Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

venerdì 4 settembre 2009

Psicoterapia

Nel momento in cui si è nel pieno di un DCA, è estremamente difficile riuscire a formulare la richiesta di una psicoterapia. Questo perché non ci si sente ancora pronte a domandarci dov’è che vogliamo veramente andare, ma soprattutto fino a che punto siamo disposte a fare introspezione per cercare di sviscerare le vere cause che hanno portato all’anoressia raggiungendo così consapevolezza e desiderio.

Iniziare una psicoterapia è difficile anche perché si teme che il terapeuta possa non essere altro che l’ennesima persona che vede unicamente l’aspetto fisico, i tratti materiali, tangibili della sofferenza anoressica. Inoltre, si ha paura che il terapeuta possa portarci via tutto il mondo, tutta la realtà che con il DCA abbiamo faticosamente costruito, riportandoci alla condizione primigenia che ha determinato l’innesco dell’anoressia stessa.

In fin dei conti, l’anoressia non è che il tentativo di diventare invisibili per essere viste, perciò, se qualcuno ci portasse via questa possibilità allontanando il sintomo e ripristinando la “normalità”, che cosa ci resterebbe? È per questo che la psicoterapia è un passo così difficile da affrontare.

Nel momento in cui siamo nel pieno di un DCA, è solo la rabbia che ci tiene in vita, una vita colma di rancore e di paura. Abbiamo paura della nostra rabbia, ed abbiamo paura della nostra paura. Ci sentiamo in dovere di cercare sempre di nascondere a tutti e in qualsiasi modo i sentimenti contraddittori che in certi momenti invadono la nostra mente, spingendoci a cercare aiuto e a rifiutarlo al tempo stesso. Molto spesso cerchiamo di nasconderli persino a noi stesse.

Man mano che ci si abitua a convivere con l’anoressia, si perde il ricordo di come sia possibile vivere senza. Sopravviviamo da così tanto tempo con questo sintomo da aver dimenticato com’era quando non c’era. E così non si riesce a vedere veramente il nostro corpo fino in fondo, non riusciamo a credere fino in fondo che possa essere davvero danneggiato: questo corpo che non amiamo guardare, che spesso tocchiamo come se fosse unicamente uno strumento di cui dobbiamo accertare la funzione. Perché ci sembra di dover dimostrare – agli altri, ma soprattutto a noi stesse – quanto siamo capaci di non cedere al desiderio di cedere. Di farsi aiutare. Di parlarne con qualcuno.

Si pensa che il nostro corpo serva solo a sostenere la nostra mente, ma non le appartenga. E così, con l’anoressia, ci siamo costruite un corpo esile, un corpo quasi invisibile, per poter essere viste. Il nostro comportamento è contraddittorio, confonde e ci confonde. Una parte di noi stesse si aspetta che qualcuno riesca a scoprire l’inganno che noi stesse abbiamo costruito, e così ce ne liberi; che qualcuno ci accompagni nel percorso che ci porterà a spezzare le dinamiche che controllano ogni aspetto della nostra vita senza toglierci il sintomo sul quale ci appoggiamo; che comprenda quello che non possiamo esprimere e, accedendo al nostro segreto, ci garantisca il sostegno di cui sentiamo di aver bisogno, ma che ci rifiutiamo di chiedere.

Penso che sia per questo che è importante riuscire a legittimarsi la possibilità di chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta. Non accontentandoci al primo tentativo, o scoraggiandoci se i feedback che riceviamo sono differenti da quelli che vorremo: ogni persona ha bisogno di un’altra persona particolare per potersi aprire, non vanno bene tutti per tutti, ed è perciò importante fare tentativi, e continuare a cercare finché non si trova il terapeuta adatto, che sarà la persona che riuscirà a fermarci con determinazione e con dolcezza. E allora sarà un sollievo essere smascherate e forzate ad interrompere la nostra recita distruttiva, il nostro suicidio cronico.

La finzione dell’anoressia è probabilmente così perfetta da ingannare anche le persone più attente, il personale medico più preparato.
Ma in realtà siamo noi stesse a tenderci le insidie più grandi.

Se sentite di aver bisogno d’aiuto, non abbiate timore di chiederlo. Non temete di non trovarlo, perché anche se non ve ne rendete conto, ci sarebbero sempre tante mani tese verso di voi, nel momento in cui trovaste il coraggio di afferrarle. Ma soprattutto, non temete di trovarlo. Perché poter contare su un supporto psicoterapeutico è importantissimo, ma non dimenticate che siete solo voi a poter salvare voi stesse.

41 commenti:

La Ely ha detto...

Qui ce ne sarebbe da dire..
Intanto, come te, credo nel motto "si vive collettivamente, ma la salvezza è individuale" inteso nel senso che in noi esistono tutte le risorse per guarire, ma il vero problema è anzittutto essere pronte a ribaltarsi come un calzino e poi riuscire ad essere totalmente sincere ed obiettive con noi stesse.
La psicoterapia è un SUPPORTO molto importante, per certi versi forse essenziale, ma solo se lo si affronta nel modo giusto.
Seguire un regime alimentare è qualcosa, se vogliamo, di meccanico. Mettersi davanti ad uno specchio (in questo caso un'altra persona in realtà), mettersi a nudo, confessarsi, GUARDARSI davvero..beh, è tutta un'altra faccenda.
Eppure fare tanula rasa, accompagnati nel cammino e sostenuti da un professionista significa poter ricostruirsi, poter ripartire da zero in unan uova ottica, secondo nuovi processi mentali.
Tante volte siamo prigionieri di coazioni a ripetere, di un iter di pensieri fisso che va spezzato, ma perchè ciò accada bisogna staccarsi da noi stesse, cambiare visuale, e da soli non è semplice come passo.
Personalmente ci ho pensato più volte ad andare da un medico, ma alla fine mi son sempre convinta di avere le risorse necessarie per guarire ed è forse il traguardo di cuivado più fiera, lo ammetto.
Ma una volta sono stata da una psicologa, quando avevo 16 anni..e confesso che ancora oggi ripenso a ciò che mi disse perchèriuscì subito ad inquadrarmi e questo mi diede la forza anche di cambiare e di capire che porsi delle domande, mettersi in discussione, è sempre un esercizio assai utile.

Balua ha detto...

.. a parte che tu sei una validissima fonte di aiuto e sostegno per chi ti legge, credo che entrare in psicoterapia sia un passo difficile per chiunque, a prescindere dal motivo per cui lo fa.

