domenica 26 aprile 2009
A voi la parola / 7
L’appuntamento di questo mese con “A voi la parola” passa il testimone a Fede (nei commenti, olte che con il suo nome, anche come MyLastDance), che a poco a poco sta acquisendo la consapevolezza di quanto l’anoressia possa essere distruttiva, e di quanto sia importante cominciare a combattere per noi stesse, e non più contro noi stesse. Un cammino di consapevolezza che richiede tempo, forza e determinazione, ma che può iniziare proprio da oggi, e proprio da qui.
Ho deciso di scrivere una lettera a me stessa, alla Fede che da tempo non vedo più.
Cara Fede,
sono io. Ti ricordi di me? E' passato tanto tempo dall'ultima volta in cui ti ho vista. Ti ho persa [di vista], mi sei sfuggita, sei voluta scappare.
Questa lettera saprà parlarti, spero, di me.
Sono la ragazza spensierata di sempre: quella che passava intere giornate stesa sul letto a fantasticare sul proprio futuro.
Ricordi? Ci facevamo scorpacciate di pane e nutella, di caramelle, di cioccolattini, di film e telefilm.
Ricordi? Odiavamo il mondo perchè eravamo convinte non potesse capirci, così ci davamo appuntamento subito dopo scuola.
Gettavamo sul letto la cartella e con questa qualche pensiero un pò più spento.
Ballavamo come scatenate ascoltando "Fame" e con quel "I'm gonna learn how to fly" proiettavamo noi stesse nei nostri sogni color rosa confetto.
Ricordi quando facevamo le bolle di sapone in quelle notti insonni d'estate? Tu ora hai smesso di farle, come hai smesso di sognare. Hai spento tutte le stelle nel tuo cielo per dedicarti, come dici tu, "a te stessa". Così hai creato una barriera persino con me, con la tua amica di sempre.
Ti ho vista nascere, ti sono sempre stata accanto, nei momenti più euforici e in quelli in cui le lacrime cadevano pesanti come goccioloni sulla scrivania.
E ora? Cosa ti è successo? Guardati allo specchio, una volta per tutte senza vedere solo orgogliosamente quelle ossa spuntare.
Fallo. Ma fallo Guardandoti in profondità. Guarda oltre.
Cosa n'è rimasto di quella Fede con cui scrivevo il diario e parlavo per ore d'amore? Nulla. Sei diventata lo spettro dei tuoi stessi timori. E ora non credi più nell'anima gemella, e fuggi da qualsiasi legami sentimentale. Allontani tutti.
Tremi se solo una farfalla ti sfiora la spalla e non sogni più, fai solo incubi. Le notti in bianco ora non le passi più a fare bolle di sapone, ma senti il rumore della tua pancia e con lo stesso stupido orgoglio ti prometti che mangerai ancora meno il giorno successivo. E che saresti disposta a vomitare l'anima pur di autodistruggerti.
Ricordi quando insieme fumavamo quelle sigarette di nascosto per puro spirito di ribellione adolescenziale? Ora di adolescenziale ti è rimasto solo l'istinto suicida, solo la parte marcia. Hai ripreso a fumare ma sperando che al tuo corpo arrivi quella macchia per diffondersi. Parti dai tuoi polmoni per arrivare al cibo, elemento di sopravvivenza. Non lo fai per essere bella, perchè non riesci nemmeno a vedere la luce che regali a chi incroci per strada sorridendogli. Non sai essere nemmeno vanitosa in questo cammino che hai deciso di intraprendere.
Lo fai per autolesionismo. Hai spezzato il tuo cervello, l'hai frantumato. Hai reagito ai colpi bassi della vita in modo imprevedibile e tutto ti sta sfuggendo di mano. Ma tu stupidamente ti sei convinta di aver fatto la scelta giusta. Nomini spesso la parola "controllo" come se fossi un macchinario, un congegno elettronico, un computer.
Hai deciso di tingerti i capelli, di tagliarli, di fare più buchi all'orecchio, di mettere lo smalto nero. Hai deciso di non dare esami in questa sessione per curarti con psicofarmaci. Ma hai accantonato ciò da cui stai scappando. Vuoi curare la tua depressione, ma non la tua voglia di distruggere te stessa. Lo vedi, Fede? Sei diventata la contraddizione in carne ed ossa. Anzi, scusa l'espressione, dovrei dire più ossa che carne, se no rischio di peggiorare la tua situazione. Vero? E' così che funziona, ora?
Con questa lettera spero di riprenderti in tempo, anche se tu non ne vuoi sapere. Voglio riprendere la mia amica di sempre, le voglio tendere la mano per portarla con me, in mondi colorati e in una realtà fatta anche di persone buone. Voglio insegnarti a fidarti nuovamente di te stessa e degli altri, voglio farti capire che l'amore esiste. Non esiste solo la notte buia che hai deciso di vivere [convivi con la paura, credi che lei ti è amica ora, mi hai rimpiazzata con lei, ma col tempo ti accorgerai che ti si ritorcerà tutto contro].
Io sono qui. Non ti volto mai le spalle, voglio che tu avverta la mia presenza. Ti sono accanto, voglio essere il tuo angelo custode.
E il resto verrà a dirtelo il vento, cara Fede.
Ti lascio una carezza.
Ah, quasi dimenticavo di firmarmi
[sono te stessa, non dirlo a nessuno, però, ti prenderebbero per matta]
Fede, che posso dirti? Penso che tu ti sia già detta tutto da sola… e nel vero senso della parola. Leggi questa lettera. Leggila tante volte. E credi a fondo nelle verità che ti sei scritta. Trovo che scrivere lettere a noi stesse abbia una grande valenza e possa essere di grande aiuto, perché è un modo per prenderci cura di noi stesse. E ti ringrazio per aver condiviso queste parole con tutte noi, che sono veramente importanti… penso che ognuna di noi avrebbe bisogno di scriversi una lettera come questa. Lo so che staccarsi dall’anoressia è una delle cose più difficili che ci siano, perché lacera, perché fa proprio avvertire questa dicotomia tra quella parte di noi che vuole rialzarsi e combattere, e quella parte di noi che ha paura e vuole invece rimanere ancorata al sintomo perché, per quanto distorto, è l’unica cosa da cui si sente definita e accolta. Ma se continuiamo a nasconderci dietro un’etichetta, che fine facciamo noi? Se lasci che ti definisca una cartella clinica, dove è che finisce Fede? Tu sei molto, molto di più che una parola di 9 lettere. Sei molto più di ogni qualsiasi romanzo infinito che possa venire mai scritto. Sei tutto quello che potrai mai desiderare di essere al difuori della cornice dell’anoressia, che evidenzia… ma, alla fine, ingabbia. Continua a combattere, Fede. Continua a parlare con te stessa. Continua a ripeterti le cose giuste. E vedrai che un giorno ti accorgerai che non sono semplicemente frasi fatte o belle parole… ma che sono unicamente la verità. E sono le stesse parole che ti ripeterò anch’io, che continuerò a camminare e a combattere insieme a te…
Ricordati che la strada del ricovero può iniziare proprio da qui. Ma soprattutto, che la strada del ricovero PUO’ INIZIARE.
P.S.= "A voi la parola" torna il 10 Giugno!!
Ho deciso di scrivere una lettera a me stessa, alla Fede che da tempo non vedo più.
Cara Fede,
sono io. Ti ricordi di me? E' passato tanto tempo dall'ultima volta in cui ti ho vista. Ti ho persa [di vista], mi sei sfuggita, sei voluta scappare.
Questa lettera saprà parlarti, spero, di me.
Sono la ragazza spensierata di sempre: quella che passava intere giornate stesa sul letto a fantasticare sul proprio futuro.
Ricordi? Ci facevamo scorpacciate di pane e nutella, di caramelle, di cioccolattini, di film e telefilm.
Ricordi? Odiavamo il mondo perchè eravamo convinte non potesse capirci, così ci davamo appuntamento subito dopo scuola.
Gettavamo sul letto la cartella e con questa qualche pensiero un pò più spento.
Ballavamo come scatenate ascoltando "Fame" e con quel "I'm gonna learn how to fly" proiettavamo noi stesse nei nostri sogni color rosa confetto.
Ricordi quando facevamo le bolle di sapone in quelle notti insonni d'estate? Tu ora hai smesso di farle, come hai smesso di sognare. Hai spento tutte le stelle nel tuo cielo per dedicarti, come dici tu, "a te stessa". Così hai creato una barriera persino con me, con la tua amica di sempre.
Ti ho vista nascere, ti sono sempre stata accanto, nei momenti più euforici e in quelli in cui le lacrime cadevano pesanti come goccioloni sulla scrivania.
E ora? Cosa ti è successo? Guardati allo specchio, una volta per tutte senza vedere solo orgogliosamente quelle ossa spuntare.
Fallo. Ma fallo Guardandoti in profondità. Guarda oltre.
Cosa n'è rimasto di quella Fede con cui scrivevo il diario e parlavo per ore d'amore? Nulla. Sei diventata lo spettro dei tuoi stessi timori. E ora non credi più nell'anima gemella, e fuggi da qualsiasi legami sentimentale. Allontani tutti.
Tremi se solo una farfalla ti sfiora la spalla e non sogni più, fai solo incubi. Le notti in bianco ora non le passi più a fare bolle di sapone, ma senti il rumore della tua pancia e con lo stesso stupido orgoglio ti prometti che mangerai ancora meno il giorno successivo. E che saresti disposta a vomitare l'anima pur di autodistruggerti.
Ricordi quando insieme fumavamo quelle sigarette di nascosto per puro spirito di ribellione adolescenziale? Ora di adolescenziale ti è rimasto solo l'istinto suicida, solo la parte marcia. Hai ripreso a fumare ma sperando che al tuo corpo arrivi quella macchia per diffondersi. Parti dai tuoi polmoni per arrivare al cibo, elemento di sopravvivenza. Non lo fai per essere bella, perchè non riesci nemmeno a vedere la luce che regali a chi incroci per strada sorridendogli. Non sai essere nemmeno vanitosa in questo cammino che hai deciso di intraprendere.
Lo fai per autolesionismo. Hai spezzato il tuo cervello, l'hai frantumato. Hai reagito ai colpi bassi della vita in modo imprevedibile e tutto ti sta sfuggendo di mano. Ma tu stupidamente ti sei convinta di aver fatto la scelta giusta. Nomini spesso la parola "controllo" come se fossi un macchinario, un congegno elettronico, un computer.
Hai deciso di tingerti i capelli, di tagliarli, di fare più buchi all'orecchio, di mettere lo smalto nero. Hai deciso di non dare esami in questa sessione per curarti con psicofarmaci. Ma hai accantonato ciò da cui stai scappando. Vuoi curare la tua depressione, ma non la tua voglia di distruggere te stessa. Lo vedi, Fede? Sei diventata la contraddizione in carne ed ossa. Anzi, scusa l'espressione, dovrei dire più ossa che carne, se no rischio di peggiorare la tua situazione. Vero? E' così che funziona, ora?
Con questa lettera spero di riprenderti in tempo, anche se tu non ne vuoi sapere. Voglio riprendere la mia amica di sempre, le voglio tendere la mano per portarla con me, in mondi colorati e in una realtà fatta anche di persone buone. Voglio insegnarti a fidarti nuovamente di te stessa e degli altri, voglio farti capire che l'amore esiste. Non esiste solo la notte buia che hai deciso di vivere [convivi con la paura, credi che lei ti è amica ora, mi hai rimpiazzata con lei, ma col tempo ti accorgerai che ti si ritorcerà tutto contro].
Io sono qui. Non ti volto mai le spalle, voglio che tu avverta la mia presenza. Ti sono accanto, voglio essere il tuo angelo custode.
E il resto verrà a dirtelo il vento, cara Fede.
Ti lascio una carezza.
Ah, quasi dimenticavo di firmarmi
[sono te stessa, non dirlo a nessuno, però, ti prenderebbero per matta]
Fede, che posso dirti? Penso che tu ti sia già detta tutto da sola… e nel vero senso della parola. Leggi questa lettera. Leggila tante volte. E credi a fondo nelle verità che ti sei scritta. Trovo che scrivere lettere a noi stesse abbia una grande valenza e possa essere di grande aiuto, perché è un modo per prenderci cura di noi stesse. E ti ringrazio per aver condiviso queste parole con tutte noi, che sono veramente importanti… penso che ognuna di noi avrebbe bisogno di scriversi una lettera come questa. Lo so che staccarsi dall’anoressia è una delle cose più difficili che ci siano, perché lacera, perché fa proprio avvertire questa dicotomia tra quella parte di noi che vuole rialzarsi e combattere, e quella parte di noi che ha paura e vuole invece rimanere ancorata al sintomo perché, per quanto distorto, è l’unica cosa da cui si sente definita e accolta. Ma se continuiamo a nasconderci dietro un’etichetta, che fine facciamo noi? Se lasci che ti definisca una cartella clinica, dove è che finisce Fede? Tu sei molto, molto di più che una parola di 9 lettere. Sei molto più di ogni qualsiasi romanzo infinito che possa venire mai scritto. Sei tutto quello che potrai mai desiderare di essere al difuori della cornice dell’anoressia, che evidenzia… ma, alla fine, ingabbia. Continua a combattere, Fede. Continua a parlare con te stessa. Continua a ripeterti le cose giuste. E vedrai che un giorno ti accorgerai che non sono semplicemente frasi fatte o belle parole… ma che sono unicamente la verità. E sono le stesse parole che ti ripeterò anch’io, che continuerò a camminare e a combattere insieme a te…
Ricordati che la strada del ricovero può iniziare proprio da qui. Ma soprattutto, che la strada del ricovero PUO’ INIZIARE.
P.S.= "A voi la parola" torna il 10 Giugno!!
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ricovero
giovedì 23 aprile 2009
Tenere duro
Più continuerete a tenere duro, più il percorso del ricoverò diventerà una strada meno in salita. Cose che oggi vi riescono difficili, le troverete un domani spontanee e naturali. Man mano che procederete per la vostra strada, scoprirete parti di voi che non avevate ancora visto. Imparerete su voi stesse da voi stesse. E arriverete come desiderate, anche se questo avrò richiesto un sacco di tempo e di sforzi.
E sicuramente di sforzi adesso ne state facendo un sacco. E probabilmente state pure pensando: “Quando potrò fare un po’ meno fatica?” o “Quando sarò libera da tutto questo?”. Bè, ricordatevi sempre che la strada del ricovero è una strada che dura per tutta la vita, ma che il meglio deve ancora venire. Che voi potete farcela. Perché avete tutte le carte in regola. E che le cose in futuro saranno davvero più semplici.
Le ricadute accadranno inevitabilmente. Ma tenete duro. Non lasciate che interrompano del tutto il vostro percorso.
Non lasciatevi condizionare dai pareri e dagli sguardi altrui. Non lasciate che qualcuno vi dica come dovete essere e cosa dovete provare. Appartenete solo a voi stesse. Non pensate neanche per un attimo che i vostri insuccessi passati pregiudichino i vostri successi futuri. Avete un mondo davanti, e tutte le armi per affrontarlo, se solo vi decidete a tirarle fuori. Se solo lo volete veramente. Perciò, tenete duro e scegliete il ricovero. Ripeto, qualsiasi significato abbia per voi questa parola, che si tratti di ricoverarvi in una clinica, di farvi seguire settimanalmente da uno psicoterapeuta, di consultare un dietista/nutrizionista o di lottare da sole. Se avete la determinazione di scegliere il ricovero in piena convinzione, siete già a metà strada. Se invece sentite che la vostra motivazione al ricovero vacilla, fate di tutto per rinforzarla. Se sentite che ci sono un sacco di cose che non vanno bene nella vostra vita, provate a cambiarne una. Cambiare una cosa può servire a cambiarne molte altre, in una sorta di reazione a catena senza fine.
Certo, scegliere il ricovero non significa andare su una strada in dicesa dove tutto andrà a meraviglia. Ma significa che voi cercherete di fare di tutto affinché le cose vadano più a meraviglia possibile. Non preoccupatevi di quanti contro l’anoressia può farvi venire in mente per impedirvi d’iniziare un processo di ricovero: i pro saranno sempre più numerosi e, soprattutto, più importanti. Starete meglio, vi sentirete meglio, imparerete a vivere di nuovo. Se avete un perché per vivere, sopporterete qualsiasi come.
Tenete duro. Vi voglio bene.
E sicuramente di sforzi adesso ne state facendo un sacco. E probabilmente state pure pensando: “Quando potrò fare un po’ meno fatica?” o “Quando sarò libera da tutto questo?”. Bè, ricordatevi sempre che la strada del ricovero è una strada che dura per tutta la vita, ma che il meglio deve ancora venire. Che voi potete farcela. Perché avete tutte le carte in regola. E che le cose in futuro saranno davvero più semplici.
Le ricadute accadranno inevitabilmente. Ma tenete duro. Non lasciate che interrompano del tutto il vostro percorso.
Non lasciatevi condizionare dai pareri e dagli sguardi altrui. Non lasciate che qualcuno vi dica come dovete essere e cosa dovete provare. Appartenete solo a voi stesse. Non pensate neanche per un attimo che i vostri insuccessi passati pregiudichino i vostri successi futuri. Avete un mondo davanti, e tutte le armi per affrontarlo, se solo vi decidete a tirarle fuori. Se solo lo volete veramente. Perciò, tenete duro e scegliete il ricovero. Ripeto, qualsiasi significato abbia per voi questa parola, che si tratti di ricoverarvi in una clinica, di farvi seguire settimanalmente da uno psicoterapeuta, di consultare un dietista/nutrizionista o di lottare da sole. Se avete la determinazione di scegliere il ricovero in piena convinzione, siete già a metà strada. Se invece sentite che la vostra motivazione al ricovero vacilla, fate di tutto per rinforzarla. Se sentite che ci sono un sacco di cose che non vanno bene nella vostra vita, provate a cambiarne una. Cambiare una cosa può servire a cambiarne molte altre, in una sorta di reazione a catena senza fine.
Certo, scegliere il ricovero non significa andare su una strada in dicesa dove tutto andrà a meraviglia. Ma significa che voi cercherete di fare di tutto affinché le cose vadano più a meraviglia possibile. Non preoccupatevi di quanti contro l’anoressia può farvi venire in mente per impedirvi d’iniziare un processo di ricovero: i pro saranno sempre più numerosi e, soprattutto, più importanti. Starete meglio, vi sentirete meglio, imparerete a vivere di nuovo. Se avete un perché per vivere, sopporterete qualsiasi come.
Tenete duro. Vi voglio bene.
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lunedì 20 aprile 2009
Scoprire "pensieri da ricovero"
Una delle cose più importanti, quando s’intraprende la strada del ricovero, è essere sincere con se stesse. Parlarsi in onestà significa anche mettersi di fronte a verità spiacevoli. Ma è necessario, se si vuole che veramente ciò che si sta facendo abbia un senso e possa portare da qualche parte.
E una delle cose su cui bisogna imparare sin da subito a dirsi la verità, riguarda i sentimenti provati nei confronti del proprio corpo e del proprio peso.
In tal senso, il ricovero può apparire un po’ come una battaglia tra due parti di noi stesse. Quella che vuole guarire, e quella che rimane nonostante tutto aggrappata al DCA. Una sorta di infinita partita a ping-pong.
Una cosa del tipo:
Vedete che il vostro peso aumenta. Vedete che i numeri sulla bilancia salgono. Fremete. Vi si spezza il respiro. Venite assalite dall’ansia. Provate a dirvi che va tutto bene perché state raggiungendo un peso che vi permetterà di essere in salute. Ma non vi sentite bene. Sebbene con la razionalità lo sappiate, con i sentimenti non riuscite ad arrivarci. Così, pensate di restringere. O di mettervi a fare esercizio fisico in maniera compulsiva. O di vomitare. Ma sapete che non potete farlo perché volete proseguire sulla strada del ricovero. E cercate di mantenere tutti i questi pensieri fuori dalla vostra mente perché vi fanno impazzire.
Ora, il punto è: se cedete alla restrizione, se provate di nuovo a vomitare, riprenderete quella spirale discendente che vi riporterà dritte dritte nelle braccia di ciò da cui state cercando di fuggire. Ricordatevelo. È molto, molto semplice dire “Ma no, restringo solo per una volta, poi ritorno a mangiare seguendo il mio equilibrio alimentare!”… solo che non succede mai così. Perché la restrizione fa sentire bene. E così “Solo per una volta” diventerà “solo per 2 volte” e poi “solo per 3 volte” e così via. E continuerete a restringere convinte di potervi fermare da un momento all’altro, senza rendervi conto che invece siete già riprecipitate nella logica perversa dell’anoressia che vi domina di nuovo. Lo sapete. È semplice dire che si restringerà solo un po’, solo per una volta, ma farlo è molto pericoloso. Un passo in avanti quando si è sull’orlo dell’abisso.
Ve lo dico per esperienza.
Una volta, dopo uno dei miei ricoveri, quando avevo raggiunto un peso “normale”, iniziai ad essere presa dall’ansia anche se ero comunque determinata a proseguire il mio persorso di ricovero, così mi dissi che avrei ristretto solo un pochino, solo per sentirmi un po’ meglio, solo per sentirmi un po’ più me stessa. E poi basta. Perciò lo feci. Brutta mossa, sì. Prima ancora che me ne rendessi conto, ero già tornata a XX Kg. E davvero volevo stare bene, volevo lasciarmi alle spalle l’anoressia. Ma c’ero di nuovo dentro. Dentro fino al collo. Tutto da rifare.
