Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

mercoledì 16 settembre 2009

Un percorso che dura una vita

L’anoressia sembra dare tanto, ma poi si riprende indietro tutto e non restituisce niente.

Tutto quello che resta, sono giorni fatti d’ossessione e di vuoto. Corpo e mente devastati. Strade chiuse. Pensieri distorti. Felicità impossibile. Una vita fatta soltanto da un insieme di regole che noi stesse ci siamo auto-imposte e nelle quali abbiamo finito per restare intrappolate. Nient’altro spazio in testa se non quello per l’ossessione.

Ma la vita è molto, molto più che una vuota ossessione. Possiamo perciò darci una seconda possibilità. Possiamo aprire gli occhi. Possiamo iniziare a percorrere la strada della luce. Possiamo iniziare a percorrere la strada del ricovero e scoprire che è possibile vivere. Vivere non una vita dominata dall’anoressia, ma una vita in cui siamo noi a tenere sotto controllo l’anoressia. Un vita in cui possiamo quotidianamente combattere.

Il ricovero è un lungo processo. Un percorso che dura una vita. Un processo che non è facile iniziare. E si sa che poi non conta la distanza, ma tutto sta nel riuscire a fare il primo passo. Cercate di metterci tutte voi stesse per farlo. Anche se avete un sacco di dubbi e vi sentite incerte, perse, e avete paura… fate il primo passo e poi continuate a camminare. Non fermatevi. Continuate ad andare avanti.

Potrete sentirvi fragili… ma non siete mai così forti come quando combattete contro l’anoressia. E parlo della forza quella vera, non quella illusoria ed effimera che l’anoressia fa provare.

Ogni volta che combatterete i pensieri derivanti dall’anoressia, farete un passo avanti sulla strada del ricovero.

Non riavrete le cose che l’anoressia vi ha rubato… ma imparerete, a poco a poco, a costruirvene delle nuove che possano comunque farvi stare meglio. E vi accorgerete che l’anoressia non è l’unico modo per vivere… ma che ce n’è un altro che è molto più giusto ed importante. Magari non sarete felici, anche perché credo che raggiungere la felicità nel senso proprio del termine sia più che altro un qualcosa di utopico, ma sicuramente sarete serene.

E, allora, vi accorgerete che il mondo è spesso crudele, cattivo e schifoso… ma che, qualche volta, la vita può essere anche inaspettatamente meravigliosa. E, alla fine, vi accorgerete che combattere l’anoressia vale la pena. Che vivere vale la pena.

23 commenti:

Pupottina ha detto...

sì, bisogna avere costanza ed amore per se stesse e tutto deve durare sempre senza farsi avovlgere dalle lusinghe false di Anoressia
buon mercoledì ^___________^

Vele/Ivy ha detto...

E' dura, sì, ma vale la pena di vivere per quegli attimi inaspettatamente meravigliosi di cui parli... non avrei saputo trovare parole migliori.

NERO_CATRAME ha detto...

Non ho frammenti Veggie,ma solo un unico centro del mondo,che sarà per sempre.Beh non ho bisogno di dire altro con te,inutile cambiare volo,quando le mie ali battono solo per chi è dentro al mio cuore.
Traduzioned del titolo dal cinese.
L'ombra di te.
La mia anima riesce a rispecchiare ciò che le mani tengono calme,ma è fuoco,sempre.Inno alla vita e sappiamo che è dovuto.
Un abbracciuo e grazie.

Milly Ray Oxygen ha detto...

Vero. Che dire. Questo post è vero e ha ragione, è chiaro e chiarificatore.
Ho la dieta prescritta da una dietologa. Tutto starebbe a seguirla. E sinceramente non mi va di fare visite periodiche e ricominciare da capo. Voglio la normalità e soprattutto voglio poterla controllare da sola. Non so controllare la fame, ed è giusto che sia così (entro limiti umani), ma devo imparare a controllare l'eccesso. Non voglio che il tutto sia nuovamente scandito da delle visite di controllo. Insomma, non voglio controllarmi solo perchè controllata. Sono sovrappeso, una dieta non guasta. Ce l'ho scritta su un fascicoletto con tutte le opportune varianti. Adesso voglio essere capace di seguirla da sola...
:-)

silvia ha detto...

Il problema è riconoscere il problema: quando la malattia accompagna da anni (quasi 16 per me)diventa la normalità,diventa la propria impronta digitale,risulta che sono tutti gli altri i "matti".Se si tenta di cambiare,di voler cambiare,si recita una parte con gli altri ma soprattutto con se stessi.Si scopre che è tutto un autoinganno,si scopre che è tutto come prima,come sempre.Eppure desidererei anch'io camminare per davvero e smettere di fingere con me stessa...ma non me lo posso imporre. Ciao Veggie!!!

Michiamomari, e ha detto...