Io ho tentennato a lungo prima di rivolgermi ad un medico, timorosa di essere giudicata e, soprattutto, terrorizzata all'idea di dover davvero fare qualcosa per ricostruirmi. Il mio problema era molto diverso dal tuo/vostro e non aveva nulla a che vedere coi disordini alimentari: ero fortemente depressa e non trovavo più la forza di alzarmi al mattino.
Il terapeuta mi ha aiutata, mi ha presa per mano e ricondotta al sorriso, alla speranza, alla vita.

E' stato a tratti difficile, altri umiliante e doloroso dover riconoscere le mie paure, i miei complessi, il senso di inadeguatezza.. Ma mi ha salvato la vita, e non in senso figurato.

Consiglio davvero a tutti questo percorso, anche a chi ritiene di non aver problemi, anche a chi minimizza certi sintomi, anche a chi è solo leggermente triste.

3bin3a ha detto...

So di essere fuori luogo e ti chiedo scusa. Entro spesso a leggere in silenzio. Ti ammiro molto e mi farebbe piacere se partecipassi a questo gioco. Si chiama Honest scrap e trovi le istruzioni sul mio blog.

Anonimo ha detto...

Essenzialmente esistono 3 tipi di psicoterapeuti: i supereroi, i complessati e i consenzienti altrimenti detti “stiamo-vicini-vicini”. I primi sono solo delle merde che pensano “io ti salverò perché guarda come sono figo” e credono di avere nelle loro fottute mani la chiave della guarigione e che nella maggior parte dei casi puntano solo a far recuperare il peso perso – come se la sofferenza si potesse pesare. I secondi sono sfigati con una fraccata di problemi che cercano di nascondere a se stessi gettandosi sulla “cura” degli altri e godendo come maiali nel vedere che c’è qualcuno che sta peggio di loro così che magari possono anche smettere di pensare che non capiscono una sega anche se in realtà è proprio così. I terzi sono quelli che fingono di essere amici (ma che cazzo, scherziamo? Non venissero pagati una maledetta cifra!), di volersi staccare dalla fisicità per prestare attenzione all’aspetto “mentale” del DCA, di voler procedere “di pari passo” con la paziente, fornendo semplicemente un supporto, perché poi alla fine è la paziente che deve darsi calci in culo per sfangare il problema: loro non sanno da che parte metterci le loro dannatissime mani, quindi optano per un supportivo fai-da-te (però intanto intascano, i coglioni!). In tutte e 3 le tranches sono compresi i peggio sparastronzate fancazzisti in camice bianco. Perché il maledetto camice bianco fa molto professional-chic anche se si è solo dei fottuti cretini, remind.
Da non saper scegliere quale cazzutissima categoria sia la peggiore.
E questo spiega perché la psicoterapia è sempre: 1) completamente inutile; 2) un’accozzaglia di stupide chiacchiere indefinite; 3) una stronzata assolutamente controproducente, oppure 4) l’affermazione, fondata sull’idiozia dello psicoterapeuta, che ogni qualsiasi pensiero o aspetto della tua vita può essere correlato al DCA (sono i peggiori: nessun argomento riesce a convincere il demente); 5) uno schifo di tentativo di far qualcosa di probabilmente impossibile, ma sicuramente privo di ogni utilità che, si scopre alla fine, è fallito; 6) soltanto puramente un’enorme cazzata.

Jonny

Tiger ha detto...

Ciao Veggie, come stai? =D
Io sto molto meglio, l'estate mi ha fatto davvero bene!
Ho persino rinnovato il blog per testimoniare la mia nuova rinascita...anche se c'è ancora molto da lavorare. ;)
Bacissimi ^^

NANCY ha detto...

hey...non trovo il commento di risposta puoi passarmi il link?

Ilaria ha detto...

Magari la psicoterapia aiutasse tutti tanto quanto dici:
bisogna cambiare medico finché non si trova "quello adatto"?
Nel mio caso in ogni nuovo inizio di psicoterapia ho letteralmente buttato via speranze, aspettative, fatiche ed energie.
Mi sono stancata di continuare a provare con quei medici. Perché, anche se trovassi quello giusto, mi ci vorrebbe un numero infinito di ore per arrivare almeno a PAREGGIARE la sofferenza e gli effetti negativi che finora ho avuto.
Sarò sbagliata io, non so... ma sono assolutamente convinta che nel mio caso continuare a cercare qualcuno o qualcosa (che probabilmente non esiste!) nella psicoterapia sia una perdita di tempo.
:) baci

La Ely ha detto...

Come sempre mi colpiscono i post di Jonny.
Sono in tanti, tantissimi a pensarla come lei e forse, in molti casi ha assolutamente ragione. Personalmente, come ho detto, ritengo che il nocciolo della quesione sia che solo l'individuo possa "salvarsi" e questo comporta, ovviamente, la VOLONTA' di salvarsi.
Come Jonny anche io non ho grande fiducia nella categoria, anche perchè incasellare la mente e, peggio ancora, un essere umano, è secondo me una cazzata.
Detto ciò il supporto di chi ha esperienza di certe problematiche può risultare essenziale. Anche perchè per uscire da questi problemi, ci vogliono le palle quadre ed una discreta incazzatura e queste cose non tele regala nessuno.
Resta il fatto che ho trovato piuttosto interessante un incontro con uno specialista e penso non sia un tentativo vano affidarsi a chi può aiutarci, appunto, a vederci da una prospettiva diversa.
Perchè chi rincorre l'autodistruzione ha obiettivamente una visione distorta di sè stesso/a e della vita il 99% delle volte. Non dico sempre (ho conosciuto anche chi, purtroppo, non poteva proprio starci su questa Terra), ma il più delle volte è così e sarebbe sciocco non ammetterlo. Anche perchè chi soffre di DCA solitamente è una persona intelligente e sensibile e forse proprio per questo poi si fa fatica ad accettare la terapia.
Personalmente non so se riuscirei ad accettarla per esempio. Eppure ne ho visto gli effetti benefici su un amico anoressico che è stato trattato senza pietismi ed in modo assai intelligente. Aveva solo bisogno di una spinta, il medico è riuscito a dargliela. Il resto sta solo a noi.

sorridente ha detto...

Secondo me fare psicoterapia è una delle cose più difficili: mettersi a nudo, fidarsi di chi ci sta davanti, parlare di cose che per noi sono intime e riservate, cose che fanno male, ferite aperte in cui infilare non un dito ma tutta una mano e mescolare e rimescolare...fino a rendersi conto che chi abbiamo davanti non può risolvere i nostri problemi, può solo dirci che dobbiamo essere noi, con la nuova consapevolezza acquisita, a combattere e superarli. Non c'è niente di male nel chiedere aiuto quando si ha bisogno, ma bisogna sempre sapere che il miglior medico di noi stessi siamo proprio noi.

