavoro che fate, per la macchina che guidate, e così via.
Penso che sia naturale, da un certo punto vista confrontarsi con gli altri, e vedere in loro quello che noi non abbiamo, ed invidiare quello che vorremmo avere e che ci sembra gli altri abbiano: è una spinta che può servire per migliorarsi. Ma se nel vostro confronto focalizzate soltanto l’aspetto “ma quanto sono peggiore rispetto a lei”, questo non vi sarà d’aiuto in alcun modo. E non credo che nessuna di voi voglia vivere il resto della propria vita paragonandosi a qualcun altro e interrogandosi continuamente sul perché non possa essere come l’altro, poiché questo è un arrovellarsi che non porta a niente, in quanto è impossibile essere uguali a qualcun altro, siamo nate per essere differenti… e menomale. Sai che noia vivere in un mondo di cloni!
Quindi, detto tutto questo, credo sia arrivato il momento di provare a dare qualche suggerimento su come poter fare per evitare il confronto continuo con le altre.
Come premessa, occorre che tutte voi vi focalizziate sul fatto che, al mondo, ci sono millemila persone che per certi aspetti sono migliori di voi, e millemila persone che per i medesimi aspetti sono peggiori di voi. Però – guarda caso! – il confronto viene fatto sempre con quelle persone che voi ritenete migliori di voi. Non vi confrontate con quelle che ritenete peggiori, come se non esistessero, non le calcolate neanche.
Questo è un errore di focalizzazione. Per cui, per prima cosa, la prossima volta che vi trovate di fronte ad una persona che reputate migliore di voi sotto un certo aspetto – per fare un esempio tipico inerente i DCA, una persona che reputate essere più magra di voi – cercatene a breve raggio un'altra che, per quello stesso aspetto, consideriate indietro rispetto a voi. Vi accorgerete così che il mondo non è 100% - 0%, ma fifty-fifty. Certo, la vostra attenzione sarà sempre catturata, in prima battuta, da ciò che vi sembra migliore di voi, ma cercare anche quello che è peggiore aiuta a comprendere il fatto che non si sta così in basso come si crede. Aiuta a concretizzare il fatto che anche voi potete essere “migliori”, non solo le altre. Che non c’è solo del negativo in voi, ma anche del positivo.
Altra cosa che può essere utile, mettete per iscritto una lista dei vostri pregi e dei vostri difetti, fisici e caratteriali. Immagino che inizialmente vi verranno in mente molti più difetti che pregi, ma non importa. Scervellatevi e scrivete tutto ciò che vi balza in testa. Poi, rileggete quello che avete scritto. Certo, il primo impulso sarà quello di vedere il negativo, i difetti, che vi sembreranno molto più reali e convincenti dei pregi. Non importa. L’importante è che abbiate messo nero su bianco il fatto che avete anche dei pregi, non siete solo un coacervo di difetti. Dopodiché, data la lista dei vostri pregi, dovete pensare a come poter fare per valorizzarli e, viceversa, come poter smussare quelli che sono i difetti. Rifocalizzare la mente su quello che c’è di positivo quando questa vede solo il negativo, credo sia la strategia migliore per evitare i confronti e non rimanerne comunque troppo demoralizzate.
Inoltre, chiedete a chi vi sta intorno quali sono le vostre doti, le cose belle di voi. Il fatto che voi possiate adesso non vedere del positivo in voi, non significa che le persone che vi stanno intorno siano altrettanto cieche. E quando queste persone vi diranno quali sono i vostri punti di forza, scriveteveli e rileggeteveli più volte al giorno. Tenete positiva la vostra mentalità nei confronti di voi stesse. Già solo questo riduce la tendenza ai confronti. Potrà sembrarvi un po’ assurdo… ma non è forse altrettanto assurdo confrontarsi con chiunque ci passi accanto, e rovinarsi il resto della giornata rimuginando su quanto quelle persone fossero migliori di noi??!
Inoltre, tenete sempre conto del fatto che quando vi confrontate con una persona vi confrontate con quello che è il suo aspetto più esteriore. E’ un raffronto meramente basato sulle apparenze. Non sapete in realtà che tipo di persona sia veramente, se sia dunque davvero una persona da ammirare o meno. Pensate anche a questo. La copertina di un libro non dice niente su quanto possa essere o meno bello il suo contenuto, la storia che vi è racchiusa. Inoltre, pensate anche al fatto che chiunque nella vita ha i suoi problemi e le sue difficoltà, e la persona che invidiate, la persona che tanto ardentemente vorreste essere, non ha necessariamente una vita “perfetta”.
Ovvio, questa è solo la mia opinione. Però credo davvero che più vi comportate come scritto sopra, più aprirete la strada al cambiamento.
Certo, anche a me talvolta capita, soprattutto in ambito universitario e lavorativo, di confrontarmi con chi mi sta intorno, ma quando questo mi succede, cerco di portarmi a pensare: “Okay, mi sto confrontando con questa persona e sto pensando che non sono in gamba come lei, non sono intelligente come lei, non sono vestita con stile come lei, non ho un buon carattere come lei, non ho quello che ha lei… ma anch’io ho delle doti, delle cose positive che molto probabilmente questa persona non ha, e devo essere contenta di quello che ho”.
La mente può anche istintivamente formulare il pensiero del confronto rispetto alla persona che avete di fronte. Ma è quello che decidete di fare del pensiero formulato che fa la differenza. Guardare agli aspetti negativi viene sicuramente più facile, viene più facile vedersi peggiori degli altri piuttosto che cercare di focalizzarci sui nostri aspetti positivi. In fin dei conti, per le persone che soffrono di OCD (Obsessive Cleaning Disorder) e che sono terrorizzate dalla presenza di batteri, è facilissimo guardare una qualsiasi superficie e poi partire in quarta a pulirla, perché è più facile supporre che quella superficie sia infetta piuttosto che razionalizzare il fatto che questo è un pensiero indotto dalla malattia, e utilizzare questo dato di fatto per combattere i pensieri irrazionali. E lo stesso vale per l’anoressia e per la bulimia: è più facile accettare i messaggi negativi relativi al proprio corpo e alla propria persona piuttosto che cercare gli aspetti positivi.
Perciò, se nel momento in cui vi accorgete che vi state confrontando con qualcuno che vi pare migliore di voi sotto tanti aspetti, pensate a quali sono le vostre doti, i vostri punti di forza, e cercate di valorizzarli, potrete impedire al confronto di rovinarvi la giornata.
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venerdì 7 settembre 2012
Cose da fare e da non fare
Sempre più spesso, di recente, ricevo e-mail da parte di genitori le cui figlie hanno un DCA, che mi chiedono consigli su come gestire la situazione. Questo post, perciò, è pensato per tutti i genitori (ma anche i parenti, gli amici, e così via) che hanno quotidianamente a che fare con una figlia che ha un DCA. Qualche dritta su cosa potrebbe essere più opportuno fare/non fare.
