Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.
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venerdì 26 dicembre 2014

...2015, you're welcome! [2^ parte]

(...continua)

Giugno 2014. Soundtrack: “Best Years Of Our Lives”. In Giugno io ed il mio migliore amico Alex abbiamo deciso di intraprendere 2 strade completamente differenti, sia da un punto di vista professionale che personale, per cui abbiamo dovuto separarci. Abbiamo scelto di troncare, perché sapevamo bene entrambi che, se anche all’inizio avesse fatto un male boia, alla lunga sarebbe stata la scelta migliore per tutti e 2. Abituati com’eravamo a vivere come fratelli, per me è stata una separazione lacerante. Come se mi avessero staccato un braccio e una gamba. Solo che io dovevo continuare ad andare avanti, e a fare tutto quello che facevo come se niente fosse stato, ma con un braccio ed una gamba in meno. In realtà non lo so descrivere quello che ho provato, perché è come quando si dice “non ho parole” – e quando ci si accorge che non ne abbiamo veramente. Ché non è solo una frase fatta, è esattamente così. Non è che non ho parole, è che semplicemente non esistono parole per tirare fuori quello che ho dentro. Non esiste decodifica verbale di questi sentimenti. Come quando ci siamo conosciuti al 3° anno. Come adesso. Come sempre. Come per sempre. Perché posso fare tabula rasa di tutto e di tutti, ma il ricordo di tutto ciò che abbiamo vissuto insieme, le emozioni, quelle di cancellarle non c’è proprio verso. Per quanto ci provi, restano sempre lì. Più le cancello, più mi restano dentro. E ora mi tengo dentro solo il vuoto che di lui mi resta.

Io lo so che alla fine i momenti difficili passeranno, e il sole tornerà a splendere. Io lo so che Alex sarà sereno, ed avrà la vita che desidera. Che sembra tanto fiera della frase fatta, ma è la verità. Lo so per certo, perché ad una persona speciale come lui non può che andare tutto bene. Sii felice, Alex, te lo ordino. Perché meriti veramente tutto il meglio, e so che lo avrai. Io? Io rimetterò insieme i cocci, ed andrò avanti, in qualche modo. Sono caduta fin troppe volte per non sapere che, in un modo o nell’altro, sono capace di rimettermi in piedi.

Una lettera, un video, le mie parole inadatte. Sono tutto quello che ho, ed è tutto per te, Alex. Io sono tutta per te. E tu sei tutto per me. Non ci risentiremo né ci rivedremo mai più, ce lo siamo promessi, ma sarà così per sempre. È per questo – lo so. È per questo che L., e tutte le altre, mi hanno sempre odiata anche senza neppure conoscermi. È per questo che sono sempre state gelose di me anche se tra noi due non c’è mai stato niente. Ed è per questo che io, in fondo, non sono mai stata veramente invidiosa di loro, mai davvero gelosa. Perché avrei dovuto esserlo, del resto? Tu eri già mio. Perché è così. Sarò sempre io tua e tu mio.

Lo so. Perché quando dai le cose in pasto agli altri, le cambiano, le sciupano, le immiseriscono.
“Non lo diciamo mai a nessuno, promettimelo”.
“Cosa? Cosa non dobbiamo dire a nessuno?”.
“Il bene che ci vogliamo. Che ci vogliamo un bene così”.
“Promesso”.

(Non è amicizia, e men che meno amore. Un sentimento cui non so neanche attribuire un nome, ma più forte di entrambi. Infinitamente più forte.)  

Luglio 2014. Soundtrack: "Не Жалей" / “Don’t regret”. Luglio è stato un mese in rincorsa. Il contraccolpo di dover affrontare la mia quotidianità senza Alex è stato particolarmente forte, ed ho risposto ammazzandomi di lavoro, e sperando che potesse essere una strategia di coping efficace. Perché avevo disperatamente bisogno di credere che sarei stata in grado di metterci sopra una pezza e andare avanti. Mi sentivo completamente persa. Peggio: senza sapere che direzione prendere, e come fare per andare avanti. Abbiamo scelto il minore dei mali, ma mi ha fatto comunque male; la consapevolezza razionale non mi ha protetta dalla tempesta emotiva. Non mi ricordo molto di Luglio, mi ricordo solo che ogni singolo giorno mi sono impegnata al massimo per non crollare. Ho lavorato come una disperata, pure coprendo turni altrui, e dalla mia maschera di medico superefficiente non è trapelato nulla. Non potevo permettermi di crollare, perché Alex non era più al mio fianco, e quindi non ci sarebbe stato nessuno a darmi una mano per ritirarmi su. E non ero sicura che ce l’avrei fatta a rialzarmi da sola. Di Luglio ricordo solo che ho cercato di non rimanerci sotto. Perché sarebbe stato un rischio che non potevo permettermi di correre. E un lusso che non potevo concedermi. Ce l’ho messa tutta per non cedere, perché sapevo che avrei fatto meglio a non cedere. Perché rimettere insieme i pezzi richiede mille volte il tempo che serve per crollare.  

Agosto 2014. In Agosto ho fatto il mio check-up annuale con la dietista che mi segue: il mio peso è più o meno costante da alcuni anni, e grazie all’ “equilibrio alimentare” che seguo cerco di mantenerlo tale. Perciò, allo stesso tempo, ho deciso di fare un check-up del blog, data la prossimità del suo 6° compleanno. Il mio blog, con le sue pubblicazioni settimanali, ha raggiunto i 315 lettori fissi. Sono arrivata a 125 followers su Twitter, e per quanto riguarda YouTube ci sono 563 iscritti al mio canale. La mia pagina DeviantArt, invece, ha toccato le 2566 visualizzazioni. Penso sia natura umana che cose del genere incentivino il mio ego (non che ce ne fosse bisogno, eh, era già abbastanza sviluppato di per sé…), ma più di ogni altra cosa sono felice di essere riuscita a raggiungere così tante persone. I commenti ai post e le e-mail che ricevo da voi, da chiunque stia combattendo contro un DCA, sono per me un incentivo a continuare ad impegnarmi in quello che sto facendo. Il più grande complimento che ho ricevuto è stato quello che mi ha inviato una di voi lettrici, scrivendomi che tutte le sere cena insieme a me: le riesce più facile seguire il suo “equilibrio alimentare” se mentre mangia legge i miei post e i miei tweet, o guarda i miei video. Non sono sicura che esista qualcosa che mi si possa dire, e che possa rendermi più felice di così. Il mio blog sta qui, ragazze, e non se ne andrà da nessuna parte. E la soundtrack del mese, perciò, la dedico a voi, perché è esattamente quello che vorrei dirvi: "Go".

Settembre 2014. Soundtrack: “Dangerous”. In Settembre io e justvicky abbiamo deciso di fare una mini-vacanza, ed in pochi giorni abbiamo toccato diverse città. Sono stati dei giorni veramente stupendi per me, una parentesi in cui respirare a pieni polmoni, e avrei voluto che potessero non finire, però so che dovevano finire. Tutte le cose belle finiscono prima o poi. Ed ho il sospetto che sia proprio questo a renderle tali. Il posto che mi è piaciuto di più tra tutti quelli che abbiamo visitato? Vediamo se indovinate…  

Ottobre 2014. Soundtrack: “Siamo Una Squadra Fortissimi”. In Ottobre ho ricevuto un incarico di lavoro inaspettato: si trattava di fare da medico per una squadra di calcio locale che milita in serie D. Niente di trascendente, per carità, ma a me piace molto il calcio, e dunque sono stata veramente contenta di poter entrare a far parte del team. Tra l’altro, mi sono trovata molto bene sin da subito sia con i giocatori, sia con il fisioterapista, sia con il Mister, sia con il Presidente per cui, anche se per ora l’accordo è che il mio contratto si chiuderà ad Aprile, quando finirà la stagione sportiva, incrocio le dita nella speranza che possa essermi rinnovato per la stagione sportiva 2015-2016… e, perché no, incrocio le dita affinché questa squadra possa risalire in serie C2 (anche se, nel caso, non potrò comunque vantarmi che è stato merito mio per aver posizionato particolarmente bene un Raucocel ad un giocatore, in seguito ad un contrasto subìto quando è stata battuta una punizione…)  

Novembre 2014. Soundtrack: “Down”. In Novembre ho origliato una conversazione tra i miei colleghi del 118/DEA, ed ho così amabilmente scoperto quel che si dice alle mie spalle. La cosa è partita dal primario (Dr. Vittorio C.), che ha detto che poiché io non sono entrata in scuola di specializzazione, non mi avrebbe rinnovato il contratto perché (le sue testuali parole) “chi non riesce ad entrare in scuola di specializzazione è un medico mediocre, e io non voglio medici mediocri nel mio DEA”. Okay, la cosa non mi ha fatto piacere, però ne capisco la logica di fondo: un primario deve tutelare l’azienda, e chiaramente chi fa una specializzazione ha una marcia in più di chi non la fa. Quindi, da un punto di vista prettamente utilitaristico, sebbene mi faccia tutt’altro che piacere, posso anche comprendere il suo ragionamento. Almeno ho saputo in anticipo (anche se in via ufficiosa) che il contratto che ho fino alla fine dell’anno non mi sarebbe stato rinnovato, e che avrei dovuto già darmi da fare per trovare altro. La cosa peggiore è stato il sentire quello che i miei colleghi dicevano alle mie spalle, non tanto sul versante professionale (su quello non avevano niente da ridire, in effetti), quanto piuttosto su quello personale. Non dico che consideravo quelle persone degli “amici”, ci mancherebbe, so bene che l’amicizia è ben altro, però eravamo comunque in buoni rapporti, e non pensavo di essere una tale pezza da piedi ai loro occhi. Che poi: ma il coraggio di venirmele a dire in faccia, certe cose, è chiedere troppo? Io credo che ognuno sia libero di pensare tutto quello che vuole su di me come persona, nel bene e nel male, altro ci mancherebbe!, e magari c’hanno pure ragione… però, almeno l’onestà intellettuale e i coglioni di venirmelo a dire face-to-face, credo che ci vorrebbero. Troppo facile tirare fuori le cose quando io non ci sono, e poi comportarsi come se nulla fosse, con la gentilezza consueta, davanti ai miei occhi. Mi sono consolata pensando che da Gennaio non dovrò più aver a che fare con coglioni del genere.  

Dicembre 2014. Soundtrack: “Better Days”. Ed eccomi qua, arrivata alla fine di quest’anno, chiudo il cerchio tornando ad inizio post. Non so cosa mi aspetta nel nuovo anno, e mi appresto ad affrontarlo con un misto di ansia e trepidazione. Recentemente ho letto una frase che recita: "Tomorrow may bring pain, but it cannot steal my joy." (“Il domani può arrecare dolore, ma non può rubare la mia gioia”.) Caro 2015, hai presente il 2014? Ecco, adesso tu cerca di fare un tantino meglio, okay? Voglio trovare un po’ di gioia, e voglio fare in modo che rimanga nella mia vita. Ce la metterò tutta, sai? Perciò, 2015, meglio che stai in guardia!  

P.S.= Buon anno nuovo a tutte, ragazze…!

venerdì 19 dicembre 2014

Goodbye 2014... [1^ parte]

Quando si arriva alla fine di un anno, le persone si dividono in 2 categorie: quelle che stilano i buoni propositi per l’anno nuovo, e quelle che si voltano indietro e danno un’occhiata all’anno appena trascorso per tirare le fila.

