Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

martedì 11 novembre 2008

Combattere, affrontare e infine abbracciare il cibo

Lasciatemi lo spazio di questo post per parlare di cibo. Sì, avete capito bene: di cibo.

Poiché anoressiche e/o bulimiche, c’è ovviamente stato un momento nel passato di ciascuna di noi in cui ci è sembrato che controllando l’alimentazione avessimo potuto controllare ogni aspetto della nostra vita. Un momento in cui l’alimentazione ci ha fatto sentire da dio o uno schifo. C’è chi, come me, ha ristretto. C’è chi si è abbuffata. C’è chi ha digiunato. C’è chi ha vomitato. C’è chi ha usato lassativi. Ma perché ci siamo focalizzate sul cibo? Perché è questo il punto, non è vero? Perché proprio sul cibo? Perché, in fin dei conti, il cibo è come una qualsiasi altra cosa: c’è chi usa l’alcol, chi la droga, chi il gioco d’azzardo.

Dipendenza. Vizi. Abitudini. Modi per scaricare l’ansia. Qualsiasi cosa siano – comunque vogliate chiamarli – possono diventare distruttivi. Perciò ci vuole tempo, pazienza, forza, coraggio e volontà… ma possiamo imparare a convivere con i disturbi alimentari, senza lasciare che questi abbiano la meglio su di noi come per un certo periodo di tempo più o meno lungo ci è sicuramente successo.

Parlo per esperienza. Scaglio la prima pietra e sono dunque la prima ad ammettere che ho ristretto, che ci sono stati mesi in cui mangiavo pochissimo. Ed esercitare questo controllo sull’alimentazione, vedere che riuscivo dove molte altre ragazze fallivano, abbandonando le loro diete dopo pochi giorni o poche settimane, riuscire a restringere senza cedere mai neanche una volta, mi faceva sentire forte, soddisfatta, sicura. Restringere era una cosa in cui riuscivo straordinariamente bene, quindi una cosa che mi faceva sentire diversa dagli altri, che mi faceva sentire speciale che, in un certo senso, mi faceva sentire migliore. Perché, in fin dei conti, tutta l’essenza della restrizione è il controllo. Se senti di avere il controllo, ti senti onnipotente. E non ti accorgi che in realtà non sei tu che stai controllando l’alimentazione, ma il cibo che sta controllando te, perché hai la sensazione di avere il mondo nelle tue mani, di sapere esattamente quello che stai facendo e perché lo stai facendo. Io mi sentivo esattamente così. Nel mio piccolo mondo, nel mio simulacro di perfezione, celavo tutte le mie debolezze e le mie insicurezze dietro un controllo apparente per costruirmi una favola che era inevitabilmente destinata a fallire. Posso dire di non essermi mai sentita bene come in quel periodo, è vero, ma stavo guidando contromano in una strada senza uscita. Fino a che c’era terreno continuavo ad andare a tavoletta ed era tutto ciò che mi faceva sentire viva. Però tutto quello che mi aspettava era un muro.
Ovviamente, dunque, anche se in quel momento non me ne rendevo conto, non stavo controllando né l’alimentazione né il mio peso. Tant’è che, alla fine, la mia magrezza si è fatta così evidente che sono stata mandata da una dietista e poi da una psichiatra che ha deciso di ricoverarmi. È stato il mio primo ricovero, e non ero consenziente. Vi lascio immaginare. Mi era stato assegnato un “equilibrio alimentare”, una dieta in cui c’erano scritte le quantità di tutti i vari cibi che dovevo mangiare, e che naturalmente mi riguardavo bene di rispettare. Decisamente, avevo un pessimo rapporto con l’alimentazione in quel momento: vedevo ogni cibo come mio nemico, come un qualcosa che cercava di togliermi ogni possibilità di esercitare il mio controllo, di sentirmi forte, di sentirmi bene. Così ho continuato a restringere ed ho perso altro peso. Ma c’era già qualcosa che si era incastrato. Così mi sono guardata intorno e mi sono accorta che la vetta che credevo di aver raggiunto era in realtà il fondo di un abisso.
E così mi sono resa conto che c’erano tre cose che avrei potuto fare. Morire, il che a quel punto sarebbe stato veramente il minore dei mali, continuare a restringere e vedere quale sarebbe stato il limite minimo che mi avrebbe portato direttamente in ospedale perdendo veramente ogni possibilità di controllo, oppure scegliere volontariamente di ricoverarmi di nuovo nel centro specializzato per DCA in cui ero stata.

