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venerdì 30 gennaio 2015
L'esposizione alle foto di modelle eccessivamente magre può causare DCA? - Anoressia e Bulimia in donne cieche
Come molte di voi sicuramente sapranno, la rivista Vouge conduce da tempo una campagna contro le modelle “troppo magre” (e “troppo giovani”). Questo potrebbe sembrare un passo nella giusta direzione, no, un grande passo nella giusta direzione, uno di quelli che merita un applauso, uno strenuo tentativo di ridurre la prevalenza dell'anoressia, giusto? La logica della stragrande maggioranza degli articoli di Vouge, implicita od esplicita che sia, sembra essere: niente più modelle magrissime = niente più ragazzine che aspirano a diventare come quelle modelle magrissime = niente più anoressia.
La salute delle modelle e dei modelli è salita alla ribalta dei Mass Media da quando, negli anni passati, nel mondo della moda ci sono stati alcuni decessi di modelle che sono stati attribuiti all'anoressia. Precisato che, in realtà, non si muore propriamente di anoressia, ma semmai delle conseguenze dell'anoressia, occorre notare che Vouge ha bersagliato non solo le modelle eccessivamente magre, ma anche l'impatto che queste avrebbero potuto avere sulle giovani menti di ragazzine poste di fronte ad immagini di fisici che erano ben lontani dall'essere in salute.
I 19 editori di Vouge sparsi per tutto il mondo si sono allora organizzati per mettere in piedi un progetto mirante a proteggere l'immagine di modelle sane. Si sono trovati tutti quanti d'accordo nel “non far lavorare modelle di età inferiore ai 16 anni o che sembrano visivamente malate di DCA. […] Vouge crede che la salute sia bellezza. Gli editori di Vouge vogliono che la loro rivista rifletta la loro dedizione verso la salute delle modelle che appaiono nelle loro pagine. […] Gli organizzatori delle sfilate di moda in Italia e in Spagna proibiranno di fare passerelle alle modelle che scenderanno sotto un certo valore di B.M.I.” (mia traduzione)
Non so voi, ma a me queste parole sembrano tanto quelle di quei predicatori di strada che incitano a gran voce la gente ad unirsi al proprio movimento religioso... ma vabbè. Però ho quantomeno alcune domande e alcune riflessioni.
Cosa significa esattamente “sembrare visivamente malate di DCA”? Le persone affette da bulimia, per definizione del DSM, sono tendenzialmente normopeso o sovrappeso: il che non significa che non abbiano comunque un DCA. Per converso, essere fisicamente magre non significa necessariamente avere un DCA.
Avere un B.M.I. sopra o sotto un certo valore, non è un marker di “buona salute”. E questo non lo dico io, ma è dimostrato in questo studio. Per chi non avesse voglia di leggerlo, in breve, l'indice B.M.I. non ha una derivazione prettamente scientifica, e non ha alcun valore se applicato su base individuale: serve solo come misura di massima collettiva, per il singolo è opportuno considerare il Set-Point di peso corporeo individuale.
Infine, il discorso fatto da Vouge perpetua il falso luogo comune che guardare le immagini di modelle eccessivamente magre per molto tempo possa portare a sviluppare un DCA. Non è vero. Okay, gli articoli di Vouge non lo dicono esplicitamente, però mettono sempre in relazione la comparsa di DCA nelle ragazzine particolarmente sensibili ed influenzabili con le modelle eccessivamente magre. Io non credo che guardare quelle immagini, per quanto a lungo, possa causare un DCA, altrimenti visto che quelle immagini sono sotto gli occhi di tutti, se ci fosse effettivamente una relazione di causa-effetto, chiunque avrebbe un DCA. Vedere immagini del genere può influenzate l'idea sul proprio corpo di una qualsiasi donna? È possibile. Ma da qui allo scatenare un DCA, ne corre di acqua sotto i ponti! Ergo, ribadisco che io sono dell'idea che le immagini di modelle eccessivamente magre non influenzi l'insorgenza dell'anoressia.
Okay, adesso qualcuna di voi mi potrà dire: va bene, Veggie, ma queste sono solo tue riflessioni e supposizioni, che non hanno alcuna validità scientifica. Vero. Ed è per questo che oggi voglio portarvi la scientifica dimostrazione che il postulato “l'anoressia è causata dalla società odierna, con la sua ossessione per la magrezza, e con la promozione di immagini di modelle eccessivamente magre” è FALSO.
Premessa su cui mi baso: se fosse vero che il vedere le immagini di modelle eccessivamente magre causa l'anoressia, allora le donne cieche, soprattutto quelle cieche dalla nascita, sono immuni all'anoressia.
Per dimostrare la mia teoria ho raccolto alcuni case report che parlano di DCA in pazienti cieche. Sfortunatamente diversi di questi non solo molto recenti, perchè penso sarebbe stato interessante avere anche della letteratura più aggiornata. Inoltre, peso che i Mass Media non abbiano mai parlato di queste cose (sebbene non lo possa dire con assoluta certezza, poichè non ho seguito ogni qualsiasi programma televisivo relativo ai DCA). Io citerò solo alcuni di questi case report, ma considerate che ce ne sono molti altri.
***Attenzione: Come d'abitudine nel mio blog, ho tolto dai case report di cui vi sto per parlare ogni qualsiasi dato numerico, MA alcuni dei contenuti di questi case report potrebbero comunque rappresentare un trigger, soprattutto per chi ha problemi di autolesionismo.***
Case Report 1: Una donna 27enne cieca affetta da Anoressia Nervosa (Yager, 1986)
Background
"Divenuta completamente cieca all'età di 2 anni, ha attraversato un'infanzia molto travagliata: è stata vittima di bullismo in ambiente scolastico, ed i suoi genitori, entrambi alcoolisti, avevano una relazione difficile. Avevano divorziato quando lei aveva 6 anni, risposati dopo 4 anni, divorziato di nuovo dopo altri 10 anni. Quando ha scoperto che il padre era infedele nei confronti della madre, ha sviluppato la convinzione che “non c'era nessuno di cui potersi fidare, neanche chi dice di volerti bene”. Uno dei suoi nonni si è suicidato, e uno zio è morto per problemi di cirrosi alcool-correlati. Sua sorella maggiore aveva periodici episodi di binge. L'altra sua sorella si era allontanata dalla famiglia appena maggiorenne, ed aveva avuto dei problemi di tossicodipendenza.
A 13 anni ha avuto il menarca e si è sviluppata fisicamente. Ha vissuto molto male lo sviluppo, ed è andata rapidamente in amenorrea per una combinazione di perdita di peso e rifiuto psicologico.
A 18 anni si è iscritta al Conservatorio allontanandosi dall'insalubre ambiente domestico, ma dopo essere stata allontanata dal Conservatorio stesso senza una ragionevole spiegazione (“a causa della sua cecità gli insegnanti non riuscivano a relazionarsi a lei”), ha avuto un crollo nervoso e sviluppato una severa depressione. Ha cominciato ad avere episodi di autolesionismo molto severi, per cui si tagliava ripetutamente, sempre nelle stesse sedi, perchè aveva maturato l'idea che le ferite dovevano rimanere sempre aperte altrimenti lei sarebbe stata “una cattiva persona”.
Durante il periodo più acuto della depressione, ha iniziato anche a perdere peso (sebbene fosse sempre stata una ragazza perfettamente normopeso, e non ne avesse dunque alcun reale bisogno), ed è stata ricoverata in ospedale quando ha raggiuto i XX chili. Negli anni successivi ha avuto altri occasionali ricoveri per tentativi di suicidio.
Allo stesso tempo, le è stata diagnosticata l'anoressia: aveva un peso molto basso e non aveva alcun interesse nel recuperare i chili persi, faceva attività fisica per diverse ore quotidianamente, la sua alimentazione era molto scarsa e costituita per lo più da frutta e verdura.
Faceva frequentemente checking, e la sua percezione di se stessa era incostante: “A volte mi sentivo magra, altre no, ed era una qualcosa che cambiava da un giorno all'altro”. Era consapevole che le sue variazioni di peso erano più che altro dovute a ritenzione/perdita di liquidi, ciò nonostante non si sentiva a suo agio con se stessa. Durante il periodo acuto dell'anoressia la depressione si era attenuata, ma persistevano episodi di autolesionismo seppure più sporadici.
È stata trattata con diversi tipi di farmaci (antidepressivi, litio, etc...) e anche con 12 sessioni di ECT, senza sortire alcun effetto concreto: era rimasta ad un peso basso, e con una forma mentis caratteristica dell'anoressia." (mia traduzione)
La discussione di questo case report l'ho trovata piuttosto interessante. C'è infatti un altro luogo comune secondo il quale cattivi rapporti con la propria madre, o famiglie incasinate, siano importanti fattori che possono portare allo sviluppo di un DCA (il che può essere vero in questo caso di specie, ma certamente NON in tutti i casi di anoressia). Nessuna discussione sui Mass media sembra tuttavia mettere in primo piano questi tipi di fattori, che implicherebbero che la continua esposizione visiva all' “ideale di magrezza” non è affatto necessaria per sviluppare l'anoressia.
“[...] La meticolosità con cui gestiva la sua alimentazione, l'episodio di depressione, le continue discussioni dei genitori, l'autolesionismo hanno rappresentato un background di vulnerabilità per questa ragazza. La consequenziale anoressia è emersa in un periodo in cui si sentiva completamente priva di direzione e di obiettivi – nel momento in cui la sua considerazione di sè ha raggiunto il minimo dopo essere stata espulsa dal Conservatorio; l'anoressia le ha dato un'identità nel momento in cui, persa quella di musicista in erba, ne cercava disperatamente un'altra.” (mia traduzione)
Il perfezionismo che questa ragazza aveva in quanto studentessa del Conservatorio, la presenza di binge in una delle sorelle, e il clima in cui è cresciuta possono essere stati inoltre fattori contribuenti allo sviluppo dell'anoressia.
Case Report 2: Rita (Vandereycken, 1986)
Background
"Rita aveva dei severi problemi di vista sin dalla nascita (miopia e nistagmo congenito con una visione a distanza di 1/20 anche dopo correzione). I suoi genitori avevano il loro bel da fare a causa del padre in trattamento psicofarmacologico continuativo per depressione cronica. Rita aveva degli ottimi risultati scolastici e veniva descritta dagli insegnanti come “una ragazza molto precisa con una grande paura di fallire”. Il suo primo ricovero ospedaliero per anoressia si è realizzato all'età di 17 anni (nel 1978).
Aveva iniziato a perdere peso durante l'anno precedente, e i genitori avevano ascritto questa perdita di peso allo stress dovuto all'ingente studio cui la ragazza si sottoponeva per conseguire i suoi ottimi voti, e sul momento non vi avevano prestato particolare attenzione. Durante le vacanze estive, l'intervento del medico di famiglia aveva permesso a Rita di recuperare il peso perso... ma, apparentemente, più che altro a causa di ripetuti episodi di binge. Con l'inizio del nuovo anno scolastico, tuttavia, aveva ricominciato a perdere peso, associandovi anche alcuni episodi di vomito autoindotto. Era diventata iperattiva, ed aveva difficoltà a dormire e a studiare. La perdita di peso l'aveva costretta ad un ricovero ospedaliero." (mia traduzione)
Gli autori del case report si limitano a concludere dicendo che: “In questo caso, sembra che l'anoressia sia stata l'espressione di un perfezionismo nato in ambito scolastico e successivamente generalizzato e portato all'estremo.” (mia traduzione)
Sebbene questa conclusione mi sembri un po' misera, perchè non tiene conto di tutto il background della ragazza in questione, questo case report mette comunque in luce il fatto che dietro all'anoressia c'è ben di più del voler essere magra come le modelle. In effetti, nella pressochè totalità dei casi, non ha niente a che vedere col voler fare la modella, a differenza di ciò che il luogo comune vuol far credere.
Case Report 3: Claire (Vandereyhen, 1986)
Background
"Claire era nata cieca. Era stata una bambina tranquilla, intelligente e determinata. Tuttavia, all'età di 14 anni, senza cause apparenti, aveva iniziato a restringere l'alimentazione riportando, come in tutte le iniziative che intraprendeva, un discreto successo. Era sottopeso già in partenza, per cui la perdita di peso l'aveva portata a valori estremamente bassi.
Nel momento in cui era comparsa l'amenorrea, i suoi genitori preoccupati si erano rivolti al medico di famiglia, che aveva girato la ragazza ad uno psichiatra. Claire era stata ricoverata in una clinica specializzata, ma il ricovero non aveva sortito l'effetto desiderato perchè la ragazza non era collaborativa (si definiva “sana e a suo agio con se stessa”). La perdita di peso perciò era andata avanti fino a raggiungere XX chili, e solo in quel momento Claire aveva cominciato ad aver paura che qualcosa sarebbe potuto andare storto con quel suo corpo esilissimo. A quel punto, era stata la ragazza stessa a richiedere un ricovero. Inizialmente aveva cercato di essere quanto più autonoma possibile, ma la sua cecità non facilitava le cose, per cui durante quel ricovero non vi furono particolari miglioramenti.
Tuttavia, grazie alla costante presenza di una psicoterapeuta che la seguiva ambulatorialmente, venne fuori che la ragazza viveva malissimo il suo handicap, per cui Claire iniziò a lavorare su come poter convivere più serenamente con la propria cecità. Man mano che faceva progressi su questo fronte, anche il quadro alimentare cominciò a migliorare. Attualmente Claire ha 19 anni, e sta continuando il suo percorso di ricovero. Sta affrontando la problematica della cecità in maniera quanto più realistica possibile, ma poichè è ancora incerta in merito all'anoressia, preferisce essere ancora seguita regolarmente dalla psicoterapeuta." (mia traduzione)
Quello che mi piace della discussione di questo caso clinico è che Vandereycken afferma che:
“L'idea che la distorsione dell'immagine corporea e che il valore sociale della magrezza siano fattori molto importanti nella comparsa dell'anoressia, parte da premesse del tutto ingiustificate.
Innanzitutto, il fatto che il vedersi più grasse di quello che si è realmente sia un tipico e patognomonico [caratteristico di una malattia] segno dell'anoressia non è mai stato dimostrato. La dismorfofobia può essere presente in alcune ragazze affette da anoressia, ma anche in persone che non hanno alcun DCA. Inoltre ci sono donne affette da anoressia che non presentano dismorfofobia. Poichè la presenza di dismorfofobia non è costante nelle malate di anoressia, e può esserci anche in chi non ha un DCA, la distorsione dell'immagine corporea dovrebbe essere tolta dai criteri diagnostici dell'anoressia nervosa.
Inoltre c'è un altro errore che viene fatto: il considerare equiparate immagine corporea ed estimazione corporea. Tutti gli studi sperimentali che sono stat finora condotti sull'anoressia nervosa, fanno per lo più riferimento ad una percezione esterna o visiva (eserocezione) del proprio corpo o della propria fisicità, ma non tengono conto d altri importantissimi fattori quali interocezione, propriocezione e cognizione. Quando una ragazza affetta da anoressia dice di “sentirsi non abbastanza magra” anche se è emaciata, stiamo parlando di un qualcosa che è molto più complesso del semplice malgiudicare la propria fisicità.
Un'altra falsa premessa è relativa al fatto che si considerano le alterazioni della percezione dell'immagine corporea come un fattore eziologico dell'anoressia: in realtà, questi fenomeni sono più che altro secondari, come conseguenza dell'ipoalimentazione.
E' ugualmente semplicistico l'assunto che l'influenza della società odierna, con la sopravvalutazione della magrezza, causa l'anoressia e la bulimia: la società e la sua influenza sul singolo individuo non sono un assoluto, bensì sono ampiamente mediate dal carattere dell'individuo, dalla sua psicologia, dalle sue esperienza di vita, dal contesto in cui vive. Per cui è impossibile affermare che un determinato fattore ha lo stesso effetto su ogni qualsiasi persona, ed è di fatto impossibile predire quale sarà la sua reale incidenza sul singolo.
L'anoressia è una malattia che può essere compresa solo mediante un approccio multidisciplinare e multidimensionale. La malattia in sè è solo l'espressione finale di numerosissime strade diverse da loro, che si compongono di individuali fattori predisponenti, precipitanti e perpetuanti.” (mia traduzione)
Io non posso che quotare in pieno tutto quanto affermato dall'autore dello studio. Sono perfettamente d'accordo sul fatto che l'eventuale dismorfofobia non è una causa bensì una possibile conseguenza dell'anoressia.
Personalmente, fortunatamente non ho mai sofferto di dismorfofobia. Non mi sono mai vista grassa, e non ho mai voluto perdere peso semplicemente perchè volevo dimagrire. Però inizialmente, quando ho iniziato il mio primo percorso di ricovero, volevo conservare quella magrezza patologica semplicemente perchè mi sembrava la dimostrazione tangibile del mio controllo. Tuttavia, continuando il mio percorso, mi appariva chiaro che io non volevo stare male, volevo tornare al mio set-point di peso corporeo. Volevo poter vivere tranquillamente la mia vita. Ma per arrivare a questo dovevo lasciare che fosse la dietista a dirmi cosa e quanto mangiare, e io questo inizialmente ho faticato ad accettarlo non tanto per l'aumento di peso in sè, bensì fondamentalmente perchè questo per me indicava che non avevo più io il controllo.
Tuttavia la mia percezione della mia fisicità (come sentivo il mio corpo, come mi vedevo allo specchio, l'accuratezza della mia auto-percezione) è sempre stata attendibile e fedele alla realtà. Non mi sono mai “sentita grassa”, e non ho mai voluto peculiarmente perdere peso.
Case Report 4: Cecità e Bulimia (Fernandez-Aranda, 2006)
Questo case report è relativo a diagnosi e trattamento di un caso di bulimia nervosa in una donna spagnola 47enne cieca. Questo caso presenta come caratteristiche fondamentali l'esordio in tarda età del DCA, l'alternanza di episodi di restrizione alimentare, episodi di binge, e conseguente vomito aiuto-indotto, e gravi difficoltà ad arginare i momenti di stress. Fin dall'inizio si evince che l'immagine corporea per questa donna non era essenziale.
"Sin dall'età di 43 anni (età d'esordio del DCA) la paziente descriveva la presenza di episodi di abbuffate seguite da vomito auto-indotto, scatenanti ed incrementati da fattori di stress psicosociali. Inoltre la donna riferisca la costante presenza di sintomi ansiosi e depressivi. Durante gli ultimi 4 anni, a causa del DCA la paziente aveva preso più di XX chili. Prima del DCA il peso della paziente si collocava nella fascia più bassa del normopeso, e la donna non aveva mai mostrato alterazioni dell'immagine corporea nè la voglia di perdere peso.” (mia traduzione)
Cosa concludono Fernandez-Aranda e i suoi colleghi?
