Come gli alchimisti trasformavano il ferro in oro… voi potete trasformare l’oscurità in luce. Siete tutte benvenute.

lunedì 28 giugno 2010

Tre cose che potete fare oggi

Chiunque stia cercando d’iniziare un percorso di ricovero contro l’anoressia, o chiunque stia percorrendo la strada del ricovero, parla spesso con le persone che si trovano nella sua stessa situazione delle difficoltà cui si ritrova a doversi relazionare, di quello che sente di non poter fare, o di non essere ancora pronta a fare, e di ciò che gli piacerebbe fare ma non è ancora in grado di farlo per svariate circostanze.

Bene, ci sono 3 cose che POTETE fare oggi – DI SICURO – perciò… niente scusanti! Semplicemente, fatele. Ovvio, sono piccolissimi passi in avanti, ma sono pur sempre passi in avanti, no?! Era un po’ che pensavo a questo post, a quelle che avrebbero potuto essere 3 cose che noi tutte POSSIAMO fare per combattere contro l’anoressia. E dunque.

Quello che sto per scrivere vi cambierà la vita battendo definitivamente il DCA? No.
Quello che sto per scrivere potrà darvi un piccolissimo aiuto per continuare a combattere? Sì.

Tre cose che POTETE fare oggi:

- Programmate il vostro cellulare per fargli visualizzare sul display, alle 10 di domattina, una frase positiva per voi stesse (se state ancora dormendo, se siete a scuola, a lavoro, etc,. a quell’ora, nessun problema: nel momento in cui avrete modo di dare un’occhiata al cellulare, quel messaggio sarà lì ad aspettarvi).

- Guardatevi allo specchio e ditevi: “Proverò a prendermi cura di te”. Puoi sembrare un po’ sciocco, ma quand’è stata l’ultima volta che vi siete dette una cosa del genere? E non vi sto chiedendo di dirvi: “Sono bellissima” o “Vado benissimo così” – provate a pensarci. POTETE farlo.

- Trovate una frase positiva, la strofa di una canzone che vi dà forza, una poesia che vi trasmette speranza, etc… Scrivetela su un Post-It, ripiegatela, infilatela nel vostro borsellino, e rileggetevela durante la giornata più volte, soprattutto quando vi sentirete particolarmente giù.

Fatelo adesso! Non c’è ALCUNA RAGIONE per cui non possiate.

giovedì 24 giugno 2010

Domanda #13: Perfezionismo

La domanda cui rispondo oggi è un’altra di quelle che mi ha posto Francesca, qualche tempo fa. Si tratta di:

“Cosa pensi del perfezionismo clinico e del suo ruolo nei disturbi alimentari? Hai qualche strategia in particolare per non lasciarsi 'sopraffare' dal perfezionismo? Ti chiedo questo perché, come credo di averti già scritto, ho problemi a scindere il perfezionismo 'sano' che è parte integrante della mia personalità, dall'eccesso di perfezionismo che mi porta a stare male e che negli anni ha giocato un ruolo decisivo nel mantenimento dei miei disturbi alimentari...”

Un sacco di persone, che abbiano o meno un DCA, sono assorbite da questa tematica della perfezione/imperfezione. Che può diventare veramente un’ossessione nel momento in cui viene correlata all’immagine corporea, alla bellezza, all’efficienza. Ci sono persone ossessionate dalla “perfezione” delle prestazioni in ambito scolastico, lavorativo o sportivo; ci sono un sacco di cose che possono fomentare un’ossessione, e questo è, in definitiva, un vero peccato perché toglie tempo all’assaporare veramente la vita.

Personalmente, in passato sono stata parecchio ossessionata dal perfezionismo in molteplici ambiti della mia vita. Sì, Francesca, avevo il tuo stesso perfezionismo, tipico di una personalità anoressica. E’ una sorta di piccolo stereotipo, però è decisamente vero che la maggior parte delle ragazze con un DCA tende ad essere perfezionista o, comunque, ad avere una forma mentis di tipo ossessivo-compulsivo.

Tuttavia, bisogna considerare il fatto che non solo tutte quante abbiamo delle imperfezioni, ma tutte quante abbiamo difetti, problemi, difficoltà… Perciò, Francesca, se ti senti la sola, sappi che invece non sei l’unica a temere di essere “imperfetta”. Però puoi imparare ad abbracciare le tue imperfezioni se non pensi ad esse come, appunto, a delle imperfezioni. “Imperfezioni” è una parola che suona brutta, e una sorta di stigmata stereotipata su una parola può veramente cambiare la nostra percezione rispetto ad essa.

Perciò, come relazionarsi al fatto che non si è perfette? Onestamente, ci vuole un bel po’ di tempo. Tuttora ci sono giorni in cui le cose che non mi piacciono di me stessa mi pesano particolarmente, in cui non mi convince quello che faccio, in cui mi chiedo cosa gli altri potrebbero pensare di me in merito a certe mie prestazioni… ma ho fatto tanti passi avanti in questi ultimi anni, e questo mi rende molto felice. Lasciar scorrere via quest’attitudine alla “necessità di essere perfetta” non ti arrecherà che benefici. In ogni caso, la domanda resta ed è: “Come posso relazionarmi al fatto che non sono perfetta?”. Ecco, in questo caso non ho nessun “trucchetto”, nessuna scorciatoia da offrire. L’unico modo per “non lasciarsi sopraffare dal perfezionismo”, come Francesca scrive, è accettare le nostre imperfezioni e realizzare COMPLETAMENTE che nessuna è perfetta. Nessuna. E che le nostre imperfezioni NON SONO un qualcosa di NEGATIVO.

Perciò, Francesca, tieni sempre a mente che nessuna è perfetta, e lo so che questo sembra un clichè, una tipica frase fatta, ma è anche una frase VERA. Nessuna è perfetta. Semplicemente perché la perfezione non esiste. (Chiaro, ragazze?!...) E, tra l’altro, le imperfezioni sono molto più belle della perfezione. (Okay, adesso state pensando che sono scema… Ma è vero! Io la penso davvero così!). Anche perchè, se per ipotesi assurda esistesse davvero una persona perfetta, questa persona, in quanto tale, starebbe un gradino sopra tutte le altre. E chi mai vorrebbe relazionarsi con qualcuno che sta sopra e non può essere raggiunto? Nessuno, perché tutti si sentirebbero inferiori e manchevoli, e questa è una cosa che chiunque detesta. Quindi, se anche una persona perfetta esistesse, quella persona sarebbe condannata a rimanere sempre sola. Perciò, per relazionarti al fatto che non sei perfetta, devi veramente abbracciare tutte le buone qualità che hai. Devi imparare ad amare tutte le cose positive che ci sono in te. E quando ci sarai riuscita (sebbene ci vorrà un sacco di tempo) potrai cominciare anche ad amare i tuoi difetti. (Sembra strano, lo so, ma datemi retta…)

Ciò ovviamente non significa che non devi comunque continuare a lavorare su te stessa per migliorarti: penso che chiunque, nella vita, debba sempre lavorare su se stesso per vedere se può muovere anche un solo passo avanti in più. Penso che chiunque nella vita cerchi di migliorarsi, voglio dire, se uno sa che non sa fare molto bene qualcosa… o sa che può cambiare il modo in cui fa qualcosa… e vuole farlo per cercare di migliorarsi… questo è assolutamente giusto ed apprezzabile… nella consapevolezza però che, alla fine, L’OBIETTIVO NON E’ LA PERFEZIONE.

La perfezione non è ottenibile, in alcun caso, perciò, se cerchi di raggiungerla, già in partenza ti condanni al fallimento.

Devi lasciar scorrere via tutta questa roba sulla perfezione.

La perfezione è un inganno. Perciò, devi imparare ad accettare le tue imperfezioni come la normalità… perché SONO normali. E c’è un perché. Non importa quanto sola tu possa sentirti perché possiedi un certo difetto o una certa imperfezione: non sei sola. Pensa semplicemente a quanto quella dell’anoressia sia una strada solitaria. E pensa a quanto ti sei sentita sola in certi momenti della tua battaglia… o a quanto ti senti sola tuttora, in certi momenti. Ma lo sei veramente?

Guarda quante ragazze commentano qui sul mio blog. Guarda quante ragazze tengono un loro blog. Guarda quanti video ci sono su YouTube a proposito di ragazze con DCA. E questi sono solo alcuni esempi di un microcosmo di questo mondo. Ci sono UN SACCO di ragazze con un DCA là fuori. E anche se ci sono momenti in cui l’anoressia ci fa sentire tremendamente sole, non lo siamo. Devi ricordartelo sempre, Francesca: TU NON SEI SOLA.

Usa la stessa strategia riguardo il perfezionismo. Usa la logica, la razionalità. Qualsiasi sia la tua imperfezione (oggi, domani, tra 20 anni), anche se relativa a una parte del tuo corpo – troppo grande, troppo piccola, troppo questo, troppo quello – qualcun’altra là fuori (e, per lo più, MOLTE, MOLTE altre là fuori) ha la tua stessa identica imperfezione.

Ma poi, in definitiva: chi può dire cos’è un’imperfezione? Voglio dire, tutte le persone ne hanno. E se anche tu fossi l’unica persona al mondo ad avere una certa imperfezione… questo non è forse un qualcosa di speciale? Di unico? Pensaci.

Tutte le persone vedono in se stesse delle imperfezioni, abbiano o meno un DCA. Forse tu vorresti essere più intelligente, più carina, più abbronzata, più alta, più bassa… e la lista potrebbe andare avanti all’infinito. Se ti mettessi seduta e pensassi a tutto quello che di te non ti va a genio e vorresti cambiare, molto probabilmente otterresti una lista piuttosto lunga. Ma di nuovo, ricorda: Tutte là fuori hanno QUALCOSA che non apprezzano di se stesse. Tutte hanno una o più imperfezioni. Tutte.

Talvolta, perciò, devi semplicemente dirti di darci un taglio. Metterti davanti allo specchio e dirti, serenamente: “No, non sono perfetta… ma vado bene per come sono”.

Parlando da (ex)perfezionista – aha! ^^” – a perfezionista (spero presto ex), il ruolo del perfezionismo nell’anoressia può essere enorme, ma nel momento in cui te ne rendi conto, lo accetti, e cresci, le tue imperfezioni non ti sembreranno più tanto temibili.

E poi, come dice la canzone delle t.A.T.u.: “IMPERFECT IS THE NEW PERFECT!!”

domenica 20 giugno 2010

B.M.I. (Basta Misurazioni Inutili!)

Vi propongo un link MOLTO interessante a proposito del BMI (IMC).

BMI link

Se poggiate il cursore sulle piccole fotografie sulla destra, vi apparirà una tendina in cui viene data una valutazione soggettiva del peso delle persone ritratte. Se poi cliccate sulle piccole fotografie stesse, vi apparirà lo status fisico effettivo – stimato col calcolo del BMI – di ciascuna delle persone ritratte.

E’ un qualcosa che, secondo me, fa veramente aprire gli occhi.

Il BMI spesso è un qualcosa di completamente ridicolo.

mercoledì 16 giugno 2010

Domanda #12: Intrappolata e vincolata... sono pronta?

