Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 12 luglio 2013

A proposito del Mindfulness nel trattamento dei DCA

Sapete cos’è il “Mindfulness”? Wikipedia lo definisce come: “modalità di prestare attenzione, momento per momento, nell’hic et nunc, intenzionalmente e in modo non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.” È una modalità terapeutica di cui ho sentito molto parlare, ultimamente. Sta prendendo sempre più campo, e ci sono molteplici ricerche che cercano di dimostrare quanto questa sia utile nel trattamento di disturbi d’ansia, depressione, DOC, somatizzazioni e patologie correlate. Nessuna sorpresa dunque che il Mindfulness sia diventato popolare anche nel campo dei disturbi alimentari. Secondo questa tecnica terapeutica dovremmo cercare di imparare a “vivere il momento” e cercare di essere delle osservatrici neutre della nostra stessa vita. Personalmente (mia opinione, e dunque opinabile per antonomasia) su di me NON ho trovato utile l’applicare questa metodica terapeutica. C’è chi dice che invece sia utile eccome, sicuramente è molto utilizzata, ma gli studi scientifici che cercando di dimostrare l’efficacia di questa terapia nel trattamento dei DCA, soprattutto anoressia, sono numericamente molto limitati, condotti su piccoli campioni, e comunque parziali. Cionnonostante, sono a conoscenza del fatto (riferitomi da alcune lettrici di questo blog) che alcune cliniche utilizzano il Mindfulness come un qualcosa di perfettamente integrato al loro protocollo terapeutico. Nell’ambito dei DCA, infatti, questa tecnica consiste nel cercare di non “fuggire” mentalmente dal cibo, ma concentrarsi su quello che si ha nel piatto, senza pensare ad altro, e cercando di tenere bassi i livelli di ansia nella consapevolezza che quello che si mangia è quanto previsto dal proprio “equilibrio alimentare”.
La domanda da porsi, dunque, è: il Mindfulness funziona? E, se sì, chi può trarne beneficio?

Alcuni ricercatori si sono posti questa domanda, ed hanno impostato uno studio cercando di valutare l’efficacia delle tecniche del Mindfulness attuate sia prima che durante i pasti, su un gruppo di pazienti affette da DCA ricoverate in una clinica. In breve, hanno scoperto che il Mindfulness non è sempre una modalità efficace (né tantomeno la migliore) per aiutare le persone con un DCA durante la fase di ri-alimentazione. (Marek et al., 2013)

Spesso il termine Mindfulness viene utilizzato come se fosse un qualcosa che tutti conoscono, un qualcosa di ovvio. Non lo è, naturalmente. L’utilizzo colloquiale del termine Mindfulness non rispecchia esattamente quello che gli psicologi intendono quando utilizzano questo termine. In una non recentissima dichiarazione consensuale (Bishop et al., 2004), gli psicologi scrivono che il Mindfulness è:  

“un processo che permette di regolare la propria attenzione, al fine di ottenere una consapevolezza non elaborativa dell’evento corrente, e la capacità di relazionarsi all’evento in questione con un orientamento di curiosità, apertura mentale, e accettazione. Il Mindfulness è inoltre un processo di approfondimento della conoscenza sulla natura della propria mente, e l’adozione di una prospettiva decentrata sui pensieri e sui sentimenti, in maniera tale che possano essere vissuti per quella che è la loro soggettività (VS la loro necessaria validazione) e la loro natura transitoria (VS la loro permanenza).”
(mia traduzione) 

Considerato che la maggior parte delle persone con un DCA tendono fortemente a giudicare se stesse (penso di essere il CEO di questo club!) nonché tentano disperatamente di controllare i propri sentimenti e il modo in cui gli eventi esterni le influenzano (perché c’è quella sensazione che se si riesce a controllare allora non succederà niente di male, o di ansiogeno... di questo club sono il CEO dei CEO!!), il Mindfulness teoricamente potrebbe essere visto come un ottimo modo per arginare questi sintomi. Finora, la maggior parte del lavoro che è stato fatto col Mindfulness si è concentrato sulla bulimia e sul binge. Immagino che questo sia successo perché credo che (ma vado a naso, perché non mi è mai successo, quindi se a qualcuna è successo ed è diverso da quello che sto per scrivere, mi smentisca pure!) durante un’abbuffata la persona bulimica/con binge non è concentrata e lucidamente consapevole di quello che sta mangiando e delle sensazioni che sta provando (giusto??). E immagino che questo sia un punto molto importante per chi ha questo tipo di DCA.

