venerdì 28 ottobre 2011
Faking it or making it?
Percorro la strada del ricovero, ma certi giorni è talmente difficile che non so nemmeno dove sto andando. L’anoressia ha riempito così tanti anni della mia vita, mi ha rubato così tante cose, è stata l’unica cosa che mi ha definita, rassicurata e resa felice, che a volte temo di abbandonare questa strada e fare inversione di marcia. Non sono sempre motivata e convinta al 100% che la scelta del ricovero sia quella giusta… so soltanto che quella dell’anoressia è la scelta sbagliata.
Scegliere la strada del ricovero è decidere di darsi una possibilità. In fin dei conti, provate a pensare che non avete nulla da perdere nel fare un tentativo. Non è molto, lo so, ma è abbastanza. Dovete solo trovare una ragione per intraprendere questo percorso, e rinnovare giorno dopo giorno la vostra motivazione.
La strada del ricovero è in salita: dura e difficile. Chiunque vi dica il contrario vi sta mentendo. Ma, come si suol dire, “Fake it until you make it!”. (Che, tra l’altro, è la new entry tra le frasi scritte sui Post-It che ho applicato sull’armadio della mia camera). In altre parole, capiterà inevitabilmente di cadere. Bene, quello che dobbiamo fare è rialzarci dopo ogni caduta, e ripartire, riprovare, continuare a camminare fino a meta. Osare ricominciare a sognare. E sarete stupite nel vedere come il rialzarsi dopo ogni caduta fa aumentare il coraggio, la forza e la speranza.
FAKE IT UNTIL YOU MAKE IT!
(Giusto per tenerlo ben presente)
E arriverà il giorno in cui non avrete più bisogno di rialzarvi, perché sarete abbastanza salde sulle vostre gambe da non cadere più.
Non preoccupatevi per eventuali ricadute, e soprattutto non deprimetevi, non sentitevi delle fallite, non rimproveratevi se ce ne sono: sono assolutamente naturali nel percorso del ricovero. Tenete solo a mente che non c’è ricaduta così terribile da non potersi rialzare. Che avete tutta la forza per potervi rialzare. E che se state percorrendo la strada del ricovero, qualsiasi siano i vostri tempi o il numero delle vostre ricadute, state andando BENE.
FAKE IT UNTIL YOU MAKE IT!
(Ripetere e ripetere e ripetere)
E un giorno ce la farete. Perché quando avete capito questo, avete capito tutto: la ricaduta è parte integrante e fondamentale del percorso di ricovero. Serve per imparare a non ripetere gli stessi errori. Un giorno vi guarderete indietro, e rimarrete meravigliate di quanta strada avrete percorso tra uno scivolone e l’altro.
FAKE IT UNTIL YOU MAKE IT!!!
sabato 21 maggio 2011
Vivere con/senza l'anoressia
Nel momento in cui s’inizia a percorrere la strada del ricovero, perciò, penso venga spontaneo chiedersi che cosa significhi vivere veramente.
Di certo non significa lottare costantemente contro il cibo, inquadrandolo come un nemico. Non significa fare attività fisica compulsiva mentre si è sopraffatte dall’angoscia per cercare di bruciare presunte calorie assunte in eccesso. Non significa pesarsi tutti i giorni e lasciare che sia il numero che si legge sulla bilancia a dirci quanto valiamo e ad influenzare l’umore quotidiano. Non significa basare la nostra autovalutazione e la nostra autostima sulla taglia di jeans che indossiamo. Non significa evitare ogni qualsiasi rapporto sociale perché non riusciamo a frenare l’ansia conseguente al dover mangiare mente gli altri ci guardano. Non significa piangersi addosso, autocommiserarsi, perpetrare comportamenti distruttivi raccontando a noi stesse la scusa che non abbiamo altra scelta e speranza. Non significa trascorrere più tempo a pensare al corpo che alle amiche. Non significa avere pensieri ossessivi. Non significa essere preoccupate di essere abbastanza magre (ovvero abbastanza malate) per essere notate. Non significa avere segreti e bugie nei confronti di tutte le persone che ci circondano. Non significa pianificare e seguire rigidamente la restrizione alimentare. Non significa perdere così tanto peso da non essere nemmeno più in grado di pensare con chiarezza. Non significa mutilare i nostri sogni e le nostre aspirazioni.
Alla domanda “Che cosa significa vivere?”, di certo ognuna di noi avrà una risposta peculiare e personale da dare; ma sicuramente vivere non significa fare una qualsiasi delle cose indotte dal DCA.
Ragazze, cercate la vostra ragione per vivere. Cercate quello che volete veramente dalla vita. E poi metteteci tutte voi stesse per realizzare il vostro progetto. Continuate sempre ad andare avanti. Rialzatevi dopo ogni ricaduta, e non permettete alla sconfitta di oggi di offuscare la vittoria di domani. Cercate di ascoltare le Vere Voi Stesse, la vostra vera voce, non quella dell’anoressia. Abbiate cura di voi. Prendetevi con ironia. Ridete. Fate scelte e non abbiate rimpianti. Continuate ad imparare. Tenete stretti per mano i vostri amici. Fate quello che amate fare.