Dunque, mi trovavo come di fronte ad un incrocio. Non volevo che tutto mi sfuggisse dalle mani. Ma non volevo neanche mangiare e perdere la mia illusione di onnipotenza. Non volevo ricoverarmi. Ma volevo stare meglio. Non volevo far soffrire gli altri. Ma non volevo neanche essere io a soffrire. Non volevo essere prigioniera dell’anoressia. Ma non volevo neanche lasciarla perché era l’unica cosa che conoscevo, per quanto fosse distruttiva era l’unica cosa che mi aveva fatto sentire veramente bene, l’unica cosa che mi aveva dato un senso. Capivo che non era “normale”, che ci sarebbe stato molto altro che la vita sarebbe stata in grado di darmi se mi fossi distaccata dal sintomo, che quella che stavo vivendo non era una vera vita, ma non riuscivo a rinunciare al senso di controllo, di sicurezza, di forza che la restrizione mi dava. Non riuscivo a rinunciare al modo in cui mi faceva sentire speciale.

E sono stata ferma di fronte a questo incrocio per più di 5 anni. Non andavo avanti né tornavo indietro, ero bloccata lì in mezzo. 5 anni di ricoveri, un continuo dentro-fuori dettato dal fatto che continuavo a preferire la parola alla destra del trattino e dalla mia non completa convinzione a volermi distaccare dall’anoressia. Passavo qualche mese in clinica, e mi sembrava di stare meglio, di essere più motivata, ma come uscivo, nel giro di poche settimane riprendevo a fare gli stessi errori. Non era veramente cambiato niente, perché io non ero veramente convinta di volere che le cose cambiassero. Non riuscivo a vedere l’anoressia come un qualcosa di negativo, dati tutti i sentimenti positivi che, bene o male, era riuscita a farmi provare. A volte ci penso ancora. Ma ad un certo punto mi sono guardata allo specchio e mi sono accorta che non ero più l’adolescente alla ricerca della vera se stessa o di quello che potevo mai stare cercando. Che dovevo smetterla di far finta che la mia vita non fosse ancora cominciata. La verità era che ne avevo già consumata almeno il 25%. Mi ero già bevuta la panna.

Inoltre, mi sono accorta di un’altra cosa estremamente importante. Che non avrei potuto fare niente di tutto quello che mi ero prefissa se prima non mi fossi distaccata dalla restrizione. Che non avrei potuto guarire nessuno se non ero in grado di curare neanche me stessa. Che sarei stata veramente disonesta e presuntuosa nel cercare di guarire persone quando ero io la prima a stare male e a rifiutare ostinatamente ogni cura. È come quando un fumatore dice ad un altro di smettere di fumare: che credito si può dare a una persona che dice che fumare fa male e bisogna smettere di farlo, quando lei per prima si brucia un pacchetto al giorno? Non solo la credibilità di questa persona è meno che zero, ma essa diventa anche incredibilmente patetica. Dunque, io mi trovavo nella stessa situazione. Come potevo pretendere d’indossare un camice bianco e di dire agli altri cosa fare per guarire stando io per prima orgogliosamente seduta su un lettino d’ospedale?

Così ho deciso di provare seriamente a migliorare la mia relazione con il cibo. A mettere veramente in discussione tutte le illusioni che con la restrizione mi ero creata. Ho cominciato a seguire davvero le dosi prescritte dall’ “equilibrio alimentare”. Certo, all’inizio è stato maledettamente difficile. Continuavo a ripetermi che dovevo pensare al cibo come a una medicina, un qualcosa la cui assunzione è sgradevole ma che poi farà stare meglio. E, a poco a poco, ho imparato a mettere a punto strategie su cui lavorare per non cedere di nuovo alle lusinghe della restrizione. Ho imparato a prendere le distanze dal cibo senza considerarlo più il mio peggior nemico. Ho imparato a chiudere gli occhi e a mandare giù. Può sembrare semplice, ma richiede tanto lavoro e tanta forza di volontà. Non è un percorso che si può iniziare essendo “mah, abbastanza convinta” – come lo ero io dopo i miei svariati ricoveri – ma bisogna volerlo al 200%. E fa male mettersi davanti al piatto e dire: “Okay, adesso devo magiare tutto ciò che c’è qua sopra”, ve lo posso assicurare. Ma nel momento in cui siete riuscite a mangiare tutto e sapete di aver fatto la cosa giusta, nel momento in cui non avete ceduto all’impulso della restrizione dicendo “NO” forte e chiaro ad ogni tentazione anoressica, allora vi potrete sentire forti. Forti davvero. Molto più forti di quanto vi sentivate restringendo.