Non voglio che questo succeda a qualcuna di voi. So che ci sono mementi difficili, in cui sembra che restringere sia l’unica soluzione ma, davvero, restringere non è la soluzione. È il problema. Perciò, cercate di essere forti e di non cedere alla tentazione di restringere anche quando vedrete la lancetta della bilancia spostarsi verso destra. In fin dei conti, se ben ci pensate, la bilancia è un oggetto. Un oggetto esattamente come un tostapane o un frullatore. Lascereste che il vostro umore venga influenzato da un tostapane o da un frullatore? Lascereste che un tostapane vi dica quanto valete? Lascereste che un frullatore vi faccia piangere o gioire? Non credo proprio… E lo stesso vale per una bilancia. La bilancia ha potere solo perché siete voi a darglielo. Ricordatevelo, quando vi sentirete giù perché la lancetta si muove verso destra. Quel numero non misura quanto valete.
Tra l’altro, vi accorgerete che più siete capaci di resistere alla tentazione di restringere e agli altri comportamenti disfunzionali, meno sarà importante per voi quello che dice la bilancia.
Andrà più o meno così:
Vedete il numero sulla bilancia. Non vi piace per niente. Ma non cedete al forte desiderio di restringere.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Non vi piace un granché. Ma non avete più quel forte desiderio di restringere.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Non è che vi piaccia molto. Ma dopo un po’ non ci pensate più, e ve lo dimenticate per il resto della giornata.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Vi sentite piuttosto indifferenti. Non vi piace né vi dispiace. Perché sapete che è la cosa giusta per stare bene. E perché cominciate a sentirvi bene.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Vi sentite indifferenti. Sapete che avete fatto un altro passo avanti nella strada della vostra vera vita. E vi sentite un po’ più forti.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Vi sentite decisamente indifferenti. Cominciate a sentirvi bene. Perché un numero non influenza più il vostro umore.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Vi piace. E sapete perché? Perché significa che siete libere dal potere della bilancia e dei numeri. Che siete voi a decidere come vi sentite.
Può richiedere mesi, anni, decenni, ma potete farcela. Ricordate che ogni volta che salite sulla bilancia e provate a fare in modo che il numero che segna non vi influenzi, state facendo un passo avanti. Un grande passo verso la meta. Che potete davvero raggiungere.
E una delle cose su cui bisogna imparare sin da subito a dirsi la verità, riguarda i sentimenti provati nei confronti del proprio corpo e del proprio peso.
In tal senso, il ricovero può apparire un po’ come una battaglia tra due parti di noi stesse. Quella che vuole guarire, e quella che rimane nonostante tutto aggrappata al DCA. Una sorta di infinita partita a ping-pong.
Una cosa del tipo:
Vedete che il vostro peso aumenta. Vedete che i numeri sulla bilancia salgono. Fremete. Vi si spezza il respiro. Venite assalite dall’ansia. Provate a dirvi che va tutto bene perché state raggiungendo un peso che vi permetterà di essere in salute. Ma non vi sentite bene. Sebbene con la razionalità lo sappiate, con i sentimenti non riuscite ad arrivarci. Così, pensate di restringere. O di mettervi a fare esercizio fisico in maniera compulsiva. O di vomitare. Ma sapete che non potete farlo perché volete proseguire sulla strada del ricovero. E cercate di mantenere tutti i questi pensieri fuori dalla vostra mente perché vi fanno impazzire.
Ora, il punto è: se cedete alla restrizione, se provate di nuovo a vomitare, riprenderete quella spirale discendente che vi riporterà dritte dritte nelle braccia di ciò da cui state cercando di fuggire. Ricordatevelo. È molto, molto semplice dire “Ma no, restringo solo per una volta, poi ritorno a mangiare seguendo il mio equilibrio alimentare!”… solo che non succede mai così. Perché la restrizione fa sentire bene. E così “Solo per una volta” diventerà “solo per 2 volte” e poi “solo per 3 volte” e così via. E continuerete a restringere convinte di potervi fermare da un momento all’altro, senza rendervi conto che invece siete già riprecipitate nella logica perversa dell’anoressia che vi domina di nuovo. Lo sapete. È semplice dire che si restringerà solo un po’, solo per una volta, ma farlo è molto pericoloso. Un passo in avanti quando si è sull’orlo dell’abisso.
Ve lo dico per esperienza.
Una volta, dopo uno dei miei ricoveri, quando avevo raggiunto un peso “normale”, iniziai ad essere presa dall’ansia anche se ero comunque determinata a proseguire il mio persorso di ricovero, così mi dissi che avrei ristretto solo un pochino, solo per sentirmi un po’ meglio, solo per sentirmi un po’ più me stessa. E poi basta. Perciò lo feci. Brutta mossa, sì. Prima ancora che me ne rendessi conto, ero già tornata a XX Kg. E davvero volevo stare bene, volevo lasciarmi alle spalle l’anoressia. Ma c’ero di nuovo dentro. Dentro fino al collo. Tutto da rifare.
Non voglio che questo succeda a qualcuna di voi. So che ci sono mementi difficili, in cui sembra che restringere sia l’unica soluzione ma, davvero, restringere non è la soluzione. È il problema. Perciò, cercate di essere forti e di non cedere alla tentazione di restringere anche quando vedrete la lancetta della bilancia spostarsi verso destra. In fin dei conti, se ben ci pensate, la bilancia è un oggetto. Un oggetto esattamente come un tostapane o un frullatore. Lascereste che il vostro umore venga influenzato da un tostapane o da un frullatore? Lascereste che un tostapane vi dica quanto valete? Lascereste che un frullatore vi faccia piangere o gioire? Non credo proprio… E lo stesso vale per una bilancia. La bilancia ha potere solo perché siete voi a darglielo. Ricordatevelo, quando vi sentirete giù perché la lancetta si muove verso destra. Quel numero non misura quanto valete.
Tra l’altro, vi accorgerete che più siete capaci di resistere alla tentazione di restringere e agli altri comportamenti disfunzionali, meno sarà importante per voi quello che dice la bilancia.
Andrà più o meno così:
Vedete il numero sulla bilancia. Non vi piace per niente. Ma non cedete al forte desiderio di restringere.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Non vi piace un granché. Ma non avete più quel forte desiderio di restringere.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Non è che vi piaccia molto. Ma dopo un po’ non ci pensate più, e ve lo dimenticate per il resto della giornata.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Vi sentite piuttosto indifferenti. Non vi piace né vi dispiace. Perché sapete che è la cosa giusta per stare bene. E perché cominciate a sentirvi bene.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Vi sentite indifferenti. Sapete che avete fatto un altro passo avanti nella strada della vostra vera vita. E vi sentite un po’ più forti.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Vi sentite decisamente indifferenti. Cominciate a sentirvi bene. Perché un numero non influenza più il vostro umore.
Passano i giorni.
Vedete il numero sulla bilancia. Vi piace. E sapete perché? Perché significa che siete libere dal potere della bilancia e dei numeri. Che siete voi a decidere come vi sentite.
Può richiedere mesi, anni, decenni, ma potete farcela. Ricordate che ogni volta che salite sulla bilancia e provate a fare in modo che il numero che segna non vi influenzi, state facendo un passo avanti. Un grande passo verso la meta. Che potete davvero raggiungere.
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venerdì 17 aprile 2009
Grazie Martina!
Ci sono momenti in cui le parole non bastano per esprimere ciò che si ha dentro...
Momenti in cui pensi che anche se oggi non ha fatto che piovere, non ci si può bagnare se nel cuore splende il sole...
Momenti in cui un'immagine può dire più del discorso più lungo del mondo...
Un'immgine come questa...

Martina... Grazie per questa bellissima giornata insieme.
Guardando la nostra fotografia non posso che pensare che siamo ancora in tempo per ricominciare a ridere. Siamo ancora in tempo per scrollarsi tutto e vivere. Dobbiamo solo prendere tutto il coraggio che abbiamo e ricominciare a camminare, e convincerci che combattere è davvero possibile. Quello che abbiamo passato non lo possiamo dimenticare, ma tra prendere e lasciare non si deve più aspettare, perchè il tempo che perdiamo non ce lo ridà nessuno...
Ti voglio bene...
Momenti in cui pensi che anche se oggi non ha fatto che piovere, non ci si può bagnare se nel cuore splende il sole...
Momenti in cui un'immagine può dire più del discorso più lungo del mondo...
Un'immgine come questa...

Martina... Grazie per questa bellissima giornata insieme.
Guardando la nostra fotografia non posso che pensare che siamo ancora in tempo per ricominciare a ridere. Siamo ancora in tempo per scrollarsi tutto e vivere. Dobbiamo solo prendere tutto il coraggio che abbiamo e ricominciare a camminare, e convincerci che combattere è davvero possibile. Quello che abbiamo passato non lo possiamo dimenticare, ma tra prendere e lasciare non si deve più aspettare, perchè il tempo che perdiamo non ce lo ridà nessuno...
Ti voglio bene...
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martedì 14 aprile 2009
Ricadere nella ricaduta
Le ricadute ci sono spesso. Io stessa ne sono l’esempio più evidente. E non c’è niente di male, niente di sbagliato in questo. Le ricadute sono parte integrante del ricovero. Davvero.
E allora, come venirne a capo e rialzarsi?
Punto n°1: Imparate a non sentirvi frustrate o arrabbiate con voi stesse se vi capita di riadottare alcuni comportamenti disfunzionali: siete umane, la perfezione non esiste. Ogni tanto ricadere capita, e va bene. Va davvero bene. Ve lo assicuro.
Punto n°2: Tenete sempre presente il fatto che se avete una ricaduta, ciò non significa che siete tornate al punto di partenza. Ogni progresso che avete fatto, ogni piccola cosa che siete riuscite a conquistare, non svaniscono solo perché c’è stata una ricaduta, ma rimangono sempre a costituire il vostro background. Tutti i vostri progressi NON sono negati, NON sono mandati a puttane dalla ricaduta. Anzi, potete utilizzarli come basi per ripartire nel vostro processo di ricovero, in maniera tale da prendere consapevolezza di quello che vi ha fatto ricadere, imparando così ad evitarlo. Imparando a stare più attente. Usate i vostri progressi. Vi porteranno esattamente dove volete arrivare. Potrà volerci molto tempo. Potrà essere dannatamente difficile. Ma ci arriverete.
Le cose contro cui state combattendo si riveleranno alla fine le più remunerative. La vostra vita è IMPORTANTE, e voi state combattendo per la salute e per la felicità, adesso… e quando raggiungerete la vostra meta… sarà fantastico.
Punto n°3: Non arrendetevi. Trovate il coraggio e la forza di rialzarvi anche se la caduta è stata brutta. Se avete bisogno d’aiuto, non vergognatevi a chiederlo. Avere l’umiltà di ammettere di essere in difficoltà è segno di vera intelligenza. Certe volte rialzarsi sarà particolarmente duro, ma non mollate. Ne vale la pena, alla fine. Perché la fine può essere il vostro nuovo inizio.
E allora, come venirne a capo e rialzarsi?
Punto n°1: Imparate a non sentirvi frustrate o arrabbiate con voi stesse se vi capita di riadottare alcuni comportamenti disfunzionali: siete umane, la perfezione non esiste. Ogni tanto ricadere capita, e va bene. Va davvero bene. Ve lo assicuro.
Punto n°2: Tenete sempre presente il fatto che se avete una ricaduta, ciò non significa che siete tornate al punto di partenza. Ogni progresso che avete fatto, ogni piccola cosa che siete riuscite a conquistare, non svaniscono solo perché c’è stata una ricaduta, ma rimangono sempre a costituire il vostro background. Tutti i vostri progressi NON sono negati, NON sono mandati a puttane dalla ricaduta. Anzi, potete utilizzarli come basi per ripartire nel vostro processo di ricovero, in maniera tale da prendere consapevolezza di quello che vi ha fatto ricadere, imparando così ad evitarlo. Imparando a stare più attente. Usate i vostri progressi. Vi porteranno esattamente dove volete arrivare. Potrà volerci molto tempo. Potrà essere dannatamente difficile. Ma ci arriverete.
Le cose contro cui state combattendo si riveleranno alla fine le più remunerative. La vostra vita è IMPORTANTE, e voi state combattendo per la salute e per la felicità, adesso… e quando raggiungerete la vostra meta… sarà fantastico.
Punto n°3: Non arrendetevi. Trovate il coraggio e la forza di rialzarvi anche se la caduta è stata brutta. Se avete bisogno d’aiuto, non vergognatevi a chiederlo. Avere l’umiltà di ammettere di essere in difficoltà è segno di vera intelligenza. Certe volte rialzarsi sarà particolarmente duro, ma non mollate. Ne vale la pena, alla fine. Perché la fine può essere il vostro nuovo inizio.
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sabato 11 aprile 2009
Usare la voce
Abbiamo la voce per comunicare… e allora, perché continuiamo ad usare il nostro corpo?
Siamo persone intelligenti, valide, creative, e non c’è alcun motivo per cui le persone non ci stiano a sentire se abbiamo qualcosa da dire. Perciò, dobbiamo prenderci il tempo di dirlo.
Le persone non hanno bisogno che ci sia il nostro corpo a dirgli fin dal primo acchito quanto sia forte il nostro dolore, la nostra rabbia, la nostra sofferenza… diamo una possibilità alle nostre parole di dirlo. Cominciamo a combattere per usare la nostra voce. È molto più forte di quello che a volte possiamo credere.
Quando abbiamo bisogno di qualcosa, quando abbiamo bisogno d’aiuto, proviamo a chiederlo con le parole. Quando vogliamo qualcosa, proviamo a chiederlo con le parole. Quando abbiamo bisogno di qualcuno che ci stia vicino, le parole ci aiuteranno a trovarlo.
Il nostro corpo ci serve per pensare, respirare, muoverci… in una parola: VIVERE.
Non abbiamo bisogno che l’anoressia dica nient’altro… è per questo che ci è stata data una voce.
Le parole hanno un grande potere, una grande forza e, soprattutto, una volta imparato ad usarle, non sono distruttive come lo è l’anoressia.
E quando le parole non bastano, quando le parole cadono, possiamo gridare. Quando le parole cadono, possiamo piangere. E quando anche questo non dovesse funzionare, si tratta dunque di prendere una pausa, riorganizzare i pensieri, e riprovare. Ma soprattutto, non dobbiamo più lasciare che il nostro corpo si faccia messaggio di quello che non riusciamo a dire con le parole. Il nostro corpo non è il nostro bersaglio. Perciò, cerchiamo d’imparare a farlo diventare la nostra arma. Non lasciamo che il nostro corpo continui a parlare per noi.
L’anoressia può funzionare per un po’, ma poi fallisce anche in questo. Perciò, cerchiamo di tirare fuori la nostra voce e di usare le nostre parole prima che l’anoressia ci riduca completamente al silenzio. Per sempre.
È la vostra vera voce l’unica che po’ dire le cose come stanno veramente.
Io sto cominciando a parlare, adesso. Sto cominciando a parlare a me stessa. Alla vera Me Stessa. Fatelo anche voi.
Siamo persone intelligenti, valide, creative, e non c’è alcun motivo per cui le persone non ci stiano a sentire se abbiamo qualcosa da dire. Perciò, dobbiamo prenderci il tempo di dirlo.
Le persone non hanno bisogno che ci sia il nostro corpo a dirgli fin dal primo acchito quanto sia forte il nostro dolore, la nostra rabbia, la nostra sofferenza… diamo una possibilità alle nostre parole di dirlo. Cominciamo a combattere per usare la nostra voce. È molto più forte di quello che a volte possiamo credere.
Quando abbiamo bisogno di qualcosa, quando abbiamo bisogno d’aiuto, proviamo a chiederlo con le parole. Quando vogliamo qualcosa, proviamo a chiederlo con le parole. Quando abbiamo bisogno di qualcuno che ci stia vicino, le parole ci aiuteranno a trovarlo.
Il nostro corpo ci serve per pensare, respirare, muoverci… in una parola: VIVERE.
Non abbiamo bisogno che l’anoressia dica nient’altro… è per questo che ci è stata data una voce.
Le parole hanno un grande potere, una grande forza e, soprattutto, una volta imparato ad usarle, non sono distruttive come lo è l’anoressia.
E quando le parole non bastano, quando le parole cadono, possiamo gridare. Quando le parole cadono, possiamo piangere. E quando anche questo non dovesse funzionare, si tratta dunque di prendere una pausa, riorganizzare i pensieri, e riprovare. Ma soprattutto, non dobbiamo più lasciare che il nostro corpo si faccia messaggio di quello che non riusciamo a dire con le parole. Il nostro corpo non è il nostro bersaglio. Perciò, cerchiamo d’imparare a farlo diventare la nostra arma. Non lasciamo che il nostro corpo continui a parlare per noi.
L’anoressia può funzionare per un po’, ma poi fallisce anche in questo. Perciò, cerchiamo di tirare fuori la nostra voce e di usare le nostre parole prima che l’anoressia ci riduca completamente al silenzio. Per sempre.
È la vostra vera voce l’unica che po’ dire le cose come stanno veramente.
Io sto cominciando a parlare, adesso. Sto cominciando a parlare a me stessa. Alla vera Me Stessa. Fatelo anche voi.
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mercoledì 8 aprile 2009
"La bellezza secondo me"
Ciao a tutte, ragazze!
È un po’ di tempo che stavo pensando ad una cosa, ed oggi voglio condividere i miei pensieri con voi.
C’è una domanda che mi sono sempre posta, negli anni passati e tuttora, ripensando a tutta la mia vita di anoressia, a quello che cercavo di ottenere, e a quello che, in quanto utopico, non sarei mai riuscita ad ottenere.
Credo che, in fin dei conti, in un certo qual modo, l’anoressia sia una ricerca di “bellezza”. Non tanto, o comunque non semplicemente, una bellezza esteriore, ma piuttosto una bellezza interiore che passa anche per quello che gli altri possono vedere dall’esterno.
Perciò, la domanda che mi sono posta, e che adesso rivolgo a voi, è:
CHE COS’E’ LA BELLEZZA?
Mi piacerebbe sapere come la pensate. Mi piacerebbe realizzare un post (o più post) riunendo tutte le vostre risposte.
Sono certa che tutte noi detestiamo l’idea pubblica di “bellezza”, e abbiamo combattuto strenuamente contro noi stesse per quell’inesistente ideale di “perfezione” soprattutto interiore. Perciò, mi piacerebbe sapere che cos’è per voi la bellezza. Che cosa significa per voi questa parola? Mandatemi le vostre risposte all’indirizzo
veggie.any@alice.it
mettendo in oggetto “La bellezza secondo me”.
Potete scrivermi una pagina o anche solo una riga.
Sono sicura che le vostre parole, una volta riunite, avranno una grande forza e potranno aiutare tante persone che stanno combattendo la nostra stessa battaglia.
E ricordatevi che, comunque sia, siete tutte bellissime…
Diciamo che vi lascio le prossime 2 settimane per rispondere a questo appello… mi sembra un tempo sufficiente, no?! Se vi va, sarei felice di leggere e di poter pubblicare (sotto vostro nome, nick, o comunque vogliate essere indicate) le vostre idee di bellezza!
Vi abbraccio forte tutte quante…
Veggie
È un po’ di tempo che stavo pensando ad una cosa, ed oggi voglio condividere i miei pensieri con voi.
C’è una domanda che mi sono sempre posta, negli anni passati e tuttora, ripensando a tutta la mia vita di anoressia, a quello che cercavo di ottenere, e a quello che, in quanto utopico, non sarei mai riuscita ad ottenere.
Credo che, in fin dei conti, in un certo qual modo, l’anoressia sia una ricerca di “bellezza”. Non tanto, o comunque non semplicemente, una bellezza esteriore, ma piuttosto una bellezza interiore che passa anche per quello che gli altri possono vedere dall’esterno.
Perciò, la domanda che mi sono posta, e che adesso rivolgo a voi, è:
CHE COS’E’ LA BELLEZZA?
Mi piacerebbe sapere come la pensate. Mi piacerebbe realizzare un post (o più post) riunendo tutte le vostre risposte.
Sono certa che tutte noi detestiamo l’idea pubblica di “bellezza”, e abbiamo combattuto strenuamente contro noi stesse per quell’inesistente ideale di “perfezione” soprattutto interiore. Perciò, mi piacerebbe sapere che cos’è per voi la bellezza. Che cosa significa per voi questa parola? Mandatemi le vostre risposte all’indirizzo
veggie.any@alice.it
mettendo in oggetto “La bellezza secondo me”.
Potete scrivermi una pagina o anche solo una riga.
Sono sicura che le vostre parole, una volta riunite, avranno una grande forza e potranno aiutare tante persone che stanno combattendo la nostra stessa battaglia.
E ricordatevi che, comunque sia, siete tutte bellissime…
Diciamo che vi lascio le prossime 2 settimane per rispondere a questo appello… mi sembra un tempo sufficiente, no?! Se vi va, sarei felice di leggere e di poter pubblicare (sotto vostro nome, nick, o comunque vogliate essere indicate) le vostre idee di bellezza!
Vi abbraccio forte tutte quante…
Veggie
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domenica 5 aprile 2009
Il motto di oggi
“Ieri è storia.
Domani è un mistero.
Solo oggi è un dono.