Lottate sempre contro l’anoressia, come se ne andasse della vostra stessa vita… perché, in effetti, è proprio così.
P.S.= Per chi fosse interessata, sul sito www.mtvnews.it , sotto l'etichetta "Storie", c'è il topic "Anoressia" in cui, oltre al mio video che ho linkato nel post precedente, potete trovare altri 4 video di persone che raccontano la loro storia e la loro esperienza...
domenica 23 gennaio 2011
Mantenere la motivazione
1 – Fate un CD che racchiude canzoni che lancino un messaggio positivo, un messaggio che dice che l’anoressia non vale la pena. Poi ascoltatelo ogni volta che potete: in treno mentre andate a scuola o al lavoro, in macchina mentre state guidando, la sera prima di andare a letto… o semplicemente in un momento tutto per voi che riuscite a ritagliarvi.
2 – Se avete un paio di jeans (o una maglietta, o un qualsiasi capo d’abbigliamento) che vi ricorda in particolar modo di quando eravate nel pieno dell’anoressia e pesavate XX Kg, prendete un pennarello indelebile e scriveteci sopra tutti i motivi per cui odiate il vostro DCA.
3 – Buttate via la bilancia e promettete a voi stesse che non sarete più schiave di un pezzo di metallo.
4 – Cominciate a tenere un “Diario di Ricovero”. Riempitelo di frasi positive e di pensieri che vi possano aiutare a mantenere la giusta direzione, e leggetelo ogni qualvolta ne avrete bisogno.
5 – Scrivete frasi positive su Post-It colorati e attaccateli ovunque possiate leggerli ogni giorno. Ve ne suggerisco un paio…
“Fall in love or fall in hate. Get inspired or be depressed. Ace a test or flunk a class. Make babies or make art. Speak the truth or lie and cheat. Dance on the table or sit in the corner. Life is divine chaos: embrace it. Forgive yourself. Breathe. And enjoy the ride…”
“What lies behind us and what lies before us are small matters compared to what lies within us”
6 – Ponetevi un obiettivo a breve termine, un obiettivo piccolo, per voi stesse, che vi renda felici, e cercate di realizzarlo. Ma non drammatizzate se non ce la farete. Si tratterà solo di scegliere un altro obiettivo e di darvi un’altra possibilità.
7 – Arrabbiatevi. Chiunque abbia un DCA ha milioni di ragioni per essere arrabbiata. L’anoressia ci convince che non valiamo abbastanza e che non andiamo abbastanza bene… sono tutte bugie! Non dovremmo forse essere arrabbiate nei confronti di quest’abile manipolatrice? Noi meritiamo MOLTO di più del nulla che alla fine ci dà l’anoressia.
8 – Fate qualcosa di piacevole per il vostro corpo. Mettetevi lo smalto alle unghie, cambiate il vostro taglio di capelli, comprate un paio di scarpe che vi piacciono, etc…
9 – Fate un disegno, un collage, scrivete una poesia che vi permetta di esprimere liberamente voi stesse.
10 – Evitate in ogni modo di piangervi addosso. Indubbio che un DCA faccia stare male, ma autocommiserarsi non aiuta affatto, anzi, al contrario…
11 – Fate una lista delle cose positive e costruttive che vi piacerebbe fare nella vostra vita.
12 – Pensate che se ci sono mille ragioni per scegliere l’anoressia, allora ce ne sono anche mille e una per non sceglierla.
venerdì 19 febbraio 2010
Non smettere di combattere
Quando questi pensieri minacciano d’invadere la nostra mente, diciamogli subito: STOP.
Non sta scritto da nessuna parte che dev’essere così. Un giorno, sì, un giorno riusciremo a superare questo nostro dolore. Se continuiamo a combattere, ce la faremo. Il ricovero lavora soltanto se noi lavoriamo al ricovero. Perché il ricovero è un processo, non un evento.
Perciò, non smettiamo mai di combattere.
Tu puoi percorrere la strada del ricovero. Sì, proprio tu. Combatti per continuare a percorrere questa strada, fosse anche l’ultima cosa che fai. Anche quando pensi che l’anoressia ti ha portato via tutto e che non ti è rimasto più niente, in realtà una cosa ce l’hai ancora: la speranza. E la forza per combattere. Continua a farlo. Non smettere mai.
sabato 23 gennaio 2010
Le bugie che l'anoressia ci racconta
In un percorso di ricovero, perciò, bisogna innanzitutto imparare a tracciare un distinguo tra quelle che sono le bugie che l’anoressia ci racconta, e quella che invece è la realtà. Perciò, cerchiamo adesso di tracciare insieme questa linea di confine.
Bugia – L’anoressia è un vantaggio perché ci fa sentire forti, sicure, in controllo, soddisfatte, protette, speciali.
Verità – L’anoressia non dà potere, se non in maniera essenzialmente effimera. Alla lunga, somiglia più che altro ad una sorta di schiavitù. Alla fine, i nostri pensieri si focalizzano unicamente su peso/forme/cibo, e non resta spazio per nient’altro. Davvero questo è un vantaggio?
Bugia – Perdere peso ci farà sentire meglio con noi stesse. Le cose andranno meglio se si riesce a dimagrire ancora un po’. Se siamo in grado di controllare il nostro peso, allora siamo in grado di controllare ogni aspetto della nostra vita.