Sempre in linea teorica, se una persona con bulimia/binge attuasse il Mindfulness, sarebbe meno propensa ad abbuffarsi, e forse non si sentirebbe troppo in colpa dopo averlo fatto (immagino, poi non so). Anche se gli studi scientifici al riguardo forniscono dati imprecisi, e spesso i campioni utilizzati sono troppo piccoli per poter parlare di statistica efficace, pare che i trattamenti in cui è integrato il Mindfulness siano promettenti soprattutto per la bulimia e il binge. Pare che questa metodica terapeutica sia efficace anche per persone con problemi di obesità. Ma i risultati ottenuti non ci dicono comunque che il Mindfulness sia assolutamente sempre efficace per ogni qualsiasi tipo di DCA, e per ogni qualsiasi persona.

Cos’hanno trovato i ricercatori?

In uno studio coinvolgente 17 donne affette da DCA ricoverate in una clinica, e 23 donne-controllo, ovvero donne senza DCA, Ryan Marek e i suoi colleghi hanno diviso ciascun gruppo circa a metà. Metà delle persone di ciascun gruppo è stata sottoposta a distrazioni durante il pasto. L’altra metà invece è stata sottoposta a Mindfulness. Alle partecipanti allo studio è stato anche chiesto di rispondere ad un questionario relativo al proprio umore (per esempio: tristezza, paura, vergogna, serenità, disgusto, depressione, ansia, rabbia, emozione) e alle proprie sensazioni di fame/sazietà. Inoltre, dovevano scrivere delle annotazioni relativamente a cosa ne pensassero (quanto gradissero o meno) quel tipo di trattamento.

Delle 17 pazienti affette da DCA, una aveva l’anoressia, 8 la bulimia, e 8 dei DCAnas. A tutte le partecipanti allo studio è stata fatta mangiare una fetta di torta ai mirtilli e al caffè, e gli è stato fatto compilare il questionario sull’umore prima e dopo averla mangiata. Questo è stato fatto per due volte.

Per il gruppo di controllo (quello formato da ragazze senza DCA) il Mindfulness riduceva significativamente le eventuali sensazioni negative post-pasto. Per il gruppo delle ragazze con DCA, invece, l’effetto era più scarso: coloro che erano state sottoposte a Mindfulness provavano più ansia, tristezza, depressione e senso di colpa post-pasto rispetto a quelle che erano state sottoposte a distrazioni. Le ragazze con DCA, inoltre, scrivevano di aver gradito il Mindfulness molto meno rispetto a quanto fosse stato gradito dalle ragazze senza DCA.

Gli autori hanno scritto:  

“Dato che il Mindfulness è stato applicato su pazienti che hanno una forte ansia a fronte dell’idea di dover mangiare, nonché alterate sensazioni di fame/sazietà, quello che è venuto fuori forse non è sorprendente. Poiché molte delle pazienti affette da DCA sono malnutrite da molto tempo, le loro sensazioni di fame/sazietà non sono più biologiche. Consequenzialmente, esse riferiscono eccessiva pienezza, gonfiore, dolore addominale anche dopo aver consumato piccole quantità di cibo. Per cui, non si può dire che il Mindfulness sia inefficace nelle pazienti che hanno un DCA, ma semplicemente che dovrebbe essere una tecnica applicata più a lungo, affinchè le pazienti possano padroneggiarla, e quindi trovarla funzionale.”
(mia traduzione)

Come la penso io?
Per quello che mi riguarda personalmente, le distrazioni sono sempre state e sono tuttora un toccasana quando devo mangiare. Più mi concentro su quello che sto mangiando e sulle sensazioni che sto provando, più mi si chiude lo stomaco e non riesco più a mangiare. Se mi ci dovessi concentrare ad ogni pasto per prenderci l’abitudine, comincerei immediatamente di nuovo a restringere. Per questo mentre mangio preferisco leggere un libro o guardare la TV.

Ovviamente, la distrazione durante il pasto non dev’essere considerata una stampella perenne e assoluta. Non c’è niente di sbagliato nel pensare a quello che si sta mangiando, magari per qualcuna di voi può essere anche utile per sapere che sta mangiando quanto deve, e non si sta abbuffando. Ma se il pensiero dev’essere puntato su quante calorie contiene l’alimento che si ha nel piatto, su quanta attività fisica dovrebbe essere fatta per smaltirlo, su quanto sarebbe bello poter restringere, allora il rimedio diventa peggiore del male. Meglio allora lasciar perdere il Mindfulness, e invitare a pranzo un amico con cui fare due chiacchiere.