Per questo lo chiamiamo IL PRESENTE”.
(E. Roosevelt)
… e io aggiungo: “…perciò, viviamo per l’OGGI”.
Ripetetelo insieme a me.
E continuate ad andare avanti.
“Ieri è storia.
Domani è un mistero.
Solo oggi è un dono.
Per questo lo chiamiamo IL PRESENTE”.
Perciò, viviamo per l’OGGI.
E avanti così…
Domani è un mistero.
Solo oggi è un dono.
Per questo lo chiamiamo IL PRESENTE”.
(E. Roosevelt)
… e io aggiungo: “…perciò, viviamo per l’OGGI”.
Ripetetelo insieme a me.
E continuate ad andare avanti.
“Ieri è storia.
Domani è un mistero.
Solo oggi è un dono.
Per questo lo chiamiamo IL PRESENTE”.
Perciò, viviamo per l’OGGI.
E avanti così…
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giovedì 2 aprile 2009
Un messaggio per iniziare il mese di Aprile
Bè, credo che inizierò questo pomeriggio (e, al contempo, anche questo mese, direi) con un’altra delle cose che ho scritto qualche tempo fa. È un’altra delle mie poesie, un altro dei miei “pezzi”. S’intitola “A shadow no more” e l’ho scritta in Febbraio. È una sorta di poesia rivolta all’anoressia. Penso che sia un buon pensiero con cui iniziare un nuovo mese, e spero che vi possa accompagnare anche nei momenti più difficile che dovrete affrontare.
A SHADOW NO MORE
You messed with my mind
Pulled me close then left me behind
Your soul definition of “respect”
Was a demand for me to be “perfect”
You knew my every thought
You kept the gun loaded, and I went low
You needed my body so you could gloat
But let me tell you dear friend, you lost my vote
I will no longer be your marionette
No longer over you will I be you perfect girl
If your goal was to drive me to scream and cry
In the beginning you blinded my eyes
You made me believe I needed you
When quite the opposite has shown to be true
You needed my anger so on your own horn you could toot
You needed my story to make yours appear resolute
Well, let me just tell you I am defiant prone
I want to see your face as you fall from your throne
My face houses a smile but read the closed caption
For ones expression is a powerful contraption
Upon meeting me all you saw was opportunity
I must have forgotten to warn you I have acquired immunity
I cant wait to see your face in the mud
As there is nothing left between us but bad blood
You thought you won but the point is mine
For now I can nothing do except shine
You needed me next to you to light the way
So my radiance could put you on public display
You suppressed my dreams so that even I became blind
I could not see me above you as we were so intertwined
I reluctantly share with you my gratitude
Only in that your deviance has helped me gain a new attitude
For my soul is one of a rare breed
While you remain a weed
So despite your efforts of my accomplishments to impede
I will now and forever in this life succeed!
(Febbraio 2009)
E la traduzione… che, in questo caso, mi sembra che non renda proprio perchè la stravolge un po'. Comunque, è quanto di meglio sono riuscita a fare. Chiedo scusa.
[NON PIU’ UN’OMBRA – Hai fatto il caos nella mia mente/mi hai tirata a te, poi lasciata senza niente./Il tuo concetto di rispetto/era la richiesta che mi facevi di un corpo “perfetto”./Conoscevi tutto ciò che mi passava per la testa/la tua pistola era carica, e io precipitavo lesta./Avevi bisogno del mio corpo per poterti manifestare in toto/ma lascia che te lo dica, mia cara amica, hai perso il mio voto./Non sarò più la tua marionetta/e neanche la tua bambina perfetta./Se il tuo obiettivo era quello di farmi piangere e gridare/inizialmente mi hai potuta accecare/mi hai fatto credere di aver bisogno di te/ma poi ho scoperto che quanto di più falso c’è./Avevi bisogno della mia rabbia per far squillare le trombe/avevi bisogno della mia storia per giustificare la tua comparsa./Lascia che te lo dica, adesso io ti sfido/e mentre cadi dal tuo trono, voglio guardarti in viso./La mia faccia mostra un sorriso, ma leggi con più attenzione/è un sorriso ironico, in tua contrapposizione./Nel momento in cui mi hai incontrata, hai visto un’opportunità/ma ho dimenticato di dirti che adesso ho acquisito un’immunità./Non vedo l’ora di vedere la tua faccia nel fango/e non m’importa di quel che di noi rimpiango./Pensavi di poter vincere, ma adesso è mia la vittoria/da ora in poi potrò solo risplendere./Tu avevi bisogno di me per poter brillare/ma adesso sarà la mia luce che il tuo vero volto riuscirà a mostrare./Hai rubato i miei sogni, impedendomi di vedere/la vera me stessa oltre te, ma adesso sarai tu a cadere./Così riluttante ti mostro la mia gratitudine/perché la tua devianza mi ha aiutato ad avere una nuova attitudine./Perché questa è la mia vera faccia/mentre tu rimani soltanto un’erbaccia./Perciò, nonostante talvolta provi per te una nostalgia infinita/da ora in poi vivrò la mia vita!]
La primavera è appena iniziata, ragazze. In tutti i sensi.
A SHADOW NO MORE
You messed with my mind
Pulled me close then left me behind
Your soul definition of “respect”
Was a demand for me to be “perfect”
You knew my every thought
You kept the gun loaded, and I went low
You needed my body so you could gloat
But let me tell you dear friend, you lost my vote
I will no longer be your marionette
No longer over you will I be you perfect girl
If your goal was to drive me to scream and cry
In the beginning you blinded my eyes
You made me believe I needed you
When quite the opposite has shown to be true
You needed my anger so on your own horn you could toot
You needed my story to make yours appear resolute
Well, let me just tell you I am defiant prone
I want to see your face as you fall from your throne
My face houses a smile but read the closed caption
For ones expression is a powerful contraption
Upon meeting me all you saw was opportunity
I must have forgotten to warn you I have acquired immunity
I cant wait to see your face in the mud
As there is nothing left between us but bad blood
You thought you won but the point is mine
For now I can nothing do except shine
You needed me next to you to light the way
So my radiance could put you on public display
You suppressed my dreams so that even I became blind
I could not see me above you as we were so intertwined
I reluctantly share with you my gratitude
Only in that your deviance has helped me gain a new attitude
For my soul is one of a rare breed
While you remain a weed
So despite your efforts of my accomplishments to impede
I will now and forever in this life succeed!
(Febbraio 2009)
E la traduzione… che, in questo caso, mi sembra che non renda proprio perchè la stravolge un po'. Comunque, è quanto di meglio sono riuscita a fare. Chiedo scusa.
[NON PIU’ UN’OMBRA – Hai fatto il caos nella mia mente/mi hai tirata a te, poi lasciata senza niente./Il tuo concetto di rispetto/era la richiesta che mi facevi di un corpo “perfetto”./Conoscevi tutto ciò che mi passava per la testa/la tua pistola era carica, e io precipitavo lesta./Avevi bisogno del mio corpo per poterti manifestare in toto/ma lascia che te lo dica, mia cara amica, hai perso il mio voto./Non sarò più la tua marionetta/e neanche la tua bambina perfetta./Se il tuo obiettivo era quello di farmi piangere e gridare/inizialmente mi hai potuta accecare/mi hai fatto credere di aver bisogno di te/ma poi ho scoperto che quanto di più falso c’è./Avevi bisogno della mia rabbia per far squillare le trombe/avevi bisogno della mia storia per giustificare la tua comparsa./Lascia che te lo dica, adesso io ti sfido/e mentre cadi dal tuo trono, voglio guardarti in viso./La mia faccia mostra un sorriso, ma leggi con più attenzione/è un sorriso ironico, in tua contrapposizione./Nel momento in cui mi hai incontrata, hai visto un’opportunità/ma ho dimenticato di dirti che adesso ho acquisito un’immunità./Non vedo l’ora di vedere la tua faccia nel fango/e non m’importa di quel che di noi rimpiango./Pensavi di poter vincere, ma adesso è mia la vittoria/da ora in poi potrò solo risplendere./Tu avevi bisogno di me per poter brillare/ma adesso sarà la mia luce che il tuo vero volto riuscirà a mostrare./Hai rubato i miei sogni, impedendomi di vedere/la vera me stessa oltre te, ma adesso sarai tu a cadere./Così riluttante ti mostro la mia gratitudine/perché la tua devianza mi ha aiutato ad avere una nuova attitudine./Perché questa è la mia vera faccia/mentre tu rimani soltanto un’erbaccia./Perciò, nonostante talvolta provi per te una nostalgia infinita/da ora in poi vivrò la mia vita!]
La primavera è appena iniziata, ragazze. In tutti i sensi.
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lunedì 30 marzo 2009
La perfezione - anche nel ricovero - non esiste
DCAmocelo apertamente: il percorso del ricovero è uno dei più difficili che si possano intraprendere. E chi pretende di proiettare il perfezionismo applicato nella restrizione al processo di ricovero, bè, è completamente fuori strada.
Anche quando mente e corpo ricominciano ad essere più o meno okay, e quando il percorso inizia a sembrare un po’ meno duro, ci sono sempre momenti in cui i DCA rifanno capolino, e allora bisogna cercare a tutti i costi di mantenere la concentrazione su quello che è giusto fare, senza dare retta alla loro voce. Pensare positivo non viene sempre naturale, soprattutto nei primi periodi. E, a volte, in certi momenti, è difficile anche dopo. Sono la prima a dire che, sebbene adesso le cose mi stiano andando molto meglio di, per esempio, un anno fa, non ho certo raggiunto la completa remissione né tanto meno la perfezione. Anche se cerco di stringere i denti nei momenti difficili, anche se cerco di lavorare duro e di fare del mio meglio, ci sono sempre momenti in cui finisco per abbassare la testa. Momenti in cui faccio qualcosa di sbagliato, e allora devo ricordare a me stessa tutto il lavoro che ho fatto, per cercare di riportarmi subito in carreggiata. Per usare un’analogia: sono uscita dalla foresta, ma abito in una casa che è a chilometri dalla strada.
Cosa sto cercando di dire?
Esempio tratto dalla vita reale: Sabato mattina
mi sono svegliata,
mi sono alzata,
ho fatto colazione,
sono andata in bagno,
ho fatto 10 minuti di cyclette,
ho studiato,
ho ascoltato qualche canzone dell'ultimo album delle t.A.T.u.,
ho fatto un po’ di (odiate) pulizie casalinghe,
sono uscita per andare dal fruttivendolo,
sono tornata a casa e ho fatto una doccia…
… poi, guardandomi riflessa nello specchio del gabinetto, ho notato anche l’orologio a parete che segnava le 12.45, e mi sono resa conto che avevo dimenticato di mangiare lo spuntino di metà mattina!!
Cose del genere non mi succedono molto di frequente, a dire il vero, ma ogni tanto possono capitare… omissioni inconsce che mi riportano a quando restringevo. Perché la strada vecchia è talmente usuale che si finisce per ripercorrerla anche senza rendercene conto. Dato che sono, nonostante tutto, una persona pignola e perfezionista, di solito seguo il mio “equilibrio alimentare” senza sgarrare, perciò una cosa del genere non mi era accaduta da tempo, e molto probabilmente passeranno mesi e mesi prima che succeda di nuovo, se risuccederà. Ma ci sono momenti, come questo di cui ho appena scritto, in cui mi rendo conto che l’anoressia è ancora presente in me. Che è parte di me, e devo combatterla costantemente per impedirle di rialzare la testa. Tuttavia, non mi metto in croce: le defaillances possono benissimo starci. L’importante è accorgersene subito, e non permettergli di ripetersi di nuovo.
DCAmocelo apertamente: nessuna è perfetta. Possiamo solo cercare di fare del nostro meglio. Perciò anche il ricovero, non rappresenta la perfezione… ma solo una realtà che tutte possiamo viver giorno dopo giorno. Basta solo volerlo veramente.
Un abbraccio forte a tutte quante…
Anche quando mente e corpo ricominciano ad essere più o meno okay, e quando il percorso inizia a sembrare un po’ meno duro, ci sono sempre momenti in cui i DCA rifanno capolino, e allora bisogna cercare a tutti i costi di mantenere la concentrazione su quello che è giusto fare, senza dare retta alla loro voce. Pensare positivo non viene sempre naturale, soprattutto nei primi periodi. E, a volte, in certi momenti, è difficile anche dopo. Sono la prima a dire che, sebbene adesso le cose mi stiano andando molto meglio di, per esempio, un anno fa, non ho certo raggiunto la completa remissione né tanto meno la perfezione. Anche se cerco di stringere i denti nei momenti difficili, anche se cerco di lavorare duro e di fare del mio meglio, ci sono sempre momenti in cui finisco per abbassare la testa. Momenti in cui faccio qualcosa di sbagliato, e allora devo ricordare a me stessa tutto il lavoro che ho fatto, per cercare di riportarmi subito in carreggiata. Per usare un’analogia: sono uscita dalla foresta, ma abito in una casa che è a chilometri dalla strada.
Cosa sto cercando di dire?
Esempio tratto dalla vita reale: Sabato mattina
mi sono svegliata,
mi sono alzata,
ho fatto colazione,
sono andata in bagno,
ho fatto 10 minuti di cyclette,
ho studiato,
ho ascoltato qualche canzone dell'ultimo album delle t.A.T.u.,
ho fatto un po’ di (odiate) pulizie casalinghe,
sono uscita per andare dal fruttivendolo,
sono tornata a casa e ho fatto una doccia…
… poi, guardandomi riflessa nello specchio del gabinetto, ho notato anche l’orologio a parete che segnava le 12.45, e mi sono resa conto che avevo dimenticato di mangiare lo spuntino di metà mattina!!
Cose del genere non mi succedono molto di frequente, a dire il vero, ma ogni tanto possono capitare… omissioni inconsce che mi riportano a quando restringevo. Perché la strada vecchia è talmente usuale che si finisce per ripercorrerla anche senza rendercene conto. Dato che sono, nonostante tutto, una persona pignola e perfezionista, di solito seguo il mio “equilibrio alimentare” senza sgarrare, perciò una cosa del genere non mi era accaduta da tempo, e molto probabilmente passeranno mesi e mesi prima che succeda di nuovo, se risuccederà. Ma ci sono momenti, come questo di cui ho appena scritto, in cui mi rendo conto che l’anoressia è ancora presente in me. Che è parte di me, e devo combatterla costantemente per impedirle di rialzare la testa. Tuttavia, non mi metto in croce: le defaillances possono benissimo starci. L’importante è accorgersene subito, e non permettergli di ripetersi di nuovo.
DCAmocelo apertamente: nessuna è perfetta. Possiamo solo cercare di fare del nostro meglio. Perciò anche il ricovero, non rappresenta la perfezione… ma solo una realtà che tutte possiamo viver giorno dopo giorno. Basta solo volerlo veramente.
Un abbraccio forte a tutte quante…
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venerdì 27 marzo 2009
A voi la parola / 6
“A voi la parola” di questo mese ospita le parole di Valentina84, una ragazza coraggiosa che ha deciso di intraprendere il suo percorso di ricovero e che sta attualmente lottando con grinta e determinazione contro i DCA.
Nelle sue parole, Valentina84 cerca di guardarsi dentro con onestà e, tramite questo percorso introspettivo, di capire quali sono le ragioni che l’hanno spinta verso i DCA, quali sono gli errori che ha commesso, e come poter fare per sganciarsi da atteggiamenti disfunzionali e lottare contro tutto ciò che finora l’ha fatta stare male.
“Grido… soffoco… scoppio!!!
E’ da tanto tempo che sento questo… soffro… tengo tutto dentro. Ma se parlo mi dicono: “cosa ti manca???Hai tutto!!!”. Sicuramente ho tutto rispetto a persone che non hanno niente o che hanno gravi problemi: sono una ragazza sana, ho una famiglia, ora anche un lavoro e un ragazzo stupendo!!!
Ma qual è il problema… Io mi sento sola, io sono sola!!! Con questo intendo tante cose… sia fisicamente: sto 9 ore a lavoro ogni giorno, ma anche lì mi sento sola e poi per il resto… sono sola!!! Ma anche psicologicamente: con chi posso parlare? Chi mi ascolta e mi consiglia, senza giudicarmi, attaccarmi, criticarmi per ogni mio atteggiamento che seppur pare incomprensibile per chi non vive questo disagio… avrà pure le sue ragioni!!!
Ecco così per anni ho gridato il mio dolore, la mia sofferenza, la mia insoddisfazione, tentando di scomparire… un urlo tradotto nello scomparire giorno dopo giorno del mio corpo!!! Per anni ho continuato a soffrire così e a concentrare la mia vita sul cibo, anzi sul controllo del cibo… sulla paura e sul tormento di non mangiare… Per anni litigate a casa, con mia mamma, con mia sorella…
la persona che più ho amato, che a modo suo più di tutti mi ha aiutato ad uscire dalla depressione… forse sono sempre stata invidiosa della sua perfezione… del suo riuscire in tutto con il minimo sforzo, del suo essere magnetica… della sua bellezza!!! E ora che si è allontanata da me sia fisicamente che psicologicamente sto male… la mia vera unica amica non la trovo più!!!
Quando ero magra almeno c’era qualcosa in cui io fossi migliore di lei: la magrezza!!! Potevo mettere tutti i vestiti che volevo… anche se poi d’estate mi vergognavo si vedessero le ossa!!!
Ora è anche peggio… sono triste e mangio, mangio… affogo tutto nel cibo… mi riempio così, colmo la mia fame, che però è una “fame d’amore”… Lo chiamo il “grido silenzioso”, perché mentre quando si è anoressici si sta gridando al mondo, usando come mezzo il proprio corpo, che non si sta bene… così tengo tutto dentro… sembro una ragazza normale, mentre dentro grido!!!
Grido di dolore, forse di rabbia, di insoddisfazione…ma perché??? Non lo so e non lo capisco… apparentemente ho tutto e invece a me sembra di non avere nulla, a volte penso anche di essere una fallita, seppure sia un ingegnere da quasi un anno… laureata con il massimo dei voti!!! Ma forse questo è stato anche un modo per farmi notare??? Valentina è sempre perfetta nello studio… da il massimo e anche con gli altri è impeccabile… Ma perché Valentina non dà mai niente a sè??? Perchè non si vuole bene??? Tante volte me lo sono chiesto… perché sto buttando via gli anni migliori della mia vita? Perchè??? Vorrei tanto poter tornare indietro… aver saputo, aver capito in cosa stavo cadendo… aver chiesto aiuto subito… Ma so che non è possibile… quello che posso fare è impegnarmi per uscirne… stavolta da sola… tenendo fuori i miei perché tanto sono lontani e nulla possono fare…
La bulimia è orrenda perché ti senti ancora di più in colpa… ti vuoi punire… e soprattutto ti vergogni!!! Ti vergogni di mangiare davanti agli altri, di come sei tu (io in questo momento mi faccio schifo fisicamente) di quello che fai in genere… Io mi sento una stupida, perché senza un reale motivo apparente sto così male e continuo a distruggere me e la mia vita!!!
So che già il fatto di averlo capito e di aver acquisito la consapevolezza che non sto bene e che ho bisogno di aiuto è tanto… ma so anche che solo io posso farcela!!! Devo mettercela tutta…
Voglio “vivere”… cosa che sinceramente al 100% non ho quasi mai fatto… non voglio fare pazzie, cose assurde… voglio solo poter affrontare la vita con la serenità e senza gli incubi e le ossessioni che da anni mi porto avanti. Ogni mattina da ormai 7 anni mi sveglio con il pensiero: non devo mangiare troppo!!! Anche se per alcuni anni mangiavo in una settimana quello che una persona normale avrebbe mangiato in 1-2 giorni… e ora alcuni giorni non mangio e altri mi abbuffo in poco tempo per poi non mangiare per il resto del giorno!!!
Voglio “stare bene”… essere serena, come è giusto che sia una ragazza della mia età…
Non voglio sciupare una storia d’amore bellissima che sta nascendo e che già è stata messa a dura prova da questo mio problema…
Con questo non voglio fare lezioni a nessuno ma dire di lottare… ognuna può lottare solo e soltanto per se stessa… possiamo ricevere tante mani che ci aiutano a rialzarci, ma se noi non lo vogliamo neanche una gru ci potrà sollevare…”
Cara Valentina84, innanzitutto voglio ringraziarti per le tue parole… Parole che in un primo momento riportano dentro l’abisso, fanno toccare con mano la tua disperazione e il tuo dolore, l’inferno che hai vissuto, ma che alla fine sfumano in positivo, facendo nonostante tutto vedere la tua voglia di lottare, di farcela, di continuare a combattere giorno dopo giorno.
Sai, io credo che la risposta alle tue domande potrai trovarla con il tempo, continuando a percorrere questa strada della luce. Sono domande che scavano nel profondo, che riportano a vissuti lontani e dolorosi, ed è ovvio che ci voglia tempo e pazienza per trovare tutte le risposte necessari a farti stare bene.
Ma ti assicuro che tu – e lo si capisce bene anche dalle tue parole – hai tutta la forza per lottare e per mettere un punto fermo oltre tutti quegli interrogativi. Come tu stessa hai scritto, dipende solo da te… ed è assolutamente vero. Sei una persona molto più determinata e più speciale di quello che credi. Hai una forza interiore grandissima, che non potrà che sostenerti in questo difficile percorso che stai facendo. Hai tutto il diritto e la possibilità di tornare a vivere per te stessa. Ci vuole tempo e pazienza, ma ce la puoi fare tranquillamente. Non arrenderti mai. Io ti tengo per mano e faccio il tifo per te.