Verità – La restrizione non risolve i problemi, ma diventa IL PROBLEMA. Tutti i problemi di basi, anche se momentaneamente celati, dato che non affrontati direttamente, rimangono comunque, e a questi si aggiungono anche quelli portati dall’anoressia. L’anoressia non ci farà mai sentire veramente bene con noi stesse. Quando raggiungeremo il nostro “peso ideale”, ci sarà comunque qualcosa che non andrà. Perché questa è la vita, e nella vita non si può controllare tutto.
Bugia – Se la nostra magrezza diventa eccessiva, allora gli altri si accorgeranno di quanto stiamo male, e si prenderanno cura di noi.
Verità – La gente che non ha vissuto l’anoressia in prima persona non capisce, quindi ragiona per stereotipi e interpreta la perdita di peso come un melodrammatico tentativo patetico per attirare l’attenzione.
Bugia – Restringere, riuscire a fare per tanto tempo qualcosa che la maggior parte delle persone non è in grado di fare, dimostra che siamo diverse, che siamo migliori. Abbiamo stabilito le nostre regole e le rispettiamo, e nessuno potrà fermarci. Abbiamo il controllo assoluto.
Verità – Non siamo noi che siamo controllando, ma è l’anoressia che controlla noi. Perché non siamo più noi stesse. Non siamo altro che le menzogne che raccontiamo agli altri e che, soprattutto, ci raccontiamo.
Bugia – Essere magre, indossare un taglia inferiore, sono simboli di vera forza e autocontrollo, che porteranno le persone ad ammirarci, a guardarci con rispetto, a trattarci con riguardo.
Verità – Le persone rimangono piuttosto sconvolte dal nostro aspetto fisico, e se ci guardano da lontano è solo perché non sanno come comportarsi con noi, né cosa dire.
Bugia – Guadagnare peso è una cosa terribile, perché è impossibile sopportare l’ansia conseguente all’aumento di peso.
Verità – Ma se abbiamo affrontato un sacco di difficoltà nella nostra vita, superandole! Ovvio che riusciremo a sopportare anche l’aumento di peso… Se non ci focalizziamo su di esso e lo riprendiamo gradualmente, staremo semplicemente meglio.
Percorrere la strada del ricovero è come andare sulle montagne russe. Ma ci sono alcune cose che dovete sapere, perché sono la verità:
- Non potete vivere tutta la vostra vita portando avanti la restrizione, anche se l’anoressia vi dà la sensazione che questo sia possibile. Poiché questo poterà o a morire, o a mettere in atto condotte compensatorie.
- La denutrizione alimenta pensieri ossessivi e porta all’isolamento.
- Non è mai troppo tardi per scegliere la strada del ricovero e riappropriarsi della vita. Anche se ci saranno ricadute, anche se sarà difficile rimettersi in piedi, questa strada è l’unica che possiamo percorrere.
- Man mano che andate avanti sulla strada del ricovero, le cose diventeranno più facili.
- Anche nei momenti peggiori, c’è sempre una via d’uscita che non sia l’anoressia: COMBATTERE.
- Più si crede di stare male, e più si sta male. Piangersi addosso è una delle peggiori cose che si possano fare, una di quelle che tira più in basso. Cerchiamo di vedere sempre gli aspetti positivi di una situazione, per quanto piccoli possano essere, e per quanto questo possa essere difficile.
- Talvolta la strada del ricovero sembra troppo impervia per poterla percorrere… ma voi ce la potete fare! Siete passate attraverso il fuoco dell’anoressia… e il fuoco tempera ciò che non distrugge.
- La vita, quella vera, è molto, MOLTO più dell’anoressia. Abbiamo la forza per cambiare l’intero mondo… abbiamo la forza per cambiare la nostra vita.
- Il ricovero è possibile per TUTTE. Non importa quanto a lungo siate andate a 200 Km/h contromano… fate inversione a U e ripartite.
giovedì 1 ottobre 2009
Calendar Girls
Quindi, presumibilmente, dovrei iniziare questo post ringraziando la ragazza che si definisce “pro-ana”, che oggi ha pubblicato sul suo blog (il cui URL non riporterò per ovvi motivi) una sua creazione: un orologio da parete in cui al posto delle ore compaiono fotografie accuratamente ritoccate col Photoshop di modelle “thinspo”. Per sentirsi ispirata a distruggere il proprio corpo e a devastare la propria mente a tutte le ore del giorno e della notte, suppongo.
Comunque. Vedendo l’immagine di questo orologio da parete con le “thinspo”, la prima cosa che mi è balzata in mente è stata la frase con cui inizia uno dei miei film preferiti: “Più credi di stare male, e più stai male”. Ed io penso che sia assolutamente vero: più si alimenta l’ossessione, più l’ossessione farà da padrona. In altre parole: più si forniscono rinforzi positivi all’anoressia, più la nostra vita sarà dominata dall’anoressia.
La cosa negativa è che tutto questo purtroppo è vero.
La cosa positiva è che è vero anche l’esatto contrario.