E poi, una valvola di sfogo. Sì, una valvola di sfogo che non sia il cibo. Ognuna trova la propria. Per me sono state la scrittura, il disegno e il karate. Che mi hanno aiutata, mi hanno salvata, mi hanno incanalata nella giusta direzione e mi ci hanno mantenuta. Mi hanno aiutato a non restringere ancora. Beninteso, non sono perfetta, qualche strappo alla regola l’ho fatto e tuttora può capitarmi, ma cerco di fare del mio meglio. Ho provato a smettere di considerare il cibo come mio nemico, mi sono messa ad affrontarlo, ed ho tentato di abbracciarlo. Sto ancora tentando di farlo. Ed è difficile. Mi fa paura. Non mi piace.

Però, andando avanti, mi sono accorta di una cosa: che più la terapia prosegue, più mi dimentico del cibo. Mi focalizzo piuttosto su tutti quegli aspetti dell’anoressia che non sono strettamente collegati al cibo. Perché il problema alimentare non è che la punta dell’ice-berg. I miei veri problemi vanno molto oltre il cibo. Che non può, quindi, distruggermi. E che, dunque, non ha il potere di distruggere nessuna di voi.

Leggendomi dentro con oggettività ed onestà, sono riuscita a capire molto cose di me stessa. E così ho iniziato a sentirmi meglio. Ho smesso automaticamente di focalizzarmi sul cibo, senza neanche rendermene contro, perché la mia testa era impegnata a fronteggiare altri problemi ben più seri ed importanti. Ho cercato di smettere di fare checking. E all’inizio è stato estremamente difficile perché sentivo di avere bisogno di fare checking. Ma poi mi sono accorta che, dicendomi “NO!” ogni volta che mi veniva voglia di farlo, e quindi non facendolo, ho iniziato a pensarci sempre meno e la tentazione se n’è andata da sola. Niente di che, ma un primo passo. Mi va bene così. Non mi sveglio cantando, però mi sveglio. È un inizio.

E sono assolutamente sicura che tutte voi possiate riuscire a fare quello che ho fatto io – a fare persino molto meglio di me! – ma dovete lavorarci su. Dovete cercare di essere forti e di non permettervi di cedere. E, col passare del tempo, vedrete che sarà sempre più facile e che le cose andranno a posto spontaneamente. Non sarete sempre schiave dei disturbi alimentari, se non lo volete. E lasciate che ve lo dica: senza le mani o una bilancia che vi dicano come sentirvi, potrete veramente iniziare ad ascoltare voi stesse. E vi conoscerete come non vi siete mai conosciute prima. E vi sentirete bene. E vi sentirete libere. E vi accorgerete che è una felicità diversa da quella che vi dava la restrizione, ma che è comunque una bella felicità. E vi sentirete vive.

Adesso io mangio seguendo il mio “equilibrio alimentare”. E cerco di non pensarci troppo. Non è divertente, ma è necessario. Non è poi così terribile se non ci penso troppo. Certo, ci sono momenti in cui provo tanta ansia, preoccupazione, panico, momenti di stress e momenti in cui mi sento a disagio col mio corpo, ma tiro avanti. Forse io e il cibo non siamo ancora amici. Ma non siamo neanche acerrimi nemici.
Cammino a fatica, ho paura di ricadere, di poter rifare gli stessi errori, eppure anche se guadagno peso mi accorgo che non è così terribile come mi sembrava fosse nei primi tempi. Il mio riflesso allo specchio si normalizza, non è più così terrificante. Non posso dire che mi piaccio, ma posso dire che non mi detesto. È un corpo diverso da quello che avevo TOT chili in meno fa, ma è comunque il mio corpo. Perciò devo cercare di sfruttarlo nel miglior modo possibile. Mi sento come una persona diversa, ma non in negativo. E ne sono contenta.