P.S.= "A voi la parola" torna il 26 Aprile...
Nelle sue parole, Valentina84 cerca di guardarsi dentro con onestà e, tramite questo percorso introspettivo, di capire quali sono le ragioni che l’hanno spinta verso i DCA, quali sono gli errori che ha commesso, e come poter fare per sganciarsi da atteggiamenti disfunzionali e lottare contro tutto ciò che finora l’ha fatta stare male.
“Grido… soffoco… scoppio!!!
E’ da tanto tempo che sento questo… soffro… tengo tutto dentro. Ma se parlo mi dicono: “cosa ti manca???Hai tutto!!!”. Sicuramente ho tutto rispetto a persone che non hanno niente o che hanno gravi problemi: sono una ragazza sana, ho una famiglia, ora anche un lavoro e un ragazzo stupendo!!!
Ma qual è il problema… Io mi sento sola, io sono sola!!! Con questo intendo tante cose… sia fisicamente: sto 9 ore a lavoro ogni giorno, ma anche lì mi sento sola e poi per il resto… sono sola!!! Ma anche psicologicamente: con chi posso parlare? Chi mi ascolta e mi consiglia, senza giudicarmi, attaccarmi, criticarmi per ogni mio atteggiamento che seppur pare incomprensibile per chi non vive questo disagio… avrà pure le sue ragioni!!!
Ecco così per anni ho gridato il mio dolore, la mia sofferenza, la mia insoddisfazione, tentando di scomparire… un urlo tradotto nello scomparire giorno dopo giorno del mio corpo!!! Per anni ho continuato a soffrire così e a concentrare la mia vita sul cibo, anzi sul controllo del cibo… sulla paura e sul tormento di non mangiare… Per anni litigate a casa, con mia mamma, con mia sorella…
la persona che più ho amato, che a modo suo più di tutti mi ha aiutato ad uscire dalla depressione… forse sono sempre stata invidiosa della sua perfezione… del suo riuscire in tutto con il minimo sforzo, del suo essere magnetica… della sua bellezza!!! E ora che si è allontanata da me sia fisicamente che psicologicamente sto male… la mia vera unica amica non la trovo più!!!
Quando ero magra almeno c’era qualcosa in cui io fossi migliore di lei: la magrezza!!! Potevo mettere tutti i vestiti che volevo… anche se poi d’estate mi vergognavo si vedessero le ossa!!!
Ora è anche peggio… sono triste e mangio, mangio… affogo tutto nel cibo… mi riempio così, colmo la mia fame, che però è una “fame d’amore”… Lo chiamo il “grido silenzioso”, perché mentre quando si è anoressici si sta gridando al mondo, usando come mezzo il proprio corpo, che non si sta bene… così tengo tutto dentro… sembro una ragazza normale, mentre dentro grido!!!
Grido di dolore, forse di rabbia, di insoddisfazione…ma perché??? Non lo so e non lo capisco… apparentemente ho tutto e invece a me sembra di non avere nulla, a volte penso anche di essere una fallita, seppure sia un ingegnere da quasi un anno… laureata con il massimo dei voti!!! Ma forse questo è stato anche un modo per farmi notare??? Valentina è sempre perfetta nello studio… da il massimo e anche con gli altri è impeccabile… Ma perché Valentina non dà mai niente a sè??? Perchè non si vuole bene??? Tante volte me lo sono chiesto… perché sto buttando via gli anni migliori della mia vita? Perchè??? Vorrei tanto poter tornare indietro… aver saputo, aver capito in cosa stavo cadendo… aver chiesto aiuto subito… Ma so che non è possibile… quello che posso fare è impegnarmi per uscirne… stavolta da sola… tenendo fuori i miei perché tanto sono lontani e nulla possono fare…
La bulimia è orrenda perché ti senti ancora di più in colpa… ti vuoi punire… e soprattutto ti vergogni!!! Ti vergogni di mangiare davanti agli altri, di come sei tu (io in questo momento mi faccio schifo fisicamente) di quello che fai in genere… Io mi sento una stupida, perché senza un reale motivo apparente sto così male e continuo a distruggere me e la mia vita!!!
So che già il fatto di averlo capito e di aver acquisito la consapevolezza che non sto bene e che ho bisogno di aiuto è tanto… ma so anche che solo io posso farcela!!! Devo mettercela tutta…
Voglio “vivere”… cosa che sinceramente al 100% non ho quasi mai fatto… non voglio fare pazzie, cose assurde… voglio solo poter affrontare la vita con la serenità e senza gli incubi e le ossessioni che da anni mi porto avanti. Ogni mattina da ormai 7 anni mi sveglio con il pensiero: non devo mangiare troppo!!! Anche se per alcuni anni mangiavo in una settimana quello che una persona normale avrebbe mangiato in 1-2 giorni… e ora alcuni giorni non mangio e altri mi abbuffo in poco tempo per poi non mangiare per il resto del giorno!!!
Voglio “stare bene”… essere serena, come è giusto che sia una ragazza della mia età…
Non voglio sciupare una storia d’amore bellissima che sta nascendo e che già è stata messa a dura prova da questo mio problema…
Con questo non voglio fare lezioni a nessuno ma dire di lottare… ognuna può lottare solo e soltanto per se stessa… possiamo ricevere tante mani che ci aiutano a rialzarci, ma se noi non lo vogliamo neanche una gru ci potrà sollevare…”
Cara Valentina84, innanzitutto voglio ringraziarti per le tue parole… Parole che in un primo momento riportano dentro l’abisso, fanno toccare con mano la tua disperazione e il tuo dolore, l’inferno che hai vissuto, ma che alla fine sfumano in positivo, facendo nonostante tutto vedere la tua voglia di lottare, di farcela, di continuare a combattere giorno dopo giorno.
Sai, io credo che la risposta alle tue domande potrai trovarla con il tempo, continuando a percorrere questa strada della luce. Sono domande che scavano nel profondo, che riportano a vissuti lontani e dolorosi, ed è ovvio che ci voglia tempo e pazienza per trovare tutte le risposte necessari a farti stare bene.
Ma ti assicuro che tu – e lo si capisce bene anche dalle tue parole – hai tutta la forza per lottare e per mettere un punto fermo oltre tutti quegli interrogativi. Come tu stessa hai scritto, dipende solo da te… ed è assolutamente vero. Sei una persona molto più determinata e più speciale di quello che credi. Hai una forza interiore grandissima, che non potrà che sostenerti in questo difficile percorso che stai facendo. Hai tutto il diritto e la possibilità di tornare a vivere per te stessa. Ci vuole tempo e pazienza, ma ce la puoi fare tranquillamente. Non arrenderti mai. Io ti tengo per mano e faccio il tifo per te.
P.S.= "A voi la parola" torna il 26 Aprile...
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martedì 24 marzo 2009
Anoressia: Ciò che vogliamo... e ciò che otteniamo - English Version
Dato che i vostri commenti sul post che ho pubblicato il 18 Marzo mi hanno rimandato un feedback positivo, poiché mi avete detto che vi è stato d’aiuto, ho pensato di poter ampliare la cosa.
Dato che l’Inglese è una lingua ampiamente più diffusa dell’Italiano, ho deciso di riprendere quella lista di vogliamo/otteniamo, trasporla in Inglese, e corredare il tutto con un piccolo disegno. Dopodichè ho caricato il risultato sul mio album Photobucket. Dato che questo è un sito di hosting immagini usato da tutto il mondo, ho pensato che molto più persone avrebbero avuto modo di leggere – anche sotto forma di immagini – questo post, e che magari questo avrebbe potuto essere loro d’aiuto…
Il risultato?
Eccolo qua…


(click sopra per ingrandire)
P.S.= Ragazze, il nostro video è finito anche QUI… Non smetterò mai di ringraziarvi per aver preso parte a questo… Siete delle guerriere della luce, e siete tutte assolutamente bellissime. Fuori, e soprattutto, più importante, dentro. Vi abbraccio forte forte…
Dato che l’Inglese è una lingua ampiamente più diffusa dell’Italiano, ho deciso di riprendere quella lista di vogliamo/otteniamo, trasporla in Inglese, e corredare il tutto con un piccolo disegno. Dopodichè ho caricato il risultato sul mio album Photobucket. Dato che questo è un sito di hosting immagini usato da tutto il mondo, ho pensato che molto più persone avrebbero avuto modo di leggere – anche sotto forma di immagini – questo post, e che magari questo avrebbe potuto essere loro d’aiuto…
Il risultato?
Eccolo qua…


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P.S.= Ragazze, il nostro video è finito anche QUI… Non smetterò mai di ringraziarvi per aver preso parte a questo… Siete delle guerriere della luce, e siete tutte assolutamente bellissime. Fuori, e soprattutto, più importante, dentro. Vi abbraccio forte forte…
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sabato 21 marzo 2009
Intervista
Ciao a tutte, ragazze!
Oggi voglio proporvi un’intervista che ho rilasciato qualche giorno fa ad Angela Bellini, una giornalista, pubblicista, e blogger.
Potete trovarne una parte nel suo blog, qua..
--> Intervista <--
Spero che le mie parole possano esservi d’aiuto, anche solo un pochino…
Vi abbraccio forte tutte quante…
Oggi voglio proporvi un’intervista che ho rilasciato qualche giorno fa ad Angela Bellini, una giornalista, pubblicista, e blogger.
Potete trovarne una parte nel suo blog, qua..
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mercoledì 18 marzo 2009
Anoressia: Ciò che vogliamo... e ciò che otteniamo
Vogliamo: Sentirci meglio, più a nostro agio e più felici con il nostro corpo.
Otteniamo: Denti gialli e danneggiati, incontinenza e stitichezza, perdita di massa muscolare, caduta di capelli, dolori addominali, pelle sciupata e disidratata.
Vogliamo: Essere "perfette" in ogni aspetto della nostra vita… inclusa la taglia che portiamo.
Otteniamo: Un circolo vizioso di restrizione, digiuno, esercizio fisico compulsivo, checking, riti ossessivi, e la sensazione di valere sempre meno.
Vogliamo: Il senso di soddisfazione e forza che proviamo quando perdiamo peso.
Otteniamo: La perdita delle vere noi stesse. La perdita di tantissime opportunità che la vita ci offre. La perdita della possibilità di raggiungere obiettivi reali. E questo solo perché alla fine l’anoressia ci convince che l’unica cosa che siamo capaci di fare bene è perdere peso.
Vogliamo: Mostrare agli altri quanto siamo brave a fare qualcosa che non tutti saprebbero fare, e come sappiamo stoicamente resistere a questo dolore.
Otteniamo: L’isolamento. La solitudine. Le persone non riescono a capire perché ci stiamo facendo questo, e l’interpretano come manie di protagonismo accusandoci di essere solo ragazzine viziate e melodrammatiche.
Vogliamo: Annientare le emozioni negative.
Otteniamo: Ansia e nervosismo conseguenti la malnutrizione, e perché scappare dai nostri problemi crea ulteriori problemi che ci fanno stare ancora peggio.
Vogliamo: Il controllo. La garanzia che possiamo controllare tutto ciò che ci circonda e quindi ottenere tutto ciò che vogliamo se solo riusciamo a pregrammare ogni aspetto della nostra vita e controllare l'alimentazione.
Otteniamo: Caos, nel momento in cui l'anoressia arriva a riempire per intero la nostra vita.
Vogliamo: Rimanere piccole piccole, così ci sarà sempre qualcuno che ci vorrà bene e che avrà cura di noi.
Otteniamo: Continue discussioni con i famigliari e con gli amici, poiché loro si sentono impotenti di fronte a questa nostra situazione. Nonché problemi con la scuola/il lavoro.
Vogliamo: Evitare i cambiamenti quanto più a lungo possibile. Non si è mai sicure se iniziare o meno un percorso di ricovero.
Otteniamo: Anni di vita rubati dall'anoressia. Scelte non compiute che rimpiangeremo amaramente.
Vogliamo: Sentirci “speciali”, diverse dalle altre persone.
Otteniamo: Una vita privata di ogni significato. Un vuoto interiore che non se ne va. Una perdita di energia e di passione. Lo strisciante sospetto che, forse, essere anoressica non vale poi così tanto la pena…
L’anoressia è una bugia! Perché i DCA non ci porteranno mai ciò che vogliamo… ma possiamo ottenerlo da sole. Senza i DCA. Non è mai troppo tardi. Possiamo scegliere la vita. Quella vera.
Perché ne vale la pena.
Otteniamo: Denti gialli e danneggiati, incontinenza e stitichezza, perdita di massa muscolare, caduta di capelli, dolori addominali, pelle sciupata e disidratata.
Vogliamo: Essere "perfette" in ogni aspetto della nostra vita… inclusa la taglia che portiamo.
Otteniamo: Un circolo vizioso di restrizione, digiuno, esercizio fisico compulsivo, checking, riti ossessivi, e la sensazione di valere sempre meno.
Vogliamo: Il senso di soddisfazione e forza che proviamo quando perdiamo peso.
Otteniamo: La perdita delle vere noi stesse. La perdita di tantissime opportunità che la vita ci offre. La perdita della possibilità di raggiungere obiettivi reali. E questo solo perché alla fine l’anoressia ci convince che l’unica cosa che siamo capaci di fare bene è perdere peso.
Vogliamo: Mostrare agli altri quanto siamo brave a fare qualcosa che non tutti saprebbero fare, e come sappiamo stoicamente resistere a questo dolore.
Otteniamo: L’isolamento. La solitudine. Le persone non riescono a capire perché ci stiamo facendo questo, e l’interpretano come manie di protagonismo accusandoci di essere solo ragazzine viziate e melodrammatiche.
Vogliamo: Annientare le emozioni negative.
Otteniamo: Ansia e nervosismo conseguenti la malnutrizione, e perché scappare dai nostri problemi crea ulteriori problemi che ci fanno stare ancora peggio.
Vogliamo: Il controllo. La garanzia che possiamo controllare tutto ciò che ci circonda e quindi ottenere tutto ciò che vogliamo se solo riusciamo a pregrammare ogni aspetto della nostra vita e controllare l'alimentazione.
Otteniamo: Caos, nel momento in cui l'anoressia arriva a riempire per intero la nostra vita.
Vogliamo: Rimanere piccole piccole, così ci sarà sempre qualcuno che ci vorrà bene e che avrà cura di noi.
Otteniamo: Continue discussioni con i famigliari e con gli amici, poiché loro si sentono impotenti di fronte a questa nostra situazione. Nonché problemi con la scuola/il lavoro.
Vogliamo: Evitare i cambiamenti quanto più a lungo possibile. Non si è mai sicure se iniziare o meno un percorso di ricovero.
Otteniamo: Anni di vita rubati dall'anoressia. Scelte non compiute che rimpiangeremo amaramente.
Vogliamo: Sentirci “speciali”, diverse dalle altre persone.
Otteniamo: Una vita privata di ogni significato. Un vuoto interiore che non se ne va. Una perdita di energia e di passione. Lo strisciante sospetto che, forse, essere anoressica non vale poi così tanto la pena…
L’anoressia è una bugia! Perché i DCA non ci porteranno mai ciò che vogliamo… ma possiamo ottenerlo da sole. Senza i DCA. Non è mai troppo tardi. Possiamo scegliere la vita. Quella vera.
Perché ne vale la pena.
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domenica 15 marzo 2009
Un messaggio FORTE
E voglio essere io in prima persona a darvelo, senza interposti mezzi.
Senza tante parole, e con quanto di più diretto possa esserci: una fotografia.
Perchè talvolta un'immagine e poche parole dicono più di chilometrici discorsi.
E allora, la fotografia di oggi me la sono fatta scattare per voi.
Dritta dalla mia cameretta a... ovunque voi siate in questo momento.

(click sopra, s'ingrandisce...)
E ricordatevi sempre che percorrere la strada del ricovero è come scalare una montagna: la difficoltà sembra aumentare ad ogni passo... ma aumenta anche la prospettiva.
Continuiamo a combattere insieme.
Vi penso sempre...
Vi voglio bene...
Veggie
Senza tante parole, e con quanto di più diretto possa esserci: una fotografia.
Perchè talvolta un'immagine e poche parole dicono più di chilometrici discorsi.
E allora, la fotografia di oggi me la sono fatta scattare per voi.
Dritta dalla mia cameretta a... ovunque voi siate in questo momento.

(click sopra, s'ingrandisce...)
E ricordatevi sempre che percorrere la strada del ricovero è come scalare una montagna: la difficoltà sembra aumentare ad ogni passo... ma aumenta anche la prospettiva.
Continuiamo a combattere insieme.
Vi penso sempre...
Vi voglio bene...
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giovedì 12 marzo 2009
Forza e debolezza
Mostrate la vostra forza, non la vostra debolezza.
Veramente, pensate a questa affermazione per un momento. Onestamente, è un’affermazione difficile da mettere in pratica. Inevitabilmente nella routine quotidiana finiamo per mostrare le nostre debolezze. Non diamo sempre il meglio di noi stesse. Siamo umane, e può capitare che siamo stanche e che non riusciamo a spingere fino in fondo.
A maggior ragione, questo vale nel momento in cui si decide d’intraprendere un percorso di ricovero contro l’anoressia: ci vuole molta forza, e non tutti i giorni è facile tirarla fuori. Anzi, molto spesso non è mai facile tirarla fuori. Cedere è molto più semplice. Però così si finisce solo per ricadere e per perpetrare il male che stiamo facendo a noi stesse.
Ma se la vostra forza supera in splendore e valore la vostra debolezza, anche solo di un infinitesimo… bè, questa è già una grande cosa. Quel che conta è la qualità, ragazze, non la quantità.
Perciò, chiedetevi semplicemente questo: La mia forza è maggiore della mia debolezza? Utilizzo ogni giorno la mia forza per impedirmi di ripetere i comportamenti del DCA? Mi sto davvero impegnando per percorrere la strada del ricovero?
Bè, se è così… allora state andando bene. Continuate a camminare.
Continuiamo a camminare tutte insieme.
Veramente, pensate a questa affermazione per un momento. Onestamente, è un’affermazione difficile da mettere in pratica. Inevitabilmente nella routine quotidiana finiamo per mostrare le nostre debolezze. Non diamo sempre il meglio di noi stesse. Siamo umane, e può capitare che siamo stanche e che non riusciamo a spingere fino in fondo.
A maggior ragione, questo vale nel momento in cui si decide d’intraprendere un percorso di ricovero contro l’anoressia: ci vuole molta forza, e non tutti i giorni è facile tirarla fuori. Anzi, molto spesso non è mai facile tirarla fuori. Cedere è molto più semplice. Però così si finisce solo per ricadere e per perpetrare il male che stiamo facendo a noi stesse.
Ma se la vostra forza supera in splendore e valore la vostra debolezza, anche solo di un infinitesimo… bè, questa è già una grande cosa. Quel che conta è la qualità, ragazze, non la quantità.
Perciò, chiedetevi semplicemente questo: La mia forza è maggiore della mia debolezza? Utilizzo ogni giorno la mia forza per impedirmi di ripetere i comportamenti del DCA? Mi sto davvero impegnando per percorrere la strada del ricovero?
Bè, se è così… allora state andando bene. Continuate a camminare.
Continuiamo a camminare tutte insieme.
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lunedì 9 marzo 2009
Anoressia: C'è un tombino aperto sulla mia strada
Il ricovero dall’anoressia, con i suoi progressi e le sue ricadute, può essere secondo me considerato un qualcosa come un percorso su una strada in cui c’è un tombino aperto.
Capitolo 1
Sto camminando per strada e c’è un tombino aperto.
Non lo vedo, e ci cado dentro.
È freddo, scuro, cancella ogni speranza, e ci vuole un sacco e una sporta di tempo per trovare il modo per uscirne. Non dipende da me!
Capitolo 2
Sto camminando per la solita strada.
C’è un tombino aperto. Un tombino aperto bello grande. Lo vedo, ma ci cado dentro comunque.
È freddo, scuro, cancella ogni speranza, e ci vuole un sacco di tempo per trovare il modo per uscirne. Ancora una volta, non dipende da me!
Capitolo 3
Sto camminando per la stessa strada. C’è un tombino aperto.
Lo vedo, e decido ancora una volta di caderci dentro.
(…Sta diventando un’abitudine…)
Ma stavolta tengo gli occhi aperti, mi lascio guidare dalla luce che vedo provenire dall’altro, e riesco ad uscirne in maniera più rapida e più agevole. Dipende da me.
Capitolo 4
Sto camminando per la medesima strada, c’è un tombino aperto.
Lo vedo, e ci cammino intorno superandolo senza caderci.
Capitolo 5
Sto camminando per un’altra strada.
Spero che l’analogia sia valida per tutte voi… dal primo – ma soprattutto – all’ULTIMO capitolo…
Capitolo 1
Sto camminando per strada e c’è un tombino aperto.
Non lo vedo, e ci cado dentro.
È freddo, scuro, cancella ogni speranza, e ci vuole un sacco e una sporta di tempo per trovare il modo per uscirne. Non dipende da me!
Capitolo 2
Sto camminando per la solita strada.
C’è un tombino aperto. Un tombino aperto bello grande. Lo vedo, ma ci cado dentro comunque.