È da questa considerazione che nasce la mia idea di oggi. Niente di nuovo sotto il sole, in realtà, ma in fin dei conti non è necessario essere Wonder Woman per combattere contro l’anoressia, giusto?! E quindi: rinforzi positivi. Ma, stavolta, non all’anoressia: rinforzi positivi alla strada del ricovero. Ecco perciò quello che mi è venuto in mente, quello cui vorrei proporvi di prendere parte: un calendario. Sì, avete capito bene: un calendario.
Lo so cosa viene in mente quando si pensa ad un calendario: soubrettes, veline, attrici mezze svestite con espressioni ammalianti su un corpo da fare invidia. Hmmm… sapete cosa potrei farci con un calendario di questo tipo? Bè, diverse cose: accendere il fuoco nel caminetto, sopperire alla mancanza di carta igienica, tappezzare il pavimento quando devo imbiancare le pareti… e così via.
No, quando io parlo di calendario, intendo tutt’altro tipo di calendario: un calendario NOSTRO. Un calendario di ragazze che stanno combattendo contro l’anoressia. Dato che tra qualche mese arriverà il 2010, mi piacerebbe poter realizzare un calendario in cui per ogni mese possano esserci foto di ragazze che stanno combattendo i DCA, accompagnate da frasi positive e propositive. Così ogni giorno dell’anno, in ogni momento della giornata, potremo avere davanti agli occhi immagini e parole positive. Perché l’unico modo per combattere l’anoressia è… iniziare a combattere l’anoressia. E questo può essere un buon modo per farlo, non credete?
Perciò, se vi va di prendere parte alla realizzazione di un nostro calendario, un calendario di ragazze in lotta contro l’anoressia, tutto quello che dovete fare è mandarmi entro la fine del mese una vostra fotografia all’indirizzo veggie.any@gmail.com, magari accompagnata da una frase positiva che vi piace e che vi sembra possa sintetizzare in maniera semplice ed efficace la vostra battaglia personale, o sia comunque una frase d’incoraggiamento e di positività verso il percorso che stiamo facendo.
Criteri da rispettare? Le fotografie devono essere: di qualsiasi dimensione, di qualsiasi inquadratura, di qualsiasi situazione, purché vi permettano di esprimere la bellezza più grande che avete: quella interiore. Inoltre le frasi devono trasmettere un messaggio assolutamente positivo. Che ne dite? Ci state?
Ah, se c’è un mese in cui preferite comparire, se volete essere le reginette di un mese in particolare, non avete che da dirmelo… ^__- E se volete rendere la cosa ancora più divertente, vi consiglio un abbigliamento consono al mese che sceglierete… (Quindi, Miss Gennaio, chiunque tu sia, mi aspetto di vederti in eskimo, eh! ^^”)
Aspetto le vostre foto e le vostre frasi positive, allora… più siamo e meglio è! Perché è proprio vero che l’unione fa la forza… e volete che la forza di noi tutte messe insieme non sia maggiore di quella dell’anoressia?!
P.S.= Il mese di Luglio è mio!! ^^"
martedì 22 settembre 2009
Lies that anorexia tells - 2
Bugie talmente grandi che finiscono per passare come verità perché riempiono tutta la nostra mente tenendola ossessivamente occupata, interessata alle prestazioni che ci auto-imponiamo, correndo dietro a mille impegni di cui forse solo uno è autentico: nascondere a noi stesse e agli altri l’insostenibile tormento che ci divora.
Le bugie che l’anoressia ci racconta, perché noi stesse abbiamo deciso di raccontarcene, sembrano metterci al riparo dalle sofferenze inflitte dalle menzogne degli altri. Ma poi ci si accorge che non funziona così, perché non si può scappare all’infinito da noi stesse: gli auto-inganni si svelano, le promesse dell’anoressia vengono meno, e si tocca il fondo dell’abisso.
Non resta perciò altro da fare che provare a risalire: perché a questo punto è ovvio che le bugie che ci racconta l’anoressia sono una ben MAGRA consolazione.

(click sull’immagine per ingrandire)
sabato 19 settembre 2009
Lies that anorexia tells - 1
Nessuna.
Eppure, nonostante questa consapevolezza, molto spesso è difficile staccarsi dall’anoressia perché è più facile vivere nella menzogna.
Perciò, con questo disegno che ho fatto, ho provato a mettere nero su bianco alcune delle più comuni bugie che l’anoressia ci racconta. Perché concretizzarle è il primo passo per capire e per accettare. E solo capendo ed accettando si può decidere veramente d’iniziare a combattere.

(click sull’immagine per ingrandire)
mercoledì 16 settembre 2009
Un percorso che dura una vita
Tutto quello che resta, sono giorni fatti d’ossessione e di vuoto. Corpo e mente devastati. Strade chiuse. Pensieri distorti. Felicità impossibile. Una vita fatta soltanto da un insieme di regole che noi stesse ci siamo auto-imposte e nelle quali abbiamo finito per restare intrappolate. Nient’altro spazio in testa se non quello per l’ossessione.
Ma la vita è molto, molto più che una vuota ossessione. Possiamo perciò darci una seconda possibilità. Possiamo aprire gli occhi. Possiamo iniziare a percorrere la strada della luce. Possiamo iniziare a percorrere la strada del ricovero e scoprire che è possibile vivere. Vivere non una vita dominata dall’anoressia, ma una vita in cui siamo noi a tenere sotto controllo l’anoressia. Un vita in cui possiamo quotidianamente combattere.