Cose da fare:
1. Dite a vostra figlia che le volete bene per quella che è. Ditele che siete preoccupati per lei, che ci tenete a lei, e che siete disposti a fare qualsiasi cosa per darle una mano, se solo ve lo chiede. Perché è la verità.
2. Validate i sentimenti e le percezioni di vostra figlia, anche se non siete d’accordo con lei. Per quanto si possa trattare di pensieri indotti dalla malattia, questi pensieri sono la realtà attuale di vostra figlia, e la fanno soffrire. Incoraggiatela (e dico “incoraggiatela”, non “pressatela”!!) a parlarne con lo psicoterapeuta che la sta seguendo (o, se non è ancora seguita, incoraggiatela ad andare a parlare con uno psicoterapeuta), stimolandola ad essere sincera con lui riguardo ai suoi pensieri e sentimenti.
3. Fatevi un esame di coscienza relativamente alle vostre attitudini e alle vostre credenze in merito al cibo, all’alimentazione, all’immagine corporea, all’apparenza esteriore, e valutate quali messaggi potreste trasmettere, anche non volendo, a vostra figlia.
4. Incoraggiate vostra figlia nella sua scelta di cambiare la situazione – non soltanto per quel che riguarda strettamente l’aspetto alimentare, ma anche e soprattutto per quanto riguarda le scelte della vita. Spesso una persona che ha un DCA tende a fare delle scelte solo per far piacere agli altri o comunque solo per rispondere alle aspettative altrui. Incoraggiatela invece a indagare su quelle che sono le sue capacità e i suoi punti di forza, e a prendere decisioni unicamente per se stessa.
5. Siate consapevoli del fatto che un DCA è una malattia grave che mette a repentaglio la vita di vostra figlia. Non è un capriccio, né un modo per richiamare l’attenzione su di sè, né una fase passeggera, né un atto di opposizione a voi. È una malattia seria che deve essere trattata in maniera opportuna.
Cose da NON fare:
1. Non vi mettete a discutere il peso di vostra figlia, quanto mangia, o come mangia. Non vi focalizzate sugli aspetti superficiali, sull’apparenza, su quello che dovrebbero mangiare o su come dovrebbero essere fisicamente. Provate a parlare di tutt’altro rispetto al cibo, al peso, alle calorie, all’attività fisica. Provare a parlare di come vostra figlia SI SENTE. Inoltre, non parlate della fisicità di altre persone (inclusi voi stessi) – questo potrebbe essere preso sul personale, anche se l’intenzione non era questa.
2. Non fate commenti (nè complimenti) su eventuale perdita/recupero del peso. “Stai proprio bene, adesso!” o “Finalmente sembri in salute!” potrebbero suonarvi come un qualcosa di positivo, ma chi ha un DCA potrebbe interpretare queste frasi vuoi come “Accidenti, allora si vede che sono ingrassata”, vuoi come (cosa ancora peggiore) “Allora non pensavi che stessi bene prima… Cavolo, è proprio vero che è l’apparenza l’unica cosa che conta!”.
3. Non chiedete a vostra figlia ogni giorno cosa ha mangiato, e quali sono stati i suoi sintomi da un punto di vista alimentare. Piuttosto, chiedetele: “Com’è andata la giornata?”, al fine di avere una risposta che v’informa su ciò che hanno fatto e come si sono sentite, senza metterle a disagio, cosa che accadrebbe invece centrando il discorso sull’alimentazione.
4. Non fatela sentire in colpa e non accusatela di tutto ciò che va storto nel vostro rapporto sottointendendo che la causa di ciò è il suo erroneo comportamento alimentare che continua a portare avanti. Siate consapevoli che le bugie che vostra figlia vi ha detto, che il modo in cui si è comportata, che le resistenze ad abbandonare l’anoressia sono conseguenza di una malattia che è molto più totalizzante di quel che potreste immaginare.
5. Non fate pressione psicologica sui risultati attesi. Mi spiego. Tendenzialmente, ogni volta che una persona affetta da un DCA fa un ricovero, o va da una dietista, o inizia una nuova psicoterapia, gravano su di lei forti aspettative: il DCA viene spesso ed erroneamente considerato alla stregua di una malattia fisica, quindi c’è l’aspettativa che, una volta che vostra figlia è tornata a casa dopo quei 3 mesi di ricovero, o una volta fatte TOT sedute di psicoterapia, in lei ci possa essere un cambiamento sostanziale. Non è così. Un ricovero, una psicoterapia… sono solo tentativi. Possono andar bene come fallire. E anche se vanno bene, possono volerci anni per muovere un piccolo passo in avanti. Quindi, non fate troppa pressione psicologica su vostra figlia e non vogliate “tutto e subito” nel vedere dei risultati di miglioramento. Anzi, più una persona si sente pressata in tale direzione, più sale l’ansia e quindi più è difficile andare effettivamente in quella direzione. Un percorso di ricovero richiede i suoi tempi, e sono tempi ben lunghi, perciò, genitori (ma anche parenti ed amici)… relax!
6. Ci sono tante cose che un genitore può fare nei confronti di una figlia che ha un DCA. Posso solo immaginare quanto sia frustrante per un genitore sentirsi impotente di fronte all’anoressia/bulimia della propria figlia. Ma è controproducente che voi cerchiate di forzarla a mangiare in maniera “normale”. Fare questo non sarà d’aiuto e non funzionerà. Il vostro compito è quello di essere un supporto emotivo per vostra figlia, non la “polizia del cibo”. Poi ci sono i professionisti (dietisti, nutrizionisti) che potranno occuparsi dell’aspetto più strettamente alimentare, e i professionisti (psichiatri, psicologi, psicoterapeuti) che si occuperanno dell’aspetto mentale.
Voi dovete semplicemente starle vicino, ascoltarla e supportarla nei momenti di difficoltà… e, magari, se ne avete l’occasione, cercate su Internet per vedere se nella vostra città/zona vengono organizzati gruppi di supporto e di aiuto per genitori di ragazze che hanno un DCA.
Comunque – e qui mi rivolgo a voi, ragazze… se vi viene in mente qualche altra cosa che pensate i genitori dovrebbero fare/non fare, aggiungetela nei commenti, così rendiamo l’elenco più completo, okay??!
Cose da fare:
1. Dite a vostra figlia che le volete bene per quella che è. Ditele che siete preoccupati per lei, che ci tenete a lei, e che siete disposti a fare qualsiasi cosa per darle una mano, se solo ve lo chiede. Perché è la verità.
2. Validate i sentimenti e le percezioni di vostra figlia, anche se non siete d’accordo con lei. Per quanto si possa trattare di pensieri indotti dalla malattia, questi pensieri sono la realtà attuale di vostra figlia, e la fanno soffrire. Incoraggiatela (e dico “incoraggiatela”, non “pressatela”!!) a parlarne con lo psicoterapeuta che la sta seguendo (o, se non è ancora seguita, incoraggiatela ad andare a parlare con uno psicoterapeuta), stimolandola ad essere sincera con lui riguardo ai suoi pensieri e sentimenti.