PiccolaTy ha detto...

rispondo al commento ke mi hai lasciato:trovi tte le risposte nel mio primo blog!bacioni

Occhi D'Oceano ha detto...

Cara Veggie,
ammiro molto la tua forza di volontà e le bellissime parole che ogni giorno ci regali.
Continua così! ;-)

Occhi D'Oceano

Musidora ha detto...

Premesso che ti ringrazio Veggie perchè avevo proprio bisogno di un post di questo tipo dato che ultimamente sto riflettendo molto sulla possibilità terapeutica, entro nel merito della questione citando le parole di La Ely:

"Come Jonny anche io non ho grande fiducia nella categoria, anche perchè incasellare la mente e, peggio ancora, un essere umano, è secondo me una cazzata".

Esatto...Incasellare le persone, etichettarle in base ad una patologia è una cazzata, ma anche il commento che ha lasciato Jhonny si poneva sulla stessa identica lunghezza d'onda: inquadrava gli psicologi in tre categorie, piuttosto stereotipate e ridicole a mio avviso.
Ora... Non è assolutamente mia intenzione fare un'apologia della psicoterapia, anche perchè dalla mia esperienza ho avuto riscontri deludenti, ma nonostante questo ogni giudizio risoluto, irrevocabile lo trovo stupido sia contro che a favore intendiamoci...
Non ci sono soluzioni o problemi a priori, ci sono le persone con ognuno un problema e possibili soluzioni e modi diversi di approcciarsi alla cosa. Per alcuni può darsi che effettivamente la psicoterapia non funzioni, ma non è che non funziona la psicoterapia in sè... Bhò, io nel frattempo sono ancora alla ricerca della mia strada, ma finchè non l'ho trovata non avrò giudizi definitivi e anche quando l'avrò trovata i giudizi definitivi li prenderò sempre con le pinze, così come ogni categoria o schema di pensiero che limita l'esperienza.

Anonimo ha detto...

Ciao Veggie,
bentornata dalla pausa estiva, vedo che hai ripreso a scrivere con regolarità :-)
In vacanza ho visto tante ragazze...che stavano male, in giro per le strade, in spiaggia...corpicini esili...sguardi sfuggenti o assenti.
Avrei voluto fermarle, lasciar loro un messaggio, un indirizzo (quello di queste pagine) ma...è sempre passato troppo in fretta quel momento. Ne vedo ogni giorno, amica. Le vedo in metropolitana, in treno. Traballanti nelle minigonne vuote, muovono passi incerti. Oppure sedute al tavolino di un bar davanti a un solitario caffè nero.
Grazie di ciò che fai ogni giorno, aiuterò queste ragazze a trovarti se mi sarà possibile.
Ti abbraccio

Elena

Aileen Richie ha detto...

Veggie... Sono sempre passata qui, a leggere in silenzio, passare come un'ombra qui a percepire parole di ciò che scrivi-e lasciatelo dire, scrivi davvero bene-ma non ho mai trovato il "coraggio" di scriverti, forse perchè non mi sentivo al mio posto, forse perchè temo ogni giudizio ormai, anche il più positivo.
Prima cosa, complimenti per la tua forza di volontà, a quanto ho capito, ne vuoi uscire volentieri e ne sei contenta. Spero vadi tutto per il meglio ^^
Secondo, mi hai chiesto perchè, perchè tutto questo odio, questo senso di fallimento, di punirmi anche se, come dici tu, non ho fatto niente.
Tutto comincia dalla voglia di realizzarmi in qualcosa, sono sempre stata, e lo sono ancora, una ragazza mediocre, normale. Vuota forse. Mi guardo allo specchio e che trovo? Orrore? Disgusto? Mi cerco di autoconvincere che in fondo sto bene così, quei 48 chili su un metro e cinquantotto mi stanno.
Eppure che fare, che dire, quando intorno a te vedi tutt'altro che normalità? Gambe lunghe, fianchi sottili e pancia inesistente. E quindi-mi dissi 4 mesi fa'-perchè non realizzarsi sull'essere "perfette"?!
Ho rabbia, rabbia perchè mangio. E mi punisco, perchè ho un obbiettivo-uno fra tanti-e non riesco a raggiungerlo. Ci sono dentro da poco. Spero di uscirne quando vorrò... E spero di non averti annoiata^^
Un abbraccio, Aileen.

Enigma ha detto...

lo so, è paradossale... il fatto che io creda che la psicoterapia sia un grande aiuto, ma ho deciso di non continuarla! sono trascorsi due mesi dall'ultimo incontro con la psicologa,e lei non sa ancora nulla della mia decisione. Le cose vanno meglio e sento che potrò farcela anche da sola. Continuerò solo con le visite dietologiche...secondo voi "sbaglio"?

Tiger ha detto...

Grazie mille per le dita incrociate! XD
Il C_art è andato bene, mi sono divertita molto! ^^
Tu invece come stai? Vedo che il tuo blog è sempre in prima linea contro questa maledetta malattia...continua così! ;)
Bacissimi ^^

lilla ha detto...

ho una formazione di tipo psicologico (se così si può dire) e da sempre ho la tendenza ad "autoanalizzarmi"...ma quest'anno ho toccato il fondo, e finalmente ho deciso di chiedere aiuto...un'amica mi ha praticamente costretto a chiamare il CIM (centro di igiene mentale) della mia città così da bypassare il problema monetario (scusa deitro cui da sempre mi sono un pò nascosta...ci si attacca un pò a tutto quando si ha paura...)
finalmente ho fatto la telefonata...e ora aspetto che arrivi il 9 settembre per il counseling iniziale....
come sto? non lo so neanche io...ho paura di sviscerare ciò che so che è all'origine del mio disturbo, ho una tremenda fottua paura di dire ad altri ciò che ho dentro...e soprattutto ho una stramaledetta paura di sentire (e, se mai riuscirò, mettere in pratica) "consigli" che temo mi verranno dati...perchè i fantasmi del passato che dovrei combattere sono tanti e aggeurriti e soprattutto non riguardano solo me, ma persone a me vicine che, nonostante tutto non voglio ferire...
ma alla paura si mescola la speranza...la speranza di stare bene, di ritrovare (o trovare) un sorriso autentico, di spezzare le catene che mi tengono legate al cibo, o meglio all'idea del cibo...
paura e speranza si mescolano in un cocktail dall'effetto quasi alcolico e stordente...e alterno momenti di down assurdi amomenti di up (che comuqnue sono sempre legati a fattori esterni a me...)
ma sono felice di aver fatto quella telefonata...e spero di essere fotunata e trovare il "mio" pscioterapeuta che va bene per me...

a veggie...grazie per essermi stata vicina in questi giorni di abbruttimento totale...grazie perchè le tue parole ma anche solo il semplice fatto che venissi a postare nonostante il mio silenzio mi ha un pò rincuorato...grazie davvero.... :-)

Darksecretinside ha detto...

