Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.
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venerdì 21 febbraio 2014

F.A.Q. ( = Foolishly Asked Questions)

[Premessa: Penso che l’ironia rappresenti un aspetto molto importante della nostra lotta contro il DCA. Ergo, questo post nasce proprio con quest’intenzione: basarmi su alcune e-mail che ho ricevuto per fare ironia. Non ho alcuna intenzione di offendere nessuno – e, se qualcuna dovesse riconoscersi e sentirsi offesa, chiedo scusa in anticipo – e, naturalmente, l’anonimato è garantito. Don’t take it too seriously, girls: è solo per farci una risata. Buona lettura.] 

Avendo riportato la mia e-mail su questo blog, frequentemente ricevo messaggi da parte vostra. Con alcune di voi mi scrivo abitualmente, e sono veramente contenta che questo blog ci abbia permesso di conoscerci in alcuni casi anche nella vita reale, e comunque al di là del mero disturbo alimentare.

Per il resto: il 90% delle e-mail che ricevo sono da parte di persone che desiderano condividere con me la loro esperienza di DCA, persone che mi chiedono consigli di auto-aiuto da affiancare alla psicoterapia, persone cui piace il mio blog, persone che semplicemente hanno bisogno di sfogarsi (ne approfitto per ringraziare tutte/i coloro che mi scrivono… GRAZIE!); il 5% invece sono da parte di persone che m’indirizzano critiche costruttive, e che parimenti ringrazio, perché critiche intelligenti di questo tipo servono per guardarsi da un altro punto di vista e riflettere. Infine, vi è un restante 5% che… bè, non saprei proprio come classificare. Ora, è cosa nota che su Internet gira veramente gente di tutti i tipi, ma a volte riesco a rimanere comunque senza parole. Mi riferisco a quelle persone che, in tutta serietà, mi scrivono raccontandomi più o meno in breve la loro esperienza di DCA (e non solo) e raggiungono l’acme della loro e-mail concludendola con una topica domanda. Di quelle che le leggi e ti chiedi se chi le ha scritte ci è o ci fa. Ma ci fa parecchio, eh!

Per cui, nel post di oggi ho deciso di riunire le più folli, astruse e insensate domande sull’anoressia ed affini che mi sono state indirizzate. Con le mie relative risposte, ovviamente. Perché anche se si parla di disturbi alimentari, che sono una cosa seria, credo che un po’ d’ironia faccia sempre bene. Veder… ehm, ridere per credere. ^___^

Giusto perché c’insegnano che la Matematica non è un’opinione, mentre la forma della lingua italiana che s’impara tipo in prima elementare invece sembra proprio esserlo:

• Ma te quante calorie mangi mediamente al giorno? 
Non mangio calorie. Mangio cibo.

Questo quesito invece mi è stato rivolto da un’attentissima lettrice alla quale evidentemente non sono sfuggiti i fatti che questo non è un blog pro ana, e che il mio DCA sia, da manuale, Anoressia Nervosa Sottotipo 1:

• Vorrei poter vomitare, ma non ci riesco. Sai dirmi quali oggetti posso utilizzare per ottenere un buon risultato? 
Ma certo. Ecco qui un prontuario step-by-step.
1) Utilizza le mani per abbassare il chiusino del water.
2) Utilizza le gambe per uscire dal gabinetto.
3) Utilizza le mani ancora una volta per chiudere la porta del gabinetto.
4) Utilizza le gambe ancora una volta per andare in un’altra stanza. Possibilmente una in cui non sei sola.
5) L’impulso di vomitare a poco a poco passa: hai ottenuto un buon risultato.

Le classiche ed immancabili:

• Quanto pesi?  




















Sono alta 167 cm, qual è il peso perfetto per la mia altezza? 


Altre perle:

• Qual è la dieta migliore da seguire? 
Quella in cui quando hai fame mangi quanto e quello che ti va, e smetti quando ti senti sazia. La migliore in assoluto.

• Perché le anoressiche sono sempre così serie? 
No, guarda, forse sembriamo serie dall’esterno. All’interno siamo party h24, tutto sesso, droga e rock’n’roll.
(SEMPRE serie? Cioè, ma questo cosa fa nella vita, lo stalker di gente malata di anoressia?) 

• Chi ha l’anoressia sta sempre da sola perché odia tutti gli altri? 
No, odiamo solo chi ci fa domande del genere.

• Visto che studi Medicina, conosci qualcosa che possa fungere da soppressore dell’appetito? 
Cibo. La risposta che stai cercando è “CIBO”.