Personalmente, se mi mettessi a redigere una lista di buoni propositi, conoscendomi so benissimo che li mancherei completamente poiché li caricherei di aspettative eccessive. Tanto più che non riuscirei mai a tenerli a mente, per cui per ricordarmeli per ben 12 mesi, dovrei scrivermeli. E dovrei poi ricordarmi dove li ho scritti. No no, niente da fare, troppo complicato per me. Ergo, appartengo decisamente alla seconda categoria.

Il 2014 è stato un anno veramente tosto per me. Un alternarsi continuo di alti e bassi, cose positive e cose negative; è stato un anno strano, agrodolce, intenso, che mi ha comunque portato a costruire un altro pezzetto di me. Anche quest’anno ho percorso un pezzo della mia strada, ed ho cercato di mantenermi in carreggiata perché sapevo che la destinazione finale sarebbe stata comunque un nuovo inizio, ed un nuovo inizio conduce a nuove esperienze, e queste esperienze conducono a nuove destinazioni… e così via.

Gennaio 2014. Soundtrack: "You Can't Win". Gennaio è iniziato subito male. Per la serie "Se il buongiorno si vede dal mattino...", insomma. E' iniziato con diatribe infinite con il proprietario della casa in cui abito come affittuaria, perché si sa che insomma la crisi economica, la nuova tassazione, l'IMU, l'ICI, la TASI, il tram 14 che ha modificato l’itinerario e i nuovi cartoni animati di Spongebob, sarebbe stato opportuno che io pagassi di più. Dato il mio stipendio, pagare di più d'affitto significa rinunciare, a scelta, a: gas o luce o cibo o acqua calda (o acqua in toto). Ce n'è volute di riffe e di raffe per trovare un compromesso, non dico buono ma quantomeno accettabile.

E' proseguito con una serie di colloqui di lavoro andati uno peggio dell'altro. "Ha i capelli troppo lunghi, dottoressa, dovrebbe raccoglierli, sennò sembra sciatta". "Perché quella crocchia? Le dà un'aria troppo seriosa, meglio i capelli sciolti, fanno più informale, i pazienti si sentono meno in soggezione". "Noi cercavamo una persona che abbia un po' più di esperienza lavorativa, non qualcuno alle prime armi". "Lei è già troppo mirata sulla medicina d'urgenza, noi vorremmo qualcuno proprio appena fresco di studi per poterlo indirizzare". "Dovremmo poter lavorare con qualcuno in grado di darci continuità". "Facciamo solo contratti mensili, perché le esigenze variano". "Lei ha già fatto domanda per il lavoro XY, quindi non possiamo accettare la sua domanda per questo impiego". "Lei non ha fatto domanda per il lavoro XY, quindi non possiamo neanche accettare la sua domanda per questo impiego". Prima volta: "Se lei è il secondo pilota di un aereo, e vede che il capitano sta per fare una manovra che farà morire tutti i passeggeri, glielo dice?" "Certo che glielo dico! Diamine!" "Allora lei non è la persona giusta per noi, perché qui abbiamo bisogno di medici disposti a fidarsi ciecamente del primario senza metterlo costantemente in discussione". Seconda volta: "Se lei è il secondo pilota di un aereo, e vede che il capitano sta per fare una manovra che farà morire tutti i passeggeri, glielo dice?" "No no, il capitano è il capitano, ci mancherebbe!" "Allora lei non è la persona giusta per noi, perché qui abbiamo bisogno di medici svegli, che sanno ragionare con la propria testa". (Per inciso: qualcuno mi spiega qual è la risposta giusta a quella cazzo di domanda, allora??) Pace col cervello no, eh?!

Si è concluso con la bellezza di non una, non 2, non 3, bensì 4 multe. Un salasso, in pratica. E, indovinate un po'? Grazie anche all'affitto aumentato, non navigo certo nell'oro... Tra l'altro, tutte multe prese per la medesima infrazione, ripetuta. Perché io sono una tipina determinata, eh, quando penso di stare dalla parte della ragione, nessuno mi sposta dalla mia strada (ehm, Veggie... il termine tecnico è "essere una fava"). In ogni caso, tutta colpa delle segnaletiche stradali. Gli Autovelox indicati da dei cartelli apposti alcuni metri prima... ma dove?? La notte, poi, ma che c'è da indicare se la strada non è manco illuminata? Viviamo in un Paese ormai alla frutta, che pur di raggranellare qualche spicciolo (168 Euro a volta... spiccioli un corno!) specula su noi poveri cittadini imponendo limiti di velocità assurdamente bassi su raccordi che sembrano autostrade; siamo in un Paese che opprime i suoi cittadini, ne monitorizza la velocità degli spostamenti, li sottopone allo spietato giudizio della Polizia Municipale... accidenti!
In sintesi: e i soldi per pagarle chi me li dà?
Avevo pensato a 2 soluzioni: 1) Indire una misera colletta di 5 Euro/persona tra voi lettrici del blog, il che avrebbe risolto il problema in maniera rapida ed indolore. Del resto, ci sono persone che offrono l'8 per 1000 alla Chiesa Cattolica, quindi perché non una donazione in favore dell'admin di questo blog? 2) Alternativa meno onerosa per le singole lettrici, un po'meno rapida ed indolore, ma efficace al 100%: colpo di stato. Unire le nostre forze per sovvertire la legge, approfittandone anche per occultare le notifiche amministrative della sottoscritta. (Idea in grado peraltro di unire l'utile al dilettevole). E alla fine mi son dovuta ingegnare a trovare metodi più consoni alla società civile per pagare quelle stupidissime multe (avevo pensato infatti di andare a rubare un po' di portafogli in giro...)  

Febbraio 2014. Soundtrack:Another Day” (questa è per te, Cosi) / “A SimpleMotion” (e questa è per me, ovviamente… mi sono trattenuta dal mettere “Timber”, visto Cosi?!). In Febbraio io e Cosi abbiamo deciso di guardare insieme le stelle. Spalla contro spalla, lo sguardo rivolto a quel rettangolo di cielo. A vedere una notte trascorrere immemore del nostro essere lì, seduti, in silenzio. Può cambiare tutto in una notte e, allo stesso tempo, non cambiare niente? Solo io e Cosi, il cielo stellato, ed era abbastanza. Ed era tutto. Basta una mansarda, un cielo punteggiato di stelle, il gioco di luci del paese tra il buio sottostante, la mancanza di desideri da esprimere anche in presenza di stelle cadenti, perché come fai ad esprimere un desiderio se ti sembra che quel momento sia già perfetto così com’è? È stato un qualcosa di indescrivibile. E non mi sento di aggiungere altre parole. Solo: indescrivibile.

Ebbene, sapete cos’avevano detto gli altri ragazzi che fanno karate insieme a noi, quando avevamo ventilato l’ipotesi di andare a guardare le stelle? Che guardare le stelle è roba da coppiette, e noi non siamo una coppia. Ma che discorso è? Anche abbracciarsi è roba da coppiette, allora, eppure io a Cosi lo abbraccio. E lui mi abbraccia. E non c’è nulla di male, perché sappiamo noi che rapporto abbiamo e dove finisce. Eppure, seguendo l’illuminata visione degli altri ragazzi del karate, abbiamo appurato che nei rapporti d’amicizia: si può limonare duro e si rimane comunque amici, si può dormire insieme e si rimane comunque amici, si può fare sesso e ancora si rimane amici, ma NON si possono guardare le stelle insieme perché è roba da coppie, e non ci sono più le mezze stagioni (questa frase è un’evergreen).

Eppure io e Cosi le stelle insieme le abbiamo guardate ugualmente, alla faccia di tutti. Abbiamo cercato di scappare, e siamo finiti inevitabilmente per tornare al punto di partenza – anche se siamo entrambi così stupidamente orgogliosi che non lo ammetteremo mai. Può passare un giorno, un mese, un anno o una vita, tutto il tempo che si vuole, e siamo di nuovo lì, come se non fosse trascorso neanche un secondo, due poli uguali di calamite che inaspettatamente non si respingono. E io penso che, diamine, gli voglio davvero bene a questo ragazzo con cui sono cresciuta, a questo ragazzo con cui ho condiviso una fetta di vita. Che sono davvero felice che ci sia stato lui a guardare le stelle con me. Che non avrebbe potuto esserci nessun altro. Perché non sarebbe stato lo stesso. Non serviva nulla di più, non servivano spiegazioni od altro, è stato di una bellezza indescrivibile. E indescrivibile, forse, lo è anche la nostra amicizia.  

Marzo 2014. Soundtrack:Coffee And Cigarettes”. In Marzo ho ampliato la mia esperienza lavorativa alle sostituzioni di MMG (Medici di Medicina Generale... i medici di famiglia, per intendersi), ed ho scoperto che al confronto il 118 nelle giornate in cui si raccattano infartuati/shockati/incidentati/vivi per miracolo sono una vera passeggiata di salute. Negli ambulatori dei MMG ho imparato sulla mia pelle che i 3 punti-chiave che ti dicono a lezione di Semeiotica riguardo i pazienti sono assolutamente veri.

1) I pazienti mentono. Durante l'ambulatorio un paziente, rispondendo alle mie domande, ha volontariamente e spudoratamente omesso alcuni dati anamnestici di non scarso rilievo per farsi prescrivere un determinato farmaco.
2) I pazienti si documentano su Internet, e arrivano dal proprio medico con un'auto-diagnosi già fatta. Suddetto paziente si è presentato in ambulatorio con un'auto-diagnosi, sciorinandomi tutti i sintomi inerenti quella patologia come propri, e non in virtù del fatto che avesse veramente quella malattia o che anche lui avesse studiato Medicina, o si fosse documentato su PubMed o su qualche libro di medicina interna, ma semplicemente perché aveva cercato quello che gli interessava su Wikipedia. E Wikipedia 9 volte su 10 ci azzecca.
3) I pazienti modificano autonomamente dosaggi/tempistica/modalità d'assunzione della terapia, senza dire niente al proprio medico. Il paziente in questione non ha scagato manco di striscio quello che gli avevo detto a proposito del farmaco, e ne ha considerevolmente abusato creando nuove posologie di sua sponte. Morale della favola: la cosa è venuta fuori perché il paziente è tornato successivamente in ambulatorio stando peggio, è stata una botta di culo se non gli è successo nulla di veramente grave, ed io ho passato un brutto quarto d'ora.

E avanti in maniera del tutto simile per ogni singolo giorno di sostituzione, che facevo le X sui giorni del calendario aspettando con ansia la fine, proprio come quando ero una studentessa e aspettavo l'ultimo giorno di scuola con la stessa impazienza.  

Aprile 2014. Soundtrack:Count On Me”. In Aprile, io e il Dottor Tommaso B. (che è stato il mio primissimo tutor quando ho cominciato a fare tirocinio in Pronto Soccorso ed ero ancora al 4° anno di Medicina, e che è successivamente diventato un mio caro amico) ci siamo scambiati una serie di SMS che sono quanto di più meraviglioso possa esserci, per lo meno per quello che è il mio modo di concepire il lavoro di squadra nella professione medica, laddove invece purtroppo spesso e volentieri regna incontrastata la competitività, e dove tutti farebbero di tutto per mettere i bastoni tra le ruote. (Click sulle immagini per ingrandire.)


