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venerdì 7 ottobre 2011
Analysis Paralysis
Qualche giorno fa, all’Università, io ed i miei colleghi del 5° anno di Medicina, abbiamo avuto una lezione molto interessante.
La parte più interessante di detta lezione è stata quella indicata come “Chi è Chi nel Cervello?”, che si occupava di spiegarci quali siano le malfunzioni cui va incontro la rete neurale nel momento in cui una persona sviluppa un disturbo ossessivo-compulsivo… e, come tutte voi già saprete, anche l’anoressia e la bulimia rientrano nella famiglia dei DOC. Ora, cercare di riassumere il contenuto della lezione, soprattutto considerato che molte di voi non hanno conoscenze di Medicina, sarebbe assurdo e vi farebbe immediatamente smettere di leggere questo post. Tuttavia, voglio provare ad illustrarvi in modo semplice la parte interattiva della lezione, che ritengo sia stata tra l’altro la più interessante. (Chiedo scusa ad eventuali medici e studenti di Medicina che leggono questo blog per l’estrema semplificazione ed approssimazione di ciò che segue… vorrei però che fosse comprensibile a tutti). Fondamentalmente, i 2 professori che tenevano la lezione ci hanno divisi in gruppi, e ad ognuno di questi gruppi è stato assegnato il ruolo di un gruppo neuronale: dal nucleo accumbens (il centro del piacere) alla corteccia prefrontale (CPF, il centro “esecutivo”, ovvero la parte del cervello deputata a prendere decisioni).
Il compito che ci hanno assegnato era quello di provare a decidere dove incontrarci per andare a pranzare. Ogni gruppo doveva comportarsi come la parte del cervello che gli era stata assegnata (io appartenevo al gruppo dei gangli basali, che sono coinvolti nel movimento/esercizio fisico, precisione, e anche le malfunzioni che vengono fuori durante un DOC… un ruolo che mi calzava a pennello, insomma…) nel decidere dove incontrarci per andare a pranzare. In quanto ganglio basale, dunque, io dovevo conoscere alla perfezione quando e dove incontrarci – come se avessi avuto un GPS che mi dava le coordinate – le persone presenti, e quanto si sarebbe dovuto spendere. Un po’ nevrotico, se vogliamo, ma ero determinata ad acquisire tutte queste informazioni con un buon margine di anticipo.
I membri degli altri gruppi hanno aggiunto i loro feedback, il gruppo dell’insula ha riferito tutti i nostri messaggi al gruppo della corteccia prefrontale, che ha preso la decisione finale: ci saremo incontrati tutti quanti davanti al Bar del Cubo alle 12.50 per prendere un panino e qualcosa da bere. Ta-dah! Decisione presa.
Adesso dovevamo ripetere il tutto fingendo di essere un cervello malfunzionante a causa della presenza di un DOC. “Casualmente” ho proposto di utilizzare come DOC di riferimento l’anoressia, e quindi abbiamo iniziato a fingere di essere i gruppi neuronali del cervello di una ragazza anoressica. In quanto ganglio basale, non sono riuscita a trovare il bar “perfetto” o la compagnia “perfetta”, né ad essere sicura che gli altri membri del mio gruppo sarebbero stati d’accordo. La corteccia prefrontale, anch’essa malfunzionante, non ha fatto altro che non prendere alcuna decisione, e quindi lasciare che tra le altre parti del cervello (gli altri gruppi) regnasse l’anarchia. L’insula ha semplicemente smesso di trasmettere i vari messaggi, cosicché le altre parti del cervello non potevano comunicare tra loro senza la sua mediazione.
La nostra decisione?
Saltare il pranzo. In tutta la stanza, i vari gruppi hanno elaborato lo stesso verdetto: nessun pranzo. Se il cervello non funziona bene a causa della presenza di un DOC e le varie parti del cervello non sono in grado di comunicare adeguatamente tra loro, prendere una decisione diventa estremamente complicato, perciò semplicemente le reti neuronali vanno in stand-by, e di default il cervello “sceglie” di non mangiare.
Il mio gruppo ha deciso che, durante la pausa pranzo, saremmo andati a provarci con l’infermiera (l’avevamo presa sullo scherzoso in quel momento – e l’abbiamo trovato estremamente divertente, anche se non molto professionale, in effetti). Un altro gruppo ha deciso di impiegare la pausa pranzo andando in palestra. La maggior parte degli altri gruppi ha deciso di tornare a casa e di evitare il contatto con altre persone rimanendo chiusi nella propria stanza a leggere o a guardare la TV, o comunque isolandosi dal resto del mondo.