Il ricovero è un lungo processo. Un percorso che dura una vita. Un processo che non è facile iniziare. E si sa che poi non conta la distanza, ma tutto sta nel riuscire a fare il primo passo. Cercate di metterci tutte voi stesse per farlo. Anche se avete un sacco di dubbi e vi sentite incerte, perse, e avete paura… fate il primo passo e poi continuate a camminare. Non fermatevi. Continuate ad andare avanti.
Potrete sentirvi fragili… ma non siete mai così forti come quando combattete contro l’anoressia. E parlo della forza quella vera, non quella illusoria ed effimera che l’anoressia fa provare.
Ogni volta che combatterete i pensieri derivanti dall’anoressia, farete un passo avanti sulla strada del ricovero.
Non riavrete le cose che l’anoressia vi ha rubato… ma imparerete, a poco a poco, a costruirvene delle nuove che possano comunque farvi stare meglio. E vi accorgerete che l’anoressia non è l’unico modo per vivere… ma che ce n’è un altro che è molto più giusto ed importante. Magari non sarete felici, anche perché credo che raggiungere la felicità nel senso proprio del termine sia più che altro un qualcosa di utopico, ma sicuramente sarete serene.
E, allora, vi accorgerete che il mondo è spesso crudele, cattivo e schifoso… ma che, qualche volta, la vita può essere anche inaspettatamente meravigliosa. E, alla fine, vi accorgerete che combattere l’anoressia vale la pena. Che vivere vale la pena.
lunedì 7 settembre 2009
Pensiero del giorno
Non c’è niente di più semplice.
Adesso è arrivato il momento di essere le nostre migliori amiche.
Di combattere PER noi stesse, e non più CONTRO noi stesse.
Non c’è niente di più difficile.
Ma ne vale assolutamente la pena.
venerdì 31 luglio 2009
La strada del ricovero
La strada del ricovero è tutto quello che vorresti di buono oltre alla realtà che disegna l’anoressia.
La strada del ricovero è quando ti brillano gli occhi al solo pensiero che la tua capacità di combattere senza arrenderti possa superare i confini dell’anoressia e diventare realtà.
La strada del ricovero è forza, è vita.
La strada del ricovero è la base di oggi per un castello che vuoi costruire domani.
La strada del ricovero è ardua e difficile: l'importante è che sia la tua.
La strada del ricovero è lacrima, quando sai che è infinita; ma la strada del ricovero è credere all'infinito.
La strada del ricovero è tenersi per mano e crearsi il proprio mondo al di fuori dell’anoressia.
La strada del ricovero è lasciare le mani e capire che siamo in grado di camminare anche da sole.
La strada del ricovero è sostenerci a vicenda, perché siamo più forti quando combattiamo insieme.
La strada del ricovero è crederci sempre. È chiudere gli occhi e immaginare tutto quello che la nostra vita può essere e contenere nel momento in cui a poco a poco viene lasciato libero lo spazio occupato dal DCA. La strada del ricovero è forza d'animo per aver creduto davvero alle bugie raccontate dall’anoressia, e aver avuto la forza di ribellarsi interamente ad un delirio che d’intero non lascia più niente.
Questo è ciò che penso, guardando la strada che si apre di fronte a me, là. Per me e per tutte voi. Per tutte quelle tristi che non sorridono più e pensano di arrendersi all’anoressia. Per tutte quelle a cui manca la voglia di lottare. Per tutte quelle che ancora preferiscono ascoltare le menzogne dell’anoressia piuttosto che fare il ben più difficile passo di scegliere di affrontare la realtà. Ma anche e soprattutto per tutte quelle come noi, che hanno il coraggio di non alzare le braccia e di non arrendersi. Perché solo noi avremo vinto per sempre… camminando insieme sulla strada del ricovero.
domenica 7 giugno 2009
Ironia contro l'anoressia
ATTENTION!: VERY IRONIC POST.
ATTENTION!: POST TRèS IRONIQUE.
ВНИМАНИЕ!: “POST” (-пOCTь-) ОЧЕНЬ ИРОНИЧЕСКИЙ.
(chiunque conoscesse altre lingue è caldamente pregata di fornire traduzione... ^___^)
La strada del ricovero dall’anoressia è un percorso lungo, duro e faticoso. Perciò, bisogna cercare anche di non prendersi troppo sul serio. Per ironizzare, quindi, oggi ho realizzato questo disegno…

(click sopra per ingrandire)
Spero che riesca a strapparvi almeno un sorriso… e a darvi la forza per continuare a combattere oggi, domani, e ancora oltre.
Vi abbraccio forte...
giovedì 23 aprile 2009
Tenere duro
E sicuramente di sforzi adesso ne state facendo un sacco. E probabilmente state pure pensando: “Quando potrò fare un po’ meno fatica?” o “Quando sarò libera da tutto questo?”. Bè, ricordatevi sempre che la strada del ricovero è una strada che dura per tutta la vita, ma che il meglio deve ancora venire. Che voi potete farcela. Perché avete tutte le carte in regola. E che le cose in futuro saranno davvero più semplici.