E voi, come la pensate?

14 commenti:

caffè amaro ha detto...

non sapevo si chiamasse cosi, ma è la stessa tecnica che la mia psicologa mi sta facendo applicare per resistere agli episodi di binge: pensare con estrema attenzione a cio che voglio fare/sto per fare/sto facendo invece che cercare di distrarmi e finire solo per rimandare l'inevitabile abbuffata. Finora per me si sta rivelando molto utile, ma credo che in questo caso ci sia molta differenza di risultato in base al dca di cui si soffre. inoltre, a questa tecnica se applicata nel momento del pasto va apportato secondo me un correttivo, e cioè lo sforzo di pensare in modo ottimista e positivo a quello che si ha nel piatto. pensieri come "questo è cibo buono e sano,che mi darà l'energia per affrontare la giornata, che mi fa bene", nella mia esperienza, aiutano. Per me mangiare distratta è come non aver mangiato e dunque dopo qualche ora si ripresenta il problema, mi viene una fame solo psicologica che porta guai!

Wolfie ha detto...

Si, anch’io penso che questo metodo di terapia sia efficace in maniera variabile a seconda del tipo di dca che si ha.
Su di me il mindfulness è stato utile nelle prime fasi della mia terapia, quando più che altro avevo bisogno di spezzare il circolo vizioso delle abbuffate e del vomito: in quel periodo effettivamente focalizzarmi per bene su quello che mangiavo cercando di mantenere però una mentalità positiva mi è stato utile. Poi però ovviamente è anche una cosa limitante, andando avanti una non si deve concentrare solo su quello che mangia, ma anche sugli altri problemi, perché affrontando quelli c’è comunque una variazione anche del comportamento alimentare, io l’ho notato su di me: prima io buttavo molte emozioni (soprattutto negative) che non riuscivo a sfogare altrimenti sul cibo, poi quando con la psicologa pianino pianino ho iniziato a parlare di queste cose, allora anche il circolo vizioso si è allentato. I miei problemi alimentari non sono ovviamente spariti (magari fossero spariti!!!!!!!), però comunque riuscire a parlarne è stato utile, perché ha spostato il centro della mia attenzione dal cibo (capro espiatorio) ai miei veri problemi che avevo (che ho).
Comunque, tornando al post, effettivamente anche secondo me il mindfulness, per come è strutturato, mi sembra più utile nella bulimia e nel binge che non nell’anoressia. Per lo meno, posso dire che nel mio caso, da bulimica, nelle prime fasi di terapia è stato utile, poi i miei pensieri sul cibo si sono fatti meno pressanti e meno malati, e quindi mi sono anche un po’ spontaneamente allontanata da questa metodica per andare a scavare più a fondo nei miei problemi.
Che dire, è una metodica che io consiglierei per lo meno di provare, perché forse per qualcuna potrebbe rivelarsi inaspettatamente efficace!!!!!!!!!!!!

Sarah995 ha detto...

Io trovo utile, mentre mangio, cercare di distrarmi con qualcosa (ad esempio guardando qualche programma in tv) in modo che i pensieri negativi affiorino di meno. La cosa che non sopporto è invece l'essere disturbata mentre provo ad "affrontare" l'anoressia mangiucchiando qualcosa...

Jonny ha detto...

Mindfulcheccazzo?
Mi sembra una mi(nd)cidiale puttanata.
Io sono per lo svago a palla.
Se mi dovessi pure mettere a prestare attenzione a quel che cazzo mangio, sarebbe la volta buona che smetterei di mangiare del tutto e creperei di fame.
(Non la peggiore delle mie morti possibili, in effetti)

persephoneen ha detto...

Per me concentrarmi sui sapori è il meglio: con l'anoressia il cibo aveva perso tutto il suo sapore, quello che mangiavo era tutto plastica da mandare giù con un sorso d'acqua tra ogni boccone. C'è da dire che sono in self-recovery e sono abbastanza motivata (mi voglio laureare e da quando la mia situazione psicologica-alimentare si era aggravata non riuscivo più a passare un esame...), quindi forse per me essere cosciente di ciò che mangio e soprattutto del sapore mi dà più forza...non lo so, dimmi tu! Buon pomeriggio xxx

Ilaria ha detto...