3. Fatevi un esame di coscienza relativamente alle vostre attitudini e alle vostre credenze in merito al cibo, all’alimentazione, all’immagine corporea, all’apparenza esteriore, e valutate quali messaggi potreste trasmettere, anche non volendo, a vostra figlia.
4. Incoraggiate vostra figlia nella sua scelta di cambiare la situazione – non soltanto per quel che riguarda strettamente l’aspetto alimentare, ma anche e soprattutto per quanto riguarda le scelte della vita. Spesso una persona che ha un DCA tende a fare delle scelte solo per far piacere agli altri o comunque solo per rispondere alle aspettative altrui. Incoraggiatela invece a indagare su quelle che sono le sue capacità e i suoi punti di forza, e a prendere decisioni unicamente per se stessa.
5. Siate consapevoli del fatto che un DCA è una malattia grave che mette a repentaglio la vita di vostra figlia. Non è un capriccio, né un modo per richiamare l’attenzione su di sè, né una fase passeggera, né un atto di opposizione a voi. È una malattia seria che deve essere trattata in maniera opportuna.
Cose da NON fare:
1. Non vi mettete a discutere il peso di vostra figlia, quanto mangia, o come mangia. Non vi focalizzate sugli aspetti superficiali, sull’apparenza, su quello che dovrebbero mangiare o su come dovrebbero essere fisicamente. Provate a parlare di tutt’altro rispetto al cibo, al peso, alle calorie, all’attività fisica. Provare a parlare di come vostra figlia SI SENTE. Inoltre, non parlate della fisicità di altre persone (inclusi voi stessi) – questo potrebbe essere preso sul personale, anche se l’intenzione non era questa.
2. Non fate commenti (nè complimenti) su eventuale perdita/recupero del peso. “Stai proprio bene, adesso!” o “Finalmente sembri in salute!” potrebbero suonarvi come un qualcosa di positivo, ma chi ha un DCA potrebbe interpretare queste frasi vuoi come “Accidenti, allora si vede che sono ingrassata”, vuoi come (cosa ancora peggiore) “Allora non pensavi che stessi bene prima… Cavolo, è proprio vero che è l’apparenza l’unica cosa che conta!”.
3. Non chiedete a vostra figlia ogni giorno cosa ha mangiato, e quali sono stati i suoi sintomi da un punto di vista alimentare. Piuttosto, chiedetele: “Com’è andata la giornata?”, al fine di avere una risposta che v’informa su ciò che hanno fatto e come si sono sentite, senza metterle a disagio, cosa che accadrebbe invece centrando il discorso sull’alimentazione.
4. Non fatela sentire in colpa e non accusatela di tutto ciò che va storto nel vostro rapporto sottointendendo che la causa di ciò è il suo erroneo comportamento alimentare che continua a portare avanti. Siate consapevoli che le bugie che vostra figlia vi ha detto, che il modo in cui si è comportata, che le resistenze ad abbandonare l’anoressia sono conseguenza di una malattia che è molto più totalizzante di quel che potreste immaginare.
5. Non fate pressione psicologica sui risultati attesi. Mi spiego. Tendenzialmente, ogni volta che una persona affetta da un DCA fa un ricovero, o va da una dietista, o inizia una nuova psicoterapia, gravano su di lei forti aspettative: il DCA viene spesso ed erroneamente considerato alla stregua di una malattia fisica, quindi c’è l’aspettativa che, una volta che vostra figlia è tornata a casa dopo quei 3 mesi di ricovero, o una volta fatte TOT sedute di psicoterapia, in lei ci possa essere un cambiamento sostanziale. Non è così. Un ricovero, una psicoterapia… sono solo tentativi. Possono andar bene come fallire. E anche se vanno bene, possono volerci anni per muovere un piccolo passo in avanti. Quindi, non fate troppa pressione psicologica su vostra figlia e non vogliate “tutto e subito” nel vedere dei risultati di miglioramento. Anzi, più una persona si sente pressata in tale direzione, più sale l’ansia e quindi più è difficile andare effettivamente in quella direzione. Un percorso di ricovero richiede i suoi tempi, e sono tempi ben lunghi, perciò, genitori (ma anche parenti ed amici)… relax!
6. Ci sono tante cose che un genitore può fare nei confronti di una figlia che ha un DCA. Posso solo immaginare quanto sia frustrante per un genitore sentirsi impotente di fronte all’anoressia/bulimia della propria figlia. Ma è controproducente che voi cerchiate di forzarla a mangiare in maniera “normale”. Fare questo non sarà d’aiuto e non funzionerà. Il vostro compito è quello di essere un supporto emotivo per vostra figlia, non la “polizia del cibo”. Poi ci sono i professionisti (dietisti, nutrizionisti) che potranno occuparsi dell’aspetto più strettamente alimentare, e i professionisti (psichiatri, psicologi, psicoterapeuti) che si occuperanno dell’aspetto mentale.
Voi dovete semplicemente starle vicino, ascoltarla e supportarla nei momenti di difficoltà… e, magari, se ne avete l’occasione, cercate su Internet per vedere se nella vostra città/zona vengono organizzati gruppi di supporto e di aiuto per genitori di ragazze che hanno un DCA.
Comunque – e qui mi rivolgo a voi, ragazze… se vi viene in mente qualche altra cosa che pensate i genitori dovrebbero fare/non fare, aggiungetela nei commenti, così rendiamo l’elenco più completo, okay??!
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venerdì 31 agosto 2012
La forza della volontà
(post liberamente ispirato ad un articolo di giornale che ho recentemente letto)
“C’è una forza motrice più potente del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà”. Lo diceva Albert Einstein, e a ragione: la forza di volontà è quella che ci consente di raggiungere i risultati maggiori nella vita e, nella fattispecie, è quella che ci consente di combattere l’anoressia giorno dopo giorno. Eppure a volte tenere duro, seguire l’ “equilibrio alimentare”, fare di tutto per evitare le ricadute, sembra così difficile… come dunque riuscirci?
Io credo che la forza di volontà sia come un muscolo: può essere rinforzata con l’allenamento. Ecco perché in questo post voglio provare a suggerirvi alcune strategie per potenziarla ed aiutare quindi il mantenimento della lotta contro l’anoressia.
1. Prendete un impegno preciso. Diversi studi scientifici dimostrano che quando le persone fissano un programma su ciò che intendono fare – dove, come e quando – hanno una probabilità 3 volte superiore di realizzare i loro propositi. Quindi, per fare un esempio semplice, fissare un “equilibrio alimentare” da seguire alla lettera funziona meglio che ripromettersi in modo generico di mangiare tutti i giorni un po’ di carboidrati, proteine, lipidi, fibre e vitamine. La progettazione può trasformare anche un compito difficile in una più maneggevole abitudine.