• Quando eri nel pieno dell’anoressia, come ti guardavi allo specchio?
Con gli occhi.

• Sono anoressica da quando avevo 13 anni. Potrei essere pronta per fare sesso? 
Se lo chiedi a me… no, suppongo che tu non sia pronta. (Ma non per via dell’anoressia, eh!)
(Qualcuna mi spieghi la correlazione tra l’essere affette da un DCA e l’avere rapporti sessuali. Vi prego. Poi la spieghi anche all’autrice della domanda.) 

• Io ora peso XX chili. Pensi che sembrerei anoressica se perdessi altri 10 chili e entrassi in una 36? 
 Non puoi sembrare anoressica. L’anoressia è una malattia, non una taglia.

• Per essere anoressica devi aver perso un certo tot di peso o avere un BMI sotto un certo valore? 
NO!!!!!!!!

E, per finire, alcune risposte serie:

• Ma, in fin dei conti, tutto ciò che vorrei dire si riduce a 3 parole: perché non digiunare?
In 3 parole? Perché ti ucciderà.

• Come si può iniziare un percorso di ricovero? 
1) Decidere di voler veramente iniziare un percorso di ricovero.
2) Ricercare aiuto professionale.
3) Tanto – ma tanto – olio di gomito.

Come sei riuscita a combattere contro l’anoressia?
Ho VOLUTO farlo.

venerdì 17 maggio 2013

La strategia del derby perpetuo

[Premessa: Questo post, tra il serio (nella prima parte) e il faceto (nella seconda) si propone semplicemente d’ironizzare sulla difficoltà che quotidianamente incontra chi ha un DCA nel tentativo di sfuggire dai pettegolezzi della gente relativi alla propria malattia. Perché per combattere contro l’anoressia c’è bisogno anche di tanta (auto)ironia. Buona lettura, e… spero di riuscire a strapparvi almeno un sorriso.

“Il cuore dei disturbi alimentari è il silenzio. Rompi il silenzio” – recita uno dei messaggi positivi che ho riportato nella colonnina di destra di questo blog. Sono in accordo con quest’affermazione, perché credo che il non tenersi tutto dentro sia il primo passo per spezzare il circolo vizioso del DCA, che si alimenta anche del nostro silenzio, dando a noi stesse il permesso di cominciare a combattere chiedendo aiuto. Rimanere in silenzio significa infatti cercare di negare a noi stesse per prime che abbiamo un problema, nella puerile auto-convinzione che i panni sporchi si lavino in casa, salvo poi scoprire che le macchie che l’anoressia/la bulimia lasciano nella nostra vita sono un qualcosa che va ben oltre le nostre capacità di operare un auto-sbiancamento. Penso perciò che sia importante, nonché grande atto di coraggio e responsabilità verso noi stesse, il riuscire a tirare fuori il DCA, cominciando così ad impedirgli di fungere da padrone incontrastato dei nostri pensieri.

Tuttavia, ritengo che questa frase debba anche essere opportunamente interpretata: rompere il silenzio, infatti, non deve essere inteso come sinonimo di prendere un megafono ed andare a spiattellare il nostro DCA in pubblica piazza. È ottimo il riuscire a parlarne con dietisti e psicoterapeuti, perché sono persone professionalmente preparate ed in grado di darci una mano in maniera concreta per combattere contro l’anoressia. Va benissimo anche il riuscire a parlarne con familiari e amici veramente fidati, perché credo che comunque un percorso di ricovero affrontato avendo accanto persone supportive possa essere almeno un pochino più facile. Sì, okay, “facile” per modo di dire, credo che sappiamo tutte benissimo quanto sia dura percorrere la strada del ricovero giorno dopo giorno, inutile che mi ripeta, però, a parità di lotta da sostenere, magari se ci affianca qualcuno che fa il tifo per noi e che tenta nel suo piccolo di darci una mano quando siamo più in difficoltà, male non fa.

Penso però che sia opportuno non allargare ulteriormente la cerchia. Soprattutto, penso sia importante non diffondere la notizia che abbiamo un DCA tra i nostri colleghi di lavoro/colleghi universitari/compagni di classe/compagne di squadra. Questo non perché il DCA sia un qualcosa di cui dobbiamo vergognarci, ma semplicemente perché, purtroppo, la maggior parte delle persone è estremamente disinformata e tenacemente ancorata ad una montagna di luoghi comuni quando si parla di disturbi alimentari. Per cui, se nel vostro ambiente lavorativo/universitario/scolastico/sportivo viene fuori che avete un DCA, sarete inesorabilmente vittime di un’etichettatura che non vi gioverà affatto. Sarete immediatamente schedate come la “Jessica l’anoressica” della scuola/dell’ufficio, vi sparleranno alle spalle, diventerete “quella matta”, infantile, viziata, a causa di tutti i luoghi comuni che girano sui DCA, e sarà molto difficile recuperare un briciolo di considerazione. Verrete ostracizzate e stigmatizzate. Lo dico sia per esperienza personale, sia per cose che mi sono state raccontate.