“In questo caso, la bulimia sembra essere una conseguenza dell'attuazione di un'inappropriata strategia di coping nei confronti dello stress, e non ha niente a che vedere con l'insoddisfazione nei confronti del proprio corpo. In effetti, nella maggior parte dei casi un DCA non è dovuto ad un problema di fisicità, ma alle difficoltà che una persona ha nel rapportarsi ai problemi della sua vita.” (mia traduzione)
Anche in questo, mi trovo pienamente d'accordo. Vi ricordo inoltre che, tornando a quello che dicevo di voler dimostrare ad inizio post, in tutti i casi stiamo parlando di donne cieche, che dunque non hanno la possibilità di guardarsi allo specchio e di avere quindi una percezione visiva della propria fisicità. Non potevano neanche vedere immagini di modelle particolarmente magre, o confrontarsi col fisico delle loro coetanee... eppure, hanno ugualmente sviluppato un DCA.
E voi cosa ne pensate di questi Case Report? Se vi va, fatemi sapere come la pensate nei commenti!
La salute delle modelle e dei modelli è salita alla ribalta dei Mass Media da quando, negli anni passati, nel mondo della moda ci sono stati alcuni decessi di modelle che sono stati attribuiti all'anoressia. Precisato che, in realtà, non si muore propriamente di anoressia, ma semmai delle conseguenze dell'anoressia, occorre notare che Vouge ha bersagliato non solo le modelle eccessivamente magre, ma anche l'impatto che queste avrebbero potuto avere sulle giovani menti di ragazzine poste di fronte ad immagini di fisici che erano ben lontani dall'essere in salute.
I 19 editori di Vouge sparsi per tutto il mondo si sono allora organizzati per mettere in piedi un progetto mirante a proteggere l'immagine di modelle sane. Si sono trovati tutti quanti d'accordo nel “non far lavorare modelle di età inferiore ai 16 anni o che sembrano visivamente malate di DCA. […] Vouge crede che la salute sia bellezza. Gli editori di Vouge vogliono che la loro rivista rifletta la loro dedizione verso la salute delle modelle che appaiono nelle loro pagine. […] Gli organizzatori delle sfilate di moda in Italia e in Spagna proibiranno di fare passerelle alle modelle che scenderanno sotto un certo valore di B.M.I.” (mia traduzione)
Non so voi, ma a me queste parole sembrano tanto quelle di quei predicatori di strada che incitano a gran voce la gente ad unirsi al proprio movimento religioso... ma vabbè. Però ho quantomeno alcune domande e alcune riflessioni.
Cosa significa esattamente “sembrare visivamente malate di DCA”? Le persone affette da bulimia, per definizione del DSM, sono tendenzialmente normopeso o sovrappeso: il che non significa che non abbiano comunque un DCA. Per converso, essere fisicamente magre non significa necessariamente avere un DCA.
Avere un B.M.I. sopra o sotto un certo valore, non è un marker di “buona salute”. E questo non lo dico io, ma è dimostrato in questo studio. Per chi non avesse voglia di leggerlo, in breve, l'indice B.M.I. non ha una derivazione prettamente scientifica, e non ha alcun valore se applicato su base individuale: serve solo come misura di massima collettiva, per il singolo è opportuno considerare il Set-Point di peso corporeo individuale.
Infine, il discorso fatto da Vouge perpetua il falso luogo comune che guardare le immagini di modelle eccessivamente magre per molto tempo possa portare a sviluppare un DCA. Non è vero. Okay, gli articoli di Vouge non lo dicono esplicitamente, però mettono sempre in relazione la comparsa di DCA nelle ragazzine particolarmente sensibili ed influenzabili con le modelle eccessivamente magre. Io non credo che guardare quelle immagini, per quanto a lungo, possa causare un DCA, altrimenti visto che quelle immagini sono sotto gli occhi di tutti, se ci fosse effettivamente una relazione di causa-effetto, chiunque avrebbe un DCA. Vedere immagini del genere può influenzate l'idea sul proprio corpo di una qualsiasi donna? È possibile. Ma da qui allo scatenare un DCA, ne corre di acqua sotto i ponti! Ergo, ribadisco che io sono dell'idea che le immagini di modelle eccessivamente magre non influenzi l'insorgenza dell'anoressia.
Okay, adesso qualcuna di voi mi potrà dire: va bene, Veggie, ma queste sono solo tue riflessioni e supposizioni, che non hanno alcuna validità scientifica. Vero. Ed è per questo che oggi voglio portarvi la scientifica dimostrazione che il postulato “l'anoressia è causata dalla società odierna, con la sua ossessione per la magrezza, e con la promozione di immagini di modelle eccessivamente magre” è FALSO.
Premessa su cui mi baso: se fosse vero che il vedere le immagini di modelle eccessivamente magre causa l'anoressia, allora le donne cieche, soprattutto quelle cieche dalla nascita, sono immuni all'anoressia.
Per dimostrare la mia teoria ho raccolto alcuni case report che parlano di DCA in pazienti cieche. Sfortunatamente diversi di questi non solo molto recenti, perchè penso sarebbe stato interessante avere anche della letteratura più aggiornata. Inoltre, peso che i Mass Media non abbiano mai parlato di queste cose (sebbene non lo possa dire con assoluta certezza, poichè non ho seguito ogni qualsiasi programma televisivo relativo ai DCA). Io citerò solo alcuni di questi case report, ma considerate che ce ne sono molti altri.
***Attenzione: Come d'abitudine nel mio blog, ho tolto dai case report di cui vi sto per parlare ogni qualsiasi dato numerico, MA alcuni dei contenuti di questi case report potrebbero comunque rappresentare un trigger, soprattutto per chi ha problemi di autolesionismo.***
Case Report 1: Una donna 27enne cieca affetta da Anoressia Nervosa (Yager, 1986)
Background
"Divenuta completamente cieca all'età di 2 anni, ha attraversato un'infanzia molto travagliata: è stata vittima di bullismo in ambiente scolastico, ed i suoi genitori, entrambi alcoolisti, avevano una relazione difficile. Avevano divorziato quando lei aveva 6 anni, risposati dopo 4 anni, divorziato di nuovo dopo altri 10 anni. Quando ha scoperto che il padre era infedele nei confronti della madre, ha sviluppato la convinzione che “non c'era nessuno di cui potersi fidare, neanche chi dice di volerti bene”. Uno dei suoi nonni si è suicidato, e uno zio è morto per problemi di cirrosi alcool-correlati. Sua sorella maggiore aveva periodici episodi di binge. L'altra sua sorella si era allontanata dalla famiglia appena maggiorenne, ed aveva avuto dei problemi di tossicodipendenza.
A 13 anni ha avuto il menarca e si è sviluppata fisicamente. Ha vissuto molto male lo sviluppo, ed è andata rapidamente in amenorrea per una combinazione di perdita di peso e rifiuto psicologico.
A 18 anni si è iscritta al Conservatorio allontanandosi dall'insalubre ambiente domestico, ma dopo essere stata allontanata dal Conservatorio stesso senza una ragionevole spiegazione (“a causa della sua cecità gli insegnanti non riuscivano a relazionarsi a lei”), ha avuto un crollo nervoso e sviluppato una severa depressione. Ha cominciato ad avere episodi di autolesionismo molto severi, per cui si tagliava ripetutamente, sempre nelle stesse sedi, perchè aveva maturato l'idea che le ferite dovevano rimanere sempre aperte altrimenti lei sarebbe stata “una cattiva persona”.
Durante il periodo più acuto della depressione, ha iniziato anche a perdere peso (sebbene fosse sempre stata una ragazza perfettamente normopeso, e non ne avesse dunque alcun reale bisogno), ed è stata ricoverata in ospedale quando ha raggiuto i XX chili. Negli anni successivi ha avuto altri occasionali ricoveri per tentativi di suicidio.
Allo stesso tempo, le è stata diagnosticata l'anoressia: aveva un peso molto basso e non aveva alcun interesse nel recuperare i chili persi, faceva attività fisica per diverse ore quotidianamente, la sua alimentazione era molto scarsa e costituita per lo più da frutta e verdura.
Faceva frequentemente checking, e la sua percezione di se stessa era incostante: “A volte mi sentivo magra, altre no, ed era una qualcosa che cambiava da un giorno all'altro”. Era consapevole che le sue variazioni di peso erano più che altro dovute a ritenzione/perdita di liquidi, ciò nonostante non si sentiva a suo agio con se stessa. Durante il periodo acuto dell'anoressia la depressione si era attenuata, ma persistevano episodi di autolesionismo seppure più sporadici.
È stata trattata con diversi tipi di farmaci (antidepressivi, litio, etc...) e anche con 12 sessioni di ECT, senza sortire alcun effetto concreto: era rimasta ad un peso basso, e con una forma mentis caratteristica dell'anoressia." (mia traduzione)
La discussione di questo case report l'ho trovata piuttosto interessante. C'è infatti un altro luogo comune secondo il quale cattivi rapporti con la propria madre, o famiglie incasinate, siano importanti fattori che possono portare allo sviluppo di un DCA (il che può essere vero in questo caso di specie, ma certamente NON in tutti i casi di anoressia). Nessuna discussione sui Mass media sembra tuttavia mettere in primo piano questi tipi di fattori, che implicherebbero che la continua esposizione visiva all' “ideale di magrezza” non è affatto necessaria per sviluppare l'anoressia.
“[...] La meticolosità con cui gestiva la sua alimentazione, l'episodio di depressione, le continue discussioni dei genitori, l'autolesionismo hanno rappresentato un background di vulnerabilità per questa ragazza. La consequenziale anoressia è emersa in un periodo in cui si sentiva completamente priva di direzione e di obiettivi – nel momento in cui la sua considerazione di sè ha raggiunto il minimo dopo essere stata espulsa dal Conservatorio; l'anoressia le ha dato un'identità nel momento in cui, persa quella di musicista in erba, ne cercava disperatamente un'altra.” (mia traduzione)
Il perfezionismo che questa ragazza aveva in quanto studentessa del Conservatorio, la presenza di binge in una delle sorelle, e il clima in cui è cresciuta possono essere stati inoltre fattori contribuenti allo sviluppo dell'anoressia.
Case Report 2: Rita (Vandereycken, 1986)
Background
"Rita aveva dei severi problemi di vista sin dalla nascita (miopia e nistagmo congenito con una visione a distanza di 1/20 anche dopo correzione). I suoi genitori avevano il loro bel da fare a causa del padre in trattamento psicofarmacologico continuativo per depressione cronica. Rita aveva degli ottimi risultati scolastici e veniva descritta dagli insegnanti come “una ragazza molto precisa con una grande paura di fallire”. Il suo primo ricovero ospedaliero per anoressia si è realizzato all'età di 17 anni (nel 1978).
Aveva iniziato a perdere peso durante l'anno precedente, e i genitori avevano ascritto questa perdita di peso allo stress dovuto all'ingente studio cui la ragazza si sottoponeva per conseguire i suoi ottimi voti, e sul momento non vi avevano prestato particolare attenzione. Durante le vacanze estive, l'intervento del medico di famiglia aveva permesso a Rita di recuperare il peso perso... ma, apparentemente, più che altro a causa di ripetuti episodi di binge. Con l'inizio del nuovo anno scolastico, tuttavia, aveva ricominciato a perdere peso, associandovi anche alcuni episodi di vomito autoindotto. Era diventata iperattiva, ed aveva difficoltà a dormire e a studiare. La perdita di peso l'aveva costretta ad un ricovero ospedaliero." (mia traduzione)
Gli autori del case report si limitano a concludere dicendo che: “In questo caso, sembra che l'anoressia sia stata l'espressione di un perfezionismo nato in ambito scolastico e successivamente generalizzato e portato all'estremo.” (mia traduzione)
Sebbene questa conclusione mi sembri un po' misera, perchè non tiene conto di tutto il background della ragazza in questione, questo case report mette comunque in luce il fatto che dietro all'anoressia c'è ben di più del voler essere magra come le modelle. In effetti, nella pressochè totalità dei casi, non ha niente a che vedere col voler fare la modella, a differenza di ciò che il luogo comune vuol far credere.
Case Report 3: Claire (Vandereyhen, 1986)
Background
"Claire era nata cieca. Era stata una bambina tranquilla, intelligente e determinata. Tuttavia, all'età di 14 anni, senza cause apparenti, aveva iniziato a restringere l'alimentazione riportando, come in tutte le iniziative che intraprendeva, un discreto successo. Era sottopeso già in partenza, per cui la perdita di peso l'aveva portata a valori estremamente bassi.
Nel momento in cui era comparsa l'amenorrea, i suoi genitori preoccupati si erano rivolti al medico di famiglia, che aveva girato la ragazza ad uno psichiatra. Claire era stata ricoverata in una clinica specializzata, ma il ricovero non aveva sortito l'effetto desiderato perchè la ragazza non era collaborativa (si definiva “sana e a suo agio con se stessa”). La perdita di peso perciò era andata avanti fino a raggiungere XX chili, e solo in quel momento Claire aveva cominciato ad aver paura che qualcosa sarebbe potuto andare storto con quel suo corpo esilissimo. A quel punto, era stata la ragazza stessa a richiedere un ricovero. Inizialmente aveva cercato di essere quanto più autonoma possibile, ma la sua cecità non facilitava le cose, per cui durante quel ricovero non vi furono particolari miglioramenti.
Tuttavia, grazie alla costante presenza di una psicoterapeuta che la seguiva ambulatorialmente, venne fuori che la ragazza viveva malissimo il suo handicap, per cui Claire iniziò a lavorare su come poter convivere più serenamente con la propria cecità. Man mano che faceva progressi su questo fronte, anche il quadro alimentare cominciò a migliorare. Attualmente Claire ha 19 anni, e sta continuando il suo percorso di ricovero. Sta affrontando la problematica della cecità in maniera quanto più realistica possibile, ma poichè è ancora incerta in merito all'anoressia, preferisce essere ancora seguita regolarmente dalla psicoterapeuta." (mia traduzione)
Quello che mi piace della discussione di questo caso clinico è che Vandereycken afferma che:
“L'idea che la distorsione dell'immagine corporea e che il valore sociale della magrezza siano fattori molto importanti nella comparsa dell'anoressia, parte da premesse del tutto ingiustificate.
Innanzitutto, il fatto che il vedersi più grasse di quello che si è realmente sia un tipico e patognomonico [caratteristico di una malattia] segno dell'anoressia non è mai stato dimostrato. La dismorfofobia può essere presente in alcune ragazze affette da anoressia, ma anche in persone che non hanno alcun DCA. Inoltre ci sono donne affette da anoressia che non presentano dismorfofobia. Poichè la presenza di dismorfofobia non è costante nelle malate di anoressia, e può esserci anche in chi non ha un DCA, la distorsione dell'immagine corporea dovrebbe essere tolta dai criteri diagnostici dell'anoressia nervosa.
Inoltre c'è un altro errore che viene fatto: il considerare equiparate immagine corporea ed estimazione corporea. Tutti gli studi sperimentali che sono stat finora condotti sull'anoressia nervosa, fanno per lo più riferimento ad una percezione esterna o visiva (eserocezione) del proprio corpo o della propria fisicità, ma non tengono conto d altri importantissimi fattori quali interocezione, propriocezione e cognizione. Quando una ragazza affetta da anoressia dice di “sentirsi non abbastanza magra” anche se è emaciata, stiamo parlando di un qualcosa che è molto più complesso del semplice malgiudicare la propria fisicità.
Un'altra falsa premessa è relativa al fatto che si considerano le alterazioni della percezione dell'immagine corporea come un fattore eziologico dell'anoressia: in realtà, questi fenomeni sono più che altro secondari, come conseguenza dell'ipoalimentazione.
E' ugualmente semplicistico l'assunto che l'influenza della società odierna, con la sopravvalutazione della magrezza, causa l'anoressia e la bulimia: la società e la sua influenza sul singolo individuo non sono un assoluto, bensì sono ampiamente mediate dal carattere dell'individuo, dalla sua psicologia, dalle sue esperienza di vita, dal contesto in cui vive. Per cui è impossibile affermare che un determinato fattore ha lo stesso effetto su ogni qualsiasi persona, ed è di fatto impossibile predire quale sarà la sua reale incidenza sul singolo.
L'anoressia è una malattia che può essere compresa solo mediante un approccio multidisciplinare e multidimensionale. La malattia in sè è solo l'espressione finale di numerosissime strade diverse da loro, che si compongono di individuali fattori predisponenti, precipitanti e perpetuanti.” (mia traduzione)
Io non posso che quotare in pieno tutto quanto affermato dall'autore dello studio. Sono perfettamente d'accordo sul fatto che l'eventuale dismorfofobia non è una causa bensì una possibile conseguenza dell'anoressia.
Personalmente, fortunatamente non ho mai sofferto di dismorfofobia. Non mi sono mai vista grassa, e non ho mai voluto perdere peso semplicemente perchè volevo dimagrire. Però inizialmente, quando ho iniziato il mio primo percorso di ricovero, volevo conservare quella magrezza patologica semplicemente perchè mi sembrava la dimostrazione tangibile del mio controllo. Tuttavia, continuando il mio percorso, mi appariva chiaro che io non volevo stare male, volevo tornare al mio set-point di peso corporeo. Volevo poter vivere tranquillamente la mia vita. Ma per arrivare a questo dovevo lasciare che fosse la dietista a dirmi cosa e quanto mangiare, e io questo inizialmente ho faticato ad accettarlo non tanto per l'aumento di peso in sè, bensì fondamentalmente perchè questo per me indicava che non avevo più io il controllo.
Tuttavia la mia percezione della mia fisicità (come sentivo il mio corpo, come mi vedevo allo specchio, l'accuratezza della mia auto-percezione) è sempre stata attendibile e fedele alla realtà. Non mi sono mai “sentita grassa”, e non ho mai voluto peculiarmente perdere peso.
Case Report 4: Cecità e Bulimia (Fernandez-Aranda, 2006)
Questo case report è relativo a diagnosi e trattamento di un caso di bulimia nervosa in una donna spagnola 47enne cieca. Questo caso presenta come caratteristiche fondamentali l'esordio in tarda età del DCA, l'alternanza di episodi di restrizione alimentare, episodi di binge, e conseguente vomito aiuto-indotto, e gravi difficoltà ad arginare i momenti di stress. Fin dall'inizio si evince che l'immagine corporea per questa donna non era essenziale.
"Sin dall'età di 43 anni (età d'esordio del DCA) la paziente descriveva la presenza di episodi di abbuffate seguite da vomito auto-indotto, scatenanti ed incrementati da fattori di stress psicosociali. Inoltre la donna riferisca la costante presenza di sintomi ansiosi e depressivi. Durante gli ultimi 4 anni, a causa del DCA la paziente aveva preso più di XX chili. Prima del DCA il peso della paziente si collocava nella fascia più bassa del normopeso, e la donna non aveva mai mostrato alterazioni dell'immagine corporea nè la voglia di perdere peso.” (mia traduzione)
Cosa concludono Fernandez-Aranda e i suoi colleghi?