Le ricadute accadranno inevitabilmente. Ma tenete duro. Non lasciate che interrompano del tutto il vostro percorso.
Non lasciatevi condizionare dai pareri e dagli sguardi altrui. Non lasciate che qualcuno vi dica come dovete essere e cosa dovete provare. Appartenete solo a voi stesse. Non pensate neanche per un attimo che i vostri insuccessi passati pregiudichino i vostri successi futuri. Avete un mondo davanti, e tutte le armi per affrontarlo, se solo vi decidete a tirarle fuori. Se solo lo volete veramente. Perciò, tenete duro e scegliete il ricovero. Ripeto, qualsiasi significato abbia per voi questa parola, che si tratti di ricoverarvi in una clinica, di farvi seguire settimanalmente da uno psicoterapeuta, di consultare un dietista/nutrizionista o di lottare da sole. Se avete la determinazione di scegliere il ricovero in piena convinzione, siete già a metà strada. Se invece sentite che la vostra motivazione al ricovero vacilla, fate di tutto per rinforzarla. Se sentite che ci sono un sacco di cose che non vanno bene nella vostra vita, provate a cambiarne una. Cambiare una cosa può servire a cambiarne molte altre, in una sorta di reazione a catena senza fine.
Certo, scegliere il ricovero non significa andare su una strada in dicesa dove tutto andrà a meraviglia. Ma significa che voi cercherete di fare di tutto affinché le cose vadano più a meraviglia possibile. Non preoccupatevi di quanti contro l’anoressia può farvi venire in mente per impedirvi d’iniziare un processo di ricovero: i pro saranno sempre più numerosi e, soprattutto, più importanti. Starete meglio, vi sentirete meglio, imparerete a vivere di nuovo. Se avete un perché per vivere, sopporterete qualsiasi come.
Tenete duro. Vi voglio bene.
venerdì 27 marzo 2009
A voi la parola / 6
Nelle sue parole, Valentina84 cerca di guardarsi dentro con onestà e, tramite questo percorso introspettivo, di capire quali sono le ragioni che l’hanno spinta verso i DCA, quali sono gli errori che ha commesso, e come poter fare per sganciarsi da atteggiamenti disfunzionali e lottare contro tutto ciò che finora l’ha fatta stare male.
“Grido… soffoco… scoppio!!!
E’ da tanto tempo che sento questo… soffro… tengo tutto dentro. Ma se parlo mi dicono: “cosa ti manca???Hai tutto!!!”. Sicuramente ho tutto rispetto a persone che non hanno niente o che hanno gravi problemi: sono una ragazza sana, ho una famiglia, ora anche un lavoro e un ragazzo stupendo!!!
Ma qual è il problema… Io mi sento sola, io sono sola!!! Con questo intendo tante cose… sia fisicamente: sto 9 ore a lavoro ogni giorno, ma anche lì mi sento sola e poi per il resto… sono sola!!! Ma anche psicologicamente: con chi posso parlare? Chi mi ascolta e mi consiglia, senza giudicarmi, attaccarmi, criticarmi per ogni mio atteggiamento che seppur pare incomprensibile per chi non vive questo disagio… avrà pure le sue ragioni!!!
Ecco così per anni ho gridato il mio dolore, la mia sofferenza, la mia insoddisfazione, tentando di scomparire… un urlo tradotto nello scomparire giorno dopo giorno del mio corpo!!! Per anni ho continuato a soffrire così e a concentrare la mia vita sul cibo, anzi sul controllo del cibo… sulla paura e sul tormento di non mangiare… Per anni litigate a casa, con mia mamma, con mia sorella…
la persona che più ho amato, che a modo suo più di tutti mi ha aiutato ad uscire dalla depressione… forse sono sempre stata invidiosa della sua perfezione… del suo riuscire in tutto con il minimo sforzo, del suo essere magnetica… della sua bellezza!!! E ora che si è allontanata da me sia fisicamente che psicologicamente sto male… la mia vera unica amica non la trovo più!!!
Quando ero magra almeno c’era qualcosa in cui io fossi migliore di lei: la magrezza!!! Potevo mettere tutti i vestiti che volevo… anche se poi d’estate mi vergognavo si vedessero le ossa!!!
Ora è anche peggio… sono triste e mangio, mangio… affogo tutto nel cibo… mi riempio così, colmo la mia fame, che però è una “fame d’amore”… Lo chiamo il “grido silenzioso”, perché mentre quando si è anoressici si sta gridando al mondo, usando come mezzo il proprio corpo, che non si sta bene… così tengo tutto dentro… sembro una ragazza normale, mentre dentro grido!!!