Questa è la domanda cui rispondo oggi:

"Più il tempo passa, più mi sembra di aver meno voglia di combattere il mio DCA. Ti è mai capitato di sentirti così? Ci sono momenti in cui desidero disperatamente tornare a quel periodo in cui mi sentivo bene nell’anoressia, e in cui penso che il percorso terapeutico sia stato il mio peggior errore. Forse vorrei solo che tu mi dicessi che non sono matta. Sali mai sulla bilancia? Io non sono ancora pronta a smettere di pesarmi – forse è perchè non sono ancora pronta per combattere il DCA?"

Io non posso certo dirti se sei pronta o meno per intraprendere la strada del ricovero – questa è una scelta che spetta solo ed unicamente a te. Ma posso dirti che capisco come ti senti. Una sorta di… stallo? Mi è capitato di sentirmi così, sì. Ritornare nel pieno dell’anoressia sarebbe la cosa più semplice, più ovvia e più facile. Così com’è facile mollare – perché ritornare nel pieno dell’anoressia equivale a mollare. La tua vita non sarà più la tua, e, soprattutto, non esisterà più materialmente nel giro di alcuni mesi o anni. So che questo è il solito predicozzo – che devi smettere di restringere l’alimentazione o morirai. Ma è vero. Non si può rimanere anoressiche restrittive a vita. O si combatte, o si muore. Detto terra-terra, senza tanti riguardi, ma è così che stanno le cose.

Non sei matta, assolutamente. Voler smollare la strada del ricovero non significa essere matta. Penso che TUTTE ci sentiamo così prima o poi. Non sei certamente la sola. Abbandonare la terapia e riscivolare nell’anoressia ti dà una sorta di senso di sollievo, non è così?! C’è meno da lavorare, meno da faticare, una situazione emotivamente più semplice, etc. Ma queste sono solo bugie che l’anoressia ti racconta. Devi capire che non ti porteranno da nessuna parte.

Se percorrere la strada del ricovero fosse una cosa semplice, non ci sarebbe bisogno di tanti dietisti, nutrizionisti, psichiatri, psicologi, cliniche specializzate, gruppi di supporto, libri, auto-aiuto e così via. E, certo, devi SCEGLIERE la strada del ricovero – non sarà lei a scegliere te… ma, in fin dei conti, tutto sta nello scegliere tra il vivere e il morire – perché se anche continui a respirare, nel pieno dell’anoressia non vivi veramente.

Un DCA è una strada sdrucciolevole. Se molli la presa una volta, cadrai rapidamente. Se molli la presa due volte, cadrai duramente. Se molli la persa tre volte, cadrai in un gran buco nero. E ogni volta rialzarsi sarà arduo. Ricadere nell’anoressia sembra più semplice che intraprendere un percorso di ricovero – ma alla fine le conseguenze sono molto più difficili da affrontare. È tutto nella tua testa.

Se salgo mai sulla bilancia? Certo, una volta al mese quando vado a fare il controlli dalla dietista. Do le spalle all’asticella del peso, e non mi faccio dire niente. Non mi sono mai pesata, neanche nel periodo peggiore dell’anoressia. Un eccesso al contrario, in un certo senso. Ad ogni modo, attualmente non la possiedo neanche, una bilancia. E neanche m’interessa. Non voglio che sia un numero a condizionare il modo in cui mi sento col mio corpo. Se tu venissi a casa mia e mi dicessi che hai la necessità di portare con te la tua bilancia, ti risponderei: “Okay, portala pure”. È solo un oggetto. Ha unicamente il potere che tu le conferisci. Controllo. Numeri. Autostima. Costante, valutazione più volte al giorno. Nient’altro che un ammasso d’ingranaggi. Non è questa la vita.

Puoi comunque essere pronta per intraprendere il tuo percorso di ricovero anche se senti di avere ancora bisogno della bilancia. Puoi comunque essere pronta per intraprendere il tuo percorso di ricovero, ed iniziare a percorrere questa strada. Ma un giorno arriverà il momento in cui aprirai gli occhi davvero e realizzerai: “Ecco, questa è SOLO una bilancia. Non mi aiuta, anzi, reitera un comportamento malato voluto dall’anoressia. Serve solo ad alimentare l’ossessione. Ne ho abbastanza. Forse un giorno tornerò ad utilizzare un bilancia, ma quell giorno non è oggi”.

E guarda con onestà dentro te stessa per cercare di venire al bandolo della matassa. O vuoi combattere contro l’anoressia, o non vuoi farlo. Secondo la mia umile opinione, non avresti letto il mio blog e non mi avresti lasciato una domanda se, in un certo qual modo, non volessi lottare contro il DCA. Questo blog è, a suo modo, una modalità di ricovero. Una piattaforma di auto-aiuto. Niente di risolutivo né sostituivo di una psicoterapia – del resto non ho mai preteso fosse tale, assolutamente! Ma questo, tu lo sai. E se sei ancora qui a leggermi, vuol dire che la tua scelta l’hai già fatta.

Sei pronta? Come ti ho già detto, io non lo so. Questa è una domanda cui non posso rispondere. Ma tu sì, tu puoi. E lo farai. Forse non sei ancora pronta a rispondere a questa domanda perchè sai che se lo farai dovrai mettere tuta te stessa sulla strada del ricovero, investirci molto di più. Forse sei solo spaventata all’idea di poter vivere la vita senza il DCA, che magari adesso ti appare come una parte integrante della tua personalità. Ma non lo è. Tu sei ben altro e ben oltre l’anoressia. Siediti. Riflettici. E, ricorda, il ricovero è possible. Puoi farcela, se VERAMENTE lo vuoi con tutta te stessa.

Sì, c’è stato un periodo in cui mi sono sentita come te. Ma adesso mi sento come me. E ne vale molto più la pena, credimi. Sentirsi intrappolata e vincolata da un DCA è solo una proiezione mentale. Ma c’è davvero molto di meglio nella vita. E tu lo meriti tutto.

sabato 12 giugno 2010

Fronteggiare l'Estate

Come fronteggiare l’Estate?

Sicuramente l’Estate è una stagione difficile per chiunque abbia a che fare con l’anoressia. T-shirt, gonne, shorts, top, canotte… il corpo viene inevitabilmente messo in mostra. Ed è un corpo che non ci piace, ma che in Estate non possiamo nascondere sotto maglioni o pantaloni lunghi. E quindi l’abbiamo sott’occhio in ogni momento, e questo può farci sentire peggio. Può farci venire voglia di restringere di nuovo l’alimentazione. Può essere una forte spinta verso l’anoressia.

Cosa fare dunque per non focalizzarsi troppo sul nostro corpo e non attuare di nuovo comportamenti restrittivi col cibo?

Credo che per un sacco di persone con un DCA l’Estate sia una sorta di “vacanze di Natale”. Un qualcosa che mette ansia, fa sentire a disagio, un qualcosa che diventa difficile da affrontare senza ricadere. Il fatto è che non dev’essere così. L’Estate non è essere magre ed abbronzate, a passeggio sul bagnasciuga in un bikini novo fiammante. Non è questo.

L’Estate non è un qualcosa che ha particolarmente a che fare con l’apparenza. E, perciò, non deve diventare un qualcosa in cui si va a porre ancor più attenzione all’apparenza. Dobbiamo imparare a considerarla come un qualsiasi periodo dell’anno, in cui andare avanti, essere naturali, ed essere noi stesse.

Fintanto che ci lasceremo condizionare da una delle bugie che l’anoressia ci racconta, ovvero che l’Estate è quella cosa tremenda che serve a far vedere a tutto il resto del mondo quanto siamo fisicamente terribili, ecco, allora l’Estate sarà esattamente questo. Ma ciò solo fino a che decidiamo di credere a ciò che detta l’anoressia. Perché mettiamo a tacere la sua voce – l’Estate può essere una stagione stupenda.

Okay – fa caldo un sacco e bisogna indossare vestiti leggeri e “scoprenti” per tenerci più fresche. Questo può mettere ansia, lo so benissimo. Questo può farci stare male, so benissimo anche questo. Ma adesso conosco anche un piccolo trucco per limitare i sentimenti negativi e sentirci un po’ meglio anche quando dobbiamo indossare abiti che mettono in mostra il corpo: Indossare unicamente ciò che ci piace e che ci fa sentire davvero bene.

Perciò, quando fa caldo e dovete uscire, e vi trovate davanti all’armadio spalancato a decidere cosa indossare, cercando di venire a patti con l’ansia e con il disgusto, scegliete gli indumenti che vi fanno sentire più: 1) Forti; 2) Allegre; 3) A vostro agio; o, ancora meglio 4) Tutte e tre le cose insieme. Esempi? Un leggero foulard estivo – può dare la sensazione di una sorta di scudo, tenendo un pochino più coperte, e quindi facendo sentire meno a disagio. Oppure un braccialetto, o una collana che vi ha regalato un’amica a cui volete particolarmente bene e che vi fa sentire speciali. Un qualcosa che abbia per voi un significato. Qualcosa che riesca a portar via la negatività di cui di solito vi sentite circondate.

Magari questo richiederà di pensarci un po’ su. Se nel vostro armadio non c’è nessun indumento che vi faccia stare un pochino meglio col vostro corpo, è arrivato il momento di andare a fare un po’ di shopping acquistando qualcosa che possa salvare il vostro umore… per esempio, una particolare cintura. Qualcosa che vi piacerebbe davvero indossare con quegli shorts che vi fanno venir voglia di chiudervi in casa e di rimanerci fino all’Autunno. Tirate fuori la vostra creatività. Pensate a che cosa potrebbe migliorare la vostra immagine di voi stesse, e avere un’opinione meno negativa sul vostro corpo.

Molto spesso sono proprio le piccole cose quelle che fanno la differenza. Anche in Estate.

E, per tener freno a tutti quei pensieri che con l’avvento dell’Estate tirano di nuovo dentro all’anoressia: questo, ragazze mie, dipende solo da voi. Perché i pensieri dell’anoressia hanno unicamente il potere che voi decidete di conferirgli.

Volete davvero che una stagione che può essere bellissima come l’Estate vi getti in una spirale di ansia, paranoia e anoressia che impedisce di gustarsi la vita come merita?

Accettarci per quello che siamo è il primo passo per poter andare avanti… perciò, provate ad aiutarvi ad accettare il vostro corpo. Fate piccole cose che vi mantengano sulla strada del ricovero. Non lasciate che una stagione sia più forte di voi. E non lasciate che lo sia neanche l’anoressia.

martedì 8 giugno 2010

Domanda #11: Cibi proibiti & Quello che realmente nascondono

Oggi rispondo alla domanda che mi ha lasciato Francesca, ovvero:

“In questi anni di anoressia mi è successo di eliminare gradualmente dalla mia alimentazione moltissimi cibi, (direi quasi tutti eccetto le verdure la carne magra e lo yogurt magro)… che sono diventati una sorta di tabù... molti di questi non riesco tutt'ora a mangiarli, mentre alcuni altri sono riuscita con fatica a reintrodurli... volevo chiederti: a te è capitata una cosa del genere? Sei riuscita a risolvere completamente il problema o rimangono tutt'ora per te dei cibi proibiti? E soprattutto, come hai risolto questo problema e come hai fronteggiato la tentazione di eliminare di nuovo dall'alimentazione alcuni cibi?”

