Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.
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martedì 27 luglio 2010

Un messaggio positivo

Sono veramente convinta che leggere parole positive serva a rinsaldare l’autostima, e questo vale per chiunque e per qualsiasi cosa. A maggior ragione per le ragazze con disturbi alimentari.

Perciò, ecco quello che ho fatto ieri. Causa turno di guardia, sono dovuta rimanere in ospedale tutto il giorno. Dunque ad un certo punto, durante la pausa-pranzo, è stato necessario che usassi il gabinetto di facoltà. Ed ho avuto l’idea di lasciare attaccato al porta-salviette vicino al lavandino un Post-It su cui ho scritto: “Non importa come si colpisce, ma come si reagisce ai colpi della vita!!”, a cui ho aggiunto ovviamente l’URL di questo blog.


(click sull'immagine per ingrandire)














Ho deciso che, da oggi in poi, quando esco di casa metterò sempre in borsa un pacchetto di Post-It, nel caso possa trovarmi da qualche parte in cui poter lasciare un messaggio positivo per chiunque possa trovarlo. Chissà, forse qualcuna leggerà il Post-It che ho lasciato nel bagno della facoltà, e le strapperà un sorriso.

Tutte – con disturbi alimentari o meno – abbiamo bisogno di messaggi positivi per illuminarci la giornata…

P.S.= In Agosto l'Internet Point che abitualmente uso per andare su Internet sarà chiuso per ferie... Non so se, quando e con quale frequenza riuscirò a postare... Cercherò comunque di farlo ogni qualvolta mi sarà possibile, promesso!

mercoledì 24 dicembre 2008

Buon Natale!!

Ecco, è praticamente arrivato uno di quei giorni che la maggior parte di noi odia a morte: il Natale.

Un giorno in cui tipicamente ci si focalizza sul cibo, sulla famiglia, sui regali. Già con questo è detto abbastanza.

Ecco quello che scrissi diversi anni fa il giorno della vigilia:

"È il peggior giorno di questo dannato mese. La vigilia di Natale. E sono ancora qui.
Lo so che per la gente il Natale è un giorno pieno di gioia, amore, felicità e compagnia bella… ma io lo odio. È un giorno terribile e maledettamente ansiogeno. Tutti intorno alla tavola, con quel dannato panettone che non ho alcuna intenzione di mangiare. E loro che mi guarderanno come se fossi semplicemente… sbagliata. Non voglio celebrare questo Natale. Non ho un cazzo da celebrare. Non voglio ricevere regali, non li merito. Non voglio mangiare il panettone solo per renderli felici… perché questo non rende felice me. Non voglio mettere su la mia maschera con quello stupido sorriso appiccicato sopra come faccio ogni dannato giorno. Come sto facendo oggi. Vorrei solo chiudermi a chiave in camera ed alzare la musica a tutto volume cosicché nessuno possa sentirmi quando mi metterò a gridare. E mi fa rabbia sapere che non farò niente del genere. Che riindosserò la mia maschera, l’unica che può aiutarmi a trascinarmi per un’altra giornata, e fingerò di essere felice, così loro non si preoccuperanno. Chi se ne frega di come mi sento davvero. Ma mi urta, ‘sta maledetta festa. Mi urta un casino."


Questo solo per farvi capire che so benissimo cosa si prova e come ci si sente in situazioni del genere. Tuttora ammetto di non essermi completamente staccata da questa visione.

Ma proviamo a vedere quali sono gli aspetti positivi della giornata, senza concentrarci su quelli negativi. Innanzitutto pensate che il Natale è un giorno in cui tipicamente ci si scambiano doni: potrebbe essere dunque l’occasione per fare un regalo a voi stesse. Qualsiasi cosa desideriate, lasciando almeno per oggi da parte quel martellante pensiero che vi dice che ne siete indegne, che non meritate regali… perché in realtà nessuno li merita più di voi. Anche solo per la forza che dimostrate cercando di affrontare questa giornata con positività.