Vi suona familiare?
I nostri 2 professori che tenevano la lezione hanno definito questa situazione – un infinito vociare delle varie parti del cervello mentre la corteccia frontale se ne lavava le mani e l’insula scrollava le spalle – come “analysis paralysis”. Questa definizione la potete trovare anche su Wikipedia:
"Over-analyzing (or over-thinking) a situation, so that a decision or action is never taken, in effect paralyzing the outcome. A decision can be treated as over-complicated, with too many detailed options, so that a choice is never made, rather than try something and change if a major problem arises. A person might be seeking the optimal or "perfect" solution upfront, and fear making any decision which could lead to erroneous results, when on the way to a better solution."
[Analizzare eccessivamente (o pensare eccessivamente, arrovellarsi eccessivamente) una situazione, perciò, alla fine, nessuna decisione o azione viene compiuta, paralizzando ogni possibile risultato. Una decisione che viene percepita come estremamente complicata da prendere, con troppi dettagli o troppe opzioni, non viene in effetti semplicemente mai presa, anziché fare un tentativo e cambiarla qualora dovesse sorgere un problema maggiore. La persona può anche essere in grado di trovare la soluzione “perfetta” da raggiungere, ed essere perciò assalito dalla paura di prendere una decisione che possa portare a risultati erronei, cercando di raggiungere una soluzione migliore.](traduzione mia)
Decidere dove andare a pranzare sembra una decisione abbastanza facile da prendere. Non è certo come decidere dove traslocare, se cambiare lavoro, o quale investimento fare sui titoli azionari. È semplicemente un pranzo. Tuttavia, la procedura neurale che porta a prendere anche questa decisione, che pure avviene in maniera estremamente rapida, è comunque molto complessa. Se le varie parti del cervello non sono in grado di comunicare correttamente tra loro – se l’insula non lavora adeguatamente e non permette questa comunicazione – il cervello si blocca anche sulle decisioni più semplici, diventa incapace di prenderle, un po’ come quando su un CD c’è una pista rovinata e la canzone si “incanta” e non va più avanti.
È ad oggi noto che l’insula è malfunzionante in chi è anoressica. La restrizione alimentare, tra le altre cose, riduce anche il flusso ematico al cervello, il che a sua volta comporta la riduzione della funzionalità di numerose altre aree cerebrali. Ovvio che, pertanto, anche la più semplice decisione paralizza il cervello che dà la sua risposta di default: NO. Ho già magiato. Non ho fame. Ho da fare. No, grazie. Meglio di no. No. No. No.
È il nostro modo per evitare di andare incontro ad una analysis paralysis. “Il nostro cervello”, ha detto uno dei professori, “è un po’ come una lezione frontale qui all’Università. Un sacco di domande, necessita di andare avanti e indietro con le spiegazioni, e se non ci fosse un insegnante competente che tiene le redini del tutto, non arriveremmo alla fine di una singola lezione”. Ecco, lo stesso vale per l’anoressia: se l’insula non lavora bene, tutto il cervello ne risente, e si va inevitabilmente incontro ad una situazione di analysis paralysis.
La soluzione che in una situazione di questo tipo può essere fornita dall’esterno – dai genitori, dagli amici, dai medici, dai dietisti, dagli psicoterapeuti – è che queste persone si comportino come l’insula e la corteccia prefrontale di chi, avendo un DCA, non riesce a far funzionare correttamente I propri. Per esempio, per chi ha un DCA, anche se decide d’intraprendere un percorso di ricovero, è estremamente difficile decidere quando e cosa mangiare, per questo è importante l’aiuto di un dietista/nutrizionista che dia un “equilibrio alimentare” che “scelga” al posto nostro come gestire l’alimentazione. Poi, gradualmente, recuperando il peso perso, il cervello riesce a riacquisire una funzionalità tale da riconquistare un’autonomia decisionale, ed essere capaci di prendere facilmente decisioni da sole è uno dei segnali più importanti che ci dice che stiamo davvero percorrendo la strada del ricovero.