Cara Veggie, hai ragione SU TUTTO.. e allora COMBATTERE... andare avanti.. eccoci qua! come d'accordo ho fatto il post di cui ti ho parlato e ho pubblicato lo scambio di opinioni che abbiamo avuto per e-mail.. se hai qualcosa da aggiungere ancora neglio, e ora la palla è anche a chi avrà voglia di dire la sua.. grazie, un abbraccio!

Jenn ha detto...

weiii..
grazie per il commento!davvero profondo!
..dici che era un pò pesante il post?
mi sembrava giusto "aprire gli occhi" a molti..


ti abbraccio! :)

Pupottina ha detto...

^______________^ buon giovedì

Musidora ha detto...

Un percorso e una lotta che dura una vita, perchè la lotta è ardua, ma chi l'ha dura la vince:
vince la possibilità di continuare a lottare...

Balua ha detto...

.. non è mai facile VIVERE, vivere davvero.. A volte è durissima anche sopravvivere, ad essere oneste..

.. però è necessario rimboccarsi le maniche e percorrere quella erta salita che è la vita...

Juliet ha detto...

ciao, passavo da qst parti e sono inciampata tra le tue parole...non sei sola, non lo sarai mai finchè ci sarà qlc1 a passare di qui...

MaiDisperare ha detto...

Ciao vaggie,
grazie per passare da me di tanto in tanto.
Ti vorrei chiedere...secondo te il ricovero è indispensabile in un percorso di recupero oppure è possibile combattere la battaglia senza la "protezione ovattata" di una "comunità-alloggio"?
Buona giornata.

amore&odio ha detto...

ei veggie.. come al solite bellissime parole.. hai detto cose giustissime.. però.. ora mi chiedo perchè.. pur rendendosi conto che la strada che hai appena descritto porta solo ad avere più serenità.. combattere.. allora perchè le persone (come me e penso molte altre) non vogliono proprio saperne? ci sono volte in cui penso di non essere malata di non avere bisogno di questo.. ma dopo mi dico che una persona normale senza disturbi a cui il problema anoressia non sfiora non avrebbe queste paranoia.. questa insicurezza.. questo sentirmi meravigliosamente bene dopo aver guardato i miei amici mangiare un kebab senza assaggiarne nemmeno un morso.. e trnare a casa dicendo a mia madre d aver mangiato e invece ingurgitare solo uno yogurt..
io con questo mi sento soddisfatta di me stessa.. e me ne rendo conto.. che non è normalità questa..
andrò da uno psicologo.. e poi? poi non credo che trnata a casa inizierò a mangiare senza farmi problemi.. a cosa mi servirà?
avrò il coraggio di affrontare le conseguenze di azioni che ora non mi sembrano csì gravi?
capisci adesso quando dico che vorrei avere la tua forza..

un bacio veggie, continua per la tua strada, che senza ombra di dubbio è quella giusta..

Enigma ha detto...

Non arrendersi alle prime difficoltà...
LOTTARE SEMPRE!
Questa è la vita... =)
Un bacio

Anonimo ha detto...

Il cuore del problema è riuscire a rompere il dannato loop. Perché “soffrire di anoressia” è molto meno doloroso che vivere, quando vivere significa affrontare un dolore non controllabile. L’anoressia ti frega perché, paradossalmente, è una cura autoindotta che difende dalla vera malattia. Si sta male, ma questo cazzo di dolore non lo si subisce, siamo noi a volerlo. E siamo anche eroiche, arriviamo dove gli altri non vanno, riusciamo dove gli altri falliscono. È questo che ci frega. È questo che ci mantiene incollate all’anoressia. È questo che rende tanto difficile intraprendere la strada del ricovero. Perché dopo tanti anni, si finisce per essere noi stesse l’anoressia: senza quell’identità, a cosa ci aggrapperemmo?
Vorrei davvero intraprendere la strada del ricovero senza guardarmi alle spalle ma, accidenti, ancora esito e non mi decido. Perché sento che senza l’anoressia la mia vita sarebbe completamente vuota. Perché sento che senza l’anoressia sarei una persona “normale”. Io, che ho fatto di tutto per evadere dalla fottuta “normalità”, per essere diversa, per essere “speciale”. Adesso non sono nè l’uno nè l’altro. Ho sbagliato tutto. Se c’è qualcosa che vale la pena, io non lo so qual è. Non lo so più. Forse non l’ho mai saputo.

Jonny

Darksecretinside ha detto...

Io ho sempre pensato che alla base il problema si chiama "percezione di sè"
E' quella che occorre combattere e raddrizzare e questo accade continuamente...
E' il punto di partenza per vincere o perdere...

Un abbraccio mia Veggie!

Wolfie ha detto...