Se temete di mangiare troppo o troppo poco in questa giornata, se vi dà fastidio l’idea che possiate essere osservate o monitorate, provate a fare un piccolo piano alimentare equilibrato prima ancora che il pasto sia iniziato, e tentate poi di attenervici. E se non ci riuscite, non siate severe con voi stesse, non odiatevi e non punitevi: in una vita, un giorno, cosa volete che sia? Lasciate che passi, metteteci una pietra sopra cercando di non angosciarvi, e da domani riprenderete a mangiare regolarmente. Non cambia niente.

Perciò adesso respirate profondamente, chiudete gli occhi, e ripetete a voi stesse che siete forti abbastanza per affrontare anche questa giornata, e che in fin dei conti non è altro che un giorno. E, quando sederete a tavola, ignorate gli sguardi altrui e mangiate per nutrirvi. Semplicemente. Non abbuffatevi. Non restringete. Non temete che la situazione possa sfuggirvi di mano. Provate a stare tranquille. E ricordate: non siete sole.

Ci sono un sacco di ragazze, una marea di donne, un mucchio di persone che oggi stanno provando esattamente ciò che state provando voi. Tante persone che stanno provando ansia, paura, che hanno voglia di piangere, di nascondersi, di rifugiarsi sotto le coperte. Ma pure tante persone che stanno lottando per affrontare questa difficile giornata nel migliore ei modi: e voi potete essere tra queste. Basta solo che lo vogliate.

So che il Natale può essere veramente ansiogeno. Ma se provate a guardare il bicchiere mezzo pieno anziché quello mezzo vuoto, vi accorgerete che è possibile anche trovare del bello in questo giorno e riuscire a fare anche solo un piccolo sorriso. Certo, lo so che è più facile a dirsi che a farsi. Perciò incoraggiatevi ad avere cura di voi stesse. Cercate di essere felici per voi stesse, e non per la gente che vi circonda. Semplicemente, cercate di estrapolare da questa giornata il meglio che può darvi.

Individuate quelle piccole cose che possono rendere il Natale una giornata degna d’essere vissuta. In fin dei conti, il Natale è una festa che vuol richiamare gioia, non tristezza. Provate anche a fare questo: scrivete qualche frase positiva su dei Post-It e poi infilateli nelle tasche dei pantaloni. Scrivete qualcosa che possa darvi un rinforzo positivo. E poi tirateli fuori e leggeteli quando sentite che si fa particolarmente dura, che proprio non ce la fate più, che state per avere comportamenti alimentari errati o semplicemente state per scoppiare a piangere. Leggete quelle frasi se vi capiterà d’inciampare. E non dimenticate che questo è un giorno particolarmente impegnativo, e che quindi dovrete avere una grande pazienza ed essere particolarmente gentili con voi stesse. Perché voi meritate davvero il Natale più felice che possa esserci.

Domani vi penserò per tutto il giorno, cercherò di mandarvi vibrazioni positive, e spero che questo Natale riuscirà a strapparvi almeno un sorriso.

Buon Natale a tutte!!

martedì 7 ottobre 2008

Specchio, specchio...

Buongiorno a tutte! Spero che questo post vi trovi tutte pronte ad affrontare questa nuova settimana con grinta ed energia…

Voglio proporvi un qualcosa che magari potrà sembrarvi un’idea piuttosto banale o uno stupido trucchetto, ma posso assicurarvi che io l’ho trovato estremamente utile e positivo.