La parte più interessante di detta lezione è stata quella indicata come “Chi è Chi nel Cervello?”, che si occupava di spiegarci quali siano le malfunzioni cui va incontro la rete neurale nel momento in cui una persona sviluppa un disturbo ossessivo-compulsivo… e, come tutte voi già saprete, anche l’anoressia e la bulimia rientrano nella famiglia dei DOC. Ora, cercare di riassumere il contenuto della lezione, soprattutto considerato che molte di voi non hanno conoscenze di Medicina, sarebbe assurdo e vi farebbe immediatamente smettere di leggere questo post. Tuttavia, voglio provare ad illustrarvi in modo semplice la parte interattiva della lezione, che ritengo sia stata tra l’altro la più interessante. (Chiedo scusa ad eventuali medici e studenti di Medicina che leggono questo blog per l’estrema semplificazione ed approssimazione di ciò che segue… vorrei però che fosse comprensibile a tutti). Fondamentalmente, i 2 professori che tenevano la lezione ci hanno divisi in gruppi, e ad ognuno di questi gruppi è stato assegnato il ruolo di un gruppo neuronale: dal nucleo accumbens (il centro del piacere) alla corteccia prefrontale (CPF, il centro “esecutivo”, ovvero la parte del cervello deputata a prendere decisioni).
Il compito che ci hanno assegnato era quello di provare a decidere dove incontrarci per andare a pranzare. Ogni gruppo doveva comportarsi come la parte del cervello che gli era stata assegnata (io appartenevo al gruppo dei gangli basali, che sono coinvolti nel movimento/esercizio fisico, precisione, e anche le malfunzioni che vengono fuori durante un DOC… un ruolo che mi calzava a pennello, insomma…) nel decidere dove incontrarci per andare a pranzare. In quanto ganglio basale, dunque, io dovevo conoscere alla perfezione quando e dove incontrarci – come se avessi avuto un GPS che mi dava le coordinate – le persone presenti, e quanto si sarebbe dovuto spendere. Un po’ nevrotico, se vogliamo, ma ero determinata ad acquisire tutte queste informazioni con un buon margine di anticipo.
I membri degli altri gruppi hanno aggiunto i loro feedback, il gruppo dell’insula ha riferito tutti i nostri messaggi al gruppo della corteccia prefrontale, che ha preso la decisione finale: ci saremo incontrati tutti quanti davanti al Bar del Cubo alle 12.50 per prendere un panino e qualcosa da bere. Ta-dah! Decisione presa.
Adesso dovevamo ripetere il tutto fingendo di essere un cervello malfunzionante a causa della presenza di un DOC. “Casualmente” ho proposto di utilizzare come DOC di riferimento l’anoressia, e quindi abbiamo iniziato a fingere di essere i gruppi neuronali del cervello di una ragazza anoressica. In quanto ganglio basale, non sono riuscita a trovare il bar “perfetto” o la compagnia “perfetta”, né ad essere sicura che gli altri membri del mio gruppo sarebbero stati d’accordo. La corteccia prefrontale, anch’essa malfunzionante, non ha fatto altro che non prendere alcuna decisione, e quindi lasciare che tra le altre parti del cervello (gli altri gruppi) regnasse l’anarchia. L’insula ha semplicemente smesso di trasmettere i vari messaggi, cosicché le altre parti del cervello non potevano comunicare tra loro senza la sua mediazione.
La nostra decisione?
Saltare il pranzo. In tutta la stanza, i vari gruppi hanno elaborato lo stesso verdetto: nessun pranzo. Se il cervello non funziona bene a causa della presenza di un DOC e le varie parti del cervello non sono in grado di comunicare adeguatamente tra loro, prendere una decisione diventa estremamente complicato, perciò semplicemente le reti neuronali vanno in stand-by, e di default il cervello “sceglie” di non mangiare.
Il mio gruppo ha deciso che, durante la pausa pranzo, saremmo andati a provarci con l’infermiera (l’avevamo presa sullo scherzoso in quel momento – e l’abbiamo trovato estremamente divertente, anche se non molto professionale, in effetti). Un altro gruppo ha deciso di impiegare la pausa pranzo andando in palestra. La maggior parte degli altri gruppi ha deciso di tornare a casa e di evitare il contatto con altre persone rimanendo chiusi nella propria stanza a leggere o a guardare la TV, o comunque isolandosi dal resto del mondo.
Vi suona familiare?