   

Maggio 2014. Soundtrack:Hall Of Fame”. In Maggio Manuel e Dino, due dei ragazzi del karate di cui sono allenatrice, si sono classificati rispettivamente 2° e 3° nella gara di kumite (= combattimento), del torneo che si è tenuto nella città di A. Sono due ragazzi che alleno da diversi anni, e non è la prima volta che vedo Manuel salire sul podio, mentre per Dino è stata la primissima, perciò non mi era mai capitato di averli entrambi sullo stesso podio contemporaneamente. Questo per me è stato un successo sotto ogni punto di vista, che mi ha fatto capire quanto questi ragazzi sono veramente in gamba, quanto mi posso aspettare da loro, e quanto ancora possono essere in grado di fare continuando a lavorare sodo; ma è stato un successo anche personale, perché mi ha fatto capire che come allenatrice ho lavorato bene, e che devo procedere in questa direzione. È stata una bella iniezione di fiducia… oltre che una coppa d’argento e una di bronzo per i “miei” ragazzi, nonché una coppa di riconoscimento anche a me come allenatrice, e neanche tutto questo è proprio da buttare via…! (continua...)

venerdì 28 novembre 2014

Sentirsi/essere "pronte"

Un post che ho recentemente letto nel blog di una ragazza Americana (che si firma Sarah Ravin) che soffre di DCA mi ha dato molto da pensare.
Questa ragazza infatti scrive:

[…] Come molte malattie psichiatriche, i disordini alimentari sono spesso caratterizzati da periodi di esacerbazione e periodi di remissione – una generale riacutizzazione e riduzione dei sintomi in maniera ciclica col passare del tempo. La sintomatologia può essere anche completamente regredita in un certo periodo della vita, ma la predisposizione ad adottare comportamenti alimentari erronei rimane per tutta la vita. Lo stress di qualsiasi tipo rappresenta un significativo detonatore per le ricadute del DCA. 
Tutte abbiamo dei momenti di particolare stress nella nostra vita. In parte lo stress è inevitabile, talvolta viene dall’esterno, talvolta siamo noi stesse che ci auto-stressiamo. Ovviamente non possiamo predire o controllare alcuni grossi stress della vita, come per esempio lo stress che può comparire a seguito della morte di una persona cara, o in caso di catastrofi naturali, etc. Ma possiamo comunque controllare parte dello stress della nostra vita: possiamo decidere come e quando fare dei cambiamenti nella nostra vita. […]
(mia traduzione) 

Io sono d’accordo con ciò che questa ragazza ha scritto. Ed è un qualcosa che gli altri non sono mai stati capaci di spiegarmi veramente quando ero nel pieno dell’anoressia.
Al termine del mio primo (e decisamente disastroso) ricovero in una clinica specializzata nel trattamento di DCA, quando ero ancora estremamente sottopeso e basilarmente con una mentalità ancora totalmente immersa nella malattia, venni incoraggiata a ritornare immediatamente a frequentare la scuola poiché, a detta degli altri, “mi avrebbe fatto bene ri-immergermi tra i miei coetanei e dedicarmi ai miei impegni scolastici per non rischiare di perdere l’anno”. Dopo circa tre settimane il preside mandò una lettera a casa chiedendo per me accertamenti medici visto che ero svenuta 3 volte a scuola nel giro di 20 giorni. (Abbastanza ironico, no?!)

Insomma, dopo aver comunque perso un anno di scuola, dopo aver fatto un secondo ricovero nello stesso centro, ed aver finalmente recuperato qualche chilo (pur restando comunque molto sottopeso), ritornai di nuovo a scuola, e poiché l’anno scolastico era già iniziato da un pezzo, m’impegnai con le unghie e con i denti per non perdere un secondo anno di scuola. Anziché cercare di consolidare i primi esitanti passi che avevo mosso sulla strada del ricovero, mi sottoposi ad un forte stress a causa della scuola. Stavolta fui più resistente, mesi anziché settimane, ma poi l’anoressia ebbe di nuovo la meglio su di me, ricominciai molto gradualmente a restringere l’alimentazione, e la malattia mi catturò di nuovo.

Ad ogni modo, dall’esterno la maggior parte della gente mi giudicava “pronta”. Il mio peso era un po’ risalito, e riuscivo sempre a conseguire dei discreti voti a scuola. Mi comportavo in maniera normale di fronte agli occhi di tutti, avevo ricominciato a fare karate, ero di nuovo in pista. Per lo più, io stessa pensavo di essere pronta. La pazienza non è la mia dote migliore – non lo è mai stata, temo non lo sarà mai.

Il problema ovviamente stava nel modo in cui io valutavo il mio “essere pronta”. Confrontando come stavo in quel periodo rispetto a come stavo quando ero nel pieno dell’anoressia ed avevo toccato il mio peso più basso in assoluto, sicuramente avevo fatto dei passi avanti. Ma se si misura l’ “essere pronta” rispetto a quanto fossi in quel momento in grado di affrontare la vita quando le cose si scostavano anche solo di poco dall’orinaria routine, la valutazione sarebbe stata ben diversa. Avere recupero e poi stabilità ponderale ed emotiva è importante, certo, su questo non si discute. Ma non si può dire che una persona con un DCA sia “pronta” ad affrontare le sfide della vita valutando soltanto questi due parametri.

La cosa più difficile per me, dato che sono una persona basilarmente orgogliosa, è stata l’imparare a chiedere aiuto nei momenti di difficoltà, nonché il capire che la mia anoressia era in sè un problema, e non la strategia di coping giusta da utilizzare di fronte ad ogni qualsiasi altro problema della mia vita. Ho dovuto prendermi calci su calci nel mio arrogante culetto prima di rendermi finalmente conto che avrei potuto solo fingere di stare meglio per un lasso di tempo più o meno lungo, prima che qualcuno non avesse sgamato le mie balle. Dovevo rischiare di apparire inizialmente un po’ stupida per evitare di sembrare una completa idiota parecchi anni più tardi.

L’altra cosa che mi c’è voluto un sacco di tempo per capire, è stata quanto tempo ci voglia per costruire nuovi pathway neurali e nuove risposte, quanto tempo ci voglia per cominciare ad allontanarsi effettivamente dall’anoressia. L’avevo seriamente sottovalutato. La gente credeva che nel momento in cui riuscivo a mangiare normalmente, allora ero guarita! In realtà, mi ci sono voluti anni ed anni ed anni di severissima auto-imposizione nel consumare quotidianamente l’ “equilibrio alimentare” per acquisire un pochina di flessibilità rispetto alla mia alimentazione. In realtà, sono tuttora molto poco flessibile sia da un punto di vista comportamentale che cognitivo.

Quel che voglio dire è che, fintanto che non succede niente, fintanto che la mia vita è routinaria, me la cavo abbastanza bene. Se non sono particolarmente stressata per un qualche motivo, posso tranquillamente sembrare “normale”, per lo meno ad un’osservazione superficiale. Stress, cambiamenti, e tutte quelle cose incerte di cui la vita è piena, ed ecco che tendo a riscivolare verso la mia strategia di coping preferenziale. Poiché lo stress non era costantemente presente nella mia vita, anche nei periodi in cui ero più legata all’anoressia pensavo che sarei riuscita a gestire tutto. Ma non ci sono poi mai riuscita veramente. Tutte le volte che le cose si facevano più difficili, l’anoressia tornava a fare da padrona nella mia testa, e disconnettere le due cose – stress e anoressia – prima che la seconda avesse di nuovo la meglio su di me, è una cosa che mi ha richiesto anni su anni, ed altri 3 ricoveri. Tuttora devo fare molta attenzione. Sono certamente più brava rispetto a prima, più brava rispetto a quanto non lo sia mai stata finora, ma l’anoressia è ancora lì che mi tenta, e probabilmente ci resterà sempre, in agguato, in attesa che io compia un passo falso.

La morale della storia è: percorrere la strada del ricovero è un incredibile stress. Ma non abbiamo niente da dimostrare a nessuno, e non dobbiamo metterci fretta, bensì prenderci tutto il tempo di cui crediamo di aver bisogno se non ci sentiamo “pronte”. E non preoccuparci di tutto il resto: staccarsi dall’anoressia ora è la priorità. Una volta fatto questo, una volta rotto lo strettissimo legame che ci ancora all’anoressia, l’affrontare tutti gli altri problemi ci sembrerà molto più semplice.

venerdì 30 maggio 2014

Quando anche "Le Iene" prendono cantonate

Raramente guardo la TV, per mancanza di tempo materiale. Uno dei pochi programmi che tuttavia occasionalmente guardo perché non mi dispiace è “Le Iene”. Proprio la scorsa settimana, il 21 Maggio, mentre seguivo questa trasmissione, ho visto un servizio relativo ai disturbi alimentari. Non so se avete presente di cosa sto parlando, in ogni caso potete trovare il video in QUESTA PAGINA. Prendetevi 10 minuti di tempo per guardarlo, e poi tornate qua.

Fatto? Okay, che ve ne pare? Non è il primo servizio de “Le Iene” che vedo in merito all’anoressia, ma questo mi sembra realizzato davvero male. Dieci minuti farciti di luoghi comuni, scorrettezze ed imprecisioni, che niente regalano tanto a chi ha veramente un DCA, quanto all’italiano medio che non sa nemmeno cosa significhi la sigla “DCA”. Sono rimasta sinceramente delusa.

Il servizio in questione si apre con il cliché per eccellenza sull’anoressia: una casa di moda che realizza manichini troppo magri, che vengono largamente criticati perché considerati istiganti i disturbi alimentari. Ecco allora che, richiamata dallo schiamazzo mediatico, la Iena Nadia Toffa si precipita di corsa: attaccandosi a questo falso luogo comune, ignorando la vera natura dell’anoressia, e senza neanche darsi la pena di approfondire, si piazza davanti alle telecamere per sciorinarne una definizione semplicemente assurda (donne che soffrono di disturbi alimentari = donne che hanno un pessimo rapporto col cibo – come da teorie psicologiche che andavano di moda 250 anni fa) e una descrizione sommaria, più che altro da manuale e neanche letto tanto bene (l’anoressia comporta un’astensione totale dal cibo? Proprio no, e almeno questo lo dico con totale cognizione di causa! E poi che la prima digestione avvenga in bocca, e che quindi anche chi soffre di chew & spit adsorba un certo quantitativo di calorie, credo lo sappiano anche i bambini… E che diamine c’entra il binge con l’autolesionismo? Possono essere anche presenti contemporaneamente, ma sono 2 problematiche completamente differenti! OMFG…), di che cosa consistano i vari DCA.

Dopodichè comincia a prendere una cantonata dietro l’altra sostenendo che i blog pro ana siano tenuti da persone malate che inneggiano alla patologia. Okay. Sfido chiunque di voi che mi sta leggendo in questo momento che abbia vissuto/viva in prima persona l’inferno di un DCA, a raccomandarlo caldamente. Sono pronta a scommettere che non lo augurereste neanche alla vostra peggiore nemica. Non diciamo cavolate: chi osanna un disturbo alimentare è perché non ha la più pallida idea di cosa significhi averlo. I 10 comandamenti, i trucchi per imparare a vomitare, schemi dietetici assurdi pescati chissà dove: cose che sono più che altro parodiche della malattia vera. Se hai bisogno di un libretto delle istruzioni per “diventare malata”, puoi stare tranquilla: non ti ammalerai mai. Se hai davvero un DCA, sai già tutto da sola.

Annuncio di pubblico servizio: Scimmiottare il comportamento esteriore di chi ha realmente un DCA (restringere l’alimentazione, procurarsi il vomito, assumere lassativi, fare tanta attività fisica, etc…) NON fa ammalare di DCA!
È come se io pretendessi di ammalarmi di depressione, e poiché ho letto da qualche parte che le persone con questa patologia stanno tutto il giorno a letto, ascoltano musica triste, e si rifiutano di parlare con chiunque, mi mettessi a comportarmi in tale modo. Ma questo non farebbe di me una malata di depressione. Farebbe di me soltanto una persona che imita il comportamento di chi è depresso. Ma mi mancherebbero tutte le sovrastrutture mentali che sono quelle che rendono la depressione tale, come patologia. E lo stesso vale per le pro ana: possono anche imitare i comportamenti esteriori di chi ha un DCA, ma sono per loro fortuna scevre delle sovrastrutture mentali che determinano la comparsa di un DCA vero e proprio. Ergo, rimangono delle mere imitatrici, e non delle malate istiganti alla patologia, come la Toffa sottolinea più e più volte.