Cara Veggie.....appoggio in pieno ogni cosa e credo che la psicoterapia sia un percorso indispensabile da fare....
Un bacione tesoro!

Anonimo ha detto...

Per Musidora: Esiste una roba chiamata IRONIA. Ma capisco che non tutti siano in grado di coglierla.

Per La Ely: La psicoterapia è una cazzata assolutamente inutile. Ci sono stronzi in camice bianco che sembrano chissà chi solo perché sono capaci di abbindolare meglio, ma restano delle mezze seghe. L’unico modo per fare qualcosa, per farla veramente, è farsela da soli. Senza teste di cazzo che finiscono solo per peggiorare la situazione. Il circolo vizioso lo si spezza da sole e unicamente se lo si vuole fare. Non c’è merda psicologica che tenga. Dipende tutto solo da noi.

Jonny

Pagliuzza ha detto...

Veggie io ti ringrazio tanto per il commento, so che tu lo dici con dolcezza e senso di protezione.. e lo apprezzo.. :) però io voglio essere meravigliosa sia dentro che fuori, e devo lavorare su entrambe le cose, soprattutto fuori :D
1bacione

silvia ha detto...

psicoterapia...quanto potrei parlarne,quanto potrei raccontare,quanto ci sarebbe da dire...

Pupottina ha detto...

invece la psicoterapia è fondamentale....

bisogna farsi aiutare dagli esperti sempre nel momento del bisogno...

un abbraccio e buona domenica

Duccia ha detto...

Penso di condividere in gran parte se non del tutto le parole di Ely e di Musidora… Introspezione e relazione… Per me sono questi i concetti fondamentali che associo a una terapia… Niente salvezza, niente eroi, niente etichette… Introspezione è l’arte del conoscere e capire se stessi… Facile a dirsi, quasi impossibile a farsi… Eppure è fondamentale: se si vuole sconfiggere i demoni che ci perseguitano, se vogliamo domarli, confinarli, allora è necessario conoscere le nostre risorse, le nostre armi, i nostri limiti, le nostre mancanze… E da soli non sempre è possibile… Non sempre è possibile smettere di raccontarci bugie, non sempre è possibile aprire gli occhi di fronte all’evidenza, non sempre è possibile non scappare di fronte alla paura… Ed è qui che secondo me entra in gioco la figura del terapeuta ( che viene pagata "fior di quattrini" ,spesso è vero, e non è certo un vanto, ma ci sono tanti altri mestieri che ti riempiono le tasche di soldi, quindi uno può benissimo fare a meno di fare lo psicologo se il denaro è l’unica cosa che gli interessa…)… Per aiutarci a smettere di fuggire, per aiutarci a tirar fuori la nostra forza, per prepararci e sostenerci nella battaglia ( non per combattere al nostro posto sia ben chiaro)… Per arrivare, a volte, dove noi stessi non possiamo… Dove i nostri familiari, i nostri amici, le persone che ci vogliono bene non possono, proprio perché ci vogliono bene, e il nostro dolore è il anche loro dolore… E il dolore si sa, così come la rabbia, rende ciechi…

Relazione…Ci vuole coraggio per affidarsi completamente a un’ altra persona, per affrontare insieme i demoni, dar loro un nome… E sconfiggerli… Il terapeuta non è un mago con la bacchetta magica, non è un dottore con pillole miracolose… Non salverà mai nessuno… E’ un uomo o una donna, con tutti i suoi pregi e soprattutto i suoi difetti, che ti si siede accanto e ti accompagna nel cammino più difficile della tua vita… E lo fa usando solo se stesso… Molto spesso non sa neanche lui da che parte iniziare, molto spesso è più spaventato di noi, molto spesso è “complessati”, molto spesso si nasconde dietro il suo camice bianco, non capendo che così ha già "perso" in partenza… "E se sbaglio?" "E se non dico la cosa giusta?" "E se si arrabbia?" "E se la faccio sentire peggio di come si sente già?" "E se finirà con l’odiarmi tanto che una volta attraversata quella porta non la vedrò più?" "Avrò fallito… E lei, lei che si fidava di me, che contava su di me, continuerà a star male…"

Relazione… Una relazione unica che si instaura tra terapeuta e paziente in quelle ore di seduta… Una relazione che racchiude l’unica "cura" di cui abbiamo bisogno…Non so come succede, ma succede ed è incredibile…Per questo non ho mai pensato che tutti i terapeuti vadano bene per tutti… E non parlo solo del loro modo di lavorare, del loro orientamento psicologico , ma anche delle caratteristiche personali… Così come ci scegliamo gli amici, così come alcune persone ci piacciono e altre no, così come non andiamo d’accordo con tutti, dobbiamo trovare la persona più adatta a noi… Perché con lei dovremo essere disposti ad aprirci, a fidarci…

Non sono tanto ingenua da credere che la maggior parte dei terapeuti riesca effettivamente a "soddisfare" i bisogni di introspezione e relazione… Ne ho vista, nella mia poca esperienza, di gente per cui non ne valeva davvero la pena… Ma sono anche fermamente convinta che là, nel mezzo al mucchio, ci siano anche persone in grado di tendere una mano e di "prendersi cura" di ognuno di noi… Dobbiamo solo cercare…

Duccia ha detto...

A Enigma:

Io mi sentirei di dirti di parlarne con la terapeuta di questo tuo desiderio… Confontate i vostri punti di vista e poi insieme decidete cosa fare… Magari è davvero tempo che tu cammini da sola, magari, seppure in maniera diversa, un sostegno potrebbe ancora farti comodo… Proprio perché adesso stai un po’ meglio, proprio perché a te la psicoterapia, a differenza di tante alte persone purtroppo, ha aiutato, è giusto che tu ci pensi bene prima di decidere se continuarla o no… In ogni caso andrà bene, ne sono sicura…

A Ilaria:

Cos’è che cerchi nella psicoterapia?

A Jonny:

Si riesce davvero a fare sempre tutto da soli? Si sta davvero meglio da soli?

Ilaria ha detto...