Forse potrà sorprendervi il sapere che io non ho mai avuto, neanche nei momenti peggiori dell’anoressia, dei cibi “proibiti”; così come non ho mai neanche avuto degli alimenti che consideravo particolarmente “sicuri”. Ho sempre mangiato un po’ di tutto sebbene ovviamente, quand’ero in fase restrittiva, in quantitativi a poco a poco sempre minori ed insufficienti per il mio fabbisogno energetico giornaliero. Tuttora, cerco di avere un’alimentazione quanto più possibile variata. Ovviamente ci sono alcuni cibi che non mi piacciono, come le patate, i wrustel, il cocomero, ma si tratta di cose che fin da piccola non mi sono mai piaciute. A parte questo, cerco sempre di mangiare un po’ di tutto, perché sono consapevole del fatto che ogni cibo contiene dei nutrienti, soprattutto per quanto riguarda le vitamine, i microelementi e gli oligoelementi, che sono importantissimi per il nostro organismo e non facili da reperire. La consapevolezza di questo mi ha aiutata molto a cercare di riappropriarmi di uno stile alimentare corretto.

Quando ero nel pieno dell’anoressia, ovviamente mangiavo pochissimo, meno di una bambina, ma non ho mai depennato dalla lista alcun tipo di cibo, e non ho mai contato sistematicamente le calorie. Come si dice dalle mie parti, facevo “a occhiometro”; tanto ero arrivata a un punto in cui mangiavo così poco che ero sicura che l’apporto fosse inferiore alla necessità. A ben pensarci, effettivamente avevo eliminato completamente dalla mia alimentazione caramelle, cioccolatini, e dolci più in generale.

Da quando sono seguita dalla mia dietista, con la quale mi vedo tuttora per regolari controlli, ho dovuto re-imparare cosa significa alimentarsi correttamente. E mi sono così accorta che la restrizione alimentare era in effetti nient’altro che un meccanismo di coping. Una sorta di forma di controllo. C’erano ben altri problemi oltre il cibo – il cibo non era veramente un problema. Nel momento in cui mi sono trovata ad affrontare direttamente quei problemi, sono stata in grado di realizzare che il cibo era solo cibo, nient’altro che un carburante per il mio corpo. Penso che questo sia ciò che ogni anoressica cerca di fare ogni giorno nel momento in cui si ritrova davanti alla tavola imbandita – comprendere e realizzare che il cibo è solo cibo. Eh, la scoperta dell’acqua calda! – direte voi. Ma è vero. Il cibo è ciò che serve a nutrirci e a darci l’energia necessaria per svolgere tutte le nostre attività quotidiane. Non è un’entità cattiva, violenta, distruttrice. Non è un’arma puntata contro. Non è una punizione. Non è un riempitivo. È solo del cibo.

Nel momento in cui ho iniziato a seguire l’ “equilibrio alimentare” che mi ha assegnato la mia dietista, ho dovuto a poco a poco incrementare le dosi degli alimenti mangiati. All’inizio era terrorizzante, ma poi mi sono accorta che aveva ragione lei: il mio peso aumentava in maniera estremamente graduale e non esplicitamente e rapidamente visibile, perché quella che si reintegrava era massa muscolare. E mi sono accorta che più seguivo l’ “equilibrio alimentare”, più seguirlo diventava semplice. Questo non significa che non abbia avuto ricadute nella restrizione, ne ho avute eccome, ma mi sono ripresa nella consapevolezza che le cose avrebbero potuto migliorare a poco a poco, senza i rapidi cambiamenti radicali a livello corporeo che temevo.

Certo, non posso dire a nessuna di voi che sia facile, non posso dirvi che non ci sono momenti di panico e in cui ci si sente estremamente male col proprio corpo, ma posso sicuramente dirvi che la cosa più difficile è il primo passo: fatto quello, tutti gli altri davvero vengono di conseguenza.

giovedì 3 giugno 2010

Thanks & stay tuned!

Non sono ancora tornata a casa – tornerò Martedì per l’esattezza – ma oggi nessuno vuole utilizzare la connessione, quindi ho un’ora di Internet a disposizione tutta per me! Dunque, qualche minuto qui e poi mi dedicherò subito a girare per i blog di tutte voi!

Comunque… Ho bisogno di prendermi un minuto per ringraziarvi. Grazie, grazie, GRAZIE a tutte voi, ragazze, per i vostri commenti ed il vostro supporto. Leggo e rispondo alle vostre parole in ogni post, così come cerco sempre di rispondere quanto prima possibile alle vostre e-mail (e mi scuso se alle volte sono un’imperdonabile ritardataria… specie in questo periodo… prometto che risponderò a tutte non appena ne avrò l’opportunità!), e spero che le mie parole, in un modo o nell’altro, riescano ad arrivarvi e significhino qualcosa per voi. Siete tutte meravigliose e tanto, tanto grandiose.

Inoltre, volevo dirvi che so che ho ancora diverse delle vostre domande cui devo dare risposta. Ho appena compilato una lista di tutte quelle mancanti (mi ero interrotta un po’ di tempo fa perché avevo tante altre cose di cui scrivere…). Perciò, Francesca e tutte le altre che stanno ancora aspettando risposta… non mi sono dimenticata di voi, bellissime! Lavorerò sulle risposte alle vostre domande proprio in questi giorni, e le pubblicherò qui sul blog in vari post quanto prima mi sarà possibile. Mi avete rivolto delle domande veramente toste ed importanti nei commenti del post ad esse adibito, e voglio poter rispondere in maniera adeguata.

Spero che tutte voi stiate trascorrendo delle giornate tranquille. Io vi penso molto spesso, e adesso vi lascio con questa domanda che potete rivolgere a voi stesse:

COSA POSSO FARE OGGI PER RIUSCIRE A SORRIDERE DAVVERO?


Bè, provate a rispondere, cosa state aspettando?!? E poi, fatelo…

martedì 2 marzo 2010

Comunicazione di servizio

Questo è un post temporaneo, nel senso che verrà cancellato appena possiibile.

Volevo semplicemente dirvi che, causa lavoro, starò via per diverse settimane (più o meno fino alla seconda metà di Aprile, credo, ancora le date sono un po' incerte... tutto dipenderà dall'organizzazione delle gare e degli stages), durante le quali non avrò modo di utilizzare il computer. Quindi, se non posto sul blog o non leggo/commento i vostri, o non rispondo alle e-mail non pensate che ce l'abbia con voi o che mi sia dimenticata di voi... assolutamente! E' solo che non avrò modo di usare un PC, tutto qui...

Però, appena tornata a casa, scrivere qui sul blog sarà la prima cosa che farò, quinsi... stay tuned, gals!!!

A presto!

Vi penso forte forte, sempre...

Veggie

venerdì 26 febbraio 2010

Gridare

Usiamo le nostre parole per esprimere quello che abbiamo dentro. Non lasciamo più che sia il nostro corpo a parlare per noi.

Quando siamo in balia dell’anoressia, troppo spesso dimentichiamo di utilizzare la nostra voce ed usiamo invece il nostro corpo per esprimere quello che proviamo.
Ho paura. Mi sento sola. Non sto bene con me stessa. Mi sono fatta del male. Sono triste. Mi sento vuota. Mi sento lacerata. Mi sento una nullità.

Di fronte ad emozione che sono così intime e profonde, esternarle utilizzando la voce sembra essere praticamente impossibile. E allora ci limitiamo a rifletterle sul nostro corpo, lasciando che sia questo a parlare per noi, ad esprimere tutta la nostra voce inespressa.

La paura di ferire gli altri ci porta allora a farci del male, provocandoci ferite che lasciano il segno molto a lungo. Il nostro corpo diventa così il nostro capro espiatorio, un collage di dolore, paura, inadeguatezza, problemi, insicurezza, mancanza di autostima.

Adesso, perciò, dobbiamo cominciare a gridare. E farlo utilizzando la nostra VOCE, e non più il nostro CORPO. Dobbiamo gridare la nostra rabbia, la nostra insoddisfazione e il nostro dolore fino a che non avremo più voce. E allora ci accorgeremo che saremo riuscire comunque a farci sentire… e in un modo che non è più dannoso né lesivo per noi stesse.

Usiamo le nostre PAROLE, non il nostro CORPO. Le parole sono molto più potenti.

lunedì 22 febbraio 2010

Maschere

Ieri ero a lavoro nella città dove abita Fighter, così abbiamo colto l’occasione per incontrarci di nuovo. Lei è venuta a trovarmi in palestra, ed avevamo progettato di andare a vedere la sfilata del Carnevale, dopo, ma purtroppo il lavoro si è protratto fino a tarsi e non è stato possibile.

Purtroppo abbiamo avuto poco modo di parlarci, Fighter, ma sappi che io ti ho sentita. Ti ho sentita e ti ho pensata molto anche quando te ne sei andata.
E mi è venuto da pensare che a tanti ho rinfacciato che non hanno il coraggio di soffrire. Subito dopo mi è venuto in mente che non ho mai avuto il coraggio di non soffrire. Forse è questo ciò che ci tiene in sospeso – né di qua e né di là – sai?! Tutta la paura che fa la serenità. Capisco, Fighter, capisco quando mi dici che sorridi a tutti. Capisco quando mi parli di maschere. Come quelle che dovevamo andare a vedere insieme ieri. Le conosco fin troppo bene, le maschere.

Da qando sono entrata nell’anoressia, ho continuato a vestire maschere su maschere per ogni persona che incontro. Bugie. Per giustificare il mio corpo ho raccontato di avere problemi di assimilazione, per giustificare un “no” a qualsiasi torta ho inventato fantasiose intolleranze alimentari. Però non l’ho fatto solo per gli altri come spesso credo, e forse anche tu non l’hai fatto solo per gli altri. A casa mia, dopo 5 ricoveri infiniti a Villa Dei Pini, non c’era modo di essere guardata con una briciola di rispetto e comprensione. Mi arrivava tanta pietà, mi arrivavano occhi attenti, troppo attenti ad ogni mio passo, percepivo un’attesa da parte dei miei dell’ennesimo passo falso, quasi ci rimanevano male se questo passo tardava un po’. Purtroppo sono vissuta molti anni in una situazione al limite. Ma non volevo che, oltre i miei familiari, anche l’altra gente sapesse qualcosa della mia situazione. E così è cominciato il carnevale.

Non ne vado affatto fiera, mi maledico tutti i giorni, ma mi rendo anche conto che per adesso è l’unico modo che ho per custodire uno spazio segreto, inviolabile, e coltivarlo. Mi rendo conto che solo in questo modo riesco ad avvicinare le persone: mettendo una barriera semipermeabile tra me e loro, un volto che lascia passare qualcosa di mio ma non troppo. Però il numero delle maschere non è proporzionale affatto a quello che c’è dietro. E qualcosa dietro c’è, altrimenti non avrebbe senso coprirlo.

Mi hai detto che non ti senti a tuo agio con il tuo corpo, adesso. Tu hai un corpo che non senti, ma ce l’hai. Questa è una constatazione dolorosa ma contemporaneamente può essere un trampolino di lancio. Mi hai parlato di fasi: nelle fasi è implicito un percorso. Anche io avrei voglia di dirti di lottare, di non mollare… ma lo vedi come siamo? Perché non riusciamo mai a dircelo? Perché ci reputiamo così poco credibili? Perché dentro di noi crediamo fermamente che ci sia una ragione per essere qui, per parlarci, e poi fatichiamo così tanto per darle importanza, per renderla il motore di noi stesse? Adesso vorrei tanto avere un corpo che mi faccia respirare in pace. Tutto il dolore fisico che si sente, la debolezza, la stanchezza, dovrebbero essere sufficienti per rendere quell’ “esaltazione nel restringere” qualcosa di estremamente meno potente. Ci sto provando. Ogni chilo è una vittoria da una parte, una sconfitta dall’altra…

Proviamoci insieme, eh, Figher?! (Proviamoci insieme, eh, ragazze?!). Possiamo davvero essere più forti se combattiamo insieme. Combattiamo.