2. Iniziate dalle cose facili. Per allenare la vostra forza di volontà nel combattere contro l’anoressia, cominciate dagli impegni meno gravosi. Uno studio compiuto da Roy Baumeister (Florida State University), si basava sul chiedere a un gruppo di persone di concentrarsi sulla propria postura per 2 settimane: dovevano stare dritti e composti. In poco tempo, le loro prestazioni tendevano a migliorare. Quindi, allenare la forza di volontà può avere un impatto positivo: meglio partire con progetti semplici (come cercare di seguire l’ “equilibrio alimentare”) per poi passare a propositi molto faticosi (come lavorare duramente su noi stesse nella psicoterapia, per risolvere i veri problemi personali che stanno veramente alla base del proprio malessere che è sfociato nell’anoressia).
3. Procedete per gradi. Il primo passo è ovviamente sempre quello di stabilire un traguardo chiaro. Ma come raggiungerlo? Occorre porsi obiettivi graduali: è poco pratico puntare subito a un traguardo ambizioso, meglio dividere il percorso in varie tappe e porsi mete intermedie più facili da raggiungere. Così ci possiamo sentire da subito più capaci di guidare noi stesse. E non scoraggiatevi se non ci riuscite al primo tentativo: siamo umane…
4. Registrate i progressi. Appendete nella vostra cameretta un cartellone su cui annotare i vostri successi giornalieri, cioè tutti i piccoli passi avanti che siete riuscite a fare… Questo vi darà concretezza e fiducia in voi stesse. Se siete riuscite a fare qualcosa contro l’anoressia quel giorno, lo potrete fare ancora, perché vi siete dimostrate che siete capaci di farlo. Monitorare i progressi e i risultati positivi rinsalda la forza di volontà e dà una spinta positiva per continuare sulla medesima strada.
5. Non scoraggiatevi se le cose non vanno come vorreste. Degli inciampi possono capitare, sono assolutamente normali. Ciò non significa che si è incapaci di combattere contro l’anoressia, e men che meno sono sinonimo di fallimento. Anzi, dopo un inciampo è necessario rialzarsi quanto più rapidamente possibile e riprendere a combattere con più forza e determinazione di prima.
6. Stabilite priorità. Se si è deciso di combattere contro l’anoressia, non è il momento più adatto per cercare di smettere di fumare. Sicuramente fumare fa male ed è pericoloso per la salute, questo lo sanno anche i criceti morti di microcitoma, e sarà necessario smettere di farlo prima o poi… ma può essere opportuno rimandare se in questo momento state combattendo duramente contro l’anoressia, soprattutto se siete all’inizio del vostro percorso di ricovero. La forza di volontà è una risorsa limitata, perciò dev’essere utilizzata in maniera oculata: i grandi sforzi di volontà richiedono tanta energia, e questo rende più facile il cadere in tentazione. Per questo è importante stabilire delle priorità. E ora la nostra priorità è combattere contro l’anoressia.
7. Premiatevi. Quando vi accorgete di aver mosso un passo avanti, anche piccolo, concedetevi una ricompensa. “Se oggi evito di fare checking, mi comprerò quelle scarpe che mi piacciono tanto”. E’ bene stabilire un equilibrio tra fatica nel combattere contro l’anoressia e gratificazioni: se si associa a questa dura lotta qualcosa di piacevole, si renderà l’impegno un po’ meno duro.
8. Cambiate abitudini. Basta eseguire ripetutamente un comportamento per farlo diventare un’abitudine. Philippa Lally (London University College) ha chiesto ad un gruppo di volontari di mangiare sempre una mela a fine pasto, per cinque mesi di fila. Al termine del periodo, il comportamento era diventato automatico e non richiedeva più alcuno sforzo. Questo vale anche per la lotta contro l’anoressia: se si è abituate a fare, per esempio, un’eccessiva attività fisica, bisogna spezzare quest’abitudine e crearne una nuova: per esempio, impiegare il tempo normalmente dedicato all’attività fisica per guardarsi un film o per leggere un libro.
9. Pensate positivo. Concentrarsi su un obiettivo positivo funziona meglio che focalizzarsi su un risultato negativo da evitare. E’ preferibile mirare a vincere, piuttosto che temere di perdere. E’ più utile concentrarsi sulla volontà di andare verso un determinato scopo, cioè sulla motivazione di raggiungere i traguardi che noi stesse vogliamo e abbiamo deciso. Dobbiamo vedere anche ciò che inizialmente facciamo contro-voglia non come un’imposizione, ma come una tappa intermedia per raggiungere i nostri obiettivi.
10. Fate un elenco. Compilate un elenco con i vostri obiettivi nella lotta contro l’anoressia: pochi, chiari e non in conflitto tra loro. E poi passate all’azione, facendo separatamente una cosa dopo l’altra. Ma non datevi dei tempi in cui “dovete riuscire a fare quelle cose”, perché sennò se poi non ci riuscite ci starete male al pensiero degli intenti non realizzati. Viceversa, prendetevi tutto il tempo di cui sentite d’aver bisogno. Non si può pretendere di scalare una montagna in 5 minuti, ci vuole tutto il tempo necessario.
11. Coinvolgete gli altri. Gli altri esercitano innegabilmente un’influenza su di noi. Comunicare agli altri (ovviamente solo alle persone di cui vi fidate di più) la battaglia che state facendo contro l’anoressia, e chiedere loro aiuto quando siete in difficoltà, e sapere di poter contare sul loro supporto, può dare una grossa mano.
12. Non combattete i pensieri: agite. Inutile sforzarsi di non pensare a una cosa: quella ci tornerà comunque in mente. Daniel Wegner (Harvard University) l’ha dimostrato con un noto esperimento: chiese a dei volontari di non pensare ad un orso bianco… ma proprio per questo divieto nessuno riusciva a smettere di pensarci. Accidenti, mi direte allora voi, e dunque come faccio a scollarmi dalla testa tutti i pensieri che mi mette l’anoressia/la bulimia? Una soluzione c’è: se non possiamo controllare i pensieri, possiamo controllare le azioni. Se non riusciamo ad impedirci di pensare alla restrizione alimentare, possiamo almeno bloccare l’azione del restringere, ossia imporci di mangiare seguendo l’ “equilibrio alimentare”.
13. Mai dire mai. Non pensate di non potercela fare. Neanche se avete una ricaduta. Una mentalità negativa è la vostra peggiore avversaria. Non sarà oggi, non sarà domani o tra un mese o tra un anno, ma tutte – e dico tutte – abbiamo la possibilità di farcela assolutamente.
14. Fate ordine. Sembra una sciocchezza, lo so, ma provate a fare ordine. Ordine nella scrivania, in casa, nei cassetti… è più facile esercitare la nostra forza di volontà in ambienti ordinati. Se ci pensate, vale anche al computer: si lavora meglio e con più lena se i nostri files sono ordinati e ben catalogati. Il disordine può influenzare a livello subliminale il cervello e può svilire la forza di volontà.