L’unica cosa positiva che ci vedo è che per lo meno Nadia Toffa sottolinea che i blog pro ana possono essere potenzialmente pericolosi, come ho già detto più volte su questo blog, non tanto per chi ha già un DCA, che non ne viene minimamente toccato perché sa cosa significhi veramente essere malate, ma per quelle persone più giovani che hanno già sulle spalle tanti fattori predisponenti allo sviluppo di un DCA, e che prima o poi si ammalerebbero comunque, ma per le quali questi blog potrebbero rappresentare un innesco precoce della malattia, o per quelle ragazzine che possono essere più influenzabili proprio per la loro giovanissima età. Ecco, sì, almeno questo di positivo al servizio glielo riconosco: il tentativo far suonare un campanellino d’allarme affinché, come già in altri Paesi, si possano varare leggi per arginare il problema. Approvo insomma il fatto che si cerchi di mettere in evidenza il potenziale trigger dei blog pro ana/mia, anche se la trattazione è comunque parziale.

In ogni caso, il servizio prosegue con l’intervista di un uomo che afferma di essere autore di un blog incentrato sul dimagrimento. Due o tre domandine di rito, e poi il tizio viene lasciato parlare a ruota libera, palesando così che i suoi problemi sono ben altri rispetto al mero disturbo alimentare, poiché, partendo da un oggettivo sovrappeso, gli sarebbe stato sufficiente consultare un qualsiasi dietista/dietologo/nutrizionista, per avere una dieta adeguata a perdere peso in maniera sana e fisiologica, cosa che sarebbe stata un suo sacrosanto diritto perché effettivamente il sovrappeso può condurre a patologie esattamente come l’eccessivo sottopeso. Se però non l’ha fatto, evidentemente qualche altro problemino alla base c’è. Comunque la Toffa lo lascia andare avanti, e più parla e più a me quest’uomo mi fa sinceramente pena, proprio mi fa compassione, (mi sembra uno di quei parini un po’ fuori di testa che occasionalmente mi arrivano in Pronto Soccorso blaterando assurdità, che gli fai un sorriso, gli dai una pacca sulla spalla, gli dici due o tre paroline rassicuranti, e poi telefoni al reparto di Psichiatria per far scendere un medico in consulenza che se lo prenda in carico) per interrompere occasionalmente con commenti al vetriolo, accompagnati da considerazioni moralistiche e qualche altro luogo comune.

Il servizio si chiude con un’intervista a Monica, che più che “autrice di un blog pro mia” come viene definita, mi sembra semplicemente una ragazza malata di bulimia che non ha nessun tipo di supporto da parte delle persone che le stanno intorno, una famiglia assolutamente non collaborativa, un compagno che non vede perché non vuol vedere, e che pertanto ristagna nella malattia perché non ha alcuna rete sociale di sostegno e da sola non riesce a chiedere aiuto. Nel fare domande a Monica, la Toffa le si rivolge come se fosse una sorta di bambina scema di 3 anni, fa le faccine addolorato-comprensive, e negli intermezzi tra una domanda e l’altra commenta le risposte della ragazza con un tono misto tra il drammatico, il catastrofico, e il moralista, che è poi il medesimo tono che tirano fuori nei servizi in cui parlano di pedofilia, spaccio di droga, violenze sulle donne o disservizi statali.

Cos’abbiamo dunque, in definitiva, da questo servizio?
- Una serie di chiacchiere che reiterano i soliti falsi luoghi comuni sul binomio moda-anoressia.
- Una sommaria descrizione dei blog pro ana in cui viene cannato completamente il fatto che questi blog siano tenuti da persone realmente malate, quando invece non è così.
- L’intervista ad un tizio vaneggiante, appena fuggito da un qualche ospedale psichiatrico, che fa più pena dei cagnolini abbandonati nelle scatole di cartone sotto la pioggia.
- L’intervista che riporta l’esperienza di Monica, ragazza ancora profondamente immersa nella bulimia, e del tutto priva di ogni qualsiasi tipo di supporto da parte di chi le sta vicino, che non riesce pertanto a chiedere aiuto né ad immaginare una vita in cui la bulimia sia meno presente, e la cosa non viene in alcun modo smentita, come se non ci fosse la benché minima possibilità, il benché minimo margine di miglioramento.

Apprezzo comunque il fatto che, attraverso le parole di Monica, si capisca che i DCA sono malattie vere e proprie e non espedienti per ricercare la bellezza o la magrezza o capricci per fare le modelle. Apprezzo il fatto che ci sia una sorta di denuncia nei confronti dei blog pro ana/mia. Ma non si va oltre. E così e veramente troppo, TROPPO POCO, e troppo raffazzonato.

Comunque, essendo rimasta complessivamente delusa da questo servizio, quella sera stessa ho mandato a "Le Iene", attraverso il loro sito Internet, un messaggio per esprimere la mia opinione in merito.

Questo messaggio:  

"Care Iene, 

vi scrivo dopo aver appena visto l'ultimo servizio di Nadia Toffa sull'anoressia, in uno di quei momenti in cui pensi "o adesso o mai più". 

Seguo "Le Iene" da anni, in effetti, e quello di stasera non è il vostro primo servizio che vedo in merito a questa malattia, ma è sicuramente il primo che mi appare assolutamente di parte. 

Non mi sono piaciuti i (falsi) luoghi comuni in merito all'influenza della moda e dei mass-media sulla genesi dell'anoressia che sono stati tirati fuori, nonchè la centralità attribuita nel servizio ai blog pro ana, omettendo totalmente il fatto che il Web non è popolato soltanto da persone che inneggiano all'anoressia solo perchè non sanno cosa significhi veramente vivere con un disturbo alimentare, ma che ci sono anche sempre più numerosi blog in cui si riuniscono persone che stanno combattendo contro il proprio disturbo alimentare nel tentativo di allontanarsene quanto più possibile e ricostruirsi una vita, e che scrivono supportandosi a vicenda nel percorrere la strada del ricovero. Mi chiedo perchè, in effetti, blog di questo tipo non siano stati neanche menzionati per sbaglio in suddetto servizio. Posso permettermi la cattiveria di dire che è perchè l'inneggiare ad una malattia è un qualcosa di socialmente sconveniente e che pertanto attira l'attenzione del pubblico (e fa aumentare l'audience), mentre invece persone che cercano quotidianamente di tenere testa all'anoressia "fanno il loro dovere", e quindi non sono degne di nota??! 

La mia personale opinione inoltre è che non solo non abbiate mostrato la realtà dell'anoressia, ma che vi siate focalizzati su uno spaccato del tutto parziale, facendolo però passare come generale, e dimenticando perciò il fatto che ogni persona (e dunque ogni persona malata) è una storia a sè, e che fare generalizzazioni su tali tematiche è pertanto impossibile. 

La realtà dell’anoressia, se non lo sapeste, è quella di noi ragazze comuni che, con un peso più o meno nella norma, cerchiamo di affrontare la vita giorno dopo giorno con quella voce nella testa che non se ne vuole andare neanche dopo anni, noi ragazze comuni che ogni tanto ricadiamo, noi ragazze comuni che nutriamo comunque un forte bisogno di controllo, noi ragazze comuni che scontiamo a vita i danni (psico)fisici che l'anoressia ci ha prodotto, noi ragazze comuni la cui vita è nella sua quotidianità pesantemente condizionata dalla presenza di un disturbo alimentare, pur non essendo più esageratamente emaciate, noi ragazze comuni che ci impegnamo quotidianamente per riappropriarci di tutto ciò che l’anoressia ci ha tolto, per riappropriarci di una vita di qualità. Questa è la più comune forma di realtà dell’anoressia. Esistono certo casi estremi, magari come la donna che avete intervistato e che asseriva di vomitare anche 8 volte al giorno o di assumere anche 15 lassativi/die, ma non sono la regola. Io stessa, diversi anni fa, per un certo periodo sono stata un “caso estremo”, ma è stato un periodo che si è concluso relativamente in fretta, se consideriamo unicamente l’esteriorità. E quello non è stato forse neanche il peggio. Il peggio è venuto dopo. Quando ho iniziato a combattere. Questa è la realtà dell’anoressia: questo pantano nel quale si rimane mentalmente invischiate e non te lo scolli di dosso, diamine, neanche dopo anni ed anni. Tantissimo tempo ci vuole. Ben più di una Primavera. 

Chiedo venia per il tono di questo messaggio, ho scritto di getto e mi sono forse lasciata trasportare fin troppo dall'emotività. Il fatto è che se voi Iene parlate di un argomento ancora purtroppo molto spesso ritenuto "tabù" come l'anoressia, avreste effettivamente il potere di cambiare qualcosa: un sacco di genitori, familiari, amici, colleghi, etc, di persone malate di disturbi alimentari segue il vostro programma, perciò potreste veicolare davvero informazioni utili e suggerimenti importanti... se solo non vi fossilizzaste su falsi miti e su tutta la negatività che possono portare i blog pro ana, e viceversa raccoglieste invece testimonianze di vita vissuta con un disturbo alimentare e vi focalizzaste su tutta la positività dei blog "pro ricovero", forse riuscireste davvero a cambiare qualcosa. 

Veggie"

Voi cosa ne pensate di questo servizio? Siete d’accordo con me, oppure la vedete diversamente? Se vi va, fatemelo sapere nei commenti! 

Faccio inoltre un’ulteriore proposta a coloro che fossero d’accordo con la mia opinione: fate un “copia & incolla” del mio messaggio, ed inviatelo anche voi a Le Iene attraverso il format di contatto (lo trovate QUI). A me non hanno risposto, ma magari, se ricevessero un certo numero di messaggi analoghi, forse questo risveglierebbe la loro attenzione…

sabato 14 maggio 2011

On stage...

MTV news, 13 Maggio 2011

Per me, per voi... per tutte noi.

--> About me

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martedì 26 ottobre 2010

"Io STARO' meglio"

Ho trovato un post su un blog, che penso sia veramente rassicurante. In questo post, l’autrice narra come è riuscita a combattere la sua “profonda, nera apatia” dopo la morte della sua unica figlia. Questa donna, che ha sofferto di depressione per anni ed anni, scrive:

“[…]… Ricordo che mi sentivo così quando ho cominciato ad uscire dal periodo più buio della mia depressione, nel 2007, e talvolta mi sento così tutt’oggi mentre combatto con la mia testa per lasciarmi alle spalle la depressione, allontanandomi dal buco nero della sconsolazione. Quando sento che la depressione minaccia di riafferrarmi, cerco immediatamente di reagire: accetto ogni invito ad uscire da parte delle mie amiche, mi obbligo letteralmente ad uscire di casa. Questo perché mi sono resa conto che, quando sei sprofondata nel buco nero, non desideri altro che isolarti dal resto del mondo e scomparire. Per questo parte della chiave nella battaglia contro la depressione sta proprio nel mantenere le connessioni con gli amici, i vicini di casa, la famiglia, i colleghi di lavoro, i compagni di studio. L’altra cosa che faccio quando sent oil forte desiderio di abbandonarmi di nuovo alla depressione, è ripetere a me stessa una frase, tante volte quante ne ho bisogno: “Io starò meglio”. Mia zia, che pure ha avuto un collasso nervoso quando aveva 35 anni, mi ha detto di continuare a ripeterlo fino a che non inizio a crederci veramente. […]"
(Citazione autorizzata dall’autrice del post, che ringrazio tantissimo)

Penso che queste parole siano in grado di fornire validi spunti anche a chiunque stia combattendo contro l’anoressia. Sembrerebbe abbastanza ovvio il dire: se adesso stai restringendo l’alimentazione, comincia a mangiare di nuovo regolarmente. Questo, tuttavia, non è che l’aspetto più superficiale del percorso di ricovero, e non è comunque così intuitivo e semplice per chiunque abbia un DCA. Il nostro impulso naturale, infatti, è quello di continuare a restringere, a fare esercizio fisico eccessivo, ad evitare, a cercare di celare al resto del mondo quel che stiamo facendo, a controllare con pugno di ferro tutto quel che facciamo e diciamo.

