Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.
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venerdì 4 aprile 2014

Non è oro tutto quel che luccica

Il post odierno nasce da un commento anonimo lasciato al mio post della settimana scorsa. Mi riferisco a questo:

"Non è affatto vero che le immagini delle modelle magre o cose così sono sempre dovute a del fotoritocco! Se andate su google immagini e cercate “real girl thinspo” trovate delle foto di ragazze magrissime con un fisico perfetto che sono vere, non ritoccate, sono foto reali! Se le fanno allo specchio! In alcuni casi ci sono proprio i confronti delle foto prima e dopo essere dimagrite, che dimostrano quanto la persona è riuscita a perdere peso! Se delle ragazze ci riescono a perdere così tanti chili e a diventare così magre, è normale desiderare di poterci riuscire e di diventare come loro, perché non sono fotoritocchi, sono reali!"

Alcune di voi hanno replicato a questo commento, e anch’io ho provato a dare la mia risposta. Nel frattempo ho ricevuto l’e-mail di Jonny. Che voglio oggi riproporvi pari-pari, senza cambiare una virgola.  

Hola girls, voglio proprio farvi vedere questo collage di mie fotografie. Penso che siano particolarmente significative tra tutte quelle che ho nel mio album fotografico sparso per l’etere del Web, perciò ho deciso di montarle insieme organizzandole in stile “prima e dopo la dieta”, nella mia personale versione “prima e dopo l’anoressia” (click sulla foto per ingrandire).


Come potete vedere nelle varie fasi di dimagrimento illustrate da queste 4 foto, dopo mesi, mesi e mesi di restrizione alimentare senza il benché minimo sgarro, ho perso più di 10 chili e mi sono trasformata da ragazza qualsiasi normopeso senza alcuna caratteristica di rilievo, a ragazza magrissima e presumibilmente aspirante “real girl thinspo”. Avete visto a cosa può portare la restrizione alimentare conseguente all’anoressia? Tanta roba, eh?! 

Okay, vi sto prendendo per il culo. Cioè, è vero che sono malata di anoressia, ma per quel che riguarda le fotografie… beh, come la prendereste se vi dicessi che quelle 4 foto sono state scattate tutte nell’arco di una sola giornata? Ebbene sì. E vi assicuro che, per quanto in passato possa averci dato dentro con la restrizione alimentare, è impossibile perdere più di 10 chili nell’arco di 24 ore – don’t try it at home, girls. 

Che trasformazione, eh?!, nel mero lasso di tempo di una giornata. Volete sapere dove sta il trucco? Okay, allora, con ordine. 

Partiamo dalla prima foto, quella sulla sinistra (foto che, cronologicamente parlando, è stata in realtà scattata per ultima, nel tardo pomeriggio). Innanzitutto, la posizione. Sono seduta, raccolta, il che già di per sé fa effetto massa. Con i gomiti e con le punte dei piedi faccio forza contro i gradini delle scale, mettendo così in contrazione la muscolatura: è dato di fatto che se si contrae un muscolo le sue dimensioni aumentano rispetto a quando tale muscolo è rilassato. Inoltre le gambe sono schiacciate l’una all’altra, e le braccia sono schiacciate contro il busto, appiattendosi e slargandosi. Da qui, a colpo d’occhio, le mie gambe e le mie braccia sembrano ben tornite. Inoltre ho il volto girato a ¾ verso l’obiettivo della macchina fotografica: in questo modo si espone la massima superficie faciale possibile, per cui il mio viso dà l’impressione di essere più “largo”. Peraltro in quella foto indosso un vestitino bianco piuttosto ampio, con una gonna che nasconde gran parte delle mie curve, e poiché la stoffa disegna delle curve molto morbide, il messaggio subliminale che trasmette – e cui il nostro cervello l’associa – è che anche al disotto di essa ci siano curve morbide. È un meccanismo inconscio, ma potentissimo: se vediamo l’immagine di un cubetto di ghiaccio, l’associamo spontaneamente a “freddo”. Allo stesso modo, se vediamo una persona che indossa una capo d’abbigliamento ampio, penseremo di default che quella persona abbia qualche chilo di troppo da celare. Anche i miei capelli sono sciolti e “morbidi”, naturali, il che contribuisce ulteriormente all’idea di “morbidezza” generale che la mia immagine trasmette. Aiuta infine la luce: una penombra omogenea che non mette nessun particolare del mio corpo in risalto. 

Nella seconda fotografia (scattata nel primo pomeriggio) sembro già un po’ più magra. Ma è tutta un’illusione dovuta ad una serie di accorgimenti che falsano la percezione: innanzitutto, sono in piedi e porto dei sandali con i tacchi, il che contribuisce già di per sé a slanciare la mia figura. Il mio volto è quasi in profilo completo, il che rende le linee più dure, e i capelli, più spioventi, accentuano questa sensazione. Indosso un paio di shorts neri che mettono ben in mostra le gambe, volutamente divaricate per far sembrare più distanziate le cosce. La mia gamba sinistra e leggermente ruotata verso l’esterno, e un sapiente gioco di luci mette in evidenza una tenue ombra sulla coscia che fa sembrare la coscia stessa un po’ incavata. Le braccia sono seminascoste dalle bottiglie e dal busto, per cui è impossibile capirne le vere dimensioni. Il push-up sembra dare l’idea che io abbia un discreto seno (in realtà porto a malapena una prima misura) ancora, nonostante il “dimagrimento”. 

Nella terza fotografia (scattata di prima mattina) sembro ancora più magra: di nuovo in piedi, stivaletti coi tacchi, e un look total black – perché è vero che il nero snellisce – sono gli elementi che accentuano la mia figura slanciata. I capelli sono raccolti, per permettere di vedere meglio un viso che è a mezzo profilo ed investito da una luce fredda che mette in risalto tutti gli spigoli e crea un gioco d’ombre che mette in evidenza i tendini tesi del collo e le dita delle mani che paiono particolarmente affusolate. Tengo una mano sul fianco per far risaltare il braccio bello sottile, e le spalle ben dritte. Inoltre indosso gli occhiali da sole che mi fanno sembrare particolarmente sicura di me stessa nella mia “magrezza conquistata con taaaaanti sacrifici”. Sullo sfondo le scale contro cui poggio il braccio destro producono delle ombre oblique che contribuiscono a far sembrare il mio fisico particolarmente longilineo. 

Nell’ultima fotografia sulla destra (scattata all’ora di pranzo) sembro aver raggiunto l’apice del dimagrimento. Le mie braccia sono allargate e sollevate verso l’alto, una posizione antigravitaria che le fa sembrare particolarmente lunghe e magre, cosa cui contribuisce anche la luce che crea un’ombra netta che sembra quasi mettere in risalto le ossa delle braccia. La postura è ottima, con le spalle ben dritte, la testa alta per mettere in risalto il collo con i tendini tesi bene in vista, e le gambe ben divaricate, il che dà la sensazione che siano particolarmente magre quando in realtà sono solo più distanti l’una dall’altra. Indosso una vestina bianca aderente, e tutto quello che è aderente già di per sé profila il corpo e quindi accentua l’idea di magrezza, per gli stessi motivi per cui i vestiti larghi fanno pensare ad un fisico robusto. Data l’aderenza della vestina, si notano bene le costole in rilievo, e la pressoché sostanziale assenza di seno, che fanno molto “thinspo”, no?! I capelli sono tirati indietro e il mio volto è frontale, poiché così offre la minor superficie possibile alla macchina fotografica, truccato in maniera tale da far risaltare gli zigomi, che sembrano particolarmente affilati e pronunciati, come se non fosse rimasto nient’altro che ossa a definirli. Anche il trucco degli occhi li fa sembrare più incavati e ravvicinati, cosa che contribuisce all’idea di magrezza. Infine un’espressione decisa e dura stile “sono una vera ganza e sono così orgogliosa dei miei risultati! Guardate come si fa, coglione”. Zoomato indietro e con l’aggiunta di un bel filtro fotografico, visto che i filtri rendono tutto più bello. 

Cosa intendo dire con tutto questo? Per prima cosa, che la mente umana può essere facilmente ingannata da giochi di luci, posture, abbigliamento, trucco e parrucco. Basta davvero poco perché il nostro cervello creda a cosa assolutamente non vere. Penso che le mie 4 foto ne siano la più lampante dimostrazione. Quante di voi, guardandole, a primo acchito hanno pensato che fossero realmente la rappresentazione di un graduale dimagrimento, prima di leggere le dovute spiegazioni? La maggior parte se non tutte, immagino. Come volevasi dimostrare. 

Secondariamente, non fatevi ingannare da ciò che trovate sulle riviste o su Internet: non solo le immagini proposte sono il risultato di un pesante fotoritocco, ma a monte ci sta una selezione tale per cui su centinaia di foto scattate, ne vengono scelte soltanto alcune, le migliori ovviamente, che vengono comunque sottoposte ad un accurato lavoro di Photoshop prima di procedere alla pubblicazione. Non vedrete mai le centinaia di immagini che non erano altrettanto ben riuscite. Photoshop può rendere una vacca più sexy di Kesha. 

Non lasciatevi ingannare dalle etichette né dalle apparenze: chiunque ha dei difetti. Fatevelo dire da una che lavora come modella/fotomodella da quando aveva 15 anni, e che dunque sa quanto le modelle/fotomodelle possano sembrare meravigliose e perfette se truccate, acconciate, vestite e fotografate (e poi magari anche ritoccate!) nel modo giusto. Ma io conosco anche l’altra faccia della medaglia. Brufoli, denti storti, peli superflui, occhiaie, cellulite… ce li abbiamo anche noi! L’unica differenza è che un team di esperti sa come presentarci al meglio, camuffando le nostre imperfezioni ed esaltando i nostri tratti migliori. E quando natura non arriva… arriva in soccorso la grafica computer! 

Svegliatevi ragazze, ché non è oro tutto quel che luccica!