Provate a scrivere uno o più pensieri positivi su dei foglietti colorati, ed applicateli sul vostro specchio. Quello specchio tanto amato-odiato, quello specchio che vi rimanda un riflesso diverso da quello che vorreste, un riflesso che vi fa sentire inadeguate, quello specchio che vi mette in ansia, quello specchio che vi fa piangere o vi fa sentire in colpa, quello specchio che sembra evidenziare i vostri riflessi, quello specchio a cui – nella bolla della favola finta costruita – magari ancora chiedete con apprensione “Specchio specchio delle mie brame, chi è la più magra del reame?”… quello specchio che si rivela sempre un’arma a doppio taglio. Ma le armi si possono neutralizzare, no?! E allora forse questo potrebbe essere il primo passo per provare a disinnescare la bomba. Se applicate foglietti con frasi positive sullo specchio, ogni qualvolta vi rifletterete e inizierete inevitabilmente a pensare cose negative su voi stesse, potrete distogliere l’attenzione da esse iniziando a leggere i vostri appunti. Leggerete quelle frasi, e vi ricorderete qual è il vostro obiettivo e quanto realmente valete, al di là delle apparenze. Così, ogni volta che durante il giorno vi specchierete, leggerete parole positive e propositive. E vedrete che, a poco a poco, esse inizieranno a permeare sotto la vostra pelle. E inizierete a sentirvi diverse quando vi guarderete allo specchio.

Provateci!

Queste sono le frasi positive che ho appeso al MIO specchio del bagno. È incredibile quanto un piccolo costante rinforzo positivo sia in grado di fare…














È una delle mie frasi positive preferite, perciò ho bisogno di leggerla ogni giorno: mi fa sentire che se ho la forza di continuare a camminare su questa strada, potrò davvero arrivare alla luce.














Una ragione in più per essere una fan di Valentina Vezzali… E’ una frase veramente bellissima. Quando l’ho sentita per la prima volta (l’11 Agosto) ha veramente smosso qualcosa dentro di me. E adesso è qui ogni giorno, mi parla dallo specchio, e continua a smuovere la forza di reagire anche nei momenti più difficili.

lunedì 29 settembre 2008

A proposito...

… di quello che ho postato ieri mattina.

La ragione per cui l’ho fatto, fondamentalmente, è perché volevo voi sapeste che non siete sole. Che so come ci si sente perché ci sono passata anch’io… e a volte ci passo tuttora. Lo so che ferisce… lo so che fa pensare di essere matte… lo so che fa venir voglia di urlare anche se poi restiamo in silenzio… lo so che fa star male… lo so che fa venire voglia di piangere… ma dentro di voi c’è la forza per uscirne. Se lo volete veramente, c’è sempre una via d’uscita. E spero, anche se in piccolissima parte, di aiutarvi a trovarla con le mie parole. Con le parole del mio post di ieri.

Perché la ragazza che circa tre anni fa scrisse quelle parole, era decisamente sprofondata in un buco nero… e nessuno poteva lanciarle una corda, perché lei era troppo debole per issarsi. E nessuno poteva allungarle una mano, perché loro non erano forti abbastanza da tirarla su. E, soprattutto, in nessun modo poteva essere fatto qualcosa per farla uscire, perché lei per prima non era del tutto sicura di volerne uscire. Paradossalmente, anche se quel buco era nero e scomodo e freddo, era l’unica cosa che conosceva, l’unica cosa che le era familiare, che le dava sicurezza. Perciò, in fin dei conti, uscirne la terrorizzava. Così quella ragazza trascorreva la giornata in quel buco, studiava in quel buco, restringeva in quel buco, faceva sport in quel buco… viveva in quel buco. E in quel buco soffriva quando gli altri la guardavano con aria preoccupata senza sapere cosa fare per lei. E in quel buco si sentiva in colpa per tutto quello che poteva sentirsi in colpa e soprattutto per non avere la forza di cambiare la situazione.

Non sono arrivati angeli. Non ci sono stati miracoli. Tutto solo un lavoro di unghie e di denti. Unghie che si sono spezzate, e conseguenti ricadute verso il fondo, e poi di nuovo verso l’alto, un’arrampicata che sto ancora compiendo. E adesso che non sono più così sul fondo, comincio ad intravedere raggi di luce. Non è rapido, non è facile, non è indolore. Si tratta di fare una scelta e di mettere tutta la propria determinazione per seguirla fino in fondo. Si tratta di trovare i mezzi giusti e di usarli: mezzi che sono dentro ognuna di voi, basta solo cercarli. La rabbia c’è sempre, ma possiamo decidere come usarla: rivolgendola contro noi stesse e proseguendo un’infinita opera di decostruzione-ricostruzione-decostruzione, oppure buttandola all’esterno e trasformandola in determinazione e forza per proseguire l’arrampicata.