Ti voglio bene, amore. Ma tanto tanto. Spero di riabbracciarti prestissimo.

venerdì 19 febbraio 2010

Non smettere di combattere

Ci sono momento in cui la strada del ricovero si fa particolarmente dura. Momenti in cui non si può fare a meno di pensare che tutto questo non finirà mai. Che l’anoressia avrà sempre la meglio su di noi. Che staremo sempre così male. Che non possiamo farne a meno. Che non riusciremo mai a seguire la strada del ricovero.

Quando questi pensieri minacciano d’invadere la nostra mente, diciamogli subito: STOP.

Non sta scritto da nessuna parte che dev’essere così. Un giorno, sì, un giorno riusciremo a superare questo nostro dolore. Se continuiamo a combattere, ce la faremo. Il ricovero lavora soltanto se noi lavoriamo al ricovero. Perché il ricovero è un processo, non un evento.

Perciò, non smettiamo mai di combattere.

Tu puoi percorrere la strada del ricovero. Sì, proprio tu. Combatti per continuare a percorrere questa strada, fosse anche l’ultima cosa che fai. Anche quando pensi che l’anoressia ti ha portato via tutto e che non ti è rimasto più niente, in realtà una cosa ce l’hai ancora: la speranza. E la forza per combattere. Continua a farlo. Non smettere mai.

martedì 16 febbraio 2010

Orgogliose di noi stesse

Tutte vorremo l’approvazione altrui. Tutte vorremmo essere accettate, amate e rispettate esattamente per quello che siamo.

Ma che cosa succede quando le cose non vanno così? Cosa succede quando le persone che amiamo e dalle quali ricerchiamo disperatamente approvazione non ci accettano per quello che siamo? Che possiamo fare? Dobbiamo provare a compiacerli? Dobbiamo cercare di conformarci al loro standard, annullando quello che siamo, dimenticando i nostri sogni e i nostri obiettivi?

La disapprovazione altrui è un grosso peso da sopportare. È una delle cose che contribuisce a mantenerci legate all’anoressia. Perché, in fin dei conti vorremmo tutte essere guardate, essere accettate per quello che siamo, avere vicino qualcuno che ci dice: “Sono orgoglioso/a di te”. Vorremmo tutte tirare fuori la nostra forza, e pensiamo che l’anoressia possa essere un modo per farlo… ma, in realtà, con l’anoressia stiamo tirando fuori solo la nostra debolezza.

Purtroppo, ci saranno sempre persone che non ci accetteranno per quello che siamo. Perciò, tutto quello che dovremmo cercare di fare è smetterla di cercare l’altrui approvazione, e cercare di trovare quest’approvazione dentro noi stesse.

Forse il resto del mondo non sarà mai fiero di quello che stiamo facendo… ma questo non significa che ciò per cui stiamo combattendo è un qualcosa per cui non vale la pena. Il fatto che gli altri non vedano il fine delle nostre azioni, non significa che queste siano prive di scopo. Anche se gli altri non riusciranno mai a vedere la nostra forza nella vita di tutti i giorni, non significa che noi quella forza non ce l’abbiamo.

Piacerebbe certo a tutte sentirsi dire dagli altri che sono orgogliosi di noi… ma questo è solo un sogno che non si realizzerà mai. Perciò, ragazze, è arrivato il momento di svegliarsi. E di smetterla di ascoltare e di cercare di attendere le aspettative altrui.

Rendiamoci libere da questa schiavitù del compiacere gli altri ad ogni costo. Rendiamoci libere dall’anoressia. Non abbiamo bisogno degli altri per essere orgogliose di noi stesse. Dobbiamo essere orgogliose di noi stesse. Perché lo meritiamo. Dobbiamo essere fiere di quello che siamo riuscite a fare finora e di quello che riusciremo a costruire in futuro.

La strada del ricovero è lunga e dura, ma solo per il fatto che abbiamo deciso di percorrerla dobbiamo essere orgogliose di noi stesse.

sabato 13 febbraio 2010

Cose da ricordare lungo la strada del ricovero

Ci sono alcune cose che, sebbene magari dentro di noi sappiamo, è comunque sempre bene mantenere fresche a mente, nel momento in cui si sta percorrendo la strada del ricovero.

1 – La nostra vita è solo ed unicamente nelle nostre mani. Possiamo decidere di cambiarla totalmente, e decidere in che modo farlo. Dipende tutto solo da noi.

2 – Il cibo non ha niente a che vedere con i nostri sentimenti.

3 – Se si cade anche per mille volte… dentro di noi abbiamo la forza per rialzarci mille e una volta.

4 – Il nostro futuro è molto più importante dell’anoressia. Perché l’anoressia non ci permette di avere un futuro.

5 – Farci del male non servirà ad altro che ad accrescere il nostro dolore.

6 – L’anoressia comporta seri danni da un punto di vista prettamente fisico: non è decisamente una scelta vantaggiosa.

7 – Ciascuna di noi è capace di essere qualcosa di molto più grande ed importante che non “anoressica”.

8 – Il tempo impiegato per mettere in atto comportamenti disfunzionali può essere viceversa usato per fare qualcosa di positivo e creativo per noi stesse.

9 – Ciascuna di noi ha la possibilità di scegliere se permettere a ciò che ci accade nella vita di crearci o di distruggerci.

10 – Le ricadute sono inevitabili per tutte. Bisogna puntare al progresso, non alla “perfezione”.

11 – Ci vuole tanto tempo perché si sviluppi un DCA… altrettanto è necessario al ricovero.

12 – Talvolta può essere utile persino ridere di noi stesse.

13 – La forza per proseguire la strada del ricovero può essere inaspettatamente tratta da tutto ciò che ci circonda.

14 – La speranza è un qualcosa di concreto. E più si lavora duro, più ne abbiamo.

15 – Quello che gli altri pensano di noi non è un nostro problema. Semmai, è un problema loro.

16 – Non cerchiamo di fare grandi passi tutti insieme, ma tanti piccoli passi delle quali dobbiamo essere felici perché, sommati insieme, danno un grande passo.

17 – Proviamo ad essere aperte a tutto ciò che la vita ci porrà di fronte.

18 – Usiamo la nostra voce per gridare quanto stiamo male, non il nostro corpo.

19 – Ci sarà sempre almeno una persona più bella/magra/simpatica/sexy/intelligente di noi. Compariamo e dimentichiamo. Siamo quello che siamo, e non c’è niente di meglio al mondo.

20 – Gli errori altrui non sono giustificazioni per le nostre ricadute.

21 – Percorrere la strada del ricovero vale sempre e comunque la pena.


P.S.= Sono finalmente riuscita a trovare una psicoterapeuta che lavora nella mia zona! Da Mercoledì ricomincio la psicoterapia!!!

mercoledì 10 febbraio 2010

Scusate Superchick!

ATTENZIONE!: POST MOLTO IRONICO.
ATTENTION!: VERY IRONIC POST.
ATTENTION!: POST TRèS IRONIQUE.
ВНИМАНИЕ!: “POST” (-ПOCTь-) ОЧЕНЬ ИРОНИЧЕСКИЙ.

(chiunque conoscesse altre lingue è caldamente pregata di fornire traduzione... ^___^)

Allora, ecco il punto. C’è questa band che si chiama Superchick, che ha scritto, tra le altre, una canzone – appartenente all’album “Beauty from pain” – che io trovo bellissima: “Courage”.

Il soggetto di questa canzone è indubbiamente l’anoressia e, anche se non sono riuscita a capire bene il perché, le ragazze che si definiscono “pro-ana” l’hanno adottata come una sorta di loro “inno nazionale”. Su YouTube, infatti, ci sono centinaia di video “pro-ana/thinspo” che utilizzano questa canzone come colonna sonora. Questo, secondo me, è semplicemente assurdo e insensato.

A parte il fatto che non posso fare a meno di chiedermi come si sentiranno i Superchick se sono venuti al corrente di questa notizia…

Ad ogni modo, sebbene le ragazze che si dicono “pro-ana” abbiano dissacrato in ogni modo questa meravigliosa canzone, io credo che, viceversa, questo sia un pezzo che si limita a dare una descrizione di quella che è la vita quotidiana con l’anoressia, nonché una serie d’incoraggiamenti ad abbandonare questo vicolo cieco per unirsi alle persone che già vi stanno lottando contro, al fine d’intraprendere la strada della luce. Tutto il contrario della "linea di pensiero pro-ana", insomma...

Ve ne riporto alcuni stralci, tanto per farvi capire quello che intendo dire…

“…I don't know the first time I felt unbeautiful / The day I chose not to eat / What I do know is how I've changed my life forever / I know I should know better…”
“…Non so quand’è stata la prima volta in cui mi sono sentita male con me stessa / Il giorno in cui ho deciso d’iniziare a restringere / Quel che so adesso è che ciò ha cambiato per sempre la mia vita / e mi rendo conto che avrei dovuto saperlo meglio…”

E non è forse così? S’inizia quando non ci si sente più a nostro agio con noi stesse. E si continua. E quando ci si rende conto di tutto quello che abbiamo distrutto, ci si chiede come abbiamo fatto a non rendercene conto fin dall’inizio. Questo non è quello che le ragazze “pro-ana” tanto decantano come “delirio d’onnipotenza”… questo è semplicemente delirio d’impotenza.

“…There are days when I'm OK / And for a moment, for a moment I find hope / But there are days when I'm not OK / And I need your help / So I'm letting go…”
“…Ci sono giorni in cui mi sento OK / e per un momento, per un momento trovo la speranza / Ma ci sono giorni in cui non mi sento affatto OK / e ho bisogno del vostro aiuto / per non lasciarmi andare…”

Non è così per tutte la strada del ricovero? Ci sono giorni in cui si sta meglio, giorni in cui camminare per questa via sembra più semplice, giorni in cui ci sembra di riuscire a vedere la luce, e altri giorni in cui ci sentiamo nuovamente risucchiate dalle tenebre dell’anoressia. Ed è proprio in questi momenti che, come dice la canzone, dobbiamo sostenerci a vicenda… per non lasciarci andare.

“…You should know you're not on your own / These secrets are walls that keep us alone / I don't know when but I know now / Together we'll make it through somehow…”
“…Devi sapere che non sei sola / Questi segreti sono mura che ci isolano lasciandoci da sole / Io non so quando, ma lo so con certezza / Insieme possiamo andare avanti in un modo o nell’altro…”

E queste sono le parole che vorrei rivolgere a tutte voi, ragazze. Non siete sole. Io sono qui. Noi tutte siamo qui. Forse non sarà oggi, nè domani, nè tra un anno… ma possiamo continuare a camminare. E, insieme, possiamo farcela.

“…I need you to know / I'm not through the night / Some days I'm still fighting to walk towards the light / I need you to know / That we'll be OK / Together we can make it through another day…”
“…Voglio che voi sappiate / che non sto più nelle tenebre / ogni giorno combatto per camminare verso la luce / Voglio che voi sappiate / che andrà tutto bene / Insieme possiamo andare avanti almeno per un altro giorno…”

Che sono le parole che auguro a tutte di riuscire a pronunciare, prima o poi. Sì, ragazze, insieme possiamo riuscire ad andare avanti almeno per un altro giorno. E per un altro ancora. E per tutti quelli a venire.