Ovviamente immagino che nessuna di voi abbia la benché minima intenzione di raccontare ai quattro venti del proprio DCA, tuttavia a volte la fisicità e i comportamenti che si tengono nei confronti del cibo sono tali per cui chiunque ci sta intorno capisce comunque che abbiamo un problema dell’alimentazione.

Se ripenso a me stessa quando facevo il 1° anno di Università, vedo uno scheletrino che a mensa mangiava a malapena un paio di bocconi di pasta, una sottiletta di carne, una mela e uno yogurt. Scontato che chiunque mi abbia vista in quel periodo abbia capito quale fosse il mio problema.

La gente non è cieca, certe cose sono talmente palesi che anche chi non è esperto in DCA le capisce. Se si è fortunate, le persone che hanno capito tutto si terranno per sé questa consapevolezza, e tireranno avanti facendo finta di niente. Se si è un po’ meno fortunate, le persone che hanno capito tutto si metteranno a starnazzare in giro relativamente al nostro DCA. Arriviamo dunque al punto di questo post: come mettere a tacere i colleghi/i compagni che hanno capito che abbiamo un DCA e sono pronti a diffondere la notizia in mondovisione? Scommetto che molte di voi stanno già rispondendo mentalmente con un qualcosa come: bisogna negare. Negare anche l’evidenza. Negare sempre, tutto e comunque. Okay, basilarmente è corretto. Solo che a volte non basta. Perché le rivelazioni dei nostri colleghi/compagni relativamente al fatto che noi abbiamo un DCA spesso e volentieri ci piombano addosso all’improvviso, quando meno ce l’aspettiamo, per esempio mentre stiamo facendo il riscaldamento con tutta la nostra squadra di [inserire sport] in attesa dell’allenamento, e allora, colte totalmente alla sprovvista, è difficile avere la freddezza di negare tutto come se niente fosse, e molto più probabilmente ci ritroveremo incerte a balbettare qualcosa come: “Ma, no, veramente io… bè, ultimamente mi è capitato qualche volta di mangiare un po’ meno, ma non vuol dire niente, è solo che avevo meno fame del solito… e poi non sono mica dimagrita, forse è la maglietta nera che mi snellisce…”. Mettere in piedi una difesa incerta così equivale al firmare la vostra condanna a morte. La persona che ha lanciato l’esca avrà la certezza che state nascondendo qualcosa, e non ci penserà due volte a diffondere lo scoop di cui è appena venuta a conoscenza.

Come riuscire dunque a gestire situazioni spinose di questo tipo?

A mio avviso, per pararsi il culo in maniera efficace quando qualcuno tira fuori l’alzata d’ingegno relativamente al fatto che noi potremmo avere un DCA, occorre mettere in atto quella tattica comunicativa che può essere definita come “teoria del derby perpetuo” o “strategia delle scimmie urlatrici”. È in effetti un qualcosa che tutte noi conosciamo molto bene, poiché è entrato a far parte del vivere quotidiano, in particolare tra i mass-media (TV in primis).

Vorrei quindi spiegarvi un po’ come funziona. Il meccanismo è semplicissimo: alzare immediatamente il livello dello scontro. Anzi, di fatto si fa ben più di questo: si rende impossibile lo scontro prendendo la realtà e rivoltandola come un calzino, usando toni eccessivi e sbalorditivi allo scopo di lasciare completamente interdetto il vostro interlocutore. È una tattica comunicativa ad oggi decisamente in auge.

Vi faccio un esempio che possa aiutarvi a comprendere meglio il meccanismo.

È l’ora di pranzo e tu, mia cara lettrice, sei seduta ad un tavolo della mensa universitaria/scolastica/lavorativa. “Grazie” al tuo DCA il tuo peso è decisamente molto basso, e tutto quello che hai nel tuo vassoietto è un’insalatina scondita ed uno yogurt magro. È un pasto assolutamente insufficiente rispetto al tuo fabbisogno, e tu lo sai benissimo (chiunque abbia un DCA sa benissimo che mangia in maniera scorretta, così come gli allenatori sanno benissimo quando la loro squadra ha fatto cagare), tuttavia non aggiungi altro al tuo pranzo, perché la voce dell’anoressia che ti rimbomba sempre in testa non te lo permette.