Il mio atteggiamento durante il pasto è una delle problematiche che più si sono aggravate con l'inizio dell'Università.
Anche nelle fasi peggiori del DCA, non ho mai contato le calorie né sminuzzato il cibo: mi basavo sulla mia capacità di pesare un po' tutto "ad occhio" riducendo sempre di più la grammatura e la tipologia di alimenti.
Da quando per ragioni "professionali" sono costretta a tenere diari alimentari di vario genere, a pesare gli alimenti e a conoscere a memoria i valori bromatologici e gli apporti calorici dei cibi, la situazione si è parecchio incasinata.
Nel senso che, anche se sto decisamente meglio di qualche anno fa, mentre mangio la mia mente parte inevitabilmente per conto suo, e inizio a pensare che "sto mangiando X grammi di pane - che apportano X grammi di carboidrati - che sarebbero 4 * X kcal - che se invece stessi mangiando un panino integrale potrei risparmiare X kcal - oppure dovrei fare tot. minuti di corsa a velocità X per smaltire"... insomma, pensieri a raffica che mi complicano un po' tutto.
Per questo motivo, tornando al post, il "Mindfulness" non fa per me. Io devo applicare questo metodo per motivi pratici e indipendenti dalla mia volontà, ma spesso vorrei davvero riuscire a distrarmi, cancellare dalla mente tutte le formule che so a memoria e tornare ai tempi in cui non avevo nemmeno idea di quanto calore producessero gli alimenti che ho nel piatto messi in bomba calorimetrica.
Detto ciò, siccome ognuna è fatta a suo modo, non escludo che il Mindfulness possa essere un'ottima strategia per alcune persone!!
Un abbraccio

Pulce ha detto...

Io ho passato diverse fasi...appena ho ricominciato a mangiare, non volevo essere disturbata da nessuno, non sopportavo televisione, radio accesa, persone che volevano dialogare con me. Invece in day hospital, lo staff faceva in modo di distrarci, con domande, discorsi e la radio sempre accesa ( durante i pasti).
Adesso che sono a casa, riesco a mangiare sentendo bene i sapori delle cose, e questo mi serve per sentirmi meno in colpa, ma anche se seguo un discorso o guardo la televisione..
Però per me nel momento del pasto è indispensabile la calma e assaporare i gusti...

O.A.S. ha detto...

bho,la tecnica forse può aiutare una volta che la terapia è ben avviata e anzi giunge al termine,ma se usata da subito deve essere atroce...Forse varia da persona a persona,ma io correrei a ficcarmi le dita in gola dopo i primi due bocconi...
Ok,so che non c'entra nulla,ma qualcuna di voi,se se la sente,potrebbe rispondere a queste domande per favore? Innanzitutto:per esperienza diretta,qualcuna di voi è ingrassata con i neurolettici (mi sembrano si chiamino così)? E poi,la terapia di tipo cognitivo comportamentale ha funzionato con voi? Mi hanno prescritto sia una cosa che l'altra... So che sono domande di carattere abbastanza intimo ma sarei grata a chiunque di voi sia così gentile da rispondermi. Grazie.

Wolfie ha detto...

QUESTO E' PER O.A.S.

Ciao O.A.S., sui neurolettici non so risponderti perchè non li ho mai usati, però la terapia cognitivo comportamentale l'ho fatta!!!!!!!! Ti posso dire che, per quella che è stata la mia esperienza, io l'ho trovata utile all'inizio, cioè, quando avevo appena intrapreso una psicoterapia per cercare di contrastare la bulimia. All'inizio mi è risultata decisamente utile, soprattutto per non farmi sopraffarre da alcuni dei comportamenti tipici che il mio dca mi spingeva a mettere in atto. Poi, quando grazie a questo tipo di terapia ho cominciato ad essere relativamente brava a gestire il mio dca sul piano comportamentale, a quel punto sono passata ad altri tipi di terapie, perchè andando avanti avevo bisogno di risolvere tutte le cose sottostanti al dca che veramente mi turbavano, e quindi la cognitivo comportamentale a lungo andare era un po' fine a se stessa. Quindi ti rispondo dicendoti che secondo me all'inizio la cognitivo comportamentale è una buona terapia, poi però andando avanti va affiancata o sostituita con altri tipi di terapie che non si concentrino solo sull'aspetto comportamentale del dca, ma che ti permettano di scavare più a fondo dentro di te per capire quali sono i veri problemi che ti hanno portato al dca, e cercare di lavorare su quelli per risolverli o comunque migliorarli!!!!!!!
(Per me è stato così, poi ovviamente è solo la mia opininone.)