I nostri 2 professori che tenevano la lezione hanno definito questa situazione – un infinito vociare delle varie parti del cervello mentre la corteccia frontale se ne lavava le mani e l’insula scrollava le spalle – come “analysis paralysis”. Questa definizione la potete trovare anche su Wikipedia:
"Over-analyzing (or over-thinking) a situation, so that a decision or action is never taken, in effect paralyzing the outcome. A decision can be treated as over-complicated, with too many detailed options, so that a choice is never made, rather than try something and change if a major problem arises. A person might be seeking the optimal or "perfect" solution upfront, and fear making any decision which could lead to erroneous results, when on the way to a better solution."
[Analizzare eccessivamente (o pensare eccessivamente, arrovellarsi eccessivamente) una situazione, perciò, alla fine, nessuna decisione o azione viene compiuta, paralizzando ogni possibile risultato. Una decisione che viene percepita come estremamente complicata da prendere, con troppi dettagli o troppe opzioni, non viene in effetti semplicemente mai presa, anziché fare un tentativo e cambiarla qualora dovesse sorgere un problema maggiore. La persona può anche essere in grado di trovare la soluzione “perfetta” da raggiungere, ed essere perciò assalito dalla paura di prendere una decisione che possa portare a risultati erronei, cercando di raggiungere una soluzione migliore.](traduzione mia)
Decidere dove andare a pranzare sembra una decisione abbastanza facile da prendere. Non è certo come decidere dove traslocare, se cambiare lavoro, o quale investimento fare sui titoli azionari. È semplicemente un pranzo. Tuttavia, la procedura neurale che porta a prendere anche questa decisione, che pure avviene in maniera estremamente rapida, è comunque molto complessa. Se le varie parti del cervello non sono in grado di comunicare correttamente tra loro – se l’insula non lavora adeguatamente e non permette questa comunicazione – il cervello si blocca anche sulle decisioni più semplici, diventa incapace di prenderle, un po’ come quando su un CD c’è una pista rovinata e la canzone si “incanta” e non va più avanti.
È ad oggi noto che l’insula è malfunzionante in chi è anoressica. La restrizione alimentare, tra le altre cose, riduce anche il flusso ematico al cervello, il che a sua volta comporta la riduzione della funzionalità di numerose altre aree cerebrali. Ovvio che, pertanto, anche la più semplice decisione paralizza il cervello che dà la sua risposta di default: NO. Ho già magiato. Non ho fame. Ho da fare. No, grazie. Meglio di no. No. No. No.
È il nostro modo per evitare di andare incontro ad una analysis paralysis. “Il nostro cervello”, ha detto uno dei professori, “è un po’ come una lezione frontale qui all’Università. Un sacco di domande, necessita di andare avanti e indietro con le spiegazioni, e se non ci fosse un insegnante competente che tiene le redini del tutto, non arriveremmo alla fine di una singola lezione”. Ecco, lo stesso vale per l’anoressia: se l’insula non lavora bene, tutto il cervello ne risente, e si va inevitabilmente incontro ad una situazione di analysis paralysis.
La soluzione che in una situazione di questo tipo può essere fornita dall’esterno – dai genitori, dagli amici, dai medici, dai dietisti, dagli psicoterapeuti – è che queste persone si comportino come l’insula e la corteccia prefrontale di chi, avendo un DCA, non riesce a far funzionare correttamente I propri. Per esempio, per chi ha un DCA, anche se decide d’intraprendere un percorso di ricovero, è estremamente difficile decidere quando e cosa mangiare, per questo è importante l’aiuto di un dietista/nutrizionista che dia un “equilibrio alimentare” che “scelga” al posto nostro come gestire l’alimentazione. Poi, gradualmente, recuperando il peso perso, il cervello riesce a riacquisire una funzionalità tale da riconquistare un’autonomia decisionale, ed essere capaci di prendere facilmente decisioni da sole è uno dei segnali più importanti che ci dice che stiamo davvero percorrendo la strada del ricovero.
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venerdì 18 febbraio 2011
Una lezione in dati di fatto
Dato di fatto numero 1: L’anoressia combatterà per sconfiggervi.
Dato di fatto numero 2: L’anoressia avrà la meglio, se le lascerete avere la meglio.
Dato di fatto numero 3: L’anoressia renderà la vostra vita miserabile…
Dato di fatto numero 4: ... e renderà miserabile anche la vita delle persone cui volete bene.