Poniamo che di fronte a te sia seduta la tua compagna/collega Pinca Pallina, che vede il tuo pallore cadaverico, il tuo fisico emaciato, il tuo vassoietto semivuoto, e ti faccia un’osservazione ponderata, diciamo più o meno sulla falsariga di: “Ma hai qualche problema? Ti vedo così deperita, e non mangi mai niente, anche oggi hai preso solo quest’insalata e lo yogurt, mi sembra un po’ pochino. Sono preoccupata, perché qualche tempo fa ho letto un articolo al riguardo, e mi viene da pensare che anche tu possa essere anoressica”. Le altre persone sedute allo stesso tavolo si girano e ti fissano, perché hanno subito captato il potenziale pettegolezzo. A questo punto, tu potresti rispondere in diversi modi – non ultimo, ringraziando Pinca Pallina per il suo interessamento, e cercando di spiegarle che è solo un periodo in cui non hai molto appetito – ma potresti anche risponderle così: “Ma te un mazzetto di cazzi tuoi non te li fai mai, eh?! Che diamine ne sai di anoressia e di articoli che parlano di anoressia, tu, che sei un’illetterata analfabeta, come tutte le terrone, del resto, perciò non mi sembra proprio il caso di accettare illazioni da chi in vita sua ha letto probabilmente soltanto la biografia di Francesco Totti e fa addirittura fatica a leggere la composizione chimica sul fustino del Dash le poche volte che sta seduta sul cesso senza aver vicino una copia di "Top Girl"”. Una risposta di una violenza verbale tale, contiene insulti gratuiti tanto fastidiosi e provocatori che rende impossibile una replica che non sia un’accorata, indignata – o magari persino sconcertata e balbettante – difesa.

Hai costretto Pinca Pallina ad incazzarsi per l’orrenda generalizzazione sui meridionali e, al contempo, la costringi anche a difendersi dall’accusa di leggere soltanto "Top Girl" e i fustini del Dash. Inoltre, se hai la possibilità di amplificare ulteriormente la tua invettiva coinvolgendo le altre persone che sono sedute al vostro stesso tavolo, puoi recitare la parte della vittima (“Pinca Pallina mi sta dando dell’anoressica solo perché lei non è riuscita a seguire la sua dieta!”) inducendo gli altri a schierarsi dalla tua parte, e ottenendo così il risultato desiderato: della tua presunta anoressia non parlerà più nessuno. Ci saranno i pro-Pinca Pallina e quelli che si schiereranno dalla tua parte, gli anti-terroni e i meridionali orgogliosi, e tutto finirebbe in una caciara facendo svanire completamente l’originale motivo del discutere.

Poi, in un secondo momento, puoi anche modificare la tua versione dei fatti. Puoi benissimo ritrattare la tua stupida frase sui meridionali. Ci si mette a posto la coscienza (in realtà no, diciamo che si sistemano eventuali pendenze future), ma intanto l’obiettivo è stato raggiunto. E le smentite, in questo Paese, stanno solitamente in un trafiletto a margine a pagina 25, mentre gli insulti e le diffamazioni occupano 9 colonne in prima.

Il meccanismo è semplice: prendete la realtà, stravolgetela il più possibile, usate toni offensivi e smaccatamente sopra le righe.

Se qualcuno vi dice: “Mi sembri decisamente troppo magra”, tirategli un cazzotto da muratore in faccia all’improvviso. Se la volta successiva, invece di tirargli una cartella nei denti, gli dite soltanto: “Vaffanculo, demente”, quasi quasi vi ringrazierà.

Alzare i toni dello scontro per rendere il confronto e le spiegazioni impossibili.
Funziona.

(La nostra classe politica ne è il più fulgido esempio.)

venerdì 7 dicembre 2012

Perchè l'anoressia è meravigliosa

Questo è un post dichiaratamente ad elevato tasso d’ironia... se non condividete questo modo di scrivere siete gentilmente pregate di abbandonare immediatamente il blog.

Questo post spiega perché l’anoressia è estremamente strafiga e dunque perché dovete assolutamente provare ad averla.

Se siete pro ana/pro mia dovete leggere questo post ad ogni costo!! 