E' incredibile quanto tutto quello che c'è scritto in questo post sia totalmente vero!
E lo dico per esperienza personale!
Scegliere di combattere contro i DCA è sempre difficilissimo e fa tanta paura, ma solo da quando ho iniziato a farlo mi sono accorta di quante cose la vita mi offra, che prima non vedevo perchè erano celate dai pensieri ossessivi che mi metteva in testa la bulimia.
Quindi, se siete in dubbio sull'iniziare o meno... iniziate subito, senza aspettare neanche 5 minuti! E vi assicuro che, per quanto possa essere difficile, alla fine non avrete nessun rimpianto.

Nymph ha detto...

Tragico tragico no, ma essendo l'ultimo anno i professori iniziano già a rompere con la storia dell'esame... ed è solo settembre! Siamo già impanicati XD Ma non vedo l'ora di uscirne...
Baci <3

Annarita ha detto...

Un post positivo, come sempre. Un'esortazione concreta a riappropriarsi di se stessi e della propria vita. Vita che vale sempre la pena di essere vissuta sino in fondo e non è mai troppo fare di tutto per riuscirvi. E la strada del ricovero è l'unica direttrice possibile da percorrere, che porta a uscire dal tunnel buio dell'anoressia.

Anche se il cammino dovesse durare tutta la vita, bisogna abbracciarlo con determinazione e convinzione perché alla fine del percorso c'è la luce che attende.

Un abbraccio grande
annarita

Veggie ha detto...

@ Pupottina – Ed è la cosa più difficile da fare… ma ne vale anche la pena… davvero…

@ Vele/Ivy – Io ci sto mettendo tutto il mio impegno per ricercare quegli attimi… e spero che anche tu, un giorno, possa trovarli…

@ NERO_CATRAME – Un inno alla vita è sempre dovuto… ^__^

@ Milly – Penso che una dieta assegnata da una dietista sia un ottimo punto di partenza… No so se hai letto un post che ho scritto un po’ di tempo fa,intitolato “Condiziona la tua intuizione” a proposito dell’intuitive eating… Credo che tu stia parlando di una cosa del genere… Capisco quello che vuoi dire, e penso che sia la cosa più giusta e naturale da fare… e sappi che ti ammiro e t’invidio (in senso buono!) per questo… Se io seguo alla lettera la dieta che mi ha prescritto la dietista e faccio controlli periodici, infatti, è proprio perché so che da sola ricomincerei a poco a poco a restringere… Perciò, metticela tutta per trovare il tuo equilibrio al difuori delle costrizioni… è davvero la cosa migliore che ci sia…

@ Silvia – Non ci sono bacchette magiche, purtroppo… la consapevolezza è un qualcosa che si acquisisce lentamente… soprattutto, nel momento in cui si decide di dire “basta”… So cosa significa identificarsi nell’anoressia, anche per me è stato così e non nego che, per certi versi, lo è tuttora… Non si è mai certe di quello che siamo, perché non abbiamo una nostra identità, Identificarci nel sintomo, perciò, rappresenta una possibilità di esistere… un qualcosa in cui poterci identificare. Essere l’anoressia sembra essere l’unica garanzia di esistere… di esserci e di poter essere accettate, forse più da noi stesse che dagli altri… Quando per anni la mente si è arenata in questo, è estremamente difficile pensare a una vita senza il sintomo, e non provare sgomento, paura del vuoto. Nei momenti in cui ci si avvicina alla possibilità di liberarci da questa sofferenza, un paura, un’ansia, un’inquietudine alla quale è difficile mettere un freno, toglie il respiro. Di che cosa si riempirà la mia mente? Come occuperò le mie giornate?... Ma io credo che iniziare un percorso di ricovero significhi proprio questo: cercare di capire chi siamo e cosa vogliamo dalla vita senza più doverci appoggiare alla stampella dell’anoressia… Facendolo semplicemente per noi stesse…

@ MiChiamoMari – Combattere ed andare avanti è davvero l’unica cosa che resta da fare… Non abbiamo nulla da perdere, e tutto da guadagnare, in fin dei conti…
P.S.= Passo dal tuo blog appena posso!!... Grazie di tutto…

@ Jenn – Pesante?? Direi proprio di no! Hai scritto quello che ti sentivi, che è indubbiamente la cosa migliore da fare… E poi, non devi ringraziarmi di niente… sono io che ringrazio te, semmai… Un abbraccio…

@ Musidora – E io credo che questa sia la vittoria maggiore: se si lotta, non si sa come potranno andare le cose… ma se si molla, sicuramente le cose NON andranno…

@ Balua – Vivere anziché esistere è la cosa più ardua che ci sia… Ma abbiamo solo questa possibilità… quindi tanto vale sfruttarla fino in fondo, no?!...