EsseCi ha detto...

Ciao Veggie! Non mi sono più fatta sentire perché non funzionava la connessione internet...la mia solita fortuna!
Adoro leggere i post in cui inserisci esperimenti e devo dire che mi aspettavo questo risultato...e mi trovo d'accordo con te. Conoscendo sia le abbuffate che i lunghi periodi di restrizione, posso dire che, almeno per me, questo metodo potrebbe essere utile solo nel primo caso. Credo anche di averlo usato inconsapevolmente nel mio ultimo periodo di abbuffate (ormai risalenti a mesi fa)!
Al momento più mi concentro su quello che sto mangiando, peggio sto...quindi la mia risposta é: MA ANCHE NO.
Un abbraccio...e scusa per questo commento scritto un po' alla cavolo!

justvicky ha detto...

Non so , onestamente, quanto questa tattica possa essere utile o meno. Personalmente ho passato (e tutt'ora affronto)fasi e fasi, periodi in cui devo vedere\dividire\posizionare sul piatto\contare il cibo prestandogli quindi molta attenzione , e periodi inversi in cui ho già in mente cosa mangiare e mi piazzo davanti alla tv. Il problema (mio) del riflettere sul cibo è che magari parto con le migliori intenzioni, però finisce sempre che nel giro di qualche giorno si inizia a tirar via. Ma questo perchè per me prestare attenzione=controllo=contare= avere pieno potere (yes, i'm superman). Io -istintivamente- la uso come tecnica per cavarmi dai periodi in cui faccio ruotare tutto attorno al troppo cibo.
E cmq leggendo i commenti sopra, credo sia davvero come ci dicevamo l'altro giorno: è funzionale per chi soffre di bulimia, del tutto inutile per l'anoressia.


un abbraccione veggie

Veggie ha detto...

@ caffè amaro – Sono assolutamente d’accordo sul fatto che ci sia molta differenza non solo a livello interindividuale (cosa ovviamente valida per ogni qualsiasi tipo di terapia…) ma anche in funzione del DCA… Per questo proprio nel post ho tirato fuori la riflessione relative a quali disturbi alimentari potessero essere trattati più efficacemente col Mindfulness. Comunque, ti ringrazio per il tuo importantissimo commento integrativo!... Immaginavo che per chi avesse problemi di bulimia/binge la cosa funzionasse diversamente… però son cose che non ho vissuto sulla mia pelle, quindi il tuo feedback è estremamente importante… Grazie!...

@ Wolfie – Grazie anche a te per aver condiviso la tua esperienza!… Penso anch’io che provare una metodica terapeutica non faccia mai male: se si vede che funziona, benissimo… se invece non funziona, si è sempre in tempo a provare qualcos’altro…
P.S.= Grazie per aver risposto anche a O.A.S.!...

@ Sarah995 – Anch’io, come te, preferisco avere un qualcosa che delocalizzi la mia attenzione mentre sto mangiando, perché credo che anche il focalizzarsi troppo sul cibo sia un qualcosa che rinsalda comunque il focus su uno degli elementi costituenti di un disturbo alimentare… E, bè, capisco quando dici che non ti piace affatto il ricevere i commenti altrui mentre stai cercando di mangiare… perciò, quando ti capita, prova a pensare che le persone che fanno quei commenti sono persone che non hanno vissuto l’anoressia e perciò non sanno cos’è, e quindi i loro non possono che essere commenti superficiali… considerali in quanto tali, e passaci sopra…

@ Jonny – Come scrivevo nel post, anch’io non trovo utile questa metodica… Però, dato il contenuto dei commenti, mi pare di capire che è una tecnica che le ragazze che hanno problemi di bulimia/binge vedono come utile, mentre le ragazze con problemi di anoressia non ne traggono beneficio… Potremmo definirlo un modello di studio scientifico su piccolissima scala??!... ^^”

@ persephoneen – Bè, direi che io non posso dire proprio niente… Nel senso che sei solo tu che vivi il tuo percorso di ricovero giorno dopo giorno, e quindi sei solo tu che puoi vedere e renderti conto di ciò che ti risulta utile o meno rispetto a quello che fai. Se senti che una cosa ti è utile in senso positivo, continua a farla… alla fine, ogni persona è una storia a sé, e quindi è giusto che tu faccia quello che vedi essere utile per te stessa… anche se tutto il resto del mondo lo trovasse inutile, se a te serve e ti aiuta… continua a farlo. A parte questo… penso che il volersi laureare sia un’ottima motivazione per combattere: anche a me, in questo senso, l’Università ha dato una forte spinta in positivo… Che facoltà fai? Quanto ti manca a finire?... Ti faccio un’enorme in bocca al lupo sia per l’Università che per il tuo percorso di ricovero!...