Le malattie mentali sono una ganzata totale. Se non ne avete una, non siete alla moda! Questo spiega perché su blogspot ci siano un sacco di blog pro depressione e pro disturbo bipolare, giusto??!

Okay, allora immaginate questo.
Sei una stereotipata ragazzetta adolescente o poco più che vuole perdere qualche chilo per non sfigurare d’Estate quando andrai al mare e ti metterai in costume. OVVIAMENTE c’è una e una sola cosa da poter fare: affamarsi, digiunare il più possibile, e cercare di avere una malattia che per pura sfiga non avevi già. Così cerchi di mangiare meno di 500 Kcal al giorno, apri un blog pro ana/pro mia, posti thinspiration, diari alimentari, e incoraggi tutti quanti a non mangiare.

Ora, immaginate questo.
Hai un blog pro ana, e ci capita per caso una quattordicenne. E’ una ragazzina insicura, che non si piace molto, con poca autostima, con problemi familiari e scolastici, magari vittima di bullismo o qualcosa del genere, con poche e punte amicizie, e si mette a leggere il tuo blog. Dato che tu presenti l’anoressia come un qualcosa di totalmente accattivante, un qualcosa che fa diventare belle e magre, insomma, praticamente prive di ogni qualsiasi altro problema e quindi perfette, la quattordicenne decide che non avere problemi è proprio quello che vorrebbe. Così inizia a restringere l’alimentazione. CONGRATULAZIONI! Sei una delle tante concause che ha portato una quattordicenne a sviluppare l’anoressia, una malattia psicofisica che è estremamente difficile da combattere, e della quale si porterà dietro gli strascichi vita natural durante. Una malattia che comprometterà ulteriormente i suoi rapporti coi familiari, con quei pochi amici, la sua carriera, la sua mente, il suo fisico, il suo futuro, la sua vita. Ma chi se ne importa, no?! In fin dei conti, non è come se l’avessi aiutata ad ammalarsi di cancro!

Quindi, torniamo a te, la ragazzetta stereotipata. Fai la fame, magari girando per blog impari anche qualche trucco su come fare a vomitare se si presenta un’abbuffata e cerchi di sfinirti di attività fisica. Hai perso qualche chilo, WOW!

Vai avanti così per un po’, poi una mattina ti alzi da letto e, oh, che cos’è questa? Ah, una bella gumea di capelli che son caduti. Ti tocchi la testa e, ehi, i capelli sono più radi e sottili. Meglio: consumerai meno shampoo quando dovrai lavarteli.

Ancora avanti con la restrizione alimentare e quant’altro, e un giorno stai facendo un compito in classe, tutto attorno a te è silenzio, tranne il tuo stomaco che brontola così forte da far girare tutti nella tua direzione. Tu fai finta di niente, tutt’al più accusi la motosega che stanno sicuramente utilizzando nell’aula a fianco, e continui a fare il tuo compito sul quale non riesci a concentrarti perché hai una fame dannata ma poco glucosio al cervello per produrre idee senzienti. Però, ehi, hai perso almeno 10 chili da quando hai iniziato a digiunare, quindi che cos’è un’insufficienza di fronte a 10 chili?! Alla fine della giornata, la professoressa ti chiama da parte e ti dice che è preoccupata per te. Sei pallida, hai le occhiaie, la tua pelle è secca (ma che splendore che sei, ragazza mia!), hai i capelli sfibrati e ridotti numericamente ai minimi termini (ma tanto tu mica volevi i capelli lunghi, vero?!), e le dita delle mani sono gelide e livide. Ma tu rassicurerai la tua insegnante dicendole che stai bene, fino a che avrai la possibilità di appiccicarti al tuo computer, di scrivere sul tuo blog, e di incoraggiare tutte le tue followers a stay strongare e continuare a digiunare e dimagrire.

Ad un certo punto, ovviamente, ti sparisce il ciclo. Ma tu sei ben lungi dal preoccuparti, anzi, è un altro segno del fatto che sei effettivamente dimagrita, quindi non stai certo a pensare al fatto che la scomparsa del ciclo sia un meccanismo di difesa che il corpo attua per cercare di risparmiare quante più calorie possibile, visto che non gli vengono adeguatamente fornite. Dunque esulti perché adesso non c’è più quel fastidio mensile di doversi cambiare un assorbente ogni 3 ore, ma soprattutto puoi trombare come un riccio senza neanche più doverti preoccupare di prendere la pillola del giorno dopo. (*)(vedi nota a fondo post) 

Vai avanti a non mangiare e a perdere peso, ed ecco che vieni esclusa dalla squadra dello sport che pratichi. “E’ ridicolo! Nessuno può permettersi di buttar fuori qualcuna dalla squadra solo perché pensa che sia anoressica!”, dirai tu. Ma, indovina un po’? Con quel peso irrisorio le tue prestazioni fisico-sportive sono così scadenti che l’intera squadra ne risente negativamente. Ma tanto tu non avevi certo intenzione di andare alle Olimpiadi, quindi che importa?