Questa, in conclusione, non mi sembra per niente una canzone “pro-ana”! E se queste ragazze la vedono come tale… bè, Sucperchick, vi chiedo scusa anche a nome loro… del resto, è noto che la malnutrizione altera i circuiti neuronali causa carenza di serotonina, quindi… SCUSATE!!

Del resto, ci vuole un ENORME “COURAGE” per intraprendere la strada del ricovero e continuare a percorrerla giorno dopo giorno… perciò, questa canzone non può in alcun modo essere “pro-ana”! ^___^

domenica 7 febbraio 2010

Definizioni...

Che cos’è l’anoressia?

Il DSM-IV la definisce come una perdita dell’appetito e un incapacità di alimentarsi, con tanto di criteri clinici correlati per la diagnosi.

Ma chi ha vissuto (e sta vivendo) sulla propria belle l’anoressia, sa che questa è ben altro e va molto oltre la sua definizione tecnica.

L’anoressia è dolore.
L’anoressia è solitudine.
L’anoressia è delirio d’onnipotenza che si trasforma in impotenza.
L’anoressia è ossessione.
L’anoressia è sfida.
L’anoressia è vuoto.
L’anoressia è morte. In tutti i sensi.

Ma noi possiamo scegliere di percorrere la strada del ricovero, ed è quello che dobbiamo fare. Tener duro anche quando ci sentiamo perse. L’anoressia è una notte scura, una strada senza uscita. La scelta del ricovero è l’alba di un nuovo giorno, una strada lunga, ripida ed accidentata, che porta alla sommità di una montagna dalla quale potremmo ammirare uno splendido panorama.

Percorrere la strada del ricovero è la cosa più difficile che ci ritroveremo mai a dover fare in tutta la nostra vita, e ci saranno tanti momenti in cui ci verrà voglia di arrenderci perché sembra molto più semplice ricominciare a restringere l’alimentazione, molto più estemporaneamente gratificante. Ma, alla lunga, non l’ho è. Perché l’esaltazione della restrizione non vale l’inferno che ci predispone ineluttabilmente davanti.

Nella vita, quella vera, intendo, quella oltre l’anoressia, c’è molto più di quel che immaginiamo. Dobbiamo solo aprire gli occhi ed iniziare a cercare di vederlo.
L’anoressia ha cercato di strappare alla nostra vita tutto quello che aveva un significato, tutto quello che era importante: famiglia, amicizia, hobby, sport, studio, lavoro… tutto quello che rendeva la nostra vita degna di essere vissuta. Abbiamo lasciato che questo demone ci controllasse perchè eravamo troppo spaventate da come avrebbe potuto essere la nostra vita senza di lei. Perciò ci siamo auto-ingannate dicendoci che senza l’anoressia non avremmo avuto alcuna possibilità, senza renderci conto che era l’anoressia stessa a toglierci ogni qualsiasi opportunità. E le abbiamo creduto, abbiamo creduto a tutte le sue bugie. Le abbiamo creduto quando ci ha detto che dovevamo andare ancora avanti in questa strada distruttiva, perché sarebbe andato tutto bene, e non abbiamo saputo vedere la nostra vera bellezza, quella interiore. L’anoressia non potrà mai darci quello che promette, con lei possiamo solo distruggerci cercando di raggiungere l’impossibile. Ma voi, ragazze, TUTTE VOI siete bellissime, meravigliose, speciali, uniche, e molto, MOLTO più di quel che l’anoressia vi ha fatte diventare.

Nella mia vita non ho mai fatto niente di più difficile che cercare di continuare a precorrere giorno dopo giorno la strada del ricovero. Talvolta inciampo, barcollo, cado, ma cerco sempre di rialzarmi quanto più rapidamente possibile. Ricordatevi sempre che non è importante quante ricadute avrete, ma quante volte sarete capaci di rialzarvi. Le ricadute sono parte naturale del percorso di ricovero, ci ricordano dov’eravamo prima e dove non vogliamo tornare di nuovo. Quando restringevamo l’alimentazione non eravamo noi stesse, non stavamo dando il meglio di noi. Certo, magari andavamo a scuola o a lavoro, facevamo sport, ma eravamo funzionanti solo in parte, perché la nostra mente era per lo più dominata da pensieri anoressici. Ma noi siamo molto più e molto meglio dell’anoressia, perciò non dobbiamo più essere schiave di un mostro che c’inchioda a pensieri relativi a corpo/peso/cibo. Noi non dobbiamo più credere alle bugie dell’anoressia, siamo ben più intelligenti.

Probabilmente dovremmo lottare con l’anoressia per il resto della nostra vita, ma fintanto che non molliamo, saremo noi a mettere l’anoressia in catene.

Non mollate mai, anche quando tutto vi sembra perso. Vi prometto che la strada del ricovero vale tutte le sue avversità. Da qui in poi le cose non potranno che andare meglio.

giovedì 4 febbraio 2010

Ricovero & Autostima - Rimediare agli errori

Penso che migliorare la propria autostima sia una parte importante del processo di ricovero da un DCA. Questo perchè noi ragazze con un passato-presente di DCA tendiamo molto spesso a svalutarci, nonché a rimproverare noi stesse per gli errori che abbiamo commesso in passato. E così finiamo in balia del DCA che tenta di farci pagare, espiare tutti gli errori che abbiamo commesso.

Bene, ragazze, è giunto il momento di puntualizzare 6 cose fondamentali riguardo gli errori:

1 – Gli errori sono maestri di vita. Se si “fallisce” in qualcosa, e si continua ad auto-accusarci per l’errore commesso, senza riuscire a fare nient’altro, non stiamo imparando la lezione che l’errore cercava d’insegnarci.

2 – Gli errori possono essere segnali. Per esempio, se avete un piccolo incidente in auto, un qualcosa come il prendere una curva troppo stretta all’angolo di una casa, rompendo così uno specchietto, quest’errore dovrebbe servirvi NON per deprimervi dicendovi che non siete capaci neanche a guidare ma, viceversa, per mettervi in allerta la prossima volta che tornerete a guidare.

3 – Gli errori sono parte dell’essere spontanee… e quindi, in definitiva, vive. Se si ha troppa paura di “fallire” e di fare errori, e si cerca di controllare assolutamente tutto ciò che ci circonda affinché ciò non accada, perderemo tutta la nostra spontaneità ed innalzeremo un muro tra noi e le persone che ci stanno intorno, impedendoci sempre e comunque di essere semplicemente noi stesse, e quindi apprezzate ed amate unicamente per quello che siamo.

4 – Ogni qualsiasi essere vivente ha una certa “ratio” di errori. Sicuramente, ogni 10 decisioni che si prendono, 3 saranno completamente sbagliate, e su 2 rimarrà sempre un certo margine di dubbio. È assolutamente normale, e non fa di noi delle persone sbagliate.

5 – In un mondo ideale, gli errori commessi non avrebbero alcuna relazione con la nostra autostima. Tutti commettono errori. Fare un errore non significa affatto essere “deboli” o “patetiche” o “stupide”… significa essere semplicemente umane. Gli errori ci forniscono informazioni su ciò che va e ciò che non va. Non hanno niente a che vedere con quanto noi valiamo, con quanto siamo intelligenti, con quanto siamo forti. Sono unicamente parte di un processo.

6 – Spesso, quando facciamo qualcosa di cui successivamente ci rimproveriamo, in realtà stiamo solo cercando di fare qualcosa per soddisfare i nostri bisogni nell’unico modo che in quel momento ci sembra possibile. E quello che si fa per amore di noi stesse, è al di là di ogni giudizio di valore… figuriamoci d’errore!

Ragazze, non è facile guardarsi indietro ed amarsi per tutte le cose fatte, e non arrabbiarci per tutte le cose mai dette… Perciò, l’unica cosa che dovremmo provare a fare, semplicemente, è perdonarci. Anche perché, a errore fatto, non si può tornare indietro nel tempo e cambiare le cose, quindi tanto vale cercare il modo di vedere quest’errore in chiave positiva, riuscendo a trarne il meglio, no?!! Farsi venire i sensi di colpa non aiuta. Aiuta invece cercare di capire cosa e dove si è sbagliato, in maniera tale da non ricommettere lo stesso errore in futuro.

Sì, dobbiamo imparare a perdonarci.
Imparare dagli errori e poi lasciarli andare.
E andare avanti.

lunedì 1 febbraio 2010

Il cuore del problema

Perché il corpo che abbiamo non può essere giusto? Perché sentiamo che il nostro corpo non è giusto?

Si potrebbe rispondere:
Perché è troppo grasso.
O
Perché è troppo brutto.

Si potrebbe rispondere:
Perché è troppo basso.
O
Perché è troppo sproporzionato.

Si potrebbe rispondere:
Perché è troppo flaccido.
O
Perché è troppo scarno.

Ma quello che in realtà s’intende veramente è:
Perché è il MIO corpo.

È questo il vero problema, no? Pensateci anche solo per un minuto. La vera ragione per cui odiamo il nostro corpo non è perché esso è troppo quello o troppo quell’altro, o non abbastanza così o non abbastanza cosà. Perché, DCAmoci la verità: se quelle stesse caratteristiche che diciamo di odiare del nostro corpo, le vedessimo su qualcun’altra, non saremo altrettanto severe e critiche nei suoi confronti.

Odiamo il nostro corpo semplicemente perché è il nostro. Semplicemente perché siamo NOI. È questo il cuore del problema. Quel che dovremmo imparare a fare, perciò, è guardarci veramente dentro e provare a canalizzare l’odio verso il nostro corpo in qualcosa di positivo. In fin dei conti, l’esperienza dell’anoressia insegna che non è cambiando quello che non ci piace esteriormente del nostro corpo che si risolve il problema. Perché se davvero il problema fosse quello del peso, persi un tot di chili smetteremmo di restringere. E invece andiamo avanti fino all’estremo. Perché non è il nostro corpo, in realtà, che non va, che non ci piace. È qualcosa che abbiamo dentro che non va, che non ci piace. Ed è qui che bisogna lavorare: sull’interiorità.

Chiedetevelo. Rispondetevi.

Perché il mio corpo non può essere giusto?
Perché sento che il mio corpo non è giusto?
Qual è il problema interiore che scarico sul corpo non vedendolo giusto?
Questo corpo che è MIO.

Perciò, cosa possiamo fare per cambiare le cose?

venerdì 29 gennaio 2010

Una e-mail per Ilaria

Questa è una vera e-mail – per una ragazza che lascia spesso i suoi commenti su questo blog: Ilaria.
Ma potrebbe essere anche una e-mail per ognuna di voi, se cambiassi qualche piccolo dettaglio.
Ilaria sta combattendo contro il suo demone. E io sto combattendo per trovare le parole giuste per afferrare le sue mani e tirarla con me sulla strada della luce.

Carissima Ilaria,

senti che ci stai ricadendo. Che non stai bene con te stessa. Che sei confusa. Questo traspare chiaramente dalle tue parole. Ma la tua luce non si è spenta, perchè continuo ad avvertirne il riverbero. Sono preoccupata per te? Sì. Ti voglio bene, non potrei non esserlo. Ho fiducia nelle tue capacità di rialzarti? Sì. Sempre. Perchè? Perchè so che ce la puoi fare. So che puoi farcela perchè l’hai già fatto. Se non lo pensassi, non starei ancora qui a cercare di afferrare la tua mano.
So che sei molto più forte di quel che credi. E so che sei MOLTO più forte dell’anoressia. So che sei una guerriera della luce. Accipicchia, penso che chiunque ti conosca lo sappia! Te ne stai forse dimenticando?