Voi che ne pensate? Io trovo che Jonny abbia avuto un’idea semplicemente geniale, che passa un messaggio più che positivo. Tutte noi abbiamo i nostri pregi e i nostri difetti, solo che noi che non lavoriamo come modelle o fotomodelle spesso e volentieri non abbiamo il tempo, i mezzi, o la voglia per trasformarci nella “versione esteticamente più bella” di noi stesse.

Perciò, ragazze, il messaggio mi sembra forte e chiaro: cerchiamo di non farci fregare da quello che vediamo sulle riviste o su Internet, siamo consapevoli dei nostri difetti, e cerchiamo di lavorarci su se si tratta di cose che veramente c’infastidiscono e che possiamo in qualche modo cambiare, e non dimentichiamoci di mettere in risalto i nostri punti di forza. E ricordiamo sempre una cosa tanto banale quanto vera, e cioè che, al di là dell’apparenza, ciò che conta davvero è la nostra interiorità, che definisce le persone che siamo, e quanto valiamo.

P.S.= A proposito delle prodezze di Photoshop e del fotoritocco, vi lascio questo video che ho trovato su YouTube:
http://www.youtube.com/watch?v=Hnvoz91k8hc

venerdì 7 dicembre 2012

Perchè l'anoressia è meravigliosa

Questo è un post dichiaratamente ad elevato tasso d’ironia... se non condividete questo modo di scrivere siete gentilmente pregate di abbandonare immediatamente il blog.

Questo post spiega perché l’anoressia è estremamente strafiga e dunque perché dovete assolutamente provare ad averla.

Se siete pro ana/pro mia dovete leggere questo post ad ogni costo!! 

Le malattie mentali sono una ganzata totale. Se non ne avete una, non siete alla moda! Questo spiega perché su blogspot ci siano un sacco di blog pro depressione e pro disturbo bipolare, giusto??!

Okay, allora immaginate questo.
Sei una stereotipata ragazzetta adolescente o poco più che vuole perdere qualche chilo per non sfigurare d’Estate quando andrai al mare e ti metterai in costume. OVVIAMENTE c’è una e una sola cosa da poter fare: affamarsi, digiunare il più possibile, e cercare di avere una malattia che per pura sfiga non avevi già. Così cerchi di mangiare meno di 500 Kcal al giorno, apri un blog pro ana/pro mia, posti thinspiration, diari alimentari, e incoraggi tutti quanti a non mangiare.

Ora, immaginate questo.
Hai un blog pro ana, e ci capita per caso una quattordicenne. E’ una ragazzina insicura, che non si piace molto, con poca autostima, con problemi familiari e scolastici, magari vittima di bullismo o qualcosa del genere, con poche e punte amicizie, e si mette a leggere il tuo blog. Dato che tu presenti l’anoressia come un qualcosa di totalmente accattivante, un qualcosa che fa diventare belle e magre, insomma, praticamente prive di ogni qualsiasi altro problema e quindi perfette, la quattordicenne decide che non avere problemi è proprio quello che vorrebbe. Così inizia a restringere l’alimentazione. CONGRATULAZIONI! Sei una delle tante concause che ha portato una quattordicenne a sviluppare l’anoressia, una malattia psicofisica che è estremamente difficile da combattere, e della quale si porterà dietro gli strascichi vita natural durante. Una malattia che comprometterà ulteriormente i suoi rapporti coi familiari, con quei pochi amici, la sua carriera, la sua mente, il suo fisico, il suo futuro, la sua vita. Ma chi se ne importa, no?! In fin dei conti, non è come se l’avessi aiutata ad ammalarsi di cancro!

Quindi, torniamo a te, la ragazzetta stereotipata. Fai la fame, magari girando per blog impari anche qualche trucco su come fare a vomitare se si presenta un’abbuffata e cerchi di sfinirti di attività fisica. Hai perso qualche chilo, WOW!

Vai avanti così per un po’, poi una mattina ti alzi da letto e, oh, che cos’è questa? Ah, una bella gumea di capelli che son caduti. Ti tocchi la testa e, ehi, i capelli sono più radi e sottili. Meglio: consumerai meno shampoo quando dovrai lavarteli.

Ancora avanti con la restrizione alimentare e quant’altro, e un giorno stai facendo un compito in classe, tutto attorno a te è silenzio, tranne il tuo stomaco che brontola così forte da far girare tutti nella tua direzione. Tu fai finta di niente, tutt’al più accusi la motosega che stanno sicuramente utilizzando nell’aula a fianco, e continui a fare il tuo compito sul quale non riesci a concentrarti perché hai una fame dannata ma poco glucosio al cervello per produrre idee senzienti. Però, ehi, hai perso almeno 10 chili da quando hai iniziato a digiunare, quindi che cos’è un’insufficienza di fronte a 10 chili?! Alla fine della giornata, la professoressa ti chiama da parte e ti dice che è preoccupata per te. Sei pallida, hai le occhiaie, la tua pelle è secca (ma che splendore che sei, ragazza mia!), hai i capelli sfibrati e ridotti numericamente ai minimi termini (ma tanto tu mica volevi i capelli lunghi, vero?!), e le dita delle mani sono gelide e livide. Ma tu rassicurerai la tua insegnante dicendole che stai bene, fino a che avrai la possibilità di appiccicarti al tuo computer, di scrivere sul tuo blog, e di incoraggiare tutte le tue followers a stay strongare e continuare a digiunare e dimagrire.

Ad un certo punto, ovviamente, ti sparisce il ciclo. Ma tu sei ben lungi dal preoccuparti, anzi, è un altro segno del fatto che sei effettivamente dimagrita, quindi non stai certo a pensare al fatto che la scomparsa del ciclo sia un meccanismo di difesa che il corpo attua per cercare di risparmiare quante più calorie possibile, visto che non gli vengono adeguatamente fornite. Dunque esulti perché adesso non c’è più quel fastidio mensile di doversi cambiare un assorbente ogni 3 ore, ma soprattutto puoi trombare come un riccio senza neanche più doverti preoccupare di prendere la pillola del giorno dopo. (*)(vedi nota a fondo post) 

Vai avanti a non mangiare e a perdere peso, ed ecco che vieni esclusa dalla squadra dello sport che pratichi. “E’ ridicolo! Nessuno può permettersi di buttar fuori qualcuna dalla squadra solo perché pensa che sia anoressica!”, dirai tu. Ma, indovina un po’? Con quel peso irrisorio le tue prestazioni fisico-sportive sono così scadenti che l’intera squadra ne risente negativamente. Ma tanto tu non avevi certo intenzione di andare alle Olimpiadi, quindi che importa?

Dunque, adesso non hai neanche più lo sport a cui dover badare. Ma, ehi, c’è sempre la scuola. È l’ora di Chimica, e tu stai seduta al tuo banco e cerchi di concentrarti sulla lezione, su quello che la professoressa sta dicendo, ma tutto ciò cui riesci a pensare riguarda il tuo corpo e l’alimentazione. Calorie. Peso. Attività fisica compulsiva. Insomma, perché pensare alla Chimica, che è pure una materia un po’ pallosa? Prima che tu te ne renda conto, arriva il giorno del compito di Chimica, i tuoi compagni di classe sono ben preparati, ma tu non riesci a concentrarti adeguatamente. E lo stesso vale per ogni qualsiasi altro compito. Così i tuoi voti prima magari anche brillanti, cominciano a poco a poco inevitabilmente a calare.

E calano anche le tue relazioni sociali, perché accidenti, tu tutto il pomeriggio lo devi passare sulla cyclette, per essere sicura di bruciare quelle 300 Kcal scarse che hai assunto, e questo è ben più importante che andare in giro con gli amici, mi pare ovvio! Magari succede che i tuoi amici si preoccupano per te, cercando di capire cosa c’è che non va, al che tu passi sulla difensiva e gli svendi un mare di balle, perché è risaputo che raccontare bugie stimola la fantasia, dopodiché li chiudi fuori dalla tua vita perché cominciano a fare troppe domande e, insomma, ma la gente un po’ di affari suoi mai, eh?! Alla fine, insomma, i tuoi amici si sdanno e si allontanano perché non ce la fanno più a rimanere a guardare il modo in cui hai scelto di suicidarti lentamente.

I tuoi genitori cercano di fare qualcosa per te, ma non sanno esattamente come comportarsi, perché tu anziché parlare con loro ti chiudi in camera tua e ti piazzi davanti al computer per scrivere un post sul tuo blog nel quale frigni su quanto siano cagacazzo i tuoi familiari che non ti lasciano essere anoressica in pace, e già che ci sei esasperi e drammatizzi pure la narrazione al fine di ricevere una serie di commenti-fotocopia a base di “ti capisco”, “i genitori non capiscono niente, ma tu continua a seguire Ana” e “stay strong”. Le lotte intestine con i tuoi genitori continuano per un bel po’, ma è colpa loro perché sono dei gran rompicoglioni. I rapporti tra tutti i membri della famiglia peggiorano nettamente, ma è colpa loro perché non ti lasciano in pace.

E, ovviamente, non avrai mai un fidanzato. Non perché sei “grassa”, ma perché sei piena di fisse e paranoie, ossessioni, problemi, priva di emozioni, un guscio vuoto, l’ombra di una ragazza. E nessuno che può avere una ragazza “normale” sceglierebbe di stare vicino ad un coacervo di problemi psichiatrici. Ma a te che importa, oggi il dire che sei “single” va così di moda!

E infine, parliamo del suicidio. No, è ovvio che tu non vuoi ammazzarti, ci mancherebbe!! Vuoi soltanto raggiungere la perfezione perdendo qualche chiletto.
Notizia divertente: dati estrapolati da studi scientifici alla mano, l’anoressia riduce di circa 30 anni la spettanza media di vita di chi ne è affetta. 