Dunque, adesso non hai neanche più lo sport a cui dover badare. Ma, ehi, c’è sempre la scuola. È l’ora di Chimica, e tu stai seduta al tuo banco e cerchi di concentrarti sulla lezione, su quello che la professoressa sta dicendo, ma tutto ciò cui riesci a pensare riguarda il tuo corpo e l’alimentazione. Calorie. Peso. Attività fisica compulsiva. Insomma, perché pensare alla Chimica, che è pure una materia un po’ pallosa? Prima che tu te ne renda conto, arriva il giorno del compito di Chimica, i tuoi compagni di classe sono ben preparati, ma tu non riesci a concentrarti adeguatamente. E lo stesso vale per ogni qualsiasi altro compito. Così i tuoi voti prima magari anche brillanti, cominciano a poco a poco inevitabilmente a calare.

E calano anche le tue relazioni sociali, perché accidenti, tu tutto il pomeriggio lo devi passare sulla cyclette, per essere sicura di bruciare quelle 300 Kcal scarse che hai assunto, e questo è ben più importante che andare in giro con gli amici, mi pare ovvio! Magari succede che i tuoi amici si preoccupano per te, cercando di capire cosa c’è che non va, al che tu passi sulla difensiva e gli svendi un mare di balle, perché è risaputo che raccontare bugie stimola la fantasia, dopodiché li chiudi fuori dalla tua vita perché cominciano a fare troppe domande e, insomma, ma la gente un po’ di affari suoi mai, eh?! Alla fine, insomma, i tuoi amici si sdanno e si allontanano perché non ce la fanno più a rimanere a guardare il modo in cui hai scelto di suicidarti lentamente.

I tuoi genitori cercano di fare qualcosa per te, ma non sanno esattamente come comportarsi, perché tu anziché parlare con loro ti chiudi in camera tua e ti piazzi davanti al computer per scrivere un post sul tuo blog nel quale frigni su quanto siano cagacazzo i tuoi familiari che non ti lasciano essere anoressica in pace, e già che ci sei esasperi e drammatizzi pure la narrazione al fine di ricevere una serie di commenti-fotocopia a base di “ti capisco”, “i genitori non capiscono niente, ma tu continua a seguire Ana” e “stay strong”. Le lotte intestine con i tuoi genitori continuano per un bel po’, ma è colpa loro perché sono dei gran rompicoglioni. I rapporti tra tutti i membri della famiglia peggiorano nettamente, ma è colpa loro perché non ti lasciano in pace.

E, ovviamente, non avrai mai un fidanzato. Non perché sei “grassa”, ma perché sei piena di fisse e paranoie, ossessioni, problemi, priva di emozioni, un guscio vuoto, l’ombra di una ragazza. E nessuno che può avere una ragazza “normale” sceglierebbe di stare vicino ad un coacervo di problemi psichiatrici. Ma a te che importa, oggi il dire che sei “single” va così di moda!

E infine, parliamo del suicidio. No, è ovvio che tu non vuoi ammazzarti, ci mancherebbe!! Vuoi soltanto raggiungere la perfezione perdendo qualche chiletto.
Notizia divertente: dati estrapolati da studi scientifici alla mano, l’anoressia riduce di circa 30 anni la spettanza media di vita di chi ne è affetta. 

Per tirare le fila: perdi tutti i tuoi amici, ti allontani dai tuoi genitori, la scuola/il lavoro va da schifo, e molto probabilmente perderai anni di scuola o verrai licenziata perché non più adeguatamente produttiva, e presumibilmente non riuscirai a concludere niente. Non avrai un fidanzato, non potrai avere figli per quella che è la compromissione fisica conseguente una restrizione alimentare che si protrae molto a lungo, compromissione fisica che farà malfunzionare anche molti altri organi e ti darà un sacco di problemi. Restringerai l’alimentazione come forma di coping contro qualsiasi cosa, perché non avendoli mai affrontati non saprai come gestire altrimenti nessuno dei tuoi problemi, avrai la mente devastata dalle solite fisse e ossessioni, ed infine, chiusa nel tuo appartamento, distante dal resto del mondo, morirai.