Cerco di non concentrarmi troppo su ciò che gli altri potrebbero dire e pensare di me, e lo trovo difficile ma ci sto provando. Forse, per quello che è il mio carattere, non riuscirò mai a fregarmene del tutto di ciò che gli altri possono pensare di me, ma posso provare a pensare che, in realtà, si tratta per lo più di mie costruzioni mentali, di pensieri che sono io ad attribuire agli altri, perché in realtà loro pensano a me molto meno di quello che credo. Anzi, in realtà non ci pensano quasi mai, questa è la verità. Forse perché sono troppo concentrati su quello che io potrei pensare di loro.

Sto facendo un passo dopo l’altro. Sto cercando di abbracciare il cibo. Di mangiarlo non perché devo, ma perché voglio. Per nutrirmi. Per essere in salute.

Perciò anche voi potete avere una relazione positiva coll’alimentazione. Come? Ve l’ho appena scritto. Ma le parole non sono fatti, e i fatti sono molto più complicati e duri delle parole. Dovete solo volerlo veramente. E ricordate che non è un qualcosa che succede dall’oggi al domani, ma che per vincere un disturbo alimentare ci vogliono anni ed anni. Forse tutta la vita. Ma l’importante è continuare a lottare.

Dovete combattere per voi stesse… quando vi sentirete pronte a farlo… Io posso dirvi solo una cosa: ne vale la pena.

23 commenti:

Pupottina ha detto...

ciao. grazie.
il cibo.... per anni ho mangiato poco.... ero molto schizzinosa ed andavo avanti a merendine... poi è cambiato qualcosa... al cibo associo i momenti belli della mia vita e curo i miei stati d'animo mangiando... cose sane se voglio sentirmi forte... dolci e schifezze se devo curarmi da una delusione, una mancanza altrui, un qualsiasi dispiacere...
da quando sono moglie e cuoca... devo assaggiare... però ho scoperto che mi gratifica preparare... è un modo per prendermi cura di lui...
buona serata

Follementepazza ha detto...

giusto!l'importante è essere convinti...lottare con determinazione..seguire il percorso,anche se pieno di intoppi!ogni tanto può capitare di cadere ma ci si rialza e si deve continuare.
..Ti auguro una buona serata...

@ddormentata ha detto...

parole saggissime, si capisce che le senti davvero perchè dietro dei piccoli progressi c'è un duro lavoro quotidiano, tanta sofferenza come tanta voglia di farcela.
Il punto focale è che per poter guarire bisogna voler star bene e tenere alla propria vita...è questo che io mi chiedo, se ci tengo veramente.
ps.ti ho risposto anche nel mio blog
un abbraccione

cristina ha detto...

Ti ho assegnato un premio.Vieni a leggere come fare per ritirarlo e anche se non lo ritiri ( non ne ha mai visti) vieni comunque a leggere le motivazioni. tvb Cristina

Anonimo ha detto...

che bella l'espressione "abbracciare il cibo"...ho sempre cercato una consolazione malata e morbosa nel cibo.. e alla fine ne veniva fuori una morsa dolorosa piuttosto che un abbraccio.
per tornare ad abbracciarlo ed essere abbracciata da lui sto provando a dirgli di no, quello che non sono stata capace di fare in questi anni di bulimia..sempre quei si, sempre quelle abbuffate nel vano tentativo di riempire col cibo il vuoto che mi ero creata dentro. oggi mi rendo conto che ho la possibilità di riempire veramente la mia vita, comincio a vedere che ho tante cose attorno a me che potrebbero farlo realmente, perchè ora so che quel vuoto si riempe solo di tanto dolore quando cerco di colmarlo col cibo. voglio ricomiciare a ritrovare il piacere di mettere qualcosa in bocca senza essere nervosa, voglio e devo farlo...ua futura pasticcera con disturbi alimentari sarebbe davvero paradossale!!
grazie veggie perchè mi fai riflettere su me stessa e non mi permetti di mettermi da parte come ho sempre fatto negli ultimi anni.
martina

Alfa ha detto...

Abbracciare il cibo è abbracciare la vita in effetti.

PS Ho dato risposta alle tue domande. Scusa il ritardo.

Squilibrato ha detto...

Anche io, come Pupottina sono molto schizzinoso sul cibo. Mangio di tutto. A volte non mangio, altre mangio troppo, da stare male e da non riuscire più ad alzarmi, se non per risedermi su di un altro "poggiasedere".

Marco ha detto...