“In questo caso, la bulimia sembra essere una conseguenza dell'attuazione di un'inappropriata strategia di coping nei confronti dello stress, e non ha niente a che vedere con l'insoddisfazione nei confronti del proprio corpo. In effetti, nella maggior parte dei casi un DCA non è dovuto ad un problema di fisicità, ma alle difficoltà che una persona ha nel rapportarsi ai problemi della sua vita.” (mia traduzione)
Anche in questo, mi trovo pienamente d'accordo. Vi ricordo inoltre che, tornando a quello che dicevo di voler dimostrare ad inizio post, in tutti i casi stiamo parlando di donne cieche, che dunque non hanno la possibilità di guardarsi allo specchio e di avere quindi una percezione visiva della propria fisicità. Non potevano neanche vedere immagini di modelle particolarmente magre, o confrontarsi col fisico delle loro coetanee... eppure, hanno ugualmente sviluppato un DCA.
E voi cosa ne pensate di questi Case Report? Se vi va, fatemi sapere come la pensate nei commenti!
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venerdì 30 maggio 2014
Quando anche "Le Iene" prendono cantonate
Raramente guardo la TV, per mancanza di tempo materiale. Uno dei pochi programmi che tuttavia occasionalmente guardo perché non mi dispiace è “Le Iene”. Proprio la scorsa settimana, il 21 Maggio, mentre seguivo questa trasmissione, ho visto un servizio relativo ai disturbi alimentari. Non so se avete presente di cosa sto parlando, in ogni caso potete trovare il video in QUESTA PAGINA. Prendetevi 10 minuti di tempo per guardarlo, e poi tornate qua.
Fatto? Okay, che ve ne pare? Non è il primo servizio de “Le Iene” che vedo in merito all’anoressia, ma questo mi sembra realizzato davvero male. Dieci minuti farciti di luoghi comuni, scorrettezze ed imprecisioni, che niente regalano tanto a chi ha veramente un DCA, quanto all’italiano medio che non sa nemmeno cosa significhi la sigla “DCA”. Sono rimasta sinceramente delusa.
Il servizio in questione si apre con il cliché per eccellenza sull’anoressia: una casa di moda che realizza manichini troppo magri, che vengono largamente criticati perché considerati istiganti i disturbi alimentari. Ecco allora che, richiamata dallo schiamazzo mediatico, la Iena Nadia Toffa si precipita di corsa: attaccandosi a questo falso luogo comune, ignorando la vera natura dell’anoressia, e senza neanche darsi la pena di approfondire, si piazza davanti alle telecamere per sciorinarne una definizione semplicemente assurda (donne che soffrono di disturbi alimentari = donne che hanno un pessimo rapporto col cibo – come da teorie psicologiche che andavano di moda 250 anni fa) e una descrizione sommaria, più che altro da manuale e neanche letto tanto bene (l’anoressia comporta un’astensione totale dal cibo? Proprio no, e almeno questo lo dico con totale cognizione di causa! E poi che la prima digestione avvenga in bocca, e che quindi anche chi soffre di chew & spit adsorba un certo quantitativo di calorie, credo lo sappiano anche i bambini… E che diamine c’entra il binge con l’autolesionismo? Possono essere anche presenti contemporaneamente, ma sono 2 problematiche completamente differenti! OMFG…), di che cosa consistano i vari DCA.
Dopodichè comincia a prendere una cantonata dietro l’altra sostenendo che i blog pro ana siano tenuti da persone malate che inneggiano alla patologia. Okay. Sfido chiunque di voi che mi sta leggendo in questo momento che abbia vissuto/viva in prima persona l’inferno di un DCA, a raccomandarlo caldamente. Sono pronta a scommettere che non lo augurereste neanche alla vostra peggiore nemica. Non diciamo cavolate: chi osanna un disturbo alimentare è perché non ha la più pallida idea di cosa significhi averlo. I 10 comandamenti, i trucchi per imparare a vomitare, schemi dietetici assurdi pescati chissà dove: cose che sono più che altro parodiche della malattia vera. Se hai bisogno di un libretto delle istruzioni per “diventare malata”, puoi stare tranquilla: non ti ammalerai mai. Se hai davvero un DCA, sai già tutto da sola.
Annuncio di pubblico servizio: Scimmiottare il comportamento esteriore di chi ha realmente un DCA (restringere l’alimentazione, procurarsi il vomito, assumere lassativi, fare tanta attività fisica, etc…) NON fa ammalare di DCA!
È come se io pretendessi di ammalarmi di depressione, e poiché ho letto da qualche parte che le persone con questa patologia stanno tutto il giorno a letto, ascoltano musica triste, e si rifiutano di parlare con chiunque, mi mettessi a comportarmi in tale modo. Ma questo non farebbe di me una malata di depressione. Farebbe di me soltanto una persona che imita il comportamento di chi è depresso. Ma mi mancherebbero tutte le sovrastrutture mentali che sono quelle che rendono la depressione tale, come patologia. E lo stesso vale per le pro ana: possono anche imitare i comportamenti esteriori di chi ha un DCA, ma sono per loro fortuna scevre delle sovrastrutture mentali che determinano la comparsa di un DCA vero e proprio. Ergo, rimangono delle mere imitatrici, e non delle malate istiganti alla patologia, come la Toffa sottolinea più e più volte.
L’unica cosa positiva che ci vedo è che per lo meno Nadia Toffa sottolinea che i blog pro ana possono essere potenzialmente pericolosi, come ho già detto più volte su questo blog, non tanto per chi ha già un DCA, che non ne viene minimamente toccato perché sa cosa significhi veramente essere malate, ma per quelle persone più giovani che hanno già sulle spalle tanti fattori predisponenti allo sviluppo di un DCA, e che prima o poi si ammalerebbero comunque, ma per le quali questi blog potrebbero rappresentare un innesco precoce della malattia, o per quelle ragazzine che possono essere più influenzabili proprio per la loro giovanissima età. Ecco, sì, almeno questo di positivo al servizio glielo riconosco: il tentativo far suonare un campanellino d’allarme affinché, come già in altri Paesi, si possano varare leggi per arginare il problema. Approvo insomma il fatto che si cerchi di mettere in evidenza il potenziale trigger dei blog pro ana/mia, anche se la trattazione è comunque parziale.
In ogni caso, il servizio prosegue con l’intervista di un uomo che afferma di essere autore di un blog incentrato sul dimagrimento. Due o tre domandine di rito, e poi il tizio viene lasciato parlare a ruota libera, palesando così che i suoi problemi sono ben altri rispetto al mero disturbo alimentare, poiché, partendo da un oggettivo sovrappeso, gli sarebbe stato sufficiente consultare un qualsiasi dietista/dietologo/nutrizionista, per avere una dieta adeguata a perdere peso in maniera sana e fisiologica, cosa che sarebbe stata un suo sacrosanto diritto perché effettivamente il sovrappeso può condurre a patologie esattamente come l’eccessivo sottopeso. Se però non l’ha fatto, evidentemente qualche altro problemino alla base c’è. Comunque la Toffa lo lascia andare avanti, e più parla e più a me quest’uomo mi fa sinceramente pena, proprio mi fa compassione, (mi sembra uno di quei parini un po’ fuori di testa che occasionalmente mi arrivano in Pronto Soccorso blaterando assurdità, che gli fai un sorriso, gli dai una pacca sulla spalla, gli dici due o tre paroline rassicuranti, e poi telefoni al reparto di Psichiatria per far scendere un medico in consulenza che se lo prenda in carico) per interrompere occasionalmente con commenti al vetriolo, accompagnati da considerazioni moralistiche e qualche altro luogo comune.
Il servizio si chiude con un’intervista a Monica, che più che “autrice di un blog pro mia” come viene definita, mi sembra semplicemente una ragazza malata di bulimia che non ha nessun tipo di supporto da parte delle persone che le stanno intorno, una famiglia assolutamente non collaborativa, un compagno che non vede perché non vuol vedere, e che pertanto ristagna nella malattia perché non ha alcuna rete sociale di sostegno e da sola non riesce a chiedere aiuto. Nel fare domande a Monica, la Toffa le si rivolge come se fosse una sorta di bambina scema di 3 anni, fa le faccine addolorato-comprensive, e negli intermezzi tra una domanda e l’altra commenta le risposte della ragazza con un tono misto tra il drammatico, il catastrofico, e il moralista, che è poi il medesimo tono che tirano fuori nei servizi in cui parlano di pedofilia, spaccio di droga, violenze sulle donne o disservizi statali.
Cos’abbiamo dunque, in definitiva, da questo servizio?
- Una serie di chiacchiere che reiterano i soliti falsi luoghi comuni sul binomio moda-anoressia.
- Una sommaria descrizione dei blog pro ana in cui viene cannato completamente il fatto che questi blog siano tenuti da persone realmente malate, quando invece non è così.
- L’intervista ad un tizio vaneggiante, appena fuggito da un qualche ospedale psichiatrico, che fa più pena dei cagnolini abbandonati nelle scatole di cartone sotto la pioggia.
- L’intervista che riporta l’esperienza di Monica, ragazza ancora profondamente immersa nella bulimia, e del tutto priva di ogni qualsiasi tipo di supporto da parte di chi le sta vicino, che non riesce pertanto a chiedere aiuto né ad immaginare una vita in cui la bulimia sia meno presente, e la cosa non viene in alcun modo smentita, come se non ci fosse la benché minima possibilità, il benché minimo margine di miglioramento.
Apprezzo comunque il fatto che, attraverso le parole di Monica, si capisca che i DCA sono malattie vere e proprie e non espedienti per ricercare la bellezza o la magrezza o capricci per fare le modelle. Apprezzo il fatto che ci sia una sorta di denuncia nei confronti dei blog pro ana/mia. Ma non si va oltre. E così e veramente troppo, TROPPO POCO, e troppo raffazzonato.
Comunque, essendo rimasta complessivamente delusa da questo servizio, quella sera stessa ho mandato a "Le Iene", attraverso il loro sito Internet, un messaggio per esprimere la mia opinione in merito.
Questo messaggio:
"Care Iene,
vi scrivo dopo aver appena visto l'ultimo servizio di Nadia Toffa sull'anoressia, in uno di quei momenti in cui pensi "o adesso o mai più".
Seguo "Le Iene" da anni, in effetti, e quello di stasera non è il vostro primo servizio che vedo in merito a questa malattia, ma è sicuramente il primo che mi appare assolutamente di parte.
Non mi sono piaciuti i (falsi) luoghi comuni in merito all'influenza della moda e dei mass-media sulla genesi dell'anoressia che sono stati tirati fuori, nonchè la centralità attribuita nel servizio ai blog pro ana, omettendo totalmente il fatto che il Web non è popolato soltanto da persone che inneggiano all'anoressia solo perchè non sanno cosa significhi veramente vivere con un disturbo alimentare, ma che ci sono anche sempre più numerosi blog in cui si riuniscono persone che stanno combattendo contro il proprio disturbo alimentare nel tentativo di allontanarsene quanto più possibile e ricostruirsi una vita, e che scrivono supportandosi a vicenda nel percorrere la strada del ricovero. Mi chiedo perchè, in effetti, blog di questo tipo non siano stati neanche menzionati per sbaglio in suddetto servizio. Posso permettermi la cattiveria di dire che è perchè l'inneggiare ad una malattia è un qualcosa di socialmente sconveniente e che pertanto attira l'attenzione del pubblico (e fa aumentare l'audience), mentre invece persone che cercano quotidianamente di tenere testa all'anoressia "fanno il loro dovere", e quindi non sono degne di nota??!
La mia personale opinione inoltre è che non solo non abbiate mostrato la realtà dell'anoressia, ma che vi siate focalizzati su uno spaccato del tutto parziale, facendolo però passare come generale, e dimenticando perciò il fatto che ogni persona (e dunque ogni persona malata) è una storia a sè, e che fare generalizzazioni su tali tematiche è pertanto impossibile.
La realtà dell’anoressia, se non lo sapeste, è quella di noi ragazze comuni che, con un peso più o meno nella norma, cerchiamo di affrontare la vita giorno dopo giorno con quella voce nella testa che non se ne vuole andare neanche dopo anni, noi ragazze comuni che ogni tanto ricadiamo, noi ragazze comuni che nutriamo comunque un forte bisogno di controllo, noi ragazze comuni che scontiamo a vita i danni (psico)fisici che l'anoressia ci ha prodotto, noi ragazze comuni la cui vita è nella sua quotidianità pesantemente condizionata dalla presenza di un disturbo alimentare, pur non essendo più esageratamente emaciate, noi ragazze comuni che ci impegnamo quotidianamente per riappropriarci di tutto ciò che l’anoressia ci ha tolto, per riappropriarci di una vita di qualità. Questa è la più comune forma di realtà dell’anoressia. Esistono certo casi estremi, magari come la donna che avete intervistato e che asseriva di vomitare anche 8 volte al giorno o di assumere anche 15 lassativi/die, ma non sono la regola. Io stessa, diversi anni fa, per un certo periodo sono stata un “caso estremo”, ma è stato un periodo che si è concluso relativamente in fretta, se consideriamo unicamente l’esteriorità. E quello non è stato forse neanche il peggio. Il peggio è venuto dopo. Quando ho iniziato a combattere. Questa è la realtà dell’anoressia: questo pantano nel quale si rimane mentalmente invischiate e non te lo scolli di dosso, diamine, neanche dopo anni ed anni. Tantissimo tempo ci vuole. Ben più di una Primavera.
Chiedo venia per il tono di questo messaggio, ho scritto di getto e mi sono forse lasciata trasportare fin troppo dall'emotività. Il fatto è che se voi Iene parlate di un argomento ancora purtroppo molto spesso ritenuto "tabù" come l'anoressia, avreste effettivamente il potere di cambiare qualcosa: un sacco di genitori, familiari, amici, colleghi, etc, di persone malate di disturbi alimentari segue il vostro programma, perciò potreste veicolare davvero informazioni utili e suggerimenti importanti... se solo non vi fossilizzaste su falsi miti e su tutta la negatività che possono portare i blog pro ana, e viceversa raccoglieste invece testimonianze di vita vissuta con un disturbo alimentare e vi focalizzaste su tutta la positività dei blog "pro ricovero", forse riuscireste davvero a cambiare qualcosa.
Veggie"
Voi cosa ne pensate di questo servizio? Siete d’accordo con me, oppure la vedete diversamente? Se vi va, fatemelo sapere nei commenti!
Faccio inoltre un’ulteriore proposta a coloro che fossero d’accordo con la mia opinione: fate un “copia & incolla” del mio messaggio, ed inviatelo anche voi a Le Iene attraverso il format di contatto (lo trovate QUI). A me non hanno risposto, ma magari, se ricevessero un certo numero di messaggi analoghi, forse questo risveglierebbe la loro attenzione…
Fatto? Okay, che ve ne pare? Non è il primo servizio de “Le Iene” che vedo in merito all’anoressia, ma questo mi sembra realizzato davvero male. Dieci minuti farciti di luoghi comuni, scorrettezze ed imprecisioni, che niente regalano tanto a chi ha veramente un DCA, quanto all’italiano medio che non sa nemmeno cosa significhi la sigla “DCA”. Sono rimasta sinceramente delusa.
Il servizio in questione si apre con il cliché per eccellenza sull’anoressia: una casa di moda che realizza manichini troppo magri, che vengono largamente criticati perché considerati istiganti i disturbi alimentari. Ecco allora che, richiamata dallo schiamazzo mediatico, la Iena Nadia Toffa si precipita di corsa: attaccandosi a questo falso luogo comune, ignorando la vera natura dell’anoressia, e senza neanche darsi la pena di approfondire, si piazza davanti alle telecamere per sciorinarne una definizione semplicemente assurda (donne che soffrono di disturbi alimentari = donne che hanno un pessimo rapporto col cibo – come da teorie psicologiche che andavano di moda 250 anni fa) e una descrizione sommaria, più che altro da manuale e neanche letto tanto bene (l’anoressia comporta un’astensione totale dal cibo? Proprio no, e almeno questo lo dico con totale cognizione di causa! E poi che la prima digestione avvenga in bocca, e che quindi anche chi soffre di chew & spit adsorba un certo quantitativo di calorie, credo lo sappiano anche i bambini… E che diamine c’entra il binge con l’autolesionismo? Possono essere anche presenti contemporaneamente, ma sono 2 problematiche completamente differenti! OMFG…), di che cosa consistano i vari DCA.
Dopodichè comincia a prendere una cantonata dietro l’altra sostenendo che i blog pro ana siano tenuti da persone malate che inneggiano alla patologia. Okay. Sfido chiunque di voi che mi sta leggendo in questo momento che abbia vissuto/viva in prima persona l’inferno di un DCA, a raccomandarlo caldamente. Sono pronta a scommettere che non lo augurereste neanche alla vostra peggiore nemica. Non diciamo cavolate: chi osanna un disturbo alimentare è perché non ha la più pallida idea di cosa significhi averlo. I 10 comandamenti, i trucchi per imparare a vomitare, schemi dietetici assurdi pescati chissà dove: cose che sono più che altro parodiche della malattia vera. Se hai bisogno di un libretto delle istruzioni per “diventare malata”, puoi stare tranquilla: non ti ammalerai mai. Se hai davvero un DCA, sai già tutto da sola.
Annuncio di pubblico servizio: Scimmiottare il comportamento esteriore di chi ha realmente un DCA (restringere l’alimentazione, procurarsi il vomito, assumere lassativi, fare tanta attività fisica, etc…) NON fa ammalare di DCA!
È come se io pretendessi di ammalarmi di depressione, e poiché ho letto da qualche parte che le persone con questa patologia stanno tutto il giorno a letto, ascoltano musica triste, e si rifiutano di parlare con chiunque, mi mettessi a comportarmi in tale modo. Ma questo non farebbe di me una malata di depressione. Farebbe di me soltanto una persona che imita il comportamento di chi è depresso. Ma mi mancherebbero tutte le sovrastrutture mentali che sono quelle che rendono la depressione tale, come patologia. E lo stesso vale per le pro ana: possono anche imitare i comportamenti esteriori di chi ha un DCA, ma sono per loro fortuna scevre delle sovrastrutture mentali che determinano la comparsa di un DCA vero e proprio. Ergo, rimangono delle mere imitatrici, e non delle malate istiganti alla patologia, come la Toffa sottolinea più e più volte.
L’unica cosa positiva che ci vedo è che per lo meno Nadia Toffa sottolinea che i blog pro ana possono essere potenzialmente pericolosi, come ho già detto più volte su questo blog, non tanto per chi ha già un DCA, che non ne viene minimamente toccato perché sa cosa significhi veramente essere malate, ma per quelle persone più giovani che hanno già sulle spalle tanti fattori predisponenti allo sviluppo di un DCA, e che prima o poi si ammalerebbero comunque, ma per le quali questi blog potrebbero rappresentare un innesco precoce della malattia, o per quelle ragazzine che possono essere più influenzabili proprio per la loro giovanissima età. Ecco, sì, almeno questo di positivo al servizio glielo riconosco: il tentativo far suonare un campanellino d’allarme affinché, come già in altri Paesi, si possano varare leggi per arginare il problema. Approvo insomma il fatto che si cerchi di mettere in evidenza il potenziale trigger dei blog pro ana/mia, anche se la trattazione è comunque parziale.