Grido di dolore, forse di rabbia, di insoddisfazione…ma perché??? Non lo so e non lo capisco… apparentemente ho tutto e invece a me sembra di non avere nulla, a volte penso anche di essere una fallita, seppure sia un ingegnere da quasi un anno… laureata con il massimo dei voti!!! Ma forse questo è stato anche un modo per farmi notare??? Valentina è sempre perfetta nello studio… da il massimo e anche con gli altri è impeccabile… Ma perché Valentina non dà mai niente a sè??? Perchè non si vuole bene??? Tante volte me lo sono chiesto… perché sto buttando via gli anni migliori della mia vita? Perchè??? Vorrei tanto poter tornare indietro… aver saputo, aver capito in cosa stavo cadendo… aver chiesto aiuto subito… Ma so che non è possibile… quello che posso fare è impegnarmi per uscirne… stavolta da sola… tenendo fuori i miei perché tanto sono lontani e nulla possono fare…
La bulimia è orrenda perché ti senti ancora di più in colpa… ti vuoi punire… e soprattutto ti vergogni!!! Ti vergogni di mangiare davanti agli altri, di come sei tu (io in questo momento mi faccio schifo fisicamente) di quello che fai in genere… Io mi sento una stupida, perché senza un reale motivo apparente sto così male e continuo a distruggere me e la mia vita!!!
So che già il fatto di averlo capito e di aver acquisito la consapevolezza che non sto bene e che ho bisogno di aiuto è tanto… ma so anche che solo io posso farcela!!! Devo mettercela tutta…
Voglio “vivere”… cosa che sinceramente al 100% non ho quasi mai fatto… non voglio fare pazzie, cose assurde… voglio solo poter affrontare la vita con la serenità e senza gli incubi e le ossessioni che da anni mi porto avanti. Ogni mattina da ormai 7 anni mi sveglio con il pensiero: non devo mangiare troppo!!! Anche se per alcuni anni mangiavo in una settimana quello che una persona normale avrebbe mangiato in 1-2 giorni… e ora alcuni giorni non mangio e altri mi abbuffo in poco tempo per poi non mangiare per il resto del giorno!!!
Voglio “stare bene”… essere serena, come è giusto che sia una ragazza della mia età…
Non voglio sciupare una storia d’amore bellissima che sta nascendo e che già è stata messa a dura prova da questo mio problema…
Con questo non voglio fare lezioni a nessuno ma dire di lottare… ognuna può lottare solo e soltanto per se stessa… possiamo ricevere tante mani che ci aiutano a rialzarci, ma se noi non lo vogliamo neanche una gru ci potrà sollevare…”
Cara Valentina84, innanzitutto voglio ringraziarti per le tue parole… Parole che in un primo momento riportano dentro l’abisso, fanno toccare con mano la tua disperazione e il tuo dolore, l’inferno che hai vissuto, ma che alla fine sfumano in positivo, facendo nonostante tutto vedere la tua voglia di lottare, di farcela, di continuare a combattere giorno dopo giorno.
Sai, io credo che la risposta alle tue domande potrai trovarla con il tempo, continuando a percorrere questa strada della luce. Sono domande che scavano nel profondo, che riportano a vissuti lontani e dolorosi, ed è ovvio che ci voglia tempo e pazienza per trovare tutte le risposte necessari a farti stare bene.
Ma ti assicuro che tu – e lo si capisce bene anche dalle tue parole – hai tutta la forza per lottare e per mettere un punto fermo oltre tutti quegli interrogativi. Come tu stessa hai scritto, dipende solo da te… ed è assolutamente vero. Sei una persona molto più determinata e più speciale di quello che credi. Hai una forza interiore grandissima, che non potrà che sostenerti in questo difficile percorso che stai facendo. Hai tutto il diritto e la possibilità di tornare a vivere per te stessa. Ci vuole tempo e pazienza, ma ce la puoi fare tranquillamente. Non arrenderti mai. Io ti tengo per mano e faccio il tifo per te.
P.S.= "A voi la parola" torna il 26 Aprile...
sabato 28 febbraio 2009
A voi la parola / 5
Un’altra meravigliosa ragazza che ha attraversato l’anoressia e che adesso sta combattendo e che perciò ha deciso di condividere con me e con tutte voi una “catena di immagini” – come lei stessa le definisce – relative soprattutto al periodo in cui l’anoressia minacciava di avere le meglio si di lei illudendola con le sue bugie, lusinghe e false promesse…
Da sempre mi dicono tutti che sono magra. Da piccola ero davvero magra. C’era un periodo che mangiavo tre cose al giorno. Avevo un’ossessione in testa.
Una volta indossavo un top azzurro a fiorellini e dei jeans. Avevo la pancia grossa e la coprivo con la mano per mascherarla. Erano i primi giorni di scuola. Sono salita sulla bilancia marrone. Ho deciso che dovevo dimagrire e ho eliminato la merenda a metà pomeriggio.
Una volta ero seduta sul letto. Di lato c’era l’armadio a specchi e di fronte un tavolino pieghevole con un piatto di pastina. In un’ora avevo mangiato poche stelline di pasta perché avevo la fobia di soffocarmi inghiottendo. Ad un certo punto mi giro di lato e mi specchio e penso che se continua così non riuscirò più a mangiare. Vado da mia mamma e dico che ho mangiato abbastanza. E’ abbastanza quello che ho mangiato, giusto? Non è troppo poco.
Una volta avevo dei jeans e una maglia bianca e blu con le maniche a ¾. Ritornavo a casa da scuola a piedi. Sono salita sulla bilancia marrone e l’ago arrivava quasi a 40. Senza vestiti 39. Ho sorriso. Poi ho pensato che dovevo dimagrire ancora per mantenere agevolmente il mio obiettivo. Così anche se fossi ingrassata, non avrei intaccato i 40.