È ovviamente necessario ricordare che i nostri impulsi naturali sono quelli che, in tale ambito, ci mettono nei guai peggiorando ulteriormente la situazione. Perciò penso che non siate sorprese se vi dico che è necessario (almeno temporaneamente) ignorare i nostri impulsi naturali mentre ci accingiamo a percorrere la strada del ricovero.

Lavorando in una palestra, capita che facciamo delle cene in pizzeria, per esempio per festeggiare l’esito positivo di una gara. Sebbene l’abbia fatto diverse volte, tuttora il mangiare con gli altri mi fa strano. Nel piano dell’anoressia, quando mangiavo cercavo di restringere, e comunque non mi sentivo osservata. Quando mangio con i miei colleghi, invece, devo semplicemente sedermi e consumare quello che ho nel piatto. E mi fa strano.

A dire il vero, nei primi tempi è stato estremamente difficile per me. Mi sono dovuta obbligare ad andare in pizzeria con loro. E se sono riuscita a farcela, è stato solo perché non volevo far vedere ai miei colleghi quando stessi combattendo interiormente, non volendo che sapessero della mia anoressia. Più che altro, mi spaventava l’idea che ci fosse qualcosa che non potessi controllare. Anche ora trovo difficoltà, ma sto provando a superarle… e non è esattamente una passeggiata. Aprire questa porta è estremamente difficile.

Quando vedo una gelateria ed è l’ora della merenda (e il gelato è quello che il mio “equilibrio alimentare” prevede per lo spuntino di metà pomeriggio), il primo pensiero che mi balza sempre in testa è: “Non ce la posso fare a mangiare questo gelato anche oggi. Non voglio”. Tuttavia, mi obbligo a farlo. Cerco di tacitare quella vocina, respiro a fondo, trattengo il fiato e mi butto: entro nella gelateria.

Lo so, in entrambi i casi il mio comportamento è innaturale. Ma credo che molte di noi abbiano avuto comportamenti innaturali anche ben prima dell’esordio dell’anoressia (difficoltà nel chiedere aiuto agli altri, difficoltà nel valicare le proprie opinioni, scarsa autostima, difficoltà ad accettare il cambiamento, etc…), ed io sono stata pienamente dentro l’anoressia per così tanto tempo che è stata l’anoressia stessa a diventarmi naturale. L’anoressia è il mio istinto viscerale, non in termini di cibo o di peso, quanto soprattutto in termini di stile di vita; perciò l’idea è quella di elaborare un nuovo e migliore (!) istinto viscerale, uno che giochi in mio favore piuttosto che guidarmi verso l’autodistruzione anoressica.

Per il momento, ovviamente, l’istinto rimane profondo sebbene cerchi di non utilizzarlo. Lavorandoci sopra col raziocinio, cerco di rendere quest’istinto una cosa non più istintiva. E cerco di raccogliere l’invito della donna che combatte contro la depressione e quando sento che le cose vanno peggio, ripeto a me stessa: “Io STARO’ meglio. Io STARO’ meglio. Ce la farò. Ce la farò”.
Fatelo anche voi!


P.S.= Domenica 31 Ottobre sarò a Lucca per il "Lucca Comics & Games"... Qualcuna di voi vi andrà??...

giovedì 22 luglio 2010

A voi la parola / 15

Non mi sono dimenticata dell’appuntamento con "A voi la parola”, ovviamente… E quindi, questo mese lascio lo spazio a Stefy.

“Penso che la mia storia di DCA sia comune a quella di molte di voi. A 5 anni circa ho iniziato ad entrare in contatto con lo sport, ginnastica artistica, poi a 8 anni ho iniziato la mia vita da pallavolistica. Scuola, palestra, amici, baracca, avevo voglia di fare di tutto. Le cose sono andate benissimo fino ai 18 anni: ho continuato a giocare a pallavolo, andavo bene a scuola, avevo le mie amicizie, il mio ragazzo, la mia casa, la mia famiglia… Una vita da sogno… che si è infranto quando tutta la bolla è esplosa. Mi sono inscritta all’università, scegliendo una facoltà che purtroppo non mi si addiceva, ma ero troppo orgogliosa per tirarmi indietro e cambiare ammettendo di aver fatto la scelta sbagliata; un cambio di facoltà lo vivevo come un fallimento che non potevo assolutamente permettermi. Nel frattempo i chili, senza diete iniziali, senza pensieri sul fisico, senza una spiegazione logica apparente, hanno iniziato a calare, e con loro la voglia di vivere: zero amicizie, zero vita sociale, zero tutto. Mi sono trovata un lavoro in banca che, con gli studi universitari, mi ha imposto di cessare con la pallavolo, anche perché il fisico non poteva reggere quella vita. Stravolgimento credo sia il termine giusto! Sì, il mio periodo anoressico/bulimico credo sia iniziato proprio con il 1° anno di università, in quell’anno ho perso la maggioranza del peso e in modo drastico. Il vortice mi ha catturato senza accorgermene, senza che avessi la freddezza e la lucidità di bloccarlo: perché continuare a essere bella, simpatica, con 2000 cose da fare, con voglia di divertirmi, magari rischiando di incontrare una persona che si avvicinasse a me più del dovuto, magari si innamorasse pure, per poi mollarmi all’acqua come era appena successo col mio ex-ragazzo? Ma neanche per scherzo! E come avrei fatto a reggere un’altra batosta simile? L’unico modo, involontariamente e oggi a mente fredda, era proprio quello di auto-eliminarmi fisicamente.. dato che la mente, al contrario, andava oltre il 100%, quella funzionava anche troppo! Tutte le sere, al rientro nella mia tana, spegnevo completamente ogni contatto: telefonino, citofono, computer, persiane serrate anche se fuori c’era ancora luce.. fino al mattino seguente, che fosse lavorativo, festivo, natale, pasqua, capodanno.. tutti i giorni erano uguali per me. Tutti. E quando la banca era chiusa, panico… come occupare il tempo libero per non pensare alle 2000 ossessioni della mente? Dovevo sempre, e dico sempre, avere qualcosa a cui pensare o fare, mai fermarsi. Una domenica pomeriggio mi sono alzata dal divano di casa e mi sono sfracellata per terra: un mucchietto di ossa stile campo di concentramento che erano sul pavimento, inermi e immobili. Un male allucinante, lividi ovunque, cuore impazzito e un flash: ma come cavolo posso pensare anche lontanamente di andare con mia sorella in piscina? O al mare? O semplicemente fuori senza che si vergogni di me? Come aiutarla a scuola, in palestra, nella separazione dei miei genitori essendo credibile e non un fantasma orrendo? Nel nano-secondo che la mente non ha pensato razionalmente, ho acceso il computer, digitato in un motore di ricerca “anoressia” e telefonato “senza pensarci” al Centro per DCA sito nella regione in cui vivo. Ho fissato dei primi appuntamenti per colloquiare con una psichiatra, con la quale ho deciso per il ricovero. Sono partita un lunedì mattina che avevo ferie, dicendo chiaramente che era solo “per vedere”, e mi sono fermata nella mia “nuova casa” per 4 mesi… ero con la “mia family”: il bacio del risveglio la prima mattina, nessuno che mi guardava giudicandomi, ma semplicemente avevano una gran voglia di conoscere la Stefy, così come era veramente, e io morivo dalla voglia, sempre nascosta anche e soprattutto a me stessa, di farmi conoscere. Ho imparato a fidarmi… parolone!! Ho trovato calore, coccole, ma anche lavoro da fare, lacrime da versare (prima motivo di debolezza per me), responsabilità verso me stessa, prima che verso gli altri. Ho ritrovato la vita, perché credo fermamente che il passo principale per sconfiggere queste patologie sia l’ammettere a se stessi di avere un problema, poi chiedere aiuto. Se la voglia c’è, se ne esce a testa alta, nei tempi e nei modi personali per ogni persona, ma alla grande. Valiamo molto ma molto di più di quello che si butta dentro, o si vomita, o si cestina ancora prima. Indipendentemente da tutto e tutti, io Stefy valgo per me stessa e voglio darmi tutte quelle soddisfazioni che l’eliminazione drastica e completa degli anni scorsi mi ha tolto, che mi sono tolta. Ho imparato un’altra cosa secondo me fondamentale: non è colpa mia e di nessuno. E’ successo e basta. Non me la sono cercata: non è un capriccio perché si ha tutto e si vuole di più. È uno dei tanti modi con il quale si sfoga la sofferenza psicologica interiore, che ci logora silenziosa per tanti anni, fino ad esplodere. Ecco cos’è per me l’anoressia/bulimia. Molto importante, inoltre, ho compreso, è il non sottostare al giudizio altrui. Viceversa, bisogna sempre pensare: “Ma quanta rilevanza può avere ciò che pensa quella persona? Fino a quanto può influenzare la mia vita?”. Credo sia necessario porsi domande come queste e cercare le risposte. Il caos di questa vita spesso non ci dà tempo di riflettere sulle azioni nostre ed altrui. Una persona non muta mai nel giro di poche ore: sarebbe impossibile! Una persona nuova si costruisce pezzetto dopo pezzetto, poco al giorno, arrivano a un buon risultato dopo anni ed anni, e non si finisce mai!”

Cara Stefy, ti ringrazio tantissimo per le tue parole e per la tua preziosa testimonianza. E’ vero, è molto importante ma anche molto difficile imparare a non farsi condizionare da quello che dicono gli altri. Posso però dare quella che secondo me può essere una sorta di “direttiva per iniziare”. C’è un piccolo esercizio che secondo me si può fare per acquisire un po’ più di fiducia in noi stesse. Provate a trovare qualcosa in cui credete fermamente: una cosa piccolina, per esempio la passione per un cantante o per un fumetto. E osservate quanto poco conta per voi l’opinione degli altri su questo argomento. Conta poco perché, anche se per esempio c’è gente che vi dice che XY canta malissimo, a voi piace comunque ascoltare le sue canzoni. Chi se ne importa di cosa pensano gli altri? Sono così belle, vi fanno stare così bene quando le ascoltate! Poi, pian piano, come se si trattasse di una caccia al tesoro, andate alla ricerca di ciò che è bello dentro di voi e merita di essere protetto. All’inizio, molto probabilmente, non vedrete niente da proteggere, ma giorno dopo giorno scoprirete che ci sono sogni, idee e sentimenti in cui credete davvero e ci sarà un istante in cui vi capiterà di pensare: “Su questo non sono disposta a cedere!”. Ecco, è in quel momento che può avvenire la svolta. E ricordate sempre che siamo noi le uniche e le sole a poter compiere una rivoluzione dentro di noi.

mercoledì 20 gennaio 2010

A voi la parola / 14

Questo mese, lo spazio di “A voi la parola” è occupato dalla testimonianza di una mamma che ha deciso di condividere, anche nel mio blog, la sua esperienza, nella speranza che possa dare da pensare a qualcuno.