15. Non pensate “Tanto ormai…”. Dopo una ricaduta, si è portate a mollare i propositi. Parlando, sia durante i miei ricoveri in clinica sia tramite e-mail, con ragazze affette da bulimia, mi è stato da queste spiegato che dopo uno strappo alle proprie regole alimentari, uno strappo anche piccolo (per esempio l’aver mangiato 5 biscotti anziché 3), è facile cadere nell’abbuffata, perché il pensiero che balza in testa è: “Tanto ormai ho sgarrato, quindi per oggi posso anche abbuffarmi”. Sbagliato. L’abbuffata fa più danno della trasgressione iniziale. Lo stesso vale per l’anoressia: più volte sono ricaduta proprio seguendo questo pattern erroneo. Restringevo l’alimentazione ad un pasto, e pensavo: “Tanto ormai ho ristretto, quindi tanto vale che per oggi faccia la cresta a tutto”. Sbagliato pure. Non è la singola restrizione occasionale il problema, è persistere nella restrizione che riporta indietro. Ergo: è meglio non pensare che basti un’infrazione per far fallire la nostra battaglia. Al contrario, ogni passo, anche piccolo, è la misura del nostro successo.
16. Giocate d’anticipo. Prendere una decisione in anticipo potenzia la forza di volontà e non fa trovare impreparati (e, quindi, maggiormente a rischio ricaduta). Per esempio, prima di andare ad una cena di lavoro (o ad una cena con i vostri compagni di classe, se siete ancora studentesse) è bene ripetersi frasi del tipo: “Io mangerò in maniera equilibrata, cercando di ricalcare quanto più possibile il mio “equilibrio alimentare”, a prescindere da quello che sarà servito o da quello che mangeranno gli altri”.
“C’è una forza motrice più potente del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà”. Lo diceva Albert Einstein, e a ragione: la forza di volontà è quella che ci consente di raggiungere i risultati maggiori nella vita e, nella fattispecie, è quella che ci consente di combattere l’anoressia giorno dopo giorno. Eppure a volte tenere duro, seguire l’ “equilibrio alimentare”, fare di tutto per evitare le ricadute, sembra così difficile… come dunque riuscirci?
Io credo che la forza di volontà sia come un muscolo: può essere rinforzata con l’allenamento. Ecco perché in questo post voglio provare a suggerirvi alcune strategie per potenziarla ed aiutare quindi il mantenimento della lotta contro l’anoressia.
1. Prendete un impegno preciso. Diversi studi scientifici dimostrano che quando le persone fissano un programma su ciò che intendono fare – dove, come e quando – hanno una probabilità 3 volte superiore di realizzare i loro propositi. Quindi, per fare un esempio semplice, fissare un “equilibrio alimentare” da seguire alla lettera funziona meglio che ripromettersi in modo generico di mangiare tutti i giorni un po’ di carboidrati, proteine, lipidi, fibre e vitamine. La progettazione può trasformare anche un compito difficile in una più maneggevole abitudine.
2. Iniziate dalle cose facili. Per allenare la vostra forza di volontà nel combattere contro l’anoressia, cominciate dagli impegni meno gravosi. Uno studio compiuto da Roy Baumeister (Florida State University), si basava sul chiedere a un gruppo di persone di concentrarsi sulla propria postura per 2 settimane: dovevano stare dritti e composti. In poco tempo, le loro prestazioni tendevano a migliorare. Quindi, allenare la forza di volontà può avere un impatto positivo: meglio partire con progetti semplici (come cercare di seguire l’ “equilibrio alimentare”) per poi passare a propositi molto faticosi (come lavorare duramente su noi stesse nella psicoterapia, per risolvere i veri problemi personali che stanno veramente alla base del proprio malessere che è sfociato nell’anoressia).
3. Procedete per gradi. Il primo passo è ovviamente sempre quello di stabilire un traguardo chiaro. Ma come raggiungerlo? Occorre porsi obiettivi graduali: è poco pratico puntare subito a un traguardo ambizioso, meglio dividere il percorso in varie tappe e porsi mete intermedie più facili da raggiungere. Così ci possiamo sentire da subito più capaci di guidare noi stesse. E non scoraggiatevi se non ci riuscite al primo tentativo: siamo umane…
4. Registrate i progressi. Appendete nella vostra cameretta un cartellone su cui annotare i vostri successi giornalieri, cioè tutti i piccoli passi avanti che siete riuscite a fare… Questo vi darà concretezza e fiducia in voi stesse. Se siete riuscite a fare qualcosa contro l’anoressia quel giorno, lo potrete fare ancora, perché vi siete dimostrate che siete capaci di farlo. Monitorare i progressi e i risultati positivi rinsalda la forza di volontà e dà una spinta positiva per continuare sulla medesima strada.
5. Non scoraggiatevi se le cose non vanno come vorreste. Degli inciampi possono capitare, sono assolutamente normali. Ciò non significa che si è incapaci di combattere contro l’anoressia, e men che meno sono sinonimo di fallimento. Anzi, dopo un inciampo è necessario rialzarsi quanto più rapidamente possibile e riprendere a combattere con più forza e determinazione di prima.
6. Stabilite priorità. Se si è deciso di combattere contro l’anoressia, non è il momento più adatto per cercare di smettere di fumare. Sicuramente fumare fa male ed è pericoloso per la salute, questo lo sanno anche i criceti morti di microcitoma, e sarà necessario smettere di farlo prima o poi… ma può essere opportuno rimandare se in questo momento state combattendo duramente contro l’anoressia, soprattutto se siete all’inizio del vostro percorso di ricovero. La forza di volontà è una risorsa limitata, perciò dev’essere utilizzata in maniera oculata: i grandi sforzi di volontà richiedono tanta energia, e questo rende più facile il cadere in tentazione. Per questo è importante stabilire delle priorità. E ora la nostra priorità è combattere contro l’anoressia.
7. Premiatevi. Quando vi accorgete di aver mosso un passo avanti, anche piccolo, concedetevi una ricompensa. “Se oggi evito di fare checking, mi comprerò quelle scarpe che mi piacciono tanto”. E’ bene stabilire un equilibrio tra fatica nel combattere contro l’anoressia e gratificazioni: se si associa a questa dura lotta qualcosa di piacevole, si renderà l’impegno un po’ meno duro.
8. Cambiate abitudini. Basta eseguire ripetutamente un comportamento per farlo diventare un’abitudine. Philippa Lally (London University College) ha chiesto ad un gruppo di volontari di mangiare sempre una mela a fine pasto, per cinque mesi di fila. Al termine del periodo, il comportamento era diventato automatico e non richiedeva più alcuno sforzo. Questo vale anche per la lotta contro l’anoressia: se si è abituate a fare, per esempio, un’eccessiva attività fisica, bisogna spezzare quest’abitudine e crearne una nuova: per esempio, impiegare il tempo normalmente dedicato all’attività fisica per guardarsi un film o per leggere un libro.
9. Pensate positivo. Concentrarsi su un obiettivo positivo funziona meglio che focalizzarsi su un risultato negativo da evitare. E’ preferibile mirare a vincere, piuttosto che temere di perdere. E’ più utile concentrarsi sulla volontà di andare verso un determinato scopo, cioè sulla motivazione di raggiungere i traguardi che noi stesse vogliamo e abbiamo deciso. Dobbiamo vedere anche ciò che inizialmente facciamo contro-voglia non come un’imposizione, ma come una tappa intermedia per raggiungere i nostri obiettivi.