In ogni caso, il servizio prosegue con l’intervista di un uomo che afferma di essere autore di un blog incentrato sul dimagrimento. Due o tre domandine di rito, e poi il tizio viene lasciato parlare a ruota libera, palesando così che i suoi problemi sono ben altri rispetto al mero disturbo alimentare, poiché, partendo da un oggettivo sovrappeso, gli sarebbe stato sufficiente consultare un qualsiasi dietista/dietologo/nutrizionista, per avere una dieta adeguata a perdere peso in maniera sana e fisiologica, cosa che sarebbe stata un suo sacrosanto diritto perché effettivamente il sovrappeso può condurre a patologie esattamente come l’eccessivo sottopeso. Se però non l’ha fatto, evidentemente qualche altro problemino alla base c’è. Comunque la Toffa lo lascia andare avanti, e più parla e più a me quest’uomo mi fa sinceramente pena, proprio mi fa compassione, (mi sembra uno di quei parini un po’ fuori di testa che occasionalmente mi arrivano in Pronto Soccorso blaterando assurdità, che gli fai un sorriso, gli dai una pacca sulla spalla, gli dici due o tre paroline rassicuranti, e poi telefoni al reparto di Psichiatria per far scendere un medico in consulenza che se lo prenda in carico) per interrompere occasionalmente con commenti al vetriolo, accompagnati da considerazioni moralistiche e qualche altro luogo comune.
Il servizio si chiude con un’intervista a Monica, che più che “autrice di un blog pro mia” come viene definita, mi sembra semplicemente una ragazza malata di bulimia che non ha nessun tipo di supporto da parte delle persone che le stanno intorno, una famiglia assolutamente non collaborativa, un compagno che non vede perché non vuol vedere, e che pertanto ristagna nella malattia perché non ha alcuna rete sociale di sostegno e da sola non riesce a chiedere aiuto. Nel fare domande a Monica, la Toffa le si rivolge come se fosse una sorta di bambina scema di 3 anni, fa le faccine addolorato-comprensive, e negli intermezzi tra una domanda e l’altra commenta le risposte della ragazza con un tono misto tra il drammatico, il catastrofico, e il moralista, che è poi il medesimo tono che tirano fuori nei servizi in cui parlano di pedofilia, spaccio di droga, violenze sulle donne o disservizi statali.
Cos’abbiamo dunque, in definitiva, da questo servizio?
- Una serie di chiacchiere che reiterano i soliti falsi luoghi comuni sul binomio moda-anoressia.
- Una sommaria descrizione dei blog pro ana in cui viene cannato completamente il fatto che questi blog siano tenuti da persone realmente malate, quando invece non è così.
- L’intervista ad un tizio vaneggiante, appena fuggito da un qualche ospedale psichiatrico, che fa più pena dei cagnolini abbandonati nelle scatole di cartone sotto la pioggia.
- L’intervista che riporta l’esperienza di Monica, ragazza ancora profondamente immersa nella bulimia, e del tutto priva di ogni qualsiasi tipo di supporto da parte di chi le sta vicino, che non riesce pertanto a chiedere aiuto né ad immaginare una vita in cui la bulimia sia meno presente, e la cosa non viene in alcun modo smentita, come se non ci fosse la benché minima possibilità, il benché minimo margine di miglioramento.
Apprezzo comunque il fatto che, attraverso le parole di Monica, si capisca che i DCA sono malattie vere e proprie e non espedienti per ricercare la bellezza o la magrezza o capricci per fare le modelle. Apprezzo il fatto che ci sia una sorta di denuncia nei confronti dei blog pro ana/mia. Ma non si va oltre. E così e veramente troppo, TROPPO POCO, e troppo raffazzonato.
Comunque, essendo rimasta complessivamente delusa da questo servizio, quella sera stessa ho mandato a "Le Iene", attraverso il loro sito Internet, un messaggio per esprimere la mia opinione in merito.
Questo messaggio:
"Care Iene,
vi scrivo dopo aver appena visto l'ultimo servizio di Nadia Toffa sull'anoressia, in uno di quei momenti in cui pensi "o adesso o mai più".
Seguo "Le Iene" da anni, in effetti, e quello di stasera non è il vostro primo servizio che vedo in merito a questa malattia, ma è sicuramente il primo che mi appare assolutamente di parte.
Non mi sono piaciuti i (falsi) luoghi comuni in merito all'influenza della moda e dei mass-media sulla genesi dell'anoressia che sono stati tirati fuori, nonchè la centralità attribuita nel servizio ai blog pro ana, omettendo totalmente il fatto che il Web non è popolato soltanto da persone che inneggiano all'anoressia solo perchè non sanno cosa significhi veramente vivere con un disturbo alimentare, ma che ci sono anche sempre più numerosi blog in cui si riuniscono persone che stanno combattendo contro il proprio disturbo alimentare nel tentativo di allontanarsene quanto più possibile e ricostruirsi una vita, e che scrivono supportandosi a vicenda nel percorrere la strada del ricovero. Mi chiedo perchè, in effetti, blog di questo tipo non siano stati neanche menzionati per sbaglio in suddetto servizio. Posso permettermi la cattiveria di dire che è perchè l'inneggiare ad una malattia è un qualcosa di socialmente sconveniente e che pertanto attira l'attenzione del pubblico (e fa aumentare l'audience), mentre invece persone che cercano quotidianamente di tenere testa all'anoressia "fanno il loro dovere", e quindi non sono degne di nota??!
La mia personale opinione inoltre è che non solo non abbiate mostrato la realtà dell'anoressia, ma che vi siate focalizzati su uno spaccato del tutto parziale, facendolo però passare come generale, e dimenticando perciò il fatto che ogni persona (e dunque ogni persona malata) è una storia a sè, e che fare generalizzazioni su tali tematiche è pertanto impossibile.
La realtà dell’anoressia, se non lo sapeste, è quella di noi ragazze comuni che, con un peso più o meno nella norma, cerchiamo di affrontare la vita giorno dopo giorno con quella voce nella testa che non se ne vuole andare neanche dopo anni, noi ragazze comuni che ogni tanto ricadiamo, noi ragazze comuni che nutriamo comunque un forte bisogno di controllo, noi ragazze comuni che scontiamo a vita i danni (psico)fisici che l'anoressia ci ha prodotto, noi ragazze comuni la cui vita è nella sua quotidianità pesantemente condizionata dalla presenza di un disturbo alimentare, pur non essendo più esageratamente emaciate, noi ragazze comuni che ci impegnamo quotidianamente per riappropriarci di tutto ciò che l’anoressia ci ha tolto, per riappropriarci di una vita di qualità. Questa è la più comune forma di realtà dell’anoressia. Esistono certo casi estremi, magari come la donna che avete intervistato e che asseriva di vomitare anche 8 volte al giorno o di assumere anche 15 lassativi/die, ma non sono la regola. Io stessa, diversi anni fa, per un certo periodo sono stata un “caso estremo”, ma è stato un periodo che si è concluso relativamente in fretta, se consideriamo unicamente l’esteriorità. E quello non è stato forse neanche il peggio. Il peggio è venuto dopo. Quando ho iniziato a combattere. Questa è la realtà dell’anoressia: questo pantano nel quale si rimane mentalmente invischiate e non te lo scolli di dosso, diamine, neanche dopo anni ed anni. Tantissimo tempo ci vuole. Ben più di una Primavera.
Chiedo venia per il tono di questo messaggio, ho scritto di getto e mi sono forse lasciata trasportare fin troppo dall'emotività. Il fatto è che se voi Iene parlate di un argomento ancora purtroppo molto spesso ritenuto "tabù" come l'anoressia, avreste effettivamente il potere di cambiare qualcosa: un sacco di genitori, familiari, amici, colleghi, etc, di persone malate di disturbi alimentari segue il vostro programma, perciò potreste veicolare davvero informazioni utili e suggerimenti importanti... se solo non vi fossilizzaste su falsi miti e su tutta la negatività che possono portare i blog pro ana, e viceversa raccoglieste invece testimonianze di vita vissuta con un disturbo alimentare e vi focalizzaste su tutta la positività dei blog "pro ricovero", forse riuscireste davvero a cambiare qualcosa.
Veggie"
Voi cosa ne pensate di questo servizio? Siete d’accordo con me, oppure la vedete diversamente? Se vi va, fatemelo sapere nei commenti!
Faccio inoltre un’ulteriore proposta a coloro che fossero d’accordo con la mia opinione: fate un “copia & incolla” del mio messaggio, ed inviatelo anche voi a Le Iene attraverso il format di contatto (lo trovate QUI). A me non hanno risposto, ma magari, se ricevessero un certo numero di messaggi analoghi, forse questo risveglierebbe la loro attenzione…
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venerdì 16 maggio 2014
Alcuni comuni misconcepts sull'anoressia
Oggi vorrei parlarvi di quelli che, a mio avviso, sono alcuni comuni misconcepts che la gente ha sui DCA, perché queste malattie vengono spesso e volentieri presentate in maniera erronea le rare volte che i mass-media ne trattano. Non intendo trattare diffusamente di tutti i falsi luoghi comuni che circolano su anoressia/bulimia/binge (magari in futuro scriverò un post anche su questo, vedremo…), ma semplicemente soffermarmi su alcuni aspetti relativi all’erronea interpretazione dei DCA da parte di chi non ne ha mai sofferto. Si tratta della mia personale opinione, per cui vi invito vivamente a lasciare commenti soprattutto se la pensate diversamente da me, o se credete che io abbia perso per strada qualcosa d’importante.
Arriviamo al dunque.
Un paio di giorni fa ho letto su Twitter questa frase:
“L’anoressia è un capriccio di ragazzine viziate, e io non ho tempo né energie da sprecare per stare al loro gioco.”
A suo modo, trovo questa frase “illuminante” sotto un sacco di punti di vista. È così sbagliata, così dannosa e pur nella sua brevità incarna così tanto di ciò che c’è di stereotipato nella comune visione dei DCA.
Lasciamo perdere chi abbia scritto questa frase, non è questo il punto. Del resto, un tweet che non può contenere più di 140 caratteri, è necessariamente decontestualizzato. Non ho niente nello specifico contro la persona che ha scritto questa frase, non la conosco neppure: utilizzo semplicemente questa frase come punto di partenza, per farvi capire come parole di uso così comune, nei Social Network e nei mass-media contribuiscano in larga misura a creare qui falsi cliché che purtroppo accompagnano fedelmente i DCA nella mente della gente che non ha mai vissuto questa malattia.
Dunque, una breve lista delle pericolose e fuorvianti implicazioni che vedo implicite in questa frase, che così spesso viene riecheggiata dai mass-media.
1. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA) come un capriccio, si mette in secondo piano la severità di queste malattie e la loro complessa e multifattoriale eziologia.
• Prendete la frase di prima e, al posto della parola “anoressia”, sostituite “schizofrenia”, “depressione”, “disturbo bipolare”, “ansia generalizzata”, “disturbo post-traumatico da stress”, etc. Non sono capricci, sono tutte quante patologie che possono mettere l’individuo in pericolo di vita. Sono vere e proprie malattie mentali che comportano peraltro un sacco di complicanze fisiche.
• Un “capriccio” è un qualcosa che viene messo in atto per attirare l’attenzione, e che cessa di essere nel momento in cui l’obiettivo viene raggiunto. I DCA non sono modalità per attirare l’attenzione altrui: sono malattie multifattoriali, le cui cause sono tantissime e variabili da persona a persona. Nessuno con un DCA vuole mettersi in mostra, il disturbo è solo una strategia di coping per cercare di tamponare le molteplici problematiche presenti nella vita di chi ha anoressia/bulimia/binge.
• Nota a margine: A mio parere, una persona che ha un DCA e che dice “Sì, l’ho fatto per attirare l’attenzione dei miei genitori/amici/etc”, è tale e quale ad un tossicodipendente che dice “Smetto quando voglio”. Penso che questo abbia a che fare, in parte, con l’incapacità di ammettere la serietà del problema, o comunque con l’incapacità di ammettere quanto il DCA sia efficace come strategia di coping per i propri problemi personali. Altresì, non si spiegherebbe come mai, quando i suddetti genitori/amici/etc si accorgono del problema e trascinano la figlia/amica/etc dai medici, e dunque le prestano tutta l’attenzione di questo mondo perché preoccupatissimi per la loro salute psicofisica, queste persone non guariscano immediatamente. Se fosse veramente una richiesta d’attenzione, quando quell’attenzione arriva il DCA dovrebbe sparire, o no?!
2. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA) come un qualcosa “da ragazzine” o, comunque, da persone infantili ed immature, si creano difficoltà ancor più enormi a chi si ammala di DCA e non è più così giovane.
• L’anoressia e I DCA in generale NON sono un’esclusiva delle adolescenti. Ci sono molti studi che dimostrano come i DCA possano colpire a qualsiasi età, ed ambo i sessi. Quindi è assurdo circoscrivere i DCA alle ragazze giovani di sesso femminile, quando a soffrirne sono anche donne adulte, ed uomini.
• Se si vuol fare riferimento ad un presunto “infantilismo” od “immaturità”, sappiate che soffrono di DCA anche molti professionisti affermati nel mondo del lavoro e con un’ampia vita sociale. Cosa si potrebbe dire delle madri che lavorano, crescono figli, cercando di mandare avanti casa e famiglia, eppure combattono quotidianamente contro il loro DCA? I DCA non sono circoscritti solo ad alcune particolari fasce d’età, sesso, razza, status socioeconomico, livello d’istruzione od orientamento sessuale. Possono colpire chiunque ed in qualsiasi momento della vita
3. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA) come un qualcosa messo in atto da persone “viziate”, si ammette implicitamente che solo poche persone “se lo possano permettere”.
• L’idea che un DCA possa interessare soltanto persone “viziate” è assolutamente ridicola. Implica, indirettamente, che i DCA riguardano solo adolescenti appartenenti a classi sociali medio-alte, che non hanno niente di meglio da fare e che possono permettersi di fare capricci, appunto.
• Questo implica peraltro un qualcosa di ben peggiore: implica che, quando la persona che ha un DCA trova qualcosa da fare (per esempio lo studio, il lavoro, la nascita di un figlio, etc…) allora guarisce dal DCA. E guarisce perché ha molto da fare e quindi non ha più tempo da perdere col DCA. Implica che, se una rimane malata anche dopo aver trovato "altro da fare", allora è un'incapace fallita. Ehi, ragazze, non vorreste che guarire dall’anoressia fosse veramente così semplice? Basterebbe trovare lavoro o figliare come se non ci fosse un domani, e saremmo a posto.
• Queste implicazioni sono veramente frustranti per chi ha un DCA, perché è ovvio che le cose non stanno così. Ci sono donne che hanno figli, e che comunque continuano a dover quotidianamente affrontare il loro DCA. E non sono delle immature, non hanno tempo da perdere, eppure il DCA rimane sempre lì. Perché? Perché è una malattia, non un capriccioso passatempo borghese. E, infine, quella che a mio parere è la più grande pecca di questa frase:
4. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA)come un “capriccio da ragazzine viziate” si sposta la colpa sulla malata. È un modo assolutamente SFACCIATO per incolpare la paziente.
• Questo implica che se qualcuna continua a rimanere incagliata nel DCA, è perché non si sta impegnando abbastanza, perché sta continuando a fare i suoi capricci infantili. E questo oscura il fatto che i DCA siano malattie dove, sì, la volontà è cruciale, però è necessaria ma non sufficiente. Inoltre, non viene preso in considerazione il fatto che i DCA hanno molteplici cause, e che sono quelle che vanno affrontate per poter stare meglio. Inoltre non tutte ricevono lo stesso supporto (tanto da parte dei medici quanto da parte di familiari/amici) e questo può svantaggiare certe persone che avrebbero anche la volontà ma fattivamente non i mezzi per incanalarla in maniera utile e positiva. Non considera il fatto che non si possono fare generalizzazioni perché le cause di un DCA variano da persona a persona – il che spiega peraltro come mai persone diverse rispondono in maniera differente ad uno stesso tipo di trattamento. Non considera il fatto che la malattia è tale.
• Combattere contro il proprio DCA è possibile, ad ogni qualsiasi età. E non sta scritto da nessuna parte che se in passato, per un periodo più o meno lungo di tempo, la propria vita è stata dominata dal DCA, allora dovrà essere così anche in futuro. Ma è assurdo pensare che un DCA sia una malattia come l’influenza, dalla quale si può guarire in toto in breve tempo, senza alcun residuato. Ci vogliono anni ed anni di riabilitazione nutrizionale e di psicoterapia per poter stare meglio. E per alcune persone, persino il ricevere questo tipo di cure è un problema, perché non hanno disponibilità economiche e/o perchè purtroppo gli stessi medici hanno talvolta dei grossi preconcetti su chi si ammala di DCA.
Io non so se la persona che ha scritto quella frase su Twitter volesse dire tutte queste cose che io penso siano implicate nella sua affermazione (sinceramente ne dubito!), ma non è questo che importa. Ho utilizzato questa frase solo come punto di partenza per lanciare qualche insight rispetto alle problematiche che sorgono quando la gente che non li ha vissuti in prima persona parla dei DCA. E di come i mass-media stessi, in effetti, li presentano.
Una persona che ha un DCA e che legge una frase del genere, conosce la verità, e non se ne cura. Ma se una frase del genere viene letta da chi non ha un DCA, si rinsalderà in lui/lei ancor di più la sbagliatissima convinzione che anoressia, bulimia, binge e DCAnas siano capricci di adolescenti che vogliono imitare le modelle, e che guarire da un DCA significhi semplicemente “crescere”.
Arriviamo al dunque.
Un paio di giorni fa ho letto su Twitter questa frase:
“L’anoressia è un capriccio di ragazzine viziate, e io non ho tempo né energie da sprecare per stare al loro gioco.”
A suo modo, trovo questa frase “illuminante” sotto un sacco di punti di vista. È così sbagliata, così dannosa e pur nella sua brevità incarna così tanto di ciò che c’è di stereotipato nella comune visione dei DCA.
Lasciamo perdere chi abbia scritto questa frase, non è questo il punto. Del resto, un tweet che non può contenere più di 140 caratteri, è necessariamente decontestualizzato. Non ho niente nello specifico contro la persona che ha scritto questa frase, non la conosco neppure: utilizzo semplicemente questa frase come punto di partenza, per farvi capire come parole di uso così comune, nei Social Network e nei mass-media contribuiscano in larga misura a creare qui falsi cliché che purtroppo accompagnano fedelmente i DCA nella mente della gente che non ha mai vissuto questa malattia.