Non posso lasciartelo dimenticare. Non posso lasciarti mandare a puttane tutti i progressi che hai fatto negli ultimi mesi. Tu meriti il meglio, e percorrere la strada del ricovero è l’unico “meglio” che esiste. Credimi. Per favore, credimi. So che c’è una parte di te che vorrebbe semplicemente arrendersi all’anoressia e lasciarla avere la meglio perchè non combattere è più facile, costa meno impegno assecondare l’ossessione che respingerla. Ma tu non sei una che molla. L’anoressia potrà pure urlarti “Devi tornare a perdere peso!” e sputare numeri su numeri nella bilancia mentale che opera anche quando tenti di costruire qualcosa di diverso, ma è tutto un bluff. Se l’anoressia urla, è perché è debole. Cercare di sovrastare la voce dell’avversario è la risorsa dei perdenti.

So che tu puoi rialzarti ancora una volta – in parte da sola, in parte grazie all’aiuto delle persone che ti stanno vicine, in parte grazie all’aiuto di specialisti. Il punto è che tu puoi avere la meglio contro l’anoressia, non arrendendoti alle sue lusinghe, ma con la tua determinazione, la tua vera bellezza (la tua bellezza interiore, il tuo sorriso e, sì – un corpo che è delizioso, che tu te ne renda conto o meno), la tua intelligenza, la tua passione, la tua creatività, la tua capacità d’ironizzare e di ragionare sulle cose, di vederle per come sono realmente senza raccontarti bugie.

Tu hai veramente una grande capacità di vedere e cose per come sono realmente senza raccontarti bugie.

E, indovina un po’?! E’ una delle prime cose che l’anoressia ti potrerà via. Lo so che una parte di te pensa che le cose potrebbero pure andare meglio se tu continuassi a rimanere nell’anoressia lasciando che le ossessioni e la sua visione distorta abbiano la meglio… ma è un errore. E’ una delle tante bugie che l’anoressia racconta. E io non voglio che tu ci creda. Non di nuovo.

Sembra sempre che per quanti sforzi si faccia, si cammini in tondo e quindi si finisca sempre e comunque per tornare al punto di partenza. Lo so. Lo so che la strada del ricovero sembra così dura, così difficile, così invasiva, così opprimente, così impossibile. E so che c’è una vocina dentro di te che sta gridando: “Ma non è quello che voglio! Io voglio dimagrire di nuovo! Io voglio stare male perché così la gente mi presterà di nuovo attenzione!”. Ma ogni volta che crederai in ciò che dice questa vocina, perderai una parte di te. E non intendo i chili.

Non voglio che ti arrendi.

Vorrei che tu fossi qui accanto a me, adesso. Vorrei che tu venissi in palestra con me per fare karate insieme, e darci una mano a combattere contro un’avversaria comune. Vorrei farti capire quanto profondamente ti voglio bene. E vorrei anche accogliere il tuo sfogo e la tua rabbia e le tue lacrime e il tuo sclero. Ogni volta. Ogni volta che non darai ascolto a quella vocina.

E, un’ultima cosa: L’anoressia è una gran rottura di coglioni.
Lo so che è una gran rottura di coglioni. E lo so che è un inferno della peggio specie: un inferno senza morte. Ma io sono qui per te. E il momento giusto per rialzarti ed andare avanti è ADESSO.

Puoi farlo.
Puoi farcela.

No, puoi farcela.

No, PUOI FARCELA.

No, PUOI FARCELA!!!!!!

Okay?!

Ti voglio bene. Tanto tanto.

Tutto il mio amore,
Veggie

Ragazze, potreste dire anche voi qualcosa ad Ilaria? Il vostro supporto è sempre così tanto efficace…

martedì 26 gennaio 2010

Supporto: dare e ricevere

Supporto. È così importante, nel momento in cui ci troviamo tutte a percorrere questa strada…
Cerchiamo di non dimenticarci mai della grande importanza del supporto. Non dimentichiamo la forza che deriva dal combattere insieme. Ma, soprattutto, non dimentichiamo che possiamo sostenerci a vicenda, che possiamo essere qui l’una per l’altra, mentre percorriamo questa strada – la strada del ricovero. Combattere insieme può fare un’enorme differenza.

Credetemi, sulla base della mia esperienza posso dire che il supporto delle persone che hanno passato e stanno passando l’anoressia, è estremamente importante.
E questo supporto esiste. È qui. Basta che allunghiate la mano, e io l’afferrerò.
Non smettete mai di combattere. Non siete sole.
Il cuore dell’anoressia è il silenzio. Cerchiamo quindi di rompere insieme questo silenzio.

E non dimenticate che un piccolo rinforzo positivo può aiutare ad andare molto avanti su questa difficile strada. Perciò, non abbiate mai paura a condividere quello che sentite dentro. Ciascuna delle altre può trarre dalle vostre parole qualcosa di molto importante. E la condivisione potrà aiutare anche noi stesse a stare meglio.

Con questo blog, io cerco di dare il mio supporto, per quello che mi è possibile. Vorrei che questo supporto si espandesse come una rete in grado di acchiappare tutte coloro che stanno cadendo.
E cercare di farvi vedere quello che c’è oltre all’anoressia. Perché la bellezza non è quella che si vede, è quella che si sente. E perciò tutto voi siete bellissime semplicemente perché siete voi stesse, e in quanto tali uniche e speciali. Non mollate mai. Cercate sempre di raggiungere i vostri obiettivi. Lavorate ai vostri sogni. Voi potete afferrarli. E se cadete, rialzatevi. Rialzatevi sempre, e il più in fretta possibile, perché più si giace a terra, più diventa poi difficile rialzarsi. Siete meravigliose esattamente per quello che siete… non lo dimenticate.
Leggete e rileggete queste parole, e ripetetevele senza paura. Man mano che ve le ripeterete, le interiorizzerete sempre di più, e vi renderete conto della loro veridicità. E la negatività si allontanerà a poco a poco. Perciò gridate forte queste parole e siatene orgogliose. E ricordate… ogni parte di voi è come un pezzo di un puzzle. Quando tutti i pezzi del puzzle si uniscono… non c’è più un puzzle, ma solo una stupenda figura. Perché tutto è completo, e tutto è al posto giusto.
Perciò, lasciate che ve lo ripeta: siete bellissime. Bellissime dentro. Dovete solo trovare il coraggio di mostrare al mondo la vostra bellezza interiore.

E ricordate che se un domani avrete bisogno di supporto, io sarò sempre qui, sempre qui per voi. Pronta a darvi una mano in qualsiasi momento decidiate di tendermi la vostra. Perché basta un sorriso per farne nascere un altro, che ne fa nascere un altro ancora… e così via, a lungo dopo che voi sarete parte di questa catena. È questa la bellezza del supporto reciproco. Della condivisione. Del ricovero.
Siamo tutte risorse, l’una per l’altra. E la strada del ricovero possiamo percorrerla INSIEME.

Ed è vero… il passato è alle spalle. Il passato è andato, amiche mie. Perciò, non continuate a rimanere voltate indietro. Guardate dritto davanti a voi. Guardate avanti. Guardate verso una vita che vale veramente la pena di essere vissuta. Che è qui. Vi sta aspettando. Siete pronte per esserne parte?

sabato 23 gennaio 2010

Le bugie che l'anoressia ci racconta

Se avete vissuto e state vivendo l’esperienza di un DCA, credo sappiate perfettamente cosa significa dover quotidianamente convivere con la vocina dell’anoressia che parla dentro la nostra testa. Parla, parla e parla, riempie tutti i nostri pensieri, dice un sacco di cose… ma quante di queste sono corrette?

In un percorso di ricovero, perciò, bisogna innanzitutto imparare a tracciare un distinguo tra quelle che sono le bugie che l’anoressia ci racconta, e quella che invece è la realtà. Perciò, cerchiamo adesso di tracciare insieme questa linea di confine.

Bugia – L’anoressia è un vantaggio perché ci fa sentire forti, sicure, in controllo, soddisfatte, protette, speciali.
Verità – L’anoressia non dà potere, se non in maniera essenzialmente effimera. Alla lunga, somiglia più che altro ad una sorta di schiavitù. Alla fine, i nostri pensieri si focalizzano unicamente su peso/forme/cibo, e non resta spazio per nient’altro. Davvero questo è un vantaggio?

Bugia – Perdere peso ci farà sentire meglio con noi stesse. Le cose andranno meglio se si riesce a dimagrire ancora un po’. Se siamo in grado di controllare il nostro peso, allora siamo in grado di controllare ogni aspetto della nostra vita.
Verità – La restrizione non risolve i problemi, ma diventa IL PROBLEMA. Tutti i problemi di basi, anche se momentaneamente celati, dato che non affrontati direttamente, rimangono comunque, e a questi si aggiungono anche quelli portati dall’anoressia. L’anoressia non ci farà mai sentire veramente bene con noi stesse. Quando raggiungeremo il nostro “peso ideale”, ci sarà comunque qualcosa che non andrà. Perché questa è la vita, e nella vita non si può controllare tutto.

Bugia – Se la nostra magrezza diventa eccessiva, allora gli altri si accorgeranno di quanto stiamo male, e si prenderanno cura di noi.
Verità – La gente che non ha vissuto l’anoressia in prima persona non capisce, quindi ragiona per stereotipi e interpreta la perdita di peso come un melodrammatico tentativo patetico per attirare l’attenzione.

Bugia – Restringere, riuscire a fare per tanto tempo qualcosa che la maggior parte delle persone non è in grado di fare, dimostra che siamo diverse, che siamo migliori. Abbiamo stabilito le nostre regole e le rispettiamo, e nessuno potrà fermarci. Abbiamo il controllo assoluto.
Verità – Non siamo noi che siamo controllando, ma è l’anoressia che controlla noi. Perché non siamo più noi stesse. Non siamo altro che le menzogne che raccontiamo agli altri e che, soprattutto, ci raccontiamo.

Bugia – Essere magre, indossare un taglia inferiore, sono simboli di vera forza e autocontrollo, che porteranno le persone ad ammirarci, a guardarci con rispetto, a trattarci con riguardo.
Verità – Le persone rimangono piuttosto sconvolte dal nostro aspetto fisico, e se ci guardano da lontano è solo perché non sanno come comportarsi con noi, né cosa dire.

Bugia – Guadagnare peso è una cosa terribile, perché è impossibile sopportare l’ansia conseguente all’aumento di peso.
Verità – Ma se abbiamo affrontato un sacco di difficoltà nella nostra vita, superandole! Ovvio che riusciremo a sopportare anche l’aumento di peso… Se non ci focalizziamo su di esso e lo riprendiamo gradualmente, staremo semplicemente meglio.