Sono una madre di 51 anni, con tre figli.
Ho vissuto sulla mia pelle le angosce dovute al fatto di ritrovarsi catapultata in una situazione che credevi non ti dovesse mai appartenere. Mia figlia ha sofferto di DCA per un paio di anni, e mi ritengo fortunatissima che la cosa sia stata così veloce, anche per la comparsa sulla scena di una persona, il suo ragazzo, che equilibrando la sua sete di affetto, le ha permesso di riprendere il controllo di se stessa, e del suo pensare. Non per merito mio quindi, ma per forza di carattere sua e di chi la stava intorno, e solo tra questi io.
So che la cosa non è così facile e che la ricaduta è dietro l'angolo, ma ora anche lei è più consapevole della realtà, e di ciò che invece spesso viene distorto dai media e dai presunti esperti ed amici che circondano le future "vittime". E qui veniamo al dunque.
Ho un'altra figlia, tredicenne. Iperattiva, estroversa, fisico del tutto normale. Fa molto sport: ha il patentino di primo livello di equitazione e ha fatto quattro anni di nuoto arrivando a praticare perfettamente tutti e quattro gli stili. Ora del nuoto si è stancata ed abbiamo provato a contattare una piscina del capoluogo dove si praticano tuffi. Dopo una lezione di prova (per me poco convincente) sono stata avvicinata dall'allenatore che mi ha detto senza mezzi termini che mia figlia " ha la pancia, fa vita troppo sedentaria, mangia troppo". Gli ho esposto i miei dubbi e mi sono sentita rispondere con arroganza che io "posso continuare a vivere nel mio mondo di fantasia". MIA FIGLIA RIPETO HA 13 ANNI, E' ALTA 1,53 E PESA 42 CHILI. Come può avere la pancia? Io mi sono limitata a sperare dentro di me che non fosse uscito con certi termini anche con lei, visto che so quanto siano fragili a questa età, e lo so per le mie esperienze precedenti. Come può aver emesso un simile giudizio non sapendo nulla di lei, dopo una mezzora di osservazione, e con tale sicurezza? Inutile dire che io mia figlia a quel tipo non la affiderei neppure se fosse lui a pagare me per farle da allenatore, ma mi chiedo.... quando si parla di anoressia si finisce sempre a fare riferimento alla moda...alle modelle longilinee.... la verità è che i nostri ragazzi fanno molto sport, io dico per fortuna, ma proprio per questo spesso finiscono in mano ad allenatori o presunti esperti che in nome della prestanza fisica li portano a vivere situazioni che poi si riflettono in maniera negativa sul loro equilibrio psicologico. Sono persone che hanno molta influenza su di loro mentre invece i genitori, soprattutto nell'adolescenza, hanno poca "presa" di fronte a tali esperti.... Chi controlla e verifica la reale capacità di interagire con ragazzi così facilmente influenzabili di simili persone?
V.T.


Cara V.T., ti ringrazio per aver voluto condividere anche in questo spazio le tue parole. Quello che lanci è un monito importante, che spero molte persone abbiano modo di ascoltare e di accogliere. Purtroppo chi non ha vissuto un DCA sulla propria pelle e chi non è mai stato vicino a persone con un DCA, non è consapevole dell’eco enorme che anche una piccola osservazione può riverberare.

Fondamentale è tentare di distaccarsi dalle osservazioni altrui, cercando di capire quello che è veramente giusto per noi stesse, perché in fin dei conti è la nostra opinione di noi stesse quella che conta di più, la cosa più importante.

Ti sono veramente grata per questo spunto di riflessione, perché credo che anche a me possa essere molto utile, nel momento in cui mi ritroverò di fronte a ragazze che mi potrà venir spontaneo di commentare… perciò, grazie per il tuo monito che aiuta a mantenere sempre la giusta prospettiva.

martedì 24 novembre 2009

A voi la parola / 13

Il testimone di Novembre con “A voi la parola” passa ad Enigma (che potete trovare anche nel suo blog, all'URL http://tuttoeniente-enigma.blogspot.com). Una che è entrata nella spirale dei DCA, che ha creduto nelle illusioni e nelle bugie dell’anoressia, che ha vissuto la sua effimera felicità… una che ha iniziato a soffrire, che ha iniziato a sentirsi vuota… una che, adesso, ha iniziato a combattere. E che non ha nessuna intenzione di mollare! La sua storia, le sue difficoltà, ma anche il suo coraggio e la sua speranza condensate in parole.
Queste qua.

Arrivo all'ospedale giusto due minutini prima... la puntualità non è mai stata il mio forte^^' e trovare parcheggio subito è praticamente impossibile.
Eccomi davanti allo studio ma...c'è un foglio appeso alla porta. Merda, il reparto di dietologia e compagnia bella si è trasferito in un altro blocco. OOOOOk! Alla ricerca dello studio perduto... solo io posso perdermi in un ospedale ;)
Dopo qualche minuto eccomi qui nella sala d'aspetto, vicino a me c'è una signora magrolina... ad un certo punto mi accorgo che mi sta fissando (..?..)... Chissà cosa sta pensando...
Davanti a me un'altra ragazza... inizio ad "analizzare" anche lei... cerco il suo sguardo, ma è perso nel nulla, sembra così triste...
Siamo tutte lì, vorrei dire qualcosa alla signora vicina e abbracciare la ragazza davanti a me che sembra così sola... ma ovviamente non faccio nulla... aspetto...
Finalmente è arrivato il mio turno.
Entro con una specie di sorriso da ebete... della serie: guarda guarda, non vedi che sono ingrassata? Ma a quanto pare non è così evidente come credo... non dice nulla!
Anzi, inizia a farmi la "predica" O.o (ormai è diventato routine)
"Ho sentito C. la dietologa, mi ha detto che ha aspettato la tua telefonata, ma tu non hai mai telefonato"
...
...
Silenzio
...
...
"Noi ti prendiamo per mano, possiamo farti vedere tutte le meraviglie del mondo... ma se non le afferri come possiamo aiutarti?"
...
...
Ok, adesso mi sento una cretina.
Continuo a sorridere, stavolta per l'imbarazzo.
FABER EST SUAE QUISQUAE FORTUNAE
L'uomo è artefice del proprio destino!Sei Tu che decidi il tuo destino...
Sei TU che devi decidere, Tu puoi scegliere la vita o la morte!
TU sei la componente più importante dell'equipe."
...
...
Eccola lì... la bilancia!!!
Inizia ad assalirmi una pseudo-agitazione.
Salgo e... 1 kilo e qualche grammo in più dall'ultima visita. Bè, pensavo mooooolto peggio! Tutto sommato mi è ancora andata abbastanza bene!
”Adesso ti presento un dottore, lui ha alle spalle una bella esperienza in DCA"
O.o Oddio! E questo che vuole da me??
Inizia a farmi un po' di domande:" Ma lei come si vede adesso? Si rende conto della sua magrezza?"
"MMMMMH... ma a me è tornato il ciclo, il peso non va ancora bene?"
"Bè, questa è un ottima cosa, ma bisogna stabilizzare il peso, c'è ancora un lieve sottopeso. E la psicoterapia?
Come procede?"
"Uhm...ehm...ahm... Non procede -.-"
...
...
Va bè, vi risparmio il resto: in sostanza dovrò chiamare la dietologa per aumentare la dieta, fare esami del sangue... e chiamare la psicologa per riprendere la psicoterapia!
CHE ANSIA CHE MI METTONO QUESTE COSE!
Nella mia testa riecheggia quella frase: SOLO TU SEI ARTEFICE DEL TUO DESTINO!
Cacchio ma la smetto di prendermi per il culo?????!!!
I problemi non si risolvono così... lasciarsi morire di fame non è un modo di affrontare i tuoi problemi!.. azz!! ma lo vuoi capire??
Non è il numero della bilancia che definisce quanto vali! E poi...tanto anche una volta arrivato a 30 non sarebbe mai abbastanza, perchè alla fine non te ne frega niente del numero in sè... il problema non è tanto quello che dice la bilancia, ma quello che dice la tua testa!
Si, è la mia testa che non funziona... o comunque è lei che mi fa fare ragionamenti sbagliati!
Si, mi sento sbagliata! terribilmente...
Penso e ripenso, ma quand'è che mi sono effettivamente infognata in questi problemi?
Bho... una serie di cose...
Anno ‘06/’07... credo che sia iniziata lì...la mia discesa!
Nella libreria di camera mia c'è un diario, sapete quei diari segreti con il lucchetto (che tanto si apre anche senza chiave) che ti regalano quando sei piccola? Bè, quel diario ha già 10 anni^^... e ogni tanto, soprattutto nei momenti down, ci scrivevo i miei pensieri... Il 2006 è l'anno più gettonato!
Ah, comunque in quel periodo mangiavo ancora... La CIOCCOLATA era la mia passione!!
Anzi, forse il cibo era ancora la mia unica consolazione...
Poi... mmmmmh... non so bene come è iniziato tutto...
Forse ero solo stanca, stufa di tutto, stufa di me! Famiglia, scuola, amici... andava tutto di M...
Tutto un fallimento totale. Va bè, una serie di cose che ora non sto a raccontare... Avevo bisogno di qualcosa per riprendere in mano la mia vita, forse avevo solo bisogno di una nuova me stessa.
Tanto peggio di così non poteva andare...
Ecco, credo sia da lì, quando ho iniziato a dimagrire, che ho creduto che potessi riavere almeno un po' di controllo sulla mia vita.. un po' più di autostima e sicurezza.
Così ho iniziato a mangiare meno, poi sempre meno...a restringere sempre di più!
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uoooo, sì sì... la lancetta scende..
I complimenti sul mio fisico mi facevano sentire bene...
Ah.. che soddisfazione! Finalmente faccio qualcosa di giusto... stavo decisamente meglio.
Così ho continuato a restringere, con giorni di quasi totale digiuno!
Poi, pian piano i complimenti sono diventati quasi dei rimproveri... ma io ero troppo occupata a seguire il mio "obiettivo", e non volevo ascoltare.
Mi trattengo... da un lato il baratro, il vuoto, il volo. Mi soffermo sul limite che mi separa dal fondo, filo sottile distingue le mie alterazioni tra l'apoteosi della felicità e il nero totale!
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I kilogrammi se ne vanno, e insieme a loro, anche una parte di me...
Mentre un gran senso di vuoto continua a crescere. Tanta confusione, tanti pensieri... come nubi scure, dense e minacciose.
Sembra quasi follia...
Perchè?
Perchè mi sento forte, sento un senso di controllo e potere che non avevo mai avuto, ed è stato inaspettatamente facile!
Io vs Io
Sembra quasi una sfida, una sfida contro me stessa. E' come se una parte di me volesse dimostrare all'altra metà di me che sono forte, che ho il controllo.
"Stasera ho saltato cena... poi 3 ore di palestra! Vedi come sono forte?” Potere... POTERE e CONTROLLO!
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A questo punto le mie giornate sono fatte di vuoto e ossessione. La notte di crampi e lacrime, sono depressa! Il digiuno non mi basta più... Il poco che mangio lo vomito. Bere un semplice caffè mi fa sentire terribilmente in colpa, aumenta il senso di inadeguatezza... VORREI SOLO SPARIRE. Sto male!... voglio essere lasciata in pace, non valgo niente... e così inizio a tagliarmi. Perchè? Perchè è quello che merito... non so più vivere... mi sento tanto sola!
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A questo punto ho due possibilità: Continuare in questo lento suicidio o farmi aiutare...
Ho scelto la seconda opzione!
FABER EST SUAE QUISQUAE FORTUNAE!!!
SEI TU A DECIDERE!!