A Duccia:
"cosa cerco?" Qualcuno che CAPISCA veramente o almeno ci provi... senza restare barricato nelle proprie convinzioni.
Sono sempre arrivata al punto in cui OGNI mio atteggiamento veniva collegato al DCA.
Per fortuna non penso al DCA 24 ore su 24!
Esempio (non esempio inventato, esempio accaduto). Se ho voglia di leggere un libro e per questo UN GIORNO (non tutti i giorni, ma UN giorno) non mi va di uscire con le amiche... non significa necessariamente che io stia a casa per evitare il confronto - evitare la merenda - ecc ecc cazzate varie.
Voglio dire, ok ho un problema, lo riconosco... ma santo Dio mi resta ancora qualche grammo di normalità, immagino!
E allora se vogliamo puntare alla normalità, se vogliamo fare di tutto perchè la mia vita torni normale (qualunque cosa voglia dire "normale")... non dovremmo anche accettare il fatto che una persona NORMALE può non avere voglia di andare in piazza una volta!?
Ecco, questo forse non ho mai trovato nella psicoterapia. Questo cercavo:
umanità.

3bin3a ha detto...

Lo immaginavo e lo capisco. Se però hai voglia puoi anche solo ritirare il premio e girarlo ad altre persone che vuoi tu ... ti piace come compromesso?

Anonimo ha detto...

Per Duccia:
E' necessario.
E' l'unico modo per non pernderla in culo.

Jonny

La Ely ha detto...

@Jonny
Come ho già scritto "si vive collettivamente, ma la salvezza è individuale".
Ma esiste la possibilità (e l'ho vista applicata ad un caro amico) che la psicoterapia sia necessaria per far partire il processo di guarigione.
Non mi piace molto la categoria, ma non escludo a priori che possa esserci gente in gamba, nè che possa rivelarsi utile se non decisiva una terapia.
E poi, sai, gli assolutismi non mi sono mai piaciuti.

Duccia ha detto...

A Ilaria:

Grazie della tua risposta... Mi ha fatto venire in mente una cosa che secondo me ne' psicoterapeuti ne' le persone a cui si rivolgono dovrebbero dimenticare...

"Non sono un paziente da curare... Sono una persona di cui prendersi cura..."

Enigma ha detto...

grazie per il consiglio duccia :-) ... forse hai ragione! dovrei prima parlarne con lei..

Imperfect ha detto...

Grazie tesoro, bellissimo post! Credo proprio che nel mio caso una psicologa sia troppo poco... ma non ho il tempo di curarmi in un centro o di fare terapia un paio di volte a settimana come dovrei... cercherò un centro dove studio... vedremo come si metteranno le cose... e speriamo sia la volta buona... un bacione tesoro, e grazie di esserci sempre stata, dfin dall'inizio!

Veggie ha detto...

@ La Ely – Penso che la psicoterapia possa dare tanto… nel momento in cui tu per prima sei disposta a dare tanto a te stessa. È ovvio che nessun terapeuta ha una bacchetta magica, nessuno può far cadere soluzioni dall’alto… siamo solo noi a poter trovare soluzioni efficaci per noi stesse, e a decidere se metterle in atto o meno… dipende tutto da noi, in sostanza… Però, penso che un sostegno psicoterapeutico a volte possa essere importante proprio perché spinge a scavare, a mettersi davanti a noi stesse con più onestà nel momento in cui dobbiamo relazionarci con l’altro… Tutto può essere utile o inutile in contempo, in funzione di come ci poniamo per affrontarlo… Inoltre, credo che molto dipenda anche dal momento che stiamo vivendo… ci sono momenti adatti per seguire una psicoterapia, e momenti che non lo sono… bisogna però imparare a riconoscerli… Anche perché chiedere l’aiuto di uno psicoterapeuta non è segno di debolezza ma, anzi, di grande forza e responsabilità…

@ Balua – Innanzitutto, grazie mille per queste tue parole che sono veramente un raggio di luce… Sai, io non credo che ci sia poi molta differenza tra depressione e DCA… in entrambi i casi, il minimo comune denominatore è il male di vivere… e la sofferenza non si può classificare né pesare… Sono d’accordo con te che la psicoterapia è un passo difficilissimo… ma lo è proprio perché è il 1° passo, no?!... fatto quello, poi tutti gli altri vengono di conseguenza… E sappi che ti ammiro tantissimo per il coraggio che nella scelta di seguire una psicoterapia tu hai dimostrato!!... Ti abbraccio…
P.S.= Ti ringrazio per la fiducia, ma come ho scritto più volte qui sul blog, non è assolutamente mia intenzione né mia competenza sostituirmi a uno psicoterapeuta… io cerco solo di dare un sostegno, un auto-aiuto, che spero possa essere di supporto a qualcuna…

@ 3bin3a – Benvenuta! Fuori luogo? Guarda che qui NESSUNO è MAI fuori luogo, ci mancherebbe! Sentiti libera di venire, leggere in silenzio, oppure commentare e scrivere tutto ciò che vuoi, non ti preoccupare!, non sarai mai fuori luogo!... Tra l’altro, ti ringrazio per il premio… non lo ritiro semplicemente perché preferisco non scrivere cose che mi riguardino direttamente al di là della tematica del DCA e della mia esperienza personale dell’anoressia che ho deciso di trattare, ma ti ringrazio ugualmente tantissimo per aver pensato a me… Un abbraccio…

@ Jonny – Ti ho risposto tramite e-mail… Troppo lungo per starci tutto in un commento, no?!...

@ Tiger – Ehi, Tiger! Bentornata!! ^__^ Non sai quanto mi faccia piacere leggere il tuo commento!!! Ma, soprattutto, leggere che l’estate ti ha fatto bene e che adesso stai meglio!!… E che il C_art è andato benone… che bello!!... Non vedo l’ora di vedere il tuo blog-new-version, allora… Lo trovo sempre al solito URL?... A presto, cara, un abbraccio fortissimo…

@ Nancy – E’ tra i commenti sul post di “A voi la parola/10”… E non sono stata la sola a risponderti… ^^

Veggie ha detto...

@ Ilaria – No, non ne sei convinta… ma proprio per niente… Te lo dici solo perché hai avuto delle esperienze negative, ti hanno ferita, e quindi hai paura a riprovare perché temi di poter essere portata di nuovo a provare quel dolore che ti ha lacerata così profondamente… Non devi guardare alla psicoterapia in termini di guadagno, perché se la vedi così allora nessuno riuscirà mai a pareggiare… ma non la sofferenza che ti hanno inflitto gli altri psicoterapeuti, bensì quella che in realtà ti ha inflitto l’anoressia. Tu non sei sbagliata… sei solo ferita. E questo ti fa pensare che sia meglio continuare a stare a terra che provare a rialzarti di nuovo, perché hai paura di correre il rischio di poter essere rispinta giù… e, si sa, la caduta fa sempre male… Se tenti di nuovo, molto probabilmente ti andrà male. Anche malissimo. Farai altri 5, 10, 15 tentativi, e ti andranno tutti male. È probabile. Ma può anche darsi che uno vada bene. Come fai a dirlo, se non provi? S non provi, sicuramente non ti va male, ti pensi… ma, in realtà, non corri neanche il rischio che ti possa andar bene… perché la possibilità c’è… molto dipende dalla tua forma mentis… ed è una probabilità molto più grande di quel che credi…
P.S.= Dato che, come è noto, sono l’avvocato del diavolo, ti lancio una provocazione: se da domani rendessero gratuito per legge ogni tipo di psicoterapia, e quindi tu potessi testare tutti gli psicoterapeuti che vuoi senza gravare economicamente sulla tua famiglia e quindi senza provare i sensi di colpa che ciò determina, rifiuteresti comunque l’idea di una psicoterapia? (Non voglio che tu mi risponda qui, non ha importanza… preferisco che tu risponda dentro te stessa con onestà…)
P.P.S.ù= Questo l’ho aggiunto dopo aver letto la risposta che hai dato a Duccia… Da quello che ci hai scritto, m’è sembrato di capire che tu abbia sempre avuto a che fare con psicoterapeuti clinici o naturalisti/biologisti… Mai provato a fare psicoterapia con un terapeuta di tipo fenomenologista??