Era tutto nelle mani di quella ragazza. Gli altri potevano farle di contorno, ma solo lei poteva decidere per la sua vita. Doveva usare ogni mezzo, dare fondo a tutta se stessa. Tutta la sua rabbia, la sua determinazione, la sua disperazione, la sua onestà, la sua sopportazione, la sua capacità di reagire, la sua volontà, la sua forza. Dopotutto, quel buco era veramente molto profondo.

Perciò, adesso che riesco a vedere raggi di luce, continuo a mettercela tutta per raggiungere la cima. Fallirò? Cadrò nuovamente verso il basso? O riuscirò ad uscirne una volta per tutte? Sicuramente, continuo la mia battaglia infinita. E, si sa, di questo sono convinta, combattere è già una vittoria.

Un abbraccio forte forte a tutte quante…

domenica 28 settembre 2008

Neverending battle

Ho scritto questo – Neverending Battle – circa tre anni fa. Un momento in cui stavo cercando una via d’uscita… in cui stavo sperando in una via d’uscita. In realtà, tuttora non credo di aver trovato una totale via d’uscita – perciò penso che il titolo di queste mie righe sia stato particolarmente centrato – ma sicuramente questo è stato uno dei primi passi verso un’onesta ed oggettiva comprensione di me stessa e di quello che stavo attraversando… di quello che, immagino, molte di voi stiano adesso attraversando…

La versione originale è quella in Inglese, ma aggiungo una traduzione per chi non lo “mastica”. Preferibilmente omettibile se siete ferrate.

Softly falling like the rain
No one hears or sees my pain…
Will I gain, oh will I gain
As I’m losing?

Echoes in this hollow cave
Don’t allow me to be brave…
I’m a slave, oh I’m a slave
As I’m falling.

In this contest with my mind
I often seek and do not find…
Could it be that I am blind
As I’m losing?

What a sad and lonely tale
Never ever can I fail…
But it is all to no avail
As I’m falling.

I tell myself I will not cry,
Ask and ask why, why, why…
So many must be stronger than I
As I’m losing.

Strange for those who do not know
I try hard not to let it show…
But sometimes days, they are slow
As I’m falling.

Must be pretty, must be smart
Must look like a work of art…
You cannot stop once you start
As I’m losing.

I am empty like a bowl;
It is hard to feel whole…
And it is all about control
As I’m falling.

I know that bowl must be filled
And eaten, yes, never spilled…
I must try; I must build
As I’m losing.

Tell me how I got this way
Counting, nervous every day…
I don’t know, but I can fight again
As I’m falling.

(Luglio 2005)


[Cadendo come la pioggia, morbidamente e senza rumore/nessuno sente o vede il mio dolore…/vincerò, oh, sarò vincente/visto che ora mi ritrovo con niente?/Eco in questa cava vuota/non mi permettono di essere coraggiosa…/sono una schiava, non c’è niente che ottengo/visto che ora sto cadendo./In questa situazione, con la mia mente/spesso nascondo, e non trovo niente…/continuo ad andare avanti ciecamente/visto che ora mi ritrovo con niente?/Che storia triste e solitaria, si può dire/prima o poi potrò fallire/ma non c’è niente di cui dispongo/visto che ora sto cadendo./Mi dico che non piangerò/e mi chiedo perché, perché, perché ma non so…/perché tutti riescano a vivere coraggiosamente/visto che ora mi ritrovo con niente./E’ strano per quelli che non lo sanno/ed io faccio di tutto per non mostrarlo…/Ma qualche volta il giorno trascorre lento/visto che ora sto cadendo./Dovrei essere carina, dovrei essere un tesoro/dovrei sembrare un capolavoro…/Una volta iniziato non ci si ferma veramente/visto che ora mi ritrovo con niente./Sono vuota come un abisso/e intorno a me non c’è un punto fisso…/Volevo il controllo ma non ho neanche quello/visto che ora sto cadendo./So che gli abissi possono essere riempiti/corpi non più odiati ma nutriti…/Devo provarci, costruire veramente/visto che ora mi ritrovo con niente./Dimmi come ho potuto fare tutto questo/contando nervosamente giorno dopo giorno, adesso…/non lo so, ma proverò a resistere lottando/visto che ora sto cadendo.]