@ Juliet – Ciao Juliet, e benvenuta! Grazie per le tue parole… e sappi che vale lo stesso anche per te… In qualsiasi momento avrai bisogno, mi troverai sempre qua!!... Un abbraccio…

Veggie ha detto...

@ MaiDisperare – Ciao, grazie a te per passare di qui, piuttosto… Rispondendo alla tua domanda, innanzitutto ti consiglio di leggere il mio post intitolato “Ricovero”, che è uno dei primi con cui si apre il blog, e che penso dia già di per sé una risposta eloquente alla tua domanda… In ogni caso, se per te vale l’equazione ricovero = clinica specializzata per DCA, la mia idea è che non c’è una risposta univoca, nel senso che dipende da quelle che sono le esigenze della singola persona… Se uno sente il bisogno di questo tipo di aiuto, è giusto che se lo prenda… Se invece qualcun altro preferisce fare in altro modo scegliendosi tipi di sostegno esterni all’ambiente della clinica, se è questo che è giusto per lui, allora non necessariamente deve passare attraverso una clinica… Credo che il punto cruciale, la cosa più importante, sia comunque FARSI AIUTARE, riconoscere di avere un problema e chiedere aiuto… nel momento in cui abbiamo fatto questo e ci facciamo aiutare da persone esperte, il percorso di ricovero è già iniziato, a prescindere dal fatto che possiamo andare in una clinica o meno…

@ amore&odio – I momenti in cui la pensi così… in realtà sono i momenti in cui tu non stai pensando!... Perché è l’anoressia stessa che ti fa pensare così… L’anoressia stessa, per quanto negativa, rappresenta un punto fermo, una stampella. Una stampella t’impedisce di correre o di andare in bicicletta, però per lo meno ti preserva da una rovinosa caduta a terra. È un po’ il discorso del “chi lascia la strada vecchia per la nuova”… la strada vecchia, quella dell’anoressia, è terribilmente dolorosa, ti lacera e ti lascia solo un grande vuoto… però, questo è comunque un dolore che conosci… sai cosa aspettarti, sai quanto e come soffrirai perché è una sofferenza che t’infliggi da sola… Scegliere la strada del ricovero, invece, significa porsi davanti ad un’incognita… perché non sai quello che ti aspetta… E non sapere quello che ci aspetta significa non poterlo controllare, e questo è terrorizzante… ecco perché è così difficile intraprendere questo percorso… perché si teme che poi le cose possano andare peggio del già noto dolore… Ma se ci rinunciamo ancora prima di aver provato, come possiamo sapere che, invece, le cose non andranno meglio??!... Gli psicologi non hanno la bacchetta magica, non ce l’ha nessuno… quello che potrai costruire nel tuo futuro dipende solo ed esclusivamente da te e dalle tue scelte…

@ Enigma – Ti quoto in pieno, mia cara… ^__^

Veggie ha detto...

@ Jonny – So cosa significa provare un senso d’identificazione nei confronti dell’anoressia… e sono cosa significa avere il timore di non riuscire a riempire quello spazio vuoto… Dopo aver passato tanti anni in balia dell’anoressia, all’inizio non si riesce nemmeno a concepire un’alternativa per riempire quelle ore di solito passate in balia dell’ossessione… All’inizio, quando s’intraprende la strada del ricovero, la vita sembra un vuoto sconfinato… Ma il fatto stesso di chiedersi come si potrà riempire quel vuoto è un primo passo sulla strada della consapevolezza: prima o poi si farà un’ipotesi per occupare quel vuoto… Si sbaglia in continuazione nella vita, e forse ci sono errori ai quali non è possibile porre rimedio… ma c’è almeno una cosa che possiamo fare… costruire, in maniera tale da imparare dagli errori cercando di non ricommetterli in futuro…

@ DarkSecretInside – Sì, credo che con la “percezione di sé” tu abbia centrato un punto molto importante… Poco interessa infatti la realtà oggettiva dei fatti, se non corrisponde a quella che è la realtà soggettiva… e forse è questo che bisognerebbe anche imparare a fare: oggettivizzare… Grazie per l’input!!

@ Wolfie – Grazie per questo messaggio positivo, bellissima!! E ti auguro che la strada che hai intrapreso ti porti a stare bene e sempre meglio… Un grosso bacio!

@ Nymph – Non mi far ricordare quando c’ero io… nonostante tutti gli anni passati, sembra ancora ieri… Comunque tranquilla, che l’esame di stato non è niente di che… Lo so che è facile dirlo a posteriori, ma vedrai che poi concorderai con me…

@ Annarita – La luce è quello che ci giuda… forse non la raggiungeremo mai… ma è quella che comunque c’induce a continuare a camminare…

pansy ha detto...

E' la vita che è un percorso, spesso difficile, ma anche in quello vi può essere gioia!
Sono tornata ieri da Roma :) Un abbraccio forte

 
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