@ sorridente – Perfettamente d’accordo sulla difficoltà di decidere d’iniziare e di seguire una psicoterapia… E anche sul fatto che questa non è la panacea… ma può essere un’importante arma che possiamo imparare ad utilizzare per lavorare su noi stesse… dunque, perché non fare almeno un tentativo?!...

@ Piccola Ty – Okay, appena ho un po’ di tempo ci faccio un salto… Mi mandi il link?... Un abbraccio forte…

@ Occhi D’Oceano – Benvenuta! Ti ringrazio tantissimo per le tue parole… spero che continuerai a seguirmi, e che ciò che scrivo possa esserti in qualche modo d’aiuto… Un abbraccio grande…

@ Elena – Eh sì, finalmente mi hanno rinnovato l’abbonamento all’ADSL, quindi adesso posso connettermi a velocità adeguata quando voglio… ^__^ Sappi che leggere le tue parole pensando a quelle ragazze mi ha fatto stringere il cuore… mi ha fatto stringere il cuore sia perché ho pensato che, in un certo senso, ci sono stata anch’io tra quelle ragazze... sia perché mi fa male saperle sole a combattere un problema più grande di loro… E davvero vorrei poter fare qalcosa, anche solo allungare una mano, verso tutte loro, nella speranza che possano trovarla, afferrarla, farsi supportare nella difficile strada del ricovero… Spero davvero che tu trovi il modo per fargli avere l’URL del mio blog, anche a una soltanto di loro… Ti ringrazio perché mi stai sempre vicina, Elena… Sei davvero preziosa… Ti abbraccio forte anch’io…

Veggie ha detto...

@ Musidora – Trovo anch’io che dare giudizi categorici e aprioristici sia sbagliato… Perché siamo tutte persone diverse, e quello che va bene per una può essere completamente sbagliato per qualcun’altra… Per fare un banale esempio in tema, durante uno dei miei ricoveri mi era stata assegnata una psicologa che secondo me era pessima, ma che invece secondo un’altra ragazza era un mito… Quindi, sono dell’idea che tutto sia estremamente soggettivo, ancora a maggior ragione nel momento in cui si prende in considerazione la relazione tra 2 persone, tra 2 soggettività… Le etichette servono soprattutto perché danno rassicurazione, ma sono inutili alla pratica dei fatti, perché tutte noi siamo realtà così complesse da non poter essere indicate con pagine e pagine di parole, figuriamoci con un’etichetta soltanto… C’è un mondo dietro il singolo problema… c’è la PERSONA… o non credo che si possa parlare di psicoterapia in termini di funziona/non funziona… Tutto funziona nel momento in cui siamo noi a decidere di farlo funzionare… Posiamo trovarci anche di fronte allo psicoterapeuta più bravo del mondo, ma se non siamo pronte ad affrontare la psicoterapia, sarà comunque un fiasco… viceversa, se anche abbiamo di fronte uno psicologo alle prime armi, ma siamo pronte a fare introspezione e a guardarci dentro con sincerità, allora la psicoterapia sarà sicuramente un successo… Il punto determinante, secondo me, è comunque la MOTIVAZIONE… il motore di tutto…
In quanto a te, sappi che, a prescindere da quella che sarà la tua scelta di iniziare un percorso psicoterapeutico o meno – cosa che io ti consiglio di tentare, per lo meno dandoti una possibilità, ma poi, ovviamente, it’s up to you – la tua probabilità di successo sarà sempre direttamente proporzionale all’investimento di volontà che farai sulla richiesta di “guarigione”…
Grazie a te per tutto quello che hai scritto nel tuo commento…


@ Aileen Richie – Ciao Aileen, benvenuta! Innanzitutto, figurati se mi hai annoiata! Non sei assolutamente fuori posto perché qui non c’è proprio nessuno che sia fuori posto, anzi, mi ha fatto estremamente piacere leggere il tuo commento… poiché se il tuo passaggio finora è sempre stato “silenzioso” mentre stavolta hai deciso di lasciare una traccia, significa che forse, piano piano, qualcosa dentro di te sta cambiando… che non è vero che provi per te stessa soltanto odio, orrore e disgusto… perché, se fosse davvero così, non avresti scritto qui quello che hai scritto… Io non credo affatto che tu sia una persona mediocre e vuota: viceversa, penso che tu sia una ragazza sensibile ed intelligente… ma anche tanto fragile. Forse pensi che questa strada di porti alla “perfezione”, ma per esperienza personale ti posso assicurare che non c’è niente di più erroneo… questa strada ti porta ad un’altra cosa che finisce con “-zione”: la distruzione. Sotto ogni punto di vista, fisico e mentale. La strada per la “perfezione” non esiste semplicemente perché la “perfezione” stessa è inesistente. Tutte le cose di questo mondo sono imperfette: è per questo che sono tutte così belle. Belle come, ne sono convinta, lo sei tu: a prescindere dalla fisicità, sono convinta che tu abbia una grandissima bellezza interiore. Come lo so? Perché ho letto le parole che hai lasciato in questo tuo commento. Ti senti “normale”? Tesoro, siamo tutte “normali”. Ma proprio tutte-tutte, eh… E la sai una cosa? Che l’obiettivo più ambizioso che potrai mai porti e che meriterà d’essere raggiunto sarà proprio questo: l’essere “normale”. Perché non c’è niente di più perfetto che riuscire ad affrontare a testa alta le sfide che la vita ci pone davanti ogni giorno, pur essendo “normali”…
P.S.= Non so se in questo momento te la sentiresti di afferrare una mano tesa verso di te, che possa aiutarti a risalire dall’abisso senza via d’uscita in cui ti senti precipitare. Ad ogni modo, sappi che la mia mano è tesa verso di te e resterà sempre tesa… in qualsiasi momento tu voglia afferrarla… io sono qui.