Per tirare le fila: perdi tutti i tuoi amici, ti allontani dai tuoi genitori, la scuola/il lavoro va da schifo, e molto probabilmente perderai anni di scuola o verrai licenziata perché non più adeguatamente produttiva, e presumibilmente non riuscirai a concludere niente. Non avrai un fidanzato, non potrai avere figli per quella che è la compromissione fisica conseguente una restrizione alimentare che si protrae molto a lungo, compromissione fisica che farà malfunzionare anche molti altri organi e ti darà un sacco di problemi. Restringerai l’alimentazione come forma di coping contro qualsiasi cosa, perché non avendoli mai affrontati non saprai come gestire altrimenti nessuno dei tuoi problemi, avrai la mente devastata dalle solite fisse e ossessioni, ed infine, chiusa nel tuo appartamento, distante dal resto del mondo, morirai.

Ma, meravigliose ragazze pro ana/mia, continuate a desiderare l’anoressia e a scambiarvi consigli sui vostri blog su come fare a non mangiare, d’accordo??!...

(*) Giusto per mettere i puntini sulle “i”… (e, al di là del post ironico, in questa nota sono seria) Il fatto che ci sia l’amenorrea che comunemente accompagna il sottopeso marcato, non significa che non si possa rimanere comunque incinta dopo un rapporto sessuale. L’amenorrea, infatti, è l’assenza di mestruazioni… non l’assenza di ovulazione! Ergo, se anche non avete il ciclo, potreste comunque essere ancora in grado di ovulare, e dunque un rapporto sessuale compiuto senza prendere le dovute precauzioni può comunque determinare una gravidanza. E, naturalmente, al di là del discorso della gravidanza, non occorre certo che vi dica io quant’è importante, per ovvi motivi di malattie sessualmente trasmissibili, prendere le dovute precauzioni ogni qualvolta si ha un rapporto sessuale, vero??!...

venerdì 21 settembre 2012

Evoluzione / Metamorfosi


Ed ecco che questo blog, da un paio di settimane, è entrato nel suo quinto anno di vita.

Tutto il percorso, in realtà, cominciò all’inizio di Febbraio del 2007. All’inizio di Febbraio del 2007, una ragazza aprì un canale su YouTube. Non scrisse niente nel suo profilo, ci caricò soltanto alcuni video che avevano a tema l’anoressia, sospendendo però ogni giudizio di valore al riguardo. Questo era ben prima della nascita di questo blog, quando la ragazza era VeggieAny e non ancora Veggie. VeggieAny era anoressica restrittiva sottotipo 1 da quando aveva 14 - 15 anni, e nonostante fosse reduce da 4 ricoveri in un centro specializzato per DCA, non aveva ancora trovato una reale motivazione al cambiamento. Era ancora dentro all’anoressia.

In quello stesso anno ebbe una ricaduta che determinò un’ulteriore ricovero in quello stesso centro. Cominciava ad averne abbastanza dell’anoressia, sebbene si fosse appiccicata da sola addosso un’etichetta che non riusciva più a staccarsi. Tuttavia, una parte di lei continuava a pensare di aver bisogno dell’anoressia per andare avanti, e quindi non aveva ancora la vera spinta ad intraprendere un reale percorso di ricovero.

Poi successe qualcosa. Il 17 Maggio 2008 andò a vedere il concerto live delle t.A.T.u., le sue cantanti preferite. Quella sera VeggieAny intuì che anche in fondo al suo tunnel personale poteva esserci una luce. E stava solo a lei decidere se provare a raggiungerla.

Parlando – telefonicamente e via e-mail – con le altre ragazze che aveva conosciuto durante i suoi 5 ricoveri, si rese conto che molte oscillavano intorno ad un punto di svolta – cominciavano a contemplare effettivamente la possibilità di combattere attivamente contro l’anoressia, per la prima o per la milionesima volta. Non erano più le ragazze egosintonicamente legate al sintomo che si erano conosciute anni prima in una clinica per DCA.

Queste ragazze non erano più immerse nelle tenebre dell’anoressia. Erano… pronte a combattere contro l’anoressia.

Così VeggieAny pensò che avrebbe dovuto esistere un sito, un forum, un blog che potesse unire persone attivamente decise a combattere contro l’anoressia (e gli altri DCA). Avrebbe proprio dovuto esistere.

[Non che questo fosse sostitutivo del canale YouTube che, come molte di voi sapranno, esiste ancora, ma è molto evoluto e molto più ricco di video mirati rispetto all’inizio. Poi si sono aggiunti l’account su Twitter e quello su DeviantArt – ma questo è successo solo dopo.]

VeggieAny – che non aveva neanche un computer personale e solo ogni tanto aveva caricato o commentato video su YouTube – sapeva che avrebbe dovuto esserci on-line un posto dove lei e le altre ragazze che aveva conosciuto durante i suoi ricoveri, ragazze provenienti da tutt’Italia, potessero almeno virtualmente incontrarsi, e parlarsi, aiutarsi a combattere. Ma sapeva anche che doveva stare attenta, perché dopo tanti anni passati in balia dell’anoressia, queste ragazze avrebbero anche potuto finire per tirarsi giù di nuovo a vicenda.

Il 9 Settembre 2008, VeggieAny diventò semplicemente Veggie ed aprì “Anoressia: after dark”, un blog. Non era ancora sicura di quello che stava facendo, ma pensava comunque che la sua esperienza e la possibilità di condividere certe cose con lettrici che avevano vissuto e stavano vivendo lo stesso problema potesse essere utile al fine di garantire supporto reciproco.

Veggie desiderava davvero che tutte le ragazze che aveva conosciuto nella clinica in cui era stata ricoverata potessero tornare in salute ed essere serene. Pensava: ci sono un sacco di persone estremamente intelligenti e meravigliose che si dibattono in un DCA. Se venisse loro permesso di darsi una mano in vista del raggiungimento di un obiettivo comune come la lotta contro l’anoressia, si verrebbe a creare un ottimo team di cervelli. Veggie sapeva bene, per esperienza personale, come fosse difficile pensare da sola, quando il cervello è esaurito da una severa restrizione alimentare. Tutto viene ad essere distorto. Non è vivere – è sopravvivere.

Dopo aver aperto questo blog, negli anni, Veggie è venuta a contatto con un sacco di persone. E le ha viste cadere e rialzarsi, rifiorire, fare delle loro vite delle cose meravigliose, cose che quando erano nel pieno del DCA non avrebbero mai neanche pensato di poter fare. Hanno cominciato a credere in se stesse. E anche Veggie ha fatto dei passi avanti, perché ha finalmente interiorizzato la necessità, l’importanza di combattere contro l’anoressia. Combattere contro l’anoressia è diventato il suo “lavoro”!

Veggie riteneva fosse molto importante creare un circuito di blog che si sostenessero nella lotta contro l’anoressia – un circuito di sostegno reciproco senza lasciarsi attirare di nuovo dalla malattia e dalla sua distruttività. E, notando come, nello stesso tempo, si stessero propagando i blog cosiddetti “pro-ana/mia”, pensava fosse importante pure impostare la situazione allo stesso modo, ma dalla sponda opposta. Era il momento di finirla di cercare di risolvere i problemi altrui allo scopo di non vedere i propri problemi. Era il momento di uscire dalla distruttiva “comfort zone” proposta dall’anoressia. Perché, altrimenti, si finisce per rimanere imprigionate nel limbo dell’anoressia per sempre.

Il gruppo è un qualcosa di potente, inutile negarlo. Si vuole sempre essere parte di un gruppo, cercare di fare ciò che fanno gli altri membri del gruppo. Se tutte le tue amiche sono fissate col cibo, col corpo, con la dieta, con le thinspo, e tu stai attraversando un momento di vulnerabilità, verrai trascinata giù, toccherai il fondo. Ma se stai toccando il fondo e sei circondata da persone che stanno attivamente cercando di percorrere la strada del ricovero, di lottare contro l’anoressia, queste ti aiuteranno a rialzarti e ad essere forte.

Anziché scambiare trucchi fasulli su come perdere peso o su come vomitare meglio o su come non mangiare, questo blog è il posto per scambiarci consigli su come combattere, su come essere forti, sane, non mollare, incoraggiarci a vicenda nella lotta contro l’anoressia.

È arrivato il momento di percorrere la strada del ricovero, e di restituire il morso all’anoressia.

Dopo 5 anni, come prima, come sempre.

E’ arrivato il momento di preferire l’etica all’estetica. È arrivato il momento di combattere, qui, tutte insieme!

venerdì 24 agosto 2012

Dire "SI" contro le resistenze interiori

Qualche giorno fa ho ricevuto la mail di una ragazza che sul momento era piuttosto spaventata: mi ha scritto che aveva appena mangiato cinque biscotti al cioccolato che non erano compresi nel suo “equilibrio alimentare”, che sul momento le era sembrava una buona idea, ma che adesso le era salita l’ansia e si sentiva in colpa, non tanto perché avesse mangiato qualcosa in più, quanto piuttosto perché aveva rotto una “regola”, si era lasciata sfuggire il controllo della situazione.

Le ho scritto una mail di risposta piuttosto lunga e, tra le varie cose che le ho detto, c’è una frase che vorrei condividere con tutte voi: “Occorre imparare a dire “si” contro le resistenze interiori”.

Penso che questo sia stato il punto focale di tutta l’e-mail che le ho scritto.

È difficile per chiunque confrontarsi con le proprie resistenze interiori, perchè queste tendono ad essere dannatamente forti. Alla base di queste resistenze interiori, c’è l’ansia. Scegliere la strada del ricovero significa che dobbiamo confrontarci con queste resistenze sostanzialmente in ogni ambito della nostra vita. Alcune di queste resistenze hanno a che fare con il cibo, ma la maggior parte delle altre, nonchè le più importanti, no. Per superarle tutte – per superarne almeno alcune – occorre imparare a dire di “sì” contro le resistenze interiori. Occorre imparare a dire di sì al condire con l’olio. Occorre imparare a dire di sì alla consapevolezza che non si può controllare tutto. Occorre imparare a dire di sì al ridurre l’attività fisica eccessiva. Occorre imparare a dire di sì all’uscire con gli amici. Alle responsabilità che la vita ci pone di fronte. All’andare a fare shopping. Al rilassarsi. A tutto quello che crea tremendi conflitti interiori.

Cambiare o non cambiare, questo è il problema.

