Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.
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domenica 2 gennaio 2011

Complicanze

Come molte di voi ormai già sapranno, alcuni giorni fa è stata annunciata la notizia della morte, causa anoressia, di Isabelle Caro, la ragazza che aveva posato per la campagna pubblicitaria del fotografo Oliviero Toscani nel 2007. Ho letto un fiorire di post al riguardo in questi giorni, e mi sembra che, da parte mia, aggiungere ancora qualcosa a tutto ciò che è stato già scritto sarebbe semplicemente reiterativo.

Tuttavia, c’è un particolare aspetto di questa vicenda su cui vorrei porre l’accento. Si tratta di una riflessione che mi è venuta spontanea quando ho letto il post che Mari aveva scritto sul suo blog al riguardo. "Isabelle non aveva nessuna percezione della gravità del suo stato", ha scritto Mari. E da qui è nato il mio pensiero.

Quando si è nel pieno dell’anoressia, siamo veramente consapevoli di quanto il nostro corpo sta soffrendo e delle complicanze prettamente mediche, fisiche, cui si sta andando incontro?

La risposta a questa domanda credo possa essere bipartita. Sebbene magari anche a un livello non propriamente del tutto razionalizzato, ritengo che ogni ragazza che ha un DCA sia, basilarmente, consapevole che quello che sta facendo non è salutare. Voglio dire, credo che anche una bambina capirebbe che restringere l’alimentazione, procurarsi il vomito, sfiancarsi con lo sport, assumere diuretici e lassativi non è un qualcosa di positivo per il nostro organismo. A partire da questo punto fisso, però, occorre distinguere. Da una parte c’è l’aspetto “Lo so, ma fingo di non saperlo, perché sennò mi sentirei completamente matta nel fare qualcosa che mi distruggerà o comunque mi darà serie conseguenze fisiche”, dall’altra l’aspetto “Lo so, ma tanto sono tutti allarmisti, stanno esagerando, e poi vuoi che tutte queste cose succedano proprio a me? No, via, a me non mi succedono mica…” (succedono proprio a TE, purtroppo mi vedo costretta dirlo per esperienza, perché anch’io appartenevo a questa fazione, e adesso mi trovo costretta a far fronte alle conseguenze), ed infine l’aspetto dell’effettiva parziale inconsapevolezza: in fin dei conti, molto spesso quando si entra nella spirale discendente dell’anoressia si è ragazzine, ed è perciò normale che non sia abbia un’idea precisa e completa di quali possano essere le conseguenze fisiche di un comportamento alimentare errato. Molto spesso, peraltro, non volendo documentarci al riguardo per paura di leggere quello che, in fondo, già sappiamo, quest’ “ignoranza” rimane.

Ed arriviamo dunque alla ragione di questo post. La scelta del sintomo anoressico, la scelta della restrizione alimentare, è certamente una scelta consapevole. Quello che invece, molto spesso, non è pienamente o affatto consapevole, è tutta la pletora delle complicanze medico-fisiche cui si va necessariamente incontro con un DCA.

Perciò, in qualità di protomedico, ciò che vi propongo è proprio questo: dare un’occhiata a quelle che sono le complicanze mediche derivanti dai DCA. A tal proposito, ho redatto un file che potete scaricare qui sotto

Complicanze Mediche dei D.C.A.

Prima che passiate a leggerlo, qualche precisazione.

Innanzitutto, un ringraziamento. Come potrete vedere non appena aprirete il file, non ne sono la sola autrice, perciò…
GRAZIE MILLE, ALEX! Tutto questo non sarebbe mai venuto alla luce così se tu non mi avessi dato una mano, quindi… GRAZIE! Tra qualche anno tutto lo staff di “Grey’s Anatomy”, “E.R. – Medici in prima linea” e il Dottor House ti faranno un baffo, lo sai, vero?!...

Ci tengo tuttavia a precisare che questo lavoretto non ha assolutamente la pretesa di essere esaustivo, completo, precisissimo, perfetto… io ed Alex studiamo Medicina, non abbiamo ancora la laurea, quindi penso sia ovvio che le nostre conoscenze sono parziali rispetto a quelle di un medico. L’idea è quella di dare un’impostazione e una conoscenza di base su quelle che sono le principali complicazioni fisiche dei DCA, senza alcuna pretesa di eviscerare tutto il sapere medico al riguardo. Anzi, sono consapevole che ci sono molti “punti vuoti” ed imprecisioni, perciò… se ci fosse un medico che sta leggendo tutto questo, e se volesse completare, approfondire, correggere e precisare il file che ho caricato, sarebbe una cosa bellissima! Ogni possibile miglioria è più che benaccetta, anzi, è caldamente desiderata!

Vorrei dire anche che, nello scrivere questo file, si è cercato di integrare il “linguaggio medico” e il “linguaggio profano” in maniera tale da redigere un qualcosa che fosse comprensibile anche per chi è esterno all’ambiente della medicina. Non so quanto ci si possa essere riusciti – è un po’ difficile vedere dal di dentro ciò che vede chi sta al di fuori – in ogni caso, se ci sono cose non ben spiegate, cose troppo tecniche, o qualsiasi cosa che non vi quadra, fatemelo sapere nei commenti o via e-mail, e cercherò di fornire tutte le spiegazioni mancanti tentando di essere più precisa, semplice ed esaustiva.

In ogni caso, al termine del file sono riportate le indicazioni bibliografiche relative ai testi di cui si è fatto uso, quindi potete approfittarne se desiderate approfondire.