Veggie ha detto...

@ Enigma – Secondo me è sbagliato andare a definire ciò che è giusto/sbagliato…!! ^^” Quel che voglio dire è che secondo me non esistono errori oggettivi… tutto può essere giusto o sbagliato a seconda della singola persona… Io, come te, sono seguita da una dietista ma non faccio psicoterapia al momento… e continuo comunque ad essere convinta della sua utilità, visto che ne ho fatta in passato… Quindi, secondo me devi fare quel che ti senti di fare al momento… badando bene solo al fatto di farlo per le motivazioni corrette… e, soprattutto, non chiudendoti nessuna strada: può darsi che in futuro le cose vadano diversamente, e tu senta nuovamente bisogno di un supporto psicoterapeutico… nel qual caso, manda a quel paese l’orgoglio e cercatelo… La vita la si costruisce giorno dopo giorno, seguendo quello che ci si sente… e non ci può mai essere nulla di sbagliato in questo…
P.S.= Comunque anche io concordo con Duccia sul fatto che dovresti parlarne con la psicologa… potrete decidere insieme cosa sia più giusto fare, e questo non cambierà comunque il tuo libero arbitrio, ma ti permetterà di poter valutare meglio avendo un punto di vista in più…

@ Lilla – Tesoro, non devi ringraziarmi di niente, ci mancherebbe altro!... Se posso fare qualcosa per te, qualsiasi cosa, chiedi pure senza farti problemi…
In quanto a quello che hai scritto… Innanzitutto, ti faccio davvero i complimenti con tutto il mio cuore per il tuo coraggio… non sai quanto ti stimo e ti ammiro per ciò che sei riuscita a dare… E ti auguro di riuscire ad iniziare nel migliore dei modi la psicoterapia il 9 Settembre… Sai, il primo passo è sempre quello più duro e più difficile, quello che fa più paura, perché porta ad abbandonare una strada che, per quanto distruttiva, era comunque nota e quindi rassicurante… Fare introspezione non è affatto facile, anzi, credo sia una delle cose più difficili che ci siano… in fin dei conti, si costruisce un DCA proprio come negazione di una realtà che non riusciamo a percepire… è ovvio che il dover cominciare ad affrontarla possa essere paralizzante… Tutto quello che stai provando è perfettamente normale… Ma quella telefonata è stata la cosa migliore che avresti mai potuto fare… un enorme regalo verso te stessa… perché ti sei data una meravigliosa possibilità… Ora, non pretendere troppo da te stessa… inizia la psicoterapia non pretendendo di stravolgere te e tutta la tua realtà nel giro di poco tempo, ma facendo piccoli progressi graduali, che poi sono quelli veri e duraturi… E se senti che lo psicoterapeuta non è quello giusto per te… cambialo, senza esitare!... Non interrompere la psicoterapia, ma rivolgiti a qualcun altro, continua a tentare finché non troverai la persona giusta per te… (anche se ti auguro di trovarla subito, ovviamente!)… E non mollare mai, mi raccomando!! ^__-

Veggie ha detto...

@ DarkSecretInside – Sicuramente, per certi aspetti, la psicoterapia è molto importante… credo sia un’esperienza che chiunque ha un DCA dovrebbe provare almeno una volta… per lo meno per darsi anche una sola possibilità…

@ Pagliuzza – No, non lo dico affatto con dolcezza e senso di protezione… lo dico perché ne sono semplicemente assolutamente convinta. Meravigliosa dentro lo sei già… e tutti quelli che ti stanno intorno non possono che amarti per questo… a prescindere da quello che è o potrà essere il tuo aspetto esteriore, ti ameranno comunque…

@ Silvia – E allora fallo, se ti va… Qui c’è tutto lo spazio che vuoi per raccontare, per scrivere, per sfogare, per gridare, per confrontarti, per combattere… per tutto ciò che ti va…

@ Pupottina – Lo penso anch’io… anche se è così difficile… Del resto, le cose più giuste da fare, sono sempre le più difficili…

@ Imperfect – Grazie a te per le tue parole, piuttosto… Bè, se senti che per te una psicologa non è sufficiente, fai benissimo a cercare qualcun altro cui rivolgerti… E, come si suol dire, “se insisti e resisti, raggiungi e conquisti!”… quindi, cerca e ricerca, prova e riprova… e sono certa che riuscirai a trovare la persona che saprà darti una mano nella maniera adeguata alle tue necessità… Ti sono sempre vicina, ti abbraccio forte…

@ Duccia – THANKS… ^__-

silvia ha detto...

Credo che sulla psicoterapia circolino un pò di equivoci,frutto di una non cultura della psicoterapia e della psicologia clinica che caratterizza l'Italia.Innanzitutto èimportante distinguere tra diversi approcci:cognitivi,cognitivo comportamentali,psicanalitici,psicodinamici,sistemico relazionali...Ognuno supportato da una diversa concezione della persona e della terapia:In linea di massima,parlando in generale,per i DCA sono più indicati i sistemico relazionali,perchè la famiglia è il "brodo primordiale" da cui originano i DCA.In ogni caso non è possibile stabilire a priori ciò che è meglio e ciò che non va bene.Un altro grande equivoco è che spesso le persone si rivolgono allo psicoterapeuta con le aspettative sbagliate,come se si rivolgessero ad un medico.Il medico prescrive il farmaco e il farmaco cura,senza implicazioni.Con lo psicoterapeuta è diverso: il farmaco è la relazione stessa,che si instaura attraverso un faticoso lavoro personale. Non si parla di prescrizione,ma di collaborazione.La psicoterapia è cura relazionale.Altra questione è questa:si può condurre il cavallo alla fonte ma se questo non ha sete non berrà...lascio a voi intendere..

Trilly ha detto...

@Belua: I miei problemi con il cibo sono nati infatti da una forte depressione, dopo un evento.


Mi piacerebbe un aiuto da un psicoterapeuta...non ho mai provato.credevo come Ely che tutto quello che puoi aiutarm a guarire ce l'ho io xk solo io so quello che sento e voglio, e se ancora non voglio non riesco.
Adesso Credo che se si ha dei veri amici, potranno loro essere i tuoi psicoterapeuti, anche se non sanno niente di DCA, aiutano lo stesso.

Non so se di meno o di piu', xk non ho i confronti.
volevo rivolgermi ad uno ma non voglio preoccupare mia madre che qualcosa della anoressia e' rimasto....xk qualcosa rimane, anche se quello che ho passato mi sembra un sogno.
Che non era vero.