Avere delle resistenze interiori non è ovviamente una cosa del tutto negativa. Ci preserva dal fare cose veramente pericolose. Ma nel momento in cui decidiamo di combattere l’anoressia affrontando le nostre paure e i nostri problemi, dobbiamo accettare il fatto che ci scontreremo contro queste resistenze interiori. Ed imparare a gestirle. Ed imparare a superarle.

Una delle frasi positive più pro-ricovero che io abbia mai sentito, è di Elanor Roosevelt: “Do one thing everyday that scares you”. (“Fai ogni giorno una cosa che ti fa paura”).

Forse l’avrete sentita così tante volte che alcune di voi la considereranno una sorta di clichè. Magari lo è, ma lo è perché quel che dice è assolutamente vero: imparare a dire di “sì” contro le resistenze interiori è analogo al cercare di fare ogni giorno una cosa che temiamo.

Occorre imparare a sentire quali sono le nostre resistenze interiori. Identificarle. Comprenderle. E, infine, lasciarle andare…

venerdì 10 agosto 2012

Lotta tra mente e corpo

Molto del materiale che si trova scritto a proposito dell’anoressia è espresso in termini di mente VS corpo. Forse questo è parte della natura intrinseca dei DCA, forse è il nostro concetto di ciò che può essere un DCA. Se il corpo manda segnali di appetito, la testa ribatte che non è importante, e comunque si può resistere. Restringere l’alimentazione, è una guerra in campo aperto contro il corpo, e la mente è determinata a vincere.

Questo è uno dei motive per cui è difficile intraprendere la strada del ricovero: esso viene percepito come una capitolazione. Come un arrendersi. Okay, stupido corpo, hai vinto. Sventolo bandiera bianca. Non posso vincere contro il mio corpo, quindi tanto vale che cominci a rialimentarmi normalmente.

Sappiamo che il nostro corpo ha bisogno di questo per guarire. Basti pensare ai danni che l’anoressia determina a carico del cuore, del fegato, dei reni, delle ossa e così via.

Ma poi l’anoressia c’inganna, ed ecco che si comincia a preoccuparci della nostra testa: come posso stare mentalmente ed emotivamente bene se non restringo l’alimentazione? È questo il demone che deve essere esorcizzato, perché anche se si è consapevoli del danno cui il nostro corpo va incontro con la restrizione alimentare, lo stesso reiterare la restrizione alimentare riduce le preoccupazioni e le ossessioni.

Per cui, arrivate a questo punto, pare proprio che la restrizione alimentare sia buona per la nostra testa e dannosa per il nostro corpo. Il che ci riporta dritte al punto di partenza. In realtà, la restrizione alimentare, se protratta molto a lungo, è dannosa anche per la nostra testa, ma l’ansia istantanea non contempla traguardi a lungo termine. Certo, in un certo senso il pensiero è costantemente rivolto al futuro, ma quando si è nel bel mezzo dell’ansia, tutto quello che la testa pensa è a come farla cessare ADESSO. Il lungo termine può andare a farsi fottere, per il momento. Perché l’anoressia ci fa pensare che non arriveremo al lungo termine se non riusiamo a placare l’ansia attuale – o, comunque non ci arriveremo mentalmente sane.

Per questo è importante trovare qualcosa che riesca a lenire l’ansia che non sia la restrizione alimentare (o l’esercizio fisico eccessivo, o l’abbuffata, o il vomito auto-indotto). Per esempio, Mercoledì qui è stata una giornata particolarmente soleggiata. “L’ideale”, ho pensato, “per andare a fare una corsa in bicicletta”. Eccetto il fatto che, avendo l’allenamento di karate, non era il caso che io facessi ulteriore esercizio fisico. Perciò sono rimasta a casa e, per scollarmi il pensiero della bici dalla testa, ho ascoltato le mie canzoni preferite mentre disegnavo, ed ho giocato all’Xbox, e look at me working on this motherf*cking project like a good little girl. Woo woo (da dire con la voce di Ih-Oh).

Curare il nostro corpo cercando di tornare a mangiare normalmente significa curare la nostra mente. Se diciamo ad un mucchio di neuroni stremati dall’anoressia che restringere l’alimentazione è la cosa giusta da fare, saremo le prime a crederci. Ma nel momento in cui ricominciamo ad alimentarci normalmente e si ristabiliscono le corrette interconnessioni neuronali, balle del genere verranno riconosciute sempre più rapidamente in quanto tali, false e non credibili. I nostri neuroni cominceranno a bersi sempre di meno le bugie che l’anoressia ci racconta. Per questo è importante combattere non più contro noi stesse, ma PER noi stesse. Perché mente e corpo non devono essere più avversari, ma possono lavorare in perfetta sinergia per farci stare bene.

venerdì 3 agosto 2012

Fatica decisionale

Ogni giorno siamo messe di fronte a milioni di decisioni da prendere, e nella maggior parte dei casi non siamo affatto sicure di ciò che scegliamo. Scarpe da ginnastica o ballerine? Calzini bianchi o rossi? Vetro o plastica? E così via. Non tutte queste decisioni sono ovviamente vere e proprie decisioni – il nostro cervello ama prendere scorciatoie. Se è nevicato, sicuramente metteremo le scarpe da ginnastica piuttosto che le ballerine. Non c’è bisogno di compiere una vera e propria scelta. Queste scorciatoie sono indispensabili per risparmiare energie – il nostro cervello è una risorsa limitata. Può pensare solo fino ad un certo punto. Dunque, per risparmiare tempo (ed energie) ciascuna di noi ha le proprie abitudini, i propri pattern. Utilizziamo sempre la stessa strada per andare al lavoro. Apparecchiamo la tavola sempre nello stesso ordine. Scegliamo più o meno sempre gli stessi gusti di gelato. Perché le decisioni sono difficili da prendere.
Ecco perché, in definitiva, siamo creature abitudinarie. Semplicemente perché è più facile.

Alcuni scienziati hanno dato un nome al perchè si è così stanche dopo aver preso una decisione importante: fatica decisionale. Che, peraltro, è stata oggetto anche di un articolo sul New York Times che ho reperito su Internet:

"[…] La fatica decisionale ci spiega perchè ordinariamente le persone sensibili si arrabbino con familiari e colleghi, ci mettano tanto a decidere come vestirsi, comprino cibo-spazzatura al supermercato, e non riescano a resistere alle offerte speciali. Non conta quanto un soggetto possa essere razionale ed intelligente, non si possono prendere decisioni su decisioni senza pagare un prezzo in termini biologici. È diverso dalla normale fatica psichica – quando non si è coscienti dell’affaticamento stesso – c’è piuttosto un abbassamento dell’energia mentale. Più scelte si fanno durante la giornata, più diventa difficile per il cervello farne di ulteriori, per cui esso cerca di ricorrere a scorciatoie che possono essere usate in due differenti modi. La prima modalità consiste nel diventare imprudenti: comportarsi impulsivamente piuttosto che spendere energie per pensare alle conseguenze delle proprie azioni. (Ma certo, adesso posto questa foto su FaceBook! Che cosa mai potrebbe andare storto, in fin dei conti?). La seconda modalità consiste nell’estremo risparmio energetico: non decidere. Non fare niente. Anzichè agonizzare nell’indecisione, evitare di prendere la decisione. Evitare di prendere una decisione in un determinato momento, spesso genera grossi problemi a lungo termine, ma per il momento allevia la stanchezza mentale. Si comincia a resistere ad ogni possibilità di cambiamento, ed il rischio di reiterare errori commessi per la mancata presa di decisione aumenta. […]"

(La traduzione ed il grassetto sono miei) 

Questo articolo descrive bene un meccanismo di default comune a tutti: quando si è stressate, quando la nostra energia mentale declina, si shifta in ansiosi rituali d’indecisione. L’anoressia è un modo per evitare ogni scelta. Se si ha un DCA non si ha bisogno da fare una scelta: tutto è ritualizzato, noto. Quando s’inizia a restringere l’alimentazione, la discesa continua. Niente che viene dall’esterno può cambiare il pattern che abbiamo adottato.

L’anoressia inoltre, secondo me, è anche un modo per evitare la fatica decisionale. Quando si è nel pieno della restrizione alimentare, le decisioni da prendere sono estremamente limitate. Cercare di ridurre poco a poco l’apporto di cibo è l’unica opzione. Dire di “no”. Pesarsi frequentemente (o non pesarsi affatto). E fare tutto questo di nuovo, giorno dopo giorno, reiterando il circolo vizioso. Nessuna decisione da prendere – solo direttive da seguire. Si è messo il pilota automatico, e questo limita sicuramente la fatica decisionale.

Non c’è più da affrontare l’ansia nel decidere cosa e quando mangiare, perchè tanto l’unica cosa che conta è restringere. Non bisogna più decidere in che posto andare a mangiare, perché tanto si può mangiare solo a casa propria. Non bisogna più decidere con chi andare a mangiare, perché tanto si può mangiare solo da sole. Ecco che la vita diventa prescritta e circoscritta dall’anoressia. È una vita del cavolo, una vita estremamente limitata… ma, indubbiamente, è una vita semplice.

Ancor prima di essere faticose, infatti, le decisioni da prendere sono ansiogene. Certo, alcune di esse sono relativamente semplici: se anche si indossassero un paio di calze che fanno a pugni col colore delle scarpe, tutt’al più sembreremmo buffe, ma questo non ci scompone più di tanto. Il problema delle decisioni – di quelle decisioni che mettono ansia, intendo – è che rappresentano un punto di svolta. Nel momento in cui si è acquistato un’automobile e la si è pagata, è difficile tornare indietro. Nel momento in cui si è deciso di traslocare e si è preparato tutti i bagagli, è difficile decidere di restare.

L’anoressia è, in definitiva, una non-decisione. Permette di evitare tutto. Certo, sul momento risparmia dall’ansia di prendere una decisione, ma anche questo ha un suo costo non indifferente. Intraprendere la strada del ricovero significa affrontare l’ansia connessa al prendere decisioni e accettarla come parte di una vita normale. Io credo che molte di noi reiterino comportamenti anoressici proprio per evitare l’ansia (e la presa di decisioni), ma la nostra vita è molto più di questo schema che preclude ogni possibilità stessa di vivere.