Una volta mi sono pesata sulla bilancia marrone ed ero 42. Per tutta la giornata ho mangiato di tutto. Poi con una merendina in mano mi sono domandata perché mangiavo se ero 42? E poi mi è sovvenuto. Era domenica ed ormai avrei aspettato lunedì per le tre cose. Ogni cosa che facevo la dovevo giustificare alla mia mente, che mi controllava e non era la mia mente ma un’entità pensante severa che aveva ideato la teoria delle tre cose e per sgarrare dovevi fare la giustificazione, come a scuola.
Una volta avevo il pigiama e ho spezzettato minuziosamente degli involtini di carne crudi buttandoli nello scarico del lavandino ed ho sporcato un piatto ed una teglia da forno.
Una volta ho messo sotto l’acqua calda cinque pennette perché non sapevo cucinare e poi le ho condite con un pesto pronto e con tutto questo ho sporcato il piatto. Non sapevo cucinare ma dovevo avere un modo per fare finta di aver mangiato, perché altrimenti sarei stata costretta a mangiare una quarta cosa e poi dovevo scontare. Non sapevo cucinare ma ho scoperto l’acqua calda.
Una volta ho compilato un elenco di 26 cose da scontare ed ho fatto il calcolo dei giorni che avrei impiegato.
Vorrei sradicare la teoria delle tre cose dalla testa. E’ un’ossessione ossessionante ossessiva. Vorrei dimenticarla, anzi non averla mai avuta. Adesso quando mangio è un’infinita domenica prima del lunedì.
Trovo che le parole di Vale riescano a centrare bene il bersaglio: la descrizione minuziosa di quelle che sono le metodiche ossessive, le ritualità dell’anoressia, tanto personali nello specifico quanto comuni a tutte come meccanismo sottostante. Poi il senso d’insoddisfazione, l’idea che ci si possa spingere sempre più oltre senza tener conto del fatto che si è già varcato il confine da un pezzo… E soprattutto, la lenta presa di consapevolezza, ben evidente nel paragrafo finale, che la vita con l’anoressia non è vita, ma solo un simulacro di vita… che si riduce però a nient’altro che a una perenne attesa di un domani migliore che non verrà mai perché troppe sono le presunte pene da scontare.
Vale, ti ringrazio tanto per queste parole. So quant’è duro capire che tutto quello che l’anoressia sembra darti è in realtà tutto quello che ti toglie. So quant’è duro ammettere che tutto quello che sembra di avere non è altro che un’illusione. So quant’è duro cominciare a lottare. Ma tu l’hai fatto. Ci sei riuscita. Non smettere mai. Ti sono vicina.
P.S.= Il prossimo appuntamento con "A voi la parola" va al 27 Marzo... ^__^
mercoledì 25 febbraio 2009
In viaggio sulla strada del ricovero
Tutto quello che resta, sono giorni fatti d’ossessione e di vuoto. Corpo e mente devastati. Strade chiuse. Pensieri distorti. Felicità impossibile. Una vita fatta soltanto da un insieme di regole che noi stesse ci siamo auto-imposte e nelle quali abbiamo finito per restare intrappolate. Nient’altro spazio in testa se non quello per l’ossessione.
Ma la vita è molto, molto più che una vuota ossessione. Possiamo perciò darci una seconda possibilità. Possiamo aprire gli occhi. Possiamo iniziare a percorrere la strada della luce. Possiamo iniziare a percorrere la strada del ricovero e scoprire che è possibile vivere. Vivere non una vita dominata dall’anoressia, ma una vita in cui siamo noi a tenere sotto controllo l’anoressia. Un vita in cui possiamo quotidianamente combattere.
Il ricovero è un lungo processo. Un percorso che dura una vita. Un processo che non è facile iniziare. E si sa che poi non conta la distanza, ma tutto sta nel riuscire a fare il primo passo. Cercate di metterci tutte voi stesse per farlo. Anche se avete un sacco di dubbi e vi sentite incerte, perse, e avete paura… fate il primo passo e poi continuate a camminare. Non fermatevi. Continuate ad andare avanti.
Potrete sentirvi fragili… ma non siete mai così forti come quando combattete contro l’anoressia. E parlo della forza quella vera, non quella illusoria ed effimera che l’anoressia fa provare.
Ogni volta che combatterete i pensieri derivanti dall’anoressia, farete un passo avanti sulla strada del ricovero.
Non riavrete le cose che l’anoressia vi ha rubato… ma imparerete, a poco a poco, a costruirvene delle nuove che possano comunque farvi stare meglio. E vi accorgerete che l’anoressia non è l’unico modo per vivere… ma che ce n’è un altro che è molto più giusto ed importante. Magari non sarete felici, anche perché credo che raggiungere la felicità nel senso proprio del termine sia più che altro un qualcosa di utopico, ma sicuramente sarete serene.
E, allora. vi accorgerete che il mondo è spesso crudele, cattivo e schifoso… ma che, qualche volta, la vita può essere anche inaspettatamente meravigliosa. E, alla fine, vi accorgerete che combattere l’anoressia vale la pena. Che vivere vale la pena.