10. Fate un elenco. Compilate un elenco con i vostri obiettivi nella lotta contro l’anoressia: pochi, chiari e non in conflitto tra loro. E poi passate all’azione, facendo separatamente una cosa dopo l’altra. Ma non datevi dei tempi in cui “dovete riuscire a fare quelle cose”, perché sennò se poi non ci riuscite ci starete male al pensiero degli intenti non realizzati. Viceversa, prendetevi tutto il tempo di cui sentite d’aver bisogno. Non si può pretendere di scalare una montagna in 5 minuti, ci vuole tutto il tempo necessario.
11. Coinvolgete gli altri. Gli altri esercitano innegabilmente un’influenza su di noi. Comunicare agli altri (ovviamente solo alle persone di cui vi fidate di più) la battaglia che state facendo contro l’anoressia, e chiedere loro aiuto quando siete in difficoltà, e sapere di poter contare sul loro supporto, può dare una grossa mano.
12. Non combattete i pensieri: agite. Inutile sforzarsi di non pensare a una cosa: quella ci tornerà comunque in mente. Daniel Wegner (Harvard University) l’ha dimostrato con un noto esperimento: chiese a dei volontari di non pensare ad un orso bianco… ma proprio per questo divieto nessuno riusciva a smettere di pensarci. Accidenti, mi direte allora voi, e dunque come faccio a scollarmi dalla testa tutti i pensieri che mi mette l’anoressia/la bulimia? Una soluzione c’è: se non possiamo controllare i pensieri, possiamo controllare le azioni. Se non riusciamo ad impedirci di pensare alla restrizione alimentare, possiamo almeno bloccare l’azione del restringere, ossia imporci di mangiare seguendo l’ “equilibrio alimentare”.
13. Mai dire mai. Non pensate di non potercela fare. Neanche se avete una ricaduta. Una mentalità negativa è la vostra peggiore avversaria. Non sarà oggi, non sarà domani o tra un mese o tra un anno, ma tutte – e dico tutte – abbiamo la possibilità di farcela assolutamente.
14. Fate ordine. Sembra una sciocchezza, lo so, ma provate a fare ordine. Ordine nella scrivania, in casa, nei cassetti… è più facile esercitare la nostra forza di volontà in ambienti ordinati. Se ci pensate, vale anche al computer: si lavora meglio e con più lena se i nostri files sono ordinati e ben catalogati. Il disordine può influenzare a livello subliminale il cervello e può svilire la forza di volontà.
15. Non pensate “Tanto ormai…”. Dopo una ricaduta, si è portate a mollare i propositi. Parlando, sia durante i miei ricoveri in clinica sia tramite e-mail, con ragazze affette da bulimia, mi è stato da queste spiegato che dopo uno strappo alle proprie regole alimentari, uno strappo anche piccolo (per esempio l’aver mangiato 5 biscotti anziché 3), è facile cadere nell’abbuffata, perché il pensiero che balza in testa è: “Tanto ormai ho sgarrato, quindi per oggi posso anche abbuffarmi”. Sbagliato. L’abbuffata fa più danno della trasgressione iniziale. Lo stesso vale per l’anoressia: più volte sono ricaduta proprio seguendo questo pattern erroneo. Restringevo l’alimentazione ad un pasto, e pensavo: “Tanto ormai ho ristretto, quindi tanto vale che per oggi faccia la cresta a tutto”. Sbagliato pure. Non è la singola restrizione occasionale il problema, è persistere nella restrizione che riporta indietro. Ergo: è meglio non pensare che basti un’infrazione per far fallire la nostra battaglia. Al contrario, ogni passo, anche piccolo, è la misura del nostro successo.
16. Giocate d’anticipo. Prendere una decisione in anticipo potenzia la forza di volontà e non fa trovare impreparati (e, quindi, maggiormente a rischio ricaduta). Per esempio, prima di andare ad una cena di lavoro (o ad una cena con i vostri compagni di classe, se siete ancora studentesse) è bene ripetersi frasi del tipo: “Io mangerò in maniera equilibrata, cercando di ricalcare quanto più possibile il mio “equilibrio alimentare”, a prescindere da quello che sarà servito o da quello che mangeranno gli altri”.
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venerdì 23 dicembre 2011
Natale: soprav/vivere
Come sopravvivere al Natale quando si ha un DCA? Che tu sia anoressica, bulimica, o che tu sia un genitore/fratello/sorella/amico/amica di qualcuno che ha un DCA, DCAmocelo chiaramente, il Natale può essere fonte di complicazioni e di stress. E lo stress tende a peggiorare il quadro di chi ha un DCA, sia da un punto di vista alimentare, sia in termini di relazioni con gli altri.
Per prima cosa, perciò, se avete un DCA, è importante cercare di allentare la presa, ed essere consapevoli del fatto che ci saranno momenti in cui ci si sentirà completamente incapaci di esercitare il benché minimo controllo. Attraversare il Natale significa molto spesso sentirsi obbligate a fare cose che non ci va di fare, perciò è importante pianificare in anticipo dei getaway, in modo da non sentirci con l’acqua alla gola.
Se si ha un DCA, il Natale può essere terrorizzante. Perché si potrebbe essere costretto a viverlo lontano da un contesto casalingo e, quindi, protetto. Oppure può essere ansiogeno anche l’avere tutto il parentado riunito, e il dover fingere di essere felici, l’ostentare falsi sorrisi, desiderando soltanto scappare veloce, lontano e da qualche altra parte.
L’ansia a Natale è in definitiva una costante per chi ha un DCA, ma non deve rovinare questa giornata. Bisogna sempre ricordare che la comunicazione – come in qualsiasi altro giorno dell’anno – può aiutare a ridurre lo stress. Perciò, circondatevi di persone cui volete bene e con cui state bene, affinché esse stesse possano aiutarvi a superare le vostre difficoltà.
Consigli per chi ha un DCA:
• Telefonare al Numero Verde SOS Disturbi Alimentari: 800180969 per parlare delle proprie difficoltà. (Vi ricordo che potete rimanere anche anonime, non vi è richiesto d’identificarvi, quindi sentitevi libere di parlare di tutti i vostri timori).
• Pianificate in anticipo. Identificate una persona supportiva che possa starvi vicino durante la giornata (vuoi fisicamente, vuoi telefonicamente), e che sapete essere pronta in ogni momento ad ascoltare le vostre ansie. Parlateci immediatamente, non appena sentite che le cose si stanno mettendo male.
• Parlate con i vostri familiari (o comunque con le persone con cui trascorrete la giornata natalizia) del vostro DCA, e spiegategli cosa dovrebbero fare, come dovrebbero comportarsi, per non farvi venire troppa ansia.
• Pianificate le visite a casa di familiari e amici, e provate ad immaginare cosa potrebbe succedere in questi contesti. Pensate a cosa potrebbero dirvi, e a quali risposte potreste dargli.