È freddo, scuro, cancella ogni speranza, e ci vuole un sacco di tempo per trovare il modo per uscirne. Ancora una volta, non dipende da me!
Capitolo 3
Sto camminando per la stessa strada. C’è un tombino aperto.
Lo vedo, e decido ancora una volta di caderci dentro.
(…Sta diventando un’abitudine…)
Ma stavolta tengo gli occhi aperti, mi lascio guidare dalla luce che vedo provenire dall’altro, e riesco ad uscirne in maniera più rapida e più agevole. Dipende da me.
Capitolo 4
Sto camminando per la medesima strada, c’è un tombino aperto.
Lo vedo, e ci cammino intorno superandolo senza caderci.
Capitolo 5
Sto camminando per un’altra strada.
Spero che l’analogia sia valida per tutte voi… dal primo – ma soprattutto – all’ULTIMO capitolo…
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venerdì 6 marzo 2009
Sofferenza universale: celebrità affette da DCA
Una delle ragioni per cui le persone che hanno affrontato l’esperienza di un DCA si riconoscono e si legano tra loro così rapidamente e facilmente, è perché si viene ad instaurare una totale empatia, una totale comprensione, poiché sebbene ognuna di noi sia diversa dall’altra – e quindi più che dire che esiste “l’anoressia” si può più propriamente dire che esistono “le anoressie” – questa sofferenza costituisce comunque un sottofondo comune a tutte.
Il disprezzo verso noi stesse, la scarsa autostima, l’insicurezza di fondo mascherata da falsa sicurezza, il tormento interiore, e le contemporanee sensazioni di forza, controllo, soddisfazione e onnipotenza sono universali tra chiunque abbia attraversato l’anoressia.
Questo mi ha fatto pensare:
Le celebrità affette da DCA… Anche loro devono provare questa stessa sofferenza.
Dietro i loro sorrisi patinati sulle copertine delle riviste e negli scatti fotografici… si sentono ferite come mi sento io? Provano lo stesso dolore che proviamo noi?
Stanno soffrendo come soffrivo io quando ero nel pieno dell’anoressia?
Talvolta osservo le loro immagini sui giornali o su Internet, i loro corpi ridotti al limite, sebbene avvolti in vestiti costosi e di marca, quei falsi sorrisi che ormai saprei riconoscere anche a chilometri di distanza, e provo tanta tristezza. Talvolta leggo nei vari blog di ragazze che vorrebbero diventare come loro e mi chiedo come sia possibile poter arrivare a desiderare quest’inferno senza morte. Mi chiedo come si sentirebbero quelle attrici, modelle, cantanti, se qualcuno dicesse loro che vengono prese come esempio, fisicamente parlando. Credo proprio che soffrirebbero ancora di più di quanto non stiano già facendo. Perché quella dell’anoressia è una sofferenza che non si augura davvero a nessuno.
Così, guardo le loro fotografie e guardo le mie, le nostre. Celebrità contro ragazze sconosciute. No. Celebrità CON ragazze sconosciute. Perché tolti i tacchi alti, attraversati i tappeti rossi, spente le luci della ribalta, chiuse nella propria stanza… nel momento in cui va giù il sipario ed è in onda la realtà… quello che rimane è esattamente la medesima cosa: una ragazza alle prese con la sua sofferenza e la sua lotta interiore.
Non avevo mai pensato che potessimo tutte quante avere così tanto in comune con delle celebrità… Ma, forse, in effetti siamo molto più simili di quello che pensassi… Unite da questa sofferenza universale.
Il disprezzo verso noi stesse, la scarsa autostima, l’insicurezza di fondo mascherata da falsa sicurezza, il tormento interiore, e le contemporanee sensazioni di forza, controllo, soddisfazione e onnipotenza sono universali tra chiunque abbia attraversato l’anoressia.
Questo mi ha fatto pensare:
Le celebrità affette da DCA… Anche loro devono provare questa stessa sofferenza.
Dietro i loro sorrisi patinati sulle copertine delle riviste e negli scatti fotografici… si sentono ferite come mi sento io? Provano lo stesso dolore che proviamo noi?
Stanno soffrendo come soffrivo io quando ero nel pieno dell’anoressia?
Talvolta osservo le loro immagini sui giornali o su Internet, i loro corpi ridotti al limite, sebbene avvolti in vestiti costosi e di marca, quei falsi sorrisi che ormai saprei riconoscere anche a chilometri di distanza, e provo tanta tristezza. Talvolta leggo nei vari blog di ragazze che vorrebbero diventare come loro e mi chiedo come sia possibile poter arrivare a desiderare quest’inferno senza morte. Mi chiedo come si sentirebbero quelle attrici, modelle, cantanti, se qualcuno dicesse loro che vengono prese come esempio, fisicamente parlando. Credo proprio che soffrirebbero ancora di più di quanto non stiano già facendo. Perché quella dell’anoressia è una sofferenza che non si augura davvero a nessuno.
Così, guardo le loro fotografie e guardo le mie, le nostre. Celebrità contro ragazze sconosciute. No. Celebrità CON ragazze sconosciute. Perché tolti i tacchi alti, attraversati i tappeti rossi, spente le luci della ribalta, chiuse nella propria stanza… nel momento in cui va giù il sipario ed è in onda la realtà… quello che rimane è esattamente la medesima cosa: una ragazza alle prese con la sua sofferenza e la sua lotta interiore.
Non avevo mai pensato che potessimo tutte quante avere così tanto in comune con delle celebrità… Ma, forse, in effetti siamo molto più simili di quello che pensassi… Unite da questa sofferenza universale.
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martedì 3 marzo 2009
Le acque del criticismo
È facile rimanere imprigionate nel turbine della vita. Si va a scuola, si va al lavoro, si vedono e si ascoltano cose che ci fanno sentire inadeguate. Ci sono un sacco di cose che c’influenzano, che lo vogliamo o no. In un certo qualmodo, questa può essere anche una cosa positiva. Possiamo ricevere influenze dai nostri amici a cui vogliamo bene, da nostri familiari che amiamo, dalle cose che ci piace fare, guardare o leggere. E fin qui, niente di male.
Ma quando vi sentite in un certo modo, ed improvvisamente avvertite che qualcosa intorno a voi vi sta tirando in un’altra direzione, avete bisogno di fermarvi e di rimanere per un minuto a pensare. Un minuto è più che sufficiente. Avrete certamente sentito dire: “Segui l’istinto”. Bè, nella maggior parte dei casi, è proprio quello che andrebbe fatto. Se qualcosa che vedete o sentite vi fa sorgere dubbi su come vi SENTITE, è giusto che proviate ad esaminarlo.
Non fraintendete – è meraviglioso vedere, sentire o leggere qualcosa che ci fa porre domande, ci fa venire pensieri, c’insegna qualcosa di nuovo. Va benissimo essere aperte alle opinioni altrui, alle possibilità, ai punti di vista. Possiamo imparare un sacco di cose facendo attenzione al mondo che ci circonda. Ma dobbiamo imparare a non sentirci da meno delle persone che la pensano diversamente da noi, svalutando le nostre opinioni.
Se le persone che vi stanno intorno vi dicono qualcosa di negativo (per esempio quei commenti che ci feriscono più nel profondo, tipo che siamo brutte, antipatiche, orribili, out, il nostro peso non è okay, etc…) o di ancora peggiore – se gli amici che vi stanno intorno (e se lo fanno, siete sicure che siano davvero amici?) vi dicono qualcosa che vi fa star male relativamente al vostro aspetto fisico, non lasciate che questi commenti v’influenzino al punto tale da decidere di dover fare qualcosa per compiacerli e per adeguarvi ai loro standard. Darsi da fare unicamente per compiacere o per piacere agli altri non fa vivere ed è, oggettivamente, un qualcosa che può andare a rinforzare un DCA. Cercate perciò di non dare troppo peso alle opinioni altrui sul vostro aspetto: alla fin fine, ciò che conta veramente è quello che pensate VOI di VOI STESSE.
Non tutto il criticismo è costruttivo.
Apprezzate voi stesse senza che la vostra vita sia trasportata dalle acque del criticismo.
Soprattutto per noi ragazze che abbiamo vissuto e stiamo lottando contro l’anoressia, la vita può diventare una perenne competizione. Vogliamo essere carine, vogliamo essere intelligenti, vogliamo essere simpatiche, vogliamo essere magre. Vogliamo essere sicure di non essere da meno di tutte coloro che ci circondano. Ma talvolta può essere davvero duro, difficile e doloroso fare paragoni. Talvolta le persone con cui vi confrontate sono proprio quelle che vi dicono che, in qualche modo, non andate abbastanza bene. Non siete abbastanza carine. Non siete abbastanza intelligenti. Non siete abbastanza simpatiche. Non siete abbastanza magre. Io vostri vestiti non sono abbastanza alla moda. Il vostro taglio di capelli non vi dona abbastanza. Una lista infinita…
Non potremmo mai piacere a tutto il mondo, altrimenti finiremo per non piacere più neanche a noi stesse. E non saremo mai capaci di rimanere a galla se lasciamo che le alte persone ci spingano sotto. E affogare è uno dei modi di morire peggiori che ci siano.
Veramente, bisogna sopravvivere. Non possiamo lasciare che le persone – o le cose che leggiamo o che sentiamo o che vediamo – abbiano la meglio su di noi. Per esempio, se leggete su una rivista che la vostra taglia vi rende meno attraenti perché è “alta”, ma prima di leggere quell’articolo, voi pensavate che quello che conta non è la taglia ma la persona che siete, che è ciò che vi rende veramente attraenti agli occhi di qualcun altro, ascoltate il vostro pensiero, il vostro istinto – che andate benissimo per quello che siete, che chi vi vuol bene vi apprezza per quello che siete, assolutamente a prescindere dalla vostra taglia. Non fatevi tirare dentro dai pensieri negativi. Se i vostri amici, compagni di scuola, compagni di corso, colleghi di lavoro, familiari, vi dicono qualcosa che vi fa sentire a disagio con voi stesse, ricordate che quello che loro dicono non determina affatto quello che voi siete veramente. È solo il loro soggettivo punto di vista, ma questo non significa che sia necessariamente giusto o valido, anzi! E ricordate che per ogni persona che può dire qualcosa che vi fa star male, ce ne sono almeno altre tre che sanno perfettamente che siete speciali sotto tantissimi punti di vista.
Se ascoltate in TV un servizio che vi dice che sareste più carine se cambiaste il vostro aspetto in un qualche modo, non lasciate che qualcosa che vedete per 5 minuti in TV v’influenzi facendovi pensare che davvero stareste meglio con un altro aspetto. Avete la vostra testa: usatela.
Apprezzate voi stesse senza che la vostra vita sia trasportata dalle acque del criticismo.
Siete le uniche che potete scrivere la vostra propria storia. Potete cambiare tutto quello che volete e che non vi fa stare bene nella vostra vita. E potete aggiungere un nuovo capitolo ogni volta che lo desiderate. Non avete bisogno di qualcuno di esterno che vi dica cosa e come cambiare. Per tutta la vita la gente che ci circonda continuerà a snocciolare le proprie opinioni, che ci piaccia o meno. Talvolta queste opinioni possono aiutarci… e talvolta possono ferirci. Dobbiamo solo imparare a capire la differenza. Ci sono un sacco di cose che ci possono aiutare… e altrettante che ci possono ostacolare. Pensarci su anche solo per un minuto può fare un mondo di differenza quando i nostri pensieri su noi stesse prendono una brutta piega.
Quando si arriva alla frutta, ricordatevi che non c’è nient’altro che VOI. Voi e voi soltanto. Là fuori non c’è nessun altro come voi. Perciò non potete sbagliare in quello che fate. Non potete sbagliare nell’essere voi stesse. Siete come siete, ed è esattamente come dovete essere. Va benissimo ed è perfettamente normale sentirsi insicure relativamente al nostro aspetto, talvolta, ma se riusciamo a trovare un equilibrio, cerchiamo di difenderlo e di fare in modo che le parole altrui non possano turbarlo. Se pensate qualcosa di negativo su voi stesse, perché qualcuno vi ha criticate, e cercate di cambiarlo, per adeguarvi a ciò che vi è stato detto, state rinunciando ad una parte di voi stesse. Se continuate a comportarvi così, ben presto sarete circondate solo da resti. E vi sentirete più deboli e più insicure che mai.
Apprezzate voi stesse senza che la vostra vita sia trasportata dalle acque del criticismo.
Certo, riconosco che può essere molto difficile rapportarsi con queste cose e con le persone che ci circondano, specialmente se le cose che queste dicono minano la nostra autostima. Ma sapete una cosa? Ci vuole una persona molto forte per combattere l’anoressia – e voi ne siete capaci. La forza ce l’avete eccome. Quindi potete resistere anche a questo. E allora vi accorgerete che siete meravigliose esattamente per come siete. Perché siete voi stesse. Le vere Voi Stesse.
Non mollate mai con voi stesse. Voi avete tutta la forza per continuare a combattere.
E siete bellissime. Bellissime fuori e dentro. Esattamente per come siete.
Ma quando vi sentite in un certo modo, ed improvvisamente avvertite che qualcosa intorno a voi vi sta tirando in un’altra direzione, avete bisogno di fermarvi e di rimanere per un minuto a pensare. Un minuto è più che sufficiente. Avrete certamente sentito dire: “Segui l’istinto”. Bè, nella maggior parte dei casi, è proprio quello che andrebbe fatto. Se qualcosa che vedete o sentite vi fa sorgere dubbi su come vi SENTITE, è giusto che proviate ad esaminarlo.
Non fraintendete – è meraviglioso vedere, sentire o leggere qualcosa che ci fa porre domande, ci fa venire pensieri, c’insegna qualcosa di nuovo. Va benissimo essere aperte alle opinioni altrui, alle possibilità, ai punti di vista. Possiamo imparare un sacco di cose facendo attenzione al mondo che ci circonda. Ma dobbiamo imparare a non sentirci da meno delle persone che la pensano diversamente da noi, svalutando le nostre opinioni.
Se le persone che vi stanno intorno vi dicono qualcosa di negativo (per esempio quei commenti che ci feriscono più nel profondo, tipo che siamo brutte, antipatiche, orribili, out, il nostro peso non è okay, etc…) o di ancora peggiore – se gli amici che vi stanno intorno (e se lo fanno, siete sicure che siano davvero amici?) vi dicono qualcosa che vi fa star male relativamente al vostro aspetto fisico, non lasciate che questi commenti v’influenzino al punto tale da decidere di dover fare qualcosa per compiacerli e per adeguarvi ai loro standard. Darsi da fare unicamente per compiacere o per piacere agli altri non fa vivere ed è, oggettivamente, un qualcosa che può andare a rinforzare un DCA. Cercate perciò di non dare troppo peso alle opinioni altrui sul vostro aspetto: alla fin fine, ciò che conta veramente è quello che pensate VOI di VOI STESSE.
Non tutto il criticismo è costruttivo.
Apprezzate voi stesse senza che la vostra vita sia trasportata dalle acque del criticismo.
Soprattutto per noi ragazze che abbiamo vissuto e stiamo lottando contro l’anoressia, la vita può diventare una perenne competizione. Vogliamo essere carine, vogliamo essere intelligenti, vogliamo essere simpatiche, vogliamo essere magre. Vogliamo essere sicure di non essere da meno di tutte coloro che ci circondano. Ma talvolta può essere davvero duro, difficile e doloroso fare paragoni. Talvolta le persone con cui vi confrontate sono proprio quelle che vi dicono che, in qualche modo, non andate abbastanza bene. Non siete abbastanza carine. Non siete abbastanza intelligenti. Non siete abbastanza simpatiche. Non siete abbastanza magre. Io vostri vestiti non sono abbastanza alla moda. Il vostro taglio di capelli non vi dona abbastanza. Una lista infinita…
Non potremmo mai piacere a tutto il mondo, altrimenti finiremo per non piacere più neanche a noi stesse. E non saremo mai capaci di rimanere a galla se lasciamo che le alte persone ci spingano sotto. E affogare è uno dei modi di morire peggiori che ci siano.
Veramente, bisogna sopravvivere. Non possiamo lasciare che le persone – o le cose che leggiamo o che sentiamo o che vediamo – abbiano la meglio su di noi. Per esempio, se leggete su una rivista che la vostra taglia vi rende meno attraenti perché è “alta”, ma prima di leggere quell’articolo, voi pensavate che quello che conta non è la taglia ma la persona che siete, che è ciò che vi rende veramente attraenti agli occhi di qualcun altro, ascoltate il vostro pensiero, il vostro istinto – che andate benissimo per quello che siete, che chi vi vuol bene vi apprezza per quello che siete, assolutamente a prescindere dalla vostra taglia. Non fatevi tirare dentro dai pensieri negativi. Se i vostri amici, compagni di scuola, compagni di corso, colleghi di lavoro, familiari, vi dicono qualcosa che vi fa sentire a disagio con voi stesse, ricordate che quello che loro dicono non determina affatto quello che voi siete veramente. È solo il loro soggettivo punto di vista, ma questo non significa che sia necessariamente giusto o valido, anzi! E ricordate che per ogni persona che può dire qualcosa che vi fa star male, ce ne sono almeno altre tre che sanno perfettamente che siete speciali sotto tantissimi punti di vista.
Se ascoltate in TV un servizio che vi dice che sareste più carine se cambiaste il vostro aspetto in un qualche modo, non lasciate che qualcosa che vedete per 5 minuti in TV v’influenzi facendovi pensare che davvero stareste meglio con un altro aspetto. Avete la vostra testa: usatela.
Apprezzate voi stesse senza che la vostra vita sia trasportata dalle acque del criticismo.
Siete le uniche che potete scrivere la vostra propria storia. Potete cambiare tutto quello che volete e che non vi fa stare bene nella vostra vita. E potete aggiungere un nuovo capitolo ogni volta che lo desiderate. Non avete bisogno di qualcuno di esterno che vi dica cosa e come cambiare. Per tutta la vita la gente che ci circonda continuerà a snocciolare le proprie opinioni, che ci piaccia o meno. Talvolta queste opinioni possono aiutarci… e talvolta possono ferirci. Dobbiamo solo imparare a capire la differenza. Ci sono un sacco di cose che ci possono aiutare… e altrettante che ci possono ostacolare. Pensarci su anche solo per un minuto può fare un mondo di differenza quando i nostri pensieri su noi stesse prendono una brutta piega.
Quando si arriva alla frutta, ricordatevi che non c’è nient’altro che VOI. Voi e voi soltanto. Là fuori non c’è nessun altro come voi. Perciò non potete sbagliare in quello che fate. Non potete sbagliare nell’essere voi stesse. Siete come siete, ed è esattamente come dovete essere. Va benissimo ed è perfettamente normale sentirsi insicure relativamente al nostro aspetto, talvolta, ma se riusciamo a trovare un equilibrio, cerchiamo di difenderlo e di fare in modo che le parole altrui non possano turbarlo. Se pensate qualcosa di negativo su voi stesse, perché qualcuno vi ha criticate, e cercate di cambiarlo, per adeguarvi a ciò che vi è stato detto, state rinunciando ad una parte di voi stesse. Se continuate a comportarvi così, ben presto sarete circondate solo da resti. E vi sentirete più deboli e più insicure che mai.
Apprezzate voi stesse senza che la vostra vita sia trasportata dalle acque del criticismo.
Certo, riconosco che può essere molto difficile rapportarsi con queste cose e con le persone che ci circondano, specialmente se le cose che queste dicono minano la nostra autostima. Ma sapete una cosa? Ci vuole una persona molto forte per combattere l’anoressia – e voi ne siete capaci. La forza ce l’avete eccome. Quindi potete resistere anche a questo. E allora vi accorgerete che siete meravigliose esattamente per come siete. Perché siete voi stesse. Le vere Voi Stesse.
Non mollate mai con voi stesse. Voi avete tutta la forza per continuare a combattere.
E siete bellissime. Bellissime fuori e dentro. Esattamente per come siete.
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sabato 28 febbraio 2009
A voi la parola / 5
L’appuntamento con “A voi la parola” è arrivato… E le parole di oggi sono quelle di Vale.
Un’altra meravigliosa ragazza che ha attraversato l’anoressia e che adesso sta combattendo e che perciò ha deciso di condividere con me e con tutte voi una “catena di immagini” – come lei stessa le definisce – relative soprattutto al periodo in cui l’anoressia minacciava di avere le meglio si di lei illudendola con le sue bugie, lusinghe e false promesse…
Da sempre mi dicono tutti che sono magra. Da piccola ero davvero magra. C’era un periodo che mangiavo tre cose al giorno. Avevo un’ossessione in testa.
Una volta indossavo un top azzurro a fiorellini e dei jeans. Avevo la pancia grossa e la coprivo con la mano per mascherarla. Erano i primi giorni di scuola. Sono salita sulla bilancia marrone. Ho deciso che dovevo dimagrire e ho eliminato la merenda a metà pomeriggio.
Una volta ero seduta sul letto. Di lato c’era l’armadio a specchi e di fronte un tavolino pieghevole con un piatto di pastina. In un’ora avevo mangiato poche stelline di pasta perché avevo la fobia di soffocarmi inghiottendo. Ad un certo punto mi giro di lato e mi specchio e penso che se continua così non riuscirò più a mangiare. Vado da mia mamma e dico che ho mangiato abbastanza. E’ abbastanza quello che ho mangiato, giusto? Non è troppo poco.