Dunque, una breve lista delle pericolose e fuorvianti implicazioni che vedo implicite in questa frase, che così spesso viene riecheggiata dai mass-media.
1. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA) come un capriccio, si mette in secondo piano la severità di queste malattie e la loro complessa e multifattoriale eziologia.
• Prendete la frase di prima e, al posto della parola “anoressia”, sostituite “schizofrenia”, “depressione”, “disturbo bipolare”, “ansia generalizzata”, “disturbo post-traumatico da stress”, etc. Non sono capricci, sono tutte quante patologie che possono mettere l’individuo in pericolo di vita. Sono vere e proprie malattie mentali che comportano peraltro un sacco di complicanze fisiche.
• Un “capriccio” è un qualcosa che viene messo in atto per attirare l’attenzione, e che cessa di essere nel momento in cui l’obiettivo viene raggiunto. I DCA non sono modalità per attirare l’attenzione altrui: sono malattie multifattoriali, le cui cause sono tantissime e variabili da persona a persona. Nessuno con un DCA vuole mettersi in mostra, il disturbo è solo una strategia di coping per cercare di tamponare le molteplici problematiche presenti nella vita di chi ha anoressia/bulimia/binge.
• Nota a margine: A mio parere, una persona che ha un DCA e che dice “Sì, l’ho fatto per attirare l’attenzione dei miei genitori/amici/etc”, è tale e quale ad un tossicodipendente che dice “Smetto quando voglio”. Penso che questo abbia a che fare, in parte, con l’incapacità di ammettere la serietà del problema, o comunque con l’incapacità di ammettere quanto il DCA sia efficace come strategia di coping per i propri problemi personali. Altresì, non si spiegherebbe come mai, quando i suddetti genitori/amici/etc si accorgono del problema e trascinano la figlia/amica/etc dai medici, e dunque le prestano tutta l’attenzione di questo mondo perché preoccupatissimi per la loro salute psicofisica, queste persone non guariscano immediatamente. Se fosse veramente una richiesta d’attenzione, quando quell’attenzione arriva il DCA dovrebbe sparire, o no?!
2. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA) come un qualcosa “da ragazzine” o, comunque, da persone infantili ed immature, si creano difficoltà ancor più enormi a chi si ammala di DCA e non è più così giovane.
• L’anoressia e I DCA in generale NON sono un’esclusiva delle adolescenti. Ci sono molti studi che dimostrano come i DCA possano colpire a qualsiasi età, ed ambo i sessi. Quindi è assurdo circoscrivere i DCA alle ragazze giovani di sesso femminile, quando a soffrirne sono anche donne adulte, ed uomini.
• Se si vuol fare riferimento ad un presunto “infantilismo” od “immaturità”, sappiate che soffrono di DCA anche molti professionisti affermati nel mondo del lavoro e con un’ampia vita sociale. Cosa si potrebbe dire delle madri che lavorano, crescono figli, cercando di mandare avanti casa e famiglia, eppure combattono quotidianamente contro il loro DCA? I DCA non sono circoscritti solo ad alcune particolari fasce d’età, sesso, razza, status socioeconomico, livello d’istruzione od orientamento sessuale. Possono colpire chiunque ed in qualsiasi momento della vita
3. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA) come un qualcosa messo in atto da persone “viziate”, si ammette implicitamente che solo poche persone “se lo possano permettere”.
• L’idea che un DCA possa interessare soltanto persone “viziate” è assolutamente ridicola. Implica, indirettamente, che i DCA riguardano solo adolescenti appartenenti a classi sociali medio-alte, che non hanno niente di meglio da fare e che possono permettersi di fare capricci, appunto.
• Questo implica peraltro un qualcosa di ben peggiore: implica che, quando la persona che ha un DCA trova qualcosa da fare (per esempio lo studio, il lavoro, la nascita di un figlio, etc…) allora guarisce dal DCA. E guarisce perché ha molto da fare e quindi non ha più tempo da perdere col DCA. Implica che, se una rimane malata anche dopo aver trovato "altro da fare", allora è un'incapace fallita. Ehi, ragazze, non vorreste che guarire dall’anoressia fosse veramente così semplice? Basterebbe trovare lavoro o figliare come se non ci fosse un domani, e saremmo a posto.
• Queste implicazioni sono veramente frustranti per chi ha un DCA, perché è ovvio che le cose non stanno così. Ci sono donne che hanno figli, e che comunque continuano a dover quotidianamente affrontare il loro DCA. E non sono delle immature, non hanno tempo da perdere, eppure il DCA rimane sempre lì. Perché? Perché è una malattia, non un capriccioso passatempo borghese. E, infine, quella che a mio parere è la più grande pecca di questa frase:
4. Considerando l’anoressia (o un qualsiasi altro DCA)come un “capriccio da ragazzine viziate” si sposta la colpa sulla malata. È un modo assolutamente SFACCIATO per incolpare la paziente.
• Questo implica che se qualcuna continua a rimanere incagliata nel DCA, è perché non si sta impegnando abbastanza, perché sta continuando a fare i suoi capricci infantili. E questo oscura il fatto che i DCA siano malattie dove, sì, la volontà è cruciale, però è necessaria ma non sufficiente. Inoltre, non viene preso in considerazione il fatto che i DCA hanno molteplici cause, e che sono quelle che vanno affrontate per poter stare meglio. Inoltre non tutte ricevono lo stesso supporto (tanto da parte dei medici quanto da parte di familiari/amici) e questo può svantaggiare certe persone che avrebbero anche la volontà ma fattivamente non i mezzi per incanalarla in maniera utile e positiva. Non considera il fatto che non si possono fare generalizzazioni perché le cause di un DCA variano da persona a persona – il che spiega peraltro come mai persone diverse rispondono in maniera differente ad uno stesso tipo di trattamento. Non considera il fatto che la malattia è tale.
• Combattere contro il proprio DCA è possibile, ad ogni qualsiasi età. E non sta scritto da nessuna parte che se in passato, per un periodo più o meno lungo di tempo, la propria vita è stata dominata dal DCA, allora dovrà essere così anche in futuro. Ma è assurdo pensare che un DCA sia una malattia come l’influenza, dalla quale si può guarire in toto in breve tempo, senza alcun residuato. Ci vogliono anni ed anni di riabilitazione nutrizionale e di psicoterapia per poter stare meglio. E per alcune persone, persino il ricevere questo tipo di cure è un problema, perché non hanno disponibilità economiche e/o perchè purtroppo gli stessi medici hanno talvolta dei grossi preconcetti su chi si ammala di DCA.
Io non so se la persona che ha scritto quella frase su Twitter volesse dire tutte queste cose che io penso siano implicate nella sua affermazione (sinceramente ne dubito!), ma non è questo che importa. Ho utilizzato questa frase solo come punto di partenza per lanciare qualche insight rispetto alle problematiche che sorgono quando la gente che non li ha vissuti in prima persona parla dei DCA. E di come i mass-media stessi, in effetti, li presentano.
Una persona che ha un DCA e che legge una frase del genere, conosce la verità, e non se ne cura. Ma se una frase del genere viene letta da chi non ha un DCA, si rinsalderà in lui/lei ancor di più la sbagliatissima convinzione che anoressia, bulimia, binge e DCAnas siano capricci di adolescenti che vogliono imitare le modelle, e che guarire da un DCA significhi semplicemente “crescere”.
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venerdì 18 ottobre 2013
Il NEDIC l'ha toppata di brutto
Il “National Eating Disorders Information Centre” (“NEDIC”) del Canada, ha recentemente prodotto un poster per la sua nuova campagna nazionale d’informazione sui DCA. Mi riferisco a questo:
Dettaglio di una fotografia tratta da: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151610273296861&set=a.436431326860.223788.267097966860&type=1&theater
Hmmmm… c-cosa??
A parte il fatto che quel disegnino col cuore fa sembrare i DCA come una sciocca cottarella tra adolescenti, è semplicemente… Io non… MA CHE DIAMINE STAVANO PENSANDO QUANDO HANNO FATTO UNA COSA DEL GENERE??
Il NEDIC afferma che l’obiettivo di questa campagna è far sì che le persone parlino di DCA. Bè, okay… ma a me sembra che il target di questo poster non sia rappresentato dalle persone che già sanno di avere un DCA, e magari stanno pure tentando di combatterlo. Piuttosto, mi sembra che il target di questo poster sia la gente in generale, e coloro che hanno qualche difficoltà con l’alimentazione, ma non un disturbo alimentare vero e proprio.
Dunque, per prima cosa, se vuoi che le persone ne parlino, cerca di fare in modo che parlino delle cose giuste. Che parlino della vera matrice mentale del DCA, non delle solite due cavolatine sull’alimentazione, che ne rappresentano la parte più superficiale, la punta dell’ice-berg, continuando ad ignorare le ben più gravi problematiche che hanno portato allo sviluppo del DCA stesso.
In secondo luogo, per voler essere proprio materialista e terra-terra, le persone con un DCA sono coloro che fanno lavorare il NEDIC. E prenderle in giro con un poster del genere che non rappresenta niente di quello che è veramente un DCA, mi sembra come minimo scorretto. Un’idea tutt’altro che geniale, insomma.
Cose del genere mi fanno veramente storcere il naso. Esattamente come, a suo tempo, mi fece storcere il naso il poster realizzato dal fotografo Olivero Toscani con la collaborazione della modella – purtroppo attualmente deceduta – Isabelle Caro. Immagino lo conosciate tutte, comunque mi riferisco a questo:
Immagine tratta dal sito: www.giornalettismo.com
Ora, la domanda che mi (vi) faccio è: cosa suscita nell’osservatore la visione di questo poster? Se provo a mettermi nei panni di una persona qualsiasi che non ha mai avuto un DCA e che si trova posta di fronte a quest’immagine, io credo che le prime impressioni suscitate siano pena, ribrezzo ed indifferenza.
Questo poster, a suo modo, realizza quello che io definisco l’ “Effetto Biafra”.
Pensate alle fotografie sui volantini per la richiesta di offerte per le popolazioni africane povere: mostrano quasi sempre un bambinetto/a pelle e ossa, che regge l’anima con i denti, con gli zigomi sporgenti e gli occhi enormi, e lo sguardo perso nel vuoto e colmo di tristezza.
Quali emozioni risveglia una fotografia di questo tipo?
Pena, ribrezzo ed indifferenza, a mio avviso.
Le persone più sensibili che si commuovono facilmente di fronte alle disgrazie, provando pena per quei poveri bambini decidono pure di spedire qualche euro al conto corrente indicato. Chi invece si limita al ribrezzo e/o all’indifferenza, straccerà il volantino e lo getterà nella raccolta differenziata della carta.
Okay, ammetto che nel caso di questo poster la situazione è un po’ diversa. Però, data l’immagine, io credo che la prima reazione dell’ “italiano medio”, che non ha mai avuto a che fare con i DCA, e che non sia neanche una persona particolarmente sensibile ed empatica, sia quella di pensare: “Ecco un’altra ragazzetta viziata con la fissa della dieta perché vuole somigliare alle modelle! Beata lei che ha tutto dalla vita e può concedersi di sprecarla dietro queste stupidaggini, si vede che a differenza di me non ha mai avuto problemi di cassa integrazione!”
E dunque ecco che si rimane nella più mera superficialità. Lo stereotipo (falso!!) dell'anoressia per antonomasia.
Quando questo poster di Oliviero Toscani venne alla ribalta, per un certo periodo di tempo ne è stato parlato tantissimo, sia in TV, che sui giornali, che su Internet. È stato un qualcosa che ha suscitato un discreto clamore mediatico, un argomento su cui un sacco di gente voleva esporre la propria opinione.
Ma, guarda caso, la maggior parte di questa gente era rappresentata da persone che non avevano mai vissuto un DCA, che neanche conoscevano persone con un DCA, e che quindi parlavano giusto per sentito dire alla lontana. Tante discussioni, insomma, ma giusto per discutere, fini a se stesse, buone solo ad alzare un bel polverone. Scommetto che se avesse voluto parlare una ragazza effettivamente affetta da un disturbo alimentare, l’avrebbero subito tacitata o esaurita in pochi minuti, perché la realtà della malattia implica meccanismi mentali complessi, che se narrati a parole non colpiscono in maniera immediata come un’immagine, e che quindi non fanno audience perché non attirano l’attenzione degli ebeti di turno.
A dimostrazione di ciò che sto scrivendo, pensate al fatto che le rare volte che in TV si parla di disturbi alimentari, viene spesso fuori l’anoressia, e molto più raramente la bulimia. Perché succede questo? Perché le televisioni mostrano immagini di ragazze con l’anoressia ma non quelle di persone con la bulimia? Ragazze, qui secondo me è perché si torna all’ “Effetto Biafra”. Il corpo di una ragazza con bulimia, per quel che ho potuto vedere conoscendo persone con questa patologia, è tutto sommato un corpo normopeso, che non colpisce. Viceversa, vedere l’immagine di una ragazza nel periodo peggiore dell’anoressia, quando è estremamente emaciata, genera un grosso impatto che incolla la gente al televisore. Ed è questo che ai mass-media importa, non la malattia in sé.
Allora, non raccontatemi cavolate sul fatto che poster come quello del NEDIC o quello di Oliviero Toscani hanno come finalità solo quella di far discutere dei DCA, perché mi sembra un po’ una presa per i fondelli.
A cosa diamine serve attirare l’attenzione sempre e solo sulla fisicità, sull’apparenza? Soltanto a confermare il falso luogo comune che i disturbi alimentari siano effettivamente malattie centrate unicamente sull’erroneo rapporto col cibo e col peso, e dunque che basti riacquisire un peso decente per essere guarite definitivamente. Ma tutta questa gente che si concentra solo sull’esteriorità, ha mai provato a permeare un po’ più sotto alla superficie? Oppure si ferma ad osservare un corpo emaciato, scavato, con un senso di fascino dell’orrido pari a quello che durante un incidente per strada ti fa fermare per vedere se qualcuno c’è rimasto secco?!
Nell’anoressia l’esteriorità è così peculiare che la stragrande maggioranza della gente si ferma lì. Guarda le ossa, le forme che spariscono, il volto tirato… che è esattamente quello che si guarda nella fotografia di Isabelle Caro. E, così facendo, non si va oltre.
Purtroppo è parte della natura umana il vedere qualcosa di palesemente anomalo, rimanere lì per qualche minuto a fissarlo con aria shockata, dopodiché voltare le spalle e continuare a pensare agli affari propri.
Con poster come quello di Oliviero Toscani e quello del NEDIC, a mio avviso, non si aiutano affatto le persone malate, ma si fanno soldi sfruttando la curiosità morbosa ma superficiale propria della natura umana e, alla fine, più che parlare della malattia si fa parlare di coloro che hanno realizzato simili poster.
Quest’impostazione, io la trovo completamente sbagliata. E mi stupisce il fatto che persino un ente come il NEDIC, che dovrebbe conoscere benissimo la problematica, si fermi a fare un poster del genere che ti fa solo cascare le p…braccia.
Voi cosa ne pensate del poster del NEDIC? Fatemelo sapere nei commenti, se vi va.
Dettaglio di una fotografia tratta da: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151610273296861&set=a.436431326860.223788.267097966860&type=1&theater
Hmmmm… c-cosa??
A parte il fatto che quel disegnino col cuore fa sembrare i DCA come una sciocca cottarella tra adolescenti, è semplicemente… Io non… MA CHE DIAMINE STAVANO PENSANDO QUANDO HANNO FATTO UNA COSA DEL GENERE??
Il NEDIC afferma che l’obiettivo di questa campagna è far sì che le persone parlino di DCA. Bè, okay… ma a me sembra che il target di questo poster non sia rappresentato dalle persone che già sanno di avere un DCA, e magari stanno pure tentando di combatterlo. Piuttosto, mi sembra che il target di questo poster sia la gente in generale, e coloro che hanno qualche difficoltà con l’alimentazione, ma non un disturbo alimentare vero e proprio.
Dunque, per prima cosa, se vuoi che le persone ne parlino, cerca di fare in modo che parlino delle cose giuste. Che parlino della vera matrice mentale del DCA, non delle solite due cavolatine sull’alimentazione, che ne rappresentano la parte più superficiale, la punta dell’ice-berg, continuando ad ignorare le ben più gravi problematiche che hanno portato allo sviluppo del DCA stesso.
In secondo luogo, per voler essere proprio materialista e terra-terra, le persone con un DCA sono coloro che fanno lavorare il NEDIC. E prenderle in giro con un poster del genere che non rappresenta niente di quello che è veramente un DCA, mi sembra come minimo scorretto. Un’idea tutt’altro che geniale, insomma.
Cose del genere mi fanno veramente storcere il naso. Esattamente come, a suo tempo, mi fece storcere il naso il poster realizzato dal fotografo Olivero Toscani con la collaborazione della modella – purtroppo attualmente deceduta – Isabelle Caro. Immagino lo conosciate tutte, comunque mi riferisco a questo:
Immagine tratta dal sito: www.giornalettismo.com
Ora, la domanda che mi (vi) faccio è: cosa suscita nell’osservatore la visione di questo poster? Se provo a mettermi nei panni di una persona qualsiasi che non ha mai avuto un DCA e che si trova posta di fronte a quest’immagine, io credo che le prime impressioni suscitate siano pena, ribrezzo ed indifferenza.
Questo poster, a suo modo, realizza quello che io definisco l’ “Effetto Biafra”.
Pensate alle fotografie sui volantini per la richiesta di offerte per le popolazioni africane povere: mostrano quasi sempre un bambinetto/a pelle e ossa, che regge l’anima con i denti, con gli zigomi sporgenti e gli occhi enormi, e lo sguardo perso nel vuoto e colmo di tristezza.
Quali emozioni risveglia una fotografia di questo tipo?
Pena, ribrezzo ed indifferenza, a mio avviso.
Le persone più sensibili che si commuovono facilmente di fronte alle disgrazie, provando pena per quei poveri bambini decidono pure di spedire qualche euro al conto corrente indicato. Chi invece si limita al ribrezzo e/o all’indifferenza, straccerà il volantino e lo getterà nella raccolta differenziata della carta.
Okay, ammetto che nel caso di questo poster la situazione è un po’ diversa. Però, data l’immagine, io credo che la prima reazione dell’ “italiano medio”, che non ha mai avuto a che fare con i DCA, e che non sia neanche una persona particolarmente sensibile ed empatica, sia quella di pensare: “Ecco un’altra ragazzetta viziata con la fissa della dieta perché vuole somigliare alle modelle! Beata lei che ha tutto dalla vita e può concedersi di sprecarla dietro queste stupidaggini, si vede che a differenza di me non ha mai avuto problemi di cassa integrazione!”
E dunque ecco che si rimane nella più mera superficialità. Lo stereotipo (falso!!) dell'anoressia per antonomasia.