Dolcissima Veggie:-) sei veramente una donna eccezionale!!!
Hai ragione: ne vale la pena! e spero che tante persone ti ascoltino e seguano il tuo esempio e ricomincino a vivere:-)
Forza carissima!!! continua così:-)
Un abbraccione immenso:-)
Marco

Anonimo ha detto...

discorso foto:

punto 1. Ho appena letto il messaggio su youtube.
punto 2. Certo! Che domande mi fai?
punto 3. Mi ci vorrà un po' per procurarmele...vedi, io uso una macchinetta con il rullino, e quelle col cellulare sono brutte...però, se hai un po' di pazienza, si rimedia...(scusa)

Lety,
ps...dove te le invio?

Anonimo ha detto...

Io credo che il primo passo che dobbiamo fare per guarire è imparare a volere bene a noi stesse e tu ci stai riuscendo.
Un abbraccio.
Pachucha.

Selene ha detto...

grazie.
grazie x qste belle parole ke hai scritto, ma soprattutto x aver raccontato la tua forza, il tuo coraggio.
ti invidio tantissimo, x' sei fortissima.
è vero,qndo si è male nn siamo noi a controllare il cibo, ma è qsto ke controlla noi.
e nn c'è peggiore viaggio ke qsto.
nn c'è peggior tunnel dell'anoressia.
ricovero. io sn stata ricoverata due volte, e poi ho ceduto di nuovo.
ora, ogni giorno è una lotta, ogni giorno è una sfida, ma nn più verso il cibo, ma verso qlla vocina crudele che ci sussurra di rinunciare, di farle vedere ke possiamo resistere e nn cedere alla tentazione kiamata cibo.
Spero di riuscir a chiudere qsta lunga pagina, spero di riuscire a scendere dalla macchina e smettere di continuare a girare..
spero di riuscire a trovare quella forza ke tanto m emoziona mentre la racconti.
siamo in tante, e sapere ke stiamo combattendo mi aiuta.
grazie, x le tue parole.

<3

Anonimo ha detto...

Ciao Veggie, che bello e soprattutto quanto è vero il tuo post! Mi ha emozionato, ma mi ha fatto venire in mente una domanda...che non mi riguarda, che è un po' indiscreta, mi rendo conto.
Hai scritto COME sei tornata vivere. E cosa hai fatto per tornarci. Ma la causa, il motivo scatenante, quando è stato? E soprattutto, c'è stato?
Mi spiego meglio, adattando il tutto alla mia esperienza, per come l'ho vissuto sulla mia pelle.
Non c'è stato un COSA, ma un insieme di fattori. Tutto è partito da me, così come era iniziato. E neanche me ne sono resa conto, così come quando mi sono ammalata. E forse,
ragionando ora,
la mia è stata solo autoconvinzione.
Credo di essermi autoconvinta di stare male, per poi non esserlo. Così come mi stavo autoconvincendo di guarire. Non credo ci sia stata una vera malattia. Non lo so.

Chiusa parentesi.
Discorso foto...spero che non debba essere un discorso di AFTER e BEFORE, che devo inviarti. Mi farebbe troppo male, per quanto, lo capisco, possa essere utile. Te vuoi foto di adesso, vero? E quante te ne servirebbero?
Scusa l'indecisione ma non vorrei spedirti cose sbagliate!!!

Lety

DecadentDandy ha detto...

[...]dovevo smetterla di far finta che la mia vita non fosse ancora cominciata. La verità era che ne avevo già consumata almeno il 25%. Mi ero già bevuta la panna.
quanto mi ritrovo in questo passo. solo che non riesco ancora a smettere di far finta, temporeggio con la mia stessa esistenza e me la nego. sono la causa di tutti i miei mali, dalla solitudine all'anoressia che in questo periodo sta tornando ad infestarmi la mente, eppure..

S-J

srylla ha detto...

Ti ammiro...sinceramente...
Io sono 12 lunghi anni che convivo con i DCA...solo un anno che combatto...è davvero dura, sì...ma non mi arrendo...
Spero di trovare anch'io un giorno la forza dentro me, perchè è da lì che deve partire tutto...da ME STESSA, per riuscire ad affrontare tutto questo schifo...questo mostro che mi consuma giorno per giorno...e del quale ho una paura fottuta e nello stesso tempo provo un'attrazione morbosa...
Grazie per aver condiviso i tuoi pensieri, le tue parole...danno da riflettere...
Un forte abbraccio e buona serata...
Serena (nome beffardo!^^')

Imperfect ha detto...