Una volta avevo dei jeans e una maglia bianca e blu con le maniche a ¾. Ritornavo a casa da scuola a piedi. Sono salita sulla bilancia marrone e l’ago arrivava quasi a 40. Senza vestiti 39. Ho sorriso. Poi ho pensato che dovevo dimagrire ancora per mantenere agevolmente il mio obiettivo. Così anche se fossi ingrassata, non avrei intaccato i 40.
Una volta mi sono pesata sulla bilancia marrone ed ero 42. Per tutta la giornata ho mangiato di tutto. Poi con una merendina in mano mi sono domandata perché mangiavo se ero 42? E poi mi è sovvenuto. Era domenica ed ormai avrei aspettato lunedì per le tre cose. Ogni cosa che facevo la dovevo giustificare alla mia mente, che mi controllava e non era la mia mente ma un’entità pensante severa che aveva ideato la teoria delle tre cose e per sgarrare dovevi fare la giustificazione, come a scuola.
Una volta avevo il pigiama e ho spezzettato minuziosamente degli involtini di carne crudi buttandoli nello scarico del lavandino ed ho sporcato un piatto ed una teglia da forno.
Una volta ho messo sotto l’acqua calda cinque pennette perché non sapevo cucinare e poi le ho condite con un pesto pronto e con tutto questo ho sporcato il piatto. Non sapevo cucinare ma dovevo avere un modo per fare finta di aver mangiato, perché altrimenti sarei stata costretta a mangiare una quarta cosa e poi dovevo scontare. Non sapevo cucinare ma ho scoperto l’acqua calda.
Una volta ho compilato un elenco di 26 cose da scontare ed ho fatto il calcolo dei giorni che avrei impiegato.
Vorrei sradicare la teoria delle tre cose dalla testa. E’ un’ossessione ossessionante ossessiva. Vorrei dimenticarla, anzi non averla mai avuta. Adesso quando mangio è un’infinita domenica prima del lunedì.
Trovo che le parole di Vale riescano a centrare bene il bersaglio: la descrizione minuziosa di quelle che sono le metodiche ossessive, le ritualità dell’anoressia, tanto personali nello specifico quanto comuni a tutte come meccanismo sottostante. Poi il senso d’insoddisfazione, l’idea che ci si possa spingere sempre più oltre senza tener conto del fatto che si è già varcato il confine da un pezzo… E soprattutto, la lenta presa di consapevolezza, ben evidente nel paragrafo finale, che la vita con l’anoressia non è vita, ma solo un simulacro di vita… che si riduce però a nient’altro che a una perenne attesa di un domani migliore che non verrà mai perché troppe sono le presunte pene da scontare.
Vale, ti ringrazio tanto per queste parole. So quant’è duro capire che tutto quello che l’anoressia sembra darti è in realtà tutto quello che ti toglie. So quant’è duro ammettere che tutto quello che sembra di avere non è altro che un’illusione. So quant’è duro cominciare a lottare. Ma tu l’hai fatto. Ci sei riuscita. Non smettere mai. Ti sono vicina.
P.S.= Il prossimo appuntamento con "A voi la parola" va al 27 Marzo... ^__^
Un’altra meravigliosa ragazza che ha attraversato l’anoressia e che adesso sta combattendo e che perciò ha deciso di condividere con me e con tutte voi una “catena di immagini” – come lei stessa le definisce – relative soprattutto al periodo in cui l’anoressia minacciava di avere le meglio si di lei illudendola con le sue bugie, lusinghe e false promesse…
Da sempre mi dicono tutti che sono magra. Da piccola ero davvero magra. C’era un periodo che mangiavo tre cose al giorno. Avevo un’ossessione in testa.
Una volta indossavo un top azzurro a fiorellini e dei jeans. Avevo la pancia grossa e la coprivo con la mano per mascherarla. Erano i primi giorni di scuola. Sono salita sulla bilancia marrone. Ho deciso che dovevo dimagrire e ho eliminato la merenda a metà pomeriggio.
Una volta ero seduta sul letto. Di lato c’era l’armadio a specchi e di fronte un tavolino pieghevole con un piatto di pastina. In un’ora avevo mangiato poche stelline di pasta perché avevo la fobia di soffocarmi inghiottendo. Ad un certo punto mi giro di lato e mi specchio e penso che se continua così non riuscirò più a mangiare. Vado da mia mamma e dico che ho mangiato abbastanza. E’ abbastanza quello che ho mangiato, giusto? Non è troppo poco.
Una volta avevo dei jeans e una maglia bianca e blu con le maniche a ¾. Ritornavo a casa da scuola a piedi. Sono salita sulla bilancia marrone e l’ago arrivava quasi a 40. Senza vestiti 39. Ho sorriso. Poi ho pensato che dovevo dimagrire ancora per mantenere agevolmente il mio obiettivo. Così anche se fossi ingrassata, non avrei intaccato i 40.
Una volta mi sono pesata sulla bilancia marrone ed ero 42. Per tutta la giornata ho mangiato di tutto. Poi con una merendina in mano mi sono domandata perché mangiavo se ero 42? E poi mi è sovvenuto. Era domenica ed ormai avrei aspettato lunedì per le tre cose. Ogni cosa che facevo la dovevo giustificare alla mia mente, che mi controllava e non era la mia mente ma un’entità pensante severa che aveva ideato la teoria delle tre cose e per sgarrare dovevi fare la giustificazione, come a scuola.
Una volta avevo il pigiama e ho spezzettato minuziosamente degli involtini di carne crudi buttandoli nello scarico del lavandino ed ho sporcato un piatto ed una teglia da forno.
Una volta ho messo sotto l’acqua calda cinque pennette perché non sapevo cucinare e poi le ho condite con un pesto pronto e con tutto questo ho sporcato il piatto. Non sapevo cucinare ma dovevo avere un modo per fare finta di aver mangiato, perché altrimenti sarei stata costretta a mangiare una quarta cosa e poi dovevo scontare. Non sapevo cucinare ma ho scoperto l’acqua calda.
Una volta ho compilato un elenco di 26 cose da scontare ed ho fatto il calcolo dei giorni che avrei impiegato.
Vorrei sradicare la teoria delle tre cose dalla testa. E’ un’ossessione ossessionante ossessiva. Vorrei dimenticarla, anzi non averla mai avuta. Adesso quando mangio è un’infinita domenica prima del lunedì.
Trovo che le parole di Vale riescano a centrare bene il bersaglio: la descrizione minuziosa di quelle che sono le metodiche ossessive, le ritualità dell’anoressia, tanto personali nello specifico quanto comuni a tutte come meccanismo sottostante. Poi il senso d’insoddisfazione, l’idea che ci si possa spingere sempre più oltre senza tener conto del fatto che si è già varcato il confine da un pezzo… E soprattutto, la lenta presa di consapevolezza, ben evidente nel paragrafo finale, che la vita con l’anoressia non è vita, ma solo un simulacro di vita… che si riduce però a nient’altro che a una perenne attesa di un domani migliore che non verrà mai perché troppe sono le presunte pene da scontare.
Vale, ti ringrazio tanto per queste parole. So quant’è duro capire che tutto quello che l’anoressia sembra darti è in realtà tutto quello che ti toglie. So quant’è duro ammettere che tutto quello che sembra di avere non è altro che un’illusione. So quant’è duro cominciare a lottare. Ma tu l’hai fatto. Ci sei riuscita. Non smettere mai. Ti sono vicina.
P.S.= Il prossimo appuntamento con "A voi la parola" va al 27 Marzo... ^__^
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Vale
mercoledì 25 febbraio 2009
In viaggio sulla strada del ricovero
L’anoressia sembra dare tanto, ma poi si riprende indietro tutto e non restituisce niente.
Tutto quello che resta, sono giorni fatti d’ossessione e di vuoto. Corpo e mente devastati. Strade chiuse. Pensieri distorti. Felicità impossibile. Una vita fatta soltanto da un insieme di regole che noi stesse ci siamo auto-imposte e nelle quali abbiamo finito per restare intrappolate. Nient’altro spazio in testa se non quello per l’ossessione.
Ma la vita è molto, molto più che una vuota ossessione. Possiamo perciò darci una seconda possibilità. Possiamo aprire gli occhi. Possiamo iniziare a percorrere la strada della luce. Possiamo iniziare a percorrere la strada del ricovero e scoprire che è possibile vivere. Vivere non una vita dominata dall’anoressia, ma una vita in cui siamo noi a tenere sotto controllo l’anoressia. Un vita in cui possiamo quotidianamente combattere.
Il ricovero è un lungo processo. Un percorso che dura una vita. Un processo che non è facile iniziare. E si sa che poi non conta la distanza, ma tutto sta nel riuscire a fare il primo passo. Cercate di metterci tutte voi stesse per farlo. Anche se avete un sacco di dubbi e vi sentite incerte, perse, e avete paura… fate il primo passo e poi continuate a camminare. Non fermatevi. Continuate ad andare avanti.
Potrete sentirvi fragili… ma non siete mai così forti come quando combattete contro l’anoressia. E parlo della forza quella vera, non quella illusoria ed effimera che l’anoressia fa provare.
Ogni volta che combatterete i pensieri derivanti dall’anoressia, farete un passo avanti sulla strada del ricovero.
Non riavrete le cose che l’anoressia vi ha rubato… ma imparerete, a poco a poco, a costruirvene delle nuove che possano comunque farvi stare meglio. E vi accorgerete che l’anoressia non è l’unico modo per vivere… ma che ce n’è un altro che è molto più giusto ed importante. Magari non sarete felici, anche perché credo che raggiungere la felicità nel senso proprio del termine sia più che altro un qualcosa di utopico, ma sicuramente sarete serene.
E, allora. vi accorgerete che il mondo è spesso crudele, cattivo e schifoso… ma che, qualche volta, la vita può essere anche inaspettatamente meravigliosa. E, alla fine, vi accorgerete che combattere l’anoressia vale la pena. Che vivere vale la pena.
Tutto quello che resta, sono giorni fatti d’ossessione e di vuoto. Corpo e mente devastati. Strade chiuse. Pensieri distorti. Felicità impossibile. Una vita fatta soltanto da un insieme di regole che noi stesse ci siamo auto-imposte e nelle quali abbiamo finito per restare intrappolate. Nient’altro spazio in testa se non quello per l’ossessione.
Ma la vita è molto, molto più che una vuota ossessione. Possiamo perciò darci una seconda possibilità. Possiamo aprire gli occhi. Possiamo iniziare a percorrere la strada della luce. Possiamo iniziare a percorrere la strada del ricovero e scoprire che è possibile vivere. Vivere non una vita dominata dall’anoressia, ma una vita in cui siamo noi a tenere sotto controllo l’anoressia. Un vita in cui possiamo quotidianamente combattere.
Il ricovero è un lungo processo. Un percorso che dura una vita. Un processo che non è facile iniziare. E si sa che poi non conta la distanza, ma tutto sta nel riuscire a fare il primo passo. Cercate di metterci tutte voi stesse per farlo. Anche se avete un sacco di dubbi e vi sentite incerte, perse, e avete paura… fate il primo passo e poi continuate a camminare. Non fermatevi. Continuate ad andare avanti.
Potrete sentirvi fragili… ma non siete mai così forti come quando combattete contro l’anoressia. E parlo della forza quella vera, non quella illusoria ed effimera che l’anoressia fa provare.
Ogni volta che combatterete i pensieri derivanti dall’anoressia, farete un passo avanti sulla strada del ricovero.
Non riavrete le cose che l’anoressia vi ha rubato… ma imparerete, a poco a poco, a costruirvene delle nuove che possano comunque farvi stare meglio. E vi accorgerete che l’anoressia non è l’unico modo per vivere… ma che ce n’è un altro che è molto più giusto ed importante. Magari non sarete felici, anche perché credo che raggiungere la felicità nel senso proprio del termine sia più che altro un qualcosa di utopico, ma sicuramente sarete serene.
E, allora. vi accorgerete che il mondo è spesso crudele, cattivo e schifoso… ma che, qualche volta, la vita può essere anche inaspettatamente meravigliosa. E, alla fine, vi accorgerete che combattere l’anoressia vale la pena. Che vivere vale la pena.
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domenica 22 febbraio 2009
Combattere insieme
Questo post è per Francesca. Sì, la Francesca del video. Che ho avuto modo d’incontrare oggi, in occasione di una mia gara di karate svoltasi nella cittadina dove abitano i suoi nonni.
Cara Francesca, oggi ha fatto brillare il sole nel mio cuore. Credo che sia una di quelle situazioni in cui le parole non bastano per esprimere quello che sento dentro. Perché ci sono i sentimenti, un qualcosa che sta nel cuore e non nella testa.
Sentimenti che si confondono con i tuoi. Tu che non mi guardi come gli altri. Io che sento di non avere niente da nascondere rispetto a quella che sono veramente. Insieme in un momento in cui ho sentito di poter essere la vera Me Stessa. Uno di quei momenti così rari da tirare fuori… che escono soltanto nel momenti in cui qualcuno tira fuori con un abbraccio quello che nascondi.
Io credo che questo sia vivere veramente. Una chiacchiera sui gradini di una palestra. Una persona che mi fa sentire a casa. Un sorriso autentico. Un’ora soltanto, ma un’ora autentica. Un’ora bella.
Tanto tempo. Troppo. Era troppo tempo che il cuore non mi batteva così forte.
Hai sorriso. E il tuo sorriso è bellissimo. Ho sentito che era un sorriso vero. Siamo state semplicemente noi stesse. Si può essere noi stesse.
Francesca, sei bellissima. Hai una bellezza interiore di cui forse neanche ti accorgi, ma che può veramente portarti tanto lontano. Sei meravigliosa, sì, magari non come avresti voluto esserlo, e forse più di quando avresti voluto esserlo.
Si può arrivare a percepire la vita, qualche volta, anche se guizza come un pesce. Noi crediamo di rincorrerla, crediamo di seminarla… poi ci giriamo distrattamente e zac!, eccola qua, un momento, poi sparisce. Eppure resta per un secondo la sua sensazione sulla pelle. Eppure resta per sempre.
Non so neanche se quello che sto scrivendo abbia senso. Lascio che le parole fluiscano senza che io le controlli, una volta tanto, facendo a meno di quel controllo che è stato pilastro di tutta la mia anoressia.
La cosa più bella è che sei reale, che esisti. Che non ti ho immaginata, non mi sono persa ad inseguire i miei pensieri dicendomi “Quanto sarebbe bello incontrare una persona capace di vedere la vera Me Stessa”.
Hai uno sguardo dolce, uno sguardo che ha un mondo da abbracciare, e allo stesso tempo combattivo, uno sguardo che non si vuol lasciar sfuggire altre occasioni.
C’è qualcosa che abbiamo in comune e che ci porteremo dentro sempre, che talvolta grida e spinge per uscire, ma che poi deve fare i conti con la nostra voglia di combattere e con tutto quello che cozza con la sua voglia di riemergere. E tu sei una di quelle cose.
Amica di etichette troppo strette, di taglie troppo strette, di corpi troppo stretti per contenere dolori e vite così grandi… Amica di sorrisi impacciati, di cremine idratanti, di onnipotenza e di battaglia… puoi cambiare la vita a un sacco di persone. Anche a te stessa. Ci vuole tempo, certo, ce ne vuole tanto, a volte sembra perfino troppo. Me lo ripeto anche io, adesso, che mi rivedo attraverso la tua forza e la tua fragilità… il nostro bisogno di leggerezza, che non può essere fisica perché niente è più pesante di un corpo che non pesa.
Quanta fatica combattere ogni giorno. Quanti sorrisi ci sarebbero tra le labbra e quante lacrime nascoste dietro gli occhi. Se solo lasciassimo loro un po’ di spazio. Se solo fossimo capaci di darcene di più. In tutti i sensi.
Francesca, grazie mille. Davvero. Non avrei mai desiderato niente di più meraviglioso di un sorriso sincero. Possiamo tenerci per mano e camminare insieme, anche se siamo lontane, un passo dopo l’altro, anche fermandoci per urlare che, accidenti, siamo stanche.
Stasera sorrido. Non resterò sveglia fino ad oltre la mezzanotte cercando di ridurre il più possibile le ore di sonno per non essere perseguitata dai miei incubi. Stanotte non ce ne saranno. Forse perchè un sogno oggi l’ho già vissuto.
Grazie mille, guerriera della luce. GRAZIE.
Ti voglio veramente tanto bene… Tanto tanto…
Cara Francesca, oggi ha fatto brillare il sole nel mio cuore. Credo che sia una di quelle situazioni in cui le parole non bastano per esprimere quello che sento dentro. Perché ci sono i sentimenti, un qualcosa che sta nel cuore e non nella testa.
Sentimenti che si confondono con i tuoi. Tu che non mi guardi come gli altri. Io che sento di non avere niente da nascondere rispetto a quella che sono veramente. Insieme in un momento in cui ho sentito di poter essere la vera Me Stessa. Uno di quei momenti così rari da tirare fuori… che escono soltanto nel momenti in cui qualcuno tira fuori con un abbraccio quello che nascondi.
Io credo che questo sia vivere veramente. Una chiacchiera sui gradini di una palestra. Una persona che mi fa sentire a casa. Un sorriso autentico. Un’ora soltanto, ma un’ora autentica. Un’ora bella.
Tanto tempo. Troppo. Era troppo tempo che il cuore non mi batteva così forte.
Hai sorriso. E il tuo sorriso è bellissimo. Ho sentito che era un sorriso vero. Siamo state semplicemente noi stesse. Si può essere noi stesse.
Francesca, sei bellissima. Hai una bellezza interiore di cui forse neanche ti accorgi, ma che può veramente portarti tanto lontano. Sei meravigliosa, sì, magari non come avresti voluto esserlo, e forse più di quando avresti voluto esserlo.
Si può arrivare a percepire la vita, qualche volta, anche se guizza come un pesce. Noi crediamo di rincorrerla, crediamo di seminarla… poi ci giriamo distrattamente e zac!, eccola qua, un momento, poi sparisce. Eppure resta per un secondo la sua sensazione sulla pelle. Eppure resta per sempre.
Non so neanche se quello che sto scrivendo abbia senso. Lascio che le parole fluiscano senza che io le controlli, una volta tanto, facendo a meno di quel controllo che è stato pilastro di tutta la mia anoressia.
La cosa più bella è che sei reale, che esisti. Che non ti ho immaginata, non mi sono persa ad inseguire i miei pensieri dicendomi “Quanto sarebbe bello incontrare una persona capace di vedere la vera Me Stessa”.
Hai uno sguardo dolce, uno sguardo che ha un mondo da abbracciare, e allo stesso tempo combattivo, uno sguardo che non si vuol lasciar sfuggire altre occasioni.
C’è qualcosa che abbiamo in comune e che ci porteremo dentro sempre, che talvolta grida e spinge per uscire, ma che poi deve fare i conti con la nostra voglia di combattere e con tutto quello che cozza con la sua voglia di riemergere. E tu sei una di quelle cose.
Amica di etichette troppo strette, di taglie troppo strette, di corpi troppo stretti per contenere dolori e vite così grandi… Amica di sorrisi impacciati, di cremine idratanti, di onnipotenza e di battaglia… puoi cambiare la vita a un sacco di persone. Anche a te stessa. Ci vuole tempo, certo, ce ne vuole tanto, a volte sembra perfino troppo. Me lo ripeto anche io, adesso, che mi rivedo attraverso la tua forza e la tua fragilità… il nostro bisogno di leggerezza, che non può essere fisica perché niente è più pesante di un corpo che non pesa.
Quanta fatica combattere ogni giorno. Quanti sorrisi ci sarebbero tra le labbra e quante lacrime nascoste dietro gli occhi. Se solo lasciassimo loro un po’ di spazio. Se solo fossimo capaci di darcene di più. In tutti i sensi.
Francesca, grazie mille. Davvero. Non avrei mai desiderato niente di più meraviglioso di un sorriso sincero. Possiamo tenerci per mano e camminare insieme, anche se siamo lontane, un passo dopo l’altro, anche fermandoci per urlare che, accidenti, siamo stanche.
Stasera sorrido. Non resterò sveglia fino ad oltre la mezzanotte cercando di ridurre il più possibile le ore di sonno per non essere perseguitata dai miei incubi. Stanotte non ce ne saranno. Forse perchè un sogno oggi l’ho già vissuto.
Grazie mille, guerriera della luce. GRAZIE.
Ti voglio veramente tanto bene… Tanto tanto…
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giovedì 19 febbraio 2009
Ricordando l'obiettivo...
Questo blog ha uno scopo e un proposito. Non solo, ha un messaggio. Ha un obiettivo. È qui soprattutto per dare una mano alle ragazze con disturbi alimentari. Il mio obiettivo è quello di far capire che è possibile convivere con l’anoressia senza farsene sopraffare, perché è ciò che sto facendo. Perciò voglio che le persone che leggono qui possano dire: “Ehi, se ce la fa lei, allora posso benissimo farcela anch’io!”.
Tutto qui.
Fin dal mio primo ricovero, fin dai miei primi colloqui con psichiatre e psicologhe, ho sempre avuto la sensazione di trovarmi al cospetto di persone estremamente competenti… da un punto di vista teorico. E si sa che il gap tra teoria e pratica è sempre enorme. Sapevo che loro mi comprendevano, ma contemporaneamente mi rendevo pure conto che non potevano capirmi. Semplicemente perché non l’avevano vissuto, solo studiato sui libri. Ed invece avrei tanto voluto una persona che sapesse veramente cosa fosse il mio inferno-paradiso. Perciò, poiché non ho avuto quello che desideravo, sto cercando di trasformarmi in questo per qualcun’altra.