Quando questo poster di Oliviero Toscani venne alla ribalta, per un certo periodo di tempo ne è stato parlato tantissimo, sia in TV, che sui giornali, che su Internet. È stato un qualcosa che ha suscitato un discreto clamore mediatico, un argomento su cui un sacco di gente voleva esporre la propria opinione.
Ma, guarda caso, la maggior parte di questa gente era rappresentata da persone che non avevano mai vissuto un DCA, che neanche conoscevano persone con un DCA, e che quindi parlavano giusto per sentito dire alla lontana. Tante discussioni, insomma, ma giusto per discutere, fini a se stesse, buone solo ad alzare un bel polverone. Scommetto che se avesse voluto parlare una ragazza effettivamente affetta da un disturbo alimentare, l’avrebbero subito tacitata o esaurita in pochi minuti, perché la realtà della malattia implica meccanismi mentali complessi, che se narrati a parole non colpiscono in maniera immediata come un’immagine, e che quindi non fanno audience perché non attirano l’attenzione degli ebeti di turno.
A dimostrazione di ciò che sto scrivendo, pensate al fatto che le rare volte che in TV si parla di disturbi alimentari, viene spesso fuori l’anoressia, e molto più raramente la bulimia. Perché succede questo? Perché le televisioni mostrano immagini di ragazze con l’anoressia ma non quelle di persone con la bulimia? Ragazze, qui secondo me è perché si torna all’ “Effetto Biafra”. Il corpo di una ragazza con bulimia, per quel che ho potuto vedere conoscendo persone con questa patologia, è tutto sommato un corpo normopeso, che non colpisce. Viceversa, vedere l’immagine di una ragazza nel periodo peggiore dell’anoressia, quando è estremamente emaciata, genera un grosso impatto che incolla la gente al televisore. Ed è questo che ai mass-media importa, non la malattia in sé.
Allora, non raccontatemi cavolate sul fatto che poster come quello del NEDIC o quello di Oliviero Toscani hanno come finalità solo quella di far discutere dei DCA, perché mi sembra un po’ una presa per i fondelli.
A cosa diamine serve attirare l’attenzione sempre e solo sulla fisicità, sull’apparenza? Soltanto a confermare il falso luogo comune che i disturbi alimentari siano effettivamente malattie centrate unicamente sull’erroneo rapporto col cibo e col peso, e dunque che basti riacquisire un peso decente per essere guarite definitivamente. Ma tutta questa gente che si concentra solo sull’esteriorità, ha mai provato a permeare un po’ più sotto alla superficie? Oppure si ferma ad osservare un corpo emaciato, scavato, con un senso di fascino dell’orrido pari a quello che durante un incidente per strada ti fa fermare per vedere se qualcuno c’è rimasto secco?!
Nell’anoressia l’esteriorità è così peculiare che la stragrande maggioranza della gente si ferma lì. Guarda le ossa, le forme che spariscono, il volto tirato… che è esattamente quello che si guarda nella fotografia di Isabelle Caro. E, così facendo, non si va oltre.
Purtroppo è parte della natura umana il vedere qualcosa di palesemente anomalo, rimanere lì per qualche minuto a fissarlo con aria shockata, dopodiché voltare le spalle e continuare a pensare agli affari propri.
Con poster come quello di Oliviero Toscani e quello del NEDIC, a mio avviso, non si aiutano affatto le persone malate, ma si fanno soldi sfruttando la curiosità morbosa ma superficiale propria della natura umana e, alla fine, più che parlare della malattia si fa parlare di coloro che hanno realizzato simili poster.
Quest’impostazione, io la trovo completamente sbagliata. E mi stupisce il fatto che persino un ente come il NEDIC, che dovrebbe conoscere benissimo la problematica, si fermi a fare un poster del genere che ti fa solo cascare le p…braccia.
Voi cosa ne pensate del poster del NEDIC? Fatemelo sapere nei commenti, se vi va.
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venerdì 22 marzo 2013
Lasciate che ve lo ripeta: i mass-media non causano l'anoressia
Per l’ennesima volta, ho ricevuto un’e-mail da parte di una persona che ha attribuito la colpa della comparsa dei disturbi alimentari soprattutto tra le adolescenti, alla cattiva influenza che i modelli di bellezza associata ad un’eccessiva magrezza proposti dai mass-media avrebbero sulle ragazze.
Io non sono d’accordo, e ne ho già parlato. Ma, visto che ci siamo, ne approfitto per ribadire il concetto, per come la penso io. Mi farebbe piacere se, nei commenti, mi diceste come la vedete voi.
Tutto è cominciato con gli adesivi.
Un pomeriggio del mio terzo ricovero in una clinica specializzata nel trattamento per DCA, durante il gruppo di “Immagine Corporea”, ad ogni ragazza erano stati dati due fogli con degli adesivi, delle riviste per adolescenti e delle fotografie di persone comuni. Su uno dei fogli c’erano adesivi con su scritto: “Questa promuove un’immagine corporea sana!” e con associato uno smile. Gli adesivi sull’altro foglio invece recitavano: “Questa promuove un disturbo alimentare” accompagnati da una faccina triste. Noi ragazze dovevamo associare questi adesivi alle donne delle immagini che avevamo a disposizione. L’idea di base credo fosse quella di far associare il primo foglio di adesivi alle immagini delle donne comuni, e il secondo alle immagini delle modelle pubblicate sulle riviste, al fine di dimostrare come le immagini proposte dalla stampa potessero essere causa del DCA.
Ora, l’idea che le immagini proposte dai mass-media possano spingere le ragazze verso lo sviluppo di un DCA, è un’idea che va decisamente di moda, un’idea che da anni viene propagandata come verità, ma che secondo me non lo è. L’ho sempre pensato, anche ovviamente sulla base della mia esperienza personale. Nel pomeriggio di cui vi parlavo, mi rifiutai di eseguire il compito proposto dalla psicoterapeuta. Le dissi che non era realistico, perché io credo che tutte sappiano che la stragrande maggioranza delle fotografie di modelle è fotoritoccata, e che i loro corpi – i loro corpi reali, voglio dire – non sono così “perfetti” come vengono ritratti sulle pagine patinate delle riviste.
Nei miei lunghi anni in cui sono stata nel pieno dell’anoressia, fortunatamente non ho comunque sofferto di dismorfofobia, quindi vedevo benissimo che ero così magra da essere arrivata ben oltre la definizione sociale e mediatica di “magrezza”. Ma non l’ho mai fatto per imitare le modelle, che non mi hanno benché minimamente influenzata – sono sempre stata una sportiva piuttosto che una fashionist – anzi, ero perfettamente cosciente del fatto che, quando pesavo XX chili, ero tutt’altro che attraente… ma non m’importava. Pur riconoscendo che così magra ero pure più brutta del solito, avevo comunque bisogno di continuare a restringere l’alimentazione perché questo mi faceva sentire in controllo. E quel controllo per me era tutto, era l’unica cosa che mi appagava, l’unica cosa che mi faceva sentire forte e completamente soddisfatta di me stessa, quindi per me era necessario portarlo avanti a tutti i costi, per le sensazioni positive che lì per lì mi faceva provare. L’idea di voler somigliare alle modelle non mi è mai passata neanche per l’anticamera del cervello.
Tuttavia, è facile comprendere come la maggior parte della gente pensi che i mass-media, la società odierna e le modelle possano causare un disturbo alimentare. Il timore di ingrassare penso sia comune anche alle persone che non hanno un DCA. E tutte le persone sono bombardate dai messaggi mediatici. Ecco che, se in una persona che non sviluppa comunque un disturbo alimentare, certi input fanno venire comunque il timore di prendere peso, è facile pensare che su altri soggetti più vulnerabili questi stessi stimoli possano provocare un DCA.
Ma non è così. E lo dimostrano anche degli studi scientifici che hanno proprio valutato l’assenza di connessione tra mass-media e anoressia. Uno studio pubblicato nell’ “American Journal Of Psychiatry” ha rivelato che circa l’85% delle ragioni per cui, giusto per dire, io mi sono ammalata di anoressia e la mia migliore amica no, è attribuibile al proprio background di vita individuale. Uno studio di follow-up pubblicato in “Archives Of Psychiatry” mostra che solo il 2% di questa differenza di rischio tra me e la mia migliore amica è attribuibile all’influenza dei mass-media e ai modelli proposti dalla società odierna. Questi studi confermano l’idea che i DCA siano malattie assolutamente multifattoriali e composite, che dipendono da fattori completamente individuali e variabili da persona a persona. Studi scientifici alla mano, dunque, nel causare l’anoressia il background individuale schiaccia alla stragrande l’influenza dei mass-media.
Dunque, qual è il problema? Perché è così importante individuare cosa realmente possa causare un DCA, lasciando perdere i luoghi comuni sull’influenza dei mass-media? Innanzitutto, perché l’erronea idea che i DCA possano essere provocati dalle immagini di donne trasmesse dai mass-media, fa sì che l’attenzione venga focalizzata solo sui soggetti che si ritengono a rischio sulla base di questo criterio, ovvero le ragazze adolescenti e basta. Gli uomini, le bambine, le donne adulte… bè, anche loro possono soffrire di DCA. Ma poiché non sono ragazze adolescenti, i loro sintomi sono frequentemente presi sotto gamba, ignorati, tanto dai familiari e dagli amici, quanto addirittura talora dai medici. Inoltre, il luogo comune che i DCA siano provocati dall’influenza dei mass-media, è deleterio anche perché svaluta la serietà di queste malattie. Se la gente pensa che i DCA siano solo capricci di bambine vanitose che si lasciano influenzare troppo dalle foto delle modelle, questi difficilmente saranno considerati per quello che sono veramente, ovvero serie malattie, e ci sarà una minore tendenza a pensare che chi ha un DCA abbia bisogno d’aiuto professionale, e una maggiore tendenza a incolpare chi ha un DCA della sua stessa malattia.
No, dobbiamo svincolarci da questi preconcetti. E far capire alla gente che anche le il riacquisire un regime alimentare regolare è di fondamentale importanza per percorrere la strada del ricovero, riuscire a mangiare un pasto normale non ci guarirà.
Da quando ho cominciato a scrivere su questo blog, raccontando la mia storia di anoressia, molte ragazze e donne mi hanno contattata – vuoi tramite blog, vuoi tramite e-mail – alcune dicendomi che vivevano anche loro un DCA e quindi sapevano di cosa stavo parlando, altre invece dicendomi che mi capivano perché anche loro avevano chiesto di tanto in tanto ai loro fidanzati/mariti se non avessero qualche chilo di troppo. Ora, comparare un’insoddisfazione nei confronti della propria fisicità ad un vero e proprio disturbo alimentare è come comparare un graffio ad un’amputazione. Fino a che l’idea che la fa da padrona è quella che i mass-media possono provocare un DCA, per chi non ha vissuto queste malattie sulla propria pelle è facile confondere l’insoddisfazione per il proprio peso con un disturbo alimentare. Ma sono decisamente due cose completamente diverse.
Certo, i mass-media giocano un ruolo importante rispetto ai DCA… ma non quello che si potrebbe comunemente pensare. I mass-media, infatti, hanno un profondo impatto su quello che la gente che non ha mai vissuto un DCA pensa a proposito dei DCA stessi. Nella maggior parte dei casi, sono proprio i mass-media ad auto-attribuirsi il ruolo di causa scatenante dei DCA (quanti servizi televisivi vi siete sorbite, in cui si diceva appunto che i disturbi alimentari son dovuti ai modelli irraggiungibili di donna proposti da TV e riviste??!), e questo perpetua nelle persone che sono “esterne” alla problematica l’idea che i DCA siano una moda, un capriccio, che non siano malattie serie, e che se le ragazze che ne sono affette non fossero così infantili, superficiali ed influenzabili, non ne soffrirebbero.
Vorrei solo aggiungere che anoressia e bulimia sono delle vere e proprie malattie serie, come riportato sul DSM–IV, che hanno un tasso di mortalità stimato pari al 20%. Pertanto, prima riusciremo a rimuovere l’erroneo luogo comunque relativo al fatto che i mass-media sono la principale causa di DCA, potremo focalizzare tutte le energie nello sviluppare trattamenti effettivamente efficaci nei confronti degli stessi.
Io non sono d’accordo, e ne ho già parlato. Ma, visto che ci siamo, ne approfitto per ribadire il concetto, per come la penso io. Mi farebbe piacere se, nei commenti, mi diceste come la vedete voi.
Tutto è cominciato con gli adesivi.
Un pomeriggio del mio terzo ricovero in una clinica specializzata nel trattamento per DCA, durante il gruppo di “Immagine Corporea”, ad ogni ragazza erano stati dati due fogli con degli adesivi, delle riviste per adolescenti e delle fotografie di persone comuni. Su uno dei fogli c’erano adesivi con su scritto: “Questa promuove un’immagine corporea sana!” e con associato uno smile. Gli adesivi sull’altro foglio invece recitavano: “Questa promuove un disturbo alimentare” accompagnati da una faccina triste. Noi ragazze dovevamo associare questi adesivi alle donne delle immagini che avevamo a disposizione. L’idea di base credo fosse quella di far associare il primo foglio di adesivi alle immagini delle donne comuni, e il secondo alle immagini delle modelle pubblicate sulle riviste, al fine di dimostrare come le immagini proposte dalla stampa potessero essere causa del DCA.
Ora, l’idea che le immagini proposte dai mass-media possano spingere le ragazze verso lo sviluppo di un DCA, è un’idea che va decisamente di moda, un’idea che da anni viene propagandata come verità, ma che secondo me non lo è. L’ho sempre pensato, anche ovviamente sulla base della mia esperienza personale. Nel pomeriggio di cui vi parlavo, mi rifiutai di eseguire il compito proposto dalla psicoterapeuta. Le dissi che non era realistico, perché io credo che tutte sappiano che la stragrande maggioranza delle fotografie di modelle è fotoritoccata, e che i loro corpi – i loro corpi reali, voglio dire – non sono così “perfetti” come vengono ritratti sulle pagine patinate delle riviste.
Nei miei lunghi anni in cui sono stata nel pieno dell’anoressia, fortunatamente non ho comunque sofferto di dismorfofobia, quindi vedevo benissimo che ero così magra da essere arrivata ben oltre la definizione sociale e mediatica di “magrezza”. Ma non l’ho mai fatto per imitare le modelle, che non mi hanno benché minimamente influenzata – sono sempre stata una sportiva piuttosto che una fashionist – anzi, ero perfettamente cosciente del fatto che, quando pesavo XX chili, ero tutt’altro che attraente… ma non m’importava. Pur riconoscendo che così magra ero pure più brutta del solito, avevo comunque bisogno di continuare a restringere l’alimentazione perché questo mi faceva sentire in controllo. E quel controllo per me era tutto, era l’unica cosa che mi appagava, l’unica cosa che mi faceva sentire forte e completamente soddisfatta di me stessa, quindi per me era necessario portarlo avanti a tutti i costi, per le sensazioni positive che lì per lì mi faceva provare. L’idea di voler somigliare alle modelle non mi è mai passata neanche per l’anticamera del cervello.
Tuttavia, è facile comprendere come la maggior parte della gente pensi che i mass-media, la società odierna e le modelle possano causare un disturbo alimentare. Il timore di ingrassare penso sia comune anche alle persone che non hanno un DCA. E tutte le persone sono bombardate dai messaggi mediatici. Ecco che, se in una persona che non sviluppa comunque un disturbo alimentare, certi input fanno venire comunque il timore di prendere peso, è facile pensare che su altri soggetti più vulnerabili questi stessi stimoli possano provocare un DCA.
Ma non è così. E lo dimostrano anche degli studi scientifici che hanno proprio valutato l’assenza di connessione tra mass-media e anoressia. Uno studio pubblicato nell’ “American Journal Of Psychiatry” ha rivelato che circa l’85% delle ragioni per cui, giusto per dire, io mi sono ammalata di anoressia e la mia migliore amica no, è attribuibile al proprio background di vita individuale. Uno studio di follow-up pubblicato in “Archives Of Psychiatry” mostra che solo il 2% di questa differenza di rischio tra me e la mia migliore amica è attribuibile all’influenza dei mass-media e ai modelli proposti dalla società odierna. Questi studi confermano l’idea che i DCA siano malattie assolutamente multifattoriali e composite, che dipendono da fattori completamente individuali e variabili da persona a persona. Studi scientifici alla mano, dunque, nel causare l’anoressia il background individuale schiaccia alla stragrande l’influenza dei mass-media.
Dunque, qual è il problema? Perché è così importante individuare cosa realmente possa causare un DCA, lasciando perdere i luoghi comuni sull’influenza dei mass-media? Innanzitutto, perché l’erronea idea che i DCA possano essere provocati dalle immagini di donne trasmesse dai mass-media, fa sì che l’attenzione venga focalizzata solo sui soggetti che si ritengono a rischio sulla base di questo criterio, ovvero le ragazze adolescenti e basta. Gli uomini, le bambine, le donne adulte… bè, anche loro possono soffrire di DCA. Ma poiché non sono ragazze adolescenti, i loro sintomi sono frequentemente presi sotto gamba, ignorati, tanto dai familiari e dagli amici, quanto addirittura talora dai medici. Inoltre, il luogo comune che i DCA siano provocati dall’influenza dei mass-media, è deleterio anche perché svaluta la serietà di queste malattie. Se la gente pensa che i DCA siano solo capricci di bambine vanitose che si lasciano influenzare troppo dalle foto delle modelle, questi difficilmente saranno considerati per quello che sono veramente, ovvero serie malattie, e ci sarà una minore tendenza a pensare che chi ha un DCA abbia bisogno d’aiuto professionale, e una maggiore tendenza a incolpare chi ha un DCA della sua stessa malattia.
No, dobbiamo svincolarci da questi preconcetti. E far capire alla gente che anche le il riacquisire un regime alimentare regolare è di fondamentale importanza per percorrere la strada del ricovero, riuscire a mangiare un pasto normale non ci guarirà.
Da quando ho cominciato a scrivere su questo blog, raccontando la mia storia di anoressia, molte ragazze e donne mi hanno contattata – vuoi tramite blog, vuoi tramite e-mail – alcune dicendomi che vivevano anche loro un DCA e quindi sapevano di cosa stavo parlando, altre invece dicendomi che mi capivano perché anche loro avevano chiesto di tanto in tanto ai loro fidanzati/mariti se non avessero qualche chilo di troppo. Ora, comparare un’insoddisfazione nei confronti della propria fisicità ad un vero e proprio disturbo alimentare è come comparare un graffio ad un’amputazione. Fino a che l’idea che la fa da padrona è quella che i mass-media possono provocare un DCA, per chi non ha vissuto queste malattie sulla propria pelle è facile confondere l’insoddisfazione per il proprio peso con un disturbo alimentare. Ma sono decisamente due cose completamente diverse.