Mi hanno colpito il cuore le parole dove dici, che ad un certo punto, quando vivi con l'anoressia dopo non ti ricordi piu' la vita normale....io mi ricordo che guardavo prima quanta minestra metteva qualcuno in piatto xk io non mi ricordavo piu' come si mangia e quanto si dovrebbe.

bisogna iniziare da capo.

Iniziando da capo si puo' creare qualcosa di meglio che era prima.
Non si tratta solo del cibo.

pensateci che avete questa possibilita'!!!!! vi rende piu' forti!!!!!!
e piu' in basso siete cadute piu' sarete contente del trionfo!!!!!

Melinda K. ha detto...

Bellissimo post. Complimenti. Hai una grande lucidità, e dal tuo modo di esprimerti si capisce che l'hai conquistata con fatica. La tua sembra una dichiarazione di fierezza ma anche un tentativo di farsi ulteriormente forza.
Io non ho mai fatto psicoterapia, ma ammetto anche che il mio disturbo possa essere considerato sotto soglia, almeno per quanto riguarda i periodi più lunghi. Gli amici che frequento tutti i giorni non sanno niente del mio disturbo. CErto, a vedermi oscillare periodicamente di 10-15 chili qualche domanda se la saranno posta. Credo che l'intera facoltà si sia posta delle domande... ma in fondo credo nemmeno molte perchè io non sono mai arrivata all'osso come invece hanno fatto altre persone con una forza di volontà (o di distruzione) più grande della mia.
Comunque... ho portato avanti la mia battaglia ugualmente perchè la mia vita aveva perso sgnificato e a me faceva male da morire limitarmi ad esistere e basta. E prima ancora di combattere contro i miei occhi ho combattuto contro la mia mente. Il "fai da te" ha comportato molti errori e molti autoinganni... ma alla fine ogni conquista è stata mia fino in fondo e questo, più di molte altre cose, mi ha aiutato a ritrovare la mia dimensione. Sembra assurdo, ho ricercato il dolore per sfuggire al mio personale annullamento... e ho poi ritrovato me stessa solo superando e lottando contro quel dolore...

:-) un altro abbraccio.

Veggie ha detto...

@ Silvia – Innanzitutto, ti ringrazio per aver fatto queste precisazioni… estremamente importanti, direi… Per il resto sono d’accordo con te… La famiglia può essere uno degli aspetti implicati nell’elaborazione di un DCA, in misura più o meno ampia in funzione della persona… E in quanto all’efficacia della psicoterapia, credo dipenda unicamente dalla domanda di combattimento che noi stesse riusciamo ad esprimere…

@ Trilly – Se pensi di aver bisogno di fare psicoterapia, perché non ti dai la possibilità di fare un tentativo?!... Per lo meno, così vedi come va… Sono convinta che gli amici possano fare ed aiutare tantissimo, ma la psicoterapia è un qualcosa di diverso perché gli amici in monte cose sono impediti o comunque “accecati” dall’amore che provano per te, e quindi non riescono ad avere quel distacco oggettivo che invece ha lo psicoterapeuta e che è quello che a volte è fondamentale per vedere cose che chi guarda con gli occhi dell’affetto e dell’amore non riesce a vedere… Non ti preoccupare per quello che potrebbe dire tua madre… se stai ad ascoltare tutto quello che dicono gli altri, nella vita non farai mai niente per te stessa… Se è quello di cui hai bisogno, tua madre capirà, o comunque dovrà accettarlo… Fai la cosa che senti giusta per te stessa…

Veggie ha detto...

@ Melinda - Io credo che tu stessa, in questo momento, senti che c’è qualcosa che non va e che magari dovresti parlarne con qualcuno.
Il problema, credo, è che in fin dei conti pensi di “non essere malata abbastanza”. E così temi che, parlandone con qualcuno, non sarai presa sul serio. Pensi che se tutti non si precipitano ad aiutarti, significa che ancora non sei malata, magra abbastanza. Significa che ancora non sei diventata invisibile abbastanza da poter essere vista.
NO.
Cosa significa esattamente “essere malata abbastanza”? Come si può definire una “malata abbastanza”? Lo si definisce tramite il peso? Tramite il BMI (ICM)? Tramite la taglia dei jeans?
Non ha nessuna importanza quanto “perfetta” la tua vita possa sembrare ad un oseervatore esterno che non ti conosce, e non ha nessuna importanza se sei dentro il tunnel da 3 giorni, da 3 mesi o da 3 anni. Il punto è che stai MALE. E che, pertanto, tu MERITI di ricevere aiuto. E devi chiederlo. Non devi vergognarti. Non devi temere di essere considerata “debole, mediocre” per questo. Chiedere aiuto quando si è in difficoltà non è segno di debolezza, anzi, è segno di grande forza, responsabilità, maturità e intelligenza.
Perciò, se ti senti sola anche in mezzo agli altri, se pensi di avere pensieri scorretti sull’alimentazione, se ti nutri in maniera non giusta per le tue necessità fisiologiche, se piangi chiusa in camera quando nessuno può sentirti, se desideri – nell’angolo più remoto della tua testa e del tuo cuore – che qualcuno si renda conto che c’è qualcosa che non va, che qualcuno si renda conto che stai male… non pensare al tuo peso. Non pensare a quanto ci stai dentro o quanto ci stai fuori. Pensa soltanto che hai bisogno e che meriti di ricevere aiuto. E devi darti perciò il diritto di chiederlo. Ci sono tantissime mani tese verso di te, anche se magari in questo momento non te ne rendi conto, pronte ad afferrarti se solo gliene dai la possibilità. Pronte a sostenerti in ogni momento.
Una diagnosi di DCA non è un qualcosa che si “guadagna” quando siamo magre abbastanza o quando si è vomitato un numero sufficientemente elevato di volte. Non è un qualcosa che si “guadagna” quando teniamo un comportamento alimentare errato da un TOT di anni. Semplicemente perchè non è un qualcosa che si “guadagna”.
Il principale problema dell’anoressia è che questa, col tempo, finisce per diventare la nostra identità. Nel momento in cui ci siamo in mezzo, infatti, l’anoressia prova a convincerci e ci promette che solo quando saremo visibilmente sciupate, quando saremo “malate abbastanza”, soltanto a quel punto valiamo qualcosa e necessitiamo di un riconoscimento.
Lascia che te lo dica, ragazza: non c’è promessa più deviata, vana e vuota.
Tu meriti di sentirti di nuovo viva davvero. Devi ricominciare a vivere. Anche se, lo so, la paura più grande sta proprio nel prendersi il rischio di darsi il permesso di vivere davvero. Ma è l’unica cosa che puoi fare per te stessa. L’unica che vale veramente la pena.

 
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