Vi è mai capitato di cadere in simili trabocchetti a causa del vostro DCA? Qualcuna di voi ha elaborato strategie per combattere la fatica decisionale? Fatemi sapere nei commenti!

venerdì 27 luglio 2012

25 ragioni per cui il "ricovero" è meraviglioso

Nell’ultimo post di questo blog ho rivolto a tutte voi la medesima domanda: qual è la ragione per cui reputate positivo il percorso di ricovero dall’anoressia che state facendo? Niente goals stratosferici, solo piccoli e semplici obiettivi nella vita di tutti i giorni. 

L’obiettivo di questa domanda posta in termini così semplici e “materiali”, come certamente avrete capito, è quella di illustrare i vantaggi immediati dell’intraprendere un percorso di ricovero, non gli obiettivi a lungo termine che sembrano irraggiungibili da chi muove i suoi primi passi, ma quei traguardi che si possono raggiungere in tempo relativamente breve e che hanno ricadute positive sulla vita quotidiana.

Ringrazio perciò tutte coloro che hanno risposto tramite blog e tramite e-mail. Alcune di voi mi hanno mandato mail piuttosto lunghe, quindi ho dovuto tagliare cercando di riassumere il pensiero di ciascuna in una frase. Spero di aver centrato quello che intendevate dire.

Il risultato delle vostre risposte? Questo post.

25 RAGIONI PER CUI IL "RICOVERO" E' MERAVIGLIOSO 

1. Posso vivere con meno ansia, scoprire, fare ciò che mi passa per la testa, uscire dalla “comfort zone” del DCA (Hellie)

2. Mi permette di alleggerirmi dalle mie paure, errate convinzioni e sofferenze: via la gabbia e le catene della malattia! (M.M.) 

3. Riesco a fare un pasto decente senza masticare ogni boccone dalle 15 alle 55 volte prima di deglutire. (Signorina Anarchia) 

4. Posso concedermi di fare un errore senza pensare di essere un errore. (Ilaria) 

5. Posso uscire con gli amici, mangiare una pizza, partire senza pensare a cosa/quanto/come mangerò, andare dai parenti senza pensare a come compensare il pranzo stratosferico, partecipare alle feste come il Natale o Pasqua senza ansia a partire da una settimana prima. (Sonnen Blume) 

6. Ogni giorno che passa sembro sempre meno malata. (Comy)

7. Ho di nuovo la mia 4^ di reggiseno. Ed è sexy! (Kia) 

8. Ci sono più capelli sulla mia testa che sulla mia spazzola. (Jade)

9. Mi sento parte della mia vita: la vivo e non più la sopravvivo. Tengo i piedi a terra, ho il vento tra i capelli, e non ne ho mai abbastanza. (Sere) 

10. La mia pelle è liscia e idratata anche senza bisogno di creme. (Mirabelle-Lety) 

11. Quando mi sveglio la mattina, non è il cibo la prima cosa cui penso. (Vale) 

12. Non mi sento più in colpa se mangio più di quanto mi ero auto-imposta. (Sandy) 

13. Posso mangiare quando ho fame (ovviamente, senza esagerare…!) (Anna) 

14. Mi sono accorta che posso andare a mangiare fuori con i miei amici anche senza essere sopraffatta dall’ansia. (Milly) 

15. La mia temperatura corporea è rientrata nella norma grazie al ripristino del metabolismo: niente più mani perennemente gelide e maniche lunghe anche d’Agosto! (C.)

16. Posso trascorrere momenti meravigliosi con le persone cui voglio bene: si può andare a fare shopping, si può andare a mangiare una pizza, o qualsiasi cosa, senza che le ossessioni del DCA mi impediscano di fare tutto questo. (Wolfie) 

17. Energia! Senza bisogno di bere litri di caffè! (Shiva) 

18. Per quella che è stata la mia esperienza, mi sembra che il peso recuperato e il miglioramento delle mie prestazioni in ogni campo della mia vita siano strettamente correlati. So che qualcuno ha anche fatto uno studio su questo… pensateci. (Connie) 

19. Miglioramento della funzione ormonale --> Pubertà (2° round) -->; Frivolezza da ragazzina quattordicenne con in testa sporcaccionate da maschiaccio. E, cazzo sì, questa è veramente una buona cosa. (Jonny) 

20. La mia testa riesce a CONCENTRARSI, ad ANALIZZARE, e a CREARE di nuovo. Sentirsi meglio ed essere produttiva è quanto di più potente per rialzare l’autostima. (Stella) 

21. Dire SI al cibo consumato in maniera normale, senza più abbuffate e sensi di colpa, è come dire SI a tutte le cose belle della vita. (Elena)

22. Restringere l’alimentazione ed evitare solo certi cibi è, alla lunga, noioso e deprimente. E fa perdere un sacco di occasioni di divertimento fuori con gli amici. (Sam) 

23. Esco nuovamente di casa e posso andare in giro senza sentire gli occhi di tutti puntati su di me, posso andare al cinema, posso andare in discoteca e non sentirmi una merda mentre lo faccio. “Un altro po’ di pop corn?” “Oh, sì, perché no… se paghi tu!” (Charlie)

24. Posso indossare di nuovo una taglia normale, e i vestiti mi cadono bene e non sembra più che vada in giro portando tende da circo. (Chloe) 

25. (Perché anch’io voglio dire la mia, eh…!) Ho imparato che la vita non è solo bianco e nero, buono o cattivo, meravigliosa o terribile, e che vivere nelle aree di grigio è normale, salutare e – posso osare dirlo? – decisamente elettrizzante.

Se qualcun’altra volesse aggiungersi nel commenti… Quali sono le vostre ragioni per cui percorrere la strada del ricovero combattendo contro l'anoressia vale la pena?

venerdì 20 luglio 2012

Metadone per l'anoressia?

Stamattina, mentre ero in bagno, pensavo (e pensare è in genere, per me, un fenomeno pericoloso, soprattutto quando non ho molto da fare come, appunto, quando vado in bagno la mattina). I tossicodipendenti possono prendere il Metadone. Questo farmaco è un oppiaceo sintetico che, una volta assunto, viene metabolizzato nel fegato e trasformato in una sostanza che può essere usata dall’organismo. Detta sostanza si lega a dei recettori, con azione di tipo agonista, ed espleta i suoi effetti. Il Metadone non toglie l’assuefazione psicologica né la capacità di drogarsi, tuttavia riduce l’assuefazione fisica, rende spiacevole l’assunzione di droghe, e ridimensiona perciò la probabilità di ricorrere a sostanze stupefacenti. E dunque, pensavo che sarebbe estremamente bello avere qualcosa del genere anche per l’anoressia. Qualcosa che riducesse il bisogno fisico di restringere l’alimentazione o di fare attività fisica eccessiva, e che lo rendesse spiacevole. Qualcosa che impedisse di formulare pensieri come: “Ma se restringo l’alimentazione mi sentirò molto meglio…”.

Ovviamente, se un tossicodipendente vuole continuare a drogarsi, eviterà di assumere Metadone. Ma avrà comunque la possibilità di prenderlo nel momento in cui lo deciderà.

Sappiamo tutte che, a lunga gittata, l’anoressia non ci farà sentire molto meglio. Ma il pensiero che il cervello concepisce è che restringere l’alimentazione ci farà sentire meglio sul momento, per questo è così difficile rompere gli schemi. Perché il “lungo termine” è un qualcosa di cognitivo, il “sul momento” è un qualcosa di emotivo. Ed è molto difficile opporre la razionalità all’emotività. Questo ha un senso da un punto di vista evolutivo: quando c’è un reale pericolo, non occorre mettersi a pensare, ma si agisce d’istinto. Il problema in questo è che il cervello non riesce a capire bene quando siamo realmente in pericolo (situazioni tipo: miseriaccia-questo-leone-sta-per-sbranarmi) e quando non lo siamo. Di nuovo, un meccanismo di selezione naturale: opera su tutto ciò che ci serve per sopravvivere e riprodurci, e non entra in funzione quando tutto è tranquillo.

Il che fa sorgere la seguente domanda: forse, in un DCA, il problema non sta propriamente in quello che facciamo, ma nella nostra percezione del pericolo. Questa considerazione può suonare abbastanza terrorizzante. Cosa si fa quando ci sentiamo costantemente sull’orlo di un precipizio? Quando non si sa che cosa ci farà bene e che cosa ci farà male e quindi, per sicurezza, si decide di trattare tutto come se fosse un leone pronto a sbranarci?

Penso che sia un qualcosa su cui è importante riflettere. C’è una confusione di base, perché si percepisce la restrizione alimentare, che alla lunga può provocare severi danni fisici, come un qualcosa di non pericoloso, mentre, viceversa, si percepisce il mangiare di più come un qualcosa di pericoloso. Sono cose alle quali dobbiamo, rispettivamente, sensibilizzarci/desensibilizzarci. Contrastare una tossicodipendenza è, per certi aspetti, relativamente più semplice, perchè si ha qualcosa di concreto su cui lavorare: la droga. In un DCA il problema non è tanto il cibo in sé, ma i problemi che vi nascondiamo dietro, quel costante “cosa succederebbe se” che risuona come voce di fondo nella nostra testa.

Ma anche un DCA, come una tossicodipendenza, può essere superato: poichè è possibile imparare a conviverci in maniera non lesiva per noi stesse, senza più adottare comportamenti disfunzionali, contrastando i pensieri che l'anoressia stessa mette in testa. E ognuna di noi deve capire qual è il suo modo per farlo.