Certo, i mass-media giocano un ruolo importante rispetto ai DCA… ma non quello che si potrebbe comunemente pensare. I mass-media, infatti, hanno un profondo impatto su quello che la gente che non ha mai vissuto un DCA pensa a proposito dei DCA stessi. Nella maggior parte dei casi, sono proprio i mass-media ad auto-attribuirsi il ruolo di causa scatenante dei DCA (quanti servizi televisivi vi siete sorbite, in cui si diceva appunto che i disturbi alimentari son dovuti ai modelli irraggiungibili di donna proposti da TV e riviste??!), e questo perpetua nelle persone che sono “esterne” alla problematica l’idea che i DCA siano una moda, un capriccio, che non siano malattie serie, e che se le ragazze che ne sono affette non fossero così infantili, superficiali ed influenzabili, non ne soffrirebbero.
Vorrei solo aggiungere che anoressia e bulimia sono delle vere e proprie malattie serie, come riportato sul DSM–IV, che hanno un tasso di mortalità stimato pari al 20%. Pertanto, prima riusciremo a rimuovere l’erroneo luogo comunque relativo al fatto che i mass-media sono la principale causa di DCA, potremo focalizzare tutte le energie nello sviluppare trattamenti effettivamente efficaci nei confronti degli stessi.
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venerdì 22 febbraio 2013
10 cose che le "pro ana/mia" non vi dicono: perplessità & spiegazioni
Alcuni giorni fa, Anna ha lasciato un commento al mio post “10 cose che le pro ana/mia non vi dicono”, esternando le sue perplessità relative a primi 7 punti della lista che avevo riportato in quel post.
In un primo momento, avevo pensato semplicemente di lasciarle una risposta in calce a quanto lei aveva scritto; dopodiché però mi è sovvenuto che le perplessità sollevate da Anna potrebbero essere comuni anche ad altre lettrici, quindi ho pensato che sarebbe stato meglio farne un post in maniera tale da poter approfondire le tematiche che Anna ha affrontato nel suo commento, e chiarire i dubbi sollevati. In questo modo, posso rispondere non solo ad Anna, ma anche a tutte le persone che, leggendo il post succitato, potrebbero avere i suoi stessi dubbi al riguardo, e posso farlo in maniera più estesa ed esaustiva, con le dovute spiegazioni scritte a modino, senza dovermi limitare alla brevità di un commento.
Dunque, stante le medesime premesse che avevo inserito in testa al post in questione (che vi consiglio di leggere o di rileggere, perché sennò non ci capite nulla in quello che segue), passo a riportare il commento di Anna punto per punto, cui seguiranno le mie relative risposte.
“Anna ha detto…
[…]
1) sono d accordo con l’ultima parte del tuo commento, però è vero che ci sono dei cibi ingrassanti, che non servono al nostro corpo se non a farci ingrassare; ad esempio cioccolata, caramelle e cose di questo genere (me ne vengono in mente alcuni ma non voglio scrivere marche).
2) accelerare il metabolismo no, ma far sentire pieni, o far andare spesso in bagno si...
3) il corpo, in realtà, inizia a mangiare se stesso solo a livelli avanzati, ma all’inizio soprattutto è giusto mangiare il meno possibile per perdere peso, sottolineo che il meno possibile non vuol dire digiunare, perché quello ucciderebbe il metabolismo.
4) a parte che dipende bere cosa... tipo non bere cose gassate o cose alcoliche aiuta molto a dimagrire, per quanto riguarda l’acqua se si beve troppo o troppo in fretta ci si sente gonfi e quindi "pesanti" e si può scambiare per "ingrassamento"...
5) bè dipende dalle conseguenze.
6) non aiutano a dimagrire, non in modo giusto, ma è vero che perdendo liquidi ecc si tiene, più o meno, sotto controllo il peso (più o meno).
7) quando, anni fà, vomitavo anche 8 volte al giorno, mi è capitato di vomitare sangue, non sono mai finita all’ospedale o sono morta per questo, anzi un medico mi disse che poteva dipendere da molte cose...
[…]”
E dunque, altrettanto punto per punto, le mie risposte.
1) Per quanto possa sembrare strano, anche cibi come caramelle e cioccolata, se consumati con moderazione (perché è ovvio che se una mangia 10 chili di cioccolata al giorno ingrassa, grazie al cazzo!...), hanno effetti benefici (e non ingrassanti) sul nostro organismo. Giusto per riprendere l’esempio che Anna ha citato, la cioccolata è una delle maggiori fonti di antiossidanti (soprattutto flavonoidi e catechine) di derivazione alimentare per il nostro organismo. Uno studio pubblicato nel 2012 sull’American Journal of Clinical Nutrition dimostra come assumere 28 grammi di cioccolata al giorno, in 7 giorni riduca significativamente i livelli di colesterolo senza far aumentare il peso… alla faccia del cibo ingrassante!...
2) Il fatto che una persona possa sentirsi piena o vada spesso in bagno perché ha bevuto tazze su tazze di thè verde, non smuove comunque d’una virgola il suo metabolismo… anzi, se una persona va spesso in bagno, perde un sacco di liquidi, il che è particolarmente pericoloso per il rischio di disidratazione… e tutto ciò senza che il metabolismo si sia velocizzato nemmeno un pochino.
3) E’ luogo comune che il nostro corpo inizi a “mangiare se stesso” solo a livelli di denutrizione avanzati. Ripeto: è luogo comune. Ma non è assolutamente vero. La verità è che il corpo comincia a mangiare se stesso già dopo 24 ore di digiuno o alimentazione estremamente ridotta, come mostrano degli studi condotti già negli anni ’50. A tal proposito, ecco cosa dice uno dei libri su cui ho studiato quando preparavo l’esame di Patologia Generale:
(click sull'immagine per ingrandirla)
(il libro in questione è il Walter & Israel per gli “addetti ai lavori…)
Se vi andate a leggere la parte che va sotto il titolo di “Adattamenti metabolici precoci…” vedrete che, in termini più specialistici, spiega esattamente quel che ho appena scritto.
E, a proposito del metabolismo, ciascuna di noi ha un metabolismo settato per mantenere quello che è il proprio peso biologico, il cosiddetto “set-point” di peso. Per cui, ogni qualsiasi alterazione quantitativa dell’alimentazione, ogni qualsiasi riduzione, determina in risposta automatica uno slittamento verso il basso del metabolismo stesso, il cui scopo è quello di mantenere l’omeostasi dell’organismo, ovvero il set-point ponderale.
4) Pardon, qui effettivamente sono stata imprecisa, l’ho dato per scontato, ma in effetti avrei dovuto scrivere “non bere acqua”, perché è all’acqua che mi riferivo quando ho scritto il post. In ogni caso, molto banalmente: anche se salgo sulla bilancia con un mattone in tasca peso di più. Questo non vuol dire che il mattone in tasca mi abbia fatta ingrassare. E’ ovvio che se mi peso, poi bevo 2 litri d’acqua in un minuto, e poi salgo sulla bilancia di nuovo, peserò di più… ma questo non vuol dire che sono ingrassata. Allo stesso modo, il viceversa: se sto una giornata senza bere, mi disidrato quindi peso di meno perché ho perso liquidi. Ma non sono dimagrita. Non confondete la disidratazione col dimagrimento!
5) Infatti. Io stessa ho scritto che certe conseguenze sono reversibili, ed altre no. Purtroppo, quelle irreversibili sono in genere le più gravi.
6) Tutto il contrario. Se una persona perde liquidi, si DISIDRATA. Nient’altro. La “massa grassa” rimane assolutamente invariata. In questo modo il peso non viene tenuto affatto sotto controllo, perché la persona non riesce più a capire se il suo calo è dovuto ad un’effettiva perdita di “massa grassa” conseguente alla restrizione alimentare, o se invece è dovuto semplicemente ad una perdita di liquidi. Ciò si ricollega al discorso che facevo al punto numero 4, a proposito del bere acqua: i lassativi favoriscono l’evacuazione, è l’evacuazione è sempre accompagnata da una significativa perdita di liquidi, per cui il verdetto della bilancia è effettivamente che la persona ha perso peso, ma la bilancia non è in grado di discriminare che cosa si è allontanato dall’organismo, per cui quello che succede in realtà è che la persona pesa di meno perché ha perso liquidi. Ed elettroliti. Il lassativo, al pari del vomito autoindotto, è il modo migliore per perdere elettroliti, tra l’altro, così, per la cronaca. Soprattutto il potassio. La carenza di potassio, oltre a provocare fastidiosi crampi muscolari, rappresenta la prima causa di morte per infarto nei giovani. Così, per la cronaca.
7) Se una persona ha mangiato solo pomodori e poi vomita, è ovvio che il rosso che vedrà sarà quello dei pomodori. Ma dato che è impossibile esserne sicuri al 100% (e se oltre ai pomodori si fosse procurata anche una lesione?) non lo si può dire con certezza. Ergo, una visitina in Pronto Soccorso è l’unico modo per sapere come stanno veramente le cose.
E, tra parentesi, un medico che, quando tu vomiti 8 volte al giorno, si limita a dirti che se vedi rosso nel vomito può dipendere da parecchie cose, anziché indirizzarti su un percorso di ricovero, meriterebbe come minimo di essere radiato dall’albo. (O, nella mia personale versione, pestato a morte – ma dice che non sta bene…)
Okay, spero di essere stata sufficientemente chiara ed esauriente. Ad ogni modo, per ogni qualsiasi altro chiarimento su questi punti, o per qualsiasi altra perplessità, lasciatemi pure un commento!
In un primo momento, avevo pensato semplicemente di lasciarle una risposta in calce a quanto lei aveva scritto; dopodiché però mi è sovvenuto che le perplessità sollevate da Anna potrebbero essere comuni anche ad altre lettrici, quindi ho pensato che sarebbe stato meglio farne un post in maniera tale da poter approfondire le tematiche che Anna ha affrontato nel suo commento, e chiarire i dubbi sollevati. In questo modo, posso rispondere non solo ad Anna, ma anche a tutte le persone che, leggendo il post succitato, potrebbero avere i suoi stessi dubbi al riguardo, e posso farlo in maniera più estesa ed esaustiva, con le dovute spiegazioni scritte a modino, senza dovermi limitare alla brevità di un commento.
Dunque, stante le medesime premesse che avevo inserito in testa al post in questione (che vi consiglio di leggere o di rileggere, perché sennò non ci capite nulla in quello che segue), passo a riportare il commento di Anna punto per punto, cui seguiranno le mie relative risposte.
“Anna ha detto…
[…]
1) sono d accordo con l’ultima parte del tuo commento, però è vero che ci sono dei cibi ingrassanti, che non servono al nostro corpo se non a farci ingrassare; ad esempio cioccolata, caramelle e cose di questo genere (me ne vengono in mente alcuni ma non voglio scrivere marche).
2) accelerare il metabolismo no, ma far sentire pieni, o far andare spesso in bagno si...
3) il corpo, in realtà, inizia a mangiare se stesso solo a livelli avanzati, ma all’inizio soprattutto è giusto mangiare il meno possibile per perdere peso, sottolineo che il meno possibile non vuol dire digiunare, perché quello ucciderebbe il metabolismo.
4) a parte che dipende bere cosa... tipo non bere cose gassate o cose alcoliche aiuta molto a dimagrire, per quanto riguarda l’acqua se si beve troppo o troppo in fretta ci si sente gonfi e quindi "pesanti" e si può scambiare per "ingrassamento"...
5) bè dipende dalle conseguenze.
6) non aiutano a dimagrire, non in modo giusto, ma è vero che perdendo liquidi ecc si tiene, più o meno, sotto controllo il peso (più o meno).
7) quando, anni fà, vomitavo anche 8 volte al giorno, mi è capitato di vomitare sangue, non sono mai finita all’ospedale o sono morta per questo, anzi un medico mi disse che poteva dipendere da molte cose...
[…]”
E dunque, altrettanto punto per punto, le mie risposte.
1) Per quanto possa sembrare strano, anche cibi come caramelle e cioccolata, se consumati con moderazione (perché è ovvio che se una mangia 10 chili di cioccolata al giorno ingrassa, grazie al cazzo!...), hanno effetti benefici (e non ingrassanti) sul nostro organismo. Giusto per riprendere l’esempio che Anna ha citato, la cioccolata è una delle maggiori fonti di antiossidanti (soprattutto flavonoidi e catechine) di derivazione alimentare per il nostro organismo. Uno studio pubblicato nel 2012 sull’American Journal of Clinical Nutrition dimostra come assumere 28 grammi di cioccolata al giorno, in 7 giorni riduca significativamente i livelli di colesterolo senza far aumentare il peso… alla faccia del cibo ingrassante!...
2) Il fatto che una persona possa sentirsi piena o vada spesso in bagno perché ha bevuto tazze su tazze di thè verde, non smuove comunque d’una virgola il suo metabolismo… anzi, se una persona va spesso in bagno, perde un sacco di liquidi, il che è particolarmente pericoloso per il rischio di disidratazione… e tutto ciò senza che il metabolismo si sia velocizzato nemmeno un pochino.
3) E’ luogo comune che il nostro corpo inizi a “mangiare se stesso” solo a livelli di denutrizione avanzati. Ripeto: è luogo comune. Ma non è assolutamente vero. La verità è che il corpo comincia a mangiare se stesso già dopo 24 ore di digiuno o alimentazione estremamente ridotta, come mostrano degli studi condotti già negli anni ’50. A tal proposito, ecco cosa dice uno dei libri su cui ho studiato quando preparavo l’esame di Patologia Generale:
(click sull'immagine per ingrandirla)
(il libro in questione è il Walter & Israel per gli “addetti ai lavori…)
Se vi andate a leggere la parte che va sotto il titolo di “Adattamenti metabolici precoci…” vedrete che, in termini più specialistici, spiega esattamente quel che ho appena scritto.
E, a proposito del metabolismo, ciascuna di noi ha un metabolismo settato per mantenere quello che è il proprio peso biologico, il cosiddetto “set-point” di peso. Per cui, ogni qualsiasi alterazione quantitativa dell’alimentazione, ogni qualsiasi riduzione, determina in risposta automatica uno slittamento verso il basso del metabolismo stesso, il cui scopo è quello di mantenere l’omeostasi dell’organismo, ovvero il set-point ponderale.
4) Pardon, qui effettivamente sono stata imprecisa, l’ho dato per scontato, ma in effetti avrei dovuto scrivere “non bere acqua”, perché è all’acqua che mi riferivo quando ho scritto il post. In ogni caso, molto banalmente: anche se salgo sulla bilancia con un mattone in tasca peso di più. Questo non vuol dire che il mattone in tasca mi abbia fatta ingrassare. E’ ovvio che se mi peso, poi bevo 2 litri d’acqua in un minuto, e poi salgo sulla bilancia di nuovo, peserò di più… ma questo non vuol dire che sono ingrassata. Allo stesso modo, il viceversa: se sto una giornata senza bere, mi disidrato quindi peso di meno perché ho perso liquidi. Ma non sono dimagrita. Non confondete la disidratazione col dimagrimento!
5) Infatti. Io stessa ho scritto che certe conseguenze sono reversibili, ed altre no. Purtroppo, quelle irreversibili sono in genere le più gravi.
6) Tutto il contrario. Se una persona perde liquidi, si DISIDRATA. Nient’altro. La “massa grassa” rimane assolutamente invariata. In questo modo il peso non viene tenuto affatto sotto controllo, perché la persona non riesce più a capire se il suo calo è dovuto ad un’effettiva perdita di “massa grassa” conseguente alla restrizione alimentare, o se invece è dovuto semplicemente ad una perdita di liquidi. Ciò si ricollega al discorso che facevo al punto numero 4, a proposito del bere acqua: i lassativi favoriscono l’evacuazione, è l’evacuazione è sempre accompagnata da una significativa perdita di liquidi, per cui il verdetto della bilancia è effettivamente che la persona ha perso peso, ma la bilancia non è in grado di discriminare che cosa si è allontanato dall’organismo, per cui quello che succede in realtà è che la persona pesa di meno perché ha perso liquidi. Ed elettroliti. Il lassativo, al pari del vomito autoindotto, è il modo migliore per perdere elettroliti, tra l’altro, così, per la cronaca. Soprattutto il potassio. La carenza di potassio, oltre a provocare fastidiosi crampi muscolari, rappresenta la prima causa di morte per infarto nei giovani. Così, per la cronaca.
7) Se una persona ha mangiato solo pomodori e poi vomita, è ovvio che il rosso che vedrà sarà quello dei pomodori. Ma dato che è impossibile esserne sicuri al 100% (e se oltre ai pomodori si fosse procurata anche una lesione?) non lo si può dire con certezza. Ergo, una visitina in Pronto Soccorso è l’unico modo per sapere come stanno veramente le cose.
E, tra parentesi, un medico che, quando tu vomiti 8 volte al giorno, si limita a dirti che se vedi rosso nel vomito può dipendere da parecchie cose, anziché indirizzarti su un percorso di ricovero, meriterebbe come minimo di essere radiato dall’albo. (O, nella mia personale versione, pestato a morte – ma dice che non sta bene…)
Okay, spero di essere stata sufficientemente chiara ed esauriente. Ad ogni modo, per ogni qualsiasi altro chiarimento su questi punti, o per qualsiasi altra perplessità, lasciatemi pure un commento!
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venerdì 26 agosto 2011
10 cose che le "pro-ana/mia" non vi dicono
Premetto che non lavoro in un negozio d’abbigliamento o in una profumeria, non sono una modella, e il mio lavoro non richiede alcun peso in particolare. Non faccio parte di una qualche strana setta che venera l’aumento di peso. Non vengo pagata per quello che scrivo su questo blog. Non voglio mettere paura o fare a moralizzatrice. E studio Medicina all’università. In altre parole: non ho alcuna ragione per mentire su quello che sto per scrivervi, e ho delle conoscenze mediche di base che mi permettono di spiegare in maniera attendibile quanto scrivo. Ve lo giuro.
Dunque, vediamo di mettere in luce alcuni aspetti, ovvero 10 cose (tratte proprio da un blog pro-ana che, per ovvi motivi, non linkerò) che le ragazze che si autodefiniscono “pro-ana/mia” vogliono far passare per vere, ma che in effetti sono vere.. BUGIE!
1) Ci sono alcuni cibi che sono “ingrassanti”, ed altri no, perciò bisogna mangiare solo questi ultimi.
Magari fosse vero! La verità è che ogni cibo apporta un certo quantitativo di calorie ma, soprattutto, di nutrienti. È a questi ultimi che bisogna dare una particolare attenzione. La dieta giornaliera dev’essere bilanciata tra carboidrati (60%), proteine(30%), lipidi (10%), vitamine, fibre e sali minerali. Sono tutti necessari affinché il nostro corpo lavori correttamente. Tutti i cibi sono “ingrassanti” se assunti in dosi eccessive, e assolutamente necessari e salutari se mangiati nelle giuste quantità.
2) Bere thè (soprattutto il thè verde) accelera il metabolismo.
Il thè è indubbiamente una buona bevanda, anche perché (specie la qualità “thè verde”) contiene un discreto quantitativo di antiossidanti. Contiene teina, che è un blando eccitante, ma questo non significa che acceleri il metabolismo!