Infine sono consapevole del fatto che questa lettura lascerà il tempo che trova se siete nel pieno dell’anoressia. Se siete nel pieno dell’anoressia, magari non scaricherete neppure il file. “Ecco un’altra quasi dottoressa che mette giù tanti paroloni per fare allarmismo sfruttando l’onda della morte di Isabelle Caro… ma figuriamoci!” penserete, e vi farete una risata di fronte a quel file. Lo capisco perfettamente, perché se questo file me l’avessero messo tra le mani anche solo 5 o 6 anni fa, pure io avrei scosso la testa e avrei smesso di leggere dopo le prime tre righe pensando: “E chi se ne frega?!”. Ma frega eccome, poi. Perché questa – per quanto semplificata, per quanto limitata, per quanto imprecisa – è la realtà medica dei DCA. Isabelle Caro potrebbe dirvelo meglio di me.

giovedì 10 settembre 2009

Lei

Avevamo preso alla leggera qualcosa su cui è permessa solo la massima serietà, o viceversa?

È la milionesima volta che provo a scrivere questo post: arrivo più o meno alla terza frase, poi cancello tutto perché mi sembra che non vada bene. Sto scoprendo che nel provare a raccontare quello che ho in mente la parte più difficile – una delle parti più difficili, per lo meno – non è tanto riuscire a metterci tutto, quanto mettere tutto al posto giusto.

Looking back on when we first met… (3 Giugno 2007)
LEI: “Sei la mia nuova compagna di stanza, vero?! Bene, avevo giusto bisogno di qualcuno che mi aiutasse a tirare un paio di calci a questa anoressia! Bisogna darci da fare, perché altrimenti qui ci si tira la buccia!”
IO: “La vita è sopravvalutata.”

Penso che oggi è uno di quei giorni in cui vorrei ritornare piccola. Solo per oggi. Perché i bambini non tacciono volontariamente e non cercano di dimenticare le cose spiacevoli. Semplicemente, le rimuovono. Con quella tranquilla naturalezza della quale solo a 4 o 5 anni siamo capaci. Perciò anch’io vorrei tornare a quell’età, oggi. Vorrei tornarci per far sparire tutto e ricominciare da zero. Vorrei tornarci per comportarmi in maniera diversa, per cambiare le cose, per dare un altro epilogo che non sia quello che è stato. Vorrei tornarci per non averla mai incontrata. Avrebbe cambiato qualcosa? Avrebbe cambiato me, lei? Avrebbe cambiato quello che penso adesso? Se solo potessi ricominciare di nuovo, un milione di miglia lontana da qui, mia cara, avrei cura di me stessa. Troverei un modo. E questa giornata non ci sarebbe. Sarebbe solo un altro ordinario 10 Settembre da dimenticare. E io non sarei qui. E lei non sarebbe là. Il suo volto di bambolina di porcellana. I suoi occhi chiusi. I suoi sogni polvere, per sempre.

Ho realizzato un video per Emma. Emma. La ragazza bionda della foto (tra 4.03’ e 4.09’ nel video) che fa la “V” con le dita. La “V” di evviva, la “V” di Vita… quella vita che ha perso esattamente 2 anni fa, il 10 Settembre 2007, proprio a causa dell’anoressia. Lei è stata la mia compagna di stanza in clinica durante il mio 4° ricovero, il più difficile, il più duro. Ma anche quello che ha segnato il punto di svolta. Insieme abbiamo cercato di combattere l’anoressia, con la promessa di uscirne… In realtà, da quella clinica ci sono uscita solo io… E continuo a lottare contro l’anoressia.

Perciò, Emma, questo è per te. Perché il tuo coraggio e la tua grinta possano essere d’esempio per tutte. Perché tu sei davvero la stella che ha dato un senso al mio cielo.



Cara Emma, forse è vero che la morte è una bilancia che ricerca sempre l’equilibrio. Forse è vero che è stata presa una vita per una vita. E perciò tu hai salvato la mia ed hai pagato con la tua. Mi dispiace. Mi dispiace davvero. Non doveva andare così. Tu volevi fare la cantante. Tu volevi andare in vacanza negli Stati Uniti. Tu volevi vedere la nuova stagione di “The O.C.”. Tu volevi comprare un PC portatile color rosa confetto. Tu volevi iscriverti alla facoltà di Medicina. Tu volevi diventare medico. Tu volevi mangiare la tua prima ciliegia dell’estate per poter esprimere un desiderio. Perché tu ne avevi tanti di sogni. Avevi tanta vita che volevi vivere davanti, che volevi assaporare fino all’ultimo istante. Perciò non doveva andare così. Doveva prendersi me, non te. Ero io quella che voleva morire. Ero io quella che doveva morire.
C’è però una cosa che volevo dirti. E anche se so che adesso non puoi più sentirmi, voglio dirtela ugualmente. GRAZIE. Grazie perché mi hai liberata. Mi hai liberata dall’incantesimo che avevo fatto a me stessa. Mi hai permesso di ricominciare. Mi hai dato un senso. Mi hai mostrato la via.

Io adesso sto vivendo una vita che non mi appartiene, che è la sua. Come io mi sono presa la sua vita, lei si è presa la mia morte, scambio fatale, il bacio di due coni. Ma se lei mi ha concesso in prestito il suo tempo, io non posso che viverlo per lei: perciò farò quello che sono stata chiamata a fare. E nel momento in cui mi sono iscritta a Medicina, mi sono iscritta per lei. E la mia laurea sarà la sua laurea. E in ogni ragazza che vedrò, vedrò lei. Ed ogni ragazza con cui parlerò, parlerò con lei. Ed ogni ragazza che proverò a curare, proverò a curare lei. Ed ogni anoressia contro la quale combatterò, sarà la sua anoressia.
E se salverò anche una sola vita, lei riavrà la sua.
 
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