Io mi rimetto in carreggiata...lotto insieme a voi!

Cara Enigma, non sai quanto sono onorata di poter pubblicare le tue parole, e non sai quanto piacere mi faccia leggere tutto ciò che hai scritto. Il tuo pezzo è un inno alla vita, la dimostrazione che si può cadere e ci si può rialzare mille e poi mille volte, senza mai perdere la speranza né la voglia di farcela. Le cose che spingono nel vortice dell’anoressia sono talmente tante che è impossibile indicarle a dito, e purtroppo quando si concretizza veramente quello che è successo, è sempre troppo tardi. Ma mai è troppo tardi per ribellarsi, per rialzare la testa, per ricominciare a lottare! Non è mai troppo tardi per dichiarare guerra all’anoressia, per avere la forza di non tirarsi indietro e riprendersi la vita masticando ogni metro. Lo so che ci sono dei momenti particolarmente difficili, ma credo che la grande ironia che hai sarà un’arma molto importante nella tua battaglia. Non ridere di te, ma ridi per te stessa… e vedrai che ogni sorriso che ti dedicherai sarà un sorriso che toglierai all’anoressia. Sei forte, coraggiosa, intelligente, dolce, sensibile e in gamba: hai tutto quello che occorre per vincere questa battaglia. Non smettere mai di combattere, mi raccomando!
E ricordati sempre che… faber est suae quisquae fortunae!... Sì, Enigma, sei solo tu a decidere… hai la tua vita davanti… sarà esattamente come la vorrai costruire, col tuo coraggio, la tua forza e la tua determinazione.
In bocca al lupo, stellina!

sabato 29 agosto 2009

A voi la parola / 10

Direttamente dalla “Thinspo Reverse”, “A voi la parola” passa oggi il testimone a una ragazza meravigliosa sotto ogni punto di vista, ad una vera guerriera della luce: Wolfie.

I miei problemi con l’alimentazione sono iniziati alle superiori, dove non vivevo una situazione esattamente idilliaca: nella mia nuova classe non c’era nessuna amica delle scuole medie, e non conoscevo nessuno. Tutte le altre ragazze, invece, già si conoscevano, e io fin da subito non sono riuscita a legare con loro perché non mi vestivo all’ultima moda, non ascoltavo la stessa musica, non guardavo le stesse cose in TV… insomma, non ero come loro. Mi sentivo diversa, sbagliata, vuota, ed ho cominciato a pensare che forse non ero “abbastanza” per quelle ragazze, che ero solo una persona mediocre. Così ho a poco a poco iniziato a sentirmi a disagio con me stessa e col mio corpo, e da qui è nato l’impellente bisogno di “fare qualcosa” per migliorare la situazione: se mi fossi sentita meglio nella mia pelle, forse anche le altre ragazze si sarebbero accorte del mio cambiamento, e la situazione sarebbe migliorata. Senza rendermene propriamente conto, avevo già fatto una scelta che avrebbe modificato e condizionato tutto il resto della mia vita. Certo, volevo che la mia vita cambiasse, ma la mia idea era che sarebbe cambiata in meglio. Ora so che invece un DCA serve solo a tirar fuori la parte peggiore di noi, che non risolve i problemi ma li crea, e ne crea di grandi e ben peggiori di quelli di partenza. Ho cominciato a “rimodellare” il mio corpo con un’assurda dieta “artigianale” da poche centinaia di calorie al giorno, cercando di essere sempre fuori casa alle ore dei pasti ed inventandomi scuse di fronte ai miei genitori per giustificare quanto poco mangiassi: ovviamente all’inizio mi sembrava “la panacea”, mi sentivo come se davvero quella potesse dissolvere ogni difficoltà, ma l’idillio è durato ben poco. Io non so qual è la linea di demarcazione tra un’anoressica e una bulimica: non so come le prime riescano a prolungare la restrizione alimentare fino al limite estremo senza mai cedere alle lusinghe del cibo, mentre per le seconde scatti il meccanismo dell’abbuffata. So soltanto che io ho ben presto scoperto di appartenere alla seconda categoria. La dieta sregolatamente restrittiva mi portava ad avere accessi di fame che risolvevo abbuffandomi… e poi andando in bagno a vomitare, per eliminare giù per lo scarico del water, oltre al cibo, anche i sensi di colpa. Stavo molto attenta a non farmi scoprire, perché mi vergognavo molto di questa mia “debolezza”, ma intanto il cibo era diventato un’ossessione e riempiva la maggior parte dei miei pensieri. Cibo evitato, rifiutato, rubato, mangiato di nascosto, vomitato… La bulimia colpisce meno dell’anoressia, suscita meno scalpore e meno attenzione, perché la maggior parte delle bulimiche sono normopeso o solo leggermente sottopeso, quindi tutti pensano che sia un DCA meno grave dell’anoressia. Questo perché la maggior parte della gente si ferma a considerare l’aspetto esteriore, che è tuttavia quello meno importante. Quello che non si dice, che non si capisce, è che anche di bulimia si muore, esattamente come d’anoressia. Ma soprattutto, anche di bulimia si soffre, e tanto. Forse non lo si comprende soprattutto proprio perché esteriormente spesso non si vede nulla: io, infatti, sono sempre rimasta più o meno normopeso; eppure ci sono stati periodi in cui mi abbuffavo e vomitavo anche 5 o 6 volte al giorno! E non c’è niente di più umiliante, niente di più vergognoso, niente che ti fa soffrire dentro come il provocarsi il vomito nel tentativo di soffocare i sensi di colpa scatenati dalle abbuffate. Sono sentimenti che si provano e che non si riescono a rendere davvero con le parole. Ad ogni modo, la mia situazione si è trascinata avanti così per anni, anni consumati davanti al water a infilare due dita in gola per vomitare tutto il cibo e tutto il dolore che la mia vita non riusciva a contenere. Ero a pezzi, fisicamente e psicologicamente, la bulimia riempiva e devastava ogni momento della giornata, ma io continuavo ad andare avanti così perché… cambiare era più difficile, faceva più paura. Anche se la mia vita non si poteva più definire tale, anche se il pensiero del cibo mi tormentava e mi angosciava, anche se passavo ore chiusa in bagno, dentro di me, per quel che mi riguardava, cambiare era peggio, perché avrei dovuto parlare con i miei genitori, raccontare, e c’era la vergogna di fare vedere che la loro amata figlia si era ridotta a doversi mettere due dita in gola per sbarcare la giornata. Poi, però, è successo. Inconsciamente, forse, volevo che succedesse già da molto tempo, ma non ne avevo il coraggio, però ho cominciato ad usare meno cautele quando andavo in bagno per vomitare, così un giorno mia mamma mi ha sentita e mi ha chiesto cosa stesse succedendo. Io, sul momento, ero terrorizzata all’idea di essere stata scoperta, e la mia mente ha cercato subito febbrilmente di costruire qualche scusa… sennonché all’improvviso mi sono precipitata fuori dal bagno, in lacrime, e le ho detto tutto di botto, ho tirato fuori qualsiasi cosa, tutta la devastazione degli ultimi anni, e non è stato terribile come avevo immaginato. Mia mamma non mi ha giudicata, non si è arrabbiata, non mi ha presa per pazza. Non solo mi ha ascoltata, ma lei e papà mi hanno aiutato tantissimo nella sofferta e travaglia decisione d’iniziare un percorso di ricovero. Adesso sono tre anni che mi incontro con una dietista una volta al mese e con una psicologa due volte la settimana. Sono due persone preziose che mi hanno davvero aiutata nel risollevarmi dalla situazione in cui ero precipitata. Ho cambiato diverse psicoterapeute, ma adesso sento di aver trovato la persona giusta per me. A tutt’oggi non è per niente facile, e a volte mi trovo ancora a dover lottare contro l’impulso di chiudermi in bagno e inginocchiarmi davanti al water, ed è tremendamente difficile opporsi, ma non mi arrendo: so che le cose possono cambiare se io ho la volontà di cambiarle, e se la psicologa e la dietista che stanno al mio fianco, e tutte le persone vicine e lontane che mi vogliono bene, mi supportano e mi sostengono, questa sfida sarà più facile da affrontare. Inoltre, adesso, mi sono accorta di una cosa: che quello che ho dentro e la cosa più importante, e non importa quello che si vede fuori, perché le persone che tengono a me mi vogliono bene unicamente per il tipo di persona che sono. Una conclusione banale, forse, ma che per me ha voluto dire tantissimo! Quello che vorrei dire a tutte le ragazze che stanno vivendo la stessa situazione che ho vissuto io, fondamentalmente, è: non buttate la vostra vita dentro al water! Se la bulimia vi sta rovinando la vita, reagite! Non aspettate neanche un giorno! E se le cose non vanno al primo tentativo, continuate a provare! Io piano pianino ce la sto facendo, e ce la potete fare anche voi!!!

Cara Wolfie, ti ringrazio tantissimo per aver voluto condividere un questo spazio con me e con tutte la altre ragazze la tua esperienza. Posso solo immaginare quanto dev’essere stati difficile raccontare tutto, e sappi che ti ammiro moltissimo per il tuo coraggio e per la tua tenacia.

Il messaggio positivo che le tue parole riescono a far passare è un qualcosa di straordinario. Leggere la tua testimonianza mi ha dato un grande incoraggiamento, e credo di non essere la sola a pensarla così.

La cosa più bella delle tue parole è il percorso di vita, la sofferenza ma anche la voglia di reagire, il realizzarsi di un processo di cambiamento. Non esiste un unico modo di cambiare, ed è bello pensare che, come te, in questo momento, siamo in tante a cercare di compiere una scelta che potrà cambiare completamente la nostra vita. È vero, decidere di cambiare è difficile, è sempre molto difficile, anche nel momento in cui la situazione che si vive ci fa soffrire, perché cambiare significa comunque abbandonare un dolore noto per avviarci verso un futuro ignoto, e quel che non si riesce a prevedere e si teme di non poter controllare finisce inevitabilmente per fare paura. Però è bello leggere del tuo cambiamento positivo, perché è la testimonianza che lasciare la strada vecchia per la nuova significa in realtà correre un rischio che vale la pena, visto il risultato.

Ed è bellissimo anche il tuo messaggio finale, l’incoraggiamento a non arrendersi, che penso sia indispensabile per continuare ad andare avanti nella difficile strada del ricovero: arrendersi è molto più semplice, in fin dei conti, più facile mollare se al primo tentativo le cose vanno storte, dirsi che se non ha funzionato allora non potrà mai funzionare, molto facile, sì. Ben più difficile rialzarsi e riprovare, riprovare ogni volta, darsi sempre una nuova possibilità… ma è quello che tu stai facendo, Wolfie. La scelta più difficile. La scelta più coraggiosa. Io faccio il tifo per te…

sabato 25 luglio 2009

A voi la parola / 9

L’intervento di “A voi la parola” di oggi ospita le parole di Diana. Una ragazza coraggiosa che ha scelto di condividere con tutte noi la sua testimonianza, dall’abisso più profondo del DCA, al suo attuale percorso sulla strada del ricovero.