venerdì 26 settembre 2008

Un passo dopo l'altro

Ogni mattina, quando mi sveglio, mi chiedo come sia possibile che io sia arrivata dove mi trovo adesso. E poi penso a tutta la fatica che ho fatto e che ancora sto facendo, a tutte le battaglie che ho combattuto e al terreno su cui sto ancora lottando, e cerco di non scoraggiarmi pensando che a poco a poco le cose possono cambiare e che sono solo io l’artefice che ho la vita tra le mie mani: sarà come me la costruirò. La luce non riempie ancora la mia vita, ma sicuramente non tengo più gli occhi chiusi. Diciamo che sono in penombra. È un modo per cominciare.

Tutte le battaglie che ho combattuto sono servite per rendermi più forte. Può sembrare una frase fatta, eppure mai come adesso mi accorgo che è assolutamente vera. E per ogni goccia di forza che ho guadagnato, ho gettato le fondamenta su cui costruire la mia salute, la mia felicità… la mia vita.

La cosa più difficile davvero è aprire gli occhi. Smetterla di vedere soltanto quello che si vuole vedere ed iniziare ad osservare invece in maniera oggettiva. Riconoscere i nostri veri problemi e non nascondercisi dietro, usandoli come scudo, ma affrontandoli. Essere oneste con noi stesse su quello che siamo e su quello che vorremo essere.

Certo, a questo punto voi potrete dirmi: “Bene, e allora io voglio veramente essere magra, o più magra, o più carina, etc…”… ma ricordatevi di una cosa: voi desiderate questo solo perché siete convinte che ciò vi renderà felici. Ma in realtà non lo farà. O meglio, lo farà per un tempo ben breve… rendendo un inferno tutto il resto della vostra esistenza.

E, soprattutto, se desiderate una cosa del genere, significa che vi state concentrando sul vostro corpo, ma non sulle vere voi stesse, sulle persone che siete realmente: il vostro carattere… la vostra anima… la vostra mente… comunque vogliate chiamarlo… la vostra vera essenza. Oh, certo, magari riuscirete davvero a diventare magre come desiderate, ma forse scoprirete che non è abbastanza, che non vi fa sentire come pensavate, che vi trovate sul filo di un rasoio, che è una conquista effimera. Sì, dimagrirete, ma nel farlo perderete voi stesse. O, forse, non vi troverete mai.

Volete davvero vivere il resto della vostra vita correndo dietro ad un’utopia? Un’utopia è un qualcosa che, per sua definizione, non si può mantenere tale in pianta stabile… e io l’ho capito con tutto il dolore di questo mondo.

Perciò cercate di capire quello che volete veramente, cercando dentro di voi… e portate fuori la vostra vera essenza…

E, ve lo prometto, sarete tutte BELLISSIME.

lunedì 22 settembre 2008

Inattesi rinforzi

Cercando alcune immagini su Photobucket, mi sono casualmente imbattuta nelle fotografie di alcuni articoli di giornale. La didascalia diceva che si tratta di immagini tratte dalla rivista “Right”, che in ogni numero realizza una lista chiamata “right list”: 12 punti che dicono quello che è giusto, quello che è “right”. Nel numero fotografato, la lista in questione è titolata “12 things in life never to take for granted”.














Mi è piaciuta molto questa lista, ma è stato soprattutto il punto n°4 che mi ha fatto sorridere:














Cosa ne pensate?

Volevo condividerlo con voi, perché è bello sapere che ci sono riviste che danno rinforzi positivi, per quanto piccoli possano essere…

sabato 20 settembre 2008

Possibile

Volevo condividere con voi qualcosa che ho scritto alcuni giorni fa. Consideratelo una sorta di… mantra. Una specie di dichiarazione. Un qualcosa che vi dico con tutta convinzione e che spero possiate tenere nel cuore.