Ma, meravigliose ragazze pro ana/mia, continuate a desiderare l’anoressia e a scambiarvi consigli sui vostri blog su come fare a non mangiare, d’accordo??!...

(*) Giusto per mettere i puntini sulle “i”… (e, al di là del post ironico, in questa nota sono seria) Il fatto che ci sia l’amenorrea che comunemente accompagna il sottopeso marcato, non significa che non si possa rimanere comunque incinta dopo un rapporto sessuale. L’amenorrea, infatti, è l’assenza di mestruazioni… non l’assenza di ovulazione! Ergo, se anche non avete il ciclo, potreste comunque essere ancora in grado di ovulare, e dunque un rapporto sessuale compiuto senza prendere le dovute precauzioni può comunque determinare una gravidanza. E, naturalmente, al di là del discorso della gravidanza, non occorre certo che vi dica io quant’è importante, per ovvi motivi di malattie sessualmente trasmissibili, prendere le dovute precauzioni ogni qualvolta si ha un rapporto sessuale, vero??!...

venerdì 17 agosto 2012

Un paio di conti


(click sull'immagine per ingrandire)

venerdì 9 settembre 2011

Questione di standard

E dunque, non ho mai ristretto l’alimentazione oggi: ho seguito con scrupolosa attenzione l’ “equilibrio alimentare”! Non sono forse stata bravissima??!

Penso che, come ricompensa, mi concederò di mangiare un po’ meno stasera a cena.

Lo so che c'è chi bisbiglia che sono un’anoressica. La dottoressa mi ha detto che potrei morire per questo, ma i miei organi non hanno ancora dato segni evidenti di cedimento, perciò penso che posso andare avanti ancora per un po’.

E comunque, non è che io restringa sempre l’alimentazione. Cerco di togliere qualcosa a colazione, ed infine qualcosa a cena. Dormo meglio se vado a letto più leggera, sapete?

Alcuni dei miei colleghi di lavoro hanno notato che sono un po’ pallida e smagrita, ma questo potrebbe dipendere da un sacco di cose, non vuol dire niente. Non sono certo l’unica pallida, in questa palestra. In fin dei conti, non faccio mica del male a nessuno, non do mica noia a nessuno. Non è come se mi mettessi ubriaca al volante e rischiassi di investire qualcuno, non faccio niente di pericoloso.

Questo pomeriggio devo andare a farmi le analisi del sangue. Non penso di averne bisogno, comunque, anche se l’ha detto il dottore. Sono anch’io una studentessa di Medicina, me ne accorgerei se fossi davvero malata. E anche se sono un po’ dimagrita, perciò, so per certo che ora come ora non sono abbastanza malata da averne bisogno. Ho solo fatto la cresta alla colazione, allo spuntino e al pranzo, non è che abbia saltato un pasto in toto, quindi non ho ristretto un granché.

So che dovrei ripensare a come mi sono comportata nei confronti del cibo nei giorni scorsi, ma è difficile. La vita è difficile quando non restringo l’alimentazione, e oggi devo andare all’università e fare tirocinio. Sì, ho decisamente bisogno di restringere un po’ a colazione. Il pranzo me lo porterò dietro da casa, così non dovrò andare a mensa, e gli altri penseranno che comunque mangio qualcosa. Qualche volta potrò avere un piccolo svenimento, ma sarà colpa del caldo, mi riprenderò subito. Se non dovessi riprendermi subito, il tirocinio comunque lo faccio in un Pronto Soccorso. Per cui non potrebbe succedermi niente di male.

Fintanto che mi limito a ridurre le dosi di quello che dovrei mangiare, ci può stare. Non è come se saltassi completamente un pasto. E quindi, non è che io sia proprio malata. Non sono una di quelle donne tutte pelle-e-ossa che si vedono sui libri di medicina sotto la voce “anoressia” e che sembrano proprio giunte ad uno stadio terminale. Non faccio chissà quale attività fisica forsennata per perdere ulteriore peso. Non vomito, e non prendo diuretici né lassativi. Perciò, io non ho veramente un problema.

Ho solo bisogno di mangiare qualcosina di meno, adesso. E non sto facendo nulla di male a nessuno. In fin dei conti, vado a letto ogni sera e mi sveglio ogni mattina. Può capitare che mi senta un po’ debole, ogni tanto, ma che sarà mai prendersi una giornata di ferie da lavoro? Tutti possono stancarsi.