3) Bisogna cercare di perdere peso quanto più rapidamente possibile, quindi ogni giorno bisogna cercare di mangiare quanto meno possibile.
Perdere tanto peso in poco tempo comporta una perdita di massa muscolare e non di tessuto adiposo. Quello che si ottiene non è quindi DIMAGRIMENTO ma EMACIAZIONE. Il corpo, sprovvisto di cibo, inizia a nutrirsi di se stesso. Inoltre, una rapida perdita di peso sfasa il metabolismo, con il che poi basterà mangiare pochissimo per riprendere rapidamente tutto il peso perso.
4) Non bere aiuta a dimagrire più in fretta.
Non bere aiuta unicamente a disidratarsi. Comporta, oltre a rovinare la pelle, perdita di elettroliti essenziali al corretto funzionamento del nostro organismo.
5) Le conseguenze fisiche di un DCA sono reversibili nel momento in cui si ricomincia a mangiare normalmente.
Niente di più falso. E parlo per esperienza personale. Certo, alcuni aspetti possono essere reversibili, ma i danni veri e seri che la restrizione alimentare provoca al nostro corpo non tornano indietro.
6) Vomitare, usare lassativi e diuretici aiuta a tenere il peso sotto controllo.
La prima digestione comincia nella bocca. Nel momento in cui deglutite, parte di essa è già avvenuta. Quindi, nel momento in cui compiete una delle 3 azioni sopraelencate, tutt’al più eliminate un terzo, o, proprio al massimo, la metà di quello che avete ingerito. Anche perché nel momento in cui il cibo raggiunge il vostro colon, è già stato completamente digerito, per cui… tutto quello che perdete prendendo lassativi sono liquidi, acqua. Senza parlare ovviamente di tutte le altre conseguenze fisicamente deleterie che fare uso di queste tre tecniche di purging può avere. Tanto per fare un unico esempio, la disidratazione conseguente stimola ipotalamo e reni a scambiarsi una serie di segnali ormonali che inducono i tubuli renali a operare ritenzione idrica, innescando un circolo vizioso.
7) Quando vomitate, non assumete precedentemente cibi rossi, perché così non potrete capire se il rosso che vedete nel vomito è dovuto al cibo o al fatto che state sanguinando perché avete lacerato o lesionato qualche struttura fisica.
Se siete fortunate, nel momento in cui vedete del rosso nel vomito, avete appena il tempo per raggiungere il reparto di emergenza chirurgica in ospedale. Ma non c’è bisogno di vederlo per sapere che avete bisogno d’aiuto. Presenza di sangue nel vomito, comunque, per mettere i puntini sulle “i”, è in primis dovuta a lesioni a carico dell’esofago. Se la lesione è molto estesa, difficilmente avrete modo e soprattutto tempo di farci qualcosa.
8) Prendere pillole ed integratori vitaminici colma la carenza di vitamine derivante dalla restrizione alimentare.
Prendere vitamine artificialmente è un gran bello spreco di soldi e di tempo, ragazze mie. Le vitamine liposolubili per funzionare necessitano di lipidi… che, se restringete, non disponete e non state assumendo, o comunque non in quantità sufficiente. Le vitamine idrosolubili per funzionare necessitano di proteine… che, se restringete, vengono utilizzate del corpo stesso per sostenersi, “bruciando” i vostri stessi muscoli. Quindi figuriamoci se ne avanzano per utilizzare le vitamine! Morale della favola: le vitamine artificiali non sono in grado di fare niente. Non pensate che una pillolina vitaminica colorata possa annullare i danni che con la restrizione state arrecando al vostro organismo: una donna sana non ha bisogno di assumere vitamine artificialmente. Le pillole e gli integratori vitaminici NON sono in alcun modo un sostituto all’alimentazione.
9)Fate una leggera attività fisica prima di fare colazione. L'organismo ha pochissimi zuccheri in circolo da utilizzare come carburante e attinge immediatamente alle riserve di grasso intramuscolare.
No, errato. Attinge immediatamente alle riserve epatiche di glicogeno. Determinando una più o meno severa ipoglicemia che può portare anche allo svenimento. Per attingere alle "riserve di grasso intramuscolare" sarebbe necessario fare una pesante attività fisica per diverse ore... ma, a questo punto, se non avrete ancora fatto colazione, sarete già svenute da un pezzo.
10) Questi consigli non li ho inventati io, li ho trovati su un blog/fotum/sito “pro-ana”, e poiché tante ragazze li seguono con risultati soddisfacenti, non possono che essere utili. Se non ci credete, chiedete a qualche anoressica.
In bocca al lupo a quelle che decideranno di “chiedere a qualche anoressica”, perché nessun’anoressica che io conosca incoraggerebbe qualcuno a seguire tali “consigli”, visto che l’anoressia è la battaglia contro cui dovrà combatter per il resto della sua vita.
Potrei andare avanti ancora per molto, ma penso che questi 10 esempi siano sufficienti a farvi capire che sui blog pro-ana/mia girano molti luoghi comuni, ma che non racchiudono alcuna verità. L’unica verità è che contro l’anoressia bisogna combattere, bisogna scegliere ogni giorno la strada del ricovero. Ricercate la verità ed abbiate cura di voi stesse, perché nessun altro lo farà: solo voi avete tra le mani la vostra vita e potete decidere cosa farne, lottare contro l’anoressia o meno. E delle 2 scelte, solo una ha un futuro.
Dunque, vediamo di mettere in luce alcuni aspetti, ovvero 10 cose (tratte proprio da un blog pro-ana che, per ovvi motivi, non linkerò) che le ragazze che si autodefiniscono “pro-ana/mia” vogliono far passare per vere, ma che in effetti sono vere.. BUGIE!
1) Ci sono alcuni cibi che sono “ingrassanti”, ed altri no, perciò bisogna mangiare solo questi ultimi.
Magari fosse vero! La verità è che ogni cibo apporta un certo quantitativo di calorie ma, soprattutto, di nutrienti. È a questi ultimi che bisogna dare una particolare attenzione. La dieta giornaliera dev’essere bilanciata tra carboidrati (60%), proteine(30%), lipidi (10%), vitamine, fibre e sali minerali. Sono tutti necessari affinché il nostro corpo lavori correttamente. Tutti i cibi sono “ingrassanti” se assunti in dosi eccessive, e assolutamente necessari e salutari se mangiati nelle giuste quantità.
2) Bere thè (soprattutto il thè verde) accelera il metabolismo.
Il thè è indubbiamente una buona bevanda, anche perché (specie la qualità “thè verde”) contiene un discreto quantitativo di antiossidanti. Contiene teina, che è un blando eccitante, ma questo non significa che acceleri il metabolismo!
3) Bisogna cercare di perdere peso quanto più rapidamente possibile, quindi ogni giorno bisogna cercare di mangiare quanto meno possibile.
Perdere tanto peso in poco tempo comporta una perdita di massa muscolare e non di tessuto adiposo. Quello che si ottiene non è quindi DIMAGRIMENTO ma EMACIAZIONE. Il corpo, sprovvisto di cibo, inizia a nutrirsi di se stesso. Inoltre, una rapida perdita di peso sfasa il metabolismo, con il che poi basterà mangiare pochissimo per riprendere rapidamente tutto il peso perso.
4) Non bere aiuta a dimagrire più in fretta.
Non bere aiuta unicamente a disidratarsi. Comporta, oltre a rovinare la pelle, perdita di elettroliti essenziali al corretto funzionamento del nostro organismo.
5) Le conseguenze fisiche di un DCA sono reversibili nel momento in cui si ricomincia a mangiare normalmente.
Niente di più falso. E parlo per esperienza personale. Certo, alcuni aspetti possono essere reversibili, ma i danni veri e seri che la restrizione alimentare provoca al nostro corpo non tornano indietro.
6) Vomitare, usare lassativi e diuretici aiuta a tenere il peso sotto controllo.
La prima digestione comincia nella bocca. Nel momento in cui deglutite, parte di essa è già avvenuta. Quindi, nel momento in cui compiete una delle 3 azioni sopraelencate, tutt’al più eliminate un terzo, o, proprio al massimo, la metà di quello che avete ingerito. Anche perché nel momento in cui il cibo raggiunge il vostro colon, è già stato completamente digerito, per cui… tutto quello che perdete prendendo lassativi sono liquidi, acqua. Senza parlare ovviamente di tutte le altre conseguenze fisicamente deleterie che fare uso di queste tre tecniche di purging può avere. Tanto per fare un unico esempio, la disidratazione conseguente stimola ipotalamo e reni a scambiarsi una serie di segnali ormonali che inducono i tubuli renali a operare ritenzione idrica, innescando un circolo vizioso.
7) Quando vomitate, non assumete precedentemente cibi rossi, perché così non potrete capire se il rosso che vedete nel vomito è dovuto al cibo o al fatto che state sanguinando perché avete lacerato o lesionato qualche struttura fisica.
Se siete fortunate, nel momento in cui vedete del rosso nel vomito, avete appena il tempo per raggiungere il reparto di emergenza chirurgica in ospedale. Ma non c’è bisogno di vederlo per sapere che avete bisogno d’aiuto. Presenza di sangue nel vomito, comunque, per mettere i puntini sulle “i”, è in primis dovuta a lesioni a carico dell’esofago. Se la lesione è molto estesa, difficilmente avrete modo e soprattutto tempo di farci qualcosa.
8) Prendere pillole ed integratori vitaminici colma la carenza di vitamine derivante dalla restrizione alimentare.
Prendere vitamine artificialmente è un gran bello spreco di soldi e di tempo, ragazze mie. Le vitamine liposolubili per funzionare necessitano di lipidi… che, se restringete, non disponete e non state assumendo, o comunque non in quantità sufficiente. Le vitamine idrosolubili per funzionare necessitano di proteine… che, se restringete, vengono utilizzate del corpo stesso per sostenersi, “bruciando” i vostri stessi muscoli. Quindi figuriamoci se ne avanzano per utilizzare le vitamine! Morale della favola: le vitamine artificiali non sono in grado di fare niente. Non pensate che una pillolina vitaminica colorata possa annullare i danni che con la restrizione state arrecando al vostro organismo: una donna sana non ha bisogno di assumere vitamine artificialmente. Le pillole e gli integratori vitaminici NON sono in alcun modo un sostituto all’alimentazione.
9)Fate una leggera attività fisica prima di fare colazione. L'organismo ha pochissimi zuccheri in circolo da utilizzare come carburante e attinge immediatamente alle riserve di grasso intramuscolare.
No, errato. Attinge immediatamente alle riserve epatiche di glicogeno. Determinando una più o meno severa ipoglicemia che può portare anche allo svenimento. Per attingere alle "riserve di grasso intramuscolare" sarebbe necessario fare una pesante attività fisica per diverse ore... ma, a questo punto, se non avrete ancora fatto colazione, sarete già svenute da un pezzo.
10) Questi consigli non li ho inventati io, li ho trovati su un blog/fotum/sito “pro-ana”, e poiché tante ragazze li seguono con risultati soddisfacenti, non possono che essere utili. Se non ci credete, chiedete a qualche anoressica.
In bocca al lupo a quelle che decideranno di “chiedere a qualche anoressica”, perché nessun’anoressica che io conosca incoraggerebbe qualcuno a seguire tali “consigli”, visto che l’anoressia è la battaglia contro cui dovrà combatter per il resto della sua vita.
Potrei andare avanti ancora per molto, ma penso che questi 10 esempi siano sufficienti a farvi capire che sui blog pro-ana/mia girano molti luoghi comuni, ma che non racchiudono alcuna verità. L’unica verità è che contro l’anoressia bisogna combattere, bisogna scegliere ogni giorno la strada del ricovero. Ricercate la verità ed abbiate cura di voi stesse, perché nessun altro lo farà: solo voi avete tra le mani la vostra vita e potete decidere cosa farne, lottare contro l’anoressia o meno. E delle 2 scelte, solo una ha un futuro.
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lunedì 25 aprile 2011
Il talento malato dell'anoressia
Qualche giorno fa ho visto in TV un programma in cui due psicoterapeute discutevano a proposito dei DCA, e una sorta di litigio è venuto fuori nel momento in cui la Psicoterapeuta A ha detto che le ragazze anoressiche hanno un’ “inusuale abilità” nel restringere l’alimentazione. La Psicoterapeuta B ha ribattuto che la loro è più una disabilità che un talento; le ragazze anoressiche provano, da un punto di vista emotivo, grossi rinforzi positivi nel momento in cui restringono l’alimentazione, per questo continuano a farlo anche se, razionalmente, si rendono conto che è sbagliato, non è che siano particolarmente capaci di restringere.
La Psicoterapeuta B è arrivata dritta al punto. Un sacco di gente che non ha mai vissuto l’anoressia sulla propria pelle si rifà ai preconcetti che vogliono l’anoressica come una persona particolarmente brava a digiunare. Il che spiega peraltro come mai diverse ragazze mi hanno contattata – sia tramite e-mail, sia tramite YouTube – dicendomi che vorrebbero essere “un po’” anoressiche, o chiedendomi trucchi per dimagrire. In effetti, è vero che possiamo apprendere certe abilità dagli altri. Se osserviamo a lungo qualcuno che fa qualcosa particolarmente bene, possiamo cercare di imitarlo. Possiamo farci insegnare, e fare pratica, e così via…
La restrizione alimentare è un comportamento. Questo è semplicemente un dato di fatto. Ma è un talento o una disabilità?
Indubbiamente c’è una componente biologica in questo “talento” – il che spiega come mai alcune ragazze che entrano nel DCA come anoressiche poi diventano bulimiche, mentre altre rimangono anoressiche e, se non trattate in tempo, possono arrivare all’exitus per inanizione – come numerose ricerche hanno dimostrato esserci una cosa del genere anche per quanto riguarda le capacità atletiche o musicali… ciò ovviamente non significa però che Mozart fosse talentuoso solo ed unicamente grazie al suo DNA.
Le cose tuttavia s’incasinano nel momento in cui: molte donne scelgono deliberatamente di fare periodi di dieta per perdere qualche chilo, magari in vista dell’arrivo dell’Estate. Vista dall’esterno, una persona che segue una dieta particolarmente stretta ha molta affinità con l’anoressia, tant’è che spesso le donne con un DCA e le donne che seguono momentaneamente una dieta usano termini simili per descrivere i loro pensieri e le loro sensazioni a proposito del cibo, del peso e del corpo.
Alcune persone sono molto brave nel seguire una dieta. Altre non lo sono. Secondo me chi è anoressica sarebbe molto brava a seguire una dieta, che e dite?
Ironia a parte, l’anoressia non è una dieta. Può sembrare una dieta per chi la guarda dall’esterno e non l’hai mai vissuta, ma è tutt’altro, in realtà. Dire che chi è anoressica molto brava a seguire una dieta, è come dire che qualcuna che soffre di mania è molto brava ad avere sempre energia, o che qualcuna con un OCD è molto brava a pulire la casa. Certamente, lo saranno, ma non perché hanno una particolare talento: semplicemente perché questo è parte della loro malattia.
Spesso, durante il primo periodo dell’anoressia, noi stesse possiamo aver avuto l’impressione di essere particolarmente brave nel restringere l’alimentazione, di riuscire così a fare qualcosa che nessun’altra intorno a noi riusciva a fare, sentendoci perciò, in un certo qual modo, speciali… in fin dei conti, ci sentivamo così forti: eravamo capaci di resistere alla fame senza toccare cibo, una cosa mica da tutti! Ma col tempo che passa… con la malattia che procede… questo “talento” non se ne va, ma cessa di essere la principale motivazione che ci spinge a mantenere un comportamento alimentare restrittivo. Quel “talento naturale” si trasforma in un “talento malato”… nella vera e propria anoressia.
La Psicoterapeuta B è arrivata dritta al punto. Un sacco di gente che non ha mai vissuto l’anoressia sulla propria pelle si rifà ai preconcetti che vogliono l’anoressica come una persona particolarmente brava a digiunare. Il che spiega peraltro come mai diverse ragazze mi hanno contattata – sia tramite e-mail, sia tramite YouTube – dicendomi che vorrebbero essere “un po’” anoressiche, o chiedendomi trucchi per dimagrire. In effetti, è vero che possiamo apprendere certe abilità dagli altri. Se osserviamo a lungo qualcuno che fa qualcosa particolarmente bene, possiamo cercare di imitarlo. Possiamo farci insegnare, e fare pratica, e così via…
La restrizione alimentare è un comportamento. Questo è semplicemente un dato di fatto. Ma è un talento o una disabilità?
Indubbiamente c’è una componente biologica in questo “talento” – il che spiega come mai alcune ragazze che entrano nel DCA come anoressiche poi diventano bulimiche, mentre altre rimangono anoressiche e, se non trattate in tempo, possono arrivare all’exitus per inanizione – come numerose ricerche hanno dimostrato esserci una cosa del genere anche per quanto riguarda le capacità atletiche o musicali… ciò ovviamente non significa però che Mozart fosse talentuoso solo ed unicamente grazie al suo DNA.
Le cose tuttavia s’incasinano nel momento in cui: molte donne scelgono deliberatamente di fare periodi di dieta per perdere qualche chilo, magari in vista dell’arrivo dell’Estate. Vista dall’esterno, una persona che segue una dieta particolarmente stretta ha molta affinità con l’anoressia, tant’è che spesso le donne con un DCA e le donne che seguono momentaneamente una dieta usano termini simili per descrivere i loro pensieri e le loro sensazioni a proposito del cibo, del peso e del corpo.
Alcune persone sono molto brave nel seguire una dieta. Altre non lo sono. Secondo me chi è anoressica sarebbe molto brava a seguire una dieta, che e dite?
Ironia a parte, l’anoressia non è una dieta. Può sembrare una dieta per chi la guarda dall’esterno e non l’hai mai vissuta, ma è tutt’altro, in realtà. Dire che chi è anoressica molto brava a seguire una dieta, è come dire che qualcuna che soffre di mania è molto brava ad avere sempre energia, o che qualcuna con un OCD è molto brava a pulire la casa. Certamente, lo saranno, ma non perché hanno una particolare talento: semplicemente perché questo è parte della loro malattia.
Spesso, durante il primo periodo dell’anoressia, noi stesse possiamo aver avuto l’impressione di essere particolarmente brave nel restringere l’alimentazione, di riuscire così a fare qualcosa che nessun’altra intorno a noi riusciva a fare, sentendoci perciò, in un certo qual modo, speciali… in fin dei conti, ci sentivamo così forti: eravamo capaci di resistere alla fame senza toccare cibo, una cosa mica da tutti! Ma col tempo che passa… con la malattia che procede… questo “talento” non se ne va, ma cessa di essere la principale motivazione che ci spinge a mantenere un comportamento alimentare restrittivo. Quel “talento naturale” si trasforma in un “talento malato”… nella vera e propria anoressia.
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