Il ricovero è possibile.
Anche se scegliere di ricoverarsi in una clinica specializzata per DCA oppure scegliere di fare dei colloqui con uno psicoterapeuta, oppure decidere di mettersi nelle mani di una dietista, o scegliere di affrontare un disturbo alimentare da sola (qualsiasi cosa voi intendiate per “ricovero”) può far paura, è possibile. Non è una garanzia. È una possibilità. Non è semplice. Affatto. Anzi, è difficile, e talvolta sembra davvero impossibile. Non è un qualcosa di rapido, una corsa di 100 metri in discesa. Al contrario, è una lunga maratona, una corsa in salita con tante curve e strade senza uscita… strade che non sapete imboccare perché non riuscite a vedere dove si trovano. Il ricovero non è uguale per tutte. Non è sempre un processo felice. Non è sempre un processo triste. È un processo che vi rende forti. Che vi fornisce armi per combattere al meglio i disturbi alimentari. Non insegna a compiacere gli altri. Non riguarda gli altri. È un qualcosa che riguarda unicamente VOI. Non riguarda la perfezione. Riguarda le emozioni. Riguarda l’onestà nel leggersi dentro. Riguarda l’autostima e la scoperta di se stesse. Non riguarda ciò che non avete, ma come potete usare al meglio ciò che avete. Non riguarda il nascondere. Riguarda il rivelare e il capire, il rielaborare tutti i vissuti. Non si tratta di un qualcosa che dura un paio di mesi e poi ogni disturbo alimentare sarà risolto. Il ricovero non è una bacchetta magica, i prodigi non esistono. Si tratta di una qualcosa che va avanti per tutta la vita, che passo dopo passo può accompagnarvi nella scoperta di voi stesse e di ciò che può rendervi veramente felici. Non riguarda l’aspetto fisico o quello che si può vedere dal difuori. Riguarda quello che c’è dentro ognuna di voi. Non è una follia. Se solo lo volete, è assolutamente realtà.
Il ricovero è possibile.

Quando l’ho riletto per la prima volta, dopo averlo scritto, ho sentito ogni parola. E quando l’ho riletto di nuovo, stamattina, le ho sentite ancora di più. Penso che rileggere questo “mantra” possa essere un buon modo per continuare a vedere le cose nella giusta prospettiva.

Spero che trascorriate delle belle giornate. Siete costantemente nei miei pensieri.

mercoledì 17 settembre 2008

Messaggi positivi

Il paesetto in cui abito è attraversato da un fiume, che è costeggiato su entrambe le sponde da due viali alberati dove la gente va spesso a fare passeggiate o a fare jogging. In effetti questi due viali sono bellissimi, soprattutto adesso che arriva l'autunno, quando un letto di foglie gialle-arancio-rosse ricopre la strada. Vado spesso a passeggiare lungo il viale che si trova dalla “mia” sponda del fiume, perciò mi capita sempre di vedere persone (soprattutto ragazze e donne) che vengono a fare jogging qui, quindi mi è sembrato un buon posto per condividere alcune note positive…

Ieri pomeriggio, dunque, sono andata a fare una passeggiata lungo l’argine portandomi dietro un Post-It su cui avevo già scritto qualcosa, ovvero: “La bellezza non è quella che si vede, è quella che si sente: sei come sei, e non c’è niente di meglio al mondo”. A cui ho aggiunto l’indirizzo di questo mio blog.
Ho attaccato questo Post-It su un albero con una piccola puntina (era davvero molto piccola e non credo che l’albero abbia sentito male), e poi ho continuato la mia passeggiata.


























Quando sono tornata indietro, ho visto che c’era una ragazza in tenuta da jogging che stava correndo in direzione opposta alla mia e che di lì a poco sarebbe passata davanti a quell’albero.