Percorrere la strada del ricovero è come andare sulle montagne russe. Ma ci sono alcune cose che dovete sapere, perché sono la verità:

- Non potete vivere tutta la vostra vita portando avanti la restrizione, anche se l’anoressia vi dà la sensazione che questo sia possibile. Poiché questo poterà o a morire, o a mettere in atto condotte compensatorie.
- La denutrizione alimenta pensieri ossessivi e porta all’isolamento.
- Non è mai troppo tardi per scegliere la strada del ricovero e riappropriarsi della vita. Anche se ci saranno ricadute, anche se sarà difficile rimettersi in piedi, questa strada è l’unica che possiamo percorrere.
- Man mano che andate avanti sulla strada del ricovero, le cose diventeranno più facili.
- Anche nei momenti peggiori, c’è sempre una via d’uscita che non sia l’anoressia: COMBATTERE.
- Più si crede di stare male, e più si sta male. Piangersi addosso è una delle peggiori cose che si possano fare, una di quelle che tira più in basso. Cerchiamo di vedere sempre gli aspetti positivi di una situazione, per quanto piccoli possano essere, e per quanto questo possa essere difficile.
- Talvolta la strada del ricovero sembra troppo impervia per poterla percorrere… ma voi ce la potete fare! Siete passate attraverso il fuoco dell’anoressia… e il fuoco tempera ciò che non distrugge.
- La vita, quella vera, è molto, MOLTO più dell’anoressia. Abbiamo la forza per cambiare l’intero mondo… abbiamo la forza per cambiare la nostra vita.
- Il ricovero è possibile per TUTTE. Non importa quanto a lungo siate andate a 200 Km/h contromano… fate inversione a U e ripartite.

mercoledì 20 gennaio 2010

A voi la parola / 14

Questo mese, lo spazio di “A voi la parola” è occupato dalla testimonianza di una mamma che ha deciso di condividere, anche nel mio blog, la sua esperienza, nella speranza che possa dare da pensare a qualcuno.

Sono una madre di 51 anni, con tre figli.
Ho vissuto sulla mia pelle le angosce dovute al fatto di ritrovarsi catapultata in una situazione che credevi non ti dovesse mai appartenere. Mia figlia ha sofferto di DCA per un paio di anni, e mi ritengo fortunatissima che la cosa sia stata così veloce, anche per la comparsa sulla scena di una persona, il suo ragazzo, che equilibrando la sua sete di affetto, le ha permesso di riprendere il controllo di se stessa, e del suo pensare. Non per merito mio quindi, ma per forza di carattere sua e di chi la stava intorno, e solo tra questi io.
So che la cosa non è così facile e che la ricaduta è dietro l'angolo, ma ora anche lei è più consapevole della realtà, e di ciò che invece spesso viene distorto dai media e dai presunti esperti ed amici che circondano le future "vittime". E qui veniamo al dunque.
Ho un'altra figlia, tredicenne. Iperattiva, estroversa, fisico del tutto normale. Fa molto sport: ha il patentino di primo livello di equitazione e ha fatto quattro anni di nuoto arrivando a praticare perfettamente tutti e quattro gli stili. Ora del nuoto si è stancata ed abbiamo provato a contattare una piscina del capoluogo dove si praticano tuffi. Dopo una lezione di prova (per me poco convincente) sono stata avvicinata dall'allenatore che mi ha detto senza mezzi termini che mia figlia " ha la pancia, fa vita troppo sedentaria, mangia troppo". Gli ho esposto i miei dubbi e mi sono sentita rispondere con arroganza che io "posso continuare a vivere nel mio mondo di fantasia". MIA FIGLIA RIPETO HA 13 ANNI, E' ALTA 1,53 E PESA 42 CHILI. Come può avere la pancia? Io mi sono limitata a sperare dentro di me che non fosse uscito con certi termini anche con lei, visto che so quanto siano fragili a questa età, e lo so per le mie esperienze precedenti. Come può aver emesso un simile giudizio non sapendo nulla di lei, dopo una mezzora di osservazione, e con tale sicurezza? Inutile dire che io mia figlia a quel tipo non la affiderei neppure se fosse lui a pagare me per farle da allenatore, ma mi chiedo.... quando si parla di anoressia si finisce sempre a fare riferimento alla moda...alle modelle longilinee.... la verità è che i nostri ragazzi fanno molto sport, io dico per fortuna, ma proprio per questo spesso finiscono in mano ad allenatori o presunti esperti che in nome della prestanza fisica li portano a vivere situazioni che poi si riflettono in maniera negativa sul loro equilibrio psicologico. Sono persone che hanno molta influenza su di loro mentre invece i genitori, soprattutto nell'adolescenza, hanno poca "presa" di fronte a tali esperti.... Chi controlla e verifica la reale capacità di interagire con ragazzi così facilmente influenzabili di simili persone?
V.T.


Cara V.T., ti ringrazio per aver voluto condividere anche in questo spazio le tue parole. Quello che lanci è un monito importante, che spero molte persone abbiano modo di ascoltare e di accogliere. Purtroppo chi non ha vissuto un DCA sulla propria pelle e chi non è mai stato vicino a persone con un DCA, non è consapevole dell’eco enorme che anche una piccola osservazione può riverberare.

Fondamentale è tentare di distaccarsi dalle osservazioni altrui, cercando di capire quello che è veramente giusto per noi stesse, perché in fin dei conti è la nostra opinione di noi stesse quella che conta di più, la cosa più importante.

Ti sono veramente grata per questo spunto di riflessione, perché credo che anche a me possa essere molto utile, nel momento in cui mi ritroverò di fronte a ragazze che mi potrà venir spontaneo di commentare… perciò, grazie per il tuo monito che aiuta a mantenere sempre la giusta prospettiva.

domenica 17 gennaio 2010

Memories of a special day...



Perché ho guardato nei tuoi occhi, e c’era lo stesso riflesso presente nei miei.

Carissima Fighter, la prima cosa che vorrei dirti, che vorrei gridare se potessi, è che sono qui. Che ci sono. Che sono pronta per ogni tuo sfogo. Che sono felice che ieri, in una giornata dove ti sei guardata dall’interno e poi dall’esterno, dove ti sei cercata e respinta, dove hai cercato un filo e l’hai trovato di acciaio e forse ti ha stretto il collo, hai voluto condividerlo con me. Mi hai mostrato un pezzo del tuo dolore, un pezzo tutto tuo che forse hai sempre reputato incondivisibile. Mi è arrivato tutto. E ti ringrazio, ti ringrazio perché so quanto sia vergognoso farlo, quanto ci si possa sentire stupide. Sono contenta che ti sia sentita libera di parlare con me. Non potrei mai reputarti stupida per ciò che mi hai detto. Non mi fai paura. Mi fanno paura tutti quelli che affermano di non avere mai paura, tristezza, rabbia, noia. Mi fanno paura perché non riconoscono di essere umani.

Mente parlavamo, ieri pomeriggio, mi hai detto che razionalmente capisci le cose ma poi non riesci ad applicarle, e ti chiedi dov’è che sbagli. Io non ho una risposta, però quello che vedo in me come l’errore più clamoroso è stato il sentirmi perennemente sbagliata. L’errore più grosso.

Cerchi di definirti, di capire chi sei e cosa vuoi dal futuro. Però credimi, Fighter, nessuna etichetta ti basterà. Anoressica, bulimica, borderline, depressa, autolesionista, essere umano, maggiorenne, donna, bambina, figlia, compagna, controllata, malata, disperata, morta, viva… non ti basterà. Non ti basterà perché ogni giorno si saltella tra le mille etichette che ci diamo, perché ogni giorno ci mettiamo sulla fronte Post-It diversi sui quali scriviamo una parola che chi ci guarda non sa leggere, che noi stesse non riusciamo a leggere, che la pioggia cancella, che il vento lascia volare via. E allora ce ne marchiamo a fuoco un’altra, ma anche quella si cicatrizza, viene coperta dai capelli, occhi distratti se ne dimenticano… per qualche istante ce ne dimentichiamo. Non ci basterà definirci perché il nostro muoverci non ce lo permette. Ma questa è una ricchezza. È una ricchezza che rischia di farci sembrare povere, derelitte: è la ricchezza di sapere di non sapere, di avere chiaro quanto sia ciò che ci manchi. Però dovresti faticosamente tentare di gettare uno sguardo su quello che hai, perché non esiste il niente. Dimmi dolore, dimmi senso di vuoto, dimmi rabbia, disperazione, dimmi voglia di morire, dimmi voglia di cambiare, dimmi incapacità di rispondere attivamente a questa voglia, ma non dirmi niente. Mi prendi in giro. Ti prendi in giro. Non rispetti il dolore che hai dentro. Almeno quello consideralo. Perché anche se ci fosse solo lui come mi è sembrato tante volte, non è neanche paragonabile al niente.

Riconosco la difficoltà nel seguire il “regime alimentare” di cui mi hai parlato, soprattutto nei primi momenti. Però credo che sia importante. È importante perché se tramite questo “regime alimentare” riusciamo a metterci d’accordo con il DCA in qualche modo vuol dire che ci interagiamo e che non lasciamo che ci divori interamente. Non ci saremmo potute abbracciare ieri. Io avrei perso tanto se non avessi vissuto ieri pomeriggio.

Anni ed anni spesi in compagnia di un DCA sono tanti. Sembrano una vita intera. Forse lo sono. Dunque, l’equazione che viene in mente immediatamente è: “è stato così sempre = sarà così sempre”. Non è detto che non sia vero. Quello che è vero è che non possiamo pretendere che la vita segua un linguaggio matematico. Essa segue un linguaggio che non conosciamo, o che conosciamo solo in parte. Ma lei segue una logica imprevedibile, improvvisata certe volte. Con questo, quell’equazione maledetta ogni tanto mi salta in mente e sento che mi schiaccia. Ma è un’equazione mia. La vita può fregarsene. Se poi non se ne frega, forse sono io a suggerirgliela.
Eppure, nonostante i quintali di buio che sembrano permeare una vita in compagnia dell’anoressia, ieri pomeriggio ho visto da una fessurina uno spiraglio di luce. Un’opportunità. Perché, volendo, ogni giorno lo è. Se solo avessimo la forza di coglierla. Se non ci fosse tutta questa presunzione, questa convinzione, questa ostinazione, questa paura.

In ogni caso, Fighter, per qualsiasi cosa, io ci sono. Ci sono. Mi sembra strano dirlo, ma ci sono. Voglio rivederti ancora, riabbracciarti ancora, ascoltare le tue parole. Perchè c’è una vita intera dentro. C’è dolore, ci sono tanti scuotimenti del capo. Ma non è affatto vero che non c’è niente. Ogni tua parola, ieri, per me è stata un regalo immenso. Magari non riesco neanche a farti capire quanto lo sia stata.

Vorrei solo dirti che ti penso. Che sei in ogni passo che faccio. Costantemente nei miei pensieri. Ti penso, ti intrecci con me e con tutto quello che ho (dalla speranza alla fatica al dolore).

Perché ho guardato nei tuoi occhi, e c’era la stessa luce presente nei miei.

giovedì 14 gennaio 2010

Restituiamo il morso

Dei DCA si sente dire di tutto e di più, dai manuali psichiatrici che cercano di definirli, ai blog "pro-ana/mia" che addirittura in un certo qual modo li esaltano. Bè, certo se state combattendo contro un DCA, concorderete con me che, passata la fase “luna di miele” iniziale, poi non c’è proprio nulla di esaltante... Comunque, se vogliamo cercare di spezzare la catena, se vogliamo cercare di rompere questo circolo vizioso, se vogliamo provare ad introdurre un cambiamento, almeno una volta nella nostra vita, bisogna cercare di imparare ad accettarsi per quello che siamo. Che è una delle cose più difficili che dovremmo mai fare in tutta la nostra vita.

La strada del ricovero è una strada in salita. Non è facile. Non è divertente. Ma è l’unica cosa che ci resta da fare, se non vogliamo che l’anoressia abbia la meglio su di noi.