P.S.= Vi propongo un’iniziativa… Mi piacerebbe che voi rispondeste a questa domanda: qual è la ragione per cui reputate positivo il percorso di ricovero dall’anoressia che state facendo? Niente goals stratosferici, solo piccoli e semplici obiettivi nella vita di tutti i giorni (Esempio: "Finalmente posso mangiare di nuovo la pizza senza morire dall'ansia"). Potete lasciarli nei commenti a questo post, oppure inviarmeli tramite e-mail (veggie.any@gmail.com). Nel prossimo post riunirò le vostre risposte…

venerdì 22 giugno 2012

Proprio di fronte a me

Dato che all’inizio di Settembre 2011 mi sono trasferita in un nuovo appartamento, ho una nuova cameretta le cui pareti sono state a lungo completamente bianche. Così ho deciso di decorarla appendendoci dei poster. La mia brillante idea era quella mettere sulle pareti i poster delle t.A.T.u. (le mie cantanti preferite) che nel corso degli anni ho acquistato, fermandoli agli angoli con dello scotch colorato.

 Così sono andata in una cartoleria ad acquistare lo scotch colorato e il nastro biadesivo, in modo che i poster potessero aderire per bene e non si sciupassero. Fatto tutto ciò, si è presentato un problemuccio: non riuscivo a trovare i poster.

Sapevo di averli messi all’interno di una qualche cartellina, perchè tengo sempre nelle cartelline tutto il mio materiale cartaceo, dalle dispense per l’università ai miei disegni, e sapevo di non aver gettato quei poster… oh, insomma, speravo di non averli gettati via nel trasloco. Non ne avevo idea. Una cosa che mi faceva uscire scema. Ho cercato dappertutto, anche in posti dove mai sarebbe stato possibile mettere dei poster, e non ho trovato nulla.
Quei poster non volevano essere proprio trovati.

Ma ieri, mentre stavo rimettendo a posto appunti, slides e dispense di Ortopedia (esame che ho da poco dato), mi è scivolato lo sguardo su una cartellina rossa. Piazzata proprio su una mensola della mia camera. Sopra la scrivania. Proprio di fronte a me. Precisamente all’altezza dei miei occhi.

Ho aperto la cartellina
sfogliato alcune pagine
ed ecco che ho tirato fuori
i miei poster delle t.A.T.u.



Ero talmente convinta che quei poster fossero rintanati in qualche pertugio inesplorabile – in fin dei conti, li avevo cercati così a lungo – che non potevano trovarsi in un posto così ovvio. Avrebbero dovuto essere in una scatola, in un qualche contenitore, potevo averli usati quando avevo finito la carta igienica… e invece, erano piazzati in una cartellina ben evidente su una mensola.

Ecco vale lo stesso anche quando si percorre la strada del ricovero dall’anoressia. Si cercano e si ricercano informazioni, insights, si scandagliano backgrounds, e non riusciamo a trovarli. Si cercano strategie per rendere la strada del ricovero un po’ meno pesante e faticosa da percorrere. E, paradossalmente, molto spesso è proprio nel momento in cui smettiamo di rimuginare su tutto questo che troviamo la soluzione che per tanto tempo avevamo inutilmente cercato. Che capiamo quali sono le cose veramente importanti: le più semplici. Mangiare tutti i pasti principali e gli spuntini – e mangiare tutto. Essere sincere con gli psicoterapeuti e con i dietisti. Sfogarci non più su noi stesse, ma riversando all’esterno il nostro malessere. Rialzarci dopo ogni ricaduta e ricominciare a combattere. Spesso si tende a pensare che tutte queste “rivelazioni” siano nascoste sotto cumuli di vissuto, ma spesso quel che stiamo cercando è proprio dritto di fronte a noi.

 Per vederlo, occorre solo decidere di aprire gli occhi.

venerdì 20 gennaio 2012

Nessuna qui è un fallimento

Vorrei dire a tutte le ragazze che commentano su questo blog e a quelle che mi scrivono via e-mail definendosi talvolta un fallimento che, semplicemente, non lo sono affatto. Non perché qualcuna ha una ricaduta, ciò significa che sia un fallimento. Combattere contro l’anoressia è come imparare a camminare. All’inizio si striscia (si comincia a pensare alla possibilità di combattere contro l’anoressia). Poi si utilizzano sostegni che possano aiutarci a reggerci in piedi (si contattano centri specializzati, dietisti, medici). Poi si comincia a camminare sulle nostre gambe e infine a correre, e anche se si può scivolare, ci si rialza (si diventa capaci di riprenderci da ogni ricaduta). CI SARANNO ricadute lungo la strada del ricovero che decideremo di percorrere. E quando ricadremo, immediatamente la voce dell’anoressia ci dirà che, se non siamo riuscita a stare in piedi, allora abbiamo fallito. Ma se continuiamo a seguire la sua linea di pensiero, ritorneremo inevitabilmente dentro la malattia. Io credo fermamente nella capacità che ciascuna di noi ha di stare meglio. Di combattere contro l’anoressia a pieno. Ci vuole molto tempo? Sì. È facile? No. In ogni caso, anche il peggior giorno del nostro percorso di ricovero è comunque preferibile al miglior giorno con un DCA.

Dire a voi stesse che siete un fallimento non aiuta, anzi, rinforza il pensiero dicotomico (tutto o niente, bianco o nero) che è tipico di chi ha un DCA. Se non riusciamo a fare tutto come avremmo dovuto, se non riusciamo a seguire in toto il nostro “equilibrio alimentare” o a limitare l’attività fisica in eccesso, etc, ciò non significa che siamo un fallimento. C’è una zona grigia. Quando riusciamo a fare qualcosa di positivo, quando ci rialziamo dopo ogni ricaduta, quando combattiamo contro l’anoressia, stiamo vincendo battaglie. Continuiamo a farlo, e vinceremo la guerra.

Ad ogni modo, avere una ricaduta ed aver bisogno d’aiuto non è sinonimo di fallimento. Penso che chiunque di noi abbia avuto almeno una ricaduta nel suo percorso di ricovero. La strada del ricovero non è dritta e facile da percorrere come la Route 66. E’ una strada difficile, stretta ed intricata, e si può andare avanti solo per tentativi. E io credo pienamente nella capacità di ciascuna di noi di fare questi tentativi.

Ridefinite il vostro concetto di “fallimento”. Poiché state combattendo, poiché ci state provando, poichè ce la state mettendo tutta, poiché cercate di allontanare i pensieri indotti dall’anoressia, allora siete tutto meno che un fallimento. Non dovete percorrere la strada del ricovero sempre alla perfezione per essere comunque, un giorno, perfettamente in grado di contrastare l’anoressia.

venerdì 30 dicembre 2011

Per Lucy May - Buon 2012...

Per finire in bellezza questo 2011, ed iniziare il 2012 in positività, ho incontrato Lucy May.

E perciò, Lucy May, questo post è per te.

Perché si arriva ad un punto in cui capisci che altro non puoi fare. Nient’altro, tranne continuare a combattere contro l’anoressia. Quello che dovevi dire l'hai detto. Veramente, anche quello che non dovevi dire. Ma, Lucy May, sbagliare è umano. E anche aver paura, sentirsi in ansia, pensare di non farcela… tutto questo fa parte del nostro percorso. Sono stata così felice di poter passare un po’ di tempo con te, anche se temo che tu abbia visto in me molto più di quella che io sento di essere. Ma forse è normale che sia così.

Non è mai facile avere a che fare con una persona che ha un DCA, e questo lo sai bene anche tu. Non è facile per gli “esterni”, e a volte neanche per chi l’ha vissuta sulla propria pelle. Ma volevo solo dirti che per me il tuo abbraccio e il tuo sorriso valevano più di quanto si possa esprimere a parole.

Ti penso. Ti scrivo. Condividiamo. Combattiamo insieme. A volte va meglio, altre va peggio, e ci sentiamo come se fosse tutto come prima. Ma in realtà qualcosa cambia sempre.

Sono stata davvero felice di poterti parlare faccia a faccia, di poterti tenere per mano. Sei veramente unica e meravigliosa per me. Ti svaluti un sacco, eppure sei sempre te, quella speciale. Impulsiva, sorridente, silenziosa, dolce, forte, fragile, semplice, sensibile, diretta, viva e coraggiosa. Sai vivere. Tu pensi di no, ma io ti dico di sì, sai vivere. Non so da chi l'hai imparato. Che non si decide di essere così. Hai quella capacità d'incantare con le tue parole e il tuo alone di mistero tipica delle persone speciali. Dovresti vederti quando parli, quando gesticoli. Sei fatta per attirare l'attenzione. Brilli. Credo che, in fondo in fondo, sia uno dei tuoi scopi, temuti ed agognati.

Mi hai detto che hai avuto la sensazione di poter imparare tante cose da me. Ma arrivate a questo punto, sono io quella che ha imparato di più da te. Sono felicissima ed orgogliosa di averti come amica. Non vedo l’ora di poterti riabbracciare. Ti voglio un bene dell'anima.

E per questo nuovo anno che sta per cominciare, ti auguro (e auguro a tutte voi, ragazze) sogni a non finire, e la voglia di mettercela tutta per realizzarne qualcuno. Auguro di amare ciò che si deve amare, e di dimenticare ciò che si deve dimenticare. Auguro forza, coraggio, passioni, silenzi, un raggio di sole al risveglio e un sorriso sincero sulle labbra. Auguro di resistere alle mille e poi mille difficoltà quotidiane, e di rialzarsi dopo ogni caduta. Auguro soprattutto di essere sempre e solo noi stesse…


P.S.= Se vi va, date un’occhiata a QUESTO POST che ho trovato su un blog… Credo che troverete il post e la mia risposta alquanto interessanti… E se qualcuna vuole aggiungere al mio il proprio commento… ^__^”

venerdì 23 settembre 2011

Anoressia - What is left of the body

Quello che voglio proporvi oggi è uno dei primi video che ho realizzato, come si potrà facilmente notare dalla scarsa qualità tecnica. Eppure, nonostante sia un po’ datato, penso che molte di voi potranno comunque rispecchiarcisi.

Quando l’ho realizzato ero ancora abbastanza dentro all’anoressia, ma già avevo mosso i miei primi passi in avanti sulla strada della luce, come la frase di speranza che il video alla fine lascia.