• Se trascorrete il Natale a casa, pianificate il momento in cui i vostri familiari e i vostri amici possono venire a farvi visita, così sarete psicologicamente preparate al loro arrivo, e minimizzerete lo stress relativo a questi incontri. Se dovete prendere parte a un “pranzo di famiglia”, pianificate quello che mangerete magari cucinandovelo in anticipo, e se vi fa sentire più tranquille, continuate a seguire il vostro “equilibrio alimentare”.
• Se siete a mangiare a casa di amici o parenti e non avete la possibilità di seguire l’ “equilibrio alimentare”, contattate la persona incaricata di preparare il pasto, e chiedetegli cosa cucinerà, affinché possiate poi telefonare alla vostra dietista e chiedere quali quantità di questi cibi mangiare. Altrimenti, portate qualcosa di preparato da voi, che vi sentite di mangiare senza avere troppa ansia.
• Ricordate che, a differenza di ciò che potete pensare, non è vero che tutti gli occhi sono puntati su di voi, pronti a controllare cosa/quanto mangiate. Per lo più la gente pensa a ciò che c’è sul proprio piatto, e a chiacchierare con gli altri.
• Se qualcuno si mette a fare commenti su cosa quanto mangiate, ricordate che quelle parole non sono affatto importanti: voi seguite il vostro “equilibrio alimentare” e perciò sapete che state mangiando quel che è giusto mangiare, dunque i commenti degli altri sono insignificanti.
• Trovatevi un po’ di tempo per voi stesse – ascoltate il vostro CD musicale preferito, telefonate alla vostra migliore amica, andate a fare una passeggiata, andate a fare un giro in auto. È importante che facciate qualcosa che vi faccia star bene e vi rilassi.
• Fate presente quelle che sono le vostre difficoltà in maniera tranquilla e serena, senza fare scenate che fanno poi stare peggio sia voi sia chi vi sta intorno.
• Datevi la possibilità di vivere le vostre emozioni per quello che sono. Ricordate che non avete l’obbligo di essere felici e sorridere per tutto il tempo – nessuno si aspetta questo da voi.
• Se anche esagerate col cibo… il Natale dura un giorno. Un giorno in cui si mangia di più, nel computo totale dell’alimentazione, non cambia assolutamente niente.
Consigli per chi ha a che fare con chi ha un DCA:
• Pianificate in anticipo. Informate i vostri parenti e chi sarà presente al pranzo di Natale, che vi partecipa anche una persona con un DCA, e aiutateli a capire cosa è meglio fare/non fare, e in cosa consiste veramente un DCA. Purtroppo queste patologie sono spesso minimizzate o trattate in maniera superficiale dai media, e ciò non aiuta certo chi sta male.
• La tensione che si viene a generare nel periodo natalizio reduce l’effettiva capacità di comunicare tra i membri di una famiglia. Consapevoli di questo, cercate di conservare la calma e di comunicare in maniera diretta con chi vi circonda. Considerate che una persona che ha un DCA è molto sensibile ai segnali subliminali, quindi parlate con tranquillità e chiarezza.
• Se siete voi che avete il compito di occuparvi del cibo, chiedete alla persona che ha un DCA cosa preferirebbe mangiare.
• Non riponete irrealistiche aspettative su ciò che mangerà la persona che ha un DCA. Cercate di ricordare che ognuno si relaziona con le situazioni, le emozioni e i sentimenti in maniera differente, e che una persona che ha un DCA tende a scaricare tutto sul cibo. Perciò, non pressatele con commenti sull’alimentazione, magari dicendo di mangiare un po’ di più. Non dovete “salvare” nessuno.
• Non parlate di cibo o di diete durante il pasto, e non fate commenti sull’aspetto fisico di nessuno dei partecipanti al pranzo. Viceversa, se si deve fare un commento su una persona che ha un DCA, è meglio orientarsi su cose come: “E’ bello che anche tu sia qui”, “sei forte perché ce la metti tutta”, “sembri più felice, ora” o “ci sei mancata”. Insomma, messaggi d’affetto… che è ciò di cui tutti (e chi ha un DCA in particolar modo) hanno bisogno. Critiche, falsi pietismi, e commenti sull’aspetto fisico o sul tipo di alimentazione sono assolutamente improduttivi, anzi, persino dannosi.
• Il Natale è un giorno come tutti gli altri, e se ve lo aspettate “perfetto”, andrete incontro a grosse delusioni. Una persona che ha un DCA non “guarisce” perché è Natale, anzi, per Natale avrà ancora più problemi col cibo. Siate consapevoli di questo, e cercate di essere più supportavi possibile: lei non sta cercando di rovinare il vostro Natale, sta cercando di sopravvivere al Natale.
• Non vi focalizzate sul cibo, su quanto la persona col DCA mangia o meno, cercate semplicemente di apprezzare il tempo che potete trascorrere insieme.
Consigli per tutti quanti:
• Ascoltate le sensazioni trasmesse dal vostro corpo – imparate a dire “no” se una cosa non vi va, e “sì” se invece volete mangiarla. Il corpo sa molto meglio della testa ciò di cui ha bisogno.
• Imparate a riconoscere i segnali che il vostro corpo vi manda – ascoltare voi stesse, e non agite solo per ciò che gli altri si aspettano da voi.
• Comunicate le vostre emozioni e i vostri sentimenti. Non tenetevi dentro cose che vi fanno stare male. Parlatene con qualcuno di cui avete fiducia. Tenete un diario o un blog in cui sfogarvi. Buttare fuori le emozioni significa non inchiodarle più sul proprio corpo…
• Non cercate la perfezione: siate semplicemente voi stesse. Siate fiere di quello che siete, non perdete tempo a cercare di essere perfette… non ci riuscireste comunque, ed in ogni caso non ne vale la pena. Datevi la possibilità di essere voi stesse, anche in un giorno difficile come il Natale. Non c’è niente di meglio al mondo.
P.S.= Buon Natale a tutte, ragazze...

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Per prima cosa, perciò, se avete un DCA, è importante cercare di allentare la presa, ed essere consapevoli del fatto che ci saranno momenti in cui ci si sentirà completamente incapaci di esercitare il benché minimo controllo. Attraversare il Natale significa molto spesso sentirsi obbligate a fare cose che non ci va di fare, perciò è importante pianificare in anticipo dei getaway, in modo da non sentirci con l’acqua alla gola.
Se si ha un DCA, il Natale può essere terrorizzante. Perché si potrebbe essere costretto a viverlo lontano da un contesto casalingo e, quindi, protetto. Oppure può essere ansiogeno anche l’avere tutto il parentado riunito, e il dover fingere di essere felici, l’ostentare falsi sorrisi, desiderando soltanto scappare veloce, lontano e da qualche altra parte.
L’ansia a Natale è in definitiva una costante per chi ha un DCA, ma non deve rovinare questa giornata. Bisogna sempre ricordare che la comunicazione – come in qualsiasi altro giorno dell’anno – può aiutare a ridurre lo stress. Perciò, circondatevi di persone cui volete bene e con cui state bene, affinché esse stesse possano aiutarvi a superare le vostre difficoltà.