In realtà, staccarsi dall’anoressia è così difficile anche perché, più passa il tempo, più questa ci definisce. E nel momento in cui ci troviamo a doverci togliere quell’etichetta, non sappiamo più come considerare noi stesse. E questo fa paura.
Ma noi non siamo l’anoressia. Noi non siamo un’etichetta. Noi siamo molto di più. La strada del ricovero ci è sempre aperta davanti, e sta solo a noi decidere d’iniziare e di continuare a percorrerla. E qui possiamo darci una mano a vicenda. Cerchiamo di aiutarci tutte insieme, tenendoci per mano mentre si percorre questa strada così impervia. Perché noi possiamo farcela, tutte quante, e siamo più forti se combattiamo insieme.

L’anoressia per tanto tempo ci ha mangiate, ci ha divorate, in ogni senso della parola, paradossalmente eppure ineluttabilmente. Ma adesso è arrivato il momento di restituire il morso. Restituiamo il morso, ragazze!

Per l’anoressia è finita. Per noi, il ricovero: una vita.

lunedì 11 gennaio 2010

Punti di forza

Quali sono i vostri punti di forza?

Nel momento in cui siamo in balia dell’anoressia, questa ci convince a poco a poco che, in realtà, noi non valiamo niente, non siamo capaci di fare niente, eccetto che di restringere l'alimentazione. Parte del nostro percorso di ricovero, perciò, credo dovrebbe essere incentrata sulla ricerca dei nostri talenti e dei nostri punti di forza. TUTTI hanno punti di forza. Assolutamente TUTTI. Sì, anche VOI.

Okay, adesso abbandonate per un attimo il computer, e andate a prendere carta e penna. Perché adesso farò una lista di quelli che potrebbero essere dei punti di forza. Per ogni punto di forza che sentite di avere, scrivetevi il numero corrispondente.

1 – Curiosità, interesse nei confronti del mondo circostante. Sei aperta alle nuove esperienze e hai un approccio flessibile verso la maggior parte delle cose. Guardi il mondo che ti circonda ad occhi aperti, e sei pronta a cercare di capire il perché di ogni cosa.

2 – Amore per il sapere. Ti piace conoscere nuove cose ed utilizzare le tue conoscenze per poter aiutare gli altri.

3 – Pensiero critico, apertura mentale. Ti piace riflettere sulle cose ed esaminarle sotto ogni possibile angolazione. Non balzi rapidamente alle conclusioni, ma soppesi ogni eventualità prima di dire come la pensi.

4 – Originalità. Sei in grado di trovare nuovi modi d’approccio verso quello che ti si presenta di fronte, verso i problemi e verso gli obiettivi che vuoi raggiungere. Non scegli sempre la via più semplice – cerchi di inventarne una nuova su misura per te.

5 – Intelligenza sociale ed emozionale. Sei capaci di leggerti dentro con onestà, ed avete una buona empatia nei confronti degli altri. Sai cosa fare con te stessa quando ti senti in difficoltà. Sei in grado di comprendere gli stati d’animo altrui, e rispondi in maniera adeguata alle loro necessità.

6 – Prospettiva. La forza è una forma di saggezza. Gli altri ti cercano per dargli una mano a risolvere i loro problemi in modo che possano guadagnarne in prospettiva. Hai un modo di guardare alla vita che aiuta te stessa e gli altri.

7 – Coraggio. Sei sempre pronta a combattere e ad affrontare le difficoltà. Hai il coraggio di superare la paura e dare slancio morale a tutti anche nei momenti più duri.

8 – Perseveranza, diligenza. Non lasci mai niente a metà, finisci sempre quello che inizi. Sei pronta a lavorare su progetti anche difficili, e li porti sempre a termine. Fai sempre quello che dici, e talvolta anche di più.

9 – Sincerità, onestà. Non hai peli sulla lingua, dici quello che pensi, ed in maniera estremamente genuina, come genuino è il tuo modo di guardare alla vita.

10 – Gentilezza, generosità. Sei gentile e generosa con gli altri, mai troppo impegnata da negargli un favore. Sei felice quando senti che puoi fare qualcosa per gli altri. Molto spesso le tue azioni sono proprio guidate dal desiderio di ottenere il meglio per le persone cui vuoi bene.

11 – Amare, essere amata. Dai molta importanza ai rapporti con le persone cui sei affezionata. Oltre che il semplice amare e prenderti cura degli altri, gli altri ti vogliono bene e così anche tu ti dai il permesso di amare te stessa.

12 – Lealtà, lavoro di squadra. Sei abile nel lavoro di gruppo. Sei leale ai tuoi amici, e contribuisci sempre facendo del tuo meglio affinché il lavoro di squadra possa avere buon esito.

13 – Imparzialità, equità. Non permetti ai tuoi sentimenti d’influenzare le tue decisioni rispetto alle altre persone. Dai a tutti una possibilità e sai valutare in maniera mirata ed obbiettiva.

14 – Leadership. Sei una buona organizzatrice e riesci a fare in modo che i tuoi piani si realizzino. Sei capace di guidare, motivare, e mantenere unite le persone.

15 – Autocontrollo. Sai regolare i tuoi sentimenti, facendone mostra nelle giuste occasioni. Sapendo quel che è corretto mostrare, sei in grado di mettere in atto questa capacità.

16 – Cautela. Sei una persona cauta. Ci pensi due volte prima di buttarti. In questo modo, raramente fai qualcosa di cui poi ti rimproveri. Cerchi sempre di considerare tutte le opzioni possibili prima di imbarcarti in ogni qualsiasi azione.

17 – Modestia, umiltà. Non senti il bisogno di metterti sotto i riflettori. Sei felice se quello che fai può servire agli altri, ma non desideri attirare l’attenzione.

18 – Apprezzamento della semplicità. Sei una di quelle persone che riesce a vedere il lato positivo in tutto, e a trarre gioia dai piccoli eventi quotidiani.

19 – Gratitudine. Sei consapevole di tutto quello che ti è capitato, e non prendi mai niente come una garanzia. Riesci a ringraziare gli altri e a farti aiutare se senti che ne hai bisogno.

20 – Speranza, ottimismo. Ti aspetti il meglio dal futuro… e lavori duro per ottenerlo. Ti focalizzi sul futuro, e fai di tutto per realizzarlo entro le tue aspettative. Sei consapevole che se ti poni degli obiettivi e ci metti tutta te stessa, li realizzerai.

21 – Propositività. Sei decisa e coerente, e hai delle idee ben precise sul mondo che ti circonda. Conosci la tua posizione, e sai lavorarci per cercare di ottenere ogni giorno qualcosa di migliore.

22 – Capacità di perdonare (e di perdonarti). Anche se subisci un torto, riesci a dare alle persone una seconda possibilità senza meditare vendetta. Se hai sbagliato, riconosci l’errore senza avercela con te stessa e ti dai da fare per non ripeterlo in futuro.

23 – Senso dell’umorismo. Ti piace ridere e far ridere gli altri. Ti piace giocare. Riesci a vedere il lato “soft” della vita. Possiedi la giusta dove d'ironia.

24 – Passione, entusiasmo. Sei energica e appassionata. Hai voglia di vivere ogni giornata che ti si presenta davanti. In tutto quello che fai, ci metti anima e corpo cercando di fare sempre del tuo meglio.

Quali sono i vostri punti di forza?
Valorizzateli!

venerdì 8 gennaio 2010

La storia infinita: il ricovero

Ciao a tutte, sono Veggie, e sto percorrendo la strada del ricovero da DCA. Anoressia restrittiva, per la precisione, connessa a problemi di autolesionismo. Scrivo che sto percorrendo la strada del ricovero, e so che è un qualcosa che scriverò per tutta la mia vita, perché su questa strada non potrò mai dirmi arrivata a meta. Semplicemente perché si può vivere “normalmente”, in salute, venendo a patti con noi stesse, accettandoci per quello che siamo, ciò non significa che siamo totalmente guarite. Perché l’anoressia è un qualcosa che sta certo ben più nella testa che nel corpo.

Se la strada del ricovero fosse una linea, come questa

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ecco, io mi trovo da qualche parte là in mezzo (“V”). Sto combattendo giorno dopo giorno, certo, ma non penso che sia corretto dire che sono guarita. Ci ho pensato su per un po’. Penso sia normale per tutte avere delle piccole ricadute o delle giornatacce in vari punti del nostro percorso di ricovero. Penso anche che sia abbastanza presuntuoso dire “Sì, sono guarita”, perché è un po’ come dire “Sono arrivata fin qui, ho combattuto tutte le battaglie che c’erano da combattere, ho fatto tutto quello che c’era da fare, e ora sto vebe – e nessun errore è permesso”. Quello che dico io, invece, è: “E’ vero, sono arrivata fin qui, ho combattuto un sacco, ho fatto del mio meglio, ma non penso che sia finito tutto qui, come in uno schiocco di dita. Adesso devo continuare a mantenermi su questa strada e in questa direzione per tutto il resto della mia vita”.

Certo, sicuramente sono riuscita a fare qualcosa e, certo, tante battaglie le ho combattute, ma nonostante tutto mi torna sempre in mente l’analogia dell’alcoolista. Se sei un’alcoolista, puoi rimanere sobria per 15 anni, ma sei sempre un’alcoolista. Sei felice e stai bene, ma sei sempre un’alcoolista. Un solo bicchiere può far colare a picco la situazione. Perciò devi lavorare sul tuo percorso di ricovero giorno dopo giorno cercando di evitare a tutti i costi ogni qualsiasi bevanda alcoolica. Magari, col passare del tempo, frenare l’impulso di bere diventa sempre più facile, ma c’è comunque bisogno di farlo. Ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, anno in cui VOI esercitate il controllo anziché lasciare che l’anoressia controlli VOI, state facendo continui progressi. Non c’è un punto d’arrivo. Non è “tutto finito” se state “meglio” per un certo periodo di tempo. Il ricovero non è un evento, è un processo… un processo che continua per tutta la vita. Si vive, s’impara, e si combatte. Giorno dopo giorno.

Camminare sulla strada del ricovero significa riuscire a controllare giorno dopo giorno l’impulso di restringere. Controllare tutti gli impulsi che ci rimandano all’anoressia. Mangiare quello che si deve mangiare, anche se questo non ci rende felici e non ci fa sentire una meraviglia. Certi pensieri rimarranno per sempre nella nostra mente, lasciando graffi e cicatrici indelebili: la nostra forza dovrà consistere allora nel confinarli lì, senza permettere più che prendano il sopravvento nei nostri atteggiamenti esteriori.

Detto questo – è ovvio che io non possa considerarmi guarita. Sono vulnerabile all’anoressia, come lo ero un anno fa e come lo sarò tra uno, due, dieci anni. Il punto è: io sono una guerriera della luce. Sto combattendo per vivere la MIA vita, e non quella che l’anoressia aveva scelto per me. Sono là, da qualche parte, in mezzo alla strada del ricovero. Ma non sono arrivata. Non arriverò mai alla fine. Questo per me è comunque positivo, perchè significa che avrò sempre qualcosa da imparare. E avrò sempre un obiettivo per cui combattere. Un persona che si definisce “guarita”, secondo me, ammette implicitamente di non avere più nulla da apprendere e più niente per cui vale la pena combattere.

Io, invece, ho ancora tanto da imparare, da tutte voi. E ho anche tanto da condividere.

Continuiamo a percorrere questa strada infinita insieme.
 
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