Solo poche parole... Perfettamente d'accordo con te! Grazie di esserci, già te l'ho detto ma non basta mai... ;-)

kay ha detto...

ancora una volta mi spingi a riflettere e a ragionare...
spero anch'io un giorno di riuscire a gioire di fronte a quel piatto dopo averne mangiato tutto il contenuto...
spero anch'io un giorno di tornare ad abbracciare il cibo serenamente...
pensa che dopo tutto quello che mi è successo in questi giorni uno dei miei pensieri ricorrenti era il fatto che d'ora in avanti pranzerò ogni giorno a casa...
mi preoccupavo di come avrei fatto per giustificare le mie fughe...
ora non ho più la scusa dei mille impegni...
non posso più dire che mi sono dimenticata di mangiare...
ora dovrò sforzarmi quanto meno di sedermi a tavola con la mia famiglia mangiando tutte quelle cose buone che mia mamma prepara nell'assurdo tentativo di convincermi a mangiare...

Morena ha detto...

Guarda... nemmeno io mi sveglio cantanto.. la mattina è una fatica svegliarsi.. uffffffff!!!
;)
chiaramente scherzo nella speranza di strapparti un sorrisetto in più!!!

sorridente ha detto...

Si, ne vale la pena. Il tuo blog è molto bello, si vede la limpidezza dell'anima. Forza, mi raccomando. Un bacione.

Veggie ha detto...

@ Pupottina - E' esattamente quello che intendo... il rapporto col cibo può essere altreno... ma quel che bisogna cercare di fare è trovare un armonia... e spero che tu presto possa riuscirci...

@ Follementepazza - Assolutamente d'accordo con te... al 100%. Imprimetevi bene nella mente le parole di questa ragazza, tutte quante, mi raccomando!! ^_^

@ @ddormentata - Se tu non ci tenessi, alla tua vita, probabilmente non saresti qui a leggere e a commentare il mio blog... Se tu non ci tenessi, non saresti qui a lottare... Pensaci... La risposta te la sei già data da sola...

@ Cristina - Grazie mille!! Non sai quanto mi ha fatto piacere!! Sei stupenda!!

@ Martina - E non devi metterti da parte... perchè sei la cosa più importante che hai... se non valorizzi te stessa, chi mai potrai valorizzare?? Trovare un rapporto sereno col bibo, in effetti, non è affatto semplice... Io per prima dico che anche adesso ho i miei problemi... però forse bisognerebbe imparare solo a pensare che il cibo non è necessariamente un nostro nemco, ma può anche lottare per noi... Dobbiamo imparare a nutrirci... sotto ogni punto di vista.
Grazie a te per le tue parole, non devi ringraziare me...

@ Alfa - Bè, per lo meno, diciamo che anche questo è parte dell'abbracciare la vita...

@ Marco - Grazie mille per le tue sempre dolcissime parole... Lo spero anch'io... Ti abbraccio forte...

@ Pachucha - Lo è sicuramente... E io credo che è ciò che tutte qui stiamo cercando di fare... Magari non ci amiamo, ma ci odiamo un po' di meno... bè, è pur sempre un primo passo...

@ Selene - No, tesoro, grazie a te... Qui non sei sola... E tutto quello che desideri puoi davvero ottenerlo se decidi di combattere contro l'anoressia... ma devi volerlo veramente. Devi volerlo fino in fondo. Se è così, niente ti sarà impossibile. Non è mai troppo tardi per lottare. Non è mai troppo tardi per tacitare quella vocina, per scendere dalla macchina. Non è mai troppo tardi per riprendersi la vita. Riprenditela, perchè è tutto ciò che hai. Il ricovero può iniziare in questo stesso momento, se solo tu lo vuoi. Perchè tu non hai bisogno dell'anoressia. Tu sei molto oltre l'anoressia. Devi solo riuscire a vederlo... e a volerlo... E ricordati che, quando hai bisogno, io sono qui... leggi, commenta, scrivimi... io ci sono sempre... Ti abbraccio forte...

@ DecadentDandy - Eppure... eppure c'è quell'eppure... Ma, pensaci: cos'è che ti da veramente di così positivo l'anoressia, a cui pensi di non poter rinunciare? E' davvero qualcosa che ti serve così tanto? In realtà, quello di cui hai bisogno è già dentro te stessa... e non contempla l'anoressia... Devi solo tirarlo fuori...