Sono tornata a casa sentendomi bene.

martedì 16 settembre 2008

Combattere la giusta battaglia

In certi momenti è difficile capire quello che si vuole. Si ha paura a lasciarsi il passato alle spalle, anche se doloroso, perché rappresenta comunque un vissuto noto e quindi rassicurante rispetto alle incognite che il futuro ci pone davanti. È questo il momento più critico, il momento in cui rischiamo maggiormente di compiere degli errori, rincorrendo qualcosa di sbagliato che non potrà mai farci ottenere ciò che promette.

Perciò, anche quando è più difficile – proprio quando è più difficile – c’è solo una cosa da fare: cercare di tenere gli occhi aperti e i piedi piantati per terra. Ricordatevi di tener duro e di continuare sempre a combattere la giusta battaglia, nella consapevolezza che tutte possiamo compiere degli errori, ma che anche questo è importante per imparare a non ripeterli.

Provate perciò a riempire il vuoto a scacciare il buio, e a cercare sempre la strada della luce. La vita non è una corsa di 100 metri, ma una lunga maratona, e ogni mattina bisogna alzarsi da letto e partire di nuovo e cercare di capire dov’è che possiamo andare, seguendo il richiamo del proprio desiderio. I disturbi alimentari, in fin dei conti, rappresentano un posto di blocco, un qualcosa in cui si rimane incastrate senza la possibilità di andare né avanti né indietro. Ma, ragazze, ricordatevi che per morire bisogna prima vivere. Perciò non smettete mai di cercare le ragioni per cui vale la pena farlo. E gridate, e arrabbiatevi, e piangete, e ridete, e correte, e fate tutto quello che potete per sentirvi vive. Ma non c’è fretta.

Non si può pretendere che la vita cambi dall’oggi al domani, ci vuole tanto lavoro, tanta fatica, e tanta pazienza. Quindi prendetevi tutto il tempo di cui avete bisogno e non preoccupatevi di niente. Non c’è montagna così alta da non poter essere scalata. E un giorno vi accorgerete di essere arrivate esattamente dove volevate.

Spero che stiate trascorrendo dei giorni tranquilli (e, se non è così, spero che lo saranno i prossimi) e non dimenticate che potete scrivermi ogni qualvolta lo desideriate.


P.S.= Volevo condividere con voi una cosa che mi ha resa molto felice: ieri sera ho ricevuto il premio "Blog vitaminico A.C.E.”, che è una targa, un riconoscimento di stima e apprezzamento per lo stile, la grafica, i contenuti e l'energia che il premiato trasmette con il suo blog. Mi è stato conferito da una meravigliosa blogger che mi ha fatto il più bello ed insapettato regalo che io abbia mai ricevuto... Perciò: GRAZIE MILLE JESSICA!!!

E voglio ricambiare, perchè anche il suo blog merita davvero un'occhiata attenta: questa ragazza scrive davvero benissimo!
Intanto, vi linko il post del premio in questione sul suo blog...

Blog vitaminico A.C.E.

lunedì 15 settembre 2008

Validazione

Stavo pensando a quello che mi fu detto una volta, da una terapeuta, durante il mio primo ricovero. Mi disse che non ero capace di validare i miei sentimenti.

Validare significa, come probabilmente già saprete, darsi il diritto di provare determinati sentimenti, determinati bisogni, darsi il diritto di fare determinate cose, ritenersi all’altezza di provare certe sensazioni.

Penso che la maggior parte delle persone che hanno un disturbo alimentare cerchino la validazione da parte degli altri. Aspettano cioè che siano gli altri a dirgli se possono o meno sentirsi in un certo modo, concedersi certe cose, come se la loro propria opinione non fosse abbastanza. E, in fin dei conti, è esattamente quello che facciamo: cerchiamo di essere quello che gli altri vorrebbero noi fossimo, tentando così di apparire gradite agli occhi altrui. E soltanto nel momento in cui riceviamo rassicurazioni o complimenti dagli altri, sentiamo di aver fatto un buon lavoro, come se il nostro proprio riconoscimento non fosse sufficiente. Cerchiamo dagli altri quelle conferme e quell’approvazione che non siamo autonomamente in grado di darci.