Tutte possiamo fare dei passi avanti, nessuna esclusa. Basta solo volerlo veramente.



Testo della canzone che fa da “soundtrack” al video + traduzione…

I'm so tired of being here, suppressed by all my childish fears
And if you have to leave, I wish that you would just leave
Your presence still lingers here and it won't leave me alone
RIT1: [These wounds won't seem to heal, this pain is just too real
There's just too much that time cannot erase]
RIT2: [When you cried, I'd wipe away all of your tears
When you'd scream, I'd fight away all of your fears
And I held your hand through all of these years
But you still have all of me]
You used to captivate me by your resonating light
Now, I'm bound by the life you left behind
Your face it haunts my once pleasant dreams
Your voice it chased away all the sanity in me
RIT1: [These wounds…]
RIT2: [When you cried…]
I've tried so hard to tell myself that you're gone
But though you're still with me, I've been alone all along
RIT2: [When you cried…]


(Sono così stanca di stare qui / Oppressa da tutte le mie paure infantili / E se proprio devi andartene / Vorrei che tu te ne andassi e basta / Perchè la tua presenza ancora indugia qui / E non vuole lasciarmi sola / RIT1: [Queste ferite sembrano non voler guarire / Questo dolore è troppo così reale / C'è semplicemente troppo che il tempo non può cancellare.] / RIT2: [Quando piangevi, ho asciugato tutte le tue lacrime / Quando urlavi, ho combattuto tutte le tue paure / E ti ho tenuta per mano durante tutti questi anni / Ma tu hai ancora tutto di me.] / Mi hai attratta con la tua luce che sembrava così ragionevole, convincente / Adesso sono legata alla vita che hai lasciato indietro, distrutta / La tua immagine ossessiona / I miei sogni, una volta piacevoli / La tua voce ha cacciato via / Tutto quel che c’era di sano in me. / RIT1: [Queste ferite…] / RIT2: [Quando piangevi…] / Ho provato così tanto a dirmi che te ne sei andata / Ma sebbene tu sia ancora con me / Io sono stata sola fin dall’inizio. / RIT2: [Quando piangevi…])

venerdì 16 settembre 2011

Continuare a combattere

Una cosa che dovremo fare ogni giorno della nostra vita è continuare a combattere contro l’anoressia, continuare a percorrere la strada del ricovero.

Perché farlo? Per tantissime ragioni, ragioni che possono essere differenti per ognuna di noi, ma che dimostrano comunque che questa è una battaglia che vale la pena di combattere.

Dunque, per rinforzare la nostra motivazione giornaliera, oggi voglio proporvi 9 ragioni per continuare a combattere.

9 – L’anoressia ci fa perdere energia, vitalità, voglia di fare, e cambia la nostra personalità. Scegliendo la strada del ricovero, possiamo ricominciare a brillare.

8 – Mi sono accorta che nel momento in cui mi do attivamente da fare contro l’anoressia mi sento meglio con me stessa e riesco a fare tante piccole cose in grado di cambiare positivamente la mia vita.

7 – L’industria dei prodotti dietetici cerca di convincere le donne che se lavorano abbastanza duro, se seguono determinate diete, potranno indossare qualsiasi taglia ed assumere qualsiasi corporatura. In realtà, questo è totalmente falso. La corporatura che avete al vostro set-point di peso è la corporatura che il vostro corpo necessita di avere per essere in salute. Combattere per mantenere il vostro corpo ad una forma innaturale è stancante e pericoloso.

6 – Il cibo è un qualcosa con cui dobbiamo avere ogni giorno necessariamente a che fare. Avere una relazione erronea con il cibo porta ad ansia e isolamento, impedendoci di vivere situazioni che potrebbero essere altrimenti molto divertenti.

5 – L’anoressia finisce ben presto per riempire ogni ambito della nostra vita. Tutto quello che facciamo è subordinato all’anoressia. Le ossessioni aumentano a dismisura. Quello che pensavamo di controllare finisce per controllarci. Ma io penso che la vita, la vita quella vera, intendo, sia ben altro oltre questo.

4 – TUTTE VOI avete il potenziale di rendere la vostra vita esattamente quello che volete che sia. Vivere implica crescere, cambiare, fare nuove esperienze, mettersi alla prova, assumersi la responsabilità delle proprie scelte e dei propri errori, lottare contro quello che ci fa stare male. Percorrere la strada del ricovero può essere ben più che una lotta, può sembrare un inferno, ma quando sarete sopravvissute a quelle fiamme vi riscoprirete più temperate.

3 – L’anoressia danneggia mentalmente, e fisicamente il corpo, molto spesso in maniera irreversibile.

2 – Quando non mangiamo abbastanza e solo una ristretta gamma di cibi, non si fornisce al corpo il giusto apporto di nutrienti. Di questo ne risente anche il cervello, a causa della mancata capacità di sintesi di neurotrasmettitori come la serotonina e la dopamina. Il che comporta un mantenimento del DCA e può portare a sviluppare anche altri problemi collaterali.

1 – Ma soprattutto: l’anoressia ruba il nostro tempo. Ci frega facendoci credere di essere un vantaggio, di essere tutto ciò che possiamo desiderare dalla vita, tutto ciò che ci fa sentire bene. Ruba anni ed anni della nostra vita chiudendoci in un circolo vizioso che alla fine risulta essere completamente futile. Ragazze, il nostro tempo è limitato, e la nostra vita è troppo preziosa per sciuparla così.

Scegliete la strada del ricovero. Scegliete di lottare contro l’anoressia. Fatelo ogni giorno. Ne vale la pena. Riprendetevi il vostro tempo. Riprendetevi la vostra vita. Quella vera.

venerdì 9 settembre 2011

Questione di standard

E dunque, non ho mai ristretto l’alimentazione oggi: ho seguito con scrupolosa attenzione l’ “equilibrio alimentare”! Non sono forse stata bravissima??!

Penso che, come ricompensa, mi concederò di mangiare un po’ meno stasera a cena.

Lo so che c'è chi bisbiglia che sono un’anoressica. La dottoressa mi ha detto che potrei morire per questo, ma i miei organi non hanno ancora dato segni evidenti di cedimento, perciò penso che posso andare avanti ancora per un po’.

E comunque, non è che io restringa sempre l’alimentazione. Cerco di togliere qualcosa a colazione, ed infine qualcosa a cena. Dormo meglio se vado a letto più leggera, sapete?

Alcuni dei miei colleghi di lavoro hanno notato che sono un po’ pallida e smagrita, ma questo potrebbe dipendere da un sacco di cose, non vuol dire niente. Non sono certo l’unica pallida, in questa palestra. In fin dei conti, non faccio mica del male a nessuno, non do mica noia a nessuno. Non è come se mi mettessi ubriaca al volante e rischiassi di investire qualcuno, non faccio niente di pericoloso.

Questo pomeriggio devo andare a farmi le analisi del sangue. Non penso di averne bisogno, comunque, anche se l’ha detto il dottore. Sono anch’io una studentessa di Medicina, me ne accorgerei se fossi davvero malata. E anche se sono un po’ dimagrita, perciò, so per certo che ora come ora non sono abbastanza malata da averne bisogno. Ho solo fatto la cresta alla colazione, allo spuntino e al pranzo, non è che abbia saltato un pasto in toto, quindi non ho ristretto un granché.

So che dovrei ripensare a come mi sono comportata nei confronti del cibo nei giorni scorsi, ma è difficile. La vita è difficile quando non restringo l’alimentazione, e oggi devo andare all’università e fare tirocinio. Sì, ho decisamente bisogno di restringere un po’ a colazione. Il pranzo me lo porterò dietro da casa, così non dovrò andare a mensa, e gli altri penseranno che comunque mangio qualcosa. Qualche volta potrò avere un piccolo svenimento, ma sarà colpa del caldo, mi riprenderò subito. Se non dovessi riprendermi subito, il tirocinio comunque lo faccio in un Pronto Soccorso. Per cui non potrebbe succedermi niente di male.

Fintanto che mi limito a ridurre le dosi di quello che dovrei mangiare, ci può stare. Non è come se saltassi completamente un pasto. E quindi, non è che io sia proprio malata. Non sono una di quelle donne tutte pelle-e-ossa che si vedono sui libri di medicina sotto la voce “anoressia” e che sembrano proprio giunte ad uno stadio terminale. Non faccio chissà quale attività fisica forsennata per perdere ulteriore peso. Non vomito, e non prendo diuretici né lassativi. Perciò, io non ho veramente un problema.

Ho solo bisogno di mangiare qualcosina di meno, adesso. E non sto facendo nulla di male a nessuno. In fin dei conti, vado a letto ogni sera e mi sveglio ogni mattina. Può capitare che mi senta un po’ debole, ogni tanto, ma che sarà mai prendersi una giornata di ferie da lavoro? Tutti possono stancarsi.

Posso contare solo su me stessa. Quelli che dicevano di essere miei amici si sono tutti allontanati. Va bene, tanto non avrebbero potuto capirmi, avrebbero solo continuato a dirmi che dovevo mangiare un po’ di più. Meglio se non esco più con loro, meglio se sto da sola: così nessuno potrà più fare alcuna osservazione sulla mia alimentazione. Figuriamoci che alcuni di loro erano così preoccupati che mi hanno detto che dovrei parlare con un dottore… non capsico proprio perché. Non sono eccessivamente emaciata, non mi cadono montagne di capelli, la mia pelle non è eccessivamente disidratata, e i miei organi non danno evidenti segni di cedimento. Dunque non sono certo malata abbastanza da aver bisogno di ricorrere ad un medico!

Non svengo in continuazione. Certo, qualche giorno capita, ma solo una volta ho avuto bisogno di andare al Pronto Soccorso. In ogni caso, ho visto ragazze che stanno molto peggio di me: passano giornate in cui mangiano solo una mela e uno yogurt magro, fanno ore ed ore di cyclette, sono in amenorrea da anni, indossano vestiti con taglie da bambine, sembrano scheletri ambulanti, e hanno attacchi di bradicardia tutti i giorni. A me non capita molto spesso di avere bradicardia, il che significa che sto comunque bene. È una perdita di tempo andare dal dottore, perché non sono malata come quelle altre ragazze, me ne preoccuperò se mai dovessi raggiungere quello stadio.