@ Srylla - Ma, tesoro, combattere è già una grande vittoria, credimi! Il ricovero è un processo che dura tutta a vita, e bisogna avere pazienza e non mollare... e mi sembra che tu sia già sulla buona strada per questo. Non hai bisogno dell'anoressia. Hai bisogno di trovare te stessa. La vera te stessa. Chiediti ciò di cui hai bisogno. E ascoltati. Serena di nome, e un domani anche di fatto... Tu ce la puoi fare. Ce la puoi fare sicuramente, sai?!!

@ Imperfect - No, grazie a te per essermi sempre vicina... Non sai quanto sia bello per me saperti qui...

@ Kay - Ma tu non devi mangiare per far felice tua mamma. Non devi sforzarti di fare quello che non ti va. Le scuse e le bugie... piuttosto che agli altri, cerca di non raccontarle a te stessa. E, anche se lo so che è difficile, cerca di rilassarti. Più stai in ansia, più lo stomaco ti si chiude, più le cose si fanno difficile. Pensa invece che questo è un percorso che stai facendo per te stessa, un tentativo di volerti bene. Non di cibarti, ma di nutrirti. Sotto ogni possibile aspetto. Forse, per quello che abbiamo passato, non riusciremo mai ad abbracciare serenamente il cibo... ma possiamo cercare di fare in modo che questo non sia più una tortura, no?! E questo dipende solo da noi... dipende solo da te... Stimati, perchè tu vali. Veramente.

@ Morena - Un sorriso anche a te, mia cara...

@ Lety - Innanzitutto: puoi farmi tutte le domande che vuoi. Non c'è problema, davvero. Detto questo, anche per me vale il fatto che la spinta alla restrizione me l'hanno data una serie di fattori, non un qualcosa di singolo e di ben identificabile. Trovo comunque che nella mia scelta dell'anoressia ci sia stato molto di intenzionale. Certo, sarebbe molto più facile poter dire "toh, ci sono caduta per sbaglio!", ma purtroppo non è così... Sono io che ho scelto di restringere perchè mi faceva sentire bene, mi faceva sentire forte, in controllo, soddisfatta, sicura di me... sono io che ho deciso di farlo e di continuare a farlo. Certo, non potevo prevederne le conseguenze, non potevo sapere che il gioco a cui avevo iniziato a giocare era ben più grande di me, e che poi le mie stesse armi si sarebbero rivelate a doppio taglio... Del resto, nessuno sceglie un male sapendo che è un male, lo fa soltanto se lo considera un bene rispetto ad un male maggiore... E adesso che sono caduta, sto provando a risalire... e non è bello, e non è facile, ma è l'unica cosa che mi resta da fare... magari c'è rimasta qualcosina che vale ancora la pena di salvare...

@ Sorridente - Ne vale la pena. Eccola, la risposta. Per tutte noi, ragazze. Ne vale la pena.

ABI ha detto...

spero di avere lo stesso coraggio..

persephoneen ha detto...

«... mi faceva sentire migliore.»

Sto leggendo e man mano che leggo, vedo il mio ritratto. Non so se avere paura, sentirmi in colpa (che a parte il senso di onnipotenza che mi dà digiunare è l'unica sensazione nitida che provo) o se sentirmi un po' meno sola :)

Grazie di tutto :)

persephoneen ha detto...

(uh, dimenticavo di specificare: mi rispecchio nelle sensazioni, non nella storia, non sono mai stata ricoverata e sono ancora alla fase del bivio, però comunque grazie di condividere le tue esperienze :*)

Veggie ha detto...

@ ABI – Se tu VUOI avercelo, ce l’avrai senz’altro. In bocca al lupo…

@ persephoneen – Io spero che il “sentirti un po’ meno sola” sia la tua sensazione prevalente… perché è proprio questo l’obiettivo per il quale inizialmente ho aperto il mio blog: per condividere la mia esperienza, cosicché chiunque avesse un DCA potesse avvertire di meno quel senso di solitudine che caratterizza chi ha un DCA nella sua vita quotidiana. E, naturalmente, perché penso che si possa essere più grintose e motivate se ci si appoggia a vicenda nel percorrere la già difficile strada del ricovero… A parte questo… spero che il tuo bivio si possa trasformare quanto prima in una svolta in positivo. Ti abbraccio forte forte…

 
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