Consigli per chi ha un DCA:
• Telefonare al Numero Verde SOS Disturbi Alimentari: 800180969 per parlare delle proprie difficoltà. (Vi ricordo che potete rimanere anche anonime, non vi è richiesto d’identificarvi, quindi sentitevi libere di parlare di tutti i vostri timori).
• Pianificate in anticipo. Identificate una persona supportiva che possa starvi vicino durante la giornata (vuoi fisicamente, vuoi telefonicamente), e che sapete essere pronta in ogni momento ad ascoltare le vostre ansie. Parlateci immediatamente, non appena sentite che le cose si stanno mettendo male.
• Parlate con i vostri familiari (o comunque con le persone con cui trascorrete la giornata natalizia) del vostro DCA, e spiegategli cosa dovrebbero fare, come dovrebbero comportarsi, per non farvi venire troppa ansia.
• Pianificate le visite a casa di familiari e amici, e provate ad immaginare cosa potrebbe succedere in questi contesti. Pensate a cosa potrebbero dirvi, e a quali risposte potreste dargli.
• Se trascorrete il Natale a casa, pianificate il momento in cui i vostri familiari e i vostri amici possono venire a farvi visita, così sarete psicologicamente preparate al loro arrivo, e minimizzerete lo stress relativo a questi incontri. Se dovete prendere parte a un “pranzo di famiglia”, pianificate quello che mangerete magari cucinandovelo in anticipo, e se vi fa sentire più tranquille, continuate a seguire il vostro “equilibrio alimentare”.
• Se siete a mangiare a casa di amici o parenti e non avete la possibilità di seguire l’ “equilibrio alimentare”, contattate la persona incaricata di preparare il pasto, e chiedetegli cosa cucinerà, affinché possiate poi telefonare alla vostra dietista e chiedere quali quantità di questi cibi mangiare. Altrimenti, portate qualcosa di preparato da voi, che vi sentite di mangiare senza avere troppa ansia.
• Ricordate che, a differenza di ciò che potete pensare, non è vero che tutti gli occhi sono puntati su di voi, pronti a controllare cosa/quanto mangiate. Per lo più la gente pensa a ciò che c’è sul proprio piatto, e a chiacchierare con gli altri.
• Se qualcuno si mette a fare commenti su cosa quanto mangiate, ricordate che quelle parole non sono affatto importanti: voi seguite il vostro “equilibrio alimentare” e perciò sapete che state mangiando quel che è giusto mangiare, dunque i commenti degli altri sono insignificanti.
• Trovatevi un po’ di tempo per voi stesse – ascoltate il vostro CD musicale preferito, telefonate alla vostra migliore amica, andate a fare una passeggiata, andate a fare un giro in auto. È importante che facciate qualcosa che vi faccia star bene e vi rilassi.
• Fate presente quelle che sono le vostre difficoltà in maniera tranquilla e serena, senza fare scenate che fanno poi stare peggio sia voi sia chi vi sta intorno.
• Datevi la possibilità di vivere le vostre emozioni per quello che sono. Ricordate che non avete l’obbligo di essere felici e sorridere per tutto il tempo – nessuno si aspetta questo da voi.
• Se anche esagerate col cibo… il Natale dura un giorno. Un giorno in cui si mangia di più, nel computo totale dell’alimentazione, non cambia assolutamente niente.
Consigli per chi ha a che fare con chi ha un DCA:
• Pianificate in anticipo. Informate i vostri parenti e chi sarà presente al pranzo di Natale, che vi partecipa anche una persona con un DCA, e aiutateli a capire cosa è meglio fare/non fare, e in cosa consiste veramente un DCA. Purtroppo queste patologie sono spesso minimizzate o trattate in maniera superficiale dai media, e ciò non aiuta certo chi sta male.
• La tensione che si viene a generare nel periodo natalizio reduce l’effettiva capacità di comunicare tra i membri di una famiglia. Consapevoli di questo, cercate di conservare la calma e di comunicare in maniera diretta con chi vi circonda. Considerate che una persona che ha un DCA è molto sensibile ai segnali subliminali, quindi parlate con tranquillità e chiarezza.
• Se siete voi che avete il compito di occuparvi del cibo, chiedete alla persona che ha un DCA cosa preferirebbe mangiare.
• Non riponete irrealistiche aspettative su ciò che mangerà la persona che ha un DCA. Cercate di ricordare che ognuno si relaziona con le situazioni, le emozioni e i sentimenti in maniera differente, e che una persona che ha un DCA tende a scaricare tutto sul cibo. Perciò, non pressatele con commenti sull’alimentazione, magari dicendo di mangiare un po’ di più. Non dovete “salvare” nessuno.
• Non parlate di cibo o di diete durante il pasto, e non fate commenti sull’aspetto fisico di nessuno dei partecipanti al pranzo. Viceversa, se si deve fare un commento su una persona che ha un DCA, è meglio orientarsi su cose come: “E’ bello che anche tu sia qui”, “sei forte perché ce la metti tutta”, “sembri più felice, ora” o “ci sei mancata”. Insomma, messaggi d’affetto… che è ciò di cui tutti (e chi ha un DCA in particolar modo) hanno bisogno. Critiche, falsi pietismi, e commenti sull’aspetto fisico o sul tipo di alimentazione sono assolutamente improduttivi, anzi, persino dannosi.
• Il Natale è un giorno come tutti gli altri, e se ve lo aspettate “perfetto”, andrete incontro a grosse delusioni. Una persona che ha un DCA non “guarisce” perché è Natale, anzi, per Natale avrà ancora più problemi col cibo. Siate consapevoli di questo, e cercate di essere più supportavi possibile: lei non sta cercando di rovinare il vostro Natale, sta cercando di sopravvivere al Natale.
• Non vi focalizzate sul cibo, su quanto la persona col DCA mangia o meno, cercate semplicemente di apprezzare il tempo che potete trascorrere insieme.
Consigli per tutti quanti:
• Ascoltate le sensazioni trasmesse dal vostro corpo – imparate a dire “no” se una cosa non vi va, e “sì” se invece volete mangiarla. Il corpo sa molto meglio della testa ciò di cui ha bisogno.
• Imparate a riconoscere i segnali che il vostro corpo vi manda – ascoltare voi stesse, e non agite solo per ciò che gli altri si aspettano da voi.
• Comunicate le vostre emozioni e i vostri sentimenti. Non tenetevi dentro cose che vi fanno stare male. Parlatene con qualcuno di cui avete fiducia. Tenete un diario o un blog in cui sfogarvi. Buttare fuori le emozioni significa non inchiodarle più sul proprio corpo…
• Non cercate la perfezione: siate semplicemente voi stesse. Siate fiere di quello che siete, non perdete tempo a cercare di essere perfette… non ci riuscireste comunque, ed in ogni caso non ne vale la pena. Datevi la possibilità di essere voi stesse, anche in un giorno difficile come il Natale. Non c’è niente di meglio al mondo.
P.S.= Buon Natale a tutte, ragazze...

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