@ Ilaria – Quello che racconti nel tuo commento è quello che credo proprio sarebbe successo anche a me se avessi scelto la tua stessa facoltà… Nonché una delle ragioni per cui l’ho esclusa a priori. Comunque in Mindfulness è un qualcosa che non fa neanche per me… perché mettere attenzione su una cosa che alla fine è parte della malattia, non la vedo come una strategia producente… Poi, certamente, come giustamente hai detto tu, proprio perché abbiamo tutte caratteri diversi, quello che non funziona per qualcuna può essere invece utile per qualcun’altra…

Veggie ha detto...

@ Pulce – Potresti inventare una nuova corrente terapeutica, allora… :-P Bè, immagino che le fasi che si susseguono possano essere normali in un percorso di ricovero, perché alla fine si cambia giorno dopo giorno, quindi magari anche l’approccio nei confronti del cibo, in certi casi, può cambiare di conseguenza…

@ O.A.S. – Credo anch’io che sia una cosa significativamente variabile da persona a persona… e magari, perché no, giustamente, ora che me l’hai fatto notare, anche in funzione del momento della terapia, è possibilissimo… Per quanto riguarda le tue domande… Alla prima domanda, per come l’hai posta, non ti so rispondere… un po’ perché non ho capito la domanda, un po’ perché è troppo vaga… Mi spiego: la parola “neurolettici” indica una classe farmacologica che raccoglie un elevato numero di farmaci anche significativamente differenti tra di loro… quindi, senza sapere il farmaco di preciso, è praticamente impossibile rispondere ad una qualsiasi domanda al riguardo… A parte questo, cosa intendi con “ingrassare”?... Aumento di massa grassa/massa muscolare?... Oppure semplicemente aumento di peso?... Per quel che concerne la terapia cognitivo-comportamentale, essa ha un range di funzionalità estremamente variabile da persona a persona… come tutte le terapie psicologiche del resto… credo che valgano un po’ le stesse cose che ho scritto in questo post per il Mindfulness: anche la terapia cognitivo-comportamentale, come tutte le terapie, è molto efficace su certe persone, ed inefficace su altre… Quindi, il mio consiglio è quello di fare un tentativo: tu prova a farla e vedi se ti ci trovi o meno, vedi se dopo aver fatto una decina di sedute senti che ne hai tratto un beneficio o meno… e poi, in base a quello che senti di aver ottenuto, decidi se vale la pena di continuare, o di provare a passare a qualche altro tipo di terapia. In bocca al lupo!...

@ EsseCi – Ma scusa di cosa?... Lo sai che mi fa sempre un sacco piacere leggere i tuoi commenti!... Penso che tu abbia proprio centrato il punto scrivendo che il Mindfulness è utile per chi ha problemi di abbuffata ma non per chi ha problemi di restrizione… e a ben pensarci, la cosa è perfettamente logica. Io non ho trovato utile questa tecnica forse in effetti proprio perché ho solo problemi di restrizioni… E anche i virtù dei commenti lasciati dalle altre ragazze, la cosa ha esattamente il suo senso…

@ justvicky – “è funzionale per chi soffre di bulimia, del tutto inutile per l'anoressia.”… non avrei saputo dirlo meglio, sono perfettamente d’accordo!... Certo, poi si sa che ogni persona è una storia a sé, ed è per questo che non si possono fare terapia “unitarie” per i DCA, perché quello che va bene per una persona può essere addirittura deleterio per un’altra… Però, basta dare un’occhiata ai commenti sovrastanti per confermare la frase di chiusura del tuo commento…

Anonimo ha detto...

non sapevo fosse una tecnica vera e propria, ma è proprio quello che mi ha fatto superare un periodo terribile di abbuffate fuori controllo seguite dalla disperazione più totale- anche perchè non sentivo neanche cosa buttavo giù per l'esofago, il che succede ogni volta che cerco di mangiare distratta. Per me ha funzionato fare attenzione (nel senso di gustare bene) ciò che mangio. solo così riesco a tener giù qualche boccone e a stare "bene"...

 
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