La mia prima visita da un dietologo risale all'età di cinque anni.
A scuola, durante l'intervallo, quando gli altri mangiavano le loro merendine, io avevo il mio succo di frutta non zuccherato.
Ma con il tempo ho imparato a barare: vuoi per la fame, vuoi per la golosità bambina. Rubavo cioccolata o pane dalla dispensa di casa. Ma allora non era certo "il mostro" a portarmi a quei gesti.
Per problemi legati alla tiroide (l'ho scoperto a 16 anni) ho avuto sempre la tendenza ad aumentare di peso anche facendo attività. Ma dopo anni e anni di diete senza risultati (o con scarsi risultati) mi stufai. Quando l'endocrinologo dei miei 16 anni mi disse che avevo una disfunzione (e vide che con una dieta di 1000Kcal ingrassavo), mi misi l'anima in pace (per modo di dire) e forte di quella diagnosi mangiai come si mangiava a casa.
Ho sempre avuto un metabolismo lento e le mille diete (a volte fai da te, a volte fin troppo restrittive) hanno contribuito ad abbassare il basale, ovvero il consumo di chilocalorie che un corpo usa per le normali attività giornaliere di sopravvivenza.
Perchè il nostro corpo, purtroppo, ha ancora memoria dei tempi dei nostri avi; tempi in cui non si mangiava certo tutti i giorni e il pericolo carestia era dietro l'angolo. Da qui il metabolismo ha imparato ad andare in riserva quando ce ne fosse stato il bisogno
Ma lo scontento per il mio corpo, il mio isolarmi di conseguenza, la paura di andare in palestra, il mio voler essere magra a tutti i costi (ed essere invece sempre in sovrappeso od obesa), hanno contribuito a vedere il cibo prima come un nemico (mai seguire le diete dei giornali, mai!), poi come unico conforto.
I digiuni di alternavano al mangiare troppo. E “la bestia” del binge è apparsa per la prima volta proprio durante quei 16 anni. Anni in cui il mio peso è aumentato a dismisura, anni in cui ho mangiato e ingurgitato più di quanto consumassi, anni in cui entrare in cucina di nascosto era una cosa automatica, una cosa che non controllavo.
E li si consumava la mia tragedia personale.
Ancora oggi non riesco a descrivere benissimo quello che fu, perchè in fondo non è poi tanto lontano.
Ora ho 26 anni. Ho capito cosa mi portava in cucina a 24 anni circa. Nel frattempo ero arrivata a pesare 130/140kg. Un indice di massa corporea che si aggirava intorno ai 50 (obesità patologica). L'ho scoperto grazie ad un forum che non dava consigli medici, ma offriva solo supporto... un po' come i gruppi di auto-aiuto. Ho conosciuto li tante persone con la mia stessa malattia e ho iniziato il mio percorso.
Ho avuto lo sprono per ritornare da un endocrinologo dopo 10 anni. Di seguire la sua dieta e di provare a mangiare in maniera regolare, di andare in piscina ed in palestra .
Ora penso ad una terapia psicologica per darmi ulteriore supporto, per capire fino in fondo perchè ancora oggi sono qui a combattere “la mia bestia” .
Perchè nel periodo di dimagrimento (mai più di 2,5-3 kg al mese) ho avuto anche episodi di "pensieri anoressizzanti" come li chiamo io. Ma ne sto uscendo. Stamattina la bilancia segnava 89,7. Un peso spropositato se rapportato ai miei 165cm di altezza, ma ho visto di peggio.
Soprattutto ho visto che le mie visite rapidissime e nefandissime alla credenza sono diminuite . Mangio cinque volte al giorno (3+2) e lo sport mi ha aiutata non solo mentalmente ma anche a smuovere il metabolismo.
Mi piace raccontarlo perchè anche se il mio percorso (sia di peso che di testa) non è terminato ancora, possa essere di sostegno a chi ha tentato tante strade, come me e non è ancora riuscito.
Perchè delle abbuffate si parla ancora poco e lo si fa in maniera incompleta.
Soprattutto perchè non siamo tutti golosi che aspettano la loro merendina quotidiana.

Cara Diana, ti ringrazio tantissimo per aver voluto condividere qui questo frammento così intimo, prezioso ed importante di te stessa. Ti ringrazio per le tue parole, perché dietro l’innegabile mole di sofferenza si nasconde un messaggio positivo e la tanta positività che sfocia nelle tue parole finali. Che queste parole possano essere la luce per tutte coloro che si stanno ancora dibattendo in toto delle tenebre del DCA. Ti ringrazio tantissimo per aver testimoniato anche con le tue parole che lottare è possibile, che si può combattere, e che vale la pena di farlo. Ti ringrazio per aver rimarcato ancora una volta che non c’è niente d’impossibile nella vita, neanche lottare contro i DCA. Continuiamo a combattere insieme, dunque… e i DCA non avranno più la meglio su di noi!
Ti faccio un “in bocca al lupo” enorme per il tuo percorso…

venerdì 27 marzo 2009

A voi la parola / 6

“A voi la parola” di questo mese ospita le parole di Valentina84, una ragazza coraggiosa che ha deciso di intraprendere il suo percorso di ricovero e che sta attualmente lottando con grinta e determinazione contro i DCA.

Nelle sue parole, Valentina84 cerca di guardarsi dentro con onestà e, tramite questo percorso introspettivo, di capire quali sono le ragioni che l’hanno spinta verso i DCA, quali sono gli errori che ha commesso, e come poter fare per sganciarsi da atteggiamenti disfunzionali e lottare contro tutto ciò che finora l’ha fatta stare male.

“Grido… soffoco… scoppio!!!
E’ da tanto tempo che sento questo… soffro… tengo tutto dentro. Ma se parlo mi dicono: “cosa ti manca???Hai tutto!!!”. Sicuramente ho tutto rispetto a persone che non hanno niente o che hanno gravi problemi: sono una ragazza sana, ho una famiglia, ora anche un lavoro e un ragazzo stupendo!!!
Ma qual è il problema… Io mi sento sola, io sono sola!!! Con questo intendo tante cose… sia fisicamente: sto 9 ore a lavoro ogni giorno, ma anche lì mi sento sola e poi per il resto… sono sola!!! Ma anche psicologicamente: con chi posso parlare? Chi mi ascolta e mi consiglia, senza giudicarmi, attaccarmi, criticarmi per ogni mio atteggiamento che seppur pare incomprensibile per chi non vive questo disagio… avrà pure le sue ragioni!!!
Ecco così per anni ho gridato il mio dolore, la mia sofferenza, la mia insoddisfazione, tentando di scomparire… un urlo tradotto nello scomparire giorno dopo giorno del mio corpo!!! Per anni ho continuato a soffrire così e a concentrare la mia vita sul cibo, anzi sul controllo del cibo… sulla paura e sul tormento di non mangiare… Per anni litigate a casa, con mia mamma, con mia sorella…
la persona che più ho amato, che a modo suo più di tutti mi ha aiutato ad uscire dalla depressione… forse sono sempre stata invidiosa della sua perfezione… del suo riuscire in tutto con il minimo sforzo, del suo essere magnetica… della sua bellezza!!! E ora che si è allontanata da me sia fisicamente che psicologicamente sto male… la mia vera unica amica non la trovo più!!!
Quando ero magra almeno c’era qualcosa in cui io fossi migliore di lei: la magrezza!!! Potevo mettere tutti i vestiti che volevo… anche se poi d’estate mi vergognavo si vedessero le ossa!!!
Ora è anche peggio… sono triste e mangio, mangio… affogo tutto nel cibo… mi riempio così, colmo la mia fame, che però è una “fame d’amore”… Lo chiamo il “grido silenzioso”, perché mentre quando si è anoressici si sta gridando al mondo, usando come mezzo il proprio corpo, che non si sta bene… così tengo tutto dentro… sembro una ragazza normale, mentre dentro grido!!!
Grido di dolore, forse di rabbia, di insoddisfazione…ma perché??? Non lo so e non lo capisco… apparentemente ho tutto e invece a me sembra di non avere nulla, a volte penso anche di essere una fallita, seppure sia un ingegnere da quasi un anno… laureata con il massimo dei voti!!! Ma forse questo è stato anche un modo per farmi notare??? Valentina è sempre perfetta nello studio… da il massimo e anche con gli altri è impeccabile… Ma perché Valentina non dà mai niente a sè??? Perchè non si vuole bene??? Tante volte me lo sono chiesto… perché sto buttando via gli anni migliori della mia vita? Perchè??? Vorrei tanto poter tornare indietro… aver saputo, aver capito in cosa stavo cadendo… aver chiesto aiuto subito… Ma so che non è possibile… quello che posso fare è impegnarmi per uscirne… stavolta da sola… tenendo fuori i miei perché tanto sono lontani e nulla possono fare…
La bulimia è orrenda perché ti senti ancora di più in colpa… ti vuoi punire… e soprattutto ti vergogni!!! Ti vergogni di mangiare davanti agli altri, di come sei tu (io in questo momento mi faccio schifo fisicamente) di quello che fai in genere… Io mi sento una stupida, perché senza un reale motivo apparente sto così male e continuo a distruggere me e la mia vita!!!
So che già il fatto di averlo capito e di aver acquisito la consapevolezza che non sto bene e che ho bisogno di aiuto è tanto… ma so anche che solo io posso farcela!!! Devo mettercela tutta…
Voglio “vivere”… cosa che sinceramente al 100% non ho quasi mai fatto… non voglio fare pazzie, cose assurde… voglio solo poter affrontare la vita con la serenità e senza gli incubi e le ossessioni che da anni mi porto avanti. Ogni mattina da ormai 7 anni mi sveglio con il pensiero: non devo mangiare troppo!!! Anche se per alcuni anni mangiavo in una settimana quello che una persona normale avrebbe mangiato in 1-2 giorni… e ora alcuni giorni non mangio e altri mi abbuffo in poco tempo per poi non mangiare per il resto del giorno!!!
Voglio “stare bene”… essere serena, come è giusto che sia una ragazza della mia età…
Non voglio sciupare una storia d’amore bellissima che sta nascendo e che già è stata messa a dura prova da questo mio problema…
Con questo non voglio fare lezioni a nessuno ma dire di lottare… ognuna può lottare solo e soltanto per se stessa… possiamo ricevere tante mani che ci aiutano a rialzarci, ma se noi non lo vogliamo neanche una gru ci potrà sollevare…”


Cara Valentina84, innanzitutto voglio ringraziarti per le tue parole… Parole che in un primo momento riportano dentro l’abisso, fanno toccare con mano la tua disperazione e il tuo dolore, l’inferno che hai vissuto, ma che alla fine sfumano in positivo, facendo nonostante tutto vedere la tua voglia di lottare, di farcela, di continuare a combattere giorno dopo giorno.
Sai, io credo che la risposta alle tue domande potrai trovarla con il tempo, continuando a percorrere questa strada della luce. Sono domande che scavano nel profondo, che riportano a vissuti lontani e dolorosi, ed è ovvio che ci voglia tempo e pazienza per trovare tutte le risposte necessari a farti stare bene.

Ma ti assicuro che tu – e lo si capisce bene anche dalle tue parole – hai tutta la forza per lottare e per mettere un punto fermo oltre tutti quegli interrogativi. Come tu stessa hai scritto, dipende solo da te… ed è assolutamente vero. Sei una persona molto più determinata e più speciale di quello che credi. Hai una forza interiore grandissima, che non potrà che sostenerti in questo difficile percorso che stai facendo. Hai tutto il diritto e la possibilità di tornare a vivere per te stessa. Ci vuole tempo e pazienza, ma ce la puoi fare tranquillamente. Non arrenderti mai. Io ti tengo per mano e faccio il tifo per te.

P.S.= "A voi la parola" torna il 26 Aprile...
 
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