Quando facevo le scuole medie e vedevo ragazze anoressiche in TV o leggevo articoli di giornale in proposito, pensavo che non avrei mai avuto niente a che fare con questo mondo. Ma improvvisamente, prima che me ne rendessi conto, c’ero già dentro. La realtà era diventata TV, e la finzione si era tramutata in realtà.
Quando sono arrivata a pesare XX Kg, sono stata ricoverata per la prima volta. E, l’ho già scritto, non è stato che il primo dei miei ricoveri. Ho fatto passi avanti e poi sono tornata indietro, ho visto la luce e sono sprofondata ancora nelle tenebre, sono stata peggio prima di stare meglio e poi ancora peggio. Talvolta stavo peggio solo perché questo mi faceva sentire meglio.
Per tanto tempo non c’era niente che scattasse dentro la mia testa, per questo finivo inevitabilmente per ricadere negli stessi errori. Non volevo guarire sul serio, anche se era quello che dicevo. La restrizione e l’anoressia erano diventate tali costanti nella mia vita che avevo finito per considerarle normali e, a loro modo, confortanti. Rassicuranti. Restringere, tenere sotto controllo il cibo, mi faceva sentire in grado di tenere sotto controllo molti altri aspetti della mia vita. E, soprattutto, mi faceva sentire speciale. Anche se sapevo che era distorto, non volevo smettere perché non c’era mai stato nient’altro nella mia vita in grado di farmi sentire così speciale. Perciò mi arrabbiavo ogni qualvolta la dietista mi diceva che sarei dovuta arrivare a pesare almeno XX Kg, era un qualcosa di estremamente ansiogeno per me, perché continuavo a pensare a quale sarebbe stato il mio aspetto se avessi raggiunto quel peso, pur sapendo, in qualche recondito angolo della mia mente che mi ostinavo a mettere a tacere, che una donna avrebbe dovuto pesare pure di più di quanto pronosticava per me la dietista… e, ovviamente, anche avere molte più curve. Sembrare una donna. Non una ragazzina.
Anche quando ho cominciato a migliorare e a mangiare abbastanza da poter essere considerata “okay”, ho continuato sempre e comunque a combattere con gli aspetti mentali dell’anoressia: le fondamenta dell’ice-berg. Quello che mi ha sempre dato più noia è che nel momento in cui riacquisti un peso “normale” tutti pensano che stai di nuovo bene e che è finito tutto e che non hai più niente. Non è assolutamente vero, ovviamente, ma gli altri non lo capiscono. È una delle cose più lontane che ci siano dalla verità. L’anoressia è tutta una questione di testa, e si può essere anoressiche a qualsiasi peso. Ma è difficile spiegare a chi non l’ha vissuto sulla propria pelle.
Io sono sempre stata una di quelle persone capaci di fare buon viso a cattivo gioco – di sorridere quando avrei voluto piangere, di parlare sottovoce quando avrei voluto gridare, di dire che andava tutto bene quando stavo da cani – e se questo da una parte può avermi aiutata a fare in modo che nessuno sapesse esplicitamente della mia anoressia, dall’altra sicuramente è stato un fattore di mantenimento del sintomo. Un po’ come se, poiché nessuno conosceva i miei problemi, allora i miei problemi non esistevano, e potevo far finta di essere “normale” e di vivere una vita “normale” almeno per un po’. Ma era un po’ triste. Perché dentro di me mi sentivo continuamente andare in pezzi. Volevo essere felice con gli altri, ma non potevo essere me stessa. Quindi solo la mia maschera era felice. Ma io? Dov’ero finita io?
Mi sentivo come confinata in un angolo a guardare una ragazza che faceva finta di essere me che faceva finta che fosse tutto a posto, di essere felice e di divertirsi.
Mi ero costruita il mio mondo perfetto, avevo fatto in modo di non destare sospetti in nessuno, ed io credevo di essere appagata. Però, ogni tanto, mi sembrava di sentire una voce. “Va davvero tutto bene, Veggie?”. Era come se dentro di me ci fosse stato un blocco di ghiaccio che non si scioglieva mai. Ero lontana anni-luce da tutti, anche quando ero circondata dalla gente. Anche se non volevo ammetterlo, questo mi metteva a disagio, perché mi faceva pensare di essere incapace di provare ogni qualsiasi sentimento. Qualsiasi cosa succedesse, avevo come l’impressione che niente potesse realmente toccarmi. A parte l’anoressia, l’inebriante senso di potere derivato dalla restrizione, tutto mi sembrava indifferente. Ma dentro di me ero tormentata da un grande dubbio. “La realtà è che io non esisto più? Anche se sono tecnicamente viva, la vera me stessa è già morta da un pezzo…”. Se l’era portata via l’anoressia. E io ero rimasta sola. Incastrata da qualche parte nella mia mente, e sola.
Anche se cercavo di mentire a me stessa, sapevo che non mi piaceva affatto l’idea di poter vivere tutta la mia vita in questo modo. Del resto, a chi piacerebbe?
Sapevo, del resto, che se non fossi cambiata io, se non avessi deciso di fare qualcosa, la situazione non sarebbe cambiata. Sapevo che se non avessi deciso di cominciare ad arrampicarmi, dentro quel buco ci sarei rimasta. Che se non avessi cercato di salvare me stessa, nessuno mi avrebbe salvata. E che se non fossi riuscita a salvare me stessa, non sarei stata mai in grado di salvare nessuno.
Soltanto durante l’ultimo periodo del mio 2° anno di università sono riuscita a capirlo fino in fondo. E a reagire. Dopo anni ed anni in cui ero rimasta sul fondo. Dopo anni ed anni di ricoveri. Dopo anni e anni di “equilibri alimentari” prescritti dalla dietista e mai seguiti fino in fondo. Dopo anni ed anni di bugie. Dopo anni ed anni di scorno con la mia famiglia. Dopo anni ed anni di psicoterapia a singhiozzo, assolutamente inconcludente. Dopo anni e anni di una vita che non era vita. Dopo anni ed anni, ho cominciato ad insegnare a me stessa come spezzare il circolo vizioso che stavo ostinandomi a percorrere.
Capendo finalmente che.
Non. Ho. Bisogno. Dell’. Anoressia. Per. Essere. Speciale.
Perché, è vero, non sono speciale. Sono normale. E va bene così. Perché non c’è niente di più speciale del riuscire ad affrontare la vita giorno dopo giorno essendo una persona normale.
E questo vale per tutte voi.
E questo può cominciare con tutte voi.
Ma, soprattutto, questo può cominciare.
Tutto qui.
Fin dal mio primo ricovero, fin dai miei primi colloqui con psichiatre e psicologhe, ho sempre avuto la sensazione di trovarmi al cospetto di persone estremamente competenti… da un punto di vista teorico. E si sa che il gap tra teoria e pratica è sempre enorme. Sapevo che loro mi comprendevano, ma contemporaneamente mi rendevo pure conto che non potevano capirmi. Semplicemente perché non l’avevano vissuto, solo studiato sui libri. Ed invece avrei tanto voluto una persona che sapesse veramente cosa fosse il mio inferno-paradiso. Perciò, poiché non ho avuto quello che desideravo, sto cercando di trasformarmi in questo per qualcun’altra.
Quando facevo le scuole medie e vedevo ragazze anoressiche in TV o leggevo articoli di giornale in proposito, pensavo che non avrei mai avuto niente a che fare con questo mondo. Ma improvvisamente, prima che me ne rendessi conto, c’ero già dentro. La realtà era diventata TV, e la finzione si era tramutata in realtà.
Quando sono arrivata a pesare XX Kg, sono stata ricoverata per la prima volta. E, l’ho già scritto, non è stato che il primo dei miei ricoveri. Ho fatto passi avanti e poi sono tornata indietro, ho visto la luce e sono sprofondata ancora nelle tenebre, sono stata peggio prima di stare meglio e poi ancora peggio. Talvolta stavo peggio solo perché questo mi faceva sentire meglio.
Per tanto tempo non c’era niente che scattasse dentro la mia testa, per questo finivo inevitabilmente per ricadere negli stessi errori. Non volevo guarire sul serio, anche se era quello che dicevo. La restrizione e l’anoressia erano diventate tali costanti nella mia vita che avevo finito per considerarle normali e, a loro modo, confortanti. Rassicuranti. Restringere, tenere sotto controllo il cibo, mi faceva sentire in grado di tenere sotto controllo molti altri aspetti della mia vita. E, soprattutto, mi faceva sentire speciale. Anche se sapevo che era distorto, non volevo smettere perché non c’era mai stato nient’altro nella mia vita in grado di farmi sentire così speciale. Perciò mi arrabbiavo ogni qualvolta la dietista mi diceva che sarei dovuta arrivare a pesare almeno XX Kg, era un qualcosa di estremamente ansiogeno per me, perché continuavo a pensare a quale sarebbe stato il mio aspetto se avessi raggiunto quel peso, pur sapendo, in qualche recondito angolo della mia mente che mi ostinavo a mettere a tacere, che una donna avrebbe dovuto pesare pure di più di quanto pronosticava per me la dietista… e, ovviamente, anche avere molte più curve. Sembrare una donna. Non una ragazzina.
Anche quando ho cominciato a migliorare e a mangiare abbastanza da poter essere considerata “okay”, ho continuato sempre e comunque a combattere con gli aspetti mentali dell’anoressia: le fondamenta dell’ice-berg. Quello che mi ha sempre dato più noia è che nel momento in cui riacquisti un peso “normale” tutti pensano che stai di nuovo bene e che è finito tutto e che non hai più niente. Non è assolutamente vero, ovviamente, ma gli altri non lo capiscono. È una delle cose più lontane che ci siano dalla verità. L’anoressia è tutta una questione di testa, e si può essere anoressiche a qualsiasi peso. Ma è difficile spiegare a chi non l’ha vissuto sulla propria pelle.
Io sono sempre stata una di quelle persone capaci di fare buon viso a cattivo gioco – di sorridere quando avrei voluto piangere, di parlare sottovoce quando avrei voluto gridare, di dire che andava tutto bene quando stavo da cani – e se questo da una parte può avermi aiutata a fare in modo che nessuno sapesse esplicitamente della mia anoressia, dall’altra sicuramente è stato un fattore di mantenimento del sintomo. Un po’ come se, poiché nessuno conosceva i miei problemi, allora i miei problemi non esistevano, e potevo far finta di essere “normale” e di vivere una vita “normale” almeno per un po’. Ma era un po’ triste. Perché dentro di me mi sentivo continuamente andare in pezzi. Volevo essere felice con gli altri, ma non potevo essere me stessa. Quindi solo la mia maschera era felice. Ma io? Dov’ero finita io?
Mi sentivo come confinata in un angolo a guardare una ragazza che faceva finta di essere me che faceva finta che fosse tutto a posto, di essere felice e di divertirsi.
Mi ero costruita il mio mondo perfetto, avevo fatto in modo di non destare sospetti in nessuno, ed io credevo di essere appagata. Però, ogni tanto, mi sembrava di sentire una voce. “Va davvero tutto bene, Veggie?”. Era come se dentro di me ci fosse stato un blocco di ghiaccio che non si scioglieva mai. Ero lontana anni-luce da tutti, anche quando ero circondata dalla gente. Anche se non volevo ammetterlo, questo mi metteva a disagio, perché mi faceva pensare di essere incapace di provare ogni qualsiasi sentimento. Qualsiasi cosa succedesse, avevo come l’impressione che niente potesse realmente toccarmi. A parte l’anoressia, l’inebriante senso di potere derivato dalla restrizione, tutto mi sembrava indifferente. Ma dentro di me ero tormentata da un grande dubbio. “La realtà è che io non esisto più? Anche se sono tecnicamente viva, la vera me stessa è già morta da un pezzo…”. Se l’era portata via l’anoressia. E io ero rimasta sola. Incastrata da qualche parte nella mia mente, e sola.
Anche se cercavo di mentire a me stessa, sapevo che non mi piaceva affatto l’idea di poter vivere tutta la mia vita in questo modo. Del resto, a chi piacerebbe?
Sapevo, del resto, che se non fossi cambiata io, se non avessi deciso di fare qualcosa, la situazione non sarebbe cambiata. Sapevo che se non avessi deciso di cominciare ad arrampicarmi, dentro quel buco ci sarei rimasta. Che se non avessi cercato di salvare me stessa, nessuno mi avrebbe salvata. E che se non fossi riuscita a salvare me stessa, non sarei stata mai in grado di salvare nessuno.
Soltanto durante l’ultimo periodo del mio 2° anno di università sono riuscita a capirlo fino in fondo. E a reagire. Dopo anni ed anni in cui ero rimasta sul fondo. Dopo anni ed anni di ricoveri. Dopo anni e anni di “equilibri alimentari” prescritti dalla dietista e mai seguiti fino in fondo. Dopo anni ed anni di bugie. Dopo anni ed anni di scorno con la mia famiglia. Dopo anni ed anni di psicoterapia a singhiozzo, assolutamente inconcludente. Dopo anni e anni di una vita che non era vita. Dopo anni ed anni, ho cominciato ad insegnare a me stessa come spezzare il circolo vizioso che stavo ostinandomi a percorrere.
Capendo finalmente che.
Non. Ho. Bisogno. Dell’. Anoressia. Per. Essere. Speciale.
Perché, è vero, non sono speciale. Sono normale. E va bene così. Perché non c’è niente di più speciale del riuscire ad affrontare la vita giorno dopo giorno essendo una persona normale.
E questo vale per tutte voi.
E questo può cominciare con tutte voi.
Ma, soprattutto, questo può cominciare.
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lunedì 16 febbraio 2009
Quando il ricovero si fa duro
Talvolta il percorso di ricovero si fa veramente duro. Ci sono giorni che sembrano essere particolarmente difficili… e magari sono la maggior parte.
Ma non volete dimenticare che la vita vi sta chiamando… la vita vera, quella libera dall’ossessione dell’anoressia.
Il ricovero è difficile. È incredibilmente difficile. È la cosa più difficile che dovremmo mai affrontare. Ma noi siamo più forti dell’anoressia. Noi siamo abbastanza forti da continuare a percorrere la strada della luce. Dobbiamo solo continuare ad andare avanti.
In realtà, nel momento in cui ci si rende conto di avere un DCA, sono soltanto due le scelte che ci si prospettano:
1 – Si può continuare a restringere, oppure ad abbuffarci e a vomitare, finché non si provocano al nostro corpo danni tanto seri da morirne.
2 – Oppure si può scegliere la vita… e iniziare a combattere contro l’anoressia, sebbene questa sia la cosa che continua ad attirarci maggiormente.
L’anoressia dà sicuramente una felicità, una soddisfazione enorme… ma è illusoria. E, soprattutto, è effimera. Non si possono provare questi sentimenti appaganti per tutta la vita con un DCA. È semplicemente impossibile. La “luna di miele” dura solo per un po’… poi l’anoressia mostra l’altra sua faccia. Quella vera.
E allora non si può più cantare perché la voce si affievolisce a poco a poco. Perciò, prima che svanisca del tutto, cerchiamo d’iniziare a parlare. Si tratta di cercare un procedere a piccoli passi, giorno dopo giorno. Ed è così difficile… ma niente che vale veramente la pena di essere vissuto arriva facilmente.
Il ricovero è una lunga, lunga strada. Ci vuole tempo per rialzarsi, per lasciarsi alle spalle tutto il dolore e la sofferenza. Ci vuole tempo per non mollare.
Ma quando sentite che state per cedere, cercate di ricordare che voi siete molto più dell’anoressia. Siete un qualcosa d’infinitamente migliore. Perciò, continuate ad andare avanti. Di certo c’è da combattere per mantenersi in carreggiata… ma delle due scelte, solo una ha un futuro.
Il ricovero può talvolta far paura perché distacca da quelle che, per quanto distorte, erano quelle che consideravamo le nostre sicurezze, e che ci sembrava di poter controllare. Ma era solo un illusione. Soltanto il ricovero è sinonimo di vera forza e controllo. È l’unica cosa che può renderci libere, alla fine… e farci vivere quella che è la vita vera, e non il simulacro di vita che ci creiamo con l’anoressia.
La vita vera… è quella che tutte voi meritate, ragazze. La vostra vita vale la pena. Il ricovero vale la pena. Anche quando è difficile. Soprattutto quando è difficile. Continuiamo a lottare…
Ma non volete dimenticare che la vita vi sta chiamando… la vita vera, quella libera dall’ossessione dell’anoressia.
Il ricovero è difficile. È incredibilmente difficile. È la cosa più difficile che dovremmo mai affrontare. Ma noi siamo più forti dell’anoressia. Noi siamo abbastanza forti da continuare a percorrere la strada della luce. Dobbiamo solo continuare ad andare avanti.
In realtà, nel momento in cui ci si rende conto di avere un DCA, sono soltanto due le scelte che ci si prospettano:
1 – Si può continuare a restringere, oppure ad abbuffarci e a vomitare, finché non si provocano al nostro corpo danni tanto seri da morirne.
2 – Oppure si può scegliere la vita… e iniziare a combattere contro l’anoressia, sebbene questa sia la cosa che continua ad attirarci maggiormente.
L’anoressia dà sicuramente una felicità, una soddisfazione enorme… ma è illusoria. E, soprattutto, è effimera. Non si possono provare questi sentimenti appaganti per tutta la vita con un DCA. È semplicemente impossibile. La “luna di miele” dura solo per un po’… poi l’anoressia mostra l’altra sua faccia. Quella vera.
E allora non si può più cantare perché la voce si affievolisce a poco a poco. Perciò, prima che svanisca del tutto, cerchiamo d’iniziare a parlare. Si tratta di cercare un procedere a piccoli passi, giorno dopo giorno. Ed è così difficile… ma niente che vale veramente la pena di essere vissuto arriva facilmente.
Il ricovero è una lunga, lunga strada. Ci vuole tempo per rialzarsi, per lasciarsi alle spalle tutto il dolore e la sofferenza. Ci vuole tempo per non mollare.
Ma quando sentite che state per cedere, cercate di ricordare che voi siete molto più dell’anoressia. Siete un qualcosa d’infinitamente migliore. Perciò, continuate ad andare avanti. Di certo c’è da combattere per mantenersi in carreggiata… ma delle due scelte, solo una ha un futuro.
Il ricovero può talvolta far paura perché distacca da quelle che, per quanto distorte, erano quelle che consideravamo le nostre sicurezze, e che ci sembrava di poter controllare. Ma era solo un illusione. Soltanto il ricovero è sinonimo di vera forza e controllo. È l’unica cosa che può renderci libere, alla fine… e farci vivere quella che è la vita vera, e non il simulacro di vita che ci creiamo con l’anoressia.
La vita vera… è quella che tutte voi meritate, ragazze. La vostra vita vale la pena. Il ricovero vale la pena. Anche quando è difficile. Soprattutto quando è difficile. Continuiamo a lottare…
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venerdì 13 febbraio 2009
Side by side
Mi piace tantissimo questa immagine, perchè penso descriva perfettamente il percorso che tutte noi in questo momento stiamo facendo...
Una accanto all'altra, aiutandoci a vicenda, mano nella mano, lontane eppure vicine, unite nella nostra comune lotta, continuiamo a camminare tutte insieme senza lasciare mai la presa.

Ricordatevi sempre che è facile tagliare uno per uno mille fili, ma è praticamente impossibile tagliarli se essi sono intrecciati tra di loro, in un'unica corda...
Una accanto all'altra, aiutandoci a vicenda, mano nella mano, lontane eppure vicine, unite nella nostra comune lotta, continuiamo a camminare tutte insieme senza lasciare mai la presa.

Ricordatevi sempre che è facile tagliare uno per uno mille fili, ma è praticamente impossibile tagliarli se essi sono intrecciati tra di loro, in un'unica corda...
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martedì 10 febbraio 2009
Non
Quella che voglio proporvi oggi è una poesia che ho scritto durante il mio secondo ricovero.
Nonostante i buoni propositi, non ero ancora veramente motivata ad uscire dall’anoressia, che continuavo perciò a considerare ancora come una sorta di “porto sicuro”, un qualcosa che mi dava forza, mi dava la sensazione di riuscire ad esercitare un certo controllo sulla mia vita.
Fondamentalmente, sebbene mettessi pure un certo impegno nel ricovero, nel mio profondo continuavo a pensare che l’anoressia fosse la risposta, e perciò mi sembrava che tutti quelli che mi stavano intorno e cercavano di farmi cambiare idea non capissero niente di quello che provavo.
In realtà, mi sentivo sola. Sola con l’anoressia. E non credevo veramente che qualcosa, che qualcuno (io stessa) avrebbe potuto salvarmi da quella che reputavo come l’unica via percorribile.
Penso perciò che questa breve poesia fosse una sorta di grido solitario, un tentativo di farmi sentire rimanendo in silenzio; una via di mezzo tra la consapevolezza del percorso di ricovero che mi attendeva e la serietà con cui sarebbe stato corretto affrontarlo, e la tentazione di rimanere schermata nella mia solitudine anoressica che mi dava sicurezza e mi faceva sentire speciale.
Ma adesso lo so: nessuna è veramente sola in questa lotta… e sentirsi speciali è la peggiore delle gabbie che una possa costruirsi…
NON
Vedi quello ch’io vedo?