Dato di fatto numero 5: L’anoressia non vi renderà felici…
Dato di fatto numero 6: …ma vi distruggerà, un pezzo dopo l’altro, fisicamente e mentalmente.
Dato di fatto numero 7: L’anoressia fingerà di essere vostra amica…
Dato di fatto numero 8: … e non esiterà a togliervi terreno da sotto i piedi facendovi cadere.
Dato di fatto numero 9: L’anoressia vi mentirà.
Dato di fatto numero 10: L’anoressia cercherà di farvi credere che è più forte di voi.
Questi sono dati di fatto. Non esattamente un meraviglioso quadretto, eh?!...
Ma...
Dato di fatto numero 1: Potete combattere contro l’anoressia, e vincere.
Dato di fatto numero 2: L’anoressia avrà la meglio, se le lascerete avere la meglio. Ma voi non dovete lasciarle avere la meglio.
Dato di fatto numero 3: Voi avete tutte le capacità di cambiare la vostra vita…
Dato di fatto numero 4: … e di combattere insieme a tutte le persone che vi vogliono bene e credono in voi.
Dato di fatto numero 5: L’anoressia non vi renderà felici. Ma avrete un sacco di altre cose che potranno rendervi felici...
Dato di fatto numero 6: … e potrete ricostruire voi stesse, un pezzo dopo l’altro, fisicamente e mentalmente.
Dato di fatto numero 7: L’anoressia fingerà di essere vostra amica, ma voi potete essere le migliori amiche di voi stesse. Prendendovi cura di voi stesse.
Dato di fatto numero 8: … e non esiterà a togliervi terreno da sotto i piedi facendovi cadere. Ma voi potete sempre rialzarvi.
Dato di fatto numero 9: L’anoressia vi mentirà. Ma voi sapete qual è la verità.
Dato di fatto numero 10: L’anoressia cercherà di farvi credere che è più forte di voi. Ma VOI siete LE PIU’ FORTI. E sempre lo sarete, se continuerete a combattere.
E anche questi sono dati di fatto.
Dato di fatto numero 2: L’anoressia avrà la meglio, se le lascerete avere la meglio.
Dato di fatto numero 3: L’anoressia renderà la vostra vita miserabile…
Dato di fatto numero 4: ... e renderà miserabile anche la vita delle persone cui volete bene.
Dato di fatto numero 5: L’anoressia non vi renderà felici…
Dato di fatto numero 6: …ma vi distruggerà, un pezzo dopo l’altro, fisicamente e mentalmente.
Dato di fatto numero 7: L’anoressia fingerà di essere vostra amica…
Dato di fatto numero 8: … e non esiterà a togliervi terreno da sotto i piedi facendovi cadere.
Dato di fatto numero 9: L’anoressia vi mentirà.
Dato di fatto numero 10: L’anoressia cercherà di farvi credere che è più forte di voi.
Questi sono dati di fatto. Non esattamente un meraviglioso quadretto, eh?!...
Ma...
Dato di fatto numero 1: Potete combattere contro l’anoressia, e vincere.
Dato di fatto numero 2: L’anoressia avrà la meglio, se le lascerete avere la meglio. Ma voi non dovete lasciarle avere la meglio.
Dato di fatto numero 3: Voi avete tutte le capacità di cambiare la vostra vita…
Dato di fatto numero 4: … e di combattere insieme a tutte le persone che vi vogliono bene e credono in voi.
Dato di fatto numero 5: L’anoressia non vi renderà felici. Ma avrete un sacco di altre cose che potranno rendervi felici...
Dato di fatto numero 6: … e potrete ricostruire voi stesse, un pezzo dopo l’altro, fisicamente e mentalmente.
Dato di fatto numero 7: L’anoressia fingerà di essere vostra amica, ma voi potete essere le migliori amiche di voi stesse. Prendendovi cura di voi stesse.
Dato di fatto numero 8: … e non esiterà a togliervi terreno da sotto i piedi facendovi cadere. Ma voi potete sempre rialzarvi.
Dato di fatto numero 9: L’anoressia vi mentirà. Ma voi sapete qual è la verità.
Dato di fatto numero 10: L’anoressia cercherà di farvi credere che è più forte di voi. Ma VOI siete LE PIU’ FORTI. E sempre lo sarete, se continuerete a combattere.
E anche questi sono dati di fatto.
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