O-ops, sto restringendo l’alimentazione anche stasera a cena. Meglio ridurre solo un pochino, adesso, e poi magari semmai toglierò qualche altra cosina domani. Ma va tutto bene, perché so quello che sto facendo, è tutto sotto controllo e sto bene. Non capisco perché le persone si preoccupino. Non sto mangiando esageratamente poco, va bene anche se mangio così, e comunque ho visto che se mangio così ce la faccio a tirare avanti per tutta la giornata, quindi posso farlo anche domani.



Okay…

Ovviamente stavo scherzando. Questo voleva essere un post ironico, un’estremizzazione.

Ma avete capito qual è il punto?

Immagino che la maggior parte di voi l’avessero già capito. Però, perché quando siamo alle prese con l’anoressia facciamo continuamente discorsi del genere, e ci sembrano normali? Perchè lasciamo che la malattia alteri il nostro standard di ciò che è accettabile/sano e ciò che non lo è? Perché tentiamo di giustificarla, di normalizzarla, e di provare ad essere ancora più malate?
La trappola peggiore dell’anoressia è proprio questa: che ci fa credere di andare bene, di essere normale, ci illude della sua stessa bugia di finzione.

“Non sono malata abbastanza”. Questa frase credo sia storia per ognuna di noi. Certo, ci sarà sempre qualcuna più malata di noi. E quelle persone saranno morte.

sabato 4 giugno 2011

"Diglielo"

Un video che io ed Aisling abbiamo realizzato per tutte voi.

Diglielo.
A tua figlia.
A tua sorella.
Alla tua amica.
A tua nipote.
Alla tua collega.
Ad ogni bambina che conosci.
Ad ogni ragazza che conosci.
Ad ogni donna che conosci.
A chiunque stia combattendo contro l’anoressia.
Diglielo.



La soundtrack del video è la base musicale di “Black Star”, di cui vi riporto il testo tradotto.

“Stella cadente, (credi di essere una) stella cadente,
ma sarai sempre una stella splendente, stella splendente.
E potrai essere tutto ciò che vorrai,
anche una vincente, una vincente.
Tu non sarai per sempre una stella cadente, stella cadente,
stella cadente, stella cadente, stella cadente, stella cadente…”

mercoledì 13 aprile 2011

"Dea"

In Settembre 2010 partecipai – più per gioco che per altro – ad un concorso letterario che avevo trovato per caso su Internet. Non avendo risaputo niente al riguardo in questi mesi, mi ero completamente scordata di avervi partecipato, ed invece ecco che proprio qualche giorno fa mi è arrivata un’e-mail che mi annunciava di esserne la vincitrice! ^__^

Il racconto con cui ho partecipato a questo concorso, che s’intitola “Dea”, in realtà, è un racconto che avevo scritto nel 2006, proprio durante uno dei miei ricoveri in clinica causa anoressia, e voglio adesso proporvelo: è un racconto un po’ “forte”, credo, ma spero che sappiate prenderlo alla giusta maniera, tenendo conto del fatto che, quando l’ho scritto, ero molto più dentro al sintomo di adesso, sebbene già fossi aperta alla possibilità di qualcosa di diverso, come credo traspaia anche dal paragrafo finale del racconto stesso.

Peraltro, alla luce della mia posizione attuale, rileggendo questo racconto mi è venuto da pensare ad un post che avevo scritto, in cui parlavo delle differenze tra “anoressia” e “pro-ana” (probabilmente molte di voi l’avranno già letto, in ogni caso, per quelle che non l’avessero fatto, potete trovarlo QUI)

Ecco, considerato il contenuto del mio racconto, mi è venuto da aggiungere un altro aspetto: per le ragazze “pro-ana/mia” “Ana” è la personificazione dell’anoressia, un sintomo che viene visto come una dea potente, cui rivolgere invocazioni d’amicizia e preghiere, ci sono blog con i Ten-Thin Commandments. Per le ragazze anoressiche questo dualismo non esiste. Non hanno bisogno di divinità cui relazionarsi: tramite il sintomo, cercano di diventare esse stesse dee. Un qualcosa che viene dall’esterno, e un qualcosa che viene dall’interno. Ci ho scritto un post sopra, ma forse la differenza è tutta qui.

A parte questa riflessione, comunque…

Dedico questa vittoria a: my best BEST friends, Duccia ed Alex.

A Duccia, con tutto l’affetto che c’è stato, c’è, e sempre ci sarà. Perché tu, nonostante tutte le difficoltà di questi anni, non hai mai lasciato la mia mano.

Ad Alex, e tu sai il perché. Anzi, The Reason.
(Forse semplicemente perché sei tu. Sei sempre tu. Grazie. Sarei persa senza di te.)

E dedico questo racconto a: tutte voi, ragazze.

"DEA" --> Download <--

mercoledì 10 febbraio 2010

Scusate Superchick!

ATTENZIONE!: POST MOLTO IRONICO.
ATTENTION!: VERY IRONIC POST.
ATTENTION!: POST TRèS IRONIQUE.
ВНИМАНИЕ!: “POST” (-ПOCTь-) ОЧЕНЬ ИРОНИЧЕСКИЙ.

(chiunque conoscesse altre lingue è caldamente pregata di fornire traduzione... ^___^)

Allora, ecco il punto. C’è questa band che si chiama Superchick, che ha scritto, tra le altre, una canzone – appartenente all’album “Beauty from pain” – che io trovo bellissima: “Courage”.

Il soggetto di questa canzone è indubbiamente l’anoressia e, anche se non sono riuscita a capire bene il perché, le ragazze che si definiscono “pro-ana” l’hanno adottata come una sorta di loro “inno nazionale”. Su YouTube, infatti, ci sono centinaia di video “pro-ana/thinspo” che utilizzano questa canzone come colonna sonora. Questo, secondo me, è semplicemente assurdo e insensato.

A parte il fatto che non posso fare a meno di chiedermi come si sentiranno i Superchick se sono venuti al corrente di questa notizia…

Ad ogni modo, sebbene le ragazze che si dicono “pro-ana” abbiano dissacrato in ogni modo questa meravigliosa canzone, io credo che, viceversa, questo sia un pezzo che si limita a dare una descrizione di quella che è la vita quotidiana con l’anoressia, nonché una serie d’incoraggiamenti ad abbandonare questo vicolo cieco per unirsi alle persone che già vi stanno lottando contro, al fine d’intraprendere la strada della luce. Tutto il contrario della "linea di pensiero pro-ana", insomma...

Ve ne riporto alcuni stralci, tanto per farvi capire quello che intendo dire…

“…I don't know the first time I felt unbeautiful / The day I chose not to eat / What I do know is how I've changed my life forever / I know I should know better…”
“…Non so quand’è stata la prima volta in cui mi sono sentita male con me stessa / Il giorno in cui ho deciso d’iniziare a restringere / Quel che so adesso è che ciò ha cambiato per sempre la mia vita / e mi rendo conto che avrei dovuto saperlo meglio…”

E non è forse così? S’inizia quando non ci si sente più a nostro agio con noi stesse. E si continua. E quando ci si rende conto di tutto quello che abbiamo distrutto, ci si chiede come abbiamo fatto a non rendercene conto fin dall’inizio. Questo non è quello che le ragazze “pro-ana” tanto decantano come “delirio d’onnipotenza”… questo è semplicemente delirio d’impotenza.

“…There are days when I'm OK / And for a moment, for a moment I find hope / But there are days when I'm not OK / And I need your help / So I'm letting go…”
“…Ci sono giorni in cui mi sento OK / e per un momento, per un momento trovo la speranza / Ma ci sono giorni in cui non mi sento affatto OK / e ho bisogno del vostro aiuto / per non lasciarmi andare…”

Non è così per tutte la strada del ricovero? Ci sono giorni in cui si sta meglio, giorni in cui camminare per questa via sembra più semplice, giorni in cui ci sembra di riuscire a vedere la luce, e altri giorni in cui ci sentiamo nuovamente risucchiate dalle tenebre dell’anoressia. Ed è proprio in questi momenti che, come dice la canzone, dobbiamo sostenerci a vicenda… per non lasciarci andare.

…You should know you're not on your own / These secrets are walls that keep us alone / I don't know when but I know now / Together we'll make it through somehow…”
“…Devi sapere che non sei sola / Questi segreti sono mura che ci isolano lasciandoci da sole / Io non so quando, ma lo so con certezza / Insieme possiamo andare avanti in un modo o nell’altro…”

E queste sono le parole che vorrei rivolgere a tutte voi, ragazze. Non siete sole. Io sono qui. Noi tutte siamo qui. Forse non sarà oggi, nè domani, nè tra un anno… ma possiamo continuare a camminare. E, insieme, possiamo farcela.

“…I need you to know / I'm not through the night / Some days I'm still fighting to walk towards the light / I need you to know / That we'll be OK / Together we can make it through another day…”
“…Voglio che voi sappiate / che non sto più nelle tenebre / ogni giorno combatto per camminare verso la luce / Voglio che voi sappiate / che andrà tutto bene / Insieme possiamo andare avanti almeno per un altro giorno…”

Che sono le parole che auguro a tutte di riuscire a pronunciare, prima o poi. Sì, ragazze, insieme possiamo riuscire ad andare avanti almeno per un altro giorno. E per un altro ancora. E per tutti quelli a venire.

Questa, in conclusione, non mi sembra per niente una canzone “pro-ana”! E se queste ragazze la vedono come tale… bè, Sucperchick, vi chiedo scusa anche a nome loro… del resto, è noto che la malnutrizione altera i circuiti neuronali causa carenza di serotonina, quindi… SCUSATE!!

Del resto, ci vuole un ENORME “COURAGE” per intraprendere la strada del ricovero e continuare a percorrerla giorno dopo giorno… perciò, questa canzone non può in alcun modo essere “pro-ana”! ^___^
 
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