Posso contare solo su me stessa. Quelli che dicevano di essere miei amici si sono tutti allontanati. Va bene, tanto non avrebbero potuto capirmi, avrebbero solo continuato a dirmi che dovevo mangiare un po’ di più. Meglio se non esco più con loro, meglio se sto da sola: così nessuno potrà più fare alcuna osservazione sulla mia alimentazione. Figuriamoci che alcuni di loro erano così preoccupati che mi hanno detto che dovrei parlare con un dottore… non capsico proprio perché. Non sono eccessivamente emaciata, non mi cadono montagne di capelli, la mia pelle non è eccessivamente disidratata, e i miei organi non danno evidenti segni di cedimento. Dunque non sono certo malata abbastanza da aver bisogno di ricorrere ad un medico!

Non svengo in continuazione. Certo, qualche giorno capita, ma solo una volta ho avuto bisogno di andare al Pronto Soccorso. In ogni caso, ho visto ragazze che stanno molto peggio di me: passano giornate in cui mangiano solo una mela e uno yogurt magro, fanno ore ed ore di cyclette, sono in amenorrea da anni, indossano vestiti con taglie da bambine, sembrano scheletri ambulanti, e hanno attacchi di bradicardia tutti i giorni. A me non capita molto spesso di avere bradicardia, il che significa che sto comunque bene. È una perdita di tempo andare dal dottore, perché non sono malata come quelle altre ragazze, me ne preoccuperò se mai dovessi raggiungere quello stadio.

O-ops, sto restringendo l’alimentazione anche stasera a cena. Meglio ridurre solo un pochino, adesso, e poi magari semmai toglierò qualche altra cosina domani. Ma va tutto bene, perché so quello che sto facendo, è tutto sotto controllo e sto bene. Non capisco perché le persone si preoccupino. Non sto mangiando esageratamente poco, va bene anche se mangio così, e comunque ho visto che se mangio così ce la faccio a tirare avanti per tutta la giornata, quindi posso farlo anche domani.



Okay…

Ovviamente stavo scherzando. Questo voleva essere un post ironico, un’estremizzazione.

Ma avete capito qual è il punto?

Immagino che la maggior parte di voi l’avessero già capito. Però, perché quando siamo alle prese con l’anoressia facciamo continuamente discorsi del genere, e ci sembrano normali? Perchè lasciamo che la malattia alteri il nostro standard di ciò che è accettabile/sano e ciò che non lo è? Perché tentiamo di giustificarla, di normalizzarla, e di provare ad essere ancora più malate?
La trappola peggiore dell’anoressia è proprio questa: che ci fa credere di andare bene, di essere normale, ci illude della sua stessa bugia di finzione.

“Non sono malata abbastanza”. Questa frase credo sia storia per ognuna di noi. Certo, ci sarà sempre qualcuna più malata di noi. E quelle persone saranno morte.

sabato 10 ottobre 2009

"Pro-ana": looking for what?

(Take it ironic, gals!)

Questa è una domanda per tutte le ragazze che si definiscono “pro-ana/mia”: cosa state cercando, esattamente?

La felicità? Un’identità? L’accettazione altrui? L’invidiabilità? La bellezza? La sicurezza? La forza? Il controllo? Sguardi d’ammirazione? Comprensione? Una controcorrente? Una forma di ribellione? Apprezzamento?

Non è con l’anoressia e neanche col vostro simulacro di anoressia che le troverete.




















Penso che il movimento “pro-ana” sia stato, in origine, promosso da persone che dentro di sé covavano unicamente odio e risentimento nei confronti del resto del mondo. Persone superficiali, insulse, sciocchine, squallide, bugiarde e terribilmente manipolatrici.

Credete che le persone che non hanno mai avuto un DCA e a cui capita di leggere questi blog e guardare le “thinspo” pensino a quanto siete poverine, a quanto state male, o a quanto siete ganze? Non vorrei deludervi, ma per lo più la gente chiude questi blog dopo pochi minuti e tutt’al più pensa a quanto siete stupide.

Mi sono sempre chiesta: se “Ana” fosse una persona reale, che aspetto avrebbe?

Io me la immagino così…







Ma, ragazze “pro-ana/mia”, voi non siete affatto delle stupide, accidenti! Sono convinta che siate tutte personcine sensibili e dolci.
Non vi fate fregare da quello che gente ottusa e senza scrupoli vuole farvi credere. Non siate un altro “clone pro-ana”. Ribellatevi. Avete tutte un cervello, e sono convinta che è anche un gran bel cervello. Usatelo.
 
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