No, non penso che tu possa.
Vedo soltanto il nulla
e a quel nulla tento
di dare significato.
Ma per quanto mi sforzi
non c’è che il nulla e quel nulla
non ha significato.
Sono altrove, ormai, e
intorno a me c’è gente e
c’è il cielo. Vedo la gente e
l’azzurro del cielo
ma ancora nulla è cambiato.
Ogni cosa rimane la stessa.
E sono ancora sola.
P.S.= Vi ricordo che il prossimo appuntamento con "A voi la parola" è fissato per il 28 Febbraio... Qualora vogliate scrivermi, mi trovate sempre qui: veggie.any@alice.it
Nonostante i buoni propositi, non ero ancora veramente motivata ad uscire dall’anoressia, che continuavo perciò a considerare ancora come una sorta di “porto sicuro”, un qualcosa che mi dava forza, mi dava la sensazione di riuscire ad esercitare un certo controllo sulla mia vita.
Fondamentalmente, sebbene mettessi pure un certo impegno nel ricovero, nel mio profondo continuavo a pensare che l’anoressia fosse la risposta, e perciò mi sembrava che tutti quelli che mi stavano intorno e cercavano di farmi cambiare idea non capissero niente di quello che provavo.
In realtà, mi sentivo sola. Sola con l’anoressia. E non credevo veramente che qualcosa, che qualcuno (io stessa) avrebbe potuto salvarmi da quella che reputavo come l’unica via percorribile.
Penso perciò che questa breve poesia fosse una sorta di grido solitario, un tentativo di farmi sentire rimanendo in silenzio; una via di mezzo tra la consapevolezza del percorso di ricovero che mi attendeva e la serietà con cui sarebbe stato corretto affrontarlo, e la tentazione di rimanere schermata nella mia solitudine anoressica che mi dava sicurezza e mi faceva sentire speciale.
Ma adesso lo so: nessuna è veramente sola in questa lotta… e sentirsi speciali è la peggiore delle gabbie che una possa costruirsi…
NON
Vedi quello ch’io vedo?
No, non penso che tu possa.
Vedo soltanto il nulla
e a quel nulla tento
di dare significato.
Ma per quanto mi sforzi
non c’è che il nulla e quel nulla
non ha significato.
Sono altrove, ormai, e
intorno a me c’è gente e
c’è il cielo. Vedo la gente e
l’azzurro del cielo
ma ancora nulla è cambiato.
Ogni cosa rimane la stessa.
E sono ancora sola.
P.S.= Vi ricordo che il prossimo appuntamento con "A voi la parola" è fissato per il 28 Febbraio... Qualora vogliate scrivermi, mi trovate sempre qui: veggie.any@alice.it
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sabato 7 febbraio 2009
Le tre "H"
Il problema: Come rapportarsi con persone che parlano costantemente di cibo/peso/dieta/forme corporee, considerando che questi anche per noi rappresentano dei grossi problemi.
Questo può suscitare:
- Ansia
- Tristezza
- Spirito di emulazione
- Richiamo ai disturbi alimentari
- Rabbia
- Senso di ricaduta
- Impotenza
- Dolore
- Panico
- Etc…
- Tutte le cose sopraelencate
Tanto più che, molto spesso, la persona in questione è una persona a cui tenete ma che non sa del vostro disturbo alimentare, del quale non volete comunque parlare. E allora può diventare veramente complesso relazionarsi a questa persona.
Possibile soluzione: Personalmente, tendo a suggerire la strategia delle 3 “H”.
Le 3 “H”:
- Humor
- Honesty
- Heart to heart
Adesso vi spiego.
Supponiamo che la persona in questione vi dica: “Oddio, non ci posso credere, ho preso 3 chili!”.
Voi potreste ridere e ribattere: “Oh, bè, probabilmente hai solo bisogno di un gabinetto!”, e risollevare la situazione con un po’ di humor, dopodiché dire alla persona di stare tranquilla perché non è decisamente niente d’irreparabile, in maniera tale da non metterla di cattivo umore ma, contemporaneamente, di non mettervici voi.
Oppure, supponiamo che la persona in questione vi dica: “Accidenti, quanto sono grassa!”.
Voi potreste rispondere dicendole: “Ma figurati! Sei meravigliosa per quello che sei. Ed è questa la ragione per cui ti voglio bene”. Questa è honesty, onestà. E le persone talvolta temono la sincerità perché li mette a fronte di cose che non vogliono veramente sentire perché gli fanno paura, specie se sono belle, perché temono di poterle perdere. E poi, e qui parlo anche per esperienza personale, le persone che si fanno problemi col loro peso, molto spesso non sono affatto abituate a sentirsi dire cose del genere in piena serietà e sincerità. Ma se avete a cuore quella persona, dovete combattere i suoi pensieri negativi con qualcosa di REALE.
Un altro esempio. Supponiamo che la persona in questione vi dica: “Ho bisogno di fare una dieta drastica!!”.
La vostra risposta potrebbe essere: “No, non ne hai bisogno. Una dieta non ti farà sentire meglio, se non ti piaci. Perché il dimagrimento non è la risposta ai problemi. È solo un altro problema”. Nient’altro che pura honesty. La gente non è abituata a sentirsi sbattere in faccia con tanta onestà la realtà da qualcun altro. Ma talvolta è la cosa migliore da fare. Talvolta la persona con cui state parlando – anche se lo negherebbe – ha bisogno di sentirsi dire una cosa del genere. Un commento di questo tipo può portare la conversazione in un’altra direzione – in una buona direzione, in una giusta direzione, in una direzione utile.
E, per quanto riguarda l’ultima H.
Supponiamo che la persona in questione vi dica: “Sto provando a dimagrire. Oggi ho mangiato solo un’insalata, una mela, ed ho bevuto un lattina di Coca Cola light…” continuando poi a fornirvi un dettagliato resoconto delle sue abitudini alimentari dell’ultimo periodo. Dato che la cosa finisce per diventare inevitabilmente ansiogena, fatevi un favore parlandole heart to heart, cuore a cuore, e dicendole: “Non voglio dire che quello di cui mi stai parlando non sia importante, e ti sto ascoltando. E non voglio che tu pensi che io sia una persona con cui non si può parlare liberamente. Ma in questo momento per me è particolarmente difficile parlare di cibo, peso e diete. Ciò non significa che non voglio starti a sentire e che tu non sei importante per me, ma semplicemente che io ho un problema al riguardo sul quale devo ancora lavorare. Spero tu possa capirmi”.
Dicendo questo, non vi state giustificando. State dicendo la verità. Vi state preoccupando innanzitutto per voi stesse, ed è giusto che lo facciate. Ciò non significa che non siete delle buone amiche.
Certo, il mio è solo un esempio, poi potrete essere più o meno aperte a seconda della persona con cui state parlando e del rapporto che vi lega a lei. È chiaro che parlarne sarà più facile se la persona è al corrente del vostro disturbo alimentare, ma anche se non lo fosse, ci sono milioni di modi per comunicare in maniera più o meno soft quello che ho scritto qui sopra. E se poi la persona in questione dovesse iniziare a farvi domande alle quali non vi sentite di rispondere, basta che le diciate semplicemente: “Spero che non la consideri un’offesa o un segni di sfiducia, ma non me la sento di parlarne adesso. Però, se ce la farò, spero di poterne parlare con te in futuro”.
Tutte queste cose, lo so, sono difficili, ma quando le avrete fatte vedrete che vi sentirete meglio… e molto più equipaggiate di fronte a situazioni potenzialmente destabilizzanti.
Dopotutto, nella peggiore delle ipotesi, usare le 3 H è comunque meglio che rimanere in silenzio e con un falso sorriso incollato in faccia ad ascoltare cose che vi fanno stare male e vi spingono ad adottare di nuovo comportamenti disfunzionali… non è vero?!
Resterete sorprese di quanto la vostra voce, le vostre parole, possano fare una differenza. Resterete sorprese anche di quanto sia facile dire le cose una volta iniziato a farlo. Queste discussioni su peso/corpo/forme corporee/diete, capitano molto più spesso di quanto si desidererebbe, perciò sapere come destreggiarcisi è inevitabilmente un must.
Per stare meglio.
Tutte.
Questo può suscitare:
- Ansia
- Tristezza
- Spirito di emulazione
- Richiamo ai disturbi alimentari
- Rabbia
- Senso di ricaduta
- Impotenza
- Dolore
- Panico
- Etc…
- Tutte le cose sopraelencate
Tanto più che, molto spesso, la persona in questione è una persona a cui tenete ma che non sa del vostro disturbo alimentare, del quale non volete comunque parlare. E allora può diventare veramente complesso relazionarsi a questa persona.
Possibile soluzione: Personalmente, tendo a suggerire la strategia delle 3 “H”.
Le 3 “H”:
- Humor
- Honesty
- Heart to heart
Adesso vi spiego.
Supponiamo che la persona in questione vi dica: “Oddio, non ci posso credere, ho preso 3 chili!”.
Voi potreste ridere e ribattere: “Oh, bè, probabilmente hai solo bisogno di un gabinetto!”, e risollevare la situazione con un po’ di humor, dopodiché dire alla persona di stare tranquilla perché non è decisamente niente d’irreparabile, in maniera tale da non metterla di cattivo umore ma, contemporaneamente, di non mettervici voi.
Oppure, supponiamo che la persona in questione vi dica: “Accidenti, quanto sono grassa!”.
Voi potreste rispondere dicendole: “Ma figurati! Sei meravigliosa per quello che sei. Ed è questa la ragione per cui ti voglio bene”. Questa è honesty, onestà. E le persone talvolta temono la sincerità perché li mette a fronte di cose che non vogliono veramente sentire perché gli fanno paura, specie se sono belle, perché temono di poterle perdere. E poi, e qui parlo anche per esperienza personale, le persone che si fanno problemi col loro peso, molto spesso non sono affatto abituate a sentirsi dire cose del genere in piena serietà e sincerità. Ma se avete a cuore quella persona, dovete combattere i suoi pensieri negativi con qualcosa di REALE.
Un altro esempio. Supponiamo che la persona in questione vi dica: “Ho bisogno di fare una dieta drastica!!”.
La vostra risposta potrebbe essere: “No, non ne hai bisogno. Una dieta non ti farà sentire meglio, se non ti piaci. Perché il dimagrimento non è la risposta ai problemi. È solo un altro problema”. Nient’altro che pura honesty. La gente non è abituata a sentirsi sbattere in faccia con tanta onestà la realtà da qualcun altro. Ma talvolta è la cosa migliore da fare. Talvolta la persona con cui state parlando – anche se lo negherebbe – ha bisogno di sentirsi dire una cosa del genere. Un commento di questo tipo può portare la conversazione in un’altra direzione – in una buona direzione, in una giusta direzione, in una direzione utile.
E, per quanto riguarda l’ultima H.
Supponiamo che la persona in questione vi dica: “Sto provando a dimagrire. Oggi ho mangiato solo un’insalata, una mela, ed ho bevuto un lattina di Coca Cola light…” continuando poi a fornirvi un dettagliato resoconto delle sue abitudini alimentari dell’ultimo periodo. Dato che la cosa finisce per diventare inevitabilmente ansiogena, fatevi un favore parlandole heart to heart, cuore a cuore, e dicendole: “Non voglio dire che quello di cui mi stai parlando non sia importante, e ti sto ascoltando. E non voglio che tu pensi che io sia una persona con cui non si può parlare liberamente. Ma in questo momento per me è particolarmente difficile parlare di cibo, peso e diete. Ciò non significa che non voglio starti a sentire e che tu non sei importante per me, ma semplicemente che io ho un problema al riguardo sul quale devo ancora lavorare. Spero tu possa capirmi”.
Dicendo questo, non vi state giustificando. State dicendo la verità. Vi state preoccupando innanzitutto per voi stesse, ed è giusto che lo facciate. Ciò non significa che non siete delle buone amiche.
Certo, il mio è solo un esempio, poi potrete essere più o meno aperte a seconda della persona con cui state parlando e del rapporto che vi lega a lei. È chiaro che parlarne sarà più facile se la persona è al corrente del vostro disturbo alimentare, ma anche se non lo fosse, ci sono milioni di modi per comunicare in maniera più o meno soft quello che ho scritto qui sopra. E se poi la persona in questione dovesse iniziare a farvi domande alle quali non vi sentite di rispondere, basta che le diciate semplicemente: “Spero che non la consideri un’offesa o un segni di sfiducia, ma non me la sento di parlarne adesso. Però, se ce la farò, spero di poterne parlare con te in futuro”.
Tutte queste cose, lo so, sono difficili, ma quando le avrete fatte vedrete che vi sentirete meglio… e molto più equipaggiate di fronte a situazioni potenzialmente destabilizzanti.
Dopotutto, nella peggiore delle ipotesi, usare le 3 H è comunque meglio che rimanere in silenzio e con un falso sorriso incollato in faccia ad ascoltare cose che vi fanno stare male e vi spingono ad adottare di nuovo comportamenti disfunzionali… non è vero?!
Resterete sorprese di quanto la vostra voce, le vostre parole, possano fare una differenza. Resterete sorprese anche di quanto sia facile dire le cose una volta iniziato a farlo. Queste discussioni su peso/corpo/forme corporee/diete, capitano molto più spesso di quanto si desidererebbe, perciò sapere come destreggiarcisi è inevitabilmente un must.
Per stare meglio.
Tutte.
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mercoledì 4 febbraio 2009
I'll stand by you
Questo post è per tutte le ragazze che hanno camminato a fianco a me durante i miei ricoveri, e che in un modo o nell’altro mi hanno accompagnata tenendomi per mano quando nessuna di noi era abbastanza forte per potersi sostenere da sola.
Per tutte coloro con cui sono rimasta in contatto, e anche per quelle che non sento più da tanto tempo.
Ragazze, non ha importanza se anche non ci vedremo mai più… quello che importa è che nel momento in cui siamo state vicine siamo riuscite a toccarci a vicenda.
Tesori miei, ci siamo conosciute in un momento che per tutte noi era sicuramente estremamente difficile e distorto. Ci stavamo facendo del male. Ci stavamo insultando. Ci stavamo distruggendo. Ci stavamo annientando. Eravamo piene di rabbia e di dolore.
Adesso stiamo combattendo tutte quante. Qualcuno – forse noi stesse, tutte insieme – ci ha fermate e ci ha mostrato i nostri errori e tutto quello che ancora ci attendeva se non fossimo riuscite a lottare contro questa spirale discendente ed autodistruttiva che è l’anoressia. Adesso possiamo andare avanti.
Se ripenso al momento in cui eravamo tutte insieme in clinica, se ripenso alla persona che ero in quel momento, alla mia scarsa volontà di uscirne veramente, provo tanta rabbia, furia, ira verso me stessa. Ma soprattutto, ripensare a quella ragazza – e ripensare a tutte voi – mi spezza il cuore.
Le persone reagiscono alle più dure circostanze che la vita gli può porre davanti sostanzialmente in 2 modi: con l’amore o con la paura. Come dico spesso “in love or in fear”. C’è stato un periodo in cui la nostra reazione è stata “in fear”, un periodo in cui la paura ha avuto la meglio su di noi. Ma adesso dobbiamo tenere bene a mente quello che tale parola significa:
False
Evidence
Appealing
Real
O, nella mia personale versione:
Fuck
Everything
And
Run
C’è stato un momento in cui dentro di noi stavamo piangendo. Un momento in cui stavamo morendo alla ricerca di un benessere così rasente la perfezione da essere pertanto inesistente.
Però… quando ero insieme a voi, io mi sentivo a casa. Perché voi eravate la mia famiglia. Io potevo capire il vostro dolore perché voi capivate il mio. Perciò potevamo comprenderci a vicenda e sentirci accolte.
C’è stato un momento in cui gridavamo ma nessuno pareva sentirci. Perciò avevamo provato a parlare con il nostro corpo, pensando che così forse qualcuno si sarebbe accorto di qualcosa. Le nostre lacrime silenziose, lacrime invisibili che solo gli angeli potevano portare via, echeggiavano dentro di noi anche se fuori non usciva niente. Avevamo perso di vista i nostri veri bisogni: questi erano diventati insignificanti, troppo sottili per poterli trovare. E noi eravamo diventate prigioniere della nostra volontà di ferro. Richiuse in una prigione senza sbarre, né mura, né odore: una prigione per la nostra mente.
Ma poi le cose sono cambiate. Poi abbiamo iniziato a percorrere la strada della luce. Non tutte insieme, ciascuna con i propri tempi… ma tutte con la stessa determinazione. Se adesso mi capita di piangere, è solo per nostalgia di quella che ero. Ma adesso quel momento è passato. Adesso è il momento di combattere. Spero che tutte voi stiate ancora combattendo insieme a me.
Vi voglio bene.
(Questo post è anche per tutte voi che adesso state combattendo e affrontando un percorso di ricovero, proprio come sto facendo io... Che la forza sia con voi... Sempre...)
Per tutte coloro con cui sono rimasta in contatto, e anche per quelle che non sento più da tanto tempo.
Ragazze, non ha importanza se anche non ci vedremo mai più… quello che importa è che nel momento in cui siamo state vicine siamo riuscite a toccarci a vicenda.
Tesori miei, ci siamo conosciute in un momento che per tutte noi era sicuramente estremamente difficile e distorto. Ci stavamo facendo del male. Ci stavamo insultando. Ci stavamo distruggendo. Ci stavamo annientando. Eravamo piene di rabbia e di dolore.
Adesso stiamo combattendo tutte quante. Qualcuno – forse noi stesse, tutte insieme – ci ha fermate e ci ha mostrato i nostri errori e tutto quello che ancora ci attendeva se non fossimo riuscite a lottare contro questa spirale discendente ed autodistruttiva che è l’anoressia. Adesso possiamo andare avanti.
Se ripenso al momento in cui eravamo tutte insieme in clinica, se ripenso alla persona che ero in quel momento, alla mia scarsa volontà di uscirne veramente, provo tanta rabbia, furia, ira verso me stessa. Ma soprattutto, ripensare a quella ragazza – e ripensare a tutte voi – mi spezza il cuore.
Le persone reagiscono alle più dure circostanze che la vita gli può porre davanti sostanzialmente in 2 modi: con l’amore o con la paura. Come dico spesso “in love or in fear”. C’è stato un periodo in cui la nostra reazione è stata “in fear”, un periodo in cui la paura ha avuto la meglio su di noi. Ma adesso dobbiamo tenere bene a mente quello che tale parola significa:
False
Evidence
Appealing
Real
O, nella mia personale versione:
Fuck
Everything
And
Run
C’è stato un momento in cui dentro di noi stavamo piangendo. Un momento in cui stavamo morendo alla ricerca di un benessere così rasente la perfezione da essere pertanto inesistente.
Però… quando ero insieme a voi, io mi sentivo a casa. Perché voi eravate la mia famiglia. Io potevo capire il vostro dolore perché voi capivate il mio. Perciò potevamo comprenderci a vicenda e sentirci accolte.
C’è stato un momento in cui gridavamo ma nessuno pareva sentirci. Perciò avevamo provato a parlare con il nostro corpo, pensando che così forse qualcuno si sarebbe accorto di qualcosa. Le nostre lacrime silenziose, lacrime invisibili che solo gli angeli potevano portare via, echeggiavano dentro di noi anche se fuori non usciva niente. Avevamo perso di vista i nostri veri bisogni: questi erano diventati insignificanti, troppo sottili per poterli trovare. E noi eravamo diventate prigioniere della nostra volontà di ferro. Richiuse in una prigione senza sbarre, né mura, né odore: una prigione per la nostra mente.
Ma poi le cose sono cambiate. Poi abbiamo iniziato a percorrere la strada della luce. Non tutte insieme, ciascuna con i propri tempi… ma tutte con la stessa determinazione. Se adesso mi capita di piangere, è solo per nostalgia di quella che ero. Ma adesso quel momento è passato. Adesso è il momento di combattere. Spero che tutte voi stiate ancora combattendo insieme a me.
Vi voglio bene.
(Questo post è anche per tutte voi che adesso state combattendo e affrontando un percorso di ricovero, proprio come sto facendo io... Che la forza sia con voi... Sempre...)
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domenica 1 febbraio 2009
La possibilità di fare una scelta
Buonasera a tutte!
Oggi voglio condividere con voi un’immagine positiva che spero possa darvi un’ulteriore spinta per continuare a proseguire sulla strada del ricovero, sulla strada della luce.
Vi penso sempre… spero che le mie vibrazioni positive possano raggiungervi in un modo o nell’altro…

“Hai sofferto abbastanza / ed hai combattuto con te stessa / adesso è il momento che tu vinca. / Prendi questa barca che sta andando alla deriva e dirigila verso casa / alza la tua voce piena di speranza. / Hai ancora una possibilità di fare una scelta. / Coglila, adesso”
Oggi voglio condividere con voi un’immagine positiva che spero possa darvi un’ulteriore spinta per continuare a proseguire sulla strada del ricovero, sulla strada della luce.
Vi penso sempre… spero che le mie vibrazioni positive possano raggiungervi in un modo o nell’altro…

“Hai sofferto abbastanza / ed hai combattuto con te stessa / adesso è il momento che tu vinca. / Prendi questa barca che sta andando alla deriva e dirigila verso casa / alza la tua voce piena di speranza. / Hai ancora una possibilità di fare una scelta. / Coglila, adesso”
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