Il fatto è che le cose possono diventare incredibilmente dure e complicate se facciamo tutto per gli altri senza badare a validare noi stesse: si può finire per fare cose che non vogliamo fare affatto, accumulando così rabbia e frustrazione, solo perché gli altri si aspettano che noi le facciamo. Allora, ricordate questo: la cosa PIU’ IMPORTANTE è quel che VOI pensate, e come VOI vi sentite.

In ogni caso, per quanto mi riguarda, ho cercato di trovare un adeguato compromesso. Credo che, in fin dei conti, valga la pena di fare un tentativo; so che siamo tutte diverse e quindi non è assolutamente detto che possa funzionare per ciascuna di voi, ma certamente può essere una spinta, un primo passo, e può darvi rinforzi positivi.

Personalmente, ho pensato spesso a questa mia ricerca di validazione da parte degli altri, così mi sono accorta di una cosa: nella maggior parte dei casi, qualsiasi cosa io faccia, non è importante quanto pensi di averla fatta bene, non è importante quanto pensi di essere riuscita ad arrivare fino in fondo, non è importante quanto ci tengo, non è importante quanto impegno ci metto… m’importa solo di quello che ne pensano gli altri una volta che l’ho fatta. Ed agisco di conseguenza cercando la loro validazione. Perché io ho quest’anima un po’ da crocerossina, spesso vivo in funzione del riuscire a far felici gli altri. Vorrei essere la migliore. Sono una perfezionista estrema. E so che molte di noi lo sono.

Perciò, ecco qua. Una piccola idea che mi è venuta, e che potrebbe essere d’aiuto…
So che potrà suonare veramente strano, forse anche un po’ stupido, ma provate per alcuni minuti a pensare a voi stesse come se foste delle persone multiple ogni qualvolta sentite il desiderio di fare qualcosa che necessita di una validazione. Scrivete le vostre multiple voi stesse, se può aiutarvi (così potrete vederle più chiaramente, e non ne dimenticherete nessuna!).

Per esempio, per quanto mi riguarda, potrei scrivere:

Io la Ragazza
Io la Figlia
Io la Sorella
Io l’Amica
Io la Cosplayer
Io la Studentessa
Io la Karateka
Etc…


Cercate di trovare tutto quello che potete essere, e separate le varie personalità. Lasciatele divise e diventate più di un’entità. Poi andate a considerarle ciascuna singolarmente. E provate a pensare a cosa ne penserebbero loro della cosa che state per fare, o dell’emozione che sentite di provare. Cosa ne penserebbe Io l’Amica? Cosa ne penserebbe Io la Studentessa? Etc… E’ un po’ come se la validazione venisse da qualcun altro… anche se in realtà sta comunque venendo da voi stesse, perché quei frammenti non sono altro che parti di voi. E, credetemi,VOI siete l’essenza delle vostre validazioni, perciò è ovvio e naturale che la vostra opinione sia, alla fine, la più importante.

Può sembrare sciocco, eppure è una cosa diversa dal semplice pensare “Sì, penso di aver fatto bene”, dacché in realtà il soggetto di “penso” è “io”, e in noi c’è l’implicita convinzione di non valere abbastanza da poter dare un giudizio di questo tipo. Perciò, rendendo l’ “io” delle personalità multiple, in alcuni casi potreste sentirvi meglio. Nella peggiore delle ipotesi, potrebbe essere un buon modo per fare pratica e per cercare di distaccarsi dall’opinione altrui… pur restandone, in un certo senso, aderenti. E facendo questo, potreste cominciare ad apprezzarvi di più, e ad accettare meglio quelli che sono i vostri pensieri o le vostre opinioni, senza affannarvi a respingerli sono perché “agli altri potrebbero non piacere” o perché “gli altri non si aspetterebbero mai pensieri del genere da parte mia”. Autostima, ragazze!! Più facile a dirsi che a farsi, lo so…
… ma un tentativo vale sempre la pena, no?! Non si può mai sapere quanta strada potremmo percorrere se riusciamo a fare il primo passo…

In bocca al lupo a tutte quante!
 
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